Catena di Sanlibero 306

18 ottobre 2005
Pubblicato da

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riccardo orioles
La Catena di San Libero
17 ottobre 2005 n. 306
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Preliminare 1. Sara’ l’Australia il primo paese occidentale a vietare
formalmente gli scioperi dei lavoratori. L’annuncio e’ stato dato dal
primo ministro John Howard e sta suscitando un dibattito alquanto aspro
nel paese. “E’ una riforma”, sostiene la destra. “Ma forse tutto sommato
sarebbe giusto che pure i lavoratori ogni tanto potessero avere anche
qualche diritto” obbietta pensosamente la sinistra. La “riforma” in ogni
caso prevede il licenziamento senza giusta causa per le aziende sotto i
cento dipendenti, la possibilita’ di dichiarare illegali gli scioperi
che il governo considera dannosi, contratti personali e non di
categoria, contrattazione individuale anche su ferie e orario di lavoro.
Quanto al sindacato, gli verra’ semplicemente vietato l’ingresso nelle
aziende dove non e’ gia’ presente ora.

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Preliminare 2. Der Grosse Inkiuken. La sinistra – fra socialdemocratici,
verdi e nuova sinistra di Lafontaine – avrebbe la maggioranza dei seggi,
ma il governo di sinistra, moderata o radicale che sia, non si fara’. Si
fara’ invece una Grande Coalizione fra socialdemocratici e
democristiani, lasciando fuori le due estreme di destra (dove sono
nazisti e sono quattro gatti) e di sinistra (dove sono democratici e
hanno il dieci per cento dei voti). I ministeri verranno spartiti fra
ex-centrodestra ed ex- centrosinistra, secondo il Kenkellimanual, e la
politica economica continuera’ a essere lasciata sostanzialmente in mano
alle imprese (che stanno gia’ delocalizzando tutto). Pieno impiego per
quasi tutto il personale politico, liberato nel suo complesso
dall’incubo dell’opposizione.

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Situazione. Adesso i partiti sono tre, il centro, la sinistra e la
destra. La sinistra, ne abbiamo parlato tante volte, e comunque ha il
grande merito di non avere piu’ a capo D’Alema. La destra consiste nei
leghisti (gli unici motivati: o al balcone, o al muro) e in
numerosissimi commercialisti, avvocati, cavalieri d’industria e cumenda
che per una volta nella loro vita hanno avuto il culo terrificante di
Salire in Alto: un evento irripetibile come la congiunzione di Marte e
Mercurio in Giove, per difendere il quale sono disposti a tutto e anche
a qualcosa di piu’. Il centro, va sans dire, c’est la Dc. Ma e’ una Dc
frammentata, come quei personaggi dei vecchi cartoni animati che si
dividevano in cento se stessi piccolissimi, ciascuno dei quali si
agitava freneticamente persuaso di essere il se stesso unico e vero.

Le strategie: per la destra, tenere. Tenere, sopravvivere, rinchiudersi
in Salo’, diventar papalini, farsi buddisti, chiamare Erode, aspettare
E.T. – qualunque cosa, pur di restare la’, di non abbandonare le
poltrone. E che cosa potrebbe fare un Calderoli, nella vita? La Russa,
almeno, tornerebbe a fare l’avvocato di Ligresti. Non e’ la piu’
sofisticata delle strategie ma non e’ neanche da buttar via, perche’ non
nasce dal cervello ma dalle darwiniane viscere profonde. Avete presente
un bambino all’ottavo mese e mezzo che vuole disperatamente non essere
espulso dalla mamma? Ecco, quello li’. Per Berlusconi non c’e’ problema
– puo’ sempre emigrare all’estero – ma gli altri? La maggior parte, e’
tanto se riuscirebbero a esulare fino a Pavia. E la Finanza ha le
braccia lunghe, e cosi’ le Procure.

La sinistra, nella quale noi del chiamiamolo “movimento” (societa’
civile, cococo’, girotondini, pacifisti, base: insomma, il
dieci-quindici per cento di questo allegro paese) per nostra colpevole
cacioneria non siamo rappresentati, oscilla fra i gesuiti di buone e
civili letture come Fassino e i socialisti lombardiani come Bertinotti.
Poi c’e’ Di Pietro che sogna di coronare il sogno della sua vita,
comprendente il cav. Berlusconi Silvio e un’affollata cerimonia in una
pubblica piazza. C’e’ Diliberto e Cossutta, che approfittano
sfacciatamente dell’assenza di Karl Marx. C’e’ Pecoraro dei Verdi, c’e’
Ernesto (sarebbe la corrente purodurista di Rifondazione, che ogni volta
che vede Prodi lo misura accuratamente e ne calcola il peso). C’e’
Prodi, naturalmente, a cui per punizione dei suoi trascorsi peccati
(licenzio’ migliaia di operai all’Alfasud) e’ toccato infine d’essere
odiato dai padroni in quanto communista. Al seguito, migliaia di
politici minori, amministratori (in genere buoni), giornalisti (in
genere scialbi), funzionari, giu’ giu’ fino ai militanti semplici di
base.

A livello di questi ultimi la statura morale s’innalza bruscamente e
possiamo dire che abbiamo ancora una bella sinistra – quella per la
strada – ed e’ un vero peccato che si debba affidarla a una dirigenza
tanto sgangherata. Ma parlavamo di strategie. Quella della sinistra e’,
in alto, di amministrare; in basso, di salvarsi dalla terrificante
catastrofe che s’e’ gia’ ingoiata gran parte dei giovani e degli operai
e sta digerendosi adesso con tutta tranquillita’ il ceto medio.
Purtroppo per loro, il politico piu’ ammirato dai loro dirigenti e’
Blair. Purtroppo per i dirigenti, pero’, essi non hanno piu’ uno
strumento di controllo sociale com’era (insieme ai suoi molti meriti) il
sindacato degli anni Settanta. Quindi, se vorranno blaireggiare,
blaireggeranno: ma bisogna vedere quanto li lascera’ blaireggiare in
pace la loro base, o almeno una seria parte di essa.

Che probabilita’ hanno le altre due forze di veder realizzate le loro
strategie? Ben poche. Nessuna destra e’ mai riuscita a sopravvivere
nelle condizioni di quella di ora. Immaginate Hitler circondato non
dagli americani e sovietici ma dai brasiliani da una parte e dalle
truppe del Regno di Napoli dall’altra. Sarebbe durato di piu’, e questo
gli avrebbe dato anche una certa illusione. Ma se il nemico fosse
comunque giunto alla periferia di Berlino, la situazione sarebbe stata
insanabile lo stesso: questione di tempo. Berlusconi non ha di fronte
Zukov e nemmeno l’Ottava Armata. Ma, al punto in cui ormai e’, bastano
Fassino e Rutelli. Tutto quel che puo’ ottenere, non tanto lui (che e’
sempre il nuovo Agnelli d’Italia, e puo’ comandare in tanti altri modi)
quanto i suoi piu’ derelitti seguaci, e’ un bel Gotterdammerung finale.
Da questo punto di vista, occhio ai “terroristi islamici” e a tutto cio’
che si potra’ muovere prima delle elezioni.

Infine, la Dc: l’esperta Dc, l’abile Dc, la furbissima Dc. Secondo me,
sia la Dc di destra che quella di sinistra hanno perso i tempi. Rutelli
e’ riuscito solo a logorare Prodi, non a sostituirlo. Un po’ come
Mastella, che ogni volta che incontra qualcuno gli grida “Communista!”
ma solo perche’ vuole le cento lire. Quello mette la mano in tasca,
gliele da’ e poi continua per la sua strada. Insomma, se vuoi venderti
il “moderato” te lo puoi vendere una volta, o la va o la spacca; non ci
puoi campare per mestiere. A destra, la riscossa Dc e’ dovuta quasi
esclusivamente a Follini; Casini al casino nel Polo in effetti ha
contribuito ben poco; anche qui (basta scendere a vedere i Dc siciliani
per capirlo) minacciare di fare la Dc e’ molto meglio che farla per
davvero. E poi, con chi? Il vero leader politico del partito “cattolico”
c’e’ gia’, ed e’ Ruini. Ruini non avrebbe mai lasciato crescere Sturzo o
De Gasperi, figurarsi Rutelli e Follini. Personalmente, in queste cose
mi fido di piu’ dei cardinali che, essendo atei, non rischiano – a
differenza di molti politici – di far cazzate per fanatismo coglione.
(Di Fini e’ inutile parlare perche’ non esiste).

Insomma, dopo le elezioni (o “elezioni”: ancora non si sa) ci sara’
confusione. I cococo’ rideranno, balleranno, applaudiranno Prodi e
Fassino e poi cominceranno a…

..A pretendere, signora mia. Sapesse come pretendono tutti quanti.
Pretendono. E ahime’, com’e’ rovinata l’economia… A questo punto
tornate al Preliminare 1 e al Preliminare 2, e la partita ricomincera’
daccapo.

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Ancora non e’ chiaro se fra qualche mese si va a votare o semplicemente
a “votare”. Le virgolette non sono per il proporzionale (un modo come un
altro, a parte che mentre si gioca a poker non e’ elegante dire: “Da
questo momento si sta giocando a canasta, percio’ sai dove puoi
ficcarteli i tuoi quattro assi!”) ma per il proporzionale corretto. La
“correzione” infatti riguarda una cosa semplicissima, che nessun altro
al mondo ha avuto finora la genialita’ di trovare, e cioe’: “Puoi
votare solo ed esclusivamente per il candidato che ti indica il tuo
partito”. Cioe’ non puoi piu’ scegliere fra il numero uno (Almirante) e
il numero 47 (ovviamente, La Morte) o fra il numero 1 (Pannella Giacinto
detto Marco) e il numero 31 (Cicciolina). No, niente piu’ capricci, e
men che mai voti di protesta: devi votare solo ed esattamente come
vogliono loro. Cioe’, se sono a Gallipoli debbo votare per forza… non
oso neanche dirlo.

Beh, il sistema puo’ essere ancora perfezionato, ma di poco. Ci sono
troppi partiti. Uno sarebbe sufficiente. La destra, un tempo, difatti
pensava che uno bastava. Ora concedono che ce ne sia anche piu’ di uno,
purche’ rigidamente tenuto al guinzaglio da gente seria e non da quei
debosciati di elettori.

Ah, i comizi! Ah il voto libero! Ah le elezioni! Li ricorderemo con
nostalgia, come il gelo di melone, piazzale Ostiense coi filobus, le
gemelle Kessler e tante altre dolcissime cose del buon tempo che fu.

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Riciclaggio. Lo sospetta la magistratura svizzera a proposito di ingenti
movimenti di capitali con la copertura di un’azienda televisiva di un
grosso imprenditore italiano, molto vicino a un professionista siciliano
gia’ condannato per reati mafiosi. Indagini in corso.

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Caucaso. Il 13 ottobre un gruppo di uomini armati prende d’assalto
Nalchik, la capitale della Repubblica di Kabardino-Balkaria, a ovest
dell’Ossezia e della Cecenia, e puntualmente i nostri media si svegliano
dal torpore e ricordano che sul mappamondo esiste qualcosa chiamato
Caucaso. Per chi non crede che un complesso intreccio di problemi
geopolitici possa essere rappresentato come uno scontro tra indiani e
cowboys segnaliamo l’attivita’ della Russian-Chechen Friendship Society.
Questa organizzazione non governativa di Niznij Novgorod (la quarta
citta’ della Russia) ha realizzato un centro informativo che raccoglie e
diffonde notizie sul conflitto ceceno, fa attivita’ di riabilitazione e
programmi sanitari per i minori vittime della guerra, azioni di tutela
legale e ricerca di persone disperse e detenute arbitrariamente. Tutto
questo e’ bastato a scatenare una violenza meno scenografica di quella
armata, ma non per questo meno pericolosa.

Le autorita’ russe e i servizi segreti dell’Fsb hanno deciso di far
chiudere i battenti all’organizzazione, e il primo bersaglio e’ stata la
rivista Pravozascita (letteralmente “difesa dei diritti”), indagata per
il suo lavoro di documentazione sulle violazioni dei diritti umani in
Cecenia, che agli occhi delle autorita’ giudiziarie e’ diventato una
“incitazione all’estremismo”. Il fuoco incrociato sulla Ong comprende
anche indagini amministrative e fiscali, maltrattamenti, irruzioni e
perquisizioni senza mandato da parte dell’Fsb. Gli attivisti della Rcfs
sono stati minacciati e intimiditi. L’unica via d’uscita alla morte
annunciata di questa organizzazione e’ il sostegno dell’opinione
pubblica internazionale, che sarebbe molto interessata a questa
non-notizia se ci fossero meno sparatorie in prima serata. [carlo
gubitosa]

Bookmark: http://friendly.narod.ru/2005-1e/indexe.htm

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“I politici cornuti sono! Tutti gli stessi sono! Rossi, gialli, verdi,
celesti, neri azzurri… tutti uguali!”. Enzo Mangion, figlio di
Francesco, braccio destro del boss mafioso Nitto Santapaola, si esprime
cosi’ al telefono con il suo sodale Orazio Grimaldi, mentre gli racconta
quali politici la “famiglia” ha sostenuto. E giu’ un elenco di esponenti
della Margherita, di An, di Forza Italia, dell’Udc, con annessi favori.
È quanto emerge dall’ultima inchiesta della procura di Catania su mafia
e appalti che fa tremare l’amministrazione Scapagnini.

La racconta il mensile “L’isola possibile” nel suo primo numero a
tiratura regionale, nelle edicole siciliane in accoppiata con “il
manifesto”. Nato quattro anni fa, dopo Genova 2001, come strumento del
Social forum etneo, il nuovo periodico mette in rete una serie di
piccole ma battagliere realta’ dell’informazione isolana “sul web,
cartacee, radiofoniche, tv” e tenta l’avventura dell’edicola. Sedici
pagine formato tabloid che si aprono con una “Cuffaro story”, proseguono
con un’inchiesta sugli intrallazzi della Banca agricola popolare di
Ragusa sui quali Bankitalia ha dormito, e continuano con inchieste e
cronache da tutte le province dell’isola. Una scommessa basata sul
volontariato e la militanza, quella dei compagni siciliani, che ancora
una volta dovranno fare i conti con il silenzio dei media regionali e
nazionali sulla nascita di un nuovo giornale e con un mercato
pubblicitario asfittico. [sebastiano gulisano]

Info: redazione@isolapossibile.it

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Istantanee. Lo spettacolo della morte non se lo perde nessuno. Intere
famiglie in balcone, i bambini in prima fila per vedere meglio. In
strada i ragazzi si mischiano agli adulti. Una donna ha un bambino in
braccio di non piu’ di due anni, ha una tuta blu a righe bianche, sei
euro sulle bancarelle, e il ciuccio in bocca. I colpi di pistola li
hanno sentiti tutti, almeno sei, esplosi in mezzo alla folla delle otto
e mezzo di sera. E ora sono li’ a guardare lo spettacolo. Il cadavere
sta a pancia in giu’ in mezzo alla strada, la testa rivolta verso
sinistra e le braccia in alto, come i bambini quando fingono di essere
morti. L’orologio luccica illuminato dalle torce dei poliziotti. Due
rivoli di sangue scendono verso il tombino. Quelli della scientifica
cercano di non calpestarli mentre scattano fotografie da tutte le
angolazioni. Il furgone della polizia mortuaria aspetta a luci accese.
Qualche ora piu’ tardi tutto cio’ che rimane e’ una strada coperta di
segatura. La mattina dopo, tra il lastricato c’e’ ancora sangue. All’
inizio di agosto un ragazzo di ventitre’ anni e’ stato ammazzato nello
stesso modo a pochi metri di distanza. E’ la guerra di camorra. Ma non
siamo a Scampia. Siamo nel centro di Napoli. A quattrocento metri
dall’ufficio del sindaco. [francesco feola]

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Cartolina da Santo Domingo. “Colmado”: e’ l’equivalente della nostra
“botteguccia sotto casa” (in Sicilia si chiamano “putie”), quelle che
tanto-pago-a-fine-mese, con la lista a nome tuo. Dentro ci trovi di
tutto (e ne trovi uno ogni cinquecento metri), dalle saponette ai
liquori, dalla frutta e verdura a tutto lo scatolame possibile. Poi
vino, birra, salumi, formaggi, pane, biscotti, succhi di frutta, uova e
moltissimo altro ancora. Ci sono anche le ricariche telefoniche e i
giornali. In qualcuna anche medicine. La forma e’ sempre la stessa: due
entrate e un grande bancone circolare, tre o quattro persone dietro
pronti a servirti. Sono anche luogo d’incontro alla sera, per una
“cerveza ben fria” o un bicchiere di rum Brugal. [rocco rossitto]

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Cartolina da Rio. Un giorno qualsiasi in una metropoli brasiliana.
Banditi armati di fucili e mitragliette rapinano automobilisti fermi al
semaforo. Quindici uomini assaltano furgone portavalori davanti a un
centro commerciale, tre vigilanti uccisi. All’uscita dallo stadio, un
agente spara due colpi per disperdere la folla, un morto. Lite
condominiale, poliziotto in pensione uccide il vicino a colpi di
pistola. In una favela, bambina ferita alla testa da pallottola
vagante… Il 23 ottobre i brasiliani sono chiamati alle urne per
rispondere a una sola domanda: bisogna vietare il commercio di armi e
munizioni in Brasile? I promotori del referendum, che fanno campagna per
il si’, affermano che la maggior parte degli incidenti con armi da fuoco
avviene per futili motivi. Il comitato del no risponde che la
proibizione non disarma i banditi e lascia il cittadino senza
possibilita’ di difendersi. Il si’ ribatte che, a Rio de Janeiro, delle
90 mila armi sequestrate ai banditi negli ultimi sei anni, il 61%
provenivano da persone senza precedenti penali… E cosi’ via, il
dibattito continua: per i promotori del referendum e’ gia’ un risultato
importante. [luca rossomando]

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Scoperte. E’ stato un viaggiatore napoletano a scoprire la Cina, circa
quattromila anni fa. La prova inconfutabile viene dai ricercatori
dell’Istituto di Geofisica dell’Accademia delle Scienze pechinese che in
un sito del tardo paleolitico a nord-est del Fiume Giallo, non lontano
dal villaggio di Lajia, hanno trovato un vaso di terracotta contenente
un alimento a base di farina dalla caratteristica forma spaghettiforme.
Gli spaghetti, perfettamente conservati, avevano ancora un bel colore
giallo paglierino. Gli scienziati si chiedono con quali strumenti i
cavernicoli di Lajia mangiassero gli spaghetti: non e’ da escludere che
usassero delle rudimentali bacchette di legno o d’osso, poiche’ nessuna
forchetta e’ stata rinvenuta nei paraggi.

Quest’ultimo elemento ha scatenato diverse ipotesi fra gli studiosi:
alcuni ritengono che il napoletano che ha introdotto gli spaghetti in
Cina si sia poi allontanato talmente in fretta dal villaggio (avendone
ancora numerosi altri da evangelizzare) da dimenticare di fornire agli
indigeni lo strumento. Altri pero’ avanzano l’ipotesi di un’improvvisa
fuga dovuta magari all’ostilita’ dei potentati locali, ostili a
qualsiasi forma di progresso.

Gli spaghetti furono ritrovati in Cina molti secoli dopo da Marco Polo,
a un banchetto di Kublai Khan, che nell’occasione gli chiese se per caso
sapesse come si fa la pummarola. Il veneziano, esperto di molte altre
cose ma non di pasta, non seppe che rispondergli. E anzi, tornato in
Europa, divulgo’ la notizia che in Cina si mangiava uno strano tipo di
polenta filiforme, mai vista in nessuno dei suoi numerosi viaggi
all’estero (sempre pero’ limitati al nord di Gaeta). Da cui molti
equivoci, alcuni dei quali durano tuttora.

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Toto’. Iraq (Ansa). Catturato il barbiere di Al Quaeda. Sarebbe quello
che doveva tagliare le barbe degli sceicchi per non farli riconoscere
dai soldati (trama: Gennaro Esposito, rinomato barbiere di
Mergellina…).

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Belushi. I nazisti dell’Illinois – quelli dei Blue Brothers – esistono
davvero e si sono fatti vivi in un sobborgo povero di Chicago con un
minaccioso corteo per la “supremazia bianca”. La gente naturalmente ha
reagito e ne sono nati dei tafferugli.

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Bologna. Tolleranza zero per i numerosi lavavetri abusivi (quasi sempre
extracomunitari e a volte addirittura negri) che ormai da tempo invadono
le vie del capoluogo felsineo. L’allarme, gettato dai consiglieri locali
di Forza Italia, e’ stato prontamente raccolto dal sindaco Cofferati,
che l’altra notte c’eravamo sognati a capo della Repubblica Popolare
Italiana. Mai piu’ fagioli con le cotiche prima di andare a letto.

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Catania. “Guglielmino! La macchina pronta e’?”. “Pronta, signora! Agli
ordini!”. Il signor Guglielmino, un tipo molto decorativo, e’: l’Autista
dda’ Mugghieri ddu Sinnicu. In italiano, sarebbe semplicemente l’autista
della signora Scapagnini; ma ditelo in catanese, e vedete che siete gia’
nell’atmosfera giusta. Guglielmino, che spesso parla in dialetto ed e’
vissuto a lungo accanto a Scapagnini, e’ dunque anche un esperto di
teatro dialettale: e percio’ e’ giusto che, fra le centinaia di
delibere-manna che piovono sugli amici del Comune, ce ne sia stata una
anche per lui. “Per l’organizzazione di due Rassegne di Teatro
Dialettale, euri…”. Vabbe’. Meglio tardi che mai, un magistrato ci
vuol vedere chiaro. “Signor sindaco, ma in base a che cosa lei ha
firmato quella delibera?”. “Firmato? Chi firmo’? Io non firmai! Non e’
mia, quella firma! Me l’hanno falsificata!”.

Arriva il perito calligrafo, chiamato dal tribunale, e dopo qualche
settimana comunica: no, la firma falsa firma vera e’, proprio del signor
sindaco di sua propria mano in persona personalmente. E ora? Abuso
d’ufficio? Galera? Nooo! Lasciatelo li’, poveru sinnicu: e’ vero che di
costare costa assai, ma e’ dai tempi di Angelo Musco che a Catania non
si vedeva uno che ci faceva divertire cosi’.

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Sicilia. Diversi intellettuali e sindacalisti siciliani hanno firmato un
appello ai partiti (arg arg – ndr) chiedendo di rinunciare alla “caccia
a vecchie celebrita’” (eh eh – ndr) e di assumersi, in nome della
credibilita’, il rischio di scegliere personalita’ nuove che si
distinguano “per progetto politico, competenze e capacita’ innovativa”
(ah ah ah – ndr) da candidare alle primarie per la presidenza della
Regione. Vabbe’. Chi vuole puo’ firmare il benemerito appello.
Personalmente, se fossimo in Sardegna o in Toscana lo firmerei
volentieri. Ma in Sicilia, so gia’ esattamente che tipo di uso (molto
improprio) i vari boss dei partiti faranno di questo e di ogni altro
appello. Comunque, ecco dove firmare.

Firme: antonioriolo@hotmail.com.

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stinkfoot@cheapnet.it wrote:
< Questi elettori di centrodestra hanno una morale piuttosto singolare:
si indignano se il sig. D’Alema abita al centro di Roma a un prezzo
bassissimo (ricordate?), ma sono sempre pronti a chiudere entrambi gli
occhi sulle innumerevoli mostruosita’ commesse dai loro beniamini. Danni
irreversibili all’ambiente, alla cultura, all’economia, alla giustizia,
alle istituzioni, alla democrazia, alla civile convivenza e al comune
buon senso sembrano aver davvero poca importanza per questa gente.
Pressocche’ inutile tentare di ragionarci, di argomentare, di provare a
uscir fuori dal trito schema sinistra-destra e a tenersi lontani dalle
ideologie: tempo perso, fiato sprecato, fegato ingrossato e ulcera
duodenale.>

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piero.ricca@email.it wrote:
< Ma la “moral suasion” e’ legittima? Leggo che il Capo dello Stato
avrebbe esercitato la sua “moral suasion” anche sulla riforma della
legge elettorale. Se ho ben capito dal Quirinale sarebbero stati
preventivamente segnalati aspetti di dubbia costituzionalita’ di un
testo legislativo in itinere, giudicato dall’opposizione un attentato
alla democrazia. Mi chiedo: tale prassi e’ prevista dalla Costituzione?
Costituisce una legittima consuetudine? Non sarebbe piu’ trasparente e
opportuno attendere l’approvazione della legge ed eventualmente
rinviarla alle Camere con provvedimento motivato?>

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Michele Galluzzo wrote:
< Io adoro Andrea Pazienza e leggere “Viviamo esattamente nel mondo di
Andrea Pazienza”, mi ha fatto piacere e mi ha altrettanto incuriosito.
Nulla, vorrei solo sapere come mai questa affermazione? Spero di non
intralciarti troppo con questa domanda e spero di ricevere una risposta.
Pace amore e rocknroll >
* * *
Eh.

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rozapataci@virgilio.it wrote:
< Caro R., ti continuo a leggere con interesse, percependo la tua stoica
amarezza. Ti avevo scritto se c’era possibilita’ – anche col tam tam in
rete per quanto concerne l’economico – di stampare un mensile o
settimanale a 4 /8 fogli del tipo I Siciliani ultima serie. Non mi hai
risposto…>

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(Sono arrivate diverse lettere sul caso di un giovane torinese
intossicato dalla droga. Ci spiace, ma questo giornale non si occupa
contemporaneamente a Vespa di queste cose).

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Domenico Stimolo wrote:
< Alla faccia dei censuratori locali, piccoli e grandi, che viaggiono
sull’inchiostro e/o negli spazi cibernetici; “mezzi-mezzi” e
quaquaraquaa’; vecchi, nuovi, e parolai che soffiano al vento;
“libertari”… in liberta’; venditori di salsiccie bruciate e di calia
ammuffita: da questa sera e’ in onda su ARCOIRIS.TV una lunga intervista
a Marco Benanti>

Bookmark: http://www.arcoiris.tv

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Memo. Riunione di redazione martedi’ alle 18 in via Bertani 8
(Trastevere) a Roma, presso Cuntrastamu. Argomento: siti (Wema, PL,
Censurati e gli altri che vorranno aderire) e Arcoiris (gruppi locali da
organizzare, video da fare).

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Ricciardo Aloisi wrote:

Vecchi trucchi per scrivere le poesie

< Basta prendere un gatto e un anello
e il gatto se lo mette per cappello
ma quando piove si bagna la testa

oppure trovare uno spaghetto cosi’ lungo
che arriva da casa tua fino in America
e un equilibrista ci passa sopra
e ci attraversa il mare
senza ammollarsi e senza vomitare.

oppure dire le parole buffe
come l’arte culinaria.

ma il trucco piu’ bello e’ quando dici la verita’>

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semplicemente per liberarsene, basta scrivere a
riccardoorioles@sanlibero.it — Fa’ girare.
“A che serve vivere, se non c’e’ il coraggio di lottare?” (Giuseppe
Fava)
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One Response to Catena di Sanlibero 306

  1. Trovanotizie blog il 29 novembre 2005 alle 15:36

    Andrea Pazienza 1956-1988. Catalogo della mostra

    Il catalogo della mostra dedicata ad Andrea Pazienza e svoltasi a Roma, al Complesso del Vittoriano, dal 17 settembre al 9 ottobre



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