Verso una spiritualità atea 1

4 aprile 2005
Pubblicato da

Galileo I.bmp
di Franco Buffoni

(A conclusione del mio mese dell’ateismo, propongo un brano tratto da un testo inedito di Franco Buffoni. Il titolo del testo è Più luce, padre. Si tratta di un’opera anomala, a metà strada tra l’autobiografia intellettuale, il dialogo filosofico e il pamphlet. In esso l’autore, unendo disinvoltura e lucidità, affronta di petto una serie di questioni che percepisce come strettamente legate: dalla “camaraderie” al fascismo, dall’omosessualità all’ateismo. Il filo conduttore: un percorso di formazione dalle grandi certezze, che producono violenza e cecità, alla libertà di una ragione laica, che costruisce nella certezza solo provvisoria, attraverso continue correzioni, ma anche evidenti progressi parziali. A. I.)

Dunque, la tua proposta, riducendola entro i confini italiani…

E’ quella di un annuale meeting, analogo nella impostazione a quello dei cattolici a Rimini, imperniato sui valori dell’ateismo e del laicismo. Invitando come high ligths – invece di Andreotti e Ruini – Zapatero e Mainardi. Purtroppo, sul piano organizzativo, scontiamo decenni di fatiche, esperienze, energie d’ogni tipo bruciate dagli atei italiani all’interno del P.C.I.

Bruciate?

Sì, bruciate in quella contraddizione tragica tra giustizia e libertà su cui spesso il P.C.I. chiamò drasticamente a “scegliere”, polarizzando l’attenzione sul primo termine a scapito del secondo.

Quali potrebbero essere i punti programmatici?

Anzitutto una riflessione a tutto campo sulla morale laica. Ripartendo proprio dall’abc, dall’antica contrapposizione tra un’etica della virtù e un’etica della felicità. Per giungere alla contrapposizione tra etica del dovere e etica della utilità. E naturalmente parlare di Weber, distinguendo tra etica della intenzione pura e etica della responsabilità. Riconoscendo la ricchezza prodotta dalla varietà delle sfere morali che via via l’umanità è andata configurandosi, fino a delineare quella più prossima all’ideale di tolleranza e di diritti dell’uomo.

Occorre formulare una motivazione profonda che attragga le persone giovani, bisognose di “fedi”…

Governo sovranazionale, razionalizzazione dell’uso delle risorse, pianificazione demografica, lotta alla povertà e alla fame, rafforzamento concettuale di una nuova, altissima spiritualità…

Il trionfo di Bonaiuti…

Sì. Non è più tollerabile l’attuale pigro appalto dei servizi di nascita e di morte al dogmatismo delle gerarchie vaticane.

Pigro appalto?

Non so definire diversamente l’attuale stato di generale acquiescenza intellettuale alla pia frode, in mancanza di meglio…

In mancanza di meglio?

E’ proprio questo “meglio” che invece è possibile proporre e opporre. La nostra visione etica è migliore, più rispettosa dell’intelletto umano e più saggia della loro. Dobbiamo crederci ed esserne orgogliosi. Il loro potere si erge sulla nostra scarsa fiducia in noi stessi. Il futuro è nelle nostra capacità di indicare percorsi morali alternativi convincenti e rassicuranti. C’è un enorme lavoro intellettuale da compiere anche insieme a molti cristiani – e persino a numerosi sacerdoti sensibili e intelligenti – onestamente in cammino verso altre e più alte forme di spiritualità.

E come fine ultimo, ampliando l’orizzonte rispetto all’italica penisola?

Operare per concorrere ad adeguare le capacità emotive della specie sapiens-sapiens alle capacità cognitive raggiunte dalla stessa. Ponendo in luce come le capacità emotive della specie non si siano evolute in misura adeguata rispetto alle capacità cognitive. Lo spiega molto bene Rita Levi-Montalcini in un lucidissimo libretto, Tempo di mutamenti, che secondo me la scuola dovrebbe donare a ciascun adolescente, insieme al manualetto di educazione civica, di educazione stradale e di educazione sessuale.

In altri termini…

Occorre imparare a lottare contro ogni forma di radicalizzazione e di rigidità dovuta a motivi etnici, religiosi, linguistici, politici, sociali. I paesi dove queste forme di radicalizzazione e rigidità sono più manifeste sono anche quelli che incontrano maggiori difficoltà ad emanciparsi economicamente e socialmente. E dove è anche più difficile penetrare con aiuti razionalmente concepiti e distribuiti. Action Aid International, l’organizzazione più seria e all’avanguardia in questo campo, basa proprio sulla promozione dei diritti la propria azione, ben oltre i valori della charity inglese o della carità cristiana, nella convinzione che le cause della povertà assoluta siano anzitutto endogene: la mancanza di una concezione di diritto dello stato da parte delle classi dirigenti locali. In altri termini, occorre investire sforzi e denari per incidere sulle politiche sanitarie e scolastiche di quei paesi, sui loro codici civili, prima ancora di costruire materialmente ospedali e scuole.

E nel mondo occidentale, dove lo stato di diritto è una realtà acquisita?

Occorre imparare a lottare contro ogni forma di deriva populista, con l’elettorato “democraticamente” interpellato che però va “interpretato” nelle sue manifestazioni di volontà dal líder maximo di turno. Da qui la ricerca da parte di ogni leadership populista di un dialogo diretto che giunga alle viscere delle persone più che ai cervelli, individuando di volta in volta il nemico più adatto, e sempre istituendo il rapporto conflittuale tra “noi i buoni / loro i cattivi”.

Mi pare di cogliere avversione nei confronti della politica estera della attuale presidenza degli Stati Uniti d’America.

Non solo della politica estera, e non solo della presidenza americana, se è per questo. Però, se vogliamo compiere una riflessione intellettualmente onesta sulla politica estera americana…

E compiamola, visto che nulla ci spaventa. Ci stiamo occupando praticamente di tutto.

Sei sempre di grande conforto. Mi darai atto, comunque, che gli argomenti sono legati, che c’è un filo logico.

Se ti dicessi che non lo trovo più il filo logico, sono convinto che tu ripartiresti dall’inizio: omosessualità, guerra, onore, stato di diritto, ateismo, facoltà cognitive, governo transnazionale. E siccome sono esausto, ti dico di sì. Così puoi sfogarti sulla politica estera americana.

Sarò brevissimo. E’ chiaro che la politica estera americana è spesso cinica e esecrabile. Se penso all’appoggio dato a Pinochet contro Allende

La prendi da lontano.

La prendo da quando ho memoria storica adulta. Io mi affaccio allora alla politica: in Italia si lottava per la legge sul divorzio.

Non divagare: giungi al nocciolo della questione. Dicevi che è chiaro che la politica estera americana è criticabilissima…

Ma se la critica viene da chi non crede nello stato di diritto, tale critica finisce oggettivamente per fare il gioco dei peggiori tiranni. Penso, per esempio, a Derrida che nell’ultimo suo libro – Stati canaglia – volutamente confuse la condanna degli errori e dei crimini (che ovviamente è più che legittima) con quella del sistema che li produce. Avendo decostruito dentro di sé il principio dello stato di diritto come valore, Derrida finisce col mettere in atto – in funzione antiamericana – un oggettivo appoggio alle dittature di ogni forma e colore: da Mao a Pol Pot, da Milosevic a Saddam Hussein. Questo è il vero nichilismo. (In sedicesimo, per fare un altro esempio, lo puoi percepire anche nel recente La democrazia. Storia di un’ideologia di Luciano Canfora, per il quale il concetto di stato di diritto come valore in sé assolutamente non esiste). Mentre io credo che la cultura occidentale dovrebbe comunque e sempre difendere quel valore, quella conquista culturale, al pari della abolizione della schiavitù o della dichiarazione dei diritti dell’uomo, perché l’istituto che ne deriva ha in sé anche le potenzialità correttive. Siamo insomma alla differenza tra crisi o errore del sistema, e crisi o errore nel sistema. E’ fondamentale.

In sostanza siamo ancora a Aron e Popper contro Sartre e Derrida

Mettila come vuoi. Loro sono tutti morti, ma passi avanti sostanziali non ce ne sono stati. L’ideale, in futuro, è che non siano più tollerabili appoggi a dittature per contrastare altre dittature (esempio: Saddam Hussein sostenuto in funzione anti Komeini), o sostegni a dittature di destra in funzione anti comunista, come è praticamente sempre avvenuto in Sud America. Però dovrà essere altrettanto chiaro che un governo sovranazionale non potrà che contrastare qualunque ipotesi di stato assolutistico o etico. Il problema dello sfruttamento globale delle risorse economiche e quello della pianificazione demografica potranno essere affrontati seriamente solo in questo quadro.

Visto che navighiamo nell’utopia, ci sono altri suggerimenti per la Rimini laica? O atea? A proposito, credo che dovresti distinguere tra ateo e laico: mi sembra che tu ricorra ai due termini indifferentemente.

Poiché credo che passeranno decenni prima che in Italia (e, se è per questo, anche negli Stati Uniti) il termine ateo perda la sua connotazione negativa e privativa; e poiché proprio non sopporto l’espressione “non-credente”, ricorro deliberatamente al termine “laico” in modo estensivo. E spero che si imponga sempre di più come sinonimo soft di ateo. D’altro canto, etimologicamente, laico significa “del popolo”. Dunque, siamo tanti.

Ti chiedevo dei contenuti per la Rimini laica…

Te ne cito alcuni, solo per darti un’idea. Sostegno assoluto alla ricerca scientifica e alla diffusione con ogni mezzo della cultura scientifica: illuminante, al riguardo, l’ultimo libro di Tullio Regge, Lettera ai giovani sulla scienza. L’obiettivo mi sembra chiaro, ma può rifarsi alla cronaca di questi primi giorni di gennaio del 2005: educare sin dai primi anni di scuola a conoscere il metodo della scienza (prova e verifica) e i fenomeni naturali (per esempio, lezioni di geografia in cui si spiega che cosa sono la tettonica a zolle e le onde anomale: può essere utile); abolizione degli oroscopi dai programmi delle tv di stato; sostituzione nelle scuole di stato del corso confessionale di religione con corsi di etica e di storia delle religioni. E naturalmente diritti civili. Se vuoi che continui con gli argomenti: cellule staminali, procreazione assistita, eutanasia. Partendo dal principio che la vita appartiene al singolo individuo, e non è un “dono di Dio”.

Certo che fai proprio di tutto per risultare fastidioso, arrogante, antipatico. Per farti respingere. Non sei conciliante.

Te lo ripeto: non ho mai scritto o parlato per risultare gradevole o per farmi benvolere. Vivo nella consapevolezza che i diritti degli atei vengono costantemente calpestati. Altro obiettivo: poter versare l’otto per mille anche ad associazioni come nogod, che propagandano fondatamente l’ateismo come valore. Se penso a quante volte vengo offeso ogni giorno come ateo e come omosessuale dai mezzi di informazione, dalla mentalità corrente. C’è un immane lavoro da compiere.

( continua… )

(immagine da “Discorsi e dimostrazioni matematiche” di Galileo Galilei)

4 Responses to Verso una spiritualità atea 1

  1. Vincenzo Della Mea il 5 aprile 2005 alle 12:49

    Mi trovo d’accordo con praticamente tutto, a meno del fatto che, forse, per fare una Rimini dell’ateismo gli atei dovrebbero avere un senso del branco che secondo me non hanno (carenza che è uno dei pregi di una certa cultura laica).

  2. lorenzo_galbiati il 5 aprile 2005 alle 14:18

    PREFERITE ESSERE ATEI CONVINTI (E ASPIRANTI FANATICI) O ATEI “PENSANTI”?

    Sono anni che cerco di fare un’unica propaganda religiosa, che è questa: la differenza sostanziale non è più tra atei e credenti ma tra ‘pensanti’ e ‘nonpensanti’. Cosa intendo dire?
    Be’, ve lo spiego con Bobbio, era una sua idea (rielaborata dal cardinale Martini nei termini sopra indicati). E scusate se mi dilungherò ma il pezzo credo meriti un confronto con questi post di Andrea Inglese che, in ultima analisi, se attuati, temo trasformerebbero l’ateismo (che secondo me è una grande forza religiosa – lo diceva già Ernst Bloch – senza i difetti delle religioni istituzionalizzate) in una specie di setta di fanatici al pari di quelle teistiche.
    Bobbio, dunque: “Io non sono un uomo di fede, sono un uomo di ragione e diffido di tutte le fedi, però distinguo la religione dalla religiosità. Religiosità significa per me avere il senso dei propri limiti, sapere che la ragione dell’uomo è un piccolo lumicino, che illumina uno spazio infimo rispetto alla grandiosità dell’universo. L’unica cosa di cui sono sicuro, sempre stando nei limiti della mia ragione, è semmai che io vivo il senso del mistero, che evidentemente è comune tanto all’uomo di ragione che all’uomo di fede. Con la differenza che l’uomo di fede riempie questo mistero con rivelazioni e verità che vengono dall’alto, e di cui non riesco a convincermi. Resta però fondamentale questo profondo senso del mistero, che ci circonda, e che è ciò che io chiamo senso di religiosità. La mia è una religiosità del dubbio, anziché delle risposte certe. Io accetto solo ciò che è nei limiti della stretta ragione e sono limiti angusti: la mia ragione si ferma dopo pochi passi, mentre, volendo entrare nel mistero, la strada non ha fine. Più noi sappiamo più sappiamo di non sapere…E’ una domanda tradizionale ma io non ho risposta: perché l’essere e non piuttosto il nulla? Io non so chi possa dare una risposta, se non per fede….E negare che la domanda abbia un senso, come fa certa filosofia analitica, mi pare un gioco di parole… Quando sento di essere arrivato alla fine della vita senza aver trovato una risposta alle domande ultime, la mia intelligenza è umiliata. Umiliata. E io accetto questa umiliazione. La accetto. E non cerco di sfuggire a questa umiliazione con la fede, attraverso strade che non so percorrere. Resto uomo della mia ragione limitata – e umiliata. So di non sapere. Questo io chiamo ‘la mia religiosità’… Certo, probabilmente non si riesce a resistere a questo continuo non sapere, e allora ci si affida alle credenze…Un giorno al cardinal Martini ho detto: per me la differenza non è tra il credente e il noncredente, ma tra chi prende sul serio questi problemi e chi non li prende sul serio: c’è il credente che si accontenta di risposte facili (e anche il noncredente, sia chiaro, che delle risposte facili si accontenta!). Qualcuno dice: ‘sono ateo’, ma io non sono sicuro di sapere cosa significa. Penso che la vera differenza sia tra chi, per dare un senso alla propria vita, si pone con serietà e impegno queste domande, e cerca la risposta, anche se non la trova, e colui cui non importa nulla, a cui basta ripetere ciò che gli è stato detto fin da bambino.”
    Lorenz

  3. Elio Paoloni il 5 aprile 2005 alle 16:24

    Mi sembrano parole definitive



indiani