Grazie, Di Canio

18 dicembre 2005
Pubblicato da

di Raul Montanari

Devo ringraziare il cavernicolo che risponde al nome di Paolo Di Canio, perché con i suoi atteggiamenti, la sua faccia, tutto ciò che è e che fa, mi ha ricordato una cosa della quale forse un po’ tutti ci eravamo dimenticati, cioè che il fascismo è una cosa schifosa e che i fascisti sono persone schifose.

Ce l’avevano fatto dimenticare le sopracciglia inarcate di Fini quando Berlusconi, insediandosi come presidente di turno della Comunità europea due anni fa, non trovò di meglio che dare del kapò a un socialdemocratico tedesco (che fra l’altro di mestiere fa il libraio). Guardando quei due, abbiamo tutti pensato: Berlusconi è un pagliaccio, Fini è un uomo politico che non mi farà vergognare di essere italiano.
Ce l’eravamo dimenticati perché abbiamo tutti adottato qualcuno di Alleanza nazionale che ci sta particolarmente simpatico, che ci sembra in buona fede, ci sembra uno che ci crede, una persona decente, pulita, su cui si può contare. Io ho i miei (Alemanno, Baldassarri, più uno di cui non mi ricordo il nome, l’ho visto solo due volte in tv e mi ha fatto così ridere, ma così ridere, era così divertente, era un cazzone come tutti noi, il vicino di casa ideale, uno da andarci a giocare a calcetto ma subito subito, quello che se si fidanzerà con tua sorella o tua figlia sai che brutte sorprese non te ne darà e le cene con lui saranno uno spasso – davvero mi spiace di non avere memorizzato il nome, è uno minore, un sottosegretario non so di che), ciascuno ha i suoi.

Invece la bruttissima faccia da coatto di Di Canio, il suo bruttissimo gesto mi hanno ricordato che il fascismo è uno schifo.
Non me ne frega un cazzo se Lucarelli ogni tanto saluta col pugno. A parte che io non l’ho mai visto, la repubblica italiana è nata dall’antifascismo, non dall’anticomunismo.
C’è una differenza etica ed estetica: basta guardarli, il bel comunistone toscano spaccamontagne Lucarelli e il fascistello laziale con insufficienza toracica e cranica. L’estetica diventa etica, e basta.

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96 Responses to Grazie, Di Canio

  1. ale il 18 dicembre 2005 alle 21:18

    Sarei più e più che d’accordo!
    Ma ogni istinto culturale mi suggerisce piuttosto che è già troppo che ne parliamo. Qui. No?

  2. Franco Melloni il 18 dicembre 2005 alle 22:04

    “abbiamo tutti adottato qualcuno di Alleanza nazionale”

    Parla per te.

  3. anodinoT. il 18 dicembre 2005 alle 22:57

    Sarà, io preferisco il gesto porno della Santanché agli studenti che assediavano il parlamento…. Comunque io l’ho adottato, ma l’ho fatto sterilizzare, sennò mi si riproduce.

  4. Carlo Vaca il 18 dicembre 2005 alle 23:12

    Raul, non so cosa ti è successo, né per quali ragioni, ad un certo punto della tua vita, ti sei messo ad adottare qualcuno. Per quanto mi riguarda, acque termali o meno, quando mi imbatto nella faccia di fini (e affini) non riesco a non guardare con estrema simpatia il sacchetto dell’immondizia che sto buttando nel bidone dei rifiuti. E poi, c’era bisogno del microcefalo tatuato per (ri)accorgersi che il fascismo, comunque camuffato, è una cosa schifosa e che i fascisti sono delle persone schifose?
    Ciao.

  5. max ambrosio il 18 dicembre 2005 alle 23:35

    guarda montanari che un po’ questo di canio ti assomiglia. tu forse avrai il torace meno insufficiente ma [qui ho tolto una pesante offesa a Montanari P.S.] , mio bel comunistone. masipuò?

  6. Marisa D. il 19 dicembre 2005 alle 00:17

    Beh, se qualcun’altro stesse maturando l’idea di adozioni del genere, visto oltretutto il clima nazionalnatalizio, dia almeno un’occhiata al pdf postato di fianco. Magari ritorna nel pieno possesso di tutte le sue facoltà (mentali, etiche, politiche, umane…continuate a piacere).
    Raul, se volevi farmi(ci) incazzare, ci sei riuscito benissimo!

  7. Cesare Lombroso il 19 dicembre 2005 alle 00:53

    Hai ragione, Raul. L’estetica diventa etica.

  8. flavio marcolini il 19 dicembre 2005 alle 07:47

    RACCOLTO NEL VENTO DELLA RETE…
    Il centravanti della Lazio Paolo Di Canio da un po’ di tempo in qua omaggia con un saluto romano le curve di tifosi che sventolano croci celtiche e bandiere uncinate, con una agghiacciante nostalgia per il fascismo e il nazismo.
    Questo suo macabro rito viola apertamente una legge che ci siamo dati quasi sessant’anni fa per non dimenticare una dittatura che produsse violenze, omicidi, torture, leggi razziali contro gli ebrei (in migliaia avviati dall’Italia fascista a campi di sterminio) e che fu la causa di una guerra civile fra le più crudeli del secolo scorso.
    L’Assemblea Costituente dell’Italia repubblicana condannò infatti l’apologia del fascismo perché Mussolini e la sua dittatura erano stati complici e conniventi del nazismo, nato proprio come esaltazione di una razza, quella ariana, sulle altre e con la convinzione che chi non accettava questo credo andasse eliminato.
    Milioni di antifascisti in tutta Europa sacrificarono le loro vite per fermare il delirio nazifascista che Di Canio e quelli come lui esaltano negli stadi. Questo sacrificio era evidentemente ben chiaro ai nostri padri costituenti quando scrissero la nostra Costituzione.
    Forse quegli stolti che Di Canio sente di dover omaggiare con il saluto romano sono l’avanguardia di qualcosa che è stato messo in marcia per sfaldare una democrazia che, pure con molta fatica e contraddizioni, ha assicurato il diritto di parola anche ai ragazzi manovrati e usati delle curve dei nostri stadi.
    Ciascuno è libero di esprimere le proprie idee, ma non ha il diritto, secondo le leggi e secondo la morale, di inneggiare, esaltare, ostentare i «valori» a cui Di Canio si ispira, perché essi hanno rappresentato e rappresentano la parte più ignobile dell’umanità.
    Conosce questo centravanti i nomi di Gobetti, Gramsci, Matteotti, don Minzoni? Sa qualcosa dei massacri compiuti dall’Italia fascista in Etiopia, dove intere popolazioni sono state annichilite dal gas asfissiante? Ha mai visitato i campi di sterminio di Auschwitz o di Buchenwald? Se ci fosse stato forse non assumerebbe l’atteggiamento provocatorio che ostenta adesso, affermando il giorno dopo in una intervista che «siamo in mano alla comunità ebraica».
    Episodi come questo portano a galla una nuova eversione di destra, che ha come scusa il calcio, ma è pronta per un’altra «strategia della tensione». Una realtà che per ora viene ignorata dalle istituzioni democratiche ed è frutto di un’informazione sempre più disonesta e di quel lugubre revisionismo storico che porta in questi giorni pennivendoli sprovveduti a sostenere che la Resistenza antifascista in Italia fu più sanguinaria e feroce dell’occupazione nazista e delle crudeltà dei repubblichini di Salò.
    Ci stiamo dimenticando le centinaia di stragi dei nazifascisti durante il biennio 1943-1945, molte delle quali nascoste per mezzo secolo nei documenti dell’«armadio della vergogna» alla Procura militare. Non ci furono soltanto le infamie di Boves, delle Fosse Ardeatine, di Marzabotto o di Sant’Anna di Stazzema (dove i bambini venivano lanciati in aria dalle SS per essere colpiti al volo, in una sorta di tiro a segno), furono decine di migliaia i morti massacrati. La cartina geografica della penisola, con tutti i luoghi di quelle carneficine, rappresenta una pagina agghiacciante e un’accusa a tutti coloro che hanno nascosto, ai Di Canio di turno e ai suoi seguaci, la verità su «valori» assolutamente falsi e inquietanti. Questa verità imporrebbe un’esigenza di chiarezza.
    Ora invece trionfa una spaventosa ambiguità e, nel caso particolare, l’egoismo e l’ipocrisia del calcio, che continuerà a ignorare questi imbarazzanti segnali, sostenendo magari che Di Canio è un passionale e che, in fondo, negli stadi certe esibizioni riguardano solo «quattro cretini». Finché succederà il peggio.

  9. corpodibacco il 19 dicembre 2005 alle 09:34

    Mio nonno era fascista e non era affatto una ‘persona schifosa’. Era un pezzo di pane d’uomo, voluto bene da tutti, creativo e pigro e nervoso e fumatore e spiritoso e interista con delle idee sbagliate che gli si erano incagliate in testa da ragazzo.
    Che bisogna fare allora, smettere d’amarlo nel ricordo?
    Non so chi aveva detto, ma credo in molti fra cui certamente Sciascia, fascismo è dare del fascista agli altri come se si desse una condanna. Nonno a parte.

  10. Marisa D. il 19 dicembre 2005 alle 09:46

    Al # 8

    L’amore che nel ricordo coltivi per tuo nonno ha il mio rispetto. Le idee che coltivava e praticava tuo nonno, se permetti, non ne hanno nemmeno un po’, mi fanno orrore: sono quelle idee che, tanto per restare sul piano personale, mi hanno impedito di conoscere i miei nonni e due zii: ti lascio immaginare dove sono finiti: di loro mi restano tre foto sbiadite e nemmeno un ricordo.
    Facci un pensiero, di tanto in tanto.

  11. aledeca il 19 dicembre 2005 alle 09:51

    Paolo Di Canio,
    l’unico calciatore che quando scende
    in campo
    fa di tutta l’erba
    un fascio.

  12. Giorgio Di Costanzo (Ischia) il 19 dicembre 2005 alle 10:07

    Mio nonno materno (mai conosciuto) pur essendo ischitano (un’isolaccia di merda, clerico-fascista) era antifascista e ha educato i figli adeguatamente. Oggi gli eredi del boia almirante (minuscolo!) erede del benito merda!) sono ministri…. In quanto ad alemanno, gasparri, starace: avete presente gli anni Settanta? fini no! Con un impermeabile si camuffava e non partecipava attivamente agli scontri. Erano e restano fascisti, ossia MUNNEZZA!

  13. Lanfranco Godrini il 19 dicembre 2005 alle 10:27

    Ma che discorsi infantili (nello stile, io chiamo mio zio che è più forte del tuo). Mio nonno è stato ucciso dai partigiani perchè aveva la tessera fascista. Allora dovrei condannare tutti i politici di sinistra dal 45 fino ad oggi? Quanto tempo dobbiamo attendere prima di guardare con obiettività questo pezzo di storia italiana senza il nostro provincialissimo campanilismo? I discorsetti sui fascisti e no, su Di Canio e Lucarelli lasciamoli ai liceali che si devono sfogare in aula magna…

  14. andrea barbieri il 19 dicembre 2005 alle 10:27

    Grande Raul.

  15. Marisa D. il 19 dicembre 2005 alle 11:19

    Godrini, tutto il rispetto per tutti i morti. Bene. Fine. Poi prova: a vedere cosa facevano da vivi; a non insultare; a tenerti per te il tuo revisionismo buonista. A me proprio non interessa.

  16. Lanfranco Godrini il 19 dicembre 2005 alle 11:32

    Revisionismo buonista? E vai che ci ricaschiamo! Voglio semplicemente dire che oramai si dovrebbe parlare di queste cose con un certo distacco. Dovremo aspettare decenni? Ma tanto ci saranno i nipoti dei nipoti fieri di essere nipoti di nipoti di nipoti di partigiani o di fascisti. Non finiremo mai di sparare banalità.

  17. tashtego il 19 dicembre 2005 alle 11:43

    tovarich Di canio: solo un compagno che sbaglia.

  18. Cano il 19 dicembre 2005 alle 11:47

    Di Canio mi sembra solo confuso. Due anni fa fu intervistato a proposito della morte di Marc-Vivien Foé, suo compagno al West Ham. Era molto commosso. Non penso che colleghi il braccio teso alle leggi razziali. Eh, brutta cosa l’inioranza.

  19. tashtego il 19 dicembre 2005 alle 11:55

    @ Godrini
    Ma quale distacco, perché distacco?
    Distacco da cosa?
    Vogliamo per esempio guardare con distacco il fatto che in Italia, nel paese dove siamo nati, nella terra dei nostri padri e dei padri dei nostri padri, nel 1938 sono state emanate LEGGI RAZZIALI?
    Vogliamo ignorare e guardare con distacco il fatto – vergognoso – che il nostro paese ha direttamente e attivamente collaborato alla deportazione nei campi di sterminio di migliaia di ebrei?
    Vogliamo dimenticare che un parziale doveroso riscatto, Godrini, da questa e da altre vergogne, sia stato proprio lo sparare in faccia a fascisti & nazisti, il nonno tuo compreso?

  20. tashtego il 19 dicembre 2005 alle 11:57

    Tu, oh Godrini, hai mai sfogliato, magari per sbaglio, un numero della rivista Difesa della razza?

  21. kristian il 19 dicembre 2005 alle 12:32

    cazzo Tash, se c’era da far piazza pulita come dici tu, in Italia nel ’45 non bastavano manco le bombe atomiche.

  22. insufficiente@tiscali.it il 19 dicembre 2005 alle 13:20

    Cesare Lombroso ha ragione a darti ragione, Montanari Raul. Vuoi mettere quelle mezze seghe di smidollati fascisti con i bei comunistoni che fanno accapponare la pelle a quel granduomo di Di Costanzo – costretto a vivere in quell’isola di merda di Ischia quando c’è Cuba che potrebbe accoglierlo degnamente – lì sì che c’è la libbertà! Basta con ‘sti fascisti. Sono una razza inferiore. Tutti al muro. Prendiamo esempio da Stalin – eh, Di Costa’ che grande insuperabile statista come non se ne fanno più ! – che nella foga ha fatto fuori pure un sacco di comunisti, e anche tra gli italiani. Anzi c’è qualcuno che dice che ne abbia fatti fuori di comunisti italiani, eh, più lui che Mussolini stesso. Ma saranno i soliti ‘nfami fascistelli coll’insufficienza toracica. Raul sei grande!

  23. Andrea Raos il 19 dicembre 2005 alle 13:40

    Caro Raul,
    ottimo pezzo.
    Grazie,

  24. corpodibacco il 19 dicembre 2005 alle 13:55

    Marisa D., scusami se ti dico un po’ bruscamente…:ma tu che ne sai del mio pensiero e dei pensieri che faccio io? Perché credi di sapere già a cosa sono indifferente dalle poche righe che ho scritto? Che ne sai cosa penso della storia Europea e sui tremendi effetti che ha avuto sulle vite di milioni di persone i tuoi zii commpresi? Che ne sai? Di cosa mi traumatizza o mi da’ più dolore? E se oltre ad un nonno fascista avessi uno zio partigiano, una nonna comunista, un nonno ebreo, due genitori di estrema sinistra, un fratello guerrigliero, una cugina presbite?

    Infatti non sai, tu supponi. E sbagli.

    Montanari scrive che i fascisti sono ‘persone schifose’. Tu sei d’accordo con una definizione del genere? Per favore, scrivi la tua opinione, ci tengo davvero a sentirla. Se pensi di sì, va bene, inutile allora consumarsi a ‘rispettare’ il mio amore per mio nonno dato che io ho voluto bene a una persona schifosa. Se pensi di no… perché non dirlo ad alta voce? timore ad ammetterlo? Pensi che si controproducente alla causa antifascista o cose del genere? Ma non è forse con l’umanità e la comprensione che ci si distingue da qualsiasi fascismo…?

    Io penso che dire così, che i tali sono ‘persone schifose’, è una cosa di una pochezza, di una limitatezza patetiche… il mio motivo l’ho portato. Ho conosciuta una di queste persone che schifosa non era affatto e ho pianto quando è morta e anche se ero un bambino ed ero stato educato dai miei genitori ad essere comunista e democratico so che avevo RAGIONE a piangere perché l’umanità di una persona non si misura con le parole della politica, ma con il sentimento e la simpatia. E mio nonno, oltre che essere un pezzo di pane, era simpatico. E peggio per chi non sa capire.

    E poi, peché buttarsi subito nelle allusioni personali per spuntarla nei discorsi …? è troppo inutile!

  25. tashtego il 19 dicembre 2005 alle 14:03

    @kristian
    non ho usato l’espressione “fare piazza pulita”, che trovo orrenda: ci fu una guerra civile, uno scontro armato.
    in quello scontro c’era chi aveva torto, cioè stava dalla parte sbagliata rispetto ai principi che fanno parte del mio, del nostro?, sistema di riferimento etico-politico, e chi invece aveva ragione, nel senso che affermava principi ancora oggi condivisibili.
    tra i vincitori di quella guerra ci fu un buon numero di comunisti, e allora?
    @raul
    anch’io credo che i fascisti non siano esseri umani spregevoli, ma solo persone la cui mente ospita convinzioni per me sbagliate e spesso anche spregevoli.
    quanto a Di Canio, direi che non vale la carta su cui scrivi, i bit che utilizzi.

  26. snaporaz il 19 dicembre 2005 alle 14:38

    canio è laziale e gioca nella lazio dunque mi domando come sia possibile spenderci su anche un solo minuto del proprio tempo mentale e mi dico come sia possibile che da un laziale possa partire un ragionamento qualsiasi, una discussione, che si poossa arrivare a cianciare di comunisti e di resistenza e leggi razziali. voglio dire che qualsiasi laziale di qualsiasi credo ha un difetto di radice, voglio dire ab ovo: non dovrebbe esistere.
    ma se per caso esiste, come il di canio, la cosa migliore è fare finta di niente e dire dicaniochi? laziocosa? ma de che?

  27. Marisa D. il 19 dicembre 2005 alle 14:41

    Io non presumo un bel niente, Bacco: “l’amore che nel ricordo coltivi per tuo nonno ha il mio rispetto, le sue idee nemmeno un po”: l’hai letto? Se l’hai letto avevi anche la risposta. E sto parlando della tua memoria, del tuo amore (che rispetto profondamente), non del suo nei tuoi confronti, che non riesco a immaginare. Infatti, con tutta la buona volontà possibile, è il mio istinto di donna a frenarmi, prima delle mie convinzioni politiche: sarà un mio limite, ma non riesco a conciliare l’amore per i miei figli, per mio nipote nel tuo caso, con l’idea che esistano altri figli e altri nipoti che sono degli esseri inferiori che bisogna eliminare dalla faccia della terra per preservare presunte purezze della razza (il discorso vale per ieri e anche, purtroppo, per oggi: visto che siete – sei? – sempre gli stessi).
    Agli altri camerati in servizio permanente effettivo: il comunismo, o qualunque cosa vi si avvicini, per quanto mi riguarda ha una base etica, prima che ideologica; così come il rifiuto del fascismo è, nel mio caso, ontologico (perché contrario alla natura umana) prima che politico. Va da sé il fatto che nel mio vocabolario i due termini sono inscindibili. E’ proprio quel fondamento etico di cui sopra che mi ha sempre portata (denunciandolo in tempi in cui altri non l’avrebbero fatto) a prendere le distanze da qualunque forma di totalitarismo, passato e presente: l’Unione sovietica staliniana è un paese comunista solo nella propaganda del vostro nuovo padrone (duce), quel nano pitturato, unto e ingessato che crede che i valori si contino a suon di milioni e vi usa come marionette per il suo teatrino, così come quell’altro usava i vostri nonni.

  28. Lanfranco Godrini il 19 dicembre 2005 alle 14:55

    Ma scusa Marisa D, chi non la pensa come te deve per forza essere fascista e berlusconiano?

  29. Lorenzo Galbiati il 19 dicembre 2005 alle 14:56

    Non per fare la voce fuori dal coro, ma coerentemente con quanto ho scritto all’inizio di quest’anno su questo sito (l’articolo “Esorcismi”, postato da F. Krauspenhaar), credo che anziché criticare Di Canio – non dico qui a NI, dove i lettori sono già molto “orientati”, ma a livello di pubblica opinione – bisognerebbe spiegare cos’è il saluto romano, quali sono la sua origine e il suo significato; poi spiegare perché è tornato in auge nel Ventennio.
    Parlare di Di Canio, stigmatizzare il suo gesto, non fa altro che attirare l’attenzione su questa estetica da parte dei tanti adolescenti qualunquisti e similrazzisti che ci troviamo in Italia (ne vedo tanti a scuola), con il risultato di far diventare il saluto romano un gesto identitario di una parte che si sente schifata ed emarginata dal benpensante e ipocrita mondo politico.
    Agli adolescenti non occorrono i divieti né le condanne morali, ma le spiegazioni che stimolino il ragionamento.
    Lorenz

  30. snaporaz il 19 dicembre 2005 alle 15:05

    allora galbiati diccelo quando e come nasce il saluto romano e perché eccetera fu adottato dal fascismo e perché di canio (sic) lo fa ogni volta che fa goal e perché le generazioni giovani e schifate corrono il rischio eccetera e perché non si debbono le condanne morali emettere alla leggera eccetera: voglio dire se tutte queste cose le sai già, allora diccele.

  31. snaporaz il 19 dicembre 2005 alle 15:14

    @marisa
    ora marisa tu palesemente mi sembri una rifondatrice del comunismo, cioè una che aderisce al patto di rifondazione dello stesso guidato dallo schivo rifondatore bertinotti, patto che sostiene non essersi mai prodotto finora sulla faccia della terra alcunché di comunista, che il comunismo è di là da venire come il messia per gli ebrei e che esso è in fase di rifondazione ad opera dello stesso schivo bertinotti che ci sta lavorando su da un bel po’ e pare che presto se ne uscirà con un nuovo manifesto del tipo sai uno spettro si aggira eccetera.
    e se invece il comunismo fosse proprio e soltanto quella cosa lì, di stalin? se fosse proprio quella cosa della corea del nord? e della germania est? e della cina de mao? cioè se fosse una cosa sbagliata che non si può fare in pratica, ma solo evocare in teoria?
    e se a noi ci servisse soltanto una sinistra degna di questo nome, invece di rifondare il comunismo, invece del pupazzo bertinotti e dei veltron-d’alema-fassini?

  32. Giorgio Di Costanzo (Ischia) il 19 dicembre 2005 alle 15:16

    Ma che c. sto sentendo. Dovrei rispettare il papà delle mia amica Amelia Rosselli, Carlo, assassinato nel 1937 a Parigi insieme al fratello Nello e metterlo sullo stesso livello del nonno del tizio ucciso dai partigiani? Ma vogliamo scherzare? E “quel” nonno per essere stato “ammazzato” dai partigiani COSA AVEVA COMBINATO IN VITA? Vorreste dirmi che TUTTI i morti sono uguali? Kappler e Reder come i Martiri delle Fosse Ardeatine?

  33. Giorgio Di Costanzo (Ischia) il 19 dicembre 2005 alle 15:22

    Insufficiente, fa pure rima… Non meriti alcuna risposta.

  34. Lanfranco Godrini il 19 dicembre 2005 alle 15:26

    Ecco guardare con distacco la storia italiana significa anche non scrivere le cose che ha scritto Giorgio Di Costanzo.

  35. Giorgio Di Costanzo (Ischia) il 19 dicembre 2005 alle 15:34

    Per favore: vorresti dirmi perchè tuo nonno è stato ucciso?

  36. pakdoik il 19 dicembre 2005 alle 15:38

    Cosa ne sa Di Canio del ventennio?
    Più che condizionare la curva direi che ha adottato i metodi beceri di una parte della tifoseria.

  37. corpodibacco il 19 dicembre 2005 alle 15:47

    Marisa D:

    Volutamente in questi miei commenti ho fatto una breve descrizione del carattere di mio nonno e del suo modo di essere, per mandare in contraddizione lo schematismo di Montanari, i suoi fascisti ‘schifosi’ che esistono solo nel suo mondo immaginario dove ilbene e il male si dividono col coltello.

    Ho scritto: mio nonno era un pezzo di pane. Non ha mai fatto del male ad una mosca. E’ stato al fronte e ha sparato il meno possibile e pensava solo a tornare a casa. Dopo l’8 settembre, non è certo andato a Salò.

    Ma quando l’ho conosciuto io, negli anni settanta, mio nonno appunto si dichiarava fascista, aveva ‘sti cimeli del duce in casa eccetera, mia madre era lì che moriva di vergogna ma lui diceva: allora c’era ordine, pulizia, rispetto, eccetera. Le solite cose. Gli anni sessanta e settanta sono stati duri per tutti e molte posizioni si sono irrigidite.

    Mio nonno non si sognava nemmeno di ‘ eliminare dalla faccia della terra’ ‘esseri inferiori’ come scrivi te. Ma Mussolini e Hitler dirai tu… Ma mio nonno era in contraddizione! Una cosa era il suo lato umano, un’altra le sue manie politiche. Contraddizione. Semplice parola adatta a descrivere qualcosa che tocca quasi tutti noi umani e spesso i migliori di noi.

    Nel frattempo (sempre mio nonno) mi scriveva lettere ogni settimana dove ogni tre parole un sostantivo era sostituito da un piccolo disegno. Mi portava ai giardini alle macchine a pedali o ai circuiti di formula 1 (era fotografo sportivo). Come la devo mettere.

    Ci TENGO a mandare in contraddizione il discorso di Montanari perché secondo me è un approccio sbagliatissimo alla comprensione delle cose.

    Allora io chiedo di nuovo e a questo punto anzi pretendo di sapere: questo persona, è dunque ai tuoi/vostri occhi una persona ‘schifosa’?

  38. Massimo Villivà il 19 dicembre 2005 alle 16:17

    Lasciamo perdere di canio che è un povero mentecatto. E’ il classico burinotto “lazziale” tipo colle oppio. E’ fascista perchè nel suo labile immaginario “fascista” sta per figo, controcorrente, non come quei fighetti di sinistra, istruiti e con la puzza sotto il naso. Il paradosso è questo: nella mente confusa del ragazzotto “lazziale” e soci fascio è popolo, la sinistra è ggente che non sa un cazzo de noantri. E’ un ribaltamento di prospettive che ha poco a che fare con il fascismo vero e molto con la storia più recente. Dubito che idioti come lui possano influenzare la meglio gioventù più di tanto. Se fossimo un paese “coi” coglioni, finirebbe dentro per apologia del fascismo e morta lì. Ma questo è un paese “di” coglioni, che ha paura dei gesti, delle parole, del passato e del futuro. Quello che mi preoccupa è l’astio che vedo nei commenti. Si arriva a dire che il nonno di Godrini sarà stato pure simpatico, ma siccome era fascista, tutto sommato, hanno fatto bene ad ammazzarlo (il senso mi pare questo). A me sembra inaccettabile una cosa del genere. Chi ragiona così, anche senza rendersene conto, non è distante dall’essere egli stesso uno psicofascista. A tutti questi dogmatici che pensano che i morti, in fondo in fondo, non sono tutti uguali chiederei: siete tanto sicuri che, se invece di essere nati intorno al ’60 o ’70 o giù di lì, foste nati nel ’10 o nel ’20 o giù di lì, voi, proprio voi, non sareste finiti come quel nonno simpatico ma dalle idee sbagliate? Siete così sicuri, che avendo 20 anni intorno al 1935-40, voi sareste stati dalla parte giusta? Di solito chi dà giudizi così netti in certi periodi storici rischia di finire o da una parte o dall’altra di un plotone d’esecuzione. Assassino o assassinato, insomma. Oppure, (più spesso) diventano agnellini e si defilano. Giudicare è difficile, sbagliare è un attimo, essere influenzati dallo spirito dei tempi è quasi inevitabile. Ci si può correggere, ma può essere troppo tardi… ci si può ritrovare bendati di fronte a un muro…
    Prima c’è una persona che sbaglia (o si suppone che lo faccia), poi c’è l’ideologia che la uccide. E’ un giochetto che è durato anche troppo, non credete?
    Massimo

  39. Lanfranco Godrini il 19 dicembre 2005 alle 16:22

    Per nessun motivo. Aveva la tessera perchè impiegato presso un ufficio pubblico. Stop.

  40. Marisa D. il 19 dicembre 2005 alle 16:40

    Bacco, se tu amavi tuo nonno come persona, per tutto ciò che quella persona affettivamente ti dava, il suo essere capace, di fronte a un bambino o a un ragazzo, di essere bambino e di insegnare imparando, tu amavi un essere umano: e quell’amore e quella persona per me sono sacri. Se tu amavi quella persona per i suoi cimeli e per quello che essi rappresentavano/rappresentano, io non posso avere rispetto né per quella persona, né per quell’amore. Quindi, non mi sto rifiutando di rispondere: la risposta è dentro di te.

    @ snaporaz

    Parlavo di “comunismo etico”, di quella dimensione del tuo essere che ti porta a stare con gli ultimi, a soffrire del dolore degli ultimi, a voler aver voce per quelli che non ce l’hanno, a gridare sempre più forte contro ogni ingiustizia, contro ogni forma di sfruttamento, contro il perbenismo e il moralismo dietro i quali si nasconde ogni forma di nefandezza; a immaginare un mondo retto da logiche umane di fratellanza e collaborazione e non da quelle del profitto, del capitale, della merce; un mondo nel quale ogni essere umano sceglie liberamente come e chi amare, dove il colore diverso della pelle è un inno alla diversità meravigliosa della natura che ci circonda e che le logiche del profitto stanno uccidendo; un mondo e una società nei quali nessun essere umano è straniero…e si potrebbe continuare per ore con tutto ciò che ho tralasciato. Tutto questo è un sogno, un’utopia? Ernst Bloch diceva di sì. Ma poi aggiungeva che senza utopia, cioè senza speranza, nessun uomo può definirsi tale. Se tu hai bisogno di un partito, sia pure rifondarolo o altro, io preferisco la mia utopia, la mia speranza. E la mia speranza è battermi ogni giorno contro qualsiasi forma di ingiustizia: proprio come se quella speranza potesse realizzarsi da un momento all’altro.
    Se questa speranza incontra RC, mi sta bene: a patto che quel sogno sia il terreno comune su cui ci muoviamo. In primis, ogni speranza deve avere i colori della pace: in caso contrario, ognuno stia coi suoi simili.
    Saluti

  41. emma il 19 dicembre 2005 alle 17:08

    Boh.
    Non ne so molto di Di Canio, ma nel pezzo di Montanari io ci trovo dell’ironia, ironia soprattutto nei confronti degli stereotipi e dei riflessi condizionati della sinistra.
    Lasciamo stare la storia e gli orrori del ventennio, che credo qui c’entrino fino a un certo punto.
    Guardiamo all’aspetto “antropologico”.
    Di Canio potrebbe essere un coatto, un borgataro di quelli messi peggio, anche un sottoproletario pasoliniano.
    Magari dispiace, ma non c’è solo la destra dei fighetti pariolini, c’è anche quella della plebe e del “popolo”.
    Anche a sinistra – ovviamente – c’è il “popolo”. Ma non è che mancano i fighetti.

  42. corpodibacco il 19 dicembre 2005 alle 17:24

    A Mari’, rinuncio. Non ha senso (chiarisco che io non vorrei prendermela certo con te, sei solo stata la prima a rispondermi, perciò scusa la durezza delle frasi che seguono e che non sono veramente tese a urtare nessuno in particolare… è la fregatura di questo dialogare online…)

    dici ‘se tu amavi tuo nonno come persona’ (no, lo amavo come portalampada)… ‘la risposta è dentro di te’ (la risposta a che?)

    IO non ho bisogno di cercare nessuna risposta ‘dentro di me’ sul rapporto con mio nonno! Perdona, ma che arroganza dimostri… So benissimo che genere di sentimento provo verso mio nonno (vorrei vedere!) e l’ho anche ben spiegato credo! Nessuno ha il diritto di metterlo sotto esame (il mio sentimento) dall’alto della sua torre di politicherie…. E poi cosa c’entra amarlo per i cimeli? Che cazz… ma chi ha mai detto niente del…

    E poi i cimeli sono oggetti, per me sarebbero tutt’al più motivo per ricordare un uomo e le sue debolezze, non ho tutta questa soggezione verso la storia perché sono certo di non subirne il fascino… mentre a quanto pare molti ci tengono ad starci dentro fino alle ginocchia come in un pantano. (Sono invece d’accordissimo con Villivà).

    Per inciso io la Storia la odio e la tengo lontana da me. Per essere un uomo giusto bisogna prima di tutto essere un uomo libero e la storia rende prigionieri (mia personalissma posizione beninteso).

    No, il punto è che tu (Marisa) non vuoi rispondere, non so perché, direi per vigliaccheria perché non so quale altro motivo.

    Cioè:
    — Se dici che mio nonno era una ‘persona schifosa’ in quanto fascista offenderesti me (e non vuoi perché sei un persona perbene e sensibile e non c’è motivo apparente per offendermi: ma tranqulla, io non mi offendo).
    — Se invece dici che NON era una ‘persona schifosa’ pur essendo fascista, rischi di essere attaccata dai tuoi compagni.
    Una bella grana! e non vorrei essere nei tuoi panni.

    E per finire una storia istruttiva (sempre su mio nonno, pardòn): mio padre, comunista militante, da bambino mi diceva che io non dovevo ascoltare mio nonno perché era un fascista. Evviva. Io dicevo sì, che amavo e stimavo mio padre, ma il mio cuore diceva:no, sei un mostro. Grazie al cuore che ha continuato a dire la sua fino a oggi.
    Erano gli anni settanta, lo so: e il mondo era preda dell’imbecillità, come sempre.

    (Ma poi: siete Sofriani? le sensazioni qui evocate sono anni che Sofri le ripete. O pensate che il ripensamento sulla imbecillità settaria degli anni sessanta settanta sia stata solo per modo di dire? Almeno, io non l’ho presa per tale.
    E adesso , o Montanari, ci si vuole risvegliare – o riaddormentare – nel tiepido calore del confortevole settarismo e dire che invece era giusto odiarsi e che i fascisti son mostri e noi non siamo mostri e allora la resistenza e Mussolini e Okkio al kranio e amenità del genere. Forse son io che mi ero sbagliato, e in tal caso: saludos. Ma la mia parola è ancora: essere diversi, e nuovi, e via, via da tutto questo! Cagare fuori la fantasia perdio!)

  43. marco rovelli il 19 dicembre 2005 alle 17:34

    Credo che parlare di ‘schifosità’ delle persone conduca necessariamente ad amarle. Forse tutto questo ha molto a che fare con le ambiguità e gli scivolamenti di tanti che nel corso degli anni si sono ‘ammorbiditi’, o addirittura sono passati dall’altra parte. Mi spiego.
    Non credo che necessariamente il fascista sia una persona schifosa. Non credo che le persone abbiano una qualsivoglia essenza. Restando su questo piano non si fa un passo avanti. Credo che schifosi siano i gesti che si compiono. Le parole che si profferiscono. La propria socialità, insomma, la propria forma di vita. E’ questo il campo dell’etica, non ce ne sono altri. Mia nonna pure era fascista, e la ricordo con affetto. E dunque? Le sue idee facevano schifo. Lei non se ne rendeva conto, ma questo non cambia nulla. Posso pure provare tenerezza se la risento cantare in una vecchia cassetta Faccetta nera, ma l’intelligenza – almeno nel suo primo movimento – sta nel prendere distanza dal particulare. Dunque i gesti fascisti fanno schifo. Ed è legittimo odiarli, e combatterli. (Li si combatte non necessariamente con le armi, ma anche con la ‘pietà’ – ma questo attiene a un passo successivo del ragionamento).
    (Anche i capi dei lager – penso ad esempio a quanto scrive Todorov in Di fronte all’estremo – erano splendidi padri di famiglia, dolci e premurosi, amanti di Bach, e quant’altro.)
    Non pensando che i fascisti fanno schifo, non resterò stupito dalla loro umanità eventuale. E dunque sarò ben lungi dal’adottarne uno. Adottare un fascista (al di là dell’ironia di Raul) è sintomo di reattività. E discende direttamente da quell’incapacità di scindere i piani di cui sopra.

  44. Nunzio Festa il 19 dicembre 2005 alle 17:34

    quella fotografia parla da solo. non si tratta di rabbia, grintosa, da combattente sportivo.
    puzza d’odio e di violenza nostalgica.

    I denti sembrano dire di più di quello che tutto il suo volto, a volte pulito e perfetto (quasi sempre) riesce a esprimere.
    quel rancore inonda la tifoseria, che magari dopo andrà a spaccare la faccia a qualche barbone o negro. o a una puttana.

    dentro quello stadio c’è un pezzo di Storia recente, di società. fuori ci sono i ragazzini che si dicono fra di loro: “hai visto che tosto Di Canio, ha fatto il saluto di Hitler e Mussolini”.

    b!

    NUNZIO FESTA

    p.s. penso che il pezzo di Raul valga molto

  45. andrea barbieri il 19 dicembre 2005 alle 17:41

    Qui da noi, quando hanno preso una banda di partigiani, una signora ha portato il sapone ai fascisti per appenderli meglio.
    Per capirci su che gente c’era in circolazione…

  46. Marisa D. il 19 dicembre 2005 alle 18:01

    Bacco (scusa ma non so il tuo nome): passo e chiudo, anche perché questo luogo non è uno spazio nostro.
    Io non devo rendere conto a nessuno, non ho nessuna tessera, non ne ho mai avute e non ne voglio.
    Ho esposto le mie idee nella risposta a snaporaz o a chi per lui: sono le mie, non è politichese, è la mia vita concreta, e tu hai tutto il diritto di disprezzarle, se ti pare. Detto questo: io non sputerei mai, dico mai, nemmeno se il farlo mi salvasse la vita, sulla tomba di nessuno, un fascista compreso. Non sputo nemmeno sulle contraddizioni, perché sono la sostanza più profonda del nostro essere uomini. Solo che, forse, ti sfugge che la “contraddizione”, per essere tale, comporta che almeno una parte di sé rimanga estranea, critica, rispetto a ciò che si fa convinzione profonda, radicata, ragion d’essere: lì la contraddizione, o come vuoi chiamarla, non esiste più: ed è quello che rimane quando non c’è più dialettica tra me e me che mi fa schifo. Ma forse tu stai solo provocando e io sono rimasta al gioco anche troppo.

  47. andrea barbieri il 19 dicembre 2005 alle 18:54

    E i “tre martiri” appesi nell’omonima piazza di Rimini sono una contraddizione?

  48. snaporaz il 19 dicembre 2005 alle 19:35

    chissà corpodibacco cosa ne sa sul serio dell'”imbecillità settaria” degli anni sessanta e settanta.
    chissà dove l’ha lette queste cose.
    chissà cosa significa essere sofriani.
    chissà se corpodibacco è mai stato sotto il bastone di un fascista.
    di canio è un mentecatto, ma non è il solo: oggi abbiamo quelli che dicono che era tutto uguale, che la guerra civile era solo gente che si azzuffava e basta coi settarismi e poveri ragazzi.
    i nonni-buoni-ma-fascisti oppure fascisti-ma-buoni che mi compravano le macchinine se li incontravi in una squadraccia o nelle brigate nere di salò gli sparavi in faccia.
    ed era giusto così e chi vuole capire capisca.
    detto questo l’ischitano di costanzo che ha l’amica defunta amelia ross.lli e ce lo ricorda un giorno sì e uno no, dice una cosa abbastanza orrenda e cioè che la morte di chi è valente in vita è più importante di chi non valeva una ceppa.
    dire una cosa così dovrebbe farti riflettere se buttarti o no nel mare della tua bella isola, di cost.zo.

  49. flavio marcolini il 19 dicembre 2005 alle 20:12

    Ultim’ora: un (solo) turno di squalifica a Di Canio per l’ormai tristemente famoso saluto romano.
    Questo la dice lunga – più di tutto il dibattito in corso forse – sullo stato di salute civica della nazione italiana, leopardianamente intesa.

  50. max ambrosio il 19 dicembre 2005 alle 20:28

    #marisa e dove mai si è realizzato questo comunismo etico? Mi pare che dovunque il comunismo abbia attecchito è stata na traggedia.

  51. tashtego il 19 dicembre 2005 alle 21:14

    Sommessamente affermo che il “comunismo etico” non esiste, perché in tal caso si tratta di cristianesimo camuffato.
    Il comunismo è POLITICO, non è una cosa privata, ma pubblica, afferisce la liberazione di una classe in particolare, alla quale è affidato il compito storico di costruire, mediante dittatura (del prol.to), una società senza classi.
    Il comunismo non è un volemose bbene e damose ‘na mano che siamo tutti uguali e creature di dio.
    Il comunismo è altra cosa.
    Le istanze etiche non c’entrano se non nell’intollerabilità morale dell’ingiustizia sociale e dello sfruttamento del lavoro, ma sono solo un punto di partenza.
    La solidarietà non è un fine, ma uno strumento di lotta, perché mantiene la coesione di classe e aiuta il singolo nella difesa dall’aggressione del capitale e dei “suoi lacchè”, eccetera.
    Il comunismo non bada ai mezzi che servono per perseguire i fini, eccetera.
    C’è rimasto qualcuno che sappia qualcosa di marxismo, qui dentro?
    E fuori?

  52. Marisa D. il 19 dicembre 2005 alle 21:33

    @ max ambrosio
    Solo una cortesia, se ti va (e senza nessuna pretesa di verità) prima di ritirarmi: sono irritata con me stessa per aver postato sotto la fotografia di quel becero fascista miliardario in mutande e canottiera (coatto? proletario? a qualcuno/a deve aver dato alla testa lo spumante prima ancora di berlo). La cortesia (sempre che tu ne abbia voglia): prova a rileggere la mia risposta @ snaporaz: può essere un modo intelligente (la lettura attenta, non il contenuto, sia chiaro) per evitare di fare/farsi domande alla corpodinonsoché.

    @ Flavio Marcolini

    Grazie per i tuoi post, soprattutto il primo: c’era già scritto tutto. A persone come te non c’è bisogno di spiegare nei dettagli cosa fecero i nonni in camicia nera ai due zii precedentemente citati (un bambino di nove anni e un ragazzo di quattordici). Mia madre (la sorella) era lì, in quel casolare del magentino dove si erano rifugiati, dopo che in una precedente retata si erano portati via per sempre i suoi genitori. Interessa qualcosa, a tutti i dicanio in circolazione, sapere cosa fecero al bambino di nove anni, dopo che si accorsero che per la paura si era cagato addosso? prima di massacrarlo insieme all’altro e a tre contadini intervenuti a difenderli, volendo solo, in quel modo – mi piace continuare a pensarlo, perché rende ancora più degno di onore e di memoria il loro sacrificio – difendere la loro umanità di fronte all’orrore che si materializzava sotto i loro occhi?
    dicanio proletario!! Adottatelo pure, qualcuno di voi lo faccia, in quest’italietta analfabeta e senza radici, venduta al primo mercante di sogni e di ricchezza, di vuoto umano e culturale, di intellettuali che si masturbano con delle stronzatine e si fanno complimenti a vicenda gridando al capolavoro. Fatelo. Ma poi, se avete dei figli, magari di nove o quattordici anni, provate a guardarli negli occhi. Dài, provateci.

  53. tashtego il 19 dicembre 2005 alle 23:07

    @marisa

  54. emma il 19 dicembre 2005 alle 23:41

    “…coatto? proletario? a qualcuno/a deve aver dato alla testa lo spumante prima ancora di berlo…”

    Da un punto di vista sociologico penso sia difficile negare che Di Canio è un proletario, anzi un sottoproletario, anzi un sottoproletario del Quarticciolo diventato miliardario con il calcio.
    Se parliamo di classi sociali, chi ̬ Рaltrimenti Рdi Canio? Un piccolo-borghese, un borghese, forse il rampollo di una famiglia nobile?
    Poi si può benissimo aggiungere che Di Canio è un fascista, e ci sta.
    Si può benissimo aggiungere che è un imbecille, e ci sta pure questo – anche se l’essere imbecilli non è appannaggio esclusivo di una classe o di un gruppo sociale.

    Capisco tuttavia la tua reazione, Marisa, e mi dispiace se, in qualche modo, indirettamente, in ogni caso senza volerlo, ti ho offeso.

    D’altra parte il post – pur rappresentando, a mio parere, un serio invito a riflettere e ad approfondire – è, in una certa misura, “leggero”. E i commenti (certamente il mio) possono avere gravi limiti.
    Questo può risultare inaccettabile per chi partecipa alla discussione avendo memoria di esperienze tragiche.
    Dunque si instaura una comunicazione asimmetrica, che può portare a fraintendimenti dolorosi, senza che gli “attori” siano del tutto consapevoli delle conseguenze di ciò che scrivono.

  55. Raul Montanari il 20 dicembre 2005 alle 00:03

    A ventiquattr’ore e oltre 50 post dall’inserimento in home page del piccolo pezzo che state commentando, ringrazio tutti quelli che sono intervenuti, senza eccezioni, e spero che il dibattito continui.
    Non trovo niente di strano nell’emergere di vissuti personali e familiari di segno diverso ma tutti molto intensi. Anzi.
    Forse, se ci sono stati 50 interventi in un giorno, ha avuto senso mettere in NI quelle quattro parole, con tutta la loro povertà e approssimazione. Ve lo dico sommessamente, sempre servo vostro umilissimo e inadempiente assai.

  56. Francesco Marotta il 20 dicembre 2005 alle 00:11

    Marisa, chiunque tu sia, ti auguro la benedizione di tutti i morti bambini della storia, di ieri e di oggi, che ancora aspettano giustizia. So che hai letto Lettera da Praga, dedicata alla memoria di mio padre. Pensala per sempre scritta in ricordo delle “sacre ombre” che ti porti dentro: è il mio omaggio a te e al coraggio sovrumano che hai avuto a mettere sulla carta quelle immagini. Se hanno ancora un senso oggi queste parole, ti voglio bene, amo profondamente tutto ciò che hai scritto su questa pagina.
    Un abbraccio.

  57. girolamo il 20 dicembre 2005 alle 00:14

    Probabilmente c’erano, in buona fede, brave persone dalla parte sbagliata nel 1943-45, e probabilmente non tutti quelli che rano dalla parte giusta erano brave persone. però chi stava da una parte, consapevole o meno, informato o meno (facciamo finta che non lo sapessero) combatteva per un mondo nel quale i treni piombati portavano gli ebrei nei campi di concentramento; chiamavano “onore nazionale” da difendere il diritto di invadere stati sovrani e massacrare le popolazioni civili; si schieravano a difesa di un “alleato” che si era annesso Trentino, Friuli ed alto veneto, riportando i confini nazionali al 1866. Punto.
    Oggi tutto questo è noto, e chi saluta fascistamente (perchè è un fascista) è una persona schifosa. Se i nonni d’n tmpo erano davvero brave persone, oggi non alzerebbero la mano destra. Punto.
    Di Canio ha solidarizzato con una tifoseria di merda, non con i tifosi della Lazio in quanto tali: con quelli che sono arrivato a Livorno gridando “Livornesi ebrei”. Livorno è la prima città al mondo ad aver concesso la libertà di circolazione e di culto agli ebrei (ed anche ai musulmani), alla fine del Cinquecento: probabilmente nelle vene dei livornesi scorrono goccie di sangue ebraico, ma a Livorno non si accendevano roghi ed autodafè.
    A me on interssano punizioni, squalifiche, giustizia sportiva: io dico slo che, fossi staot a Livorno, avrei gridato anch’io a Di Canio “Piazzale Loreto”.

  58. tashtego il 20 dicembre 2005 alle 08:12

    ti sei riletto, jannozzi?
    ti si incrociano i diti mentre digiti?

  59. emma il 20 dicembre 2005 alle 09:04

    Cosa c’entra se Di Canio è o no un bravo calciatore?
    Se è bravo come calciatore, se ha un seguito, il suo gesto è ancora più imbecille, perché legittima l’imbecillità di altri.
    Resta comunque il fatto che Di Canio “ha una bruttissima faccia da coatto”, niente a che fare per es. con la faccia di certi ufficiali nazisti che si vedono nei film, quelli con gli occhi azzurri e i capelli biondi, la divisa appena stirata e inamidata. Quelli che si dilettano – dopo aver fatto il loro “lavoro”, o anche durante – con la musica di Wagner, o con Beethoven, magari con la lettura di Goethe.

  60. giovanni il 20 dicembre 2005 alle 09:29

    Interrogativo parabrechtiano e senza dubbio benaltrista: è più fascio chi saluta come ai tempi della Buonanima o chi si arricchisce spillando 30 50 80 euri ai correntisti della sua banca, onde poi costruirsi un tesoretto da dugento milioni?

  61. tashtego il 20 dicembre 2005 alle 10:03

    È buffa questa cosa delle “brave persone”, come se la storia fosse fatta dai Buoni contro i Cattivi, come se i fascisti e i nazisti e gli stalinisti fossero i cattivi e tutti gli altri, i democratici per auto-certificazione, fossero i buoni.
    Strano che non si riesca a percepire la complessità dei fenomeni di cui stiamo cianciando, che prescinde dalle caratteristiche individuali degli umani coinvolti con responsabilità marginali per investire casomai quelle di chi aveva il potere.
    Bravissime persone furono Рfino a un momento prima Рtutti, o quasi tutti, quelli che fucilarono, denunciarono, deportarono, torturarono, in molti casi volontariamente e volenterosamente, cio̬ senza che nessuno glielo imponesse in modo ultimativo.
    È buffa questa americanizzazione della percezione storica, ormai molto diffusa, secondo la quale il è il cattivume umano che produce i totalitarismi e non, per esempio, le stesse classi che, in altri luoghi e circostanze, appaiono invece fervidamente democratiche.
    Lo stalinismo fu sostenuto, anche da noi, da masse comuniste costituite da brave persone, convinte che quello fosse il sol dell’avvenire, convinte, per esempio, che in Ungheria nel Cinquantasei la repressione sovietica con relative esecuzioni capitali degli insorti (anch’essi brave persone) fosse necessaria per difendere il socialismo dalla contro-rivoluzione avanzante (sono convinto oggi che non avessero tutti i torti).
    Dunque dire “mio nonno era fascista ma anche una brava persona” non ha il minimo senso.
    Per tornare allo sciocco Di Canio, che è pur sempre un laziale e dunque non del tutto legittimato ad esistere, quella foto – che tanto emozziona Montanari perché lo riconferma nell’idea del tutto pre-politica e anti-storica che i fascisti sono “schifosi” – è chiaramente tendenziosa, perché lo ritrae in una botta di adrenalina che deformerebbe pure la faccia dell’arcangelo Gabriele.
    Aggiungo che la sua coattaggine è senz’altro un’attenuante e non, come pensa Montanari, un’aggravante (un segno di pre-destinazione e ineluttabilità fascistica?).
    Infatti preferisco un fascista convinto per ideologia (si fa per dire) a un fascista per convenienza di posizione sociale e di difesa della robba sua, come sono tanti.
    Questi ultimi mi fanno un po’ schifo, lo ammetto, ma anche tra loro ci sono delle gran brave persone che non hanno mai fatto male a nessuno.

  62. kristian il 20 dicembre 2005 alle 10:05

    per me i ladri e i truffatori non sono per forza fascisti. se poi ladri e truffatori son grandi imprenditori, quasi sempre dei fascisti sono i sovvenzionatori.

  63. emma il 20 dicembre 2005 alle 10:28

    Forse non possiamo fare a meno degli stereotipi.
    Ci danno sicurezza. Chiudono la porta a interrogativi scomodi, interrogativi che magari potrebbero riguardarci da vicino.
    Per cui.
    – Gli ufficiali nazisti che amano Wagner sono perfetti ufficiali nazisti.
    – Il ghigno del glauco Attila-Sutherland nel “Novecento” di Bertolucci è da perfetto fascista cattivo.
    – Il ghigno del brutto Di Canio è da perfetto fascista cattivo, e per giunta coatto, e per giunta un po’ imbecille.
    Ecc.

  64. giovanni il 20 dicembre 2005 alle 11:00

    Strano che si finga di non capire l’inanità della ciancia, e la sua natura affatto lùdica. O tutti trattano di necessità l’ombre come cosa salda e si sono convinti che la cosa abbia un senso?

  65. wovoka il 20 dicembre 2005 alle 11:45

    Ma cosa c’entra Juliette Greco con il vostro litigio? però lei era transalpina, voi siete solo italiani, e non avete mezzi con i quali possedere Julien Théry, Eugenio Renzi, Phil Stumpf e Aaron Freundschuh. Le “Page Blanche à la Poesie” come copiatura, come ripetizione ennesima dello stesso gesto, la riproduzione come riproduzione anastatica, come campionatura, il ritorno dell’identico che fa il volto di Di Canio.

  66. francesco forlani il 20 dicembre 2005 alle 12:46

    caro wovoka ti ho inserito nell’annuaire, i tuoi versi sulla ripetizione erano sublimi. Che i poeti ricopino uno dei propri versi e li spediscano al ciclostile “page Blanche” mi sembra straordinario come il fatto che ci siano. L’unico appunto da farti è che i versi , che si possono leggere on line, sono molto differenti e per niente ripetuti
    effeffe

  67. Franz Krauspenhaar il 20 dicembre 2005 alle 12:51

    Perfettamente d’accordo con l’ultimo commento di Tashtego, parola per parola.

  68. francesco forlani il 20 dicembre 2005 alle 12:52

    Marx a Ruge
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    Colonia, maggio 1843

    La Sua lettera, carissimo amico, è una buona elegia, un canto funebre che toglie il respiro; ma politicamente non vale proprio nulla. Nessun popolo dispera, e anche se per lungo tempo dovesse sperare soltanto per stupidità, pure un giorno, dopo molti anni, per sùbita intelligenza adempirà tutti i suoi pii desideri.

    Ma Lei mi ha contagiato, il Suo tema non è ancora esaurito, voglio aggiungervi il finale, e quando tutto sarà finito mi porga la mano per ricominciare da capo. Lasciate che i morti seppelliscano e piangano i loro morti. Al contrario, è invidiabile essere i primi ad entrare vivi nella nuova vita; questa dev’essere la nostra sorte.

    È vero, il vecchio mondo appartiene ai filistei. Ma noi non dobbiamo trattarlo come uno spauracchio dal quale si torce via timorosamente lo sguardo. Al contrario, dobbiamo fissarlo direttamente negli occhi. Vale la pena studiare questo signore del mondo.

    Senza dubbio, signore del mondo lo è unicamente in quanto lo riempie con la sua società, così come i vermi un cadavere. Perciò la società di questi signori ha bisogno soltanto di una schiera di schiavi, e i proprietari di schiavi non hanno bisogno di essere liberi. Se pure, a cagione della loro proprietà su terre e persone, vengono detti signori in senso elevato, non per questo sono meno filistei della loro gente.

    Uomini, sarebbero esseri dotati di spirito, liberi repubblicani. Ma i borghesucci non vogliono essere né l’uno né l’altro. Che resta loro di essere e di volere?

    Ciò che essi vogliono, vivere e moltiplicarsi (e più in là, dice Goethe, non ci va nessuno), lo vuole anche l’animale; al massimo un politicante tedesco potrebbe aggiungere che l’uomo sa di volerlo, e che il tedesco è tanto accorto da non volere altro.

    Si dovrebbe prima ridestare nel petto di questi uomini l’autocoscienza umana, la libertà. Soltanto questo sentimento, che con i greci scomparve dal mondo e con il Cristianesimo si dissolse nell’azzurro etere del cielo, può fare nuovamente di una società una comunità di uomini per i loro fini supremi, uno Stato democratico (…)
    effeffe

  69. insufficiente@tiscali.it il 20 dicembre 2005 alle 13:25

    franz kraus etc davvero sei d’accordo con tashtego? anche quando scrive che la repressione sovietica in ungheria nel ’56 “con relative esecuzioni capitali degli insorti (anch’essi brave persone) fosse necessaria per difendere il socialismo dalla contro-rivoluzione avanzante (sono convinto oggi che non avessero tutti i torti).” terribile. necessaria a che cosa poi se non a perpetrare uno dei sistemi più tremendi che la storia ricordi?
    e smettetla di parlare stalinismo? quello era semplicemente comunismo. con o senza stalin il comunismo è dappertutto tale e quale. smettetela di fare gli indiani, mi verrebe di dirvi. ma mi rendo conto che è inutile e rendo onore al grande montanari che sa bene come aizzare le masse.

  70. marco rovelli il 20 dicembre 2005 alle 13:39

    Tashtego, è proprio ciò che avevo affermato ieri sera. Che non è questione di brave persone. Che a porre la questione così non si va da nessuna parte.
    Non sono d’accordo però sul giudizio a proposito d’Ungheria. A far così dai fiato agli insufficienti, lo vedi. E loro – che di certo sono brave persone – ci mettono un nonnulla a far dell’erba un Fascio.

  71. Franz Krauspenhaar il 20 dicembre 2005 alle 13:48

    Inutile replicare. Avrei comunque fatto meglio a dire” Sono d’accordo con l’ultimo intervento di Tashtego nella sostanza”. Va bene così?

  72. girolamo il 20 dicembre 2005 alle 14:51

    @ Tashtego
    Credo che la pensiamo nello stesso modo, comunque. a scanso di equivoci: col riferirmi a “brave persone” dalla parte sbagliata, intendo dire che gli uomini e le donne vanno valutati per quello che fano e che manifestano, indipendentemente dalla ragione interiore che li spinge a fare ciò che fanno. A voler guardare nell’animo, a voler valutare l’intenzione, c’è sempre puzza di inquisizione. Il dato di fatto erano, e sono, i treni piombati, i lager, ecc. ecc.
    Sull’Ungheria 56 non condivido una parola, lo stalinismo era anche un’attitudine mentale. Dopo il 56 Lukacs (che era stalinista), dagli arresti domiciliari cui era stato condannato, continuava a ricevere il segretario del partito comunista ungherese (che lo teneva sotto chiave) per dargli lezioni sulla filosofia di Hegel: non trovo alcun personaggio (Hegel compreso) cui appassionarmi, in questo aneddoto vero (se non Steiner, che lo ha riportato).

    PS: nelle righe finali alludevi per caso a un certo piccolo imprenditore fascista, area destra sociale, che nell’arco di 5 anni (coincidenti con la giunta_St(o/a)race), è diventato un “noto imprenditore” e ha comperato una squadra che non ti nomino per non rovinarti la digestione? uno che non ha il coraggio delle proprie idee, e neanche della propria lingua italiana?

  73. tashtego il 20 dicembre 2005 alle 15:29

    Non ostante l’influenza devo buttare giù qualche precisazione.
    La prima riguarda l’affermazione che masse di brave persone di credo comunista approvarono l’invasione di Ungheria da parte dei sovietici: ciò è vero e non si discute.
    Ma per caso avranno avuto anche ragione?
    Secondo me, dal loro punto di vista, sì.
    Nel senso che effettivamente l’instaurazione in Ungheria di un regime democratico avrebbe significato una falla gravissima nel sistema di dominanza sovietica sulla fascia occidentale di stati satelliti (nel ’68 in Cecoslovacchia accade lo stesso) che presto ne avrebbero seguito l’esempio.
    Dunque, su quell’invasione, gli stalinisti avevano ragione: se l’URSS voleva sopravvivere l’Ungheria andava fermata.
    Detto questo sono d’accordo su chi afferma che lo stalinismo probabilmente *è* l’unica possibile forma di comunismo.
    Ma cos’è lo stalinismo, in cosa consiste?
    Essenzialmente è pensiero unico, più repressione feroce del dissenso, più uso strumentale delle masse per qualsivoglia fine.
    Va aggiunto che lo stalinismo implica un tiranno e una ristretta corte di oligarchi a lui legati e sottomessi.
    In questo tentativo di definizione dello stalinismo, il comunismo, come prassi e ideologia sembra quasi un accidente (molti sono convinti che sia così: i rifondaroli, per esempio), come se lo stalinismo fosse una forma qualsiasi di tirannide applicata al comunismo.
    Su questo punto non so pronunciarmi con l’opportuna convinzione.
    Però so che un regime comunista non sta in piedi senza repressione del dissenso, pensiero unico e masse etero-dirette per qualsivoglia fine.
    Forse, anzi sicuramente, lo stalinismo era qualcosa di più complesso della definizione che ne ho dato: esistevano per esempio i consigli di fabbrica che erano pur sempre una forma significativa di partecipazione. Eccetera.
    Ma col tempo, osservando i vari regimi comunisti che si sono succeduti ovunque nel mondo a partire dal secondo dopoguerra, tenderei a pensare che stalinismo e comunismo siano, nella prassi (solo nella prassi), una cosa sola.

  74. tashtego il 20 dicembre 2005 alle 15:30

    @girolamo
    no, alludevo a un sacco di gente che conosco.
    anche ex socialisti, per dire.

  75. marco rovelli il 20 dicembre 2005 alle 15:41

    Adesso non sono più d’accordo per motivi opposti…
    Insomma, che vuol dire ‘aver ragione dal proprio punto di vista’? Suona come una tautologia. E’ chiaro che dal punto di vista della sopravvivenza dell’Urss l’Ungheria andava difesa dalla ‘penetrazione occidentale’. Quindi su questo eliminerei proprio la forma dubitativa in cui ponevi la questione nel tuo primo intervento. Dopodiché si tratta di capire qual è la ragione di un evento storico in sé. E di qui, il senso, e la possibilità, del comunismo. Non condivido l’equazione comunismo-totalitarismo. E non sono rifondarolo, basta fare un salto nella mia blog-stanza e lo si vede immediatamente. Il comunismo non può che essere un insieme di pratiche. Le pratiche comuniste che hanno guidato il movimento operaio nel Novecento si sono rivelate disastrose (anche se questo non significa ‘fallimentari’, hanno conseguito successi importanti). Occorre ‘rivedere’ la storia del movimento operaio, e rivederla daccapo, alla luce delle pratiche storiche accantonate, sconfitte, sradicate – ma non ci occorre alcun ‘revisionismo’, né una equazione liquidatoria (anche solo nella prassi).
    (auguri per la tua influenza tash)

  76. ivan roquentin il 20 dicembre 2005 alle 17:13

    @ Lorenzo Galbiati Says:

    December 19th, 2005 at 14:56: “Parlare di Di Canio, stigmatizzare il suo gesto, non fa altro che attirare l’attenzione su questa estetica da parte dei tanti adolescenti qualunquisti e similrazzisti che ci troviamo in Italia”

    No, direi che fa anche in modo che si discuta attorno a un simbolo (perché il gesto ha una funzione simbolica), e senza discussione non c’è educazione e non ci sono eventuali contromisure. Certo che la funzione classica del simbolo va spiegata, ma il gesto di Di Canio, la scelta di un simbolo (non casuale, visto che si ripete a distanza di tempo) vale innanzitutto come esempio: e la teoria, da sola, non si riferisce a nulla. I cosiddetti giovani non vanno “indottrinati”: devono capire e scegliere: senza il riferimento ai gesti, agli atti, ogni teoria morale o politica si riduce a puro catechismo.

    Non c’è distanza tra qualunquismo e fascismo, tra la pochezza del lasciar passare e un certo tipo di indulgenza di stampo fascista. Un esempio a caso? La deportazione degli ebrei italiani era una gentile concessione, un gesto politico di enorme qualunquismo da parte di un uomo, Mussolini, che aveva definito poco tempo prima gli ebrei “colonna portante dell’economia italiana”, o qualcosa di simile. Lo sanno pure i sassi, me ne rendo conto. L’inazione, l’inerzia di fronte alla necessità dell’azione, è quasi sempre il sintomo di un fascismo più o meno strisciante. Il silenzio di fronte agli atti simbolici è un qualunquismo dello stesso genere.

  77. andrea barbieri il 20 dicembre 2005 alle 17:18

    “A voler guardare nell’animo, a voler valutare l’intenzione, c’è sempre puzza di inquisizione.”
    mi ha fatto venire in mente che volevo fare la tesi su “diritto penale d’autore”, ma non me la diedero.

  78. Ivan Roquentin il 20 dicembre 2005 alle 18:07

    BTW per i passanti: atti e intenzioni sono due (fatti) separati, come è chiaro a tutti, giacché le intenzioni precedono i fatti, e non secondo una regola necessaria (il “salto” di cui parla Searle)

  79. wovoka il 20 dicembre 2005 alle 18:29

    > A voler guardare nell’animo, a voler valutare l’intenzione, c’è sempre puzza di inquisizione

    Impossibile evitarlo: non si potrebbe capire un bel niente se non ci si proiettasse continuamente nelle parole e nei comportamenti degli altri.

  80. Lorenzo Galbiati il 20 dicembre 2005 alle 19:17

    @ ivan roquentin
    direi che il tuo msg diretto a me è un ottimo esempio di come sia possibile far perdere il senso di una frase (la mia) estrapolandola dal suo contesto. Francamente, non ho capito dove vuoi arrivare.
    Tu scrivi: “L’inazione, l’inerzia di fronte alla necessità dell’azione, è quasi sempre il sintomo di un fascismo più o meno strisciante. Il silenzio di fronte agli atti simbolici è un qualunquismo dello stesso genere.”
    Insomma, il mio atteggiamento nasconderebbe un fascismo qualunquista strisciante e inconsapevole. Allora torno a chiedere a lorsignori:
    Qual è l’azione migliore da proporre di fronte al gesto di Di Canio?
    Io sostengo sia, specialmente per gli “educatori”, spiegare l’origine e il significato del gesto, senza stigmatizzarlo né dandovi grande importanza.
    Stigmatizzare il gesto, il simbolo, dal mio pdv è un’azione controproducente, se si vuol coltivare una cultura antifascista, come si dovrebbe fare in una repubblica nata dall’antifascismo.
    Dare mille significati al gesto, proporre mille spiegazioni sociologiche, enfatizzare la questione e giudicare la persona porta a quello che si vede qui: una miriade di commenti il cui filo conduttore non è – così pare a me – la discussione intorno al gesto-simbolo, ma
    I FASCISTI SON TUTTI CATTIVI? E I COMUNISTI?
    CONCLUSIONE: FASCISMO VS COMUNISMO, CHi è IL MIGLIORE?
    Nè più né meno di quel che fanno i tifosi della lazio e i tifosi del livorno quando si ritrovano sullo stesso campo. Certo, loro lo fanno con striscioni, slogan ecc. ossia con strumenti molto più grezzi degli argomenti che si trovano in questi commenti.
    Lorenz

  81. tashtego il 20 dicembre 2005 alle 19:25

    prova

  82. tashtego il 20 dicembre 2005 alle 19:26

    (Cos’è un BTW per i passanti?)
    A discutere di fascismo esce subito fuori, subito e sempre, il comunismo.
    Schizza fuori il comunismo come i pupazzi a molla dalle scatole col trucco: sproing.
    Subito c’è qualcuno che disce: ah voi comunistacci guardatevi le vergogne vostre di Stalin e compagni e il gulag e tutto quell’incubo liberticida sovietico.
    Non si riesce a parlare di fascismo pacatamente e in santa pace per via di questo automatismo berlusconico, da pensiero unico, che vuole, col consenso dei più, che esista una simmetria tra nazi-fascismo e stalinismo.
    Questa simmetria non esiste, naturalmente.
    Le colpe del comunismo sono diverse e molto più gravi delle luride malefatte criminali dei nazifascisti, compiute in nome di parole d’ordine, come appunto la difesa della razza, lo spazio vitale, l’opposizione alle demoplutocrazie occidentali, eccetera.
    Il fallimento del comunismo è molto più grave, perché significa la perdita dell’unica alternativa – pensabile, sognabile, apparentemente costruibile – al mondo del capitale imperante e dello sfruttamento come prassi condivisa, con la distruzione del pianeta che ormai è perfettamente alle viste.
    Qualcuno – qui è pieno di gente che la pensa politicamente corretto – dirà che niente è più grave e tragico della Shoà.
    Penso si possa rispondere che un atto criminale, per quanto atroce e immenso, non necessariamente chiude ogni speranza in un mondo migliore, anzi può al postutto servire da ammonimento e lezione per il futuro.
    La morte del comunismo come ipotesi e prassi ha invece chiuso il futuro, l’ha abolito, ha appiattito il mondo su un unico schema condiviso, tristemente e inevitabilmente autodistruttivo: l’economicismo liberale capitalista, che oggi nei fatti non ha più oppositori e scorrazza libero per il pianeta.

  83. marco rovelli il 20 dicembre 2005 alle 19:37

    E chi l’ha deciso che il comunismo è morto?
    (Non mi si risponda la Storia, pls).
    Ma su un punto sono d’accordo: le ‘responsabilità’ del comunismo sono più grandi. Dove appunto il comunismo deve rispondere a chiamate di altra natura.

  84. ulrico il 21 dicembre 2005 alle 22:09

    Molti nemici (come voi), molto onore… pensavo fosse un sito serio dove si parla di cultura e non di cazzate giornalistiche montate per vendere i giornali… W il duce

  85. marcos il 22 dicembre 2005 alle 21:58

    Intervengo soltanto perché non mi va che un nazifascista abbia l’ultima parola in un post su NI.

  86. Nazione Indiana » Blog Archive » Okkio al Canio il 22 dicembre 2005 alle 22:03

    […] Ieri ho finito un corso di scrittura a Parma, quindici incontri, e le persone che lo avevano frequentato mi chiedevano di trarre delle conclusioni meno tecniche del solito. Io ho provato a partire dall’articolo di Raul Montanari su Di Canio, per provare a riflettere come quello che scrive Montanari è esattamente l’opposto di quello che per me è il compito della letteratura. […]

  87. […] [pubblico questo testo di Montanari prendendolo dai commenti diVibrisse, su cui Giulio Mozzi ha pubblicato un post su Grazie, Di Canio. P.S.] […]

  88. […] [pubblico questo testo di Montanari prendendolo dai commenti di Vibrisse, su cui Giulio Mozzi ha pubblicato un post su Grazie, Di Canio. P.S.] […]

  89. […] A che cosa serve, si è domandato più d’uno, una discussione come quella, abbondantissima, che è nata in Nazione indiana attorno all’articolo di Raul Montanari (pubblicato da Piero Sorrentino) Grazie, Di Canio, è proseguita in calce all’articolo di Christian Raimo Okkio al Canio, si è parzialmente spostata in vibrisse dopo il mio articolo Della più bell’acqua, e ora ha ripreso a macinare di nuovo in Nazione indiana con la ripresa, sempre da parte di Sorrentino, di un intervento di Montanari (Addenda a “Grazie, Di Canio”) già apparso nella discussione in vibrisse? A che cosa serve? Dico subito: nei vari filoni della discussione ci sono stati interventi futili, provocatori, scemi, osceni, dileggianti, ridicoli: in una parola, interventi inutili. Ce ne sono stati come ce ne sono in ogni discussione – nel web si vedono di più, perché restano lì scritti. Questi interventi programmaticamente, intenzionalmente ed effettivamente inutili non mi interessano (per ora): sono il ronzio, il rumore di fondo. La parte non intenzionalmente inutile della discussione, allora, è riuscita a essere effettivamente utile? Che anche in questa parte della discussione ci siano state alzate di tono, scambi di cordialità non esattamente carinissime, eccetera, vabbè: anche questo succede in tutte le discussioni. Si discute, si litiga, si equivoca, ci si spiega, eccetera. Non può essere che così; e tutto questo non inficia complessivamente l’utilità della faccenda – se un’utilità c’è. A me sembra che la discussione sia stata utile. Per due ragioni: per due risultati positivi raggiunti. 1] Il primo risultato positivo raggiunto è una domanda. L’ha formulata, nella discussione in vibrisse, Andrea Barbieri. La domanda è: Il mio schifo mi fa assomigliare a loro? Che io sia un fan delle domande, è cosa nota: ma questa mi sembra proprio ben formulata, e utile. Mi viene voglia di parafrasarla, di ampliarla, di dettagliarla: ma ne diminuirei la forza. E così mi butto nella risposta: Sì, il mio schifo mi fa assomigliare a loro. […]

  90. […] A che cosa serve, si è domandato più d’uno, una discussione come quella, abbondantissima, che è nata in Nazione indiana attorno all’articolo di Raul Montanari (pubblicato da Piero Sorrentino) Grazie, Di Canio, è proseguita in calce all’articolo di Christian Raimo Okkio al Canio, si è parzialmente spostata in vibrisse dopo il mio articolo Della più bell’acqua, e ora ha ripreso a macinare di nuovo in Nazione indiana con la ripresa, sempre da parte di Sorrentino, di un intervento di Montanari (Addenda a “Grazie, Di Canio”) già apparso nella discussione in vibrisse? A che cosa serve? [E vedo ora che si aggiunge un altro articolo di Christian Raimo: Natale con i tuoi] Dico subito: nei vari filoni della discussione ci sono stati interventi futili, provocatori, scemi, osceni, dileggianti, ridicoli: in una parola, interventi inutili. Ce ne sono stati come ce ne sono in ogni discussione – nel web si vedono di più, perché restano lì scritti. Questi interventi programmaticamente, intenzionalmente ed effettivamente inutili non mi interessano (per ora): sono il ronzio, il rumore di fondo. La parte non intenzionalmente inutile della discussione, allora, è riuscita a essere effettivamente utile? Che anche in questa parte della discussione ci siano state alzate di tono, scambi di cordialità non esattamente carinissime, eccetera, vabbè: anche questo succede in tutte le discussioni. Si discute, si litiga, si equivoca, ci si spiega, eccetera. Non può essere che così; e tutto questo non inficia complessivamente l’utilità della faccenda – se un’utilità c’è. A me sembra che la discussione sia stata utile. Per due ragioni: per due risultati positivi raggiunti. 1] Il primo risultato positivo raggiunto è una domanda. L’ha formulata, nella discussione in vibrisse, Andrea Barbieri. La domanda è: Il mio schifo mi fa assomigliare a loro? Che io sia un fan delle domande, è cosa nota: ma questa mi sembra proprio ben formulata, e utile. Mi viene voglia di parafrasarla, di ampliarla, di dettagliarla: ma ne diminuirei la forza. E così mi butto nella risposta: Sì, il mio schifo mi fa assomigliare a loro. […]

  91. Medo il 24 dicembre 2005 alle 18:56

    Se vedi un punto nero, spara a vista! O è un prete o è un fascista!”, così cantavamo nel ’44. Che nostalgia…

  92. andrea barbieri il 25 dicembre 2005 alle 13:49

    Alla domanda che Mozzi riprende, avevo risposto su Vibrisse che lo schifo, come espresso da Montanari nel suo pezzo su Di Canio NON mi fa assomigliare a loro.
    Capisco benissimo la volontà che anima la decisa critica di Mozzi, ma trovo che sia generata da un errore: quello di considerare la questione troppo dall’alto, quindi non vedere i particolari.
    E’ evidente che il pezzo di Montanari usa gli strumenti retorici dell’invettiva. Il succo di quell’invettiva non è la negazione della pietà per l’uomo, la confusione tra errore e errante: è invece – uso un termine che nei manuali di retorica non si trova, ma rende l’idea – un cristallino vaffanculo alla persona che fa apologia del fascismo negli stadi, davanti a tv e fotografi. Un umanissimo sdegno, un vaffanculo – almeno da parte mia – condivisibile, a Di Canio, perché auspica il risveglio dei camerati italiani. Siccome questo suo sogno rende impossibili i sogni di chiunque altro, penso che sia giusto mandare affanculo la persona che genera un sogno intollerabile.
    L’ultima parola su questa vicenda spetterà alla giustizia italiana che dovrà giudicare Di Canio per un comportamento che è reato:
    “Chiunque, partecipando a pubbliche riunioni, compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista ovvero di organizzazioni naziste è punito con la pena della reclusione sino a tre anni e con la multa da 400.000 a 1.000.000 di lire.”
    Vedremo come andrà a finire, se questo giudizio ci sarà.
    Ma no, non raccontiamoci fandonie, è inutile anche pensarlo: non succederà nulla, come non è mai successo nulla per gli striscioni e i cori da stadio che ogni settimana praticano apologia del razzismo (oltretutto la Cassazione ha recentemente certificato che siamo un paese razzista, dunque non c’è nulla di male a dire “sporco negro”). Se Di Canio fosse condannato a tre anni di reclusione scatterebbe la violenza dei tifosi-camerati e non ne vale la pena: chiudiamo un occhio sulle leggi e sulla Costituzione, e via.
    A chi è sdegnato rimane solo questo: pubblicare un’invettiva su NI. E a volte con difficoltà.

  93. roy il 25 gennaio 2006 alle 19:53

    guarda io sò tutto er contrario de di canio,peso 120 kg sono alto 1,85 e nn c’ho proprio un’insufficienza toracica ma nun me pare de conoscete o de esse stato adottato da te però SO DE DESTRA e me ne vanto soprattutto da quando t’ho letto a ridicolo……..e soprattutto perchè nun me ritengo na persona schifosa o un bandito………ignorante forse MA SEMPRE PULITO onesto con me e gli altri senza pregiudizi o malafede come te hai capito pennarolo???
    sempre e cmq onore a paolo di canio
    roy ultras romani

  94. roy il 25 gennaio 2006 alle 19:59

    a banders ma nde dò sei come scrivi pari un pò toscano un pò romano un pò siculo……A TONTO ROSSO vai a dormire e lascia sta er pc e ripialo tra qualche anno quando avrai finito de giocà coi soldatini…..
    A NOI

  95. Claudio il 30 gennaio 2006 alle 22:07

    Con tutto il rispetto, come si permette a giudicare una persona per un ideale.Lei è il frutto del lavaggio di cervello fatto dagli antifascisti nel dopoguerra.Tornando a parlare di Di Canio, il suo è stato un gesto rivolto al suo pubblico che richiama si il saluto voluto di Mussolini, ma anche il saluto dei romani;ora, condannare il gesto di DiCanio è assolutamente ingiusto. Quando, fra qualche secolo, si scriverà la storia dei nostri giorni, i posteri dovranno inorridire o spellicarsi dalle risate al leggere che un giovane e valente atleta è stato ammonito, multato e castigato sol perché ha salutato romanamente i suoi tifosi…, altro che secchia rapita! Noi intanto ci scandalizziamo per la stupidità di una simile reazione.
    Una disposizione TRANSITORIA, illiberale e antidemocratica, della nostra Costituzionale vieta la ricostituzione del disciolto Partito Fascista: ma come si può credere che un saluto romano (o fascista che dir si voglia) possa generare la ricostituzione del disciolto Partito Fascista?!!! Se bastasse un gesto… oh chisà quante marce su Roma si sarebbero fatte!
    Vien poi spontaneo chiedersi: possibile che un saluto “fascista” faccia tanta paura? Possibile che quei leoni, che si vantano e tronfiano di antifascismo, abbiano paura di un gesto sia pure fascista? Che temono? di che hanno paura? Si cade nel ridicolo…: ha salutato romanamente! impicchiamolo! Eppure questi sapientoni democratici e liberali osano criticare il Medioevo inventandosi una secchia rapita. Pensate poi che rubare una secchia non è così semplice come fare un saluto romano… eppure!…
    Infine, che democrazia è quella che vuole coartare un’idea? Mi pare quel tal prepotente che soleva dire: sei libero di fare e pensare quel che vuoi, ma a patto che fai e pensi quel che voglio!
    Noi speriamo soltanto una cosa: che quando si scriverà questa vergognosa pagina di nostra storia, si dica pure che noi non eravamo d’accordo, anche perché certi incoerenti signori hanno preteso educarci al rispetto delle idee altrui.
    Grazie e cordiali saluti.

  96. Claudio il 30 gennaio 2006 alle 22:23

    Inoltre, perchè nazifascismo!perchè accusate il duce di essere un razzista antisemita!MUSSOLINI AVEVA UNA AMANTE EBREA, egli ha unito l’ITALIA dicendo solo una frase:Oggi non ci sono più italiani di ponente o di levante, del continente
    o delle isole: ci sono soltanto degli italiani.
    Gli stessi ‘nemici'(se cosi si possono chiamare) pensavano che l’ITALIA non era nulla senza Mussolini e questo è provato.Inoltre tutti sanno che alla morte di Mussolini, egli teneva con se una cartella(poi misteriosamente sparita, chissa perchè)in cui molti storici credono ci siano scritte lepresunte amicizie tra Mussolini e il primo ministro Inglese dell’epoca.Come molti sanno Mussolini non era assolutamente amico di Hitler, egli lo costrinse ad allearsi con lui perchè sapeva che non aveva speranze contro gli alleati.Basta vedere l’espressione di Mussolini durante gli incontri con il Furher tedesco, era visibilmente triste ed amareggiato, perchè sapeva che Hitler lo stava usando ma lui non poteva fare assolutamente nulla, perchè il Duce amava l’ITALIA e sapeva che prima o poi Hitler avrebbe invaso l’ITALIA.Inoltre quella che voi chiamate dittatura era fondata sul lavoro e sull’entusiasmo popolare!
    Il duce era una grande persona, non fatevi ingannare dai testi scritti successivamente contro di lui, perchè questi testi furono scritti dagli antifascisti e non da persone neutrali!



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