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	Commenti a: scienza e letteratura	</title>
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		<title>
		Di: piumalarga		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/10/18/scienza-e-letteratura-2/#comment-29243</link>

		<dc:creator><![CDATA[piumalarga]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jun 2006 15:46:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[vale sempre il detto &quot;bisogna saper aspettare&quot; (chi l&#039;ha detto?)
infatti oggi, il quotidiano Repubblica, in occasione del conferimento della laurea honoris causa da parte dell&#039;Università di Bologna a Steiner, pubblica
la sua &quot;Lectio Magistralis&quot; e mi pare che metta daccordo tutti, come del resto era intuibile.
Io, per me, ho sempre pensato che i fisici debbano leggere poesia e i poeti i libri di fisica.
un abbraccio a tutti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>vale sempre il detto &#8220;bisogna saper aspettare&#8221; (chi l&#8217;ha detto?)<br />
infatti oggi, il quotidiano Repubblica, in occasione del conferimento della laurea honoris causa da parte dell&#8217;Università di Bologna a Steiner, pubblica<br />
la sua &#8220;Lectio Magistralis&#8221; e mi pare che metta daccordo tutti, come del resto era intuibile.<br />
Io, per me, ho sempre pensato che i fisici debbano leggere poesia e i poeti i libri di fisica.<br />
un abbraccio a tutti</p>
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		<title>
		Di: magda		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/10/18/scienza-e-letteratura-2/#comment-14234</link>

		<dc:creator><![CDATA[magda]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2005 16:29:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Wovoka ha una forma mentis logica, o meglio somiglia a un&#039;equazione tendente all&#039;infinito. Certo, la matematica, ma anche la musica si fondano su canoni specifici, ma persino la matematica, fuori dal suo nominalismo, dalla sua dicibilità logica, puo&#039; diventare opinione, ovvero i numeri irrazionali,  la matematica di confine, lo studio delle funzioni infinite etc etc.
Quindi, pur arroccandosi a saperi noti, confortati, non si riesce a inglobare lo scibile umano in maniera calcolabile.
Le mie domande sono retoriche, e Tash, giustamente s&#039;incazza.
La risposta è che non esiste una scienza in grado di stabile la verità degli esseri umani, nemmeno quella della polizia scientifica o giudiziaria.
Porto questo esempio perchè mi ricollega alla semiotica o semantica e al perchè tanti uomini che si dilettano in queste arti, per esempio Umberto Eco, si occupino cosi spesso di gialli irrisolti, quasi a voler spingere al ossessione la mania di accertamento, verificabilità o falsificazionalità delle azioni umane(scientismo, diciamo)
Io sostengo che è un&#039;inferenza azzardata sostenere che un uomo è un criminale solo perchè è stato provato da un suo delitto compiuto.
(bisognerebbe conoscerne i sistemi di credenza, le intenzioni, le motivazioni, il modo di agire, e solo allora si potrebbe inserire questo in un contesto criminologico).
Esiste invece l&#039;aderenza al caso, alla possibilità, alla naturale predisposizione umana al probabilismo.
Esiste il magico e l&#039;esoterico anche e sopratutto nella scienza, e forse è proprio questo aspetto a fecondarne la letteratura.
In fondo, fino a poco tempo fa, arte &#038; scienza, erano spesso fuse in geni multiformi, in versatili talenti, in legami alchemici oggi dimenticati.
Non che voglia fondare una massoneria rosacrociana, ma non nego che tutto questo ha un certo fascino, compreso il simbolismo.
Adesso vado a farmi un&#039;aperitivo che magari mi passano questi fumosi pensieri.
baci
Mag]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Wovoka ha una forma mentis logica, o meglio somiglia a un&#8217;equazione tendente all&#8217;infinito. Certo, la matematica, ma anche la musica si fondano su canoni specifici, ma persino la matematica, fuori dal suo nominalismo, dalla sua dicibilità logica, puo&#8217; diventare opinione, ovvero i numeri irrazionali,  la matematica di confine, lo studio delle funzioni infinite etc etc.<br />
Quindi, pur arroccandosi a saperi noti, confortati, non si riesce a inglobare lo scibile umano in maniera calcolabile.<br />
Le mie domande sono retoriche, e Tash, giustamente s&#8217;incazza.<br />
La risposta è che non esiste una scienza in grado di stabile la verità degli esseri umani, nemmeno quella della polizia scientifica o giudiziaria.<br />
Porto questo esempio perchè mi ricollega alla semiotica o semantica e al perchè tanti uomini che si dilettano in queste arti, per esempio Umberto Eco, si occupino cosi spesso di gialli irrisolti, quasi a voler spingere al ossessione la mania di accertamento, verificabilità o falsificazionalità delle azioni umane(scientismo, diciamo)<br />
Io sostengo che è un&#8217;inferenza azzardata sostenere che un uomo è un criminale solo perchè è stato provato da un suo delitto compiuto.<br />
(bisognerebbe conoscerne i sistemi di credenza, le intenzioni, le motivazioni, il modo di agire, e solo allora si potrebbe inserire questo in un contesto criminologico).<br />
Esiste invece l&#8217;aderenza al caso, alla possibilità, alla naturale predisposizione umana al probabilismo.<br />
Esiste il magico e l&#8217;esoterico anche e sopratutto nella scienza, e forse è proprio questo aspetto a fecondarne la letteratura.<br />
In fondo, fino a poco tempo fa, arte &amp; scienza, erano spesso fuse in geni multiformi, in versatili talenti, in legami alchemici oggi dimenticati.<br />
Non che voglia fondare una massoneria rosacrociana, ma non nego che tutto questo ha un certo fascino, compreso il simbolismo.<br />
Adesso vado a farmi un&#8217;aperitivo che magari mi passano questi fumosi pensieri.<br />
baci<br />
Mag</p>
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		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/10/18/scienza-e-letteratura-2/#comment-14232</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2005 14:22:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#062; Confesso di non capire il discorso di Wovoka

Un po&#039; agghiacciante, dopo tutti i miei sforzi di semplicità. Non ne farò più.

&#062; Eccetera: le inferenze sono infinite.

Le inferenze possono essere infinite ma non potranno mai essere arbitrarie. Ci saranno &quot;modelli&quot; che ammettono un progresso indefinito, verso un limite mai raggiungibile, altri che muteranno disperatamente senza mai riuscire ad afferrare decentemente il proprio obiettivo. Per il resto, ok, si tratterà di fare di necessità virtù.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&gt; Confesso di non capire il discorso di Wovoka</p>
<p>Un po&#8217; agghiacciante, dopo tutti i miei sforzi di semplicità. Non ne farò più.</p>
<p>&gt; Eccetera: le inferenze sono infinite.</p>
<p>Le inferenze possono essere infinite ma non potranno mai essere arbitrarie. Ci saranno &#8220;modelli&#8221; che ammettono un progresso indefinito, verso un limite mai raggiungibile, altri che muteranno disperatamente senza mai riuscire ad afferrare decentemente il proprio obiettivo. Per il resto, ok, si tratterà di fare di necessità virtù.</p>
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		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/10/18/scienza-e-letteratura-2/#comment-14226</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2005 11:46:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Confesso di non capire il discorso di Wovoka, mentre mi verrebbe voglia di accapigliarmi con Magda, per quanto non sono d’accordo con lei.
Quando, ad un certo punto della mia vita, ho dovuto prendere atto della caduta di senso (del Tutto? dell’esistenza? di dio?) ho provato un sentimento di assoluto sollievo et liberazione.
Che meraviglia: nessun ente che si occupi davvero di noi, che legga il nostro pensiero e giudichi le nostre azioni, nessun fine, nessuno scopo, nessuno spirito, nessuna Legge, nessuna Etica trascendente e assoluta, niente di sovra-naturale, solo caso e caos e le sequenze interminabili di mutazioni adattative che ci hanno prodotto, noi e le nostre culture.
Solo leggi ed etiche umane, del tutto relative, modificabili, eternamente rivedibili.
Niente di assoluto, nemmeno le visioni scientifiche che ci sembrano le più definitive, nemmeno i linguaggi che ci appaiono i più indiscutibili e precisi.
Nessun Valore stabilito a priori, solo cultura, cultura e ancora cultura.
Nessuna vera “legge di natura”, nessuna natura dalla quale pensarci al di fuori e separati: se tutto è concepibile solo dentro un quadro naturale, ne consegue che la natura siamo noi, che siamo noi, assieme a chissà quale altra specie, ad avere per ora il compito di fornire alla natura una modalità del pensarSI.
Noi siamo tra quelli attraverso i quali l’universo si pensa e tuttavia siamo “tutto corpo”.
Nessuna certificazione, mai: solo gruppi variamente organizzati di concetti in attesa di nuovi paradigmi, nuove organizzazioni e così via.
Nulla di fisso, di fermo.
Eccetera: le inferenze sono infinite.
Ma questa sarebbe solo, grosso modo, la cornice, mentre il quadro, che andrà dipinto e ridipinto infinite volte, non sappiamo nemmeno abbozzarlo: se non per qualche insignificante particolare, leggibile qui e là, senza la minima coerenza.
Ma la scienza ha solo pochi secoli, c’è tutto da fare e molte cose da disfare, molte da dimenticare, molte cose da costruire (forse davvero c’è ancora da “cominciare a pensare”).
Tra le cose da dimenticare c’è la stessa parola “metafisica”, che al massimo può restare per indicare una sorta di deprimente karaoke per attardati di ogni età.
Sono convinto che oggi sia essenziale assimilare Darwin (credo che non lo abbiamo ancora davvero capito fino in fondo) prima di qualsiasi filosofo, prima di qualsiasi altra cosa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Confesso di non capire il discorso di Wovoka, mentre mi verrebbe voglia di accapigliarmi con Magda, per quanto non sono d’accordo con lei.<br />
Quando, ad un certo punto della mia vita, ho dovuto prendere atto della caduta di senso (del Tutto? dell’esistenza? di dio?) ho provato un sentimento di assoluto sollievo et liberazione.<br />
Che meraviglia: nessun ente che si occupi davvero di noi, che legga il nostro pensiero e giudichi le nostre azioni, nessun fine, nessuno scopo, nessuno spirito, nessuna Legge, nessuna Etica trascendente e assoluta, niente di sovra-naturale, solo caso e caos e le sequenze interminabili di mutazioni adattative che ci hanno prodotto, noi e le nostre culture.<br />
Solo leggi ed etiche umane, del tutto relative, modificabili, eternamente rivedibili.<br />
Niente di assoluto, nemmeno le visioni scientifiche che ci sembrano le più definitive, nemmeno i linguaggi che ci appaiono i più indiscutibili e precisi.<br />
Nessun Valore stabilito a priori, solo cultura, cultura e ancora cultura.<br />
Nessuna vera “legge di natura”, nessuna natura dalla quale pensarci al di fuori e separati: se tutto è concepibile solo dentro un quadro naturale, ne consegue che la natura siamo noi, che siamo noi, assieme a chissà quale altra specie, ad avere per ora il compito di fornire alla natura una modalità del pensarSI.<br />
Noi siamo tra quelli attraverso i quali l’universo si pensa e tuttavia siamo “tutto corpo”.<br />
Nessuna certificazione, mai: solo gruppi variamente organizzati di concetti in attesa di nuovi paradigmi, nuove organizzazioni e così via.<br />
Nulla di fisso, di fermo.<br />
Eccetera: le inferenze sono infinite.<br />
Ma questa sarebbe solo, grosso modo, la cornice, mentre il quadro, che andrà dipinto e ridipinto infinite volte, non sappiamo nemmeno abbozzarlo: se non per qualche insignificante particolare, leggibile qui e là, senza la minima coerenza.<br />
Ma la scienza ha solo pochi secoli, c’è tutto da fare e molte cose da disfare, molte da dimenticare, molte cose da costruire (forse davvero c’è ancora da “cominciare a pensare”).<br />
Tra le cose da dimenticare c’è la stessa parola “metafisica”, che al massimo può restare per indicare una sorta di deprimente karaoke per attardati di ogni età.<br />
Sono convinto che oggi sia essenziale assimilare Darwin (credo che non lo abbiamo ancora davvero capito fino in fondo) prima di qualsiasi filosofo, prima di qualsiasi altra cosa.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/10/18/scienza-e-letteratura-2/#comment-14215</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2005 08:00:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#062;se io metto sotto sorveglianza un individuo, scopro che delinque abitualmente, posso dire che è un criminale?

Mi sembra una questione di convenzioni linguistiche, più che di scienza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&gt;se io metto sotto sorveglianza un individuo, scopro che delinque abitualmente, posso dire che è un criminale?</p>
<p>Mi sembra una questione di convenzioni linguistiche, più che di scienza.</p>
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		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/10/18/scienza-e-letteratura-2/#comment-14214</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2005 07:55:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;unica metafisica che ha retto alla modernità è la matematica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;unica metafisica che ha retto alla modernità è la matematica.</p>
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		<title>
		Di: magda		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/10/18/scienza-e-letteratura-2/#comment-14212</link>

		<dc:creator><![CDATA[magda]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2005 07:32:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Esiste una disciplina che ingloba la verità scientifica con la verità metafisica?
la scienza è verità? se io metto sotto sorveglianza un individuo, scopro che delinque abitualmente, posso dire che è un criminale?
quanti scarti di senso lascia la verità del posivitismo scientifico?
qual&#039;è la scienza che certifica le intenzioni, isistemi di credenze, le predisposizioni di ogni essere umano?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esiste una disciplina che ingloba la verità scientifica con la verità metafisica?<br />
la scienza è verità? se io metto sotto sorveglianza un individuo, scopro che delinque abitualmente, posso dire che è un criminale?<br />
quanti scarti di senso lascia la verità del posivitismo scientifico?<br />
qual&#8217;è la scienza che certifica le intenzioni, isistemi di credenze, le predisposizioni di ogni essere umano?</p>
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		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/10/18/scienza-e-letteratura-2/#comment-14210</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2005 07:05:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Va bene kristian, dunque giocavi. Beh, parteciperei volentieri al gioco se circostanze che non voglio gettarvi in faccia non mi costringessero ad una diversa modalità. Le utilizzo invece per provare a dire qualcosa che mi sembra correlato al tema, e ad alcuni passaggi di Tashtego. E se così non fosse, amen! Ma vedere una personalità (in principio forte ed intelligente) evaporare a gradi, a colpi di crescente gravità, ti dice che l&#039;anima è un effetto del corpo, e non può sopravvivergli. E non te lo dice a quel livello &quot;metafisico&quot; abitato dal pi-greco, dall&#039;insieme di Mandelbrot, delle torsioni o dei smottamenti dei piani epistemici, ma ad un certo livello più convincente, quello del tatto e dell&#039;odorato (alla vista può riuscire comunque una qualche edulcorazione estetizzante, con l&#039;orrido che diventa artistico). Questo ha gravi conseguenze filosofiche: ci dice che l&#039;universo non si interessa a noi, che non c&#039;è alcun Dio ad osservarci o leggerci l&#039;anima ecc. Si, si, lo dicevano già Leopardi o Lucrezio o chi cazzo volete, adesso non mi interessano i giochi di figurine. Preferisco annotarmi la diversità del &quot;livello di certezza&quot; prima che le circostanze mutino, e prima che io riacquisti l&#039;uso delle consuete illusioni, proprio quelle che la scienza, per la sua logica interna, sembra accanirsi malignamente a demolire, forse quelle che le narrazioni si reingegnano disperatamente a ricostruire, pur dovendo ricorrere ogni volta ad appigli sempre più eterei: da una sopravvivenza concreta, piena dei contenuti affettivi che veramente ci premono (mica i ribaltamenti epistemici!) si è ormai passati ad una sopravvivenza, un po&#039; da incubo, attraverso le opere. Il problema di Nietzsche dinanzi alla morte di Dio è che si tratta di una lucidità che conduce al miserabilismo (nulla conta, allora tutto è permesso) oppure a quella lacrimevole ed antiestetica religione di schiavi (e ci riferiamo soltanto al suo lato migliore, più alto). Guardate che mi rendo conto di quali banalità io stia scrivendo dal punto di vista della &quot;sofisticazione intellettuale&quot;, ma il fatto è che mi sembra che davvero nessuno (Nietzsche stesso è goffamente ripiombato al suolo) sia riuscito realmente a sollevarsi di un solo millimetro da questo problema: &quot;la verità&quot; (faticosa, deprimente, amara) inseguita nella sua integralità soltanto dalla scienza (o da certa scienza, se preferite) oppure &quot;la vita&quot; e l&#039;illusione eternamente ricreata (anche attraverso la letteratura, o da certa letteratura, se preferite). Ma vedo che ancora non riesco ad evadere dalla banalità, però c&#039;è un punto che mi sta a cuore: non si tratta di un aut-aut, di una linea divisoria, ma una polarità che si ritrova ad ogni livello, ovvero di una matassa priva di bandolo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Va bene kristian, dunque giocavi. Beh, parteciperei volentieri al gioco se circostanze che non voglio gettarvi in faccia non mi costringessero ad una diversa modalità. Le utilizzo invece per provare a dire qualcosa che mi sembra correlato al tema, e ad alcuni passaggi di Tashtego. E se così non fosse, amen! Ma vedere una personalità (in principio forte ed intelligente) evaporare a gradi, a colpi di crescente gravità, ti dice che l&#8217;anima è un effetto del corpo, e non può sopravvivergli. E non te lo dice a quel livello &#8220;metafisico&#8221; abitato dal pi-greco, dall&#8217;insieme di Mandelbrot, delle torsioni o dei smottamenti dei piani epistemici, ma ad un certo livello più convincente, quello del tatto e dell&#8217;odorato (alla vista può riuscire comunque una qualche edulcorazione estetizzante, con l&#8217;orrido che diventa artistico). Questo ha gravi conseguenze filosofiche: ci dice che l&#8217;universo non si interessa a noi, che non c&#8217;è alcun Dio ad osservarci o leggerci l&#8217;anima ecc. Si, si, lo dicevano già Leopardi o Lucrezio o chi cazzo volete, adesso non mi interessano i giochi di figurine. Preferisco annotarmi la diversità del &#8220;livello di certezza&#8221; prima che le circostanze mutino, e prima che io riacquisti l&#8217;uso delle consuete illusioni, proprio quelle che la scienza, per la sua logica interna, sembra accanirsi malignamente a demolire, forse quelle che le narrazioni si reingegnano disperatamente a ricostruire, pur dovendo ricorrere ogni volta ad appigli sempre più eterei: da una sopravvivenza concreta, piena dei contenuti affettivi che veramente ci premono (mica i ribaltamenti epistemici!) si è ormai passati ad una sopravvivenza, un po&#8217; da incubo, attraverso le opere. Il problema di Nietzsche dinanzi alla morte di Dio è che si tratta di una lucidità che conduce al miserabilismo (nulla conta, allora tutto è permesso) oppure a quella lacrimevole ed antiestetica religione di schiavi (e ci riferiamo soltanto al suo lato migliore, più alto). Guardate che mi rendo conto di quali banalità io stia scrivendo dal punto di vista della &#8220;sofisticazione intellettuale&#8221;, ma il fatto è che mi sembra che davvero nessuno (Nietzsche stesso è goffamente ripiombato al suolo) sia riuscito realmente a sollevarsi di un solo millimetro da questo problema: &#8220;la verità&#8221; (faticosa, deprimente, amara) inseguita nella sua integralità soltanto dalla scienza (o da certa scienza, se preferite) oppure &#8220;la vita&#8221; e l&#8217;illusione eternamente ricreata (anche attraverso la letteratura, o da certa letteratura, se preferite). Ma vedo che ancora non riesco ad evadere dalla banalità, però c&#8217;è un punto che mi sta a cuore: non si tratta di un aut-aut, di una linea divisoria, ma una polarità che si ritrova ad ogni livello, ovvero di una matassa priva di bandolo.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: antonio sparzani		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/10/18/scienza-e-letteratura-2/#comment-14206</link>

		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Oct 2005 21:56:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[metafisica non è mica una parolaccia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>metafisica non è mica una parolaccia</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: kristian		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/10/18/scienza-e-letteratura-2/#comment-14193</link>

		<dc:creator><![CDATA[kristian]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Oct 2005 11:16:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[la scienza che non è pratica è metafisica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>la scienza che non è pratica è metafisica.</p>
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