Il Papa UHT

20 marzo 2005
Pubblicato da

di Piero Sorrentino

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Il latte UHT a lunga conservazione subisce un trattamento termico di sterilizzazione ad alte temperature (Ultra High Temperature). Questo procedimento consiste nel riscaldare il latte a 140 °C per un tempo non superiore ai 2-3 secondi per raffreddarlo subito dopo. Il latte così ottenuto è conservabile in dispensa per 90 giorni, ma una volta aperta la confezione dovrà essere tenuto in frigorifero e consumato entro pochi giorni (non più di tre o quattro).

Il latte microfiltrato si ottiene isolando dal latte crudo solo la parte grassa, che viene separatamente trattata ad alte temperature (come il latte UHT). La parte scremata viene invece filtrata attraverso una speciale ceramica che la depura dai batteri. A questo punto le due parti vengono ricomposte e il latte ottenuto viene pastorizzato per distruggere le scorie residue. Il prodotto ottenuto ha una durata che supera i dieci giorni. Nonostante i numerosi tentativi e gli sforzi di decine di laboratori e studiosi in tutto il mondo, non è ancora stato inventato un procedimento chimico che consenta una conservazione illimitata e incondizionata del latte.

Quando muoiono, anche gli esseri umani scadono: la data di scadenza di un uomo coincide con la data della sua morte; tutti portiamo stampigliate, da qualche parte nel corredo genetico o nel libro del destino (per chi ci crede), le cifre esatte del momento in cui smetteremo di esistere. Anche in questo caso, i tentativi di prolungare o addirittura azzerare questa data si sono rivelati fallimentari o utopici.

Il giorno di Pasqua la Rai manderà in onda uno speciale Tg1 dedicato al Papa, “Giovanni Paolo II sine die”, realizzato da Roberto Burchielli, Salvatore Mazza e Mauro Parissone con materiali del Centro televisivo vaticano e dell’H24 Tv Agency, mescolati a filmati e foto inedite: un video di un’ora che mostra un Papa giovane, vigoroso, attivo (“I backstage di Wojtyla, i fotogrammi degli archivi privati, i momenti inediti di una performance che va in onda da un quarto di secolo”: i corsivi dell’assai indicativa frase tratta da un articolo di Marco Politi sono miei). Il titolo scelto per il film è emblematico. “Sine die” è una locuzione avverbiale latina con la quale si indica uno slittamento temporale indefinito, uno spostamento di tempo vago e impreciso, senza che sia stato fissato un termine, una scadenza; in un’accezione più forte, indica anche che ciò che è stato rimandato non avrà mai luogo.

Nel corso della Pasqua, dunque, quando i cristiani celebrano la resurrezione di Gesù Cristo; quando la massima festività cattolica festeggia con solenni funzioni liturgiche la sconfitta della morte e il trionfo della vita eterna; per Karol Wojtyla, per definizione rappresentante di Cristo in Terra (moribondo, laringectomizzato, divorato dal Parkinson, con metà viso colato e paralizzato in una espressione non si sa se più perplessa o terrorizzata) il flusso del tempo comincia a scorrere indefinitamente all’indietro, cristallizzandosi in una immagine fantasmatica, un prolungamento virtuale e mutante del corpo nel quale Lacan riscontrerebbe il manifestarsi traumatico di un “oggetto piccolo a” (“la parte fantasmatica del corpo che mi prolunga e mi sfugge”).

La costante catastrofe dei media, la fibrillazione impaziente dei quotidiani e dei telegiornali sulla sorte del papa e sulla sua salute; la vampirizzazione delle telecamere e dei taccuini operata sul corpo di un uomo vecchio, stanco, malato; il flusso incessante – superfluo e affatto inutile – di informazioni, bollettini, aggiornamenti (“Il santo Padre ha sollevato un braccio”, “Karol Wojtyla ha mangiato tre fette biscottate con la marmellata”) vengono riscritte in una forma inaudita di video-resurrezione e di conservazione sotto Vhs che è il cuore di quel processo che “disegna l’evoluzione delle forme di fantasmizzazione della realtà in relazione alle innovazioni tecnologiche” (Alberto Abruzzese).

L’infinito remake della figura del papa, il loop delle sue mani benedicenti, il replay dei bagni di folla, il suo esordio incessante in video, la sua rinascita spettacolare nell’utero catodico proprio nel giorno in cui il cristianesimo ricorda e celebra un’altra resurrezione – assai meno spettacolare e di certo con una percentuale di share enormemente più bassa – certificano, con il massimo di diffusione e ascolto del pubblico cattolico, l’ultimo passo compiuto dalla Chiesa (e dalla Tv, che è lo stesso) sulla via di una dismissione radicale e convinta di quegli aspetti simbolici, mistici e metafisici già da tempo messi, con convinzione e sollievo, in una soffitta polverosa.

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35 Responses to Il Papa UHT

  1. gianni biondillo il 20 marzo 2005 alle 23:55

    basta, diamoci un taglio! ;-)

  2. Franz Krauspenhaar il 21 marzo 2005 alle 13:50

    E’ una cosa veramente penosa vedere il Papa in quelle condizioni. Ed è ancora più penoso, per me personalmente, vedere la gran massa di credenti che si stringe attorno a un uomo che non ce la fa più.Un Papa non è più un papa. Che è ormai solo un’immagine, un’immagine di sofferenza umana sparata in mondovisione. Questo è un teatro dell’assurdo.
    E per quanto mi riguarda, ripeto la frase-tormentone di uno dei nostri più grandi attori: “Fa male, il teatro…”

  3. Marco il 21 marzo 2005 alle 15:09

    scusate, cos’è che mi sfugge..?..perché trovo imbarazzanti tutti questi sfoghi celebrali, queste analisi pseudo-sociologiche sul corpo mediato, sulle comunicazioni di massa, sulla morbosità dell’opinione pubblica… come se il fatto che un uomo di 84 anni col Parkinson un pò malaticcio (mio nonno ha la stessa età e un quadro clinico migliore, ma c’è anche chi sta peggio: nessuno di loro è indegno di stare sulla Terra finché hanno qualcosa da raccontare, o anche semplicemente da rappresentare…) non possa fare il Papa – qualunque cosa significhi – …?…insomma, mi pare che ci siano due livelli di fraintendimento. Il primo: il Vaticano è una monarchia. Non è assolutamente vero. Basta informarsi e studiarne la storia, le vicende, l’evoluzione delle sue risorse interne, i suoi meccanismi: dunque non c’è nessun Re taumaturgo obbligato a stare in perfetta forma fisica.
    Il secondo, molto più grave: il Papa è un governatore, un ministro. Sbagliato. Il Papa, questo in particolare, è un intellettuale.
    Può non piacere (io, ad esempio, non potrò mai concordare con le sue tesi attualmente riconfermate riguardo la sessualità), però resta una persona che ha appena pubblicato un libro di memorie, dopo averne scritto uno di filosofia, e una serie di encicliche il cui valore sarà probabilmente compreso solo tra molti anni (come sta accadendo con Paolo VI), ha interpretato il più coerente messaggio contro l’intervento in Iraq, non molla la presa, su nulla, vedi la strategia di nomina dei cardinali per allargare il Concistoro.
    Il Papa è prima di tutto ed essenzialmente UNA MENTE.
    Proprio come uno scrittore.
    E mi stupisce, mi sconcerta che chi scrive di mestiere possa mostrare tanta acrimonia verso un fatto così naturale come l’invecchiamento, anche doloroso, e non riesca a elaborarlo senza mettere in discussione – con un gesto di abbassamento degli occhi e di “strappo” – il valore dell’intelligenza, della scrittura.
    Io non auguro male a nessuno, ci mancherebbe!, ma se Krauspenhaar vivesse fino a 90 anni e – pur tra i malanni e magari anche nella triste impossibilità di comunicare oralmente – scrivesse un nuovo libro… beh, avrei il piacere di leggerlo. Perché lo considererei per quello che è: uno scrittore, e non un “non più scrittore”. Esattamente come G. Paolo II è un Papa.
    E’ ancora un Papa.

  4. F.K. il 21 marzo 2005 alle 16:20

    Marco, ovviamente hai ragione: Il Papa è un grandissimo intellettuale. E’ una grande mente, si. Ma il mio era uno sfogo di dispiacere. Non vado in chiesa da molti anni, ma rimango un credente. (Ed essere credenti, checchè ne pensino certi fini dicitori, non è una passeggiata).E insomma, da credente ho tutto il diritto di dispiacermi nel vedere quell’uomo ridotto così. Ridotto a parvenza di se stesso. Ridotto a immagine di sofferenza mondovisionabile.
    A me da fastidio, ecco: tutto qui.E’ un problema mio.
    Dovrebbe ritirarsi una volta per tutte.

  5. CalMa il 21 marzo 2005 alle 16:48

    Ahimè, il papa è stato, fu, un intellettuale. Non credo (glielo auguro ma purtroppo non lo credo) che quel che si pubblichi sia più farina del suo sacco malato.

  6. piero sorrentino il 21 marzo 2005 alle 18:26

    Caro Marco, sono felice che nel pezzo tu abbia intravisto analisi sociologiche (pur se “pseudo”) sulle comunicazioni di massa, sull’opinione pubblica… ma in realtà ho fatto (scritto) qualcosa di MOLTO più piccolo e limitato, senza alcuna pretesa totalizzante o massimalista. Non so nemmeno dove tu legga i riferimenti alla gerarchia vaticana o alla funzione politica del Papa. A me è semplicemente saltato agli occhi un fatto che mi ha colpito: e cioè che il giorno di Pasqua, giorno in cui i cristiani festeggiano – detto molto brutalmente, e me ne scuso: la Pasqua OVVIAMENTE non è solo questo – il corpo di un morto (Cristo) che risorge, in televisione andrà in onda un programma in cui il rappresentante terreno di Cisto tornerà giovane, forte, in salute, con almeno trent’anni di meno sulle spalle. Insomma: mentre Cristo risorge in chiesa, Giovanni Paolo II (che, spero converrai con me, non è proprio facile e pacifico definire semplicemente “un po’ malaticcio”) risorge in Rai, in un documentario che è stato intitolato – scusami se faccio una parafrasi un po’ brutale ma tutto sommato fedele – “Il Papa senza scadenza”; come si trattasse di un cartone di latte a lunga conservazione, appunto.
    Tutto il resto delle considerazioni che fai sono ovviamente tanto opinabili quanto rispettabili; ma appunto, non era di quello che si parlava.
    Ciao!

  7. Silvia Brusotti il 21 marzo 2005 alle 18:29

    Non so se il Papa sia un intellettuale o no. Penso che altri siano (o debbano essere) i suoi compiti. Certamente è un simbolo e come ogni
    simbolo deve saper esprimere significato.
    Sono molto d’accordo con Marco, quando dice che nella sua vita ha espresso significato (è stato un papato di grande apertura, ha promosso
    il dialogo con le altre culture religiose, si è adoperato per la pace in prima persona, ha chiesto scusa alle donne per come la chiesa le ha
    considerate in passato, ha pianto davanti ai popoli dell’America latina per l’arroganza e lo sterminio sotto il segno della croce, si è
    pronunciato anche sulla questione preservativo e Africa, cercando un punto di incontro più tollerante, un nuovo confronto,etc…).
    E’ in questo discorso a suo modo “rivoluzionario” che la testimonianza del Papa si mostra ora. La sua figura simbolica, ha un significato importante, rappresenta la forza di un messaggio di sofferenza, di fragilità, di umanità della nostra condizione. Non solo il bello, la salute, la forza, la gioventù ci appartengono ma anche l’altra faccia della medaglia, la vecchiaia, la malattia, la fatica, la difficoltà, il dolore.
    Non è un imprenditore che al momento opportuno può scegliere di dimettersi perché stanco e malato e quindi decidere che ne ha abbastanza dei suoi affari. Il Papa ha un mandato dato da Dio, non da un consiglio di amministrazione, non può scegliere di dimettersi, è e rimane un simbolo e come tale, con il suo comportamento, esprime significato.
    E dopo politici che si rifanno il lifting per essere giovani e quindi attendibili,
    dopo la sagra dell’aitante a tutti i costi ovunque (sui giornali, in televisione, sui manifesti pubblicitari, nella società…) un
    messaggio di tal genere mi pare dirompente. Addirittura infastidente Una presa di posizione forte, contestabile, controbattibile, ma
    assolutamente anomala, originale.
    La sua sofferenza ci sbatte in faccia la dimensione della malattia, quelle dimensioni umane, sicuramente non politically correct, ma che per fortuna riescono ancora a oltrepassare qualche volta la visione plastificata e inscatolata del mondo

  8. Michele Arcangelo il 21 marzo 2005 alle 23:18

    “Il Papa ha un mandato dato da Dio”

    Ho dei dubbi che il signor JHWH abbia dato mandato ad alcuno di rappresentarlo, qui, sulla terra.
    Qualche giorno fa io l’ho incontrato quel signore lì, il JHWH, per sbaglio, in un viale di Aldebaran 342 che si era appena svegliato da un pisolo fatto su di una panca del parco e mi ha detto:
    “Guarda là sulla terra son tutti scemi, vai giù un momento tu a dirgli che non mi rompano più le scatole con tutte ‘ste menate dei papi!
    Già una volta gli ho mandato là mio figlio e me l’hanno impiccato, e travisarono pure il suo discorso della pietra ed al suo posto ci misero Pietro.
    Adesso mi hanno proprio rotto, digli che se scassano ancora gli mando mio nipote Belzebù a fare il capopolo e li aggiusto tutti, capito, vai Michele, vai..!”

  9. Raul Montanari il 22 marzo 2005 alle 00:06

    Le ragioni di Silvia sono intelligenti e appassionate come sempre; ma il pezzo di Pietro è violento, bizzarro e tagliente, con un attacco grintoso e una grande potenza di fuoco, e riesce per virtù di scrittura a dire su un tema usurato qualcosa che a me è suonato stranamente diverso e nuovo.

  10. lorenzo_galbiati il 22 marzo 2005 alle 02:12

    Silvia, hai superato ogni mia immaginazione… per carità, tutti veri i meriti che hai attribuito a questo papa, ma per quel che ne so io il suo pontificato si è contraddistinto per il suo centralismo, che ha fortemente limitato la ricerca teologica, e per la sua ansia restauratrice, evidente anche nel fatto che ora ci dovremo (o meglio, si dovranno) sorbire Sodano e Ratzinger alle celebrazioni della Pasqua. Il fatto poi che non si dimetta a me sembra imputabile a egoismo, come se la malattia fosse il Male da combattere e lui dovesse dare il buon esempio… se invece accettasse la malattia e l’invecchiamento, logica vorrebbe che si dimettesse; quindi, lifting o no, la sua scelta non si discosta molto da chi non accetta la vecchiaia e la morte.
    Infine, l’articolo di Sorrentino parte da uno spunto interessante, ma la storia del latte mi pare proprio una cazzata e le righe finali corrono sulla linea di un anticlericalismo che mi pare stia prendendo piede su NI, e non c’è di che esserne fieri.

  11. luminamenti il 22 marzo 2005 alle 07:17

    Vorrei dire a Silvia Brusotti che ho molti dubbi sul fatto che questo sia stato un papato di grande apertura. Da un lato la Chiesa cattolica si è modernizzata nel senso tecnologico del termine, ed è la migliore interprete nell’uso e nella comprensione della potenza dei media, dall’altro è rimasta, con questo papato, arroccata su molte questione teologiche e ha perso molti preti e molti fedeli. Al suo interno c’è un mondo teologico che ribolle!
    Sì, certo, ci sono gli scritti filosofici-teologici di questo Papa, che lo contraddistinguono maggiormente di altri per statuto intellettuale filosofico e teologico, ma non credo che gli altri Papi erano lì senza spessore teologico, solo che questo Papa ha compreso meglio la Potenza dei media e conseguentemente il suo pensiero è maggiormente visibile e studiabile, a partire dai suoi scritti pubblicati da Bompiani.
    In ogni caso, è sulla natura sostanziale del suo pensiero, dei suoi discorsi e del suo agire che si dovrebbe discutere per vedere se questo Papa sta nel giusto su molte questioni teologiche.
    Io, credo, a prima vista, in un arretramento teologico, in un arroccamento dottrinario molto discutibile. Sono anche convinto che inevitabilmente la Chiesa dovrà aprirsi su molte questioni teologiche se vuole sopravvivere come Chiesa, istituzione. Sono anche convinto che siamo in una epoca incapace di vivere il sentimento religioso, sostituito da tanto sentimentalismo religioso. Una religione annacquata! Il modo di celebrare e vivere il culto di Maria o anche il culto di santi come Padre Pio, mi sembra mostri segni di deformità e patologia evidente della relazione dell’uomo credente con Dio, questo per dirne solo uno degli effetti devastanti della pervasività delle patologie dell’etica del sentire.
    Tempo fa, si è parlato su Nazione Indiana di fede e ateismo. La fede di Gesù, l’instaurazione magica del Regno, il suo proposito di attuare subito il Regno messianico, la portata rivoluzionaria dell’insegnamento teologico di Gesù, venne trasformato in metafore e sostituito dalla fede nel Regno dopo la morte. Su quest’altra fede, su questo messianismo dell’aldilà girò la macchina sociale cristiana.
    Fede nel Regno per l’aldilà, speranza in esso, carità per meritarlo: i tre congegni della macchina sociale cristiana furono insidiati dai nemici della Cristianità con la libertà di fede, con un’uguaglianza che, togliendo di mezzo l’invidia, estirpava le nostalgie inappagate in vita, e con una fratellanza che banalizzava la carità. Ma per fare poi funzionare la triade anticristiana, bisognò proiettare anch’essa in un burlesco avvenire messianico per l’aldiqua, soltanto così una macchina sociale postcristiana poteva rimettere in marcia gli antichi stantuffi.
    Per un certo numero di secoli cristiani si tenne in gran conto le briciole della fede nel Regno (presente nell’interiorità). Ma questi sono fonti di pericoli, impongono oneri di custodia.
    In breve e saltando molto altro. La Chiesa risolse di disfarsi di ciò che poteva ferirla al cuore. La mistica,tesoro della Chiesa, non era affatto necessaria. L’atto della sua liquidazione virtuale fu consumato a Santa Maria sopra Minerva in Roma con la condanna di Molinos, che aveva osato divulgare, com’egli confessa, l’arte dell’orazione interiore a gente ordinaria, comune e senza importanza, vale a dire incontrollabile, non vidimabile e liquidabile. Straziante e ingenuo eccheggia nei secoli l’urlo di Molionos: Perchè la Messa dovrebbe impedire la contemplazione? Era contemporano dei quacchieri e degli hassidim.
    (J.M. Cohen, Some Reflections on the Life and Work of Miguel de Molinos, in Studies in Mystical Literature, Tunghai University, Taiwan, 1 marzo 1981).
    Da allora il modo della Chiesa nel trattamento del Regno interiore, ha assunto modalità di gestione molto precise e basate appunto sulla sua trasformazione sociale ed eventuale uso mediatico a benefico della già detta macchina sociale cristiana.
    La Chiesa, ahimè, poggia, mi sembra, su alquanto fragili credenziali! Ma quanto basta per essere la potenza che è!
    L’immaginario simbolico di questo Papa sofferente accentua la potenza mediatica di quell’oggetto adulterato che è la fede pubblica!

  12. claudio il 22 marzo 2005 alle 09:01

    Sorrentino ha ragione forse poteva aggiungere che ci stanno semplicemente “preparando” al grande evento della morte del Papa. Si tratta di una operazione di marketing che la chiesa sente probabilmente necessaria per adeguarsi ad un “consumo” degli eventi che, lo tsunami insegna, non sono mai abbastanza grandi, abbastanza tragici, per rimanere sui media e quindi, purtroppo, nei cuori delle persone.
    La morte del Papa potrebbe rischiare di essere un evento che non rimane a lungo nelle angosce planetarie. Si prepara il terreno: tutti, proprio tutti, ne devono parlare, anche su NI. Tutti devono stare a bordo strada a veder salire questa moderna via crucis. Alla sua morte terrena tutti dovremo vedersi oscurare il sole televisivo e tutti dovremo vedere lo spettacolo funerario della sua ascesa in cielo. A questo seguirà un lunghissimo coclave e quindi l’orgasmo dell’Abemus Papam… e la giostra riparte… e tutti corrono a comprare i biglietti

  13. Silvia Brusotti il 22 marzo 2005 alle 14:55

    In breve a Lorenzo: io credo che il Papa non possa dimettersi. Voglio dire, non penso sia mai accaduto nella storia della chiesa (o se è accaduto è stato un raro se non unico avvenimento) che un Papa stanco, o esaurito da una malattia, decida di dimettersi, come un consigliere aziendale, un amministratore delegato. Lorenzo, la tua è una visione po’ efficientista della questione, mi sembra. Il mandato papale è a vita, perché risponde a logiche fortunatamente differenti. Ora, si può contestare questo principio religioso, reputare che sia un assurdo, criticarlo e dire la propria, ma non credo sia corretto accusare il Papa di “egoismo”, se davvero così stanno le cose, in quanto la posizione del Papa dipende semplicemente dal puro svolgimento del proprio mandato.
    Per quanto riguarda invece la centralità del papato di Papa Giovanni II, penso che i giudizi sul suo operato siano assolutamente personali, e quindi legittimi tutti, sia quelli che lo apprezzano, sia quelli che lo criticano. Ovviamente tutto ciò dipende dalla propria opinione personale e dal punto di vista che ognuno di noi ha rispetto alle cose del mondo.
    Porrei infine l’attenzione, sul paradosso di una televisione che imita e interpreta il pensiero della Chiesa.
    L’asservimento della televisione ai potenti e il bassissimo livello di quest’ultima scusate ma non penso abbia niente a che vedere con le auspicate dimissioni del Papa. La televisione specchio fedele della società, non ammette la malattia e quindi prevede per Pasqua una trasmissione infiocchettata in cui anche il Papa possa per la felicità dei suoi fedeli “risorgere”. Altro però è il senso vero della scelta papale. Distinguiamo le due cose se vogliamo ragionare con obiettività. In realtà io non penso si possa credere in alcuna “redenzione” dei mezzi di comunicazione, che fanno nel palinsesto del caso Lecciso il loro standard d’azione. Interessante potrebbe essere rifletterci su, sviscerare gli spunti che anche questo caso, come mille altri è da dire, ci hanno offerto. Saremmo però forse ingenui nell’aspettarci altro e nello stupirci di quanto abbiamo.
    Differente invece è la questione del mandato papale a vita e della scelta di papa Giovanni II di perseguirlo. A mio parere il problema rimane la realtà che sta sotto le cose: un Papa che non vuole dimettersi, in primo luogo perché non può dimettersi, e che interpreta in modo quanto meno coraggioso e originale questo mandato. Inusuale mi pare invece l’atteggiamento di chi pretende, per qualche strano motivo di pudicizia e di insofferenza verso l’altro aspetto della vita, il dolore, che il Papa, debba e possa tradire il suo mandato. Non è forse più incredibile e criticabile il mandato a vita del Governatore della Banca d’Italia? Ma su questo ben poche sono le discussioni. Forse che tutto cio che è terreno, è ass

  14. Silvia Brusotti il 22 marzo 2005 alle 14:55

    In breve a Lorenzo: io credo che il Papa non possa dimettersi. Voglio dire, non penso sia mai accaduto nella storia della chiesa (o se è accaduto è stato un raro se non unico avvenimento) che un Papa stanco, o esaurito da una malattia, decida di dimettersi, come un consigliere aziendale, un amministratore delegato. Lorenzo, la tua è una visione po’ efficientista della questione, mi sembra. Il mandato papale è a vita, perché risponde a logiche fortunatamente differenti. Ora, si può contestare questo principio religioso, reputare che sia un assurdo, criticarlo e dire la propria, ma non credo sia corretto accusare il Papa di “egoismo”, se davvero così stanno le cose, in quanto la posizione del Papa dipende semplicemente dal puro svolgimento del proprio mandato.
    Per quanto riguarda invece la centralità del papato di Papa Giovanni II, penso che i giudizi sul suo operato siano assolutamente personali, e quindi legittimi tutti, sia quelli che lo apprezzano, sia quelli che lo criticano. Ovviamente tutto ciò dipende dalla propria opinione personale e dal punto di vista che ognuno di noi ha rispetto alle cose del mondo.
    Porrei infine l’attenzione, sul paradosso di una televisione che imita e interpreta il pensiero della Chiesa.
    L’asservimento della televisione ai potenti e il bassissimo livello di quest’ultima scusate ma non penso abbia niente a che vedere con le auspicate dimissioni del Papa. La televisione specchio fedele della società, non ammette la malattia e quindi prevede per Pasqua una trasmissione infiocchettata in cui anche il Papa possa per la felicità dei suoi fedeli “risorgere”. Altro però è il senso vero della scelta papale. Distinguiamo le due cose se vogliamo ragionare con obiettività. In realtà io non penso si possa credere in alcuna “redenzione” dei mezzi di comunicazione, che fanno nel palinsesto del caso Lecciso il loro standard d’azione. Interessante potrebbe essere rifletterci su, sviscerare gli spunti che anche questo caso, come mille altri è da dire, ci hanno offerto. Saremmo però forse ingenui nell’aspettarci altro e nello stupirci di quanto abbiamo.
    Differente invece è la questione del mandato papale a vita e della scelta di papa Giovanni II di perseguirlo. A mio parere il problema rimane la realtà che sta sotto le cose: un Papa che non vuole dimettersi, in primo luogo perché non può dimettersi, e che interpreta in modo quanto meno coraggioso e originale questo mandato. Inusuale mi pare invece l’atteggiamento di chi pretende, per qualche strano motivo di pudicizia e di insofferenza verso l’altro aspetto della vita, il dolore, che il Papa, debba e possa tradire il suo mandato. Non è forse più incredibile e criticabile il mandato a vita del Governatore della Banca d’Italia? Ma su questo ben poche sono le discussioni. Forse che tutto cio che è terreno, è assai più intoccabile e sacro di ciò che appartiene alla sera spirituale?

  15. r.f. il 22 marzo 2005 alle 16:43

    Bella freccia del parto, Silvia. Non entro nella discussione, ma non posso fare a meno di dire che io non vedo (o forse preferisco non vedere) gli eventuali lati egoistici o di spettacolarizzazione. Io vedo un uomo che fa il suo dovere fino in fondo. Un soldato. E gli faccio tanto di cappello.

  16. thinking glass il 22 marzo 2005 alle 18:22

    non dovrebbe essere difficile suicidarci noi prima.

  17. F.K. il 22 marzo 2005 alle 18:30

    Faccio tanto di cappello anch’io a Silvia per i suoi interventi appassionati, che in buona sostanza condivido se non altro nel tono, per l’appunto, appassionato. Ma io ho un dubbio: fino a che punto il Papa è autonomo nelle sue scelte? E non sto parlando della possibilità di ritirarsi dalle scene. Questo lo ha spiegato benissimo Silvia, il Papa non è il Governatore della Banca d’Italia, e non è nemmeno un Senatore a vita. E allora? Allora niente. Non esiste solo il Papa, esiste la Chiesa. Un soldato, lo chiama Riccardo. Ma anche il miglior soldato ha il diritto, e direi anche il dovere, di ritirarsi. Insomma, egli è parte di un ingranaggio più grande di tutto. Sulla sua buona fede non è comunque il caso di avere dubbi. Ma perchè questo spettacolo molto particolare e che va guardato con grande rispetto, se non altro per l’uomo che ne è l’assoluto protagonista – uno spettacolo che continua a farmi rabbrividire-deve continuare ad ogni costo? C’è una specie di accanimento terapeutico sul simbolo, in tutto questo. Lo vuole soltanto lui? Io non lo credo.
    E’ comunque vero, come dice Silvia, che per paradosso dei tempi ciò che è terreno è divenuto in molti casi più sacro di ciò che è spritituale.

  18. lorenzo_galbiati il 23 marzo 2005 alle 02:00

    Sono perfettamente d’accordo con Silvia per quanto concerne il discorso sulla tivù e i media in genere. Per questo ho detto che mi sembrano fuori luogo (usando parole più colorite) il paragone del Papa al latte e le ultime righe dell’articolo di Sorrentino.
    L’opinione che ho di questo Papa proviene dal cattolicesimo del dissenso. In sintesi, ha ragione LUMINAMENTI quando dice, all’inizio del suo commento (la parte finale non l’ho capita), che questo Papa dal pdv teologico ha portato a un arretramento (siamo in un periodo di restaurazione, come Moresco insegna) travestito da novità per il suo uso spregiudicato dei media, la voglia di far notizia a ogni costo con viaggi, raduni oceanici, santificazioni di massa… Ha aumentato il centralismo vaticano combattendo ogni teologia, in particolar modo quella della liberazione, ha eletto un numero abnorme di cardinali di stampo conservatore, in modo da poter contare su un successore che sia in continuità con il suo papato, ha dialogato con le altre confessioni cristiane senza arrivare a grandi risultati perchè la sua apertura è solo apparente, a livello dottrinale non ha rinunciato a nulla: si discuteva di più (dentro la Chiesa) sulla possibilità di preti donne o di preti sposati negli anni ’70, perché ora questo Papa ha decretato chiusa la questione, rimarcando così il distacco dalle chiese protestanti… la contrarietà all’uso degli anticoncezionali, alle leggi sull’aborto, sull’eutanasia e sull’utilizzo degli embrioni (tutti temi teologicamente assai discutibili) sono diventati per un cattolico più importanti dei dogmi di fede, per non parlare delle opere di fede, da sempre in subordine alla fede stessa… Insomma, questa Chiesa si è cristallizata su posizioni ideologiche che ormai sono un feticcio.
    Infine, il Papa è libero di restar Papa finché vuole ma non ditemi che lo fa per dovere o per volontà divina, lo fa perché ci tiene, magari perché si sente un soldato e vuol far vedere quant’è valoroso… sappiam bene che la Chiesa sa trovare sempre modalità giuridiche per giustificare le sue scelte e quindi se un Papa volesse dimettersi un modo lo troverebbe. Poi, se non ricordo male, già da anni si parla di possibili dimissioni e a farlo sono stati anche ambienti ecclesiali… dovrei fare una ricerca sul web ma… ora è tardi,
    un caro saluto a Silvia, Franz e Riccardo
    (se ci fosse la telecamera saluterei anche la mamma con la manina…)
    Lorenz
    ps. scusate le cazzate finali

  19. Silvia Brusotti il 23 marzo 2005 alle 12:06

    Lorenzo, la teologia della liberazione nasce e si sviluppa negli anni 70. Appartiene all’ammirevole ventata di preti “dissidenti” di sinistra che avevano difeso con passione le ragioni del popolo, mentre i regimi di destra tenevano sotto il giogo l¹intera America Latina (un esempio su tutti il Cardinale Romero assassinato da raffiche di mitra per il suo impegno sociale). Preti e credenti che professavano (in forte dissenso con una parte della gerarchia ecclesiastica) la loro fede ³rivoluzionaria² e spesso affiancavano le insorgenze popolari, occupando posti direttamente nella rappresentanza politica (in Nicaragua alcuni preti diventarono persino ministri del governo rivoluzionario). Si viveva in quegli anni e a quelle latitudini scontri molto forti, ma che appartengono ormai a una stagione passata. Vi erano condizioni e situazioni storico-politiche (Pinochet, i Generali in Argentina, Noriega) ora fortunatamente archiviate. Non è stato il Papa a spegnere la Teologia della Liberazione (come riconoscono anche Frei Betto ed altri intellettuali all¹interno della stessa) ma il mutamento dei tempi, di condizioni storiche e sociali e di scenari geo-politici. Non sono messianica e non voglio dire che tutto quello che
    ha fatto il Papa sia giusto. Non pretendo poi discutere in questa sede su tutto il mandato papale e sulla più o meno validità di quest’ultimo in poche righe.
    Come ho già detto ognuno può ritenere il mandato del Papa più o meno pertinente, innovativo, di apertura o chiusura. Probabilmente ci sarebbe da discutere per ore, senza per altro arrivare a nessuna conclusione. Vorrei solo rifletter su
    alcune parole che dici:

    – Uso spregiudicato dei media
    Spregiudicato perché?
    Se inizi il tuo articolo sostenendo proprio il contrario. Non mi pare che il Papa abbia mai usato il mezzo televisivo con “spregiudicatezza”.
    Al massimo è stato il mezzo televisivo che ha usato con spregiudicatezza, faziosità, ogni possibile evento.

    – La voglia di far notizia a ogni costo con viaggi, raduni oceanici, santificazioni di massa
    Non vedo cosa ci sia di male in un Papa che viaggia. Che interpreta il suo mandato spostandosi nel mondo per incontrare
    altre culture e altre storie politiche (una su tutte Cuba e Fidel Castro). Preferisci un Papa chiuso in Vaticano che non si sente mai e che puzza di stantio? Preferisci un Papa che risparmi e accumuli i soldi del Vaticano standosene in panciolle sul suo trono? Anche il Dalai Lama viaggia, pubblica libri ma non penso che questo faccia scandalo e che sia interpretato con
    tale acrimonia. Non capisco.

    – Ha dialogato con le altre confessioni cristiane senza arrivare a grandi risultati
    Mi risulta invece che sia stato il primo Papato a andare incontro alle altre confessioni. Come avevo già sostenuto è cosa di poco tempo fa il viaggio del Papa in Messico e il suo inginocchiarsi piangendo davanti allo sterminio che i primi cristiani avevano fatto al tempo del colonialismo in quelle terre. E’ stato poi l’unica voce religiosa (non mi è sembrato di udire una voce altrettanto unica, nitida e forte dalle comunità ebraiche o da quelle mussulmane ad esempio) a urlare la propria contrarietà contro quest’ultima guerra e questo mi pare,
    dati i tempi, già un forte e ammirevole presa di posizione.

    – Possibilità di preti donne o di preti sposati negli anni ’70, perché ora questo Papa ha decretato chiusa la questione, rimarcando così il distacco dalle chiese protestanti.
    Perché la cultura della chiesa cattolica è differente da quella protestante, perché la Chiesa di Roma è una struttura antichissima, pesante, lenta, come puoi pretendere che una sola persona possa cambiare tutto quello che c’è da cambiare in poco tempo? Quanto alla religione protestante, ai preti gay dichiarati, e al sacerdozio femminile, non mi sembra che
    stiano facendo sfraceli di consensi e che aumentino la diffusione e la credibilità della Chiesa Anglicana.
    Anzi, tutti i dati sulle conversioni o avvicinamenti al cattolicesimo nei paesi di tradizione protestante da parte di protestanti
    stessi, dimostrano esattamente il contrario. Mio caro Lorenzo, penso che la questione sia molto più complessa.

    – La contrarietà all’uso degli anticoncezionali, alle leggi sull’aborto, sull’eutanasia e sull’utilizzo degli embrioni (tutti temi teologicamente assai discutibili) sono diventati per un cattolico più importanti dei dogmi di fede, per non parlare delle opere di fede, da sempre in subordine alla fede stessa.
    Mi è difficile argomentare questo punto perché è molto ideologico. Le questioni etiche sono difficili da pensare e riflettere e la tua sicurezza, i tuoi giudizi sono solo in una direzione.
    A parte l’utilizzo degli anti-concezionali dove siamo tutti d’accordo e dove, come ho già detto, anche il Papa ha fatto un enorme passo avanti e si è aperto al dialogo (non dimenticare poi le innumerevoli figure che ³spingono² per una ulteriore apertura in questa direzione dall¹interno della Chiesa, vedi ad esempio Don Gallo a Genova che distribuisce preservativi
    alle prostitute) sulle altre questioni la battaglia è ancora aperta. Probabilmente tu non hai dubbi. Io di dubbi invece ne ho molti e non penso di essere solo io ad averceli, visto che i partiti hanno lasciato libero il loro
    elettorato di votare come meglio crede. La polemica su cosa è giusto in queste materie etiche ha occupato le pagine dei
    giornali per molti mesi e ha visto schierati opinion leader, filosofi, intellettuali, cattolici e atei, in modo del tutto originale e
    per nulla prevedibile. Ora che tu mi vieni a dire che “per un cattolico, (questi temi sono diventati) più importanti dei dogmi di fede” mi pare un giudizio supponente. Tu conosci tutti i cattolici? Li hai letti i vari dibattiti sui giornali in quest’ultimo periodo?

    – Il Papa è libero di restar Papa finché vuole ma non ditemi che lo fa per dovere o per volontà divina, lo fa perché ci tiene, magari perché si sente un soldato e vuol far vedere quant’è valoroso.
    E’ un opinione come ce ne sono tante altre. Per me, come ho scritto altre sono le ragioni (rispetto al ³farsi bello²,) altri i motivi
    che attingono alla sfera spirituale, al senso e al segno specifico del suo mandato, alla questione sofferenza che non va sempre nascosta come una vergogna, e ad altre questioni, più che a quella modaiola e vippaiola. E trovo strano che un ateo senta l¹insopprimibile desiderio non di interrogarsi ma di ³sentenziare² su ciò. Come se io mi mettessi a giudicare senza appello l¹intero ebraismo o l¹islam, criticandone magari gli aspetti più difficili o controversi della loro tradizione religiosa, e pretendessi di avere ragione.

    Non ho santi da evocare come fai tu (Luminamenti, Moresco), questo è solamente quanto molto umilmente sostengo io. A volte
    trovo che sia molto facile criticare ciò che è di casa nostra, la nostra storia, la religione che sentiamo più vicina (la vicenda di Dan Brown insegna) e che sia molto facile ma altrettanto superficiale avere poco rispetto intellettuale per ciò che risponde a logiche diverse da quelle che ogni giorno noi pratichiamo. Ho provato a essere aperta e senza i paraocchi di
    nessuna ideologia (di liberazione, atea, etc..) e a esporre quello che i miei occhi hanno visto.
    Grazie a tutti dell’attenzione!

  20. luminamenti il 23 marzo 2005 alle 13:43

    Da parte mia c’è il massimo rispetto umano e intellettuale per questo Papa, come per tanta Storia della Chiesa e per molta teologia.
    La critica non mi risulta per niente facile, dato che sono cresciuto in un ambiente cristiano-cattolico e sento il Cristianesimo a me più vicino di altre religioni. La mia critica è dialettica e non di natura falsamente morale.
    Le questioni teologiche non sono solo quelle che investono temi di natura sociale, ma anche questioni dottrinarie di fondo. Per esempio, trovo estremamente interessante il volume recentissimo Per Amore, rifondazione della fede, edito da Mondadori e scritto dal teologo Vito Mancuso.
    Come l’ultimo lavoro di Raimon Panikkar, L’Esperienza della Vita, la mistica, edito da Jaca Book.

  21. lorenzo_galbiati il 23 marzo 2005 alle 16:24

    soltanto poche precisazioni, cara Silvia, che scrivo qui (tu le sai già) o perchè mi riguardano direttamente o per completezza di informazione.
    – credo che tutte le religioni vadano criticate in modo impietoso, secondo l’etica di un umanesimo laico e aconfessionale (ma non antireligioso o anticlericale)
    – da questo pdv conta poco che io sia ateo (non mi ritengo tale, in verità) o credente (preferisco non dichiarare di esserlo perchè sarebbe complicato spiegare in cosa – e come – credo)
    – la teologia della liberazione è sempre stata combattuta dal Vaticano, questo è un fatto. Leonardo Boff è uscito dalla Chiesa perché il Vaticano gli impediva di insegnare, scrivere ecc., ed era il teologo della liberazione più in vista. Che poi il mutamento delle condizioni storiche abbia contribuito ad attenuare l’impatto di quella teologia è un altro doscorso.
    – sui media non vedo contraddizioni: questo Papa ne conosce il meccanismo e lo usa per i suoi scopi, e i media ci speculano sopra.
    – se io dico che la lotta contro l’aborto ecc. è diventata una posizione ideologica della Chiesa e tu mi dici che non puoi controbattere perché la mia è una posizione ideologica… come ce la caviamo???
    Il punto cruciale è questo: io parlo di questi temi perché li ho vissuti sulla mia pelle, non soltanto andando in Chiesa fino a pochi anni fa ma conoscendo e discutendo con cattolici (preti o laici) di ogni risma (dall’Opus dei e Cl a Pax Christi, o a preti sostenitori della teologia della liberazione, o impegnati nell’ecumenismo) e partecipando attivamente a iniziative ecclesiali o di comunità. Non sono certo l’unico e la mia visione resta pur sempre molto parziale e criticabile ma… se io sembro sempre sicuro o addirittura ‘supponente’ forse dipende dal fatto che sento molti parlare dando facili giudizi sulla Chiesa (istituzione, comunità, associazioni ecc.) e sulle sue posizioni senza avere alcuna esperienza delle sue reali dinamiche interne.

  22. andrea inglese il 23 marzo 2005 alle 19:17

    leggo ora il pezzo di Sorrentino; mi complimento per la capacità di dire le cose fuori dai denti, senza museruola, sulla questione dell’agonia-mediatizzata del papa; il tono irriverente su tali argoimenti è l’inevitabile contravveleno di tanta ipocrisia versata ormai quasi coralmente da tv e quotidiani; quanto alla sostanza del discorso, essa tocca un punto nodale, dove dottrina cristiana e pratica dei media tecnologici vengono a sovrapporsi e ad alimentarsi in modi inediti e radicali; credo che sia ovvio, come ricorda Sorrentino, che tali spunti siano preludio ad analisi sociologiche pîù pacate e approfondite (che per altro già esitono: vedi certe pagine di Zygmunt Bauman sul tema immortalità e nuove tecnologie)

  23. Mario Bianco il 23 marzo 2005 alle 23:35

    Ho pietà per quest’uomo, qualsiasi persona che soffre mi fa pena.
    Ma poi la pena mi viene da compararla con quella di coloro che non hanno potere alcuno, che magari muoiono in un fosso, che non hanno corone sul capo, anche se pesanti ma hanno secchi di acqua e sacchi gravosi, che se si feriscono, se cadono, se si ammalano, se scoppiano a trent’anni non li ricoverano al Gemelli.
    Forse faccio male a comparare le umane pene.
    Cercherò di smettere.

  24. andrea inglese il 24 marzo 2005 alle 02:09

    Riporto qui delle frasi di Silvia Brusotti, ma considerandole come l’espressione di una posizione condivisa da più persone, una posizione, insomma, “esemplare” all’interno del mondo cattolico;

    questo papa “si è adoperato per la pace in prima persona, ha chiesto scusa alle donne per come la chiesa le ha
    considerate in passato, ha pianto davanti ai popoli dell’America latina per l’arroganza e lo sterminio sotto il segno della croce, si è
    pronunciato anche sulla questione preservativo e Africa, cercando un punto di incontro più tollerante, un nuovo confronto,etc…).”

    Questi punti, ritenuti “rivoluzionari” per la Chiesa, sono considerati già da molto tempo come acquisizioni definitive e indiscutibili all’interno del mondo laico; saranno rivoluzioni nell’universo di retroguardia etica della Chiesa cattolica…

    quanto al preservativo: la posizione del papa è tutt’ora vergognosa, scandalosa. Una delle poche cose rivoluzionarie che il papa avrebbe davvero potuto fare sarebbe stata l’abolizione del peccato mortale connesso con la sessualità extramatrimoniale e non finalizzata alla procreazione, affermando una volta per tutte la necessità da parte dell’istituzione ecclesiastica di diffondere sistematicamente l’uso del preservativo nei paesi come l’Africa. Di fronte ad una popolazione come quella africana colpita dall’Hiv, con 25,4 milioni di persone contagiate a fine 2004, qualsiasi appello alla “castità” come soluzione è complicità con il genocidio. E che alcuni cattolici si siano ribellati a tale reticenza nei confronti della contraccezione mi sembra solamente un atto di decenza per chi predica l’amore per l’umanità.

  25. The Collaborator il 24 marzo 2005 alle 09:24

    Va a farti benedire, cazzo!!!

  26. Silvia Brusotti il 24 marzo 2005 alle 17:58

    Mi pare (ma puo’ essere che sbagli) che sotto mentite e comode spoglie ci sia al
    momento una guerra in Iraq voluta dal laico Presidente del Consiglio italiano e che Bush
    ne minacci ogni giorno altre.
    Mi pare che in televisione, nelle nostre società, nel mondo del lavoro in genere (dove una
    donna guadagna a parità di posizione e di ruolo sempre meno di un uomo), spesso ci sia
    ancora un fastidioso vizio maschilista e che nessuno chieda ufficialmente mai scusa per
    questo…
    Mi pare che le armi che le lobby dal pelosissimo stomaco vendono in Africa per arricchirsi
    generando stermini (ultimo il caso in Dafur) non siano finanziate dalla Chiesa; mi pare che
    la mancanza di medicine, non per curare l’aids, ma la dissenteria! (la prima malattia che
    uccide in Africa, ben distante da tutte le altre…. e già debellata da più di un secolo nel
    nostro mondo) non sia responsabilità della Chiesa; mi pare ancora che l’accrescersi del
    debito estero del terzo mondo, che è la prima e vera ragione della situazione disastrosa
    dell’Africa, non sia responsabilità della Chiesa, ma di stati laici che guardano in modo
    “vergognoso e scandaloso” al profitto e non alla vita.
    Se davvero i punti che citi fossero, non solo a parole ma anche a fatti, “indiscutibili e
    definitive” conquiste all’interno del mondo laico, forse il mondo, quello vero intendo, non
    quello comodo dell’ideologia su cui probabilmente siamo tutti d’accordo, andrebbe
    diversamente.

  27. andrea inglese il 24 marzo 2005 alle 20:27

    silvia sottoscrivo ogni tua affermazione: in tutto quello che hai detto non c’è alcuna responsabilità della chiesa; la responsabilità della chiesa è un’altra, nella vicenda dell’Africa subsahariana, e non è a monte, ma a valle. Proprio perché la chiesa è presente in paesi dove non c’è null’altro (né istituzioni, né industria, né risorse), proprio perché la chiesa ha un’influenza importante sulle popolazioni di religione cattolica in Africa, proprio perché è li presente, spesso in un vuoto statale e sociale e economico, proprio per questo la sua responsabilità sulla questione della contraccezione è enorme. La chiesa ha l’autorità e le persone e certi mezzi per dire certe cose, per diffondere strumenti di salvezza reale (il preservativo!!), e non dice, non fa, parla di castità. Parla di castità a donne che per sopravvivere, essendo già vedove di mariti morti di l’AIDS, si prostituiscono, per evitare la miseria assoluta.
    Su questo, possiamo parlarne pacatamente finché vuoi, ma comunque la si rigiri la posizione ufficiale della chiesa è scandalosa.

    Hai ragione. Quei valori di cui tu parli non sono nei fatti acquisizioni definitive né indiscutibili , visto come va il mondo… Mi correggo: esistono “principi” che come tali sono stati considerati definitivi e indiscutibili dal mondo laico, ben prima che venissero riconosciuti come tali dal mondo cattolico. Riconoscere certi “principi” non vuol dire pero’ renderli “effettivi nella realtà”. Cio’ implica un lungo e incerto percorso. E i principi stessi possono essere obliati o deformati. Vedi storia del XX secolo. Cio’ non toglie che la tolleranza religiosa che la chiesa difende oggi, il signor Locke (e altri probabilmente prima di lui) l’hanno riconosciuta 4 secoli fa.
    Quanti anni dovremo aspettare perché almeno in teoria le donna possano dire messa, diventare “papi”, gli omosessuali possano essere considerati persone “normali”, la sessualità prematrimoniale una cosa buona e giusta, ecc.?

  28. luminamenti il 25 marzo 2005 alle 06:18

    Il problema centrale della dottrina della Chiesa continua ad essere il pensiero di Tommaso.
    E nello specifico il modo in cui la Chiesa intende il rapporto tra fede e ragione naturale, che sta alla base del modo in cui la Chiesa si pone in rapporto al mondo e prende posizione rispetto ai non credenti, ai protestanti, allo Stato, alla cultura moderna, al capitalismo e al socialismo, al divorzio, all’aborto, all’eutanasia. La Chiesa è ancora molto legata a Tommaso (e da ciò dipende gran parte della sua grandezza).
    Ma la tendenza fondamentale del nostro tempo la spinge a liberarsene, così come i Paesi del socialismo reale si sono liberati di Marx.
    Due grandi episodi del crepuscolo degli dèi.
    Ora, questo Papa, ha ripreso con vigore e forza il pensiero di Tommaso, tentando di inserirlo nel mondo contemporaneo attraverso una operazione sicuramente geniale, basata su una interpretazione ontologica del Mondo che è decisamente post-moderna (il post-moderno ha già la sua prima matrice concettuale rigorosa con Schopenhauer: il mondo è la sua rappresentazione. E la Rappresentazione è Volontà: anche nella versione papale di questo Papa): i mass-media sono il Mondo. I mass-media sono il cuore, l’essenza del mondo, questo è il risultato dell’inconscio collettivo di questa Chiesa, che questo Papa incarna. Questo Papa incarna il bisogno di rappresentazione di una Chiesa di fedeli che con la nascita e l’affermazione del mito illuminista ha ceduto l’immagine religiosa al potere di una ragione strumentale che costruisce illuministicamente, con calcolo razionale la sua rappresentazione.
    E quale migliore rappresentazione collettiva può esser data al mondo contemporaneo che ha fiducia nella Tecnica come Verità se non nella versione di una Tecnica di Rappresentazione?
    A partire da questo assunto si capisce allora l’effetto codice. Qualsiasi notizia, qualsiasi informazione, qualsiasi pubblicità, sopratutto quando è articolata in immagine, indipendentemente dal suo valore veritativo, segnala il punto di vista da assumere per prendere in considerazione l’assente. Questo punto di vista mettendo in scena l’evento, non ci mette in contatto con l’evento, ma con il suo allestimento. E allora ciò che informa codifica, e l’effetto di codice diventa criterio interpretativo della realtà, modello induttore dei nostri giudizi, che poi ci inducono a comportarci nel mondo reale come abbiamo appreso dal modello induttore. Questo effetto è molto presente nella gestione pubblica della Chiesa e del Papa.
    Si riduce così la differenza tra realtà e immagine e, per effetto di questa riduzione, il modello induttore acquisito nel registro delle immagini produce i suoi effetti nel mondo della realtà.
    Per questo l’immagine non ha bisogno di oscurare o falsificare la realtà, ma solo di fotografarla in un qualche suo aspetto abbagliante o sensazionale che, inserendosi dove è in azione il modello induttore, trasforma il solito nell’insolito, l’abitualmente udito nell’inaudito, in modo che la percezione possa rimanere attiva all’interno dello schema fisso, e insensibile a ciò che fuoriesce da questo schema.
    Ma questa insensibilità non ha toccato Mario Bianco, che è riuscito a filtrare, a porre barriera, cogliendo benissimo la differenza tra la Realtà e la Rappresentazione, seppure per un attimo, perché dopo c’è il suo, il nostro pentimento per questa comparazione, e la ricaduta per tutti noi nell’allucinazione della Rappresentazione (il deserto del cuore religioso).
    E’ la rappresentazione quindi che va demistificata, operazione che al contrario di quello che si potrebbe pensare restituisce la sensibilità e il sentimento al Mondo, quello reale (il silenzio del cuore religioso).
    Ma il pensiero di Tommaso è destinato a crollare
    perché anche questo pensiero nella sua dottrina
    della ragione naturale e della fede è fondamentalmente pensiero del salto dalla ragione che dice: non vedo; forse è così, ma forse no, alla fede che invece “vuole” dire: E’così, perché voglio che sia così.
    Questo salto lo si compie, lo dice Tommaso, con la volontà. Non entro qui nel merito del rapporto tra fede e grazia, che svolto alla luce della ragione comporterebbe coerentemente l’accettazione della teoria della predestinazione ed evidenti diseguaglianze morali che hanno già più volte messo in imbarazzo la teologia, e che nuovamente sono state risolte con la reintroduzione della volontà: voglio la grazia. La si deve volere intensamente con tutto il cuore!
    Ma il pensiero di Tommaso è destinato a crollare perché la Tecnica della Rappresentazione che è ormai divenuta un fine e la fede (questo tipo di fede, fede che accomuna l’ateo laico e un certo tipo di credente, colui cioè che crede secondo le modalità di questa Rappresentazione illuministicamente costruita) dell’uomo uno strumento di questa Volontà di Rappresentazione, è destinata anch’essa alla sua Apocalisse, alla chiusura del suo tempo illuminista.
    E non ho proprio idea di come potrà sopravvivere nel frattempo questa Chiesa a questa inversione della dialettica hegeliana del Signore e dei suoi Servi. Ma a me interessa la Religione molto più di questa Chiesa.
    Per un altra forma di Chiesa non so, adesso.

  29. Marco Motta il 25 marzo 2005 alle 14:41

    E se la sofferenza dell’uomo avesse un valore? non perche’ abbia una dimensione escatologica, ma solo perche’ la vita umana e’ anche e essenzialmente sofferenza. A me non sembra tanto scandalosa la sofferenza, seppure disgustosa, di un Papa vecchio e malato. Mi pare piuttosto scandaloso che ci si disgusti di quello che la vita profondamente e’.

  30. Silvia Brusotti il 25 marzo 2005 alle 20:02

    Andrea, hai ragione sul preservativo. Ovviamente sono d’accordo con te. Occorrerebbe un’inversione di tendenza, almeno nelle questioni difficili come quella africana. Appunto per questo avevo posto come punto di apertura importante di questo Pontefice la notizia uscita qualche tempo fa sul corriere della sera in cui lasciava trasparire un atteggiamento di dialogo, se non di tolleranza, verso questa pratica.
    Ragiono però più in generale quando affermo che in Africa la Chiesa oggi tenta di costruire non di distruggere. E che è strumentale accusarla di non essere aperta sul preservativo e non vedere invece tutto il resto. Perchè altrimenti si rischia di inneggiare alla distribuzione dei preservativi come fosse la risoluzione del “problema Africa”, come se davvero all’Africa non servisse null’altro. La Chiesa oggi, e bisogna dirlo, sta portando e continua a portare testimonianze reali di vita, di persone in carne e ossa che rischiano ogni giorno di proprio. Cito solo i padri Comboniani, Alex Zanotelli e padre Kizito, per nominarne solo due, che hanno costruito in Africa scuole, creato lavoro per gli africani, portato viveri, medicine, scavato pozzi, irrigarto campi, aiutato veramente e non a parole. Accetto e condivido la critica alla Chiesa sul preservativo, ma trovo strumentale puntare il dito SOLO su questo limite e non gaurdare alla realtà di ciò che accade. A tal proposito vorrei citare lo stupore di Walter Veltroni (riportato anche nel suo libro) quando incontrando Nelson Mandela in Sud Africa gli chiese notizie aggiornate sull’AIDS e Mandela rispose: “L’Aids non esiste in Africa”. Ovviamente una risposta shock per sottolineare come ben altre, più gravi, numerose e poco note a noi europei, siano le piaghe che affliggono davvero questo continente.
    Quanto ai tuoi rilievi sulle donne Papa, sulla omosessualità etc, anche qui ragiono a maglie larghe.
    Viviamo tempi in cui siamo immersi in una pornografia dell’apparire. La sessualità pre-intra-post matrimoniale, l’esaltazione ai limiti dell’idolatria del corpo, sia esso maschile, femminile, incinta, non fa differenza, la mitizzazione dell’essere gay, con “i favolosi cinque”, le Platinette e i Jonathan del grande fratello a dettar legge su costumi e tendenze, con gruppi musicali che nascono, si definiscono e diventano famosi in quanto gay (non i quanto bravi musicisti) come se per definire una donna o un uomo le caratteristiche importanti fossero i gusti sessuali, le posizioni a letto o le pratiche per eccitarsi. Non più le idee, i talenti, la personalità. Nella società c’è stata una divaricazione, un oltrepassare l’apertura, un giro che non si è fermato a 360 gradi ma ha doppiato sé stesso e corre sempre più il rischio di strozzarci invece che di aprirci.
    Io so che all’interno della Chiesa le donne hanno spazio per essere presenti e battagliere. Il primo esempio che mi viene in mente è nella Caritas, dove il potere femminile conta ed è molto sentito e rispettato, dove ci sono donne che lavorano per altre donne immigrate, qui ed ora, aiutano donne con figli e senza marito, o senza lavoro, spesso senza nemmeno il permesso di soggiorno. Donne all’interno della Chiesa schierate contro la miopia di leggi in materia di immigrazione promulgate da sinistra prima e da destra poi. Donne che arginano situazioni borderline (prostituzione, alcool, violenza, clandestinità), donne che pochi conoscono perchè non fanno notizia. Quanto all’assenza di donne Papa, ti chiedo: Quando ancora dovremmo aspettare per vedere donne presidenti della repubblica italiana? Quanto donne presidenti della Banca Mondiale? Quante a capo di altre Chiese, Istituzioni, centri di potere? Vedi Andrea a volte penso che le aperture che si chiedono alla Chiesa Cattolica spesso non si richiedono con altrettanta veemenza ad altre istituzioni, laiche o religiose che siano.
    La Chiesa è ovviamente un’istituzione antica e talvolta arcaica, non dimentichiamocelo. Ha più di duemila anni. Con questo voglio dire che una chiusura strutturale, a volte perfino cieca al suo interno c’è eccome, questo è innegabile e dipende prorpio dalla lentezza e cecità che tutte le grandi isitituzioni millenarie si portano con sé. Io sono allergica, per natura, a qualsiasi struttura chiusa. Sto però attenta a non trovare soltanto limiti, a non essere faziosa e manichea. Perchè mi rendo conto che la statiticità della Chiesa a volte è un limite e altre volte un valore. Insomma, con fare provocatorio ma anche umile, provo a guardare in faccia non solo alle contraddizioni della Chiesa ma anche a quelle della società in genere. Ai loro punti di forza e di debolezza. L’importante, quello che ho cercato di sostenere in questi scritti, è sforzarsi di non vedere tutto il bene da una parte e tutto il male dall’altra.

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