Nuntio vobis gaudium

3 aprile 2005
Pubblicato da

di Livio Borriello

navarro.jpg La cosa è poco nota, ma Joaquin Navarro-Valls non è un giornalista, e men che meno un prete, ma un medico psichiatra, che si è trovato quasi per caso ad essere investito del ruolo di portavoce del Papa. La cosa ha una sua logica, in un certo senso.

Colui che somministra il farmaco più potente e universale, il cosiddetto oppio dei popoli, è uno psichiatra. D’altra parte in che senso, ci si può chiedere, il popolo che lo assume è folle? Che tipo di malattia è la sua?

Sicuramente, se vogliamo restare nella metafora, si può considerare una psicosi di tipo allucinatorio, che porta il disgraziato essere umano, la sua congerie di molecole insensate sperse nel mondo, a costruirsi l’immagine di un sostegno, una necessità su cui appoggiare i piedi, e a vedere innanzitutto in un profondo e carismatico letterato, in un rivoluzionatore del percepire – Gesù di Nazareth – nientemeno che il dio in terra (l’infinito nel finito, l’assoluto nel relativo); e poi addirittura in un altro pur nobile e sofferente essere umano, vissuto 2000 anni dopo, ultimo rappresentante di un sistema secolare di potere che si è macchiato delle più atroci nefandezze e ha umanamente errato nelle forme più aberranti, il vicario di quel Dio in terra.

Ma il sospetto più inquietante, che mi sembrano confermare le dinamiche che si stanno producendo in questi giorni, è che l’essenza di questo male consista in un’alienazione. Ovvero che tutto il sistema della religione, e in particolare del cattolicesimo contemporaneo, sia una colossale rappresentazione di sentimenti (è il dubbio che si pongono, in termini e da prospettive diverse, Franco Arminio e Giovanni Maderna) che non ci appartengono, o non ci appartengono più, e che stanno al posto dei veri, pericolosi sentimenti che dovremmo sentire, che dovrebbe sentire il nostro corpo. Dov’è infatti nelle sclerotiche figure dei riti cattolici, o nelle superstizioni popolari, o nelle telecronache dell’agonia papale, lo sgomento dell’uomo di fronte all’infinito, l’azzittirsi di fronte alla morte, o per altri versi la smania alla felicità, o la ricerca del bene – dov’è la tensione verso la cosa ultima, che dovrebbe essere l’essenza del sentire mistico e religioso, dov’ è la ricerca tesa dei padri del deserto, la purezza di S. Francesco e la violenza di Cristo, dove sono la luce, gli spazi, l’estasi corporea in cui si manifestano Dio e il sacro? Non se ne trova di più nella filosofia, o nella dispersione di un eccesso sessuale, o magari in discoteca? E lo stesso Papa, mi chiedo, ha mai parlato? Ha mai parlato lui? Un grande Papa, si dice. Forse un grande uomo, non un grande Papa. Come Papa, e proprio in quanto Papa, è stato solo un personaggio, o nel migliore dei casi una figura paterna.

Colui che dovrebbe vicariare addirittura Dio in terra, il non umano e ciò che ci trascende e sormonta, ha mai detto qualcosa che non fosse ciò che doveva dire, ciò che tutta l’umanità (questa meschina accolita, questa colonia di microrganismi in agitazione nell’universo) si attendeva che dicesse, ha mai stupito e sconvolto come Cristo, come stupisce e sconvolge un cielo, la vertigine dell’io o l’esistenza in sè della materia?

Forse non sono domande tanto nuove, forse è intempestivo porsele nel momento in cui un uomo (come d’altronde è accaduto a migliaia di altri uomini e bambini nello stesso momento) è morto, ma forse è proprio questo il momento per porsi proprio queste domande, ora che vengono rimosse.

11 Responses to Nuntio vobis gaudium

  1. Lucio Angelini il 3 aprile 2005 alle 14:06

    Spero tu abbia rivisto ALMENO lo spezzone con il discorso contro la MAFIA. Io, che sono abbastanza laico, ne sono rimasto “stupito e sconvolto”. Mentre mi lascia del tutto indifferente questo gran PONTIFICARE (compreso il tuo) di gente che non è manco pontefice:-/

  2. livio borriello il 3 aprile 2005 alle 15:45

    ma sulla mafia ha detto (in quel caso bene ha fatto) esattamente ciò che tutti si aspettavano che dicesse, e che dicono anche berlusconi e alda d’esuanio…mi avrebbe stupito, che so, se avesse parlato del coito anale citando klossowsky, o delle stragi di animali a beneficio dell’uomo
    la battuta sul pontificare è buona…

  3. Lucio Angelini il 3 aprile 2005 alle 16:21

    Se ognuno portasse avanti il proprio ruolo e il proprio compito così come la gente si aspetta (esempio: se i politici si preoccupassero di risolvere i problemi collettivi, anziché quelli personali) avremmo tutti fatto un bel passo avanti.
    Al di là delle parole usate dal papa contro la mafia (ma avrebbe potuto anche dire: ‘Siciliani, porgete ai mafiosi anche l’altra chiappa… ehm, guancia) mi ha commosso il PIGLIO con cui le ha pronunciate. E certo i mafiosi quel piglio non se lo aspettavano.
    E tu smettila di dire banalità. Nessuno vuole che il papa parli del coito anale citando klossowsky.

  4. elio il 3 aprile 2005 alle 17:51

    Haha, fortissimo Angelini! Comunque il recupero di un certo stupore nei riguardi di costruzioni culturali davvero troppo “naturalizzate” non mi sembra cosa malvagia.

  5. lorenzo_galbiati il 3 aprile 2005 alle 19:34

    “…ha mai detto qualcosa che non fosse ciò che doveva dire, ciò che tutta l’umanità (questa meschina accolita, questa colonia di microrganismi in agitazione nell’universo) si attendeva che dicesse”

    Be’, Borriello, è notevole il fatto che secondo te l’umanità tutta si attenda le stesse cose da un Papa ed è notevolissimo che prima della visita del Papa in Sicilia tu fossi così sicuro che avrebbe detto quel che ha detto e con quel tono. Che poi non abbia parlato di rapporti anali, è vero, come è vero che neanche il nazareno l’abbia mai fatto.

  6. Elio Paoloni il 3 aprile 2005 alle 20:33

    Quella esortazione ai mafiosi, che conoscevo per averla letta (niente di particolare, a leggerla) l’ho sentito per la prima volta un’oretta fa, Livio, e ti assicuro che mi ha gelato il sangue. Roba da far pentire l’Innominato. Perché, vedi, il punto non è quello che diceva ma COME lo faceva, quando lo diceva, a chi. Questo è un uomo che ha parlato col corpo. Ha portato per il pianeta il corpo, non solo la parola. Ha introdotto nel papato gli aerei e le spider, andando nel posto giusto al momento giusto. Scherzava e riusciva a sgomentare. Non è leggendo a casa i suoi discorsi o i suoi versi mediocri che puoi giudicare la sua forza. Come se i terremoti provocati da Padre Pio potessero essere spiegati leggendo i suoi discorsi (ma quali? non ce n’è manco uno). Esiste una comunicazione non letteraria, anzi non verbale, Livio, che non è necessario chiamare divina. Chiamala come ti pare, carismatica, illusionistica, diabolica. Ma non credere che tutto possa passare per la sintassi.

    Un’altra osservazione: è tipico di persone del tutto fuori dalla Chiesa – o di giovani molto motivati spiritualmente – ritenere che la Chiesa debba essere inevitabilmente quella di Francesco o che la spiritualità debba essere necessariamente quella del monaco zen. Atei militanti sono convinti di conoscere perfettamente i tempi e le vie dello Spirito Santo. Levano sempre la voce per dettare gli schemi e la formazione. Ma tutti gli italiani che voglio fare gli allenatori della nazionale sono almeno tifosi. Non capiranno di calcio ma almeno si appassionano.
    La notizia dell’elezione di questo Papa l’ascoltai insieme a un vecchio militante, un azionista, uno di quelli che avevano organizzato Via Rasella. Saltò come un giocattolo a molla: aveva capito che avevano scelto la persona giusta dopo i papi anziani e convenzionali. Avevano scelto una roccia. E chi li fotte questi? – sbraitava – altri duemila anni ce li sorbiamo!
    Guarda quello che sta succedendo. Ti sembra che un uomo scialbo e prevedibile avrebbe portato a tre giorni di lutto in Egitto (tanto per citare una delle mille notiziole)? O avrebbe indotto i servizi bulgari (si fa per dire) a tentare di farlo fuori? O avrebbe indotto un orso come te a intervenire in un forum per la prima volta dai bei tempi di Sudcreativo?
    Già, già, l’evento mediatico, il complotto delle televisioni (compresa Al Jazeera). Ma la televisione c’è da mezzo secolo.

  7. Sergio Baratto il 4 aprile 2005 alle 01:08

    Già, Paoloni. Che coglione, quel Francesco. Ma d’altra parte era un giovane impulsivo, un romantico immaturo ma spiritualmente motivato. Difficile prendersela con quelli come lui, ma bisogna pur dire la verità: che disastro se la storia la facessero questi idealisti dilettanti e sempre un’ apocalittici… Meno male che succede il contrario – e a fare da malta alle mani della storia è generalmente il contrario: il cinismo ipocrita da piccoloborghese benpensante, lo pseudoilluminismo provincialotto da lettore del Foglio.

    Con due doverose precisazioni:

    1) Come è noto, giunto a età matura Francesco rinsavì. Chieseall’autorità il permesso di continuare a fare quello che aveva cominciato da solo con naiveté.
    Da no global, passò al rango di editorialista del corriere. A tutto vantaggio della sua causa, che poté finalmente seguireuna strada più rispettosa della dialettica democratica.

    2) Gesù Cristo non compì questa evoluzione decisiva, tant’è vero che morì solo, insultato, torturato e dopo aver furiosamente litigato con le autorità ecclesiastiche per l’eccessiva spettacolarizzazione delle cerimonie nel Tempio.
    Di lui si ricorda l’atteggiamento puerilmente teppistico nei confronti delle merci esposte nelle vicinanze della Sinagoga. Il classico giovane spiritualmente motivato ma intellettualmente confuso, che boicotta la cocacola ma mastica poco le teoie economiche (se lo facesse, non sarebbe più tanto manicheo).

  8. Elio Paoloni il 4 aprile 2005 alle 16:41

    Un altro Allenatore. Ma perchè ti rivolgi a me? Perchè non vai a cacciare i mercanti dal Vaticano?

  9. livio borriello il 4 aprile 2005 alle 17:04

    io credo di concordare su quel che dici, elio, sicuramente questo papa ha avuto molti meriti. ma quel che io volevo mettere in discussione non era l’uomo wojtyla, ma la sua figura istituzionale, il cui potere indubbiamente deriva: 1) dalla presunzione, ammettiamolo piuttosto peregrina, non solo di rappresentare dio in terra, ma di rappresentare il VERO DIO 2) da un sistema che si è imposto e pepetuato con metodi e in condizioni discutibili, basandosi fra l’altro su credenze che, per quanto storicizzabilissime, in 2000 anni non si sono minimamente adeguate ai mutamenti culturali e psichici umani. tutto ciò non può produrre che ingiustizia, in forme non sempre dirette e visibili, e di fatto la produce (citiamo, solo, simbolicamente, il rogo di giordano bruno e lo scempio umano e politico operato nel terzo mondo dalla sinergia fra colonizzazione e cristianesimo). ti dirò che, personalmente, io ritengo che il cristanesimo abbia avuto una funzione quasi fondativa nella nostra sensibilità etica, ma che l’abbia persa da tempo. ho scritto una volta, a voler indicare una data, con la bolla Ad Extirpanda di Innocenzo V – 1252 – che legittimava l’uso inquisitivo della tortura . da allora le vittime e i porgitori dell’altra guancia diventarono carnefici, il cristianesimo si ribaltò sui suoi principi, e il bene prese forse altre vie. perchè si continui ad attribuirgli una funzione di riferimento etico, io penso che lo può spiegare facilmente la psicologia delle masse – per inerzia, sostanzialmente
    sulla latitanza del senso del sacro nella società contemporanea, poi, la dice lunga già il fatto che non abbiano suscitato alcun commento le vertiginose poesie di turoldo…

  10. Elio Paoloni il 4 aprile 2005 alle 20:31

    Queste nostre discussioni, caro Livio, hanno del surreale: in realtà io conosco pochissimo quel mondo. Qualsiasi neocatecumeno, però, senza scomodare i teologi, ti dirà che NESSUN fedele (sto parlando del praticante della sacrestia accanto) può mai dubitare che il suo sia il Vero, Unico Dio. Questo è il FONDAMENTO della Chiesa (e di qualsiasi altra religione rivelata). Se no, che diavolo di credente sarebbe? Sarebbe un sincretista, un mezzo agnostico, uno spinoziano, uno come noi. Il cocciuto credente sarà peregrino ai nostri occhi ma l’atteggiamento davvero peregrino sarebbe quella di un Papa che dice: beh, sì, il mio dovrebbe essere quello vero però, magari, discutendo… E’ assurdo, non lo vedi?

    A tutte le turpidutini che elenchi potrei aggiungerne mille altre: sono abituato a farlo. Se però tu dici queste cose a un credente, quello non ne sarà per nulla scandalizzato. Loro non sono utopisti e neanche moralisti (sembra strano, no?). Sanno che il male è ovunque e ritengono – beati loro – che alla fine – tra papi e antipapi, ci sia un disegno divino che si esplica. Come dargli torto? Quale altra istituzione è stata così solida nei millenni? Così universalmente accettata?

    Ma è inutile citare questa roba a proposito di questo Papa, che più d’ogni altro ha chiesto perdono per il male perpetrato dalla Chiesa. E’ quello che è andato nelle moschee, nelle sinagoghe, ha voluto tutte le religioni unite ad Assisi.

    Io mi imbestialivo quando i preti giustificavano le malefatte dei secoli passati e anche qualcuna presente, con l’alibi delle circostanze. E il porgi l’altra guancia, dicevo? L’esempio del Cristo? Ma devo riconoscere che senza l’attenzione alle cose del mondo (la Chiesa è NEL mondo – direbbe il catecumeno) questa struttura avrebbe potuto sbriciolarsi molti secoli fa. I fedeli andrebbero in giro con la ciotola e nulla di davvero visibile starebbe a testimoniare i valori cristiani. Ovviamente qualcuno sarebbe felicissimo di non avere tra i piedi una Chiesa a condizionare le scelte del mondo. Ma si tratta di persone estranee che non possono pontificare su ciò che è bene e ciò che è male per la Chiesa. Sanno – o pensano di sapere – cosa è bene per il mondo. Ma certo non sono interessati al bene della Chiesa. Perché la Chiesa dovrebbe prestare loro ascolto? La Chiesa, mi sembra ridicolo doverlo rimarcare, è qualcosa di immenso – sotto ogni punto di vista. Ha mille anime, compresa l’animaccia nera di Marcinkus. Per un San Francesco – o un brano evangelico – che si può citare per spiegare una certa direzione, ve ne sono cento altri che danno esempi e insegnamenti diversi. Probabilmente complementari. Insomma, io non la penso come i prelati su mille cose, ma non mi sogno di dire a loro come devono vivere la loro religione. Se loro dovessero ascoltare (non è che non lo facciano, sia chiaro, basta guardare agli infiniti piccoli adeguamenti) tutto quello che vien detto di volta in volta, settimana dopo settimana, sul preservativo o sugli embrioni o sui matrimoni, non sarebbero più vicari di Cristo ma macchiette.
    C’è un libro interessantissimo di Ceronetti in cui viene data un’interpretazione completamente diversa da quella corrente del “crescete e moltiplicatevi”. Ma Ceronetti sostiene la contraccezione sulla base di uno studio autorevolissimo dei testi. Un papa, un concilio, perché no? potrebbe prendere in considerazione questa lettura. Certo non potrebbe benedire l’aborto solo perché a noi sembra giusto. (E’ poi giusto? Io votai per l’aborto ma non ne sono orgoglioso. Tu pensi ancora che sia una conquista dell’umanità?) Insomma, c’è un portato di secoli. Noi ragioniamo con la prospettiva delle nostre vite, ci spingiamo al massimo fino ai nostri nipoti. Quelli pensano in termini di ere.



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