Colazione al Fiorucci Store (Milano)

29 ottobre 2005
Pubblicato da

di Massimiliano Governi

Il 9 ottobre 2004 ero lì che scorrevo la colonnina dei pezzi sul sito di Nazione Indiana per vedere se c’era qualcosa di interessante e l’occhio mi è caduto su una poesia intitolata Colazione al Fiorucci Store (Milano).

Un minuto dopo ho digitato il nome e cognome della autrice sui gruppi di Google racchiudendolo tra virgolette e la ricerca ha individuato una sola voce, sulla quale ho cliccato. E’ risultato che Gemma Gaetani il 2 maggio del 1998 era andata sul newsgroup di it.cultura.linguistica.italiano e aveva lasciato un messaggio in cui chiedeva: Vorrei sapere che cos’è o, se non è nulla, cosa si intende per ‘ginzionario’?

La sera, alle 23. 15, mi sono trascritto l’indirizzo di posta elettronica di Gemma Gaetani e le ho inviato questa mail.

Cara Gemma, mi diverte questo fatto che il 2 maggio del 1998 sei andata a chiedere in un newsgroup cos’è un ‘ginzionario’. Non sapevi proprio cosa fare quel giorno, eh? A parte questo, volevo dirti che poco fa ho letto una tua poesia su NI, e l’ho trovata davvero bella. Mi è piaciuta molto la tua idea di attualizzare e italianizzare il film Colazione da Tiffany. Volevo dirtelo. Ne avrai scritte sicuramente altre di poesie. Ti va di farmele leggere?

Il giorno dopo, alle 17.44, la sua risposta.

ciao, grazie. il 2 maggio del 1998 non era esattamente un bel periodo, in realtà. non ricordavo neanche questa cosa del ginzionario. di poesie sì, ne ho scritte altre, scrivo. perché vuoi leggerle? boh, comunque se me lo chiedi si vede che ti incuriosiscono. te ne mando qualcuna. non ho letto i tuoi testi successivi, ma mi era piaciuto molto il tuo racconto in Gioventù cannibale. saluti, g.

Ho conosciuto Gemma venerdì 26 novembre 2004, a Roma, alle 15.45 (ma l’appuntamento era alle 15, mi ha fatto aspettare 45 minuti sotto la sede della casa editrice Fazi, con la pioggia che mi colava dalle sopracciglia).

Il giorno dopo, il 27, mi ha scritto una mail in cui mi diceva: ti è piaciuta la scatola con gli angeli di fiorucci? e le paparelle a molla? ci gioca tuo figlio? spero che le trovi meravigliose, lo sono! se un giorno vieni a milano ti porto a fare un giro al fiorucci store. guarda che a parte la mia fissazione, è davvero un museo-mercato dell’attuale, sociologico e para-artistico. è il nostro tiffany.

Dal 28 novembre al 9 gennaio, mi ha spedito 118 messaggi di posta elettronica. Una media di 3 al giorno. In questi messaggi abbiamo parlato soprattutto del libro che stava strutturando, e del Fiorucci Store. Un messaggio (3 dicembre 2004): quando vado lì mi sento cenerentola e allo stesso tempo alice nel paese delle meraviglie. vedi, lì non vendono soltanto magliette o jeans, ma oggetti estetici, fatti di endorfine. Un altro: nel film, holly sostiene che tiffany, la gioielleria di new york, è l’unico luogo al mondo dove niente di brutto può succedere. io penso la stessa cosa del fiorucci store di milano, ecco perché ci vado così spesso…

Nella mail del 7 gennaio (ore 11.14), mi dice che si sente sfiancata e per di più stamattina sono caduta. su ‘sto cazzo di ghiaccio qui a Milano (è un endeca).

In quella dell’8 gennaio (ore 3.45), che non vuole più pubblicare il suo libro. perché non parlo soltanto di me. parlo di altri per parlare di me. e parlo di me per parlare di altro. ma una storia vera, così vera, non merita di essere spolpata con tanta faciloneria, come sono certa che, non so a che livello, accadrà, com’è già accaduto con melissa. tireranno fuori quattro versi e diranno che sono l’ultimo prodotto confezionato a tavolino da certa editoria. i versi che mi piacciono di più di una canzone degli afterhours dicono “la sostanza si vendica sulla poesia” e molta della poesia che leggo in giro per me più che con “epifania” rima con “bugia”. elliott murphy nelle liner notes a un live dei velvet underground aveva scritto “the difference between movies and rock and roll is that rock and roll never lies”. volevo soltanto dimostrare questo, con la mia “musica”. ma non ce la faccio. scusami. scusami. scusami.

Poi, per 42 giorni, non so più niente di lei. Il 20 febbraio, inaspettatamente, mi arriva una sua mail. mi è arrivata la bozza di contratto per il libro. allora non avevi bloccato tutto? c’è scritto che il libro uscirà per la LainFazi a ottobre 2005… ok. ok, sì. io spero solo che verrà capito. scrivere è darsi in pasto, esattamente come vivere. la cosa che mi piacerebbe di più che accadesse è che anche solo un lettore dicesse che sono riuscita a scrivere almeno qualche riga come se J.T.LeRoy e Fernando Pessoa avessero incontrato Andy Warhol e Orlane e un sacco di musica li avesse fotografati. perché è solo così che so scrivere. ti voglio bene, massi. non ti ho mai detto che in “fare i poeti che si è”, nella prima parte, quella tra parentesi (che cita tutte le cose che mi sono sentita dire da quando ho iniziato a scrivere, e una dichiarazione che LeRoy ha fatto in un’intervista) ho messo anche te, quella frase che mi scrivesti quando ti dicevo che scrivere fa male: “proust scriveva per non far morire la madre, ricordi?”. ecco, ora lo so. lo ricordo.

un abbraccio, gemma.

ps. il tuo bimbo poi ci ha giocato con le paperelle a molla del fiorucci store? gli sono piaciute? non me l’hai mai detto!

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287 Responses to Colazione al Fiorucci Store (Milano)

  1. Bartolomeo Di Monaco il 29 ottobre 2005 alle 20:27

    Letto con interesse. Bel pezzo.

    Bart

  2. magda il 30 ottobre 2005 alle 13:15

    mi rivolgo a voi, narratori, ambiziosi o naive, lucidi o deliranti, per orientarmi tra i segni, tra la scrittura, e capire come ritenere giusto e opportuno il momento di scrivere.
    Di cosa si puo’ scrivere, di fantasia, di verità, di sorprusi, di denuncia?
    e quanto delle nostre storie personali dobbiamo rendere noto, quanto debbono essere autobiografiche e invece quanto la nostra vita va tutelata dallo sciacallaggio di chi vuole scalfirla.
    Io avrei da dire gente, cose, persone, leggere o grevi, ma mi coglie lo scrupolo della segretezza e della sacralità del proprio vissuto.

  3. Boh il 30 ottobre 2005 alle 15:13

    Scusa, Magda, ma che domanda è?

  4. zangrando il 30 ottobre 2005 alle 15:16

    cara magda,
    uno scrittore che avesse la presunzione o l’autorevolezza per consigliarti forse ti direbbe: “brava, continua – o comincia – così. abbi caro il tuo ‘scrupolo della segretezza’ e abbi cura della ‘sacralità’ del tuo ‘vissuto’: è da qui che nascono le cose migliori.”
    ma siccome questo scrittore non salta fuori, prendo posizione sotto il tuo commento con un motto di approvazione e ti dico: apprezzo i tuoi dubbi.
    del resto, è sempre esistito chi ha confuso, senza saperle fondere, la verità esistenziale di un vissuto personale con la sincerità autobiografica e/o la sua ostentazione, la provocazione testuale con la mancanza di ispirazione, il valore estetico di un aneddoto personale entro un’architettura verbale con la brada pornografia degli affari propri, oltraggiando regolarmente la discrezione e la sensibilità di chi a quegli affari e alla loro insignificante trasparenza continua a preferire la letteratura. perciò, dal mio punto di vista, non è il caso di crucciarsene, se non per il fatto che simili oscenità trovino ospitalità su NI2.
    sogno un limite alla grafomania e alla sua democratica promozione, e nel mio sogno questo è un limite ESTETICO.

  5. Ya Basta il 30 ottobre 2005 alle 16:44

    zangrando, è ora che la smetti con i mars fritti. c’hai quasi quarant’anni. te fanno male!

  6. Falcone il 30 ottobre 2005 alle 16:55

    Zangrando, parli come se avessi già letto il libro di poesie di Gemma Gaetani. L’hai letto? E’ uscito due giorni fa. Se l’hai letto l’hai letto a tempo di record. E allora mi chiedo: perché l’hai letto a tempo di record? E se non l’hai letto perché ne parli invece a tempo di record? C’è qualcosa che non mi torna, mars fritti a parte. Che cosa volevi dire? A chi ti rivolgevi veramente e perché? Non mandare messaggi trasversali, non fare il mafioso. CHE CAZZO VOLEVI DIRE VERAMENTE?

  7. Gio il 30 ottobre 2005 alle 17:04

    Gentilissima amica,
    uno si chiede sempre: come lavora lo scrittore?
    Qualcosa, in effetti, si sa. Sappiamo che un aneddoto vive d’essenza, quest’essenza è certamente l’intrinseco narrativo per eccellenza. Il trattamento dell’essenza è il lavoro dello scrittore. Non certo il trattamento in sé dell’aneddoto – di fatto di scarso valore. I contenuti non contano nulla. Quello che conta è la manovra di cattura dell’intrinseco. Se lo scrittore cattura il movimento narrativo, la storia cammina. Vive di suo. La morale non c’entra. Ci sono io, ci sei tu, c’è la storia.
    Una volta che sei dentro, e hai l’intrinseco – non sei più fuori.
    Mia madre sta morendo? Non importa al lettore. Il lettore non conosce mia madre. Al lettore interessa il movimento interno del racconto. Lo ricorderà sempre. L’aneddoto è un espediente, sarà solo un riflesso. Il lettore vuole la storia, non vuole te.
    Quindi, secondo me, non ti devi preoccupare.

  8. magda il 30 ottobre 2005 alle 17:16

    Zangrando mi ha capito.almeno ad un livello embrionale di relazione.
    Quindi sosteniamo che ci deve essere un pudore della propria esistenza, e che forse, dai nostri misteri malcelati, nascono celebrazioni liriche di prima grandezza.
    E qui siamo allo scrupolo estetico, ad un sentire comune la scrittura e la propria narrazione.
    Stando su questo filone si potrebbe parlare per ore senza dire nulla di compromettente e disquisendo eminentemente di introspettività, gusto, eleganza nel raccontare di “affari d’anima”.
    Visto che hai capito il primo livello mi azzardo sul secondo.
    Se oltre tutto questo, esistesse la possibilità attraverso la narrazione di raccontare in modo velato, mediato dalla drammaturgia, dalla finzione, anzi di piu’ dalla finta finzione, faccende pesanti, personali, ma che attengono alla denuncia di violazioni di diritti umani, quindi usare la propria causa per smascherare abusi di potere sulla collettività…..sarebbe giusto? o sarebbe mettere a repentaglio ulteriorimente la propria esistenza per una causa dal dubbio risultato? insomma sarebbe “fare l’eroe” o sacrificare la propria privacy per un’incremento di coscienza collettivo su tematiche sociali importanti?.
    Insomma, secondo voi, se Pasolini quella notte non fosse morto, ma in tutto questo tempo avesse avuto modo di scoprire intrighi, misfatti, complotti politici nasconsti dietro al suo omicidio, che diverebbe per un attimo solo un tentativo,ora, racconterebbe a tutti noi la merda tutta italiana dei servizi segreti, degli intellettuali bistrattati dal potere, insomma Il Socrate ipotetico che abita in ognuno di noi, oggi parlerebbe?
    Questo è un secondo scrupolo che ho di stile, esistenziale diciamo.
    Magda

  9. zangrando il 30 ottobre 2005 alle 17:25

    Perché questi toni, e anonimamente? Non ci sono messaggi trasversali, nel mio commento. Non ho letto il libro di Gemma Gaetani e non ho espresso alcun giudizio di valore su di esso: non ne ho proprio parlato, nel mio commento. Se dovessi leggerlo, trovarlo bello o brutto ed essere invitato a esprimere il mio giudizio, lo farei. Ma non l’ho fatto, anche perché – francamente – non avevo capito che questo pezzo fosse una presentazione ‘sui generis’ del testo in questione. Di questo, se così è, mi scuso.
    Invece ho espresso altre due cose:
    a) condivisione della perplessità di Magda, relativa, se ho capito bene, all’apparente ostentazione impudica del proprio scambio privato con la poetessa Gaetani che sembra contraddistinguere il pezzo di Governi, qualunque sia la sua intenzione espressiva;
    b) imbarazzo estetico per l’effettiva esposizione, malcelatamente megalomaniaca, dell’ego dei due personaggi (reali) del brano, frutto O di una poco riuscita fusione tra l’intento compositivo e quello esibizionistico dell’autore O di un semplice spargimento grafomaniaco d’inchiostro; nonché la mia personale disapprovazione per la scelta, da parte di un membro di NI2, di pubblicare di un pezzo così semplicemente brutto, antiestetico: immorale.
    Per spiegarmi, mi aiuto con Maupassant: “La vita privata di un uomo e il suo viso non appartengono al pubblico.” Ecco, per quanto anacronistica possa sembrare, quest’affermazione mi sembra onesta e importante per giudicare la bontà dell’intenzione estetica soggiacente a qualsivoglia operazione di scrittura creativa in prosa, come anche la presente.
    In poesia, va da sé, la questione è assai diversa.

  10. zangrando il 30 ottobre 2005 alle 17:38

    Magda, il secondo livello della questione che sollevi è tanto più scottante quanto più lo ricolleghi a un caso concreto, quello italiano, e a un esempio concreto, quello di Pasolini. Io non sono abbastanza preparato per dirti cosa succede in altri contesti, forse qualche visitatore più esperto di scritture “impegnate” potrà aiutarti meglio, ma ti posso dire che, secondo me, dipende – anzitutto – sempre e soltanto da CHI TU SEI: non si danno scelte, da parte di un artista, se non nella più totale fedeltà a se stessi, alla propria origine, alla propria formazione e alla propria esperienza di vita. Pasolini, per esempio, non avrebbe detto e fatto quello che ha detto e fatto se non fosse stato anche un ESTETA; ma non tutti coloro che si cimentano come ha fatto lui con la “merda”, come tu la chiami, sono o sono stati degli esteti; c’è chi la denuncia senza preoccuparsi della bellezza, e chi crea bellezza senza preoccuparsi di denunciare la merda, e questo non per una scelta o per una maggiore qualità morale, ma per una semplice fedeltà al proprio percorso, che è sempre e comunque la sola via perseguibile per dare forma a qualcosa di buono e forte, degno di essere letto e ascoltato. La mia opinione, insomma, è che nessun maestro può mai dirti CHE COSA raccontare, ma può solo aiutarti a capire COME raccontare BENE quello che HAI da raccontare, anche se ancora non sai che cos’è.

  11. Falcone il 30 ottobre 2005 alle 17:39

    rileggi quello che hai scritto, zangrando. Ti crucciavi che “simili oscenità trovino ospitalità su NI2”. Di quale oscenità parli? Chi è che ha ospitato oscenità?

  12. John Fante il 30 ottobre 2005 alle 17:43

    Scusi, Zangrando, ma le sue considerazioni mi sembrano limitatissime.
    Perché non rilegge il mio Ask the dust?
    Perché non si guarda qualche quadro di Van Gogh, per dire?
    Come si può pensare e pretendere che l’arte non attinga alla realtà e che allo stesso tempo quella realtà non diventi oggetto di ELABORAZIONE?

  13. franz krauspenhaar il 30 ottobre 2005 alle 17:51

    Caro Falcone, le rispondo io. Zangrando si riferiva a me. E’ chiarissimo in questo passaggio:
    “…nonché la mia personale disapprovazione per la scelta, da parte di un membro di NI2, di pubblicare di un pezzo così semplicemente brutto, antiestetico: immorale.”
    Niente di grave, per quanto mi riguarda. Si tratta di un giudizio- opinabilissimo- come un altro.

  14. zangrando il 30 ottobre 2005 alle 17:54

    Falcone, ciò che secondo me è “osceno” (in senso estensivo, non letterale, occorre spiegarlo?!?) è l’esibizione impudica, in forma epistolare, dell’ego dei due personaggi reali del brano di Governi.

    John Fante, premesso che io non la considero che un minore ‘à la page’, sono d’accordo con lei sull’ELABORAZIONE, che però non vedo all’opera nel brano in oggetto.

  15. zangrando il 30 ottobre 2005 alle 17:57

    Grazie dell’intelligenza, Krauspenhaar.

  16. franz krauspenhaar il 30 ottobre 2005 alle 18:02

    Ah, Zangrando, una domanda facile facile: lei è un moralista? (Non sto sfottendo).

  17. John Fante il 30 ottobre 2005 alle 18:07

    Scusi, sa, Zangrando, ma io seguo Nazione Indiana da diversi anni. Diversamente da lei, non ho pregiudizi e mi piace tenermi aggiornato. La virtualità, come sa, oltrepassa ogni frontiera. Per tornare a bomba, dicevo che ho letto in questi anni diversi interventi che sceglievano la forma del carteggio e-mail o della telefonata sbobinata o dell’invito a bere una birra virtuale per parlare di altro, che non fosse di certo l’ego dei due – o più – interlocutori. Nello specifico questo pezzo mi pare voler dire che questa ragazza ha scritto un libro, e che mentre lo scriveva aveva dubbi attinenti una sorta di etica letteraria (che evidentemente confidava a Governi, che da una ricerca su Internet mi risulta essere uno scrittore che ha già pubblicato diversi libri). Il commento di Magda mi sembrava mosso da questo stimolo. Di cosa si può parlare? Di sé? Di altri? Per parlare di altro? E quindi quale pornografia o oscenità c’è in questo? In una DOMANDA sul limite dell’esposizione del sé in letteratura? No, dico, me lo spieghi.

  18. magda il 30 ottobre 2005 alle 18:08

    GIo, centrato completamente il senso.
    Pero’ mi chiedo: se la vita del narratore è in se’ l’essenza , racchiude per fatti, intensità, evocazioni, un concentrato d’arte, possiamo spostare la fantasia narrativa della finzione verso la realtà senza che questo possa incidere minimamente sulla bellezza dell’invenzione narrativa? sull’originalità della storia che diverebbe storia nella storia,un doppio salto mortale interpretativo, racconto la favola della relatà fingendola e facendo apparire irreale cio’ che è realissimo.
    come se Paolini raccontasse la sua vita sotto forma di romanza, senza alcun bisogno di romanzarla.
    Il poeta è fingitore, finge il dolore che realmente prova(Pessoa)

  19. zangrando il 30 ottobre 2005 alle 18:27

    Può darsi, Franz, può darsi…

    John Fante, lei è evidentemente più esperto, aperto, moderno e “navigato” di me (benché suppongo non molto più giovane o più vecchio), a tal punto che non riusciamo a trovare un punto di contatto, un canale di dialogo. Credo comunque che gli interventi stessi di Magda, soprattutto gli ultimi, siano abbastanza chiari nello smentire quello che secondo Lei è stato il suo “stimolo”.
    Per quanto mi riguarda, questo è il mio ultimo tentativo: la pornografia o oscenità del brano postato sta, secondo me, nella mancanza di un filtro estetico, di un diaframma formale tra la realtà e la finzione, tra la vita e la letteratura, tra l’incontinenza dell’ego e i limiti che la forma gli impone in nome di una bellezza da condividere con un pubblico ad essa educato. E questo vale anche quando questa bellezza passa in secondo piano rispetto alla verità individuale: Flaubert, per esempio, non avrebbe mai pubblicato finché era in vita il proprio grandioso epistolario; Governi e Gaetani l’hanno fatto: per promuovere un libro.
    E ora, con il Suo permesso, mi arrendo, perché i toni rancorosi mi indispongono.

  20. John Fante il 30 ottobre 2005 alle 19:12

    Mi perdoni, Zangrando, ciascuno può pensare ciò che vuole. Di conseguenza a me questo pezzo continua a sembrare un dialogo, e che poteva stimolare una riflessione. Se anche fosse stato postato per promuovere un libro non ci vedo in questo nessun peccato così grave. C’è gente che per promuovere i suoi libri si iscrive al partito o sposa figli di editori. Casomai consiglierei alla Gaetani e a Governi di aggiungere altre informazioni o la copertina del libro, perché questa non mi sembra per nulla una promozione degna di tale nome. (Immagino che anche questa parola le procuri nausea).
    Anch’io mi congedo, ma voglio dirle l’ultima cosa. Dietro tanta Letteratura, c’è molta più pornografia di quella che immagina Lei (sì, sono parecchio più navigato e vecchio, in realtà) e di quella che Lei continua a vedere in queste righe. Così come dietro una scrittura informale, casuale, che Le sembra un boccone di “vita” buttata lì, c’è molta più maestosità ed essenza morale, umana, che in molti libri. Che appartengono alla Letteratura. Ora vado a cercare Flaubert, che è qui anche lui. Vedo anche se incontro Pasolini.

  21. magda il 30 ottobre 2005 alle 19:33

    Zangrando non ti adombrare, Franz con il suo spaccato di quotidianità a date esempio abbastanza esteso di come siano infiniti i modi di declinare la scrittura. Ognuno di noi in qualsiasi momento puo’ trarre dal quotidianoe banalizzare oppure avere voli pindarici, e planando verso la perfezione, solcare il proprio stile, e lasciare che questo sia unico, compatibilmnete a quanto dici tu in modo mirabile, cioè mantenendosi coerenti alla propria storia, al proprio meta-senso, alla propria intima esteticità.
    Non sempre si ha la forza di non cedere alla banalità, e lungi dall’essere dei moralisti, mi sembra di potere azzardare che Zan ambisca ad essere un esteta, anzi uno stoico esteta, perchè c’è chi ritiene con il filosofo che “la bellezza salverà il mondo”.
    Io oscillo tra questa vocazione e la detonazione sociale, ma devo ancora camminare moltissimo e vivere soffrendo per trovare un mio pathos, un mio modus narrandi.
    sono contenta di ascoltarvi e di capirvi, non capita spesso di riuscirci.

  22. Carlo Mazzone il 30 ottobre 2005 alle 19:42

    Magda, l’ai date pure te tanta esempio abbastanza esteso di come siano infiniti i modi di declinare la scrittura. Grazzie.

  23. Gio. il 30 ottobre 2005 alle 19:45

    Cara Magda,
    il centro infatti è questo, anche per me.
    Vedi? Basta un nulla per distogliere l’interesse dal centro. Basta un dissenso e il centro va in periferia. Pasolini era periferia, ma viveva il centro di se stesso anche lì. Ecco perché è impossibile non amarlo. L’essenza era nelle sue mani. Le storie erano sue, ma il trattamento che operava partiva dal nucleo della sostanza narrativa. John Fante era scrittura fatta uomo, ecco perché non curava le norme sintattiche. Era vita scritta.
    Ma vedi? Basta un nulla, basta poco per sviare. La traslazione di cui parli, complicatissima da definire, agisce proprio qui. Basta poco e il centro non c’è più. Questo allontanarsi rende lo studioso della vita – e della scrittura come esperienza diretta della vita – molto amareggiato. Gli scrittori sono tutti bravi se sono scrittori. Hanno il corpo narrativo tra le mani, quindi non pensano a norme morali. La vita fluisce e loro la assecondano. Ecco che il travaso è fatto. Sono io, ma non sono più io. Ero io e adesso le cose accadono davanti a me.
    La scrittura è un opera di sublimazione, ne siamo certi. Adesso lo scrittore ha le mani vuote e il travaso è fatto. Adesso tutto è nuovo.
    Allora è possibile ciò che dici, anzi – deve essere fatto.

  24. emma il 30 ottobre 2005 alle 20:07

    In un contesto “privato” la domanda sul bimbo che gioca (o non gioca) con le paperelle è perfettamente legittima e funzionale alla comunicazione (pregressa e futura).
    Qui è stucchevole.

  25. magda il 30 ottobre 2005 alle 20:41

    @Carlo: pirla!ma mi sei simpatico. si puo’ dire pirla? cmq se potessi non scrivere con la successione delle parole comprensibili, non vestirmi quando esco, non chiudere la porta, non usare chiavi, lacci, legacci e chiusure varie…io sarei piu’ felice, anche di non usare la sintassi. forse sono nata per l’impero dei segni. e dei simboli piu’ che della logica.
    sono inconsapevolmente asiatica, spero non mongola!
    in quanto ai nostri discorsi, sento che alla fine mi toccherà fare un sunto teoretico di quanto ci stiamo dicendo, perchè temo e sento che è importante, almeno per me.
    ma dove l’andate coltivando tutta questa sensibilità e intelligenza?

  26. Maura il 30 ottobre 2005 alle 22:14

    Secondo me Governi non aveva alcuna pretesa letteraria in questo pezzo, voleva solo raccontare il suo “carteggio on-line” con Gemma Gaetani e segnalare l’uscita del suo libro. Non si può pretendere che tutto quello che si scrive in rete o in NI sia letteratura.

  27. franz krauspenhaar il 30 ottobre 2005 alle 22:24

    Finalmente la verità viene a galla… C’è voluto un intero “bloody sunday”… Grazie Maura.

    @Magda.
    Le tue domande sono molto belle, volevo dirti solo questo.

  28. andrea barbieri il 30 ottobre 2005 alle 22:35

    Allora dal vostro discorso ho dedotto che avete stampato questo pezzo di Governi e ora volete collocare il fascicoletto nello scaffale giusto, per non fare casino, e appunto vi state chiedendo se lo scaffale giusto è quello della promozione o quello della letteratura. E finché non avete deciso state in piedi, di fronte alle due mensole Lack di Ikea, col fascicoletto in mano :-)

  29. andrea barbieri il 30 ottobre 2005 alle 22:38

    Azz, sono arrivato tardi, è stato collocato.
    Comunque secondo me dentro c’è anche un po’ di letteratura.

  30. Bartolomeo Di Monaco il 31 ottobre 2005 alle 13:56

    Andrea Barbieri: “Comunque secondo me dentro c’è anche un po’ di letteratura”

    Bravo Andrea. Si tratta di un bel pezzo con una scrittura assai interessante. Spiace che non sia stato colto questo aspetto così evidente.

    Ieri pomeriggio, domenica, alle ore 16,30, ho assistito alla presentazione di un libro che non sarà mai conosciuto dal grande pubblico dei lettori: “Vita d’amore”. L’ha scritto una ragazza handicappata che vive nel mio paese di Montuolo. Racconta la sua sofferenza (cammina con difficoltà). La ricordo bambina quando passava davanti casa mia accompagnata dalla mamma. L’ho sempre ammirata per lo sforzo che faceva di camminare per la strada, guardata con curiosità dagli altri, per non chiudersi in se stessa. Ieri ha spiegato che si è sentita isolata quando andava all’asilo, poi alla scuola media, poi al liceo classico. La sua volontà di stare in mezzo agli altri era sconfitta dalla realtà che gli andava contro. Finché la svolta ci fu nel 1992, quando alcune ragazze e alcuni ragazzi del paese la invitarono a far parte del loro gruppo. La sua angoscia si è sciolta, tutta la sua ricchezza interiore si è liberata, grazie a loro. Ieri molti giovani rendevano testimonianza di questa stupenda giovane che si è laureata ed ora insegna religione nel liceo classico di Lucca. Il libro è stato pubblicato dalla Lega Italiana per la lotta ai tumori” (Edizioni Agèmina) e il ricavato andrà a beneficio della stessa Lega. Nel libro, oltre alla storia del suo male, del suo girovagare per gli ospedali, riproduce pagine di diario, confidenze degli amici, e lettere scambiate con loro. Questa ragazza ha messo la sua nudità spirituale al servizio degli altri.

    Quello che voglio dire è che non sempre si deve parlare di esibizione quando si parla del nostro privato in pubblico. Spesso la nostra vita può essere una utile testimonianza.

    Dall’esperienza di Mariella Santoro (è il nome della ragazza) s’impara a riconoscere che quando si è diversi, si continua ad essere tali (anche se ci si rifugia, per i credenti, in Dio) fino a che non arriva a noi l’affetto e l’amore dei nostri simili. Non esiste cura migliore di questa. La responsabilità delle angosce di chi è diverso cade sempre su noi, dunque, che siamo normali.

    Conoscere i tormenti che gli altri hanno vissuto o stanno vivendo, spesso – ma direi sempre – è una grande lezione che ci aiuta a capire e ad amare.

    Bart

  31. tashtego il 31 ottobre 2005 alle 15:24

    se state parlando della poesia “colazione eccetera”, voglio dire se è qui che si possono lasciare commenti (inutili, lo so) sulla poesia “colazione eccetera” senza andare fuori argomento, insomma vorrei sommessamente dire che questa poesia mi sembra un frammentino di sex and city, ma scrausetto e “dei poveri”, con la solita citazioncina di paroliere angloide: aggiungo che il mondo va a finire per mancanza di “nuove generazioni” degne di questo nome e non mi si dica dell’ironia (auto?), che l’ironia mai ha salvato nessuno dalla stupidità e dalla bruttezza: questo tanto per essere pesanti dicendo però per una volta ciò che si pensa.

  32. francesco forlani il 31 ottobre 2005 alle 15:33

    “in queste colonne di nuovo affollate di piccoli talenti e grandi grafomani. ”
    Caro Stefano Zangrando leggo questa tua frase in bacheca e mi ha fatto un pò tristezza. Un comune amico dice spesso come la modestia non la si impari, ma che in qualche modo lo si è o non lo si è, modesti. Mi aspetterei a questo punto che tu sovvertissi questa amara constatazione. Con affetto.
    effeffe
    ps
    Mi colpisce sempre la lucidità di Franz e trovo che il post fosse molto più puro ed innocente (e qui sta la sua colpevolezza) di quanto si sia voluto vedere. A parte questo concordo con Andrea Barbieri, azz.

  33. gianni biondillo il 31 ottobre 2005 alle 15:46

    Comunque io con Massimiliano sono arrabbiato perché doveva spedirmi un libro 6 mesi fa e non l’ha fatto. E quindi lo sputtano pubblicamente!

    ;-)))) (ciao, Max)

  34. Massimiliano il 31 ottobre 2005 alle 15:58

    Con tutti i soldi che hai fatto con i romanzi, quel libro te lo potevi pure compra’!
    (ciao gianni)

  35. georgia il 31 ottobre 2005 alle 16:00

    beh io il pezzo di governi lo avevo trovato molto bello :-)))))))
    e non si può neppure dire che io simpatizzi molto con lo sceriffo …. quindi è proprio lo scritto di governi che mi è piaciuto.
    Certo che se si dovesse mettere una legge così rigida sulla privacy … beh ci giocheremmo l’80% della letteratura, come minimo ;-) .
    Però se magda fosse, puta caso, gemma gaetani allora le darei ragione perchè per rendere pubblico un epistolario (soprattutto le lettere dell’altro) bisogna essere daccordo, per lo meno, in due, ma se gemma è stata d’accordo a me va benissimo nulla è più bello di una storia e di un epistolario “vero”. Se invece gemma non è d’accordo … beh … ma qui allora non c’entra per niente lo scrittore, c’entra propio il penale e basta ;-)

  36. franz krauspenhaar il 31 ottobre 2005 alle 16:07

    Gianni, ha ragione Max. Tira fuori i soldi!

    Georgia, prima o poi mi amerai alla follia, fidati:-)

  37. Massimiliano il 31 ottobre 2005 alle 16:09

    Scusa l’ingenuità Georgia, ma chi sarebbe lo sceriffo, io? Sceriffo de che?

  38. gianni biondillo il 31 ottobre 2005 alle 16:15

    Ragazzi miei, come dice il saggio: “i soldi costano”.
    E poi quel libro io l’ho cercato ma mica l’ho trovato per librerie!
    Ora cosa dico al console, quando lo vedrò l’11 di novembre?

    Georgia, Franz è puro fascino, non sapresti resistere ai suoi occhioni blu.

  39. georgia il 31 ottobre 2005 alle 16:38

    massimiliano … io non so neppure chi cavolo tu sia :-)
    ops, ma … forse sì, sei governi ;-) … no, no, no, non sei tu lo sceriffo, per carità, manco ti conosco, lo sceriffo con tanto di fondine e pistole e stella di latta è krauspenhaar che, a torto o a ragione, non amo molto nonostante, dicano, abbia occhioni blu, sarà solo una coincidenza ma io preferisco sempre gli occhioni neri (a parte i miei che sono azzurri) e detesto, indipendentemente dal colore degli occhi, chi si mette a gambe larghe nella piazza polverosa davanti al saloon e … gioca alla battaglia navale.
    Forse è stato solo un incidente, e quel giorno gli giravano particolarmente le fondine e gli stelloni, ma la prima volta che sono capitata nel villaggio di franz si è comportato proprio così urlando che a casa sua non voleva stranieri e ….. in rete la prima impressione è quella che conta ;-)

  40. franz krauspenhaar il 31 ottobre 2005 alle 17:06

    E’ proprio un sentimento unilaterale…:-)

  41. tashtego il 31 ottobre 2005 alle 17:17

    forse a voi piace tutto.

  42. Gemma Gaetani il 31 ottobre 2005 alle 17:38

    Ci tengo a dire alcune cose (ciao a tutti, ciao Massi).
    Tashtego, non andremo mai d’accordo, e ne sono contenta, perché io sono una alla Sex and the City quanto Kurt Cobain era uno dei Take That, e il mio poemetto faceva ridere quanto fa ridere Berlusconi. Non ci capiamo, non ci piacciamo: va benissimo così. Però, ci tengo a spiegare, che ci sono persone che sono attratte dalle cose che luccicano perché quelle cose sono loro aduse (le ricche frequentatrici del Fiorucci Store o dei negozi di tutto il centro Milano e le protagoniste di Sex and the City) e altre che ne sono attratte perché intorno non gli luccica niente, ma veramente niente. A me interessa parlare delle seconde.

    Georgia. Il pezzo è nato perché ho chiesto a Massimiliano, conosciuto proprio su questi commenti all’epoca della pubblicazione del poemetto, da cui in seguito è nato il libro, di scrivere un pezzo “su di me”. Mi serviva per “presentare” il libro sul mio sito in modo “altro”. Personalmente non amo niente di ciò che è canonico. E mi piace moltissimo come scrive Massimiliano, che è uno che sistema questioni di Letteratura dietro una prosa asciutta e volutamente, all’apparenza, casual. Insomma Massimiliano non scrive prosa lirica, né ha inventato una nuova lingua, ma continua la Letteratura, che conosce benissimo, pur non tenendo corsi di scrittura, nel modo che piace a tanti e anche a me: senza tacchi, senza pelliccia addosso. Per quanto, se volesse, potrebbe. Poi il pezzo è stato messo anche qui, come piccola “celebrazione” forse, e quasi come una sorta di aggiornamento.
    Ovviamente può non interessare, può non piacere, come il mio libro, come tutti i libri pubblicati da chiunque, ma parlare di “pornografia dei fatti propri”, è per lo meno anacronistico! Viviamo, volenti o nolenti, nell’epoca in cui Loredana Lecciso lascia Al Bano dichiarandolo su Gente e Al Bano, di reazione lascia l’Isola dei Famosi… Questa è, forse, “pornografia dei fatti propri”. E ha diritto, a mio modesto avviso, di esistere anche questo, se i telespettatori lo apprezzano (e non tiriamo giù l’altro anacronismo del genocidio culturale, che è un’idiozia, a mio, modesto e lecito, avviso).

    Infine, vorrei ringraziare Bartolomeo Di Monaco per aver scritto queste parole, perché in queste parole c’è il senso dello scritto di Massimiliano e il motivo per cui io ho deciso di pubblicarlo e di pubblicare un libro:

    Quello che voglio dire è che non sempre si deve parlare di esibizione quando si parla del nostro privato in pubblico. Spesso la nostra vita può essere una utile testimonianza.

    E’ la prima cosa che ti insegna. Lo psichiatra. Un gruppo di autoaiuto. La vita stessa. E cioè che la tua storia è la tua storia ma è allo stesso tempo una storia qualunque. E se rappresenta qualcosa anche per qualcun altro, dopo che te la sei raccontata, e dopo che l’hai raccontata, in un quadro, a parole, a fumetti, allora è arte. Di diverso livello, perché ci sono gli artigiani e gli artisti, come sapeva bene Gramsci quando si crucciava della mancanza di un sottobosco artigianale e di un bosco artistico folti in Italia, diversi decenni fa.
    “Heroin”, Lou Reed, non l’ha scritta a tavolino con Flaubert, ma quando si spaccava di pere. “Vicious” era dedicata ad Andy Warhol. “Walk on the wild side” parlava dei transessuali che frequentavano la Factory. Andy Warhol fotografava tutto e tutti e sempre non tanto per mimare l’incomunicabilità postmoderna, ma la sua. Poi, come ha detto saggiamente J.T.LeRoy in un’intervista, si può raccontare la più grande tragedia, ma se è scritta male, è scritta male. Lou Reed, Andy Warhol erano artisti. E quindi la tossicomania dell’uno e la misoginia dell’altro sono diventati simboli di altro. Di un’epoca. Anche artistica.

  43. tashtego il 31 ottobre 2005 alle 19:38

    @ gemma: non ci capiamo?
    e perché mai?
    di tuo ho letto solo questi versi, e solo di questi versi parlo e non dico certo che fanno ridere.
    dico che non mi convincono, che sono un po’ sdati, auto-indulgenti, già letti.
    aggiungo che sono accattivanti (qui in NI la poesia di solito oscilla tra l’accattivante e il suo perfetto contrario).
    e dico che mi hanno fatto pensare a quella serie lì, televisiva, col manzo che cambia sempre, eccetera.
    insomma opinioni su un pezzo che hai *pubblicato*, cioè sottoposto a pubblica fruizione e, conseguentemente, giudizio, capisci?
    il fatto che noi possiamo capirci o meno non è in discussione.
    o no?

  44. Gemma Gaetani il 31 ottobre 2005 alle 19:56

    No, ci conosciamo, e mi era rimasto impresso che nel post Tecniche di suicidio avevi definito Kurt Cobain il solito artistoide suicida, più o meno, poi leggo le cose che scrivi, osservo parecchio, e insomma, non credo siamo sulla stessa linea di pensiero.
    Nello specifico dei miei versi, che non ti convincano non c’è problema. Che sono già letti, proprio già letti, non so… Accattivanti nemmeno, secondo me. Sono drammatici. Il soggetto non è una milanese pettinata.
    In ogni caso io ho scritto, a chi legge il giudizio. Solo che detesto i giudizi banali (donna + locali + manzo + Milano = Sex and the City de’ noantri).

  45. Mario Brega il 31 ottobre 2005 alle 20:38

    A me comunque er pezzo m’è piaciuto. Complimenti, Gove’. Saluteme pure la regazzetta. C’ha stoffa, artro che chiacchiere.

  46. magda il 31 ottobre 2005 alle 20:42

    bene, allora possiamo dire che tra gli stili letterari ognuno possa scegliere su quale tipologia sintonizzarsi, a secondo delle proprie pulsioni o empatie estetiche.

  47. Furio il 31 ottobre 2005 alle 20:47

    “a seconda” o “secondo”, magda…
    e poi il presente invece del congiuntivo, magda…
    per il resto d’accordissimo, magda.

  48. magda il 31 ottobre 2005 alle 21:14

    Ma fate gli scrittori o i correttori di bozze?
    Ho capito,(virgola)(spazio) che la vostra, è una scelta deliberata nel riprendermi sulle cazzate, e quindi, con il vostro permesso, me ne fotto.
    Anche perchè, da quando sono presente su questo spazio intellettuale-letterato, le uniche obiezioni che ho ricevuto sono: lo spazio dopo la virgola, la declinazione verbale piu’ o meno corretta e altri concettualismi stilistici di coatante levatura.
    evidentemente chi li pone non ha altri argomenti.
    Colgo altresi’ l’occasione per esprimere a chi volesse fare lo spiritoso ancora su queste cose, l’auspicio che il suddetto si fanculizzasse autonomamente, evitando alla sottoscritta l’imbarazzo di mandarcelo.
    noblesse oblige.

  49. magda il 31 ottobre 2005 alle 21:18

    errata corrige: cotanta levatura.

  50. Gemma Gaetani il 31 ottobre 2005 alle 21:39

    Magda, è tutta un’idioteque, non farci caso. Si scherza, anche. Immagino.

  51. magda il 31 ottobre 2005 alle 21:56

    ma sempre su quello? non mi sono sposata apposta per non avere suocere!

  52. Gemma Gaetani il 31 ottobre 2005 alle 22:04

    Ma dai, uno riconosce un tratto e lo amplifica, è la parodia, che in un certo senso è anche un apprezzamento… Cmq citavo Idioteque, che è il titolo di una canzone dei Radiohead che comincia dicendo WHO IS IN A BUNKER? WHO IS IN A BUNKER?, per dire che credo che lo siamo tutti, non che chi ti scherza sia idiota, e allora ne usciamo scherzando, giocando, parlando, accusando, criticando. Devo continuare? :)

  53. georgia il 1 novembre 2005 alle 00:36

    magda non prendertela si sa che una delle cose più noiose nell’e-scrittura è proprio il correttore automatico.
    C’è sempre quell’odioso “omino-suocera” a graffetta che paf … arriva e ti corregge;-)
    georgia

  54. tashtego il 1 novembre 2005 alle 01:29

    però a furia di correggerti, magda, sei migliorata.
    fai meno errori.
    e questo è un bene.

    e poi volentieri ammetto di non essere “sulla stessa linea di pensiero” di gemma.
    ecco.
    però non ho mai usato in vita mia la parola “artistoide”, perché la ritengo un termine fascistico.
    nella fatti-specie mi sembra di aver usato, piuttosto, “artistazzo”.
    ma posso sbagliarmi.

  55. Wovoka il 1 novembre 2005 alle 07:28

    Ma il pezzo in questione incarnerà davvero, cioè “strutturalmente”, le connotazioni di drammaticità esistenziale (Kurt Kobain eccetera) rivendicate da Gemma? Alcuni le ritrovano, altri no, a me personalmente appaiono come una proiezione un po’ posticcia, segno che nei miei confronti l’opera (raccontino + poesia + contesto indiano) non ha funzionato, non sono riuscito a prenderla “sul serio”. Anzi, mi sembra persino di comprendere (ma non giustificare) la reazione di Zangrando. Così me la figuro, brevemente: questa vicenda tra maschio e femmina alla quale veniamo arbitrariamente introdotti (nulla di male, purché sia chiaro che ad un testo arbitrario possono seguire altri testi arbitrari – nessun copyright sul delirio, please) porta immediatamente alla lettura della poesia che le ha dato inizio. In essa incontriamo una donna che argomenta (anche) di sesso piuttosto disinvoltamente, cosa che provoca spesso nei maschi una sorta di fascinazione un po’ sgomenta. Ecco quindi che, ritornando dalla poesia al dialogo, vengo quasi “costretto”, dal complesso di immagini ricevute e di immaginazioni secondarie incontrollabili, nel ruolo (fantastico) di “rivale” del Massimiliano, le cui attenzioni “professionali” nei confronti della poetessa mi appaiono a questo punto fortemente sospette (un po’ l’irriducibile sospetto che spesso i maschi nutrono nei confronti dei ginecologi). Ecco perché l’intimità tra i due, le reciproche “carezze” (nel senso di Eric Berne) che si scambiano in pubblico, infastidiscono così tanto: perché richiamano (a torto o a ragione) il feroce narcisismo delle coppie, le autentiche allucinazioni reciproche che caratterizzano i veri innamorati, che vanno sempre lasciati soli, in quanto insopportabili. A questo punto però interviene il mio “censore” psichico, che mi spinge a vergognarmi di questi miei bassi pensieri e quindi a liberarmene proiettandoli sull’ “opera” che me li ha evocati: ehi voi! siamo qui per occuparci di Letteratura, mica di secrezioni! Comunque la furia di Zangrando mi è piaciuta molto: mi ha ricordato (a torto o a ragione) le immaginazioni feroci dell’indimenticabile Sant’Antonio di Flaubert.

  56. magda il 1 novembre 2005 alle 08:42

    Allora tra gli estetici platonici aggiungiamo Wovoka.
    quando volete intimità epistolare telematica…..basta chiedere…ho quintali di chattate con emeriti sconosciuti portati al delirio secretivo con un click.
    Ecco perchè gli uomini sono in numero maggiore tra gli intellettuali….loro devono sublimare e elaborare molto piu’ materiale pulsionale!
    Grazie di esistere.

  57. Wovoka il 1 novembre 2005 alle 09:38

    Non capisco da dove tu possa dedurre un mio potenziale interesse a quei quintali di chattate, ma è comunque un piacere fraintendersi, simpaticissima Magda :-)

  58. emma il 1 novembre 2005 alle 09:40

    Sono andata a leggere la poesia. La cosa che mi colpisce di più è il connubio tra distanza (la poesia che prende le distanze dal mito e dall’ideologia) e identificazione (il poeta che si identifica con chi è “vittima” del mito e dell’ideologia, anzi “è” quella vittima).
    Mi sembra un connubio difficile; molto interessante, ma ambiguo.
    E l’ambiguità comporta fraintendimento.
    Che è un po’ quello che succede con la lettura dello scambio epistolare.
    E un po’ quello che mi succede quando leggo Aldo Nove.

  59. georgia il 1 novembre 2005 alle 09:56

    Scrive gemma:
    “Ecco perchè gli uomini sono in numero maggiore tra gli intellettuali….loro devono sublimare e elaborare molto piu’ materiale pulsionale!”

    gli uomini sono di più fra gli intellettuali non certo per la quantità di materiale pulsionale da sublimare, ma solo perchè il “potere” è ancora prevalentemente maschile. Le donne in politica (dove il potere è ancora più “potere”) sono addirittura mosche bianche.
    Il materiale da pulsionare non c’entra nulla, di quello ne possediamo, in grande quantità, ambedue i sessi, anzi probablmente quello femmnile è in quantita maggiore e più esplosivo.

    La cosa interessante che però vien fuori da questa vostra discussione è una forma di sommerso moralismo misogino che vedo non salva neppure le donne.

    L’analisi di wowoka è molto intelligente e ha colpito atrocemente nel segno.
    Non credo che, nè la poesia, nè l’assemblaggio epistolare di governi incarnino poi grandi cose (anche se nell’insieme ho trovato il tutto molto piacevole).
    L’analisi un po’ “acida” (nel senso di corrosiva) di wowoka è intelligente proprio perchè il meccanismo è quello che ha descritto lui.
    Però …..
    In questo blog vengono postate poesie di Arminio.
    Premesso che arminio, a mio giudizio è un grande poeta e gemma per ora, dalle cose che ho letto, ancora non lo è (questo sempre a mio giudizio)
    Premesso questo (che non è poco) arminio scrive poesie molto sensuali, e quando un uomo “argomenta (anche) di sesso piuttosto disinvoltamente, cosa che provoca spesso [nelle femmine] una sorta di fascinazione un po’ sgomenta” e …
    E qui ci fermiamo perchè manca (in questo caso) la femmina a cui venga chiesta la presentazione e che faccia scattare in me (o nelle donne che leggono) il ruolo fantastico di rivale. E che renda dunque l’eventuale prefazione della femmina una cosa sospetta tra maschio e femmina.
    Insomma dico questo per far vedere che mentre i meccanismi profondi sarebbero poi gli stessi le reazioni sociali sono, per forza di cose, culturalmente “diversissime” perchè la femmina NON è mai vista (istintivamente) come detentrice di potere, anche se oggi, se dio vuole, spesso lo è.

    Che nello scritto in questione ci sia una forma di “esibizionismo” è indubbio, che ci sia una forma di fascinazione nel parlare di sesso è indubbio, che sia una “faccenda” tra maschio e femmina è indubbio.
    Però, sembra quasi banale dirlo, la letteratura è sempre ANCHE questo, se leviamo alla narrativa e alla poesia tutto questo cosa rimane?
    Du’ palle!!!!!!
    Semmai sospetta è la cosa che siano nate tutte ‘ste vostre reazioni irritate, perchè il potere della poesia è proprio di sublimare la competizione animalesca e di farci vedere il sentimento umano (che è di tutti), anche il più terribile, spellato al vivo, ma talmente …. (non trovo la parola) da poterlo contemplare come esperienza (orrida o sublime) universale e non come competizione o disturbo sul nostro io
    Come esempio potrei parlare di sandro penna che scrive una poesia sulla cacca, una poesia sublime. Poesia che se la scrivessi io voi mi chiudereste in manicomio, ma scritta da lui … cristo diventa epica.
    Beh forse proprio nella vostra reazione passa il discrimine tra poesia autentica (in cui la forma la fa da indiscusso padrone) e poesia che forse deve ancora farsi.
    Dico questo perchè sia chiaro che … non è il contenuto che vi ha fatto incazzare cosi bassamente ;-).
    La letteratura è sempre un fatto di secrezioni … e che altro dovrebbe essere visto che sono gli umani a farla?
    Che differenza passa tra un pomicione, un poeta e un ginecologo?
    Nessuna, solo che il poeta sa usare le parole per svegliarci, fascinarci ma anche placarci nella nostra bassa umanità competitiva, e ci rende tutti degli IONOI, anche se nel solo breve spazio della lettura.
    georgia

  60. georgia il 1 novembre 2005 alle 10:05

    ERRATA CORRIGE
    scusate ho sbagliato
    non è SCRIVE GEMMA, ma bensì SCRIVE MAGDA :-)

  61. kristian il 1 novembre 2005 alle 10:18

    beh, Wow(oka)! sei precipitato nel desiderio.
    nella scena finale di L’Aldilà di Lucio Fulci, la protagonista e il deuteragonista, in fuga dal male, terminano la corsa in una landa desolata, sparsa di cadaveri bendati, che poi è un quadro allucinato, dipinto decenni prima da un pittore nella stanza 36 di un albergo costruito su di una delle 7 porte dell’Inferno, come indicato nel libro maledetto chiamato Eibon…

    @Gemma: in effetti hai ragione, Cobain s’è spappolato il cervello per non essere mai un TT, il suo è un dramma totale.
    mi piace il tuo continuo rimandare al pop. e la valenza psichiatrica del raccontarsi.
    una persona a cui voglio un mondo di bene e che soffre, mi ha raccontato che una volta ha scampato il suicidio pensando alle scarpe di Manolo Blahnik che non aveva ancora avuto la possibilità di far sue.

  62. magda il 1 novembre 2005 alle 10:21

    ma io veramente scherzavo con Wo, e lui ha capito benissimo, guai a prendere seriamente la differenza tra i sessi, va a finire che ci si innamora!:-) a questo proposito, dato che sono reduce da una seduta a un pool di psichiatri in delirio, cioè io li ho analizzati….. vi mando una cosa che scrissi(scrissi o ho scritto?) tempo fa, proprio sull’uguaglianza di potere che abita indistintamente i sessi:

    TRANSGENDER
    Credo sia giunto il momento di abbandonare le barricate transgenerali e impostare la questione su altri temi. Intanto sottolineare e rivendicare le differenze o le uguaglianze fra sessi, che in se non esisterebbero, non fa che aggravarle.
    Giusto sarebbe considerare qualunque aspetto del vivere comune abitato non da portatori di generi e genitalità, ma da Persone che dato lo stato attuale, andrebbero rieducate ad essere valore in se’ indipendentemente dalla lora individualità sessuale.
    Le sottoculture di nazioni in decadenza sono caratterizzate per l’espressione massiccia di poteri totaliritaristici che fino ad ora sono stati testimoniati dal genere maschile sul tipo peter familias , ma solo perchè le donne non c’erano , se no avrebbero fatto lo stesso se mosse dalle stesse intenzioni (es.:Moratti,Tatcher,).
    La storia ci riserva delle curiose sorprese, per esempio in uno stato popolato da regine autoritarie, come l’Inghilterra, si sono sviluppatti dal punto di vista antropologico fenomeni di vistosa omosessualità maschile, questo a dimostrare che il potere esercitato malamente esiste su entrambi i sessi e produce discrepanze e allontanamenti tra i generi se identificati solo su scala di sessualità e non di ambizione e avidità di potere che popola indistintamente uomini e donne.
    Quindi il problema non si snoda sull’asse interpretativo uomo-donna, ma persona di idealità o di convenienza, persona signore-padrone o libera. Promuoviamo la cultura dell’individuo e della libertà prima che quella di genere, la coscienza non ha sesso, e le culture che si fondano su questa eticità non presenterebbero abusi di potere sugli anelli deboli della catena sociale capitalista: donne, vecchi, bambini.
    La nostra onorevole Pia locatelli, presidente dell’internazionale socialista, ci ha piu’ volte intrattenuto su argomenti che sarebbe utile approfondire come il concetto di “engenderizzazione” mutuato dall’ anglosassone “engendering” una sorta di processo di transgeneralità dei sessi e delle loro evoluzioni.
    Rivalutiamo la società civile in modo olistico valorizzando quello che per il capitalismo sono le suddette debolezze, perchè nella ottica di civiltà evoluta i “deboli” sono i punti di forza.

    Magda Mantecca

  63. Massimiliano il 1 novembre 2005 alle 10:41

    Scusa Wovoka, non riesco a leggere i tuoi post. mi abbiocco alla seconda o terza riga.

  64. Wovoka il 1 novembre 2005 alle 11:05

    Meglio così :-)

  65. magda il 1 novembre 2005 alle 11:07

    cmq dato che questo è uno spazio un po’ dell’assurdo,una spedie di PULP del giorno dei morti, dove si è spaziato dai cazzi propri agli scrupoli del narratore, dai gusti letterari alle inclinazioni stilistiche, dal cyberflirt al femminismo, rileggendo almeno una volta il post iniziale,(del tutto inifluente), posso permettermi di ribattezzare il Fiorucci Store con un nuovo titolo cinematografico mutuandolo dal già citato sopra?:
    “EIACULAZIONE DA TIFFANY”

  66. georgia il 1 novembre 2005 alle 11:15

    non sono d’accordo con te.
    Perchè esiste veramente una “differenza” tra uomo e donna e omosessuale, differenza che non vuol dire essere, nè migliore, nè peggiore, solo dfferente (che è una ricchezza). Differenza proprio di ragionamento (che non vuol dire essere più o meno razionali) che poi questa differenza sia di ordine genetico o di ordine culturale (e si parla di cultura mllenaria) questo non si sa, però si è visto che il cervello dei due sessi, al momento, funziona in maniera diversa e usa parti del cervello diverse e questo ti porta ad agire diversamente anche quando riempi una lavatrice (gli uomini, quando lo fanno, sono molto più abili ad usare ogni spazio della lavastoviglie) ora non mi venite a spiegare che invece invece vostro marito, compagno fratello padre … non sa riempire la lavastoviglie…. è chiaro che il mio è un paradosso.
    Però è quasi dimostrato (oggi che è possibile fotografare il cervello in azione), che per risolvere un problema complesso i due cervelli attivano parti diverse anche se arrivano poi allo stesso risultato e questo naturalmente dipende dall’intelligenza individuale (che è poi la differenza più macroscopica). La maggior parte delle scoperte umane sono state collaborazioni tra cervelli femminli e maschili anche se spesso il merito è andato al maschio (ma qui entriamo nell’organizzazione sociale e soprattutto nella maggiore capacità e ablità del maschio di aggirarsi all’interno di tali meccanismi esterni).
    Sull’aumento o meno del “fenomeno” omosessualità, anche qui non ti seguo. Io considero l’omosessualità una componente del tutto normale (anche se minoritaria) fra gli umani, e grosso modo la percentuale è costante in tutte le epoche (salvo variazioni ma quelle avvengono ovunque anche in una maggior nascita di bambini o bambine). Il fatto che alcune epoche (o alcune società) sembrino più omosessuali di altre è solo perchè sono epoche (o religioni, o culture) che tollerano di più la componente omosessuale, durante il fascimo c’erano omosessuali in quantità come oggi solo che allora non si vedevano: si nascondevano per evitare la riprovazione sociale se non addirittura il carcere e il confino, oggi invece sono relativamente (anche se la strada è ancora lunga) liberi e quindi sembrano essere presenti nella società in maggior numero. Omosessuali non si diventa (anche se si può decidere di farne l’esperienza, ma questo è un altro discorso e puramente individuale) si nasce, ed è una terza (e anche quarta) normalissima differenza naturalissima, e prendere atto di questa banalissima verità ci aiuterebbe tutti, anche chi come me è eterosessuale, a vivere in una società più normale dove tutti abbiamo gli stessi diritti e TUTTI siamo *normali* e *anormali* nello stesso tempo.
    Forse le donne quando comandano (e sono stronze come gli uomini a volte anche di più) sono meno ossessionate dal dover chiudere la sessualità in un bipolarismo di ruoli che in natura non esiste proprio e non è mai esistito.
    La differenza esiste, eccome se esiste.
    W la differenza ;-)
    Tu dici che a insisterci troppo si rischia di innamorarsi? Beh infatti proprio per questo la natura ha inventato la differenza altrimenti sai che noia, e quando si è annoiati … non ci si innamora più e il mondo diventa così noioso che si pensa solo a comandare e a comprare;-)
    georgia

  67. andrea inglese il 1 novembre 2005 alle 12:24

    questa frase, riservata al Fiorucci Store “quando vado lì mi sento cenerentola e allo stesso tempo alice nel paese delle meraviglie. vedi, lì non vendono soltanto magliette o jeans, ma oggetti estetici, fatti di endorfine.”, io sono contro, ideologicamente, esistenzialmente. Non mi pronuncio né sulla poesia né sulla recensione-lettera. Mi pronuncio sulla verità di questa frase. Essa dice una verità, indubitabile. Verità che è dell’ordine dell’immediatezza, delle certezza sensibile, della certificazione nervosa. Ma questa verità fa ombra a tutto quello che il primato, la fantasmagoria della merce comporta. Per dire un frammento di verità, l’autrice si gioca la possibilità di accedere alla totalità del pianeta “merce”.

    Io amo certi scrittori che parlano della loro tossicodipendenza, alcolica o chimica (vedi due paradigmi:”Mosca sulla vodka” di Erofiev, o il Pasto nudo” di Burroughs. Ma c’è sempre in tali esperienze una corrente distruttiva e tragica, che nelle storie di ordinaria dipendenza dalle merci io non trovo (quasi) mai. Quindi, sono d’accordo con chi ha parlato di “autoindulgenza”, che inevitabilmente si riflette anche sulla forma.

  68. georgia il 1 novembre 2005 alle 13:14

    Quindi, sono d’accordo con chi ha parlato di “autoindulgenza”, che inevitabilmente si riflette anche sulla forma.

    Beh questo è il grande mistero.
    Il contenuto impedisce alla forma di farsi poesia?
    non credo proprio, mi sa di accusa zdanovista :-)
    semmai la non-Forma impedisce al contenuto (qualunque esso sia) di farsi tragedia collettiva e quindi poesia.
    La necessità spasmodica di merce è una droga come un’altra e potrebbe benissimo diventare contenuto di poesia e può anche essere osservata da qualsiasi posizione.
    Ma forse è l’eterno dilemma se sia nata prima la gallina o l’uovo ;-)

  69. klemja il 1 novembre 2005 alle 14:16

    Finalmente una recensione diversa dalle solite…complimenti sign. Governi.
    Quanto al libro, vedremo. Grazie comunque per avercelo segnalato, perchè, vorrei ricordare, che non tutti i fruitori dei blog letterari sono scrittori, ma moltissimi sono anche lettori. E i lettori spesso vogliono essere consigliati, invogliati, indirizzati.
    In sintesi, sia che si tratti del fascicoletto della letteratura o di quello della promozione, per dirla alla Barbieri, poco importa. Anzi no: importano tutte e due.

  70. tashtego il 1 novembre 2005 alle 14:16

    “…Persone che dato lo stato attuale, andrebbero rieducate ad essere valore in se’ indipendentemente dalla lora individualità sessuale.”
    rispunta il termine “ri-educazione” assieme alla proposizione “valore in sé” nel commento di Mantecca Magda.
    interessante il concetto di Persona, con la P maiuscola, indipendente dalla sua “individualità sessuale”.
    come una sorta di anima incorporea et essenziale, senza più i luridi lacci del desiderio, dei secreti e dei fluidi, la sporcizia degli arrapamenti, finalmente, autenticamente, umana senza più sguardi furtivi su pacchi e culi e tette: la purezza oltre il sesso!
    avanti, march.

  71. magda il 1 novembre 2005 alle 14:30

    la mia osservazione sulla identità sessuale e sua ininfluenza è orientato e rivolto a chi dovrebbe produrre l’evoluzione sociale. Un capo di governo nello stendere i programmi pensa ad una collettività di Persone, non alle politiche per le donne o per gli uomini.
    La diversità è cosa eminentemente privata, non pubblica, e gioca su fronti diversi, sulle dinamiche di coppia, non sulle politiche e sui governi. Socialmente dobbiamo essere considerati identicamente, ma cosi non è ancora, perchè se cosi fosse, le donne sarebbero maggiormente presenti.
    Ho colto dalle analisi di John Knox, noto scissionista presbiteriano, considerato ai suoi tempi un eretico, un grande accanimento contro le regine cattoliche inglesi: Per gli inglesi totalitarismo, papismo, cattolicesimo si sono fusi per secoli in un simbolo potente: la regina.
    credo che questo abbia influito sul considerare le donne fonte di repressione, diniego e abnegazione, proprio perchè si è identificato il potere con la femminilità e non con le persone che lo rappresentavano, in questo caso, le regine.
    No l’omosessualità è fatto eminentemente psicologico, biologicamente sarebbe relegato ad un numero ben piu’ esiguo, tant’è che divenuto prodotto culturale, oggi vira verso una non meglio definita biaffettività qualunquistica: nel dubbio non scelgo.

  72. magda il 1 novembre 2005 alle 14:39

    a chi interessa:John Knox “l’ultimo squillo di tromba contro il mostruoso governo delle donne”. E’ un libello che apparentemente antifemminista, in realtà è una dichiarazione anticlericale, anticattolica, antipapista e che ha permesso a Lui di fondare la chiesa presbiteriana.
    Sanguigno, deciso, folle, risoluto ricorda molto Spinoza e Lutero, ma meno metodico e piu’ militante, collerico…..belli i tratti psicologici riportati di Bloody Mary, e di tutte le altre regine del XVI secolo e le loro accanite discussioni teologico-sociali. Stupendo il 600….

  73. georgia il 1 novembre 2005 alle 15:21

    MAGDA
    No l’omosessualità è fatto eminentemente psicologico, biologicamente sarebbe relegato ad un numero ben piu’ esiguo, tant’è che divenuto prodotto culturale, oggi vira verso una non meglio definita biaffettività qualunquistica: nel dubbio non scelgo

    GEORGIA
    Ma veramente … non so te, ma io scelgo eccome, e non lo considero nè un merito, nè un demerito.
    E anche i mei amici omosessuali (se si sono liberati da questa societa di merda e si accettano) scelgono eccome. Poi ripeto, ognuno può decidere di fare incursioni più o meno temporanee, più o meno temerarie, in altri campi per un motivo o per l’altro (a me non è capitato, ma capita spesso) siamo animali strani noi umani, ma da li a definirlo un fatto eminentemente psicologico ce ne corre … oddio se ce ne corre:-)))
    georgia

  74. Wovoka il 1 novembre 2005 alle 16:09

    > la non-Forma impedisce al contenuto (qualunque esso sia) di farsi tragedia collettiva e quindi poesia

    Secondo me esiste anche una “poesia delle cose” (delle situazioni ecc.) che anzi è primordiale rispetto a quella delle parole, e può tradursi anche con altri mezzi (non credo alla forma quale entità trascendente).

  75. andrea inglese il 1 novembre 2005 alle 16:48

    a georgia
    la merce-droga senz’altro è un degno argomento per narratori o poeti; e la capacità di coglierlo nella sua prospettiva più ampia è anche cio’ che potrebbe garantirne un efficace trattamento narrativo o poetico; è sempre arrischiato fare il discorso che ho fatto; ma io credo in un nesso tra etica ed estetica; e credo che questo nesso si fondi sulla presunzione “conoscitiva” di un romanzo o di una poesia, su di un loro valore di verità; il signor Hegel, e molti dopo di lui, dicevano: la verità è l’intero. Qual’è la verità del mio rapporto alla merce: il loro effetto di valium? O l’effetto antidepressivo? Certo: è un aspetto evidente, tangibile. Ma questa verità lascia fuori ancora molto altro. Lascia fuori quello che la merce non ci permette di essere e di fare. Lascia fuori il tipo di rapporti che la mercificzione ci impone. Lascia fuori quell’itineriaro disperato, che nelle “Le cose” Perec aveva già rintracciato.

    Parlare del nostro rapporto alla merce è toccare uno dei nodi “storici” delle nostre esistenze. E quindi Gemma Gaetani, nel suo modo cosi diretto, sincero, tocca subito un’esperienza condivisa. Ma io vi leggo come un abbandono: come se non ci fosse altro punto di vista possibile, come se non ci fosse ritorno dal mondo delle merci. In questo cedimento esibito, senza ripensamenti e conflitti, vedo dell’autoindulgenza. Ma è la stessa autoindulgenza che ritrovo in autori anche stranieri amati e acclamati: Easton Ellis, ad esempio.

  76. magda il 1 novembre 2005 alle 17:43

    ho letto il pezzo originale di Gaetani: ma è stato pubblicato da un editore?
    poi nessuno parlando di rapporto con le cose ha parlato della cosa piu’ evidente: il feticismo, idolatria del nuovo modernariato occidentale.
    Poi mi viene un sospetto: ma voi mediamente quanti anni avete? no perchè mi sembrate molto molto giovani, tipo 25-35, ma ne dimostrate molti meno.

  77. Wovoka il 1 novembre 2005 alle 18:28

    Ah, il feticismo! Questa è secondo me divenuta una via proibita, poiché alla sua porta c’è Andy Warhol, accanto ad altri orribili fantasmi, e digrigna intelligentissimo i denti come per dire: non oltre in questa direzione.

  78. georgia il 1 novembre 2005 alle 18:29
  79. georgia il 1 novembre 2005 alle 18:31

    loredana lipperini ha postato un pezzo su lipperatura dedicato anche a gemma:
    “Colazione al fiorucci store (milano) di Gemma Gaetani. Ho abbastanza paura nel parlare del libro: che è bello, e molto, ma talmente intimo che si ha l’impressione di essere indiscreti nel dire qualunque cosa. Comunque: come se Baz Luhrmann si fosse messo a scrivere in endecasillabi”
    http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/cose_che_accadono_in_giro/index.html

  80. magda il 1 novembre 2005 alle 21:39

    ah, allora preferisco pensare che l’editore sia un giovane avanguardista e quindi se proprio non posso parlarne bene, del libro di gemma dico, non ne parlo. diciamo che mi piace la grafica e che aspetto il suo decimo libro.
    Non condivido queste scelte e ora capisco cosa sosteneva Zangrando, WO, e Gio.tutte posizioni condivisibilissime.
    Un conto è un prodotto da vendere quale questo è, un conto trattare di anima, vita, e altre inezie.
    No, non ci siamo.
    Anche perchè io di Gemma non ho colto nulla, ho colto invece la banalità del comune sentire riversata in un’estetica praticamente inesistente.
    Allora meglio i fiori del male o la cultura underground.
    Bisogna essere veramente meretrici per parlare del marcio corpo assuefatto all’atto scontato. Bisogna soffrire davvero profondamente un proprio percorso.
    Molto superficiale.
    pero’ fate finta che io sia una sorella maggiore dai tratti un po’ stoici e un po’ platonici.
    preferisco gli Afterhours.

  81. andrea barbieri il 1 novembre 2005 alle 21:54

    Scusate la domanda forse ingenua: quando si leggono recensioni di libri in forma di pillola promozionale, come dopo aver preso un ciclo di antibiotici, è consigliabile ingerire qualcosa che equivalga ai fermenti lattici?

  82. magda il 1 novembre 2005 alle 22:01

    si parla con me per un’ora, vedrai che poi rimpiangi le pillole da scaffale librario.

  83. Gemma Gaetani il 1 novembre 2005 alle 22:07

    Scusate, a me questo sembra un processo alle intenzioni. Pseudo-critica in forma di pillola autoindulgente. Pseudo-critica del contenuto. Cioè ideologica (e siamo sempre lì).
    Un libro va criticato dopo essere stato letto, volendo proprio parlarne. La grafica di un libro in versi, prosa e immagini non è tutta RAPPRESENTATA da una copertina, per dire, Magda…
    E questa non è autopromozione (non sia mai!), ma una constatazione.

  84. andrea barbieri il 1 novembre 2005 alle 22:09

    Naturalmente mi riferivo al link di Georgia.
    Magda a me lo Zimox dà nausea. Le recensioni in forma di pillola promozionale me ne danno uguale. Consigliami un rimedio magari con le erbe. Ecco, mi rispondo da solo: forse fumare un buon “cartuchon” aiuterebbe il lettore di pillole…

  85. Gemma Gaetani il 1 novembre 2005 alle 22:19

    E comunque, era tutto scritto nel pezzo (“tireranno fuori quattro versi eccetera”). Che NON era Letteratura, giusto?
    Perdonatemi, ma io scrivo continuamente. Leggendo alcuni di questi commenti mi è venuto il seguente distico. Lo trascrivo:

    Non preoccuparti, sai, lettore colto:
    coi tuoi soldi mi ci comprerei Xanax.

    Il mio libro è in libreria, qualcuno ci vedrà quello che c’è dentro veramente, magari soltanto sfogliandolo e poi rimettendolo a posto. Della pillola di Loredana Lipperini io sono fiera. Baz Lurhmann è un genio, e i suoi film sono capolavori, ma qualcuno lo considera commerciale. Perché usa troppi colori.
    Saluti,
    Gemma

  86. magda il 1 novembre 2005 alle 22:32

    Andrea coltivare l’anima sul comodino.
    Non so come è fatta la tua, se la metti li puo’ darsi che si scaldi alla luce della lampada o del tubo catodico, la mia stasera ha fame di arte e di bellezza….non so vorrei vedere LasVon Trier oppure Haneke o WKW tipo 2046

  87. tashtego il 1 novembre 2005 alle 22:46

    “un giovane avanguardista”

  88. andrea barbieri il 1 novembre 2005 alle 22:50

    @ Magda Gaetani
    Mi riferivo alle pillole lipperiniche che per caso contengono anche il tuo libro. Non voglio dare nessun giudizio prima di averlo letto, volevo solo manifestare il disgusto mio, di lettore, nel trovare degli scaffalini di supermercato con etichette luminose al posto di recensioni serie. E’ un fastidio fisico e non una criptocritica al tema del tuo libro, che magari è bello davvero. E poi io da piccoletto stavo a Sesto e la Rinascente era una specie di posto mitologico. E’ rimasto così: non mi ci hanno mai portato. Erano gli anni settanta e non c’avevamo una lira.

  89. andrea barbieri il 1 novembre 2005 alle 22:51

    Gemma, non Magda: scusate tutte e due :-)

  90. magda il 1 novembre 2005 alle 22:52

    Allora tra i tanti lavori sono stata anche un commerciale, un formatore di venditori e insomma una markettara e pubblica relations….l’ultima cosa che metterei come elemento “civetta” in un prodotto anche culturale, come un libro, è il sesso, o il linguaggio non sentito, insomma la fascinazione che trascina e seduce è prodotta da altri meccanismi, molto piu’ sottili, piu’ evocativi.
    Non c’è mistero, aspettativa…ho letto due righe e non ho proseguito perchè mi sono sentita lanciata nel vuoto, ma non come quando leggo di disperazioni, di delitti o di violenza che invece mi sento incollata al vuoto della solitudine dello scrittore rapito dalla sua stessa estasi.
    Ma tutti possono scrivere qualunque cosa?

  91. andrea barbieri il 1 novembre 2005 alle 22:54

    altra precisazione altrimenti sembra che il cartuchon l’abbia già aspirato: ho parlato di Rinascente, nel senso che non ho pregiudizialmente nulla contro gli store.

  92. Gemma Gaetani il 1 novembre 2005 alle 23:05

    Scusa, Andrea Barbieri, te lo dico con l’affetto di una che ha imparato moltissimo da Nazione Indiana. Si respira troppo ideologismo, qui, talvolta. Un libro, santo Dio, uno lo scrive (e ci scrive quello che gli pare, Magda, poi ti legittimano, oppure no, editore, critici, lettori). Dopo E’ un prodotto. Ma non è che chiunque ne parli sia “azionista” di questo prodotto, diciamo così. Ne parla come vuole e come può, come crede. La Lipperini, si vede che voleva segnalare alcune uscite, e non fare una recensione. In ogni caso, per quanto mi riguarda, dire che è come se Baz Lurhmann avesse scritto in endecasillabi vuol dire concepire una pillolina di critica e non di spot. Dire che Margherita G. è meglio di Zoe Trope è una pillolina di critica e non di spot.

  93. magda il 1 novembre 2005 alle 23:43

    cmq Gemma, non so se preziosa, con il tuo stracazzo di libro abbiamo fatto 92 commenti….fa discutere..:-))))

  94. Gemma Gaetani il 1 novembre 2005 alle 23:55

    Magda, ma li ho scritti tutti io! Anche i tuoi! E’ tutto per fare promozione! E’ tutto finto! :0))))))

  95. magda il 2 novembre 2005 alle 07:00

    sarà meglio che io e gemma non ci parliamo troppo se no va a finire che con lei scrivo ” fellatio tecnologica” a due mani , o meglio a due……
    con Zangrando scrivo:”serena inquietudine” con GIO:” randomanti metropolitani” con Wovoka:”tatticismi esistenziali”.Con Franz:”Giani Bifronti” con Tash:”la scoperta di Linus” con Andrea :”Le pagine inutili”
    con Inglese non so perchè da quando gli ho detto del dialogo laici e cattolici, mi esorcizza con Bakunin, con Giorgia:”Lutero è mio” e con gli altri non so…devo studiarli meglio.
    tanto in questi giorni non dormo perchè la giustizia ha problemi con me.

  96. georgia il 2 novembre 2005 alle 08:48

    magda non ho capito bene se si debba ridere o meno, però … io mi chiamo gEorgia ;-)

  97. gEorgia (la cantante) il 2 novembre 2005 alle 09:00

    anch’io, perdindirindina, solo che pippebaudo diceva che la E nel nazionalpopolare non tira. boh?

  98. andrea barbieri il 2 novembre 2005 alle 09:51

    Cara Gemma, non capisco come puoi, partendo da una mia constatazione personale, concludere che qui si respira troppo ideologismo (dove “qui” allude a Nazione Indiana): io non sono Nazione Indiana.
    Sono anche diverso da te, che sei un’autrice, e dalla Lipperini che è una mediatrice: sono il lettore. Siccome vedo che fraintendi le mie parole, mi viene da pensare che il mio punto di vista di lettore sulle pillole recensorie-segnalatorie per te è degno di un outlet. Quindi la risposta che mi dai è in contraddizione col tuo assunto. Tu dici infatti che il libro è un prodotto, cioè una merce, ma quello che dimentichi è che il cliente, nel mondo delle merci, ha sempre ragione.

  99. Cristina il 2 novembre 2005 alle 10:01

    Non entro nel merito di una valutazione di questi versi. Dico solo che la poesia sulla merce e affini in generale non mi piace.
    Mi colpiscono invece le modalità di lancio di questo libro. Se ne parla su NI? Niente di strano. NI parla spesso di nuovi libri.
    L’altro giorno entro nella Feltrinelli della mia città. Sulla destra, proprio accanto all’ingresso, si trova un grande espositore con tutte le novità. Ora, potete immaginare cosa si trovi tra le novità di una libreria supermercato come Feltrinelli: molte schifezze e in più i titoli che tirano, di cui si parla sui giornali (Houellebecq, Easton Ellis, Cunningham, Palahniuk etc. – mi vengono in mente questi stranieri, ma ce ne saranno stati anche italiani).
    Tra questi, in bella vista, sta anche il libro di Gemma Gaetani.
    Quando mai avete visto in Feltrinelli un libro di poesia tra le novità?
    Gli scaffali della poesia di solito sono bui, nascosti, impolverati, il massimo che si concede a una novità è di stare ritta e frontale sul derelitto scaffale in cui si trova la lettera dell’iniziale dell’autore.
    Neanche le antologie – e negli ultimi mesi ne sono uscite tante – hanno questo privilegio.
    Sui commenti a questo post vedo che del libro ha parlato anche Loredana Lipperini. Strano, no? Loredana Lipperini non parla mai di poesia, forse ricordo male, e correggetemi se sbaglio, ma mi sembra che negli ultimi mesi non abbia mai segnalato un solo libro di poesia.
    Mi dico che c’è qualcosa di strano, e non intendo certo una trama segreta, un complotto, l’internazionale dei lit-blog che si mobilita per questo libro. Naturalmente niente di tutto questo.
    Però mi resta un interrogativo enorme. Perchè un libro come questo riesce ad avere questi canali di diffusione? Avrà a che fare con il genere – il termine è improprio naturalmente – cui appartiene? Avrà a che fare con la sua indulgenza alla merce, dunque con la sua autoindulgenza?

  100. georgia il 2 novembre 2005 alle 10:15

    @ magda
    la cantante si chiama giorgia ;-) io georgia
    a me la E tira che ci posso fare ;-)

    @ barbieri
    “il cliente, nel mondo delle merci, ha sempre ragione” questa me la segno ;-)
    Il lettore deve fare come fa una mia amica: Mai comprare un libro senza prima averne letto almeno un capitolo (sui divanetti della feltrinelli), chiaro che il capitolo non deve essere il primo, altrimenti sarebbero così furbi da scrivere decentemente solo il primo capitolo ;-) (come sempre più spesso accade) se avessi seguito questo consiglio, sinceramente, avrei risparmiato un sacco di soldi.
    Gli ultimi due libri che ho comprato ad ogni modo sono stati un buon acquisto, veramente un buon acquisto
    Gaetano Cappelli, Il primo, Marsili, (come epigrafe ha una bellissima poesia di Beppe Salvia, poeta quasi introvabile anche se è stato ripubblcato da poco).
    Paolo Virno, Motto di spirito e azione innovativa, Bollati Boringhieri

  101. magda il 2 novembre 2005 alle 10:17

    Forse per semplici conoscenze e volontà di promozione di soci facoltosi.
    Cmq io, tra le aspirazioni personali, non annovero quella di diventare un’autrice del “Codice da Vinci” o affini.
    Se Gabriella Carlucci e Cicciolina sono in parlamento, è possibilissimo anche che l’editoria si mercifichi.
    Credo che gli organi piu’ importanti a nostra disposizione, il cervello, il cuore e il fegato, abbiano ben altra destinazione d’uso che il mercenariato.
    Propongo di scrivere questo genere di libri su carta commestibile, almeno poi possono essere metabolizzati da un qualche apparato organico.
    Dai siamo seri almeno durante la ricorrenza della morte del grande Esteta e Maestro. Che bello che era….che bello che é.

  102. andrea barbieri il 2 novembre 2005 alle 10:28

    Caterina, anche io, in quanto consumatore di libri, mi chiedo sempre come si arriva alla “segnalazione”. Cioè la domanda è: il mediatore segnala ciò che lui stesso cerca attraverso un lavoro di separazione fuffa-polpa, oppure questo accade solo in piccolissima parte, mentre la forza propulsiva vera e propria della “segnalazione” (la pilloletta critica che di critico ha solo la pellicola) è la forza della casa editrice?
    Una volta mi è capitato di far notare a Loredana Lipperini e WuMing 1 (dopo che avevano usato lo spazio di Repubblica e l’Unità per parlare in modo iperelogiativo di un blog nato per sfottere chi era uscito da Nazione Indiana, blog che è terminato subito dopo gli articoli, tanto per dimostrare la lungimiranza dei recensori) dicevo mi è capitato di far notare che gli spazi su grandi quotidiani potevano essere utilizzati per informare i lettori su qualche rivista di qualità che fa fatica a tirare avanti, e facevo l’esempio di Hamelin – note sull’immaginario. WuMing1 non rispose, mentre la Lipperini mi disse di scriverle per mandarle la rivista. A parte che io non penso, in quanto lettore, di dover comprare una copia della rivista e andare alla posta e spedirla a mie spese a Loredana Lipperini, penso invece che sia compito del mediatore informarsi utilizzando google e al limite scrivere all’associazione. A parte questo credo che proprio questo tipo di risposta sia anche la risposta alla mia prima domanda: forse i mediatori (ovviamente ho compiuto il passo di generalizzare) aspettano a casa loro quello che piove dal cielo, ma dal cielo piove solo da chi ha capacita di muoversi bene, non necessariamente da chi scrive bene.

  103. andrea il 2 novembre 2005 alle 12:53

    Io e Gemma ci siamo conosciuti in un modo simpatico e carino. Ne è nato un rapporto che ha preso forza da tante coincidenze infilate appunto una dietro l’altra in maniera sorprendente. Ho seguito le sue ultime tappe, incertezze e dubbi prima dell’uscita del libro.
    E poi il libro è uscito.
    L’ho letto.
    Per questo mi insinuo tra questi 102 commenti e forse più; per essere una voce, che il libro lo ha letto. Almeno.
    E la mia opinione – prescindendo da tutte quelle insopportabili leve che sono vendibilità, fruibilità, e tante altre “pippe” circa la scrittura di dettagli sessuali – è, che il libro è buono.
    Perché per quanto ne vogliamo dire il rapporto è tra noi e il libro. Qualcuno, che diventa un qualcuno sempre più numeroso si azzarda a volersi mettere in mezzo a questo rapporto a due, ma ognuno di noi – quando legge veramente – lo sa che non ci sono storie.
    Possiamo dissentire su dei contenuti troppo espliciti?
    Potremmo farlo anche di contenuti troppo di qualunque cosa allora?
    Chi non ha mai vissuto alcune delle cose che sono contenute in questo libro?
    Per alcuni è un pensiero, per altri un azione, per altri ancora sarà stato un atto sessuale; di fondo,
    è di amore che si parla e se uno ha amato almeno una volta nella vita alla maniera di “spezzarsi le vene delle mani”* sa bene di che cosa si parla.
    Mi spavento quando in questi tempi trovo qualcheduno che dissenta di certe cose. Si scandalizza!
    È pazzesco!
    Ho visto velocemente i commenti; ce ne sono alcuni in cui coloro che scrivono si fanno le domande e si danno le risposte da soli. Altri che non finiscono neanche la frase che già sono li a precisare per non essere fraintesi (o attaccati?). Eppure tutto questo non dovrebbe essere una gara a chi alla fine dice la cosa giusta. Nei dialoghi, nelle opinioni soggettive non c’è gara, non c’è un vincitore ma anzi, c’è apprendimento di qualche cosa, se davvero si vuole che sia utile.
    Ma già la maggior parte dei commenti che mi attaccheranno mi sembra già di leggerli. Pieni di prosopopea, citazioni colte e contorte. L’armatura, la parte corazzata dell’attacco. Carri armati sintattici.
    Ma, ad ogni modo, alla fine di tutto quello che mi viene da dire e sottolineare è: leggetelo il libro se davvero ne volete parlare.
    Sarete poi autorizzati a dire che è una cagata, con il beneplacito dell’autrice stessa (Gemma, sei d’accordo no?) ma leggetelo. Senza perdervi dietro commenti di bon ton, o acrobazie sui perché o percome. Cercate di fare come quando leggete i vostri autori preferiti di entrare con umiltà nel libro. Non credo che ci si preoccupi di quanti volumi si siano venduti o di che tipo di merce è quando andiamo a prendere qualche raccolta di versi di qualche mostro sacro. Non credo che nessuno si sia mai risentito nel leggere alcuni riferimenti sessuali in Milo De Angelis (spesso citato anche nel libro di Gemma), o in altri autori già famosi. Incontestabili.
    Concludo esortandovi a leggere il libro e poi fare quello che è giusto: commentarlo con sincerità.
    Ma soprattutto con cognizione di causa.

    PS. I versi, non sono come la prosa, i versi vanno anche riletti certe volte (a dire il vero quasi sempre) quindi…
    PS/bis Quanto alla poesia relegata negli scaffali nascosti resto un po’ perplesso.
    MILANO
    Feltrinelli duomo: scaffali frontali di fronte a sinistra dell’ingresso, a girare.
    Feltrinelli via Manzoni, a sinistra dopo i tre gradini.
    Hoepli scaffali a sinistra dove ci sono le scale, a pieno terra.
    Feltrinelli Buoenos Aires piano interrato corridoio trasversale di separazione tra le sale. (a metà corridoio sulla destra nel locale precedente)
    ANCONA
    Feltrinelli Ancona, scafali a sinistra vicino ai classici nel locale più ampio e più visitabile del pian terreno.
    Lungi dall’iniziare una georeferenziazione degli scaffali di poesia di tutte le librerie italiane a me non sembra affatto che siano nascosti questi benemeriti scaffali. Sono semmai gravemente sprovvisti.
    Ma questo è altro discorso.
    Saluti a tutti e in bocca al lupo a Gemma.

  104. wovoka il 2 novembre 2005 alle 13:20

    Beh, che fosse il libro il vero argomento della discussione, ovvero il suo “topic”, è una tua assunzione arbitraria, come tutte quelle che fai riguardo a come ci si dovrebbe comportare qui in Nazione Indiana.

  105. andrea il 2 novembre 2005 alle 13:42

    Credo che tu mi abbia confuso con qualcun altro.
    Dovrebbe essere la rpima volta che mi insinuo qui a NI.
    Ad ogni modo credo che se c’è un libro di mezzo non è proprio così tangenziale l’averlo letto. E parlarne.
    Comunque posso anche sbagliarmi – perchè no?- ma non si direbbe.

  106. wovoka il 2 novembre 2005 alle 13:49

    Non ti ho confuso, mi riferivo ai “si dovrebbe” impliciti nel tuo intervento. “Si dovrebbe prima” leggere il libro soltanto se lo scopo di tutti gli interventi fosse giudicare il libro stesso, ma così evidentemente non è.

  107. andrea barbieri il 2 novembre 2005 alle 13:53

    Andrea, tu sostieni che il libro bisogna averlo letto per dare un giudizio, e i cento commentatori prima di te mi pare siano tutti naturalmente e perfettamente d’accordo, infatti non danno un giudizio sul libro. Si parlava invece, detto in soldoni, di spot editoriali.
    Però mi rimane un dubbio, tu scrivi un lungo commento parlando dei commenti che hanno preceduto il tuo, però ammetti di averli letti frettolosamente, ecco allora mi chiedo: perché per dare un giudizio sul libro bisogna leggerlo (anche due volte come suggerisci tu), mentre per dare giudizi sui commenti basta buttare l’occhio qua e là?

  108. georgia il 2 novembre 2005 alle 14:29

    andrea2 ma sei l’agente di gemma?
    per leggere un libro bisogna prima comprarlo, e se si dovessero comprare e leggere TUTTI i libri segnalati in rete, saremmo senza un euro e sfiniti (oltre che annoiati e disperati) ;-).
    Da bravo agente vedo che sei disposto anche a darci il permesso di dire che il tutto è una cagata ma … solo dopo averlo comprato :-)))))
    Furbetto volpino;-)
    Beh io sono stata fra quelli che (pur avanzando delle riserve) ha trovato il pezzo postato, e la poesia linkata, piacevole, noi (sia chi ne ha parlato male che chi ne ha parlato bene) solo su quello davamo un giudizio non certo sul libro che manco sapevamo fosse già in giro e in frenetica via di promozione ;-).
    Anzi io credevo fosse una primizia donataci da NI e non tutto collegato e sincronizzato come invece appare ora :-).
    Ad ogni modo ho letto altre poesie di gemma a cui si arriva da un link nelle news della casa editrice Maledizioni nell’ultimo post di forlani.
    Beh le poesie non sono per niente malvage, anzi …. ma non tali da spingermi a comprare il libro
    Quindi caro andrea2 io sono anche disposta a leggerlo il libro ma qualcuno me lo dovrebbe prima dare gratis (e credo pensino così anche gli altri dopo la tua ramanzina fuori posto, nel cui tranello infantile non casca nessuno :-))))))), non è un caso che chi ne parla (avendolo letto) e neppure si dilunga troppa è solo chi ha avuto il libro in omaggio;-)

  109. georgia il 2 novembre 2005 alle 14:36

    andrea barbieri invece volevo dirti che con loredana ha sbagliato tu.
    Tu le hai segnalato una rivista (e hai fatto opera meritoria), lei gentilmente ti ha risposto di scriverle e mandarle subito la rivista (evidentemente pensava che tu fossi amico dei redattori o che tu postessi averne facilmente un numero) non credo certo che pensasse che dovevi comprarla e spedirla, però tu avresti dovuto immediatamente mandarle una e-mail o un numerodi telefono dove lei potesse richiederla, oppure, ancora meglio, visto che la proposta era stata tua, contattare tu la rivista e per chiedere di inviare subito alla repubblica (per loredana) un numero.
    Non l’hai fatto?
    Allora inutile bubare, altrimenti dagli altri si pretende troppo, come andrea2 che vorrebbe che tutti comprassimo il libro prima di lasciare un commentuccio in un post;-)
    georgia

  110. andrea barbieri il 2 novembre 2005 alle 15:19

    Georgia, Hamelin ha un sito web, basta aprire google per trovarlo. Per questa operazione occorreranno sì e no 30 secondi e non la deve fare un lettore (non so per quale motivo Loredana dovesse pensare che fossi qualcosa di più di un lettore: forse perché si segnalano soltanto le riviste a cui si collabora? o degli amichetti?). Il lavoro di aprire google per cercare informazioni lo deve fare il mediatore.
    Poi può anche darsi che io stesso e a mie spese faccia un lavoro di “mediazione”, però lo faccio quando pare a me e per chi va avanti per pura passione, infatti non sono il galoppino di chi è pagato per informare i lettori.

  111. andrea barbieri il 2 novembre 2005 alle 15:25

    Ma poi Georgia, non lo capisci che il mio era soltanto un esempio per far capire la fesseria di usare due grandi quotidiani per parlare del blog VMO invece di tutto il buono che c’è in giro e fatica a essere conosciuto? Non capisci che la risposta data da Loredana aveva il solo scopo di uscirsene bene senza rispondere alla mia critica?

  112. Gemma Gaetani il 2 novembre 2005 alle 15:26

    Andrea Barbieri, sei tu che fraintendi me. Quando dico che il libro è un prodotto, intendo innanzitutto esprimere una visione estetica, e realistica più che autoindulgente, di una realtà della quale, anche, mi cruccio in quanto autrice: io che scrivo un libro divento un prodotto. Poi voglio semplicemente constatare come funziona il mondo. E’ ideologismo stupirsi del fatto che un libro, in cui qualcuno CREDE, venga in qualche modo PROPOSTO. Quale disegno ci sarebbe dietro, Cristina? Sapete come le librerie decidono di comprare o meno un libro, e quante copie comprarne? Probabilmente no. Io l’ho scoperto poco tempo fa e ve lo racconto. L’editore manda una plaquette, ogni mese, con un anticipo di circa tre mesi, con le sue uscite. OGNI editore. Ogni uscita viene “argomentata” da: foto della copertina; nota biografica dell’autore; breve presentazione del libro. Questa è l’influenza che un editore ha su un libraio. Quindi, Cristina, solo il libraio sa perché ha deciso di mettere il mio libro nelle novità. Solo il libraio sa perché ha deciso di ordinarne tre o zero o cinquanta copie. Solo il libraio sa perché non ci ha visto soltanto poesia (forse perché non c’è SOLTANTO quello dentro? C’è anche prosa, foto, c’è anche una forma nuova di poesia? Secondo me, sì.) Altra cosa, ancora Andrea. Nelle tue parole sulla Lipperini e Wu Ming mi sembra di sentire l’eco di quella canzone di Bennato, “Cantautore”. Se il critico parla, perché parla. Se non parla, perché non parla. Non vi viene mai il dubbio che dietro il foglio non c’è NIENTE, assolutamente niente, come diceva Sanguineti? Infine, Andrea Amadori, che è un mio amico, non stava cercando affatto di fare promozione. Come autrice e come essere umano sono felice del fatto che il mio libro esista. Non sto chiedendo a nessuno di comprarlo, ma mi auspicherei che se ne parlasse, casomai, con cognizione di causa. Criticare vuol dire separare il buono dal cattivo. Da QUALCOSA, non dall’idea preconcetta di qualcosa. Un libro si può anche leggere in libreria, sfogliare in libreria, addirittura rubare. Personalmente ho fatto spesso le tre cose, ma molto più spesso ne ho comprati, dai remainders, su bancarelle, nei negozi di libri usati, nelle librerie e, da “cliente”, non mi sono mai sognata di andare a reclamare all’autore che il cliente ha sempre ragione: non mi piaceva? Avevo comunque finanziato l’industria letteraria, fatta di manager e gente che ci crede, di bestseller che fanno schifo e di bestseller che sono Libri (Houellebeq, Easton Ellis, Palahniuk) di libri che venderanno sedici copie, ma tu sei felice di averne una nella tua libreria. “Simon, questa è la vita e bisognerà pur viverla!”, questo dice il diavolo a Simon, alla fine di Simon del Deserto. Il film di Bunuel.

  113. tashtego il 2 novembre 2005 alle 15:37

    Georgia mi piasce perché usa una lingua parallela, quasi uguale all’italiano, ma non del tutto: “bubare” per esempio, che vuol dire?
    Io bubo, tu bubi?

    Torna e ritorna ancora e ancora, fino allo sfinimento, il tema del “libro come merce”.
    Il tema della qualità e della visibilità e vendibilità.
    Del libro come prodotto.
    Eccetera.
    In sostanza quello di cui si parla, senza mai nominarlo neanche di striscio, è IL SUCCESSO.
    E di come perseguirlo.

    Il libro di Gemma è visibile in libreria?
    Se sì, si ingenera una specie di sospetto: perché?
    In fondo si tratta solo di poesia, mica di codiscidavinci.
    Se ne arguisce, senza dirlo apertamente, perché guai a trasgredire le regole del politicamente corretto, che dev’essere poesia commerciale con dentro il sesso per farsi comprare allappando le mucose aride delle masse.

    Mai e poi mai si scriverebbe quella roba, che la nostra anima (e il “sacro vissuto”) che materialisticamente risiede nel cervello e cuore-fegato, ma no nei piedi o nel culo, per esempio, non è mercificabile e involgaribile e dunque mai e poi mai, perché in fondo occorre distinguersi, virginei da tutto il resto.
    Tanto è facile finché della tua verginità non importa una ceppa a nessuno.

    Forse introdurre, darwinianamente, il concetto di CASO nel successo di un oggetto-libro può dare qualche risultato.
    Visto che solo un libro su diecimila (vado a braccio) ce la fà davvero a sfondare e farsi vedere e acquistare, cioè che l’autore ci si può almeno comprare casa, non si può supporre che tutti quelli che non vendono, i restanti novemila eccetera, siano capolavori incompresi, eccetera.
    Il prodotto-libro, l’oggetto-libro, il dispositivo-libro, che vince la competizione del mercato e sopravvive e prevale, probabilmente è quello più adatto, in quel momento, all’ambiente culturale in cui è chiamato ad esistere ed ad agire.
    È comprensibile che chi lo produce, autori & editori, si sforzino, il più delle volte, di dargli quelle che pensano siano in quel momento le doti per sopravvivere “là fuori”.
    Altro che restaurazione: si chiama mercato e governa su tutto e tutti e, visto che le ideologie “sono morte”, non è più né buono né cattivo.
    Semplicemente, è.

    Poi si finisce per dire (me compreso), come tutti dappertutto, che Pasolini, lui sì.

  114. Gemma Gaetani il 2 novembre 2005 alle 15:46

    Comunque è inutile che continui a tentare di far(mi) capire. Andrea Barbieri, sai perché ogni tanto scrivo su una rivista di poesia, nella rubrica in cui vengono segnalati e recensiti libri di poesia? Per passione. Sai come ho cominciato? Appena arrivata a Milano ho mandato all’editore di quella rivista un’offerta di collaborazione, ancora non mi ero laureata, in Storia della Critica Letteraria. Sai qual è stata la prima cosa che mi ha detto l’editore quando l’ho conosciuto? Che non aveva soldi per pagarmi. Sai cosa gli ho risposto? Che se mi avesse pagato sarebbe stato troppo. Loredana Lipperini, che non conosco personalmente, deve aver cominciato così, come tutti. Se ora viene pagata per segnalare libri, e per segnalare intendo segnalare libri, non tentare di spacciare schifezze per libri, vuol dire soltanto che ha fatto una gavetta infinita. La colpevolizzazione di chi riveste un ruolo culturale retribuito è ideologica. E anche abbastanza schizoide se proviene da chi su queste stesse colonne si lamenta della mancata retribuzione del lavoro culturale. Forse non ve ne siete accorti, ma anche Bertinotti ha affidato la sua campagna elettorale a un’agenzia di pubblicità. Vogliamo lapidarlo in pubblico? Accusarlo di aver tradito le istanze proletarie che rappresenta? Perché ha lo yacht e il maglioncino di cashmere? Su queste stesse colonne giorni fa è comparso un pezzo che segnalava l’uscita del film Il vangelo secondo San Precario. All’anteprima del film i cassintegrati della Provincia stavano lì a manifestare contro le sovvenzioni con cui la Provincia ha permesso, facilitato, l’uscita di questo film, che denuncia il precariato. Michael Moore, credete che viva d’aria? L’assolutezza non esiste, non può esistere nel mondo reale. Gesù Cristo l’hanno crocifisso da un bel pezzo.

  115. andrea barbieri il 2 novembre 2005 alle 15:55

    Gemma Gaetani, io cerco di dirti che a me le recensioni in pillola fanno venire la nausea. Per te invece sono belle, sono proporre, sono anche gratificazione in quelle pellicole che tu ritieni critica. E allora? Permetterai che da consumatore di libri, continui a avere la nausea, come ho la nausea quando vado all’ipermercato e trovo la musica a palla. Gemma, questa è la mia vita, e dietro non c’è Bennato, Sanguineti, i complotti o altro. Dietro, come dici tu, c’è un foglio bianco: è il mio e lascia che me lo colori come voglio.

  116. andrea barbieri il 2 novembre 2005 alle 16:08

    Gemma Gaetani (2)
    Sulla seconda cosa che scrivi non so che dire. La Lipperini ha fatto la gavetta? Tu hai fatto la gavetta? Sicuramente. Ma quindi che devo concludere?, anche Berlusconi ha fatto la gavetta…
    Su Bertinotti è il buio assoluto (ma che cazzo c’entra poi? il tuo libro è una campagna elettorale? La lipperini è un partito?): comunque alle primarie ho votato per Prodi e versato 5 euri.
    Senti ma perché sopra hai scritto che Nazione Indiana di tanto in tanto tracima ideologia, e lo hai scritto sulla base di una mia affermazione che, come ti dicevo, non rappresento Nazione Indiana? (te lo chiedo perché sopra hai scritto due grattacieli ma non mi hai risposto)

  117. Gemma Gaetani il 2 novembre 2005 alle 16:10

    Ho detto che esistono. E che forse non sono spot sovvenzionati come sostieni tu. Sei tu che pretendi di sapere cosa c’è nella testa, anzi dietro la testa di Loredana Lipperini. Il tuo foglio coloratelo coi TUOI colori, non usare le facce degli altri. E’ un po’ più difficile, ma si può fare. Non ti piacciono le pillole? Dillo. Figurarsi, questo è uno spazio apposito. Ma non pontificare sul SISTEMA che starebbe dietro le pillole o le facce o gli scritti degli altri. Semplicemente perché magari ti sbagli.

  118. magda il 2 novembre 2005 alle 16:18

    Ci mancherebbe anche di avere sofferto le pene dell’inferno per leggere Essere e Tempo, avere dato 3000 esami di filosofia, avere fatto 3000 lavori, annusare le animaccie sordide e berci qualcosa insieme, per non capire DAI SEGNI l’essenza dellle cose, a 42 anni.
    Tu per sapere che uno è un cretino, lo devi sposare? non credo.
    Cosi questi segni di “sviluppo senza progresso” sono un insulto alla bellezza.
    Vi ricordo che vendere dei libri è molto facile, basta fondare tutto su fenomeni di massa e usare il kitcht come stile veicolante.
    esempio: “il Codice da Vinci” “le profezie di Celestino” Camilleri, Oriana Fallaci, Henry Potter.
    Trasmissioni: L’isola dei Famosi.

  119. Gemma Gaetani il 2 novembre 2005 alle 16:22

    Io non ho fatto la gavetta. Io sto facendo la gavetta. Io non sono proprio nessuno. Io mi mantengo facendo l’impiegata. Mi muove soltanto una forte passione per la poesia, innanzitutto. Parole come successo e mercato e sesso per vendere, mi intristiscono. Soprattutto se dette in calce a un post che raccontava la nascita davvero casuale di un libro e a un libro in cui il sesso, come le merci, rappresentano davvero altro.
    Ho colto l’occasione delle tue parole per dire una cosa che spesso sento qui, e che soffoca. Ideologia. Ideologia sinistroide preconcetta, quella secondo cui soltanto l’incomprensibile è Cultura, l’artista che viene comprato è un artista che si è venduto, chi ce la fa a passare un livello è un leccaculo o un galoppino, eccetera. E’ triste, secondo me.

  120. Gemma Gaetani il 2 novembre 2005 alle 16:26

    Il post di prima era rivolto ad Andrea Barbieri, scusate l’omissione…
    Magda, posso chiederti una cosa (ma così proprio per parlare…). Ma ti è mai venuto il sospetto che alla gente Dan Brown piaccia? Esaminiamo un prodotto altrettanto deficitario dal punto di vista artistico, tipo il romanzo Harmony. Che non si trova di certo pubblicizzato sui quotidiani. Perché vende? Cioè, ci pensate mai che la gente abbia bisogno anche di cose “normali”? Che le cerchi proprio? Che voglia proprio QUELLE.

  121. georgia il 2 novembre 2005 alle 16:38

    @tashtego
    guarda che bubare è parola italianissima :-))
    Una volta, mi sembra di aver detto che avevi scritto una pippionata (però non ricordo se eri tu), beh sempre da quell’area semantica viene ;-)
    E’ una parola onomatopeica e come termine arcaico è il verso che fanno i piccioni. Noi oggi diciamo tubare anche se ha un significato leggermente diverso perchè tubare sarebbe il verso delle colombe.
    Figurato pero bubare ha un significato molto pertinente a quello che volevo dire io= “Borbottare sottovoce, manifestare il proprio malcontento quasi parlando fra se“.

  122. magda il 2 novembre 2005 alle 16:55

    @Gemma: certo anche mia mamma aspetta Beutiful tutti i giorni.
    Il punto è che siccome chi produce senso, parola, verbo, narrazione, HA anche la responsabilità di formare il fruitore, oltre che divertirsi scrivendo, mi sembra doveroso che fra tutte le funzioni, persone privilegiate per avere il bene della scrittura, debbano anche usarla per accrescere, piacevolmente o meno, la consapevolezza collettiva.
    perchè la lettura è un viaggio, anche educativo, rispecchiante e universale, perchè renderlo orizzontale verso il basso, quando puo’ verticalizzare le cosicenze? parlo anche di Boukoswky, o di Stefano Benni, che non è ne un genio ne un intellettuale.
    http://www.bergamoblog.it/modules.php?name=IndyNews&file=article&sid=5104

  123. georgia il 2 novembre 2005 alle 17:14

    @gemma

    allora separiamo lo scrittore dalla persona (io lo faccio sempre).
    Gemma le tue poesie (anche se non mi fanno impazzire) a me piacciono, Se dovessi darti un consiglio ti direi di continuare a tutti i costi a scrivere poesie (successo di vendita o meno) hai dei numeri. Questo quello che penso su gemma che scrive, anche se non comprerò il suo libro;-)
    Ora veniamo alla gemma che parla (o meglio e-scrive in NI) quella , per ora, mi piace molto meno, anzi quasi punto.
    Tu qui sentirai pure puzzo di ideologia di sinistra, ma anche tu non scherzi, dio bonino, solo che al tua è ideologia di destra e, non ho mai capito come mai, quella di destra debba essere il termine neutro, la normalità, la vita vera, avulsa da ogni ideologia ecc. ecc…. beh certo a pensarci bene ideologia contiene un che di idea, mentre l’ideologia di destra è così conformista e banale ecc. che ombra di idea sembra non starci;-).
    Scusa gemma ma che c**** c’entra bertinotti? e dove starebbe lo yacht di bertinotti?
    dove l’hai sentita ‘sta fola?
    da qualche id-EOLO-go a go-go di destra?
    quelli che danno il via all’orcio dei venti in libertà per seminar tempesta?
    Se bertintti avesse lo yacht non mi stupirei (con quello che guadagnano in europa) e neppure mi preoccuperei (mi preoccuperei se avesse tre televisioni), ma NON ce l’ha. Però dirlo … magari non nuoce vero? vero o falso che sia è sempre meglio dirlo, in puro stile emilio fede.
    Le istanze proletarie non esistono più temo, esistono i disgraziati,i poveri (e sono in aumento vertiginoso) ma invece di avere istanze proletarie sembrano sentirsi ricchi e molti hanno votato a destra. Sono cose che succedono quando ci si lascia abbindolare. Per questo le televisioni danno quei prodotti infami, e ormai anche il mercato librario … perchè per comandare meno intelligenze sveglie ci sono in giro e meglio è ;-).
    Io non sono bertinottiana, anzi, non gli perdonerò MAI la caduta del governo prodi, ma quando sento dire su di lui certe castronerie da fiorucci-BAR mi vien da difenderlo ;-).
    Poi invece sono d’accordo con te che è da stupidi colpevolizzare chi fa cultura retribuito, e ci mancherebbe si facesse anche gratis.
    Cioè si fa anche gratis e per passione, ecc. ma mica nei giornali, nelle grosse case editrici ecc. Si fa solo dove ci diverte farlo, dove ci crediamo veramente e insieme a chi ci crede veramente.
    Cosa diversa se invece uno si presenta come un appassionato disinteressato, e poi ti rifila una bufala incredibile, e te la rifila non per errore, ma solo perchè è l’onda lunga del suo lavoro retribuito.
    Ad ogni modo per ora di persone così in rete, per quanto ne so io, non ne conosco, per lo meno nei posti dove giro io.
    geo

  124. georgia il 2 novembre 2005 alle 17:18

    no magda non ci siamo :)))
    dire a uno scritore come debba scrivere è uno dei peggiori vizi italioti.
    Ognuno scrive come sa e può e solo a posteriori si potrà dire se bla bla bla , MA MAI PRIMA. L’avventura della scrittura per essere veramente rivoluzionaria non può essere legata a scopi pedagogici moralistici o altro (anche se non è escluso che possa essere anche quello)
    Diverso naturalmente se uno scrive per informare o per spiegare o per divertire

  125. Gemma il 2 novembre 2005 alle 17:19

    Sono d’accordissimo, Magda. Lo chiedevo a te per chiedermelo io. Però spesso le persone non vogliono essere formate né informate, non è vero che mangiano quello che gli si dà, vogliono che gli si continui a dare quello che stanno mangiando. E non parlo soltanto di prodotti/opere d’arte e di cultura, parlo in generale. Tornando all’arte, i personaggi di Pasolini sono in qualche modo quelli che lo hanno ucciso, perché non potevano capirlo.

  126. georgia il 2 novembre 2005 alle 17:32

    intanto gemma bisognerebbe prima capire bene chi l’ha ucciso poi tutto risulterebbe molto meno romantico ;-)

  127. tashtego il 2 novembre 2005 alle 17:43

    si seguita a pensare che la lettura, in quanto tale, sia attività superiore et edificante, che chi scrive c’ha il compito/dovere di formare chi legge, eccetera.
    in base a cosa? e sulla base di quali valori? di quali certezze? di quale ideologia?
    scrivere libri servirebbe allora a formare le schiere dei buoni contro quelle dei cattivi?
    servirebbe allora a dire finalmente la VERITA’ agli obnubilati?
    ai traviati da FALSE NARRAZIONI?
    tutto questo lo pensavano ai tempi di stalin & hitler-mussolini (fatte le dovute differenze), quando si sosteneva che l’arte (sic) fosse strumento di educazione delle masse e che esistesse arte dis-educativa e dunque degenerata.
    è vero, NI è saturo di ideologia come un totano ripieno, ma si tratta di fichetteria autoreferenziale confusamente di sinistra, di solito, dove sinistra sta per qualcosa di indefinito e non-berlusconiano, dove c’entrano l’IKEA e veltroni e bertinotti più molta correttezza, no parolacce, aperitivi, cafca, calvino pasolino, eccetera.
    però coi tempi che corrono è già grasso che cola, gemma.

  128. Gemma il 2 novembre 2005 alle 17:48

    Georgia (come uno dei film più belli che abbia mai visto), non ti preoccupare. Sono quasi contenta che non compri il libro! E immagino che sì, continuerò a scrivere.
    Cmq io non sono per niente di destra. Anzi. Ho sempre votato Bertinotti e continuerò a farlo; Prodi o Rutelli, proprio non ci riesco a tapparmi il naso. Citavo (spesso cito) l’atteggiamento di chi fa critica ideologica, basata su un pensiero unico. Bertinotti non ha lo yacht, è vero, è lo stereotipo con cui si critica D’Alema quello dello yacht, ma in ogni caso volevo soltanto far riflettere (ma io ci rifletto per prima) sul fatto che l’assolutezza non esiste, e non si può rimproverare qualcuno di non possederla, ravvisando in atteggiamenti di compromesso dichiarazioni di commercio di se stessi. Tutto qui. E’ tutto relativo, e non lo scopro io. I libri in edicola, per dirne un’altra, è vero che fan vendere meno quelli in libreria, ma portano cultura a chi magari non va a cercarla. Allo stesso tempo, secondo me, un artista è libero di formare informare non formare e non informare, e personalmente mi annoia la retorica politica in forma artistica o critica, che sia di destra o di sinistra o semplicemente censoria.
    Infine, mi spiace di risultare antipatica, mi succede spesso in questi commenti, purtroppo mi infervorano molto certi discorsi, ma anche lì è soltanto passione con cui difendo un’idea, in questa specie di tavola rotonda in cui stavolta sono coinvolta in prima persona…

  129. Gemma il 2 novembre 2005 alle 17:58

    Georgia, non era una considerazione romantica quella su Pasolini. La mano era proletaria, anzi subproletaria, i mandanti erano forse politici, ma ambedue, secondo me, non potevano capire ciò che Pasolini riconosceva ai primi di possedere ancora, e ai secondi di non possedere più.
    Tashtego, stavolta siamo d’accordo. Tra l’altro (ora linciatemi, se volete potete linciarmi, ma io devo dirlo) nelle soap opera statunitensi, in particolare, e, per derivazione, in Un posto al sole (la soap de sinistra de Raitre), l’intento educativo c’è eccome, solo che la forma del contenitore non ha alcuna velleità artistica. In Beautiful Ridge, ovunque stia andando, a Big Bear per incontrare Brooke che ha appena lasciato suo padre o alla Forrester Creations per incontrare sua sorella che ha appena scoperto di non essere sua figlia, sale in macchina e. Indossa la cintura di sicurezza, parla al cellulare col vivavoce e non fuma mai. Negli anni ho assistito a spot su Aids, tumori, aborto, ecc.. Idem in Un posto al sole, dove il messaggio è adattato alla realtà napoletana e quindi un po’ più “politicizzato”. Quindi non è propriamente vero che le soap opera sono pura stupidità tridimensionalizzata, secondo me.

  130. georgia il 2 novembre 2005 alle 18:11

    beh ma le soap opera mica sono arte ;-)
    quelle intento educativo lo possona avere, perchè no?
    Basta che non abbiano intento diseducativo come aizzare al razzismo o simili (e ultimamente sembrano addirittura averlo alcune).
    Io posso anche guardarla una soapopera, e anche divertirmi perchè no?
    Magari prima o poi fanno anche una soap opera che è un capolavoro … chissà

  131. Cristina il 2 novembre 2005 alle 18:12

    Mi scusi Gemma, ha letto quello che ho scritto? Ho specificato che ero sicurissima che non ci fosse alcun disegno dietro il fenomeno che avevo descritto, e lei mi risponde come se io fossi una paranoica complottista.
    Inoltre le posso assicurare che il direttore della Feltrinelli della mia città – che non è affatto un libraio come quelli delle librerie in via di estinzione – ha competenze di poesia scarsissime, come è possibile constatare dallo scaffale di poesia, che oltre a einaudi bianca, specchio, qualche antologia, e qualche grande poeta rimasticato e frammentato ad uso dei liceali, non contempla altro. Quindi se ha messo il suo libro lì dove è possibile trovarlo, non è certo perchè si sia interrogato sulla flessione narrativa della poesia contemporanea, o sul conflitto tra immagini e parole, o sul destino delle merci nella società del tardocapitalismo avanzato.
    Io ho solo rilevato un fenomeno, che ho trovato davvero singolare, e ho posto un interrogativo. Tutto qui. Lei poi può intendere quello che vuole

  132. andrea inglese il 2 novembre 2005 alle 18:20

    cara gemma, credo che sarai ormai tra l’euforica e l’esausta, dopo questo tour de force da tavola rotonda elettronica, ma ci terrei a dirti una cosa; io sono stato forse l’unico a esplicitare un “giudizio ideologico”, e l’ho fatto in quanto componente di NI; vorrei chiarirmi su questo punto, anche rispetto a una tua insofferenza per una presenza come “soffocante” dell’ideologia;

    prima due osservazioni per capirci: non parlo del tuo libro che non ho letto; se hai scritto un libro di poesia che si vende e sopratutto che si trova (sarebbe già molto) sono solo contento per te; non è una cosa che accade spesso ai poeti sotto i cinquant’anni; sulla recensione non ho nulla da dire in quanto recensione; ho voluto solo testimoniare di un atteggiamento mio nei confronti del tuo testo Colazione al Fiorucci Store, ma sopratutto nei confronti di un certo “modo” che mi pare di ritrovare in te, anche nei brani di lettera inseriti nella recensione, un certo “modo” di rapportarsi alle merci, al mondo della merce, e ai suoi templi. Un modo per altro assai diffuso.

    Che cosa significa che sono “ideologicamente” contro? Non certo che mi credo più di sinistra di te, ad esempio. Né che credo di possedere la visione giusta delle cose. Ma credo che una poesia dovrebbe contenere una promessa di verità e di felicità maggiore di un reality show, ad esempio. O di uno spot pubblicitario. E’ presunzione credere questo? Tu che ne pensi?

    La merce è un’entità stregata, apparentemente docile e semplice, ma in realtà sfuggente e occulta. Ricordo un video di giovane artista, che dopo aver comprato, forse in Francia, un paio di Nike, fabbricate in Tailandia, decise di rintracciare lo stabilimento in cui erano state fabbricate materialmente le sue scarpe. Inizia una vera e propria epopea. Un percorso labirintico, tra aziende che nascono e muoiono, aziende prestanome, miriadi di appalti, frazionamenti. Insomma, morale della favola: delle sue Nike non trovo’ mai l’origine, la fonte materiale.

    Perché non possiamo parlare di questo? Perché non possiamo discutere sul modo in cui noi, artisti poeti o scrittori, ci rapportiamo alla merce?

    E qui l’ideologia c’entra. Definisco ideologia, in modo elementare: costellazione di idee (conoscenze) e valori (sentimenti). Io senz’altro inserisco in una diversa costellazione di idee e valori il Fiorucci Store. E quando tu (o altri scrittori) ne parli in un certo modo, come di una benevola droga, mi sembra, come già ho scritto, che quel tuo pezzo di verità si porti dietro anche molta (involontaria) menzogna.

    Non sarà qui il luogo per discutere dei modi di rapportarsi alla merce in arte e poesia. Non ci troveremo d’accordo, probabilmente. Ma perché trattare l’ideologia (e il discorso che ho fatto in effetti comporta l’ideologia) come il baubau, oppure la merda che sporca tutto, oppure come un atto di violazione e violenza…

  133. Trespolo il 2 novembre 2005 alle 18:47

    Arrivato da poco dopo un paio d’ore in coda sulla Milano Brescia, autostrada infernale, e trovo un post con 132 commenti: miseria ladra. E che sarà mai mi chiedo?
    Confesso che non son riuscito a leggerli tutti, ma il pezzo di Massimiliano è divertente, leggibile, simpatico e anche la poesia di Gemma si lascia leggere bene, anche se è “strana” per un paesano come me.
    Sapete che vi dico, domani sarò a Roma, mi faccio un salto alla Libreria della Stazione Termini che l’argomentare di Gemma mi ha convinto e mi compero il libro; anzi, se non sarà bene in vista protesterò: anche i libri di poesie meritano spazio come le coraggiose e i coraggiosi che li scrivono.
    Complimenti Gemma.

    Buona serata. Trespolo.

    PS: che per scrivere e riuscire a farsi pubblicare un libro di poesie un po’ matti bisogna essere e se non li comperiamo noi, che siamo così matti da perdere tempo qui a leggere e commentare chi li compera? :-))))

  134. magda il 2 novembre 2005 alle 19:10

    Vivo la scrittura, qualunque scrittura, come segno eminentemente umano, eminentemente occidentale. E’ strumento tutt’altro che neutro, fortemente rivelatore della personalità di chi scrive, molto piu’ eloquente della grafologia. E’ sedimento umano, e io, ho un rapporto quasi rituale con la parola, in qualsiasi sua forma, come fosse una reliquia da maneggiare con cura.
    Sulle sue funzioni e declinazioni potremmo intrattenerci a lungo, ma nella peggiore delle ipotesi è impornta umana.
    temo non sia possibile dividere l’autore dal suo scritto, tanto è simbiotico e legato il rapporto.
    Almeno per come la intendo io. Non dico come devono scrivere gli altri, ci mancherebbe, ho esordito chiedendo come devo scrivere io!
    Pero’ sottolineo fortemente le innumerevoli valenze di questo senso senso.
    Non mi piace che venga sottovalutato.
    Per non parlare dell’autoconsapevolezza del se’ psicanalitico che passa principalmente attraverso la capacità di narrazione……è organo vitale.

  135. Maura il 2 novembre 2005 alle 19:11

    Oggi per curiosità sono entrata al negozio Fiorucci…mamma mia, che odore di cannella!

    P.s. Sono andata anche a sfogliare il libro…l’editore non mi piace molto (diciamo pure che mi fa antipatia), ma forse lo compro.

    P.p.s. A proposito di Elido Fazi, qualcuno di voi ha letto il suo libro?

  136. tashtego il 2 novembre 2005 alle 19:55

    @andrea
    Per fortuna è arrivato l’idraulico che mi ha aggiustato il boiler: le mosche d’autunno cominciavano ad interessarsi un po’ troppo a me (parentesi privata, che il privato, anzi il Sacro Vissuto è stato sdoganato anche qui, e si può servirlo crudo, appena appena cotto nel limone di una qualche maniera di scrittura).
    Andrea, l’ideologia è fondamentale, naturalmente.
    Chi pensa di esserne esente è, o cretino, oppure in mala-fede.
    Mi interessa la tua definizione di ideologia come “costellazione di idee (conoscenze) e valori (sentimenti)”, perché penso di non essere per niente d’accordo, ma anche perché penso che la questione dell’ideologia sia il caso di affrontarla prima o poi, assieme a quella del concetto di “sinistra”.
    So che tanto non mi si inculerà nessuno se dico che ideologia non è “costellazione di idee” più valori, ma invece METODO (di analisi della realtà) che si fa SISTEMA se include TUTTO (com’è accaduto per il marxismo), nel senso che non arretra di fronte a nessun aspetto del mondo.
    Senza ideologia niente metodo, senza metodo niente idee organizzate, niente valori, niente di niente.
    Dunque le idee sono il prodotto del metodo e non la sostanza di esso.
    Le idee nascono dall’incontro-scontro tra realtà, anche artistica, e metodo, sono il prodotto dello strumento, più l’oggetto del suo operare, del suo “lavoro”.
    Potrei andare avanti un pezzo a dire cose ovvie.
    La sensazione è che qui in NI si operi per frammenti, lacerti di ideologia, brevi sequenze coerenti che subito si disfano sotto la botta della complessità del mondo da un lato, e dell’interiorizzazione dei valori liberal-consumistici, dall’altro.
    Il nostro nemico è esterno, nel senso che esiste un’oligarchia planetaria di cui occorre farsi docili servi, per sopravvivere.
    Ed è interno, nel senso che la tentazione di placarsi e di galleggiare come Ofelie nell’acqua tiepida del consenso è forte e tende ad erodere qualsiasi metodo.

  137. georgia il 2 novembre 2005 alle 20:01

    ed due copie acquistate dichiarate :-)))
    Poi trespolo forse, con la storia dei matti, ha convinto persino me … chissà :-)

  138. georgia il 2 novembre 2005 alle 20:06

    Ed è interno, nel senso che la tentazione di placarsi e di galleggiare come Ofelie nell’acqua tiepida del consenso è forte e tende ad erodere qualsiasi metodo.

    GEORGIA
    Bella espressione preraffaellita …
    Eh sì, a volte pure io ho questo insano desiderio di galleggiare nell’acqua piena di fiori del consenso, non ne posso più di essere sempre contro.

  139. andrea barbieri il 2 novembre 2005 alle 20:36

    Cara Gemma Gaetani tu dici: “Ho detto che esistono. E che forse non sono spot sovvenzionati come sostieni tu. Sei tu che pretendi di sapere cosa c’è nella testa, anzi dietro la testa di Loredana Lipperini.”
    Sopra non ho pontificato sopra le recensioni pillola, ma – mi pare sia molto chiaro – mi sono chiesto perché un mediatore (non necessariamente la Lipperini: tutto il supplemento di Repubblica del sabato è pieno di “pillole”, la tv è piena di pillole, il corriere è pieno di pillole ecc ecc) decide di scrivere recensioni pillola, avanzando una mia spiegazione (che è solo un lato della cosa e detta in modo semplicistico): il mediatore aspetta quello che arriva e spesso quello che arriva arriva perché chi lo fa arrivare si sa muovere bene. Sapersi muovere bene non è necessariamente “sovvenzionare”, questo è chiaro. I WuMing si sanno muovere bene, ma questo non significa che siano un’associazione per delinquere. Forse la proiezione sulla testa altrui, cara Gemma, te la sei fatta proprio tu.
    Un’altra cosa, tu sbandieri il fatto di mantenerti facendo l’impiegata e che il resto, la cultura, lo fai in modo volontaristico e da questo alludi a un tuo agire autentico. Ma cosa ti fa pensare che il tuo interlocutore non possa agitare la tua stessa bandiera?, forse ti sei proiettata un film anche questa volta.

  140. Gemma Gaetani il 2 novembre 2005 alle 20:43

    Cristina, tu hai parlato di “privilegio” e di “stranezza” per la “mobilitazione” per questo libro. Io ti ho spiegato quello che so, ora, di come e perché alcuni libri arrivano in libreria, altri no. Non c’è mobilitazione messa in atto da nessuno. E’ risaputo che le case editrici mandano i libri in visione ai critici prima che escano, una settimana, dieci giorni prima. Loredana Lipperini, a cui è stato mandato come ad altri, deve averlo letto e deve esserle piaciuto. Quanto alla questione “Ma è poesia, com’è possibile?”, ripeto che non è poesia canonica, non è poesia autoindulgente sulle merci e sul sesso. E’ un romanzo in versi e prosa e fotografie e stampate video di mail e citazioni letterarie e pop in forma fotografica e in forma (tra)scritta, che racconta una storia d’amore, morte e rinascita. Nei confronti di un uomo. E della scrittura. Evidentemente, questo a qualcuno è piaciuto. Persone mi stanno scrivendo mail. Mi mandano sms. Sono SORPRESA io per prima, non perché non creda nel valore (almeno minimo) del mio libro e della mia ricerca poetica, che si è preposta molte domande sul contenuto e sulla forma, ma perché, boh. Evidentemente comunica.

  141. andrea barbieri il 2 novembre 2005 alle 20:44

    Poi volevo anche dire che il pezzo iniziale di Governi, che “presenta” il libro è molto bello. E che la risposta sopra di Inglese mi sembra che dica cose importantissime.

  142. Gemma Gaetani il 2 novembre 2005 alle 20:51

    Andrea Barbieri, io nel tuo “muoversi bene” continuo a sentire puzza di accusa. Di (pre)giudizio. Della Lipperini hai sostenuto che dirti “Mandami questa rivista” significava in realtà “uscirsene bene” senza rispondere alla tua critica. E più che puzza, qui, sento arrosto di accusa. Mi (e ti) dicevo soltanto che non sempre dietro qualcosa c’è qualcos’altro. Magari la Lipperini è andata a vedere il sito di questa rivista e non le è piaciuta. Magari sta ancora aspettando che gliela mandi. Magari la Lipperini c’ha una vita sua e non può rispecchiare tutto lo scibile e il pubblicato e il non pubblicato letterario e poetico italiano. Che non è esattamente esiguo.

  143. andrea barbieri il 2 novembre 2005 alle 21:04

    Cavolo Gemma, e poi sarei io quello che vede il retro del retro del retro del foglio?!?
    Gemma, te lo ripeto, solo soltanto un lettore nauseato dalle pilloline e non accuso nessuno di spacciarle. Ne prendo solo atto, come Pasolini prendeva atto che la parola frigorifero era capita in tutta italia perché la lingua letteraria era superata da una nuova lingua tecnica. Quindi chiudi il tuo cinema mentale su di me, ok?

  144. andrea barbieri il 2 novembre 2005 alle 21:13

    Un’altra precisazione. Sopra Gemma chiama la rivista da me citata “questa rivista” e la fa genericamente rientrare in “tutto lo scibile e il pubblicato e il non pubblicato letterario e poetico italiano. Che non è esattamente esiguo.”
    La rivista Hamelin – note sull’immaginario è fondata da Antonio Faeti, insomma non è merda. Oltretutto contiene articoli straordinari sulla lettura delle immagini, forse i migliori in Italia. E collabora con disegnatori del calibro di David B.

  145. Gemma Gaetani il 2 novembre 2005 alle 21:39

    Andrea Inglese. Innanzitutto piacere di rivederti. Ricordo sempre con simpatia la tua “lezione d’inglese” quella sera di un paio di anni fa, quasi tre, al Foyer del Teatro Franco Parenti. E poi sì, sono abbastanza stremata, ma stupita, e a momenti piacevolmente. Se tu ricordi quella sera ricorderai che sono una che scrive perché parla poco e fatica anche a leggere in pubblico, tanta attenzione sostanzialmente mi terrorizza.
    Allora. Ti copioincollo.

    questa frase, riservata al Fiorucci Store “quando vado lì mi sento cenerentola e allo stesso tempo alice nel paese delle meraviglie. vedi, lì non vendono soltanto magliette o jeans, ma oggetti estetici, fatti di endorfine.”, io sono contro, ideologicamente, esistenzialmente. (…) Essa dice una verità, indubitabile. Verità che è dell’ordine dell’immediatezza, delle certezza sensibile, della certificazione nervosa. Ma questa verità fa ombra a tutto quello che il primato, la fantasmagoria della merce comporta. Per dire un frammento di verità, l’autrice si gioca la possibilità di accedere alla totalità del pianeta “merce”.

    Io amo certi scrittori che parlano della loro tossicodipendenza, alcolica o chimica (vedi due paradigmi:”Mosca sulla vodka” di Erofiev, o il Pasto nudo” di Burroughs. Ma c’è sempre in tali esperienze una corrente distruttiva e tragica, che nelle storie di ordinaria dipendenza dalle merci io non trovo (quasi) mai. Quindi, sono d’accordo con chi ha parlato di “autoindulgenza”, che inevitabilmente si riflette anche sulla forma.

    Parlare del nostro rapporto alla merce è toccare uno dei nodi “storici” delle nostre esistenze. E quindi Gemma Gaetani, nel suo modo cosi diretto, sincero, tocca subito un’esperienza condivisa. Ma io vi leggo come un abbandono: come se non ci fosse altro punto di vista possibile, come se non ci fosse ritorno dal mondo delle merci. In questo cedimento esibito, senza ripensamenti e conflitti, vedo dell’autoindulgenza. Ma è la stessa autoindulgenza che ritrovo in autori anche stranieri amati e acclamati: Easton Ellis, ad esempio.

    Allora, nel mio libro sono esaminate e sviscerate quasi tutte le dipendenze possibili per una donna. Dall’alcool, dalla droga, da un legame sentimentale, dal sesso, dai prodotti, dalla nicotina, dal bisogno di capire, anche attraverso la letteratura. (Non è un trattato sulla dipendenza, quelli li ho letti, ma queste dipendenze fanno capolino e sono il fulcro portante del libro). Il “registro” autoindulgente, il semplice mostrare, fotografare, è il livello iniziale. Ma già dire “al Fiorucci Store vendono endorfine in forma di magliette rosa shocking” (frase mia, detta a Massimiliano per spiegargli ciò che io vedevo nel Fiorucci Store) non è più un atteggiamento di pura fotografia, perché c’è la consapevolezza, anche tragica se vuoi, del fatto che la merce (o l’amore o vedi sopra) colmano un vuoto interiore, un buco nero dell’anima, non soltanto personale ma epocale. E’ l’equivalente di “‘Cause it makes me feel that I’m a man / When I put the spike into my vein” (Lou Reed, “Heroin”). Allora, premesso che nello scritto di Massimiliano ne sto parlando e basta, e nel libro invece tutto questo è messo in scena, poetizzato, perché avrei deciso di parlare di queste cose? Perché volevo fornire un punto di vista femminile sulla questione dipendenza. Perché volevo trasfigurare e vedere dietro una maglietta rosa, un paio d’orecchini di plastica. Pop e (aspirazione alla) cultura alta sono lo sfondo estetico. Il Fiorucci Store è il luogo in cui gli oggetti in vendita non sono soltanto t-shirt carine e gadget zuccherosi, ma che proprio per questo rappresentano, con la loro esplosione di colori e prezzi esorbitanti, colore e soldi che nella vita della mia protagonista sono lontani, un’aspirazione, un antidepressivo, una maschera dietro la quale nascondersi. Esattamente come era per il personaggio di Holly in Colazione da Tiffany. A mio avviso, tutto questo è pasoliniano. E’ classico. E’ una fascinazione tragica anche perché irrisolvibile. E’ un conflitto. In Bret Easton Ellis invece non c’è conflitto. Il protagonista dei suoi libri è un ricco annoiato sostanzialmente, è DENTRO il sistema che in qualche modo distrugge e da cui è distrutto. E nell’ultimo suo libro, Lunar Park, questo è addirittura dichiarato.

  146. Gemma Gaetani il 2 novembre 2005 alle 21:41

    Andrea Barbieri, in “tutto lo scibile” c’è tutto. Non intendevo merda. Io spengo il videoregistratore, ma fallo anche te, cavolo! :0)

  147. andrea barbieri il 2 novembre 2005 alle 22:35

    Guarda Gemma, quello che hai scritto sopra – sbucato anche grazie a Andrea Inglese – è per il lettore un miliardo di volte meglio delle http://www.pharmer.org/files/images/7150b9c98acecd7bca242b826ccf6f61-730.jpg
    e non mi dire che sono cose non paragonabili, questo te l’ho già detto io col rapporto un miliardo a uno.

  148. E.N. Tavoraz il 2 novembre 2005 alle 23:26

    Pigliami sò pastiglia
    sienti a mme

    tatatatata-tatatatata-tatatatata

    pigliami a tutta scatola
    come nà merce luccico
    sienti a mme

    tatatatata-tatatatata-tatatatata
    (…) … e il mio dolce amor…

    io sono ‘o mito i tutti farmacisti

    tatatata

    la vecchia valeriana cede il posto

    tatatata

    all’ aprazolammatopoeticissimofosfatogranulato grammi zero zero tre

    uè!

    pigliami sò pastiglia

    sienti a me!

    (Dedicato a Barbieri e a Gemma, con sentimiento):-)

  149. Gemma il 2 novembre 2005 alle 23:44

    Andrea, potrei scrivere un trattato su quello che vende – in senso letterale – il Fiorucci Store. Anche se mi sembrava sintetizzato dalla frase detta a Massimiliano via mail. La linea di vestiti Fiorucci si chiama LOVE THERAPY. All’ingresso del negozio ci sono due gnomi, quelli agghiaccianti, da giardino di villetta del varesotto, da foto di Martin Parr. Dentro è tutto fluo e rosa. Vendono la Coca Cola Light Fiorucci Special Edition. Manette ricoperte di peluche rosa. Borse rosa con su un ranocchio – chiara allusione al principe azzurro – con due strassoni al posto degli occhi. Borse-cartelle con su l’immagine di Gesù benedicente e la scritta “God is my dad”. Scarpe altissime baby-style o di plastica. La musica è sempre fichissima (proviene da Londra, una volta ho chiesto al commesso che canzone c’era in sottofondo e mi ha detto che non lo sapeva, le compilation arrivano e le mettono su). E’ il luogo imaginifico in cui l’Occidente – che sta cadendo – sorride mentre muore. E’ doping. Puro. Puro, bellissimo, nulla. Fruirne consapevolmente vuol dire entrarci e uscirne. Secondo me vere prigioniere sono quelle che comprano quelle cose e pensano che siano soltanto borse o cocacolelàit o magliette con una scollatura furba per la serata al Loolapaloosa, che forse viene l’Emi, Manu!, ma certo, l’altra sera abbiam scopato, ma come dove?, in macchina, ti lascio, amore, dopo ti racconto, adesso devo entrare a far Pilates.

  150. Gemma il 2 novembre 2005 alle 23:46

    E.N. Tavoraz, carina la canzuncella, davvero. Grazie! Cmq io la pastiglia non la piglio. :0)

  151. Maura il 3 novembre 2005 alle 00:42

    Gemma, ma quell’odore di cannella è proprio insopportabile!
    Scusa se lo dico di nuovo, ma sono ancora scossa…

  152. georgia il 3 novembre 2005 alle 01:06

    @gemma
    ti sei difesa come un leone … complimenti e auguri per il libro
    geo

    @andrea barbieri
    voglio rispondere a due cose.
    1) Tu dici:
    “lo faccio quando pare a me e per chi va avanti per pura passione, infatti non sono il galoppino di chi è pagato per informare i lettori”:

    Beh ma nessuno ti aveva chiesto nulla sei stato tu a chiedere di pubblicizzare una rivista. Non mi sembra che nessuno ti avesse chiesto di fare alcunchè :-)

    2 e poi scrivi
    “Ma poi Georgia, non lo capisci che il mio era soltanto un esempio per far capire la fesseria di usare due grandi quotidiani per parlare del blog VMO invece di tutto il buono che c’è in giro e fatica a essere conosciuto? Non capisci che la risposta data da Loredana aveva il solo scopo di uscirsene bene senza rispondere alla mia critica?”

    Già … interessante … non ne abbiamo mai più parlato, ma come mai i vmo hanno chiuso i battenti così precipitosamente subito dopo i due articoli?
    Quale era lo scopo vero?
    E wu ming e loredana erano d’accordo (e perchè?)di fare i due articoli fin dall’inizio, o è stata una cosa spontanea.
    Erano davvero stati attratti da quel blog, o era un blog di amici che hanno chiesto direttamente visibilità sulla carta?
    Wu ming a me era sembrato sincero e che davvero non sapesse chi fossero i tenutati del blog (ma poteva essere una finta) ricordo che entrò in vibrisse e disse alla scarparo che avebbe parlato di un blog, e che gliene era stato indicato uno: Chi glielo aveva indicato?
    Non che la cosa mi appassioni poi molto però è buffo che una volta usciti i due articoli, i due fantomatici personaggi abbiano chiuso immediatamente baracca e burattini, quasi quello fosse stato l’unico scopo del blog.
    Oppure i due articoli hanno scatenato qualcosa che obbligava a chiudere?
    Oppure era solo una mossa pubblicitaria?
    Oppure si erano solo annoiati, infatti un’altra cosa strana è che il blog era proprio diviso in due: un periodo che non era male, mentre l’ultimissimo periodo era una frana e non faceva ridere, sembrava quasi che i due sardi iniziali avessero ceduto il blog ad altri (come fanno le bande con i rapiti).
    E forse sono stati proprio questi ultimi a chiedere gli articoli.
    E vincenzo Ostuni che esiste veramente, è un poeta e lavora alla fazi che ruolo aveva? Era lui? Gli avevano rubato l’identità? Oppure ha saputo la cosa solo dalla stampa e ha protestato?
    boh :-))))

  153. magda il 3 novembre 2005 alle 04:29

    @tash vai con un post sull’ideologia dai
    @gemma scusa se ti ho fatto pubblicità con i miei commenti..:-)

  154. wovoka il 3 novembre 2005 alle 08:29

    @georgia: i VMO si sono fermati dopo che Ivan Roquentin ne ha rivendicato la paternità. La coincidenza mi sembra significativa, e inoltre non vedo perché un tipo siffatto dovrebbe umiliarsi pateticamente rivendicando un’opera non sua. Oppure conosci qualche tassello che mi sfugge?

  155. georgia il 3 novembre 2005 alle 09:12

    beh se fosse come dici, mi sfuggirebbe la dinamica della cosa, se davvero fosse stato ivan, i vmo (ma almeno in base a quello che ha scritto babsie, con la storia dell’osserrvatore che prende amleto per il bavero e dice: amleto sono io, che è stata la cosa più carina scritta sull’argomento) sembra sia stato più un colpo di tetro narcisistico che una confessione;-) Se così fosse però sarebbe stato lui a chiedere a loredana lipperini un articolo, e forse la stessa lipperini sarebbe stata lei che avrebbe dato l’indicazione a wu ming, e saremmo nella piena legittimità e logica di un tentativo di lancio a tavolino, tra l’altro i vmo, almeno inizialmente, con i primi fotomontaggi e le poesie, erano davvero divertenti, quello che semmai mi darebbe fastidio sarebbe il tentativo di far passare a noi (i soliti polli dell’informazione) per casuale quello che invece sarebbe una banalissima creazione pubblicitaria fra amici.
    E’ così da sempre (anche se in rete diventa più difficile mantenere nascosto un eventuale trucco corporativo millenario) e se la cosa riesce non c’è nulla di male, a parte, ripeto, la fastidiosa sfumatura di voler far credere al caso e alla personale capacita di pescare nel mucchio.
    Tutto tornerebbe, ma non mi tornerebbe la immediata chiusura del blog: perchè chiudere un blog nel momento in cui diventa famoso? a meno che il fine del “lancio” non sia qualcosa che mi sfugge.
    Altra cosa strana è che Vincenzo Ostuni esiste veramente, lavora alla fazi, anche angelini lo conoscerà, anche ivan (quindi non può esere una coincidenza, un caso), come ma gli avrebbero preso il nome? E come mai sia loredana lipperini che wu ming di questa coincidenza di nome (certo interessante) non hanno fatto mai cenno nei loro articoli? Eppure lo sapevano sicuramente , tra l’altro ricordo benissimo che quando lo trovai, lo segnalai immediatamente, sia qui che negli altri blog, e ricordo che anche altri poi hanno insistito su questo Ostuni. Invece l’autentico Ostuni rimane per tutto il tempo il fantasma che si aggira tra i blog, ma che nessuno nomina mai. Come mai?
    Questo ce lo potrebbero spiegare ivan o la lipperini o wu ming o, ancora meglio … ostuni (quello vero, che non è detto non sia anche quello falso) stesso;-)
    geo

  156. andrea barbieri il 3 novembre 2005 alle 09:17

    Georgia, ti voglio bene, tantissimo bene perché capisco che quello che scrivi è disinteressato e appassionato, però non dire che ho chiesto la promozione di una rivista: non è così, io non ho chiesto nulla, ho soltanto fatto notare l’incongruità di pubblicizzare su scala nazionale un blog demenziale e stronzo al posto di tante altre belle realtà, facendo l’esempio di una di queste per dare forza al mio discorso (esempio centrato perché nessuno conosceva la rivista nonostante il suo indubbio valore). Te lo ripeto, non ho chiesto nulla.
    VMO ha chiuso perché 1. è nato per prendere per il culo alcuni fuoriusciti: Benedetti Scarpa Moresco, e naturalmente dopo cinque mesi gli argomenti scarseggiavano; 2. con tutto il clamore mediatico che WuMing e Lipperini hanno sollevato prima o poi avrebbero sgamato i veri gestori del blog che preferivano sfottere da anonimi; 3. il fulcro di VMO era quello di immaginare, usando un registro grottesco e caricaturale, il mondo letterario che (i VMO) supponevano fosse descritto da Benedetti Scarpa Moresco. Be’ credo che dopo aver letto che il loro blog era finito su Repubblica e l’Unità e che WuMing aveva sostenuto senza ironia che si trattasse di un romanzo totalmassimalista degno di Horcynus Orca , credo che pure i VMO abbiano ripensato alla cosa e si siano resi conto che anche dall’altra parte, quella opposta a Benedetti Scarpa Moresco, qualche rotella fuori posto c’era eccome.

  157. georgia il 3 novembre 2005 alle 09:43

    aspetta … fammi capire :-))))
    allora lipperini e wu ming sarebbero gli strumenti della “verità rivoluzionaria” (unico vero compito della stampa libera) che avrebbero messo in piena luce il re (il principino) nudo?
    Beh non si spiegherebbe ancora tutta la messa in scena di ivan (con la narrazione e spiegazione di babsie), vuoi dire che sono solo parti secondarie che hanno approfittato della situazione? come quel radicale che si mette sempre dietro i giornalisti dei tg?
    Può essere, ma … il silenzio sul vero Ostuni mi sembra sempre alquanto strano :-)
    Un motivo banalissimo può anche essere il terzo escluso: Ostuni venuto a sapere dalla stampa dell’uso che veniva fatto del suo nome si è incazzato e ha imposto (per vie legali) la chiusura del blog, quindi ora l’unico a sapere la vera identita del blogger “vincenzo maria ostuni” è proprio il vero Vincenzo Ostuni”.
    Beh ragazzi non male: la storia si è sviluppata e conclusa tutta, ora potrei proporvi un gioco:
    Scriviamo tutti (alla maniera dei cadaveri eccellenti) la Vera storia dei VMO, un commento a testa, ognuno prosegue fino alla conclusione.
    Il mercenario Jan o lo sceriffo Franz o il delizoso pedagogo Andrea (per dio ora non offendetevi eh?) che incarnanol’autorità del luogo, sceglieranno chi sarà il primo ad dover iniziare.
    Naturalmente il tutto non dovrà andar perso nei vari post, ma … GRANDE!!!!! per questo c’è la bacheka e lì l’ormai adorabile jan può crearci un contenitore apposito dedicato solo allo svolgimento del primo
    “e-romanzo-verità-inchiesta-in-fieri” della rete, naturalmente con tanto di copyleft collettiva;-)
    Siccome i vmo sono un appendice all’opera primaria che era “Piccoli indiani” il seguito potrebbe essere “Piccoli indiani crescono” oppure i “Figli di Antony Moresco” (antony moresco sarebbe naturalmente il nick del moderno JO) o anche “I figli benedetti” conla variante di maledetti o “I figli senza scarpa“.
    ;-)
    georgia

  158. andrea il 3 novembre 2005 alle 09:47

    @ andrea barbieri

    è vero, sono stato un po’ approssimativo e mi sono messo alle corde da solo.
    Perché un chicchessia dovrebbe caldeggiare la lettura di un testo che è stato commentato da chi non lo ha letto ed esso stesso poi aver letto i commenti frettolosamente?
    Diciamo che hai ragione anche però se, e questo spero me lo concederai senza alcun piglio polemico, un testo intero non è propriamente uguale a una serie di commenti: o no?

    @ giorgia

    quale bassa associazione di idee. Veramente mi dai del promotore/agente solo perché ho parlato di un libro che ho letto?
    E poi non ho detto di comprarlo il libro: sono parole tue. Leggere alcune volte non significa comprare. E comunque alle volte capita anche di trovarli in biblioteca dei libri.
    Ad ogni modo intendevo dire che per parlare con cognizione di una cosa bisogna conoscerla. E non parlo di tutti i libri segnalati in rete, parlo solo di quelli di cui si esprime opinione.
    Che poi possa aver frainteso delle cose sull’intenzione dei commenti e sia – miseramente? – uscito “fuori tema”, d’accordo. Ho sentito parlare in un certo modo di un libro che ho letto e ho espresso un parere per me molto importante: la assoluta necessità di parlare di certe cose, che siano scritti, immagini, film, o quello che si vuole, solo quando li si conosce bene.
    Che si possa non essere d’accordo sui gusti, sul quanto piaccia una cosa: sacrosanto, ci mancherebbe! Resta comunque che non mi sembra di aver detto una bestialità.
    E infine i tranelli infantili non era certo cosa che facesse parte delle mie intenzioni quando ho scritto; semmai chi li ritiene tali è perché è abituato ad usarli come strumenti propri?
    Infine, solo per finire non vorrei deluderti dicendo che il libro l’ho comprato, per tanti motivi ma se vuoi te lo posso spedire insieme allo scontrino di pagamento. Lo farei volentieri.
    Di omaggi di questi tempi, neanche l’ombra!
    Rinnovo i saluti, a tutti.

  159. georgia il 3 novembre 2005 alle 09:59

    @andrea 2 scrivi:
    “ho espresso un parere per me molto importante: la assoluta necessità di parlare di certe cose, che siano scritti, immagini, film, o quello che si vuole, solo quando li si conosce bene”

    OPINIONE CONDIVISIBILE
    ma per conoscere bene non basta LEGGERE, bisogna anche leggere con attenzione senza ipercorreggere automaticamente quello che si legge e che ci appare desueto. Se si corregge tutto l’anomalo in base al proprio calcareo pensiero conformista è del inutile leggere, allora meglio commentare al buio ;-)
    Faccio un esempio: Io mi chamo gEorgia, non giorgia e se tu avessi letto lo sapresti :-)))))
    georgia

  160. ivan roquentin il 3 novembre 2005 alle 10:27

    Giacché non leggo questa rivista da un po’, mi è stato segnalato un ot clamoroso in cui sono tirato in ballo; visti i precedenti, se il webmaster è presente, avrei alcune domande:

    1) Jan, visto il tono del tutto fuori luogo di alcune ipotesi e di alcune affermazioni, a fronte di una certa quantità di spiegazioni pubbliche (già fornite), posso mandare affanculo qualcuno, qui nei commenti? Lo devo fare dal mio blog mettendolo in ridicolo? Devo chiedere a un avvocato quanto siano diffamanti le affermazioni che ho letto? A te la scelta (escludi l’ultima, sto scherzando, sperando che i presenti la smettano di farneticare).

    2) Giorgia, la messinscena di Ivan non ha avuto nessuna spiegazione “correlata” da parte di Babsi, a scanso di equivoci (non ho capito neppure cosa intendessi dire, magari spiegati, perché poi devo decidere quanto e come incazzarmi). C’è stata una spiegazione mia il giorno dopo, leggitela, e un’altra spiegazione pubblica su un blog piuttosto noto, non ho proprio nulla da nascondere. La domanda sul “chi” è una frivola idiozia, un vero nonsenso.

    2) wowoka, spiega a me cosa hai capito, per favore, sono curioso.

    3) riguardo Loredana e Wu Ming1, ho seri dubbi che si siano messi d’accordo (ma per cosa, di grazia?). Mi pare che abbiano fatto, separatamente, l’analisi di un fenomeno non trascurabile, sicuramente utile, sicuramente “efficace”. Non importano i numeri delle statistiche. Voi accomunate due persone che, se non fosse evidente, sono sempre state interessate alla rete. Scoprirete magari tra un anno di avere fatto ipotesi perfettamente assurde.

    Esempio: quando Moresco pubblicò il suo famoso appello su Nazione Indiana io lo riportai, sicuramente sicuramente lo riportò Loredana. Qualcuno crede che fossimo d’accordo? Riderei, basta leggere le discussioni successive.

    4) siete pregati di non censurare questo messaggio, visto il tono dei messaggi che ho letto.

    5) Giorgia, ti faccio presente che se io dico di essere WMO non commetto alcun crimine, e forse tento di spiegare qualcosa (lo hanno capito tutti!). Se qualcun altro dice che IO sono WMO il discorso è ben diverso.

    Fine prima parte, in attesa di conoscere il parere di Jan

  161. andrea il 3 novembre 2005 alle 10:51

    E questo mi piace davvero! E’ altresì un cavillo quasi avvocatizio ma mi piace.
    C’è stile e quando c’è non mi dispiace sottolinearlo. Capito che condividi ciò che dico, e soprattutto mi piace che non c’è il tono polemico che è tanto noioso nelle discussioni. Non accetto il calacareo pensiero conformista, non ne faccio parte ma faccio un mea culpa per la mia “disattenzione” e aggiungo una E maiuscola per sottolineare la promessa nel farlo. ciao gEorgia, e se vuoi il libro te lo spedisco davvero.
    ps: ma poi lo rivoglio però!

  162. wovoka il 3 novembre 2005 alle 11:32

    @Ivan. Quello che ho “capito” l’ho già scritto: ho letto sul tuo sito la tua rivendicazione di paternità, che mi è sembrata plausibile e, sebbene resa ambigua e letterariamente misteriosa nei commenti, non ho mai visto esplicitamente revocata. Innocens credit omni verbo? Ok sarò stato ingenuo, ma non credo di essere tenuto ad inseguire una simile questione nell’intera rete dei blog, né di commettere alcuna scorrettezza confrontando una mia interpretazione con quelle altrui. Comunque l’argomento che me la rendeva plausibile era questo: siccome i VMO avevano ricevuto parecchi apprezzamenti in quanto dotati una certa abilità letteraria, oltre che di un buon humor, assumerne la paternità, fosse anche soltanto per “scherzo”, implicava un’usurpazione di meriti altrui, un’azione di cui rifiutavo di crederti capace, proprio in considerazione di quello che mi appare come uno smisurato orgoglio. Ma dunque non eri tu, va bene, non cambia nulla.

  163. georgia il 3 novembre 2005 alle 11:45

    io non ho mai detto che sei VMO, io sono fra quelli che dice che non lo sei;-)
    quindi non incazzarti, perchè mi sembra che sei completamente fuori dalle mie fantata-critiche;-)
    A me non è per niente chiaro il perchè tu abba detto che eri i vmo, e non ho capito assolutamente cosa tu volessi dmostrare (ma io sono limtata) ma questo mi sembra il punto meno interessante della questione.
    Invece mi era piaciuto il pezzo di babsie dove diceva che amleto sale sul palco, prende amleto per l bavero e dice: amleto sono io.
    Poi ogni epoca e ogni posto ha l’amleto che si merita ma … questo è ancora un altro discorso.
    Però rimane il fatto che il blog è stato immediatamente chiuso dopo i due articoli;-) e solo questo aveva suscitato la mia curiosità.
    Non è legittimo?
    Dovresti incuriosirti anche tu, o no? ;-)
    geo

  164. kristian il 3 novembre 2005 alle 11:54

    OT x OT affermo che quello che sfugge troppo spesso del prodotto VMO è la dimensione politica del gioco. può darsi che il sub-comandante Rockentìn volesse spiegare le regole per come le aveva apprese, in ottemperanza ad alcuni principi della PNL, secondo i quali se uno riesce a fare una cosa efficace per la comunicazione, si devono studiare le ragioni del successo per ottenere una strategia comunicativa da insegnare agli altri.

  165. ivan roquentin il 3 novembre 2005 alle 12:01

    Ma il dubbio che sia io che Babsi, per coincidenza, stessimo citando Heiner Muller non ti viene? (e proprio per coincidenza, direi, perché a me “io sono Wmo è venuto da “io sono Caligola).

    In ogni caso, leggi qui, cosa non si capisce?
    http://ivanroquentin.typepad.com/ivan/2005/10/io_sono_vmo_il_.html

    “Però rimane il fatto che il blog è stato immediatamente chiuso dopo i due articoli;-) e solo questo aveva suscitato la mia curiosità.
    Non è legittimo?
    Dovresti incuriosirti anche tu, o no? ;-)”

    No, non vedo perché dovrei incuriosirmi. Trovo (ma leggi il link) che la curiosità sarebbe, in questo caso, un atteggiamento patologico. Non capisco cosa mi dovrebbe incuriosire, a meno che io non parta dal presupposto che vi sia qualcuno che complotti: ma è una storia già sentita, mi viene da ridere solo a pensarci.
    Più che altro, mi pare che abbiano annunciato la morte di una persona.

    Segue la scontata domanda sulla “verità”: Giorgia, ciò che è vero è ciò che si rappresenta come vero. Se tu hai altro a parte le rappresentazioni, mostramelo: e non appena me l’avrai mostrato sarà solo una rappresentazione. Ora, io non sono affatto sicuro che non sia morto qualcuno: sarebbe assurdo, quindi possibile.

    Non posso leggere bene, rinvio eventuali polemiche e mi scuso per i refusi

  166. ivan roquentin il 3 novembre 2005 alle 12:05

    Kristian sulla dimensione politica del gioco ci azzecchi in pieno, secondo me.
    Sul resto, a parte la pretesa di insegnare (che in questo caso non ho), hai colto il senso: in ogni caso, per quanto mi riguarda, si trattava solo di dire giocando ciò che ho sempre sostenuto senza giocare. Nessun intento didascalico, tanto più che alla fine, si sussurra, i rivoluzionari si son presentati in maschera.

  167. georgia il 3 novembre 2005 alle 12:20

    e dai ivan …. non essere infantile.
    non capisco perchè citare da qualche opera famosa possa essere una risposta :-))))))))
    Se io dico che c’è qualcosa di marcio in iraq, scateno una guerra e poi risulta tutto inventato mica posso dire: Ma siete grulli? ‘un vi siete accorti che citavo da Amleto?
    beh in effetti ora c’è chi tenta di dimostrare proprio questo e le vignette di tutti i giornali si scatenano ;-)
    Poi i neocons hanno dato il via a questa massiccia opera di citazionismo.
    ‘un s’era mai sentito citar tanto dall’impero roman e da tutto l’armamentario retorico usato nei secoli.

    ********
    -Signora mia ‘un ci son più i citazionisti-latinisti “azzeccagarbugli” di una volta
    -Ma icche la vole, del resto anche i polli ‘un son più quelli di una volta
    ******

  168. Ivan il 3 novembre 2005 alle 12:58

    Giorgia, giacché hai tirato su una polemica chilometrica sulla parola “tara”, e qualche idiota ha deciso pure che io fossi maschilista, ti prego di esprimerti con correttezza: infantile, con o senza emoticons (che infili dappertutto) è completamente fuori luogo.

    “non capisco perchè citare da qualche opera famosa possa essere una risposta :-))))))))”

    Non ho capito cosa c’è scritto (sul serio). Anzi, non ho capito nulla di quello che hai scritto, non vedo il nesso tra una frase e l’altra. Boh. Io ho detto che non c’era nessun riferimento di Babsi alla mia confessione, a scanso di equivoci. Se tu hai visto una parentela, si trattava di una coincidenza, Muller o meno.

    Wowoka: sul mio sito c’è, il giorno dopo o due giorni dopo, una ragionevole spiegazione che Kristian ha letto e, quanto pare, ha capito (il motivo è semplice: è scritta in italiano e non è così nebulosa…). Piuttosto, non comprendo il motivo di tanto arrovellarsi sulla domanda sbagliata, è questo il punto. WMO sono due sardi…

  169. georgia il 3 novembre 2005 alle 13:14

    ivan
    la incomprensione è reciproca quindi con te la chiudo qui;-)
    non per antipatia o arroganza , per carità, ma proprio per mancanza di materiale condiviso.
    Non riesci neppure a leggere il mio nome figuriamoci se sono in grado di farti arrivare altro ;-).
    geo

  170. tashtego il 3 novembre 2005 alle 14:28

    PIERINO: papà, cosa significa “autoreferenziale”?
    PAPA’: è lungo da spiegare, ma se vai su NI capisci subito cosa vuol dire.

  171. tashtego il 3 novembre 2005 alle 14:29

    PIERINO: è lo stesso sito che mi hai indicato per la spiegazione di “palloso”?

  172. tashtego il 3 novembre 2005 alle 14:30

    PAPA’: no, per la spiegazione di “inconsistente”.

  173. mamma di pierino il 3 novembre 2005 alle 15:48

    Talmente inconsistente che papà ci passa sopra più tempo di quanto non faccia con la mamma, Pierino…

  174. Loredana Lipperini il 3 novembre 2005 alle 16:00

    Signore e signori, a me viene un poco da ridere, concedetemelo mentre vado a chiarire il mistero. Ho scritto “una pillola” su Gemma Gaetani perché del suo libro ho scritto a lungo per Repubblica, augurandomi che esca presto la recensione. E quando ho qualcosa “in sonno” per il giornale, per correttezza, non ne parlo prima diffusamente sul blog, con rare eccezioni (Eve Ensler, per esempio, dove il percorso è stato inverso: da un post è nato un articolo). Mi limito alle pillole, appunto.
    Non conosco Gemma. Non l’ho mai vista in faccia. Lain non me l’ha caldeggiata, mi ha semplicemente mandato il suo libro come molti altri. E dal momento che, nonostante la mia disdicevole posizione di mediatrice (maledizione) ho l’abitudine di leggere quello che mi viene inviato, magari dando la precedenza a ciò che personalmente mi incuriosisce, e dal momento che conoscevo le poesie di Gemma grazie a NI ed ero particolarmente curiosa, l’ho letto subito. Fine della spiegazione. Domanda: e allora? Possibile che dietro ogni gesto si immagini un complotto interstellare?
    Due piccole aggiunte, una per Andrea Barbieri, augurandogli che un livore che non capisco (e che non ricambio: continuo a stimarne l’integrità di lettore) svanisca prima o poi. E una per Georgia.
    a) Avevo già cercato Hamelin su google, aspettando la copia della rivista in un impeto di fiducia. Fatta la ricerca, mi sono resa conto di essere decisamente svanita: perché la rivista la conoscevo benissimo, invece, e fin dal primo numero. Piccolo particolare: non sono d’accordo con il 99% di quel che scrive e pensa Antonio Faeti, per motivi ben precisi (ma non ne discuterò qui, esistono le mail e tu possiedi la mia). Sul fatto che gli infami mediatori (ri-maledizione) debbano cercare le notizie da soli siamo molto d’accordo. Però. C’è sempre qualcosa che sfugge se non ti viene segnalato. Sai come, nel 1995, sono venuta a conoscenza di Luther Blissett? Perché ero nell’indirizzario di una piccolissima casa editrice, Synergon, e mi arrivò a casa la prima fanzine del LBP…
    b) Non ho idea, con la massima sincerità, del perché VMO abbia chiuso, e se la vuoi sapere tutta mi dispiace, perché quello che facevano (e che non era rivolto contro Nazione Indiana, stramaledizione) era assolutamente salutare proprio per i lit-blog. Georgia, se la cosa può alleviare la tua insonnia, Wu Ming 1 ed io non eravamo affatto d’accordo: ci siamo detti che stavamo scrivendo un articolo sui due sardi mentre lo stavamo scrivendo, tutto qui. So che non basterà, ma i fatti, purtroppo, sono semplicemente questi.

  175. tashtego il 3 novembre 2005 alle 16:04

    ma io pure sono inconsistente, mamma di pierino: provare per credere.
    resta il fatto che nulla lappa di più agli indiani delle polemiche “interne” o del giro.

  176. georgia il 3 novembre 2005 alle 16:54

    @loredana
    a me basta e ti credo stramaledizione :-)
    ma se uno non fa le domande, non riceve neppure risposte ;-)
    Il complottismo, anche quello fanta-letterario, è un feomeno naturale in periodi privi di trasparenza, che poi il tipo di auto-indagine investa anche i settori trasparenti … beh è solo uno dei tanti effetti collaterali, ma gli effetti collaterali si sa che non sono innoqui:-)

    @ tash
    Le polemiche interne sono sempre le più attraenti, e che diamine, ma dall’interno poi ci si allarga sempre all’esterno.
    L’importante e non restare immobili nello stagno a … bubare ;-)
    georgia

  177. Ivan Roquentin il 3 novembre 2005 alle 17:22

    “ivan
    la incomprensione è reciproca quindi con te la chiudo qui;-)”

    Giorgia: anche tra me e un mulo l’incomprensione è reciproca, solo che la mia parte di responsabilità è minima. Sbagliato, la chiudo io altrove (poi puoi riprenderla, dove ti pare, puoi anche starnazzare, non sono fattoi che mi riguardano).

    “non per antipatia o arroganza , per carità, ma proprio per mancanza di materiale condiviso.”

    Lo so, lo so, questo è vero. La lingua, innanzitutto: la usi come una mannaia sui tuoi piedi.

    “Non riesci neppure a leggere il mio nome figuriamoci se sono in grado di farti arrivare altro ;-).”

    No, Giorgia: scrivo “giorgia” per attenermi allo stesso codice di comunicazione per cui tu scrivi “babsie” invece di “babsi”.

  178. magda il 3 novembre 2005 alle 17:44

    Mi rivolgo a voi, narratori, naive o deliranti……per esprimere non piu’ con dubbio, la perplessità riguardo l’ampiezza dello spettro intellettivo manifestato attorno a questo post.
    Dall’eleganza dello scrupolo stilistico e concettuale al luogo dove esporre un libro, dalle dotte citazione ai pettegolezzi da corte.
    Io se non vi spiace tornerei a risintonizzarmi sulle prime risposte che ho avuto, nella speranza si possa continuare nel dialogo intrapreso.

    Magda

  179. Gemma il 3 novembre 2005 alle 18:12

    @Loredana (Lipperini), ti ringrazio di cuore e “ufficialmente” per quella tua pillola, io, perché era un po’ quello che volevo fare scrivendo. Il libro, anche. E sono d’accordissimo con te che Margherita G. sia meglio di Zoe Trope. In un’intervista a Metro (mi pare, o Leggo o City, che è uguale) ha dichiarato cose che altro che neanche vent’anni.

    @magda, se ti può interessare anche sul microracconto di de silva qui su NI si stanno alzando fiamme di “non si scrive così, non si scrive questo”. ideologismo? nooooooo… :0) ma se vuoi continuare (anche) qui, secondo me si può scrivere quello che si vuole e come si vuole, cercando di evitare la vomitata e la vera autoindulgenza per gli occhi dei poveri lettori, sperando che presso di loro funzioni, perché come diceva qualcuno letteratura è ciò che si riconosce come letteratura, alla fine. all’inizio (cioè quando prendi la penna o posizioni le dita sulla tastiera) è quello che TU riconosci come letteratura, come tua voce.

    @andrea inglese, sono io ora in attesa di una tua risposta, spero arrivi!!!!

    @georgia, sei saggissima, piacevolissimo leggere i tuoi grattacielini. in fondo il dibattito è questo e come all’asilo tra i cazzotti si cresce.

  180. Gemma il 3 novembre 2005 alle 18:18

    errata corrige: volevo dire “cercando di evitare la vomitata e la vera autoindulgenza, per gli occhi dei poveri lettori”. ma dimenticando quella virgola, e scrivendo “autoindulgenza per gli occhi dei poveri lettori” credo di aver commesso un lapsus freudiano che confessa la mia convinzione che comunicare sia anche e debba essere dis-turbare.

  181. Lucio Angelini il 3 novembre 2005 alle 18:43

    Oddio, è quasi ora che prepari un nuovo pezzo sul bamboccino di Forlì nel mio splendido blog:-/

  182. gianni biondillo il 3 novembre 2005 alle 18:53

    Dai ragazzi, se ci mettiamo d’impegno i 200 li superiamo…

  183. Boh il 3 novembre 2005 alle 19:09

    Scusa, Gianni, ma di che cazzo parla questo libro?

  184. georgia il 3 novembre 2005 alle 19:20

    i 200?
    sarebbe carino:-): sarebbe un omaggio a gemma che è una vera combattente.
    Io però ho finito ogni risorsa: ho già litigato con ivan, fatto intervenire la lipperini, dato di sceriffo a franz, di mercenario a jan (non hanno accolto), tirato fuori il femminismo, i vmo, la politica, la guerra in iraq, moresco bendetti e scarpa, di sesso ha già parlato gemma e magda, le barzellette le ha raccontate tash, beh … ora ci manca che intervenga wu ming 1 e poi i 200 li tocchiamo ampiamente ;-)

    @ivan
    su babsiE hai perfettamente ragione è un errore imperdonabile, me ne scuso (il suo pezzo mi era piacito veramente), ma il mio è un errore involontario, mentre il tuo fa parte di una ormai antiquata e arrogante usanza da vetero-blog;-)

  185. Gemma il 3 novembre 2005 alle 20:15

    Non per alzare il numero dei commenti, tra l’altro inizio a perdere colpi… Mi sono appena accorta, prendendo il libro di Margherita F. in mano, di averla chiamata “Margherita G.” su questi commenti! Correggo.

  186. Ivan il 3 novembre 2005 alle 21:01

    No Georgia, non è arroganza, e non sentenziare sulle intenzioni altrui: si chiama sintonizzazione dialogica, o, tecnicamente, “scambio dialogico equilibrato”. Lo stesso motivo per cui se mi dai dell’arrogante ti dò della cacasentenze. Per il resto, stavolta mi prendo il gusto di risponderti sul mio blog, mi trastullo.

    Tu non hai litigato affatto con me, sebbene le tue intenzioni fossero ottime. Per litigare bisogna essere almeno in due, mi risulta che tu fossi da sola.

    Quanto agli OT, io non ne farei un dramma. E’ una pia illusione che i discorsi abbiano un binario entro cui mantenersi, e che le regole siano sempre chiare. Della frequenza con cui vengo tirato in ballo da Georgia non mi preoccupo, come credo non si preoccupino gli altri. Istruttive divagazioni per pettegoli, se ve ne sono, insignificanti siparietti per il resto del mondo.

  187. Ivan il 3 novembre 2005 alle 21:04

    Gianni: i 200 commenti? Guarda che poi t’accusano di complottismo (uomo colluso con la peggiore feccia di internet!)

  188. magda il 3 novembre 2005 alle 21:15

    ma veramente qui di presenza eclettiche non ce ne sono molte.
    se proprio si vuole andare a vedere quali sono gli argomenti detonanti, forse si farebbe un progresso sui futuri.
    menomale che Ivan è maturo.
    Io ho parlato di dubbio socratico del narratore, cultura di trangenereralità, storicità del potere arbitrario, marketing, filosofia, e repulsione per la stupidità, esasperandola con battute.
    non so se è tanto o poco, pero’ mi è piaciuto.

  189. andrea barbieri il 3 novembre 2005 alle 23:05

    Loredana Lipperini, perché mi attribuisci del livore, guarda che non ne ho né contro di te né contro altri. Non ho livore nemmeno contro Berlusconi, figuriamoci per te.
    Vedi il problema è soltanto questo, che tu tendi un po’ a fare i ritratti della gente: ti metti seduta su un trespolo di piazza Lipperatura e fai il ritratto dei passanti che dicono qualcosa assestando pochi sicuri colpi di carboncino. Come ti viene fuori il mio ritratto?, come uno che vede in te una complottista e come uno snob, detto nel senso peggiore. E’ inutile dopo che passi la gomma pane dicendo che sono un lettore integro, questo lo sapevo già anche da solo (e oltretutto la gomma pane sul carboncino fa un pastrocchio).
    Poi che è successo?, che ho smesso di intervenire sul tuo blog, un po’ perché non ci trovo nessun gusto a farmi disegnare una faccia e delle idee che non ho, e un po’ perché il livello della discussione era scadente. Sia chiaro, quest’ultima è una mia opinione, posso sbagliarmi, essere scadente io, o magari potresti smentirmi in futuro facendomi vedere delle cose mirabolanti…
    Ritorno al livore che mi attribuisci. Tu vedi tutto quanto nel segno dell’amicizia e l’amicizia nel segno del galateo e della simpatia. Per me non è così, a me non interessa molto di mostrarmi educato e simpatico, di abbracciare tutti quanti ecc ecc. Io faccio come la moglie di Fantozzi: stimo. Per me l’amicizia è nel segno della stima profonda per quello che le persone “fanno”, anzi meglio, per quello che io riesco a vedere che fanno. Questo è il limite che mi porta ad avere rapporti a volte tesi, ma è anche una forza perché mi permette di passare sopra le simpatie personali e creare legami con persone molto diverse da me. Questo “fare” (e disfare le vecchie cose) a me piace da matti, c’è dentro il tentativo, l’utopia, l’ottimismo, l’insubordinazione ecc ecc. E naturalmente mi piace parlare del “fare” e del “non fare”. Ovviamente quando parlo del “non fare”, per esempio sul tuo blog, ti faccio girare i coglioni, preferisci che mi dimostri tuo amico finendo una frase con dei sorrisi ecc ecc. Ma io non sono fatto così, quindi è inutile che ti aspetti questo.
    In questo colonnino ho parlato di recensioni pillola. Non ci vedevo niente di strano a parlarne, perché parlare di un libro in due righe in se è strano. E’ inefficace. E’ stancante per il lettore che si trova bombardato da queste cluster recensioni. Sai che ho smesso di leggere il supplemento del sabato di Repubblica (giornale che leggo da più di vent’anni) perché è brutto. E’ brutto per quel ronzio di frasette che non segnalano davvero i libri, ma che li rendono dei colpi di abbagliante negli occhi. Tutte mie opinioni ovviamente, ma chi lo sa, magari c’è qualcosa di condiviso. E ora ti faccio una domanda, secondo te è giusto mettermi in ridicolo come complottista paranoico per le cose che dico, sono davvero così stupide?

  190. tashtego il 3 novembre 2005 alle 23:24

    dio

  191. Gemma il 3 novembre 2005 alle 23:29

    magda

  192. Dio il 3 novembre 2005 alle 23:37

    Il mondo è bello perché è avario.

  193. georgia il 3 novembre 2005 alle 23:55

    192 commenti :-)))
    forza ragazzi che ce la facciamo a toccare i 200

  194. andrea barbieri il 3 novembre 2005 alle 23:59

    193
    Il mondo è fatto a scale, c’è chi scende e c’è chi cade (Giancarlo Tramutoli)

  195. andrea barbieri il 4 novembre 2005 alle 00:02

    194
    ma che cazzo ti droghi a fare?
    la droga è televisione. tu non fai nulla, fa tutto lei. e col tempo pagherai le conseguenze.
    ubriacati, fumati le canne, le sigarette e fai i fumetti.
    (un mio amico fumettista)

  196. andrea barbieri il 4 novembre 2005 alle 00:03

    195
    l’inchiostro e la pioggia sono una comunione perfetta
    (Elos)

  197. Dio il 4 novembre 2005 alle 00:14

    “Li ho creati il primo per scrivere e la seconda per cancellare”
    (io)

  198. Dio il 4 novembre 2005 alle 00:15

    “Poi ho creato i poeti perché usassero il primo per cancellare e la seconda per scrivere”
    (sempre io)

  199. Dio il 4 novembre 2005 alle 00:18

    “Poi dopo ho creato i lettori integri perché leggessero il primo (l’inchiostro) vedendoci la seconda (la pioggia)”
    (sempre io)

  200. Dio il 4 novembre 2005 alle 00:20

    “Poi dopo ho creato i critici perché spiegassero ai lettori integri che pioggia e inchiostro sono la stessa cosa”
    (io, e non ho più niente da dire, ciao tashtego)

  201. georgia il 4 novembre 2005 alle 00:26

    SCOOP!!!!
    GRANDE!!!!!
    Dio ha toccato la meta dei 200 (e con questo siamo a 201)

  202. (Dio) il 4 novembre 2005 alle 00:33

    (@simpatica-georgia, sono pur sempre Dio, io… ;0))

  203. Carletto (Mazzone) il 4 novembre 2005 alle 00:36

    Ahò, ma Madga dov’è andate a sfinire?

  204. iggy il 4 novembre 2005 alle 00:36

    andrea barbieri e georgia (e che palle con questa E) siete pedanti. pedanti e tutti ingrifati perché “parlate con gli scrittori”. ma si vede che quando scrivete avete il pugno sudato. e col pugno sudato rompete i coglioni a chi si fa un culo così. magari questo qualcuno sbaglia, ma quelli che segnalate sono peccati veniali, salticchiare e non arrivare da nessuna parte è una pena per chi vi guarda. non avete scioltezza, non centrate gli argomenti e con la scusa di fare critica costruttiva fate gli schizzinosi con chi riesce a pubblicare. scrivete qualcosa di vostro e datevi in pasto a gente come voi.

  205. Rocky il 4 novembre 2005 alle 00:38

    Magdaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!! MAAAAAAAAAAAAAAGDAAAAAAAA!!!!

  206. pOPSTAR il 4 novembre 2005 alle 00:40

    Iggy, mi stavo chiedendo cosa fa Andrea Barbieri quando sente livore infatti…

  207. iggy il 4 novembre 2005 alle 00:43

    morde i tappeti, come uno yorkshire

  208. Mario Brega il 4 novembre 2005 alle 00:50

    Mah, io so sortanto che ‘na vorta stavo ar Quartaccio a passeggia’ co’ a mi’ fija, se so’ avvicinati due che la guardaveno, me so avvicinato, manco ho fatto ‘n tempo a di’ “A’ regazzi'”, che è passato Andrea Barbieri e questi so’ cascati per terra. ‘Nceneriti. Allora l’ho guardato, Andrea Barbieri, e ho detto “Oh, ma che c’hai? Ma chi ssei? C’aveva ragione la Lippa che sei pieno de livore, per quanto ner suo comment nun aveva detto esattamente questo”…

  209. magda il 4 novembre 2005 alle 08:53

    ho mia figlia con la febbre……pero’ siete simpatici, pero’ siete anche molto disturbati psicologicamente, quindi ho deciso che vi “sto’ amica”.
    Chissa se anche voi riuscirete a “starmi amici”.

  210. magda il 4 novembre 2005 alle 08:57

    cmq u questi 200 commenti voglio una percentuale perchè è tutta colpa mia, almeno al89%.
    quindi vi costerà o
    1) una cena pakistana
    2)l’abbonamento a rivista filosofico-teologico di vostro gradimento
    3)un badante filippino
    4)un amante magrebino
    5)un marito ciellino
    6)tanti amici scribacchini
    7) comparsa al posto della litizzetto
    8)comparsa al posto di benigni
    9) comparsa al posto di luttazzi
    10) a vostra scelta.

  211. andrea barbieri il 4 novembre 2005 alle 08:59

    Facciamo contento il TrollTheatre
    @ Mario Brega
    Perché dici che il commento di Loredana non parlacva di livore?, guarda ti copio incollo la parte a cui mi riferivo:
    “Andrea Barbieri, augurandogli che un livore che non capisco […] svanisca prima o poi.”

    @ iggy & pOPSTAR
    Sapete qualcosa di quello che faccio io?

    Consapevole che i problemi del mondo sono ben diversi da voi, vi saluto norianamente con: State bene.

  212. georgia il 4 novembre 2005 alle 09:55

    magda il merito direi che sia solo di gemma:-))))
    Se gemma avesse fatto come i soliti scrittori che alla prima critica se vanno via offesi e sdegnosi, convinti che non li meritiamo, i messaggi sarebbero stati una diecina scarsi.
    Gemma ci ha affrotato con coraggio e si è pure messa in discussione in una maniera ammirabile.
    Ha difeso certe sue posizioni con convinzione al punto che da banolotte che sembravano sono diventate interessanti, vuol dire che non erano improvvisate, ma meditate e sofferte.
    All’inizio ho detto che Gemma, pur non entusiasmandomi, aveva della stoffa come scrittrice, aveva i numeri per farcela, ma che non mi piaceva come persona. beh ho cambiato idea;-) Mi piace e credo che comprerò il suo libro, non perchè io pensi che quel libro sia un libro che a me possa piacere molto, ma perchè voglio avere la prima edizione del primo libro della grande scrittrice che sicuramente gemma diventerà.
    Auguri di cuore gemma però … comunque il libro vada, non montarti la testa, nè deprimerti perchèl tuo libro vero lo devi ancora scrivere ;-)
    georgia

  213. tashtego il 4 novembre 2005 alle 10:20

    secondo me gemma vende centomila copie.
    perché il titolo è azzeccato.

  214. gianni biondillo il 4 novembre 2005 alle 13:05

    E vedrai poi come rosicheranno i “veri scrittori”… ;-)

  215. georgia il 4 novembre 2005 alle 13:48

    ma …. volete raggiungere i 300?

  216. gemma il 4 novembre 2005 alle 14:51

    @magda, bentornata!, io al massimo posso offrire – e non solo a te – una colazione al fiorucci: recuperiamo caffé lungo e ciambelle al mc donald’s di fronte, e, se riusciamo ad attraversare il semaforo senza farci investire, ci piazziamo davanti alla vetrina del fiorucci a pucciare, se vuoi…

  217. gemma il 4 novembre 2005 alle 14:57

    @georgia (ma l’hai visto il film Georgia, che è molto bello?), grazie. ho letto sul blog della lipperini che qualcuno ha detto che l’autore non dovrebbe intervenire nei commenti che lo riguardano. io non sono d’accordo, frequento NI da utente e non vedo perché non dovrei intervenire da “postata”, soprattutto se posso fornire il mio punto di vista – le intenzioni – a chi (se o magari me) le chiede. e se posso partecipare a un dibattito che si è espanso a macchia d’olio e che trovo interessante. e a tratti divertentissimo. infatti (segue)

  218. gemma il 4 novembre 2005 alle 15:04

    @andrea barbieri, ma perché te la prendi davvero? l'(auto)ironia è fondamentale, e meno faticosa di tenere in piedi grattacieli di supposizioni che non si poggiano che sulla tua testa. e questo lo dico per prima a me, quando parto anch’io a mordere tappeti…

  219. gemma il 4 novembre 2005 alle 15:06

    @tashtego, non credo che venderò centomila copie, però il titolo, sì, è azzeccato. diciamo che nel libro il rosa vira verso altri colori, insomma che, come nel film, la patinatura è soltanto apparente. per questo non venderò mai centomila copie.

  220. temperanza il 4 novembre 2005 alle 15:18

    Bene, ho letto tutto, ci ho messo parecchio, del libro non si parla in quanto libro di poesia, giustamente, visto che praticamente nessuno lo ha letto, ma in quanto merce. Ora mi chiedo, se il referente merce del libro merce è la merce di Fiorucci che è merce cheap, come sarà il libro? Dico merce cheap non perché costa poco ma perché è dagli anni settanta o persino prima che il vecchio Fiorucci offre cibo surgelato, dunque è un libro sentimental-nostalgico, non si occupa della merce cruciale, che adesso non è più la merce di Fiorucci, la merce cruciale, la merce di punta, magari virtuale, è altrove, ma di merce drop-out. Che interesse posso avere io lettore a leggere, tra i milioni di libri che escono ogni secondo, un libro sulla merce “matura” come il dado Knorr, il puré di patate disidratato Maggi, la t-shirt tuttifrutti? I consumi di merce si sono spostati, sarebbe interessante vedere dove, Fiorucci ha fatto il suo tempo.
    Ah, per inciso, W Dante!!

  221. gemma il 4 novembre 2005 alle 15:21

    @gianni biondillo (è l’ultimo commento, non è che voglio raggiungere quota 300 da sola…), sai cosa detesto con tutto il livore possibile? i “veri scrittori”. tempo fa ho letto un’intervista a una scrittrice italiana che definiva melissa p. “un caso umano” fatto diventare “caso letterario” dai VERI SCRITTORI che si sono occupati di lei massacrandola, in sostanza. quella stessa scrittrice aveva esordito diversi anni fa con un romanzo che non differiva molto – in quanto a maturità stilistica – da Cento colpi di spazzola. forse è perché di veri Scrittori e veri Ricchi ne ho frequentati sempre pochi, detesto le cattedre e le docenze quando diventano sopruso (“Io so, tu no”), ed è per questo che sono affascinata dall’esatto opposto: dall’apparente bassezza che si fa depositaria di una verità etica. credo che un vero scrittore sia colui che sappia, che ricordi sempre, come diceva Pessoa, di non essere assolutamente nessuno ma che nonostante questo continui a dire, come se fosse l’ultimo uomo sulla Terra a cui è rimasta voce. la scrittura è comunicazione di un essere ad altri, di un essere etico, che si veste coi vestiti che crede o che possiede. ad altri. per me. che non sono nessuno.
    una delle frasi più belle che Truman Capote aveva affidato al personaggio di Holly, in Breakfast at Tiffany’s era questa: “It’s useful being top banana in the shock department”, più o meno “Talvolta è utile essere la più scema di una covata di stupidi”. io preferisco quelli che si fingono stupidi a quelli che lo sono veramente e non sanno di esserlo. e per stupidità intendo ottusità.

  222. Laura il 4 novembre 2005 alle 15:24

    Gemma,
    Ma quando me lo mandi questo libro? :-)

  223. gemma il 4 novembre 2005 alle 15:29

    @temperanza, secondo me la merce-cheap è (quell’orribile) H&M. Il Fiorucci Store non è cheap. Non è trash. Sfiora il camp, talvolta. Ma è pop. All’ennesima potenza. E per pop intendo l’arte pop, non il nazional-popolare che intendeva Pippo Baudo. Il Fiorucci Store se non fosse un negozio sarebbe un museo. Perché esprime il tempo in cui viviamo con prodotti che sono spesso vere e proprie opere d’arte, perché rappresentano qualcos’altro. Il Fiorucci Store, nello spazio in cui si trovava prima, quello che ora è occupato da quell’orribile e pretenzioso discount che è H&M, vantava una parete decorata da Keith Haring, amico di Elio Fiorucci. H&M l’ha cancellata.

  224. gemma il 4 novembre 2005 alle 15:30

    Laura, te l’ho spedito proprio un’ora fa! :0)

  225. Ivan Roquentin il 4 novembre 2005 alle 15:31

    Temperanza, io credo che qualsiasi sia il tono o il modo in cui si parla di un libro, il contenuto non ne risenta. Posto che non ho letto il libro, la risposta a questa domanda:

    “Ora mi chiedo, se il referente merce del libro merce è la merce di Fiorucci che è merce cheap, come sarà il libro? ”

    Non è per nulla ovvia. Il referente merce di un libro merce sulla guerra è la guerra (che non per sbaglio implica il concetto di merce): ciò non significa che alla prima pagina ti salterà una mano, né che all’ultima ti accorgerai di essere andata dal macellaio e di esserti sporcata di sangue. Contenuto e “valore di merce” (“referente merce” è un po’ ambiguo come concetto, a proposito) non si equivalgono, non sono nemmeno dello stesso “genere”…(non-comparabili)

  226. Ivan Roquentin il 4 novembre 2005 alle 15:32

    Scusa Gemma, non avevo visto la tua risposta, probabilmente avrai postato negli ultimi minuti.

  227. gemma il 4 novembre 2005 alle 15:35

    Sì, Ivan. Non era ovvia la domanda di temperanza, e ancor meno la tua risposta. Però siamo, al solito!!!!!!!!!!!, a livello di analisi del contenuto. Un libro sulla guerra E’ un libro pro-bellico? Un libro sulla pedofilia è un libro pro-pedofilia?

  228. temperanza il 4 novembre 2005 alle 15:40

    @ gemma
    “Era” pop. Del resto, il pop era. Adesso è solo cheap, unica categoria dello spirito davvero immortale, un negozio cheap ex pop alla periferia dell’impero.

  229. gemma il 4 novembre 2005 alle 16:17

    Non sono d’accordo (chiaramente è una mia opinione…). E’ una specie di realoaded pop quello del Fiorucci Store. E’ evidente che l’impostazione estetica che c’è dietro è quella. Lo trovavo quasi trash quando era quel suk di lusso pieno di

    hellokittyfornarinacollaripercaniconstrasstinturefluoperipelidelpube,

    nello spazio appunto oggi occupato da H&M. Ora Fiorucci vende quasi soltanto merce prodotta da lui (marchio LOVE THERAPY) e quella che non lo è porta su il marchio LOVED BY ELIO FIORUCCI. Questo per me è pop, cazzo, è warholiano in senso strettissimo! Vai sul sito di Elio Fiorucci, lo sfondo del menu (quello a cui accedi se clicchi sul faccione di Elio Fiorucci) sembra una foto di Pierre et Gilles, una statua di Jeff Koons.

  230. Ivan Roquentin il 4 novembre 2005 alle 16:18

    Gemma: “Sì, Ivan. Non era ovvia la domanda di temperanza, e ancor meno la tua risposta. Però siamo, al solito!!!!!!!!!!!, a livello di analisi del contenuto. Un libro sulla guerra E’ un libro pro-bellico? Un libro sulla pedofilia è un libro pro-pedofilia?”

    Beh, questa è una domanda chiara, e suppongo che per te sia posta come una domanda retorica. E’ pacifico che non ogni llibro è un libro “a tesi”, e che tra i libri a tesi non è affatto detto che ciò che si rappresenta (ad esempio la guerra) sia ciò che si promuove! Ma tu prova a spiegarlo…
    Le deduzioni di temperanza sono un’ottima prova di “salto di palo in frasca” e non sono molto più che triviali, da un punto di vista logico.

  231. temperanza il 4 novembre 2005 alle 16:19

    @Ivan
    Scusa, non ti avevo visto. E non ti ho capito, forse non sono stata chiara io.

    @ Gemma
    Scusa anche tu, non ti avevo vista. Ma io non analizzo il contenuto, come potrei, non avendo letto il libro? Dico solo che se si riflette su un nodo cruciale come la merce, come mi pare che qualcuno abbia fatto qui, bisognerà pure che questa merce sia rappresentativa dello spirito del tempo, si parla di merce con un alto valore simbolico, giusto? Altrimenti che interesse può avere? Fiorucci rappresenta lo spirito di un tempo ormai passé, poco rappresentativo delle contraddizioni dell’oggi, la merce oggi mi sembra altra cosa, la dipendenza dallo sbarluccichio delle magliette mi pare poco interessante, oggi. Lo sbarluccichio delle magliette è stato interessante quando è iniziato. Merce, marchi, dipendenza dalla merce, dai marchi, atteggiamenti compulsivi verso le merci e i marchi. Già visto. Certo, se poi chi scrive un libro è un grande poeta può anche parlare del formaggino Mio o del passaggio dalle calze di seta alle calze di naylon, o del babyboom d’antan, ma il pop mi pare ormai una categoria da caveau (nel senso di caveau di banca dove rinchiudere qualche opera), come quei maratoneti che corrono anche loro, sì, ma arrivano ventiquattro ore dopo.

  232. temperanza il 4 novembre 2005 alle 16:21

    @ Ivan
    probabile, non sono un logico.

  233. carlo comite il 4 novembre 2005 alle 17:02

    a me il libro di gemma ha fatto sinceramente orrore. stupido, noioso, autoreferenziale e pieno di goffaggini bambinesche di una ragazzina presuntuosa. fare pompini ad aldo nove non ha dato grandi risultati, alla fine.

  234. gemma il 4 novembre 2005 alle 17:10

    @ivan, ma infatti sono intervenuta per provare a spiegare la “visione del mondo” che c’era dietro, anzi dentro il mio libro, perché subito è stata fatta l’equivalenza rosa shocking = monnezza (sintetizzo). Ma non parliamo del mio libro, altrimenti sembra davvero che io stia qui con la bancarella. E sinceramente non è così.
    Io ritengo che il libro, oggi più che mai, sia una merce. Ma non intendo in senso merceologico, piuttosto filosofico. I nostri tempi sono caratterizzati da un consumo forsennato, da un consumo usa e getta. L’amore è merce. Il dolore è merce. Il piacere è merce. Il voto elettorale è merce. Il corpo è merce. La stessa morte è merce. La stessa vita è merce. Che puoi vendere e comprare o, trasfigurando, guardare alla televisione. E questo è frutto di alienazione e di frammentazione di processi che una volta (ma una volta intendo decenni fa) non era possibile. Al supermercato trovi gli hamburger di prosciutto cotto. Ma il prosciutto cotto non è un animale! In libreria trovi il libro di Costantino intitolato “Dedicato a voi”. Ma Costantino non è uno scrittore! Questo intendevo dire. Fotografare. Perché io come tanti vivo in quest’ambiguità. Vivo quest’ambiguità. Cerco di capirla, di capire, mi ci scervello, a volte ci cado, altre no, a volte penso che Costantino dovrà pur mangiare e che se esiste a qualcuno piacerà, altre penso che è orribile che ormai ci siano in giro i cloni di Costantino, oltre a Costantino! Quindi l’unico atteggiamento poetico-ideologico che io ho trovato possibile è stato quello di relazionarmi alla merce affibbiandogli un senso che forse non possiede più, con un atteggiamento forse romantico, ma che invece sembra decadente e autoindulgente. Questo (ma ho paura anche a dirlo, perché sembra davvero che mi faccia gli spot, e nemmeno lipperaniamente brevi) ho cercato di fare anche scrivendo quel libro. Restituire verità alla scrittura. E io stessa, anzi il mio libro, vive nell’ambiguità: “Ma come è poesia, è un esordiente, perché ci sono pilette di questo libro nelle novità alla Mondadori e alla Feltrinelli?”…

  235. Ivan Roquentin il 4 novembre 2005 alle 17:39

    Gemma: @ivan, ma infatti sono intervenuta per provare a spiegare la “visione del mondo” che c’era dietro, anzi dentro il mio libro, perché subito è stata fatta l’equivalenza rosa shocking = monnezza (sintetizzo)

    Gemma, avevo capito, e infatti l’equivalenza è una forzatura, non sta a me dire quanto tendenziosa.

    @Temperanza, prego.

    @Gemma2: “Io ritengo che il libro, oggi più che mai, sia una merce. Ma non intendo in senso merceologico, piuttosto filosofico.”

    Beh, ci azzecchi molto, Gemma. C’è una precisa teoria semiotica della merce-segno. Quanto al modo di relazionarsi alla merce, non si hanno altre possibilità di assegnare alla merce un valore che quella di un “personalismo del significato”: “cosa stia per cosa”, cosa rappresenti un oggetto, sta al tuo arbitrio. Il valore di mercato comunemente inteso non può che restituirti equivalenze insignificanti, almeno da un punto di vista esistenziale (monetarie, ad esempio, o di baratto).
    Non so se il tuo atteggiamento sia romantico, dovrei leggere il libro (a questo punto lo farò), credo sia almeno “politico-sociale” (non sto parlando di “partiti politici”, giacché qualcuno mi ha già fatto questo rilievo). Nell’assegnazione di un valore/significato a un oggetto si ha, spesso in maniera implicita, la socializzazione dell’oggetto stesso. Per banalizzare: quando “rosa rossa” non è più, solo, un mucchietto di petali morti e si decide che sia un “segno d’amore”, quel segno è un segno per qualcuno, non per chi compra la rosa. Questo è l’esempio più stupido in assoluto, ma ben al di sopra della rosa rossa e del suo simbolismo a cottimo, il discorso si può generalizzare per qualunque merce.

    Per il resto, io sono convinto che la merce possieda un senso quando tu lo assegni, e che non ne possieda alcuno di per sé (gli unici significati già presenti negli oggetti o nei fatti sono, di solito, i pregiudizi): per la semplice definizione di senso, che nel 2005, con buona pace degli avvoltoi religiosi, sta all’arbitrio dell’uomo.

  236. E.N.Tavoraz il 4 novembre 2005 alle 17:56

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  237. magda il 4 novembre 2005 alle 18:17

    @Gemma vengo al Fiorucci basta che tu non mi faccia accoppiare con il leone di pelouche o l’albero di natale parlante.

  238. tashtego il 4 novembre 2005 alle 18:54

    @temperanza.
    forse il fiorucci store non è pop, io non ci ho mai messo piede ma non per scelta, ma il pop non è morto, anzi.
    esiste ancora un’arte pop e non è manco male.
    il fiorucci di un tempo era pop-floreale: una cosa disgusting.

  239. andrea barbieri il 4 novembre 2005 alle 19:54

    Gemma, non ne posso più di sentirmi ‘sto mantra di fare grattacieli di supposizioni: te lo ripeto, parlo per me, parlo dell’effetto della propinazione della cultura su di me, su andrea: su di me saprò bene che cosa dire no? Vuoi intonare il tuo scassamantra fino a smolecolarmi la pazienza?
    E poi la tua lode dell’arte pop forse non tiene conto che l’arte pop è da anni stecchita. E’ come se io arrivassi qui a dire Ehi ràga guardate che ficata l’arteconcreta non ci posso credere bestia se è bella l’arteconreta porcaputtana l’arteconcreta mi sbiella la sinapsi ehi ràga quando mangio gli spaghi ci vedo nel piatto l’arteconcreta l’arteconcreta è l’alimento ueh è il cibo dello spirito e noi siamo quello che mangiamo…

  240. Laura il 4 novembre 2005 alle 19:58

    Grazie Gemma…. Sono online…

  241. Laura il 4 novembre 2005 alle 20:00

    @Carlo Comite – Ma che ne sai tu?

  242. tashtego il 4 novembre 2005 alle 20:03

    l’arte pop non è stecchita, ripeto.

  243. gEMMA il 4 novembre 2005 alle 20:08

    andrea, ma che ti devo dire… a me piace il pop e non mi sembra di fare la sbarbina che scopre il pop quarant’anni dopo, infatti tenterei di attualizzarlo e di scrivere pop. o post-pop se preferisci. per te sarebbe morto? un certo gesù da nazareth sarebbe morto 2005 anni fa e ancora ci crede un sacco di gente e lo vede anche dentro un piatto di spaghetti… ma che ti devo dire? anche james dean è morto e mi piace lo stesso. anche andrea pazienza. anche dante alighieri. anche pier paolo pasolini. pensandoci bene mi piace soprattutto la gente morta.
    e poi: non fai grattacieli di supposizioni? ok. così è se ti pare.

  244. gEMMA il 4 novembre 2005 alle 20:10

    Laura, ciao, che bello che sei on line! :0*

  245. Laura il 4 novembre 2005 alle 20:11

    Gemma, Intrusa, di brutto… Sono io..

  246. gEMMA il 4 novembre 2005 alle 20:17

    Laura, non ti fare falsi problemi… Ancora!!!! ;0)

  247. andrea barbieri il 4 novembre 2005 alle 20:21

    Gemma quelli sono i morti radianti, quelli che continuano a emanare energia: Pazienza Dante e Dean sono la prova che la vita eterna esiste.
    Si può dire la stessa cosa di Warhol?, boh, a me pare che oggi i suoi Velvet siano molto più vivi di lui. Questo non vuol dire che il tuo orizzonte sia senza senso, solo dipende quanto della tua vita riesci a versarci dentro. Quindi sei tu che gli dai (al pop) una vita. Oddio, adesso ripartirai col mantra delle supposizioni… zak tappi per le orecchie!

  248. gEMMA il 4 novembre 2005 alle 20:36

    Le tue affermazioni aprono una VORAGINE di riflessioni possibili. (Magda, dove sei???). Per dire, quale morto è auto-radiante? Ogni cosa che storicamente è morta, una corrente artistica come un artista o un sistema politico, continua a illuminare chi veda in essi qualcosa. In più il pop non è morto come poetica, ma è in (s)vendita al Fiorucci Store. Secondo me. E, esattamente come le opere di Warhol, dietro quella Coca Light Fiorucci Special Edition c’è l’iconizzazione dell’oggetto e dell’iconizzatore. Esattamente come nelle opere di Andy Warhol.

  249. andrea barbieri il 4 novembre 2005 alle 21:07

    Vedi Gemma, dicevi che ero un palazzinaro invece sono il contrario, faccio le voragini.
    Quando le cose sono in svendita aspettano disperatamente un’adozione, insomma un gesto d’amore. Il contrario di certi punti di riferimento artistici che si impongono, con cui si deve per forza fare i conti. Oggi non credo che si debba per forza fare i conti col pop, mentre si devono fare col realismo. Almeno nell’arte figurativa mi pare che sia così.

  250. gEMMA il 4 novembre 2005 alle 21:25

    Andrea, io credo che viviamo in un momento estetico terribile e affascinante (per tornare al tuo riferimento ai Velvet, i Velvet sono morti e stramorti, sono attualissimi, sì, ma da lontano, mentre non è un caso che uno degli ultimi album di Lou Reed si intitoli Ecstasy…). E’ tutto confuso, e dico confuso in senso etimologico. Alto e basso, realismo e realtà. Il tuo accostamento realismo-pop non è affatto sbagliato (per me). Siamo nell’epoca del reality-show, che è di fatto la messa in scena di una realtà. Siamo nell’epoca in cui chiunque può diventare “some kind of superstar”, questa è sostanzialmente l’illusione che vendono in parecchi posti. La divisione tra alto e basso (intellettuale e popolare) è ormai frastagliata. Dubbia. E l’arte assorbe tutto questo, fornisce la sua versione intellettualizzata del reality-show. Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire, Manuale per diventare Valerio Millefoglie, Lunar Park, che sono tre libri diversissimi confermano però questa tendenza a mettere in scena se stessi. E ancora, quanta differenza c’è, per dire, tra l’artista francese Orlane che trasmette in diretta on line gli interventi chirurgici con cui rimodella il suo viso, dichiarando, anzi confermando, una poetica in cui l’oggetto artistico dell’artista è l’artista stessa e l’artista diventa il chirurgo plastico e le foto del labbrone gonfio di Loredana Lecciso di un anno fa (più o meno)? Quasi nessuna. Da un punto di vista concettuale quasi nessuna! Il suicidio in diretta su Internet di quel giapponese – mi sembra fosse un giapponese – ra un gesto artistico o un sintomo sociologico (o forse sociale), un fatto di cronaca? Da sempre all’arte è concesso di artistizzare un contenuto reale, ma viviamo in un’epoca in cui la realtà non esiste più, in un certo senso. E’ tutto virtuale e mediato.

  251. iggy il 4 novembre 2005 alle 21:37

    qualche altra banalità?
    warhol sarebbe andato a un reality show? domanda seria. warhol con le emorroidi, warhol che piange in diretta tv.

  252. gEMMA il 4 novembre 2005 alle 21:46

    Il reality show è la degenerazione dell’estetica pop. La democratizzazione. L’abbassamento a un livello infimo. (Gasparri dichiarò in un’intervista per Flair che le Lecciso che ballavano in tv gli mettevano allegria, anche perché sembravano quadri viventi di Andy Warhol… Povero Warhol.) Iggy (Pop).

  253. iggy il 4 novembre 2005 alle 21:48

    ma io più che altro mi chiedevo se andy warhol sarebbe andato a un reality show.

  254. gEMMA il 4 novembre 2005 alle 21:54

    No. Non ci sarebbe andato. Secondo me avrebbe prodotto (creato) ben poco. Già Sandy Marton all’Isola dei famosi è stato un bello shock.

  255. iggy il 4 novembre 2005 alle 21:55

    la banalizzazione del male

  256. gEMMA il 4 novembre 2005 alle 21:57

    di miele (il male). Iggy!

  257. iggy il 4 novembre 2005 alle 21:59

    vomito

  258. gEMMA il 4 novembre 2005 alle 22:08

    di fiele (se proseguiamo per associazioni di idee, IGGY!)

  259. iggy il 4 novembre 2005 alle 22:14

    le mie non sono associazioni di idee, ma constatazioni. ma sei nata nel 1972 e ancora non ci hai capito un cazzo? senza offesa, è un’altra constatazione.

  260. Adrianone Nazionale il 4 novembre 2005 alle 22:15

    Io l’avrei invitato comunque… Andy Warhol…

  261. Adrianone Nazionale il 4 novembre 2005 alle 22:16

    non c’hò capìto un càzzo in tòto intèndi?

  262. gEMMA il 4 novembre 2005 alle 22:18

    ovviamente ero io “Adriano Nazionale”. Scusa, Iggy, sul serio, tanto stiamo qui a farci lapidare e a Milano stasera piove, perché e su cosa non avrei capito un cazzo?

  263. iggy il 4 novembre 2005 alle 22:26

    per la tua età fai troppo chiacchiericcio da studentessa universitaria ingenua. non dico di alzare il livello aggiungendo chissà cosa, ma già parlando un po’ meno si alzerebbe.

  264. iggy il 4 novembre 2005 alle 22:28

    e con questo ho chiuso. ROCK’N’ROLL!

  265. gEMMA il 4 novembre 2005 alle 22:36

    “It’s useful being top banana in the shock department” (Holly Golithly), however, Iggy…

  266. iggy il 4 novembre 2005 alle 22:40

    di tutte le meraviglie di truman capote hai estrapolato la frase piu’ da forrest gump di cui sia stato capace e l’hai fatta tua. vedi quando dico che non ci hai capito un cazzo, senza offesa? e te lo dico da donna. le donne che rimangono indietro come te mi fanno incazzare.

  267. gianni biondillo il 4 novembre 2005 alle 22:46

    Dai, ce la facciamo a arrivare a 300.

    La butto lì: Fiorucci è pop e H&M è cheap, giusto?
    E com’è che io preferisco H&M? com’è che lo trovo veramente “popolare”?

  268. gEMMA il 4 novembre 2005 alle 22:58

    iggy, che posso dirti? incazzati. a me sembra struggente, quella frase, soprattutto in bocca a audrey hepburn, perché mette in piedi quell’ambiguità: “è veramente stupida o finge di esserlo?”. “è veramente stupida o è disperata?”. holly golithly è uno dei personaggi più affascinanti, ambigui, irrisolti, rock and roll, come dici tu, di truman capote. e l’edulcorazione di blake edwards è abbastanza mainstream, invece, politicamente troppo corretta, secondo me.

  269. iggy il 4 novembre 2005 alle 22:58

    I began to lose control
    I didn’t mean to hurt you
    I’m sorry that I made you cry

  270. gEMMA il 4 novembre 2005 alle 22:59

    gianni, H&M è (inter)nazionalpopolare. in senso celentano. ma magari mi sbaglio, sai sono un po’ stupida…

  271. georgia il 4 novembre 2005 alle 22:59

    Peccato, la discussione è un po’ decaduta :-( sembra quasi di essere … al fiorucci store ;-)

  272. gEMMA il 4 novembre 2005 alle 23:16

    Georgia, l’aspetto più indicativo di questi commenti è quello della contestazione dell’autore comunque… Io mi sono un po’ prestata al gioco, così, era una sorta di esperimento, in linea con alcune cose in cui credo che non sto qui ad esporre ancora. E in un certo senso in questi commenti c’è un campione delle reazioni, quasi in diretta, che possono colpire un lettore a cui a un certo punto cada in testa un libro. L’interesse, l’ostilità, il pettegolezzo, le domande, il giudizio e il pregiudizio, l’intervento del critico, la contestazione del critico, eccetera.
    Volevo anche dirti che ho letto il tuo blog, è molto interessante, complimenti.

  273. andrea barbieri il 4 novembre 2005 alle 23:26

    Io non ci credo che H&M (tra l’altro essendo una persona decentrata non so nemmeno cos’è) abbiano/abbia cancellato un murale di Haring. L’avranno/l’avrà fatto staccare, non è una tecnica così difficile.
    Basta, chiudo qui, vado a rivedere per la seconda volta “La città incantata” del grandissimo Hayao “magenta” Miyazaki (il soprannome è mio).
    Vi abbraccio tutti, anche la Lipperini nonostante dica sempre quello che vuole lei.

  274. gianni biondillo il 4 novembre 2005 alle 23:32

    Tutte le volte che sento nominare Myazaki io mi inginocchio.

    L’Haring ce l’ho io, ovviamente. A casa.

  275. gEMMA il 4 novembre 2005 alle 23:57

    H&M, Andrea, è una catena che ora è arrivata anche in Italia e che vende vestiti alla Dolce & Gabbana che costano un po’ molto poco, rispetto a quelli di Dolce e Gabbana. Ho il sospetto che possano scucirsi mentre li hai addosso, allora meglio comprare all’usato nei mercatini. Ce ne sono due a San Babila di H&M e le milanesi veramente borsette, per usare la definizione di Tommaso Labranca, dicono “àchendèm”, non “accaeemme”. Non è che abbia assistito personalmente alla CANCELLAZIONE del graffito, ma ho letto di questa cosa su un giornale. L’unica volta che sono andata da H&M non mi è sembrato il caso di chiedere ai commessi se era vero.
    Io vado a vedere “Metropolis”, invece.
    Abbracci a tutti, e, Carlo Comite, forse se lo riporti indietro ti ridanno i soldi. Se riporti indietro il libro. Puoi dire che ti stava stretto, coi pantaloni funziona.

  276. gEMMA il 5 novembre 2005 alle 00:08

    Carlo, dimenticavo, magari smacchialo prima. In negozio era pulito.

    Adieu,

    Gemma

  277. tashtego il 5 novembre 2005 alle 08:29

    ormai “è tutto virtuale e mediato”, sig.ra mia.

  278. kristian il 5 novembre 2005 alle 08:58

    barbandrea, biondix, voi ve lo siete beccato TOTORO (e PORCO ROSSO ambientato in Italia)?
    grazie a emule ho la versione originale di entrambi coi sottotitoli in italiano. ve la smazzo o avete già dato?

  279. kristian il 5 novembre 2005 alle 09:02

    avrei anche TUTTE le puntate del Ragazzo del Futuro…

  280. andrea barbieri il 5 novembre 2005 alle 10:36

    Kristian come si può trovare tutto quel ben di dio, sul web? Scusa la domanda ma sono abbastanza rincoglionito per gli acquisti in rete. Comunque, potrei commettere dei crimini per quel materiale…

  281. temperanza il 5 novembre 2005 alle 11:18

    @Tash
    per me è morto, anche se può magari irradiare, ma allora parliamo di ectoplasmi e revenant, comunque, forse per questa sua decomposizione in atto è ancora tremendamente disgusting nella sua epifania fioruccica. Ma ognuno si sceglie l’inferno che vuole.

  282. effeffe il 5 novembre 2005 alle 12:18

    ho comprato il libro
    effeffe
    quindici euro
    cosa si può comprare al Fiorucci store di Milano con quindici euro?
    Ho cominciato a leggerlo, o Gemma, c’è un mode d’emploi?

  283. kristian il 5 novembre 2005 alle 17:29

    @andrea b: io ho scaricato tutto (in formato dvix) dalla rete utilizzando eMule.
    pagare, una buona fumetteria ti importa di tutto.

  284. tashtego il 7 novembre 2005 alle 08:15

    @gemma
    Metropolis bello.
    Ma social-democratico.
    Non trovi?

  285. gemma il 7 novembre 2005 alle 09:22

    @tash

    sssss(ì)…

  286. francesco forlani il 7 novembre 2005 alle 17:23

    Nessuno o quasi ha letto il libro di Gemma Gaetani. Lo metto all’asta qui. Chi offre? Cosa? Partiamo da…
    effeffe

  287. Vincenzo Ostuni il 30 gennaio 2006 alle 21:03

    Questo è un comunicato ufficiale di Vincenzo Ostuni, quello che fa l’editor di saggistica di Fazi e versifica in proprio. Ho dato uno sguardo al blog e l’ho trovato divertente. Non ho intrapreso azioni legali – dall’esito comunque incerto: VMO è molto più noto di VO, e mi avrebbe potuto costringere a rinunciare al mio nome anagrafico – cui, è vero, non sono poi particolarmente affezionato.



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