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	Commenti a: Antiromanzo	</title>
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		<title>
		Di: Fake di Angelini		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10432</link>

		<dc:creator><![CDATA[Fake di Angelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Borriello, mi sei troppo simpatico. Chi non ha provato la tentazione, leggendo il classico &quot;La marchesa uscì alle cinque... &quot;, di domandarsi: &quot;Ma a me che &#039;mme frega de legge &#039;sta roba?&quot;. 

Poi, però, gli capita in mano &quot;L&#039;arpa d&#039;erba&quot; e fin dalle prime pagine scatta  la considerazione contraria: &quot;Me frega, me frega!&quot; e va fino in fondo:-)

Insomma, il piacere della lettura esiste, eccome!  (Bibliografia sborona: Lucio Angelini, &quot;Il fantomatico piacere della lettura&quot; in &quot;Quel bruttocattivo di papà Cacciari!, edizioni Libri Molto Speciali) solo che NON tutti i libri sono fatti per piacere a tutti. Ognuno, con santa pazienza, deve andarsi a scovare quelli che, misteriosamente, parevano aspettare proprio lui:-/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Borriello, mi sei troppo simpatico. Chi non ha provato la tentazione, leggendo il classico &#8220;La marchesa uscì alle cinque&#8230; &#8220;, di domandarsi: &#8220;Ma a me che &#8216;mme frega de legge &#8216;sta roba?&#8221;. </p>
<p>Poi, però, gli capita in mano &#8220;L&#8217;arpa d&#8217;erba&#8221; e fin dalle prime pagine scatta  la considerazione contraria: &#8220;Me frega, me frega!&#8221; e va fino in fondo:-)</p>
<p>Insomma, il piacere della lettura esiste, eccome!  (Bibliografia sborona: Lucio Angelini, &#8220;Il fantomatico piacere della lettura&#8221; in &#8220;Quel bruttocattivo di papà Cacciari!, edizioni Libri Molto Speciali) solo che NON tutti i libri sono fatti per piacere a tutti. Ognuno, con santa pazienza, deve andarsi a scovare quelli che, misteriosamente, parevano aspettare proprio lui:-/</p>
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		<title>
		Di: Mario  Bianco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10433</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mario  Bianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scusa Borriello,
non per fare il pistino, solo in ricordo di Man Ray; 
quando parli di ferri da stiro, forse alludevi all&#039;opera di Man Ray, non di Duchamp, 
un ferro da stiro con saldati sulla base dei chiodi: Cadeau. 1921.
O no?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusa Borriello,<br />
non per fare il pistino, solo in ricordo di Man Ray;<br />
quando parli di ferri da stiro, forse alludevi all&#8217;opera di Man Ray, non di Duchamp,<br />
un ferro da stiro con saldati sulla base dei chiodi: Cadeau. 1921.<br />
O no?</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: elio copetti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10434</link>

		<dc:creator><![CDATA[elio copetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questo articolo tocca un punto che ritengo molto interessante, cioè quello del mito. Se tralasciamo le sedimentazioni storiche del termine e ci concentriamo sull&#039;attuale &quot;senso comune&quot;, che cos&#039;è il mito e la fascinazione che è capace di produrre? Da un punto di vista teorico non mi sembra esserci grande accordo in proposito, però voi scrittori ne avrete sicuramente un&#039;ottima conoscenza empirica. Dunque vi chiederei: cos&#039;è per voi il mito? E quella specie di &quot;manico&quot; psichico che inconsciamente offriamo alle manipolazioni altrui, come risulterebbe dalle &quot;mythologies&quot; di Barthes (un tale meccanismo psichico avrebbe un significato &quot;evolutivo&quot; piuttosto chiaro, quale caratteristica che favorisce al tempo stesso il &quot;coordinamento&quot; sociale ed il &quot;dominio dell&#039;uomo sull&#039;uomo&quot;) oppure esso conserva un nucleo di positività, quale una sorgente di &quot;energia&quot; (per quanto illusoria o mistificante rispetto alla &quot;cruda&quot; realtà) indispensabile alla sopravvivenza psichica? Ovviamente non sto teorizzando, ma se è per questo penso che tutte le teorizzazioni in questo ambito siano ampiamente illusorie. Però mi piacerebbe davvero sentire qualche opinione al proposito, ammesso che così facendo io non abusi di questo spazio (in tal caso ditelo, non c&#039;è problema). Massimo Leone, in un pregevole articolo su Golem, &quot;Preservare il senso&quot;, afferma &quot;La persuasione ha infatti bisogno di miti, e nell&#039;utilizzarli per i suoi fini commerciali (che si venda un prodotto o un politico, non fa molta differenza) essa li lorda, li ammacca, li appanna, ne corrode il senso profondo, quello di un messaggio all&#039;umanità di tutti i tempi, di tutti i luoghi, di tutte le circostanze&quot;. Ambivalenza e universalità mi sembrano due chiavi interessanti ... ricollegandomi al tema del romanzo, io me ne sento attratto soltanto quando riesco a intuire all&#039;interno dell&#039;opera proprio una valenza di &quot;universalità&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo articolo tocca un punto che ritengo molto interessante, cioè quello del mito. Se tralasciamo le sedimentazioni storiche del termine e ci concentriamo sull&#8217;attuale &#8220;senso comune&#8221;, che cos&#8217;è il mito e la fascinazione che è capace di produrre? Da un punto di vista teorico non mi sembra esserci grande accordo in proposito, però voi scrittori ne avrete sicuramente un&#8217;ottima conoscenza empirica. Dunque vi chiederei: cos&#8217;è per voi il mito? E quella specie di &#8220;manico&#8221; psichico che inconsciamente offriamo alle manipolazioni altrui, come risulterebbe dalle &#8220;mythologies&#8221; di Barthes (un tale meccanismo psichico avrebbe un significato &#8220;evolutivo&#8221; piuttosto chiaro, quale caratteristica che favorisce al tempo stesso il &#8220;coordinamento&#8221; sociale ed il &#8220;dominio dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo&#8221;) oppure esso conserva un nucleo di positività, quale una sorgente di &#8220;energia&#8221; (per quanto illusoria o mistificante rispetto alla &#8220;cruda&#8221; realtà) indispensabile alla sopravvivenza psichica? Ovviamente non sto teorizzando, ma se è per questo penso che tutte le teorizzazioni in questo ambito siano ampiamente illusorie. Però mi piacerebbe davvero sentire qualche opinione al proposito, ammesso che così facendo io non abusi di questo spazio (in tal caso ditelo, non c&#8217;è problema). Massimo Leone, in un pregevole articolo su Golem, &#8220;Preservare il senso&#8221;, afferma &#8220;La persuasione ha infatti bisogno di miti, e nell&#8217;utilizzarli per i suoi fini commerciali (che si venda un prodotto o un politico, non fa molta differenza) essa li lorda, li ammacca, li appanna, ne corrode il senso profondo, quello di un messaggio all&#8217;umanità di tutti i tempi, di tutti i luoghi, di tutte le circostanze&#8221;. Ambivalenza e universalità mi sembrano due chiavi interessanti &#8230; ricollegandomi al tema del romanzo, io me ne sento attratto soltanto quando riesco a intuire all&#8217;interno dell&#8217;opera proprio una valenza di &#8220;universalità&#8221;.</p>
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		<title>
		Di: Mario Pirlacca		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10435</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mario Pirlacca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma i sostenitori (ancora!) dell&#039;antiromanzo lo saprebbero scrivere un romanzo tradizionale?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma i sostenitori (ancora!) dell&#8217;antiromanzo lo saprebbero scrivere un romanzo tradizionale?</p>
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		<title>
		Di: franco arminio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10436</link>

		<dc:creator><![CDATA[franco arminio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[non spetta a me commentare il pezzo di un amico con cui da anni ci scambiamo impressioni sulle nostre scritture e su quelle altrui. trovo che il suo pezzo merita una grande attenzione. ci sono almeno una decina di punti su cui si può riflettere a lungo: trovo squallido che taluni intervengano solo per commentare i pezzi di autori ritenuti importanti. 
il limite del pezzo, dal punto di vista della godibilità della lettura, è che si percepisce il lavorio di chi scrive, il suo badare alla sostanza delle questioni (che nel caso di Livio Borriello è essenzialmente un guardare il mondo in chiave mistica, un misticismo senza chiese, comprese le chiesette di carta dei romanzi).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non spetta a me commentare il pezzo di un amico con cui da anni ci scambiamo impressioni sulle nostre scritture e su quelle altrui. trovo che il suo pezzo merita una grande attenzione. ci sono almeno una decina di punti su cui si può riflettere a lungo: trovo squallido che taluni intervengano solo per commentare i pezzi di autori ritenuti importanti.<br />
il limite del pezzo, dal punto di vista della godibilità della lettura, è che si percepisce il lavorio di chi scrive, il suo badare alla sostanza delle questioni (che nel caso di Livio Borriello è essenzialmente un guardare il mondo in chiave mistica, un misticismo senza chiese, comprese le chiesette di carta dei romanzi).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Fake di Angelini		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10437</link>

		<dc:creator><![CDATA[Fake di Angelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Arminio, ascolta: la morte di Dio, la morte del romanzo, la caduta dei valori, la fuga e il ritorno di mille altre cose sono già state annunciate e smentite dozzine di volte. Insomma non c&#039;è mai nulla di effettivamente nuovo sotto questo cielo. Borriello fa benissimo a non leggere più romanzi. Altri fanno benissimo a leggerne ancora. Quanto alle chiesette di carta, siamo tutti polvere, se per questo, e polvere ritorneremo.

La seconda parte dell&#039;articolo, quella &#039;construens&#039;, è comunque un po&#039; gigiona: &quot;La parola deve dire l’indicibile, e cioè non dirlo, se è tale, e dunque dire a malapena il dicibile che confina con l’indicibile o vi si addossa, vi si approssima... &quot;. Suvvia, qui casca un po&#039; l&#039;asino, anche se Borriello è tutt&#039;altro che un asino:-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Arminio, ascolta: la morte di Dio, la morte del romanzo, la caduta dei valori, la fuga e il ritorno di mille altre cose sono già state annunciate e smentite dozzine di volte. Insomma non c&#8217;è mai nulla di effettivamente nuovo sotto questo cielo. Borriello fa benissimo a non leggere più romanzi. Altri fanno benissimo a leggerne ancora. Quanto alle chiesette di carta, siamo tutti polvere, se per questo, e polvere ritorneremo.</p>
<p>La seconda parte dell&#8217;articolo, quella &#8216;construens&#8217;, è comunque un po&#8217; gigiona: &#8220;La parola deve dire l’indicibile, e cioè non dirlo, se è tale, e dunque dire a malapena il dicibile che confina con l’indicibile o vi si addossa, vi si approssima&#8230; &#8220;. Suvvia, qui casca un po&#8217; l&#8217;asino, anche se Borriello è tutt&#8217;altro che un asino:-)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Bernardo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10438</link>

		<dc:creator><![CDATA[Bernardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non ricordo qual tale si chiedeva se la vita culturale sarebbe riuscita a sopravvivere alla scomparsa dei domestici. Per leggere romanzi - per di più se in maniera &quot;contemplativa&quot;, senza cioè essere in qualche modo un &quot;addetto ai lavori&quot; (studenti, docenti, aspiranti, mediatori ecc.) - ci vuole molto tempo ed una disposizione d&#039;animo adatta. Inoltre nel passato alfabetizzazione e disponibilità di tempo tendevano certo a sovrapporsi molto più di adesso. Quindi, tutto sommato, la situazione attuale non mi sorprende affatto. Trovo peraltro ridicolo che si pretenda da gente che spesso non il tempo neppure per respirare, che riempia le sue pause con artefatti che richiederebbero una lunga, meticolosa e per giunta arbitraria (vista l&#039;enormità dell&#039;offerta e l&#039;incertezza dei &quot;benefici&quot;) preparazione cultural-spirituale, così come trovo insopportabili le geremiadi degli snob nei confronti delle masse: questi genii non sembrano proprio paghi del vivere la propria eccellenza, vogliono assolutamente che tutti &quot;sappiano&quot; del loro stato di inferiorità rispetto a loro. Umpf!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ricordo qual tale si chiedeva se la vita culturale sarebbe riuscita a sopravvivere alla scomparsa dei domestici. Per leggere romanzi &#8211; per di più se in maniera &#8220;contemplativa&#8221;, senza cioè essere in qualche modo un &#8220;addetto ai lavori&#8221; (studenti, docenti, aspiranti, mediatori ecc.) &#8211; ci vuole molto tempo ed una disposizione d&#8217;animo adatta. Inoltre nel passato alfabetizzazione e disponibilità di tempo tendevano certo a sovrapporsi molto più di adesso. Quindi, tutto sommato, la situazione attuale non mi sorprende affatto. Trovo peraltro ridicolo che si pretenda da gente che spesso non il tempo neppure per respirare, che riempia le sue pause con artefatti che richiederebbero una lunga, meticolosa e per giunta arbitraria (vista l&#8217;enormità dell&#8217;offerta e l&#8217;incertezza dei &#8220;benefici&#8221;) preparazione cultural-spirituale, così come trovo insopportabili le geremiadi degli snob nei confronti delle masse: questi genii non sembrano proprio paghi del vivere la propria eccellenza, vogliono assolutamente che tutti &#8220;sappiano&#8221; del loro stato di inferiorità rispetto a loro. Umpf!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: carlo martello		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10439</link>

		<dc:creator><![CDATA[carlo martello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[il pezzo è scritto benissimo, seppure con un certo trombonismo precoce. ma vabbè, qui, in questo paese, i tromboni impazzano, a tutte le età. che dire? mai provato a farsi il culo quadro su un romanzo, borriello? lei, arminio, vada a farsi benedire nelle chiesette di chiesa dei romanzi e poi torni qui, pentito. pentitevi, miscredenti! scrivere un romanzo oggi è un&#039;impresa difficilissima! lo dico da amico di vari romanzieri. il romanzo è morto? col cazzo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>il pezzo è scritto benissimo, seppure con un certo trombonismo precoce. ma vabbè, qui, in questo paese, i tromboni impazzano, a tutte le età. che dire? mai provato a farsi il culo quadro su un romanzo, borriello? lei, arminio, vada a farsi benedire nelle chiesette di chiesa dei romanzi e poi torni qui, pentito. pentitevi, miscredenti! scrivere un romanzo oggi è un&#8217;impresa difficilissima! lo dico da amico di vari romanzieri. il romanzo è morto? col cazzo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: la mosca		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10440</link>

		<dc:creator><![CDATA[la mosca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[bravo carlo martello! La si finisca una buona volta con queste lagne sul romanzo morto e sull&#039;antiromanzo! E&#039; + di un secolo che sentiamo questi piagnistei, ben scritti come questi di borriello o malscritti che siano. Il romanzo è vivo, la gente li legge, i romanzi, e non solo quelli commerciali, alcuni scrittori (pochi) coi loro romanzi ci campano, i romanzi buoni segnano la loro epoca, non passano inosservati. Non è un atto di fede, è la verità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>bravo carlo martello! La si finisca una buona volta con queste lagne sul romanzo morto e sull&#8217;antiromanzo! E&#8217; + di un secolo che sentiamo questi piagnistei, ben scritti come questi di borriello o malscritti che siano. Il romanzo è vivo, la gente li legge, i romanzi, e non solo quelli commerciali, alcuni scrittori (pochi) coi loro romanzi ci campano, i romanzi buoni segnano la loro epoca, non passano inosservati. Non è un atto di fede, è la verità.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: fabrizio venerandi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10441</link>

		<dc:creator><![CDATA[fabrizio venerandi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Credo che scrivere e scrivere un romanzo siano due attività che talvolta trovino punti di incontro ma che siano fondamentalmente diverse. Un romanzo non si conclude nell&#039;inventarsi una fiction da leggere in spiaggia, ma richiede un non-scritto su cui la fiction narrata risiede: un romanzo è una reinterpretazione del reale, reinterpretazione all&#039;interno della quale ci può essere una fiction che viene stesa a beneficio del lettore. Non credo si possa scrivere un buon romanzo senza prendere le proprie convinzioni, idee, mitologie, quotidianità, e tessere una fitta rete di relazioni tra queste cose per inventarsi -più che una fiction- un &#039;world-model&#039; come lo chiamano gli inventori di interactive fiction, un ambiente più o meno verisimile in cui la fiction vera e propria si svolge: e questo world model è già una creazione tale da giustificare l&#039;esistenza del romanzo ed il suo affezionato pubblico.
Io non sono quasi mai riuscito a finire di scrivere un romanzo, ma faccio parte della schiera di quelli che dicono, sì ok ammazza il romanzo, ma prima scrivine uno decente. 

f.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che scrivere e scrivere un romanzo siano due attività che talvolta trovino punti di incontro ma che siano fondamentalmente diverse. Un romanzo non si conclude nell&#8217;inventarsi una fiction da leggere in spiaggia, ma richiede un non-scritto su cui la fiction narrata risiede: un romanzo è una reinterpretazione del reale, reinterpretazione all&#8217;interno della quale ci può essere una fiction che viene stesa a beneficio del lettore. Non credo si possa scrivere un buon romanzo senza prendere le proprie convinzioni, idee, mitologie, quotidianità, e tessere una fitta rete di relazioni tra queste cose per inventarsi -più che una fiction- un &#8216;world-model&#8217; come lo chiamano gli inventori di interactive fiction, un ambiente più o meno verisimile in cui la fiction vera e propria si svolge: e questo world model è già una creazione tale da giustificare l&#8217;esistenza del romanzo ed il suo affezionato pubblico.<br />
Io non sono quasi mai riuscito a finire di scrivere un romanzo, ma faccio parte della schiera di quelli che dicono, sì ok ammazza il romanzo, ma prima scrivine uno decente. </p>
<p>f.</p>
]]></content:encoded>
		
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