Il Babbo Mœbius

3 dicembre 2005
Pubblicato da

di Andrea Inglese

Sorprendo Babbo Natale che sta infilandosi in una buca. Molto goffamente stende le braccia nel foro nero, piega il capo verso il basso, fa leva con i piedi per terra, le gambe ben allargate. Come faccio ad essere sicuro che sia Babbo Natale? Probabilmente da un dettaglio dell’abbigliamento: la forma dell’asola o la laccatura del bottone.
“Babbo vuole una mano?” gli dico caloroso.
“Ti ho chiesto pane?” risponde cattivo.
“Non è un camino quello. È una buca per terra. Ed emana cattivo odore”. Tutto quello che dico è vero.
“Credi che sia rimbambito? Lo vedo bene che non è un camino. Mi voglio nascondere.”
“Babbo Natale aspetta, forse posso aiutarti.” Mi avvicino a lui, con un largo sorriso.
“E come di grazia? Anche tu mi sembri male in arnese.”
“Se passasse qualcuno da queste parti, avrebbe l’impressione che tu stia vomitando. Tira almeno su la testa…”. Mi fermo a pochi metri da lui.

“Non cercare di salvare la mia pelle. Salva piuttosto la tua. Ora che la Banda del Capitello Corinzio Nero ha preso il potere, tutti sono spacciati.”
“Tu hai dato credito a quelle voci?”
“Non sono voci, sono parole scolpite nei cervelli. Anche nel mio, qui dentro.” Si tira un pugno sull’osso occipitale. Nessun suono cavo. C’è materia nel suo cranio.
“Sei un tipo impressionabile, mi verrebbe da dire…”
“E cos’altro? Vai avanti?”
“Quella buca non salverebbe un cammello attraverso una cruna di spago.”
“Stai citando a memoria, e male, mio caro…”
“Ago, ago! Non spago… può succedere a tutti. È perché ho parlato in fretta, e il gelo lega le mascelle.”
“Senti… sei un giovane carino. Forse cerchi una figura paterna. Forse vuoi prendere solo un sacco di botte. Non sono la persona adatta né per l’una né per l’altra cosa. Allontanati, che stiamo attirando l’attenzione.”
“Molti bambini hanno bisogno di te, e lo sai.” Questo affondo non può lasciarlo del tutto indifferente. Difatti si blocca, come colpito da una freccia avvelenata. E tace. Devo approfittare di questo cedimento, è il mio varco. Continuo a parlare, guardandolo bene negli occhi.
“Ti aspettano in tanti. Tanti piccoli esserini, con i loro piccoli sogni, le loro piccole manine, i loro piccoli abnormi desideri acquisitivi, la loro piccola avidità. Tutti. Alle finestre, dopo aver disseminato il davanzale di paglia, per le tue renne. Babbo Natale…”
Ma Babbo Natale cade riverso a terra. Effettivamente ha infilzata nella schiena una freccia. E sospetto pure che sia avvelenata. Faccio un balzo all’indietro e mi piego tutto su me stesso. Intanto, il busto di Babbo Natale scivola nella buca e scompare. Rimangono in vista solo le gambe.
“Avevi ragione, mio povero vecchio! La Banda del Capitello Corinzio Nero ha preso il sopravvento sulla vecchia pacifica realtà.”
Dico queste cose ad alta voce, tanto per farmi coraggio. Poi scatto in piedi. Balzo vicino alla buca, afferro le gambe di Babbo Natale e le spingo verso il basso. Il busto cede, sprofonda ulteriormente, finché anche i piedi spariscono nel buio, senza un rumore. Ma tocca me nascondermi, adesso. Mettermi al riparo. Mi piego in avanti e allungo le braccia nella buca, cercando di tastarne le pareti interne. Sento una voce dietro di me.
“Babbo Natale vuole una mano?”
La risposta mi sale alle labbra spontaneamente, e con cattiveria: “Ti ho chiesto pane?”
Il sopraggiunto non demorde. Anzi ribatte petulante: “Non è un camino quello. È una buca per terra. Ed emana cattivo odore.”
A questo punto mi rendo conto di tutto. Stiamo vivendo un evento ciclico, a nastro di mœbius, o qualcosa di simile. Come in un incantesimo a scopo aggressivo. Se nessuno rompe questa catena, migliaia di milioni di persone ripasseranno di qui, presso questa buca, diranno le medesime stesse parole, compiranno i medesimi stessi gesti, come le aragoste in fondo al mare o le formiche nei formicai, che da secoli fanno le stesse medesime cose. Ma noi non siamo aragoste, noi non siamo formiche. La Banda del Capitello Corinzio Nero non può ridurci così, come insetti, come crostacei. Devo reagire ora, improvvisare, uscire dai ranghi, sorprendere il loro programma di caricamento!
“Credi che sia rimbambito? Lo vedo bene che non è un camino. Mi voglio nascondere.”
È tutto quello che sono riuscito a dire. Sono immensamente deluso di me stesso. Mi credevo una persona di carattere, capace di affrontare le difficoltà della vita. Mi sono illuso. Un mero castello di carte. Mi merito una fine di crostaceo.
“Babbo Natale aspetta, forse posso aiutarti.” Viene verso di me, con un largo sorriso. È giovane, ha buone intenzioni. Ma è già spacciato. Lui dopo di me. Ma ecco! Riesco ad alzare un braccio in aria. E poi la mano in cima al braccio si agita convulsa. Adesso stendo il dito indice, lo punto verso di lui. Riesco a dire queste parole:
“Parababieo!”
“Cosa?” Si è un poco spaventato, fa un passo indietro. Urrà!
“Urrà!” grido. “Ce l’abbiamo fatta!”
“Babbo Natale che ti succede…”
“Ma non capisci?”
“Che è successo?”
“Abbiamo rotto l’incantesimo! Anzi, tu a dire il vero non hai fatto nulla. Io ho rotto il ciclo incatenante, a nastro di mœbius, nel quale l’umanità intera sarebbe rimasta a poco a poco impigliata, riducendosi come le aragoste o le formiche, uniformi e noiose, nei secoli dei secoli…”
“Non ti capisco. Spiegami tutto dall’inizio.”
“Non ho tempo di dedicarmi a te. Mi spiace. Tu non ti rendi neppure conto. Io sono una persona importante. Io che credevo di non avere abbastanza carattere. Tu hai di fronte a te una persona che, da sola, senza preavviso, o segni premonitori particolarmente favorevoli, ha salvato l’umanità intera. Praticamente, è questo che è appena successo! Io ho salvato l’umanità dal piano mefistofelico delle Banda del Capitello Corinzio Nero.”
“Ma Babbo Natale, come puoi tu…”
“Innanzitutto falla finita con Babbo Natale. Ora l’incantesimo è interrotto, portiamoci rispetto come prima e ognuno vada per la sua strada.”
“Tu mi stai offendendo…”
“Senti, se cerchi una figura paterna o cerchi botte, non è questo il momento, né io sono la persona adatta.” Accidenti, questa frase non avrei dovuto dirla. Mi riavvicina all’episodio precedente. Ma il mio interlocutore s’incaponisce.
Alza la voce, ha le mani che gli tremano:“Non hai il diritto di trattarmi così.”
Così va bene, ma non voglio correre rischi. Devo impedirgli di parlarmi dei bambini. Manteniamolo in questo stato d’animo.
“Sei un cretino, e basta. La cosa migliore è che volti i tacchi e te ne torni da dove sei venuto. Io sono stanco. Ho già salvato l’umanità e per stasera mi sembra di aver fatto abbastanza.”
“Tu mi hai esasperato. Smettila!”
Tutto procede per il meglio. Nessuna ripetizione, nessuna eco o richiamo obliquo. Solo che questo ragazzo se l’è presa davvero. Dev’essere un tipo insicuro. Mi guarda con odio. E soprattutto non si toglie di mezzo. Non mi va di attirare l’attenzione. Ora lo devo spaventare.
“Non ho nessuna intenzione di continuare questa insulsa conversazione. Tu non conti nulla, sei un insulso. Non ti vedo neanche. Sparisci blatta!”
Ha cavato da sotto la giacca un’arma da fuoco.
“Io ti ammazzo. Come ti permetti di trattarmi così?”
Ma cosa sta succedendo? Non è possibile. Devo mantenere il controllo.
“Ascolta… non te la prendere a quel modo. Ho parlato così per sventare un terribile piano escogitato contro l’umanità intera. Varrà bene una piccola offesa a un passante l’incolumità della specie, no?!”
“Non credo alle tue giustificazioni puerili. E la tua offesa non è per niente piccola. Devi pagarla cara.”
A questo punto ho sentito una fitta e ho perso l’equilibrio. È probabile che sia finito nella buca, ma non so più con certezza se per colpa di un colpo di pistola o di una freccia avvelenata. In questa fase confusa, d’interregno tra qualcosa di vivo e qualcosa di completamente morto, non vedo né tunnel né oasi di luce. Ho solo questo dubbio che permane. E un pensiero che lo segue. Tenterò di formularlo nel modo più chiaro possibile. “Preferirei, a questo punto, che fosse la Banda del Capitello Corinzio Nero ad avermi eliminato con la freccia avvelenata, piuttosto che uno psicolabile qualsiasi, che gira armato di pistola, e non ha neanche realizzato quale personalità importante abbia assassinato, cioè me, che avevo appena finito di salvare, proprio davanti ai suoi occhi, l’umanità intera dal terribile destino del nodo di mœbius.” Ecco, tutto qui.

(apparso in Sud, n°4/5)

immagine di Simon Puschman

17 Responses to Il Babbo Mœbius

  1. emma il 4 dicembre 2005 alle 14:13

    Spiazzano questi racconti.
    Stralunati e geometrici.
    L’allegoria è al lavoro, la superficie ghiacciata.
    Diversi dalle poesie, ma forse no.
    Forse più simili a “Inventari” che a “Bilico”.

  2. stefano z. il 4 dicembre 2005 alle 18:39

    Questo di Emma secondo me è un commento intelligente.

  3. mag il 4 dicembre 2005 alle 18:45

    emma…nella lettura per sottrazione vuol dire che tuti gli altri sono commenti deficenti…ihihihihiihih….che bello essere intellettuali e ognitanto dimenticarselo tornando maldestri!

  4. stefano z. il 4 dicembre 2005 alle 18:51

    Mag, hai capito male: volevo evitare di complimentarmi direttamente con Inglese, così ho preferito sottoscrivere obliquamente le parole di Emma, che davvero in poche righe dicono molto, certo più di quanto io stesso sarei stato in grado di osservare. Malitia non est disputandum…

  5. mag il 4 dicembre 2005 alle 21:40

    ah! usi una donna come ponte verso l’omoaffettività!
    depravato!

  6. emma il 5 dicembre 2005 alle 08:51

    Senti Magda, mi stai sostanzialmente simpatica. Ma nel caso specifico direi che sì, i tuoi 2 interventi qua sopra sono “deficienti” (con la i).
    Se lo preferisci posso anche dire che ogni tanto spari cazzate.
    Succede a tutti, l’importante è non andare oltre la media.

  7. wovoka il 5 dicembre 2005 alle 09:13

    Davvero forte, questo racconto. Mi è sembrato di comprenderlo totalmente.

  8. aledeca il 5 dicembre 2005 alle 14:50

    mag vs. emma
    ma g(h)e gemma
    di game…

  9. vincent raynaud il 6 dicembre 2005 alle 02:31

    Caro Andrea,

    mi allontano un attimo del racconto (appena stampato, fra l’altro) per dirti che anch’io sono un “ateo militante”. E come dicevi tu, è vero, sul papa, in Francia si possono fare delle battute anche molto pesanti. Che non vanno per forza condivise, ma hanno almeno il diritto di esistere. Un po’ di libertà d’espressione non fa male, soprattutto in una cosiddetta democrazia.

    Un caro saluto,

    Vincent

    Ps: Ho visto la tua pagina (e quella di Raos) sul sito di Poetry International.

  10. mag il 6 dicembre 2005 alle 10:16

    Cara Emma, certo che sparo cazzate, mica penserai che mi e vi prendo sempre seriamente!

    specie quando ci si arrovella su questioni di lana caprina o su rivalità d’ambiente letterario.

  11. emma il 6 dicembre 2005 alle 20:49

    “Specie quando ci si arrovella su questioni di lana caprina o su rivalità d’ambiente letterario” è un po’ vago.
    Per di più attiene a una tua rispettabilissima ma opinabilissima valutazione.

    Mag, magari potresti dare un segnale, un piccolo preavviso del tipo: “Signori, mi appresto a…”.

  12. Rodrigo il 7 dicembre 2005 alle 03:25

    Dallo “Zibaldone Balocco” dello pseudo Smerdi, fragm. 22b

    Fanc[iullo]: Eh. [lacuna]
    Babbo Natale: Peccato, tutto petto!

  13. mag il 7 dicembre 2005 alle 11:05

    Emma ho l’impressione che i due aspetti, cioè temi già trattati e le rivalità letterarie, vengano spesso a coincidere.
    mi riferisco alle umane e comprensibili scivolate di narcisismo, sofismo, eccesso gravitazionale rispetto ad alcune persone o temi..una specie di buchi neri dal vuoto totale d’implosione in cui appena ti avvicini, vieni risucchiato.
    Non vorrei sembrarvi noiosa, pero’ Vi invito se potete, a vedere i dvd di Deleuse sull’abecedario,,,,,,, immeidatamente, al contatto con una supernova, una stella nascente, un sole luminoso tanto grande, ci si rende conto delle nostre piccolezze e meschinità.
    Forse è proprio l’orizzonte che cambia per i grandi,,,,,,è infinito, e dalla visione d’insieme tanto vasta si coglie molto meglio anche il dettaglio e la sua contestualizzazione.
    Ho l’impressione che spesso si stia sul dettaglio del pensiero, sul particolare del problema, ambiti da cui concetti di largo respiro difficilmente possono nascere.
    Mi rendo conto che uno spazio immenso puo’ creare agorafobie concettuali diffuse.

  14. wikipedic il 7 dicembre 2005 alle 13:33

    …i dvd di chi???

  15. mag il 7 dicembre 2005 alle 15:17

    Gilles Deleuze

  16. emma il 7 dicembre 2005 alle 18:43

    Mag, in effetti la mia attenzione è andata al nesso che ci può essere tra i tuoi commenti (i primi due, qui, dall’alto) e quelli degli altri (qui, poco sopra).
    Il mio sforzo ha riguardato essenzialmente il tentativo di trovare questo nesso.
    Forse non sono riuscita a trovare un nesso plausibile ed accettabile perché non beneficio dell’influsso di supernovae e stelle nascenti e soli luminosi.
    Ammetto la mia (oscura) nanità :-)

  17. mag il 7 dicembre 2005 alle 21:00

    Emma ci sono anche dei buchi di senso..nel senso che penso di scriverveli invece rimangono nella mia testa…e poi dovendo riprenderli…..sono già sommersi dai sensi successivi…insomma dovresti dotarti di una parabola telepatica.
    bbbbbbbiiiiiiiiiiiiippppppppp.
    tu hai le tue supernove sullo scaffale della tua libreira sono sicura.



indiani