Sulla forma paranoica

15 settembre 2005
Pubblicato da

di Andrea Raos

Avvertenza : non ho internet a casa, quindi scrivo senza avere sott’occhio i commenti; se dimentico qualcuno, se dico cose già dette… scusate.

Per prima cosa tengo a dire che non intendo per nulla mancare di rispetto a Baraka. Conosco un po’ il suo percorso ed i suoi scritti; sono quindi cosciente che io (bianco, europeo, con reddito fisso) posso solo confusamente immaginare ciò che deve aver passato lui, nero americano, attivista radicale e scrittore. Parlo di persecuzioni poliziesche, censure, minacce fisiche… Mai e poi mai oserei pormi “al di sopra” di lui.

Tuttavia.

La prima sensazione che ho avuto, di fronte a questa poesia, è stata di stare leggendo una versione isterica dell'”io so” di Pasolini. Non mi ha stupito, infatti, veder apparire in seguito questo nome.
Ma quella di Pasolini, malgrado le apparenze, non è una “forma paranoica”! P. sapeva davvero; perché quando lui scriveva, chi voleva aveva tutti gli strumenti per sapere – faccio solo un esempio – che piazza Fontana era stata una strage fascista di Stato (di Stato fascista).
Non così Baraka e la storia del Mossad che sapeva dell’attacco alle Torri Gemelle.
Al tempo stesso, la vera differenza fra i due testi non sta nel loro grado di verità, ma nella direzione in cui sono voltate. Se anche saltasse fuori un giorno che era vero che il Mossad sapeva, ciò non cambierebbe molto alla mia valutazione della poesia di Baraka.
Pasolini scriveva un “gesto”, dava cioè indicazioni volutamente allusive su una verità, perché questa verità era da cercare nel reale, là dove tutti gli “indizi” convergevano. Baraka fa il contrario : tramite l’accumulazione, diminuisce il valore di verità del suo scritto, perché getta nell’indistinzione (si potrà invocare la “verità poetica”, certo; ma la poesia non deve, secondo me, servire ad aumentare il tasso di casino di un mondo in cui ce n’è già abbastanza).

Più in generale, sull’efficacia della forma paranoica. In realtà, qualunque forma d’arte è, in misura più o meno lieve, “paranoica”, nel senso che presuppone un inizio, una fine ed una direzione unica e comprensibile.

Un narratore come Pynchon crea paranoie narrative portate al calor bianco e, al tempo stesso, le fa esplodere dall’interno. Ma Pynchon non dirige la sua paranoia sulla realtà, non in modo immediato (non mediato). Mentre invece Baraka, facendo esplodere il suo testo in direzioni incontrollate (di delirio persecutorio), lo rende di fatto omologo ai discorsi dominanti (Bush etc) – perché la paranoia, la paura incontrollata, è uno dei più tipici strumenti di dominazione.
Da questo punto di vista, sbaglia Inglese a dire che gli ebrei, gli armeni etc non sono stati abbastanza paranoici; quelli che si sono salvati (quelli ad esempio, che capirono negli anni 30, se non prima, che era il caso di levare le tende dalla Germania) penso che fossero i più lucidi, i più spasmodicamente attenti (i più “pasoliniani”). Il terrore atavico (e ahimé giustificato) del pogrom mi sembra sia servito tutt’al più ad obnubilare, a non vedere la specificità del fenomeno nazista (portava a dire “aspettiamo che passi”).

In questo senso, la poesia di Baraka è davvero terminale, accetta per disperazione di ripiegarsi sugli strumenti, sulla lingua, la retorica dell’oppressore.

Nel 1995, M. Van Peebles dice nell’introduzione al suo romanzo “Panther”, cui ho già accennato (traduco a braccio) : “(…) questo romanzo è un tentativo di leggere fra le righe (…). Come ha potuto ciò che veniva presentato come un’accozzaglia di giovani delinquentelli sopravvivere – ed anzi espandersi – contro una (…) spaventosa repressione governativa? È pura coincidenza che alla crescita della militanza nei ghetti corrispose quella dell’uso della droga, o esiste una spiegazione più sinistra?”

Come si vede, non ho nulla contro l’analisi di progetti in apparenza paranoici (MVP pensa che la droga sia stata inizialmente diffusa fra i neri dall’FBI). Ma MVP dice anche :

“(…) la loro (delle Pantere Nere) apparizione fu un’esplosione atomica, la fiamma così viva, il calore così forte, che il tessuto del sogno americano ne sta ancora fumando e perdendo pezzi. Eroi, mascalzoni, gente che stava a guardare – che fossero colpevoli o innocenti – tutti ancora si spintonano per entrare in scena e stabilire l’importanza della loro posizione nello schema delle cose. Chiedete a chi vi pare, cosa ottenete? Conferenze, leggende, tesi di laurea, mezzi alibi, tre quarti di alibi, qualunque cosa pur di giustificare la loro azione o inazione. E perché no? Speranza, tradimento, tragedia, arroganza, altruismo… i grandi temi ci sono tutti. Ci sono stati tantissimi testimoni oculari coraggiosi, disposti ad alzarsi in piedi e testimoniare sui dettagli. Ma io credo che la verità non stia in nessun singolo albero ma nella foresta in sé, ed è questo che ho tentato di trasporre qui.” (Melvin Van Peebles, “Panther”, New York, Thunder’s Mouth Press, 1995).

Ecco, gli “who” di Baraka a me sembrano una fila di alberi, che non fanno foresta. Io non ho nessuna indulgenza per la poesia quando è questo; trovo che questi versi, malgrado le apparenze, siano “lirici” nel senso più deteriore del termine.

Per concludere, vorrei dire a Pecoraro-Tashtego che anche la lotta di classe, comme tutti gli strumenti di interpretazione definitiva e esatta del reale, ha la sua percentuale di mostri da generare, e non aiuta a cercare il nemico dentro di noi (col che non nego minimamente l’esistenza dei nemici esterni).
In altre parole, criticare, combattere con la massima asprezza il governo di Sharon per la sua scriteriata politica nei territori palestinesi occupati (anche se proprio in questi giorni bisogna stare a vedere) è cosa più che legittima, doverosa; mentre supporre che dietro le Torri Gemelle ci sia il Mossad (aiutato magari da un bel “Protocollo”) significa affacciarsi su abissi che, in Europa e nel mondo, non si sono mai richiusi.

E sono abissi che riguardano anche noi. Nel senso che, se permettiamo che vengano aperti, prima o poi ci cadiamo tutti, dal primo all’ultimo – Hutu o Tutsi che siamo.

[immagine : foto di Kei Uesugi, dalla quale si vede che anche fisicamente Melvin Van Peebles sta molto meglio di Baraka. sto scherzando.]

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71 Responses to Sulla forma paranoica

  1. andrea inglese il 15 settembre 2005 alle 12:40

    tirare in ballo Pynchon, mi sembra una cosa giusta, se si vuole parlare di una forma paranoica” della narrazione, e aggiungerei P. Dick, e Burroughs, Gore Vidal… Credo che si sia già scritto su questo argomento, forse episodicamente; tante questioni si annodano qui, nella narrativa americana all’altezza degli anni Sessanta; LSD e altre droghe, contestazione multiforme delle istituzioni e degli stili di vita dominanti, vere e proprie lotte politiche, ecc.

    vorrei pero’ tornare su un punto; scrive raos: “(…) che gli ebrei, gli armeni etc non sono stati abbastanza paranoici; quelli che si sono salvati (quelli ad esempio, che capirono negli anni 30, se non prima, che era il caso di levare le tende dalla Germania) penso che fossero i più lucidi, i più spasmodicamente attenti (i più “pasoliniani”).”

    A me sembra un discorso davvero troppo lineare, troppo semplice. Conosco un po’ di letteratura sullo sterminio, storiografica e di testimonianza. Qualcuno puo’ essere abbastanza lucido da immaginare Auschwitz? Difficile crederlo. Un profeta di sciagura puo’ immaginare una cosa del genere. O qualcuno non “paranoico” in senso clinico, ma che ha assunto un punto di vista paranoico, che riesce a servirsene senza essere del tutto prigioniero di esso. Sto dicendo qualcosa d’intelligibile? Non so.
    Dubito pero’ che cose come Auschwitz possano essere “previste”, anche da una mente molto lucida.

  2. andrea inglese il 15 settembre 2005 alle 12:52

    Intendo dire che, anche dopo il suo essere accaduto, il suo essere evento realizzato, anche a posteriori, la soluzione finale rimane una sfida alle nostre capacità di razionalizzare la condotta umana; immaginiamo cosa potesse significare lo sterminio per chi lo aveva davanti a sé, come un’ipotesi estrema, come figura possibile del proprio destino. Per immaginare la soluzione finale io credo che ci fosse bisogno di uno “scarto”, un salto della mente, un delirio. Solo accogliendo in sé il delirio, solo delirando, si poteva immaginare… Ma queta non è nulla di più che un’ipotesi.

  3. Pierluigi Lanfranchi il 15 settembre 2005 alle 13:05

    A proposito della poesia di Baraka Andrea Inglese ha evocato due categorie, quella della forma paranoica e quella della poesia come “gesto impuro”. Entrambe queste categorie mi lasciano perplesso. L’idea che l’oppresso possa dar conto della propria condizione solo attraverso una forma paranoica è, a mio avviso, un equivoco. Primo Levi ha raccontato i campi con lucidità e rigore, con quella “distanza” tra scrittore e oggetto rappresentato che è necessaria perché si possa parlare di letteratura (e, più in generale, di arte).
    Forse le mie idee sono antiquate, ma continuo a pensare che scrivere una poesia sia essenzialmente un’operazione estetica. Perciò quelli di Baraka mi sembrano brutti versi, come sono brutti versi quelli di Trasumanar e organizzar (era Pasolini stesso a definirli così). Si può davvero scrivere una poesia che sia “gesto impuro”? Se con la poesia di Baraka, come scrive Inglese, la letteratura c’entra poco, allora ha ancora senso parlare di poesia? Il limite di una poesia che si vuole “gesto impuro”, che si pone fuori dalla letteratura e fuori da una dimensione estetica, è la sua assoluta mancanza di autonomia rispetto al suo autore. Quella di Baraka è una “poesia” soltanto perché il suo autore la presenta come tale, perché è lui, un poeta, ad averla scritta. Se avessimo ascoltato questo testo in una chiesa durante una predica o in un comizio sulla gradinata del Lincoln Memorial, l’avremmo considerato una poesia?
    Pierluigi Lanfranchi

  4. andrea raos il 15 settembre 2005 alle 15:16

    inglese, siamo d’accordo. nessuno poteva prevedere auschwitz, nessuno poteva essere paranoico sino a quel punto – credo infatti che le narrazioni paranoiche siano un puro frutto del dopoguerra, del dopo-campi (e del post-atomico).
    difatti non dicevo questo : ma che, anche senza “prevedere” auschwitz, era possibile per via razionale (tanto è vero che alcuni l’hanno fatto) capire che quello che si preparava non era un pogrom come gli altri.
    difatti dicevo : tutta la secolare tradizione paranoica della cultura ebraica (peraltro giustificata dall’esperienza, poveracci loro) non era servita a salvarli, li aveva anzi tratti in inganno; pensa ai rabbini polacchi (che pure di pogrom se ne intendevano) che fin quasi all’ultimo collaborarono con i deportatori, con l’idea di fare “piccole concessioni” per aspettare “che passasse la tempesta”.
    *
    appunto, la paranoia non salva, la paranoia non denuncia, non critica : la paranoia dice : “sono un agnello, sacrificatemi”. ma forse, nulla salva.
    entriamo in un argomento davvero complicato.
    *
    per affrontare il quale, lanfranchi, nessuna idea “antiquata” della poesia puo’ esserci d’aiuto.
    e
    “Quella di Baraka è una “poesia” soltanto perché il suo autore la presenta come tale, perché è lui, un poeta, ad averla scritta.”
    è una definizione che, in un modo o nell’altro, puo’ applicarsi praticamente a tutta la poesia (almeno) del secondo dopoguerra. post-campo, post-atomica, appunto. anche, soprattutto primo levi (che non era poeta; che io, personalmente, non so cosa fosse, non oso immaginarlo).

  5. tashtego il 15 settembre 2005 alle 15:40

    dal de mauro on line:
    pa|ra|nò|ia
    s.f.
    1 TS psic., quadro di psicopatia evolutiva caratterizzato da delirio cronico costruito con logica consequenzialità a partire da dati falsi o erroneamente interpretati, che non compromette tuttavia le facoltà razionali e non induce necessariamente a forme abnormi di comportamento
    2 CO colloq., stato di confusione o alterazione mentale; condizione di crisi o di insofferenza profonda, anche se temporanea, ecc.

    ripartirei da qui e cercherei di verificare se la poesia di Baraka/Jones corrisponda, in tutto o in parte, alla definizione del dizionario.
    io creda che vi corrisponda eventualmente solo per l’uso di “dati falsi o erroneamente interpretati”.
    per il resto, più che un delirio, mi sembra un’invettiva “poetica”.
    dunque come è evidente, non si tratta di una forma di analisi, ma eventualmente di una forma di sintesi (un tempo si sarebbe detta poesiqa “civile”), paratattica ed emozionale, che punta secondo me a comunicare a sua volta un dato: la disperazione.
    ora io intendo rispettare la disperazione di Le Roy Jones, come quella, nel merito, di chiunque altro, perché è la mia stessa disperazione.
    tendo a recepire i suoi versi secondo una modalità politico-emozionale, non perché credo sia sempre quella “giusta” (anzi), ma perché è quella che automaticamente mi si innesca.

  6. ap il 15 settembre 2005 alle 16:20

    ah, per una volta sono d’accordo con tash, che soddisfazione!!!
    “dati falsi o erroneamente interpretati”. direi anche – “dati falsi o bastardamente interpretati…”, lessico permettendo, giusto per restare a tema.

  7. kristian il 15 settembre 2005 alle 17:04

    ritengo sia più corretto parlare di poesia militante, in questo comprendendo sia l’atteggiamento che la forma della poesia di LeRoy Jones – la poesia civile per come la intendo io riguarda una comunità (perlomeno di ambito nazionale) che si riconosce come unità in una serie di valori condivisi – la poesia militante invece evidenzia l’assenza della comunità a causa della mancanza di similarità interpretativa delle esperienze vissute.
    poesia di lotta che non consola.

    ***
    Pasolini sapeva: il problema non è l’Io so, perché già Strage di stato aveva chiarito perfettamente gli intenti golpisti della classe dirigente italiana su mandato del Patto Atlantico – il problema oggi come allora è perché quella che viene definita opinione pubblica se ne sbatta altamente di sapere chi la sta fregando.

    ***
    antisemitismo: io ritengo più antisemite di LeRoy Jones le società assicurative in mano agli ebrei che nel dopoguerra si rifiutarono di indennizzare le famiglie degli ebrei passati per i camini d’europa, pur essendo perfettamente a conoscenza di quello che era successo, essendo gli assicuratori sia delle vittime che dei carnefici.

  8. zangrando il 15 settembre 2005 alle 17:53

    Permettetemi una provocazione.
    Lanfranchi si chiede: “Si può davvero scrivere una poesia che sia “gesto impuro”?”
    Sì, credo, benché io condivida le sue idee “antiquate”.
    Ammettere che sono antiquate, del resto, significa ammettere che il gusto dominante ridefinisce continuamente i valori estetici, ciò che è bello, poetico e degno di attenzione, e ciò che non lo è: la solita storia; ma significa anche riconoscere di non sentirsi parte di questo stesso gusto. (Brecht stesso, del resto, che io trovo tutt’altro che impuro, non parla più ai consumatori piccolo-borghesi progressisti come poteva parlare ai lavoratori proletari di un’epoca tramontata.)
    Da questo punto di vista, tuttavia, credo sia altrettanto corretto riconoscere che l’adesione a una prospettiva esteticamente “impura”, a una poesia “militante” come quella di Baraka, sia essa o no paranoica, è l’indizio di una partecipazione più o meno consapevole al gusto dominante (che non è quello dei “potenti”, ma quello della cosidetta “intellettualità diffusa”, perché i potenti di oggi, mi pare, sono privi di un qualsivoglia gusto); è esattamente questa impurità, infatti, questa militanza, ciò che oggi viene apprezzato dal cosiddetto “pubblico” sopra ogni altro valore estetico o formale. L’insensibilità naturale per la forma artistica, che non si cura se non educando ed educandosi fiduciosamente al bello nelle sue forme canoniche, cioè tramandate dalla tradizione, ha portato precisamente a questo apprezzamento generalizzato e forse un po’ generalista della parola impegnata e, benché i valenti commentatori di NI siano assai capaci nel nobilitare e valorizzare simili soluzioni poetiche sviscerandone influenze e parentele, dovranno ammettere essi stessi di rappresentare, in questo, nient’altro che la vetta colta del gusto dominante, di quello che potremmo chiamare il conformismo estetico dei nostri tempi, il quale, vette colte a parte, non sa trarre lezione alcuna dai cosiddetti classici, Brecht compreso, ossia dall’intransigenza morale che si cela dietro ad ogni individuale consacrazione della parola alla disciplina della forma artistica. O allo stile, perfino. Flaubert docet.

  9. sylvia plath_fever 103 il 15 settembre 2005 alle 18:25

    Pure? What does it mean?
    The tongues of hell
    Are dull, dull as the triple

    Tongues of dull, fat Cerebus
    Who wheezes at the gate. Incapable
    Of licking clean

    The aguey tendon, the sin, the sin.
    The tinder cries.
    The indelible smell

    Of a snuffed candle!
    Love, love, the low smokes roll
    From me like Isadora’s scarves, I’m in a fright

    One scarf will catch and anchor in the wheel.
    Such yellow sullen smokes
    Make their own element. They will not rise,

    But trundle round the globe
    Choking the aged and the meek,
    The weak

    Hothouse baby in its crib,
    The ghastly orchid
    Hanging its hanging garden in the air,

    Devilish leopard!
    Radiation turned it white
    And killed it in an hour.

    Greasing the bodies of adulterers
    Like Hiroshima ash and eating in.
    The sin. The sin.

    Darling, all night
    I have been flickering, off, on, off, on.
    The sheets grow heavy as a lecher’s kiss.

    Three days. Three nights.
    Lemon water, chicken
    Water, water make me retch.

    I am too pure for you or anyone.
    Your body
    Hurts me as the world hurts God. I am a lantern —-

    My head a moon
    Of Japanese paper, my gold beaten skin
    Infinitely delicate and infinitely expensive.

    Does not my heat astound you. And my light.
    All by myself I am a huge camellia
    Glowing and coming and going, flush on flush.

    I think I am going up,
    I think I may rise —-
    The beads of hot metal fly, and I, love, I

    Am a pure acetylene
    Virgin
    Attended by roses,

    By kisses, by cherubim,
    By whatever these pink things mean.
    Not you, nor him.

    Not him, nor him
    (My selves dissolving, old whore petticoats) —-
    To Paradise.

  10. effeffe il 15 settembre 2005 alle 18:32

    “non è perchè sono paranoico che non sono sorvegliato”

    mi ha detto un giorno Patrick Chevaleyre a Valbeneunamessa
    “ce n’est pas parce que je sui parano que je ne suis pas controlè”

    estrema sinistra e antisionismo, riparliamone.

    punk skinheads, naziskins, sid Vicious e svastiche
    Louis Farrakhan e nation of Islam
    Pound e Celine
    antiamericanismo (anticapitalismo ) e nazionalsocialismo
    causa Palestinese e Stato Ebraico (Israele?)
    ?????????????
    “non è perchè mi sono venute le vertigini che non esiste un vuoto”

    francesco forlani

  11. gabriella il 15 settembre 2005 alle 19:29

    Accidempoli, sono perfettamente d’accordo con tashtego Nell’altro thread forse confusamente mettevo l’accento sulla disperazione dell’invettiva. Strano che l’urlo disperato tacciato di retorica porti a discutere sulla paranoia… come se il delirio dovesse stare fuori dalla soglia di letteratura e poesia e perché mai?

    “…E il delirio mi prese di nuovo, mi trasformò
    stancata e ebete in un largo pozzo di paura,
    mi chiamò coi suoi stendardi bianchi e violenti,
    mi spinse alla porta della follia. Mi rovinò
    per quell’intera durata e quel giorno intero.
    Mi stese dispettosa a terra: incapace di muovere,
    stanca all’alba, incapace la sera e l’agonia
    sempre più viva.
    …”
    Amelia Rosselli
    LA LIBELLULA
    (Panegirico della libertà)

  12. kristian il 15 settembre 2005 alle 19:31

    ‘just because you’re paranoid/doesn’t mean they’re not after you’
    Nirvana – Territorial pissing

    il punk, poeta francesco, nasce nei garage americani degli anni sessanta, senza il minimo intento situazionista o connotazione politica. fu questione di mezzi (pochi) e di attitudine (tantissima). insomma, tecnica zero e cuore milleuno+

  13. tashtego il 15 settembre 2005 alle 20:29

    il tasso di anglofilia di NI.2 è davvero alto.

  14. emma il 15 settembre 2005 alle 20:47

    È una semplificazione eccessiva, ma io distinguerei tra paranoia personale e privata e paranoia rivolta verso gli altri (soprattutto minoranze, “diversi”, altri popoli, altre “razze”).
    Magari i due tipi di paranoia sono compresenti, ma sul piano degli effetti c’è una differenza enorme. Il paranoico “per sé” fa del male soprattutto a se stesso. La paranoia sociale può avere effetti terribili su un numero altissimo di individui.
    La paranoia sociale peggiore è ovviamente quella fomentata da chi ha potere (potere politico, economico, religioso, mediatico).

  15. emma il 15 settembre 2005 alle 21:53

    Tra le “affinità” che paradossalmente mi sembrano accomunare la forma paranoica di Bush e la forma paranoica di Baraka trovo l’immaginario religioso.
    La poesia di Baraka ha toni profetici, è dominata dall’impero del male bianco/occidentale/americano, è popolata da tantissime figure oppresse e ferite ma anche da Satana, Gesù, Demonio, Bestia dell’Apocalisse; Bush cita in continuazione la Bibbia e nel farlo si prende tremendamente sul serio.
    Viene da pensare che lo sfondo settario, il fondamentalismo religioso e i toni profetici siano necessità forti e ricorrenti in America. Da sempre sono terreno fertile per paranoie.

  16. tashtego il 15 settembre 2005 alle 23:13

    Forse considerarla solo “scrittura”, invece che forzarla nell’ambito di un’idea di letteratura tutta centrata sull’estetica (“pura”, per di più – che dio solo sa cosa mai sarà l’estetica “pura”, mentre il liceo italico ricompare tra le righe), per scoprire che non ci sta, che non c’entra, che non vuole entrarci.
    Scrittura.
    Userei SEMPRE questo termine, oggi, per indicare una cosa scritta, piuttosto che letteratura, come molti qui, tutti?, tendono a fare, seguendo un concetto che a mio avviso non ha più corso, legato all’OPERA conchiusa e finita a fini estetici, limata, fatta e rifatta, scritta e riscritta.
    Mentre la scrittura, anche e soprattutto qui, nel webbe, schizza discontinua da tutti le parti, prodotta invece in quanta che ignorano l’idea stessa di letteratura e puntano direttamente a comunicare.
    Jones scrive una cosa “vecchia”, semmai, come qualcuno ha notato giustamente, una cosa che proviene dalle radici della sua formazione, da quei Sessanta più volte evocati qui, niente affatto mitici, ma senz’altro molto vitali, produttivi, prolifici.
    Jones ignora ogni stile fichetto e “giusto nel tempo”, la mette giù dura e rozza e “impura”, ma almeno comunica, dice, urla.
    Basta, credo che si capisca quello che voglio dire.

    Posso aggiungere di averlo conosciuto, Le Roy Jones, qualcuno me lo presentò in un lontano festival di poesia.
    Era giovane, aveva la mano asciutta e liscia, ancora me la ricordo.

  17. temperanza il 15 settembre 2005 alle 23:46

    @Gabriella
    Io credo che il delirio dovrebbe stare fuori dalla politica. E mi pare che Inglese l’abbia postata sottolineando il suo valore di gesto, e ce l’ha, non opera su di me, ma può operare su molti, un gesto che ha effetti e risultati è politico e io non sono così convinta di essere sicura di apprezzare un gesto di questo tipo quando è paranoico, anche se riconosco alla paranoia in sé una totale mancanza di colpevolezza.
    Quanto alla distinzione tra scrittura e letteratura di tashtego, anch’io penso che la scrittura in rete sia soprattutto una nuova realtà soprattutto comunicativa, ma non capisco che cosa possa portare di produttivo tagliare la testa alla parola “letteratura”, né cosa sia uno stile fichetto. Forse se uno non è un nero americano ma un borghese italiano ha uno stile fichetto. Ma cosa poteva fare per evitarlo? Attaccarsi alla coda dello spermatozoo di suo padre perché si depositasse altrove? Non so.

  18. temperanza il 15 settembre 2005 alle 23:48

    @Tashtego
    Mi sono accorta che sembra che io faccia le pulci soprattutto a te, anche altrove, in parte è vero perché mi incuriosisce quello che scrivi e quindi cerco di capire come pensi, non prendertela, le intenzioni sono buone.

  19. andrea inglese il 16 settembre 2005 alle 00:50

    e chi ci farà ora una traduzione free jazz di Sylvia Plath, con quel bellissimo attaco ‘Puro, che cosa significa?’?

  20. emma il 16 settembre 2005 alle 08:19

    SYLVIA PLATH

    FEBBRE A QUARANTUNO

    Pura? Cosa vuol dire?
    Le lingue dell’inferno
    Sono ottuse, ottuse come la tripla

    Lingua dell’ottuso, grasso Cerbero
    Che anela sulla porta. Incapace
    Di sanare leccandolo l’infiammato

    Tendine, il peccato, il peccato.
    Sfrigola l’esca da fuoco.
    L’indelebile puzza

    Di candela soffocata!
    Si srotolano, o amore, i bassi fumi
    Da me come le sciarpe di Isadora, ho terrore

    Che una mi accalappi, mi ancori alla ruota.
    Questi gialli tetri fumi
    Si creano il proprio elemento. Né si alzeranno,

    Ma intorno al globo si trascineranno
    Asfissiando i vecchi e i mansueti
    Il gracile

    Bebè di serra nella sua mangiatoia,
    L’orchidea mostruosa che appende
    Nell’aria il suo pensile giardino,

    Leopardo diabolico!
    La radiazione l’ha ridotto bianco
    E in un’ora l’ha ammazzato:

    I corpi degli adulteri la sua peste rovina,
    Li smangia come la cenere di Hiroshima.
    Il peccato. Il peccato.

    Amore mio, ho passato
    Tutta la notte annaspando,
    Fra lenzuola grevi come il bacio d’un perverso.

    Tre giorni. Tre notti.
    Limonata, brodo, acqua,
    Acqua, fammi vomitare.

    Per te o chiunque sono troppo pura.
    Il tuo corpo
    Mi offende come il mondo offende Dio. Io

    Sono lanterna – la mia testa una luna
    Giapponese di carta, la mia pelle oro in foglia
    E’ carissima, molto delicata.

    Non ti sbalordisce il mio calore? E la mia luce?
    Sono un’immensa camelia
    Che s’infuoca e va e viene, vampa e vampa.

    Penso che sto sollevandomi,
    Forse mi librerò –
    I grani di ardente metallo volano e io, amore, io

    Sono una pura
    vergine d’acetilene
    Con una scorta di rose,

    Di baci, di cherubini,
    Di tutto che esprimono queste rosee cose.
    Non tu, né quello

    Non lui, né quello
    (Ogni mio io si perde, sgualdrinesco orpello)
    – Al paradiso.

    Una poesia così – e il discorso è ovviamente riduttivo – potrebbe essere un esempio di paranoia, di delirio “privato”? Un po’ come quello della Rosselli?

    [La traduzione (si trova in rete facilmente) è di Giovanni Giudici].

  21. emma il 16 settembre 2005 alle 08:58

    Beh, anche qui non manca certo l’immaginario religioso.
    E poi c’è il massimo (credo) del delirio paranoico: l’identificarsi con Dio.

  22. gabriella il 16 settembre 2005 alle 09:37

    Beh Temperanza, il delirio dovrebbe stare fuori dalla politica sì, ma forse la paranoia è la cifra aggiuntiva nella politica degli ultimi anni…sto andando random, ma se leggo su un quotidiano nazionale che ci sarà un attentato in una grande città del nord, industriale, e che questo attentato sarà devastante per l’utilizzo della bomba atomica o di gas letali, e se mi dicessero che dobbiamo fare delle esercitazioni a Milano in funzione di un possibile attentato e se io cominciassi ad aver paura di prendere la metropolitana a Milano, ecco, sarei io paranoica o il giornalista che ha scritto l’articolo oppure qualcuno ha deciso che farci vivere nel terrore è funzionale a un maggior controllo sociale? E se io, tu o chiunque altro scrivesse una poesia “civile” sulla questione sarebbe paranoico? Sono domande che mi pongo seriamente.

  23. effeffe il 16 settembre 2005 alle 09:56

    self defense de leRoy che potete ritrovare a quest’indirizzo
    http://www.amiribaraka.com/speech100202.html

    segue traduzione free molto free jazz ma bella di babel

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    In italiano:
    DICHIARAZIONE Di AMIRI BARAKA, LAUREATE Che Di POET Di NEW-JERSEY 10/2/2002 Io “NON CHIEDERÀ SCUSA”, “NON SI DIMETTERÀ!” L’non-interpretazione dishonest, coscientemente storta ed insultante recente del mio poem, “qualcuno ha fatto scoppiare l’America” dalla lega “di Anti-anti-Defamation”, è fondamentalmente un tentativo di diffamarlo. E con il quel, un tentativo di reprimere e stigmatize i thinkers indipendenti dappertutto. Questa propaganda trashy è caratteristica degli zealots della destra che sono interessati soltanto all’assassinio del carattere e di calunnia di quelli di cui viste o le filosofie differiscono da da o sono nella contraddizione a loro. In primo luogo, il tema di fondo del poem mette a fuoco su come gli Americani neri hanno sofferto da terrorismo domestico dal essere rapinato nello slavery del bene mobile degli Stati Uniti, per esempio, da Slave Owners, gli Stati Uniti & Dichiara le leggi, Klan, le teste della pelle, i nazis domestici, lynching, la smentita dei diritti, il oppression nazionale, il razzismo, assassinio del carattere, storicamente ed a questo minuto stesso durante gli Stati Uniti. L’attinenza di questa con richiesta del Bush per “una guerra con terrorismo”, è che il tatto nero della gente noi è stato sempre vittime del terrore, governativo e generale, in modo da non possiamo ottenere frenzied e hysterical quanto la gente che mentre chiedendoci di allontanare la nostre storia e realtà contemporanea per unirle, in nome “di un patriotism” poco profondo nell’attacco della maggior parte della gente nel mondo, particolarmente della gente di colore ed in terzo mondo. Ciò si dice a noi, proprio mentre questo presidente falsificato ha legalizzato la bandierina confederata nel Mississippi. Potrebbero le vittime di fascismo europeo essere come frantically leali ad un regime che volerebbe uno Swastika Nazista sopra le loro sedi? Così non possiamo, nella buona coscienza, celebrare che cosa sembra a noi un crusade internazionale per installare un dictatorship militare sopra il mondo, legitimatized alla base, dal supremacy bianco, effettuato, da nessuna materia le bugie del grezzo, come la forma più terrificante dell’imperialismo e del relativo oppression nazionale relativo. Tutto l’esso ha progettato vuotare senza mezzi termini i profitti eccellenti dalla gente colorata del mondo, ma pure, dalla maggior parte della gente nel mondo. Per tutte le condanne frantic del terrore dal &c del Bush, come la singola alimentazione eccellente internazionale, è i terroristi più pericolosi nel mondo! Realmente, in mio fuoco su vario forza di terrore afro Americani ed altro oppressed il gente di mondo hanno sofferto, slavery, colonialismo, imperialismo, neo neo-colonialismo, nazionale oppression, ADL disingenuously fa nessun menzione di mio sondando in creatore di holocaust, per esempio, “chi mette gli ebrei in,/e dei forni chi li ha aiutati a farli,/che ha detto” l’America First”/ ed ha approvato le stelle gialle”, che naturalmente è un riferimento ai fascists domestici dell’America appena prima la guerra mondiale @ ed il Holocaust Nazista. Né questi purveyors di ADL del falsehood accennano l’elenco del poem di alcuni degli ebrei attraverso il mondo, oppressed, incarcerato, assassinato anti dalle forze reali di Semitic, aperto o travestito. Il poem chiede “chi ha ucciso Rosa Lussemburgo, Liebnecht/Who ha assassinato il Rosenbergs/ e tutta la buona gente ha ghiacciato, torturato, assassina, sparito”. Il ADL non è oltraggiato apparentemente dalla struttura-in su di era del McCarthy e dall’esecuzione del Rosenbergs, né dall’assassinio dei capi comunisti ebrei tedeschi come Liebnecht, Lussemburgo. Il ADL omette queste cose per provare a rendere le loro bugie più believable ed anche perché queste vittime dell’imperialismo erano a sinistra il registro della stella ha pubblicato felicemente che l’intero poem, pur includendo in una scatola, presunto identificante le frasi offendenti, la mia domanda, “chi ha fatto scoppiare il Reichstag?” come se il ADL inoltre sostenga che il poem stava arguendo che gli ebrei lo hanno fatto. Quando era distruzione del Hitler del Reichstag, quello ha fornito il pretesto per l’imprigionamento generale degli ebrei, dopo incarcerating i comunisti, delle carbossimetilazioni sociali e dei sindacalisti. Perchè questo è stato fatto si può speculare soltanto, ma questo è il genere di sloppy o il giornalismo slanderous uno può trovare intenzionalmente spesso nei mezzi. Inoltre riflette il genere di unprincipled l’attacco che caratterizza il comunicato stampa di ADL. Il fuoco di Reichstag, paralleli l’attacco 911, in quanto dopo che “l’atto di terrorismo mysterious”, di che Hitler ha incolpato sugli ebrei e sui comunisti, i nazis ha passato ad una legge alla Legge di Reichstag Enablement, che ha dato ai nazis molti la stessa carta bianca come la gestione di Bush ha usato la tragedia 911 per passare la fattura interamente undemocratic del patriot e per cominciare arrotondare sui sospetti, anche senza identificarli. Naturalmente gli incendiari reali del terrore di Reichstag non sono stati trovati mai, benchè la maggior parte dei eruditi fossero sicuri che era i nazis essi stessi. Delle altre linee del poem, che il ADL ha chiamato un esempio del Hitlerian “bugia grande” e del poet “che fuoriesce il veleno di Anti-Semitic”. Le linee, “chi ha saputo che il centro di commercio mondiale stava andando a get/bombed?” Il pozzo ora, certamente, persino il partito democratico ha affermato che la gestione di Bush ha saputo. Accosento con questo ed è dappertutto sul Internet che era non soltanto gli Stati Uniti avvertiti ripetutamente dalla Germania, Francia, Russia, Inghilterra ma anche Israele. Michael Ruppert del partito verde ha pubblicato un video che dichiara chiaramente, “avvertimenti urgenti pubblicati sicurezza israeliana al CIA degli attacchi su grande scala di terrore. … e quello il Mossad israeliano ha saputo che gli attacchi stavano andando avvenire… hanno saputo che il centro di commercio mondiale era gli obiettivi. Ciò proviene dal giornale britannico “il telegrafo”. (copie di questi documenti disponibili con questa dichiarazione.) In più ci è articoli in tutte le forme dei mezzi e naturalmente il Internet che conferma o che suggerisce che l’intero mondo imperialist ha conosciuto in anticipo ed aveva avvertito gli Stati Uniti CIA, ma nessun’azione è stata intrapresa. PERCHÈ. Dicono che “non potrebbero collegare i puntini”. Gli agenti di FBI nel Minnesota ed in Arizona che la deviazione standard che FBI ha ricevuto un rapporto in 1998 che un’organizzazione del terrorista… ha progettato portare genti negli Stati Uniti da iscriversi durante il volo istruisce. Zacharias Moussoui, ora caricato della cospirazione del 11 negli attacchi settembre, è stato arrestato dagli agenti del Minnesota del FBI nel mese di agosto del 2001 ma il HQ di FBI ha rifiutato ad agenti la richiesta di cercare una garanzia persino per cercare il suo calcolatore. Ed in una dichiarazione redatta da un agente del Minnesota FBI, ha incolpato delle limitazioni legali ma principalmente delle sedi di FBI l’impedimento dell’indagine più aggressiva su questo uomo. Per quanto riguarda il tentativo dell’altro agente di avvertire il HQ di FBI di questi attacchi, rebuffed quando ha stendere il rapporto, ma ora il HQ di FBI dice che non ha annotazione di tale avvertimento. (veda Truthout.org/docs) ci sono altri puntini incredibili sui mezzi, per esempio gli azionisti di American Airlines ed uniti, che erano gli elementi portanti highjacked per commettere il terrore hanno cominciato a ritirare le azione da queste aziende in agosto prima degli attacchi. La frase più offensiva nel poem ai miei vari attackers è, “chi ha detto a 4000 operai israeliani alle torrette Gemellate/alla sede di soggiorno che giorno perchè ha fatto il soggiorno di Sharon via?” Arguire che sto accusando l’Israele di commettere l’atrocità è assassinio disingenuous del carattere e di calunnia. Ma credo, come ho dichiarato circa l’Inghilterra, Germania, Francia, Russia, che il governo israeliano, certamente esso sono forza di sicurezza, SHABAK ho saputo circa l’attacco in anticipo. Le mie fonti erano, “Ha’aretz” e “Al Watan” (un giornale jordanian), “Manar” – TV ed il Web site di Yadiot Ahranot “(due giornali israeliani)” della forza israeliana SHABAK di sicurezza. Ci sono riferimenti innumerevoli a questo in Reuters, Der Spiegel. Il lst israeliano di Yadiot Ahranot del giornale ha rivelato che SHABAK aveva annullato l’apparenza dello Sharon a New York City che giorno, il 11 settembre, dove è stato supposto di parlare “ad una celebrazione di giorno dell’Israele”. Ciò inoltre è stata accennata nel registro della stella, in maniera che Sharon è stato supposto di visitare gli Stati Uniti, ma nessuna data è stata accennata. È il Ruppert del partito verde che dimostra il fondatezza più efficace dei 4000 operai israeliani (operai non ebrei!) ma cittadini israeliani. Dice in suo video, “se che cosa sto mostrandovi è sa evidente anche se i mezzi, quanto più fa le nostra trenta miliardo Comunità know”/ di intelligenza del dollaro lui va su e questo sembra allineare a me, è “assurdità” per dire gli israeliani la facesse stavano avvertendo che gli STATI UNITI cosegnano il pugno… ” Ruppert specula più ancora 1. Gli Stati Uniti non hanno ascoltato 2. Hanno avuto bisogno degli attacchi “che lascio a tempo, come deviazione standard di Malcolm X, chi vivrà vedrà. Ma la rivelazione più sbalorditiva è questa, ancora Ruppert, “noi ha rivisto la lista di ex inquilini del centro di commercio mondiale al luogo in linea del giornale della st della parete. E ci è il Web site. È una lista alfabetica degli inquilini. Il rotolo alla parte inferiore stessa e nota la data commovente per l’ufficio di trasporto Americano-Israeliano di Zim in Norfolk la Virginia. Erano nel centro di commercio mondiale. Devono avere Mossad “(o Shabak- ab) immesso perché hanno sgomberato una settimana prima di settembre ed hanno rotto il loro contratto d’affitto. Gli israeliani non hanno tirato l’attacco, ma erano abbastanza astuti ottenere la loro gente allontanato. Come mai il nostro governo ci non ha fatto la stessa cosa per.” (dichiarazione & citazione da George DeCarlo, coordinatore dei verdi della contea del sindacato, fondatore di Co dei verdi della lavanda di NJ inclusi nel pkg di mezzi.) Il poem non stava dicendo mai niente altro, cioè, perchè gli altri Americani macellati non hanno saputo? NON STAVO DICENDO Che L’ISRAELE ERA RESPONSABILE Dell’ATTACCO, MA QUELLO HANNO SAPUTO ED Il NOSTRO PROPRIO TOO FALSIFICATO Del PRESIDENTE DID! Ci sono altri fatti preoccupanti circondano il 911 attacco spaventosi, che la miei che famiglia ed io potrebbero vedere dalla terza finestra della stanza da bagno del pavimento delle nostre sedi! E certamente un giorno tutto questo sarà studiato a fondo. Il poem dice “chi sanno perchè cinque israeliani erano contaminazione l’esplosione e spezzandosi parteggia alla nozione.” Ho ottenuto questa storia dal registro della stella, in cui è comparso due volte e dai tempi de New York. Il riferimento “che si spezza ai parteggiano” o che ride uproariously mentre la contaminazione l’attacco 911, alla parte superiore di un camion dal lato della Jersey è apparentemente una parafrasi diretta degli articoli del registro. Infatti, la polizia di Dichiarare, che le ha arrestate, ha dichiarato che quello è uno dei motivi che li hanno arrestati, perché stavano ridendo. Di nuovo, questi erano cittadini israeliani, passaporti dell’israeliano della tenuta delle persone. L’articolo di periodi persino ha segnalato su che cosa le loro vite erano come nella prigione. Ed implicito deported. Così questo riferimento non è più del veleno di ADL’s “Anti-Semitic” ma arrivato a soltanto dallo studiare i mezzi degli Stati Uniti. Perchè quegli cinque israeliani erano là contaminazione e ridere non sostengo so. Ecco perchè il poem qui e dappertutto continuamente chants il WHO del WHO del WHO di domanda? Cioè chi è responsabile di questo crimine horrible e PERCHÈ? È un poem che mira a sondare e disturbarsi, ma ci non è la prova minima di Anti-Semitism, poichè chiunque che legga esso senza certa polarizzazione insidious dovrebbe accosentire. Perchè il ADL farebbe questo, posso speculare soltanto. Desidero che ed altri pandit interessati speculerebbero su come un volo dell’aeroplano in America, dove il pilota devono lima un volo progettare prima di togliere, come inscatolano loro tali piano o due o tre lima un tal itinerario in cui viaggerebbero e nella cassa degli aerei che lasciano Boston renda lle girate di 45 gradi del sud e che volo 54 minuti al centro di commercio mondiale e 90 minuti al pentagono e non essere sfidato dai combattenti della difesa di aria degli Stati Uniti, o essere portato giù da terra per ventilare i missili? Essendo nell’aeronautica so che quei combattenti dell’ADC confronterebbero normalmente tale velivolo “del rogue” in alcuni minuti! Perchè questo non è stato fatto? Lasci il ADL ed i mezzi che lo studiano, studiano quello! Dovremmo sapere che Bush e la sua squadra di destra dell’ala desiderano la guerra contro tutte le forze del loro cosiddetto “asse della malvagità” che cosa una coincidenza non così selvaggia che il percorso di questo asse mette l’itinerario in parallelo della linea proposta del tubo di società dell’olio degli Stati Uniti da Saudito nell’Estremo-Oriente, opporre apparentemente lo sviluppo economico e l’influenza sviluppantesi a spirale della Cina. Gridano “lo scomparto carico” e “Taliban” e distruggono l’Afghanistan, installano un presidente del puppet e una forza di occupazione dell’ombra. Dopo nell’asse è Irak, noi dovrebbe conoscere quello. Senza prova reale affatto ancora la gente degli Stati Uniti oltraggiati e frightened dal Reichstag di 911 è hyped con chants “del cambiamento di regime” e “di Saddam Hussein”. Più non è la follia delle folle che sono destate “anti – dalla campagna e dallo scomparto del terrorista” carichi come la figura del diavolo usata a rouse la gente ad un frenzy patriotic, ora è Saddam Hussein. Così dimentichi la guerra dell’ultimo mese ed ottenga aspettano per questo mese. Bush dice che desidera “il cambiamento di regime” nel Palestine, desidera spodestare Arafat, ora in Irak e desidera spodestare Saddam. L’asse dopo ed allora proietta l’Iran il Korea di Nord. Che cosa è questo un una versione aggiornata di 1984 o una versione americana di Hitler e di Bush nuovo ordine del mondo del 1)? Cambiamento di regime, perchè? Poiché questi regimi sono anti democratici o terroristi o nel caso di Saddam, hanno “armi di distruzione totale”. Scaturisca se essendo anti democratica fosse una buona razionalizzazione per le invasioni straniere del dei paesi allora unito Dichiara la vigilanza migliore fuori perché il colpo della Florida, che ha ingannato la gente americana nell’accettare Bush poichè il presidente è qualche cosa ma democratico. Dovrebbe noi lasci i paesi stranieri invaderlo per eliminare Bush? Che cosa sarebbe la reazione della gente americana nel tale terzo reich ripete? E come per Saddam che ha “armi di distruzione totale” (o della diversione totale come alcuni critici dica) Gli Stati Uniti hanno queste armi. Così faccia l’Israele, la Sudafrica, la Germania, la Francia, l’Italia, l’Inghilterra, la Russia ed ora la Cina, India, Pakistan. Come è gli Stati Uniti ed i relativi alleati (tranne il cinese) possono avere tali armi, ma nessun altro possono. La risposta a quella, naturalmente, è Supremacy bianco e l’imperialismo. E che cosa dovrebbe essere crescere capente dalla gente americana e dalla gente democratica del mondo, è che cosa il Bush lontano di destra coven desidera è un dictatorship militare del mondo. Il ADL, attacandolo storcendo che cosa il mio poem sta dicendo, sta facendo il relativo ugly usuale, come cane corrente ben noto dell’imperialismo, specialmente attacando chiunque che prenda una posizione indipendente o è critico dell’imperialismo israeliano e del relativo zionism politico di ideologia relativa. Poichè stanno tentando con me le calunnie chiunque di ADL che non è felice con la pulizia etnica dell’Israele dei Palestinesi come anti Semitic, quando il lst de tutto l’Israele e la relativa filosofia guidante non hanno niente fare, come categorie, con gli ebrei. (veda “lo zionism nell’età dei dictators”, Brenner ma questo è il trucco tali demagogues come l’uso di ADL nascondere i crimini dell’Israele imperialist. Quando critichiamo l’imperialismo degli Stati Uniti fa che ci rendono i nemici di christianity, forse soltanto a Falwell jerry ed a tali zealots cristiani, forse Asscraft dell’ala di destra ma nè l’Israele nè lo zionism è lo stesso del judaism. (CIT op Brenner; anche “il dilemma dell’ebreo moderno, Prinz”.) Ma questo è il trucco l’israeliano ed i loro simpatizzanti usano nascondersi dietro judaism. L’Israele (ed esso è lo zionism politico) ha tanto da fare con judaism, poichè gli Stati Uniti riguardano christianity. Negli Stati Uniti nostra la costituzione fa chiaramente che questa è una nazione secolare e da legge teoricamente fa rispettare la separazione della chiesa e dichiara, il sig. Bush di tho ed il sig. Asscraft lo ha dimostrato non è d’accordo e l’Israele completamente dice che è “un ebreo Dichiara” ma se quello è così allora che spiega perchè può discriminare contro la relativa gente araba che vive all’interno dell’Israele e rendere loro i secondi cittadini del codice categoria, più o meno allo stesso modo che la Sudafrica, un amico vicino ha fatto sotto segregazione. (veda “la crisi dei rapporti ebrei neri”, di Brenner & di fioritura; “l’Israele e la Sudafrica”, Stevens & Ellmessi; “gli arabi nell’Israele” da Sabri Jiryis, prefazione da Noam Chomsky) gli attacchi di ADL in modo da esso possono confondere la gente e mostrarli come appena altro anti attacker di Semitic dei loro depictions assolutamente falsi dell’Israele come vittima di terrorismo palestinese. Ciò è assolutamente dentro aria con le gestioni di Bush frenzied “distrugge il cambiamento” Jones “di regime di Irak (una parola della via per aggiunta dei narcotici) che la gestione chanting intorno noi come i capi di acclamazione ad un gioco di gioco del calcio! In moda da potere trasformare l’imperialismo degli Stati Uniti il tutto di Medio Oriente, il mondo arabo in una stazione di gas (veda “Bushwacked: Un presidente falsificato per democrazia giovane una palestinese piccola israeliana piccola falsa “, Baraka) in moda da supporli noi di credere che se una ragazza si salta in su in un salone della pizza, è un terrorista, ma una volta israeliana scaturisce, fatto negli S.U.A., distrugge le sezioni intere delle città palestinesi, bulldoze le vicinanze, tutte solo distruggono il centro palestinese di controllo, con il relativo presidente, Yasser Arafat, parte interna che si siede nell’oscurità, è gli israeliani che sono vittime e la ragazza o il ragazzo o del giovane o donna o persino elder, è i terroristi. Siamo supposti di essere intimiditi dai demagogues come anti la lega di defamation (chi lo shd è denominato anti anti la lega di defamation) in moda da potere commettere l’Israele come socio del Jr. del goosestep degli Stati Uniti condotto Bush alla dominazione militare del mondo la pulizia etnica dei Palestinesi in nome di terrorismo di combattimento. È il ADL, che è realmente colpevole di che cosa il relativo capo, Abraham Foxman denomina il Hitlerian “bugia grande” ed è ironicamente il ADL, che “sta fuoriuscendo il veleno anti-Semitic”. Lo stesso ADL che ha diventare cosciente “di nero anti Semitism”, che più presto aveva detto mai non è stato una minaccia, fino a Stokely Carmichael e SNCC ha cominciato a sostenere il PLO e la lotta palestinese come lotta di liberazione ed a condannare l’imperialismo e lo zionism israeliani. Quello è quando, poichè Stokeley Carmichael dice “nello zionism di scontro” del APRP lo SNCC fracassato ADL preferibilmente. Come l’Israele ha disegnato più vicino alla Sudafrica, politicamente, economicamente, militarmente negli anni 60 (CIT op, sopra & altre) il movimento nero di liberazione e le nazioni africane sono diventato più e più colpevoli, secondo il ADL, “di Anti-Semitism nero”. Ciò è lo stesso ADL che ha opposto l’azione affermativa, anche se molti ebrei si sono avvantaggiati dai diritti civili lotti ed i camerati bianchi più notevoli in quella lotta erano ebrei giovani. Lo stesso ADL che ha archiviato i curiae di Amicus (amico del riassunto della corte) nella decisione storica e reactionary di Baake che ha sfidato & sconfitto l’università di azione affermativa della California come “razzista” ed è stata spiegata dal ADL come relativa opposizione alle quote. In modo che l’università possa ora fare rispettare una quota sugli allievi neri di nessun! Ciò è lo stesso ADL, che nella lega con il comitato americano di azione politica dell’Israele, appena alcuni milioni trasmessi di settimane fa di dollari in Atlanta, Georgia per sconfiggere la donna nera progressiva Cynthia McKinney del congresso, perché ha richiesto un più punto di vista americano del Palestinese – conflitto israeliano dell’equilibrio. Queste stesse forze sconfitte nell’Alabama, un altro membro del Congresso nero progressivo del incumbent, perché anche ha osato sostenere i Palestinesi. (Veda I Tempi De New York), Notizie De Amsterdam, Registro Della Stella). Molto come il senso Bush touts “il cambiamento di regime,” il suggerimento recentemente uniforme ad un Assassinio tentato di Saddam Hussein, se la gente americana aumenta in su e forza il nostro congresso negare il Jagannat del Bush del terrore all’attacco Irak. Il ADL ed il loro “bagman” AIPAC non hanno gradito la posizione nera di questi politici sull’Israele, in modo da in un minuto ed in alcuni milione dollari, sono andati! Così ora, è la mia girata. Usando il mio poem, qualcuno ha fatto scoppiare l’America “che stanno andando spargere la bugia grande, storcono che cosa il poem dice. Riguardi il fatto che questo poem realmente è un attacco all’imperialismo, il oppression nazionale, il capitalismo di monopolio, il razzismo, Anti-Semitism. Sfido il ADL per mostrare dovunque in questo poem che è Anti-Semitic nei minimi. Nel loro comunicato stampa dicono parlano “degli ebrei che sono scapegoated attraverso la storia… ‘allora” i mongers di cospirazione del mondo arabo… hanno preso la propaganda dell’Anti-Israele ad un nuovo livello “(il sig. Foxman, che cosa è il mondo arabo? Alan Dershowitz nel suo “Chutzpah” dice che la base di bigotry è “overgeneralization,” così dove è “l’arabo mondo”? Detroit è inclusa? Asscraft pensa così. Più presto le menzioni del comunicato stampa “il mondo musulmano” quello include il viale de Lione, Newark? Ma allora “da Anti-Semitism” il rilascio va nell’Israele, non ebrei e Mossad israeliano come quelli victimized. Così combattono anti Semitism pricipalmente dall’Israele “difendente”. In effetti difendono l’Israele come Joe McCarthy “difeso” gli Stati Uniti contro comunismo. È incluso in mio pacchetto un comunicato da un’organizzazione israeliana di pace “: Zampillo Shalom “,” blocchetto israeliano di pace (veda che il defamation anti dalla lega di defamation risposta a “(info@gush-shalom.org) questo in primo luogo è stato pubblicato 7/11/2000 come comunicato stampa. “nelle 24 ore scorse, un attacco sta montando contro lo zampillo Shalom. Il membro Collette Avital (Lavoro) della Knesset ha realmente casetta un reclamo con la polizia, sostenente che i fumetti presentati sul nostro Web site costituiscono “il incitement”. E l’organizzazione ebrea americana potente anti – la lega di defamation ha trovato il tempo, anche il giorno di elezione, là, di diffondere un messaggio del defamation contro “lo zampillo Shalom”, che già ha provocato le poste di avversione e che sono trasmesse al nostro indirizzo “in un seguente messaggio firmato dallo zampillo del Adam Keller, spokesperson di Shalom. L’organizzazione si difende da un rilascio s dei pres di ADL “che esprime l’oltraggio alla rappresentazione dello Shalom dello zampillo di Minster principale Barak come assassino dei bambini palestinesi in un caricature sul relativo Web site, dichiarante che l’immagine di Barak che si leva in piedi sul corpo guidato pallottola di spurgo di un bambino palestinese è ripugnante.” Lo zampillo Shalom risponde, “ancora dopo avere consultato i miei attivisti del collega sono in una posizione per fare un’offerta. Se una settimana completa – sette giorni passiamo in quale non un singolo Palestinese unarmed è ucciso dalle forze munite israeliane che sono rispondenti verso il sig. Barak, rimuoveremmo il fumetto suddetto dal nostro Web site. La dichiarazione di Shalom dello zampillo si conclude “per quanto riguarda il ADL- un’organizzazione che i reclami” contro pregiudizio e bigotry di odio “possono voi allineare non trovare altri posti per cercare tali, con la società israeliana nel relativo stato attuale, tranne al nostro Web site modesto. Era il ADL che attaca questi israeliani per essere anti Semitic o la critica piuttosto validamente dell’omicidio continuo dei Palestinesi. Così nell’Israele in se, il ADL è covering tranquillo per ed attacare chiunque, persino i cittadini israeliani essi stessi che oppongono il programma sionistico del Bush al de-Palestinianize-Palestinianize Palestine! Un’altra comunicazione dell’Israele (robertoj69@yahoo.com). Ciò ha firmato 95 dall’israeliano Academics (copia inclusa nel pkg), 23 settembre 2002 che comincia “l’AVVERTIMENTO URGENTE: IL GOVERNO ISRAELIANO PUÒ CONTEMPLARE I CRIMINI CONTRO UMANITÀ “che accende,” membri del academe israeliano siamo sconvolti da accumulazione degli Stati Uniti di aggressione verso Irak e dal supporto entusiastico della direzione politica israeliana di esso. Profondamente siamo preoccupati tramite le indicazioni che “la nebbia della guerra” potrebbe essere sfruttata dal governo israeliano per commettere ulteriori crimini contro la gente palestinese, fino all’esperta pulizia etnica.” Una descrizione notevole dei militari israeliani da questi professori è quella in un’intervista trovata settembre 2002 di Ha’aretz in 19, il capo del personale israeliano Moshe Ya’alon descrive i Palestinesi come “manifestazione cancerous” ed ha identificato le azioni militari nei territori occupati con “la chemioterapia” Certamente il ADL dovrà andare dopo questo “anti Semites” che usando “la bugia grande” e “che Fuoriesce il veleno di Anti-Semitic”! E la lista crescente della gente democratica progressiva intorno al mondo che avrà opinioni circa l’Israele e l’indipendente politico di zionism dal ADL, il ADL dovrà attacare e calunnia loro pure Sfido il ADL per installare un programma televisivo nazionale in modo che abbiamo potuto dibattere questa edizione. Possiamo proiettare il poem su una parete ed andare giù la linea da nuovo e discuterli. Se non che allora perchè non una tribuna o dibatte un certo posto come municipio di NYC o allo symphony Corridoio a Newark. Perchè non faccia un’indagine di coloro che ha sentito il poem al Festival di espediente? Coloro che ha registrato e gli allievi portati dalle scuole potrebbero mettersi in contatto con e un’indagine essere fatti per riflettere appena la maggior parte della gente che sente il pensiero del poem, non appena alcune sostituti oscure di imperialismo che stanno provando a convincere la gente che la I ed il mio poem sono il nemico non Stati Uniti e l’imperialismo israeliano. Già ho ottenuto un grande molte comunicazioni che elogio il poem. Un grande molte lettere di E-mail e telefonate che elogiano non soltanto il poem ed il poet per scrittura, ma anche avversarie il tentativo di violare la mia prima correzione radrizza da questo gioco oft ripetuto della pelle di ADL di chiamata dei critici dell’imperialismo anti Semites. Già ho detto, in risposta a che regolatore McGreevey è citato mentre richiedendo che chiedo scusa e che mi dimetto come laureate di poet di NJ. Ed ho detto ripetutamente che non farò nessuno. Che il regolatore McGreevey è stato precipitato dai liars paid ed apologists per la pulizia etnica e supremacy bianco, nazionalisti bourgeois e pericolosamente l’ignaro, da lasciarsi prendere dal panico nell’associarsi alla calunnia del ADL, belittling la mia intelligenza ed insultando non soltanto la mia persona, la mia famiglia, i miei artisti del collega e gli attivisti che conoscono tutto questa è giusti i feces di mucca molto piccola. Ma inoltre sta attacando il mio lavoro nelle arti ed i miei punti di vista politici sociali. Richiedendo che chiedo scusa alla malvagità e presento ad una certa richiesta fondamentalmente razzista e politicamente motivata per me per dimettersi come laureate di poet della Nuovo-Jersey, sta insultando il vasto gruppo di persone che conoscono che è errato e che hanno letto e celebrato e stimato il mio lavoro. E quello è un errore grave, uno che sono sperando lui correggerò. “Qualcuno Ha fatto scoppiare L’America!” è stato scritto 1 ottobre 2001. Un mese dopo l’attacco di terrore. Quasi immediatamente lo ho fatto circolare intorno al mondo sul Internet. In più, ho letto questo poem in Spagna, Portogallo, Africa, Svizzera, Italia, Finlandia ed è stata tradotta in tedesco ed è stata letta sulla radio tedesca, alle università e ad altre sedi della riunione attraverso questo paese. Ha quello diventato del più distribuito dei miei poems. Tuttavia non era fino a che non leggerà il poem al Festival di poesia di espediente che ho ottenuto la risposta negativa da tre genti di che so. La risposta opprimente era un applauso quasi thunderous. Persino ho dovuto uscire e prendere un secondo arco ad una prestazione. Così perchè ora e chi, come il poem chiede a, è dietro esso? Forse le forze che hanno provato dishonestly a caratterizzare il poem come “il veleno” o soltanto “un harangue” (appena mentre hanno denominato la musica “Yawps barbaric” del John Coltrane) è semplicemente, il Charlie McCarthy esprime per Bush & Edgar Bergen dello Sharon. I manichini devilish empty-headed costruiti con legno e verniciati e costumed per assomigliare esso è gente reale che parla, quando tutto il tempo che è l’imperialismo è il ventriloquist che parla attraverso le loro bocche, NO, io NON CHIEDERÀ SCUSA, io NON SI DIMETTERÀ. In effetti continuerò a fare che cosa ho nominato per fare ma ancora ad essere pagato per fare. Divulg e diffonda la poesia ed i poets durante questo dichiarano. Per installare le nuove sedi della riunione e nuove reti per la lettura ed officine di poesia, nelle biblioteche di dichiarare e le scuole ed altre istituzioni. Destra eventualmente iniziata e data di paradigma qui nella biblioteca pubblica de Newark, i relativi rami e durante il sistema scolastico. Di conseguenza dando più dei nostri cittadini accedono a alla poesia, facente partecipare i poets di tutte le nazionalità, sia maschio che femmina, di esperienza e di stili vari. Già ho cominciato ad arruolare i coordinatori dei programmi di poesia durante il dichiarare, di modo che noi rete della latta un giro dei poets, eventualmente cominciante in gennaio, durante il dichiarare. Per fare questo che mi avvicinerò al local, contea, dichiari, costituire un fondo per federale e riservato. Ed espanda il nostro preventivo con la cooperazione di questi altri programmi attuali. Chiederemo che poets POET-ON! Che cominciano a produrre almeno un poem o a pubblicare un mensile del poem, nelle forme più modeste, stile di Kinko e le danno via se devono. Che cominciano ad installare le letture non soltanto nei posti noi ha accennato ma anche in parchi ed in ristoranti ed in vicinanze. Diciamo questo perché riteniamo che questo dichiara ed effettivamente questa nazione e questo mondo è disperatamente necessitante i valori umani più profondi e più profondi che la poesia possa insegnare. Quello è che cosa Keats e Du Bois hanno richiesto il poet per fare, di portare la verità e la bellezza. Per essere come l’immagine paradigmythic più antica del poet. Per essere come Osiris ed Orpheus, di cui lavoro era alzare il sole ogni mattina con la canzone e la storia. Per illuminare la mente umana ed introdurre luce nel mondo. POET SOPRA!

  24. effeffe il 16 settembre 2005 alle 10:14

    @ Christian
    grazie per la source della riflessione che avevo postato

    e per il poeta
    effeffe

  25. temperanza il 16 settembre 2005 alle 10:31

    @gabriella
    Ma una poesia paranoica secondo te è una poesia “civile”? Questo è il punto, per me. Ha senso, è responsabile, rispondere con un’esasperazione paranoica a un contesto paranoico? La risposta alle cose dev’essere perfettamente parallela? Mi ricorda molto quell’atteggiamento per cui da bambini si risponde scemo sarai tu al bambino che ci ha dato dello scemo, dà una piccola soddisfazione immediata, ma cosa possa succedere poi non mi è chiaro. Insomma, quello che mi lascia sempre perplessa è la risposta retorica ed emotivca ai problemi veri.
    Certo che è lunghetto questo post di effeffe.

  26. kristian il 16 settembre 2005 alle 11:01

    poeta francesco, io ci tengo particolarmente a quella K che mi principia. è questione anagrafica. tu che mi storpi mi hai rimpallato alle elementari, quando mi insegnarono che il mio nome era impossibile perché la K non ci stava tra le 21 lettere dell’alfabeto italiano.

  27. temperanza il 16 settembre 2005 alle 11:16

    @Raos,
    ho delle difficoltà, di occhi, con i post lunghi scritti così in piccolo e ho letto bene solo adesso, mentre ieri ho fatto una corsa tra i commenti cercando il filo di quelli di ieri (mi diffondo perché sono sempre stupita sul “come” io e non solo io tratti questa scrittura su rete) sono molto d’accordo con quello che dici, e soprattutto sull’imprecisione, non solo concordo sul fatto che la poesia non deve aumentare il tasso di casino, che è già enorme e incontrollabile, ma anche sul fatto che la paranoia è uno strumento della politica. A proposito degli ebrei anch’io credo che chi si è salvato fosse lucido, non solo, il discorso paranoico era quello che strisciava in Germania prima del nazismo e che è stato potenziato per mettere in sonno la ragione, quello dal quale sono nati i pogrom e via discorrendo.
    La precisione della parola è uno strumento della poesia e della ragione, una paranoia retorica e incontrollata come quella che affiora ogni tanto anche dalla poesia mi sembra sterile, quando non pericolosa, che sia frutto della disperazione dovrebbe essere un’attenuante, ma da un poeta che decide di scrivere poesia politica io mi aspetto molto di più, mi aspetto che si porti dietro un pensiero precedente molto più lucido, che pasolini aveva il coraggio di fare, pasolini era molto coraggioso anche in questo senso, nel non dare mai nulla per scontato, e parlo dell’uomo, in questo momento.
    Ma questi sono discorsi che avrebbero bisogno di spazi e tempi più meditati.

  28. effeffe il 16 settembre 2005 alle 11:18

    @ Temperanza
    vero è che è una lunga e accorata self defense del poeta
    ma mi sembrava giusto sentire le sue repliche a delle obiezioni che ho ritrovato nei vari commenti pubblicati. Però con un click la si può scorrere velocemente (miracoli dell’informatica)

    @ Temperanza e Gabriella

    quel che mi piace della poesia febbre a quarantuno – perchè poi è proprio vero che i titoli sono importanti- è il senso della Hybris – tremendamente tradotta in italiano con tracotanza, e splendidamente in francese con demesure- che evoca. Io non credo che la poesia di LeRoy sia paranoica. E francamente credo che alla teoria del complotto che ha animato tanti dibattiti, soprattutto a sinistra, sia preferibile un strategia della verità. prendiamo strage di stato, l’espressione. Il libro è uno splendido esempio di giornalismo autentico, di cronaca che diventa storia. Il titolo Strage di stato è un falso. Sarò un pò conservatore, e che importa poi, ma personalmente credo ancora che lo stato sia un valore. A me figure come Falcone e Borsellino, sono care, rappresentano cioè un’istituzione che mi protegge, mi tutela, cioè lo stato. Quanto dello stato di allora non era allineato ai vari Gelli, De Lorenzo, Sindona ecc?
    La poesia di LeRoy è come un canto rock. I doors dicono di uccidere il padre e scopare la madre. I cure come si ammazza un arabo. e i Nirvana gridano: violentami!

  29. tashtego il 16 settembre 2005 alle 11:23

    “Per concludere, vorrei dire a Pecoraro-Tashtego che anche la lotta di classe, come tutti gli strumenti di interpretazione definitiva e esatta del reale, ha la sua percentuale di mostri da generare, e non aiuta a cercare il nemico dentro di noi (col che non nego minimamente l’esistenza dei nemici esterni)”.
    In che senso la lotta di classe sarebbe uno “strumento di interpretazione del reale”, piuttosto che essere invece un processo innescato e reso cosciente, oltre che da contraddizioni queste sì, reali, anche da quegli strumenti con i quali Raos la scambia?
    Postami questa domanda, passerei a dire semplicemente che se esistessero ancora le classi, intese come strati umani posti in un rapporto preciso rispetto al processo di accumulazione del capitale e ai suoi vari mezzi di produzione e, soprattutto, coscienti di ciò, allora sarebbe forse utile parlare di “lotta di classe”.
    Ma temo che così non sia, anche se non si può negare l’esistenza residuale di brandelli di classe operaia, privi ormai di vera identità e soprattutto di un progetto politico “di classe” che vada al di là di pure rivendicazioni salariali.
    E non si vede come e perché avere coscienza e progetto politico, se, come operai, non solo non si è più essenziali pedine del processo produttivo, ma per di più si è ridotti ad una minoranza con minaccia (promessa?) di estinzione.
    La partita della sinistra si è fatta difficile anche per questo.
    Il terreno di scontro non è più il luogo di produzione, o lo è in modo marginale, ma è diventato direttamente il cervello di una classe maggioritaria, media e indistinta, la cui opinione determina e indirizza le scelte di fondo, elegge i governi, decide se andare o no in guerra, se fare o no l’unione europea, consentire i matrimoni tra gay, eccetera.
    Questa maggioranza di “classe media” trasversale e planetaria fortemente manipolata dai media, risulta sostanzialmente complice del grande capitale internazionale, dal quale si aspetta ricchezza e benefici e nel quale investe i suoi risparmi.
    (I prossimi scontri “di classe” saranno a livello planetario, già se ne vedono bene le avvisaglie, e la posta in gioco sarà l’accesso alle risorse, prima ancora che la loro spartizione).
    Tuttavia, in quanto sostanzialmente e quotidianamente nutrita di FALSA COSCIENZA e ben massaggiata da religioni varie, oltre che cultrice di un generico pensiero political correct (ma non troppo), questa maggioranza vede di buon occhio ogni iniziativa “umanitaria” a favore di questa o quella causa, a patto che resti rigorosamente a-politica e faccia sentire tutti più buoni.
    Eccetera.
    Noi ne facciamo, volenti o nolenti, parte (nessuno per favore mi dica: parla per te).
    Dietro l’inibizione political correct, si nasconde l’accesso a forme di pensiero, se non libero, certamente meno farcito di falsa coscienza, con minori pretese di esattezza e bontà, con un tasso di volemose bbene più basso, se non nullo.
    Per questo ci dà fastidio un testo “scorretto”, come quello di Baraka/Jones, per questo invochiamo invece roba “pura”, poesia che sia riconoscibile come tale, che ci conforti con la “bellezza”, eccetera, ci piasce il “delirio” della Plath, eccetera, per questo cerchiamo la letteratura, che ci riconduce nell’ambito del conosciuto e del, come ex liceali, condivisibile.

  30. effeffe il 16 settembre 2005 alle 11:25

    @ Kristian,
    scusa veramente, però dovreti ringraziarmi se ti ho rimandato alle elementari visto che viviamo tempi talmente complessi…
    effeffe

  31. tashtego il 16 settembre 2005 alle 11:25

    come si disinnescano i correttori automatici di word?

  32. andrea raos il 16 settembre 2005 alle 11:29

    sparandogli, ovviamente! :-)
    a risentirsi per il resto.

  33. temperanza il 16 settembre 2005 alle 11:41

    @effeffe
    anch’io mi tengo stretta all’idea che ci sia gente in questo paese come Falcone e Borsellino, ma quando i Doors dicono di uccidere il padre e scopare la madre noi sappiamo cos’è e non passimo ai fatti, la poesia di baraka è qualcosa di diverso, sta a metà strada tra la poesia e il proclama, suggerisce subliminalmente alcune ipotesi come certezze, questo è il punto debole a mio avviso. Comunque a me la poesia non da’ fastidio, la analizzo e dico che come poesia non mi pare un gran che e come gesto politico lo vorrei più lucido e produttivo.
    Poi tashtego, di cui sottoscrivo tutta l’analisi del nostro presente, parla di politically correct e di volemose bene. Ma io non credo proprio, la precisione dell’analisi e la precisione della lingua con quell’analisi viene esposta sono la cosa meno politically correct e più fruttuosa e anche più difficile che si possa fare sempre.
    La mia obiezione al testo di baraka veniva anche dal fatto che sollecitava, per qualche secondo, anche tutto quello che di polically correct c’è, nonostante le pulizie periodiche, nel fondo del mio magazzino emotivo. Sempre che io abbia capito bene le sue ultime righe.
    E la Plath per esempio a me non ha mai detto niente.

  34. temperanza il 16 settembre 2005 alle 11:44

    la precisione della lingua *con cui* quell’analisi viene esposta
    scusate

  35. tashtego il 16 settembre 2005 alle 12:00

    politically, vabbè.

  36. kristian il 16 settembre 2005 alle 12:57

    poeta francesco, ti ringrazio per avermi teletrasportato all’autunno del 1977. 1977… mi dice qualcosa ‘sta cifra complessa…

  37. temperanza il 16 settembre 2005 alle 13:11

    @tashtego
    e vabbè… però per una che vuole la precisione, c’hai raggione!

  38. Pierluigi Lanfranchi il 16 settembre 2005 alle 13:14

    Danno prova di hybris (o di semplice presunzione?) coloro che pensano che il mondo in cui viviamo sia talmente complicato, caotico, inafferrabile, magmatico che i tentativi di comprenderlo attraverso la letteratura e l’arte siano roba superata, morta e sepolta, buona per i liceali. Per far riflettere i “tracotanti”, vorrei citare un passaggio di Iosif Brodskij, uno che non aveva nemmeno fatto il liceo : “Art is a recoilless weapon, and its development is determined not by the individuality of the artists but by the dynamics and the logic of the material itself, by the previous fate of the means that each time demand (or suggest) a qualitatively new aesthetic solution. (…). Nowadays (…) there exists a rather widely held view, postulating that in his work a writer, in particular a poet, should make use of the language of the street, the language of the crowd. For all its democratic appearance, and its palpable advantages for a writer, this assertion is quite absurd, and represents an attempt to subordinate art, in this case literature, to history. It is only if we have resolved that it is time for Homo sapiens to come a halt in his development that literature should speak the language of the people. Otherwise it is the people who should speak the language of literature”.

    Cosa significa sostituire alla letteratura la “scrittura”, come suggerisce tashtego? Dio ci liberi dalla “scrittura che schizza discontinua da tutte le parti” e punta direttamente alla “comunicazione”. È un peccato che la provocazione che Zangrando ha lanciato qui sopra, non sia stata raccolta.

  39. andrea inglese il 16 settembre 2005 alle 13:34

    qui a forza di mettere carne al fuoco ci strangoleremo, ma meglio cosi; ci sono alcune cose che vorrei riprendere con calma, anche se a questo punto la discussione (i vari punti della discussione) richiederebbe di passare ad una fase riflessiva, da saggio di 20 cartelle… intanto grazie per francesco FF – che ci ha dato ulteriore materiale (pensero’ a come renderlo più leggibile)

  40. temperanza il 16 settembre 2005 alle 13:40

    @ Perché dici che nessuno ha raccolto la provocazione di Zangrando? Mi pare che siamo tutti in tema, anche se da posizioni diverse e differenziate.
    Contesto il discorso di Brodskij quando dice che il poeta non parla la lingua del popolo, è obiettivamente falso, il poeta parla ogni variante della lingua che gli pare e gli è utile, del resto che
    Brodskij non avesse fatto nemmeno il liceo, che di per se non è un difetto, lo diventa quando scrive il saggio su Montale con un tono così saccente, il nobel doveva avergli dato alla testa.

  41. temperanza il 16 settembre 2005 alle 13:46

    @lanfranchi
    il mio commento sopra era per te

  42. effeffe il 16 settembre 2005 alle 14:01

    @ Kristian
    ma vuoi vedere che eravamo compagni di banco alle elementari?

    @ Inglese e a tutti
    Sono veramnete mortificato per aver inviato un testo così lungo ma ho voluto agire un pò di anticipo. Mettere solo il link sarebbe stato troppo debole, selezionare delle parti, troppo euristico, metterlo in inglese, riservato ai soli anglofoni e così non potendo disporre di traduzioni, e non avendo il tempo di farne una io stesso data la lunghezza dell’intervento, ho optato per quella meccanica babel. Che però vi ripeto, esercita su di me un suo fascino.

    @ Pierluigi Lanfranchi

    “It is only if we have resolved that it is time for Homo sapiens to come a halt in his development that literature should speak the language of the people. Otherwise it is the people who should speak the language of literature”
    Basterebbe questo frammento per rilanciare una serie di questioni apertissime della letteratura. Una domanda per Lanfranchi è per esempio, “cui prodest” la distinzione tra letteratura e scrittura? Quella, antica su nazione indiana tra “narratori” e “scrittori”( questione tutt’altro che risolta e che potrebbe testi alla mano e non pippe mentali autoreferenziali, essere riaffrontata, magari da lettori”? Cui prodest la diferenza tra letteratura bella ma incontaminata, e letteratura brutta però militante?
    @ Zangrando. Mi sembra che uno dei tuoi autori “faro”, cioè Witold Gombrowicz amasse dire che per lui non c’era una letteratura bella e una brutta, ma una che fosse necessaria e un’altra no.
    Abitare la letteratura significa, lasciarla, mi dice Alexandra Petrova al telefono…
    à suivre

    effeffe

  43. tashtego il 16 settembre 2005 alle 14:21

    @ Pierluigi Lanfranchi
    forse sbaglio ad essere così tanto tracotante da pensare che l’Opera, come ci è stata tramandata da un po’ di secoli di letteratura per pochi, sia nei fatti finita.
    ammetto di non poter essere sicuro di ciò e tuttavia la sensazione che la realtà sia questa è forte e abbastanza precisa.
    Lo dico non tanto perché penso che non sia oggi possibile produrre Opere capaci di dirci cos’è il mondo in cui viviamo e soprattutto quello in cui stiamo andando a vivere.
    Sono convinto che, se pur l’Opera (non solo scrittoria) è ancora in grado di essere costruita (perché no?), difficilmente potrà poi davvero esistere, cioè essere pubblicata e letta dai molti.
    Quando insisto sulla nostra cultura liceale è perché temo che la formazione letteraria-umanistico-emozzionale, dalla quale siamo tutti marcati, possa farci velo non solo rispetto alla valutazione nuove estetiche, ma anche rispetto alle modalità secondo le quali si manifesta la parola contemporanea.
    poi, vabbè.

  44. tashtego il 16 settembre 2005 alle 14:29

    delle

  45. andrea raos il 16 settembre 2005 alle 14:33

    inglese, effeeffe, ci si incrocia…

  46. zangrando il 16 settembre 2005 alle 14:49

    Caro francesco,
    non ricordo con precisione questa affermazione di Gombrowicz, ma la condivido, anche se temo che avremmo bisogno di ulteriori manciate di post per capire, senza accordarci, cosa significa “necessario” nel dominio dell’arte – oggi; di certo il maestro Witoldo, come lo chiamavano i suoi puti argentini, se ne sbatteva del gusto dominante e propugnava, contro le vacue sofisticazioni avanguardistiche del (suo) presente (leggi: nouveau roman & c.), un ritorno al dialogo artistico, libero e serrato, con la grande tradizione europea, con quelli che lui chiamava “questi magnifici chateaubriand al sangue che sono Goethe e Beethoven”, per esempio.
    Rimango comunque dell’avviso che ciò che è necessario dire, o comunque ciò che l’artista dice, è sempre storicamente vincolato – per scelta: se vivessi in un’epoca neo-biedermayer infiacchita da un estetismo estenuato, probabilmente sarei per una maggiore visibilità dell’etica nell’opera, con relative “impurità”; ma siccome vivo nell’epoca della “creatività diffusa”, dell’esplosione orizzontale e anarchica della “scrittura”, del politicamente corretto, del conformismo progressista e della bruta ignoranza dei potenti nei confronti della bellezza, OGGI sono per la resistenza dell’estetico. Poi domani, se le cose cambiano, magari cambia anche l’orientamento della mia indignazione, oppure, se sarò già morto, lo farà qualcun altro al posto mio: dietro l’apparente incoerenza delle affermazioni pubbliche, infatti, vi è sempre la segreta coerenza transgenerazionale di un’etica e di un’estetica intransigenti. Almeno credo, o meglio: spero.
    Amities,
    StZ

  47. temperanza il 16 settembre 2005 alle 14:53

    Quello che dice qui sopra tashtego, mi fa pensare a quello che lamentava Mengaldo, la mancanza di romanzi come quelli di Coetzee e Yeoshua, cioè di romanzi ancora capaci di parlare della storia del proprio paese, cioè di romanzi epici, in qualche modo.
    Mengaldo lo diceva con stizza e una specie di disprezzo, tashtego in modo (mi pare) rassegnato e definitivo.
    A parte il fatto che non si sa mai cosa succederà dopodomani e potremmo venir sorpresi, (anche se non lo credo perché non per nulla gli scrittori citati da mengaldo vivono in paesi dove la risposta epica della letteratura nasce dalla situazione politica di quei paese, mi pare), non vedo perché un opera più frammentata, frammentaria, più banalmente “breve”, meno apparentemente ambiziosa di esssere uno specchio non frammentario del mondo non possa essere definita opera, cioè letteratura. Vorrebbe dire che per esempio io non dovrei considerare opera l’opera significativa di Carlo Scarpa solo perché in apparenza si è dedicato al dettaglio. Non c’è uno statuto unitario e definitivo dell’opera, mi pare, e non cambia molto chiamarla scrittura. Se a noi è dato esistere e lavorare in questo tempo e in questo mondo io trovo irrilevante la parola con cui si definisce questo lavoro, trovo più importante il come questo lavoro viene fatto. Nel lavoro di Scarpa, in quell’attenzione al dettaglio c’era “tutto” il mondo che in quegli anni era il suo e non solo il suo, non per nulla ha lasciato il segno.
    Quando invece la poesia comincia a diventare manifesto, beh, lì comincio a drizzare le orecchie, lì sì c’è il rischio che possa mescolarsi alla propaganda, alla comunicazione, all’effusione sentimentale e politica con tutti i suoi trucchi, passi laterali, sgambetti, e dimenticare quella attenzione spasmodica al linguaggio, che come sappiamo può essere un’arma molto potente, che è, io penso, il suo compito principale.

  48. effeffe il 16 settembre 2005 alle 15:42

    @ tutti
    queste sono tre giornate di un grandissimo scrittore che il mio fraterno amico Massimo Rizzante sta tentando di far pubblicare in Italia. Miguel Torga. Tali estratti da lui tradotti provengono dall’opera Da Diário XIII à Diário XVI (1983 – 1993). Una risposta possibile agli interrogativi che Zangrando si poneva? Non lo so. Quando l’abbiamo pubblicata su Sud, in una versione lunga, non avevo dubbi. Oggi ne sono certo.

    Coimbra, 3 aprile 1981

    Comincio a scoraggiarmi. Non riesco più ad assorbire la valanga di prosa e di versi che invade ogni giorno le vetrine. L’inflazione di scrittori mette in crisi la grazia della vocazione. L’umanità ha oggi così tanto da dire da aver bisogno di un simile coro? O questo frastuono, al contrario, ricopre l’assenza di un messaggio fondamentale che un unico libro avrebbe un tempo potuto contenere? Una cosa è certa: ispirata o no, la letteratura si è atomizzata. E il nuovo Ecclesiaste, se esiste, è disperso in un’infinità di frammenti, di versetti mutilati.

    Coimbra, 27 febbraio 1983

    Gli ho detto:
    Non si preoccupi e continui a scrivere senza pensare al successo. Il genio ha l’abitudine di essere lento. E’ il talento che è sempre di corsa…

    Coimbra, 1 luglio 1984

    Autodafé di tutti i miei vecchi manoscritti. E’ stato come bruciare la mia anima. Ma era necessario. Non voglio che qualche avvoltoio del futuro, incapace di comprendere quello che costa un poema e quello che significa, sazi il suo appetito necrofilo con gli scarti dell’ispirazione. Balbuziente dalla nascita, è stato solo per approssimazioni successive che ho raggiunto un minimo di chiarezza. Perfino io resto interdetto rivedendo le diverse versioni, cocciute e impacciate, di uno stesso testo. Desolanti a forza di essere informi e imbarazzanti. Lasciare questi tentativi ai posteri servirebbe solo a ridurre la forza di quello che oggi mi appare evidente. Ciò che è postumo, qualunque sia il suo valore, è sempre squallido. Ora, non sono le mie spoglie che io intendo lasciare all’avvenire. Ma la mia parte più viva, quella in grado di testimoniare non i tormenti del percorso, ma la grazia del traguardo.

  49. zangrando il 16 settembre 2005 alle 16:31

    Ich liebe dich, Franz.

    Spiritualmente, s’intende.

    Con una postilla “sensocomunista” che non vuole suscitare malintesi o inutili polemiche, ma solo esprimere un’opzione personale: se giro l’angolo e mi trovo davanti un profugo nero di New Orleans che fa l’elemosina, non gli regalo un volume di poesie di Baraka, né tantomeno di Brecht in traduzione, ma gli dò denaro a sufficienza per un pasto decente e, se sono del posto, gli spiego come arrivare al più vicino dormitorio pubblico. Poi magari, tornato a casa, mi rimetto a leggere Shakespeare, Diderot, Musil o Kis. O Torga, naturalmente. Alias: a chi non è nato per dare voce ai diseredati, non resta che dare loro un po’ del proprio grano. O viceversa.

  50. temperanza il 16 settembre 2005 alle 16:46

    @Effeffe
    Cosa vul dire * … non ne avevo dubbi. Oggi ne sono certo* ?
    Cmq tutto condiviso, sono d’accordo, per quanto mi riguarda, anche se credo che Inglese postando baraka, e anche con tutte le mie moltissime riserve su una poesia come quella, ha tentato credo di farci uscire dalle nostre stanze, mentre Miguel Torga parla da un luogo noto, non provoca, anzi, in qualche modo ci conforta.

  51. zangrando il 16 settembre 2005 alle 17:25

    Hai ragione, Temperanza, su Torga e probabilmente anche su Inglese (il quale, dal canto suo, sa benissimo cosa penso di ciò che fa e che scrive). Ma credo che il problema, quando si tratta di intervenire criticamente sulla realtà, non sia fare uscire dalle stanze chi già vi inclina per vocazione e/o formazione, bensì cercare di sbattere fuori a calci in culo dai soggiorni con la tv accesa, dagli stadi e dai centri commerciali chi ha dimenticato da un pezzo di fare parte della medesima. E questo si chiama militanza civile, non arte.

  52. effeffe il 16 settembre 2005 alle 17:26

    @Temperanza
    Quando Massimo Rizzante mi ha fatto leggere e scoprire Miguel Torga la sensazione che si trattasse di un testo e di un autore “necessari” è stata immediata. Non avevo dubbi ma non ero certo che quei testi potessero sortire lo stesso effetto sui lettori della rivista. Dentro di me lo speravo . Quando poi sono giunte le reazioni che quel testo ha suscitato sui lettori, la cosa mi ha confortato in questa “certezza”. Fare un lavoro collettivo come quello che fa NI, o noi di Sud, con Massimo, e tanti altri, comporta anche questo tipo di sensazione. Non avere dubbi ed essere certi, sono quasi la stessa cosa. Non la stessa cosa. Poi mi dico, o cara Temperanza, e se fosse stata una piccola licenza poetica, una sbadata frase?
    Per la poesia di LeRoy mi sono sentito al fianco di Andrea da subito. Non vedo i due testi come contrapposti, quanto dialoganti.
    effeffe

  53. effeffe il 16 settembre 2005 alle 17:43

    Come noi, insomma

  54. temperanza il 16 settembre 2005 alle 17:54

    Infatti, un piccolo OT, che calma meravigliosa oggi, poter parlare civilmente tra gente che ha opinioni diverse ma in fondo si intende è raro, merci a tous.

  55. tashtego il 16 settembre 2005 alle 18:11

    “…cercare di sbattere fuori a calci in culo dai soggiorni con la tv accesa, dagli stadi e dai centri commerciali…”
    ci ri-siamo.
    tv e centri commerciali, stadi, non sono la dannazione degli ignoranti e degli integrati, ma sono i NUOVI SPAZI CIVILI, come del resto internet.
    capire questo è cruciale.

  56. temperanza il 16 settembre 2005 alle 18:48

    @tashtego
    Qualche anno fa sono stata a Minneapolis, e mi hanno portata a vedere il Mall of America, in quel momento il più grande centro commerciale degli USA, o almeno per tale me lo hanno spacciato. Non mi è sembrato affatto un nuovo spazio civile, solo un ‘enorme plurinegozio dove ho comprato molte cose a pochi soldi, no books, però, perché i libri li vendevano in molte altre forme in librerie piccole o grandi in giro per la città, e le idee circolavano in altre sedi, persino ai tavoli chiassosissimi dei ristoranti di sole bistecche, o di solo pesce, cioè non ho avuto l’impressione che loro lo sentissero come tu dici, lo spazio civile lo ho sentito piuttosto nel museo, frequentatissimo, con molte iniziative ecc. Loro indicavano il mall come un’utile (per via degli sconti a ruota) mostruosità di cui andavano piuttosto fieri perché non ce n’era un’altra più grande in tutta l’America. Cmq è vero, non sembrava neppure una dannazione, solo un posto in cui veniva concentrata la merce per farla comprare meglio e in gran quantità, mostruose erano però certe facce che circolavano.
    O ho scritto questa scemata inutilmente perché tu provochi?

  57. zangrando il 16 settembre 2005 alle 19:26

    Posto che io ho più a cuore l’arte della militanza civile, che lascio volentieri all’accorata velleità dei rivoluzionari tardivi – per quanto mi sforzi, gentile Pecoraro, non riesco effettivamente a “capire” lo scarto che lei propone.
    Non ho studiato architettura, e nella mia ignoranza in materia urbanistica mi chiedo: uno spazio civile non è forse uno spazio in cui le persone, molte o poche che siano, giungono a costituire, in un determinato momento, una comunità solidale – e a percepirsi come tale? Lei crede davvero che uno spettatore televisivo possa essere ragionevolmente considerato, e percepirsi, membro di una “comunità solidale” di telespettatori? Un frequentatore di stadi membro di una “comunità solidale” di tifosi? Un acquirente in un centro commerciale membro di una “comunità solidale” di consumatori?
    Ammetto di non avere molta considerazione per queste categorie e sono pronto a riconoscere che possa trattarsi di una forma di snobismo intellettuale, ma non riuscire a considerare quella da lei proposta nemmeno come una possibilità, musilianamente parlando, incrina il mio amor proprio e mi fa sentire stupido.

  58. kristian il 16 settembre 2005 alle 19:55

    ‘crede davvero che uno spettatore televisivo possa essere ragionevolmente considerato, e percepirsi, membro di una “comunità solidale” di telespettatori? Un frequentatore di stadi membro di una “comunità solidale” di tifosi?’
    sì, per taluni eventi – a mia memoria il pozzo di Vermicino e il Mundial ’82
    e sì, con determinate modalità – i chicchi di vattelapesca di boncompagni-carrà piuttosto che l’ormai dominante tele-voto.

  59. tashtego il 16 settembre 2005 alle 20:29

    Non si senta stupido, mon cher zan, e per favore non scambi il contenente per il contenuto.
    Uno spazio non si qualifica per la qualità del suo contenuto, ma per le potenzialità strategica della sua collocazione, rispetto al tutto e alle sue porzioni.
    Oltre ad un’eventuale bellezza, sempre possibile, non giudichiamo uno spazio per ciò che effettivamente vi si svolge, ma per ciò che davvero possiamo farci.
    La televisione è un agorà, anche se non ci piace, anche se fa schifo.
    In quanto tale è luogo di verità, cioè è il luogo dov’è possibile riconoscerci, vale dire dov’è possibile percepire con una certa esattezza chi siamo.
    E in effetti la televisione ce lo dice, chi siamo.
    Oltre a questo la tv è il luogo dove è possibile modificarci, cambiare rotta, dire cose potenti, o magari tragiche, nella direzione dei pochi verso i molti.
    Per questo è tenuta saldamente in pugno, direi occupata militarmente, dai potenti.
    Sui centri commerciali posso dire cose in seguito.
    Devo uscire e comprare una torta, capisci?

  60. zangrando il 16 settembre 2005 alle 20:55

    Forse.
    Grazie comunque.

  61. andrea inglese il 17 settembre 2005 alle 12:17

    Riprendo qualche spunto a pezzi, anche se queste fitti dialoghi hanno lo svantaggio della dispersione, e dunque si ritorna poi sempre sui propri passi, come se non si avesse detto nulla; Zangrando scrive:

    “Da questo punto di vista, tuttavia, credo sia altrettanto corretto riconoscere che l’adesione a una prospettiva esteticamente “impura”, a una poesia “militante” come quella di Baraka, sia essa o no paranoica, è l’indizio di una partecipazione più o meno consapevole al gusto dominante (che non è quello dei “potenti”, ma quello della cosidetta “intellettualità diffusa”, perché i potenti di oggi, mi pare, sono privi di un qualsivoglia gusto); è esattamente questa impurità, infatti, questa militanza, ciò che oggi viene apprezzato dal cosiddetto “pubblico” sopra ogni altro valore estetico o formale.”

    Questo, oggi, in Italia, per quanto riguarda la poesia, non è oggettivamente vero. In Italia, piace e stravince un certa poesia, che non è certo quella che ha, da noi, in Di Ruscio o in Majorino, degli ottimi esempi. Il pretrarchismo da noi è ancora egemone nel gusto. Mi sembra che tu stia parlando di un altro mondo, non quello reale e attuale della poesia italiana. Anche perché tu mi sembra finisci per confondere delle linee divergenti: Baraka, nonostante quanto hanno scritto in molti, è per me più vicino a certo Pasolini che alla nostra neovanguardia. Ma veniamo a noi: per dirimere la questione tra militanza, retorica civile, neoavanguardia, intellettualità diffusa, è secondo me centrale Fortini. Se rimaniamo nell’ambito della poesia, non abbiamo davvero bisogno di andare molto lontano per avere maestri, punti di riferimento fondamentali, con i quali confrontarci. Fortini, in questo ambito, ci parla molto di più di Gombrowicz, ovviamente. Diverso discorso vale per il romanzo. A me pare, Stefano, che tu parli di poesia, pensando al romanzo.

  62. tashtego il 17 settembre 2005 alle 12:18

    @Temp, aggiungo.
    Lo spazio civile lo definirei un luogo capace di accoglierci come cives, vale a dire come membri di una civitas, una comunità insediata.
    Non occorre essere una “comunità solidale” per costruire uno spazio di questo genere, fisico, mediatico o virtuale che sia, ma basta che abbia determinate caratteristiche di dislocazione e che ne sia possibile a certe condizioni e secondo norma, l’uso collettivo.
    Incontrarsi e comunicare pubblico, per piccoli, medi e grandi gruppi, ecco quello che accade in uno spazio civile “riconosciuto”.
    Ora nelle grandi città d’occidente, accade spesso che in contesti di insediamento periferico degradati, privi di qualità spaziale e di ogni altra qualità, l’arrivo di un centro commerciale con spazi interni che magari puntino a riprodurre strade e piazze pedonali tipiche di un centro storico, assumano da subito un ruolo di riferimento e di incontro, soprattutto per i giovani.
    Diventino cioè un luogo dove andare.
    Un surrogato di città, se funziona lo stesso, diventa, a tutti gli effetti, “città”, che ci piaccia o meno, che vi si svolgano discussioni filosofiche, politiche o meno.
    Non è la qualità dell’uso che li qualifica, ma il TIPO di uso che ne facciamo e la conformazione dello spazio capace di accoglierlo.
    Faccio un esempio forse improprio: parecchi anni fa si è scoperto che mucchi di carcasse di automobili gettate in mare funzionano bene per ripopolare i fondali, fungendo perfettamente da scogliere: i pesci le percepiscono come tali e le abitano con immediata naturalezza, senza percepirne estraneità, falsità, artificialità e la diversità di conformazione dalle scogliere naturali.
    Credo che per la città contemporanea accada più o meno lo stesso.

  63. temperanza il 17 settembre 2005 alle 14:08

    @Tashtego
    Si, così mi è più chiaro. Probabilmente ho un occhio antico, di abitante di città europee, con centri storici ancora in parte funzionanti e forse, come tu dici, anche con il mito della comunità solidale, sia pure parzialmente.
    Continuo però a sentire, forse per questo, una differenza tra la TV e internet che sono luoghi direttamente comunicativi, mentre i centri commerciali non lo sono ai miei occhi in modo così evidente.

  64. zangrando il 17 settembre 2005 alle 16:22

    Hai ragione, Andrea (mi tocca dare ragione a tutti, ostia: dove sto sbagliano?), io avevo in mente un “gusto dominante” più orientato alla prosa narrativa e saggistica, e non solo italiana, e ho confusamente esteso questa mia impressione al dominio della poesia, che tu conosci molto meglio di me, essendo del mestiere; mi scuso perciò dell’imprecisione. Io stesso, dal canto mio, quando dieci anni fa scelsi di provarmi nella poesia (con esiti assai modesti, come tu sai), ricordo di aver avuto come polo di confronto negativo, e come bersaglio polemico, tutto ciò che in Italia mi appariva purista, petrarchista o peggio: arcadico – e al tempo stesso dominante. Evidentemente le cose non sono cambiate. Anche per questo, tutto sommato, condivido il tuo richiamo a Fortini, del quale peraltro sarebbe bello parlare più spesso e più a fondo.

  65. zangrando il 17 settembre 2005 alle 16:23

    Volevo dire “sbagliando”.

  66. andrea raos il 17 settembre 2005 alle 19:07

    tashtego, bellissima l’immagine delle automobili in fondo all’oceano. te la frego! e dal fondo (fondale?) della mia falsa coscienza, ti ringrazio,

  67. tashtego il 18 settembre 2005 alle 22:27

    raos mi prende per il c.

  68. andrea raos il 19 settembre 2005 alle 00:41

    assolutamente no. insomma, non sempre. non certo su questa storia dei pesci nelle automobili. è meravigliosa.

  69. effeffe il 19 settembre 2005 alle 10:11

    @Tashtego

    “Non occorre essere una “comunità solidale” per costruire uno spazio di questo genere, fisico, mediatico o virtuale che sia, ma basta che abbia determinate caratteristiche di dislocazione e che ne sia possibile a certe condizioni e secondo norma, l’uso collettivo.”
    Quel che dici è vero e concordo con il maestro Raos, l’immagine delle macchine acquario è strordinaria. Anzi se ci scrivi un pezzo per sud, per il prossimo dedicato al tema dei “resti” sarebbe una bella cosa.
    Però mi inquieta un pò l’immagine o ideologia dello spazio – Che ne pensi di jean Nouvel?- che proponi, cioè come completamente avulso dalla storia. Un luogo è anche la storia di chi lo abita. In questo senso si dovrebbe intendere “centro storico”. Non tutte le periferie sono contro la storia – anche se molte di esse vivono di cronaca nera- come per esempio barriera di Milano qui a Torino,(vd. Storia della barriera di Milano, ed città di Torino, autori Angelo Catrovilli, Carmelo Seminara). Se però prendi per esempio la storia del rione Terra, vicino Pozzuoli, con l’evacuazione in massa dei suoi abitanti in un quartiere inventato per far fronte al bradisismo, Monte Ruscello, cioè con una popolazione che è sottratta alla propria storia dei luoghi, e che esplode nei nuovi spazi, ti rendi conto di come il sogno americano di costruire città di sana pianta, sia una presa per il culo. Ma allora come fare perchè tutti i luoghi abbiano una storia?
    effeffe
    ps
    da cinque anni non ho la tv e vi giuro che si vive meglio

  70. […] [Vorrei aver letto questa vibrante, elettrificata autodifesa di Baraka prima di scrivere quello che ho scritto. Ringrazio Effeeffe di averla segnalata. Voglio tuttavia mettere qui il testo originale – e invito caldamente i lettori a fare lo sforzo di avventurarvisi – perché la traduzione italiana – che sembra fatta con un traduttore automatico – è davvero troppo free jazz : rende incomprensibile, a tratti addirittura ridicolo, un discorso in cui invece ogni parola pesa. Ribadisco pero’ che la mia riflessione porta soprattutto sull’utilità e il danno dell’uso di “forme paranoiche” in poesia, e non sulla verità o falsità del “fatto in sé” – “verità” che comunque si conoscerà, se va bene, fra un paio di secoli. Da questo punto di vista, mantengo le mie riserve su questa poesia. a.r. […]



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