Il dramma della vita

13 dicembre 2005
Pubblicato da

di Valère Novarina

traduzione di Andrea Raos

Scena finale

L’UOMO DI ASSE – Tutto ciò che vive è perfetto.

IL BAMBINO SCARPICO – Allo stadio di vuoto, l’uomo segue l’uomo, ci si accanisce sopra. L’uomo ripete l’uomo… Qui ho trovato riposo.

GIAN VISAGERIO – Che si scaccino tutti dal mondo !

GIAN D’ALTRUI – Formate una parata ! È qui che ormai si vede solo lo Stadio di Vita senza nessuno.

GIAN DI VITTIZIO – Tutto ciò che è vuoto è perfetto.

EFISO – Qui finisce il dramma della vita.

ANTERNO – Qui finisce il dramma della vita.

VALÈRE – Il dramma della vita è accaduto.

Entra Adamo.

IL CANTORE – Adamo, entra ! Di’ i nomi di coloro che ti hanno preceduto !

ADAMO – Algone, Longhis, Settimo, Nordico, Bocca, Giondé, Lo Sciarmatore Luiggi Bogère, Laruota, Sapor Beante, I Genitrati, Efiso Tagan, Raccomandatore, L’Antico Palabrese, Ritmale, Il Bambino Zucreto, Funzione di Verga, Galtino, Vangetto, Il Professore che Porta, Gedeone, Albi Recton, Sermone Femnico, I Bambini Parietali, Rameau, Il Coro, Azione Comica, L’Uno, Lanciere Scopico, Circolazione del Crim, L’Uomo con la Visagéria, I Lottatori dei Pantaloni Due, Angone, Damone, An-Firmiziano, Traveggolo, Bardante, Eruzione, Lantiero, La Terza, Lubé, Buco Vocabolare, Virò, Pantone Piumato, Razza, Gestulòdino, Gabé Landù, Regulàt, Solet, Il Bambino Ignazio, Oncia e Lombetta, Pontracco, Gemilebeth, Il Professor Delumidàt, Il Bambino Perito, Selumidone, Chandul, Lulùt, Corbet, L’Inglese, Rabone Tugìt, Pantone Plumide, Irgo, Gianfranco, L’Uomo di Saporneol, Buffet, Piano del Virale, L’Uomo di Stalingra, La Saponarda, Leo Buco, L’Uomo di Bomba, L’Uomo di Dunlop, L’Uomo di Ghiotone, L’Uomo di Quinté, Charmante Lodone, Virgoleone, Giovanni il Bardro, Il Vendicatore Bodiniano, Il Suo Tronco Tubico, L’Uomo di Valzer, Gisella Obré, L’Uomo di Bòd, L’Uomo di Prima, Bombra, San Vincenzo Campione, L’Uomo di Gari, Sapoleone il Gas, Uzdac, La Porzione Generò, Gian Pippoleone, San Leone del Gas, Gian Polito, San Bianco Scabbiano, San Biondo Scabbiano, Sapoleone il Tipo, L’Uomo di Vir, Sapolo, Losapi, Maciuria, L’Uomo di Virpol, Sazione, Generazione, Il Bambino Sutura, Il Ladro di Suono, L’Uomo di Polizia, L’Uomo di Braccio, Il Maresciallo Petàlo, I Fratelli Passò, Il Bambino Saputo, I Fratelli Passa-Passa, Il Bambino Taciuto, L’Uomo di Gemito, Centrone Singulto, Il Bambino Zittito, Tuya, L’Uomo di Grazia, L’Uomo con la Tèt Blu, L’Uomo con la Tèt Bionda, L’Uomo con i Seni, Il Maresciallo di Grazia, Lacrima, L’Uomo di Fronte, Il Giovane di Carne, Il Dottor Medicante, Gian dei Suoni, L’Assassino Eblé, Taglia, Nacton, Patrizio Enrico, L’Assassono, Il Generale Provento, Il Generale del Tempo, Il Costeggiatore Bocardi, L’Uccisore di Verità, Il Piantatore Tubale, Papuzio, Bondrone, L’Uomo di Prepù, Il Chirurgo del Mondo, Pugna, Olix, L’Entrato, Gian Quando, Gian Tibò, Dottor Tubante, L’Uomo di Meladone, Paul Neomondo, Paul Leontù, Il Vecchio di Carne, Tubale Datté, Tibale Lumé, Regulone il Giovane, Il Giovane Tibardo, Meladone il Giovane, Il Suo Cane Scafario, Caino del Tubo, Tubale Bala, Il Suo Vecchio Scafeto, L’Ambone Piumide, Leone Bolante, Il Cane Medicamento, Poleo, Madama Vigé, L’Altro, Uf, Volet, Il Mondo, Lupìco, Il Cane Ultro, Pontalissone, Sermone Muto, Il Ventrilogo, Sermone Femminé, Montalissone, L’Uomo di Murda, L’Uomo di Pontaschiuma, La Salvatrice, Porco Cosciottone, L’Uomo di Mordica, Il Giovane Bambino, L’Operaio Satalico, Gian di Niente, Il Professor Geo, L’Uomo di Vettante, Il Professor Sàncubo, L’Uomo di Gemante, Tuffone, Gian Cadà, Il Bambino Troncone, Il Doganiere Nizione, Il Bambino Regolare, L’Uomo di V, Il Doganiere Vivente, Il Doganiere Dolone, Il Doganiere D’Azione, Il Doganiere Sembiante, Il Doganiere Rubèrt, Il Doganiere Francé, Il Doganiere Passatore, Il Doganiere dei Bianchi, Il Doganiere Luca, Il Doganiere Bambino, Il Doganiere Lumitra, Il Doganiere Soldato, Il Doganiere Algon, La Savatrice, Madama di To, L’Uomo Sudita, Goldamen, La Dama di Tomba, Il Padre Didentro, Il Grande Ponzone Savatore, Madama Calòn, Buco Salvatore, Porzione Profondo, Buco dell’Amen, L’Uomo di Amen, L’Uomo delle Azioni, L’Uomo di Han, Il Carnatore Salvaté, Pandermator, L’Uomo di Funzione, Carnedermatrice, L’Uomo di Nomblone, Làmbrido, Gesùs, Il Chirurgo del Suono, L’Attore di Mirba, L’Attore di Cada, Lapalisse, Il Dottor Pinnacolo, Il Sognatore Milipòt, Marciambolàr, Dunlop, Charmante Blodone, Vittorio, Buco Periente, Gian Respirante, Lo Spirito delle Materie, Il Bianco, L’Uomo di Milano, Il Dottor Màt, L’Uomo di Metà, Gian di Lebé, Reso, La Donna di Lebé, L’Uomo di Boda, L’Uomo-Maxa, Pontalambò, Il Dottor Medico, Il Veterino Medicante, Il Cantore di Vodré, Vignolo, Molosso, Medardo, Simone, La Madre di Lepanto, Il Bambino Scapino, Senso, Segmond, Gian Leone Bianco, Il Mostratore Omnibas, Melo, Sutur, Satun, Merulo, Il Bambino di Natura, Vodré, Omigene, Venere, L’Uomo di Spa, Il Bambino di Germizione, Gian d’Isifone, Doc Meridone, Il Suo Cane Pistò, Le Quadriglie, Gian Dio, La Quadriglia di Giudra, La Quadruglia di Sciabolé, L’Uomo-Maxon, Il Ballerino Genitone, Il Ballerino Melodio, Il Ballerino Danzante, Il Ballerino Serapione, Separdo, Spandro, Lubé, Enitra, Scardalubé, L’Uomo di On, Il Ballerino Monocorde, Il Bambino di Pantalone Gioia, Il Ballerino Saltico, Il Ballerino Uragano, Il Ballerino Fisico, Il Ballerino di Quaggiù, Il Ballerino Catapulta, Il Ballerino Levante, Il Ballerino Persistente, Gian Sansone, Il Ballerino Fisso, Il Ballerino Chirurgico, Il Tenore Nuca, Il Tenore Musetto, L’Alberghiera di Clapetto, Il Buco di Vivo, L’Infermiere Gigliò, L’Infermiere Lubino, Il Ballerino del Mondo, Il Ballerino Senza Suono, Il Ballerino Muscolus, Il Ballerino di Suono, L’Infermiere Rettore, L’Infermiere Lubico, L’Uomo di Maculèt, Il Ballerino Vivente, Il Ballerino Sembiante, L’Infermiere Tassone, L’Uomo di Urmul, Il Chirurgo Vivente, L’Infermiere Ragazzo, Il Chirurgo delle Vite, Il Chirurgo Muscolus, La Madre di Sansone, Il Chirurgo Sembiante, Il Chirurgo Longì, L’Infermere Lucieb, L’Infermiere Bianco, Il Dottor Ploncia, L’Uomo di Lungo, L’Infermiere Damante, L’Infermiere Longhé, L’Infermiere Urlante, L’Infermiere Carnaio, Il Dottore d’Azione, L’Infermiere Nudione, L’Infermiere Tubale, L’Infermiere Parlante, Buco di Speranza, Funzione Vidèl, L’Infermiere del Vuoto, L’Infermiere dell’Alto, Il Chirurgo del Crimine, Porzione Quinté, Vuoto, Lo Stato, Dottor Merula, Dottor Natte, L’Uomo di Nessuno, Il Dottore del Crimine, Boccardo, Il Dottore di Cloc, L’Ompido di Pattura, L’Uomo di Pontamolardo, San Giovanni delle Carni, Il Bambino Torcico, Gian L’Incudinatore, La Genitudine, Signor Pasqua, Il Bambino di Genitudine, L’Uomo di Ac, Il Cane Ultrone, La Germitudine, Il Dottor Generé, L’Uomo di Sappia, L’Uomo di Scienza, L’Uomo di Macaberio, Il Mangiatore Lambié, Il Mangiatore Algon, Il Mangiatore Purna, Il Mangiatore Anthon, L’Uomo di Calcigliote, Il Sindaco di Gandolfo, Il Sindaco d’Altromondo, Giovanni l’Onnivoro, L’Uomo di Zebedea, L’Uomo di Crucifone, Gian delle Carni, L’Uomo di Fine, Il Mangiatore Adamo, Abisselech, Giovanni il Giniandro, Autone, Vardone, La Donna di Sappia, Il Dottor Massacro, Il Cane Umedente, Sapoleore, Monte Suppliziano, L’Uomo di Appello, L’Uomo Perpetuo, Tiballe, Napoleone Cazziere, L’Uomo di Tiode, I Deputati Razionali, Il Bambino Superiore, Il Monte Feciale e Simpliciano, Cervello Maggiore, Il Mondé, Il Monte Valle, L’Uomo del Mondo, Sapor Leporeone, Il Muro, Uspé, L’Uomo di Nitan, L’Ingegnere del Genere, L’Uomo di Bamblona, Veneratrice, Fogna, Delcottò, Il Ventre, L’Uomo di Santùb, L’Uomo di Lentì, Wandala Maciulé, L’Uomo Videone, L’Uomo Cubico, L’Uomo di Udon, Il Curante Patta, L’Uomo di Tasca, La Merlìade, L’Operato, L’Uomo di Mildon, Gian Genandrone, Il Curante Autocultore, Androne, André, Il Ragazzo, La Lingua del Mondo, Il Cane Blodone, L’Azione, Lacrimone, Il Mercier, L’Uomo Ciabattato, Piantito, San Giovanni Bùfolo, Sonda, Carnu, Il Rettore Parlato, Il Rettore di Verità, Gian Gemiandrone, Gian Geniandrone, L’Uomo di Eva, L’Autocrate, Il Motociclista Tomba, Il Motociclista Lutì, L’Uomo di Vivo, Il Campione Automatico, L’Autista d’Ambulanze d’Azione, L’Uomo che Passa, Leondro, Giunchetto il Grasso, L’Uomo di Ur, Cretino, L’Uomo di Pazzo, L’Attore del Mondo, Il Professor Presidente, Il Suo Bestiaglione, Deo, Il Concerto Logico, Il Nano Homnus, Il Pattinatore Muscolus, Il Concerto Bogico, La Donna di Verga, Gian Negativo, Il Tenore Duca, Gian Vocassum, Il Pattinatore Muscoloso, L’Alberghiera di Trotté, Il Sarmione, Schwyz, Il Dottor Poté, Il Tenore Musicista, Potà, San Giovanni Landrone, Il Buco di Roma, Lo Scavatore di Shwi, Il Chiodo, Il Vivo, L’Uomo Buco, La Donna di Cadré, Il Bambino di Parole, L’Attore Musetto, L’Attore Inerte, L’Attore Lombardiere, Il Suo Rettangolon, Il Suo Regolon, Il Sindaco dell’Ospedale dei Ghiotti, Il Sindaco dell’Ospedale Retto, Il Bambino Lunub, Severatrice, Il Bambino di Meldive, Fante del Lodino, Melchicedrone, Fanzone Femnica, L’Uomo di Cubo, Il Dottore del Cielo, Il Chirurgo di Zeda, La Carne, Il Dottore di Terra, Il Cane Cannone, Il Bambino Ossone, Il Chirurgo del Cielo, L’Anima, L’Uomo di Massacro, Gian Vuloziano, Il Capitano Buono, Il Dermatore André, L’Uomo di Fossa, Gian Ventura, Il Portatore Generì, Gian Colombo, Il Suo Ragazzo, Il Venerante, L’Anima di Carne, Il Chirurgo di Vita, Sordo, Stregone, Dagolino, Dragolino, La Femminide, Rapezzo Carnato, Il Suo Basculino, L’Uomo Maschile, L’Uomo di Vita, Il Cumulo, Il Lottatore, L’Abate Bum, Porzione, Il Membro, Ricòn, Compar Potardo, Membruto, Madiano, Il Morto di Carne, L’Exidon, Lapus, Il Dottor Bucò, Madama Bocca, Gefte, Sansone Lubico, Uomo Cretini, L’Oblà, Seresta, L’Uomo di Scampanìo, L’Uomo di Protà, Il Bambino Sperma, L’Uomo di Stuffa, L’Uomo di Mirimondo, L’Uomo di Angume, l’Uomo di Tubo, L’Uomo di Scromondo, L’Uomo di Obré, L’Uomo di Sì, L’Uomo di Barcani, L’Uomo di Altromondo, L’Uomo di Isipo, L’Uomo di Gaban, L’Uomo di Londra, L’Uomo di No, Pompiera, le Due Orifesse, Le Orifesse Lompide, Le Orifesse Leopordo, Sichem, Exit, Amalec, Ombetta, Colombino, Il Dottor Trifé, Colombetta, Patron Unzione, Il Portatore di Fondo, Sansone Porié, L’Algon, Il Dottor Scafante, Tomba della Salvezza, Il Dottor Turié, Ermenonde, Amedeo Boschetti, L’Altissimo, Il Doganiere Dogan, L’Ereditiere Doghignòn, Banca, Venitvé, Il ballerino Clysto, Buco Vocassino, Il Piccolo Uomo, Ludus, Chudul, L’Uomo, Il cane di Bonderia, Picardy, Regulon, Lupido, L’Uomo di Ludro, L’Uomo di Materia, Mambron Sandré, Doghignan, L’Uomo di Bron, L’Uomo di Musciòn, Il Bambino Motore, Udro, Mondrone Sadré, Lappata Inchiavata, L’Uomo di Dove, L’Amboleone Borscé, L’Operaio del Mondo, Il Troncone Verniciaio, L’Amboleone del Potardo, Il Ballerino Clistorio, L’Uomo di Potaria, Il Musicista del Basso, Il Bambino Amniato, Il Dottor Turbante, Il Musicista del Ballo, Il Ballerino Trupico, Lambero Dublico, Il Mago di Carne, Il Mostro dell’Ospedale Logico, Mondul, Giadé, Il Dottore delle Materie, Il Pianetico, L’Uomo di Sette, Il Dottor Perpetrale, L’Uomo Amniò, L’Autista di Ambulanze Giamblico, Il Bambino Valère, L’Uomo di Millimondo, La Terra di Terra, Il Giocoliere Rudùl, Lo Spadaccino Mercico, L’Elefantaro Vero, Lo Strangolatore Vero, Vocazziere, Il Tetrazziere Vero, Il Vapore Ricardone, Il Bambino di Albone, Il Tettazziere Sarcobé, Il Tettazziere Ubliquo, Il Resto, Il Sarcofaro Roberto, La Tetrazziera, Gian Menebro, Il Sarcofago di Cacarne, Alessi, L’Operaio di Niente, Vertebra, L’Uomo di Resto, Il Sarcofago di Ulan, Il Luinzone Carnico, Ulò, Ardone, Il Fortunatore Masculètt, L’Uomo di Larcà, Ocumentario, La Sua Gestrice, Urs, Tronco Pollicione, Tronco Sarcofico, Melèd, Il Bambino Vivente, L’Uomo di Tempo, Doc Mercé, Doc Sarcofa, Il Professor Bicò, Il Professor Leggendre, Doc Motté, Doc Capretto, Lunico, L’Uomo di Motore, L’Angelo delle Materie, L’Uomo di Gotaria, Lo Stappatore, L’Attore Denutrizione, Comaragione, Il Principe di Odeon, L’Uomo del Rex, Humus, Lumnube, Lunieb, Il Piccolo Polé Capretto, Il Piccolo Polé Carissa, Deone, Il Dottore dell’Ospedale Barile, Il Bambino di Verità, Censor, Regolo, Lupidone, Podario, Gian Bodré, Il Professor Api, Il Bambino Muscoloso, Geone, Lunizione, Il Bambino Passato, Gian Caduto, Il Bambino Separato, L’Uomo di Cacaos, L’Uomo Pantalone, Potario, Ombardo, L’Uomo Zebedeo, Il Dottor Sebo, Il Nelson, Il Soggetto, Il Nexto, Il Morse, Pistolino, Luberdo, Venetrio, Il Professor Ilposto, Nitone, Nicolè, Il Dottor Ficino, Il Dottor Formidoblerone, Il Dottor Ninzione, San Giovanni Lapeto, San Paolo Geone, Il Professor Mozà, Giapiero, Mambiero, Ira, Cancron Albon, Dottor Albon, Gian dell’Altissimo, Il Generale di Diope, L’Uomo di Zebrato, Il Corridore di Hop, Il Corridore Mancato, Il Bambino Sordo, Il Vecchio Cifratore, Il Bambino senza Lingue, Il Professor Vizion, Il Bambino Imbecille, Il Bambino senza Vita, L’Uomo di Marcabio, L’Uomo di Metron, Gli Uomini di Adamo, Adamo Primo, Gian degli Spiriti, Il Bambino Scopico, Adamo Ultrone, L’Attore Pilotiere, Il Generale di Dado, Adamo Secondo, Adamo Ultimo, Gambaro Sacrifètt, L’Uomo di Rumore, Doc Sapolì, Sapor Largon, Sargor Laton, L’Uomo di Largito, Sapor Mental, Il Bambino Elargito, Il Bambino Motorizzato, L’Uomo fatto di Carne, Porzone Giambico, L’Uomo di Dritta, Lobo, La Menetriera Sarbacata, Olinfo, Antuffo, Portiere, Lobato, Ansa, Snet, Tartufo, Sebaceo, Ordale, Aton, Crassio, Cratone, Dantilo, Pontone, Gallo, Il Campione Porcino, Carlus Portaggio, Funzione Francese, Mac Norton, Alessi Grüss, Patrizio Grüss, L’Uomo dai Pantaloni Fieri, Gypsy, L’Uomo dai Pantaloni Bu, Il Suo Trapassato, La Voce dell’André, Gigogini, L’Uomo di Lambi, Voce d’Animale, Lobot, Gian della Fine, Berie, Gigolazione, Fattore Azione, Vice Capitano, Hominibus, Il Leopane, Buco Biondo, Rambe, Giondré, Siordo, Sora, Piccione, Porcarino, Giandussa, Grande Sezamiere, L’Autista di Ambulanze Santone, L’Uomo dai Pantaloni Morti, La Generalessa Sapolé, Michele di Scienza, L’Uomo del Masculazziere, I Proletari di Vendetta, L’Uomo di Limassa, Gli Altri, San Finlandaro, San Burduluzio, San Giangiacomo Viton, San Portaleo, San Giovanni della Carne, L’Uomo col Buco, I Membri della Fabbrica Culemana, L’Uomo-a-cui-non-è-successo-Niente, Il Doc di Doc di Doc di Biogio, L’Ortiglia della Sobré Verbica, La Quadriglia di Cortigo, La Quadriglia di Sobré, La Quadriglia di Gonna, la Quadriglia di Alfando, Il Merziano Venandré, L’Ecarrniziano Merziano, Il Dottor Merce, Quadriglia Huje de Sobre, Doc Mercier, Il Babino di Carne, Plitone, La Cadulta Alimentere, Fantrone Moschico, Il Professor Picchetto, Il Cane Calinò, Porzione dello Chef, Ulmann, Carne, Pontagra, Sapor, Ostia, Valère, Dottor Scapino, Dottor Tamié, La Giondra a Scavalline, L’André di Ruscelletta, Buco Vocalico, Onbuco, L’Autista di Ambulanze, Buco del Vocale, Onbuco da Masculemani, Barnetta, La Balena, Il Bambino Sezeo, Il Deputato Susino di Rigò, Cantrino, Ord’l, Salto, Cornetto, L’Uomo di Pontalambino, Gian Membretto, Sapolino, L’Uomo di Saporleolimassa, Bandrù, L’Uomo di Pontagra, Bomberra, L’Uomo dell’Ostia, Bandra, Landrubio, Sapor Landré, Omnibus, Gian Disastrina, Gli Uomini della Squadra Logica, Penetrale di Scienza, Il Giovane di Bombiera, Il Giovane di Scienza, Dottor Masticaferro, Dottor Culemani, Formulatore André, Gian Buco Verbiere, San Metronomo, San Bianco Scarpìa, L’Uomo di Maclumerda, Il Dottor Legista, Il Bambino Capitano, Il Doc di Biòg, San Sabone, Il Doc di Biògg, San Scudetto, L’Ontogeno, Sapoleone, Gianni il Gas, L’Uomo di Proté, Sansone Glapì, Laborbledone, Papus Locone, Buco d’Uf, Tibardo, Uomo Sapolì, Caino del Figlio, Uomo Venereo, Monte di Vienna, Buco di Vienna, L’Infermiere Turbante, Nombirra, L’Uomo di Massimògeno, Il Buco Gnam, Vignolo, Pilastro, Serminero, L’Uomo di Latrina, L’Aquila di Pontamuscione, L’Aquila di Biògg, Buco Hutin, Nordilinoquio, Ambius, Girolamo Carena, Vergine con Sapolètt, Charmante Glodon, Petrulo, Petrone, Peridonio, L’Uomo di Suripò, Il Sextupede, Omberdo di Ebron, Il Settomane, L’Incordeo Boccardo, Il Rettore Bocardì, Scafario, Trufema, Homo Automaticus, Hautomaticus, Omo Onomaticus, Lactante, Trufico, Milone, L’Uomo di Dolosà, Il Dottore Ostruito, Il Dottore di Verità, Il Cane Mutante, Blodone, Il Rettore Umano, L’Uomo del Bodiniano, Dalla, Anton, Uzadenti, Doc Divorasson, Il Germe, Gian Bocardì, L’Uomo di Shatù, Il Capitano di Bo, Gian Carne, Madama Cadà, Tìode, Fecciale, Pantalacarro, Polimiero, Sapor Minchio, L’Uomo di Nicepse, Il Gas, L’Uomo di Defunto, Dottor Sacrìm, Doc Melodòn, Dottor Mercùl Elefantaro, Maciulé, Santùb, Maciùl, L’Intero, L’Uomo Maciulé, Àspero, Braghetta, Melandrone, Nepton, Il Cicloptero, Corona, Il Sordo, Dragolini, Il Chirurgo di Carne, Ludùl, Raciùl, L’Àmbulo di Pantura, Unus, Lunub, Scivolé, Gian Cadavere, Il Portatore Geneziano, Il Portatore Generato, L’Uomo Commestibile, Il Tetanista, Muorimondo, Mialloggé, Il Dottor Albuco, Il Dottor Altrui, Tio, Pontardo, Il Bambino di Tio, L’Uomo di Bozone, Doc Merziano, Carné, Gotario, Umno, Il Censore Lupidone, L’Attore Trimestre, Punto Capissò, Fantòlo, Zebedeo, Gian Geone, L’Uomo Sapoleo, Sapor Trippone, San Giovanni Matié, Necara Bobisciona, la Pilotara, Uri, La Scanderblade, Il Dottor Profondo, Viletta, L’Uomo di Valvorina, Buco Iambato, Cladé Burone, Ada Kunz, Emma Djucke, Filippò, L’Androne Avanti, Il Morto, Aciùl, Dottor Lodone, L’Uomo di Carne, Bombiera, Sapor Leo, L’Uomo col Porco, Il Bambino Aciù, Campione Tubico, Il Rettore Biondo, L’Uomo di Sfortuna, Il Rettore Unùl, L’Animale Salico, Il Dottor Masticafèt, L’Uomo Venandréo, L’Uomo Venereo, Morilungo, Meladone, Il Gendarme Medicamento, Melandro, Elandrone, L’Animale Venereo, Sapor Glodon, Il Suo Germe, Canal Minchieo, Masticaferro, Dottor Trupino, L’Uomo di T, Radlabladone, Dottor Scafario, L’Uomo di Settomòne, L’Uomo di Utron, L’Uomo di Simplon, L’Uomo di Donna, L’Uomo di Settòmane, Il Ballerino Bocardì, Il Ballerino Boccassone, Il Dottor Masticachiappe, Corridore Androne, Homo Sapoleone, Homo Automoblone, Campione Androne, Homo Lodone, Campione Sapoleone, Lui, Sapoleone Calcico, L’Ufficiale Nord, Gli Inventori, Il Notaio di Grazia, L’Ufficiale Sud, Il Giustiziato Buffé, Velox, L’Uomo di Gnam, Pantaladamo, Il Vettore Cabrato, Gian Durafù, Galuth, Linan, Il Cacciatore Strangolone, Il Ballerino Anaton, Il Lanciatore Semnico, L’Uomo delle Lingue, Ermaglodone, Il Bambino Parlato, L’Ebeterio Charlet, Il Dottore di Carne, Ugé, Molab, Il Vivaridiere Roberto, Il Manovratore Stronzino, Il Ciclandrone, L’Operaio del Mondo, Lindice, L’Uomo dei Lembi, Il Giocoliere Splendido, Tronco Caputtino, Il Ciclonista, Macalberto, Il Bambino di Defunto, L’Uomo di Macchina, Il Bambino Verico, L’Uomo di Trombalambi, L’Uomo di Uno, Il Venandré, L’Uomo di Nudo, L’Uomo di Nitron, Amnius, Giandé, Esecuzione, Pantalone Crespo, Tronco del Vocale, Il Porco, L’Uomo di Germe, Sargone Tamié, Rambussa, Vociferiato, Dalto, Il Bubro, Il Bambino Ontogeno, Santone, Corpo Senatone, Giardone,Il Melodiaro, Il Melodiaro Fusarca, Il Costante Melodiaro, Gianni il Membro, Gian Verìfico, Gian Cadetto, Il Fottaro Loré, Il Fottaro Bambino, Il Passatore Bianco, L’Uomo col Passamontagna, La Bandera, Gendermazione, L’Uomo di Dogana, Il Malato Mentare, L’Uomo di Métrula, L’Uomo di Manifattura, L’Uomo di Obré, Stérulo, Il Manufattore, Lanzio, Céfiso, L’Uomo di Sferidon, Il Manufattore Sperone, Ritò l’Abate, Buco Vocifé, L’Uomo non-nato, Gian Vocé, L’Uomo di Vuoto, L’Uomo di Veridà, L’Altro Socé, Andruà, Laglone, L’Uomo di Distorno, Il Bambino non-nato di una Carne, Santiero Lutrino, Buco Riformato, Il Bambino Didentro, Il Bambino di Ut, Tubone Femnico, L’Uomo di Narcò, L’Uomo di Sì-Faccia, Buco Separato, Biandrone, Il Bambino Recton, Vòrico, Venandrone, L’Uomo di Massa, L’Uomo di Nassa, Ronzone, Urlambo, Il Bambino Di Fronte, Largone, L’Uomo di Nascita, Speciele, Lulambo, Nilastro, Femminiere, L’Operaio del Dramma, L’Uomo di Utica, Il Bambino di Utica, San Giovanni delle Membra, San Giovanni che Fa, L’Uomo di Ménebra, Francesco dei Galli, Buco Lupidato, Tor Lupidone, Gian Vedusse, L’Uomo di Maximortale, La Donna di Maclumiera, Gian Suo Cadavere, Francesco delle Facce, Azione Mortale, Gian Centurione, Il Caporale Delgrano, la Donna di Nombàra, Bombante, Gian Suo Curiale, L’Uomo Affamato, La Donna di Lepò, L’Uomo Obliquo, Fante di Espero, L’Uomo Ambiente, Gian Landiùs, Varone, Le Due Infermiere, L’Uomo Logico, Il Vocìfero, Il Tabaccaro Gibboso, Gian Sembiante, Arbio, Larbio, Gianni Uscito, Potardo Agostini, L’Uomo di Gioia nei Buchi, La Donna delle Materie, Il Dottor Generì, Il Bambino Animale, Il Dottor Genizé, Il Bambino Ragazzo, L’Uomo di Sotto, L’Attore Brutto, Melùdo, L’Attore Sanatòn, I Due Oriferi, Gian Reputé, Gian Brontolé, Il Bambino Genatiziano, Il Dottor Fleùl, Il Narratore, Il Doganiere Sospetto, Il Bambino Geriatrico, Il Capo dei Rivoltici, Il Bambino Miocùb, L’Uomo di Vallata, Generale Milogé, La Persona Stravaccata, L’Onomico, Gian Sultante, L’Uomo di Giudrea, Il Bambino Frisone, Buco Sarcastaro, Il Bambino Obliquo, Il Bambino Narratore, L’Uomo nei Pantaloni Sacco, La Donna del Rettore Bodiniano, La Donna del Rettore Carniano, Udre, Il Bambino del Rettore Umano, Fantiere Lubico, Il Numero, Stagione, Lorìno, Il Bambino Sonoro, L’Attore di Troppo, L’Uomo di Turacciolo, L’Asorsata Caffré, La Donna di Legno, L’Uomo di Cane, Gian Tèbèl, L’Uomo delle Mosche, Il Capitale de Dré, Gian di Sfiga, Il Bambino Pontasso, Il Soffiatore Reagionario, Il Soffiatore Reà, Il Seguace di Verità, L’Infirma Obliquo, L’Infirma Capissone, L’Uomo dei Mari, L’Uomo di Murlé, Il Bambino Repubblicano, Il Dottor Catapulta, Il Bambino Ciulé, L’Essere di Lambiere, L’Essere di Vora, L’Essere di Turgione, L’Essere di Narcasso, L’Essere di Tripano, Gian Lombrìde, La Donna dell’Oblà, Ruttico, La Vivandiera Lepò, Catone a Piume, Il Vivìttero Charlet, Gli Esseriumani, La Vivictera Làmbride, Modanatura, Sòdon, L’Uomo delle Mani, Il Vivisterio Loré, San Giovanni dei Mondi, L’Essere di Lento, Il Motociclista Nero, Gian Mondiusso, L’Omocrate, L’Uomo di Perfetto, Gian Geandro, L’Uomo Scartato, L’Infermiere Cantante, L’Infermiere Deòl, L’Automocrate, L’Infermiere Bello, Gian Cantante, L’Uomo col Vestito di Carta, Gian Sociale, L’Uomo dal Vestito Secco, Il Pedone, Il Vedovo Logé, Il Dotto Ap, La Vedova Logé, Il Dottor Medicamento, La Vedova Ultro, La Doloressa di Albano, La Doloressa Làmbride, La Doloressa di Uzès, La Doloressa delle Lingue, L’Uomo Anfibico, Il Dottore di Fondo, Il Cane Urlò, Gian Dolore, Gian Cervello, Il Malato Morto, L’Uomo di Urlò, L’Uomo di Quadro, L’Uomo di Acton, Buco Minaccere, Ilastro, Amberio, Curèl, Cilimo, Cotera, Gian Colino, Il Suo Motociclista Perfetto, L’Uomo di Ombroso, La Donna di Carnassa, L’Uomo del Tribunale di Vita, La Donna dell’Uomo di Carnassa, Il Suono d’Altrui, I Bambini del Dottore del Ponte, Gian Buco Ficèl, L’Uomo Simpliciano, Gian Melodiere, I Bambini del Dottore di Pompa, Il Dottor Melosso, Il Sospiratore Vero, I Bambini di Melodia, Il Malato Crucifone, Il Dottor Gambista, Il Dottore delle Vite, Il Dottore Anestesiano, L’Anima di Vérica, L’Anima di Forza, La Doloressa d’Azione, Il Chirurgo Urgente, L’Uomo di Logica, Il Rittore Scapone, Gian Sambiano, Gli Uomini di Scapor-Tissò, Civiletto, Lurduzzo, Montagné, L’Uomo di Mascialàm, L’Angista, Il Dottor Urtiò, Il Bambino Bubié, L’Uomo di Ambrona, L’Uomo di Arbente, L’Uomo di Bellaguardia, L’Uomo di Bellignà, L’Uomo di Borgo, L’Uomo di Brenòd, L’Uomo di Cerdone, L’Uomo di Amberieu, L’Uomo di Aranco, L’Uomo di Bagé, l’Uomo di Belley, L’Uomo di Bettante, L’Uomo di Bregnier-Cordone, L’Uomo di Campo, L’Uomo di Ceyzerat, L’Uomo di Castiglione, L’Uomo di Gagliardo, L’Uomo di Campodoro, L’Uomo di Sciampagna, L’Uomo di Scialamonte, L’Uomo di Giassèns, L’Uomo di Gex, L’Uomo di Dortano, L’Uomo di Divonna, L’Uomo di Culò, L’Uomo di Collonge, L’Uomo di Colignì, L’Uomo di Scezerì, L’Uomo di Sciaveyrià, L’Uomo di Masticaferro, L’Uomo di Onimiano, Il Sospiratore Pangla, Il Sospiratore Vero, Il Sospiratore Reo, Il Sospiratore Langlois, Regolone, Ludergò, Upidò, Il Bambino Campione Meccarnico, Il Bambino Olimpo, L’Uomo del Tetanerdaio, Il Bambino del Buco del Genere, Il Bambino Regolatore, Il Bambino del Limbo, Il Cantante Masculetto, Il Bambino della Testa, L’Ottavio Sospiranio, Il Bambino dei Terdi, Giadalba, Nurlamba, Lombussa, Ottardo-Toché, Giabulone, Gian Polifante, Il Bornocrate, La Zuppiera di Viviere, Gian Protestante, Norilico, Ramni, Platino, Nimolle, Brancàsc, Il Furegolo Saliziano, L’Amnante Medico, L’Ombiera Salica, Il Virofago, Il Sermiolo, L’Autofago, Gian Deòl, L’Uomo di Liandrone, Poncio e Lambiano, L’Ontropiofago, L’Uomo di Legno, Il Mangiatore di Scene, L’Uomo di Luti, Gian Umano, L’Uomo di Dentale, Il Mangiatore di Icipiti, L’Uomo di Sale, L’Uminiano, Pontògeno, Il Lanciatore Femminile, Gian Leandro, Gian Tomba Vivente, L’Uomo dal Buco di Fronte, Gian di Sotto, L’Amnante di Deòl, L’Amnante Salico, Il Sospiratore Viviere, Il Sospiratore Rettante, Il Sospiratore Antuffo, L’Amnante delle Tombe, Il Bambino di Fuori, Il Bambino di Dentro, L’Androne Femnico, Gian di Traversie, Il Bambino Semnico, Gian d’Urgenza, L’Attore Retico, L’Uomo di Sale Bianco, L’Attore di Adamo, Ondrù, Femniere, L’Uomo di Che, Gian Stimulato, L’Attore dell’Uomo, Gian l’Ambriano, Algazèl, Il Campione delle Bestie, Dorsé, Ilippi, Il Campione del Buco d’Assi, Il Campione del Buco di Sotto, Gian Bianco, Naciurio, Scoduto, Scotario, L’Uomo di Bragone, Gianni Ilfalso, L’Uomo di Dio, Il Malato Bianco, Gian Necromate, Il Dottor Trupiano, Sapor Lotone, Sapor Antifo, Il Malato Coso, L’Uomo dal Buco Forte, Andone, Ipado, L’Uomo di Penùltico, Il Suo Cane delle Piste, Il Sarcofriero Landese, Melosso, Lughé, Buco dei Puniani, L’Uomo di Pontedunlop, Gian d’Arte, L’Uomo di Scromene, Il Lanciatore Scopico, Gian dei Cieli, Gian Venusiano, Gian Venindré, Il Lottatore Scopico, L’Uomo di Scabbiano, L’Uomo di Buco in Mezzo, Fandulodista, L’Uomo di Nero Gas, Fantugiambò, L’Essere di Mitano, La Donna di Mitano, Il Logista, Il Bambino Respirante, Il Suo Soccio, L’Uomo dal Vecchio Lupo, Il Bambino Serrmiano, Gian dei Ludi, L’Uomo di Me, Omnon Operaico, Omnon Omon, Il Bambino Scafario, L’Uomo di Croce, Gian Respirato, L’Uomo di Nero Gente, Pontià, Bordò, Vuotura, Gomero, Dunkerque, Landra, L’Uomo di Rennes, Gian Lincudine, L’Uomo di Avignone, Il Professor Tre-Quarti, La Madre delle Materie, I Malati d’Azione, Gian delle Carni, Il Suono delle Azioni, Il Musicista degli Atti, Il Suo Sembiante, Il Musicista delle Azioni, Quelli delle Luci, L’Uomo di Maciuria, L’Uomo di Oggetto, Il Dottor Licet, Gian di Lompido, Il Dottor Oblé, Il Bambino di Distruzione, Le Genti del Tempo, La Donna di Maclumerda, L’Uomo di Loquior, L’Animale del Tempo, Gan d’Ecatombe, L’Uomo dal Buco che Perde, L’Uomo dal Buco che Penetra, L’Uomo di Cocquiò, La Madre dei Mati, Il Bambino di Sotto, L’Uomo delle Materie, Melandrina, Il Giupitone Suppliziano, Il Bambino del Cervello, Gian di Qui, Il Dottor Scabiano, Il Vecchio Asper, La Donna di Là, Anter, Il Bambino Moribondo, Il Naturiere di Ulbano, L’Uomo di Sezalinda, Il Fabbro Voide, L’Uomo di Gerusea, Il Fabbro Guadrì, Tianna d’Azione, L’Uomo di Caino, L’Uomo di Gianni, Il Chirurgo Bello, Muxione, Axo, Nitra, Vittizia, Gian di Vivo, L’Uomo di Musica, Millione, L’Ingegnere Budé, Ada, Il Chirurgo Scopico, Gian Verificante, Gian delle Maschere, L’Uomo di Adamo, Il Sarcofriero Semnico, Gian del Buco di Fronte, Paolo d’Omissione, L’Amberio Muovico, Gian d’Animale, Il Sezamiere Caduco, Gianni Semnico, L’Uomo di Forca, Il Vivaridiere Lubino, La Donna di Forca, Gian delle Assi, Il Chirurgo Femnico, Il Bambino di Deòl, Il Bambino di Strangolone, Urbano, L’Uomo du Gerùb, Il Vivaridiere Semnico, Il Macellaio Tallone, L’Incordone Porcé, L’Uomo di Nulano, Il Canto, Rambiero, Manino, L’Operaio Vivente, Gian Visagero, Gian d’Altrui, Gian di Vittizio, L’Uomo di Asse, Il Bambino Erculio, Il Bambino Scarpico, Efiso, Anterna, L’Uomo di Algon, L’Uomo di Labbiano, Il Bambino Longìs, Il Dottor Pugno, L’Uccisore Vero, Gian Scalinandro, L’Uomo dai Suoni, Il Cantore, Scotario, Calops, Marbaco, Urcieb, Gian Geòl, Paolo d’Albone, L’Uomo di Verassa, Gian Separato, L’Uomo di Strangolù, Generù, Urnan, Lumnambo, Cigilizio, Orecchio, Lidamo, Ergileo, Dablàn-Vuscìtt, Gian Senz’Uomo, Egloglidone, Harpimio, Crudòtt, L’Uomo di Isifone, Urnale, Il Vetrificatore Bodinètt, L’Amboleone Calcico, Verone, Boché, Piràtt, Albòtt, Gian Biondo, L’Uomo di Uriano, Dorètt, Crepìno, Fantina, Soplàtt, Talgòtt, Gian Passato, Rinone, Fresni, Àzico, Lagò, Gian Vivente, L’Uomo di Ventricolo, Lorima, Tadione, Fajord, Ravàna, Ecordeone Carni, Encordeone Oromini, L’Uomo dal Buco Fatto, Sciamòrd, Entìf, Clesòn, Raghé, Classiòtt, Tagiònc, Criminèl, Ottardo, Nevìtt, Ramon, Lusètt, Cudò, Potario, Blarètt, Salsima, Vitione, Labione, Vermètt, Sciardò, Urdìtt, Lagionc, Rapone, Itàl, Orina, Palmòtt, Damètt, Tesseròn, Terba, Giano, Tropmann, Andòtt, L’Uomo di Nato, Gli Uomini di Nettono, L’Uomo di Golfiera, Gian di Carne Vuota, Gioché, Clami, Radò, Rudé, Angume, Viràn, Gaby, Uzon, Gian Morente, Pane Bulimico, I Bambini Spaventapasseri, Galbus, Moscòn, Lupòn, Guangla, Potario Regolidon, Il Fendardo Bulimico, Sciaùl, Tuzìtt, Erda, Mugione, Labio, Gramé, Ghedrì, Bescé, Lagètt, Giunchiglia, Linglese, Gallone, L’Uomo dal Moncherino Rettogeno, Sagètt, Alba, Lalàm, Argìtt, Generon, Fragòtt, Tergiverlù, Gradut, Abet, Tote, Maduligione, Nilope, Actile, Gentìtt, Giubé, Marte, Dabere, Farèl, Luigi G, Fabùtt, Bucòtt, Orima, Spadone, Piumiere, Il Bambino Armato, L’Uomo di Gi, L’Infermiera Turbanta, San Saberio, Marmoledone, Gian Ripò, Vigètt il Bianco, Scardanalaibon, Busciòtt e Brunòtt, Vetrata, La Saponarda di Ripòtt, Torre e Membrètt, Sant’Edmondo Voragine, L’Uomo di Numerètt, Merdalisiori Membrètt-Ponò, Pasquètt, Tronco, Bomba, Il Bambino di Più Niente, Varètt, Darancia, Giamìtt, Rafe, Sansone, Goge, Verbigedone, L’Uomo di Verbigedone, Il Dottore di Luce, Màrmolo, Sciarmante Pedicolare, Pantarleoguardo, Actil, Niceps, Aremia, Glilite, Pondassa, Nilite, Dattiverton, Mamùl, Gadino, Abiagio, Dottor Mamario, Fante Scardablone, Micta, Ragazzo, Bartaglagine, Nadino, Pietro Goldano, Aghìtt, Vibralutore, Azzeraggio, Fognàss, Gabiasimo, Giadino, Il Camminatore Lancré, Adramifero, Il Suo Camminatore Sapien, Trapanissò, Lettripone, Cortalitone, Saporigeno, Guardàtt, Urètt, Glitone, Alb, Il Bambino Cadavere, Il Bambino Senza Dolore, L’Uomo di Sapien, Il Bambino Bianco, Giandò, Abèr, Pinochet, Il Principale Tanone, Il Professor Uri, Il Professor Reggente, Dottor Mercier, Malato Dargiàtt, Maggior Cervello, Luigi R, Rolando Enino, Paolo Lorissò, Penultro, Il Bambino Portatore di Corpi, Il Dottore Sordo, L’Infermiere Stregone, Lucto, Ilo, Il Romanziere Gambista, Il Romanziere Tallone, Reuf, L’Attore delle Lingue, Il Piccolo Sciabolato, L’Uomo di Masculièb, La Chirurga di Vita, la Chirurga di Dado, Lucieb, L’Animale Labio, Antore, Latorre, Il Dottor Marino, Silipo, Aporifugo, Suciòrd, Glutro, Hardy, Lucione, Il Versatore Acatenico, Castagn, Snione, Piòtt, Doc Elefante, Doc Santubo, Tactò, Fi, Aglon, Giaglot, Bricàsc, Cortaligò, Vapuna, Orifuga, Glitò, Aji, Ghigliò, Ripo, Tercina, Antuma, Canussa, Sparaglitone, Enoc, Cratilo, Contro-Giga, Malbotto, Gravone, Forghìt, Irq, Il Bambino Scardablone, L’Uomo di Terra, La Donna di Gambista, Gli Uomini di Ecatombe, Antalacardo, Orbiere, Morbi, L’Uomo di Azzeratore, L’Animale Generato, Il Dottore di Biog, Andrea T, Luciano T, Figura, Langino, Volante, Titone, Il Bambino Caino, La Petiera Sciamorcino, Il Declamatore Urbano, Boggetto, Il Bambino del Buco di Verità, Obstinus, Elidano, Il Deputato Haghìtt, Coccalino, Bestsabeo, Hotame, Sabordo, Siòtt, Oripe, Licta, Tactìl, Gestrice Lucerna, Gestrice Soppisa, Convitato Metronomo, Convitato Diapason, Convitato Corsa, Convitato Arcampo, Convitato Nasconde, Convitato Lucché, Adramelec, Convitato Dury, Convitato Nassa, Convitato Musetto, Il Bambino Deficiente, Il Bambino di Vivace, Il Bambino di Leone, L’Ingegnere Peribile, L’Ingegnere, Mantendone, Clamo di Albone, L’Ingegnere Armando, Il Dottor Perpetuo, Azzeratore Chabord, Generale Potame, Il Bambino Kaputt, Il Bambino Eccellente, Paolo di Uf, Uzòn, Retulo, Trigabus, Capella, Rectore, Severo, Gurba, Tanghino, Patino, Acrimate, Onomato, Angiù, Ansimiel, Samael, Piva, Solone, Jayet-Burone, Stivale, Piede, Mano, Sponx, Zefiro, Seleptat, Frisa, Ghiacciaia, Tristre, Cedrone, Vetro, Gigal, Piano, Gisellus, Labano, Convitato Osmino, Convitato Pamino, Convitato Elica, Il Dottore, L’Uomo Oggetto, L’Ingegnere Meladone, Il Bambino Porschico, Il Sociètt, Il Rettore Bocardi, Cantedro, Darma, Melectonico, Sandro, Melec, Mel, Il Bambino Si Salvi Chi Depuò, Il Secondo Sociètt, Terzo Sociètt, Quarto Sociètt, Gli Uomini di Legno, Il Babino di Carne, Il Bambino di Lucieb, Ursce, Piaga, Piagul, Baccano, L’Uomo di Sotto, L’Uomo all’Albero Maestro, Vedova Luce, Vedova Pino, Tipo Vistosso, Il Bambino Comunicante, L’Uomo col Carro, Azzeratore, Il Palabraro, L’Uomo di Colonna, Gli Ominiani, L’Uomo a Statua, I Bambini di Quaggiù, L’Uomo di Pezzo, Il Bambino Vergico, la Madre dell’Uomo Bianco, Griot-Culletta, Casché-Vetrif, Capo di Cuor, Il Babòt di Dorètt, Parasole, Flupiòtt, Tubata, Krapone, Batrassé, Doc Med, Il Generato, Doc Medìc, Funambo, Scardalinazio, Canzone Porcino, Coccarda, Buco la Ciampa, Oro del Baccano, Troncone Vergico, Pezzone Gambico, Glady’s Minor, Sargone Loròtt, Cuidètt Licenziato, Orogi, Lobòtt Amnato, Luisa, Ada Djucke, L’Uomo di Imbessa, Il Dottor Retata, Il Dottor Riflesso, Il Dottor Porcodié, Il Dottor Tudor, Riva e Sublètt, L’Uomo di Vagìr, Il Dottore dei Membri, L’Uomo di Mondiàtt, Il Dottore degli Spiriti, L’Uomo di Carnassa, L’Uomo di Ponce, Gian Fraseggio, Gli Oratori Costumati, Gian Vagina, L’Uomo di Pino, la Pilotessa Lindùr, Il Tubo, Il Dottor Filièl, L’Uomo delle Materie, Desiderato Luti, Madama Superficie, I Due Elisei Luti, Lovarinus, Francesco D, Crucifero, L’Uomo di Crucifero, Vonone, Impugno, Tallone, Emeri, Gli Ex del Collegio di Vendetta, L’Ombopitrico, Il Bambino Tubo, L’Uomo Capitano, Milogio, Il Venadrico, Il Manutenziario di Saigon, Desiderato Hutin, L’Ontrobopitano, L’Uomo dal Colletto Blu, Il Sì-Gallo, Il Bastoniere di Limù, Iletta, L’Operato Rodé, Ilario, Il Dottor Mozzèr Uzzèr, Il Vetrificatore, L’Opitano Narcinale di Bue, Gian Ravagina, Doloreo, Gian Leandrone, L’Uomo di Bicipite, Palpebra, I Malati Viventi, Il Dottor Nicolodromo, Il Dottor Arimateo, San Giovanni del Tempo, Il Dottore del Giorno, Il Dottor di Notte, La Stimolata, Bianduca, Zona di Foresta, Gian delle Lingue, Ponzone Trùfico, Pistoleo, Vasé, Il Malato del Suono, L’Attore di Luce, Gian Serapione, Razza Sacattina, Rambaghiottino, Il Malato del Tempo, Il Bambino del Ventasso, I Bambini Ominidini, I Bambini Uminirini, I Bambini Uninini, I Bambini Olinirini, I Bambini Ominirini, I Bambini Uninininini, I Bambini Ominini, I Bambini Uminini, I Bambini Onirini, I Bambini Ulinini, I Bambini Unini, I Bambini Urinini, L’Uomo di Notte, Canalassa, L’Uomo di Porzione, L’Uomo di Sapètt, Massimo, Il Matematicaro, Bio, Metodo, Gian la Carne, Il Bambino Polito, Il Capitano dei Tubi, L’Adolescente Charlet, Gian Venandrone, L’Uomo dello Stadio, Il Suonatore di Ut, Il Bambino di Bombassa, L’Uomo di Ponte Serminiero, L’Arbitro di Vittoria, L’Uomo Salico, Il Bambino Automovente, Tolozàtt, Il Bambino Automatico, Gambiera, L’Inflante di Bombassa, L’Inflante di Turètt, L’Infante di Vittoria, L’Infante di Conturbante, Il Corpo del Farmacista Bollò, L’Infermiere Incudinatore, Doctìl, Ghiottò, Il Professor Massimale di Giò, L’Uomo delle Ceneri, Il Professore di Digiuno, L’Uomo Omnato, L’Uomo del Cielo, L’Uomo di Coso, L’Uomo di Polvere, Tibaldo, Il Capitele de Dré, La Piuma, Il Bambino Onnivoro, Lacrimòtt, Lo Zolfo, Il Dimenticoso Dorètt, Il Dimenticoso del Mondo, Carnàtt, Il Peggio, Generato, L’Autoscopio, Il Doctat, L’Ambride di Panturio, Il Bambino delle Ceneri, Il Dato, Dongalupòn, Voracico, Gran Sciabolatore, L’Ambiera di Galizia, Ferrassone, La Donna di Lambride, Il Bambino Omnico, Rangetto, Tattone, Il Moribondo Vivaribondo, Il Leofante Pitròtt, L’Arbitro di Disfatta, Lo Scavatore Adamo, Il Filosofo del Tempo, Il Filosofo di Azione, Gian Politropo, Lo Scavatore Leone, Il Fortunatore Camion, L’Omino di Terra, Il Forzatore Funambòl, Il Poliziotto Scopico, Il Violinista, Panto la Piùm, L’Asilario Capullo, L’Asilario Ecarnico, L’Attore Ruth e Lubin, L’Evocassone Mercico, L’Ebeterio Carletto, Il Suono, Gian Grande Medicale, Il Piccolo Medicale, Gian Soggetto, L’Ebeterio Dottasso, Manètt, Sardone, Gian Santo Spirito, Cane Visaggiato, Gian Pino, La Menebriera Stendula, Gian Serafico, Il Bambino del Salvatore, Capor Sebone, Il Lottatore Fantoccino, Fregolino, Spacchina Lupata, Landèr Carlé, Il Bambino Lucieb, Il Bambino di Cortaggio, Nordié Minor, L’Uomo di Luca, Nordié Major, Il Dottore delle Mani, La Madre Senatiera, Gian Sapino, Fregoletti, Onomaticus, Hasmùs, Pantalina, Oncina, Lanube, Il Vecchio Raossètt dello Spermatore, Pantone, Il Batracere Comuniale, Tago Loisé, Ditrave, Ulambe, Uzèd, Latrino, Ditrone, Azzeratore Beante, Capo d’Agro, Tuzzone, L’Abbondanziere, Lantiere Fisone, Sognètt, Razza Venetriera, La Bova, Putrone, Il Senatiere, Lincubo, Il Suo Gendarme, Spermiere l’Avolo, Pollicione, Sebone Scopico, Pollicio, Corpo Senatiere, Il Sistematicista Chiuso, Dottor Geàl, Charmante Quinté, Sebone, Cortaggio, Valigione, Giunzione Matica, Germano la Bracca, Gian Spermaggere, Gèt Cadavére, La Torcia, Fancul Ricté, L’Abbondanzi, Luinzone Scopico, Semenò Figli, Mendaro, Manièr, L’Infermiere Olpante, Anguone del Franco, Funzione Fatica, Il Bacilliato, Organo, Il Menebriero Stendulo, Sandù Victé, Giunto Cadaverètt, Fant Lucieb, Angolo Samalié, La Sua Capitale a Canussètt, Il Suo Bìf, Bìf de Capìtt, Il Bambino di Carne, Collo, Lubbòno, Sarcofriere, Venestriere, Il Bambino dello Spermatore, La Menedrina Sarbacca, Il Vivaridiere Sardino, Salpetriere Uliando, Vergico, Menestriere Cacarne, Funzione Vocazza, Il Ragaç, Dorvalle, Il Bambino Differente, Gian Truppino, Gian Calcico, Gianni I Galli, Gian Ciclone, Gian Senza Niente, Il Ciclista, Gianni Senza Dio, Il Bambino Anatomico, La Femmina di Sfortuna, Il Ballerino degli Spiriti, Francesco Sorti, Carne della Salvezza, Gian La Grandine, Gian Differente, Il Suo Colonnello Fradicio, Gian Gli Spiriti, Il Bambino Commestibile, Il Corridore di Buco, L’Uomo Senza Voce, Gianni Ultimo, L’Olberto Fessura, Fessura Suzòn, Colle da Tracciare, Formante del Carne, Il Mostruato Sadùr, Il Mostriato Entòm, L’Alunno Bianco, Il Mostruato Cadùl, Il Rettore Venerale, Il Venedrino, L’Istitutore Spirito, Trono del Salpetriere, Campione Comico, Campione Meccanico, Blair, Capullo, Rasciùz, Sempite, Delchìn, Borgàm, Bortito, Fingante Labètt, Lobato Bucodi, Serpol, Conzione Camina, Phisone Ragazzina, Dangetto, Raynaud, Salvia, Rettante, I Mitroni, Gamba Duoleziera, Cancratrice, L’Attore del Morto, Giahàm, Dalebàs, Calmy, Frasson, Lucrezio, I Plany’s, Ruscelletta, Il Ciaparé Carnoso, Cortigo, Sobretto, Il Cortigo Putré, Il Sobretto Putré, Il Deòl, L’Ambone Fottico, Mestruato Mandrù, La Stilla, Upsus, L’Olimpo, Mestruato Dandrù, Sapor Luciano, L’Aspirante Ardino, Prete Ardino, Sottopiffero Barlé, Gioffrino, Mondusso, Giuttàmi, Giacallo Dacré, Saponza, Leonza Gigolini, Generalessa Frisona, Sapor Giratone, I Due Membri, Gian delle Scene, L’Attore Porcarino, L’Attore Porschico, L’Operaio di Vendetta, Il Malato delle Scene, L’Uomo di Sìcìpiti, L’Uomo di Poco, L’Uomo di Bissa, L’Uomo di Massimandro, L’Uomo di Scena, Pondo, Tronco Geòmitra, L’Attore di Sìggiù, Il Suo Buon Fattorino, L’Uomo di Urgenza, L’Uomo di Valvàtt, L’Uomo di Muscolassiere, L’Uomo di Urna, L’Uomo di Giustiniere, L’Uomo di Urnino, L’Uomo di Dorcètt, L’Uomo di Sciampagnòtt, L’Uomo di Sciamorcina, Il Malato Buliminale, Il Dottor Ulèr-Adlèr, L’Operaio del Cielo, Tagàno, Il Vecchio Cornetto con Ragazza, Il Vecchio Cornetto con Luiggé, Collidò, Generale Schiuma, Il Palabraro Ribacco, La Grande Aria di Sansone, Il Meccanico Salvia, Sapor Antino, Sapor Risoletto, Cucitura, Porzione di Cane, Generalessa Frisona, Samporna Saldé, Sebo Capitale, Le Labbra del Generasso Gadino, Sursone Riandetto, Rotolé Sardone, Sorsone Sardone, L’Infermiàca, L’Orbi Porcé, Pompidia Carné, Gli Uomini del Castellardo, Il Cane Lamnio, Lo Scavatore Multibraccia, Il Bambino Penultìno, Il Ballerino Bodiniano, L’Attore Anatone, Il Soffiatore Veterato, L’Uomo di Fisone, L’Uomo di Pietà, L’Uomo di Meximeglio, I Lanciatori Lupici, I Musicisti di Odessa, I Meccanici Genitali, Dio, Gian d’Orifizio, Il Dottor Violento, Il Cantatore Serapico, Il Cacciatore Stupido, Il Cane di Coccassa, Il Cacciatore Suicidato, Gian-che-marcia, Gian Non-viene-niente, Il Bambino Scenico, La Persona di Tomba, L’Operaio Ontogeno, La Cantante Allarmàn, Gian dei Giambàgi, Il Bambino Urf, L’Operaio Bianco, Il Bambino Polmonìaco, La Femmina del Bodiniano, Il Colpitore Veridico, Il Penultiere Gigàn, Il Bambino Funesto, Il Giocoliere del Buco Bello, Il Ballerino Lento, Il Ballerino Senza Niente, Il Colpitore Penùltron, L’Uomo di Pietà, Gian Multiplo, L’Uomo Orifìcico, Il Proletario Roblètt, Gli Animali Medici, Gli Autisti di Ambulanza, La Sònnica Riccassiera, L’Animale Spezzato, Il Bambino Cratone, Il Pianista Pilastro, Il Ciclopista Urgione, Il Ciclopista Lento, Il Musicista degli Animali, L’Attore di Vita, Il Prete Ardente, Il Suo Filògino, Carnùa, Totò Necessità, Il Musicista di Carne, Il Cadaveriere Ménebro, Il Cadaveriere Sospetto, Il Musicista di Silenzio, Il Borsaro Violento, L’Attore Pessimo, Il Musicista Legista, Il Bambino Multìpede, Il Bambino di Gelizia, L’Animale del Mondo, Il Musicista Violento, L’Uomo dai Pantaloni Verdi, Il Bambino Scudetto, Il Bambino Minuscolo, L’Uomo degli Oltraggi, Il Bambino di Parlante, Il Suo Grande Penultiere, Il Bambino di Sembiante, Gli Innamorati Urs e Uri, La Francia, L’Infermato, Lobase, La Gente Vivente, L’Òmpido Carnato, Pampelùche, Il Campione Carlino, La Curlina del Campione Gerente, Sberma, Il Bambino Dottore, Il Bambino Medico, Gian Buco che Verba, L’Uomo Altrui, Madama Sperma, La Sua Scopa, Landrone, Attone, Seneratrice, Adamo.

Parigi-Trécout, 1975-1983

tratto da Le drame de la vie, Paris, POL, 1984, p. 297-319.

Tag: , ,

65 Responses to Il dramma della vita

  1. wovoka il 12 dicembre 2005 alle 15:09

    INDIZI

    La superstizione dell’inferiorità delle traduzioni [..] deriva da una distratta esperienza. Non c’è buon testo che non sembri invariabile e definitivo, se lo pratichiamo un numero sufficiente di volte. Hume identificò l’idea abituale di causalità con quella di successione. Così un buon film, visto una seconda volta, sembra ancora migliore; tendiamo a prendere per necessità quel che non è altro che ripetizione. [J.L.Borges, da Discussione – Le versioni omeriche]

    Disordinatamente strutturalista, Tesauro sa comunque che non sono più rapporti ontologici ma la struttura stessa del linguaggio che garantisce i trasferimenti metaforici [Umberto Eco – Semiotica e filosofia del linguaggio – Einaudi. p.169]

    Mi lesse molte altre strofe, che ottennero anch’esse la sua approvazione e il suo profuso commento. Nulla di memorabile era in esse; non le giudicai neppure troppo peggiori della prima. Alla loro stesura avevano collaborato l’applicazione, la rassegnazione e il caso; le virtù che Daneri attribuiva loro erano posteriori. Compresi che il lavoro del poeta non consisteva nella poesia, ma nell’invenzione di ragioni perché la poesia fosse ammirevole; naturalmente questo lavoro successivo modificava l’opera per lui, ma non per gli altri [J.L.Borges – L’aleph – Meridiani Mondadori p. 889]

    “Sembra così facile il suo scrivere”
    “No, è una fatica… è bello perché poi c’è un momento di disattenzione in cui è come se la lingua agisse da sola e allora viene fuori qualcosa che mi sorprende , che mi dà piacere…ma quante volte non funziona. Sono momenti di attrazione di parole. Senza la forma chiusa, senza essere costretta dalla gabbia direi solo quello che voglio dire così invece sono costretta a dire per onestà. Per questo la forma chiusa costringe a dire anche ciò che non vorresti , per questo è una sorta di autoanalisi.”
    [da un’intervista a Patrizia Valduga trovata in rete]

    “La nuova poesia americana tipizzata dalla San Francisco Renaissance – vale a dire Ginsberg, io, Rexroth, Ferlinghetti, Mc-Clure, Corso, Gary Snyder, Phil Lamantia, Philip Whalen, almeno penso – è un genere di vecchia e nuova follia poetica Zen, lo scrivere tutto quello che vi salta in testa così come viene, poesia tornata alle origini, veramente ORALE, come dice Ferlinghetti, non un barboso cavillo accademico… Questi nuovi puri poeti si confessano per la semplice gioia delle confessioni. Sono FANCIULLI… Essi CANTANO, cedono al ritmo. Il che è diametralmente opposto alla sparata di Eliot che ci consiglia le sue costernanti e desolanti regole come il ‘correlativo’ e così via, nient’altro che un insieme di stitichezza e infine di castrazione del maschio bisogno di cantare insieme liberamente … [Jack Kerouac]

    Qualsiasi cosa i teorici di tale tendenza dicano sui “significanti”, basta leggere “significati” e il loro discorso acquista un senso comprensibile. L’equivoco o il vezzo derivano dall’ovvia constatazione che non si possono nominare i significati se non per mezzo di altri significanti, come si è detto nel paragrafo precedente. Ma non si dà, nei vari processi di spostamento o condensazione studiati da Freud, comunque se ne moltiplichino i meccanismi di deriva e di germinazione quasi automatica, non si dà, è bene ribadirlo, nessun gioco che, se pure legato ad assonanze, allitterazioni, similarietà di espressione, non si riverberi subito sulla aggregazione delle unità di contenuto e non sia anzi determinato in profondo da tale riverbero. Nel passaggio tra /Herr/-/signore/ e /Signorelli/, di freudiana memoria, gioca una serie di differenze espressive fondate su identità e progressivi slittamenti di contenuto. Tanto è vero che l’esempio freudiano non solo è comprensibile ma è producibile solo da chi conosca a un tempo il tedesco e l’italiano e in essi riconosca funzioni signiche complete (espressione più contenuto). [..] Dire che il segno si dissolve nella catena significante è una metafora per dire che il soggetto parlante (o scrivente, o pensante) può essere determinato dalla logica dei segni, dalla loro “bava” o deposito intertestuale, dal gioco sovente casuale (casuale in entrata, mai in uscita) tra diritti dell’espressione e diritti del contenuto. Ma in tal senso la nozione di catena significante non mette ancora in questione la nozione di segno, anzi ne vive. [Umberto Eco – Semiotica e filosofia del linguaggio]

  2. Miku il 13 dicembre 2005 alle 20:02

    Womb? Weary?
    He rests. He has travelled.

    With?
    Sinbad the sailor and Tinbad the Tailor and Jinbad the Jailer and Whinbad the Whaler and Ninbad the Nailor and Finbad the Failer and Binbad the Bailer and Pinbad the Pailer and Minbad The Mailer and Hinbad the Hailer and Rinbad the Railer and Dinbad the Kailer and Vinbad the Quailer and Linbad the Yailer and Xinbad the Phthailer.

    Insomma la vecchia parabola di Buionbad il Lucinaio… ?! ;-)

  3. ng il 13 dicembre 2005 alle 21:36

    Novarina scrisse, tempo fa, che in teatro il corpo mette a morte la parola … In questo testo è evidente che la ripetizione dei “nomi” può teatralmente reggere solo se l’attore – il corpo – che li porta in scena è in grado (variando ritmi, timbri, toni) di renderli in qualche modo attraenti … altrimenti è la noia mortale, un po’ come è noioso alla lettura … Forse ridotto di due terzi permetterebbe di cogliere l’inventiva – e l’ironia – dei “nomi” stessi …

  4. marco il 13 dicembre 2005 alle 22:25

    uhm, ipotizzo: questo è (anche) un caso riuscito di testo-installazione. una struttura monolitica di nomi, significanti – singolarmente presi – e non necessariamente da leggere tuttituttitutti.
    (la letteratura francese, per niente spaventata dalla noia e cosciente della stretta relazione tra forme iterative e piacere, ha da sempre sanissima inclinazione per l’elusione di ogni ‘dovere di lettura’. dunque il ‘lettore ideale’ di un testo come questo è forse francese nel senso che gode a piluccare, non si sente in obbligo di scansionare pixel per pixel tutta la struttura: anche se non si vieta, quando gli va, se gli va, di farlo).
    la mia è un’ipotesi di lettura. non so quanto fondata. chiedo Lumi

  5. andrea inglese il 14 dicembre 2005 alle 00:15

    andrearà eskusa l’intervento avulso, ma ho problemi di mail, l’aperitivo
    è al bar “Segale Cornuta”? hai confermato?

  6. snaporaz il 14 dicembre 2005 alle 05:30

    quello che invece mi interessa è il criterio di traduzione usato da Raos: come arriva a definire, metti, “Gian Pippoleone”? qual è la forma francese di partenza?

  7. emma il 14 dicembre 2005 alle 10:11

    Io l’ho letto così.
    Sì, è un dramma. Ma vediamo di non farne un disastro emotivo, o meglio, ripassiamoci un po’ il repertorio della specie.
    Applichiamo al finale un bubbone abnorme, una cerimonia estenuante infarcita di diverse possibili emozioni, soprattutto di emozioni intelligenti (siamo animali intelligenti, dopotutto!).
    Mettiamoci dunque l’ironia, poi il sarcasmo, poi la noia, diamo modo all’irritazione di manifestarsi con acume, all’intelligenza di fare il suo mestiere, di esibirsi in una sempre nuova ripetizione di sé.
    La morte fa soprattutto rabbia.
    Però la sparizione della specie può avere aspetti esilaranti.
    Uno zoo serve soprattutto a divertirci, in fin dei conti.
    (Bell’impresa, anche per il traduttore).

  8. Andrea Raos il 14 dicembre 2005 alle 10:27

    Salve a tutti. Qualche noterella sparsa.

    Nel testo mi è sembrato di ritrovare varie allusioni, più o meno velate, a Scardanelli; credo quindi che la matrice di partenza sia quella – e che da lì in avanti, vai col tango.

    D’altra parte Novarina aveva scritto, da un’altra parte, di voler scrivere in una “lingua animale”.

    Il criterio di traduzione, quindi, è stato quello della libera associazione: tenendo fermi i criterî del ritmo e, quando possibile, del suono, ho provato a far esplodere l’italiano dall’interno, portandolo allo stadio “pre-umano” dell’originale.

    L’ho fatto dalla mattina alla sera di domenica scorsa, senza interruzioni e senza rileggermi; come attraversare la Manica a nuoto, in un certo senso.
    Da questo punto di vista, per rispondere a “ng”, credo che se il testo fosse stato più corto non mi avrebbe interessato. Era proprio la sua dismisura ad affascinarmi (so peraltro che Novarina è regolarmente messo in scena, ma purtroppo non ho mai visto nulla).

    Tanto più che, come dice Marco, qualunque ritmo e direzione di lettura è lecito; dall’alto in basso, dal basso in alto, una riga su due, tre fette scelte a caso… È anche un testo con il quale giocare, insomma – quel gioco serissimo che si chiama “sovvertire le gerarchie indotte”.

    Grazie,

    Andr.

    p.s. a Inglese: io veramente avevo capito che ci si trovava al Jacky’s. Come tutte le altre volte, no?

  9. Andrea Raos il 14 dicembre 2005 alle 10:29

    Grazie Emma (ti leggo solo ora).

  10. Andrea Raos il 14 dicembre 2005 alle 10:38

    A Snaporaz, sempre sulla traduzione. Non ho il testo sottomano, quindi devo andare a memoria, ma

    verso l’inizio, ad esempio, c’è “l’uomo con la tèt blu, l’uomo con la tèt bionda”. In francese è “têt”, storpiatura, quindi, di “tête” (testa). Io mi sono limitato a seguire lo storpiaggio dell’originale; con qualche divertente effetto supplementare, perché dicendo “tèt”, in italiano si crea un’eco con “seni”, subito dopo, che ovviamente è assente dal testo francese (per quanto, ci sarebbe “téter”, “tettare”…). Francese in cui altri echi sono presenti, che non ho potuto trasporre; quello che perdevo da una parte, provavo insomma a recuperarlo dall’altra.

  11. ng il 14 dicembre 2005 alle 11:32

    Sì, mi convincete per la lunghezza; però mi convincete solo se lo prendo come dramma “da leggere”, dove io lettore posso fermarmi su ogni invenzione (e ce ne sono tante, in quel testo, e alcune veramente divertenti) e posso poi ripassarci su e tornarci e ri-godermi il tutto; se invece lo prendo per ciò che è – un dramma da portare sopra un palco – secondo me le cose cambiano. Ora, ho visto due lavori di Novarina; il primo, “L’animale del tempo”, esaltante, sia come testualità che come bravura dell’attore (Roberto Herlitzka); il secondo, in realtà solo sentito alla radio, alcuni frammenti da “Lo spazio furioso” letti da Sandro Lombardi … In questo secondo caso il testo si perdeva in un corpo senza energia, pareva leggesse un testo qualsiasi e non le esplosioni materiche di Novarina. Voglio dire questo: la scrittura di Novarina è – come lui stesso dice – “per gli attori”; ogni sua “acrobazia” linguistica presuppone una esaltazione vocale, dove ciò che ha pregnanza non è la “vicenda” o una “morale”, ma proprio il corpo che si staglia, sulla scena, al di là di ogni limite o convenzione. Il tipo di “enumerazione” proposto nel testo tradotto da Raos è presente direi in tutti i testi di Novarina, mai però in forma così eccessiva, così “lunga” … Ed è qui la mia perplessità: trattandosi di dramma, dunque di materia da trasformare i ritmi cadenzati da una voce, credo che neanche Carmelo Bene sarebbe stato in grado di “ballare quella danza”, e proprio perché è troppo esagerato rispetto al suo naturale luogo di appartenenza … Se lo prendo come oggetto con cui confrontarmi alla lettura, tout se tient … Se invece lo prendo, ripeto, per ciò che è, mi pare che solo la grandezza di un attore anti-economico potrebbe rendere nel modo dovuto – e dunque non “noioso” – quel testo … Tutto qui …

  12. wovoka il 14 dicembre 2005 alle 11:57

    Quel lungo codazzo è davvero un cosmo: c’era un nome che mi piaceva e non sono stato capace di ritrovarlo per dirvelo. Mi ricorda certe opere di Kiki Smith. Che Civiltà, signori, questa nostra! Thumbs up!

  13. Andrea Raos il 14 dicembre 2005 alle 12:08

    ng,
    per caso sai chi è/sono il/i traduttore/i italiano/i? Sbirciare il lavoro altrui: tutti i traduttori lo fanno, pochi lo ammettono… Sarei davvero curioso di vedere come hanno risolto certe cose (le stesse “antitecniche” attraversano, se non erro, tutta l’opera di Novarina).

    Mettere in scena un testo del genere, in effetti, sembra un’operazione talmente folle che sarebbe bello se, un giorno o l’altro, qualcuno ci provasse…

    Grazie,

    p.s. a me, una di quelle che fanno più ridere è “il ballerino fisso”. Ma è vero che ce ne sono parecchie (parlo dell’originale, non della mia resa italiana).

  14. tashtego il 14 dicembre 2005 alle 13:02

    Mi è sembrato bellissimo.
    L’ho percepito anch’io come un cosmo, come una serie infinita di possibili tracce umane, fonemi dove ho letto generazioni e generazioni di individui di cui ci resta solo il nome, gente dalle attitudini misteriose, talvolta comiche o prodigiose, vicende ormai perse.
    Bello: ma perché sono tutti maschi?
    O quasi?

  15. ng il 14 dicembre 2005 alle 13:29

    Caro Andrea, i libri che posseggo di Novarina sono tutti tradotti da Gioia Costa (ha anche tradotto Alain Badiou et ultra) … La Costa è una stretta collaboratrice di Novarina, di cui ha curato proprio la messa in scena de “L’animale del tempo”, testo di totale deriva del senso, tuttavia capace di non negarlo tuot court, ma di aprirne improvvisi squarci, sempre inaspettati … Io, poi, trovo grandiosi anche i suoi testi “teorici”: mi ricordano i testi che Emilio Villa dedicava a pittori o sculturi: fuori riga, eccessivi, con invenzioni metaforiche efficacissime per entrare dentro il pensiero … Riguardando velocemente i testi che posseggo, noto come le “enumerazioni” siano di solito il finale; nel corpo del testo ci sono, ma è come se le bloccasse, per farle poi esplodere furiosamente al termine di tutto, come se la fine del linguaggio servo del significato sia il fine della sua scrittura …

  16. francesco forlani il 14 dicembre 2005 alle 15:34

    Andrea leggo solo ora la tua traduzione. éblouissante

    effeffe

  17. andrea inglese il 14 dicembre 2005 alle 18:32

    pensavo di alzarmi, il 25, impugnando la faraona, mentre lo zio sta palpando la figlia della sorella, e il nonno tira calci a vuoto al gatto già morto sotto il tavolo, e la madre rievoca la vita da sfollati durante la guerra, e l’ultimo nipotino si picchia sulla fronte il gameboy, pensavo di alzarmi e dire la poesia di natale: prima B. Noel, per solleticare l’acquolina in bocca, e poi la denominazione-Novarina, per infilare il boccone, che ne dici raos, puo’ andare come “prima” dei debuttanti?

  18. Andrea Raos il 14 dicembre 2005 alle 18:40

    a Tashtego: la (relativa) scarsità di donne in effetti l’avevo notata anch’io. Non ho risposte, ovviamente.

    a ng: grazie (ma sei quello del libro-akusma?). Certo che una che traduce Novarina E Badiou dev’essere MOLTO più brava di me!

    a Francé: grazie topolino.

    a Inglé: buona così. Io porto la faraona e il gameboy di mio nipote, tu prepara la tua gattaccia-pruscia, ma già imbalsamata, una buona volta, non come quella del Natale scorso che l’ho dovuta scuoiare a mozzicate.

  19. ng il 14 dicembre 2005 alle 20:02

    per andrea raos:

    ebbene sì, maledetto Carter! m’hai beccato anche stavolta … sono proprio una delle tante facce di S. Moulinsky, e partecipai, sì, ad àkusma, ma è talmente tanto tempo fa che mi sembra di essere un altro (non foss’altro perché ora ho tre figli, dico tre) … Rivendico tutto, e più di tutto questo: “il teatro agisce sempre e forte sui cervelli, scuote o perpetua il sistema dominante. Voglio che lì cambino le mie percezioni. La fine del sistema è urgente. E’ urgente! E’ urgente mettervi fine, avviare il crollo del sistema di riproduzione corrente!” (V. Novarina, “Lettera agli attori”).

  20. wovoka il 15 dicembre 2005 alle 09:02

    So che non le dovrei dire queste cose, che così mi rendo soltanto antipatico e mi autoescludo. Io però penso davvero che questo “finale di dramma” rappresenti un bell’esempio di “violenza simbolica”: una quintessenza di arbitrarietà sbattuta in faccia senza un minimo di inquadramento, di istruzioni per l’uso. E’ proprio la mancanza di istruzioni per l’uso, la precisa volontà di non delimitare un contesto o di predisporre all’accoglimento, di fingere – per una sorta di futile vanità – una valenza assoluta e universale in queste manovre testuali, che rappresenta la violenza insita in una certa “cultura”. E lo si vede bene dal come ciascuno ha cercato di schivare questa violenza, assumendo la posa di capire il senso della “provocazione” avanguardistica, dimostrandosi così persona acculturata, aggiornata, integrata nel giro, ammiccando alla lontana a sensi e fascinazioni che si vogliono far credere “condivisi” ma che è bene lasciare sempre a prudente distanza. Mi impressiona molto l’astrattezza dei messaggi di “acknowledgement” che ci si è scambiati in questa orribile pantomima, e mi chiedo come una così appassionata frequentazione del delirio possa poi trasformarsi improvvisamente, con un’agile capriola, in competenza “ragionevole” sui temi politici, economici e sociali. Nulla di personale, beninteso, specialmente contro quelle che sembrano proprio delle magnifiche persone. Che però ritengo installate troppo comodamente in meccanismi che non danno alcun segno di comprendere, pur con tutte le loro raffinatissime antenne. Mi sembra tutto profondamente inutile.

  21. volodja il 15 dicembre 2005 alle 11:20

    Caro Wovoka, permettimi di dirti ciò:
    1. Hai ragione: tutto è profondamente inutile … Lo è l’arte, la poesia, la letteratura, lo è il tuo commento e tutti i precedenti, così come è inutile ogni finale di dramma e il dramma stesso … Ed è tutto inutile almeno da quando Rimbaud si esaltò nel programma di “cambiare la vita” prima della poesia … Però, scusa, se ti dà cruccio questa inutilità esibita, lascia perdere, dimenticala; oppure, se proprio vuoi starci nei pressi, chiedi al ’77 se non sai come si fa …

    2. Il tuo commento ha delle contraddizioni logiche molto evidenti: proprio perché tutto è così dannatamente inutile, ogni “arbitrarietà” è permessa, ed è dunque senza senso prendersela; d’altra parte: ogni licenza in arte, secondo il noto slogan di Breton-Trotskij … O forse dovremmo bruciare il “Finnegans Wake” di Joyce? …

    3. La “frequentazione del delirio” è uno splendido programma per un’arte che si voglia in contro-tendenza rispetto all’intrattenimento odierno; dirò di più: come bene dimostra il caso di Artaud, il delirio è capace di scovare verità scomode sotto i veli della mediocrità, assumendo dunque un ruolo eminemente politico … Non si tratta di “agile capriola”, ma di teoria facilmente verificabile; se vorrai approfondire la questione ti consiglio la lettura dell’illuminante “La logica del delirio” di Remo Bodei …

    4. Non c’è niente da comprendere, davvero, è tutto così chiaro: c’è chi si perde nel meccanismo e chi nel meccanismo vive. Il primo, con fare delirante e con una certa dose di “violenza simbolica”, cerca una via d’uscita; il secondo si pasce nel proprio discorso, attestandosi nella supremazia d’una scrittura lineare, dove tutto è immediatamente percepibile (ah! le “istruzioni per l’uso”!). Il terrore avanguardistico del primo è legittimo quanto il richiamo all’ordine del secondo; se vuoi fare classifiche, fallo pure … Divertiti, almeno …

    PS: non esiste alcun “giro” cui integrarsi: niente da difendere, niente da conquistare … Bevo, in barba a chi spariglia tutto a colpi di morale! Prosit!

    PS2: “orribile pantomima” è un termine che usa Beckett per spiegare alcuni suoi deliranti monologhi …

    Volodja

  22. wovoka il 15 dicembre 2005 alle 11:50

    Caro Volodja,
    intanto grazie della risposta. Non ne capitano molte. Raccolgo gli utili riferimenti che mi hai dato e mi concentro su ciò che mi pare l’essenziale:

    > 2. Il tuo commento ha delle contraddizioni logiche molto evidenti: proprio perché tutto è così dannatamente inutile, ogni “arbitrarietà” è permessa, ed è dunque senza senso prendersela;

    Ma anche tu ti contraddici!!! Stai usando contro di me l’arma della logica dopo averla disinnescata nei tuoi confronti. Si sa bene che da una premessa falsa può conseguire logicamente qualunque cosa (del tipo “se tu sei Napoleone allora io sono Gesù Cristo”) e quindi un delirio arbitrario può essere commentato in maniera altrettanto arbitraria e delirante. Abbiamo forse stretto alcun patto? Mi sono forse vincolato alla serietà? Come fai a presupporre che la mia non fosse soltanto un’ironica messa in scena di un “richiamo all’ordine”? Come fai a presupporre che io non mi stia profondamente divertendo, simulando questo dolore? Rieccoci dunque al “copyright” del delirio.

    E’ chiaro come il sole che aldilà di questo delirio, ritenuto la mossa finale della modernità, non si vuole proprio andare. E’ altrettanto chiaro che si vuole mantenere l’asimmetria tra i sacerdoti del delirio – come voi parigini della segale cornuta, autorizzati a maneggiarlo – ed i fedeli chiamati all’adoremus, confinati nel prosaico e nel vecchio buon senso contadino. E’ chiaro anche quali piccoli adattamenti sociali favorisca tutto ciò. Ed è chiara anche la totale sterilità e marginalità di questa furbesca abdicazione della ragione.
    Lasciatela pure, la ragione, ai dominanti che sotto sotto vi foraggiano. Ne faranno, ne stanno facendo, un ottimo uso. Però voi divertitevi, mi raccomando. Ogni tanto commuovetevi, e poi tornate a divertirvi. E così che funziona.

  23. andrea inglese il 15 dicembre 2005 alle 12:12

    ciao nevio! è un piacere risentirti

  24. francesco forlani il 15 dicembre 2005 alle 13:07

    se l’iglesia e il raos sono d’accordo (e lo saranno) a questo punto è d’obbligo una visita del wowoka nei nostri quartieri.
    effeffe in total spleen

  25. wovoka il 15 dicembre 2005 alle 13:44

    don’t be afraid, dear ff. voglio solo provare a farvi torcere ancora un po’ di filo prima di lasciarvi in pace. non vi romperò per sempre. provo a dare un ultimo giro di torchio. e poi basta.

  26. Andrea Raos il 15 dicembre 2005 alle 14:12

    Un minuto di rispettoso silenzio per Stanislao Moulinsky, eroica spia travestita da attaccapanni (e felicitazioni a Nevio per i bambini!).

    Wovoka, vorrei risponderti, ma ci sono troppe cose che non capisco (sono lento, abbi pazienza).

    1. Di chi è la “violenza simbolica”? Di Novarina nel suo testo? Mia nel postarlo in questo modo, contro quelli che “non sono del giro” (me lo farebbero pensare i tuoi riferimenti al gruppetto di introdotti che annuiscono)? Le due cose insieme?

    2. “mi chiedo come una così appassionata frequentazione del delirio possa poi trasformarsi improvvisamente, con un’agile capriola, in competenza “ragionevole” sui temi politici, economici e sociali.”
    Ancora una volta, se è a me che alludi (ho pensato al mio pezzo “Sui roghi”, ma magari hai in mente qualcun altro), dov’è il problema?

    3. “aldilà di questo delirio, ritenuto la mossa finale della modernità, non si vuole proprio andare”. Mai detto né pensato nulla di simile. “Ritenuto” da chi?

    4. “si vuole mantenere l’asimmetria tra i sacerdoti del delirio (…)”. Ma cosa vai dicendo? Traduco un testo, lo presento, lo espongo alla critica (compresa la tua, benvenutissima), e questo sarebbe alimentare asimmetrie?

    5. “E’ chiaro anche quali piccoli adattamenti sociali favorisca tutto ciò.” Per me non è chiaro per niente. Me lo spiegheresti per favore?

    6. “Lasciatela pure, la ragione, ai dominanti che sotto sotto vi foraggiano.” “Sotto sotto” un accidenti: sono funzionario statale (1800 al mese, più o meno); scrivo con un computer datomi dall’università per cui lavoro; fra poco, questa stessa mi finanzierà un viaggio in un paese molto lontano. Ciononostante non passo il mio tempo a lodare l’esistente in rime baciate (cosa vuoi, la coscienza, ognuno se la mette a posto come può).

    Se pensi che questo brano di Novarina non sia a suo modo del tutto ragionevole, che la “lingua comune” non sia puro delirio, sei molto lontano dal nucleo, credo.

    Molto lontano anche dal poter usare con profitto, se credi, una sintassi regolare (se solo di scrittura vuoi parlare).

  27. wovoka il 15 dicembre 2005 alle 15:55

    Risponderò dettagliatamente ai tuoi punti. Ti anticipo però che i miei intendimenti sono sempre generali, mai personali – e come si potrebbe mai personalizzare, con questo mezzo? Io non ti conosco, né posso farlo davvero. Io animo il burattino Wovoka, gli faccio dire certe cose per vedere se altri sono capaci di ricacciargliele in gola (e tanto più lo sanno fare tanto più posso imparare qualcosa). Gli altri diano vita ai personaggi che ritengono più adatti ai propri scopi cognitivi. Si prende spunto e si sviluppa, tutto qui. Non considero questo spazio dei commenti diverso da quello che si riserva a Novarina (dovrei?) mi prendo la stessa licenza d’indagare, di sbraitare, delirare, paranoidare (non dovrei?). Quindi nessun conto in tasche reali, nessun colpo alla faccia, soltanto astrazioni: l’artista, il letterato, l’intellettuale, lo spettatore, il dominante, il dominato, la ragione, la follia, la scienza, i metodi, i protocolli ecc. Davvero strano, anzi indicativo, che nello spazio commenti di un thread nato sotto la tutela dell’assurdo, il tono debba subito farsi serio. Comunque ci sentiamo tra un po’…

  28. emma il 15 dicembre 2005 alle 16:47

    “lo si vede bene dal come ciascuno ha cercato di schivare questa violenza, assumendo la posa di capire il senso della “provocazione” avanguardistica, dimostrandosi così persona acculturata, aggiornata, integrata nel giro, ammiccando alla lontana a sensi e fascinazioni che si vogliono far credere “condivisi” ma che è bene lasciare sempre a prudente distanza…”

    Wovoka, ti leggo sempre con interesse e insieme con persistente stupore (e mi va bene così, sia chiaro).
    A chi ti riferisci?
    A tutti quelli che hanno detto qualcosa del testo?
    Gente che ha raccontato balle? Ha recitato?
    E per che cosa, di grazia?
    Sul fatto che un testo del genere non sia “popolare” non ci piove. Già affrontarlo con la semplice lettura richiede fatica e disciplina. Non si può leggerlo una volta sola. La prima volta a me ha dato quasi fastidio. Ma credo sia uno degli obiettivi, quello di dare fastidio.
    Se si supera l’impatto poi va meglio. Non è certo un testo bello, è un testo strano, provocatorio, paradossale. Ma quella cerimonia degli addii, quell’appendice chilometrica potenzialmente infinita me la ricorderò a lungo.
    Cosa ci ho guadagnato?
    Niente. Qui sta la cosa davvero divertente.
    Tu dici: “Mi sembra tutto profondamente inutile”. E allora?
    Di testi utili e per bene ne leggo ogni giorno.
    Nella vita quotidiana so che il buon senso è necessario. Non lo disprezzo affatto e ricorro anche alle “istruzioni per l’uso”. Ma ho l’impressione che il buon senso diventi migliore se si frequenta anche ciò che si pone al di fuori da ogni ragionevolezza e dal senso comune.
    Sono manipolata, dominata, in posizione subalterna?
    Può darsi. Tu sei più libero?
    E allora perché il tuo primo giudizio è stato di apprezzamento?

  29. wovoka il 15 dicembre 2005 alle 17:16

    Emma, non siamo obbligati a vedere una cosa da un unico punto di vista, e neppure alla coerenza. Qualcosa mi era piaciuto, qualcos’altro mi infastidiva. Prima ho espresso l’uno, poi l’altro. Ambivalenza. Io non sono affatto più libero, direi che “non sono”.

    E vengo ad Andrea: volevo toccare tutti i punti, ma in molti casi si trattava soltanto di risolvere la confusione tra il piano astratto e quello personale. Secondo me, se mi rileggi con maggior distacco certe cose le capisci, – cazzo, sai capire Novarina! – quindi non sto a parafrasartele. Riprendo solo alcuni punti:

    > 1. Di chi è la “violenza simbolica”? [..] Le due cose insieme?

    Si. Le caratteristiche del testo scelto, combinate al suo venire presentato privo di contesto – come un arrogantissimo ready-made duchampiano – è per me una esemplificazione di violenza simbolica. Giudizio soggettivo, s’intende.

    > Traduco un testo, lo presento, lo espongo alla critica (compresa la tua, benvenutissima), e questo sarebbe alimentare asimmetrie?

    Qui c’è una grossa confusione di livelli. La tua mossa era legittima, in questo contesto, e la mia pure – almeno se devo credere a ciò che hai scritto tra parentesi. Questo non viene per nulla intaccato dalla circostanza che io ci veda della violenza simbolica – che per me rappresenta l’occasione di parlare di qualcosa d’interessante, stiamo dentro la sand-box.

    > 2. “mi chiedo come una così appassionata frequentazione del delirio possa poi trasformarsi improvvisamente, con un’agile capriola, in competenza “ragionevole” sui temi politici, economici e sociali.”
    Ancora una volta, se è a me che alludi (ho pensato al mio pezzo “Sui roghi”, ma magari hai in mente qualcun altro), dov’è il problema?

    Mi riferivo a tutto il tema del “impegno” che è fiorito nel contesto dei blog letterari e come in essi venisse dato per scontato un trasferimento automatico d’autorità privo di qualsiasi principio di pertinenza. Mi riferivo alla mancanza persino del sospetto che un qualche principio del genere andrebbe esplicitato, almeno quando si tratta di “res publicae”.

    > 6. Ciononostante non passo il mio tempo a lodare l’esistente in rime baciate (cosa vuoi, la coscienza, ognuno se la mette a posto come può). [..] Se pensi che questo brano di Novarina non sia a suo modo del tutto ragionevole, che la “lingua comune” non sia puro delirio, sei molto lontano dal nucleo, credo.

    Astraendo ancora e sempre dal personale, per me certi sragionamenti sono equivalenti alle rime baciate, quanto a pericolosità sociale o potere emancipativo. Ma se la lingua comune è davvero “puro delirio”, allora è ovvio che c’è ben poco da emancipare, e tutto si riduce ad una reciproca frode, e dunque che vinca il peggiore! Ma il fatto stesso che perdi tempo a rispondermi sconfessa un poco questo assunto.

    > [sei] Molto lontano anche dal poter usare con profitto, se credi, una sintassi regolare (se solo di scrittura vuoi parlare).

    Mhm, questa sembrerebbe una semplice insolenza. Ma probabilmente hai ragione, solo mi piacerebbe capire a che genere di profitto ti riferivi. Anzi indicami, se puoi, qual’è il nucleo.

  30. emma il 15 dicembre 2005 alle 21:14

    “Emma, non siamo obbligati a vedere una cosa da un unico punto di vista, e neppure alla coerenza”.

    Beh Wovoka, un po’ sì però.
    Ma – se non capisco male – questa affermazione è (anche) parte della tua idea di rete. Quindi conflitto e dissonanza come molle che ingenerano tensioni cognitive e “apprendimento”?
    Certo, se le cose stanno a questo modo, sarebbe corretto dire all’interlocutore: “Guarda, ti sto provocando. Ma (anche) perché la tua reazione di provocato mi torna utile”.
    Svelare il segreto potrebbe tuttavia essere controproducente, potrebbe ridurre l’efficacia del metodo. È così?
    Ma se è così, se la dissonanza cognitiva costringe all’apprendimento, perché chiedere “istruzioni per l’uso” ad introduzione del testo di Novarina?

  31. wovoka il 15 dicembre 2005 alle 21:51

    Certo, hai capito bene, Emma, e d’altra parte non mi illudo che questo possa essere fatto in maniera pulita: chi va al mulino s’infarina, un poco bisogna rompere, e magari perdere periodicamente, in un bel potlatch, tutto l’eventuale “credito” accumulato. In questo thread, ho provato ad aumentare la tensione quando mi era parso che i commenti si fossero ormai adagiati nei convenevoli finali. Allora mi sono posizionato laddove mi sembrava possibile creare un po’ di dialettica, e poi a fare l’artista disartato (il corrispondente del prete spretato) non devo neppure mentire, io penso davvero che tutti questi “trickster” avanguardistici, tutti questi figliuoli di Duchamp, tutti questi finti Artaud, siano in buona sostanza degli imbroglioni – ma questa è solo una mia intuizione “mistica”. Vorrei che i Volodja si moltiplicassero e diventassero molto più cattivi, rimanendo però intelligenti, che mordessero l’essenziale, me lo ritorcessero contro. E poi c’è anche che talvolta mi svacco, come uno studente che tanto ormai sa di essere bocciato.

  32. wovoka il 15 dicembre 2005 alle 22:05

    Aspetto Emma, che completo la risposta. Chiedere le istruzioni non è così innocente: costringe ad esplicitare l’implicito su cui si basa il potere simbolico. Costringe a chiedersi se l’atteggiamento da discepoli automaticamente assunto nei confronti di quel testo sia mai stato concordato, e sulla base di che cosa.
    C’è su Golem un interessante articolo di Massimo Leone, “Il gesto retorico -ossimori, mistica e politica” vagamente pertinente con questo contesto. Solo per fornirti il sapore delle cose che vado, a tentoni, inseguendo, ne stacco un frammento:
    ===
    A questo tipo di persuasione è necessario reagire con una strategia assai semplice. Come Eco ha brillantemente messo in luce (Eco 1997, 20-24), a partire dallo pseudo-Dionigi (che è indubbiamente il protagonista di questo articolo) si è ascritta ai poeti ed ai mistici la capacità di rappresentare l’ineffabile, spesso proprio attraverso l’ossimoro (che Eco definisce affermazione di una “compresenza di contrari”). Eco però giustamente sostiene che i poeti imitano l’essere, ma non possono logicamente ricostruirlo. Possiamo enunciare una “serena indignazione”, ma non possiamo rappresentarla, né darne una descrizione, perché l’ossimoro vive nelle pieghe ambigue del linguaggio verbale, ma non ha un corrispettivo nella realtà.
    La strategia contro la persuasione mistica cara a molta politica contemporanea è dunque la seguente: se qualcuno ci invita a credere a una coincidentia oppositorum, ce la deve prima spiegare. Ci deve spiegare, per filo e per segno, come gli interessi dell’imprenditore saranno soddisfatti al pari degli interessi dell’operaio, e in che modo il povero e il ricco, il giovane e il vecchio, il lupo e l’agnello, vivranno in pace insieme sotto lo stesso albero di fico.
    Molti ossimori di propaganda cadrebbero di fronte alla magica domanda: “in che modo?”. C’è, infatti, una differenza tra enunciazione verbale e costruzione logica. Possiamo affermare che, dopo la vittoria elettorale, il mondo sarà un quadrato rotondo, ma non possiamo darne una spiegazione logica, né possiamo disegnarlo.

  33. wovoka il 15 dicembre 2005 alle 22:06

    E.C.: Aspetta, non aspetto.

  34. sandro p. il 15 dicembre 2005 alle 23:00

    Finalmente abbiano il nostro Santo! A dispetto di un mondo di “imbroglioni”, noi, e dico noi che ci rompiamo la schiena cercando sincerità non infarinata da pseudo-avanguardismi, ecco, noi così diversi dai “figlioli di Duchamp”- che sono poi, tanto per capirci, figli di buona donna – ecco, noi abbiamo finalmente scovato l’unico, il superbo, il magico Santo, coLui che bene ci illustrerà, nei secoli avvenire, la strada. Lui non delira, questo no; Lui cita Eco, e questo gli dà medaglie da mostrare. Lui ha in uggia ogni ontologia sperimentale, odia le finzioni d’un Novarina qualsiasi, ma in particolare ha dichiarato guerra santa contro i suoi “discepoli”, quei selvaggi ammiratori di scritture senza “istruzioni per l’uso”, così complicate, e proprio perché complicate, serve della degenerazione attuale. Lui, insomma, quando la conversazione si fa troppo amichevole, arriva e rompe le uova nel paniere: per tenerci vigili, mica per altro! Non sia mai che qualcuno concordi su qualcosa! Ogni suo commento è un libro di filosofia. Ogni sua apparizione è il compimento perfetto della Fede nella Ragione (ops! scusate la contraddizione in termini, ma l’è che Lui, davvero, crede fermamente nella ragione-che-ragiona-come-dice-lui). E chi non capisce tutto ciò sappia che, in fondo, sta rifiutando di fare i conti col se stesso più intimo, là dove la fretta di apparire in questo commentario (o lebbrosario, non so), gli impedisce di cogliere l’essenza, la vera essenza della sterilità discorsiva. Vi sfugge il senso di tutto ciò? Anche a me; ma non sono qui per questo … Volevo solo interloquire con Lui. Egli è l’Eterno. È la Verità. Egli non imbroglia: è ciò che è …

  35. emma il 15 dicembre 2005 alle 23:22

    @Wovoka

    Sui discepoli
    Io ci vedo un atteggiamento da lettori, che non è immediatamente identificabile con l’atteggiamento dei discepoli. In un blog il lettore può decidere più che in altri contesti, può diventare discepolo o no, può – se lo preferisci – fingere di diventarlo o no.

    Sugli ossimori
    Non mi sembra ci siano esempi molto felici nell’articolo.
    Una “serena indignazione” è dura da digerire, ma non la vedo proprio impossibile. Magari esiste qualche ritratto (è materia tua) che potrebbe aiutare.
    Mettere insieme povero e ricco è difficile, ma molti strumenti socialdemocratici sono andati – in buona fede o no, ma concretamente – in quella direzione (politica dei redditi, stato sociale…).
    Un quadrato rotondo per la geometria euclidea mi sembra un assurdo, più che un ossiloro.
    In generale, Eco o non Eco, non mi pare che l’ossimoro rappresenti solo l’ineffabile. E il principio di contraddizione costituisce tuttora un utile strumento di lettura della realtà (soprattutto della realtà sociale).
    In campo artistico (non solo poetico) credo che togliersi l’ossimoro sia togliersi un bel po’ d’aria.

  36. wovoka il 16 dicembre 2005 alle 09:38

    [abstract mode on]
    [paranoid mode on]
    Bisogna essere ancora più espliciti, sebbene si giochi a carte scoperte: questi artisti-scrittori-intellettuali sono nei riguardi dell’abominevole pubblico-popolo, quello che è la muleta nelle mani del matador, costruiscono continuamente il finto obiettivo che porta allo sfinimento, e alla rassegnazione pronta al colpo di spada (tanto il destino è già scritto, tanto è tutto un delirio privo di senso, tanto…).
    Così, mentre ti attizzano verso questa o quell’altra manifestazione superficiale d’ingiustizia (le banderillas per cavarti un po’ di sangue per strada) si guardano bene dall’erodere le basi stesse della loro posizione, cioè le basi del loro dominio simbolico, ovvero quelle della loro, per quanto relativa, “rarità”, un’aspra necessità che impone loro di affannarsi a distinguere nettamente gli ambiti della “divulgazione” da quelli dell’ “elaborazione”. Il riflesso condizionato è ovunque questo: da questa parte gli autori e le relative “licenze”, dall’altra il pubblico (si contenti di non essere pagante, per ora) e la buona volontà culturale. Internet proprio a questo snodo sta pian piano allentando i bulloni, nonostante i continui tentativi di rinserrarli: questo toglie i commenti dal proprio blog, l’altro rimarca continuamente di presentarsi qui in versione “light”: “non son cose queste che si possano affrontare in questo spazio”. Pfui, se non il ventre non fosse così molle lo farebbero. Saltato lo snodo, e salterà, ci potrebbero essere delle interessanti novità.
    [paranoid mode off]
    Parlavo di trasferimenti automatici d’autorità, cioè di carisma. Stiamo troppo sul vago? Prendiamo Novarina allora. Le sue opere pittoriche – dimensioni a parte (solo i veri artisti sono esenti dai problemi di stoccaggio dell’invenduto) – sono assolutamente simili a migliaia e migliaia d’altre realizzate nel globo sotto gli stessi presupposti teorici: nessun talento specifico, ma “sfogo” liberatorio, pieno solo di quelle infinite allusioni che il caos debolmente rimaneggiato ti fornisce pressoché gratis, e sono davvero alla portata di tutti. Ve lo dico da artista, credetemi. Oppure c’è qui qualche critico che può esemplificarmi uno sguardo più appropriato?
    Ma in virtù di che cosa quelle – e non altre – riceveranno i “crismi” della cultura. In virtù di che cosa le sbronze, le orgie o i deliri di questo, e non di questi altri, verranno eternati nelle nostre narrative culturali?
    Non si tratta di un tema interessante?
    [abstract mode off]

  37. wovoka il 16 dicembre 2005 alle 09:59

    @sandro p.
    Interessante epifania, ma non esageriamo: non una delle idee che rimescolo è originale. Quando le metterò in bella, saranno provviste di note e riferimenti. Sono solo un bricoleur.

  38. wovoka il 16 dicembre 2005 alle 11:48

    @emma

    > In generale, Eco o non Eco, non mi pare che l’ossimoro rappresenti solo l’ineffabile. E il principio di contraddizione costituisce tuttora un utile strumento di lettura della realtà (soprattutto della realtà sociale).
    In campo artistico (non solo poetico) credo che togliersi l’ossimoro sia togliersi un bel po’ d’aria.

    Qui c’è un punto essenziale, Emma. Eco si riferisce alla parte semiotica della faccenda, ovvero quella riconducibile, per quanto faticolamente, ad un tessuto di codici ed enciclopedie in linea di principio esplicitabili, negoziabili, aperti alla ragione.

    Tu ti riferisci invece alla dimensione estetica, o se vuoi “simbolica” in senso forte, junghiano, ovvero ineffabile, forse archetipica, immanente o trascendente che sia, ma comunque corporea, mistica, proprio quella che attira tanto i sacerdoti di ogni risma.

    Vi è un esile discrimine politico che passa proprio per questi eterei paesaggi.

    Però non capisco… non è forse stato Duchamp a decretare la fine dell’arte e dell’artista? Non l’hanno ripetuto anche Ad Reinhardt e tanti altri? Perché tanti stupori? Cos’ho detto? Comunque Sandro ha intuito bene, voglio un posto nel Pantheon, possibilmente vicino a San Joseph di Beuys. Solo nell’Enciclopedia Galattica versione DeLuxe si troverà scritto (in una minuscola nota a piè di pagina, con font “Enron belzebub”):

    WOVOKA was the program that simulated a paranoiac. The experiment was conducted with three groups of psychiatric doctors all trying to establish whether a conversation they had just had was a real patient or WOVOKA. WOVOKA was also programmed with two states of paranoia, weakly paranoid and strongly paranoid. The experiment was also to test the ability of WOVOKA to react differently to aggressive and mild input.

  39. emma il 16 dicembre 2005 alle 16:06

    “Bisogna essere ancora più espliciti, sebbene si giochi a carte scoperte: questi artisti-scrittori-intellettuali sono nei riguardi dell’abominevole pubblico-popolo, quello che è la muleta nelle mani del matador, costruiscono continuamente il finto obiettivo che porta allo sfinimento, e alla rassegnazione pronta al colpo di spada (tanto il destino è già scritto, tanto è tutto un delirio privo di senso, tanto…).
    Così, mentre ti attizzano verso questa o quell’altra manifestazione superficiale d’ingiustizia (le banderillas per cavarti un po’ di sangue per strada) si guardano bene dall’erodere le basi stesse della loro posizione, cioè le basi del loro dominio simbolico, ovvero quelle della loro, per quanto relativa, “rarità”, un’aspra necessità che impone loro di affannarsi a distinguere nettamente gli ambiti della “divulgazione” da quelli dell’ “elaborazione”.
    Internet proprio a questo snodo sta pian piano allentando i bulloni, nonostante i continui tentativi di rinserrarli: questo toglie i commenti dal proprio blog, l’altro rimarca continuamente di presentarsi qui in versione “light”: “non son cose queste che si possano affrontare in questo spazio”. Pfui, se non il ventre non fosse così molle lo farebbero. Saltato lo snodo, e salterà, ci potrebbero essere delle interessanti novità…”

    Mah. Fatico a seguire. Non so se capisco.
    La rete come utopia democratica “realizzata”? Questa la vera fine dell’arte?
    O dell’autorità, o dell’asimmetria (sociale, culturale, ecc), o degli “imbroglioni”?
    La divisione del lavoro risolta dalla rete?
    Basterà connettersi?
    La rete libera come una libellula? Strumento puro e amichevole, senza padroni?
    E che tipo di discorso è, questo?
    Non siamo dalle parti del mito?

  40. wovoka il 16 dicembre 2005 alle 17:02

    Ti ringrazio molto Emma, di riuscire a farmi comprendere come il mio discorso si sfaldi nella mente altrui – segno che quella mia costruzione poggia su dei massi che se ne stanno sotto il pelo dell’acqua: saranno quei famosi “schemi introiettati” di cui parlava Carla Benedetti, che avrà sistemati un po’ a casaccio.
    Da parte mia, proprio nessuna utopia, soltanto che adesso vedo bene il carattere meccanico della cultura, e non sento più alcuno stimolo a difenderla: che vinca pure il peggiore. Davvero.

    Comunque ti pregherei di prendere tutto questo per finzione letteraria. Per me questo spazio è un libro magico che risponde. Chi ha mai avuto a disposizione un giocattolo così meraviglioso? Così voglio terminare come ho cominciato, con una elencazione di indizi:

    INDIZI 2

    La nostalgia dell’unità, ormai perduta per sempre, fra IL CORPO e la voce, la nostalgia per un senso della parola che torni ad essere originario ha spinto Novarina a CONDANNARE la comunicazione di tutto a tutte le ore e dappertutto. [..] Per Novarina lo scambio di informazioni indiscriminato funziona per contagio: ammala e vizia l’ascolto, inibisce il silenzio e il pensiero.

    L’ECCESSO e la PROLIFERAZIONE non soltanto verbale ma anche fisica, che Novarina dispiega nelle sue pagine, destituisce di senso l’ordine logico della scena, IMPONE l’invenzione di una nuova grammatica e capovolge le abitudini e le attese dello spettatore.

    [Eh cosa? ..spettatore? ..da quando?]

    Ogni essere, per nascere e venire al mondo, deve sopprimerne un altro, deve cercare di soddisfare il suo appetito vitale mangiando la vita di un altro. Non a caso, negli scritti di Novarina si trova frequentemente il verbo mangiare [..] le parole non sono serventi, non sono sottomesse unicamente al senso o alla logica. Infatti, quando nominiamo una cosa in una lingua non è detto che appaia la stessa cosa in un’altra lingua: chiamare una parola in un contesto linguistico può far emergere sulla pagina creature diverse quando il contesto cambia [..] Roland Barthes a un certo punto dice che “ciò che si perde nella trascrizione E’ SEMPLICEMENTE IL CORPO, perché la trascrizione e la traduzione sono forme di trasposizione che allontanano l’oggetto dal discorso che se ne fa.

    Il conflitto fra padroni e impiegati, che è lo specchio del conflitto fra personaggi, viene qui riflesso nel conflitto fra il regista e gli attori. Insomma, con Valère Novarina il teatro comincia ad essere messo in discussione dalla lingua: esiste una lingua CHE COMANDA e una lingua COMANDATA.

    Tutto ciò rivela non solo l’opposizione delle classi ma l’irrimediabile estraneità dei linguaggi, che rende impossibile ogni comunicazione.

    [eh, mi pareva..]

    “Essendo deciso a fare 2587 disegni in due giorni, ogni tanto scendevo nella sala in basso per disegnare, rapidissimamente, cinquanta fogli trovati sul tavolo, per poi tornare a esecuzioni più accurate nella sala espositiva dell’azione disegno. L’ultimo fu Adamo, apparso verso le quattro del mattino. Successivamente quei disegni, incorniciati, sono stati esposti in varie gallerie, a Parigi e in Francia.”

    IO: diceva bene quella signora:

    che noi si abbia un cazzo ed una figa.
    Non conta altro oltre a questo

  41. emma il 16 dicembre 2005 alle 18:59

    Gli INDIZI 2 sono qui:
    http://www.giardini.sm/gioia/saggi/novarina.htm

    [Quesiti:
    Citare senza indicare la “fonte” è indice di “creatività cognitiva” o un piccolo “imbroglio”?
    Perché l’IO come “fonte” compare e gli “altri” no?]

  42. wovoka il 16 dicembre 2005 alle 19:28

    Boh, Emma, mi pareva fosse evidente che non erano frasi mie altrimenti perché le avrei commentate in parentesi quadre? Indice di imbroglio o di stanchezza, fai tu, se devo dirla tutta non me fotte niente di Novarina, per me è un semplice incontinente, adoratevelo voi, a me IL SUO CORPO fa ribrezzo. Sia chiaro che CREDO fermamente, con tutto IL MIO CORPO, a tutto quando ho scritto. Ma SO anche che senza IL MIO CORPO, quanto ho scritto non è sufficiente ad alcunché. Dunque non me ne frega niente. Cosa cambia se ciò che credo è condiviso o meno? Dato che ci siamo, spiego anche il modesto scopo del mettere a “friggere” questi miei frammenti: devo comporre – totalmente controvoglia – un articolo per la pubblicazione in un’oscura rivista. Raccoglierò quindi questi frammenti, cotti o crudi che siano, e li guarnirò di note e citazioni, nessuno ne capirà nulla ma almeno so di essere inconfutabile, e quindi mi caverò d’impaccio, stando bene attento in futuro a non far più promesse del genere.
    Ciao e grazie.

  43. emma il 16 dicembre 2005 alle 19:46

    Wovoka, che non sono frasi tue si capisce.
    Ma perché non dire dove le hai prese?
    (Questa è un po’ una mia fissazione, lo riconosco).

    [Quindi ci hai “usato” più del solito…
    Qual è la rivista?]

  44. wovoka il 16 dicembre 2005 alle 19:50

    Scrivimi a wovoka@hotmail.it e te lo dico, che non si dica che vengo qui a farmi della pubblicità ;-)

  45. wovoka il 17 dicembre 2005 alle 08:29

    Bene, tiriamo le somme, che ne vale veramente la pena. Ringrazio gli amici che mi hanno scritto preoccupati della mia sanità mentale. Hanno intuito bene che la mia azione potesse essere specchio di una situazione reale di disagio (però temporaneo, e in fondo lo sfrutto cinicamente a scopi artistici) – ma li rassicuro: questo “esperimento” lo considero molto riuscito, e questo mi fa contento (la riuscita non ha ovviamente nulla a che vedere con la “reputazione” del personaggio Wovoka, o del suo corrispettivo all’anagrafe, che sacrifico volentieri) e molto di questo grazie alla partecipazione saltuaria ma seria (lo si deduce dalla cura con cui hanno scritto e immaginato) – e quindi simbolicamente importante – di personaggi come Volodja e Sandro p., e soprattutto della misericordiosa Emma, che ha spezzato il cerchio di un silenzio che voleva forse significare un interdetto. Non c’è niente da fare: le donne sono migliori, realmente più buone … beh forse … – mi viene adesso in mente come in gran parte delle tribù nordamericane le donne fossero anche delle efferate torturatrici e smembratrici di cadaveri [particolare orrendo dalle cronache dei Gesuiti sugli Uroni (ma confermate da molte altre fonti) tali torture a morte si applicavano tranquillamente anche ai bambini, nel caso fossero stati catturati assieme ai loro genitori. Che mondo! Altro che teatro della crudeltà!]. Dunque, sebbene non ci sia paragone tra l’impegno da me profuso e quello corrisposto dagli altri (un po’ deludente Andrea Raos, ma d’altronde ho pervertito totalmente l’uso della sua “offerta” e ne comprendo l’irritazione) direi che va bene così. Ma per completare il momento e salvare tutto il blocco (che poi rileggerò tra qualche mese per capire quanto fossi flippato – ciò che arriverà dopo di questo post lo considererò fuori tempo massimo) cerco di svuotare completamente l’ascesso, delirando ancora un pochino (ma questo non ha a che fare con quell’articolo, praticamente finito, ma bensì con la mia “vita d’artista” – non posso immaginare di starmene qui a invecchiare soltanto allo scopo di confrontare civilmente le mie “intermittenze del cuore” con le vostre sopra a dei pre-testi abbastanza gratuiti). E dunque…
    [abstract mode on]
    [slightly paranoid mode on]
    Dunque quel che ho fatto è stato opporre ad un incontenibile delirio legittimato (da un certo stuolo di adepti) – quello di Novarina, un mio proprio altrettanto incontenibile delirio, coniato per l’occasione e autolegittimato attraverso il ricorso ad una razionalità verificabile – per quanto tesa strumentalmente a neutralizzare l’Altro. Razionalità che gli adepti irritati non hanno peraltro saputo smontare.
    Questo ha permesso di enucleare abbastanza efficacemente la faccenda riconducendola ad uno scontro di CORPI, ovvero di quegli ammassi, grovigli sanguinolenti di “dispositivi a molla”, risposte condizionate, schemi introiettati, che è stato assemblato dentro di noi dalle rispettive traiettorie, ovvero dai diversi “tirocinii del senso e dell’immaginazione” che ci hanno condotto a due “estetiche” veramente diverse e irriducibili: ciò che per l’uno è bello, per l’altro è brutto, ciò che per l’uno è sublime, per l’altro è abominevole.
    In questo caso tipico, dunque, si cozzano due corpi, non due “razionalità”. Due macchine deleuziane ugualmente orgogliose e desideranti. Simmetriche. Poiché la differenza è innegabile, e nessuno vuole cedere, ovvero accettare la riduzione ontologica che l’Altro gli imporrebbe – si tratterebbe qui di ammettere che la traiettoria altrui è stata, accidentalmente, più fortunata (“baciata dagli dei”) e lo ha condotto ad un’umanità più ampia, completa e “ammirevole” – si tratterebbe quindi di autoassegnarsi una serie B ontologica – e dato che la ragione sarebbe soltanto un differente stile di delirio, e dunque impotente ad trovare un terreno di convivenza, l’esito appare scontato, almeno nel caso il mondo non risulti abbastanza grande da nascondersi reciprocamente alla vista.
    Questo esito è LA VIOLENZA, concreta o simbolica che sia, perché la stessa esistenza di un Altro davvero “incompatibile” (così come la semplice esistenza di un Papa in Roma ferisce a morte il vero fedele a la Mecca) implica una relativizzazione, un limite insopportabile al proprio sacro desiderio, sacro perché illimitato, che era poi proprio quel “maschio desiderio” di CANTARE PIU’ FORTE e di scoparsi così tutte le femmine del branco (in metafora e fuor di metafora – vero Jack Kerouac? [abstract mode off]Vero Arminio? Guarda un po’ a chi ti accosto! [abstract mode on]).
    L’altra via sarebbe quella di preservare un posticino alla ragione e di oggettivarsi almeno un pochino, almeno quanto basta per intuire come mai questo nostra personale “scala di valori”, griglia idiosincrasica di inclusioni ed esclusioni, di gusti e disgusti, piaccia proprio così tanto al nostro CORPO. Ci scopriremmo probabilmente dei motivi non proprio così “spirituali”, ma pur tuttavia legittimi, quale può essere l’opporsi ad una dominazione arbitraria, avvertita come ingiusta: perché a parità di tutti i noiosi criteri inter-soggettivabili che possono venire faticosamente negoziati, si dovrebbe lasciar decidere DELLA PROPRIA VITA ad un Giudizio Divino (la Società) che appare condizionato da quelle stesse arbitrarietà storiche che si incarnavano nei CORPI in lizza?
    Ovvero, perché mai uno dovrebbe partecipare ad un gioco truccato? Perché non dovrebbe girargli le spalle (ma per davvero, non nella speranza di venire un po’ blandito) oppure divertirsi a sabotarlo per gioco (facendolo così autenticamente “proprio”)?
    Io però a questo posticino della ragione ci credo ancora e quindi non mi affido realmente alla paranoia, sia essa in versione leggera o pesante. Per me è soltanto una forma di linguaggio che permette una certa stringatezza. Dunque prendo tutto questo come un appassionante esercizio creativo – per il quale non chiedo venia proprio a nessuno (Dio Cristo: ci troviamo sotto al busto in gesso di Novarina, che Raos ha sistemato nella sua bella nicchietta, sarà ben d’uopo imitarlo un po’, tanto lui mica risponde o s’incazza!) esercizio che mi aiuterà a determinare i miei investimenti libidici futuri, togliendo tempo ed attenzione ad attori o situazioni sterili o inadeguate e dirottandoli su investimenti più promettenti. Tutto in divenire, tutto rivedibile, senza drammi.
    Comunque, comunque …
    [strongly paranoid mode on]
    quando si giunge ad opporre il CORPO, signori miei, fumatori d’oppio dalla mente intorpidita che flirtano con la pazzia simulata di un istrione, si oppone l’ABISSO: una matassa ininterrotta di ascendenze filogenetiche che risalgono fino al primo batterio, fino alla prima macromolecola funzionante, altro che Adamo (ma pensi che noi non ci si accorga subito, oh Grande Novarina, che è sempre quello stesso tuo sacco di merda che ci ricompare davanti duemilacinquentoepassa volte?) – ogni CORPO rappresenta una sterminata schiera di squaletti VINCENTI, di cannibali, che sono sempre riusciti a riprodursi, nonostante tutto. Schiera sulla quale si innesta poi un singolo destino, in cerca di nuove vittorie o di vendetta o di oblio – ciascun secondo che è trascorso, nessuno escluso, di questo destino. Quindi questo CORPO è un abisso di volontà, di violenza, di MALE che presuppone la meticolosa identità del TUTTO QUANTO E’ ACCADUTO al TUTTO QUANTO DOVEVA ACCADERE – campi di concentramento e gulag compresi, in tutti i loro minimi dettagli – altrimenti sarebbero semplicemente degli altri CORPI a guatarsi in cagnesco qui, adesso.
    Il flirt dei poeti con il delirio di carta si interrompe subito, il sorriso si gela, si pietrifica sul viso quando si accorgono che a guatarli è un delirio vero, un delirio di carne. Quando intuiscono il cristallizzarsi paranoico che sta convergendo verso di loro, verso il loro CORPO INDIFESO (ogni corpo è in realtà indifeso in quanto chiunque può tirarci a tradimento un primo colpo fatale, se non è così stupido da metterci in preavviso) con gli occhi duri e irriducibili di chi comincia a vedere in loro il male metafisico da distruggere a qualsiasi costo. Ecco allora che da poeti vogliono ritornare uomini, vorrebbero poter interrompere il cristallizzarsi della follia – non più buona, adesso, non più liberatoria, non più di carta, e fare appello alla ragione, alle regole, ai codici, a quella noisosissima e castrante civilizzazione. CHIAMATE I CARABINIERI!!!
    [abstract mode off]
    Regredire è bello, è inebriante, ci fa differenti finalmente! Ma il problema è fermarsi. Ma allora, lo vedete alla fine, almeno un po’, almeno come piccolo sospetto, che Novarina è un falsario identico a noi? Che la sua “differenza” è solo un’automitologia che potremmo coltivare tutti, con un po’ più di palle, di complici e di facciatosta? E non vedete che quel Bernard natalizio, con quella sua trucida poesia che faceva vomitare il sensibile Tramutoli ed applaudire estasiato EffeEffe (entità a me incomprensibile) si stava in realtà DILETTANDO nell’immaginare il giusto guiderdone per i propri AVVERSARI (oh grazie di ricordarmi ancora! non ci speravo più!), FINGENDO di denunciare il carnaio del mondo – che non gli ha mai chiesto alcun parere e procederà spedito anche dopo la sua INSIGNIFICANTE (come tutte, come tutte) esistenza? Come lo so? Beh, certi particolari, certi compiacimenti (aspetta un po’, che cosa scrive questo? “requisitoria contro la violenza della guerra, ambientata in Algeria ed espressa attraverso l’allegoria della violenza erotica” … badate bene: “EROTICA”!!! ah ah ah e lo scrivono pure a chiare lettere! ma nessuno che le legga!) presuppongono sicuramente un complice interno, Jung lo chiamava l’Ombra ..
    [strongly paranoid mode off]

    Certo che è divertente, davvero (ma forse voi NON POTETE capire) . Adesso però devo prepararmi per un funerale.

  46. emma il 17 dicembre 2005 alle 10:55

    1. Wovoka, non credo affatto che le donne siano più buone. In un’ottica di guerra di tutti contro tutti – quale mi pare la tua, ma Novarina non mi sembra poi così distante, e neppure Noël, in fin dei conti – le donne sono solo più “deboli” fisicamente (qualcuno pensa anche intellettualmente ed emotivamente, vabbe’), e dunque sono delle “prede” ideali.

    2. Leggere con interesse Novarina non significa per forza porlo su un piedistallo o adorarlo.

    3. Chi non si ritrova del tutto nell’“homo homini lupus” non è necessariamente in malafede, né è necessariamente un povero mentecatto che si pone al di fuori dalla “realtà”.
    Le bestie umane sono complicate, prevedibili sì, ma non del tutto.
    E non credo sia solo questione di “spirito” che si illude di non sottomettersi alla “materia”.
    Può darsi semplicemente che la scienza ne sappia meno di quanto si vanta di sapere.

    4. Ci sono circostanze in cui il nostro abituale disagio va oltre, tende ad esplodere.
    Dev’essere una forma di resistenza, magari un istinto specifico della specie.
    Dunque qualcosa di necessario.

  47. kristian il 17 dicembre 2005 alle 16:30

    ho un esempio di ossimoro simbolico che fa proprio al caso: al funerale di mio padre, in chiesa, col feretro di fronte al nostro sguardo liquido, la famiglia disposta sulla prima panca, mia madre la più vicina al prete orante, a me che stavo dalla parte opposta mi si scucirono di netto i pantaloni della festa, tutto il culo, e non potei fare a meno di ridere e di confessarlo a mia sorella che mi stava accanto, e così via fino a mia madre, a cui mio fratello disse che io avevo detto a mia sorella che mio padre maledetto mi aveva messo a nudo. giuro che non avrei mai creduto di poter ridere al suo funerale.

  48. wovoka il 17 dicembre 2005 alle 18:45

    @emma
    sono d’accordo sui tuoi punti, che non vedo in reale contrasto con quanto ho scritto – o meglio con quanto intendevo scrivere.

    @kristian
    un bell’esempio :-)
    ma .. su tutto il resto? di carne al fuoco se ne è messa ..

    comunque si fa per dire, nessuno è obbligato. ovviamente.
    ciao

  49. wovoka il 17 dicembre 2005 alle 18:54

    ps per emma:
    per evitare l’interferenza di accorgimenti polemici che mi servivano soltanto da “pastura”, correggo quel mio primo riferimento alle reazioni dei lettori alla “violenza simbolica” della proposta, confessando che si tratta, con tutta evidenza, di una mia fantasia, o proiezione, su comportamenti altrui. In altre parole, dapprima mi sono applicato al testo di Novarina, e poi mi sono arrabbiato con me stesso per avere accettato la postura in cui tale testo mi costringeva. Su tale base ho impostato la mia accusa.
    La circostanza che tu possa trovare Novarina Noël e me non così distanti mi va benissimo, infatti io mi sono semplicemente preso le stesse licenze concesse loro ed ho cercato di approfondire il confronto con loro fino al suo limite apparente, ovvero il corpo.

    Ciao

  50. emma il 17 dicembre 2005 alle 22:57

    @Wovoka

    “La circostanza che tu possa trovare Novarina Noël e me non così distanti mi va benissimo…”

    Il ritenere utile strumento di lettura della realtà storica e sociale la teoria dell’“homo homini lupus” (lett. “l’uomo è un lupo per l’uomo”) non porta sempre e comunque alle stesse conclusioni.

    Dubito fortemente che Novarina e Noël possano sottoscrivere questa tua affermazione:
    “Quindi questo CORPO è un abisso di volontà, di violenza, di MALE che presuppone la meticolosa identità del TUTTO QUANTO E’ ACCADUTO al TUTTO QUANTO DOVEVA ACCADERE – campi di concentramento e gulag compresi, in tutti i loro minimi dettagli – altrimenti sarebbero semplicemente degli altri CORPI a guatarsi in cagnesco qui, adesso…”

    Credo che si giochi tutto su quel maiuscolo (“identità del TUTTO QUANTO E’ ACCADUTO al TUTTO QUANTO DOVEVA ACCADERE – campi di concentramento e gulag compresi”), dunque sull’orrore come destino inevitabile, non modificabile.
    No, delirio o meno, questo non te lo passerebbero.

  51. emma il 18 dicembre 2005 alle 08:01

    Io non ho avvertito “violenza simbolica” nel ritrovarmi il testo di Novarina senza istruzioni per l’uso.
    Mi sono limitata a pensare al coraggio che ha avuto Andrea Raos nel tradurre e postare un testo per niente ammiccante e ruffiano nei confronti del lettore.
    Un testo interessante, sì, ma sgradevole; e comunque per niente “bello” in senso estetizzante e “sentimentale”.
    Non sapevo nulla di Novarina. Averlo letto non mi ha cambiato la vita, tuttavia mi è parsa un’esperienza che valeva la pena di fare.
    Un post di questo tipo avrebbe potuto tranquillamente avere zero commenti (come ad es. il post “Poesia reale” che sta più sopra, anch’esso interessante ma scomodo).
    Oppure avrebbe potuto raccogliere sberleffi.
    Ha invece avuto molti commenti, e non banali.
    Forse ha “toccato” qualcosa, non ultima – certo – la tua furia incontenibile.

  52. emma il 18 dicembre 2005 alle 08:10

    Wovoka, fatico francamente a capire le costruzioni che ti fai sul ruolo, la psicologia e il “potere” dei “poeti”.
    Ho l’impressione che i “poeti” per te siano – a priori – una sorta di impero del male.
    Certe tue reazioni mi sembrano così eccessive da annullarsi da sé, da perdere ogni credibilità.
    Penso che gli “imbroglioni” siano presenti ovunque, e non identifico affatto il poeta con l’anima bella.
    Poeti che detengono potere ce ne sono, ma non stanno certo su N.I.
    In ogni caso il potere che ci può essere qui (innanzitutto la non eliminabile asimmetria tra chi posta e chi commenta [ma io non ho il *mito* di Internet, comunque non quanto te, e penso sia illusoria una comunicazione sempre e soltanto *orizzontale*, tra pari]) è piccola cosa, quisquilia.

  53. wovoka il 18 dicembre 2005 alle 09:32

    @emma

    Trovo molto utili le tue osservazioni, quindi voglio risponderti dettagliatamente.

    > “Credo che si giochi tutto su quel maiuscolo (“identità del TUTTO QUANTO E’ ACCADUTO al TUTTO QUANTO DOVEVA ACCADERE – campi di concentramento e gulag compresi”), dunque sull’orrore come destino inevitabile, non modificabile.” No, delirio o meno, questo non te lo passerebbero.

    Prima di tutto non chiedo a loro di farmi passare nulla. Non sono alla ricerca di abbracci da parte dei poeti. Quella frase si rifà ai concetti gnostici di un mondo come creazione sbagliata da parte di un demiurgo incapace (concetti che sono evidentemente una difesa psicologica contro l’evidenza del MALE, che non a caso i catari identificavano nel corpo). C’è poi naturalmente la lezione di Schopenhauer e Nietzsche, ma c’è qualcosa di più, il “male metafisico” del desiderio illimitato di cui tanto soffrono i poeti e che Renè Girard ha così bene individuato. Basta mettere in collegamento le due cose: bastava che Hitler non andasse al potere che TUTTI NOI QUI non esisteremmo – saremmo “morti” prima di avere la possibilità di venire concepiti – e dunque, se amo così tanto il mio genio, la mia unicità, la mia “differenza”, non posso che applaudire al destino in tutti i suoi particolari, perché sono serviti TUTTI a farmi pervenire all’esistenza (e quindi a farmi vivere la mia straordinaria storia, che DOVETE conoscere, perdio, con quanti più particolari possibili, perché essa non si merita certo la fossa comune, l’oblio, sniff, mi viene da piangere solo a pensarci che tutto queste carissime cose se ne andranno perse, sniff, sniff ).
    Naturalmente la mia era una polemica CONTRO questo esito paradossale. Personalmente non ho problemi a riconoscere che se fossi nato o meno niente di sostanziale sarebbe cambiato per l’universo o per l’umanità, e dunque non mi sento tenuto ad applaudire niente. Per me la ragione (anche se fragile, condizionabile, e fatta di materiali inaffidabili) non è soltanto un diverso tipo di delirio: rimane un antidoto efficace, anzi l’unico, alla violenza (che viene soltanto sublimata nel rapporto simbolico: se mi dai abbastanza denaro avrai salva la vita).
    Ma non mi sento confinato ad essa: la posso dismettere “in toto” per andare a “vedere” le carte di coloro che giocano con l’antiumanesimo, farmi il mio viaggetto agli inferi e poi ritornare per rifletterci sopra. E’ la prerogativa dell’artista – dell’ “homo duplex”. Semplicemente me la prendo. Senza chiedere permesso. Senza controfirme.

    > Un post di questo tipo avrebbe potuto tranquillamente avere zero commenti (come ad es. il post “Poesia reale” che sta più sopra, anch’esso interessante ma scomodo). Oppure avrebbe potuto raccogliere sberleffi.Ha invece avuto molti commenti, e non banali. Forse ha “toccato” qualcosa, non ultima – certo – la tua furia incontenibile.

    Faccio solo la mia parte “dialettica”. Non pretendo che la mia sia la bocca della verità. Ma io mi metto in gioco (ho interesse a mettermi in gioco, a confessare tutti i giochi) e posso anche trovare, alla fine di una seria contesa, di avere avuto torto su qualcosa di realmente essenziale: tanto meglio. Vincere una contesa qui è irrilevante, e lo sarebbe anche in contesti più titolati ed “esclusivi”.

    > “Poeti che detengono potere ce ne sono, ma non stanno certo su N.I. In ogni caso il potere che ci può essere qui (innanzitutto la non eliminabile asimmetria tra chi posta e chi commenta [ma io non ho il *mito* di Internet, comunque non quanto te, e penso sia illusoria una comunicazione sempre e soltanto *orizzontale*, tra pari]) è piccola cosa, quisquilia.”

    Non mettiamo tutto “a terra”: N.I. di per sé è irrilevante, come i poeti che vi abitano, e come io stesso. Peraltro il discorso di “caste” che si poteva fare nella versione 1.0 è ora completamente superato. Sono già stato invitato più volte a postare qualche articolo “dall’altra parte”, ma trovo più adatta al mio fallibile discorso questa parte commenti. D’altra parte mi preoccupo anche di non esagerare, ed infatti affliggo soltanto pochi thread. Ma preferisco andare in profondità ogni tanto, piuttosto che essere continuamente presente con superficialità. Tieni conto che quando tento questi approfondimenti suppongo sempre che si tratti di quello finale, di quello di congedo, da cui la mia foga di tirar fuori tutto, non tirarla per le lunghe.
    Ciò che faccio dunque, non vuol essere un modello esclusivo, ma complementare. Un’ “offerta” nello spazio commenti speculare a quella dello spazio articoli. Un’offerta alla libera interazione. Anche l’assenza di risposte è una risposta significativa: ormai mi è chiaro come i saperi dei “nostri” poeti non riescano ad adattarsi alla rimozione di certi presupposti mai pattuiti, sui quali volentieri si adagiano. Ne deduco che la loro cultura è ampia e ammirevole ma fragile, ed è inutile insistere. Così questo thread mi ha fornito un’immagine un po’ meno approssimativa di quello che possono e non possono darmi. Mi ha fatto capire che non posso servirmi di loro come una “pars pro toto”, e dunque ricercherò altrove interlocutori più adatti, che abbiano una concezione di Internet più simile alla mia. Il mio interesse per loro (come poeti) si riduce quasi a zero, rimangono conoscenti simpatici che potrei anche chiamare amici, se non preferissi riservare il termine a qualcosa di più approfondito.
    Ma l’importante per me è sapere che ho tentato.
    Poi va bene tutto.

    Ciao

  54. emma il 18 dicembre 2005 alle 11:02

    “…il “male metafisico” del desiderio illimitato di cui tanto soffrono i poeti e che Renè Girard ha così bene individuato… e dunque, se amo così tanto il mio genio, la mia unicità, la mia “differenza”, non posso che applaudire al destino in tutti i suoi particolari, perché sono serviti TUTTI a farmi pervenire all’esistenza (e quindi a farmi vivere la mia straordinaria storia, che DOVETE conoscere, perdio, con quanti più particolari possibili, perché essa non si merita certo la fossa comune, l’oblio, sniff, mi viene da piangere solo a pensarci che tutto queste carissime cose se ne andranno perse, sniff, sniff )…”

    Wovoka, perché ti definisci e (suppongo) ti senti “artista”?
    Nessuna ragione “psicologica”, nessuna rivalsa personale, terra-terra?

  55. wovoka il 18 dicembre 2005 alle 11:55

    Eccome!!!

  56. emma il 18 dicembre 2005 alle 12:24

    In che cosa il “risarcimento” a cui mira l’“artista” è diverso da quello a cui aspira il “poeta”?

  57. wovoka il 18 dicembre 2005 alle 13:29

    Ah beh, in teoria la stessa, ma io sono “artista” sui generis che non mira a “quei” risarcimenti: per avere l’arte ho ritenuto opportuno rinunciarvi – farla risprofondare nel “simbolo privato”, ed è questa libertà che mi ha reso il gioco nuovamente divertente. Volevo aggiungere una riflessione:

    La menzogna è tesa e circospetta perché continuamente insidiata dalla realtà dei fatti. Ha quindi bisogno di ieraticità e di dogmi, di rituali immutabili, di distanze incolmabili, di differenze essenziali, di palcoscenici sopraelevati. Non può permettersi uno sguardo rilassato che vaghi curioso: va guardata la luna, non il dito che te la indica!!! Infatti cerca immediatamente di chiamare idiota chiunque si permetta di smontare le sue costruzioni “a senso unico”: “ah, se fai così la garanzia decade. Non tornare dopo qui a piangere, sai?”.
    Eppure, basta un singolo fatto a smentirla. Uno qualsiasi, se inteso “fenomenologicamente”. Riprendiamo queste parole di Novarina:

    “Essendo deciso a fare 2587 disegni in due giorni, ogni tanto scendevo nella sala in basso per disegnare, rapidissimamente, cinquanta fogli trovati sul tavolo, per poi tornare a esecuzioni più accurate nella sala espositiva dell’azione disegno. L’ultimo fu Adamo, apparso verso le quattro del mattino. Successivamente quei disegni, incorniciati, sono stati esposti in varie gallerie, a Parigi e in Francia.”

    Ora, cosa c’è di più stupefacente?

    LA LUNA: cioè l’assurda performance di uno “stupidotto” (in senso metafisico, cioè al cospetto della Morte, di quell’Alfa e Omega che conosceremo tutti / inversamente, nel senso “umano”, sociale, adattativo, “animale”, è certamente uomo di grande astuzia e abilità, che ha saputo muoversi bene nel complicato paesaggio “dei possibili” culturali – ora, sta proprio in questo scarto, secondo me, l’essenza del “trickster”). Se uno è pittore, basta sentire “2587 disegni in due giorni” per classificare il “collega” senza bisogno di esaminarne l’opera, io comunque quei disegni li ho guardati.

    oppure

    IL DITO: cioè la strutturazione di credenze e disposizioni (meccanismi a molla) che fa sì che un simile prodotto – buono al più per uno scherzo, o una performance delirante – venga raccolto, incorniciato, feticizzato, e fatto girare per tutta la Francia?

    Per me certamente il dito. Per gli orgogliosissimi detentori di quei particolarissimi (e dunque “distintitivi”) meccanismi a molla, evidentemente, la luna.

    Quando ci renderemo conto che ciascuno di noi ha i propri meccanismi a molla (disposizioni estetiche) e quanto sia futile affannarsi per fare prevalere i propri? Sarà magari anche divertente ma è anche futile, esattamente come “tifare” per una squadra di calcio. Ma i tifosi almeno non aspirano all’universalità.

  58. emma il 18 dicembre 2005 alle 16:39

    “…io sono “artista” sui generis che non mira a “quei” risarcimenti: per avere l’arte ho ritenuto opportuno rinunciarvi – farla risprofondare nel “simbolo privato”, ed è questa libertà che mi ha reso il gioco nuovamente divertente.”

    Ci si potrebbe chiedere se il ritrarsi nel “simbolo privato” è per davvero approdo alla libertà, se non è anche una rinuncia difensiva, o una scelta tattica (o strategica).
    Più in generale chiedo (sempre che abbia capito il discorso): chi lascia il “privato” e si avventura all’“esterno” è qualcuno che in un modo o nell’altro è disposto all’”imbroglio”, o a venire a patti con l’“imbroglio”?
    Non esiste alcuna possibilità di condividere – in buona fede e senza feticci – un giudizio sulla “luna”?
    L’unica cosa che rimane è l’esame “scientifico” del dito, lo smascheramento dell’imbroglio?

  59. wovoka il 18 dicembre 2005 alle 17:37

    Si, mi accorgo che quella frase può significare un “tirarsi fuori”, un credersi migliori, esenti, puri, liberi. Assolutamente no. Dici benissimo:

    “è anche una rinuncia difensiva, o una scelta tattica (o strategica)”
    —————————————————————————–

    sottoscrivo pienamente.
    Ciao

  60. wovoka il 18 dicembre 2005 alle 18:54

    > Non esiste alcuna possibilità di condividere – in buona fede e senza feticci – un giudizio sulla “luna”?

    Non lo so. Ma ho come l’impressione che tu stia cercando di sanare la dissonanza cognitiva che forse le mie parole ti hanno fatto intravedere (oppure che semplicemente vedi operare in me) attraverso qualche formula generale conciliatoria, magari attraverso le vecchie opposizioni tra ragione e sentimento, scienze della natura e scienze dello spirito, explaining e understanding. Io preferisco lasciare la questione aperta, la piaga sanguinare.
    Ciao

  61. emma il 18 dicembre 2005 alle 20:07

    Non voglio conciliare alcunché. Cerco di capire.
    Immagino che il mercato e i piccoli / grandi potentati (critici e altro) c’entrino qualcosa.
    Ma chiedo: al di là dei casi più o meno clamorosi costruiti ad arte (è il caso di dirlo) da critica e mercato, non si salva niente, proprio niente? Non esiste alcuna possibilità di individuare valori (artistici) in qualche misura condivisi o condivisibili?
    È tutto frutto di lotte di potere / di spettacolo, guerre per bande, rapporti di forza e – in ultima analisi – CASO?
    Dunque l’arte contemporanea è tutta da buttare?

  62. wovoka il 18 dicembre 2005 alle 20:46

    > Dunque l’arte contemporanea è tutta da buttare?

    Beh, qui si aprirebbe un discorso potenzialmente infinito, dato che l’arte contemporanea è al centro dei miei interessi. Se desideri qualche riferimento o approfondimento in proposito scrivimi a wovoka@hotmail.it

    Ciao

  63. emma il 18 dicembre 2005 alle 22:00

    Wovoka, non ti chiedo un approfondimento, magari solo i brevi cenni sull’universo.
    Meglio ancora una risposta banale, secca.
    Se non ti va di dire un sì o un no, dimmi allora in che percentuale l’arte dei contemporanei è fatta di fuffa.
    È parte essenziale del discorso che si è svolto qui, mi sembra.

  64. wovoka il 19 dicembre 2005 alle 09:37

    Credo si tratti di una domanda impossibile, che dipende da troppi presupposti non esplicitati. E’ un po’ come chiedere che percentuale di fuffa ci sia nella religione cattolica.

    Se sei un fruitore “ingenuo”, che tende a credere alle narrative che si situano appena al di sotto degli slogan pubblicitari, che crede, per esempio, che gli artisti contemporanei potrebbero, se lo volessero, “dipingere come un Raffaello”, ma che rinunciano eroicamente a questa facile possibilità di far soldi per intraprendere strade più autentiche ed ingrate ma che comunque (siccome alla fine c’è, la Provvidenza) possono condurli ugualmente alla Gloria, allora potrei dirti: 100% – esattamente come ad un fedele ingenuo della fede cattolica che mi incalzasse dovrei rispondergli che, beh, secondo me, no: le sue pratiche, per quanto possano avere risvolti ammirevoli, non lo porteranno in alcun paradiso di angioletti, come non troveranno alcun paradiso ad attenderli i kamikaze di ogni sorta.

    Soltanto che l’arte, proprio come le fedi religiose, ammette molteplici strati di complessità, di consapevolezze parziali, in cui verità e menzogna si intrecciano in maniere che sgomentano (proprio come all’interno di noi stessi). Dunque ad ogni livello questa percentuale di fuffa potrebbe oscillare senza senso alcuno, fino a dimostrarsi una “misura” del tutto inadeguata.

    Ma non voglio evadere troppo, allora ti dico, senza alcuna pretesa d’autorità perché qui espongo soltante le “evidenze” legate al mio percorso personale, cioé al mio corpo (per ricollegarci a tutto questo discorso) e quindi ritengo giusto sottolinearne l’arbitrarietà e presentarle con una certa umiltà non simulata, che mi ritrovo abbastanza bene nelle posizioni del critico americano Donald Kuspit [ http://www.artnet.com/magazine/features/kuspit.asp – NB: ne apprezzo le posizioni teoriche, le critiche sui singoli artisti non mi interessano molto] il quale – detta proprio in due parole – riesce a “credere” all’autenticità di fondo del modernismo, ma non alle nozze mistiche con il denaro che si sono consumate con il postmodernismo. Ma ripeto, detta in due parole DEVE suonare come una cazzata. Il modernismo fornisce una molteplicità di lezioni, assai diverse da quelle che possiamo trarre dai vecchi maestri, il postmodernismo ne fornisce certamente di altre, forse ancora più sottili, ancora più abissali, ma che distano infinitamente dall’approccio ingenuo che viene proposto alle masse, che si configura quindi come un’autentica, assolutamente paradigmatica e quindi degna della massima attenzione, FRODE.

    Oltre a questo bisogna considerare che l’arte è fatta da una miriade di singoli artisti che si distribuiscono a diversi livelli e adottano diversi procedimenti (tradizionalista, modernista, avanguardista, postmodernista) e dunque ci si può trovare di tutto (per tacere degli altri “agenti” in causa). Non credo però assolutamente alla favola che se uno è bravo, ha “talento”, troverà la sua strada: ci sono artisti notevolissimi, già morti e sepolti e destinati semplicemente all’oblio, mentre osserviamo la danza macabra di quei pagliacci che sarebbero poi “i Grandi” della scena internazionale: Hirst, Cattelan e via dicendo.

  65. emma il 19 dicembre 2005 alle 16:12

    Domanda impossibile Wovoka, lo so.
    Tuttavia la tua risposta mi è utile.
    Del furore continuo a non condividere i “modi”, ne capisco un po’ di più le ragioni.



indiani