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	Commenti a: Cosa è successo nel frattempo?	</title>
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		<title>
		Di: Vittorio Macioce		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/16/cosa-e-successo-nel-frattempo/#comment-9352</link>

		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Macioce]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho uno strano rapporto, da lettore, con Antonio Moresco. Apprezzo il suo coraggio e il tentativo di volare alto. Forse amiamo anche gli stessi autori. Non condivido il suo pessimismo viscerale, carico di rabbia e di barriere antropologiche. Credo che Faulkner e Kafka troverebbero, con fatica, un buon editore anche oggi. Moresco parla di resturazione, io credo che il periodo che stiamo vivendo assomigli più a una fuga dal Novecento. Il Novecento ha bruciato molti sogni, lasciando un odore di nichilismo e un disorientamento in cui non è facile navigare. Credo sia necessario ritrovare una mappa, coordinate culturali disegnate sulle macerie del passato. Filippo La Porta cita Pascale e Lagioia. Conosco bene Nicola, ho letto molto di Pascale. Sono due scrittori che stimo e credo stiano lavorando in una direzione che condivido. Nei loro romanzi c&#039;è un abbozzo di quella mappa che anch&#039;io sto cercando, C&#039;è ancora molto da lavorare. Sono convinto, da tempo, che la guerra civile di parole, i piccoli muri costruiti intorno alle parrocchie servano a poco. Ogni volta che leggo o sento discorsi sulla narrativa italiana di questi tempi, purtroppo, vedo linee di confine segnate da rancori e frustrazioni. Forse dovremmo sottolineare i passaggi e i varchi. Aprirli. Magari dall&#039;altra parte c&#039;è qualcosa che né Moresco né io possiamo immaginare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho uno strano rapporto, da lettore, con Antonio Moresco. Apprezzo il suo coraggio e il tentativo di volare alto. Forse amiamo anche gli stessi autori. Non condivido il suo pessimismo viscerale, carico di rabbia e di barriere antropologiche. Credo che Faulkner e Kafka troverebbero, con fatica, un buon editore anche oggi. Moresco parla di resturazione, io credo che il periodo che stiamo vivendo assomigli più a una fuga dal Novecento. Il Novecento ha bruciato molti sogni, lasciando un odore di nichilismo e un disorientamento in cui non è facile navigare. Credo sia necessario ritrovare una mappa, coordinate culturali disegnate sulle macerie del passato. Filippo La Porta cita Pascale e Lagioia. Conosco bene Nicola, ho letto molto di Pascale. Sono due scrittori che stimo e credo stiano lavorando in una direzione che condivido. Nei loro romanzi c&#8217;è un abbozzo di quella mappa che anch&#8217;io sto cercando, C&#8217;è ancora molto da lavorare. Sono convinto, da tempo, che la guerra civile di parole, i piccoli muri costruiti intorno alle parrocchie servano a poco. Ogni volta che leggo o sento discorsi sulla narrativa italiana di questi tempi, purtroppo, vedo linee di confine segnate da rancori e frustrazioni. Forse dovremmo sottolineare i passaggi e i varchi. Aprirli. Magari dall&#8217;altra parte c&#8217;è qualcosa che né Moresco né io possiamo immaginare.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: un fake di angelini		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/16/cosa-e-successo-nel-frattempo/#comment-9353</link>

		<dc:creator><![CDATA[un fake di angelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vedo che nessuno centra il NODO VERO dell&#039;impasse libraria: la DISTRIBUZIONE, la DISTRIBUZIONE, la DISTRIBUZIONE...
Hai voglia tu a produrre buoni libri, se poi questi restano fermi nei depositi. Hai voglia tu a denunciare la RESTAURAZIONE in un convegnuccio a Torino, se la piccola editoria rampante viene travolta dai problemi distributivi. È come farsi una sega. Quante piccole, volonterose case hanno dovuto chiudere i battenti negli ultimi anni? 
Inoltre, come dice Elio, la compagine degli scrittori è solo un aspetto, non necessariamente centrale, della faccenda.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vedo che nessuno centra il NODO VERO dell&#8217;impasse libraria: la DISTRIBUZIONE, la DISTRIBUZIONE, la DISTRIBUZIONE&#8230;<br />
Hai voglia tu a produrre buoni libri, se poi questi restano fermi nei depositi. Hai voglia tu a denunciare la RESTAURAZIONE in un convegnuccio a Torino, se la piccola editoria rampante viene travolta dai problemi distributivi. È come farsi una sega. Quante piccole, volonterose case hanno dovuto chiudere i battenti negli ultimi anni?<br />
Inoltre, come dice Elio, la compagine degli scrittori è solo un aspetto, non necessariamente centrale, della faccenda.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Massimiliano Parente		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/16/cosa-e-successo-nel-frattempo/#comment-9354</link>

		<dc:creator><![CDATA[Massimiliano Parente]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=1110#comment-9354</guid>

					<description><![CDATA[Beato te, Vittorio, che credi che Kafka o Faulkner sarebbero pubblicati anche oggi, di certo non in Italia (dove molto Faulkner continua peraltro a non trovarsi); forse ignori i criteri di livellamento del testo, della forma, e di banale fruibilità imposto dai grandi editori (e spesso anche piccoli editori, i quali puntano a diventare come i grandi, essendolo già in piccolo, senza contare i problemi distributivi cui accennava l&#039;intervento di cui sopra, e anche l&#039;assenza di una società letteraria alla quale, ai tempi di Svevo e Kafka, bastavano comunque poche centinaia di copie per &quot;vedere&quot; un libro). Certo, per me a nuocere sono anche le alleanze improprie, a non saper distinguere si rischia di confondere i discorsi seri di Antonio Moresco, e anche di Tiziano Scarpa (in Cos&#039;è tutto questo fracasso?, e altrove) che in parte condivido, con gli sproloqui prénatal di Aldo Nove e altri, che, al contrario, dovrebbe avere poco da lamentarsi e tanto da ringraziare alla macchina editoriale (culturale??? editoriale??? berlusconiana???) che gli consente tanto di pubblicare i propri conformismi infantil-balestriniani (e riceverne paginate di elogio su tutti i grandi giornali, interviste su Repubblica e sul Corriere della Sera), quanto di piagnucolare e aggregarsi impunemente alla protesta di chi fa davvero letteratura e sfondamento degli orizzonti d&#039;attesa e creazione di sangue inchiostrato. (E anche lì le polemichette di ritorno fanno ridere, l&#039;enfant non prodige attacca Piperno come letteratura di regime essendo difensore di Ammaniti, come se ciascuno potesse piegare l&#039;idea della forma, della radicalità della scrittura, alle proprie credenze e comodini e pappaciccismi ruffiani; e poi se dici qualcosa sull&#039;enfant c&#039;è sempre qualcuno che dice &quot;ah, poverino, ma sai, lui...&quot;, poverino un cazzo, ma vattene affanculo, la letteratura è una cosa, la psicoterapia un&#039;altra). Problema sentito invece visceralmente, esistenzialmente, resistenzialmente da Moresco e da tutti gli scrittori che sono e sono stati tali, dovendo superare il blocco dell&#039; &quot;industria libraria&quot; contro la quale, tra i tanti, scriveva anche Carlo Tenca nel 1858, in un articolo apparso su &quot;Il Crepuscolo&quot;: &quot;E&#039; tempo che gli autori ripiglino l&#039;ascendente che loro si compete e pensino ad operare direttamente nel mercato librario. Operai della letteratura, i loro sforzi isolati non valgono: quasi mai essi giungono a stampare quel che scrivono o che meditano, quasi mai possono promuovere la stampa di quel che loro sembra utile e degno (...) tolgano l&#039;industria libraria dall&#039;avvilimento, in cui è caduta, esercitandola e vegliandola essi stessi&quot;.

Massimiliano Parente 


P.S: Preciso che sono QUI per caso e per momentanea curiosità, perché seguo ciò che si scrive su Nazione Indiana ma mai i commenti, in quanto mi deprime e reputo perdita di tempo leggere spesso sfilze di deliri nascosti fra l&#039;altro dietro l&#039;anonimato, quindi non leggerò né risponderò a quanto verrà postato in questa sede.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Beato te, Vittorio, che credi che Kafka o Faulkner sarebbero pubblicati anche oggi, di certo non in Italia (dove molto Faulkner continua peraltro a non trovarsi); forse ignori i criteri di livellamento del testo, della forma, e di banale fruibilità imposto dai grandi editori (e spesso anche piccoli editori, i quali puntano a diventare come i grandi, essendolo già in piccolo, senza contare i problemi distributivi cui accennava l&#8217;intervento di cui sopra, e anche l&#8217;assenza di una società letteraria alla quale, ai tempi di Svevo e Kafka, bastavano comunque poche centinaia di copie per &#8220;vedere&#8221; un libro). Certo, per me a nuocere sono anche le alleanze improprie, a non saper distinguere si rischia di confondere i discorsi seri di Antonio Moresco, e anche di Tiziano Scarpa (in Cos&#8217;è tutto questo fracasso?, e altrove) che in parte condivido, con gli sproloqui prénatal di Aldo Nove e altri, che, al contrario, dovrebbe avere poco da lamentarsi e tanto da ringraziare alla macchina editoriale (culturale??? editoriale??? berlusconiana???) che gli consente tanto di pubblicare i propri conformismi infantil-balestriniani (e riceverne paginate di elogio su tutti i grandi giornali, interviste su Repubblica e sul Corriere della Sera), quanto di piagnucolare e aggregarsi impunemente alla protesta di chi fa davvero letteratura e sfondamento degli orizzonti d&#8217;attesa e creazione di sangue inchiostrato. (E anche lì le polemichette di ritorno fanno ridere, l&#8217;enfant non prodige attacca Piperno come letteratura di regime essendo difensore di Ammaniti, come se ciascuno potesse piegare l&#8217;idea della forma, della radicalità della scrittura, alle proprie credenze e comodini e pappaciccismi ruffiani; e poi se dici qualcosa sull&#8217;enfant c&#8217;è sempre qualcuno che dice &#8220;ah, poverino, ma sai, lui&#8230;&#8221;, poverino un cazzo, ma vattene affanculo, la letteratura è una cosa, la psicoterapia un&#8217;altra). Problema sentito invece visceralmente, esistenzialmente, resistenzialmente da Moresco e da tutti gli scrittori che sono e sono stati tali, dovendo superare il blocco dell&#8217; &#8220;industria libraria&#8221; contro la quale, tra i tanti, scriveva anche Carlo Tenca nel 1858, in un articolo apparso su &#8220;Il Crepuscolo&#8221;: &#8220;E&#8217; tempo che gli autori ripiglino l&#8217;ascendente che loro si compete e pensino ad operare direttamente nel mercato librario. Operai della letteratura, i loro sforzi isolati non valgono: quasi mai essi giungono a stampare quel che scrivono o che meditano, quasi mai possono promuovere la stampa di quel che loro sembra utile e degno (&#8230;) tolgano l&#8217;industria libraria dall&#8217;avvilimento, in cui è caduta, esercitandola e vegliandola essi stessi&#8221;.</p>
<p>Massimiliano Parente </p>
<p>P.S: Preciso che sono QUI per caso e per momentanea curiosità, perché seguo ciò che si scrive su Nazione Indiana ma mai i commenti, in quanto mi deprime e reputo perdita di tempo leggere spesso sfilze di deliri nascosti fra l&#8217;altro dietro l&#8217;anonimato, quindi non leggerò né risponderò a quanto verrà postato in questa sede.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/16/cosa-e-successo-nel-frattempo/#comment-9355</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caro antonio, 
in margine a quanto hai risposto a Giulio, che mi sembra centrale e importante.

Personalmente ho letto la discussione che è avvenuta su NI, in termini sia di sostanza e idee, sia di tono. Una lettura non esclude per forza l&#039;altra. Nella comunicazione esistono entrambe queste componenti. Possiamo farne una gerarchia (le idee sono più importanti del tono), ma in ogni caso il tono continua ad esistere, e credo che se ne possa parlare, e confrontarsi, anche dolorosamente, come è stato fatto.
con l&#039;affetto e la stima che sai
a.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro antonio,<br />
in margine a quanto hai risposto a Giulio, che mi sembra centrale e importante.</p>
<p>Personalmente ho letto la discussione che è avvenuta su NI, in termini sia di sostanza e idee, sia di tono. Una lettura non esclude per forza l&#8217;altra. Nella comunicazione esistono entrambe queste componenti. Possiamo farne una gerarchia (le idee sono più importanti del tono), ma in ogni caso il tono continua ad esistere, e credo che se ne possa parlare, e confrontarsi, anche dolorosamente, come è stato fatto.<br />
con l&#8217;affetto e la stima che sai<br />
a.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: kristian		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/16/cosa-e-successo-nel-frattempo/#comment-9356</link>

		<dc:creator><![CDATA[kristian]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#039;A volte le persone, non solo gli scrittori, percepiscono in modo particolarmente acuto che si trovano in una situazione soffocante e cominciano col manifestarlo e cercano in questo di incontrarsi con altre persone per parlarne e magari guardare tutto il funzionamento della macchina da un’ottica un po’ più grande, per cominciare a capire che cosa si può fare&#039;. 

proprio perché credo in quello che ha scritto moresco, auspico la nascita del sindacato degli autori di opere, l&#039;adesione in massa degli operatori delle discipline artistiche a tale sindacato, quindi l&#039;immediata proclamazione dello sciopero nazionale degli artisti riuniti, contro le politiche aziendali tese unicamente alla massimizzazione dei profitti particolari, a totale scapito del benessere generale.
è sempre un momento felice quello nel quale la manodopera prende coscienza del proprio stato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8216;A volte le persone, non solo gli scrittori, percepiscono in modo particolarmente acuto che si trovano in una situazione soffocante e cominciano col manifestarlo e cercano in questo di incontrarsi con altre persone per parlarne e magari guardare tutto il funzionamento della macchina da un’ottica un po’ più grande, per cominciare a capire che cosa si può fare&#8217;. </p>
<p>proprio perché credo in quello che ha scritto moresco, auspico la nascita del sindacato degli autori di opere, l&#8217;adesione in massa degli operatori delle discipline artistiche a tale sindacato, quindi l&#8217;immediata proclamazione dello sciopero nazionale degli artisti riuniti, contro le politiche aziendali tese unicamente alla massimizzazione dei profitti particolari, a totale scapito del benessere generale.<br />
è sempre un momento felice quello nel quale la manodopera prende coscienza del proprio stato.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Bartolomeo Di Monaco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/16/cosa-e-successo-nel-frattempo/#comment-9357</link>

		<dc:creator><![CDATA[Bartolomeo Di Monaco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=1110#comment-9357</guid>

					<description><![CDATA[Marco Valerio è un piccolo editore di Torino che pubblica i miei libri. Un giorno per telefono mi disse che non ci guadagnava molto con me, ma avrebbe continuato a pubblicarmi. Nel 2003 ha fatto uscire il romanzo &quot;La Scampanata&quot;, nel 2004 &quot;Quaranta letture - percorsi critici nella letteratrura italiana contemporanea&quot;, e in questi giorni è uscito &quot;Quarantatre letture - Il sud nella letteratura italiana contemporanea&quot;. Nel 2006 farà uscire il lavoro che sto preparando, sempre legato alla letteratura del Novecento, con particolare riguardo agli scrittori lucchesi del tutto o quasi dimenticati.

Immagino che pochi qui conoscano Silvio Micheli, che nel 1946 vinse il Premio Viareggio, o Remo Teglia, pubblicato da Einaudi, o Fabrizio Puccinelli, uscito con Franco Maria Ricci, o Umberto Fracchia, pubblicato da Mondadori e fondatore de La fiera letteraria.

E&#039; un editore, dunque, che con me non guadagna. Eppure, non demorde. Anche lui ha grossi problemi con la distribuzione, come ha evidenziato Angelini, e non ha a fianco una qualche rivista letteraria che lo sostenga.

Che voglio dire con tutto questo?
Che i dibattiti sono sempre stimolanti e producono fermenti e novità, ma tutto ciò spesso è destinato a spegnersi col passare dei mesi o, se va bene, di qualche anno. Il Novecento è stato pieno di dibattiti di questo tipo. Nel mio commento a Livio Romano ho citato qualche rivista, ma ho in casa anche La fiera letteraria, Il mondo e le Terze pagine veramente irripetibili di quei tempi. Ben vengano, i dibattiti, dunque, ma non sono sufficienti.

Allora?

Allora si dovrebnbe fare una sola cosa, che richiede coraggio, perseveranza e sacrificio, anche economico.

Moresco, Scarpa, Benedetti, Montanari, e altri che frequentano N.I, anche Mozzi, che già sta facendo cose egregie in Sironi, se la sentono di mettere fuori un po&#039; di soldi, sottraendoli allo stipendio del proprio lavoro (immagino che siano impiegati da qualche parte; non credo vivano col ricavato dei propri libri) e fondare una Casa editrice che realizzi il loro progetto?

Per fare questo devono essere consapevoli: 
-che lavoreranno, forse per sempre, in perdita,
-che dovranno terribilmente organizzarsi per sfondare sulla distribuzione;
-che il loro sacrificio di tempo e di denaro dovrà resistere alle difficoltà di ogni tipo e protrarsi negli anni.

Più che i dibattiti sulla letteratura (sempre utili) sono, però e soprattutto, i libri di valore letterario che possono modificare e migliorare una società. Non solo essi, certamente.

La rivista web N.I., che ha già molti lettori, potrebbe affiancare il lavoro della Casa editrice con dibattiti, informazioni e così via.

Insomma, dalle parole ai fatti, se si crede in quello che si scrive. 

Bart]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Marco Valerio è un piccolo editore di Torino che pubblica i miei libri. Un giorno per telefono mi disse che non ci guadagnava molto con me, ma avrebbe continuato a pubblicarmi. Nel 2003 ha fatto uscire il romanzo &#8220;La Scampanata&#8221;, nel 2004 &#8220;Quaranta letture &#8211; percorsi critici nella letteratrura italiana contemporanea&#8221;, e in questi giorni è uscito &#8220;Quarantatre letture &#8211; Il sud nella letteratura italiana contemporanea&#8221;. Nel 2006 farà uscire il lavoro che sto preparando, sempre legato alla letteratura del Novecento, con particolare riguardo agli scrittori lucchesi del tutto o quasi dimenticati.</p>
<p>Immagino che pochi qui conoscano Silvio Micheli, che nel 1946 vinse il Premio Viareggio, o Remo Teglia, pubblicato da Einaudi, o Fabrizio Puccinelli, uscito con Franco Maria Ricci, o Umberto Fracchia, pubblicato da Mondadori e fondatore de La fiera letteraria.</p>
<p>E&#8217; un editore, dunque, che con me non guadagna. Eppure, non demorde. Anche lui ha grossi problemi con la distribuzione, come ha evidenziato Angelini, e non ha a fianco una qualche rivista letteraria che lo sostenga.</p>
<p>Che voglio dire con tutto questo?<br />
Che i dibattiti sono sempre stimolanti e producono fermenti e novità, ma tutto ciò spesso è destinato a spegnersi col passare dei mesi o, se va bene, di qualche anno. Il Novecento è stato pieno di dibattiti di questo tipo. Nel mio commento a Livio Romano ho citato qualche rivista, ma ho in casa anche La fiera letteraria, Il mondo e le Terze pagine veramente irripetibili di quei tempi. Ben vengano, i dibattiti, dunque, ma non sono sufficienti.</p>
<p>Allora?</p>
<p>Allora si dovrebnbe fare una sola cosa, che richiede coraggio, perseveranza e sacrificio, anche economico.</p>
<p>Moresco, Scarpa, Benedetti, Montanari, e altri che frequentano N.I, anche Mozzi, che già sta facendo cose egregie in Sironi, se la sentono di mettere fuori un po&#8217; di soldi, sottraendoli allo stipendio del proprio lavoro (immagino che siano impiegati da qualche parte; non credo vivano col ricavato dei propri libri) e fondare una Casa editrice che realizzi il loro progetto?</p>
<p>Per fare questo devono essere consapevoli:<br />
-che lavoreranno, forse per sempre, in perdita,<br />
-che dovranno terribilmente organizzarsi per sfondare sulla distribuzione;<br />
-che il loro sacrificio di tempo e di denaro dovrà resistere alle difficoltà di ogni tipo e protrarsi negli anni.</p>
<p>Più che i dibattiti sulla letteratura (sempre utili) sono, però e soprattutto, i libri di valore letterario che possono modificare e migliorare una società. Non solo essi, certamente.</p>
<p>La rivista web N.I., che ha già molti lettori, potrebbe affiancare il lavoro della Casa editrice con dibattiti, informazioni e così via.</p>
<p>Insomma, dalle parole ai fatti, se si crede in quello che si scrive. </p>
<p>Bart</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Il parvenu		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/16/cosa-e-successo-nel-frattempo/#comment-9358</link>

		<dc:creator><![CDATA[Il parvenu]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma qualcuno gli vuole dire chiaro e tondo in faccia a questo vanaglorioso di Moresco che non è faulkner, proust o leopardi? Ma è semplicemente uno scrittore italiano di questi anni molto sopravvalutato di cui fra una ventina d&#039;anni (anzi prima) non ci si ricorderà neppure il nome. A allora la finisca una buona volta di spompinarsi da solo! E voi di NI smettetela con le vostre adulazioni. Ha ragione Mozzi, Moresco è un profeta un po&#039; rincoglionito che bisogna frenare e sedare!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma qualcuno gli vuole dire chiaro e tondo in faccia a questo vanaglorioso di Moresco che non è faulkner, proust o leopardi? Ma è semplicemente uno scrittore italiano di questi anni molto sopravvalutato di cui fra una ventina d&#8217;anni (anzi prima) non ci si ricorderà neppure il nome. A allora la finisca una buona volta di spompinarsi da solo! E voi di NI smettetela con le vostre adulazioni. Ha ragione Mozzi, Moresco è un profeta un po&#8217; rincoglionito che bisogna frenare e sedare!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: massimo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/16/cosa-e-successo-nel-frattempo/#comment-9359</link>

		<dc:creator><![CDATA[massimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=1110#comment-9359</guid>

					<description><![CDATA[Preciso che ho letto massimiliano parente per sbaglio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Preciso che ho letto massimiliano parente per sbaglio</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: franco nepitella		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/16/cosa-e-successo-nel-frattempo/#comment-9360</link>

		<dc:creator><![CDATA[franco nepitella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=1110#comment-9360</guid>

					<description><![CDATA[Penso che se un&#039;opera abbia funzione germinativa, il suo autore, quantomeno, dovrebbe radicarsi senza germogliare. Quel che non convince nell&#039;intervento controrestaurativo di Moresco è il tono vago.
Se c&#039;è un nemico, questo va puntato e chiamato per nome, se c&#039;è gente che lavora controrestaurativamente(librai, scrittori, editor, editori), di questa gente il nome va fatto. In caso contrario è evidente trattarsi non di &quot;profezia&quot; ma di &quot;paternale&quot; fantasmatica e debole, sfocante, tesa a far cadere l&#039;attenzione sull&#039;autore più che sull&#039;opera. Un loop sempiterno, senza sguainamento di spada.
Cosa mi significa, infatti, la sottolineatura &quot;conosci la mia inermità e la forza delle mie illusioni&quot;? Le profezie non si sostanziano di illusioni, le illusioni, poi, non sono per niente inermi, tantomeno chi scrive radicalmente è inerme. E meno male che non lo sia! Basta che lo si sappia, però!!
Dicevo:che motivo c&#039;è-vista l&#039;indubbia grandezza di Moresco(persona e opera)- di, ad ogni piè sospinto, dopo l&#039;attacco, deporre &quot;vittimisticamente&quot; le armi, e ricondursi quindi al proprio ego?
L&#039;ansia definitoria e catalogante(vd. &quot;La restaurazione&quot;)è azione a pieno titolo rivendicativa.E&#039; lampante, e non c&#039;è nulla di male, basta riconoscerselo, però!
Così facendo, si perde di vista la dialettica in atto e si cerca di risucchiare nel tono vago similprofetico le forze agenti.

I regolamenti di conti con annessi tagliatori di gola entrati in azione in questi giorni non possono che infastidire e far ridere i lettori.
Come anche l&#039;idea di &quot;casa&quot;(&quot;casa chiusa&quot;? :-)), tirata in ballo da Montanari, è ipocrita, a questo punto. Per quanto comprenda Montanari e lo trovi a pelle simpatico, a me sembra buonismo a buon mercato. In questa casa ci sono e ci si fanno le cimici, pauraaaa!!!! Il cinismo si rende necessario, onesto, non il &quot;volemose bene&quot; rigorgogliante ora, visto quali pugnali si sono affilati nei giorni scorsi.

Tanto che si teme per la vita del povero Biondillo scomparso!!! :-))))))))]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Penso che se un&#8217;opera abbia funzione germinativa, il suo autore, quantomeno, dovrebbe radicarsi senza germogliare. Quel che non convince nell&#8217;intervento controrestaurativo di Moresco è il tono vago.<br />
Se c&#8217;è un nemico, questo va puntato e chiamato per nome, se c&#8217;è gente che lavora controrestaurativamente(librai, scrittori, editor, editori), di questa gente il nome va fatto. In caso contrario è evidente trattarsi non di &#8220;profezia&#8221; ma di &#8220;paternale&#8221; fantasmatica e debole, sfocante, tesa a far cadere l&#8217;attenzione sull&#8217;autore più che sull&#8217;opera. Un loop sempiterno, senza sguainamento di spada.<br />
Cosa mi significa, infatti, la sottolineatura &#8220;conosci la mia inermità e la forza delle mie illusioni&#8221;? Le profezie non si sostanziano di illusioni, le illusioni, poi, non sono per niente inermi, tantomeno chi scrive radicalmente è inerme. E meno male che non lo sia! Basta che lo si sappia, però!!<br />
Dicevo:che motivo c&#8217;è-vista l&#8217;indubbia grandezza di Moresco(persona e opera)- di, ad ogni piè sospinto, dopo l&#8217;attacco, deporre &#8220;vittimisticamente&#8221; le armi, e ricondursi quindi al proprio ego?<br />
L&#8217;ansia definitoria e catalogante(vd. &#8220;La restaurazione&#8221;)è azione a pieno titolo rivendicativa.E&#8217; lampante, e non c&#8217;è nulla di male, basta riconoscerselo, però!<br />
Così facendo, si perde di vista la dialettica in atto e si cerca di risucchiare nel tono vago similprofetico le forze agenti.</p>
<p>I regolamenti di conti con annessi tagliatori di gola entrati in azione in questi giorni non possono che infastidire e far ridere i lettori.<br />
Come anche l&#8217;idea di &#8220;casa&#8221;(&#8220;casa chiusa&#8221;? :-)), tirata in ballo da Montanari, è ipocrita, a questo punto. Per quanto comprenda Montanari e lo trovi a pelle simpatico, a me sembra buonismo a buon mercato. In questa casa ci sono e ci si fanno le cimici, pauraaaa!!!! Il cinismo si rende necessario, onesto, non il &#8220;volemose bene&#8221; rigorgogliante ora, visto quali pugnali si sono affilati nei giorni scorsi.</p>
<p>Tanto che si teme per la vita del povero Biondillo scomparso!!! :-))))))))</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: simone battig		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/16/cosa-e-successo-nel-frattempo/#comment-9361</link>

		<dc:creator><![CDATA[simone battig]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=1110#comment-9361</guid>

					<description><![CDATA[Ripeto la domanda già rivolta a Moresco nei commenti sul suo precedente pezzo. Perché Feltrinelli, una delle più grandi case editrici del paese, ritiene di rivolgersi al pubblico (di lettori e scrittori) dicendo a chiare lettere NON SI ACCETTANO MANOSCRITTI NON RICHIESTI.
Richiesti da chi? A chi? Perché? Sulla base di quali criteri?
Da anni vedo e sento i nostri paludati &quot;scrittori&quot; ciarlare di tutto e non rispondere mai a nessuna domanda diretta. Il problema non è, badate bene, avere le risposte, ma farsi le domande giuste.
Qui ci stanno fregando, si fanno domande insensate e danno o non danno risposte ancora più insensate. Ma appena qualcuno trova forse una domanda un po&#039; più mirata, i nostri grandi qui si squagliano tutti. Ma allora perché le iniziate le discussioni?
Mozzi poi, che conosco bene, risponde a Moresco dicendogli che scrive qualcosa a cui non si può controbattere ( se non inscrivendosi il Mozzi stesso in una categoria che non gli piace e che quindi rifiuta), che non è l&#039;inizio di un dibattito ma la chiusura.
Bene, eccola qui invece la continuazione del dibattito per Moresco, se crede veramente a quel che dice perché non dice al suo editore due parole sull&#039;insensatezza della frase NON SI ACCETTANO MANOSCRITTI NON RICHIESTI, così dimostra anche ad un ingenuo come me che pubblicare non vuol dire abiurare all&#039;unica idea vera di scittura: una scrittura pura e personale. Non un conclave di teorici del posizionamento, della renditina, che si presentano come formichine e sono tutti mantidi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ripeto la domanda già rivolta a Moresco nei commenti sul suo precedente pezzo. Perché Feltrinelli, una delle più grandi case editrici del paese, ritiene di rivolgersi al pubblico (di lettori e scrittori) dicendo a chiare lettere NON SI ACCETTANO MANOSCRITTI NON RICHIESTI.<br />
Richiesti da chi? A chi? Perché? Sulla base di quali criteri?<br />
Da anni vedo e sento i nostri paludati &#8220;scrittori&#8221; ciarlare di tutto e non rispondere mai a nessuna domanda diretta. Il problema non è, badate bene, avere le risposte, ma farsi le domande giuste.<br />
Qui ci stanno fregando, si fanno domande insensate e danno o non danno risposte ancora più insensate. Ma appena qualcuno trova forse una domanda un po&#8217; più mirata, i nostri grandi qui si squagliano tutti. Ma allora perché le iniziate le discussioni?<br />
Mozzi poi, che conosco bene, risponde a Moresco dicendogli che scrive qualcosa a cui non si può controbattere ( se non inscrivendosi il Mozzi stesso in una categoria che non gli piace e che quindi rifiuta), che non è l&#8217;inizio di un dibattito ma la chiusura.<br />
Bene, eccola qui invece la continuazione del dibattito per Moresco, se crede veramente a quel che dice perché non dice al suo editore due parole sull&#8217;insensatezza della frase NON SI ACCETTANO MANOSCRITTI NON RICHIESTI, così dimostra anche ad un ingenuo come me che pubblicare non vuol dire abiurare all&#8217;unica idea vera di scittura: una scrittura pura e personale. Non un conclave di teorici del posizionamento, della renditina, che si presentano come formichine e sono tutti mantidi.</p>
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