Marginalità o libertà

12 aprile 2005
Pubblicato da

(Risposta a Caliceti)

di Antonio Moresco

Caro Caliceti,
ho letto il tuo pezzo sulla “Restaurazione”, sia quello su Nazione Indiana che quello parallelo su Liberazione. Che tristezza! Mi fai dire cose che non ho detto (il riscatto generazionale, ecc), sostieni che liquido in quattro e quattr’otto il dibattito che c’è stato sulla “letteratura popolare” (argomento che ho invece cercato di affrontare al di fuori di certe banalizzazioni in un pezzo, sempre su Nazione Indiana, intitolato “Piccola nota”), stravolgi quello che ho detto e il senso e la natura e il referente della “sfida” di cui ho parlato, mi dai del pessimista e poi teorizzi per lo scrittore una marginalità introiettata e accettata (e tutto quello che viaggia in controtendenza sarebbe solo frutto di isolato romanticismo duro a morire).

“Da secoli”, alzi addirittura il tiro. Eh, sì! Tutti quei poveri coglioni e quei poveri illusi come Leopardi che non si accontentavano di vivere una letteratura (come qualsiasi altra cosa) solo giocabile dentro uno spazio marginale e non si rassegnavano a trarne le conseguenze e a scrivere piccoli libri proporzionali a questa visione, ma pretendevano invece di prendersi tutto il respiro e tutta la libertà della mente e del cuore e di volare alto, o dove cazzo gli pareva. E, anche fuori dall’Italia e durante tutto il Novecento, quanti poveri coglioni e quanti illusi, persino in situazioni di oppressione e di terrore dispiegati e di marginalità assoluta! Scrittori e poeti che -persino allora- non hanno cessato di assumersi tutte la responsabilità e libertà. Qui invece, e ora, si dovrebbe accettare questa piccola dimensione terminale, storicistica, sociologica e formalistica e questa pochezza di orizzonti e magari farci convegni sopra. A te va bene così? A me no.

Ma queste -dici tu- sarebbero idee “vecchie”. Sì, in effetti io sono, anagraficamente, più vecchio di te. Quanto al resto è tutto da vedere.

Concludi il tuo articolo su “Liberazione” dicendo che, sì, bisogna anche cercare di reagire, “certo, è auspicabile, ma mantenendo però sempre un lucido senso di realtà, accettando serenamente un ruolo di marginalità che oggi la letteratura nel mondo (e soprattutto in Italia) ha da almeno alcuni secoli”. E che bisogna piuttosto scrivere libri importanti, “perché lì si gioca la partita numero uno, anche sul piano culturale e politico, per uno scrittore”. Non so se sono importanti o meno, ma qualcuno, nel mio piccolo, l’ho scritto anch’io. E credo che continuerò a farlo.

D’ora in poi io non voglio più rispondere a interventi di questo tipo. Non ne vale la pena, è una perdita di tempo rispondere a chi non si confronta con quello che hai veramente cercato di dire e con le argomentazioni e i problemi realmente sollevati ma che li manda in vacca con banalizzazioni e meschinizzazioni e variegate difese dell’esistente.

13 Responses to Marginalità o libertà

  1. Francesco Sasso il 12 aprile 2005 alle 23:47

    >

    Vogli partire da questa sola affermazione che io, giovane scrittore sconosciuto, sento fin dentro le viscere. Io la vivo sulla mia pelle, sul dorso della mia mano che saetta e ringhia sulla tastiera come una farfalla impalata dalla Repubblica ad personam.
    Ho trent’anni, scrivo da venti, ed ho davanti un muro di cifre che scintillano come una sbobba appiccicosa sui visi dei funzionari dell’INDUSTRIA EDITORIALE. Va bene, mi dicono, sei Off. Va bene, mi dico, non devo per forza inginocchiarmi alle vostre parole, né indicizzare il mio cervello sulle onde medie del pianeta USA E GETTA. Ma quanto è difficile resistere. E come tossico è buttar giù il sorrisino del poliziotto o del cuoco in mercedes, e poi perché? Lo scrittore! Ma che cazzo produci? Sei una bella seccatura per i tuoi. Sei un contagocce infettato dal virus del fallimento. Sei votato ad inabissarti. Molla la presa, tanto ci siamo noi a far da guardiani al faro. Noi i soli sacerdoti della macchina sputa sentenze. Sbottona i pantaloni e dacci il culo.
    E noi scrittori senza editori, deboli cellule di un incubo senza origine, fuggiamo o ci autoproclamiamo a pagamento; tanto siamo eunuchi assuefatti alla perdita. Il mondo è di chi si conforma al target.
    Scrivi per te, suggerisce un omino in fregola perenne, pacato come un orso in letargo; e immediatamente dopo ti ricordano l’onorario del loro consiglio. Ma dio mio, è il suggerimento di chi è già dentro, al caldo; e può permettersi d’essere generoso e ti concede la partita, tanto il tanfo del fallimento è tutto tuo e dei tuoi schizofrenici rituali narcotizzanti che l’industria del cinque mila copie ti spaccia, farfugliando di nicchie e contro nicchie; di piattaforme illuminate da luci scintillanti al neon di un buon pastore cadavere.
    Ma qui da noi, tutto sprizza dolore, come arabesco elettrico; e il conformismo non è identico alla rabbia dell’umiliazione. Mai.

    Scritto di getto… con rabbia.

  2. temperanza il 12 aprile 2005 alle 23:54

    Be’ , rivaluto i 10 comandamenti, chiari, precisi, sintetici.

  3. arto il 13 aprile 2005 alle 06:54

    Caro Moresco,

    la partecipazione, nella parte dell’Imam, alla soap Suor Jo dell’ineffabile e ultrapsichico Genna fa parte del tuo programma di Resistenza alla civiltà del profitto che nega un ruolo all’intellettuale?
    Con arguzia
    Arto

  4. Un fake di Angelini il 13 aprile 2005 alle 07:47

    Scrive Moresco: “Non so se sono importanti o meno, ma qualche libro, nel mio piccolo, l’ho scritto anch’io.”
    Eccolo il nocciolo di uranio, Caliceti, eccolo. Grazie, Moresco, mi sei stato utilissimo.

  5. andrea barbieri il 13 aprile 2005 alle 08:24

    Ma se Moresco scrive:
    “In tutti i periodi di restaurazione c’è stata una fioritura di opere […].

    E Caliceti scrive:
    “Sinceramente, caro Antonio, pur condividendo buona parte della tua analisi, mi sento più ottimista di te sull’oggi e sul futuro.”

    In fondo (anche nel senso che si trova in fondo ai rispettivi interventi e quindi sono l’esito delle argomentazioni) significa che tutti e due si sentono vivi e per niente abbattuti. E allora perché litigare? Io vi vedrei a organizzare qualcosa insieme, non so, una specie di “RicercaRe” che a quanto ne so è finito nel 2003 per mancanza di pilla (ok, questo l’ho detto a favore di Moresco, ma quello che ho scritto sopra vale lo stesso: due vispi non litigano, fanno una sinergia).
    Saluti.

  6. Gershom il 13 aprile 2005 alle 09:55

    E’ vero. Litigare mi pare una stupidata. Trovare sinergie, dialettiche, piani di attacco…questo lo spirito della rivista, noh?

  7. Impasse il 13 aprile 2005 alle 11:06

    Non mi sembra un litigio ma un disaccordo culturale. La cultura è discussione e anche polemica (ma qui non vedo neanche polemica, vedo discussione). Quando coloro che intervengono su Nazione Indiana sono d’accordo, arrivano commenti che dicono “smettetela di farvi pompini a vicenda”; quando non si è d’accordo, i commenti dicono “non litigate”…

  8. Margine il 13 aprile 2005 alle 11:55

    Oriana Fallaci non è marginale. Mentre Giuseppe Caliceti assume serenamente su di sé la “marginalità” dello scrittore, altri scrittori rubano a mani basse tutto quello che c’è. E i “marginali”? Lasciano fare. Visto che è da secoli che la letteratura è “marginale”, serenamente abbandonano il campo…

  9. stupidolettore il 13 aprile 2005 alle 12:58

    Scusi, Moresco, ma Lei cosa fa (in pratica, o in concreto, che dir si voglia)? O cosa vorrebbe che facessero gli scrittori? (mi può rispondere per favore con parole e frasi forse meno precise, ma, per me, forse, più comprensibili?). Grazie

  10. Gianluca il 13 aprile 2005 alle 14:28

    Bé, “stupidolettore”, guardo alla sua attività pubblica per quel che ne so io: Moresco per esempio scrive qui su Nazione Indiana e organizza gli incontri del “teatro i”. E’ poco? E’ molto? Sono gli spazi che attualmente questa epoca concede, non è che se uno scrittore telefona al Corriere e dice “voglio scrivere una cosa” gliela pubblicano. Se tutti gli intellettuali si impegnassero gratuitamente su un sito indipendente, su luoghi indipendenti come questo, su una rivista a larghissima partecipazione di contributi, deponendo schieramenti e antiche antipatie fra loro… e lo facessero insieme a tanti altri, come bene o male accade qui su Nazione Indiana… Se non badassero soltanto alla propria posizione personale, carrieristica, individuale singolare egoistica… (pur legittima!) Poi Moresco scrive libri di saggi, non soltanto romanzi, ma anche raccolte militanti di suoi interventi su cultura e società, libri che non possono essere di certo accusati di essere “commerciali”: mi sembra che molti scrittori invece oggi puntino al bersaglio grosso, sempre e solo il romanzo, per esempio ci sono molti gialli in giro che onestamente mi sembrano scritti non per vera ispirazione o senso tragico dell’assassinio nella specie umana, ma solo perché i lettori italiani preferiscono i gialli… Poi non so che cosa faccia Moresco personalmente, non ne ho idea se è attivo anche in altri campi, bisognerebbe che ti rispondesse lui, però penso che quel che fa lo si vede, non c’è bisogno di chiederglielo, sbaglio?

  11. stupidolettore il 13 aprile 2005 alle 15:11

    Grazie Gianluca, di aver risposto (gli scrittori impegnati si rispondono solo fra loro), anche se continuo a non capire il problema. Per sempio, adesso che ce l’hanno tutti con Caliceti. Ma lui FA molto, no? Non ha iniziato lui con emilianet (a proposito di impegnarsi “gratuitamente su un sito indipendente, su luoghi indipendenti come questo”)? Non insegna tutti i giorni ai bambini? Immagino cose belle, fra l’altro, no? E non scrive romanzi sulla nostra società (Fattoria italghisa era suo, no?)?
    Cosa si sta chiedendo agli scrittori? Cosa gli si sta rimproverando?
    No, perché magari se lo capisco, poi provo a fare qualcosa di simile anche nel mio piccolo, anche da non scrittore.

  12. Gianluca il 13 aprile 2005 alle 15:41

    Caro stupidolettore, finché ti firmerai con uno pseudonimo, non ti stupire se chi si firma con nome e cognome e ci mette la faccia non ti risponde. Il rimprovero non è a Caliceti, andiamo! Non è mica al suo curriculum, a cosa fa nella vita, ai suoi libri! Non mescoliamo le carte in tavola. L’analisi di Moresco percepisce un clima di restaurazione culturale, quella di Caliceti no, e propone agli scrittori un ruolo di marginalità che a Moresco sembra perdente.

  13. Antonio Eramo il 13 aprile 2005 alle 16:21

    Scusa, hai ragione. Mi sono fatto prendere dalla vergogna e dalla possibilità di fare questo giochetto degli pseudonimi. Mi chiamo Antonio Eramo. La mia faccia ce la metterei, ma non ho la webcam ;)
    ciao.



indiani