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	Commenti a: Ad Reinhardt, L&#8217;art-en-tant-qu&#8217;art	</title>
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		<title>
		Di: Hervé Beauroy-Eustache		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/11/28/ad-reinhardt-lar-en-tant-quart/#comment-38241</link>

		<dc:creator><![CDATA[Hervé Beauroy-Eustache]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Sep 2006 01:52:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bonjour,
Je cherche désespérément les reférance de ce texte (l&#039;auteur, maois de publication..) Je vous remercie par avance si vous pouvez éclairer ma lanterne !!
Hervé.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bonjour,<br />
Je cherche désespérément les reférance de ce texte (l&#8217;auteur, maois de publication..) Je vous remercie par avance si vous pouvez éclairer ma lanterne !!<br />
Hervé.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Drahcsep		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/11/28/ad-reinhardt-lar-en-tant-quart/#comment-24438</link>

		<dc:creator><![CDATA[Drahcsep]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Mar 2006 13:54:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Je suis étudiant en art et j&#039;ai justement ce texte à expliquer...

Pourriez-vous m&#039;aider???

Merci beaucoup]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Je suis étudiant en art et j&#8217;ai justement ce texte à expliquer&#8230;</p>
<p>Pourriez-vous m&#8217;aider???</p>
<p>Merci beaucoup</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/11/28/ad-reinhardt-lar-en-tant-quart/#comment-17020</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov 2005 18:01:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mhm..nessuno che commenti..mi lasciano a parlar da solo, come i matti. forse non hanno colto il mio punto, o forse quel punto non esiste: forse è una fata morgana che vedo soltanto io. però insomma, l&#039;articolo di Michaud è divertente, potrebbero dire qualcosa almeno su quello, sarebbe un buon punto di partenza..mumble mumble..]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mhm..nessuno che commenti..mi lasciano a parlar da solo, come i matti. forse non hanno colto il mio punto, o forse quel punto non esiste: forse è una fata morgana che vedo soltanto io. però insomma, l&#8217;articolo di Michaud è divertente, potrebbero dire qualcosa almeno su quello, sarebbe un buon punto di partenza..mumble mumble..</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/11/28/ad-reinhardt-lar-en-tant-quart/#comment-16942</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov 2005 09:25:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cercando inutilmente una traduzione di tale testo in rete, mi sono imbattuto in questo interessante saggio [ http://www.hackerart.org/media/amc/pedrini.htm ] dal quale isolo qualche frammento che mi sembra ben collegato con certe nostre recenti discussioni ed anche con Ad Reinhardt. 

&#062; Il nostro punto di vista sarà quello di fondare sulla stutturalità delle conoscenze della fisica teorica la frontiera di corroborazione capace, non di spiegare, ma di attestare la pertinenza dell’opera d’arte al momento storico-culturale che le ha prodotte. 

Mi pare sia la stessa impostazione - arte come metaforizzazione della scienza - delineata da Eco in &quot;opera aperta&quot; (che sto spizzicando con un certo piacere proprio in questi giorni). Io non mi oppongo a questa visione - si tratta di cose che mi precedono e mi sopravviveranno, però rimarcherei, come sua conseguenza, l&#039;obiettiva chiusura di molti &quot;spazi del possibile&quot; per l&#039;arte stessa: se l&#039;arte non è legata più a coordinazioni inconsce da acquisirsi attraverso l&#039;affinamento tecnico e l&#039;esplorazione, ma principalmente alla possibilità iper-puntuale di delirare (metaforizzare) sulle mode scientifiche o culturali del momento, allora è chiaro che se non ti trovi ad operare in determinati micro-contesti iper-esclusivi, non c&#039;è proprio &quot;niente da fare&quot;, ammettiamolo, aldilà di tutti i possibili &quot;premi di consolazione&quot;.
Rilevo quindi una grave contraddizione interna in tutto questo discorso, che si evidenzia anche in questa peraltro condivisibilissa formulazione: 

&#062; Le scienze non possono essere separate dall’avventura umana. “Dove il mondo cessa di essere il palcoscenico delle nostre speranze e dei nostri desideri per divenire l’oggetto della libera curiosità e della contemplazione - come dice Einstein - là iniziano arte e scienza”. Se cerchiamo di descrivere la nostra esperienza all’interno degli schemi della logica, entriamo nel mondo della scienza; se invece le relazioni che intercorrono tra le forme della nostra rappresentazione sfuggono alla comprensione razionale e purtuttavia manifestano intuitivamente il loro significato, entriamo nel mondo della creazione artistica. Ciò che accomuna i due mondi è l’aspirazione a qualcosa di non arbitrario, di universale. 

Il problema sta appunto nel qualcosa di &quot;non arbitrario&quot;. Le narrative dominanti mostrano a mio parere una sontuosa arbitrarietà, laddove relazioni amorose, sbronze, ricatti, finanziamenti della CIA vanno a determinare i caposaldi che saranno attraversati dalle dotte (e un po&#039; servili) interpolazioni dapprima dei critici e più tardi, a vincitori decretati, degli studiosi. 

Insomma, mentre ci godiamo una splendida &quot;grande narrativa&quot;, cioé un racconto collettivo determinato a proiettare un &quot;senso&quot; importante sopra vicende che viste da vicino appaiono assai caotiche, non dovremmo lasciarci sfuggire il costo che una credenza troppo assoluta (ovvero l&#039;abdicazione totale dell&#039;arte nelle mani di determinate fazioni che attualmente l&#039;amministrano) in questo racconto comporterebbe, e che sintetizzo con le parole di Yves Michaud [per un quadro più completo vedi http://www.arteadesso.org/tf/numeri/1/michaud.htm ]: 

&#062;In altri termini, si ha l’impressione strana che l’arte contemporanea lavori senza tregua ma sottilmente per rendere ermetico l’accesso a esperienze tutto sommato banali e tanto comuni, come stringere la mano a qualcuno, fare l’elemosina a un mendicante, scambiare uno sguardo con una bella donna, guardare nel vuoto, annoiarsi o essere presi da un riso comunicativo perché nervoso. Se c’è un caso dove il meccanismo burdivista (con buona pace di Bourdieu e della sua collerica anima materialista !) della distinzione opera pienamente, è quello dell’arte contemporanea: esperienze molto vicine vengono differenziate per ragioni di distinzione. Ci sono gli iniziati e poi gli altri. Tutta la sottigliezza della faccenda consiste nel fatto che il segreto della rassomiglianza sia ben custodito, che il pubblico comune resti nel comune e il pubblico iniziato nell’iniziazione. Si finirebbe quasi per capire come sia di colpo inutile cercare di stabilire una relazione con il grande pubblico: ciò equivarrebbe a confessare che il re è nudo o che i soggetti sono vestiti con ornamenti regali, che la relazione in effetti esiste già perfettamente, ma che l’essenziale è soprattutto di non saperlo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cercando inutilmente una traduzione di tale testo in rete, mi sono imbattuto in questo interessante saggio [ <a href="http://www.hackerart.org/media/amc/pedrini.htm" rel="nofollow ugc">http://www.hackerart.org/media/amc/pedrini.htm</a> ] dal quale isolo qualche frammento che mi sembra ben collegato con certe nostre recenti discussioni ed anche con Ad Reinhardt. </p>
<p>&gt; Il nostro punto di vista sarà quello di fondare sulla stutturalità delle conoscenze della fisica teorica la frontiera di corroborazione capace, non di spiegare, ma di attestare la pertinenza dell’opera d’arte al momento storico-culturale che le ha prodotte. </p>
<p>Mi pare sia la stessa impostazione &#8211; arte come metaforizzazione della scienza &#8211; delineata da Eco in &#8220;opera aperta&#8221; (che sto spizzicando con un certo piacere proprio in questi giorni). Io non mi oppongo a questa visione &#8211; si tratta di cose che mi precedono e mi sopravviveranno, però rimarcherei, come sua conseguenza, l&#8217;obiettiva chiusura di molti &#8220;spazi del possibile&#8221; per l&#8217;arte stessa: se l&#8217;arte non è legata più a coordinazioni inconsce da acquisirsi attraverso l&#8217;affinamento tecnico e l&#8217;esplorazione, ma principalmente alla possibilità iper-puntuale di delirare (metaforizzare) sulle mode scientifiche o culturali del momento, allora è chiaro che se non ti trovi ad operare in determinati micro-contesti iper-esclusivi, non c&#8217;è proprio &#8220;niente da fare&#8221;, ammettiamolo, aldilà di tutti i possibili &#8220;premi di consolazione&#8221;.<br />
Rilevo quindi una grave contraddizione interna in tutto questo discorso, che si evidenzia anche in questa peraltro condivisibilissa formulazione: </p>
<p>&gt; Le scienze non possono essere separate dall’avventura umana. “Dove il mondo cessa di essere il palcoscenico delle nostre speranze e dei nostri desideri per divenire l’oggetto della libera curiosità e della contemplazione &#8211; come dice Einstein &#8211; là iniziano arte e scienza”. Se cerchiamo di descrivere la nostra esperienza all’interno degli schemi della logica, entriamo nel mondo della scienza; se invece le relazioni che intercorrono tra le forme della nostra rappresentazione sfuggono alla comprensione razionale e purtuttavia manifestano intuitivamente il loro significato, entriamo nel mondo della creazione artistica. Ciò che accomuna i due mondi è l’aspirazione a qualcosa di non arbitrario, di universale. </p>
<p>Il problema sta appunto nel qualcosa di &#8220;non arbitrario&#8221;. Le narrative dominanti mostrano a mio parere una sontuosa arbitrarietà, laddove relazioni amorose, sbronze, ricatti, finanziamenti della CIA vanno a determinare i caposaldi che saranno attraversati dalle dotte (e un po&#8217; servili) interpolazioni dapprima dei critici e più tardi, a vincitori decretati, degli studiosi. </p>
<p>Insomma, mentre ci godiamo una splendida &#8220;grande narrativa&#8221;, cioé un racconto collettivo determinato a proiettare un &#8220;senso&#8221; importante sopra vicende che viste da vicino appaiono assai caotiche, non dovremmo lasciarci sfuggire il costo che una credenza troppo assoluta (ovvero l&#8217;abdicazione totale dell&#8217;arte nelle mani di determinate fazioni che attualmente l&#8217;amministrano) in questo racconto comporterebbe, e che sintetizzo con le parole di Yves Michaud [per un quadro più completo vedi <a href="http://www.arteadesso.org/tf/numeri/1/michaud.htm" rel="nofollow ugc">http://www.arteadesso.org/tf/numeri/1/michaud.htm</a> ]: </p>
<p>&gt;In altri termini, si ha l’impressione strana che l’arte contemporanea lavori senza tregua ma sottilmente per rendere ermetico l’accesso a esperienze tutto sommato banali e tanto comuni, come stringere la mano a qualcuno, fare l’elemosina a un mendicante, scambiare uno sguardo con una bella donna, guardare nel vuoto, annoiarsi o essere presi da un riso comunicativo perché nervoso. Se c’è un caso dove il meccanismo burdivista (con buona pace di Bourdieu e della sua collerica anima materialista !) della distinzione opera pienamente, è quello dell’arte contemporanea: esperienze molto vicine vengono differenziate per ragioni di distinzione. Ci sono gli iniziati e poi gli altri. Tutta la sottigliezza della faccenda consiste nel fatto che il segreto della rassomiglianza sia ben custodito, che il pubblico comune resti nel comune e il pubblico iniziato nell’iniziazione. Si finirebbe quasi per capire come sia di colpo inutile cercare di stabilire una relazione con il grande pubblico: ciò equivarrebbe a confessare che il re è nudo o che i soggetti sono vestiti con ornamenti regali, che la relazione in effetti esiste già perfettamente, ma che l’essenziale è soprattutto di non saperlo.</p>
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		<title>
		Di: eric suchere		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/11/28/ad-reinhardt-lar-en-tant-quart/#comment-16932</link>

		<dc:creator><![CDATA[eric suchere]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Nov 2005 22:35:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Désolé, le texte est en français parce que j&#039;écris en français et que j&#039;ai aimé en faire la traduction. Le texte en anglais est disponible dans Ad Reinhardt, selected essays.
Pour le donner en anglais, il faudrait que je le recopie et j&#039;ai vraiment la flemme.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Désolé, le texte est en français parce que j&#8217;écris en français et que j&#8217;ai aimé en faire la traduction. Le texte en anglais est disponible dans Ad Reinhardt, selected essays.<br />
Pour le donner en anglais, il faudrait que je le recopie et j&#8217;ai vraiment la flemme.</p>
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		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/11/28/ad-reinhardt-lar-en-tant-quart/#comment-16923</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Nov 2005 19:41:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[fare le pulci a questo testo è abbastanza inutile, secondo me, perché è del &#039;62 e perché praticamente reinhard si apre la camicia, mostra il petto e grida: sparatemi.
se fossi nel &#039;62 sotto-scriverei ogni parola.
ma la freccia del tempo non risparmia nessuno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>fare le pulci a questo testo è abbastanza inutile, secondo me, perché è del &#8217;62 e perché praticamente reinhard si apre la camicia, mostra il petto e grida: sparatemi.<br />
se fossi nel &#8217;62 sotto-scriverei ogni parola.<br />
ma la freccia del tempo non risparmia nessuno.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/11/28/ad-reinhardt-lar-en-tant-quart/#comment-16898</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Nov 2005 17:58:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[peccato non sia in italiano (o almeno in inglese) - gli farei le pulci!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>peccato non sia in italiano (o almeno in inglese) &#8211; gli farei le pulci!</p>
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		<title>
		Di: temperanza		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/11/28/ad-reinhardt-lar-en-tant-quart/#comment-16877</link>

		<dc:creator><![CDATA[temperanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Nov 2005 15:31:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bella provocazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bella provocazione.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea raos		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/11/28/ad-reinhardt-lar-en-tant-quart/#comment-16867</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Nov 2005 14:50:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cher Eric,

c&#039;est grâce à toi que j&#039;ai découvert, dans un numéro de la revue &quot;If&quot;, l&#039;oeuvre d&#039;Ad Reinhardt. Aujourd&#039;hui, j&#039;en apprécie tout autant le travail visuel que, c&#039;est le cas ici, les remarquables qualités d&#039;écriture. 

Le dernier paragraphe (&quot;la seule norme en art...&quot;) est éblouissant de clarté et de délire. 

Merci encore. 

Très sincèrement à toi,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cher Eric,</p>
<p>c&#8217;est grâce à toi que j&#8217;ai découvert, dans un numéro de la revue &#8220;If&#8221;, l&#8217;oeuvre d&#8217;Ad Reinhardt. Aujourd&#8217;hui, j&#8217;en apprécie tout autant le travail visuel que, c&#8217;est le cas ici, les remarquables qualités d&#8217;écriture. </p>
<p>Le dernier paragraphe (&#8220;la seule norme en art&#8230;&#8221;) est éblouissant de clarté et de délire. </p>
<p>Merci encore. </p>
<p>Très sincèrement à toi,</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/11/28/ad-reinhardt-lar-en-tant-quart/#comment-16794</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Nov 2005 23:55:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[bello.
immagino che l&#039;originale sia in inglese.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>bello.<br />
immagino che l&#8217;originale sia in inglese.</p>
]]></content:encoded>
		
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