Storie dal mondo on line

di Benedetta Centovalli

Una scommessa vinta appieno quella di Alane Salierno Mason, che è riuscita a realizzare un suo sogno o meglio a dare forma a un’ossessione, come confessa lei stessa, che da qualche anno la tormentava: un internet magazine di letteratura internazionale in traduzione inglese. Basta cliccare su www.wordswithoutborders.org, parole senza frontiere, e il mondo ci appare più vicino.

Alane Mason è di origine italiana, il nonno emigrò a New York all’inizio del Novecento, ha tradotto Conversazione in Sicilia di Vittorini in una nuova eccellente versione per New Directions (2000), con la storica prefazione di Hemingway, ed è senior editor per W. W. Norton, dove pubblica solo libri di qualità.
Una statistica del 1999 metteva in evidenza un aspetto inquietante della cultura americana: solo il 3% dei libri pubblicati in Usa provengono da altri paesi, contro il 50% almeno dell’Europa occidentale. Di cui la gran parte americani o comunque di lingua inglese. Il numero dei testi tradotti da lingue straniere in America, nonostante un’industria che produce più di 100.000 libri l’anno, è uguale a quello dei libri tradotti nel chiuso e non democratico mondo arabo, la cui struttura editoriale non è certo paragonabile a quella americana. Un isolamento imbarazzante e pericoloso per uno stato che vanta una tradizione democratica, un’origine multirazziale, e che sul melting pot ha formato generazioni su generazioni. Poi è drammaticamente arrivato l’11 settembre e l’urgenza di questa situazione si è fatta esplosiva. «Ho pensato dopo l’11 settembre che avremmo sentito ancora di più il bisogno di conoscere il resto del mondo, per capire che cosa la gente di altre nazionalità crede sente e scrive su se stessa e sull’America. – dice Alane Mason – È troppo facile azzardare espressioni come L’Asse del Male, il nemico, e non conoscere affatto questi popoli.» Con il rischio di etichettare tutti come Infedeli, da un parte gli americani e dall’altra gli altri paesi. La letteratura, al suo meglio, può aiutarci ad uscire da questo tunnel: aprendo alle altre culture, avvicinando storie e sensibilità differenti, favorendo l’espressione delle singolarità e delle diversità. «Quanti americani, anche tra i lettori forti, hanno mai incontrato scrittori iracheni, iraniani o nordcoreani?» si domanda Alane, cancellando oltre a quelle culture, le differenze tra questi paesi e quelle all’interno di ciascuno di loro. Così il primo numero della rivista, grazie al sostegno del National Endowment for the Arts e del Bard College, uscito nel luglio-agosto 2003, è stato dedicato alla letteratura iraniana, e i due successivi a quella della Corea del Nord e dell’Iraq, con storie di guerra, esilio o di una familiare quotidianità, scritte da autori famosi nei loro paesi ma del tutto sconosciuti negli Stati Uniti. Dal 2003 ad oggi ogni numero di Word Without Borders ha esplorato letterature lontane e vicine proponendo selezionate e inedite traduzioni di scrittori alla loro prima apparizione in Usa, accompagnate da saggi e notizie biobibliografiche: dalla Russia all’Argentina, dalla Romania, ai Balcani, dalla Polonia all’Africa francofona, o affrontando trasversalmente temi importanti come la letteratura religiosa e la traduzione (v. l’ultimo numero di aprile 2005). Segnalato dal Time Magazine’s tra i 50 «coolest websites», WWB ha avuto l’onore di un’intera pagina sul New York Times. Dalle letterature che hanno segnato nei secoli la formazione di generazioni: l’antica greca e latina, quella araba e spagnola, quella francese, russa e tedesca, quella americana, per i lettori di oggi è tempo di spalancare gli orizzonti, di affacciarsi con curiosità su un universo ancora tutto da esplorare. La sfida è quella di contribuire a costruire una cultura della pace. WWB sta preparando il primo numero sull’Italia in uscita a luglio, una mappa degli ultimi anni del nostro lavoro letterario. Buon lavoro, WWB.

Uscito su “Stilos”, 3 maggio 2005

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