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	Commenti a: La macchina e i funzionari	</title>
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		<title>
		Di: antivoltagabbana		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antivoltagabbana]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quelli che fino a ieri erano ultrà berlusconiani e adesso si preparano al salto della quaglia e al riciclaggio. Tutto un abbandonare la nave, un imbellettarsi per piacere a sinistra. Giorgino che prende le distanze da Mimun, Sgarbi che passa col centrosinistra, la De Rosa... Massimiliano &quot;Domenicale&quot; Parente che scrive su Nazione Indiana e va ai loro convegni come relatore... E quelli lo assecondano. Ancora un po&#039;, e Berlusconi nessuno ammetterà mai di averlo votato, sostenuto, omaggiato, venerato. Nessuno è mai stato berlusconiano. Questi mi fanno più schifo di Berlusconi. Questi, e chi li appoggia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quelli che fino a ieri erano ultrà berlusconiani e adesso si preparano al salto della quaglia e al riciclaggio. Tutto un abbandonare la nave, un imbellettarsi per piacere a sinistra. Giorgino che prende le distanze da Mimun, Sgarbi che passa col centrosinistra, la De Rosa&#8230; Massimiliano &#8220;Domenicale&#8221; Parente che scrive su Nazione Indiana e va ai loro convegni come relatore&#8230; E quelli lo assecondano. Ancora un po&#8217;, e Berlusconi nessuno ammetterà mai di averlo votato, sostenuto, omaggiato, venerato. Nessuno è mai stato berlusconiano. Questi mi fanno più schifo di Berlusconi. Questi, e chi li appoggia.</p>
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		Di: antivoltagabbana		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/05/16/la-macchina-e-i-funzionari/#comment-10063</link>

		<dc:creator><![CDATA[antivoltagabbana]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Da l&#039;Unità del 15 Maggio 2005

Poveretto, come s&#039;offre
di Marco Travaglio

Più che una notizia, sembra una barzelletta: Vittorio Sgarbi entra nel centrosinistra per fare il sottosegretario nell&#039;eventuale governo Prodi. L&#039;ha annunciato lui stesso (Sgarbi, non Prodi) al Corriere: &quot;Con Prodi ci siamo parlati, mi ha detto che è d&#039;accordo&quot;. Sia chiaro che noi, all&#039;ennesimo trasloco del pacato ed equilibrato critico d&#039;arte, non crediamo. Ma qui non si può fare una battuta che subito qualcuno la prende per un suggerimento. E allora, nella malaugurata eventualità, ecco un breve promemoria. Vita e opere del Gondrand della politica italiana.
Agli albori della carriera, fine anni 80, il giovane Sgarbi flirta con il Pci di Pesaro. Poi s&#039;intruppa come indipendente nelle liste del Psi, per fare il sindaco a San Severino Marche. Alla fine riesce persino a guidare un monocolore Dc. Poi nel &#039;90 entra in Parlamento, nelle liste del Pli. Dura un paio d&#039;anni, poi arriva Mani Pulite e crolla tutto. Con agile guizzo, Vittorio Zelig tenta l&#039;aggancio con Bossi, agevolato dal celebre &quot;Forza Etna&quot; urlato per invocare la distruzione degli antiestetici paesini sulle pendici del vulcano. Memorabile il suo colloquio col Senatur, in un camerino della Fininvest: &quot;Grandissimo Umberto, sei l&#039;unico che porta avanti le idee liberali, che dice cose sensate&quot;. Ma Bossi non apprezza e si lascia sfuggire il Genio ferrarese. Che nel frattempo è sgattaiolato alla corte del Cavaliere, come misurato opinionista televisivo e candidato alla Camera per Forza Italia. Bossi, da grandissimo liberale, diventa &quot;scemo&quot;, &quot;tordo tonto&quot;, &quot;ladro&quot; e &quot;razzista&quot;.
Dell&#039;inossidabile coerenza sgarbiana fa le spese anche Berlusconi: appena eletto grazie a Forza Italia, Vittorio Gondrand lascia il partito e s&#039;iscrive al gruppo misto. Ma continua a difendere i martiri della malagiustizia (Andreotti, Craxi, De Lorenzo, Berlusconi, Previti, Dell&#039;Utri...) e a insultare i magistrati. Famoso un suo comizio a Palmi: &quot;Ripetete con me: affanculo il procuratore Cordova!&quot;. Dal pulpito armato di &quot;Sgarbi quotidiani&quot;, vomita improperi contro il pool di Milano (&quot;Assassini!&quot;) e di Palermo. Per lui il &quot;vero mafioso&quot; è Gian Carlo Caselli, &quot;una vergogna della magistratura italiana, un colonnello greco, un fascista...I suoi atti giudiziari hanno portato alla morte&quot; (8-12-94).
Bastona chiunque si metta di traverso sulla strada del Cavaliere. Il presidente della Repubblica Scalfaro è &quot;una scoreggia fritta&quot;. Indro Montanelli &quot;è un vigliacco, uno che ha tradito, fascista, razzista, antisemita. Sempre fascistissimo, nero come la pece! Un modesto giornalista, il più mediocre storico italiano. Adesso, fascista ancora, è guardato con tenerezza e ammirazione dalla sinistra che gli si è attaccata solo perché traditore... È il solito vecchio fascista che, nella sua turpe vecchiaia, sputa con impudicizia nel piatto in cui ha mangiato&quot; (31-3 e 29-7-94).
Il 7 aprile &#039;95, sempre a &quot;Sgarbi quotidiani&quot;, addita Caselli come il mandante morale dell&#039;omicidio di don Pino Puglisi. La prova? Una lettera anonima che lui legge integralmente, senza neppure precisare che è anonima: anzi, dice con fare circospetto che non può rivelarne l&#039;autore. Nel dicembre &#039;95 fonda il Partito Federalista con Gianfranco Miglio, poi non se ne sa più nulla. Nel febbraio &#039;96 partorisce la Lista Pannella-Sgarbi, cui aderiscono subito statisti del calibro di Idriss e Don Backy, e annuncia il divorzio da Forza Italia. Poi divorzia da Pannella e rientra precipitosamente in Forza Italia per trovare un posto sicuro in lista e in Parlamento. Lì rimane, fra alterne vicende, fino a due anni fa, quando compare a &quot;Otto e mezzo&quot; per annunciare che il ministro dei Beni Culturali, l&#039;odiato Giuliano Urbani, avrebbe un&#039;amante e per descriverne minuziosamente le prestazioni. Lo cacciano da sottosegretario e l&#039;impresa traslochi Sgarbi &amp; C. riapre i battenti. Fonda con Giorgio La Malfa il Partito della Bellezza, subito abortito per mancanza di belli. Allora abborda il bel Mastella, che ha appena imbarcato Pomicino, ma non se ne fa nulla. Ora, dice,&quot;ho deciso di puntare sulla Sbarbati&quot;. Repubblicani europei (Fed). Avendo una condanna definitiva per falso e truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato (in due anni di &quot;lavoro&quot; alla Sovrintendenza di Venezia si presentò in ufficio due giorni, risultato: 6 mesi e 10 giorni di reclusione) e qualche centinaio di processi per i suoi insulti a destra e a sinistra, ha un problema piuttosto impellente: conservare l&#039;immunità parlamentare. Il solito idealista.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da l&#8217;Unità del 15 Maggio 2005</p>
<p>Poveretto, come s&#8217;offre<br />
di Marco Travaglio</p>
<p>Più che una notizia, sembra una barzelletta: Vittorio Sgarbi entra nel centrosinistra per fare il sottosegretario nell&#8217;eventuale governo Prodi. L&#8217;ha annunciato lui stesso (Sgarbi, non Prodi) al Corriere: &#8220;Con Prodi ci siamo parlati, mi ha detto che è d&#8217;accordo&#8221;. Sia chiaro che noi, all&#8217;ennesimo trasloco del pacato ed equilibrato critico d&#8217;arte, non crediamo. Ma qui non si può fare una battuta che subito qualcuno la prende per un suggerimento. E allora, nella malaugurata eventualità, ecco un breve promemoria. Vita e opere del Gondrand della politica italiana.<br />
Agli albori della carriera, fine anni 80, il giovane Sgarbi flirta con il Pci di Pesaro. Poi s&#8217;intruppa come indipendente nelle liste del Psi, per fare il sindaco a San Severino Marche. Alla fine riesce persino a guidare un monocolore Dc. Poi nel &#8217;90 entra in Parlamento, nelle liste del Pli. Dura un paio d&#8217;anni, poi arriva Mani Pulite e crolla tutto. Con agile guizzo, Vittorio Zelig tenta l&#8217;aggancio con Bossi, agevolato dal celebre &#8220;Forza Etna&#8221; urlato per invocare la distruzione degli antiestetici paesini sulle pendici del vulcano. Memorabile il suo colloquio col Senatur, in un camerino della Fininvest: &#8220;Grandissimo Umberto, sei l&#8217;unico che porta avanti le idee liberali, che dice cose sensate&#8221;. Ma Bossi non apprezza e si lascia sfuggire il Genio ferrarese. Che nel frattempo è sgattaiolato alla corte del Cavaliere, come misurato opinionista televisivo e candidato alla Camera per Forza Italia. Bossi, da grandissimo liberale, diventa &#8220;scemo&#8221;, &#8220;tordo tonto&#8221;, &#8220;ladro&#8221; e &#8220;razzista&#8221;.<br />
Dell&#8217;inossidabile coerenza sgarbiana fa le spese anche Berlusconi: appena eletto grazie a Forza Italia, Vittorio Gondrand lascia il partito e s&#8217;iscrive al gruppo misto. Ma continua a difendere i martiri della malagiustizia (Andreotti, Craxi, De Lorenzo, Berlusconi, Previti, Dell&#8217;Utri&#8230;) e a insultare i magistrati. Famoso un suo comizio a Palmi: &#8220;Ripetete con me: affanculo il procuratore Cordova!&#8221;. Dal pulpito armato di &#8220;Sgarbi quotidiani&#8221;, vomita improperi contro il pool di Milano (&#8220;Assassini!&#8221;) e di Palermo. Per lui il &#8220;vero mafioso&#8221; è Gian Carlo Caselli, &#8220;una vergogna della magistratura italiana, un colonnello greco, un fascista&#8230;I suoi atti giudiziari hanno portato alla morte&#8221; (8-12-94).<br />
Bastona chiunque si metta di traverso sulla strada del Cavaliere. Il presidente della Repubblica Scalfaro è &#8220;una scoreggia fritta&#8221;. Indro Montanelli &#8220;è un vigliacco, uno che ha tradito, fascista, razzista, antisemita. Sempre fascistissimo, nero come la pece! Un modesto giornalista, il più mediocre storico italiano. Adesso, fascista ancora, è guardato con tenerezza e ammirazione dalla sinistra che gli si è attaccata solo perché traditore&#8230; È il solito vecchio fascista che, nella sua turpe vecchiaia, sputa con impudicizia nel piatto in cui ha mangiato&#8221; (31-3 e 29-7-94).<br />
Il 7 aprile &#8217;95, sempre a &#8220;Sgarbi quotidiani&#8221;, addita Caselli come il mandante morale dell&#8217;omicidio di don Pino Puglisi. La prova? Una lettera anonima che lui legge integralmente, senza neppure precisare che è anonima: anzi, dice con fare circospetto che non può rivelarne l&#8217;autore. Nel dicembre &#8217;95 fonda il Partito Federalista con Gianfranco Miglio, poi non se ne sa più nulla. Nel febbraio &#8217;96 partorisce la Lista Pannella-Sgarbi, cui aderiscono subito statisti del calibro di Idriss e Don Backy, e annuncia il divorzio da Forza Italia. Poi divorzia da Pannella e rientra precipitosamente in Forza Italia per trovare un posto sicuro in lista e in Parlamento. Lì rimane, fra alterne vicende, fino a due anni fa, quando compare a &#8220;Otto e mezzo&#8221; per annunciare che il ministro dei Beni Culturali, l&#8217;odiato Giuliano Urbani, avrebbe un&#8217;amante e per descriverne minuziosamente le prestazioni. Lo cacciano da sottosegretario e l&#8217;impresa traslochi Sgarbi &#038; C. riapre i battenti. Fonda con Giorgio La Malfa il Partito della Bellezza, subito abortito per mancanza di belli. Allora abborda il bel Mastella, che ha appena imbarcato Pomicino, ma non se ne fa nulla. Ora, dice,&#8221;ho deciso di puntare sulla Sbarbati&#8221;. Repubblicani europei (Fed). Avendo una condanna definitiva per falso e truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato (in due anni di &#8220;lavoro&#8221; alla Sovrintendenza di Venezia si presentò in ufficio due giorni, risultato: 6 mesi e 10 giorni di reclusione) e qualche centinaio di processi per i suoi insulti a destra e a sinistra, ha un problema piuttosto impellente: conservare l&#8217;immunità parlamentare. Il solito idealista.</p>
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		<title>
		Di: sergio garufi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/05/16/la-macchina-e-i-funzionari/#comment-10064</link>

		<dc:creator><![CDATA[sergio garufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=1165#comment-10064</guid>

					<description><![CDATA[Fino al giorno del convegno, o meglio fino al momento in cui hai letto il tuo intervento, io non ero completamente d&#039;accordo con le tue tesi. Mi parevano viziate da un eccesso di pessimismo
e di toni apocalittici (vedi la scelta lessicale di &quot;genocidio&quot;), dietro al quale si suggeriva implicitamente la presenza di una sorta di cabina di regia, o di grande vecchio, di un potere politico-editoriale, insomma, che faceva di tutto per boicottare la letteratura radicale promuovendo invece una cultura di massa costituita da prodotti consolatori e rassicuranti. Sarà che non conosco
bene l&#039;ambiente editoriale, e sarà pure che non amo le conspiracy theories, ma ero portato a credere che questa situazione, che così bene descrivi, fosse unicamente dovuta a mere logiche
di mercato, piuttosto che a precisi indirizzi di politica culturale. L&#039;effetto di asservimento delle masse, cioè il fatto che una persona priva di abitudini di lettura (giornali e libri) operi delle scelte con minor libertà ed autocoscienza, e quindi sia più condizionabile (dalla pubblicità o dalla televisione), è lo stesso in entrambi i casi; è solo che io non scorgevo alcun disegno in questo senso, mentre tu sì. Forse questo dipendeva dal fatto che nel mio lavoro (l&#039;antiquariato), quella del restauratore è quasi sempre una figura nobilissima e specchiata, non certo il losco figuro che tratteggiate tu e Moresco. Ad ogni modo c&#039;è stato un passo del tuo discorso, che qui hai ribadito, che ha messo un po&#039; in crisi il mio ottimismo, e cioè quando hai fatto il parallelo col lavoro precario e interinale, affermando che non nasce e si diffonde esclusivamente per ragioni economiche (il risparmio sui contributi per il datore di lavoro), ma anche e soprattutto come forma di &quot;controllo sociale&quot;. Questo non può essere un aspetto marginale del fenomeno, perchè chi è alle dipendenze con quel tipo di contratto è sicuramente più &quot;ricattabile&quot;, come dici tu, rispetto alle forme di assunzione tradizionale, tutelate dai sindacati e da una legislazione del lavoro più garantista. 

C&#039;è, per esempio, chi ha parlato di flop, o di fallimento, a proposito del convegno sulla restaurazione, e questo perché è stato interrotto prima del dovuto, cioè prima che si sviluppasse una discussione sul tema, con la seconda tornata degli interventi, che avrebbero per forza di cose replicato ai precedenti, e con l&#039;intervento del pubblico, che mi sembrava numeroso e competente. Non è stata questa una conferma della &quot;repressione degli intellettuali&quot;
(quelli meno allineati)? Non è stato questo un modo repressivo e violento di trattare un evento del genere, negando la parola dopo averla accordata (e fra l&#039;altro per cederla alle solite 4 chiacchiere col politico di turno)? 
Altro esempio illuminante: mi è stato detto che le ragioni per cui una testata ingessata e tradizionalista come il Corriere della Sera (anziché per es. Repubblica, che mi sarei aspettato più attenta al fenomeno della letteratura in rete) abbia ripreso la polemica sulla restaurazione e la monocultura dei bestseller, partita da qui e da L&#039;Espresso grazie ai tuoi interventi, erano dovute unicamente al fatto che le direttive impartite dal nuovo vicedirettore (P.G. Battista)in materia di cultura erano &quot;polemiche e scandali&quot;, per cui lo scontro fa sì audience ma viene depotenziato, ridotto a caricatura, e in ultima analisi reso innocuo. 

E poi c&#039;è la questione dell&#039;autocensura, dei &quot;divieti introiettati&quot;, e anche in questo senso mi pare sia difficile contraddirti. Forse il parallelo più chiaro potrebbe essere quello dei telegiornalisti che taroccano le notizie a favore del governo, quasi sempre senza aver avuto precise direttive in questo senso (la tardiva e sospetta denuncia di Giorgino su Mimun di questi giorni). Questo spiegherebbe perché gli editor si adeguino a un certo tipo di letteratura di evasione promuovendo solo quel genere di libri e ostacolando invece la diffusione di opere più radicali. Ora, io non so se il pubblico dei lettori italiani, che secondo le ultime statistiche è il più miserabile d&#039;Europa, sia maturo per certi libri, sta di fatto che se non glieli propongono nemmeno questa maturità resterà sempre una chimera. E&#039; un diallele insomma,
un cane che si morde la coda, e dentro questo meccanismo ci stanno tutti: funzionari editoriali, editor, critici, distributori, librai etc. Se a tutto questo aggiungi poi che, antropologicamente, l&#039;italiano non è mai stato un &quot;hombre vertical&quot;, secondo la definizione di Ortega y Gasset, cioè uno con la schiena dritta, hai allora l&#039;esatta percezione della gravità del fenomeno. 

L&#039;unica cosa su cui mi sento di dissentire è la questione dei nickname, che non mi pare c&#039;entri molto, e la cui diffusione credo sia dovuta a motivi molto più futili (l&#039;anonimato consente tante cose: l&#039;impunità per l&#039;insulto gratuito, il fingersi sostenitori di se stessi etc.)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fino al giorno del convegno, o meglio fino al momento in cui hai letto il tuo intervento, io non ero completamente d&#8217;accordo con le tue tesi. Mi parevano viziate da un eccesso di pessimismo<br />
e di toni apocalittici (vedi la scelta lessicale di &#8220;genocidio&#8221;), dietro al quale si suggeriva implicitamente la presenza di una sorta di cabina di regia, o di grande vecchio, di un potere politico-editoriale, insomma, che faceva di tutto per boicottare la letteratura radicale promuovendo invece una cultura di massa costituita da prodotti consolatori e rassicuranti. Sarà che non conosco<br />
bene l&#8217;ambiente editoriale, e sarà pure che non amo le conspiracy theories, ma ero portato a credere che questa situazione, che così bene descrivi, fosse unicamente dovuta a mere logiche<br />
di mercato, piuttosto che a precisi indirizzi di politica culturale. L&#8217;effetto di asservimento delle masse, cioè il fatto che una persona priva di abitudini di lettura (giornali e libri) operi delle scelte con minor libertà ed autocoscienza, e quindi sia più condizionabile (dalla pubblicità o dalla televisione), è lo stesso in entrambi i casi; è solo che io non scorgevo alcun disegno in questo senso, mentre tu sì. Forse questo dipendeva dal fatto che nel mio lavoro (l&#8217;antiquariato), quella del restauratore è quasi sempre una figura nobilissima e specchiata, non certo il losco figuro che tratteggiate tu e Moresco. Ad ogni modo c&#8217;è stato un passo del tuo discorso, che qui hai ribadito, che ha messo un po&#8217; in crisi il mio ottimismo, e cioè quando hai fatto il parallelo col lavoro precario e interinale, affermando che non nasce e si diffonde esclusivamente per ragioni economiche (il risparmio sui contributi per il datore di lavoro), ma anche e soprattutto come forma di &#8220;controllo sociale&#8221;. Questo non può essere un aspetto marginale del fenomeno, perchè chi è alle dipendenze con quel tipo di contratto è sicuramente più &#8220;ricattabile&#8221;, come dici tu, rispetto alle forme di assunzione tradizionale, tutelate dai sindacati e da una legislazione del lavoro più garantista. </p>
<p>C&#8217;è, per esempio, chi ha parlato di flop, o di fallimento, a proposito del convegno sulla restaurazione, e questo perché è stato interrotto prima del dovuto, cioè prima che si sviluppasse una discussione sul tema, con la seconda tornata degli interventi, che avrebbero per forza di cose replicato ai precedenti, e con l&#8217;intervento del pubblico, che mi sembrava numeroso e competente. Non è stata questa una conferma della &#8220;repressione degli intellettuali&#8221;<br />
(quelli meno allineati)? Non è stato questo un modo repressivo e violento di trattare un evento del genere, negando la parola dopo averla accordata (e fra l&#8217;altro per cederla alle solite 4 chiacchiere col politico di turno)?<br />
Altro esempio illuminante: mi è stato detto che le ragioni per cui una testata ingessata e tradizionalista come il Corriere della Sera (anziché per es. Repubblica, che mi sarei aspettato più attenta al fenomeno della letteratura in rete) abbia ripreso la polemica sulla restaurazione e la monocultura dei bestseller, partita da qui e da L&#8217;Espresso grazie ai tuoi interventi, erano dovute unicamente al fatto che le direttive impartite dal nuovo vicedirettore (P.G. Battista)in materia di cultura erano &#8220;polemiche e scandali&#8221;, per cui lo scontro fa sì audience ma viene depotenziato, ridotto a caricatura, e in ultima analisi reso innocuo. </p>
<p>E poi c&#8217;è la questione dell&#8217;autocensura, dei &#8220;divieti introiettati&#8221;, e anche in questo senso mi pare sia difficile contraddirti. Forse il parallelo più chiaro potrebbe essere quello dei telegiornalisti che taroccano le notizie a favore del governo, quasi sempre senza aver avuto precise direttive in questo senso (la tardiva e sospetta denuncia di Giorgino su Mimun di questi giorni). Questo spiegherebbe perché gli editor si adeguino a un certo tipo di letteratura di evasione promuovendo solo quel genere di libri e ostacolando invece la diffusione di opere più radicali. Ora, io non so se il pubblico dei lettori italiani, che secondo le ultime statistiche è il più miserabile d&#8217;Europa, sia maturo per certi libri, sta di fatto che se non glieli propongono nemmeno questa maturità resterà sempre una chimera. E&#8217; un diallele insomma,<br />
un cane che si morde la coda, e dentro questo meccanismo ci stanno tutti: funzionari editoriali, editor, critici, distributori, librai etc. Se a tutto questo aggiungi poi che, antropologicamente, l&#8217;italiano non è mai stato un &#8220;hombre vertical&#8221;, secondo la definizione di Ortega y Gasset, cioè uno con la schiena dritta, hai allora l&#8217;esatta percezione della gravità del fenomeno. </p>
<p>L&#8217;unica cosa su cui mi sento di dissentire è la questione dei nickname, che non mi pare c&#8217;entri molto, e la cui diffusione credo sia dovuta a motivi molto più futili (l&#8217;anonimato consente tante cose: l&#8217;impunità per l&#8217;insulto gratuito, il fingersi sostenitori di se stessi etc.)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Lucio Angelini		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/05/16/la-macchina-e-i-funzionari/#comment-10065</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lucio Angelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ripropongo un contributo già inviato a Lipperatura:

&quot;Ricordo che anni fa, quando ancora *mi pregiavo* di frequentare la Fiera, a una presentazione dei Corti (EL) o Shorts (Mondadori Ragazzi), la magica Orietta Fatucci disse: &quot;Sono l&#039;editore, ovvero colei che COMMISSIONA ai propri autori i libri che di volta in volta le servono per le proprie collane&quot;. Io, per fortuna, ero già stato estromesso (per indisciplina) dalla EL/Emme/Einaudi Ragazzi come autore, ma quella definizione di editore mi lasciò interdetto. La segnalo perché mi sembra ancora esplosiva e chiarificatrice dopo TANTO CONVEGNO:-)»

Detto ciò, aggiungo che trovo stringato e calzante l&#039;intevento della Benedetti, benché, allargando il campo e considerando la situazione ***mondiale***, vi SAREBBERO BEN ALTRE e PIU&#039; SPAVENTOSE MACCHINE da evidenziare, con particolare riferimento a quelle che attaccano e maciullano direttamente i bisogni PRIMARI (bere, mangiare, respirare), anziché limitarsi a condizionare la produzione delle opere con cui soddisfare il cosiddetto bisogno di affabulazione. 

Tu chiamalo, se vuoi, BENALTRISMO...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ripropongo un contributo già inviato a Lipperatura:</p>
<p>&#8220;Ricordo che anni fa, quando ancora *mi pregiavo* di frequentare la Fiera, a una presentazione dei Corti (EL) o Shorts (Mondadori Ragazzi), la magica Orietta Fatucci disse: &#8220;Sono l&#8217;editore, ovvero colei che COMMISSIONA ai propri autori i libri che di volta in volta le servono per le proprie collane&#8221;. Io, per fortuna, ero già stato estromesso (per indisciplina) dalla EL/Emme/Einaudi Ragazzi come autore, ma quella definizione di editore mi lasciò interdetto. La segnalo perché mi sembra ancora esplosiva e chiarificatrice dopo TANTO CONVEGNO:-)»</p>
<p>Detto ciò, aggiungo che trovo stringato e calzante l&#8217;intevento della Benedetti, benché, allargando il campo e considerando la situazione ***mondiale***, vi SAREBBERO BEN ALTRE e PIU&#8217; SPAVENTOSE MACCHINE da evidenziare, con particolare riferimento a quelle che attaccano e maciullano direttamente i bisogni PRIMARI (bere, mangiare, respirare), anziché limitarsi a condizionare la produzione delle opere con cui soddisfare il cosiddetto bisogno di affabulazione. </p>
<p>Tu chiamalo, se vuoi, BENALTRISMO&#8230;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Franz Krauspenhaar		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/05/16/la-macchina-e-i-funzionari/#comment-10066</link>

		<dc:creator><![CDATA[Franz Krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=1165#comment-10066</guid>

					<description><![CDATA[Mi piace molto il finale del pezzo. Posto che mi trovo in uno stato di confusione, lo stesso in cui a  mio modo di intendere e di volere (per ora...) versano gli stessi &quot;operatori del settore&quot;(dai funzionari editoriali ai critici agli stessi scrittori), è importante rimarcare più e più volte  quello che Carla Benedetti ha sottolineato nel suo finale: spesso manca il coraggio, e da parte di tutta la &quot;catena alimentare&quot; del libro. Tenendo presente che l&#039;editoria è un industria con le tipiche regole dell&#039;industria: ma, essendo un&#039;industria assolutamente atipica, si presta come nessun altra a variazioni, a esperimenti, a prove di coraggio imprenditoriale - e non solo. Anche il coraggio puo&#039; &quot;pagare&quot;, diciamolo. E non solo in termini di qualità dell&#039;offerta, ma anche di risultati in termini di guadagno. Io di questo - nonostante la confusione- sono convinto, dacché sono anche convinto che il pubblico va stimolato adeguatamente, e in base ai giusti stimoli puo&#039; rispondere, appunto, positivamente. Ma in Italia si tende, un po&#039; in tutti i settori, a cercare di ottenere il massimo ( o medio) risultato col minimo sforzo. Tutto questo ci sta portando, meritatamente, allo sfascio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi piace molto il finale del pezzo. Posto che mi trovo in uno stato di confusione, lo stesso in cui a  mio modo di intendere e di volere (per ora&#8230;) versano gli stessi &#8220;operatori del settore&#8221;(dai funzionari editoriali ai critici agli stessi scrittori), è importante rimarcare più e più volte  quello che Carla Benedetti ha sottolineato nel suo finale: spesso manca il coraggio, e da parte di tutta la &#8220;catena alimentare&#8221; del libro. Tenendo presente che l&#8217;editoria è un industria con le tipiche regole dell&#8217;industria: ma, essendo un&#8217;industria assolutamente atipica, si presta come nessun altra a variazioni, a esperimenti, a prove di coraggio imprenditoriale &#8211; e non solo. Anche il coraggio puo&#8217; &#8220;pagare&#8221;, diciamolo. E non solo in termini di qualità dell&#8217;offerta, ma anche di risultati in termini di guadagno. Io di questo &#8211; nonostante la confusione- sono convinto, dacché sono anche convinto che il pubblico va stimolato adeguatamente, e in base ai giusti stimoli puo&#8217; rispondere, appunto, positivamente. Ma in Italia si tende, un po&#8217; in tutti i settori, a cercare di ottenere il massimo ( o medio) risultato col minimo sforzo. Tutto questo ci sta portando, meritatamente, allo sfascio.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: marco v		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/05/16/la-macchina-e-i-funzionari/#comment-10067</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco v]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[.. mi trovo costretto ad essere supremamente banale: se accettiamo - anche solo in parte - la tesi della Benedetti (in particolare quando riflette sulla origine &quot;antropologica&quot; di molti comportamenti restauratori e disciplinati degli italiani) allora mi sembra che se ci si ragiona fino in fondo, radicalmente, c&#039;è una sola, UNA SOLA, possibilità, UN SOLO possibile campo di intervento: la scuola.
Se è davvero così drammatica la condizione dell&#039;industria culturale l&#039;unica maniera per immaginare una produzione letteraria differente e dal successo e dalle ricadute culturali differenti è aumentare vertiginosamente nel giro di due generazioni il grado di facilità e gusto per la lettura degli italiani - che ricordiamo leggono i giornali circa sette volte meno dei tedeschi, per dirne una, e che non hanno aumentato l&#039;abitudine alla lettura dal 1955 (dati forniti dall&#039;Aie insieme all&#039;Istat). 
Ma questo, secondo me, significa anche che l&#039;editoria di progetto, che un blog letterario come N.I. possono avere il merito di averlo intuito questo problema, ma non sarà risolto da loro. MAI. Dunque, perché continuare a puntare il dito contro l&#039;editoria e la critica militante..?.. tutto sommato, fanno esattamente quello che gli viene chiesto: interpretano una società, rispecchiandone le esigenze e le peculiarità, immaginando e producendo oggetti che possano incontrare il suo favore. Oggi.
Per il domani...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.. mi trovo costretto ad essere supremamente banale: se accettiamo &#8211; anche solo in parte &#8211; la tesi della Benedetti (in particolare quando riflette sulla origine &#8220;antropologica&#8221; di molti comportamenti restauratori e disciplinati degli italiani) allora mi sembra che se ci si ragiona fino in fondo, radicalmente, c&#8217;è una sola, UNA SOLA, possibilità, UN SOLO possibile campo di intervento: la scuola.<br />
Se è davvero così drammatica la condizione dell&#8217;industria culturale l&#8217;unica maniera per immaginare una produzione letteraria differente e dal successo e dalle ricadute culturali differenti è aumentare vertiginosamente nel giro di due generazioni il grado di facilità e gusto per la lettura degli italiani &#8211; che ricordiamo leggono i giornali circa sette volte meno dei tedeschi, per dirne una, e che non hanno aumentato l&#8217;abitudine alla lettura dal 1955 (dati forniti dall&#8217;Aie insieme all&#8217;Istat).<br />
Ma questo, secondo me, significa anche che l&#8217;editoria di progetto, che un blog letterario come N.I. possono avere il merito di averlo intuito questo problema, ma non sarà risolto da loro. MAI. Dunque, perché continuare a puntare il dito contro l&#8217;editoria e la critica militante..?.. tutto sommato, fanno esattamente quello che gli viene chiesto: interpretano una società, rispecchiandone le esigenze e le peculiarità, immaginando e producendo oggetti che possano incontrare il suo favore. Oggi.<br />
Per il domani&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Mario  Bianco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/05/16/la-macchina-e-i-funzionari/#comment-10068</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mario  Bianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=1165#comment-10068</guid>

					<description><![CDATA[A mio modo di vedere MarcoV. centra il problema in due parole. 
La letteratura( in buona parte) non è che lo specchio di una realtà di cui il clima è discretamente mefitico da molto anni per di più molti intellettuali italiani si adattano parecchio(vecchia malattia) anzi si iperdattano e perdendo di vista gli obiettivi di valore e ricerca si attardano, si perdono spesso in repellenti polemiche che alla fin fine sembrano palcoscenici in cui si vuole soltanto che emerga il proprio nome in caratteri luminosi, magari numinosi.

A meno che non si usi il nick, che io detesto, che più che maschera è spessissimo copertura infantile a spetazzamenti e virulenze.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A mio modo di vedere MarcoV. centra il problema in due parole.<br />
La letteratura( in buona parte) non è che lo specchio di una realtà di cui il clima è discretamente mefitico da molto anni per di più molti intellettuali italiani si adattano parecchio(vecchia malattia) anzi si iperdattano e perdendo di vista gli obiettivi di valore e ricerca si attardano, si perdono spesso in repellenti polemiche che alla fin fine sembrano palcoscenici in cui si vuole soltanto che emerga il proprio nome in caratteri luminosi, magari numinosi.</p>
<p>A meno che non si usi il nick, che io detesto, che più che maschera è spessissimo copertura infantile a spetazzamenti e virulenze.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Franz Krauspenhaar		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/05/16/la-macchina-e-i-funzionari/#comment-10069</link>

		<dc:creator><![CDATA[Franz Krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=1165#comment-10069</guid>

					<description><![CDATA[C&#039;è qualcosa che non gira: l&#039;industria culturale asseconda un gusto generico, non ben identificato, ma dovrebbe essere più attiva nella formazione di un gusto più variegato. E&#039; qui che s&#039;innesta il discorso sul coraggio. Caro Marco, non possiamo attendere un paio di generazioni. Per mia esperienza personale, quando a scuola ci andavo anch&#039;io - e cioè vent&#039;anni- fa gli stimoli a una lettura attiva erano veramente risibili. Non c&#039;è mancanza di proposte di grande valore, l&#039;industria sforna i suoi &quot;panini pensanti&quot; a getto continuo. Ma vi siete accorti che spesso si privilegia proporre lo straniero a scapito dell&#039;italiano? Perchè lo straniero è già stato &quot;testato&quot; in mercati editoriali molto più accoglienti (penso soprattutto a quelli dei paesi anglosassoni). E se loro, gli stranieri vincitori, sono internazionali perchè partono da risultati importanti ottenuti &quot;in casa&quot;, anche i nostri &quot;prodotti editoriali&quot; potrebero essere internazionali, allo stesso modo. Ma se non vengono valorizzati qui da noi, come possiamo sperare in un&#039;esportazione degli stessi? In conclusione, l&#039;industria culturale italiana (così mi pare di capire al momento) è vittima di un&#039;esterofilia anche comoda, quando potrebbe invertire la rotta dando più risalto al &quot;prodotto italiano&quot;. E&#039; mai possibile che, oggi come oggi, il nostro Paese debba essere sempre citato ed elogiato all&#039;estero soprattutto per le auto di lusso, il metodo champenois dei suoi vini, il Parmigiano Reggiano? Eccheccazzo!Dove la mettiamo la nostra arte, la nostra immensa tradizione culturale e artistica? Manca un po&#039; d&#039;orgoglio nazionale? Direi proprio di si. L&#039;arte italiana, ancora oggi, non ha nulla da invidiare a quella di altri paesi, anzi. I francesi potrebbero insegnarci, nel senso di una difesa diciamo così protezionistica, molte cose: da una coraggiosa ed orgogliosa difesa, il passaggio a una coraggiosa proposta è a mio avviso concettualmente breve.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è qualcosa che non gira: l&#8217;industria culturale asseconda un gusto generico, non ben identificato, ma dovrebbe essere più attiva nella formazione di un gusto più variegato. E&#8217; qui che s&#8217;innesta il discorso sul coraggio. Caro Marco, non possiamo attendere un paio di generazioni. Per mia esperienza personale, quando a scuola ci andavo anch&#8217;io &#8211; e cioè vent&#8217;anni- fa gli stimoli a una lettura attiva erano veramente risibili. Non c&#8217;è mancanza di proposte di grande valore, l&#8217;industria sforna i suoi &#8220;panini pensanti&#8221; a getto continuo. Ma vi siete accorti che spesso si privilegia proporre lo straniero a scapito dell&#8217;italiano? Perchè lo straniero è già stato &#8220;testato&#8221; in mercati editoriali molto più accoglienti (penso soprattutto a quelli dei paesi anglosassoni). E se loro, gli stranieri vincitori, sono internazionali perchè partono da risultati importanti ottenuti &#8220;in casa&#8221;, anche i nostri &#8220;prodotti editoriali&#8221; potrebero essere internazionali, allo stesso modo. Ma se non vengono valorizzati qui da noi, come possiamo sperare in un&#8217;esportazione degli stessi? In conclusione, l&#8217;industria culturale italiana (così mi pare di capire al momento) è vittima di un&#8217;esterofilia anche comoda, quando potrebbe invertire la rotta dando più risalto al &#8220;prodotto italiano&#8221;. E&#8217; mai possibile che, oggi come oggi, il nostro Paese debba essere sempre citato ed elogiato all&#8217;estero soprattutto per le auto di lusso, il metodo champenois dei suoi vini, il Parmigiano Reggiano? Eccheccazzo!Dove la mettiamo la nostra arte, la nostra immensa tradizione culturale e artistica? Manca un po&#8217; d&#8217;orgoglio nazionale? Direi proprio di si. L&#8217;arte italiana, ancora oggi, non ha nulla da invidiare a quella di altri paesi, anzi. I francesi potrebbero insegnarci, nel senso di una difesa diciamo così protezionistica, molte cose: da una coraggiosa ed orgogliosa difesa, il passaggio a una coraggiosa proposta è a mio avviso concettualmente breve.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Bartolomeo Di Monaco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/05/16/la-macchina-e-i-funzionari/#comment-10070</link>

		<dc:creator><![CDATA[Bartolomeo Di Monaco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Carla Benedetti:

&quot;Persino in rete si assiste alla rinuncia volontaria all&#039;identità, e quindi alla forza politica della propria parola, attraverso l&#039;uso dei nickname&quot;

Sergio Garufi:

&quot;L&#039;unica cosa su cui mi sento di dissentire è la questione dei nickname, che non mi pare c&#039;entri molto, e la cui diffusione credo sia dovuta a motivi molto più futili (l&#039;anonimato consente tante cose: l&#039;impunità per l&#039;insulto gratuito, il fingersi sostenitori di se stessi etc.)&quot;

Concordo in pieno con la Benedetti. 

Sembra paradossale quello che sto per dire, ma gran parte del discorso sulla cultura, e sul nostro benedetto o maledetto Paese, passa dai nickname, che sono la spia lampante della nostra condizione di subalternità.

Come si fa a cambiare le cose, che richiedono specialmente un gran coraggio e di esporsi in prima persona, se c&#039;è chi ancora fa sentire la sua voce attraverso un nickname?

Mi fa piacere vedere che i commenti, questa volta, salvo per il momento uno, portano tutti, così spero, la vera identità dello scrivente.

Queste cose l&#039;ho dette anch&#039;io tempo fa, altrove.

Ora le ripete (mi pare di averglielo sentito dire un&#039;altra volta) la ben più autorevole Benedetti. Speriamo che finalmente si cambi registro!

Il concetto è questo: di ciò che si scrive, occorre abituarsi ad essere responsabili, con tanto di nome e cognome.

Bart]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Carla Benedetti:</p>
<p>&#8220;Persino in rete si assiste alla rinuncia volontaria all&#8217;identità, e quindi alla forza politica della propria parola, attraverso l&#8217;uso dei nickname&#8221;</p>
<p>Sergio Garufi:</p>
<p>&#8220;L&#8217;unica cosa su cui mi sento di dissentire è la questione dei nickname, che non mi pare c&#8217;entri molto, e la cui diffusione credo sia dovuta a motivi molto più futili (l&#8217;anonimato consente tante cose: l&#8217;impunità per l&#8217;insulto gratuito, il fingersi sostenitori di se stessi etc.)&#8221;</p>
<p>Concordo in pieno con la Benedetti. </p>
<p>Sembra paradossale quello che sto per dire, ma gran parte del discorso sulla cultura, e sul nostro benedetto o maledetto Paese, passa dai nickname, che sono la spia lampante della nostra condizione di subalternità.</p>
<p>Come si fa a cambiare le cose, che richiedono specialmente un gran coraggio e di esporsi in prima persona, se c&#8217;è chi ancora fa sentire la sua voce attraverso un nickname?</p>
<p>Mi fa piacere vedere che i commenti, questa volta, salvo per il momento uno, portano tutti, così spero, la vera identità dello scrivente.</p>
<p>Queste cose l&#8217;ho dette anch&#8217;io tempo fa, altrove.</p>
<p>Ora le ripete (mi pare di averglielo sentito dire un&#8217;altra volta) la ben più autorevole Benedetti. Speriamo che finalmente si cambi registro!</p>
<p>Il concetto è questo: di ciò che si scrive, occorre abituarsi ad essere responsabili, con tanto di nome e cognome.</p>
<p>Bart</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Siddartha Rosteghin		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/05/16/la-macchina-e-i-funzionari/#comment-10071</link>

		<dc:creator><![CDATA[Siddartha Rosteghin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=1165#comment-10071</guid>

					<description><![CDATA[Ecco fatto, mi firmo con nome e cognome. Ma chi ti garantisce che siano reali? Dobbiamo aggiungere anche indirizzo e numero di telefono?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco fatto, mi firmo con nome e cognome. Ma chi ti garantisce che siano reali? Dobbiamo aggiungere anche indirizzo e numero di telefono?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
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