Okkio al Canio

21 dicembre 2005
Pubblicato da

di Christian Raimo

Ieri ho finito un corso di scrittura a Parma, quindici incontri, e le persone che lo avevano frequentato mi chiedevano di trarre delle conclusioni meno tecniche del solito. Io ho provato a partire dall’articolo di Raul Montanari su Di Canio, per provare a riflettere come quello che scrive Montanari è esattamente l’opposto di quello che per me è il compito della letteratura.

Qualche anno fa a un corso di editing a minimum fax mi ritrovai faccia a faccia con Salvatore Ferraro, il testimone-complice riconosciuto giuridicamente colpevole dell’omicidio Marta Russo. Sono stato particolarmente legato alla vicenda Marta Russo, perché quel giorno all’università io c’ero, e passai sotto quella finestra a poche ore dallo sparo. E Salvatore Ferraro, molto prima di essere un corsista di editing, era per me un nome – associato in aeternis al sodale Scattone – e una faccia. Io, mi ricordo, commentavo un brano di Carver e non riuscivo a smettere di guardarlo. L’effetto era semplice: la sua faccia sui giornali era stata immobile e non mi aveva mai dato problema, la sua faccia dal vivo sì. Dalla possibilità di esprimere un giudizio semplice (colpevole/innocente), vago (sprovveduto/scaltro), o liquidatorio (pariolino/montato), calunnioso (cocainomane/schizoide), la questione all’improvviso assumeva un’altra complessità. Salvatore Ferraro appassionato di letteratura americana spostava i piani del discorso. Ed era l’inizio.

Arreso a questo fastidio, decisi di scrivere un racconto-memoir su Marta Russo e su di lui. Lo frequentai per una quindicina di giorni. Mi misi in crisi, umanamente mi era molto simpatico, ed era convincentissimo nell’affermare la banalità della sua innocenza, dall’altra parte dovevo conservare il tarlo di avere a che fare con uno che aveva imparato a mentire quasi professionalmente. Parlai anche molto con la sua ragazza. Lei, mi chiedevo, ne sa più di me? non può che ribadire la sincerità del suo uomo? è ingenua? è complice?
Per quasi un mese studiai le carte e le interpretazioni e gli effetti mediatici del caso Marta Russo, parlai con persone molto addentro ai fatti, compreso lo scrittore Giancarlo De Cataldo, giudice del processo in primo grado. Alla fine non avevo un’idea più nitida, non era quello che volevo, ma avevo attraversato un’esperienza di conoscenza, e mi ero ritrovato con una massa di dati personali molto più complessa – e non confusa, sia chiaro – dei giudizi sommari che mi ero fatto fino ad allora. Giustamente, come il principio di indeterminazione (lo stesso principio che per me regola la letteratura) prescrive, l’oggetto di osservazione interferiva e parecchio con l’osservatore.
La letteratura dicevo alla fine del corso di scrittura di ieri è per me quello strumento che mi permette di entrare in comunione o almeno in contatto con una persona con cui altrimenti sarei distantissimo, inavvicinabile. Per esempio Ferraro.

Altro esempio. Chi è l’essere umano più distante che posso immaginare? Un nazista ammazzaebrei. Ecco qualche anno fa, in un libro che mia sorella portava all’esame di storia contemporanea, Uomini comuni, veniva raccontato come dei ragazzi normali, ventenni, certo appartenenti alla Hitlerjugend, fomentati, nazionalisti, ma non assassini, si potessero trasformare ad un certo punto in esseri disumani capaci di partecipare in un solo giorno al massacro di 6000 ebrei. Ecco, dicevo, questo non lo può raccontare se non la capacità complessa, cognitiva, analitica e non meramente sintetica, della letteratura. Se vi fa schifo raccontarlo, se volete soltanto dire: erano una massa schifosa di gente di merda, per me abbassate le potenzialità che la scrittura vi concede.
Lo stesso vale per Di Canio. Altrimenti è facile fare gli scrittori civili. Basta essere moralisti e provare e riprovare la battuta giusta.

142 Responses to Okkio al Canio

  1. antonio sparzani il 21 dicembre 2005 alle 23:49

    d’accordissimo Christian, proprio. Grazie Antonello

  2. Raul Montanari il 21 dicembre 2005 alle 23:56

    Caro Christian, userò sicuramente a mia volta il testo che tu hai appena postato come esempio di come non si deve fare letteratura.

    Visto che hai voluto amabilmente dedicarti al mio nel tuo corso di scrittura di quindici incontri tenuto a Parma, sono sicuro che non ti dispiacerà se io impiegherò il tuo nel mio corso tenuto a Milano, che è iniziato nel ’99 e annualmente di incontri ne conta circa sessanta all’anno, su quattro livelli. A Parma si mangia sicuramente meglio, a Milano è più facile procurarsi complicazioni respiratorie e trovare i dischi dei Van Der Graaf Generator. E poi io sono di quelli che coltivano la vecchia superstizione che i corsi di scrittura è meglio se li tengono gli scrittori.

    Trovo molto deficitario il tuo uso dei dialoghi, per esempio, e devo dire che anche le descrizioni paesaggistiche, benché cadute in disuso nel romanzo postmoderno, nel tuo testo letterario sono forse omesse con fin troppo entusiasmo. Perché noi stiamo parlando di letteratura, non è vero? Spero di avere capito bene.

    Si nota nel tuo racconto una certa sproporzione fra la parte dedicata a Ferraro e quello che tu introduci come “altro esempio”.

    La tua adozione dell’io narrante è invece una scelta difficile da criticare, eppure penso che una personalità egolatrica come la tua si esprima con maggiore efficacia oggettivandosi in una terza persona immersa o limitata (la “finta terza” dei narratologi), acquisendo la giusta distanza narrativa e un tono meno coinvolto.

    La catena di analessi che parte dall’esperienza del corso di scrittura e culmina nello studio dell’incartamento Marta Russo crea una stratificazione temporale troppo complicata, con quell’andirivieni fra presente, passato prossimo, passato remoto, trapassato, poi ancora più trapassato (il buon senso, in particolare), future in the past e così via. Bisognerà semplificare.

    Ottimo peraltro il finale, che potremmo definire jamesiano. Forse potevi essere più esplicito sulla questione dell’eredità della contessa, un filo narrativo che hai scelto di lasciare un poco sospeso e che probabilmente scontenterà parte dei lettori; anche sul cane strangolato potevi concedere qualcosa di più. Ma per la prosa narrativa l’integrità artistica viene prima della ricerca del facile consenso.

    Devo dirti in conclusione che come agrimensore hai certamente un futuro, come individuatore e commentatore di testi letterari, ripeto: letterari, ho difficoltà a giudicarti dato che in questa circostanza non ti ho visto impegnato in tale nobile pratica.
    Se poi per caso il problema fosse che tieni alla Lazio, condoglianze.

  3. andrea barbieri il 22 dicembre 2005 alle 00:47

    Non sarà che uno si racconta che grazie alla letteratura entra in comunione con Ferraro, soltanto per non dirsi che per fare letteratura è disposto a tutto, anche alla comunione con Ferraro? In fondo avere il male personificato nel proprio ufficio può essere un’occasione, quella che scarseggia di più: la “storia importante”. E allora si mette da parte la resistenza morale (se esiste) e si comincia a scrivere, immaginare, fingere.
    Tutto con l’idea che quello che si produrrà sarà più importante dell’istruttoria processuale: più profondo, più reale, più tridimensionale.
    Queste cose non dovrebbero essere date per scontate soprattutto se portano a giudicare moralista una persona che si assume la responsabilità di un giudizio morale.

  4. Raul Montanari il 22 dicembre 2005 alle 00:57

    Errata corrige: “annualmente” sta per “attualmente”.
    Chiedo scusa a tutti. La precisione in letteratura è d’obbligo, come sapete.

  5. matteo il 22 dicembre 2005 alle 01:50

    Problema:
    Due scrittori di professione, di nome Raimo e Montanari, discutono di letteratura attraverso un blog, avendo opposte opinioni e giungendo entrambi a conclusioni tra loro differenti.
    Se Raimo ha ragione allora Montanari ha scritto un pezzo di letteratura su di canio che parlava di fascisti di merda. Se ha ragione Montanari, allora invece Raimo ha scritto un pezzo di letteratura su Montanari che non parlava di letteratura bensì di quello che la letteratura non deve essere quando affronta un tema come i fascisti di merda, cioè di canii o similari. Inoltre, se Raimo ha ragione, Montanari ha scritto un pezzo di letteratura superficiale e mutilo sotto il profilo delle potenzialità, mentre se Montanari ha ragione, Raimo ha scritto un pezzo mutilo dal punto di vista dell’analisi preliminare delle circostanze. Infatti, quest’ultimo, si sarebbe imbarcato in una provocazione su ruolo e compiti della letteratura partendo da un testo, quello di Montanari, che a detta del suo autore non è affatto letteratura. Quindi se avessero ragione entrambi, entrambi avrebbero scritto dei pezzi di letteratura. Ma questo non è possibile, poiché Montanari ritiene di non aver scritto letteratura, mentre Raimo sostiene che egli l’abbia scritta e presumibilmente sarà convinto di non aver scritto egli stesso niente di più che pochi appunti, ingiustamente criticati dall’avversario in quanto letteratura, ma appartenenti a ben altra leggerezza.
    Se dunque Montanari non ha scritto letteratura e Raimo non ha scritto letteratura e se entrambi credono che l’altro abbia scritto letteratura, chi ha scritto in verità letteratura? Chi non l’ha scritta? Chi dei due è uno scrittore? Chi dei due un semplice ciarlatano? Chi un fascita di merda? Chi un di Canio? Chi pensa cosa di chi? E soprattutto: chi ha totalizzato più ore di insegnamento in un corso di scrittura creativa nel corso dell’ultimo anno?

  6. x il 22 dicembre 2005 alle 02:30

    Il pezzo di montanari è criticabile e discutibile ma rispondere con il proprio sconfinato ego non credo sia utile a nessuno nemmeno a te caro raimo.
    deludente anche la controrisposta.
    questa è la classica sterile polemica del cazzo. parlatevi al telefono.

  7. christian raimo il 22 dicembre 2005 alle 08:30

    sarebbe utile secondo me scindere i modi della provocazione e il punto della discussione, penso che montanari sia una persona intelligente e non uno sprovveduto in cerca di egoforie, altrimenti appunto sarebbe più sensato parlarsi al telefono, e non critico il suo modo di fare letteratura genericamente ma questo pezzo su di canio, che ovviamente non è il romanzo che lui covava nel cassetto da anni, ma semplicemente una presa di posizione, secondo me però significativa, visto anche il dibattito che ne è scaturito. quello che mi interessava dire è che credo sia facile dire di canio è un fascista schifoso, etica ed estetica coincidono. credo sia facile perché è quello che io faccio durante la maggior parte del giorno, do giudizi. trovando conferme nelle parole delle persone che frequento, tra cui non ci sono Irriducibili.
    perché, per dire, le facce di ricucci e furbetti, le loro telefonate da cafoni arricchiti quest’estate, non avevano tutto il mio sdegno? oppure la figura frankesteiniana di berlusconi (capelli artificiali, il colore del viso lisergico) l’altro giorno a porta a porta, che s’impappinava ogni due minuti e ostentava la sua impreparazione e la sua grettissima arroganza, non mi schifava fino ad annoiarmi? e via.
    okay, però questo sono io che mi fermo qui, che non provo a rovesciare i piani, che non mi metto ad approfondire – letterariamente, il che vuole dire, andrea barbieri, anche e soprattutto leggersi le carte dei processi, parlare con i testimoni, leggersi i libri che sono stati scritti sull’argomento. oppure quello che faccio normalmente, prendere il personaggio berlusconi o ricucci. e liquidarlo. questo lo so fare, è facile farlo, e in questo senso come posso non trovarmi più o meno d’accordo con montanari? i fascisti di riflusso mi stanno sul cazzo. della lazio non me ne fotte un cazzo. la gestione lotito della vicenda è ancora più penosa. un turno di squalifica è poco. la lega calcio in italia è un covo di ipocriti, pericolosamente dipendenti dagli umori e dai soldi degli ultras. puà piacermi come gestisce la sua società spinelli. lucarelli è un giocatore coi controcazzi, che ha anche tutta la mia stima perché ha scelto di restare a livorno. del calcio in italia ho un’idea moralista. ho tifato juve, ero un platinista.
    però. fino a quando c’è stato l’heysel. poi ho smesso. anche lì trovandomi però a che fare con la contraddizione di me stesso: contento per una coppa che avevo aspettato da anni, devastato dal senso di colpa e di rigetto per quella vittoria.
    ho fatto l’esempio di ferraro non per mostrare come si fa letteratura e come non si fa. io sono bravo e montanari ne ha di strada da fare. l’ho fatto perché volevo mettere in luce quella che è una difficoltà. per scrivere qualcosa di decente, 10 cartelle 10, su una persona che mi è distante, mi ci è voluto un mese. e so anche che non è assolutamente questo gran risultato. ma mi va bene così. perché ho capito che approccio volevo avere al mondo. che non è quello del moralista. ma quello dello scrittore morale. altrimenti mi starebbe bene pasolini quando dice “io so”, e lo troverei un povero di mente quando scrive valle giulia. sarei con lui che denuncia l’ambiente di potere dell’eni in petrolio, a rischio della vita secondo carla benedetti, e direi che è scorrettissimo quando scrive contro l’aborto. la letteratura si pasce di contraddizione, non perché può dire tutto e il contrario di tutto, ma perché arriva a far concidere etica ed estetica in un punto molto profondo, a costo di minare se stessa. truman capote che in sangue freddo racconta il suo desiderio di scrivere il grande reportage sull’america e dice al tempo stesso che era arrivato a desiderare la morte degli assassini protagonisti del suo reportage, così l’avrebbe potuto finalmente pubblicare. o emmanuel carrere che parte da una vicenda di cronaca – lo sterminio da parte di jeanluc remond di tutta la sia famiglia – e prima prova a utilizzarlo come spunto per un romanzo di narrativa tout court “la settimana bianca”, e poi insoddisfatto ne scrive un libro ibrido, sfilacciato e stridente, “l’avversario”, in cui racconta il suo rapporto conflittualissimo con remond, un misto di curiosità repulsione pietà fascino indignazione dipendenza…
    altrimenti si cercano bandiere e obiettivi da stigmatizzare. celebranda e deprecanda. si diventa come beppe grillo o sabina guzzanti. ci si affratella su delle semplificazioni manichee, si danno giudizi che sono (logicamente parlando) dei giudizi semplicemente analitici: tautologie svolte.
    infine, le polemicuzze, le facili ironie dei commenti sui corsi di scrittura, tenetevele per voi, anche qui per favore giudicate con un minimo di cognizione di causa.

  8. fabrizio venerandi il 22 dicembre 2005 alle 08:47

    non è che fate nazione indiana 3.0 eh
    da lettore ho trovato interessante sia il pezzo di raimo che di montanari, spero non sia un problema. sempre da lettore la risposta di montanari a questo pezzo di raimo mi conferma che internet per certi scrittori è dannosa.

    un saluto.

  9. wovoka il 22 dicembre 2005 alle 09:47

    Sciabolate che aprono varchi interessanti. Evidenzio un aspetto del discorso di Raimo:

    1> La letteratura dicevo alla fine del corso di scrittura di ieri è per me quello strumento che mi permette di entrare in comunione o almeno in contatto con una persona con cui altrimenti sarei distantissimo, inavvicinabile.

    2> Ecco, dicevo, questo non lo può raccontare se non la capacità complessa, cognitiva, analitica e non meramente sintetica, della letteratura.

    Nel punto 1) l’autore parla per sé, nel senso di una epistemologia personale, e risulta quindi ineccepibile. Nel punto 2) – e con l’intero testo – sembra invece volere affermare IN GENERALE la necessita’ di determinate compentenze tecniche, di tipo “letterario”, per ottenere dei risultati cognitivi che, per come vengono descritti, sembrerebbero del tutto alla portata di approcci alternativi (come quello scientifico) e persino della normale intelligenza e sensibilità che caratterizzano l’homo sapiens. Si vede così costretto a proiettare sui non letterati e sui falsi letterati (o sui letterati “pervertiti”) una barbarie di pensiero di cui, volendo, si possono trovare indizi davvero dappertutto: basta proiettare, appunto, intenzioni e sentimenti arbitrari.

    Il suo mi sembra quindi un testo che si autoconfuta.

  10. francesco forlani il 22 dicembre 2005 alle 09:58

    @Christian
    L’incontro con Ferraro l’ho avuto in treno attraverso il racconto che me ne faceva Paolo Napoli. Paolo che conosco da Parigi e da almeno una decina d’anni insegna filosofia del diritto all’Ecole des Hautes Etudes, ha appena tradotto un libro di Foucalt ed è uno studioso di criminologia e stato di polizia. Paolo faceva parte di un gruppo di giovani e talentuosi studiosi tra cui Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, amici dunque e frequentatori del dipartimento incriminato della Sapienza prima di emigrare a Parigi qualche mese prima che succedessero i fatti. La campagna di linciaggio che fu fatta a mezzo stampa non era tanto sulla faccia ma su dei luoghi comuni, quasi un sistema di vendetta messo in opera dalla Gente Comune che si sentiva parte offesa nell’affaire che voleva come protagonisti dei ragazzotti troppo saccenti, presupponenti magari anche intelligenti ma immorali. Una rivincita dei mediocri sui primi della classe – in fondo L’Italia è il paese con il più alto abbandono di studi universitari e all’epoca non c’erano nemmeno le mini lauree. La vicenda di Ferraro e Scattone è molto più simile a quella di Toni Negri – con Paolo ci siamo conosciuti proprio ai suoi seminari- di cui peraltro circola ancora oggi la foto col sorriso, ghigno diabolico, di cattivo maestro- ovvero del più giovane titolare di cattedra che avessimo avuto nel dopoguerra e che secondo quello stesso corpo sociale, culturale, politico, giocava al terrorista. Secondo Paolo, Ferraro è innocente e io gli credo. Stop. La cosa che però mi sconvolse di più fu un aneddoto che l’amico Ferraro gli aveva raccontato. Qualche giorno dopo il suo arresto – divideva la cella col terrorista nero Concutelli- gli arrivarono qualcosa come diverse migliaia di lettere, per lo più di ammiratrici e fans. Alla sorpresa di Ferraro di tanta e inattesa corrispondenza – so che ci stanno lavorando su a Parigi per studiare questo tpo di processo mentale- Concutelli lo guardò e dandogli una pacca sulla spalla (licenza narrativa) gli fece: questo è niente. Pensa solo a se fossi veramente colpevole. A quest’ora ne avresti ricevute il doppio.

    @Fabrizio
    Ieri ci siam visti a Milano per un aperitivo ed eravamo un gran bel numero di Indiani e ti assicuro che nazione Indiana 2 se porte très bien :-)

    @ Raul e Christian
    sarebbe bello se uno invitasse l’altro e viceversa al proprio corso di scrittura, discutendo ognuno del pezzo dell’altro. Anzi io inviterei anche Di Canio, no, forse lui no, ma Ferraro, lui sì, sono sicuro che ne vale la pena .

    @ A Raul perchè sei entrato su Christian a gamba tesa?

    effeffe

  11. andrea barbieri il 22 dicembre 2005 alle 09:58

    A me il pezzo di Montanari sembra ammirevole in quanto presa di posizione radicale e assunzione di responsabilità per quella presa di posizione. Mentre, Raimo, a mio parere è la struttura di un noir quella che hai trovato nella storia di Ferraro e che ti ha spinto a fare amicicizia, a studiare le carte processuali, a aggiungere narrazione e immaginazione a quelle carte che contengono anche dati psicologici, oltre che perizie e catene causali, però sono dati psicologici passati a un setaccio molto fine. Quindi, insisto, mi pare che tu né nel tuo pezzo né nella tua risposta ci fai capire perché senti il bisogno di sviluppare la tua narrazione sulle carte processuali, narrazione che non è detto sia un percorso di conoscenza: questo sei solo tu a darlo per scontato. Perché è alla narrazione che tendi, non a un approfondimento per prendere moralmente la posizione più ponderata possibile.

  12. wovoka il 22 dicembre 2005 alle 10:11

    @ A Raul perchè sei entrato su Christian a gamba tesa?

    Uffa ff, se tu non fossi sempre così preso dal “magnificat” del tuo “milieu” accademico-parigino (che palle madonna! non puoi risparmiare un po’ di aggettivi?) lo capiresti da te. L’esternazione di Montanari su De Canio era evidentemente emotiva e estetica, andava cioè presa per simpatia o antipatia. Farne, per gusto di polemica, un caso paradigmatico di “ragionamento” superficiale denota la mancanza, da parte di Raimo, di quell’ “approccio caritatevole” di cui anche lui ha tanto bisogno, come la replica di Montanari ha inteso (per me efficacemente) dimostrare.

  13. andrea barbieri il 22 dicembre 2005 alle 10:13

    Ma sì, innocenti, innocenti tutti e due. C’era solo un testimone oculare, ma era una poveraccia spaventata dal PM (non dall’Università). E La merda ravanata dal rettore per insabbiare tutto era una campagna orchestrata da chi non ha terminato gli studi.
    Viva l’Italia!

  14. francesco forlani il 22 dicembre 2005 alle 10:17

    Wovoka che fai a capodanno?
    effeffe
    ps
    per me sia Raoul che Christian sono innocenti!!

  15. wovoka il 22 dicembre 2005 alle 10:20

    @Wovoka che fai a capodanno?

    Rimango a casuccia, se vengo a su a trovarmi mi fate sparire nell’acido :-)

  16. wovoka il 22 dicembre 2005 alle 10:21

    a trovarVi, ovviamente

  17. tashtego il 22 dicembre 2005 alle 10:26

    “Devo ringraziare il cavernicolo che risponde al nome di Paolo Di Canio, perché con i suoi atteggiamenti, la sua faccia, tutto ciò che è e che fa, mi ha ricordato una cosa della quale forse un po’ tutti ci eravamo dimenticati, cioè che il fascismo è una cosa schifosa e che i fascisti sono persone schifose.”
    Il senso del pezzo di montanari sta tutto qui, nella frase iniziale.
    Credo sia assolutamente vero quello che dice Raimo, forse introducendo un elemento auto-biografico come il suo rapporto col Ferraro di Martarusso a fini di approfondimento dell’”altro da sé”, come si dice, o di vicende, criminali e non, completamente estranee alla propria esperienza e formazione e sentire etico.
    Resta il fatto che quel giudizio di Montanari su Di Canio oltre che inutile e professionalmente (essendo lui scrittore) scadente, è pure tautologico: Di Canio fa schifo perché fascista e i fascisti (grazie a dio) fanno schifo.
    Ma, attenzione: Di Canio è cavernicolo e coatto (dunque fascista?) e sotto sotto mi fa schifo anche per questo, sembra dire Raoul (cioè fa parte della “gente incolta” con la quale l’écrivain non vuole aver nulla a che fare?).
    Montanari dovrebbe invece riflettere un po’ di più su quello che dice Raimo.
    Se ho ben capito Raimo dice: l’atteggiamento giusto dello scrittore (o dello scrivente) dovrebbe fondarsi almeno su due principi:
    1- l’INCLUSIVITÀ, vale a dire la disponibilità all’ascolto e alla partecipazione con tutto ciò che il mondo produce (che ci piaccia o no);
    2- dunque almeno l’ASTENSIONE DAL PRE-GIUDIZIO, come “opinione senza giudizio”.
    Tutto questo a mio avviso fa parte integrante del mestiere dello scrittore (io non lo sono dunque posso parlarne liberamente), che altrimenti è un giornalista, o un polemista-editorialista-elzevirista, o un raccontatore di favole per bambini, o un venduto, oppure una pippa tout court.
    Di Canio (è solo un esempio) e i suoi gesti fascistici, le sue dichiarazioni, la sua vita e i suoi pensieri, calcistici e non, il suo bisogno di esternare violentemente in atteggiamenti squadristici dopo il “gesto atletico” riuscito, eccetera, dovrebbero essere oggetto invece della massima attenzione e cura.
    Direi di amore, tenerezza.
    (Se non fosse laziale, naturalmente).

  18. andrea barbieri il 22 dicembre 2005 alle 10:35

    Dedico un bel “vaffanculo” a tutti quelli che fanno il saluto romano. Così chi ha voglia di accudire i teneramente cuccioli avrà una ragione in più. E potrà sentirsi superiore e produrci storielle sopra.

  19. wovoka il 22 dicembre 2005 alle 10:37

    Grrr, un po’ devo darti ragione. Tutti colpevoli allora. Spiegami però la differenza essenziale che passa tra un “raccontatore di favole per bambini” e un “raccontatore di favole per adulti”, così capirò cosa sono davvero gli scrittori.

  20. francesco forlani il 22 dicembre 2005 alle 10:43

    Wovoka ma che acido e acido!!! Zampone e lenticchie :-)
    effeffe

  21. andrea barbieri il 22 dicembre 2005 alle 11:21

    Boh, comunque ‘ste discussioni non le capisco, davvero. A me sembra che Raimo si metta su un piedistallo a giudicare nel nome di un’operazione – la sua – del tutto letteraria. Mi sembra che Raul prenda una posizione netta, cosa che ormai non fa più nessuno. Mi sembra che dire “Ferraro innocente” e “campagna di diffamazione” siano cose abbastanza azzardate. Mi sembra che i fascisti ci siano e trovino la porta aperta ovunque, altro che amorevoli cure, comprensione (ma poi c’è molto da comprendere in di Canio?).
    Ecco non capisco perché virare verso il panettone per evitare una discussione. Bisognerebbe mettere un cartello all’entrata scrivendo “non vogliamo dire nulla di serio, specialmente a Natale” così uno ‘sta accorto.

  22. wovoka il 22 dicembre 2005 alle 11:25

    >Zampone e lenticchie :-)

    Mhm, devo fidarmi? Scherzo, mi piace moltissimo la tua tolleranza, anche se sgusci continuamente dalle mie farraginose tenaglie cognitive. Attualmente non sono nelle condizioni adatte a viaggiare, ma prima o poi, nel giro di qualche anno, che ci si veda dal vivo da qualche parte sarà quasi inevitabile, spero.
    Ciao

  23. Laura Sica il 22 dicembre 2005 alle 11:33

    Molto interessanti, sia il post di raimo che la risposta di montanari. Almeno per quel che concerne l’argomento principe, cioè la scrittura. Le altre sinceramente mi sembrano tutte chiacchiere, e per di più superflue.
    La riflessione che mi viene da fare è questa: entrambi questi scrittori insegnano scrittura creativa, per cui, è ovvio che insegnino rispetto al proprio modo di scrivere. Da questo mi chiedo: non si corre il rischio che le scuole di scrittura formino un pò dei cloni dell’autore che le tiene?
    Spero di non aprire un dibattito negativo sulle scuole di scrittura, in quanto sono io la prima ad averne frequentata una e a ritenere che siano non solo utili, ma indispensabili, anche per chi volesse solo imparare a scrivere decentemente una multa per eccesso di velocità.
    Mi farebbe piacere se rispondessero proprio raimo e montanari.
    Grazie

  24. angela scarparo il 22 dicembre 2005 alle 11:37

    1. sono io di fretta, o non si può leggere l’articolo di Montanari (di cui mi pare diavere comunque afferrato il senso)?

    2. Raimo dice: non si fa letteratura facendo i moralisti, ma cercando di entrare nella testa dei personaggi che stiamo descrivendo.

    Secondo me ha identificato uno dei problemi fondamentali di chi scrive. Posto che sia cosa buona (soprattutto nel caso del fascismo) denunciare a ogni piè sospinto quello che accade nella ‘realtà’, poi chi scrive ha il dovere di dare ‘umanità’ ai suoi personaggi.

    Chi scrive ha un obbligo nei confronti di chi lo legge, lo ripeto, ma ce l’ha soprattutto nei confronti dei personaggi che descrive. Se chi scrive non rispetta i propri personaggi, come potrà renderli credibili? Se uno si mette davanti allo schermo del computer e dà addosso al protagonista in sequenza di moti d’odio – anche se giustificati – come potrà esso protagonista dire qualcosa di sè? Come potrà l’odio – che forse è del protagonista – passare lucidamente da chi scrive a chi – protagonista . agisce nella storia? E non è necessario che il detto protagonsita . anche il peggio – possa dire qualcosa di sè?
    Non solo credo che Raimo abbia ragione, ma addirittura penso che il suo scrupolo nell’usare carte, documenti, sia eccessivo. Ciò che si descrive (i personaggi soprattutto) ha il diritto prendere forma nella testa di chi scrive – quando si tratti di romanzi – indipendentemente dalla realtà. Perchè ciò che conta è la verosimiglianza psicologica.

  25. christian raimo il 22 dicembre 2005 alle 11:42

    breve. ma ci tengo. credo che sia giusto prendere posizione, scegliersi la parte dietro la linea gotica sempre. sono cristiano e odio il democristianesimo bifronte. ma per questo dico dire fascista e quindi schifoso, vuol dire poco. fare un lavoro intellettuale vuol dire: che tipo di fascismo è quello di di canio oggi? che semplificazione attua? come corromperla invece di stigmatizzarla e basta? non ha gioco facile a dire io non posso salutare col braccio alzato e quelli col pugno chiuso sì? cosa gli fa indulgere in questa falsa specularità? come, in un certo senso la semplificazione ai Valori di di Canio non ricalca per esempio i cartelloni in giro per l’Italia con la faccia di Casini e la scritta sotto Responsabilità (Di Canio, saluto romano: “onore”, “tradizione”, “senso di superiorità razzista” = Casini faccia grigia: “responsabilità”, “moderazione”. A me sembra più pericoloso dire che ci sono politici di An che possono risultare simpatici e trovarsi legittimati a opporsi a una prospettiva politica e morale di destra, sperando che qualcuno di là si ricordi di essere il buzzurro che è, braccio alzato e tutto.
    anni fa feci un errore analogo, dissi che merda la casa editrice fazi che pubblica il libro di fini. venduti e fascisti. poi mi lessi il libro che era un libro di buon senso, in cui fini si accreditava come leader moderato, cercava affinità in una tradizione di conservatorismo cattolico, e di politica di solidarietà – era il periodo in cui era alla commissione europea. a quel libro seguirono nei fatti, nelle cose che disse, e nelle leggi che appoggiò, prese di posizioni ben diverse, spesso becere, quasi sempre opposte alla mia sensibilità e ragionevolezza politica. oggi lo reputo come altri artefice del disastro politico e culturale che attraversa l’italia. e se non alza più il braccio, sono affari suoi.

  26. andrea barbieri il 22 dicembre 2005 alle 11:43

    “Le altre sinceramente mi sembrano tutte chiacchiere, e per di più superflue.”
    L’importante è mostrarsi sicuri nel dire le cose. O fare le multe.

  27. wovoka il 22 dicembre 2005 alle 11:53

    > tutte chiacchiere, e per di più superflue.

    mhm, guarda un po’, un curioso esemplare di chiacchiera “necessaria”

  28. francesco forlani il 22 dicembre 2005 alle 11:53

    @Andrea
    solo qualche osservazione:
    1) A me sembra che Raimo si metta su un piedistallo a giudicare nel nome di un’operazione – la sua – del tutto letteraria. Mi sembra che Raul prenda una posizione netta, cosa che ormai non fa più nessuno. AB says

    effeffe says
    1a) Personalemente trovo entrambi i pezzi pertinenti anche se quello di Montanari mi è sembrato più d’impatto, più “brillante” anche nel seminare dubbi nel lettore. ma c’era ironia nel testo di Montanari? Faceva sul serio? E se faceva sul serio… Il post di Christian era siuramente più meditato, più lento, quasi sicuramente perchè non voleva attraverso un ritno sferzante e una velocità di giudizio sortire lo stesso effetto.

    1b) Tu distingui tra un’operazione – la sua – del tutto letteraria. e una posizione netta (politica? ndr) e qui nascono i casini. Il primo accusa l’altro di poca letterarietà, quest’ultimo apprezza il testo per la sua non letterarietà

    2) A questo punto i due se le sono date di santa ragione e a un certo punto temevo che si mettessero a polemicare su chi facesse meglio e cosa (quanti allievi al corso di scrittura quanti corsi, dove, se la sala era illuminata o meno…)
    Qui anch’io ho decroché (pardon mi sono sganciato)

    3) Sulla questione tanto letteraria che antropologica sollevata dalla citazione di Ferraro non è tanto della sua innocenza (ipotetica e sacrosanta quanto la sua ipotetica e sacrosanta colpevolezza) che mi premeva parlare ( ma la colpa è mia e mi scuso con wovok per le digressioni transalpine) quanto dell’attenzione del pubblico rivolta ai ” casi giudiziari” . Un fenomeno ripeto fatto di decine di migliaia di lettere. La domanda che con paolo napoli c’eravamo posti era chi scrive? cosa? Perchè?

    effeffe

    ps
    comunque Andrea non di panettone si diceva ma di lenticchie e zampone. Vieni anche tu andiamo tutti a casa di wovoka

  29. andrea barbieri il 22 dicembre 2005 alle 11:58

    Ma questa parte sul fascismo morbido, finiano, non era già nel pezzo di Montanari, che appunto lo opponeva alla faccia di di canio?

    E poi, sulla base di cosa uno scrittore ritiene di aggiungere umanità alla persona facendo narrazione a partire dalle carte processuali, cioè trasformando la persona in personaggio?
    Siamo sicuri che sia un percorso conoscitivo?

    E si potrà leggere questo pezzo su Ferraro in modo da capire se quella narrazione è anche “sdoganamento” della persona attraverso invenzioni sul personaggio?

  30. Laura Sica il 22 dicembre 2005 alle 12:01

    La mia maestra delle elementari, negli anni ’70, una signora lucana che oggi ha più di ottant’anni, non mi chiamava mai alla lavagna per scrivere i nomi dei buoni e dei cattivi perchè un giorno le feci notare che secondo me, i miei compagni ed io avremmo dovuto stare in tutte e due le categorie, perchè a volte eravamo buoni altre cattivi, insomma nell’arco di una giornata riuscivamo ad essere tutto e il contrario di tutto.
    Me la son portata così. Per questo il voler per forza scrivere alla lavagna i buoni e i cattivi mi infastidisce sempre un pò.
    E sono più che sicura di questo, signor Barbieri.
    Quanto alle multe, di solito le prendo, non le faccio. E se le prendo è sempre per lo stesso discorso che certe volte sono una brava ragazza e certe volte no.

  31. andrea barbieri il 22 dicembre 2005 alle 12:07

    Francesco vengo volentieri a mangiare lenticchie e zampone, solo sappi che prima di cominciare taglierò fuori tutti quanti dalla pentola e nel contempo vi sottoporrò a un test sulla responsabilità dell’intellettuale. Solo chi passerà il test potrà accedere in area pentola, gli altri in bagno ad analizzare i perché del loro depotenziamento.

  32. Laura Sica il 22 dicembre 2005 alle 12:08

    @ WOVOKA
    Potrebbe essere interessante parlare di scrittura, piuttosto che velatamente di politica, no?
    O forse hai ragione tu. Forse è solo a me che interessa parlare di scrittura.

  33. christian raimo il 22 dicembre 2005 alle 12:10

    il pezzo su ferraro è nell’archivio di nazione indiana, lo postai due anni fa, si chiama nove modi di vivere il proprio tempo.

  34. andrea barbieri il 22 dicembre 2005 alle 12:14

    Cara Laura Sica, la sua docente aveva perfettamente ragione: anche Josef Mengele avrà nella sua vita accarezzato la capa di qualche bambino…
    Di sicuro – dice chi è scampato – aveva il volto sereno nel fare gli esperimenti.

  35. kristian il 22 dicembre 2005 alle 12:19

    Andrea, Mengele viene vituperato perché era nazista, mica perché lavorava su materiale umano. Le cavie ci sono ancora, oggi si preferisce pagarle che tradurle sui treni piombati.

  36. tashtego il 22 dicembre 2005 alle 12:26

    credo che dall’essenza di quanto sostenuto da christian si possa tranquillamente enucleare la questione del suo rapp. con Ferraro.
    quanto al mandare affanculo i salutatori alla romana si può condividere senza problemi, me non è che si facciano gran passi avanti.
    poi, certo, a cotechini finisce.

  37. andrea barbieri il 22 dicembre 2005 alle 12:35

    Infatti Kristian, ma perché non parlarne, però non facendoci una narrazione, cioè cercando di farcela il meno possibile.

    Diciamo che mandarli affanculo è un punto di partenza, è salire in macchina, poi il viaggio Tash è lungo, lo so anch’io. Però mi fa specie che oggi non si possa nemmeno salire in macchina.

    E comunque sto pezzo di su Ferraro non riesco a trovarlo.

  38. Marco il 22 dicembre 2005 alle 12:37

    Mi permetto di prendere la parola, perché mi interessa il dibattito che sta venendo fuori sul tema scrittore/morale/scrittore moralista. Raimo accusa Montanari di aver usato la parola “schifoso” per definire un atteggiamento fascista e dice (nel commento sopra a quello di Andrea Barbieri) “per questo dico che dire fascista e quindi schifoso vuol dire poco. fare un lavoro intellettuale vuol dire:” e poi, dopo i due punti, spiega che cosa vuol dire. Molto bene. Tutto giusto (“giusto”? ma sarà poi questa la parola?). Però a questo punto mi chiedo: chi stabilisce che cosa è e che cosa non è un “lavoro intellettuale”? E’ Raimo così sicuro che frequentare Ferraro per quindici giorni e studiare per un mese (anzi un po’ meno di un mese) le ‘carte’ del processo, sia sufficiente per dichiarare: “Sto facendo un lavoro intellettuale. Sto studiando. Non sto cedendo alle passioni. Le sto trasformando e le renderò ben evidenti”? Io, su questo, mi permetto di averci i miei buoni dubbi. Mi sembra che questo approccio sia appunto soltanto un approccio. “Stiamo ai fatti”, ma per fare che cosa?Per “esprimere un’opinione”, ecco che cosa. Raimo per esprimere la sua opinione e raccontarci le sue storie sente il bisogno di documentarsi (…quindici giorni, quasi un mese; si poteva documentare di più? di meno?; e ancora: è la documentazione più adatta quella che ha scelto?; le parti prelevate da questa documentazione sono le più adatte e servono dimostrare effettivamente ‘le cose come stanno’?…), perché a lui, come nell’altro esempio del pezzo, non basta dare a Di Canio dello schifoso e chiudere la partita, no, lui lo vuole condannare e squalificare per sempre Di Canio, e per farlo desidera appoggiarsi a una solida documentazione. Vuole dare alle sue opinioni, insomma, quanto più possibile una parvenza razionale.

    Però se Raimo pensa con questo di poter dire a qualcuno che “il lavoro intellettuale” è questo, che è così che “bisogna fare”, allora sono io che comincio a guardarlo con un certo sospetto. Perché in tutto quel lavoro di documentazione io ci vedo tutto un lavoro di grande onestà e dedizione, la volontà di far chiarezza e di non parlare a vanvera; ma se poi mi si dice che è così e solo così che “va fatto”, che “bisogna fare”, che “il lavoro intellettuale” è questo e solo questo, allora comincio a pensare che ciò che ha spinto a tutto il lavoro di documentazione è tutt’altro che onestà e volontà di far chiarezza. Io ci vedo la cieca e ottusa dedizione a un dogma, a un’alchimia magica, “faccio questo” “ottengo questo”. E allora comicio a spaventarmi, e penso che questa persona così chiara, onesta e piena di dedizione sotto sotto, tutto quel che fa, sbandierando la sua onestà e il suo “lavoro intellettuale”, magari lo fa soltanto per il desiderio di essere nel giusto, di avere ragione e per una volontà di sopraffazione.

  39. Mariano Colantoni il 22 dicembre 2005 alle 13:01

    Parlate troppo e parlate di uno che non sa nemmeno parlare….
    Di Canio è un pezzo di merda fascista.
    Punto!

  40. georgia il 22 dicembre 2005 alle 13:13

    Laura Sica Says: December 22nd, 2005 at 12:08
    @ WOVOKA
    Potrebbe essere interessante parlare di scrittura, piuttosto che velatamente di politica, no?
    O forse hai ragione tu. Forse è solo a me che interessa parlare di scrittura.

    Georgia
    singolare richiesta da fare in un blog che nasce proprio dall’idea che letteratura e politica non sono mai dei fossili da affrontare separatamente spillati come farfalle alle pareti, ma bensì organismi vivi e dialetticamente intrecciati.
    Singolare richiesta, anche perchè sono tantissimi i blog liofilizzati dove non si parla nè dell’una nè dell’altra e si finge di essere democraticamente intelligenti ;-) Ma perchè mai voler uniformare tutto anche l’unico affascinante neo/spaziale ancora rimasto in rete?
    già dimenticavo che oggi gli unici neo/i sono i neo-conformisti (noti come neoconf) che marzialmente desiderano dedicarsi unicamente all’esportazione e alla rieducazione dei dissidenti.
    Va beh ero in periodo sabbatico, dopo l’entrata, … è stato più forte di me ;-)
    georgiagnan del movimento dei troll-moschettieri contro mylady
    a proposito ragazzispiegati una cosa perchè vi vedo molto perdonisti, og nessuno è colpevole perchè … così va il mondo e ognuno ha un nonno da difendere (e ci mancherebbe il nonno proprio va difeso, basta che per difendere meglio il nonno non si volgia poi difendere l’idea ecc.).
    ma se nessuno è colpevole allora nesuno è neppure meritevole?
    Chi si è sacrificato chi è stato ammazzato come i fratelli rosselli, chie ha reagito come i due americani a mi … insomma nessuna differenza con i boj e i loro fiancheggiatori?
    No grazie non ci sto. amnistia sempre ma che i ruoli siano ben sempre ben chiari (anche se mio nonno fosse stato dall’altra parte).
    Altrimenti ragazzi i due giovani americani che amMy lai disubbidirono e cercarono di fermare una delle stragi più schifose cosa sono, gli unici criminali della storia perchè hanno saputo quando è necessario disubbidire?
    georgia

  41. andrea barbieri il 22 dicembre 2005 alle 13:14

    Scusate, un’altra precisazione.
    La vicenda partita così:
    “Marta Russo è stata attinta, alle ore 11,42 circa del 9 maggio 1997, da un proiettile cal. 22, proveniente da sinistra, dall’alto, leggermente da dietro”

    si conclude il 19 luglio 2004 in Cassazione:
    “La Corte di cassazione annulla, senza rinvio, l’impugnata sentenza, nei confronti di Liparota Francesco, perché non punibile ai sensi dell’art. 384 c.p.; annulla, senza rinvio, l’impugnata sentenza nei confronti di Scattone Giovanni e di Ferraro Salvatore Antonio, limitatamente al reato di detenzione illegale di arma, perché il fatto non sussiste, ed elimina le relative pene di mesi otto di reclusione ed euro 150 di multa per Scattone, e di mesi quattro di reclusione e di euro 150 di multa per Ferraro. Ridetermina le pene complessivamente inflitte a Scattone Giovanni in anni cinque e mesi quattro di reclusione ed euro 350 di multa, eliminando la pena accessoria della interdizione perpetua dai pubblici uffici, ed a Ferraro Salvatore Antonio in anni quattro e mesi due di reclusione ed euro 350 di multa.”

    La condanna di Scattone, che ha sparato da una finestra sala assistenti dell’Istituto di Filosofia del diritto, non è sulla base del “dolo eventuale” (l’autore non ha intenzione di uccidere ma accetta questa eventualità) ma della “colpa” (l’autore ha commesso, sparando dalla finestra contro alcune persone, un’imprudenza).
    La condanna di Ferraro è per favoreggiamento.

    Non credo di sbagliare nell’immaginare che chi voleva bene a Marta Russo sia rimasto sconcertato dalla derubricazione del reato di Scattone a omicidio colposo, e dalle pene lievissime ai due.

    qui c’è la sentenza
    http://www.foroeuropeo.it/sen/cas/04/31523.htm

  42. christian raimo il 22 dicembre 2005 alle 13:19

    provo a spiegarmi a me stesso ancora. ho capito le ragioni dell’antisemitismo (alcune) leggendomi adorno e horkeimer che ne provavano a dare delle interpretazioni sociologiche, l’ho capito studiando l’effetto dei trattati di versailles sulla repubblica di weimar. qualcun altro potrebbe essere più intelligente di me e capirle con un’intuizione. alle volte la superficie è la profondità dice zizek, capire che micheal jackson è un pedofilo fa parte semplicemente dell’osservazione minima della costruzione del suo personaggio. ho detto, capacità complessa della letteratura, ognuno ha i suoi metodi le sue strade i suoi tempi. essere riduttivi alle volte se non si è fottutamente intuitivi a che serve?

  43. andrea barbieri il 22 dicembre 2005 alle 13:24

    Per Marco, non so tu, ma il pezzo di Raimo lo devo ancora leggere (spero di trovarlo nell’archivio) per capire se c’è il percorso conoscitivo che sbandiera. Ma se ci trovo narrazione sopra mi incazzo.

  44. rajayoga il 22 dicembre 2005 alle 13:24

    montanari ha proprio ragione!!! perchè scomodare la letteratura per un articoletto razzista che avrebbe potuto benissimo essere pubblicato, per l’impostazione, su difesa della razza invece che su nazione indiana. il bel comunistone locatelli contro il fascista di canio, microcefalo e racchio: roba da cesare lombroso. che infatti, a un certo punto, mi pare si è fatto vivo e approvato. al di là del colore politico di chi parla o scrive si dovrebbe fare più attenzione al significato vero, al peso delle parole. magari poi si capisce come uno la pensa sul serio. soprattutto se si tratta di uno scrittore italiano, nella fattispecie il montanari che come tutti gli scrittori italiani è di sinistra per statuto, ma che poi parla e scrive da razzista.

  45. christian raimo il 22 dicembre 2005 alle 13:27

    questo era il pezzo

    Nove tentativi di vivere il proprio tempo
    Christian Raimo

    Nel maggio di qualche anno fa alle nove di mattina stavo sognando di passeggiare a via dei Sale’ a Frascati, dove all’uscita di un bar m’imbattevo in Mathias Rust, il tizio che nell’85 atterro’ con un Cessna sulla Piazza Rossa. Lui mi riraccontava tutta la storia e poi si buttava ai miei piedi piangendo: mi confessava che non poteva piu’ essere il mio eroe, perche’ quel gesto l’aveva compiuto soltanto per via di una scommessa segreta che Gorbaciov aveva fatto con Reagan. Che scommessa?, chiedevo, ma immediatamente nel sogno ero richiamato dal suono di una sirena da fabbrica che era nella realta’ lo squillo del mio telefono di casa che mi risvegliava al mondo. Una ragazza dell’istituto di pedagogia della Sapienza stava seguendo una ricerca statistica sulla dispersione universitaria e mi chiedeva d’amble’ se ero felice di quello che facevo, che aspettative avevo per il futuro, e come mi sarebbe piaciuto riorganizzare l’universita’ se avessi potuto. Avevo ventidue anni e mi trascinavo da mesi l’esame di Storia della Filosofia Morale, dovevo consegnare una tesina su On Liberty di Mill, che mi ero convinto di scrivere in terzine dantesche. Ma anche quella mattina mi ero alzato troppo tardi per l’orario di ricevimento, e come ripiego mi ero risolto a smaltire un po’ di ore di una borsa di collaborazione: quale parte eletta di quella generazione di amanuensi postmoderni che, a comodo uso degli uomini futuri, negli anni ’90 ha trasformato sesquipedali masse cartacee in infinite linee di zeri e uni, digitando ore su ore, quella mattina avevo codificato una quarantina di pagine della Luna e i falo’. All’una ero uscito da quella silenziosa stanza-bunker e mi ero infilato cappella universitaria, spazio di un’afonia ancora piu’ assoluta, e mi ero messo a pregare nell’abside. Sapevo pregare molto meglio allora perche’ avevo capito che l’unica condizione necessaria alla preghiera e’ inginocchiarsi e stare fermi almeno cinque minuti. Poi ero riemerso dalla chiesa al mondo fornito di audio, avevo preso il 310 ed ero andato a Villa Mirafiori, la sede staccata di filosofia sulla Nomentana. Avrei trascorso un altro pomeriggio a cercare qualcosa che accomunasse me e le altre facce che vedevo ogni giorno ordinare orzi in tazza grande al bar, ma una lettrice di inglese che conoscevo (una ragazza impercettibilmente strabica, con gli occhi come vibratili verso due fuochi diversi) mi aveva fermato con le dite strette a gancio sul mio polso e mi aveva chiesto: “Ma tu hai sentito ‘sta storia che hanno sparato a una tizia alla citta’ universitaria?”

    * * *

    Non puoi fare altro che guardare in alto. Verso i tetti dove la televisione ti ha detto che sono stati piazzati poliziotti in borghese per garantire la tua sicurezza. Non puoi fare altro che cercare piccole sagome nere schermandoti il sole dagli occhi. Non puoi fare altro che cercare dei volti dagli occhi abissali dietro gli scuri delle finestre, seguire con il filo dello sguardo i cornicioni fregiati di tutte le scritte fasciste che dicono che il sapere e’ il destino dell’uomo, e che la storia ci sovrasta. Non puoi che camminare annusando l’aria, com’e’ l’odore di polvere da sparo?, tastando la consistenza dell’aria, ripassando le tue poche conoscenze di fisica sulle traiettorie dei gravi, quale e’ la formula della parabola? Non puoi fare altro che attraversare i vialetti interni tra Giurisprudenza e Geologia, indossando il casco del motorino, come uno mascherato in fretta da Robocop per carnevale; scrutare attraverso la visiera il labiale di chi sembra non essere colpito da questo senso di esposizione devastante e totale. Non puoi evitare di andare al funerale, nonostante i volantini che i collettivi di Lettere distribuiscono contro la strumentalizzazione della morte. Non puoi che partecipare al rito collettivo, sperare di ricavarne una catarsi momentanea, quanto basta per sentirti per un pomeriggio parte di qualcosa, di un’elaborazione di un lutto, finalmente.

    * * *

    Ogni volta, per settimane di un giugno e luglio che mi parevano interminabili, prendevo la fm3 e andavo fino a Monte Mario per un cazzo di ragazzino a cui dovevo dare ripetizioni per la maturita’ per diciottomila a ora e lui il piu’ delle volte non si faceva trovare a casa, ricompariva con ritardi oceanici manifestamente reduce da pomeriggi di canne e sperimentazioni sessuali, e io nell’attesa dovevo parlare sempre con la madre a rassicurarla sull’intelligenza naturale di suo figlio e affrontare i casi di cronaca di cui lei era informata nei dettagli, passando la propria vita praticamente sospesa in zone-temporaneamente-autonome quali sale d’aspetto di parrucchieri, dentisti, psicologi, e cioe’ dover in pratica subire le sue convinzioni inscalfibili riguardo la faccenda di questi due tizi arrestati, due tizi che lei conosceva bene, non di persona beninteso, ma per la tipologia di persone che erano, perche’ lei, adesso no ovviamente, ma fino a qualche anno fa, frequentava un fiume di queste feste, dove si tira di coca come se si prendessero tartine, e tutti si muovono in continuazione, oscillano come metronomi, tipi che ti salutano bacieabbracci e mezzo minuto dopo sembra con riescano piu’ nemmeno a metterti a fuoco, e scrocchiano la mandibola e tirano su col naso in maniera compulsiva, ed e’ per que-sto-che-io-di coca al massimo chesso’ una decina di volte al massimo, per il rigetto che m’hanno fatto questi scatti, e io ti dico, ascolta, io-ti-di-co: secondo me quei due ce li hanno dei tic del genere magari pure in pubblico, delle robe che c’hanno solo i cocainomani non ti puoi sbagliare, solo che non li trasmettono in televisione no, senno’ li condannerebbero subito, non ci credi? perche’ tanto tu non lo sai come va a finire ‘sto processo, lo so io, lo so, come tutti gli altri processi in Italia, li assolvono e poi magari si candidano in qualche partito, non hai visto che c’hanno gia’ le fan che gli scrivono le lettere, le hai viste quelle che gli andavano sotto alla finestra coi cartelli?

    * * *

    Da dove e’ presa la frase sottolineata sull’agenda dell’imputato: “Voi infatti siete morti e la vostra vita e’ ormai nascosta”?

    * * *

    cara vero, non succede niente di nuovo qui, d’altronde lo diceva gia’ flaiano, come una sentenza, venti forse quaranta anni fa, chiacchierando coi suoi amici di parigi, “e allora che succede a roma?” “a roma, niente”, e cosi’ qualsiasi minima effrazione al giornale dei programmi appare come un evento macroscopico. insomma ecco, come chiedevi “quello che succede in italia”, il tuo racconto garantito come minimo sindacale di una lettera. nel giro di due giorni, come catapultati dal mio immaginario adolescenziale all’interno del mio angolo visuale ho visto due facce distanti anni luce ma che tutte e due mai avrei creduto tridimensionali. prima faccia: nell’universita’ dello sbando e della libera iniziativa, ognuno pare organizzare corsi e moduli come cazzo gli gira, il che per una serie di casi messi uno sopra all’altro puo’ dimostrarsi una gran trovata. e questo seminario sulla narrazione orale e’ strepitoso: capire come costruiscono i racconti i vecchi prendendo spunto dalla critica della ragion pura mi sembra il simbolo di tutto cio’ che chiedevo invano in tutti questi anni. mentre il tipo faceva lezione hanno bussato, e la faccia che si e’ appunto affacciata era quella di s-i-l-v-i-a b-a-r-a-l-d-i-n-i. gia’. dopo un secondo nessuno ha guardato piu’ lei, ma si sono tutti guardati a vicenda, come in cortocircuito. un istante dopo abbiamo applaudito, applaudito si’, credo al semplice fatto che lei fosse viva. era li’ perche’ alcuni testi che usiamo li ha tradotti lei, ed era venuta perche’ voleva assistere a una performance di una tizia americana che si e’ fatta la sera. se la prima faccia mi ha fatto andare a casa con la sensazione di aver avuto una visione, la seconda non riesco ancora a capire che effetto mi fa. sono andato a fare un intervento in casa editrice dove per pagare l’affitto dell’ufficio si sono messi a fare corsi di editing. entro e tra i dodici che seguono vedo uno che non riesco a mettere a fuoco chi cazzo e’, dove l’ho visto. no tra i miei amici perche’ lui non sembra conoscermi, in una fiction?, in un film?, dove? lo fisso come un maniaco per tutta la lezione, provo a ricavarlo da quello che dice, ma zero di evocativo: fa qualche battuta, osservazioni manco stupide sui racconti, dove l’ho visto dove l’ho visto, e niente. finisce la cosa, lo saluto, non riesco a chiederglielo. esce, e gianluca mi fa: allora come e’ fare lezione a un assassino, anzi manco a un assassino, a un reggipistola?, e allora collego tutto: cazzo l’ho visto a mille processi in tv!, c’ho la puntata registrata del “delitto dell’universita’”, ti ricordi la ricostruzione che aveva fatto augias? e invece non avevo realizzato. gli ho detto a gianluca: merda e’ vero, ma e’ completamente diverso da come l’aspettavo. pensavo fosse uno alto, sicuro di se’, fighetto, fascistello, ma che cazzo gliene frega di un corso di editing?

    * * *

    Seconda traccia. Il candidato, avendo attentamente seguito la vicenda processuale attraverso l’intensa copertura giornalistica e televisiva, e alla luce della propria esperienza personale maturata nell’ultimo decennio di vita italiana, rielabori l’analisi di Pierre Bordieu sul rapporto di interpenetrazione che connette indagini e processi con la loro rappresentazione mediatica, concentrandosi in particolare sulle proiezioni e pressioni del “campo” giornalistico su quello giuridico e viceversa.

    * * *

    Si’ me la sono cercata la verita’, vagliata e disaminata senza tregua di sguardo in sguardo, sono un lombrosiano e’ vero ma degli occhi, ho fissato in incanti da idiota quelli marroni e larghi del giudice, quelli centripeti dei condannati che chiedono indiscutibilmente qualcosa, forse solo credito, forse addirittura comunione, e di ogni movimento oculare ho studiato la frequenza del tremore, e poi ho considerato tutte cose che anche nello schermo piu’ spudorato non trovano spazio, la camminata coi piedi allargati, le gengive accentuate che coprono parte dei denti, la densita’ del cuoio capelluto, mi sono assorbito, come fossi la valvola di sfogo del fumo della cronaca, le bibliografie ridondanti, le immagini al ralenti dei filmati in cd-rom, trascrizioni millimetriche degli interrogatori, perche’ avevo fame, perche’ non pensavo che a guardare in faccia qualcuno si avesse paura di perdersi invece di trovare un appoggio, perche’ non avevo immaginato che la profondita’ della terra non e’ che un’infinita’ di superfici, e alla fine che cosa ho ricavato? ci credo o no che sono stati loro? giuro, come e’ ovvio, che non ho altri fondamenti che l’innocenza presunta e il dimostrabile peccato di chiunque.

    * * *

    selezioniamo la canzone che ci interessa imparare a suonare e spingiamo questo tasto.. quello che inizia male di solito finisce bene, per cui devi immaginarti una vita con me.. se vuoi ricevere il mio calendario con dedica.. l’uso tra virgolette della tecnica non e’ un uso strumentale fine a se stesso.. com’e’ buffa la vita, l’ultima volta che ti ho vista speravo tanto che fosse un sogno, e ora spero tanto che non lo sia.. rispettivamente ad anni sei per omicidio colposo, e a quattro e due per favoreggiamento, pene che gli imputati hanno gia’ scontato in presofferto.. gli sfidanti per l’acquisizione della coppa America, a Aukland sono arrivati da tutte le parti del mondo..

    * * *

    Questa mia non e’ una deposizione spontanea,
    cosi’ come il piombo non si deposita di propria sponte
    alla base della scatola del cranio.
    Lei che e’ in buona fede continua ad affermare
    che “bisognerebbe usare il beneficio d’inventario su questo tipo di vicende”,
    dice, “indipendentemente da crederli colpevoli o innocenti”:
    e sono cose esatte, ritagliate, ma, mi spiace,
    non mi guarisce affatto.
    Perche’ all’interno stesso di quel fragile equilibrio
    tra paradosso e resa che e’ stata la scansione
    dell’istante decisivo per quelli che ha di fronte,
    c’era come inesimibile attrattiva
    quella di un conflitto con due fronti definiti
    tra cui scegliersi la patria, la donna e gli animali.
    Ma siccome e’ il tempo che scardina ogni mano
    per quanto sia serrata, e la ripone su un’arma senza carica
    o una pistola troppo usata, il lavorio operato dall’attrito della storia
    e’ stato elidere ogni traccia di ragione
    dal colpo che ha lasciato intatto il cuore,
    e ha freddato l’aria stessa.
    E allora io le chiederei semplicemente:
    secondo lei, come ci si sente
    a guardare un cielo in cerca di movente?

  46. wovoka il 22 dicembre 2005 alle 13:37

    Direi: tutte chiacchiere, e per di più superflue.

  47. Alberto il 22 dicembre 2005 alle 13:59

    rajayoga, la lotta anti-fascista non è razzismo.
    E Lombroso non c’entra: noi esseri umani interagiamo gli uni con gli altri anche con le espressioni e quella nella foto a corredo dell’articolo di Montanari esprime, rabbia, cattiveria e violenza. Se poi abbini quell’espressione al gesto, al suo significato simbolico, al posto dove è stato esibito, allora ottieni l’articolo di Montanari, non c’è scampo.
    Smettiamola di farci i pompini a vicenda con questo politically correct che non ci porta da nessuna parte: Di Canio è fascista e in Italia, per ora, il fascismo è un crimine.
    Punto e basta.

  48. mag il 22 dicembre 2005 alle 14:19

    ragazzi, vedo il polverone ma non mi va di leggerlo tutto.
    spostando il fumo, mi dite sinteticamente dell’arrosto?

  49. emma il 22 dicembre 2005 alle 14:19

    Ribadisco.
    Io nel pezzo di Montanari ci trovo ironia.
    Ironia nei confronti degli stereotipi e dei luoghi comuni, anche stereotipi e luoghi comuni della sinistra.
    La sottolineatura in grassetto della *bruttissima faccia* da coatto di Di Canio e l’enfasi sullo *schifo* io le leggo in termini di ironia, dunque CONTRO il punto di vista lombrosiano che ci accomuna tutti, destre e sinistre, quando si tratta di connotare il NEMICO con luoghi comuni, anche un po’ razzistici.
    Quindi nel pezzo di Montanari non trovo affatto mancanza di empatia nei confronti di Di Canio (pur nella condanna senza appello del *gesto*, del saluto romano), né mancanza dello spirito *nobile* della letteratura auspicato da Raimo.

  50. angela scarparo il 22 dicembre 2005 alle 14:38

    io con ‘verosomiglianza psicologica’ voglio dire questo:

    1. partiamo da lontano. io penso che un fascista (convinto) sia una merda.

    2 lo voglio raccontare (letteratura)

    3 come faccio a renderlo verosimile? (sto parlando di letteratura), come lo descrivo?

    4. provo: lo racconto. lo inquadro che violenta una donna, picchia un ragazzino, e manda a ffanculo la nonna. bene. invece di aver descritto un fascista ho fatto un personaggio da ridere.

    5. in questo senso raimo ha colto una cosa vera. poi se parlo di fascismo posso dire: di canio è fuori. forse è più efficace che tutti quegli insulti.

  51. Raul Montanari il 22 dicembre 2005 alle 14:44

    Mi scuso moltissimo con il collega Raimo se interrompo il limpido fluire di centinaia e centinaia di righe sue per richiamare il punto.

    Raimo ha usato un pezzo che non era e non intendeva essere letteratura per dire come non si deve fare letteratura. Se avessi scritto un racconto su Di Canio avrebbe potuto farlo; se quello di Raimo fosse stato un corso di giornalismo, idem; così invece si è trattato di un’aggressione del tutto impertinente e incongrua.

    Cosa segue, nel pezzo di Raimo, alla premessa sulle circostanze in cui ha usato il mio articolo? Semplice: un pippone il cui banalissimo succo è che per fare letteratura bisogna:
    1. informarsi sui fatti
    2. avere empatia verso i personaggi, anche quelli odiosi.

    Bene, questo gli scrittori lo fanno da almeno due secoli e mezzo, cioè da quando esiste il romanzo, anche precedentemente all’arrivo sulla scena di Raimo.

    Io di romanzi ne ho pubblicati otto, più due raccolte di racconti e una di poesie con Scarpa e Nove, più un centinaio di racconti su varie testate, e ovviamente mi sono sempre documentato sui fatti e ho sempre provato empatia per i personaggi: ho fatto parlare torturatori (nel mio primo racconto pubblicato, Azzurro, datato 1980), assassini, pedofili (in un monologo che naturalmente venne molto criticato), pusher e compagnia cantante. Durante un dibattito pubblico Dario Voltolini, che spero conosciate, ha osservato che un “difetto” della mia narrativa era l’amore eccessivo per i personaggi, e l’ha contrapposto all’indifferenza di un Ammaniti, che scattare meccanismi proiettivi più facili.
    C’è bisogno di specificarlo, questo? Siamo a questo livello?

    Quando scrivo letteratura sono pronto a essere giudicato sul piano letterario, ripeto: letterario. Perché Christian non ha parlato di atteggiamento intellettuale o di scrittura in genere: ha parlato di come si deve o non si deve fare letteratura.

    Raimo è andato a un corso di enologia con un boccale di birra e ha detto: sentite com’è cattivo questo vino?
    Ha fatto una cosa che per me non ha precedenti come scorrettezza, mettendomi pubblicamente in ridicolo senza che non solo io, ma le mie stesse parole potessero difendersi, perché erano completamente fuori dal contesto e dall’intenzione comunicativa con cui erano state scritte.

    Non so se a qualcuno interessa sapere cosa volevo dire col pezzo. Se non interessa, saltate quanto segue.

    L’argomento del pezzo non era affatto Di Canio, né la sua bruttezza (fra l’altro io non lo trovo affatto brutto: è brutta, anzi spaventosa, l’immagine di lui che digrigna i denti e fa il saluto; è bruttissima la faccia che FA, non la faccia che HA; la foto in cui mangia la pizza, che Christian ha scelto con molta intelligenza, è simpatica e divertente), né la coattaggine (sono d’accordo con chi ha invocato anzitutto tenerezza nei confronti di un certo tipo di persone o personaggi; in ogni caso, se Di Canio è un burino coatto io sono un sottoproletario camuno polentone e non so cosa è meglio) e nemmeno il suo essere fascista in sé.

    Il pezzo è tutto centrato sul rapporto fra una certa assuefazione quotidiana alle facce e ai modi dei postfascisti e la reazione violenta, di pelle, che può scattare – almeno spero – di fronte a una sorta di insorgenza materica, adrenalinica, allo stato puro, dell’ automitologia fascista come Di Canio in quel momento l’ha impersonata.

    Non dite che questo non si capiva perché i commenti, i primi soprattutto, sono stati orientati esattamente in questa direzione.
    Erano commenti sarcastici nei miei confronti (nulla di male) che dicevano: “Ma sei impazzito? Ma parla per te! Io non ho mai adottato i postfascisti, a me m’hanno ammazzato il nonno, gli zii, ecc.”
    Poi sono partiti ovviamente, come previsto, i commenti di reazione con la solita sballatissima equiparazione fra nazifascismo e comunismo, eccetera.
    Di Canio era palesemente la causa occasionale di un discorso un pochino più complesso sull’abitudine, l’addormentamento delle coscienze, il famoso effetto Procter & Gamble (non conta la qualita del messaggio persuasorio ma solo la frequenza delle sue ripetizioni); un discorso anzitutto autocritico, reso pubblico per suscitare delle reazioni.
    E’ vero, lo ripeto sapendo che adesso si riscateneranno alcuni commentatori che partono, loro sì, da pregiudizi, che io in uno come Alemanno vedo una certa carica ideale e che Fini mi pare un semplice, comune uomo politico di destra, uno che non è destinato a diventare mio amico ma che non mi spaventa e non mi fa ribrezzo.
    Può darsi che questo sia un giudizio esatto come può darsi che si tratti di un abbagliamento totale del cervello e prima ancora degli occhi; mi sono permesso di sottoporvi il fenomeno perché a me risulta molto diffuso, almeno fuori da Nazione Indiana dove evidentemente la purezza del sentir regna sovrana.

    La conclusione su Lucarelli vs Di Canio è così palesemente ironica (il “comunistone spaccamontagne”, dai!) che non credo ci sia bisogno di spendere altre parole.

    Ho molta stima per Raimo, come tutti noi, e continuo a non capire il senso dell’operazione che ha fatto.
    Per quanto riguarda i commenti, siamo nello standard di Nazione Indiana, che frequento ormai da quasi tre anni prima come redattore e ora da esterno: un po’ di imbecilli, molte persone intelligenti, molta emotività, moltissima carne al fuoco, argomenti a cascata.
    L’unica cosa che mi sfugge è il senso di inviti del tipo “Telefonatevi, scrivetevi”, che sentivo fare anche all’epoca del grande dissidio con Scarpa, Benedetti e Moresco.
    Cosa vuol dire “Telefonatevi”? Cosa vuol dire che queste sono parole inutili? Chi stabilisce quali sono quelle utili? Qui non si paga neanche il canone: andate altrove, no?

    Scusate per la lunghezza. Ora mi taccio e che il 2006 sia come ve lo augurate voi, nessuno escluso.

  52. ap il 22 dicembre 2005 alle 15:15

    Ma è possibile che si riesca a discutere con tale animosità per il gesto di un fesso, fesso che per altro dubito conosca realmente il senso di quello che fa?!

    Ho ascoltato un’intervista del signor Di Canio; sto tizio usava parole come appartenenza, valori dell’antica Roma, bellezza, bla bla bla vari, stereotipazioni di senso. Alla fine ne rimaneva solo è un personaggio al quanto deridibile: esponente di un “proprio” personale e autoctono “folclore” come è di norma, per altro, negli stadi di calcio di tutto il mondo, un atteggiamento molto in voga tra gli alienati ultrà … e dopo tutto mi viene da chiedere, a chi si lamenta tanto del fatto che questi fenomeni avvengano, che fine abbia fatto la libertà di espressione, o meglio, la libertà di mettersi in ridicolo?! Non credo che qualcuno abbia mai impiccato lo scemo del villaggio!

    Mi sembra di poter concludere che l’unico problema, se così si può definire, per certo, è la mancanza di “simpatia” tra Raimo e Montanari (e non so chi faccia letteratura tra i due e chi no, anche se un sospetto ce l’ho). Comunque nemmeno su questo mi sembra il caso di speculare.

  53. ap il 22 dicembre 2005 alle 15:19

    scusate…

    “Alla fine ne rimaneva solo un personaggio al quanto deridibile: … “

  54. georgia il 22 dicembre 2005 alle 15:34

    crist quanti errori avevo fatto:-)
    mi avevano suonato il campanello e il commento era partito, chiedo scusa ;-)
    geo

  55. andrea barbieri il 22 dicembre 2005 alle 15:59

    Raimo, a me il tuo pezzo fa sapere che sei un bravo narratore, che scrivi bene, ma non mi pare apra nuove verità, scenari, abissi psicologici sulla persona. Tanti scrittori hanno preso materiale esistenziale e lo hanno manipolato per farne letteratura. Magari hanno prodotto ottima letteratura, come nel caso delle Parole tra noi leggere, ma pensa quanti dubbi, conflitti nel confronto inevitabile con le persone e coi fatti. Quel libro, per esempio, portò il premio Strega e insieme la rottura tra madre e figlio: altro che percorso di conoscenza. Quindi che la letteratura sia una procedura per conoscere la complessità del mondo è un pregiudizio ottimistico. La letteratura offre delle lenti per osservare le cose, non è detto che non siano lenti deformanti, nemmeno se sono costruite su una propria approfondita documentazione.
    Dirai: va bene, mettiamo da parte la narrazione, un giudizio documentato è sempre meglio di uno sfogo.
    Sì certo, ma guardiamo i fatti concreti: c’è davvero bisogno di pagine e pagine saggistiche sopra il saluto di di Canio? Il pezzo di Raul va all’osso perché l’osso è già fuori, mentre per altre situazioni ben più complesse (il nazismo, per esempio) è necessario un approccio diverso, ma non mi pare che Raul sostenga il contrario, o perlomeno dal suo pezzo un’idea simile non c’è.

  56. kristian il 22 dicembre 2005 alle 16:52

    il modo migliore per sistemare di canio e la curva laziale è il fallimento della società presieduta da lotito e la retrocessione tra i semi-professionisti, come sarebbe dovuta andare la cosa fin da quest’estate, non fosse intervenuta la politica generalista a spalmare i debiti verso l’erario.
    anche perché, stando nel simbolico, è più fascista lo spruzzino di borghezio sui treni che il saluto romano negli stadi (che per inciso in uno stadio son praticamente innocui, rispetto al resto che ti può venire addosso).

  57. cf05103025 il 22 dicembre 2005 alle 18:01

    Raimo mi pare che qui sopra dica:
    “l’opposto di quello che per me è il compito della letteratura. ”

    Ora io mi chiedo ancora qual’è il compito della letteratura.
    E pure mi chiedo se esiste un compito della letteratura narrativa.
    E mi rispondo che la narrativa non ha nessun compito.
    Oppure ne ha centinaia.
    Se i narratori “devono” far bene qualcosa è che devono narrare bene con impegno con ricerca a seconda dello stile costruito e scelto.
    Quindi, al di là di quasiasi scelta di stile personale, i narratori non devono far altro che narrare e la loro narrazione, per quanto fedede sia alla realtà, sarà sempre e soltanto una interpretazione, una parafrasi del reale, quando non sia sopra il reale o metafora, allusione o allegoria.
    Vedo che qui infatti ci si incista sovente e si insiste sui filoni di realismo quasi che questi sbocchi letterari siano letteratura “vera””seria”, salvezza dell’umanità e della letteratura in genere, mentre non esiste, per me, alcuno stile “doveroso” nei tempi.
    Basta guardarsi intorno, adesso e nei secoli passati.
    Mario Bianco

  58. georgia il 22 dicembre 2005 alle 18:03

    My Lai: quando essere nel giusto e normali vuol dire saper scegliere e saper disubbidire
    http://georgiamada.splinder.com/post/6652582#more-6652582

  59. livio borriello il 22 dicembre 2005 alle 18:54

    premesso che più che il gesto di di canio da un lato e il pezzo di montanari dall’altro, condannati in nome di quel politically correct che è la versione americana e degradata della vera correttezza, trovo poco apprezzabile la successiva risposta di montanari (Ok a matteo, invece), mi permetto di intervenire su una questione che apparentemente è pretestuosa e invece è sostanziale. mi sembra assai più grave, infatti, del fatto di alzare o meno un braccio, l’atteggiamento di accettazione acritica di una sentenza così delicata e contraddittoria come quella su scattone e ferraro, che emerge da alcuni interventi. io penso che i due siano innocenti, non essendoci infine altra prova che la testimonianza estorta all’alletto, e rimando al sito scattoneferraro.org per approfondimenti anche miei della questione. ma indipendentemente da ciò, vi chiedo: possibile che non abbiate mai sentito parlare di errori giudiziari? che non abbiate mai sentito parlare di socrate, di cristo, di giordano bruno, della colonna infame, o magari di tortora (ma la statitische parlano di percetuali fisiologiche spaventose) da credere così acriticamente che una sentenza debba coincidere con la verità?

    grave, infatti, dei bracci alzati, che con tutta la nostra sedimentata esperienza culturale giuridica ecc. si continui ancora a dare

  60. Il cugino di Damasco il 22 dicembre 2005 alle 19:35

    Ma possibile che Nazione Indiana sia questa? Possibile tanta decadenza?

  61. Pompiere di Vigiù il 22 dicembre 2005 alle 19:36

    “Trovo molto deficitario il tuo uso dei dialoghi, per esempio, e devo dire che anche le descrizioni paesaggistiche, benché cadute in disuso nel romanzo postmoderno, nel tuo testo letterario sono forse omesse con fin troppo entusiasmo. Perché noi stiamo parlando di letteratura, non è vero? Spero di avere capito bene.”

    Si può essere più pedanti di così?

  62. kristian il 22 dicembre 2005 alle 19:43

    certo che si può. pensa che ci stan quelli che praticano il climax col registro ironico! brrrr

  63. Marco Rinaldi il 22 dicembre 2005 alle 20:23

    Montanari…
    Ma perché Montanari reagisce con tutta quella vuota puntigliosità da verginella viziata e pedante? Il suo atteggiamento mi sembra la declinazione in chiave intellettualistica del machismo criptoomosessuale dei marine impegnati in atti di nonnismo.
    Siamo nel 2005 e grazie a Dio c’è Zapatero. Quindi: perché non fare outing, dichiarare la propria omosessualità e così eliminare il rimosso che muove tanta rissosa inanità? Sarebbe la fine della violenza…
    O, in alternativa, perché non fare come Costanzo dopo lo scandalo P2 e dichiarare: “scusate, sono stato un cretino”?
    Oppure ancora: Raul, fuori la camicia bruna!

  64. Adriana il 22 dicembre 2005 alle 20:29

    Ma che camicia bruna!
    Non credo che Montanari sia un fascista. Semplicemente non è uno che ha il pensiero fino, la penna buona, la profondità di giudizio. E’ uno scrittore molto mediocre, in sintesi. Da qui a dire che è fascista non va bene. Anche perché si darebbe un giudizio e una coloritura politica alla totale mancanza di talento che, invece, è interclassista e attraversa pure tutti gli schieramenti politici.

  65. lello il 22 dicembre 2005 alle 20:49

    Faccio il tifo per Montanari. ;-). Punto.
    lello.
    (chi di apodittico ferisce di apodittico perisce)

  66. angela scarparo il 22 dicembre 2005 alle 21:56

    Su un’affermazione si basa il pezzo di Montanari, anzi, un’asserzione: di canio è brutto.

    ora, di canio mi pare abbia, tanti difetti fuorchè uno: la bruttezza.

    cerco di giudicare negli stessi termini in cui solitamente le donne vengono giudicate dagli uomini. confermo. di canio è ‘bono’. la foto con la pizza gli fa un favore. forse ne dovevate mettere un’altra. guardando quella foto, di canio lo si inserisce nella categoria ‘medio macho’. così, soprattutto per farvi capire come ci si senta quando si venga giudicati attraverso questa banale, mera quanto strausata e principale categoria.

    ma non era qui che volevo arrivare. era solo un passaggio. di canio, brutto non è, anzi.

    mi domando ora: come fa a reggersi il resto di quello che sostiene montanari? come si fa a imbastire un qualsiasi voglia discorso partendo da una simile affermazione?

    voglio essere generosa. mettiamo che lo sia, invece brutto, di canio. diamo ragione per principio a montanari. immaginiamocelo, ‘sto di canio, invece che esile, e agile anche se incazzosetto come è, immaginiamocelo grasso, con gli occhiali, con la cellulite e il culo grosso. di canio è brutto per davvero. bene. a che categoria appartiene questo giudizio? che pensare? boh. che a tutti, a me compresa, stia crescendo l’ansia per la sera della festa.

  67. andrea barbieri il 22 dicembre 2005 alle 21:59

    @ livio borriello
    scrivi “una sentenza” e parli di possibile errore giudiziario. Non capisco perché parli di “una” sentenza, dato che si è passati da tutti i gradi di giudizio possibile e in nessun caso è stato accertato un fatto diverso.
    Inoltre, non mi dirai che cinque anni sono la condanna per aver sparato in testa a qualcuno (o forse ti riferisci al mancato riconoscimento del dolo eventuale con “errore giudiziario”?).

  68. tashtego il 22 dicembre 2005 alle 22:43

    ho molto apprezzato il commento di auto-promozione e di lei non sa chi sono io di raoul mont.ri.
    forse il suo petzo su dicanio era ironico (forse), ma questo qui giustamente non lo era: quando ci vuole ci vuole, signora mia.

  69. aitan il 22 dicembre 2005 alle 23:09

    la banalità del male,
    per niente facile
    da raccontare

  70. Giorgio Di Costanzo (Ischia) il 22 dicembre 2005 alle 23:11

    Chiesa e pederastia. Preti e pedofilia. Oratori e violenza carnale su minori. Corsi di Catechismo e istigazione all’omoerotia. Seminari e misoginia. Parrocchie e … sesso con neonati: potrebbero essere alcuni spunti per un racconto sul più distante da noi….

  71. livio il 22 dicembre 2005 alle 23:59

    per barbieri: a suo tempo ho studiato assai approfonditamente il caso, ho anche conosciuto i due, ora non saprei precisarti con certezza, ma le sentenze si contraddissero, gli anni sono credo più di 5 (certo, senza dolo), quello che ricordo con certezza è questo: l’unica prova consistente è la testimonianza della alletto (anche il guanto di paraffina infine crollò, la lipari “ricostruì” il ricordo). ma la alletto, basta guardare il video su scattoneferraro.org, negò sulla testa dei figli finchè non fu minacciata di finire dentro lei: in 2000 anni di memoria guidiziaria, tutti gli errori più atroci sono derivati da questo meccanismo perverso (pensa solo alle streghe e l’inquisizione): il terrore di essere stritolati da un’accusa ingiusta, porta gli uomini a scaricare questa ingiustizia su chiunque, se gliene viene data la possibilità
    devo perorare anche pro-montanari: non ho apprezzato la sua replica, ma per quel che ne so lo stimo come scrittore, e trovo penosi certi attacchi qui sopra

  72. Lou il 23 dicembre 2005 alle 02:32

    Ma non è che nel gioco-realtà dominante la figura dell’intellettuale (oggi si potrebbe dire post-intellettuale…) debba essere quella di uno che prende posizione come se si identificasse in un ruolo che però non appartiene alla sua realtà? Certe considerazioni sanno di calcolato e forse lo sono perché il nome di chi scrive è conosciuto. Così mi pare.

  73. christian raimo il 23 dicembre 2005 alle 04:47

    faccio anch’io le mie pedanti precisazioni. al corso di scrittura non ho detto che la letteratura è fare l’opposto di quello che farebbe montanari. penso che sia uno scrittore complesso originale e un sacco di altre cose. ho detto che letteratura è per me fare l’opposto della prospettiva che montanari fa sua nell’articolo su di canio, a cui è vero forse ho dato troppa importanza. ma mi sembrava orientato a un certo atteggiamento di semplificazione, di ricerca di un nemico ben preciso, tipico di un modello intellettuale che cerco di evitare. avrei potuto dire al corso, per me il compito della letteratura è l’opposto a quello che ho scritto io in molti casi. mi spiego: per me fare letteratura è partire da un deficit mio, dalla mia ipocrisia, dal mio essere orrendo, dalla mia merda, e pensare di arrivare alla merda altrui. questo in linea ideale, poi – capita – sparo sentenze grasse anch’io, sono sprezzante, cerco l’effetto.
    però mi rendo conto che nel discorso che faceva raul ci ritrovavo un desiderio di trovare un nemico, un obiettivo polemico, che per me è un vicolo cieco. inconsapevolmente forse, rispondevo a distanza di mesi, alla polemica sulla restaurazione e le diaspore che si sono susseguite, in questo modo. basta cercare nemici. non c’è nessun fascismo, non c’è nessuna restaurazione esterna a noi, se non dico prima di tutto quanto c’è di fascista, o di restaurativo in me. è un diktat, ok. se uno mi dice di canio va vituperato, io per principio mi metto in mezzo e inverto in qualsiasi modo la prospettiva, prendo una sua foto che se magna la pizza. dico, farei così anche con un nazista. altrimenti mi sembra di replicare quello che adorno e horkheimer mostravano nel saggio sugli elementi di antisemitismo. i razzisti stigmatizzavano negli ebrei proprio quelle stesse caratteristiche che odiavano in se stessi. nazione indiana deve essere uno spazio infinitamente democratico. e l’ultima replica che ha postato raul a me tocca. perché ecco mi sembra di aver inciso su un narcisismo della presa di posizione. per cui mi viene da dire, scusa raul l’eccessiva aggressività, e non per un panettone natalizio facile, ma perché se io dibatto cerco le persone, non di aver ragione.

  74. Lucio Angelini il 23 dicembre 2005 alle 08:32

    Devo dire che nu poco trombonciello Montanari questa volta è parso anche a me. (Peraltro ha cancellato un mio scherzoso contributo dai commenti del suo post su Cano).

  75. cf05103025 il 23 dicembre 2005 alle 08:58

    o Raimo,
    senza spirito polemico alcuno, ti chiedo:
    mi potresti spiegare meglio le parole (che anche qui sanno, però, d’effettaccio) che sopra hai immesso:
    “per me fare letteratura è partire da un deficit mio, dalla mia ipocrisia, dal mio essere orrendo, dalla mia merda, e pensare di arrivare alla merda altrui. questo in linea ideale, poi – capita – sparo sentenze grasse anch’io, sono sprezzante, cerco l’effetto.”

    Io cerco d’interpretarla così:
    Tu partiresti da un qualche tuo difetto, dai tuoi difetti, imperfezioni, deficienze per arrivare scrivendo analizzando lavorandoci sopra a toccare le corde sensibili i, punti dolenti nelle bassezze altrui?
    E’ così?
    O no?
    Sono curioso perché lo trovo un tragitto personale che mi interessa.
    Grazie

    Mario Bianco

  76. piero sorrentino il 23 dicembre 2005 alle 09:09

    Angelini, Montanari non può cancellare un bel nulla, non essendo egli redattore di Nazione Indiana. Se mi indichi qual è lo “scherzoso commento” scippato dal colonnino del post su Di Canio, verifico io. Finora da quella colonna ho tolto una sola grave (e manco a dirla gratuita e fuori luogo, e a grado di ironia meno di zero) offesa a Montanari firmata da un sedicente Max Ambrosio (indicando in corsivo, e firmandomi con le iniziali puntate, il punto in cui è cancellato l’offesa). Ti riferisci a quello?

  77. piero sorrentino il 23 dicembre 2005 alle 09:19

    Per la persona che si firma “Marco Rinaldi” e per la persona (la stessa) che dopo pochi minuti dal suo primo inutile commento si firma “Adriana” (elemento, faccio notare di sfuggita, che a proposito di omosessualità repressa la dice luuuunga): per curiosità, quante altre parti riesce a interpretare contemporaneamente? Non è terribilmente triste che si scriva e ci si commenti da soli? Mi sembra una persona molto sola. Che fa a Natale? Casa mia è grande, c’è posto anche per lei. Mi faccia sapere!

  78. gabriella fuschini il 23 dicembre 2005 alle 09:21

    Io ho provato a partire dall’articolo di Raul Montanari su Di Canio, per provare a riflettere come quello che scrive Montanari è esattamente l’opposto di quello che per me è il compito della letteratura.

    Christian, tu dal pezzo emotivo e ironico di Raul evinci l’idea di letteratura? Scusa, sento puzza di arroganza e mi spiace molto. Stavolta hai sbroccato. E di grazia tu conosci l’idea di letteratura di Raul? Naaaaaa!!!!

  79. antonio cassano il 23 dicembre 2005 alle 10:03

    in ogni caso, Montanari sa scrivere, Raimo no.

  80. gemma gaetani il 23 dicembre 2005 alle 11:16

    christian dimostra come utilizzare la parola come strumento conoscitivo e cognitivo, analitico e non meramente sintetico o banalmente propagandistico o demagogicamente retorico o fastidiosamente bellico o squisitamente inutile e morto. e lo dimostra a un interlocutore che non è affatto interessato al confronto, perché christian non sarebbe un “vero scrittore”.
    l’atteggiamento di raul montanari E’ fascista. e anche classista.
    o pensate veramente e ancora che il fascismo sia un contenuto e non una forma? mentis?
    grazie, christian, per aver scritto questo pezzo. qualcuno doveva farlo.

  81. francesco marotta il 23 dicembre 2005 alle 11:30

    Noto, in un misto di stupore e di tristezza, che tante persone che stimo, tante belle intelligenze, portatrici, ognuna a suo modo, di istanze, letterarie e umane, praticabili, verificabili nella concretezza dei rapporti in cui l’esistenza si risolve, stanno invece muovendosi una guerra, nemmeno tanto velata, che un po’ finisce con lo svilire la natura e la sostanza delle loro indubbie capacità, non solo critiche. Montanari e Raimo non sono due partiti, due schieramenti ai quali aderire facendo magari pesare nella scelta, talvolta, qualche vecchio rancore che non dovrebbe avere più nessuna ragion d’essere. Sono due scrittori di valore (non è un discorso di peso specifico relativo agli ultimi contributi, questo, ma di qualità complessiva della loro scrittura): a me sono indispensabili entrambi, nella diversità dei loro approcci, perché mi permettono di allargare i miei orizzonti conoscitivi e interpretativi, al di là di ogni barriera di scuola, di “setta” coi rispettivi adepti, di indirizzi e di orientamenti letterari: non sarà uno scritto occasionale su un calciatore risolutamente e oscenamente nazistoide, il metro di giudizio del loro contributo in generale (alla discussione, smuovendo le acque, l’hanno indubbiamente dato, in questo caso). E allora io mi chiedo: non è possibile partire da qui per cercare di costruire una rete di rapporti, di esperienze condivise e di strumenti che meglio ci permettano di affrontare la devastante complessità della realtà che ci circonda? E’ un vero peccato, ad esempio, che tante energie consumate sul “caso dicanio” siano sottratte a istanze più vere, meno clamorose, a tematiche nelle quali si giocano molte delle scelte umane (e politiche) che ci sostanziano, o che dovrebbero farlo. Penso che il fascismo vada combattuto giorno dopo giorno con tutti gli strumenti a disposizione, dalla scuola al lavoro alla vita di relazione, perché la società nella quale viviamo ne è permeata, incancrenita, a prescindere dal soggetto di cui sopra. Ed è un vero peccato, dicevo (ma è una scelta mia, assolutamente discutibile, e che vuole avere solo un modesto valore di esempio) restare lontani, distogliere lo sguardo e l’attenzione dovuta, da pagine come quelle di Graziano Dell’Anna dove, forse, la letteratura si fa strumento di vita, perché è la vita, con le sue sanguinanti lacerazioni, coi suoi abissi, a indicale la strada, la direzione dove andare.

    Con (immutabile) stima

  82. Lucio Angelini il 23 dicembre 2005 alle 11:34

    Piero. Era una battuta sui pugni nel naso a Borghezio. Ma non ha importanza, figurati. Con Max Ambrosio non c’entra nulla.

  83. georgia il 23 dicembre 2005 alle 11:58

    cara gemma io penso che il fascismo sia una forma mentis conformista accettata supinamente e non combattuta da una intelligenza politica moderna, e alle volte si nasconda dietro un fastidioso approccio marziale (da battaglia navale) ecco perchè penso che Montanari NON sia fascista e Raimo si.
    Però detto questo devo dire che sia montanari che raimo hanno una mentalità prettamente maschilista e marziale, ma qui siamo in un’altra forma mentis accettata anch’essa supinamente come se fosse tutto l’universo mentale del genere umano, ma questo è un discorso molto più complicato e raramente avvertito sia da uomini che da donne.
    georgia
    Ho postato ora, nel mio blog, un interessante articolo dell’economista Christian Marazzi molto sensibile all’universo (anche economico) femminile, su questo universo (ma non solo) culturale Marazzi ha scritto un libro bellisimo Il posto dei calzini.

  84. Piccinini il 23 dicembre 2005 alle 12:32

    Andiamo a discuterne tutti a Controcampo!

  85. gemma gaetani il 23 dicembre 2005 alle 12:33

    Le razze umane esistono. La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. (…) Esistono grandi razze e piccole razze.

    (Dal Manifesto della razza del 1938)

    E poi io sono di quelli che coltivano la vecchia superstizione che i corsi di scrittura è meglio se li tengono gli scrittori.

    (Dal commento di Raul Montanari)

    E’ ovvio che per tutti e due la letteratura sia una questione seria. Per questo io per prima non capisco perché ci si debba ritrovare armati e avvelenati (mi si passi questo aggettivo poco letterario, ma calzante) come allo stadio. Perché alla richiesta di dialogo di Christian Raul debba rispondere con lo snobismo presuntuoso dei migliori ricchi fascisti e dei peggiori vecchi classisti.

    Ma se è così, se dobbiamo fare la guerra letteraria, io da spettatrice dico, e ripeto: IO STO CON CHRISTIAN. Io mi rispecchio nella sua concezione della letteratura e nell’uso che fa della parola.

  86. kristian il 23 dicembre 2005 alle 12:34

    ‘o pensate veramente e ancora che il fascismo sia un contenuto e non una forma?’
    nessuna delle due (o anche entrambe): è un’espressione.

  87. andrea il 23 dicembre 2005 alle 12:37

    @ antonio cassano

    Tu dici così perchè sei romanista.

  88. elisabetta canalis il 23 dicembre 2005 alle 12:37

    si, credo è meglio.

  89. elisabetta canalis il 23 dicembre 2005 alle 12:37

    oh scusate, dicevo a piccinini…

  90. max ambrosio il 23 dicembre 2005 alle 12:41

    @piero sorrentino (ps) e dai con questa grave offesa al montanari che poi che avrò mai detto? che si somiglia come una goccia d’acqua a di canio. vabbè, l’ammetto, m’ero sbagliato. vedendo la foto del di canio con la pizza devo dire che il montanari è molto peggio ma su una cosa non recedo: alla fine la pensano allo stesso modo. e questo non sono il solo ad averlo notato. com’è che ha scritto il montanari, che tanto si scandalizza per il saluto romano:

    “C’è una differenza etica ed estetica: basta guardarli, il bel comunistone toscano spaccamontagne Lucarelli e il fascistello laziale con insufficienza toracica e cranica. L’estetica diventa etica, e basta.”

    insomma il diverso da noi è inferiore, no solo per quello che pensa, ma anche somaticamente. e non è razzismo questo? e tu che a quanto leggo puoi, caro sorrentino, piuttosto che cancellare le mie inoffensive offese faresti bene a cancellare ‘sta roba dal glorioso sito della nazione indiana se non vuoi che diventi quello di una nuova razza ariana – sebbene di colore diverso.

    max ambrosio (naturalmente sedicente)

  91. matteo il 23 dicembre 2005 alle 12:54

    Perché ogni volta che uno dice quello che pensa bisogna stare a questionare su “come” l’ha detto? Se è stato offensivo, se è stato limitativo, se è stato superficiale, se è stato banale, se è stato scorretto, se è stato stupido, se è stato greve, di basso profilo o semplicemente incapace di fare il suo mestiere. I comici non fanno i comici, i giornalisti non fanno i giornalisti, gli scrittori non fanno gli scrittori. E’ questo davvero il punto? E’ questo che ci interessa? Come quando all’indomani di una censura a un comico o a un giornalista certi dirigenti si affrettano medianamente a precisare: “io stimo molto Guzzanti, Luttazzi, Santoro, ma bisognerà valutare se esistono i termini per denunciare un uso illeggittimo del mezzo”.
    Ci si è abituati a spostare l’oggetto dei dibattiti dal contenuto di un testo o di un intervento, ai toni con cui è stato condotto. E quindi, quasi inelluttabilmente alla sua qualità, al suo diritto di essere. Secondo il mio modesto parere, per esempio, l’intervento iniziale di Montanari su Di Canio è un intervento di qualità. Non solo ben scritto, ma anche vero e acuto nelle osservazioni che contiene, al di là dell’ equazione “fascista persona schifosa”. Ma questo conta qualcosa? Ripeto, è questo il punto? Siamo tutti improvvisamente critici letterari? Critici televisivi? Critici teatrali e satirici? I politici in effetti lo fanno ogni giorno.
    Raimo, a te invece chi te lo fa fa’?
    In questo senso l’avvelenata risposta di Montanari a Raimo è sacrosanta. Anche se al tempo stesso, l’idiozia del problema in sé, lo ha trascinato in una figura da pirla.
    (spero che l’utilizzo della parola “pirla” non influenzi negativamente la giuria che valuterà la qualità di questo intervento, che si augura di non essere giudicato banale o di basso profilo o superficiale).
    @ max ambrosio: e chissenefrega nun ce lo metti? (cit. “I soliti Ignoti”, Monicelli, 1958)

  92. matteo il 23 dicembre 2005 alle 13:02

    volevo aggiungere comunque che sottoscrivo, tra le altre cose, l’equazione “fascista persona schifosa”.
    Il vero problema è che siamo tutti abituati a far finta di discutere, puttosto che a discutere sul serio. Disimpariamo a cogliere il centro delle questioni. Bisognerebbe fare più esercizi di riassunto, come quando eravamo alle elementari.

  93. andrea barbieri il 23 dicembre 2005 alle 13:03

    Ecco, ci mancava Gemma Gaetani che dà del fascista a Raul. Non so, potrei continuare io la deriva demenziale dicendo: i veri fascisti e classisti fanno shopping da Fiorucci! :-)

  94. lello il 23 dicembre 2005 alle 13:13

    E – IN QUESTO CASO – FACCIO IL TIFO ANCHE PER BARBIERI…
    Ma si è mai vista una discussione più inutile di questa? Più capace di far dire a qualcuno (a Raul, per la precisione) quello che nemmeno ha pensato? Crediamo che aggredire l’altro sia il metodo per portare avanti una bella discussione letteraria? O il trasformare quello che si chiama ‘un editoriaòe’ in un pezzo di ‘letteratura’ ? E cos’è la letteratura? E a cosa serve tutto questo astio contro qualcuno che ha detto al sua, NOn per giustificare il fascismo, ma, a partire dall’impietosa analisi dei suoi stessi difetti, per smascherare il finto buonismo di certi neo-fasci? Vi pare che Montanari sia nazista? E che utilòità letteraria ha il lunghissimo e reiterato pippotto di Raimo? Davvero Christian sono molto deluso, tutto questo non ha alcun senso, nè alcuna ragione, se non l’infinito narcisismo di un ego strabordante ( che , per inciso, con la letteratura contemporanea non c’entra un benemerito puffo)

    Che tristezza!

    Lello Voce

  95. gemma gaetani il 23 dicembre 2005 alle 13:25

    Crediamo che aggredire l’altro sia il metodo per portare avanti una bella discussione letteraria?
    (Lello Voce)

    IL MONDO ALLA ROVESCIA, QUESTO E’ IL MONDO ALLA ROVESCIA…

    Lello, ma te lo dico proprio con tutto il cuore, deposte le armi e i pregiudizi (è Natale): ma non ti rendi conto che è quanto ha fatto OGGETTIVAMENTE Raul Montanari prima con Di Canio e dopo con Christian?

    Accusate Christian di egolatria, ma è la vostra!

    Ma scusate, Lello e Raul, ma è un esercizio di stile sull’assurdo, e non ce l’avete detto? Siamo su “Scherzi a parte”?

  96. Michele Monina il 23 dicembre 2005 alle 13:27

    La Fifa (e sembra anche l’UEFA) apriranno un loro “caso Di Canio”, per prendere provvedimenti nei confronti della piaga del razzismo legato al mondo del calcio. Non c’entra niente con la letteratura, ma volevo sottolinearlo. E poi, cavalo, ho pubblicato nove libri, avrò il diritto di dire la mia…
    M

  97. tashtego il 23 dicembre 2005 alle 13:29

    d’accordo con gemma, per dire.

  98. Massimiliano Governi il 23 dicembre 2005 alle 13:31

    quasi due anni fa raul montanari mi ha insultato pesantemente su questo sito, schizzandomi di fango come un bambino isterico, senza neanche conoscermi. raccogliendo notizie su di me, a casaccio, su google. poi mi ha chiesto scusa, è vero, anche in privato. però devo essere sincero: quei suo post di merda mi sono rimasti dentro. quella volta fu più rozzo e animale, nel pensiero, di di canio in campo.

  99. gemma gaetani il 23 dicembre 2005 alle 13:31

    andrea barbieri, infatti io non faccio shopping da fiorucci.

    andrea barbieri, l’atteggiamento di raul è oggettivamente e formalmente fascista e classista e antidemocratico.

    se ci puoi stare tu qui a fare l’emilio fede del berlusconi di turno, io posso dire quello che penso da pura spettatrice, o no?

  100. Aldo Biscardi il 23 dicembre 2005 alle 13:46

    Qui a NI le polemiche fioccano come nespole! Sì al dibattito ma parlate non più di due alla volta altrimenti non si capisce niente!

  101. andrea barbieri il 23 dicembre 2005 alle 13:55

    Ecco, dopo l’ultima di gemma, aggiorniamo il demenziometro:
    Raul è fascista e saluta Moratti col braccio alzato,
    Io sono Emilio Fede che usa un nick e stasera se ho tempo parlerò di Gemma al TG,
    Gemma difende la democrazia e fa shopping da Benetton,
    Fiorucci fa le borse per i fascisti, quindi per Raul.
    :-))))

  102. ale il 23 dicembre 2005 alle 14:08

    Ora che c’è un po’ di quiete durante la tempesta fatemi dire la mia cazzata e buonanotte: io starei con Raimo e con la tridimensionalità dello sguardo ma quattro ma (cinque lo dico alla fine dopo averli cercati e detti): uno la tentazione di no è forte per il troppo che avete detto, due spiace sempre dirlo ma è troppo vero che il come si dice vale “più” (in letteratura è meglio non usare “più”, ma qui cosa si fa? letteratura?!?) del cosa, tre me la cavo con nocomment sui “corsi di scrittura”, quattro io non sono nessuno per giudicare e sono solo uno che gradirebbe veder gli altri giudicar poco (ma questo vale “più” contro di me che come attenuante al mio proraimo), cinque ciò non toglie che è venuta fuori una discussione comunque per molti versi interessantissima intorno però non ad un “fascistadimerda” (e comunque lo è e cercate di capire anche che può far bene dirlo) ma se permettete soprattutto un cretino o no?

  103. francesco marotta il 23 dicembre 2005 alle 14:14

    Come non detto, ragazzi. Però, che pena. A risentirci in vesti migliori. Le nostre. Quelle vere. Queste non lo sono: almeno voglio sperarlo.

    Saluti

  104. georgia il 23 dicembre 2005 alle 14:27

    massimiliano governi

    offendere non è cosa nè fascista, nè altro, è solo umano, e può capitare a tutti (in rete poi è cosa endemica) però il Fascista non chiede MAI scusa :-), chi non lo è, ha invece la forza di chiedere scusa e non è una differenza da poco.
    geo

  105. pakdoik il 23 dicembre 2005 alle 14:49

    Montanari, il tuo pezzo mi è piaciuto molto, ma i dischi dei Van Der Graaf Generator si trovano anche a Parma. Basta cercarli.
    Peace & Love

  106. snaporaz il 23 dicembre 2005 alle 16:02

    Offendere è umano.

  107. lello il 23 dicembre 2005 alle 16:02

    si ma delirare è diabolico.. ;-))

  108. georgia il 23 dicembre 2005 alle 16:11

    il delirio, a differenza dell’offesa (che è un pensiero-crampo) è una cosa molto seria, soprattutto in momenti di crisi e di passaggio, non so se sia diabolico, ma certo è molto utile e, da che mondo è mondo, il delirio, come l’utopia, di oggi spesso diventa la realtà razionale di domani.
    E’ una forma di cura omeopatica a cui il pensiero spesso ricorre.
    geo

  109. wovoka il 23 dicembre 2005 alle 16:22

    uno delirando non può nel contempo offendere?

  110. livio borriello il 23 dicembre 2005 alle 16:26

    matteo, stavolta mi sei piaciuto meno, un senso lo aveva certamente anche il pezzo di raimo, e questo senso mi sembra che sia: la letteratura, o ogni forma di pensiero elaborato, dovrebbe tendere a farci vedere le cose più problematicamente stratificatamente prismaticamente ecc. (o almeno, così sembra a raimo, ed anche a me). il qual fine, peraltro, non è detto non si possa conseguire con toni anche violenti

  111. Michele Monina il 23 dicembre 2005 alle 16:37

    leggo su Repubblica:
    “… “Sono un fascista, non un razzista”. Così Paolo Di Canio ha motivato il suo ricorso contro la decisione del giudice sportivo, che per il saluto fascista durante la partita Lazio-Juventus del 17 novembre scorso lo ha squalificato e condannato a una multa di diecimila euro. “Il saluto romano – continua l’attaccante laziale – lo faccio perché è un saluto da camerata a camerati, è rivolto alla mia gente. Con quel braccio teso non voglio incitare alla violenza, né tantomeno all’odio razziale”.
    Che Di Canio (autore di due libri, quindi pari a Raimo, e in grado di partecipare al dibattito) abbia letto il pezzo di Montanari?

  112. lello il 23 dicembre 2005 alle 16:38

    Per l’appunto, Georgia, è … diabolico ;-))

  113. georgia il 23 dicembre 2005 alle 16:49

    certo che può, se poi il delirio è intelligente probabilmente ferisce di più, ma il fatto che uno deliri (volutamente o meno) attenua e smonta, di per sè, una eventuale offesa. Il delirio non è mai un atto di pre-potenza.
    Devi ammettere che le offese più brucianti sono quelle terra terra e con pochi ghirigori deliranti intorno, come fare il gesto di canio, come zittire uno dall’alto, come dare a chi dissidente di banditi, malfattori terroristi troll (a seconda dei periodi storici e dei luoghi) insomma l’offesa di solito è molto concisa, chiara, priva di fantasia e soprattutto è INDISCUTIBILE, come un pugno nello stomaco, di solito viene da chi crede di essere forte, il delirio come il motto di spirito, invece spesso è ben altra cosa, è una difesa dal basso e a me personalmente diverte di più e poi lo vedo come un tentativo allegro di smontare un qualcosa che appare come certo, pesante e non discutibile.
    L’offesa, al contrario, raramente ha un fine sociale e pubblico (anzi non presuppone neppure un reale interlocutore). di solito vuol solo silenziare e umiliare quello che crede sia debole.
    Ecco perchè, se si è democratici, è bene chiedere sempre scusa quando si realizza di aver offeso davvero.
    geo

  114. georgia il 23 dicembre 2005 alle 16:50

    il mio commento precedente era la risposta a wovoka

  115. Franz Krauspenhaar il 23 dicembre 2005 alle 17:48

    Di Canio ha in pugno la sua “curva” di destra e vuole sbattere fuori il presidente Lotito dalla Società Sportiva Lazio. Questa è la realtà.Il fatto che sia una specie di fascista fuori tempo massimo gli serve anche per “movimentare” la curva, e dunque far sì -attraverso questo batti e ribatti mediatico giocato sul “grotesque”- che Lotito se ne vada. E’ uno scontro di potere all’interno della società calcistica, soprattutto. Poi c’è di mezzo, anche, una personalità egolatrica a fine carriera che vuole essere ricordato a lungo dai suoi tifosi. Chiaro?:-)

  116. Il cugino di Damasco il 23 dicembre 2005 alle 18:58

    Mio cugino ha detto che se non la smettete di dire cazzate viene e vi spacca il culo.

  117. cf05103025 il 23 dicembre 2005 alle 19:21

    Sembrava un cosiddetto OT o fuori luogo il mio,
    la mia domanda precisa a Raimo,
    ( al di fuori di qualsiasi polemica tra lui e Montanari che trovo addirittura oziosa e risolubile in un franco colloquio fuori di queste pagine, a meno di retrostanti antichi malanimi)

    Ritorno al compito della letteratura, la mia domanda.
    Roba vecchia.
    il resto: le discussioni su Di Canio o Ferraro,
    sono tutte effimere manoleste,
    deperibili presto come presto come nate, nel gran calderone o minestronazzo delle cronache degne del venerabile visir Costanzo Maurizio.

    Vabbè,
    amici cari amici bbelli,
    si vede che era roba vecchia,
    bonanotte,
    ma auguri però sinceri
    Mario Bianco

  118. snaporaz il 23 dicembre 2005 alle 20:32

    Tovarich Di Canio.

  119. wovoka il 23 dicembre 2005 alle 21:06

    D’accordo Georgia, solo che il tuo “delirio intelligente” mi pare un delirio per modo di dire, cioè un delirio “letterario”, o da palcoscenico, insomma simulato. Il delirio vero è quello che non si controlla, ed ha ben poco a che fare con l’arguzia o il motto di spirito, direi anzi che ne è agli antipodi.

  120. Giorgio Di Costanzo (Ischia) il 23 dicembre 2005 alle 21:08

    Non tutti i fascisti sono cattolici, ma tutti i cattolici sono fascisti!

  121. rivolo il 23 dicembre 2005 alle 21:59

    considerare raimo uno scrittore è una disgrazia che può capitare solo a pochi sprovveduti – i suoi libri sono ridicoli
    e anche la sua faccia lo è; e se a volte succede di non andare troppo per il sottile non vuol dire che non si sappia fare letteratura – se il signorino raimo (con questo nome da frocetto
    con le lenti da intellettualino) non conosce Marziale, o Giovenale, o Céline, la rogna se la grata da solo: ‘sta
    roba, professorino, si chiama invettiva: monodimensionale, forse, ma leggibile, no?, certo più del profondismo atteggiato
    del parvenu delle lettere che va bazzicando i ferraro del cazzo (pardon, del caso)
    raimo, mi pare che il tevere ce l’hai vicino
    buttate va’

  122. giulietta il 23 dicembre 2005 alle 22:10

    Di Raimo ho letto solo un raccontino tutte chiacchiere e lungaggini che poi non ho nemmeno finito perché mi sembrava di stare alla cena dei cento giorni… ma è un pischello proprio?
    non si può dire che di canio ha una faccia di cazzo?

  123. pasquino il 23 dicembre 2005 alle 22:21

    peccato che montanari non sia céline, nemmeno quando scrive romanzi.

    l’ultima volta che ho chiesto a qualcuno se aveva letto un romanzo di raul montanari mi ha risposto “sì, e sono ancora qui che cago”.

    aripijate, rivolo, ma davero.

  124. rivolo il 23 dicembre 2005 alle 22:30

    pasqui’, almeno col nome che c’hai un sottogenere alla tua portata dovresti
    conoscerlo, o sei un amichetto del raimetto pure tu, e t’atteggi pure tu a fa’
    quello che ha scoperto mo’ mo’ comm’è ‘sta cosa della letteratura e je lo famo vede’, noi de ponte milvio
    a pasqu’, studia, perché se dice caco, no cago, dal latino, pasqui’

  125. ale il 23 dicembre 2005 alle 22:48

    Occhéi, ho capito, stamo a RRomalazio ormai va’!

  126. pasquino il 23 dicembre 2005 alle 22:54

    a’ rivolo, forse sei tu un amichetto der sedicente communistone in questione e evidentemente parli a vanvera, visto che la sonorizzazione della velare sorda in sonora è tipica di alcuni dialetti settentrionali, e la persona in questione era piemontese, per questo diceva “cago” e non “caco”, come se fa invece a roma.
    io non so de ponte milvio, de primavalle, rivolo. vicino ar quartaccio. e bastoggi.

    ah, rivolo, vattenaffanculo.

  127. Carlo Vaca il 23 dicembre 2005 alle 22:58

    Non entro nel merito della questione Raimo vs Montanari (o viceversa), perché mal posta (se non del tutto inesistente) e quindi fuorviante, come è già stato fatto notare da qualcuno. Considerando, però, il “tenore” di taluni interventi, in particolare tra gli ultimi, su una cosa mi sento di dar ragione senza riserve a Montanari: cfr post n. 51- h 14.44, rigo 90, soprattutto la proposizione nominale dopo i due punti e prima della virgola.

  128. rivolo il 23 dicembre 2005 alle 22:59

    co’ tu sorella, pasqui’, co’ tu sorella

  129. ale il 23 dicembre 2005 alle 23:14

    Come istigare alla reiterazione di un gesto che istiga perlomeno a questa violenza? Semplice: dite a Di Canio, ovviamente se sa leggere, di leggere qui, e vedrete che il gesto ve lo rifà e la prossima pizza se la magna pure allo specchio.

  130. pasquino il 23 dicembre 2005 alle 23:17

    è morta d’overdose, me dispiace. artrimenti sì, era ‘na puttana. rivolo.

  131. christian raimo il 23 dicembre 2005 alle 23:19

    provo a spostare minimamente i termini del dibattito. con montanari mi sono chiarito che non era ad personam ma ad res quello che dicevo. si confrontano appunto le parole e non le facce. se il giudizio di un post diventa insulto, rivolo e chiunque altro, a me mi dispiace me ne strasbatte. se vuoi un vaffanculo non lo lesino.

    dicevo. oggi sono andato alla manifestazione pro-di canio, davanti alla figc. e quella che anche a me stamattina poteva sembrare al limite il risultatodi un eccesso di attenzione per un coglione, non lo e’.pero’ queste cose vorrei dirle meglio quindi ci penso e domani magari ne scrivo. buon natale?buon natale.

  132. ale il 23 dicembre 2005 alle 23:32

    Eh no, voi la questione l’avete inventata qui e pure agli altri per quanto complici strasbatte che vi siete, in privato, chiariti. Nella cosiddetta “sostanza” mi trovi ancora d’accordo, chiarissimo (magari non a tutti, mi pare) che era “ad res”! Però se invece non ci pensi e non ne riscrivi e magari scrivi di qualcos’altro più interessante, può essere anche meglio, no? Eccesso di attenzione per un coglione? Sì che lo è! Al limite non lo è alla FIGC. Ma qui!?!
    Buon Natale.

  133. matteo il 24 dicembre 2005 alle 02:05

    @ livio borriello:
    a me sembra invece che il mio primo intervento peccasse un po’ di qualunquismo. Nel corso del dibattito la mia opinione è mutata. Nel secondo intervento che ho fatto non intendevo dire che il discorso di Raimo non aveva senso, ma che mancava il bersaglio, anzi, lo cambiava. Cambiare il bersaglio del proprio discorso, inventare o fraintendere i presupposti da cui partono le proprie riflessioni, mi pare un’abitudine che consapevolmente o inconsapevolmente, cioè con un fine strategico o soltanto per errore, appartiene non solo a dibattiti molto “easy” come questo, ma in generale al giornalismo, alla politica, alla televisione degli ultimi anni. Quel che dico è che in fin dei conti Raul Montanari diceva cose importanti e intelligenti, col tono leggero che hanno i grandi narratori, e con lo stesso grande acume grazie al quale le cose si possono chiamare con il loro nome senza che la profondità dell’analisi e del giudizio ne sia intaccata. E dico che la discussione che ne è scaturita, a partire dal pezzo di Christian Raimo, non solo non è stata all’altezza di quella scrittura snella e tagliente, ma non è stata all’altezza del problema. Non è stata al centro del problema. Per questo credo che tutta l’ironia (non capìta) della prima risposta di Raul Montanari a Christian Raimo non solo sia stata leggittima, sebbene poco simpatica, ma anche sacrosanta, perché ha messo alla luce il vezzo di un letterato da quattro soldi che rivelava il suo scarso valore non attraverso la qualità delle cose dette, sempre necessariamente alta, anche troppo alta, ma attraverso un impeccabile senso dell’inopportunità.
    Se quindi ho preso in giro i primi accenni della polemica con il mio primo intervento, nel secondo, in seguito alla piega che la polemica ha poi sciaguratamente preso, ho ritenuto che non solo Montanari avesse ragione, ma che quasi tutti gli interventi successivi avessero dimostrato una sola cosa, cioè di non tenere affatto a una discussione costruita sul cuore di un problema, o sul cuore di un testo (quello di Montanari) e di tenere invece molto di più a una banalizzazione del dibattito, in modo da poter liberare gli ego da commentatori in maniera meno costretta.
    Molto deludente e cieco, se posso essere sincero, anche l’intervento di Giulio Mozzi su Vibrisse.
    A presto.

  134. livio borriello il 24 dicembre 2005 alle 11:17

    @matteo
    rimando agli “addenda”

  135. silverback il 24 dicembre 2005 alle 11:27

    Emerge prepotente lo scazzo sempiterno e deficiente tra romalazziali e comunifasci, che non dico che sono uguali – ci mancherebbe – ma quasi uguali sì, perché la scemenza ovunque la trovi fa sempre lo stesso effetto, acido invece che comico: aggiungo che al di là del caso Di Canio che sembra una stronzatina – e infatti tutti qui a dire non-ne-vale-la-pena per un coglionazzo che è puve calciatove, dunque per antonomasia un deficiente, e è puve bovgataro e coattone, dunque lo stesso – emerge anche qui prepotente il percepire di classe a riprova che uno dice-dice, ma poi, sotto-sotto e strucca-strucca, il suo modo di vedere il mondo e di vedersi come ben distinto da fascisti e da coatti (e da fascio-coatti-schifosi) – invece che vedersi come uno che per caso, cioè per nascita, formazione, avventura, destino (privilegio?), non è fascio-coatto, ma è stato invece inseminato con il meme “opposto” della tolleranza e della democrazia tanto che l’alzata di braccio lui la trova oscena, mentre ormai, occorre dirlo e lo dico, NON SIGNIFICA PIU’ NULLA, o meglio significa qualcosa solo per coloro la cui mente, come la mia, proviene da mondi precedenti e alieni, situati storicamente a ridosso delle traggedie novecentesche e del reggime fascistico.

  136. […] A che cosa serve, si è domandato più d’uno, una discussione come quella, abbondantissima, che è nata in Nazione indiana attorno all’articolo di Raul Montanari (pubblicato da Piero Sorrentino) Grazie, Di Canio, è proseguita in calce all’articolo di Christian Raimo Okkio al Canio, si è parzialmente spostata in vibrisse dopo il mio articolo Della più bell’acqua, e ora ha ripreso a macinare di nuovo in Nazione indiana con la ripresa, sempre da parte di Sorrentino, di un intervento di Montanari (Addenda a “Grazie, Di Canio”) già apparso nella discussione in vibrisse? A che cosa serve? [E vedo ora che si aggiunge un altro articolo di Christian Raimo: Natale con i tuoi]. Dico subito: nei vari filoni della discussione ci sono stati interventi futili, provocatori, scemi, osceni, dileggianti, ridicoli: in una parola, interventi inutili. Ce ne sono stati come ce ne sono in ogni discussione – nel web si vedono di più, perché restano lì scritti. Questi interventi programmaticamente, intenzionalmente ed effettivamente inutili non mi interessano (per ora): sono il ronzio, il rumore di fondo. La parte non intenzionalmente inutile della discussione, allora, è riuscita a essere effettivamente utile? Che anche in questa parte della discussione ci siano state alzate di tono, scambi di cordialità non esattamente carinissime, eccetera, vabbè: anche questo succede in tutte le discussioni. Si discute, si litiga, si equivoca, ci si spiega, eccetera. Non può essere che così; e tutto questo non inficia complessivamente l’utilità della faccenda – se un’utilità c’è. A me sembra che la discussione sia stata utile. Per due ragioni: per due risultati positivi raggiunti. 1] Il primo risultato positivo raggiunto è una domanda. L’ha formulata, nella discussione in vibrisse, Andrea Barbieri. La domanda è: Il mio schifo mi fa assomigliare a loro? Che io sia un fan delle domande, è cosa nota: ma questa mi sembra proprio ben formulata, e utile. Mi viene voglia di parafrasarla, di ampliarla, di dettagliarla: ma ne diminuirei la forza. E così mi butto nella risposta: Sì, il mio schifo mi fa assomigliare a loro. […]

  137. salvatore ferraro il 28 dicembre 2005 alle 13:40

    e alla fine…Buon Anno a tutti i partecipanti a questo blog

    Salvatore Ferraro

    P.S.= perdonate l’irruzione non richiesta ( mi sono autoinvitato visto che si parlava anche di me) e il carattere solo blandamente letterario del testo d’auguri.

  138. ennio il 29 dicembre 2005 alle 01:09

    Ci tengo a segnalare anche qua il mio personale omaggio a Montanari che stimo innanzitutto per il suo fisico e poi per tutte le sue cose fiche. Pertanto: http://ennioveruziis.splinder.com/post/6703737

    Ciao,
    Ennio.

  139. ThePetunias il 29 dicembre 2005 alle 22:50

    Domanda. Perché Christian Raimo tiene corsi di scrittura?
    Nel caso, “Perché la gente ci va” non verrà ritenuta risposta onesta.

  140. nanook il 4 gennaio 2006 alle 22:49

    sono rimasto molto colpito da una cosa in particolare che scrivi: il principio di indeterminazione secondo te regola anche la letteratura. puoi spiegarmi meglio che cosa intendi? ho trovato questa frase molto azzeccata, sebbene non sia certo di averla capita…

  141. nanook il 9 gennaio 2006 alle 00:55

    forse perché raimo se li magna tutti quelli che fanno il suo mestiere, the petunias.

  142. andrea il 9 novembre 2006 alle 06:19

    Beh credo che additare come coglionazzo una persona solo perche “vera” mi pare stupido. Troppo facile offendere.



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