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	Commenti a: Dalla Francia : rischio di pandemia	</title>
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		<title>
		Di: cippa		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/10/15/dalla-francia-rischio-di-pandemia/#comment-17914</link>

		<dc:creator><![CDATA[cippa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Dec 2005 15:31:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ciao a todos]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ciao a todos</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: ALEXIOS		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/10/15/dalla-francia-rischio-di-pandemia/#comment-16184</link>

		<dc:creator><![CDATA[ALEXIOS]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Nov 2005 14:27:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Zangrando mi fa ridere: di quale &quot;Umiltà nel riconoscere la grandezza altrui&quot; sta parlando?
Per fare un esempio, dopo la SCONFITTA nella Seconda Guerra Mondiale, invece di pensare a ricostruire il Paese, abbiam perso sessant&#039;anni di tempo a mostrare che un pò - in fondo - la guerra l&#039;avevamo vinta anche noi, e che i vari &quot;partigiani Johnny&quot; erano meglio di tutto quello che era uscito dal Ventennio fascista (in quei 20 anni Pirandello e Grazia Deledda han vinto il premio Nobel, ricordate?).
Così, come molti di voi sapranno, un Ungaretti - che non ha mai rinnegato il suo passato da patriota interventista - non ha mai vinto un premio Nobel, che invece è andato al ben più nullo Quasimodo - il cui unico merito era avere una tessera di partito.... ma non era quella fascista!
Tashtego ha ragione da vendere su molti aspetti dell&#039;americanizzazione, ma il &quot;servilismo culturale&quot; ha radici molto profonde, che vanno ricercate nel PCI come nella Democrazia Cristiana,e questo non va dimenticato!
Gli scrittori Tedeschi, austriaci e svizzero-tedeschi si sentono parte di un&#039;unica grande famiglia culturale, così come il Sud America di lingua spagnola o i paesi di lingua francese (Québec, Belgio, Senegal ecc.) mentre noi abbiam lasciato che l&#039;Università di Mogadiscio (l&#039;unica di lingua italiana al di fuori della nostra Repubblica, assieme all&#039;USI) sparisse nel 1991 senza che nessuno battesse ciglio...
Tutto questo - te lo ripeto, caro Zangrando - non ha nulla a che vedere con una notra presunta &quot;umiltà intrinseca&quot;.
Difendere la propria lingua e la propria cultura (e di conseguenza i suoi prodotti più disparati) è solo un fatto di sapersi valorizzare!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Zangrando mi fa ridere: di quale &#8220;Umiltà nel riconoscere la grandezza altrui&#8221; sta parlando?<br />
Per fare un esempio, dopo la SCONFITTA nella Seconda Guerra Mondiale, invece di pensare a ricostruire il Paese, abbiam perso sessant&#8217;anni di tempo a mostrare che un pò &#8211; in fondo &#8211; la guerra l&#8217;avevamo vinta anche noi, e che i vari &#8220;partigiani Johnny&#8221; erano meglio di tutto quello che era uscito dal Ventennio fascista (in quei 20 anni Pirandello e Grazia Deledda han vinto il premio Nobel, ricordate?).<br />
Così, come molti di voi sapranno, un Ungaretti &#8211; che non ha mai rinnegato il suo passato da patriota interventista &#8211; non ha mai vinto un premio Nobel, che invece è andato al ben più nullo Quasimodo &#8211; il cui unico merito era avere una tessera di partito&#8230;. ma non era quella fascista!<br />
Tashtego ha ragione da vendere su molti aspetti dell&#8217;americanizzazione, ma il &#8220;servilismo culturale&#8221; ha radici molto profonde, che vanno ricercate nel PCI come nella Democrazia Cristiana,e questo non va dimenticato!<br />
Gli scrittori Tedeschi, austriaci e svizzero-tedeschi si sentono parte di un&#8217;unica grande famiglia culturale, così come il Sud America di lingua spagnola o i paesi di lingua francese (Québec, Belgio, Senegal ecc.) mentre noi abbiam lasciato che l&#8217;Università di Mogadiscio (l&#8217;unica di lingua italiana al di fuori della nostra Repubblica, assieme all&#8217;USI) sparisse nel 1991 senza che nessuno battesse ciglio&#8230;<br />
Tutto questo &#8211; te lo ripeto, caro Zangrando &#8211; non ha nulla a che vedere con una notra presunta &#8220;umiltà intrinseca&#8221;.<br />
Difendere la propria lingua e la propria cultura (e di conseguenza i suoi prodotti più disparati) è solo un fatto di sapersi valorizzare!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/10/15/dalla-francia-rischio-di-pandemia/#comment-14121</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Oct 2005 11:23:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[forte! :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>forte! :-)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/10/15/dalla-francia-rischio-di-pandemia/#comment-14119</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Oct 2005 10:35:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Puem Maslowien detto de la piramide

Bisogni fisiologici : 

l&#039;est que si l&#039;homme (ou fimina)
tenet la panza plena
puè devenir escriba
ou al maximo serena
.
Bisogni di sicurezza :

o si &#039;ndifeso in lotte
nun tenet une curasse
puè far lu metronott
et viver sine lasse

Bisogno di appartenenza :

mais alors comme n&#039;indiano
s&#039;encontra colli otros
e tenet cumentario
sul sito des autores


.
Bisogno di stima :

et si nun baste encore
tout ce bailamme et force
lui resterait l&#039;amour
du mismo et de lu stiss

Bisogno di auto realizzazione :

enfin sin piramide
au moins tenet patente
et si l&#039;est inteligente
se parla cull&#039;amis

A questi cinque livelli si aggiunge il &quot;Bisogno di trascendenza&quot; inteso come tendenza ad andare oltre se stessi, per sentirsi parte di una realtà più vasta, cosmica o divina .

Mon Dieu oh la madonna
cum tutos santos en coro
nun parlo de lu balun
mais d&#039;angel n pili d&#039;oro]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Puem Maslowien detto de la piramide</p>
<p>Bisogni fisiologici : </p>
<p>l&#8217;est que si l&#8217;homme (ou fimina)<br />
tenet la panza plena<br />
puè devenir escriba<br />
ou al maximo serena<br />
.<br />
Bisogni di sicurezza :</p>
<p>o si &#8216;ndifeso in lotte<br />
nun tenet une curasse<br />
puè far lu metronott<br />
et viver sine lasse</p>
<p>Bisogno di appartenenza :</p>
<p>mais alors comme n&#8217;indiano<br />
s&#8217;encontra colli otros<br />
e tenet cumentario<br />
sul sito des autores</p>
<p>.<br />
Bisogno di stima :</p>
<p>et si nun baste encore<br />
tout ce bailamme et force<br />
lui resterait l&#8217;amour<br />
du mismo et de lu stiss</p>
<p>Bisogno di auto realizzazione :</p>
<p>enfin sin piramide<br />
au moins tenet patente<br />
et si l&#8217;est inteligente<br />
se parla cull&#8217;amis</p>
<p>A questi cinque livelli si aggiunge il &#8220;Bisogno di trascendenza&#8221; inteso come tendenza ad andare oltre se stessi, per sentirsi parte di una realtà più vasta, cosmica o divina .</p>
<p>Mon Dieu oh la madonna<br />
cum tutos santos en coro<br />
nun parlo de lu balun<br />
mais d&#8217;angel n pili d&#8217;oro</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/10/15/dalla-francia-rischio-di-pandemia/#comment-14118</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Oct 2005 10:03:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#062; io sono un autore, e personalmente sono preoccupato soprattutto per la mia sopravvivenza (come autore)

Io non sono preoccupato per la tua sopravvivenza come autore, eviterò comunque di interferire dal momento che si passa al livello n-1 della piramide di Maslow. Auguri!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&gt; io sono un autore, e personalmente sono preoccupato soprattutto per la mia sopravvivenza (come autore)</p>
<p>Io non sono preoccupato per la tua sopravvivenza come autore, eviterò comunque di interferire dal momento che si passa al livello n-1 della piramide di Maslow. Auguri!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/10/15/dalla-francia-rischio-di-pandemia/#comment-14116</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Oct 2005 09:28:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ben detto e soprattutto ben pensato
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ben detto e soprattutto ben pensato<br />
effeffe</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giacomo Sartori		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/10/15/dalla-francia-rischio-di-pandemia/#comment-14115</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Oct 2005 09:23:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Personalmente trovo questo dibattito estremamente stimolante. Secondo me sono venute fuori - per paradosso qua e là partendo da delle schermaglie personali di per sè molto poco interessanti - alcuni problemi/temi chiave. Citarli tutti, e ricucirli ci vorrebbe molto tempo e molto spazio. E poi io lo farei dal mio punto di vista, che è un punto di vista molto empirico: io sono un autore, e personalmente sono preoccupato soprattutto per la mia sopravvivenza (come autore). Della mia sopravvivenza - che dopo quasi quindici anni di rapporti molto difficili con il &quot;mondo letterario&quot; italiano sento molto in pericolo - e naturalmente di quella degli altri autori italiani e non che mi interessano e stimolano, della mia idea della scrittura. Direi che devo occuparmi di queste cose - io che sono già molto preso dalla mia attività scientifica, che mi serve per vivere ma anche mi appassiona, e che tutto il resto del mio tempo lo dedico a leggere e all&#039;unica cosa che, in questo ambito, mi sembra di saper fare bene, scrivere racconti e romanzi - perchè non posso farne a meno, per vedere se riesco a scrivere i libri che voglio scrivere, se riesco a farli circolare , se riesco appunto a sopravvivere (come autore) e far sopravvivere i tipi di narrativa che mi interessano. Ma molti di voi, per formazione e lavoro e interessi e intelletto, lo farebbero molto meglio di me, e vi cedo volentieri il compito. 
Ma appunto, per andare più in profondità, ci vuole tempo e ci vuole spazio. Ci vuole un po&#039; d&#039;ordine, nel senso di concentrarsi a sviscerare un argomento o un fascio di argomenti per volta, evitando l&#039;inevitabile zigzagamento di palo in frasca, e le polemicucce, di un dialogo come questo. Ci vorrebbe apertura e ariosità, nel senso di bandire le schermaglie e di interpellare altre voci che possano apportare contributi utili. Ci vorrebbe un minimo di visibilità, appunto per poter attrarre altre voci. Non so come questo potrebbe concretizzarsi. Credo però che sarebbe l&#039;unico modo per districarsi dal magma dalla superficialità dominante (il dramma è questa superficialità che ci contamina tutti, parliamoci chiaro, se non altro come carenza di informazioni di prima mano e affidabili: molte affermazioni nel dialogo che precede sono false, adesso non sto lì a fare degli esempi, e la cosa interessante è che in molti casi vengono smentite dall&#039;intervenente di turno che è ferrato in quel dato dominio), per incidere un minimo. Credo che il problema di NI, per come vedo io le cose, stia qui. Come non limitarsi a citare i problemi, con formule che presto si fossilizzano e si ripetono all&#039;infinito (le grosse case editrici cattive, i piccoli editori buoni, il mercato che ...), come essere nello stesso tempo più concreti e meno in balia della banalizzazione che deprechiamo. Ma credo che siete e siamo (intendo, io in quanto persona che vi segue) qui per questo, che è quello che vogliamo, quello che ci unisce.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Personalmente trovo questo dibattito estremamente stimolante. Secondo me sono venute fuori &#8211; per paradosso qua e là partendo da delle schermaglie personali di per sè molto poco interessanti &#8211; alcuni problemi/temi chiave. Citarli tutti, e ricucirli ci vorrebbe molto tempo e molto spazio. E poi io lo farei dal mio punto di vista, che è un punto di vista molto empirico: io sono un autore, e personalmente sono preoccupato soprattutto per la mia sopravvivenza (come autore). Della mia sopravvivenza &#8211; che dopo quasi quindici anni di rapporti molto difficili con il &#8220;mondo letterario&#8221; italiano sento molto in pericolo &#8211; e naturalmente di quella degli altri autori italiani e non che mi interessano e stimolano, della mia idea della scrittura. Direi che devo occuparmi di queste cose &#8211; io che sono già molto preso dalla mia attività scientifica, che mi serve per vivere ma anche mi appassiona, e che tutto il resto del mio tempo lo dedico a leggere e all&#8217;unica cosa che, in questo ambito, mi sembra di saper fare bene, scrivere racconti e romanzi &#8211; perchè non posso farne a meno, per vedere se riesco a scrivere i libri che voglio scrivere, se riesco a farli circolare , se riesco appunto a sopravvivere (come autore) e far sopravvivere i tipi di narrativa che mi interessano. Ma molti di voi, per formazione e lavoro e interessi e intelletto, lo farebbero molto meglio di me, e vi cedo volentieri il compito.<br />
Ma appunto, per andare più in profondità, ci vuole tempo e ci vuole spazio. Ci vuole un po&#8217; d&#8217;ordine, nel senso di concentrarsi a sviscerare un argomento o un fascio di argomenti per volta, evitando l&#8217;inevitabile zigzagamento di palo in frasca, e le polemicucce, di un dialogo come questo. Ci vorrebbe apertura e ariosità, nel senso di bandire le schermaglie e di interpellare altre voci che possano apportare contributi utili. Ci vorrebbe un minimo di visibilità, appunto per poter attrarre altre voci. Non so come questo potrebbe concretizzarsi. Credo però che sarebbe l&#8217;unico modo per districarsi dal magma dalla superficialità dominante (il dramma è questa superficialità che ci contamina tutti, parliamoci chiaro, se non altro come carenza di informazioni di prima mano e affidabili: molte affermazioni nel dialogo che precede sono false, adesso non sto lì a fare degli esempi, e la cosa interessante è che in molti casi vengono smentite dall&#8217;intervenente di turno che è ferrato in quel dato dominio), per incidere un minimo. Credo che il problema di NI, per come vedo io le cose, stia qui. Come non limitarsi a citare i problemi, con formule che presto si fossilizzano e si ripetono all&#8217;infinito (le grosse case editrici cattive, i piccoli editori buoni, il mercato che &#8230;), come essere nello stesso tempo più concreti e meno in balia della banalizzazione che deprechiamo. Ma credo che siete e siamo (intendo, io in quanto persona che vi segue) qui per questo, che è quello che vogliamo, quello che ci unisce.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Wovoka		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/10/15/dalla-francia-rischio-di-pandemia/#comment-14104</link>

		<dc:creator><![CDATA[Wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Oct 2005 19:14:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#062; Che i prossimi maestri vengano via via percepiti come tali e raggiungano la visibilità che meritano, in Italia e all’estero, dipende anzitutto da noi 

Urca, dal &quot;taste maker&quot; al &quot;master maker&quot; ... forse un po&#039; di cristiana rassegnazione non guasterebbe ;-)

(Gli sembra permesso sprecare una vita in problemi, la cui soluzione potrebbe in fondo essere importante solo per colui a cui fosse assicurata un&#039;eternità. All&#039;intorno fissano lo sguardo su di lui, l&#039;erede di poche ore, i più spaventosi precipizi, ogni passo gli dovrebbe ricordare: a che scopo? verso dove? da dove? Ma la sua anima si infiamma davanti al compito di contare gli stami di un fiore ... [Nietzsche]).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&gt; Che i prossimi maestri vengano via via percepiti come tali e raggiungano la visibilità che meritano, in Italia e all’estero, dipende anzitutto da noi </p>
<p>Urca, dal &#8220;taste maker&#8221; al &#8220;master maker&#8221; &#8230; forse un po&#8217; di cristiana rassegnazione non guasterebbe ;-)</p>
<p>(Gli sembra permesso sprecare una vita in problemi, la cui soluzione potrebbe in fondo essere importante solo per colui a cui fosse assicurata un&#8217;eternità. All&#8217;intorno fissano lo sguardo su di lui, l&#8217;erede di poche ore, i più spaventosi precipizi, ogni passo gli dovrebbe ricordare: a che scopo? verso dove? da dove? Ma la sua anima si infiamma davanti al compito di contare gli stami di un fiore &#8230; [Nietzsche]).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/10/15/dalla-francia-rischio-di-pandemia/#comment-14102</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Oct 2005 17:32:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2005/10/15/dalla-francia-rischio-di-pandemia/#comment-14102</guid>

					<description><![CDATA[non hai bisogno di scusarti zangandro.
sul resto dico: azz, denso! me lo leggo con calma domani.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non hai bisogno di scusarti zangandro.<br />
sul resto dico: azz, denso! me lo leggo con calma domani.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: zangrando		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/10/15/dalla-francia-rischio-di-pandemia/#comment-14099</link>

		<dc:creator><![CDATA[zangrando]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Oct 2005 15:53:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[No che non sbagli, Gianni!
Scusami Tashtego, non volevo offenderti, &quot;superdurbans&quot; è stata una mia caduta: è che, superata una certa soglia di stima, a volte sono tentato da appellativi canzonatori, tanto più se il mio interlocutore provoca: forse è una debolezza, una reazione psicologica per recuperare la giusta distanza.
Dunque, benché io non abbia le qualità e i saperi per concepire una visione generale della cultura come quella di Tashtego (e forse non ne ho nemmeno l&#039;età), credo di poter affermare quanto segue.
Quello che a me pare sia accaduto, non so se &quot;a causa&quot; dell&#039;Involuzione Culturale di matrice statunitense degli anni ottanta o complementarmente alla medesima influenza, è un corto circuito, una rottura, uno svarione nel meccanismo della tradizione, della trasmissione dei saperi, insomma del passaggio del testimone dai maestri agli allievi che ha sempre costituito, in forma di solidarietà e di conflitto al tempo stesso, il meccanismo progressivo della cultura umana. Di primo acchito, infatti, non riesco mai a trovare una risposta a interrogativi come: quale artista italiano ha raccolto e rinnovato con risultati eccellenti l&#039;eredità di Fellini? O di Nono? O di Strehler? O di Sapegno? O di Gadda? Oppure, tornando all&#039;editoria: com&#039;è che sulle poltrone dirigenziali di molte grandi case editrici siedono persone che perlopiù non sono affatto eredi degni di chi li ha preceduti? Insomma, che cos&#039;è successo a un certo punto, ossia dopo la democratizzazione del Sessantotto, al meccanismo della tradizione? E&#039; da qui che nascono molte mie perplessità verso gli aspetti controproducenti del Sessantotto, che ha fatto sì che oggi diversi posti strategici della cultura siano in mano a gente mediocre, per niente all&#039;altezza dei propri predecessori.
Tuttavia, se da un lato sono persuaso che in generale il nostro tempo sia sfavorevole alla formazione di grandi personalità nei vari campi della cultura, come se il genio umano avesse rivolto altrove le proprie risorse (alla tecnologia in senso stretto, soprattutto), dall&#039;altro sono altrettanto convinto che, nella generazione di mezzo alla quale tutti voi tra i 35/40 e i 55 appartenete e che per ora, secondo me, non annovera in sé dei veri e propri maestri, si vadano tuttavia formando nuove personalità, che quindi qualcuno stia effettivamente &quot;diventando&quot; un maestro, anche se è presto per dirlo e soprattutto non siamo noi, non ancora, a doverlo riconoscere. Credo infatti che oggi i tempi di crescita e di maturazione delle grandi personalità dell&#039;arte e della cultura siano più lenti di un tempo, benché questo accada parallelamente a un giovanilismo estremo nella promozione mercantile dei nuovi talenti. Ma quest&#039;ultimo aspetto è ancora una volta uno dei peggiori effetti collaterali del Sessantotto, ossia uno dei modi in cui i suoi esponenti meno raccomandabili rimangono attaccati alla giovinezza e ai suoi miti. Il problema è che nel frattempo continuano ad essere questi ultimi, insieme con i figli meno raccomandabili degli anni ottanta, a dettar legge nell&#039;establishment. O no?
Concludo. Che i prossimi maestri vengano via via percepiti come tali e raggiungano la visibilità che meritano, in Italia e all&#039;estero, dipende anzitutto da noi scrittori intellettuali artisti delle ultime generazioni, dalla nostra umiltà nel riconoscere la grandezza altrui anziché sgomitare per affermarne una nostra che magari neppure esiste, dalla nostra giusta presunzione di poter costituire una nuova élite senza la quale nessuna nuova cultura democratica potrà generarsi, e poi dalla nostra capacità di instaurare un dialogo diretto con i maestri del passato che negli ultimi venti o trent&#039;anni sono stati misconosciuti o dimenticati, valorizzando al tempo stesso chi, tra i nostri immediati predecessori, sia rimasto nell&#039;ombra a vantaggio dei mediocri, nonni o padri che siano, che hanno diretto le orchestrine offenbachiane nell&#039;operetta culturale italiana degli ultimi decenni.
Perdonatemi la lunghezza!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>No che non sbagli, Gianni!<br />
Scusami Tashtego, non volevo offenderti, &#8220;superdurbans&#8221; è stata una mia caduta: è che, superata una certa soglia di stima, a volte sono tentato da appellativi canzonatori, tanto più se il mio interlocutore provoca: forse è una debolezza, una reazione psicologica per recuperare la giusta distanza.<br />
Dunque, benché io non abbia le qualità e i saperi per concepire una visione generale della cultura come quella di Tashtego (e forse non ne ho nemmeno l&#8217;età), credo di poter affermare quanto segue.<br />
Quello che a me pare sia accaduto, non so se &#8220;a causa&#8221; dell&#8217;Involuzione Culturale di matrice statunitense degli anni ottanta o complementarmente alla medesima influenza, è un corto circuito, una rottura, uno svarione nel meccanismo della tradizione, della trasmissione dei saperi, insomma del passaggio del testimone dai maestri agli allievi che ha sempre costituito, in forma di solidarietà e di conflitto al tempo stesso, il meccanismo progressivo della cultura umana. Di primo acchito, infatti, non riesco mai a trovare una risposta a interrogativi come: quale artista italiano ha raccolto e rinnovato con risultati eccellenti l&#8217;eredità di Fellini? O di Nono? O di Strehler? O di Sapegno? O di Gadda? Oppure, tornando all&#8217;editoria: com&#8217;è che sulle poltrone dirigenziali di molte grandi case editrici siedono persone che perlopiù non sono affatto eredi degni di chi li ha preceduti? Insomma, che cos&#8217;è successo a un certo punto, ossia dopo la democratizzazione del Sessantotto, al meccanismo della tradizione? E&#8217; da qui che nascono molte mie perplessità verso gli aspetti controproducenti del Sessantotto, che ha fatto sì che oggi diversi posti strategici della cultura siano in mano a gente mediocre, per niente all&#8217;altezza dei propri predecessori.<br />
Tuttavia, se da un lato sono persuaso che in generale il nostro tempo sia sfavorevole alla formazione di grandi personalità nei vari campi della cultura, come se il genio umano avesse rivolto altrove le proprie risorse (alla tecnologia in senso stretto, soprattutto), dall&#8217;altro sono altrettanto convinto che, nella generazione di mezzo alla quale tutti voi tra i 35/40 e i 55 appartenete e che per ora, secondo me, non annovera in sé dei veri e propri maestri, si vadano tuttavia formando nuove personalità, che quindi qualcuno stia effettivamente &#8220;diventando&#8221; un maestro, anche se è presto per dirlo e soprattutto non siamo noi, non ancora, a doverlo riconoscere. Credo infatti che oggi i tempi di crescita e di maturazione delle grandi personalità dell&#8217;arte e della cultura siano più lenti di un tempo, benché questo accada parallelamente a un giovanilismo estremo nella promozione mercantile dei nuovi talenti. Ma quest&#8217;ultimo aspetto è ancora una volta uno dei peggiori effetti collaterali del Sessantotto, ossia uno dei modi in cui i suoi esponenti meno raccomandabili rimangono attaccati alla giovinezza e ai suoi miti. Il problema è che nel frattempo continuano ad essere questi ultimi, insieme con i figli meno raccomandabili degli anni ottanta, a dettar legge nell&#8217;establishment. O no?<br />
Concludo. Che i prossimi maestri vengano via via percepiti come tali e raggiungano la visibilità che meritano, in Italia e all&#8217;estero, dipende anzitutto da noi scrittori intellettuali artisti delle ultime generazioni, dalla nostra umiltà nel riconoscere la grandezza altrui anziché sgomitare per affermarne una nostra che magari neppure esiste, dalla nostra giusta presunzione di poter costituire una nuova élite senza la quale nessuna nuova cultura democratica potrà generarsi, e poi dalla nostra capacità di instaurare un dialogo diretto con i maestri del passato che negli ultimi venti o trent&#8217;anni sono stati misconosciuti o dimenticati, valorizzando al tempo stesso chi, tra i nostri immediati predecessori, sia rimasto nell&#8217;ombra a vantaggio dei mediocri, nonni o padri che siano, che hanno diretto le orchestrine offenbachiane nell&#8217;operetta culturale italiana degli ultimi decenni.<br />
Perdonatemi la lunghezza!</p>
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