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	Commenti a: Io e le macchine	</title>
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		<title>
		Di: un fake di angelini		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/18/io-e-le-macchine/#comment-9421</link>

		<dc:creator><![CDATA[un fake di angelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tutti pensano che le cose urgenti o importanti da dire (nel senso della RIFORMA/RIVOLUZIONE in quanto opposte alla RESTAURAZIONE) debbano avere ciascuna la durata di un libro (200 o più pagine). E se bastassero testi più brevi? E se il genere letterario per eccellenza della nostra epoca fosse l&#039;articoletto da home-page o il post da niusgruppo? Be&#039;, in tal caso saremmo a cavallo, ragazzi. Nazione Indiana esiste già. La produzione è varia e ricca. Gli articoletti si susseguono a ritmo infernale. Non ci sono problemi di distribuzione o di prenotazione libraria. C&#039;è financo uno spazio interattivo di prima accoglienza per il tanto bistrattato SOTTOBOSCO LETTERARIO (i cosiddetti rompicoglioni). Insomma MUCH ADO ABOUT NOTHING. Sarebbe giù tutto in piedi. Se solo si potesse eliminare quella piattola di Angelini:-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti pensano che le cose urgenti o importanti da dire (nel senso della RIFORMA/RIVOLUZIONE in quanto opposte alla RESTAURAZIONE) debbano avere ciascuna la durata di un libro (200 o più pagine). E se bastassero testi più brevi? E se il genere letterario per eccellenza della nostra epoca fosse l&#8217;articoletto da home-page o il post da niusgruppo? Be&#8217;, in tal caso saremmo a cavallo, ragazzi. Nazione Indiana esiste già. La produzione è varia e ricca. Gli articoletti si susseguono a ritmo infernale. Non ci sono problemi di distribuzione o di prenotazione libraria. C&#8217;è financo uno spazio interattivo di prima accoglienza per il tanto bistrattato SOTTOBOSCO LETTERARIO (i cosiddetti rompicoglioni). Insomma MUCH ADO ABOUT NOTHING. Sarebbe giù tutto in piedi. Se solo si potesse eliminare quella piattola di Angelini:-)</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: carla benedetti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/18/io-e-le-macchine/#comment-9422</link>

		<dc:creator><![CDATA[carla benedetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Giulio, tu chiedi se &quot;Esiste un modo di stare nella &quot;macchina&quot; senza lavorare anche, oggettivamente, al di là di ogni intenzione e di ogni buona volontà, per la prosperità della &quot;macchina&quot;? 

La mia risposta è Sì.

Tu chiedi se &quot;con &quot;la macchina&quot; non si deve averci che fare, mai? Che non si deve mai approfittare (opportunisticamente o strategicamente) degli spazi che esse comunque lasciano più o meno sgombri, delle occasioni più o meno ambigue che offrono, dei compromessi possibili, delle ambiguità praticabili?&quot;

La mia risposta è:

Tengo ogni quindici giorni una rubrica di libri sll&#039;&quot;Espresso&quot; e insegno all&#039;università. Approfitto dunque degli spazi che un settimanale e un&#039;istituzione pubblica mi concedono per parlare e esprimere qualcosa. Lo faccio con ambiguità? Giudica tu!

Tutto dipende, Giulio, da cosa ci scrivi dentro a quegli spazi, da cosa racconti agli studenti, e da cosa metti nei libri. 

Non ho invece mai messo su una casa editrice. Ma io credo che anche in questo campo si possano fare cose belle e importanti, senza che i compromessi (talvolta inevitabili) arrivino a chiuderti la bocca e a vanificare il tuo progetto.

Un po&#039; di coraggio, Giulio! 
E meno sensi di colpa! 

Con tanti auguri per il tuo lavoro editoriale
Carla]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giulio, tu chiedi se &#8220;Esiste un modo di stare nella &#8220;macchina&#8221; senza lavorare anche, oggettivamente, al di là di ogni intenzione e di ogni buona volontà, per la prosperità della &#8220;macchina&#8221;? </p>
<p>La mia risposta è Sì.</p>
<p>Tu chiedi se &#8220;con &#8220;la macchina&#8221; non si deve averci che fare, mai? Che non si deve mai approfittare (opportunisticamente o strategicamente) degli spazi che esse comunque lasciano più o meno sgombri, delle occasioni più o meno ambigue che offrono, dei compromessi possibili, delle ambiguità praticabili?&#8221;</p>
<p>La mia risposta è:</p>
<p>Tengo ogni quindici giorni una rubrica di libri sll'&#8221;Espresso&#8221; e insegno all&#8217;università. Approfitto dunque degli spazi che un settimanale e un&#8217;istituzione pubblica mi concedono per parlare e esprimere qualcosa. Lo faccio con ambiguità? Giudica tu!</p>
<p>Tutto dipende, Giulio, da cosa ci scrivi dentro a quegli spazi, da cosa racconti agli studenti, e da cosa metti nei libri. </p>
<p>Non ho invece mai messo su una casa editrice. Ma io credo che anche in questo campo si possano fare cose belle e importanti, senza che i compromessi (talvolta inevitabili) arrivino a chiuderti la bocca e a vanificare il tuo progetto.</p>
<p>Un po&#8217; di coraggio, Giulio!<br />
E meno sensi di colpa! </p>
<p>Con tanti auguri per il tuo lavoro editoriale<br />
Carla</p>
]]></content:encoded>
		
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		<item>
		<title>
		Di: giuliomozzi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/18/io-e-le-macchine/#comment-9423</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuliomozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=1116#comment-9423</guid>

					<description><![CDATA[Cara Carla: ma io non ho nessun senso di colpa. Tu dici: &quot;Tutto dipende da cosa ci scrivi dentro a quegli spazi&quot;. No, non tutto. Qualcosa dipenderà, immagino, dal fatto che l&#039;Espresso è un settimanale fatto così e cosà; e che, scrivendoci dentro, tu lavori per la prosperità di un settimanale fatto così e cosà. E qualcosa dipenderà, immagino, dal fatto che l&#039;Espresso &quot;ti concede&quot; (parole tue) uno spazio: ciò che hai &quot;in concessione&quot; non è tuo, è di chi te lo concede, e se può essere in una certa misura impiegato per i tuoi scopi, sarà pur sempre in una certa misura destinato agli scopi di chi te lo concede.
L&#039;ambiguità è qui. E, secondo me, tu fai benissimo ad agire in questa ambiguità, nella quale agisco anch&#039;io.
Mi piacerebbe se si riuscisse a parlare della &quot;positività&quot; del compromesso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Carla: ma io non ho nessun senso di colpa. Tu dici: &#8220;Tutto dipende da cosa ci scrivi dentro a quegli spazi&#8221;. No, non tutto. Qualcosa dipenderà, immagino, dal fatto che l&#8217;Espresso è un settimanale fatto così e cosà; e che, scrivendoci dentro, tu lavori per la prosperità di un settimanale fatto così e cosà. E qualcosa dipenderà, immagino, dal fatto che l&#8217;Espresso &#8220;ti concede&#8221; (parole tue) uno spazio: ciò che hai &#8220;in concessione&#8221; non è tuo, è di chi te lo concede, e se può essere in una certa misura impiegato per i tuoi scopi, sarà pur sempre in una certa misura destinato agli scopi di chi te lo concede.<br />
L&#8217;ambiguità è qui. E, secondo me, tu fai benissimo ad agire in questa ambiguità, nella quale agisco anch&#8217;io.<br />
Mi piacerebbe se si riuscisse a parlare della &#8220;positività&#8221; del compromesso.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Bartolomeo Di Monaco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/18/io-e-le-macchine/#comment-9424</link>

		<dc:creator><![CDATA[Bartolomeo Di Monaco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=1116#comment-9424</guid>

					<description><![CDATA[Carla, scusami se ti do del tu. Spero che me lo permetterai, scusandomi se ho preso questa iniziativa, non conoscendoti e avendo appreso di te soltanto da quello che stai scrivendo nel corso di questo incandescente, ma non inutile, dibattito.

Credo che tu, intellettualmente raffinata ed anche tenace, non sia però una donna pratica. Tu sai scrivere, sai argomentare, sai difendere le tue posizioni; sono sicuro che sai persuadere, anche se questo è il risultato assai più difficile. Ma non sei una donna pratica. Mozzi lo è. Anche lui, non lo conosco, se non attraverso le mie poche collaborazioni a vibrisse e alle poche e mail che ci siamo scambiate. Però, lui, la sua idea di letteratura, non solo la porta avanti e la diffonde con i suoi scritti (come fai tu), ma si è impegnato e si impegna anche per gli altri: coloro, ossia, che corrispondono a quella sua idea di letteratura.

Se devo credere (e perché non dovrei?) a quanto a volte racconta, passa presso Sironi parecchie ore a leggere manoscritti, molti dei quali forse pessimi, per trovare il modo di aiutare chi risponda alle idealità che si è prefisso. Passa qualche volta le notti a dormire su di una brandina in Casa editrice. Beh, tutto questo fa di lui un uomo non di chiacchiere, ma di fatti, assumendosi anche sacrifici che sono sicuro non sono compensati dai soldi che Sironi gli passa.

Tra il dire e il fare, c&#039;è di mezzo il mare, dice un antico e noto proverbio. Mozzi, si troverà, forse, ancora in mezzo al guado, ma le sue bracciate per arrivare sull&#039;altra sponda le sta facendo.

Tu scrivi sull&#039;espresso, su N.I. e insegni all&#039;università. Oltre che insegnare, fai qualcosa di concreto, al di là dello scrivere, per portare avanti un tuo progetto sulla letteratura?

Vedi, io non sono più giovane, ho scribacchiato, e male, poche cose. Ma qualche anno fa, mi sono messo in testa una cosa: che la mia città di Lucca avesse bisogno di storie che l&#039;aiutassero a farsi conoscere. Piccole storie. Un editore locale mi aveva suggerito un modo per realizzare il mio progetto, ma non mi piacque. Allora che cosa ho fatto? Mi sono messo a fare il piccolo editore (ma limitatamente a questo progetto) e ho stampato quei libriccini così come volevo io. Ho speso tanti soldi, credimi, e non so se li recupererò con le vendite, e chi sa fra quanti anni. Sono sicuro che ci rimetterò, anzi.

Ma Lucca ha ora a disposizione il lavoro in cui ho creduto (l&#039;estate scorsa, nella mia città, ho vendute 277 copie nelle varie lingue in cui ho realizzato il mio lavoro: italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo).

se vai qui, su ibs,
 
http://www.internetbookshop.it/ser/serpge.asp?type=keyword&amp;x=bartolomeo+di+monaco 

lo puoi verificare. L&#039;ho fatto io, quel lavoro, svenandomi economicamente, perché ci credevo, e sono passato dalle chiacchiere ai fatti. Certo, ora sono dissanguato, ma, credimi, sono contento di aver fatto qualcosa per la mia città, e soprattutto di aver fatto ciò che mi proponevo.

Per la letteratura, scrivo poco e quel poco è di scarso valore. Ma è, ancora una volta, un piccolo editore di Torino, Marco Valerio, che si è voluto assumere il rischio. Anche lui non guadagna coi miei libri, ma continua a pubblicarmi. Non posso che stimarlo e ringraziarlo, scusandomi con lui di non essere tanto bravo da potergli garantire il successo e una profittevole notorietà.

Un caro saluto.

Bart]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Carla, scusami se ti do del tu. Spero che me lo permetterai, scusandomi se ho preso questa iniziativa, non conoscendoti e avendo appreso di te soltanto da quello che stai scrivendo nel corso di questo incandescente, ma non inutile, dibattito.</p>
<p>Credo che tu, intellettualmente raffinata ed anche tenace, non sia però una donna pratica. Tu sai scrivere, sai argomentare, sai difendere le tue posizioni; sono sicuro che sai persuadere, anche se questo è il risultato assai più difficile. Ma non sei una donna pratica. Mozzi lo è. Anche lui, non lo conosco, se non attraverso le mie poche collaborazioni a vibrisse e alle poche e mail che ci siamo scambiate. Però, lui, la sua idea di letteratura, non solo la porta avanti e la diffonde con i suoi scritti (come fai tu), ma si è impegnato e si impegna anche per gli altri: coloro, ossia, che corrispondono a quella sua idea di letteratura.</p>
<p>Se devo credere (e perché non dovrei?) a quanto a volte racconta, passa presso Sironi parecchie ore a leggere manoscritti, molti dei quali forse pessimi, per trovare il modo di aiutare chi risponda alle idealità che si è prefisso. Passa qualche volta le notti a dormire su di una brandina in Casa editrice. Beh, tutto questo fa di lui un uomo non di chiacchiere, ma di fatti, assumendosi anche sacrifici che sono sicuro non sono compensati dai soldi che Sironi gli passa.</p>
<p>Tra il dire e il fare, c&#8217;è di mezzo il mare, dice un antico e noto proverbio. Mozzi, si troverà, forse, ancora in mezzo al guado, ma le sue bracciate per arrivare sull&#8217;altra sponda le sta facendo.</p>
<p>Tu scrivi sull&#8217;espresso, su N.I. e insegni all&#8217;università. Oltre che insegnare, fai qualcosa di concreto, al di là dello scrivere, per portare avanti un tuo progetto sulla letteratura?</p>
<p>Vedi, io non sono più giovane, ho scribacchiato, e male, poche cose. Ma qualche anno fa, mi sono messo in testa una cosa: che la mia città di Lucca avesse bisogno di storie che l&#8217;aiutassero a farsi conoscere. Piccole storie. Un editore locale mi aveva suggerito un modo per realizzare il mio progetto, ma non mi piacque. Allora che cosa ho fatto? Mi sono messo a fare il piccolo editore (ma limitatamente a questo progetto) e ho stampato quei libriccini così come volevo io. Ho speso tanti soldi, credimi, e non so se li recupererò con le vendite, e chi sa fra quanti anni. Sono sicuro che ci rimetterò, anzi.</p>
<p>Ma Lucca ha ora a disposizione il lavoro in cui ho creduto (l&#8217;estate scorsa, nella mia città, ho vendute 277 copie nelle varie lingue in cui ho realizzato il mio lavoro: italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo).</p>
<p>se vai qui, su ibs,</p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serpge.asp?type=keyword&#038;x=bartolomeo+di+monaco" rel="nofollow ugc">http://www.internetbookshop.it/ser/serpge.asp?type=keyword&#038;x=bartolomeo+di+monaco</a> </p>
<p>lo puoi verificare. L&#8217;ho fatto io, quel lavoro, svenandomi economicamente, perché ci credevo, e sono passato dalle chiacchiere ai fatti. Certo, ora sono dissanguato, ma, credimi, sono contento di aver fatto qualcosa per la mia città, e soprattutto di aver fatto ciò che mi proponevo.</p>
<p>Per la letteratura, scrivo poco e quel poco è di scarso valore. Ma è, ancora una volta, un piccolo editore di Torino, Marco Valerio, che si è voluto assumere il rischio. Anche lui non guadagna coi miei libri, ma continua a pubblicarmi. Non posso che stimarlo e ringraziarlo, scusandomi con lui di non essere tanto bravo da potergli garantire il successo e una profittevole notorietà.</p>
<p>Un caro saluto.</p>
<p>Bart</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Marco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/18/io-e-le-macchine/#comment-9425</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mozzi ha secondo me tagliato  la testa al toro Moresco senza appelli, svelandone sia le ambiguità di fondo che le (evitabili) conseguenze.
E il concetto - pur scivoloso - di &quot;positività dei compromessi&quot; sa di cose fatte, di vita vissuta, di pratica che si prende la sua rivincita sulla teoria. Insomma, di realismo e di maturità.
Tutto sommato, l&#039;utilità dei Savonarola sta nel farci apprezzare quel che i Macchiavelli (talvolta Magnifici...) riescono a combinare nei loro limiti e a darci la forza necessaria e vitale, perciò... a smentirli.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mozzi ha secondo me tagliato  la testa al toro Moresco senza appelli, svelandone sia le ambiguità di fondo che le (evitabili) conseguenze.<br />
E il concetto &#8211; pur scivoloso &#8211; di &#8220;positività dei compromessi&#8221; sa di cose fatte, di vita vissuta, di pratica che si prende la sua rivincita sulla teoria. Insomma, di realismo e di maturità.<br />
Tutto sommato, l&#8217;utilità dei Savonarola sta nel farci apprezzare quel che i Macchiavelli (talvolta Magnifici&#8230;) riescono a combinare nei loro limiti e a darci la forza necessaria e vitale, perciò&#8230; a smentirli.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: simone battig		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/18/io-e-le-macchine/#comment-9426</link>

		<dc:creator><![CDATA[simone battig]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=1116#comment-9426</guid>

					<description><![CDATA[Come si evince abbastanza facilmente da tutto il dibattito il fenomeno è (e questo credo fosse quello che voleva sottolineare Moresco) perché quasi tutti la pensano come Giulio Mozzi, cioè che la macchina è dominabile dall&#039;interno.
Peccato che ormai la &quot;macchina&quot; sia composta quasi esclusivamente da persone &quot;marginali&quot; e che la pensano più o meno come Mozzi.
Ma se la macchina è composta da tutti questi marginali e diventa sempre più schiacciante non lo si deve forse all&#039;ambiguità di comportamenti di questi marginali da cui la macchina trae la sua linfa vitale?
E visto che non c&#039;è mai nessuno che dica Questa macchina è fantastica voglio fare qualunque cosa per farla vivere, come mai non si è formata una macchina migliore pregna di tutte queste idee e praticità propugnate con grandi discorsi? In questo caso rispondo facilmente che i conti algebrici che computa il buon Mozzi forse non sono giusti, ed è per questo che non nasce una massa (che pure dovrebbe essere maggioranza) esterna alla macchina in grado di rifondare il modo di fare nel fare libri.
Come detto in altri post di commento (comprensivi anche della solita domanda: cosa vuol dire quando una casa editrice come Feltrinelli dice a tutti NON SI ACCETTANO MANOSCRITTI NON RICHIESTI? a cui nessuno se la sente di rispondere) non vorrei neanche trattare più di tanto l&#039;argomento profitto, che è una bella bufala inventata da gente che non si è mai occupata di libri e quando ha cominciato a farlo l&#039;ha giustificato dicendo &quot;Perché solo dall&#039;interno della macchina si può cambiare...&quot;
Esempi ne ho già fatti, ma se proprio se ne vuole uno veramente fondato sulla logica del profitto (si parla di libri che diventano film) qualcuno mi spiega dove si trova la logica economica tanto sbandierata nei due film prodotti con esiti catastrofici tratti dai libri di Ammanniti, logica che dopo tutti quei soldi persi ha prodotto un nuovo film tratto dal libro di IO NON HO PAURA sui cui sono stati investiti soldi, Berlino e una regista &quot;commerciale&quot; come Salvatores?
E poi altre soluzioni ce ne sono, basta ad esempio che chi vuole scrivere libri scriva solo libri, non che sia anche editore, editor, uomo marketing, azionista, redattore, operatore culturale, critico, insegnante di scrittura creativa, collezionista di ossa, sceneggiatore etc etc.....immaginate quanti posti per nuovi libri pubblicabili si libererebbero, o no?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come si evince abbastanza facilmente da tutto il dibattito il fenomeno è (e questo credo fosse quello che voleva sottolineare Moresco) perché quasi tutti la pensano come Giulio Mozzi, cioè che la macchina è dominabile dall&#8217;interno.<br />
Peccato che ormai la &#8220;macchina&#8221; sia composta quasi esclusivamente da persone &#8220;marginali&#8221; e che la pensano più o meno come Mozzi.<br />
Ma se la macchina è composta da tutti questi marginali e diventa sempre più schiacciante non lo si deve forse all&#8217;ambiguità di comportamenti di questi marginali da cui la macchina trae la sua linfa vitale?<br />
E visto che non c&#8217;è mai nessuno che dica Questa macchina è fantastica voglio fare qualunque cosa per farla vivere, come mai non si è formata una macchina migliore pregna di tutte queste idee e praticità propugnate con grandi discorsi? In questo caso rispondo facilmente che i conti algebrici che computa il buon Mozzi forse non sono giusti, ed è per questo che non nasce una massa (che pure dovrebbe essere maggioranza) esterna alla macchina in grado di rifondare il modo di fare nel fare libri.<br />
Come detto in altri post di commento (comprensivi anche della solita domanda: cosa vuol dire quando una casa editrice come Feltrinelli dice a tutti NON SI ACCETTANO MANOSCRITTI NON RICHIESTI? a cui nessuno se la sente di rispondere) non vorrei neanche trattare più di tanto l&#8217;argomento profitto, che è una bella bufala inventata da gente che non si è mai occupata di libri e quando ha cominciato a farlo l&#8217;ha giustificato dicendo &#8220;Perché solo dall&#8217;interno della macchina si può cambiare&#8230;&#8221;<br />
Esempi ne ho già fatti, ma se proprio se ne vuole uno veramente fondato sulla logica del profitto (si parla di libri che diventano film) qualcuno mi spiega dove si trova la logica economica tanto sbandierata nei due film prodotti con esiti catastrofici tratti dai libri di Ammanniti, logica che dopo tutti quei soldi persi ha prodotto un nuovo film tratto dal libro di IO NON HO PAURA sui cui sono stati investiti soldi, Berlino e una regista &#8220;commerciale&#8221; come Salvatores?<br />
E poi altre soluzioni ce ne sono, basta ad esempio che chi vuole scrivere libri scriva solo libri, non che sia anche editore, editor, uomo marketing, azionista, redattore, operatore culturale, critico, insegnante di scrittura creativa, collezionista di ossa, sceneggiatore etc etc&#8230;..immaginate quanti posti per nuovi libri pubblicabili si libererebbero, o no?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: un fake di angelini		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/18/io-e-le-macchine/#comment-9427</link>

		<dc:creator><![CDATA[un fake di angelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=1116#comment-9427</guid>

					<description><![CDATA[Battig, ti rispondo io. All&#039;estero è ormai pratica invalsa, anzi LA NORMA, per una casa editrice, rifiutare manoscritti ***non vagliati*** da qualche agenzia letteraria di fiducia. Nelle varie redazioni (piccole e grandi) arriva talmente tanta spazzatura, insieme a qualche buona proposta, che ogni casa editrice tende a scoraggiarne tale invio come può. Dopodiché è ovvio che una sbirciatina ai plichi venga comunque data. A un occhio esperto, basta la lettura di una pagina o della semplice presentazione e sinossi di un&#039;opera per capire se 
vale la pena promuoverla al SECONDO LIVELLO di scrematura. Tieni presente, tuttavia, che se le opere valide dovessero assommare a diverse migliaia, non tutte potrebbero comunque essere pubblicate. Nessun editore stampa titoli all&#039;infinito. Anche in editoria, insomma, ci sono i SALVATI e i TRAVOLTI. E figurati se i travolti se la mettono via e tacciono... La verità, come dice Tiziano Scarpa, è che &quot;oggi, in Occidente, scrittore, scrittrice, intellettuale, artista, possono diventarlo tutti. Ci vogliono vocazione, talento, ostinazione, fortuna. Ci vogliono tutte e quattro queste cose&quot;. 

Tu sei a posto con i requisiti?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Battig, ti rispondo io. All&#8217;estero è ormai pratica invalsa, anzi LA NORMA, per una casa editrice, rifiutare manoscritti ***non vagliati*** da qualche agenzia letteraria di fiducia. Nelle varie redazioni (piccole e grandi) arriva talmente tanta spazzatura, insieme a qualche buona proposta, che ogni casa editrice tende a scoraggiarne tale invio come può. Dopodiché è ovvio che una sbirciatina ai plichi venga comunque data. A un occhio esperto, basta la lettura di una pagina o della semplice presentazione e sinossi di un&#8217;opera per capire se<br />
vale la pena promuoverla al SECONDO LIVELLO di scrematura. Tieni presente, tuttavia, che se le opere valide dovessero assommare a diverse migliaia, non tutte potrebbero comunque essere pubblicate. Nessun editore stampa titoli all&#8217;infinito. Anche in editoria, insomma, ci sono i SALVATI e i TRAVOLTI. E figurati se i travolti se la mettono via e tacciono&#8230; La verità, come dice Tiziano Scarpa, è che &#8220;oggi, in Occidente, scrittore, scrittrice, intellettuale, artista, possono diventarlo tutti. Ci vogliono vocazione, talento, ostinazione, fortuna. Ci vogliono tutte e quattro queste cose&#8221;. </p>
<p>Tu sei a posto con i requisiti?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: un fake di angelini		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/18/io-e-le-macchine/#comment-9428</link>

		<dc:creator><![CDATA[un fake di angelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=1116#comment-9428</guid>

					<description><![CDATA[Editing:
- tende a scoraggiare
- se valga la pena]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Editing:<br />
&#8211; tende a scoraggiare<br />
&#8211; se valga la pena</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Robeh?		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/18/io-e-le-macchine/#comment-9429</link>

		<dc:creator><![CDATA[Robeh?]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Giulio, tu sai meglio e molto più di me, per ragioni professionali immagino, quante siano in Italia le piccole case editrici o quante ne siano nate negli ultimi anni. E tutte con il loro bel progetto, condivisibile, accettabile, sottoscrivibile. Che senso ha, dunque, aggiungerne una in più? Anch&#039;essa con il suo nobile progetto dietro. Ma credo che anche queste varianti sul tema restaurazione e marginalità siano dovute al fatto di aver dato al concetto di marginalità un significato unico. Ossia che &quot;poesia, letterarura, scrittore oggi sono in ruolo di marginalità&quot;. Ma ciò significa solo constatare l&#039;esistenza di un fenomeno. Il bello però del pensiero umano è quello di non essersi mai fermato alla descrizione del fenomeno, bensì ha smpre cercato di analizzarne le cause. Come dire: al mondo ci sono X poveri (o Y ricchi). Ma questo non basta. Bisogna poi vedere perché il povero oggi è tale, se cioè lo è per maledizione divina, o perché è stato impoverito-spossessato, o perché s&#039;è giocato tutti i suoi averi alle corse dei cavalli. Per lo stesso motivo non basta constatare la marginalità. E&#039; sono un esercizio fenomenologico spurio se non porta ad altro. Per cui se alla marginalità sostituiamo emarginazione, credo allora che le cose (le analisi, la discussione) cambino. Perché allora ci si dovrà ben interrogare sulle cause. Ed emarginazione è un sostantivo dinamico, plurale, semanticamente forte, e, non ultimo, politico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Giulio, tu sai meglio e molto più di me, per ragioni professionali immagino, quante siano in Italia le piccole case editrici o quante ne siano nate negli ultimi anni. E tutte con il loro bel progetto, condivisibile, accettabile, sottoscrivibile. Che senso ha, dunque, aggiungerne una in più? Anch&#8217;essa con il suo nobile progetto dietro. Ma credo che anche queste varianti sul tema restaurazione e marginalità siano dovute al fatto di aver dato al concetto di marginalità un significato unico. Ossia che &#8220;poesia, letterarura, scrittore oggi sono in ruolo di marginalità&#8221;. Ma ciò significa solo constatare l&#8217;esistenza di un fenomeno. Il bello però del pensiero umano è quello di non essersi mai fermato alla descrizione del fenomeno, bensì ha smpre cercato di analizzarne le cause. Come dire: al mondo ci sono X poveri (o Y ricchi). Ma questo non basta. Bisogna poi vedere perché il povero oggi è tale, se cioè lo è per maledizione divina, o perché è stato impoverito-spossessato, o perché s&#8217;è giocato tutti i suoi averi alle corse dei cavalli. Per lo stesso motivo non basta constatare la marginalità. E&#8217; sono un esercizio fenomenologico spurio se non porta ad altro. Per cui se alla marginalità sostituiamo emarginazione, credo allora che le cose (le analisi, la discussione) cambino. Perché allora ci si dovrà ben interrogare sulle cause. Ed emarginazione è un sostantivo dinamico, plurale, semanticamente forte, e, non ultimo, politico.</p>
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		Di: Elio Paoloni		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/04/18/io-e-le-macchine/#comment-9430</link>

		<dc:creator><![CDATA[Elio Paoloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Pare che nessuno si sia accorto del piccolo gesto rivoluzionario compiuto da Mozzi: l’inserimento di quel pulsante per commentare velocemente. Mozzi non è uno che fa riunioni di condominio per lamentarsi e aprire un dibattito su una cosa che gli sembra sbagliata: se appena vede un modo pratico e veloce per risolverla la risolve (nel suo piccolo). Sarà perché è uno del Nord Est? Uno che ha imparato a scrivere nel covo degli imprenditori? La cosa riempie di invidia un terrone come me. Ma in quanto a chiacchiere vedo che Milano non scherza. Parecchie persone, dopo aver seguito per un po’ Nazione Indiana, non avevano idea che qui si potessero postare commenti. Forse è meglio, ce ne sono già troppi. Ma anche chi conosce il trucco deve fare un sacco di fatica per andare a cercarsi la buca per le lettere. 
Mozzi non vuol rendere la vita difficile ai suoi interlocutori. Potrebbe anche cercare (gli scrittori lo fanno) di renderla difficile ai suoi lettori ma non è allergico ai commenti. E non c’è nulla di più autenticamente democratico di questo atteggiamento.
Adesso dovrei elencare un po’ di cose di Mozzi che non mi garbano, in modo che Angelini non debba venire a commentare (con la strada spianata, per di più) che lecco il culo a Mozzi. Ma non ho tempo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pare che nessuno si sia accorto del piccolo gesto rivoluzionario compiuto da Mozzi: l’inserimento di quel pulsante per commentare velocemente. Mozzi non è uno che fa riunioni di condominio per lamentarsi e aprire un dibattito su una cosa che gli sembra sbagliata: se appena vede un modo pratico e veloce per risolverla la risolve (nel suo piccolo). Sarà perché è uno del Nord Est? Uno che ha imparato a scrivere nel covo degli imprenditori? La cosa riempie di invidia un terrone come me. Ma in quanto a chiacchiere vedo che Milano non scherza. Parecchie persone, dopo aver seguito per un po’ Nazione Indiana, non avevano idea che qui si potessero postare commenti. Forse è meglio, ce ne sono già troppi. Ma anche chi conosce il trucco deve fare un sacco di fatica per andare a cercarsi la buca per le lettere.<br />
Mozzi non vuol rendere la vita difficile ai suoi interlocutori. Potrebbe anche cercare (gli scrittori lo fanno) di renderla difficile ai suoi lettori ma non è allergico ai commenti. E non c’è nulla di più autenticamente democratico di questo atteggiamento.<br />
Adesso dovrei elencare un po’ di cose di Mozzi che non mi garbano, in modo che Angelini non debba venire a commentare (con la strada spianata, per di più) che lecco il culo a Mozzi. Ma non ho tempo.</p>
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