Contemporanemente

8 luglio 2005
Pubblicato da

di Helena Janeczek

Per B.

La persona che non mi ha dato la vita, ma si è assorbita i miei rigurgiti e mi ha cambiato i pannolini, mi ha accompagnato a scuola e a comprare i primi reggiseni, la mia tata, la mia Ziehmutter, è in un reparto di terapia intensiva e respira col respiratore. E’ una notizia arrivata via fax. Una notizia via fax approfondita via telefono dove si parla di prognosi e prospettive, di senso della vita- “perché ha senso che uno vada avanti a vivere così?- “ah, certo, certo…“ – e sintomatologie.
Si pone la questione dell’eutanasia perché la persona che mi ha cambiato i pannolini, ha deciso che non desidera vegetare attaccata ai tubi e ha fatto firmare ai congiunti più stretti una dichiarazione che delega a loro la decisione da eseguire. Siamo a Brema, Germania protestante, dove queste cose sono previste dalla legge. La persona che mi accompagnava a scuola, viveva da anni in un ospizio, anzi no! casa di cura con bella camera autonoma più servizi e cucinino, nella città di Brema. Quasi cieca e da anni in attesa della cecità totale, soffriva di vertigini, black-out, artrosi o artrite o un’altra di quelle cose nelle ossa che causano dolore costante e non ti fanno camminare. Ascoltava la radio. Fumava una dietro l’altra. Si annoiava a morte.

Al telefono con la nipote che come tutti i congiunti più stretti vive a Monaco, butto lì, per
sondare: “ Depressione?”
“Ah certo” dice, “mica l’unica in famiglia: Kriegskinder, figli della guerra.”
“Ah certo”. Nata nel ’33, tanto per dire.
La persona che non mi ha dato la vita e che ora, con il respiratore in bocca e la questione dell’eutanasia posta su un modulo compilato e firmato, è in sospeso per la propria, non è più una persona, ma un corpo imprevedibile. Questo corpo misterioso sul quale ora rischiano di infrangersi le più libere decisioni, per me è anche invisibile.

Contemporaneamente arriva, via sms, la notizia di un attentato a Londra. Arriva la notizia che “sarebbe un attentato”, ma ancora non si dice. Arriva ore più tardi, via televisione, la conferma che si “tratterebbe proprio di un attentato”. Così, insieme alle immagini, arrivano anche le mappe della città che mostrano i quattro punti della città dove i metrò e gli autobus sono stati fatti saltare in aria. I morti sarebbero due, i feriti novanta: con graduali concessioni al rialzo nel corso della giornata, come da bollettino metereologico.
Mentre scrivo, venti ore dopo, siamo a quota more than fifty, fonte “The Guardian” che riprende Scotland Yard.
Se siamo stati attenti a Beslan, se abbiamo imparato la lezione, sappiamo cosa vuol dire “due”, sappiamo cosa prepara il più che cinquanta. Vuol dire: è stata una carneficina ma noi col cazzo che ve la faremo mai vedere. Facciamo sparire i morti e poi, come pilloline, ve li contiamo. Noi vi diamo le immagini e l’invisibile.

Intorno all’bell’autobus tipico, al doubledecker rosso lacca, durante il tg della sera c’è silenzio, niente e nessuno tranne in cronista. Visto anzi che è così lindo e laccato, sembra quasi una di quelle immagini dove rispetto a un’altra devi scoprire che cosa c’è di diverso. Ah già, giusto, vedete, il tetto: completamente sventrato. Se un autobus salta a Tel Aviv, non è che ti mostrano arti sparpagliati in giro e corpi dilaniati, ma qualche ultimo ultraortodosso chino sulla pozzanghera semiasciugata (fa caldo, laggiù!) a raccattare gli ultimi pezzi distinguibili per il suo puzzle di carne da riconsegnare al Signore, questo almeno sì. Vuol dire – con buona pace di chi sostiene il contrario- che un morto per bomba israeliano è un po’ meno dei nostri, un po’ meno occidentale di un morto per bomba londinese.

Rispetto a un palestinese, un iracheno, un cingalese o indonesiano travolto dallo tsunami, persino rispetto a un ebreo di Tel Aviv o Haifa o di dove vi pare, un occidentale è diverso. Un occidentale non ha occhi. Un occidentale non ha mani, organi, membra, sensi, affetti, passioni. Non è nutrito dallo stesso cibo, ferito dalle stesse armi, soggetto alle stesse malattie, guarito dalle stesse medicine, riscaldato e raffreddato dallo stesso inverno e dalla stessa estate di ogni altro essere umano.

Se ci pungete, noi non sanguiniamo. Se ci fate il solletico, noi non ridiamo. Se ci avvelenate, non moriamo. Noi occidentali. Noi falsi sacri immortali. Noi che per beffa e per contrappasso subiamo la stessa fine dei poveri neri dell’Africa più nera dove si muore come le mosche senza che nessuno mai ne dia la notizia.

Nero. Bianco. Off.

45 Responses to Contemporanemente

  1. Blob of the Blogs » London blobbing il 9 luglio 2005 alle 00:11

    […] Nero. Bianco. Off. [Helena Janeczek, Nazione Indiana 2.0] […]

  2. Estrellita il 9 luglio 2005 alle 02:23

    Bella scrittura senza dubbio, belle le riprese e i passaggi, ma da lettrice, e commento personale, trovo vista e rivista la solita contrapposizione Occidentali e Altri (categoria variamente a scelta), sebbene proprio il tema non aiuti e sia alto il rischio di scadere nel demagogico per una qualche parola non calibrata. ‘notte

  3. marco rovelli (alderano) il 9 luglio 2005 alle 03:08

    L’impossibile si è fatto invisibile. Ultima lezione di tenebra. Doppia – dunque, nuova ripartenza. Lo sento, quel corpo che resiste, rigido, all’Impossibile. Che persevera implacabilmente nel suo mutismo. E’ questo lutto, che mi commuove, non quello contemporaneo, ‘immaginario’.

  4. cristiano prakash dorigo il 9 luglio 2005 alle 08:58

    eppure l’impalpabile inconscio collettivo, pulito dai media con l’intento di convincerci puliti, sposta un qualcosa e ficca dentro, magari in silenzio, tra un messaggio subliminale e l’altro, il dramma dell’insicurezza, della paura.
    possiamo scegliere di morire e un pò meno di viere.
    bel pezzo davvero

  5. flavio marcolini il 9 luglio 2005 alle 09:19

    Un’informazione per Helena.
    Su Wovoka c’è un testo – credo il migliore in italiano – edito diversi anni dalla Libreria editrice fiorentina (quella che pubblica gli scritti di don Lorenzo Milani), a cura di Bruno Bouchet. Si intitola “Wovoka: il messaggio degli indiani d’America (Pagg. 144, formato 15×21, euro 9.50). La presentazione sul sito della Lef dice: “La proposta morale unificante dell’obbedienza alle leggi della natura, della comunità di uomini, piante e cose, delle regole di sopravvivenza che dipendono solo da Dio creatore. Una raccolta di scritti recenti degli indiani del nord America”. Puoi richiederlo a editrice@lef.firenze.it. Se hai problemi posso recuperartelo al Centro per la nonviolenza di Brescia. Buone vacanze e grazie per come sai scrivere. flavio

  6. gina il 9 luglio 2005 alle 09:39

    Le bombe sottoterra minano le viscere l’inconscio. Quelle sopra al secondo piano decapitano coscienze collettive. la storia ci disarticola nell’invisibile per poi riorganizzarci riassemblarci supereroi di superficie che dormono con la lucina accesa terrorizzati dal buio. Robavecchia. Non ci pieghiamo, la trama dorsale si tiene coi punti di sutura elastica che non vedi non senti non gratti. Ordine. Trompe l’oeil a scolpire. Se qualcosa non torna, o punge, o fastidia, sarà che ti hanno dimenticato il bisturi nel pancia. O il dispetto di un fantasma a caso tra quelli macellati e ricomposti random che a volte ritornano, da srebrenicadarfurgommoneyfavela, o che non tsei normale (tseintso), o che hai le visioni perchè hai sbagliato bombetta (nella foga della fuga hai preso il cappello del vicino tailibanomarocco), o che non scorre abbastanza prozac dai rubinetti. In ogni caso NON TI MUOVERE. Per sicurezza, resta in ufficio.

  7. riccardo ferrazzi il 9 luglio 2005 alle 18:27

    Ti ringrazio di aver ricordato Beslan, Helena. Sono sicuro che tanti se ne erano dimenticati. E ti ringrazio di aver ricordato a tutti che si muore, bianchi e neri, occidentali e orientali, ricchi e poveri. Non c’è niente di più democratico della morte. Dovremmo pensarci un po’ più spesso, credo io, soprattutto quando ci scanniamo per questioni che, viste in prospettiva, lasciano il tempo che trovano.

  8. massimo il 9 luglio 2005 alle 21:56

    Mi sa che non c’è niente di Meno democratico della morte, visto che, essendo la democrazia rappresentazione, consente l’oblio, il non venire alla luce della realtà. Il rappresentarla – a prescindere dalle spesso intenzionali omissioni o falsificazioni, cioè dalla qualità della democrazia – consente a tutti di ignorarla, di non percepirla come un fatto proprio, che ci riguarda in quanto appartenenti alla realtà. Diventa spettacolo a prescindere dalla faziosa imbecillità della Società dello spettacolo.
    Non tentare di rappresentarla poi, è peggio. Attraverso l’immaginazione diviene un mostro che ci domina, troppo violentemente, ci distrugge perchè il mistero che lo avvolge gli conferisce un potere eccessivo su di noi. Intendiamoci, sarebbe delizioso, ma la specie, dicono, non ne gioverebbe.
    Allora rappresentiamo, e visto che crediamo d’aver davanti agli occhi la realtà stessa, e non una sua rappresentazione, c’lludiamo di mandare in letargo l’immaginazione – cioè la logica, visto che la logica stessa è immaginaria, la critica è immaginazione al progetto – perchè non la riteniamo più utile.
    Al massimo non condividiamo il tipo di rappresentazione e invochiamo una sua lettura critica esclusivamente razionale – che è immaginazione fuor di progetto, allo stato selvaggio -, e poi ci dilettiamo in un tipo d’immaginazione – poichè sentiamo il bisogno di viverla, credendo di vivere razionalmente e non in piena oniricità – artistica etc, ‘sognatrice’, che è senz’altro più razionalistica del nostro vivere ‘pragmatico’ (maniacale, pazzo da rinchiudere).
    Ahimè, se s’applicasse l’immaginazione al posto di sguinzagliarla, se si rispettasse la logica al posto d’idolatrarla come indigeni milanesi davanti a un citofono, come autori televisivi davanti a un ‘esperto’…sogni, per una società questo è escluso.
    Per quanto concerne i politici-cittadini che vogliono democratizzare il mondo (non solo guerrafondandolo), c’è da avere estrema fiducia nella loro demagogia. Se il mondo fosse tutto democratico saremmo finiti, le democrazie si reggono proprio sulle tirannidi altrui, tolleriamo il benessere e il consumismo solo perchè qualcun altro se la passa male, in un altrove che, quando non reggiamo più, è plaga ospitale per tutte le nostre guerre ‘antistress’, che sono il nostro weekend di famiglia di massa.
    Accetto l’incubo, purchè, in mancanza di meglio, mi si faccia morire indemocratico!

  9. Marco il 9 luglio 2005 alle 22:30

    “Contemporanemente” o “Contemporaneamente”? :-)

  10. Rupert Toy Party il 10 luglio 2005 alle 00:20

    Bellissimo pezzo. Mi ha fatto ricordare di una volta che uscivo con i ragazzi e stavamo tutti fumati perché ci eravamo flesciati col fatto di italia uno. Ti giuro lo dicevamo sempre. Italia uno! Anche molto bello tutto il discorso sulle intolleranze.;–(

  11. Mia Hoffmann il 10 luglio 2005 alle 12:10

    Raccontando la morte hai scritto per la vita, Helena.
    Grazie,
    Mia Hoffmann

  12. vins gallico il 10 luglio 2005 alle 13:09

    Sehr schön, Helena, il tuo pezzo. E mi ha suggerito un falso (!) sillogismo che butto lì:
    A-La tata si è decisa per l’eutanasia (ovvero “ha fatto firmare ai congiunti più stretti la dichiarazione che delega a loro la decisione da eseguire”)
    B- La tata è un’occidentale.

    Ne consegue che:
    C- Gli occidentali si sono decisi per l’eutanasia (ma in questo caso chi sono i nostri congiunti più stretti?)

  13. andrea barbieri il 10 luglio 2005 alle 13:50

    Qualche domanda.
    Dove stanno il “combattimento e il sogno”, negli affondi urlati o nel vincere il lettore con gentilezza, come in questo pezzo?
    Chi fa di più per incontrare i lettori, chi si concentra sugli affondi o chi imperterrito continua a organizzare incontri di tutti i tipi, come l’intellettuale non “graduato” Marco Candida?
    Chi trasmette più verità sepolte, Bebo Storti che rutta davvero sul palco recitando Calderoli nello spettacolo “La nave fantasma” (dal libro di Bellu sui 283 clandestini morti nel Canale di Sicilia), o i pezzi antiironici della Benedetti?
    Con tutto il rispetto, bisognerebbe chiedersi queste cose per capire chi veramente fa piccolo cabotaggio intellettuale.

  14. Estrellita il 10 luglio 2005 alle 14:35

    “Con tutto il rispetto, bisognerebbe chiedersi queste cose per capire chi veramente fa piccolo cabotaggio intellettuale. ”

    Tutto parte da questa splendida parola ghettizzante: intellettuale.
    Chi è l’intellettuale? Il graduato o il non-graduato? L’accedemico o l’eccentrico cantastorie di un paese?
    La verità che il piccolo cabotaggio intellettuale lo fa anche chi crede di non sporcarsi con i vari sistemi che sottendo alle arti e mestieri.
    Sono domande che da singoli possiamo proporre e di cui avremo risposte singole e soggettive, perchè il “combattimento e il sogno” può starci sia in un affondo urlato che in un pezzo che “vinca” (vinca?) il lettore con gentilezza.
    Come un cane che si morde la coda.

  15. Zanardi il 10 luglio 2005 alle 22:56

    ma di che (cazzo parlate,ravviviamo la scrittura.
    Degradatevi.(tutti)

  16. Estrellita il 10 luglio 2005 alle 23:40

    Hai ragione Zanardi, pace all’anima di Derrida, davvero “Non esiste nulla al di fuori di un testo”…

  17. massimo lippolis il 11 luglio 2005 alle 05:22

    Andrea, riguardo a quanto hai detto mi viene da risponderti con quando segue.
    Visto che la razionalità nel suo prodursi è il continuum dei rapporti con l’emozionalità (e quindi delle sue misure), non esiste scrittura emozionale o razionale ma scrittura che centra i suoi obiettivi o li manca.
    Una scrittura più profonda implica un maggior rigore linguistico perchè comporta una crescita di emozionalità che deve divenire sensibile nel linguaggio (e non sbraitarci dentro come un corno da caccia…per intenderci), e questo lo mette in crisi.
    Una scrittura più superficiale, può forse “disporne” di più, ma, ancora una volta, come precisione della sensibilità della scrittura in rapporto agli argomenti trattati. Non trovo antitesi tra ‘scrittura gentile’ e ‘scrittura urlata’ che non sia intesa giudizio di valore.
    Una scrittura urlata (ad esempio ferocemente ironica) non sbraita, da invece l’impressione d’essere l’urlo esatto a definire la situazione di cui parla. Ed è gentile. Una scrittura che sia mediocremente sommessa, sbraita. Tutto è relativo: se uno urla da lontano va bene, ma se ci sussurra nel cervello irrita.

  18. massimo lippolis il 11 luglio 2005 alle 05:25

    p.s. Naturalmente ho omesso per errore il giudizio di valore sulla ‘scrittura urlata ferocemente ironica’: precisa.

  19. andrea barbieri il 11 luglio 2005 alle 10:22

    Lippolis, hai ragione. Il fatto è che mi sono spiegato male io. Non volevo contrapporre una scrittura urlata a quella di Helena, in realtà mi riferivo a qualcosa di concreto, i pezzi di Moresco e Benedetti e il convegno sulla Restaurazione. Mi pareva che quello di B. e M. e quello di Helena fossero due tentativi di fare qualcosa, anche di cambiare qualcosa, ma in modi diversi e diversamente efficaci. Senza accusare nessuno, per carità, però mi sembra che gli affondi non servano a niente.

  20. Rupert Toy Party il 11 luglio 2005 alle 14:01

    Ragazzi non cominciamo a litigare un altra volta. Noi indiani dobbiamo essere e stare uniti. Stay unite! Don’t separe!

  21. georgia il 11 luglio 2005 alle 14:37

    per helena

    prima di tutto complimenti helena per il bellissim pezzo che hai scritto.
    Veramente bello e scritto bene.
    Ma vorrei dire che io personalmente non credo che non si sia visto sangue e arti a brandelli perchè quolcuno pensa che noi “occidentali” siamo diversi. Forse lo pensa qualche leghista fuori di testa, ma non lo pensa e non lo ha mai pensato nessuno fra i potenti e frai i media embedded.
    Non c’è rispetto per nessuno ormai se non per la Borsa (quella sì occidentale) e forse per pochi mandarini che comandano e che sono presenti ovunque (ma mai nelle metropolitane e negli autobus), anche in africa, e oggi (come ieri) sono i signori della guerra, i veri mandanti (di qua e di là), gli altri, la carne degli altri, di tutti noi, ha lo stesso valore, in tutto il mondo, al mercato dei macelli.
    Magari talvolta ci scatenano e aizzano con delle fole e panzane colossali di appartenenza, di una appartenenza o nazionale, o di civiltà, o di religione che dovremmo difendere con le unghie e con i denti, ma è solo un bluff per tenerci tutti calmi mentre loro bombardano a destra e a manca in nostro nome.
    Oggi, a Londra non hanno fatto vedere carni a brandelli e pozze di sangue, non hanno neppure fatto vedere il dolore intollerabile dei parenti delle vittime (quello che stringe il cuore dal video) e non è che non lo hanno fatto per rispetto verso la morte e il dolore (ma figuriamoci) e neppure per mandare un mesaggio di indistruttibilità-eternità al nemico fantasma (quelle sono le balle che racconta blair e la regina quando urlano “non distruggeranno ciò che amiamo, non distruggeranno la nostra civiltà” … come se gli altri, senza il loro aiuto, avrebbero mai avuto la forza militare per farlo. Forza che non hanno neppure oggi, ne mai avranno).
    Se sono diventati così discreti i giornali e i media è solo perchè l’ordine è di attenuare, di non spaventare i cittadini, perchè se la televisione fa vedere troppo sangue poi potrebbe succedere che “occidentali” e “orientali” vadano tutti insieme in piazza a urlare come hanno fatto in spagna e c’è pure il rischio che chiedano di smetterla, che chiedano di uscire dalla guerra SUBITO e … magari per ottenerlo si convertano pure ad una vita più umana e con meno petrolio.
    E’ difficile continuare a far passare in europa come “legittima questa guerra che è anche contro di noi cittadini”
    Per fare il pieno di benzina non è giustificabile andare a spiaccicare i bambini degli altri come decalcomanie contro il muro come è successo in Iraq con le nostre bombe civili e “legali” e come succede da anni in medio oriente da tutte le parti .
    Ed è inutile che ci dicano che siamo in guerra!
    Perchè IO NON SONO IN GUERRA CONTRO NESSUNO e non accetto questa guerra fra petrolieri (occidentali e oriental), una guerra che non mi riguarda nè da una parte nè dall’altra. IO VOGLIO USCIRE DA QUESTA GUERRA VOGLIO RISPETTARE LA MIA COSTITUZIONE, NON VOGLIO AGGREDIRE NESSUNO tantomeno i civili.
    Nella metropolitana di londra sono stati martoriati corpi e distrutte vite di “occidentali” e di “orientali” anzi potrebbe essere che alla fine risultino i corpi “orientali” ad essere la maggioranza. ma nelle foto sono state fatte vedere per lo più solo persone bionde (chissà forse anche circasse) perchè se facevano vedere corpi “orientali” morti come fare poi a continuare a sostenere che siamo noi “occidentali” le vittime predestinate e che per questo, e solo per questo, dobbiamo permettere ai nostri governanti di mandare a giro eserciti a bombardare donne e bambini, a bombardare SOLO civili (e pure quelli più fragili e indifesi), proprio come fanno quelli che noi chiamiamo terroristi e che ci somigliano in una maniera incredibile.
    Ma perchè noi così democratici, dobbiamo, in nome di una guerra che non ci riguarda, diventare sempre meno democratici?
    Noi nutriamo il terrorismo illegale degli altri e noi ci lasciamo portare via la democrazia da sotto i pedi dai terroristi “legali” di casa nostra.
    VIA DALLA GUERRA SUBITO!

  22. Wovoka il 11 luglio 2005 alle 15:10

    Georgia, non si tratta però soltanto di “fare il pieno”, aspetto che per il tuo stile di vita potrebbe anche risultare irrilevante. Dovremmo renderci conto che la stessa produttività agricola mondiale dipende talmente dal petrolio a buon mercato che, di fatto, noi “mangiamo petrolio”, e che dunque il fatto stesso che che il “mondo” paghi ancora relativamente bene il nostro lavoro da “italiani” (con notevolissimi rendimenti “simbolici”) dipende strettamente dalla configurazione geopolitica strenuamente difesa da Bush e dal G8, le cui mani sono molto più legate di quanto vorrebbe far credere la consueta riduzione della politica a teatrino di personaggi buoni e cattivi. L’Italia, nazione ecologicamente fragilissima, da sola non sarebbe neppure in grado di nutrire i suoi abitanti, e di questo penso che dovremmo tenere in qualche modo conto, piuttosto che adottare retoriche da veri angeli, anche se vezzosamente un po’ “dannati” .

  23. georgia il 11 luglio 2005 alle 15:27

    ok, ok, ok facciamo pure i cinici, ma per lo meno allora non solo a senso unico.
    se le nostre bombe servono per mangiare allora forse anche quelle degli altri hanno lo stesso significato e quindi se ne deduce (o forse qui è meglio dire si evince) che comunque stiano le cose meglio smettere di spendere tutti ‘sti soldi per sponsorizzare le armi americane che ammazzano, e che poi più o meno indirettamente ,finanziano anche le bombe che ammazzano nelle metropolitane.
    E poi scusa fammi un piacere tu che non sei nè vezzoso, nè dannato … perlolmeno cambia nick ;-)
    e suvvia siamo uomini o caporali?…… i nick sono cose sommamente serie e non si può fare i machiavelli della situazione e poi … poi chiamarsi wovoka :-)))))
    e poi … non vedo perchè se il petrolio fosse stato venduto all’europa in euro (uno dei motivi scatenanti della guerra in iraq) il nostro cibo sarebbe aumentato?
    Forse sarebbe aumentato per te che vai spesso da mcDonald’s, ma non per me ;-)

    ehi psss … ma il prezzo del petrolio non è aumentato ultimamente?
    wovoka, wovoka …. come si fa in fretta, a volte, a far cadere la maschera da un volto concreto e operativo? ;-)

  24. Wovoka il 11 luglio 2005 alle 19:16

    Non volevo esser cinico o machiavellico ma solo esprimere una perplessità che mi coinvolge pienamente. Io non credo che ce la potremmo cavare semplicemente rinunciando ad un poco del nostro superfluo, come le favole del tipo del “Live8” (comunque meritorio) o le pubblicità della Barilla indurrebbero a credere, penso che la questione sia più profonda e forse sostanzialmente irrisolvibile. Questo terrorismo poi, non ha nulla a che fare con i popoli oppressi o sfruttati, rappresentando piuttosto il risentimento marginale di un nostro “doppio” quasi perfetto (l’Islam storicamente è stato imperialista – e schiavista – tanto quanto noi, che l’abbiamo “distanziato” soltanto da qualche secolo). Ma uso il “noi” e “loro” soltanto per brevità … perché sarebbero necessari troppi distinguo, che annoierebbero tutti quanti. Ciao

  25. massimo lippolis il 11 luglio 2005 alle 20:06

    Andrea, penso che il discorso sia veramente estendibile all’uso generale della razionalità (inteso appunto come lavorìo intellettuale), a prescindere dalle idee poichè stiamo parlando di utilità dei mezzi (ma in realtà è una finzione di convenienza, questa, i mezzi Sono le idee).
    Ora, il lavoro intellettuale è vario, questo è evidente, tutto ciò che un intellettuale fa è lavoro intellettuale, dai libri, agli articoli di ogni genere compresi quelli che intendono fare ordine su una situazione, agli ‘affondi’ – cioè ciò che vuole fare disordine -, alla ‘candida’ e apparentemente più disimpegnata espressione d’uno stato d’animo.
    Penso dunque che ancora una volta sia rimandato tutto al metodo. E’ utile sia il tipo di lavoro di Candida (il tipo, a prescindere dal giudizio di merito) sia quello della Benedetti sia quello di Moresco.

    Personalmente, non ero presente al convegno e questo toglie un po’ d’incisività a quanto dico. Però ho letto il pezzo di Moresco e credo che possa esser preso cmq ad esempio di un atteggiamento generale senza che la mia ignoranza del resto (in una certa misura, ma questa è determinata appunto da quella mia ignoranza, quindi non so in che misura!) faccia troppi torti.
    Il pezzo non m’è piaciuto. Non l’ho trovato incisivo, mi sembra esporre dei sentimenti troppo caotici. Va bene l’anatema, lo slancio emotivo, come ho detto, ma deve sempre essere sostenuto da una rigorosa (più che mai se è una scrittura o un comportamento di questo tipo) strutturalità concettuale. Altrimenti vi si ritrovano sentimenti così volatili da restare esclusivamente se stessi, cioè inutilizzabili.
    Inoltre ho trovato quel pezzo intriso di un pietismo cui non son mai stato incline. Non è questione se sia o meno una lamentela (che in sè ha ottimi motivi per esistere), ma se sia o meno una chiacchiera. Moresco non solo non argomenta sufficientemente quello che dice, il che lo estromette da un discorso di pura oggettività, che esponga pubblicamente ragionamenti oggettivi, ma non produce nemmeno qualcosa che
    ‘espressionisticamente’, toccando certe corde, li stimoli. Quando dice che i grandi scrittori del novecento oggi non emergerebbero etc – che è una cosa, francamente, di cattivo gusto. Si potrebbe al massimo fare un’analisi della situazione ai loro tempi per capire meglio i nostri, ma non portarli (troppo)immaginificamente nei nostri tempi per creare soggezione conferendo eloquenza a quanto si dice, che, fuor di soggezione, finisce per accartocciarsi su se stesso -, quando parla fondamentalmente di mezzocalzettismo, ipocrisie etc, dice cose con cui ‘non si può che essere d’accordo’, e questo è un segno di scarsa incisività.
    Non penso assolutamente che sia tutto futile ciò che ha detto – per altro le motivazioni ci sono eccome (quindi si può forse perdonare un atteggiamento scoordinato, ammesso che concordiamo sia tale?) – ma, in sintesi, non credo che abbia fatto un’operazione intellettuale (ma qui credo mi venga a mancare la conoscenza di ciò che s’è fatto nel convegno, cioè delle conseguenze, a livello di proposte o ancora di ragionamenti, di quel discorrere che in sè stimo inconcluso e inconcludente) con quello scritto, ha presentato dati alla rinfusa su cui non ha impresso alcuna azione, anzi, presentandoli così, li ha messi addirittura in forse.
    Perchè non si può dire, mi si perdoni la ‘sintesi’, “l’editoria e l’italia in genere è popolata di individui merdosi e ipocriti in stato verminale che se fosse per loro ci toglierebbero anche i nostri beneamati Grandi rendendo vuote le nostre menti, siete d’accordo?” senza suscitare negli interlocutori dei dubbi su ciò di cui erano perfettamente d’accordo…
    Quindi m’è parso inefficace.
    Però c’è una considerazione da fare. Attestarsi su un tono basso è molto meno pericoloso, richiede una minore attenzione. E’ più facile analizzare una situazione – a parità di situazione, s’intende – piuttosto che lamentarsene in modo costruttivo. Allora possiamo dire che un’analisi – che è sempre meno profonda – ben fatta è meglio di un anatema o un lamento inefficace, però per questo secondo tipo di atteggiamento ci vuole più coraggio e passione per ciò che si dice? No, non lo credo.
    Secondo me la passione si rivela soprattutto nell’umiltà di cercare di fare un lavoro efficace, e non nell’im-mediata espressione del proprio disagio.
    Un lavoro freddo o attestato su un tono mite può celare più passione di un grido di dolore. L’amore per ciò che si fa è dunque mediazione.

  26. Luca il 11 luglio 2005 alle 20:25

    Parlano della “our way of life”, del “nostro modo di vita” (occidentale) proprio per tacere sul nostro modo di morte, per nasconderlo.
    Grazie Helena per aver trovato le parole per dirlo.

  27. Rupert Toy Party il 11 luglio 2005 alle 21:55

    Sono daccordo perfettamente sia con luca che con wowoca. Noi occidentali vogliamo nascondere la verità, e cioè che vogliamo il petrolio e le pietre preziose. Fortunatamente ci sono importanti invenzioni come il live eight dove degli artisti fanno riflettere dicendo la verità. Come soprattutto pelù e Jovannotti.

  28. georgia il 11 luglio 2005 alle 22:18

    wovoka lascia stare il live8, per carità di dio.
    Sono d’accordo con te che il terrorismo non ha nulla a che fare con la povertà, ma nella povertà, nella disperazione nell’umiliazione trova sempre la sua manovalanza, questo è sicuro.
    La guerra in iraq non solo non ha diminuito il terrorismo (cosa prevedibilissima) ma lo ha moltiplicato (prevedibilissimo anche quello)
    Lo scontro non è fra occidente e islam questa è la più grossa cazzata che uno possa far circolare lo scontro è fra petrolieri, fra signori della guerra. gente che con la guerra raddoppia le sue fortune e il suo potere.
    Se fosse uno scontro di religione come mai bush avrebbe invaso lo stato di un dittatorello laico a cui gemevano le giunture se solo si provava a pregare, un dittatorello feroce che aveva perseguitato i fratelli musulmani oltre ai dissidenti di ogni tipo, un dittatorello che odiava alqaeda e bin laden molto più di bush?
    Me lo spieghi come mai abbiamo fatto guerra all’iraq, se lo scontro era di religione?
    Non parlarmi di esportazione di democrazia perchè altrimenti urlo.
    Il problema è molto più complesso e certo non lo si può analizzare qui in un piccolo commento.
    L’unica cosa sicura è che la guerra ha fatto danni enormi e irreparabili e che noi in questa guerra non ci dovevamo essere e non solo perchè la nostra costituzione rinnega la guerra, ma perchè questa è una guerra anche contro di noi e anche contro i nostri interessi.
    E lo sanno così bene i nostri governanti che fino ad ora non hanno mai detto la parola guerra, perchè non la possono dire, devono dire “operazione di pace” ah ah ah ah … ma forse stanno lì ad aspettare un attentato esemplare anche da noi per poter dire che dobbiamo difenderci ed entrare “legalmente” in guerra.
    Mio dio sono lì come avvoltoi che aspettano di poter entrare in guerra “legalmente”. Dei morti a loro (orientali o occidentali che siano) non importa mai nulla, tanto in metropolitana e in autobus loro non ci vanno mai. Non gli importa nulla quando saltavano i treni e le banche per la strategia della tensione. Non gli importava niente quando la mafia faceva e fa stragi e uccideva chi era in prima linea come i giudici, figuriamoci se gli frega di qualche morto che gli permetterà di lucidare moschetti e carriarmati e andare (anzi mandare) a spezzare le reni a qualche popolo da derubare.
    Non è vero che la guerra a volte è necessaria.
    NON LO E’ MAI, e dovrebbe essere bandita e diventare tabù come l’incesto.
    Si può sempre dialogare e noi avevamo e abbiamo tutte le armi civili per poter dialogare.
    Ma …

  29. Wovoka il 12 luglio 2005 alle 08:45

    Georgia, l’argomento è complesso e magari lo possiamo approfondire altrove (p.es. sul tuo blog) per non ingombrare arbitrariamente questo spazio. Non credo certo alla propaganda di Bush, ma non credo nemmeno che i “nostri interessi” siano davvero tanto distanziabili dai suoi. Anche quella dei “petrolieri” è una riduzione inadeguata, simmetrica a quella dell’esportazione della democrazia. Lo scontro è di “civiltà”, di super-bestie – piene di difetti – non di “semplice” religione (che noi quasi non abbiamo), e le civiltà non sono fatte d’aria: hanno un “peso” sul mondo, consumano risorse, distruggono ambienti naturali, nutrono sogni diversi e dispiegano incompatibilità. A me la situazione, in un mondo sovrappopolato ed avviato all’esaurimento delle risorse pare esplosiva, gravida di guerre quanto mai. Naturalmente spero non vengano, e condivido le tue istanze morali, ma le vorrei vedere sostanziate da considerazioni più realistiche. Mi sembra di vivere in una sospensione irreale, ma mai come in questo caso desidererei sbagliarmi di grosso. Ti allego un link interessante: http://www.oilcrash.com/italia/collapse.htm
    Ciao

  30. georgia il 12 luglio 2005 alle 10:16

    ti ringrazio del link che leggerò.
    la discussione è non solo interessante, ma anche vitale secondo me, molto più vitale del numero di copie venduto dal capolavoro del grande scrittore di turno;-) quindi non penso che occupiamo arbitrariamente uno spazio, i commenti poi possono sempre essere cancellati se gli amministratori del blog lo ritenessero opportuno:-).
    Le religioni, le civilà certo che esistono e sono fondamentali nei giochi geopolitici. Le civiltà a volte esplodono, ma soprattutto fanno collassare le altre. per questo dopo la seconda gerra mondale è stato costruito un diritto internazinale che ora qualcuno sta tentando di buttare nel cesso.
    L’Europa ha interessi opposti a quelli di bush (anche se ha molte cose in comune) .
    Le istanze morali le fai tu e tutti quelli che trovano gistificazioni per la permanenza dei nostri eserciti in Iraq.
    Vuoi una considerazione realistica?
    Il valore del dollaro non si basa ormai da molto tempo sull’oro, ma sul petrolio. E quindi gli usa devono continuare a mantenere il potere sul petrolio che deve essere venduto SOLO in dollari.
    Saddam vendeva il petrolio in euro, il Venezuela e i paesi dell’olp guardavano interessati. Sarebbe stata una rivoluzione immane, o per lo meno avrebbe costretto gli stati del mondo a trattare da pari.
    Enrico Mattei fu ucciso a suo tempo e oggi, che in ballo non c’è la sola politica energetica dell’Italia, sono scoppiate guerre e bombe ovunque.
    Ci hanno detto che saddam era un dittatore (e lo era, ma non era una novità), un pericolo per la nostra cviltà (e non lo era) e che gli iracheni avevano diritto alla democrazia (ma non al petrolio) e tutti i gonzi ci han creduto e hanno dato spago alla favola dello scrontro di civiltà ;-).
    Si certo che viviamo in una sospensione irreale, perchè lì ci tengono con gli occhi cuciti e la lingua mozzata.
    Tutti affogati in una soluzione di conformismo marziale da cui non dobbiamo uscire mai perchè altrimenti rischiamo di capire….

  31. pix il 12 luglio 2005 alle 10:28

    la fiera delle banalità.

  32. riccardo ferrazzi il 12 luglio 2005 alle 10:30

    Bisognerebbe distinguere fra espressioni ad effetto e realtà scientificamente o statisticamente dimostrabili. Il valore delle monete è sganciato da quello delle merci fin dai tempi di Nixon (e lo era, de facto, anche prima: da Bretton Woods e dalla fine del Gold Standard). Il diritto internazionale è qualcosa che (come tutti i diritti) sta in piedi solo se c’è qualcuno che ha la forza di farlo valere (e quindi si riduce a essere il diritto dei vincitori. Triste, ma vero). Ecc. ecc.

  33. georgia il 12 luglio 2005 alle 10:58

    Riccardo mi sembra di capire che sei (o fai fnta di essere) ferrato sull’argomento anche se non ho capito bene quanto hai detto sul fatto che il valore della moneta sia sganciata dalle merci.
    Stai forse dicendoci che il petrolio non è una merce o che il dollaro sia, al momento, sganciato dal barile di petrolio?
    Spiegati meglio, se vuoi puoi farlo anche nel mio blog (http://georgiamada.splinder.com/http://georgiamada.splinder.com/), la cosa mi interessa molto.
    Non potrò leggerti subito, ma lo farò con piacere nei prossimi giorni.
    Sul diritto non sono d’accordo con quanto dici anche se il pessimo de michelis e nuovi realisti lo vorrebbe far credere.
    Il diritto nasce proprio perchè non sia il vincitore l’unico ad avere il diritto di avere diritti. E e imporne il rispetto è sempre possibile (anche se faticoso) negli stati democratici … basta svegliarsi e capire quale grande potere abbiamo noi singoli-collettivi (se lo vgliamo) nelle società democratiche (in tutte le società democratiche, anche quelle a responsabilità limitata).
    Nelle dittature bisogna impugnare le armi, nelle demcrazie basta vigilare e farsi sentire in tanti. E’ faticoso lo so, ma non impossibile e soprattutto è necessario svegliarsi dal torpore conformista prima che sia troppo tardi.
    Per ora vi saluto sono in partenza (con portatile in spalla :-) e scusatemi se vi ho tediato in eccesso saluto anche il banalissimo/bananissimo/concisissimo pix che si sente originale:-)))))

  34. riccardo ferrazzi il 12 luglio 2005 alle 22:49

    georgia (a futura memoria): non posso tenere un corso di economia. Al massimo ti posso consigliare il libro di testo sul quale ho studiato Politica Economica: McDougall&Dernburg – Macroeconomia – EtasKompass (in qualche biblioteca esisterà ancora). Quanto a far valere il diritto senza una forza che sia in grado di imporlo, beh, non è neanche wishful thinking…

  35. Fabio Carpina il 13 luglio 2005 alle 14:21

    Sul “diritto” non sono d’accordo con georgia ma forse neanche del tutto con ferrazzi. Il diritto non è qualcosa che hai, ma neanche qualcosa che “ti prendi”: il diritto è qualcosa che “ti viene riconosciuto”.

  36. Ivan il 14 luglio 2005 alle 14:35

    caso mai, il diritto è qualcosa che ti viene riconosciuto o negato. Ma questa non è affatto una definizione. Anche la bellezza ti viene riconosciuta o negata, ma non è un diritto, in nessun senso. E, per quanto riguarda l’affermazione di Ferrazzi, del tutto per coincidenza, Spinoza sosteneva più o meno la stessa cosa (e, insieme a lui, intere generazioni di pensatori e poi di giuristi)

  37. Fabio Carpina il 14 luglio 2005 alle 19:46

    Ivan, non mi sono spiegato, evidentemente…
    Intendo dire: un uomo su un isola deserta non ha diritti, il suo rapporto col mondo non è regolato da diritti. Per avere un diritto, c’è bisogno di qualcuno che ti dica: tu hai questo diritto, io te lo riconosco. Se io un certo diritto “me lo prendo con la forza”, diventa, appunto, un atto di forza, e per quanto io possa ritenerlo eticamente legittimo, cessa di essere “diritto”. Se una bestia feroce sta cercando di uccidermi, non posso invocare il mio “diritto alla vita”: mi difendo, e basta. Ma non è che così facendo io stia imponendo con la forza il mio diritto: mi difendo, e basta. Lo stesso vale se a tentare di uccidermi è un altro uomo, come me. Sta cercando di uccidermi, quindi è evidente che non sta riconoscendomi il “diritto alla vita”. Se mi difendo, non sto imponendo questo diritto, perché il rapporto con qualcuno che non mi riconosce un diritto si colloca fuori dal diritto: sto semplicemente difendendomi, con la forza, o con l’astuzia, o con quello che vuoi: ma quello che faccio valere non è più un diritto. (Al contrario, posso essere io che riconosco a lui il diritto alla vita, e quindi cercherò, difendendomi, di evitare di ucciderlo.)

  38. riccardo ferrazzi il 14 luglio 2005 alle 22:59

    Fabio, se ci pensi, ciò che sta sotto alle tue considerazioni è né più né meno che il giusnaturalismo. Una teoria nobile e antica, ma oggidì non ci crede più nessuno.

  39. Fabio Carpina il 15 luglio 2005 alle 09:30

    pensa un po’, riccardo, che a me pare esattamente il contrario: la negazione di qualunque “diritto di natura”. L’espressione stessa per me è priva di senso. Ma evidentemente le mie capacità espressive sono sotto la soglia minima, in questo periodo (senza polemica, dico davvero…)

  40. riccardo ferrazzi il 15 luglio 2005 alle 10:44

    O sono io che non ci arrivo…

  41. ivan il 16 luglio 2005 alle 14:48

    Qui ho capito io: suppongo che Fabio intendesse dire che lui non riconosce alcun diritto di natura, ma solo diritti conferiti, diritti “patteggiati”. Io, tuttavia, insisterei sul fatto che il puro patteggiamento dei diritti è totalmente inesistente, o almeno ingiusto. Non vi sono, di fatto, condizioni di patteggiamento in cui un diritto non venga conferito da una parte più forte, in virtù di un potere più o meno forte; e non vi sono diritti senza il bastone (sempre nella realtà). Cos’è il diritto, di fatto, senza una forza vincolante? E’ un diritto personalmente concepito, ossia un’esigenza di libertà, oppure un diritto di aspirazione universale, che per non fallire nell’applicazione pratica necessita, ovviamente, di un potere coercitivo: di nuovo il bastone. La migliore teoria per i diritti e della giustizia in uno stato liberal democratico mi sembra quella di Rawls (il contraente ipotetico). Inapplicabile, in pratica, ma utile strumento di comprensione per capire cosa si possa intendere per “giustizia”, “diritto” e “privilegio” senza arrestarsi in un universo troppo platonico…

  42. georgia il 16 luglio 2005 alle 22:31

    X riccardo ferruzzi
    la ringrazio caro ferruzzi delle sue indicazoni bibliografiche ma … insomma io non ho nulla in contrario sulla necessità di leggersi vecchi testi ma temo che, pur essendo di grande utilità, non bastino, da soli, per capire cosa sta succedendo oggi
    Esca, la prego, dalle sue polverose e sudate carte e … forse capirà qualcosa su cosa sta succedendo al momento ;-)
    la teoria è utilissima (ci mancherebbe) ma a volte è necessario anche essere più “modesti” e capire che non basta un esamuccio (anche se superato con 30 e lode o 100 e lode) per Kapire e Komprendere.

  43. riccardo ferrazzi il 16 luglio 2005 alle 23:07

    Oh mamma mia ! Georgia si è offesa…

  44. georgia il 16 luglio 2005 alle 23:35

    georgia offesa?????????
    ma suvvia non scherziamo … non è mai successo a parte casi rarissimi :-)))))) e non succederà certo con uno “in-formato” come lei ;-)

  45. Fabio Carpina il 18 luglio 2005 alle 10:52

    “Non vi sono, di fatto, condizioni di patteggiamento in cui un diritto non venga conferito da una parte più forte, in virtù di un potere più o meno forte; e non vi sono diritti senza il bastone (sempre nella realtà). Cos’è il diritto, di fatto, senza una forza vincolante? E’ un diritto personalmente concepito, ossia un’esigenza di libertà, oppure un diritto di aspirazione universale, che per non fallire nell’applicazione pratica necessita, ovviamente, di un potere coercitivo: di nuovo il bastone.”

    Sì, ma infatti sulla questione del “diritto personalmente concepito” siamo d’accordo, è quello che sostengo quando dico che un diritto non si “ha”. Però io guardavo l’altro capo del problema: cos’è il diritto senza forza vincolante. Ma nel momento in cui io uso la forza per ottenere qualcosa alla quale ritengo di avere diritto, posso parlare ancora di diritto? Nel momento stesso in cui uso la forza, la soluzione della questione non passa più nell’ambito del dualismo ragione/torto, ma della forza stessa: farò valere “la mia ragione” se sarò più forte della controparte, che la mia ragione sia giustificata dal diritto oppure no. Se sono più forte della controparte, posso imporre con la forza sia il diritto che il torto. Insomma, dico io, nel momento stesso in cui qualcuno ti nega il diritto, il diritto svanisce, subentra la forza.



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