L’astronave della parola scritta e Zio Demostene. Intervista ad Antonio Moresco

5 ottobre 2005
Pubblicato da

di Jacopo Guerriero

(Ieri il supplemento di «Liberazione», Queer, ha ospitato questo mio lavoro. Lo segnalo anche qui, si parla di un libro che non deve passare inosservato.)

Fotografie in bianco e nero affiancate all’«astronave della parola scritta», il diario di una civiltà rurale non ancora incalzata dal processo d’industrializzazione capitalista. E’ questo e molto altro Zio Demostene –Effigie, 101 pp., 12 euro-, l’ultimo libro di Antonio Moresco che, a partire dalla storia travagliata di uno zio dell’autore, ripercorre le tappe di un intero albero genealogico, in una cavalcata che diviene confronto con l’intero Novecento attraverso la lente della saga familiare. «Un lavoro – dice Moresco- che avevo urgenza di affrontare in questo preciso momento della mia vita. Non avrei potuto rimandare o, altrimenti, farlo in passato».

Perché un libro esplicitamente dedicato alla tua storia familiare? E’ un lavoro che nasce da un desiderio di espiazione nella scrittura, forse da un’idea esplicita di letteratura come confessione?
Confessione è una parola che a me non fa paura. C’è spesso nella letteratura -e non solo dove è direttamente esplicitata (in questo senso c’è una lunga tradizione che va da Agostino a Rousseau)- un elemento di ostensione, cioè di apertura dell’animo, anche in libri dove apparentemente questo sembrerebbe mancare. La letteratura, alle volte, ha questa componente di potenzialità aperta persino quando si esprime in forme narrative apparentemente estranee a quest’idea. Quel che mi ha guidato scrivendo Zio Demostene è stato allora non il tentativo di ripercorre la vita dei miei parenti con l’atteggiamento di fare una narrazione sentimentale o psicologica. Io volevo andare a incontrare i fantasmi dei miei morti, delle vite strappate che mi hanno preceduto e che nel libro si esprimono attraverso la fotografia che per me è proprio l’espressione della morte e che nel libro è un secondo linguaggio accanto a quello della parola.
In che rapporto è questo ultimo libro con il resto della tua opera? E’ pieno di rimandi e di collegamenti ideali…
Se leggi questo libro è vero che una serie di cose rimanda a quello che ho già scritto, soprattutto ai racconti, a La buca e a La camera blu, ma anche a Gli esordi. Alcuni amici, in particolare Ivano Ferrari, con la sua sensibilità di poeta, intuisce in alcune figure che qui ricompaiono già alcuni personaggi dei Canti del Caos, il mio romanzo nel quale maggiormente ritorna un amore nei confronti di corpi offesi. Rispetto a questi miei libri, però, qui la mia struttura familiare e poi sociale è più evidente. Nei racconti e nelle altre cose che ho scritto apparentemente io facevo invece una sottrazione –nascondevo cioè proprio queste strutture che qui risaltano-. In realtà lì a me sembra di fare qualcosa di più perché togliendo questa lente di osservazione della realtà ho cercato invece di far affiorare tutta una serie di cose che al contrario queste chiavi sociali e più concrete in qualche modo isteriliscono, razionalizzano. Quindi questo piccolo libro non deve essere una chiave di lettura per le altre cose che ho scritto. Anzi, in un certo senso contiene rispetto ad altri lavori qualcosa in meno, anche se qui esplode con forza la componente della fotografia che, ripeto, dà un tocco di diversità e di accoglienza di un nuovo linguaggio a Zio Demostene.
Sei nato a Mantova e per parte di padre hai radici venete. Quale eredità psicologica ti porti dietro da quel mondo bianco e cattolico da cui provieni?
Da parte della famiglia di mio padre io ho avuto in dote soprattutto un senso di obbedienza, di osservanza anche nei confronti del potere politico, quasi un’idea di servaggio nei confronti dell’autorità di qualunque genere essa sia. Io chiaramente mi sono ribellato a tutto questo. Ma la mia eredità, come ho cercato di raccontare nel libro, è anche spaccata in due, nel senso che diverge nelle figure di mio padre – in qualche modo legato a quello di cui ti dicevo prima- e in quella di suo fratello Demostene, appunto, il dissidente ribelle e ubriacone, ma allo stesso tempo uomo dolcissimo, che poi dà il titolo a quest’opera. Mi colpisce questa enorme diversità e allo stesso tempo la loro identica intensità di scavezzacolli.
Leggendo questo libro mi è tornato in mente più volte il film L’albero degli Zoccoli, di Ermanno Olmi. Accetti la parentela?
Mi permetti di raccontare una cosa che nel libro volevo dire e che poi però non sono riuscito a mettere? Uno dei luoghi presenti in Zio Demostene è il convento di Martinengo dove, quando ero seminarista, andavo nei mesi estivi insieme ai miei compagni. Quello è stato anche uno dei luoghi del set di L’albero degli zoccoli, per la scena in cui i due sposi passano la notte nel convento dopo essere partiti. Ai tempi delle Lettere a nessuno, quando già avevo trovato il coraggio di parlare del seminario, ricordo la sorpresa, il giorno che sono andato a vedere il film, nel trovarmi sullo schermo la strada che facevo ogni mattina con i miei compagni per andare in refettorio e poi a pregare. Quando, molto più in la negli anni, ho avuto la grazia di incontrare Ermanno Olmi lui mi ha detto delle cose bellissime di cui ancora lo ringrazio. Io poi gli ho raccontato anche questo episodio. Lui si è messo le mani nei capelli e mi ha detto che capiva quanto è terribile vedere sullo schermo un luogo del proprio passato! E’ chiaro però che un forte contatto tra me e lui c’è.
Proseguiamo il discorso in relazione al cinema: dopo questo incontro con la fotografia prevedi, nel tuo lavoro di scrittore, anche uno sbocco cinematografico?
Io ho scritto una sceneggiatura, L’insurrezione, che è proprio il mio modo di vedere il cinema. Il cinema, per come cerco di evocarlo lì, è, a differenza di quello che oggi domina, qualcosa che deve giocare la visione, il movimento, il silenzio. Oggi il cinema è impoverito. Ha un destino televisivo che non prevede di toccare quello che interessa a me, l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, fino al biologico, zone enormi e non ancora tentate. Per cui, certo, mi piacerebbe tentare un’avventura di questo tipo anche se resto sempre più affezionato alla parola scritta che, al contrario di quanto si sostiene sempre più spesso in questi anni, permette di far vedere, di far sentire e di oltrepassare poi, in qualche modo, queste stesse dimensioni. La parola scritta lavora nello spazio e nel tempo ancora in modo più potente di quanto può fare un manufatto audio visivo. Ha una dimensione estrema che supera il cinema, dentro l’astronave della parola ci sono delle possibilità superiori.
Ultima domanda: perché un libro come Zio Demostene –lo dimostrano le recensioni che lo stanno accogliendo- riceve un’accoglienza migliore rispetto a altri tuoi libri come Gli esordi o i Canti del Caos?
Non è difficile, per me, rispondere a questa domanda. Zio Demostene certo dà l’impressione di raccontare una storia difficile, ma in qualche modo organica (come se io negli altri libri non avessi cercato di fare lo stesso!). Poi indubbiamente c’è il fatto di usufruire di un reticolo interpretativo di stampo familiare che rende più facile l’accesso a quest’opera, c’è il senso di una presenza fotografica che forse a qualcuno può apparire anche un album di famiglia, anche se per me non è affatto così, al contrario è, come già dicevo, un vero e proprio dialogo con la morte.
In qualche modo così tutto è più facile. Io però non mi sono “convertito” rispetto ai miei libri precedenti. Sono a dieci giorni dall’inizio della terza parte dei Canti del Caos e non si può proprio dire che in me stia avvenendo una resa a certe lenti narrative.

44 Responses to L’astronave della parola scritta e Zio Demostene. Intervista ad Antonio Moresco

  1. andrea barbieri il 5 ottobre 2005 alle 09:47

    Per me Guerriero e Franz hanno fatto una grande cosa.

  2. gabriella il 5 ottobre 2005 alle 10:39

    Chapeau a tutti!

  3. gianni biondillo il 5 ottobre 2005 alle 10:56

    Vorrei smentire l’idea che Zio Demostene sia un libro minore, tirato via, fatto con una sorta di scrittura automatica, istintiva.
    Zio Demostene ha una costruzione molto solida, in realtà, con tanto di scene madri, colpi di scena e finale sospeso.
    A me è piaciuto insomma.

  4. georgia il 5 ottobre 2005 alle 11:05

    bene, bene vedo che si migliora.
    Prima lo sceriffo franz postava solo articoli negativi sui transfughi di NI, ma … forse stavolta è stato guerriero ad imporsi e di fronte ad un nome così … marziale, si sà, il franz non può che cedere, ognuno ha le sue debolezze.
    Oppure …. ;-)
    Beh il cappellino non me lo posso certo togliere altrimenti, se sono contro sole, jan … pam …mi spettina con il fucilino a tappi :-)))))
    georgia

  5. andrea barbieri il 5 ottobre 2005 alle 11:28

    Credo che la scrittura automatica e istintiva sia lontanissima da Moresco. Mi pare che Zio Demostene sia una specie cortometraggio con la telecamera puntata sui luoghi e sui testimoni, programmaticamente lontano dai cambi di prospettiva infinitamente grande-infinitamente piccolo, e dalle parti visionarie. E’ la scelta di una forma di espressione originale (anche per l’uso che fa delle foto), diretta, quasi da blog (paradossalmente perché Moresco non sta in rete). Il viaggio di Moresco, in ogni libro, porta sempre – lo dico con le parole di Munoz, un disegnatore, perché anche Moresco racconta ciò che “vede” – a “toccare con emozione e con rispetto l’esistenza, lo spettacolo meraviglioso e terribile che abbiamo davanti agli occhi”.
    Poi il libro, come fa notare Gianni, è strutturatissimo, e non potrebbe essere diversamente dato che Moresco è anche un narratore. Anzi diciamo proprio un grande narratore.

  6. gianni biondillo il 5 ottobre 2005 alle 11:29

    Ti prego, Georgia: Franz sceriffo, Guerriero che si impone… direi di finirla con queste stupidate dietrologiche.
    Tiremm innanz.
    Te lo dico col sorriso sulle labbra, ovviamente. Lo sai che ti voglio bene (anche se non so che faccia hai). ;-)

  7. franz krauspenhaar il 5 ottobre 2005 alle 11:54

    L’amico Jacopo Guerriero mi ha chiesto il favore di postare il pezzo perché non ha avuto ancora il tempo di familiarizzare con WordPress. Tutto qui.
    Georgia, a me non risulta di aver mai postato articoli negativi contro i transfughi. A me risulta, invece, di essere stato oggetto di parecchie critiche come effetto diciamo così collaterale del fatto che io ho sempre postato – qui come nel mio vecchio blog Uffenwanken- quello che volevo; se poi tu ( o altri) ci vedete del marcio, affari vostri.

  8. magda il 5 ottobre 2005 alle 12:06

    irrazionalmente mi piacerebbe collegare Lo zio Demostene, con mio zio Tungsteno di Oliver Sax, librino sulla sua infanzia e sulla funzione pedagogica della chimica come gioco.

  9. andrea raos il 5 ottobre 2005 alle 12:50

    franz, ma le rispondi pure?

  10. franz krauspenhaar il 5 ottobre 2005 alle 12:53

    No, le do solo retta. E’ una gran brava ragazza, ma va aiutata…:-)

  11. andrea raos il 5 ottobre 2005 alle 12:57

    ma allora sei un santo laico… dovevi dirlo subito… :-)
    (mille scuse a jacopo e antonio per l’OT…)

  12. georgia il 5 ottobre 2005 alle 13:21

    e dai, del marcio addirittura :-)????? non esagerare, ci vedo solo un franz-pensiero.
    Chiaro che ognuno posta quello che vuole (ci mancherebbe) ma proprio su quel “quello” che uno si fa una idea, giusta o sbagliata che sia. Su cos’altro potrebbe farsela? L’intervista sul corriere a carla benedetti, sul tuo blog non è mai apparsa (legittimissimo, e che diamine) ma è apparso invece l’articolo del Sole 24ore (legittimo pure quello), è apparso sul tuo vecchio blog il 1° agosto con il titolo “LA SQUADRETTA DEL SUBCOMANDANTE CARLA “.
    http://www.uffenwanken.splinder.com/archive/2005-08
    Io solo su quello mi baso e ringrazio raos per la sua diamantina imparzialità;-)
    Caro andrea anche se lo pensi, perchè ognuno ha le sue ossessioni, non sono un troll e neppure dei vmo anche se nella bacheca una volta non ho detto per favore :-). Sono solo uno dei tanti commentatori che passano nei blog e dove la filosofia di rete dovrebbe permettere loro di dire tutto quello che vogliono, se on offendono ad personam, e non intralciano il percorso del blog.
    Voi siete troppo suscettibili ragazzi miei.
    Io non offendo mai nessuno. E’ chiaro che nella vita franz non fa lo sceriffo (almeno per quanto ne so io), sono le sue idee un po’ da sceriffo (è legittimo avere idee da sceriffo e pure criticarle è legittimo) e quelle io critico e forse offendo, non la persona franz. Mentre tu, caro raos, dicendo “le rispondi pure” offendi proprio la persona, la dignita della mia persona e non quello che dico, ma io non sono suscettibile e quindi accetto l’invito di Biondillo, almeno lui è gentile (e scrive pure bene) e soprattutto non nega mai una tazza di te caldo a un viandante di passaggio;-)
    georgia

  13. andrea barbieri il 5 ottobre 2005 alle 13:44

    Facciamo una cosa, azzeriamo tutto, si parte da questo topic. Georgia, dici che il topic è una buona cosa, parliamone…

  14. effeffe il 5 ottobre 2005 alle 14:41

    dai a tutti che qui si ricomincia (nel senso buono di costruire).
    Comunque chiederò a Gabriella di passarmi lo zio Demostene di Moresco. Sinceramente credo che la figura dello zio “indegno” sia l’espressione più alta di ogni storia di famiglia. Il mio nè anarchico, nè rivoluzionario si chiamava Renato. Tutta la mia infanzia è stata un continuo richiamo a lui : “mi raccomando, non fare come zio Renato, attento a non fare la fine di zio Renato ecc.” Zio Renato però ha scritto una delle più belle canzoni napoletane del dopoguerra, sarrà chi sa. Vi invito ad acoltarla nella splendida versione di Fausto Cigliano. Le musiche erano di Roberto Murolo
    effeffe
    ps
    un saluto a Franz che è ritornato ed anche a Georgia che fa un buon lavoro. Lei è l’ala Glam di Nazione Indiana

  15. georgia il 5 ottobre 2005 alle 14:44

    topic? quale topic?
    quello che balla quando il gatto è assente?
    Ok non scherziamo che qui son tutti seri e vedo già cipigli di disapprovazione …penso tu voglia alludere al tema della discussione, alla discussione stessa.
    Quale discussione però?
    Se moresco valga?
    Secondo me sì, senza andare in estasi lo considero uno scrittore molto interessante e da leggere, e soprattutto mi piace il moresco-pensiero come si sta svilppando anche in sua totale absentia.
    Se carla benedetti valga?
    secondo me sì ed è pure molto coraggiosa (dote che nel mondo culturale italiano non è molto diffusa) ha il coraggio di rischare, anche se a volte non mi trovo del tutto d’accordo con alcune cose che afferma un po’ superficialmente.
    Se l’articolo di guerriero sia interessante?
    Sorbole, certo che sì! del resto lo avevo già postato nel mio blog, ben nove ore prima di franz e sono stata quindi piacevolmente sorpresa (nonostante il mio sarcasmo) nel trovarlo stamattina anche in NI e postato addirittura dall’e-sceriffo mentre beveva il caffè:-).
    La cosa buffa è che come illustrazione a tale articolo ho sentito il bisogno di metterci il fotomontaggio dei vmo (e senza ombra di polemica).
    Oppure il topic a cui alludi è su certi atteggiamenti sgradevoli (per noi visitatori) che hanno gli, per altro intellgentisssimi, indiani rimasti?
    Se se ne parla, a me fa piacere, perchè un blog non dovrebbe mai deragliare nella forma club-privato (tra l’altro c’è il modo di costruirsi un vero e-club privato in rete).
    Andrea raos che è intelligente e bravo (e glielo ho detto mille molte) ha il difetto, da ragazzino a scuola, di creare il branco per strizzarsi l’occhio l’un l’altro. Non è un difetto solo di questo blog, intendiamoci, ce ne sono altri che hanno anche il buttafuori alla porta (qui, se dio vuole, simile sistema è stato per lo più abbandonato) , o altri che ti fissano con disgusto le scarpe da ginnastica non troppo pulite e poi ti considerano invisibile, altri che ti fanno pat pat affetuosamente sulla testa (e ti spettinano), ma quelli sono blog non propriamente di “sinistra” qui invece pensavo che la democrazia ci fosse e non fosse solo prodotto d’esportazione ;-)
    georgia

    P.S l’aggettivo giusto per l’imparzialtà di raos era naturalmente “adamantina” (ma anche e diamantina non è del tutto errato) certo e DIA-MANTRina sarebbe stata pù esatta

  16. franz krauspenhaar il 5 ottobre 2005 alle 15:37

    OT 1: un caro saluto a Francesco (effeffe)

    OT 2: forse Giorgia fa un po’ di confusione tra scrivere un proprio pezzo e postare pezzi di altri in un blog, tra l’altro aperto alle opinioni più disparate. In più in un blog ci sono i commenti (nel mio putroppo non più leggibili); là, comunque, c’era il poco importante “Franz-pensiero”. Never mind.

    Mi scuso anch’io con Jacopo e Antonio Moresco per l’off topic.

  17. asjetta il 5 ottobre 2005 alle 16:54

    ho scoperto oggi questo.. nuovo blog.. tornerò presto.. asia

  18. maria luisa il 7 ottobre 2005 alle 16:14

    Oggi, in libreria mi è capitato in mano. Ho visto la foto in copertina e ho pensato “guarda questo come assomiglia ad Antonio Moresco”. Poi l’ho sfogliato e ho scoperto chi è lo zio Demostene, rischiando di leggere tutto d’un fiato i testi, di guardare le foto, di verificare le somiglianze. E’ un viaggio tra ricordi, lettere, documenti. Un viaggio leggero e sorprendente. Di solito è più femminile questo entrare ed uscire da ricordi personali, familiari per ricercare semplicemente un filo rosso e creare connessioni con quanto avveniva nel contesto sociale, politico per poi rientrare ancora nella memoria personale attraverso piccoli gesti o oggetti. Bello.

  19. ivan il 8 ottobre 2005 alle 08:42

    Dopo poche righe: “C’è spesso nella letteratura -e non solo dove è direttamente esplicitata (in questo senso c’è una lunga tradizione che va da Agostino a Rousseau)- un elemento di ostensione, cioè di apertura dell’animo, anche in libri dove apparentemente questo sembrerebbe mancare.”

    Ora, sinceramente, qualcuno sa rispondere ad una domanda elementare (una domanda che andrebbe posta a chi recensisce un libro, a volte a chi intervista un autore): perché io (io come un altro) dovrei leggere un libro di un autore che non si sa esprimere in italiano (posto che il libro sia scritto in italiano, come pare)? “Ostensione” di che? Ma Moresco parla a caso e Guerriero gli va pure dietro? Guerriero non obietta nulla? Non ho continuato a leggere per non inorridire, lo farò appena sarò di ritorno a casa. Ostensione vorrebbe dire apertura dell’animo??? La lingua è, per essenza elastica: ciò non vuol dire che sia insignificante.

    (ostensione senza specificazione ulteriore significa esibizione di reliquie, più o meno: che ci si debba aspettare, dopo la setta, anche il flagello di una religione?).

    Ma siete sicuri che questa sia una rivista di letteratura? La prossima intervista sarà fatta da Nonna Papera in persona?

  20. georgia il 8 ottobre 2005 alle 11:07

    “ostensione senza specificazione ulteriore significa esibizione di reliquie, più o meno”

    e dai ivan, è storia vecchia e stravecchia quella di voler insegnare a scrivere agli scrittori. Al povero nievo ancora adesso gli rimproverano di non scrivere toscano come il manzoni, e via dicendo, con la possibilità di un migliaio di esempi. Allora esisteva solo il cartaceo, e quindi se la menavano tra loro professorini, gli altri leggevano Nievo, ma certo se ora ci si mettono anche gli e-professorini di rete a fare le pulci … sarà un vero flagello;-).
    georgia

  21. ivan il 8 ottobre 2005 alle 17:08

    Georgia, io non ho intenzione di insegnare niente a nessuno, la distinzione tra lettore e scrittore sta nella tua testa (è possibile che secondo i tuoi stessi canoni sia io stesso uno scrittore, ma non sei molto arguta), quando citi opinioni su Nievo procurati di riportare la fonte, e per favore non ti pronunciare in ogni occasione in cui il tuo parere non sia richiesto. Ciao ciao

    (capisco che tu sia ovunque, ma davvero non mi interessa ciò che hai da dire…)

  22. jacopo guerriero il 8 ottobre 2005 alle 19:12

    “per favore non ti pronunciare in ogni occasione in cui il tuo parere non sia richiesto”

    Così scrivi a georgia, un po’ inopportunamente -non sei tu, qui, il padrone di casa-. Ecco, pensaci un po’ anche tu..

    Grazie della lezione, per il resto, va in pace..

  23. ivan il 8 ottobre 2005 alle 21:45

    Io ho chiesto un favore, Guerriero. Mi pare anche piuttosto evidente (sai leggere?), e la sgangherata metafora del padrone di casa non aggiunge nulla, giacché non credo che qui ci siano padroni, ma solo la casa. Chi vuole esprime il proprio parere, ma se vuoi confetti cercali altrove. Mi diverte come, invece di rispondere, tu faccia l’offeso. Non ti ho dato nessuna lezione, non ho intenzione di raddrizzare gambe storte o di indurire le menti prone, men che meno di rampognare una persona che non conosco (non ho idea se sia facile darti lezioni: semplicemente non capisco perché perdere tempo a farlo: mi sembra vano). Tu, come altri, faresti bene a prendere le osservazioni per quello che sono: osservazioni. Vuoi un applauso da foca? Adesso mi procuro la foca e l’addestro.
    Sia come sia, tornando in tema, ho letto il resto del pezzo, la lista delle osservazioni sarebbe così lunga (quelle che tu chiami lezioni) che, dopo un rapido bilancio costi benefici, ho deciso che è meglio lasciarti galleggiare nel tuo brodo. Che mai una convinzione sia scalfita, per carità.
    Ciao Ciao

  24. emma il 9 ottobre 2005 alle 10:52

    “per favore non ti pronunciare in ogni occasione in cui il tuo parere non sia richiesto”

    Ivan, cose del genere puoi scriverle sul tuo blog, non qui.
    Altrimenti si potrebbe davvero pensare che “non sei molto arguto”.
    Parlo come lettrice, non certo a nome dei padroni di casa.

  25. Ivan il 9 ottobre 2005 alle 16:12

    Emma, cose del genere posso scriverle dove mi pare. Se giudico una persona inopportuna e asfissiante non ho che da farlo notare, soprattutto quando si rivolga a me. La teoria della proprietà del luogo e della licenza di parlare è, tout court, una castronata. Ho tutto il diritto di chiedere a una persona un favore, quale che sia il mio tono (che non dipende solo dall’ultimo intervento): tu come altri prendi il favore per una domanda retorica, ma la colpa non è di certo mia, né della sintassi. E aggiungo che puoi anche pensare che io non sia molto arguto: c’è chi persino chi crede agli spiriti, non vedo cosa ti impedisca di ragionare con il tuo “kit precotto della spiegazione”

  26. georgia il 10 ottobre 2005 alle 09:12

    ‘sto ragazzo ha dei problemi (come la mitica loredana morandi).
    Caro ivan se un frequentatore di blog è asfissiante è semplicissimo: non lo si legge, si saltano i suoi commenti, io, ad esempio, i tuoi li ho letti sempre solo sporadicamente. Se ora li leggo è solo perchè mi riguardano e sinceramente sei stato una vera rivelazione :-(.
    Se io mi incazzo con qualcuno in rete non è mai per antipatia personale o perchè quello mi asfissi, figuriamoci … io attacco solo le sue idee che mette in pratica attraverso quello che scrive e come si comporta … (che poi lo si possa fare attraverso tic manifesti è altro discorso) certo visto che tu idee in me NON ne trovi, capisco bene che ti sia difficile mantenere questo atteggiamento, ma addirittura pretendere che la gente giri in rete in silenzio e intervenga quando un ivano qualsiasi la interpella … beh … forse, ripeto, al momento hai dei virtual problemi.

    A EMMA non ti avevo letto, sono commossa e ti ringrazio, anche se so bene che non difendevi certo me, ma qualcos’altro a cui pure io tengo. Avrei dovuto immaginarlo che avresti reagito così, ho notato più volte che sei democraticamente molto sana, anche se le nostre idee non sempre coincidono
    georgia

  27. francesco forlani il 10 ottobre 2005 alle 09:52

    Fare le pulci

    @Georgia, Ivan, Emma e ad altri

    Qualche tempo fa un amico carissimo, Giorgio Bellini, leader del movimento studentesco in Svizzera e che, per lavoro ,cartografa i sentieri alpini con taccuino e matita, mi ha raccontato una storia:
    C’è una tribù nel mondo in cui come per altre tribù, si designa un capo. Ed il capo, spesso, soprattutto all’inizio, realizza le aspettative dei suoi elettori. A volte, però, capita che l’eletto dimentichi le antiche promesse e cominci a tiranneggiare nella comunità. C’è una tribù non ricordo dove nè quando, che non appena il proprio capo “perde la testa” vivono facendo finta che non esista, che non sia mai esistito. Quando delle persone scrivono commenti solo perché animate da livore bisognerebbe fare così. Far finta che non abbiano detto nulla.

  28. LaGiardiniera il 10 ottobre 2005 alle 10:59

    Ma questo ivan come si permette? È fuori di testa. E certo si sente spalleggiato dall’atteggiamento dei cari tenutari di questo blog ex-di-sinistra, i quali si permettono di scrivere, di fronte a un commento del tutto legittimo, “ma le rispondi anche”?
    Ivan, se i commenti ti danno fastidio non leggerli: io con te ho sempre fatto così, già dai tempi di NI vecchia versione. Il tuo astio mi infastidisce. Al mondo c’è altro che le tue beghe da intellettualino invidioso e arrogante.

  29. gabriella fuschini il 10 ottobre 2005 alle 14:32

    E da quando bisogna essere interpellati in una stanza virtuale per esprimere opinioni? mica siamo in classe!

  30. Jacopo il 10 ottobre 2005 alle 14:39

    Ecco Gabriella, appunto. O uno ha cose serie da dire o tace..

  31. Jacopo il 10 ottobre 2005 alle 14:47

    Ovviamente non mi riferivo a te direttamente..

  32. andrea barbieri il 10 ottobre 2005 alle 16:49

    Ieri a Santarcangelo di Romagna, zonzeggiando, abbiamo trovato una celletta. Dentro c’era una cascata di ritratti fotografici di defunti che formavano in qualche modo una famiglia. A me è venuto in mente che quella celletta è la forma di Zio Demostene. I ritratti e i fili misteriosi che li collegano, l’umidità, la devozione, l’ostensione sono Zio Demostene, anche le piccole dimensioni.
    Come si fa a non ringraziare Moresco per quello che ha fatto?

  33. emma il 10 ottobre 2005 alle 20:23

    Ammetto che “kit precotto della spiegazione” non me l’aveva ancora detto nessuno :-)

  34. Ivan il 10 ottobre 2005 alle 20:45

    “C’è una tribù non ricordo dove nè quando, che non appena il proprio capo “perde la testa” vivono facendo finta che non esista, che non sia mai esistito. Quando delle persone scrivono commenti solo perché animate da livore bisognerebbe fare così. Far finta che non abbiano detto nulla.”

    Su questo sono pienamente d’accordo (tra l’altro, mi infastidisce particolarmente essere la causa indiretta di un chilometrico OT)

    “Ma questo ivan come si permette? È fuori di testa. E certo si sente spalleggiato dall’atteggiamento dei cari tenutari di questo blog ex-di-sinistra, i quali si permettono di scrivere, di fronte a un commento del tutto legittimo, “ma le rispondi anche”?”

    ??? No, mi esprimo in prima persona, non faccio favori, non spalleggio e non sono spalleggiato, non sono fuori di testa, etc. Se puoi, spiega le allusioni sugli amici-ex-do-sinistra, se non altro perché tiri in ballo persone che avrebbero tutto il diritto di sentirsi mal giudicate. Bah…qui c’è gente che davvero ha un’idea molto strana della comunicazione…il punto non è che non vi sia alcun Galateo, ma che qualcuno prende per arroganza la semplice opinione. POsso benissimo correggere il tono: ma correggerei il contenuto: e per fare un favore a chi, di grazia?
    E come mi permetto di pensare? Ore 23.30 distribuzione di confetti!

    “Ecco Gabriella, appunto. O uno ha cose serie da dire o tace..”

    Fantastico Jacopo: hai cose serie da dire? (giacché il tono dà luogo a malintesi, preciso d’essere serio) MI puoi indicare dove le hai scritte?

    Emma: era una battuta! (ovvio il senso: non giudicare secondi i canoni chi rifiuta, per la comunicazione, i canoni più comuni: rischi semplicemente di non intenderti con “l’altra persona”, in questo caso io)

  35. andrea raos il 11 ottobre 2005 alle 09:41

    Giardiniera, io avevo reagito ad un commento di Georgia che – a torto o a ragione – mi era parso un’inutile provocazione. Me ne assumo la responsabilità. Ma non credo con questo di aver avallato la forma o la sostanza del commento di Ivan – che difatti non approvo. Tutto qui. Perché mi tiri in mezzo?

  36. Ivan il 11 ottobre 2005 alle 11:36

    Tranquillo, Andrea, non si è instaurato nessun meccanismo di imitazione/apprendimento. Però sarei curioso di sapere cosa non va(da) nella forma e nella sostanza del mio commento, dal tuo punto di vista. Si dice in giro che qui ci si debba esprimere con onestà intellettuale: in breve, si dovrebbe dire ciò che si pensa, e non è detto che si pensi sempre di poter stringere la mano a tutti. A volte, ad esempio, si vuole candidamente evitare qualcuno: la forma “per favore” non è retorica, insisto. Non c’è da fare i maestri, non c’è da essere supponenti, e non ci vuole molto a capire che chiedere un favore equivale, esattamente, a chiedere un favore: è persino una forma di cortesia. Che poi la richiesta di cortesia non debba contenere, per forza di cose, una generosa offerta di scappellate, questo mi sembra ovvio (perdona l’anacoluto).

  37. andrea barbieri il 11 ottobre 2005 alle 12:41

    Posso dire una cosa?, le tecniche con cui si può irrompere in un colonnino al solo scopo di rompere sono evidenti: il tono ingiuntivo e il “calcio dell’asino”. Questi comportamenti non hanno nemmeno la dignità dello stratagemma, non dicono niente di ciò che si commenta ma dicono molto di chi li usa commentando. E allora occorre non perdere il filo, non disorientarsi: si può benissimo fare come suggerisce Effe Effe: ignorare e andare avanti.

  38. LaGiardiniera il 11 ottobre 2005 alle 14:57

    Raos: se ti tiro in mezzo è perché tu per primo, se sei uno degli Indiani e fai una battuta del genere, legittimi (suppongo involontariamente, ma l’effetto a mio avviso è lo stesso!) il pazzo di turno ad esprimersi in maniera incivile e antidemocratica nei confronti di una persona. Gli pari le spalle, e altre parti meno nobili.
    Inoltre non ho capito perché non si dovesse rispondere a georgia, ma questo esula dalla tua domanda.
    Simona Niccolai

  39. andrea barbieri il 11 ottobre 2005 alle 16:11

    Ragazzi, un po’ di senso della realtà: il “pazzo di turno” è pazzo da un pezzo, anzi, meglio, da decine e decine di pezzi sparsi su litblog al solo scopo di fare a pezzi qualcuno che non gli garba.
    E poi scusate, senza offesa per Georgia che è pure brava/o, da una parte Franz è accusato di malafede e Raos dice di non replicare perché le cose si spiegano da sé (e anche perché NI ha una storia lunghissima di accuse del genere), dall’altra parte c’è un’ingiunzione abbastanza odiosa. Sono cose diverse mi pare.
    Comunque tornando al “pazzo di turno”, ha raggiunto il suo scopo: far litigare tutti!

    ps, Raos, per la mia parcella ti mando poi i dati… :-)

  40. georgia il 11 ottobre 2005 alle 16:21

    grazie per il brava,erò … mio dio, andrea, se fossi un uomo sarei davvero infida (o meglio infido) a fare i discorsi che ho fatto in bacheca ;-).
    Io non avevo accusato franz di malafede semmai mi ero complimentata che fosse cambiato (quando posterà anche la benedetti non lo attaccherò più giuro).
    Raos quando vuole è bravissimo ;-)
    georga

  41. andrea barbieri il 11 ottobre 2005 alle 16:37

    Lo so Georgia, ma mi sa che a forza di troll i nervi sono ancora scoperti e basta poco per sentirsi imputati.

  42. georgia il 11 ottobre 2005 alle 17:27

    si però “gli rispondi pure” è stata una uscita bruttina per niente spiritosa, alquanto maschilista, e sintomo di altro, ringrazio quindi simona che lo ha capito.
    E poi è una storia vecchia quella dei troll, cioè il fatto che avessero preso me per un troll fin dall’inizo, eppure raos era anche venuto nel mio blog ai tempi in cui mi ero complimentata con lui per un bellissimo saggio di federica fusco che aveva postato
    Beh io non sono per niente suscettibile, e poi mi interessano cose molto più serie (ma non seriose) che il comportamento degli altri nei miei confronti personali, però il fatto di avermi considerata inaffidabile, dalla moderazione al “Le rispondi pure” dovrebbe essere spiegata prima o poi.
    Perchè mi si è vista come un soggetto pericoloso?
    Diciamo che ivan è stato il più volgare e il più maldestro con le parole, ma non era quello in fondo, a parte due o tre componenti più aperti e intelligenti, il comune sentire del blog?
    Atteggiamento legittimo per carità, ma per me incomprensibile visto che, tutto sommato, sono una estimatrice, da sempre, non solo della prima NI ma pure della seconda e non ne ho mai fatto mistero;-)
    Lo dico non per far polemica, ma perchè credo che questo comportamento un po’ di chisura da provinciali (chiaramente non limitato alla sola georgia) sia il motivo principale che ha impedito alla lista di decollare fin da subito.
    Ad ogni modo ora, e l’ho già detto, mi sembra che NI abbia superato la nuttata e che inizi a godere di ottima salute. Complimenti quindi anche a chi ha resistito, e non si è arreso, nei momenti più difficili
    georgia

  43. andrea barbieri il 11 ottobre 2005 alle 18:15

    Eddai, perdona…
    Cavolo ho scoperto ora che La Giardiniera frequenta i miei stessi blog fumettistici (gipiani).

  44. helena janeczek il 11 ottobre 2005 alle 19:31

    Vedo che in questo thread le stesse cose di sotto e quindi riposto il commento lasciato in bacheca:

    “Sono, da sempre, al cento per cento d’accordo col discorso che il tono non è secondario, accessorio ecc. Ma a volte non è solo il tono. Qui, mi pare siamo ormai fuorissimo, e solo la più classica logica da asilo mariuccia pensa di risolverla col classico “ha cominciato prima x…”
    Allora, io mi sgomento e- cosa rara- pure mi incazzo nel vedere che il rialzo all’insulto sia cosa così automatica. Anche perché ci ho messo, scusate, un po’ di lavoro e sforzo a credere io per prima nel rilancio di questo blog e poi cercare di far arrivare e condividere lo slancio cogli altri. Quindi ritrovare subito questo classico clima di merda da rissa virtuale mi fa venire l’orticaria (quella di genna,se volete, che infatti ha chiuso i commenti da tempo).
    Fuori dai denti: ho stima di Ivan, ma non mi è piaciuto il commento rivolto a Georgia, ma non mi piace nemmeno, proprio per nulla che Georgia gli dia tranquillamente del pazzo megalomane che per giunta vuole solo farsi pubblicità.
    BASTA! “



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