Odio la guerra, detesto gli eserciti, amo Franchini

9 dicembre 2005
Pubblicato da

di Giovanni Choukadharian

Una roba curiosa di Antonio Franchini è che ha un agente letterario, o meglio si fa rappresentare da un’agenzia. Che bisogno può averne, un direttore di collana per Mondadori – cioè, della collana di narrativa più importante d’Italia – e uno scrittore di cui, in 15 anni quasi di produzione, nessuno ha mai scritto meno che benissimo? Questa domanda è buona per la prossima intervista. Intanto, senza nessun battage, privo di campagna preventiva à la George W. Bush, è uscito in settembre questo oggetto letterario non identificato. Romanzo o racconto non pare; somiglia a un reportage, ma per esserlo è troppo lungo; potrebbe passare per un illustrato, se le magnifiche foto di Pietro Pompili fossero un po di più e magari meglio stampate. In sostanza, con Franchini si pone sempre lo stesso problema: com’è che può piacere del materiale così inclassificabile? Forse questa è una delle ragioni. I libri di Franchini (in avanti, LdF) non somigliano a niente altro che circoli oggi da queste e altre parti. Un altro motivo buono è la forza della scrittura.

Quest’ultimo LdF è ambientato in palestre di boxe, arti marziali, wrestling e affini: richiamare la potenza è in questo senso una banalità assoluta. Però tutti i LdF sono scritti così, non alla maniera di Tacito (un critico eccellente l’ha risorto, commosso e sviato dal titolo e da riferimenti puntuali del càllido autore), sì del Vittorio Alfieri della Vita. Ma i LdF, come direbbe Romano Prodi, hanno ancora di buona che strippano di vita (abundant vitae, va’, visto che stiamo dalle parti del Colosseo). I LdF stabiliscono coi loro lettori un patto di credibilità che non è fidelizzazione del cliente, ma fiducia nelle storie raccontate (qui tantissime, di personaggi per lo più ignoti ma non sempre) e nell’uomo che le racconta.

Ma le donne, dove sono? Perché compaiono così poco, non soltanto – come ovvio – fra i protagonisti, ma proprio nell’immaginario del libro?

In realtà le donne ci dovrebbero essere proprio tra i protagonisti. Avrei dovuto identificare una tra le ormai numerose pugili o kickboxers femmine in attività o a riposo e farne un ritratto. Il fatto che non ci siano donne tra i protagonisti è la vera grande mancanza del libro.

I gladiatori, come li intendi tu, assolvono un ruolo sociale? Come ti spieghi, per esempio, il recente successo di massa del wrestling?

Non più il ruolo sociale che aveva nell’antica Roma e che oggi è assolto, piuttosto, e con le dovute differenze, dai campioni del calcio. Questi sport da combattimento hanno oggi un seguito significativo, ma su un pubblico di nicchia.
Il successo del wrestling è una cosa tutta diversa, parte da un pubblico di giovanissimi, quando non di bambini, ed è assimilabile alla voga dei serial e dei reality.

E’ possibile che questo, più ancora di Cronaca della fine, sia il libro in cui sei più direttamente in gioco, con i tuoi gusti e le tue passioni? O è un’impressione sbagliata, un’interpretazione aberrante?

Potrei rispondere, con qualche snobismo, di sì, ma sarebbe una risposta snobistica perché implicherebbe il fatto che io mi consideri più un pugile che un editor, il che, purtroppo, non è.

40 Responses to Odio la guerra, detesto gli eserciti, amo Franchini

  1. Lucio Angelini il 9 dicembre 2005 alle 20:54

    L’agente letterario ti libera dal tedio dei contatti e della ricerca degli interlocutori (soprattutto stranieri), sciocchino.

  2. eio il 9 dicembre 2005 alle 21:19

    io leggendolo ho pensato che il choukh. fosse segretamente innamorato di Franchini, poi ho riletto il titolo e ho pensato, neanche tanto segretamente :)

  3. giovanni il 9 dicembre 2005 alle 21:24

    Franchini fotografato in quarta di copertina di Gladiatori è uno spettacolo d’arte varia da non perdere, caro il mio Eio.
    Degna di nota, al solito, la chiosa di Lucio, che qui si ringrazia.

  4. gabriella fuschini il 9 dicembre 2005 alle 22:24

    In effetti è una dichiarazione fin troppo spudorata! detto da una lettrice accanita del Franchini.

  5. spettinata il 10 dicembre 2005 alle 01:17

    Odio la guerra
    detesto gli eserciti
    amo combattere.
    Di chi è questa frase?

  6. giovanni il 10 dicembre 2005 alle 06:37

    Gentile Fuschini, l’amore conosce pudori? Se sì, quello lì non sarà amore, ma partita doppia o altro del genere. Spettinata (in realtà non pare poi tanto), la frase è letta dall’Autore in una palestra di Vedano al Lambro (Mi) e da lui consegnata in perpetuo alla storia delle patrie lettere.

  7. gabriella fuschini il 10 dicembre 2005 alle 12:27

    A volte l’amore conosce pudori, contro l’ideologia della trasparenza a ogni costo, gentile Giovanni. ( Il pudore, Monique Selz, Einaudi 2005)

  8. georgia il 10 dicembre 2005 alle 13:26

    l’amore, ha ragione giovanni, non conosce (o meglio dimentica e butta alle ortiche) ogni pudore. Quando si è innamorati lo si vorrebbe urlare a tutto il mondo, salvo poi pentirsene qando si ritorna nel mondo cosidetto normale;-).
    Se rimane il pudore allora non c’è possibilità di esperire la trasumanazione (che non ha nulla di religioso anche se i mistici a volte riescono a sperimetarla senza innamrarsi come noi comuni mortali) e l’amore proprio a questo serve. E …ora non chiedetemi cosa sia trasumanar perchè è ormai assodato che “significar per verba non si porìa” anche se la posia ci riesce ad arrivare, a volte, nelle periferie in tumulto del concetto ;-).

    (A proposito, faccio una parentesi e approfitto per dire che è veramente bella, stavolta, la poesia di arminio).

    Chiaro che la consistenza e valore dell’amante o dell’amato è del tutto ininfluente nella sperimentazione della trasumanazione, mentre invece la resistente presenza o meno del pudore credo abbia la stessa valenza di una porta chiusa o aperta:-)))))
    georgia

  9. gabriella fuschini il 10 dicembre 2005 alle 13:46

    A volte, Georgia, a volte, scrissi.

  10. giovanni il 10 dicembre 2005 alle 14:22

    Trasumanare è un verbo facilissimo: dice il compagno De Mauro che significa soltanto “trascendere i limiti della natura umana”. Per il resto, e come altre volte, Fuschini ha ragione, però è generosa. Quando uno è innamorato, dovrebbe dimenticarsi presto di esserlo e, soprattutto, non comunicarlo all’oggetto dell’eventuale sentimento – o altro che sia. Anche rispetto all’agàpe paolina, che non per nulla si legge così spesso ai matrimoni, mons. Alberto Ablondi, vescovo emerito di Livorno ed ex vicepresidente della Cei ama ripetere: “Ma tutta questa gente che vuol donarsi agli altri! Insomma, lo facessero un po’ meno”. Vero, sacrosanto e sottoscrivibile. Niente più sgradito di un dono che non sia richiesto.

  11. georgia il 10 dicembre 2005 alle 15:13

    trasumanar è verbo facilissimo?
    ….eh eh eh forse lo è per de mauro e per te, ma non certo per dante e, nel mio microscopico, per me.
    I dizionari si sa che semplificano “per verba” in pillole, figuriamoci quelli in rete ;-)
    Ad ogni modo non vuol dire proprio solo trascendere i limiti della natura umana, semmai, banalizzando, trascenderli uscendo per un attimo dalla prigione dell’io. Ma vuol dire molto di più e soprattutto rientra pienamente nella natura umana, anche quella terra terra. Ma non possiamo certo affrontare una discussione simile, se non per ridere, in un commento a un post in un blog ;-)
    Tutto ha un limite anche il web.
    Che poi un vescovo della Cei abbia grossi sospetti nei confronti del donarsi agli altri (però innamorarsi non vuol dire donarsi agli altri, queste sono cazzate da pensieri dei baci perugina;-) mi sembra sia cosa del tutto normale. Di un dono non richiesto la Cei che caz** se ne farebbe? loro vogliono doni ben ponderati, ben formulati e richiesti con tutti i crismi, come ad esempio quello di non pagare l’ICI
    Il resto è chiaro che sono solo cavolate (e neppure commestibili) per loro ;-), e pensare che noi a causa del dono non richiesto che il cristo ci ha lasciato, tramite pietro circa duemila anni fa, ci dobbiamo sorbire vescovi più o meno emeriti da svariati secoli che ci entrano persino in camera da letto :-))))))
    Hai ragionissimo: Niente più sgradito di un dono che non sia richiesto.
    ma l’amore non esiste senza richiesta se tu sei innamorato di franchini per rimanere OT è chiaro che anche lui, in una maniera o l’altra, è complice;-)

    Continua il tema Giacomo:
    Amore è una parola
    amore vero non esiste
    è solo nei sogni
    di chi ha passato una triste gioventu.
    Viva, viva l’amor
    è per l’amore che si ca ..nta
    viva, viva l’amor
    e per l’amore ancora si vivrà.
    Amor, amor, amor, amor.

  12. giovanni il 10 dicembre 2005 alle 15:20

    Qualche preçision.
    Non sono innamorato di A. Franchini, se non altro perché egli è coniugato con prole e, non diversamente dal sottoscritto, banalmente eterosessuale.
    Il vescovo emerito di Livorno e altri prima e dopo lui spiegano bene il senso che Paolo di Tarso dava al termine greco agàpe. Uno che vescovo non era ci ha fatto svariati libri sopra (C. S. Lewis, ovviamente).
    L’amore non richiesto, come altri regali, è sgradevolissimo. Lo scopo del post, divagatorio come al solito e di sicuro altro da recensione, era comunque di incuriosire gli eventuali, residui non ancora lettori di questo molto molto bel libro. Tutto lì, anche se è bello parlar d’amore.

  13. georgia il 10 dicembre 2005 alle 15:34

    e dai giovanni era per scherzare (che non è mai un dono, nè una rapina) anzi ti dirò che stamattina ho aperto questo post, solo perchè ho visto la tua firma, e, con bruttisimo vizio che molti di noi ormai hanno, ho cominciato a leggere dai commenti (mi perdonerai, oggi è lungo week end festivo e quindi si sta, come la regola impone, sul cazzeggio come le gemme sui rami a primavera), questo solo per dirti che non ho ancora letto il tuo pezzo e mi divertiva solo rispondere al tuo commento sul pudore e stop.
    Si è bello e divertente parlare d’amore. Da quando la letteratura ne parla meno, la vita letteraria è molto noiosa, meno male che c’è Cappelli con la sua Filippa;-)

  14. stefano z. il 10 dicembre 2005 alle 15:47

    Amore e pudore fanno l’uomo migliore; la donna ancor di più.
    E che c’è di più bello e sensato di un essere umano che migliora – o almeno ci prova?
    Baci a Gabriella, abbracci a Giovanni, e una cortese riverenza a donnamada.
    StZ (dopo un rondò di ottima grappa trentina)

  15. giovanni il 10 dicembre 2005 alle 16:29

    Filippa Pardi è fra le candidate al mio Personal Award as a Best Actress in a Leading Role 2006. Gaetano Cappelli è nella cinquina come Best Director e Screenplay, ovviamente. Ciò detto, non mi spiacerebbe se leggessi e, in caso, attaccassi il mio pezzo, Georgia.
    Ringrazio Stefano per l’appreciation ma, con juicio, anche a lui rivolgo preçisiòn: dòmpna es nunca men ca pùdica, òmo mai. Questa è gran differenza infra noialtri e lore, e bisognerebbe impararlo da piccoli.

  16. Franz Krauspenhaar il 10 dicembre 2005 alle 17:46

    Johann, ma me sei sicuro? Per me uomini e donne pari sono. Dico davvero. A costo di sembrare un femminista…
    ;-)

  17. gianni biondillo il 10 dicembre 2005 alle 19:01

    Posso dire, en passant, che invece io amo Giovanni? ;-)

  18. giovanni il 10 dicembre 2005 alle 19:13

    O du meister Franz, no, nemmen per sogno: donne e uomini pari non sono. Altrimenti, perché noialtri si cercherebbe loro e non simili a noi? Fatte le dovute e purtroppo crescenti eccezioni, di cui si diceva giorni fa, vero. Quindi donna è meglio che uomo, donna simpatica è meglio che donna antipatica (ne esistono, ne esistono anche di quelle) etc.
    Architetto, quando mi avrai portato con te in Olanda, a presentar non so più quale tuo libro al IIC di Amsterdam o dov’è, potrai dire quel che vorrai. Fino ad allora, sei debitore inadempiente – e tu sai che posso dire queste cose in pubblico perché ho testimoni.

  19. Franz Krauspenhaar il 10 dicembre 2005 alle 19:28

    Meister Johann, volevo dire che siamo pari nei desideri. Mistici, naturalmente…
    ;-)

  20. gabriella fuschini il 10 dicembre 2005 alle 19:43

    oh, ma il libro bellissimo di Franchini qualcuno l’ha letto? per dire. :-)

  21. gabriella fuschini il 10 dicembre 2005 alle 19:50

    Dimenticavo di salutare lo Zangrando e la grappa trentina (memorabili le ciucche di grappa di noi aikidoisti in quel di Laches ogni estate: odio la guerra, detesto gli eserciti, amo bere grappa dopo aver combattuto!)

  22. giovanni il 10 dicembre 2005 alle 20:30

    Meister Franz, tu ricordi quelle belle serate trascorse meditando il favoloso Oberdeutsch di Johannes Eckart o l’ostico, raffinatissimo fiammingo del Ruysbroek! Che grande sei e, certo, nella mistica siamo cresciuti e solo in quella ci pasciamo e godiamo (domani è fra l’altro giusto la domenica Gaudete, III in Avvento). La Fuschini non ha però torto a chiedersi la domanda fondamentale di ogni blog: ma i libri di cui a volte si parla, sono letti o no? Perché questo di Franchini, non meno di quello acerbo promettente magnanimo di S. Zangrando pure e la traduzione di T. Bentley, The surrender, Roma, 2005 fatta da A. Mioni anche al limite persino di più, tipo.

  23. Miku il 11 dicembre 2005 alle 09:41

    Ma li leggete veramente nell’originale questi due signori? Lettura amena il doctor ecstaticus, nevvero? ;-)

  24. Carlo Capone il 11 dicembre 2005 alle 10:22

    Io al pugile Franchini preferisco il tormentato cronista di L’Abusivo (Marsilio 2001), splendido libro inchiesta-racconto autobiagrafico – diario di un passato con cui saldare i conti una volta per tutte sulla morte per Kamorra del giornalista napoletano Giancarlo Siani. Dando ad Ammaniti quel che è di Ammaniti il Viareggio 2001 spettava al Gesù Cristo Franchini.

  25. gabriella fuschini il 11 dicembre 2005 alle 15:10

    Beh, ma alla fine il perno su cui ruota la narrativa di Franchini è il coraggio, anzi la ricerca del coraggio. E la metafisica di Eckhart cosa c’entra con tutto ciò? forse nel coraggio di sapersi Dio?

  26. francesco forlani il 12 dicembre 2005 alle 11:04

    Giuvà ma lo sai che intervisti meglio di Marzullo? Io ti faccio da pianista e passiamo tardi la notte. Ti va? Titolo della trasmissione?
    To be or not Bi
    effeffe
    ps
    a parte ciò concordo con Capone sull’abusivo. Gran bel libro.

  27. tashtego il 12 dicembre 2005 alle 11:05

    mi è molto piasciuta questa intervista con recensione, soprattutto perché se uno non sa chi è Franchini (“DIRETTORE DELLA COLLANA DI NARRATIVA PIU’ IMPORTANTE D’ITALIA”) dopo averla letta continua a non saperlo, direzioni prestigiose a parte.
    poi omettere tiotolo, editore e data del libro è molto chic.
    meglio chiamarlo LdF, molto più fico.
    le domande poi assai ficcanti: ho letto interviste ad Eva Henger molto più difficili, cioè più cazzute, più toste, impegnative.
    in tutto il pezzo c’è come un lieve sentore – ma si tratta di appena qualche molecola -, un retrogusto, di leccata di culo (d’ora in poi LdC).
    che si continui così, secondo il recente nuovo paradigma: essere, anche qui, il più possibile stupidi.

  28. emma il 12 dicembre 2005 alle 13:20

    Ho torto mar(t)cio, lo so.
    Ma uno che fa pugilato, anche se con nobilissimi e altissimi intenti, per me resta un marziano.
    Nel senso di dedito a Marte e di abitante di molto lontano pianeta.

  29. Carlo Capone il 12 dicembre 2005 alle 13:43

    Emma, ti consiglio vivamente ‘Quando vi ucciderete Maestro?’ (Marsilio, 96). Nell’occasione Franchini ritrova inaspettati collegamenti tra arti marziali e letteratura, tra combattenti e scrittori. Illuminante, un piccolo manuale di scrittura.
    Quest’ultimo suo libro non l’ho letto, essendo circoscritto a un mondo a lui caro ma che a me non attira.
    Pur sempre un mondo, tuttavia.

  30. francesco forlani il 12 dicembre 2005 alle 15:55

    @Emma
    Leggo su un altro post di un tuo consiglio di pubblicare su Sud Nuvole e …Messico… nuvola a Napoli, non mi ricordo bene. Eppure da analitica ortodossa che sei dovresti sapere che a Napoli di nuvole ce n’è una sola ed è quella sul Vesuvio:-)
    effeffe

  31. emma il 12 dicembre 2005 alle 16:44

    @ Francesco Forlani
    Bah, su sollecitazione dello Stranduttore, si stava parlando di Mark Strand.
    In un libro di Strand (“89 nuvole” – Edizioni L’Obliquo – Brescia) compare questa curiosa riflessione: “Una nuvola a Novara non è nulla a Napoli”.
    Qualcosa mi fa pensare allo zampino geografico dello Stranduttore. Ma insomma, l’associazione con “Sud” e con effeffe mi è sembrata, data la sede, del tutto ovvia e ortodossa (analitica non saprei :-).

  32. emma il 12 dicembre 2005 alle 16:47

    @Carlo Capone
    Va bene Carlo, vedrò quel che posso fare, ma ho già un sacco di roba da leggere.
    Ricordo vagamente qualcosa sull’uccidere il Budda. Senz’altro qualcosa di dissonante rispetto alla mia logica ortodossa e analitica :-).

  33. francesco forlani il 12 dicembre 2005 alle 17:27

    @Emma
    sinteticamente grazie
    effeffe
    ps
    che tempo fa da te?

  34. emma il 12 dicembre 2005 alle 17:38

    @Francesco Forlani
    90 nuvole (da analitica ortodossa :-)

  35. francesco forlani il 13 dicembre 2005 alle 08:39

    @Emma

    L’étranger

    Qui aimes-tu le mieux, homme énigmatique, dis ? Ton père, ta mère, ta soeur ou ton frère ?
    – Je n’ai ni père, ni mère, ni soeur, ni frère.
    – Tes amis ?
    – Vous vous servez là d’une parole dont le sens m’est restée jusqu’à ce jour inconnu.
    – Ta patrie ?
    – J’ignore sous quelle latitude elle est située.
    – La beauté ?
    – Je l’aimerais volontiers, déesse et immortelle.
    – L’or ?
    – Je le hais comme vous haïssez Dieu.
    – Eh ! qu’aimes-tu donc, extraordinaire étranger ?
    – J’aime les nuages… les nuages qui passent… là-bas… là-bas… les merveilleux nuages !

    effeffe versus Charles Baudelaire

  36. emma il 13 dicembre 2005 alle 14:48

    @Francesco Forlani
    Altre nuvole

    Le voyage

    …Mais les vrais voyageurs sont ceux-là seuls qui partent
    Pour partir; coeurs légers, semblables aux ballons,
    De leur fatalité jamais ils ne s’écartent,
    Et sans savoir pourquoi, disent toujours: Allons !

    Ceux-là, dont les désirs ont la forme des nues,
    Et qui rêvent, ainsi qu’un conscrit le canon,
    De vastes voluptés, changeantes, inconnues,
    Et dont l’esprit humain n’a jamais su le nom !

    Il viaggio

    …Ma i veri viaggiatori sono soltanto quelli che partono
    per partire; cuori leggeri, simili a palloncini,
    non si allontanano mai dal proprio destino
    e senza sapere perché, dicono ogni volta: “Andiamo”!

    Sono quelli i cui desideri hanno la forma di nuvole,
    quelli che sognano, come fa la recluta con il cannone,
    piaceri immensi, mutevoli, sconosciuti,
    di cui l’animo umano non ha mai conosciuto il nome!

    Charles Baudelaire – Le fleurs du mal

  37. emma il 13 dicembre 2005 alle 14:54

    @Francesco Forlani
    Ancora nuvole

    L’ Albatros

    Souvent, pour s’amuser, les hommes d’équipage
    Prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,
    Qui suivent, indolents compagnons de voyage,
    Le navire glissant sur les gouffres amers.

    A peine les ont-ils déposés sur les planches,
    Que ces rois de l’azur, maladroits et honteux,
    Laissent piteusement leurs grandes ailes blanches
    Comme des avirons traîner à côté d’eux.

    Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule!
    Lui, naguère si beau, qu’il est comique et laid!
    L’un agace son bec avec un brûle-gueule,
    L’autre mime, en boitant, l’infirme qui volait!

    Le Poète est semblable au prince des nuées
    Qui hante la tempête et se rit de l’archer
    Exilé sur le sol au milieu des huées,
    Ses ailes de géant l’empêchent de marcher.

    Charles Baudelaire – Les fleurs du mal

    L’Albatro

    Per dilettarsi, sovente, le ciurme
    catturano degli àlbatri, marini
    grandi uccelli, che seguono, indolenti
    compagni di viaggio, il bastimento
    che scivolando va su amari abissi.
    E li hanno appena sulla tolda posti
    che questi re dell’azzurro abbandonano,
    inetti e vergognosi, ai loro fianchi
    miseramente, come remi, inerti
    le candide e grandi ali. Com’è goffo
    e imbelle questo alato viaggiatore!
    Lui, poco fa sì bello, com’è brutto
    e comico! Qualcuno con la pipa
    il becco qui gli stuzzica; là un altro
    l’infermo che volava, zoppicando
    scimmieggia.
    Come il principe dei nembi
    è il Poeta che, avvezzo alla tempesta,
    si ride dell’arciere: ma esiliato
    sulla terra, fra scherni, camminare
    non può per le sue ali di gigante.

  38. francesco forlani il 13 dicembre 2005 alle 15:04

    @ Emma
    e anche oggi non si vola!!
    effeffe

  39. emma il 13 dicembre 2005 alle 22:52

    @Francesco Forlani

    Nel senso di uno sciopero dei controllori di volo?
    Nel senso di Poeta esiliato sulla terra?
    Nel secondo senso vale la solita considerazione (logica ma moralistica): se l’albatros potesse sempre volare, principe delle nuvole, se non fosse esiliato sulla terra, non *tutta* la poesia, ma certamente *questa* poesia, non ci sarebbe.

  40. emma il 13 dicembre 2005 alle 22:54

    Dal pugilato alle nuvole.
    Dare pugni al cielo.
    Dè di pôgn m è zèl.



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