Ricevo e volentieri pubblico (RVP)

2 novembre 2005
Pubblicato da

è nata Maledizioni.
(i libri di noi)

di
Sparajurij
All’inizio di tutto c’era questa piccola follia di pensare i libri come
cose vive. Vivi loro, vivi noi, vive e vitali le parole di cui sono fatti,
parole come globuli rossi, piastrine inconsolabili, molecole di ossigeno
capaci di far respirare o lasciare esplodere ogni cosa.
All’inizio di tutto c’era anche questa immonda pretesa di essere un
gruppo, un branco di imberbi senza ritegno che sapesse viaggiare,
incontrare altri mondi, altri branchi, un alveare che scrivesse il più
possibile lasciandosi a sua volta scrivere; un gruppo di idioti che tra
l’altro ha perso tempo rincorrendo giochi inutili e blasfemi, quasi sempre
per il solo gusto di essere inutili e blasfemi, quasi mai riuscendoci fino
in fondo.
All’inizio di tutto, insomma, non c’era niente, a parte questa voglia
irresistibile di cercare qualcosa per cui valesse la pena incontrarsi
ancora, almeno una volta.
Questo gruppo si chiama Sparajurij, e chi lo conosce già sa bene che non
c’è nulla di vero.
È nato tanto tempo fa, ha pubblicato poco e male, ma ha letto tantissimo,
ha scavato nei pozzi, ha dialogato con le camorre letterarie e con le
accademie di salnitro.
Alla fine ha pensato a questa cosa, a questa maledizione.
Ci ha riflettuto un pò su, diciamo un paio di anni, tra una dormita e
l’altra, e ha deciso.
Inventare uno spazio nuovo. Una dimensione parallela. Spalancare a forza
una piccola porta in grado di far parlare lingue che ci piacciono.
C’erano tanti modi per farlo. Nell’era post atomica pare che siano stati
messi a punto moltitudini di canali comunicativi.
Ma noi siamo pigri. E abbiamo scelto il più semplice, il più concreto,
forse soltanto quello che ci è più congeniale.
Fare libri. Impaginare, stampare e infine svangare piccoli volumi belli e
preziosi, semplici e maneggevoli, austeri e disperati.
Dei libri attraversati da parole nuove, potenti, parole, per dirla tutta,
con una certa prestanza fisica.
Dalle nostre parti ce ne sono in quantità. Parole poetiche, magmi
sintattici, sequenze di frasi mai sentite, apax, costellazioni
grammaticali oceaniche.
Non lo diciamo per sentito dire.
Quelle parole sono qui, tra di noi. Le hanno scritte degli autori nuovi,
voci che stanno per esplodere, per raccapricciare il mondo.
Ancora un attimo e arriveranno ovunque.
Eccoli, ve li piazziamo a buon mercato su piatti bene assortiti. Ce ne
sono già tre. Si chiamano Ventroni, Raspini, Luci.
E sono pronti.
www.sparajurij.com/tapes/maledizioni.php

9 Responses to Ricevo e volentieri pubblico (RVP)

  1. gabriella fuschini il 2 novembre 2005 alle 11:50

    Finalmente! Che dire? In bocca al lupo, perché le parole circolino, possano contaminare spazi chiusi e impenetrabili, dilagare e portare vento là dove il bisbiglio è inudibile…

  2. Gemma il 2 novembre 2005 alle 16:37

    Se Sparajurij pubblica come scrive, l’era post atomica è finita e tutto ricomincia.
    I libri sono acquistabili anche on line?

  3. wovoka il 4 novembre 2005 alle 08:40

    Interessante autodescrizione. Ne emerge il quadro di una attività autonoma, autosufficiente, non condizionata che da se stessa, che insegue delle gratificazioni proprie, magari nascoste, senza che l’occhio sbirci di soppiatto verso alcun pubblico. Ci si compiace orgogliosamente della follia, dell’inutilità, della blasfemia, della pigrizia … Sono “valori” che ho ritrovato in diversi contesti nei quali gli “autori” sembrano volere porsi, senza troppa ironia, in una posizione di sostanziale disprezzo nei confronti del pubblico, un’entità quasi negata, la cui esistenza sembra più essere tollerata, come una delle tante amare necessità della vita, piuttosto che ricercata. Gli autori sembrano di fatto rifarsi al modello della rock-star, mitologizzata e capricciosa come un semi-dio, nei confronti dei propri “fans”.
    Così, dopo aver apprezzato la grafica del sito, comincio a chiedermi che cosa potrà avere di diverso, un simile e vitalistico ribollire, dal ribollire complessivo della rete, da quella logoterapia globale di cui in fondo anch’io faccio già parte. Oh, intendiamoci: tutto bello, tutto in sé giustificato, ma quello che non si capisce è perché mai, in un simile contesto liberatorio, uno dovrebbe assumere l’umile ruolo del lettore, piuttosto che ingegnarsi, vada come vada, in quello di autore. In fondo gli autori che “interagiscono” veramente, dissipano immediatamente la loro potenziale “aura”, dimostrando quanto comuni, quanto banali, siano i loro pensieri ordinari, e quanta stupidità ordinariamente proiettino sui discorsi altrui. Come possono allora chiedere che addirittura si legga un loro libro, con tutto il materiale già disponibile in rete? Serve qualcosa di più, che non si vede ancora, un processo di selezione, di setacciamento nello spazio dei progetti, che si basi su dinamiche rispettabili.

  4. sparajurij il 4 novembre 2005 alle 10:51

    caro wovoka, hai davvero frainteso. al punto che è stato interessante leggere il tuo commento.
    scrivere:
    “incontrare altri mondi, altri branchi, un alveare che scrivesse il più possibile lasciandosi a sua volta scrivere”
    non significa certo non voler essere condizionati che da se stessi, come hai detto tu.
    invece scrivere
    “un gruppo di idioti che tra l’altro ha perso tempo rincorrendo giochi inutili e blasfemi, quasi sempre per il solo gusto di essere inutili e blasfemi, quasi mai riuscendoci fino in fondo.”
    vorrebbe essere una confessione semiseria sulle nostre reali incapacità e limiti. forse eccessiva e ingiusta anche nei nostri confronti.
    tra questi limiti c’è anche l’essere pigri. perché pensi che questo faccia di noi delle rockstars? è una banalità.
    l’aura la vedono e la leggono i matti. tu sei matto? allora smettila.
    abbiamo fatto una cosa che nonostante noi, appunto, ci sembra meravigliosa. d’altra parte autori come sara ventroni, stefano raspini e nero luci, meravigliosi lo sono davvero.

    pubblicare i migliori autori della nostra generazione e degenerazione, fare noi i libri che vorremmo trovare in una libreria e farli esattamente come piace a noi, è la dinamica più sincera, e che ha maggior rispetto per il pubblico, che conosciamo.

    adesso non è possibile raccontare meglio i criteri di selezione, che è quello che poi caratterizza un progetto. in parte, sono chiari dalle parole che abbiamo già usato nei diversi contesti.
    e non è possibile perché stare su internet a quast’ora ci impedisce di essere felici.

    ciao

  5. wovoka il 4 novembre 2005 alle 11:30

    > caro wovoka, hai davvero frainteso. al punto che è stato interessante leggere il tuo commento …

    conto molto su questo effetto

    >[..] vorrebbe essere una confessione semiseria sulle nostre reali incapacità e limiti. forse eccessiva e ingiusta anche nei nostri confronti. tra questi limiti c’è anche l’essere pigri. perché pensi che questo faccia di noi delle rockstars? è una banalità.

    certo che appare banale, perché salti un passaggio logico – facendo riferimento ad altri contesti avevo elevato il livello di astrazione: ora, se non riconosci le somiglianze astratte che intravedo io, va bene, lo prendo come un dato di fatto.

    > l’aura la vedono e la leggono i matti. tu sei matto? allora smettila

    questo però è un tantino arrogante, e cozza alquanto con le franchigie, tra le quali la follia, che poco sopra generosamente vi concedete. perché voi sì e io no?

    > fare noi i libri che vorremmo trovare in una libreria e farli esattamente come piace a noi

    ecco, q.e.d. (mica vi demonizzavo) dico solo che come criterio mi sembra un po’ leggero, e che mi attendo altro – che probabilmente non è legato soltanto a buone volontà individuali ma a processi sovrapersonali.

    ciao

  6. sparajurij il 4 novembre 2005 alle 11:48

    infatti hai ragione.
    ma noi non siamo una persona.
    siamo più di una persona.
    quasi una sovrapersona.

    compra i libri dài.
    sono belli sai?

    dacci l’indirizzo che te li mandiamo in contrassegno senza spese di spedizione.

    questo vale per tutti

    ciao

  7. francesco forlani il 4 novembre 2005 alle 11:55

    Puemm para Spara

    L’est fait ke le Wovoka tient razone
    de cinciskiar un peu cum diffidence
    aggiungo io pourquoi Generazione?
    comme si le bios tenet d’importance

    et l’est desuet de parlar de melhores
    puets que vuie publikate et altri no
    k’en somma tous les autres sont pejores
    or dear Franciscus kiste nun se pò

    dizir car comme tu conosci et sai da tiempo
    dans le paysage italico la fuerza
    vene da vastitate et da nu viento
    di versitade et akusma curazza

    effeffe

  8. sparajurij il 4 novembre 2005 alle 12:14

    generazione e degenerazione sono due parole.
    si possono intendere oppure no.

    tenzoni sulle intenzioni sono parole di troppo.

    io credo che i libri a effeeffe piaceranno.
    e anche i prossimi.

  9. morepoas il 23 dicembre 2006 alle 12:03

    Hi

    morepoas6

    G’night



indiani