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	Commenti a: Scrivere sul fronte meridionale	</title>
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		Di: Andrea Di Consoli		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-10827</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Di Consoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jul 2005 13:09:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Livio, chiami in causa me e il mio caro amico Filippo La Porta. Filippo avrà voglia di lottare ancora. Per me il Sud non significa più niente. Non lo voglio sentire più. Me ne fotto. Sono rimasti i peggiori, giù. I ragionieri e i politicanti e le famiglie. La crema è in giro per il mondo. Mi fa pena, il Sud. Sono indifferente. Mi spiace. Ho già dato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Livio, chiami in causa me e il mio caro amico Filippo La Porta. Filippo avrà voglia di lottare ancora. Per me il Sud non significa più niente. Non lo voglio sentire più. Me ne fotto. Sono rimasti i peggiori, giù. I ragionieri e i politicanti e le famiglie. La crema è in giro per il mondo. Mi fa pena, il Sud. Sono indifferente. Mi spiace. Ho già dato.</p>
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		Di: Livio Romano		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9387</link>

		<dc:creator><![CDATA[Livio Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Oh grazie. Grazie dal cuore caro Roberto di questo bellissimo pezzo. Ecco esattamente il cuore della questione. Ecco cosa voglio dire io quando dico che occorre raccontare la vita di una giornata qualsiasi di un individuo qualsiasi. Hai fatto bene a sollevare questa questione, e proprio qui, in Nazione Indiana. Io ne avrei da raccontare, pure. Io che a 17 anni venivo convocato in questura come te. Io che a volte scrivo cose gravissime, sia pure in questa forma finzionale, e invece, al contrario di te, vengo sommerso da un mare di indifferenza che è l&#039;arma migliore per sottacere, per rendere innocuo quello che hai detto. Io non credo, evidentemente, alla retorica dell&#039;hospes meridiano. Io credo, al contrario, che questa realtà nostra abbia una sua specificità tutta negativa la quale non può non influire anche sulle narrazioni che vi si costruiscono. Potrei scrivere un articolo, ho pensato appena ho letto il tuo. Ma hai detto già così bene tutto quello che c&#039;era da dire che le mie riflessioni sarebbero state pleonastice e superflue. Scrivere sul fronte meridionale. Ecco una sfida. Scrivere da queste frontiere e non cantarsela addosso con le legane oppure con l&#039;ancor più abominevole &quot;dolorismo&quot; della letteratura neorealistica degli anni 50 o 60 giù fino a tutt&#039;oggi. Un dibattito aperto. Come una ferita, si direbbe con facile metafora. La Porta, Scarpa (Domenico), l&#039;altro tuo coetaneo Andrea Di Consoli: battete un colpo. Vi so capaci di acutissime osservazioni in proposito. Battete, vi prego, un colpo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oh grazie. Grazie dal cuore caro Roberto di questo bellissimo pezzo. Ecco esattamente il cuore della questione. Ecco cosa voglio dire io quando dico che occorre raccontare la vita di una giornata qualsiasi di un individuo qualsiasi. Hai fatto bene a sollevare questa questione, e proprio qui, in Nazione Indiana. Io ne avrei da raccontare, pure. Io che a 17 anni venivo convocato in questura come te. Io che a volte scrivo cose gravissime, sia pure in questa forma finzionale, e invece, al contrario di te, vengo sommerso da un mare di indifferenza che è l&#8217;arma migliore per sottacere, per rendere innocuo quello che hai detto. Io non credo, evidentemente, alla retorica dell&#8217;hospes meridiano. Io credo, al contrario, che questa realtà nostra abbia una sua specificità tutta negativa la quale non può non influire anche sulle narrazioni che vi si costruiscono. Potrei scrivere un articolo, ho pensato appena ho letto il tuo. Ma hai detto già così bene tutto quello che c&#8217;era da dire che le mie riflessioni sarebbero state pleonastice e superflue. Scrivere sul fronte meridionale. Ecco una sfida. Scrivere da queste frontiere e non cantarsela addosso con le legane oppure con l&#8217;ancor più abominevole &#8220;dolorismo&#8221; della letteratura neorealistica degli anni 50 o 60 giù fino a tutt&#8217;oggi. Un dibattito aperto. Come una ferita, si direbbe con facile metafora. La Porta, Scarpa (Domenico), l&#8217;altro tuo coetaneo Andrea Di Consoli: battete un colpo. Vi so capaci di acutissime osservazioni in proposito. Battete, vi prego, un colpo.</p>
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		Di: Livio Romano		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9388</link>

		<dc:creator><![CDATA[Livio Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[... la fretta mi ha fatto scrivere &quot;legane&quot; al posto di &quot;LAGNE&quot;. Lagne consolotarie e autocelebrative. Lagne rap e lagne a teatro. Il Sud è attraversato da una poetica della lagna...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; la fretta mi ha fatto scrivere &#8220;legane&#8221; al posto di &#8220;LAGNE&#8221;. Lagne consolotarie e autocelebrative. Lagne rap e lagne a teatro. Il Sud è attraversato da una poetica della lagna&#8230;</p>
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		Di: Elio Paoloni		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9389</link>

		<dc:creator><![CDATA[Elio Paoloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Allucinante. A un certo punto mi ha ricordato la storia che racconta Grillo nel suo spettacolo a proposito della Parmalat. “Lei ne sa più della Guardia di Finanza, dove ha raccolto queste informazioni?”
Però, Roberto, ti deve essere sfuggita la tristissima lettera di sottomissione che alla fine Rushdie ha dovuto tirar fuori (è in Patrie immaginarie).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Allucinante. A un certo punto mi ha ricordato la storia che racconta Grillo nel suo spettacolo a proposito della Parmalat. “Lei ne sa più della Guardia di Finanza, dove ha raccolto queste informazioni?”<br />
Però, Roberto, ti deve essere sfuggita la tristissima lettera di sottomissione che alla fine Rushdie ha dovuto tirar fuori (è in Patrie immaginarie).</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: Bartolomeo Di Monaco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9390</link>

		<dc:creator><![CDATA[Bartolomeo Di Monaco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gentile Livio Romano, il sud è stato attraversato ed è attraversato da grandi scrittori. Quando ho cominciato a scoprirli, io nato da genitori meridionali, mi sono accorto che salvo pochi nomi (Verga, Pirandello soprattutto) tanti erano stati dimenticati, o messi da parte 

Essi si sono fatti sentire soprattutto con i loro libri.

Ne ho raccolto qualcuno nel mio &quot;Quarantatre letture - Il sud nella letteratura italiana contemporanea&quot;, uscito in questi giorni da Marco Valerio. Ecco alcuni nomi:  Vitaliano Brancati, Gesualdo Bufalino, Luigi Compagnone, Giuseppe Dessì, Angelo Fiore, Luigi Incoronato, Francesco Jovine, Raffaele La Capria, Giuseppe Marotta,  Mario Pomilio, Michele Prisco, Domenico Rea, Salvatore Satta, Leonardo Sciascia, Ignazio Silone, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Elio Vittorini. 

Carlo Alianello, Maria Corti, Anna Maria Ortese, Ottiero Ottieri hanno scritto libri memorabili sul sud. 

Carmine Abate, Giuseppe Montesano, Raffaele Nigro, Erri De Luca, sono scrittori ancora giovani e vitalissimi.

Abate e Nigro, li considero narratori di grande qualità, tra i nostri migliori.

Vorrei tanto che qualcuno di loro dicesse la sua in questo dibattito, in cui ho l&#039;impressione che chi crede in ciò che scrive, non abbia poi la forza, ma nemmeno la volontà, di andare oltre le parole.

Posso condividere o meno certe posizioni, non è questo il punto, ma c&#039;è una cosa che non posso accettare, ed è che chi ha in mente un progetto, abbia paura di fare qualche sacrificio per realizzarlo.

Ne ho già parlato in un commento al pezzo di Mozzi, il quale, forse, è l&#039;unico che, credendo in una cosa, si fa in quattro per metterla in pratica presso l&#039;editore Sironi.

Purtroppo, non conosco gli altri. Ma se credono in ciò che scrivono, perché non si mettono insieme (quindi non solo gli scrittori del sud devono battere un colpo)e creano una Casa editrice che realizzi il loro progetto?

Ripeto, io quel progetto posso anche non condividerlo, ma mi pare assai criticabile che chi lo condivide si perda in chiacchiere (va bene scrivere anche lagne)e non si rimbocchi le maniche.

Io, credessi in quel progetto, farei di tutto per trovare chi la pensi come me ed unire le forze. Possibile che in N.I., con tanti talenti e personaggi che appaiono combattivi, non si trovi il modo di scendere nel concreto?

Se questa discussione dovesse rimanere circoscritta a N.I. o dovesse essere riproposta, suppergiù tale e quale, a cicli ricorrenti di tavole rotonde e convegni, beh, si sarebbero sprecati tempo e intelligenze.

Vale più uno che sa mettere in pratica ciò che pensa, o perfino vagheggia, che mille conferenzieri che quando hanno finito di parlare, la cosa certa che li attende è quella di mettersi tutti insieme a tavola: con piacere e senza rischio.

Bart]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Livio Romano, il sud è stato attraversato ed è attraversato da grandi scrittori. Quando ho cominciato a scoprirli, io nato da genitori meridionali, mi sono accorto che salvo pochi nomi (Verga, Pirandello soprattutto) tanti erano stati dimenticati, o messi da parte </p>
<p>Essi si sono fatti sentire soprattutto con i loro libri.</p>
<p>Ne ho raccolto qualcuno nel mio &#8220;Quarantatre letture &#8211; Il sud nella letteratura italiana contemporanea&#8221;, uscito in questi giorni da Marco Valerio. Ecco alcuni nomi:  Vitaliano Brancati, Gesualdo Bufalino, Luigi Compagnone, Giuseppe Dessì, Angelo Fiore, Luigi Incoronato, Francesco Jovine, Raffaele La Capria, Giuseppe Marotta,  Mario Pomilio, Michele Prisco, Domenico Rea, Salvatore Satta, Leonardo Sciascia, Ignazio Silone, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Elio Vittorini. </p>
<p>Carlo Alianello, Maria Corti, Anna Maria Ortese, Ottiero Ottieri hanno scritto libri memorabili sul sud. </p>
<p>Carmine Abate, Giuseppe Montesano, Raffaele Nigro, Erri De Luca, sono scrittori ancora giovani e vitalissimi.</p>
<p>Abate e Nigro, li considero narratori di grande qualità, tra i nostri migliori.</p>
<p>Vorrei tanto che qualcuno di loro dicesse la sua in questo dibattito, in cui ho l&#8217;impressione che chi crede in ciò che scrive, non abbia poi la forza, ma nemmeno la volontà, di andare oltre le parole.</p>
<p>Posso condividere o meno certe posizioni, non è questo il punto, ma c&#8217;è una cosa che non posso accettare, ed è che chi ha in mente un progetto, abbia paura di fare qualche sacrificio per realizzarlo.</p>
<p>Ne ho già parlato in un commento al pezzo di Mozzi, il quale, forse, è l&#8217;unico che, credendo in una cosa, si fa in quattro per metterla in pratica presso l&#8217;editore Sironi.</p>
<p>Purtroppo, non conosco gli altri. Ma se credono in ciò che scrivono, perché non si mettono insieme (quindi non solo gli scrittori del sud devono battere un colpo)e creano una Casa editrice che realizzi il loro progetto?</p>
<p>Ripeto, io quel progetto posso anche non condividerlo, ma mi pare assai criticabile che chi lo condivide si perda in chiacchiere (va bene scrivere anche lagne)e non si rimbocchi le maniche.</p>
<p>Io, credessi in quel progetto, farei di tutto per trovare chi la pensi come me ed unire le forze. Possibile che in N.I., con tanti talenti e personaggi che appaiono combattivi, non si trovi il modo di scendere nel concreto?</p>
<p>Se questa discussione dovesse rimanere circoscritta a N.I. o dovesse essere riproposta, suppergiù tale e quale, a cicli ricorrenti di tavole rotonde e convegni, beh, si sarebbero sprecati tempo e intelligenze.</p>
<p>Vale più uno che sa mettere in pratica ciò che pensa, o perfino vagheggia, che mille conferenzieri che quando hanno finito di parlare, la cosa certa che li attende è quella di mettersi tutti insieme a tavola: con piacere e senza rischio.</p>
<p>Bart</p>
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		<title>
		Di: missy		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9391</link>

		<dc:creator><![CDATA[missy]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[(qui in NI)...fate una discussione che non si capisce una minchia. 
Scusate.  
Missy.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(qui in NI)&#8230;fate una discussione che non si capisce una minchia.<br />
Scusate.<br />
Missy.</p>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9392</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caro Roberto è sempre molto intenso e sconvolgente quello che scrivi, ma qui in modo particolare ai messo assieme, in grandissima tensione, un quantità di problemi non solo letterari ma civili, come se dal tuo margine tutti i nodi venissero al pettine: tutti i nodi del rapporto scrittura-realtà, scrittura-immaginario, in un&#039;Italia amputata e spettrale. Questo è davvero un altro pezzo-cuneo. Grazie]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro Roberto è sempre molto intenso e sconvolgente quello che scrivi, ma qui in modo particolare ai messo assieme, in grandissima tensione, un quantità di problemi non solo letterari ma civili, come se dal tuo margine tutti i nodi venissero al pettine: tutti i nodi del rapporto scrittura-realtà, scrittura-immaginario, in un&#8217;Italia amputata e spettrale. Questo è davvero un altro pezzo-cuneo. Grazie</p>
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		<title>
		Di: a i		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9393</link>

		<dc:creator><![CDATA[a i]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[pure la &quot;h&quot; se n&#039;è andata, nella sconvoltura]]></description>
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		Di: piero sorrentino		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9394</link>

		<dc:creator><![CDATA[piero sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; un pezzo potentissimo, forse la cosa più bella di Roberto, che apre decine di rivoli di pensiero, soprattutto per chi sa bene di cosa si parla, per chi riesce a immaginarsi la caserma CC di casal di principe e tutto quello, e tutti quelli, che le stanno attorno, fuori&#8230;</p>
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		<title>
		Di: andrea		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9395</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[è un buon pezzo, ma quello che penso, sempre dal sud e non dal nord (vivo a Napoli)è: siamo veramente convinti che esista un luogo sud così diverso dal nord solo perchè qui si vedono le lupare del pensiero marginale tipico del sud e al nord nessun carabiniere ti chiama in questura? Al nord la vita non è minacciata? Siamo sicuri che al nord non siano minacciati? Da quello che sostiene la Benedetti nell&#039;ultima cosa scritta e meglio spiegata (per me) mi pare sia una questione più radicale e non solo letteraria di nord e di sud, ancora una volta. Siamo alle rivendicazioni del luogo? Tutte le volte che si sottolinea un problema si aggiunge: sì che cazzo qui al sud si fa più fatica, qui è più difficile. Ma siamo sicuri che al nord sia più facile?Nessuno può dir male di questo pezzo (primo perché è scritto bene poi perché è sentito e da sentire) ma siamo sicuri di non accettare meglio la &quot;marginalità&quot; dichiarata e sentita da Napoli e meno bene quella dell&#039;Emilia senza lupare incandescenti ma pure sempre PRESENTI.(Culturalmente abituati al nord ad essere compassionevoli con il sud e a sud a sentirci vittime). Siamo qui (ITALIA), porca puttana, e non possiamo parlare di quanto poco venga considerata la letteratura del sud, in un momento di restaurazione, (parlo dei commenti e delle solite rivendicazioni che si fanno al sud non del pezzo di Saviano)in rapporto al NORD. Mi dispiace ma per me non è il SUD il problema ma la RESTAURAZIONE è il problema di cui il sud è una  parte RILEVANTE, un sud perso dentro se stesso che rivendica 4 5 20 200 autori (tra cui anche Livio Romano per carità) quelli sì bravi e pieni di problemi che VOI DEL NORD MANCO IMMAGINATE, come non immaginate neanche i problemi REALI, ecco questo atteggiamento mi sembra di snasare alle poche presentazioni di libri &quot;radicali&quot; alla Feltrinelli di Napoli, nonostante il bel pezzo di Saviano, appunto dico questo atteggiamento non sono sicuro sia utile in un momento di RESTAURAZIONE. Temo alla fine ci si azzittisca l&#039;uno con l&#039;altro in nome del più sofferente. Primo tutto questo dire chi soffre di più potrebbe non interessare. Secondo non ci si ascolta mai. Terzo siamo sicuri noi del SUD di capire gli autori del NORD ma veramente dico, profondamente nella LORO sofferenza quotidiana, di saperla immaginare sulla nostra vita. Non voglio usare la parola genocidio (concordo con Inglese) ma smettiamola di fare il gioco di La Porta e di fronte AL PROBLEMA RESTAURAZIONE tiriamo fuori i nomi dei nostri protetti o di noi stessi per rivendicare un posto nella &quot;nuova&quot; storia della letteratura! Parliamo di gusti e tendenze letterarie di schieramenti parrocchiali? Siamo sicuri di non essere già morti?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>è un buon pezzo, ma quello che penso, sempre dal sud e non dal nord (vivo a Napoli)è: siamo veramente convinti che esista un luogo sud così diverso dal nord solo perchè qui si vedono le lupare del pensiero marginale tipico del sud e al nord nessun carabiniere ti chiama in questura? Al nord la vita non è minacciata? Siamo sicuri che al nord non siano minacciati? Da quello che sostiene la Benedetti nell&#8217;ultima cosa scritta e meglio spiegata (per me) mi pare sia una questione più radicale e non solo letteraria di nord e di sud, ancora una volta. Siamo alle rivendicazioni del luogo? Tutte le volte che si sottolinea un problema si aggiunge: sì che cazzo qui al sud si fa più fatica, qui è più difficile. Ma siamo sicuri che al nord sia più facile?Nessuno può dir male di questo pezzo (primo perché è scritto bene poi perché è sentito e da sentire) ma siamo sicuri di non accettare meglio la &#8220;marginalità&#8221; dichiarata e sentita da Napoli e meno bene quella dell&#8217;Emilia senza lupare incandescenti ma pure sempre PRESENTI.(Culturalmente abituati al nord ad essere compassionevoli con il sud e a sud a sentirci vittime). Siamo qui (ITALIA), porca puttana, e non possiamo parlare di quanto poco venga considerata la letteratura del sud, in un momento di restaurazione, (parlo dei commenti e delle solite rivendicazioni che si fanno al sud non del pezzo di Saviano)in rapporto al NORD. Mi dispiace ma per me non è il SUD il problema ma la RESTAURAZIONE è il problema di cui il sud è una  parte RILEVANTE, un sud perso dentro se stesso che rivendica 4 5 20 200 autori (tra cui anche Livio Romano per carità) quelli sì bravi e pieni di problemi che VOI DEL NORD MANCO IMMAGINATE, come non immaginate neanche i problemi REALI, ecco questo atteggiamento mi sembra di snasare alle poche presentazioni di libri &#8220;radicali&#8221; alla Feltrinelli di Napoli, nonostante il bel pezzo di Saviano, appunto dico questo atteggiamento non sono sicuro sia utile in un momento di RESTAURAZIONE. Temo alla fine ci si azzittisca l&#8217;uno con l&#8217;altro in nome del più sofferente. Primo tutto questo dire chi soffre di più potrebbe non interessare. Secondo non ci si ascolta mai. Terzo siamo sicuri noi del SUD di capire gli autori del NORD ma veramente dico, profondamente nella LORO sofferenza quotidiana, di saperla immaginare sulla nostra vita. Non voglio usare la parola genocidio (concordo con Inglese) ma smettiamola di fare il gioco di La Porta e di fronte AL PROBLEMA RESTAURAZIONE tiriamo fuori i nomi dei nostri protetti o di noi stessi per rivendicare un posto nella &#8220;nuova&#8221; storia della letteratura! Parliamo di gusti e tendenze letterarie di schieramenti parrocchiali? Siamo sicuri di non essere già morti?</p>
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