A Gamba Tesa/ Con Brio

5 gennaio 2006
Pubblicato da

foto di René-Jacques

Editoriale Uno
di Biagio Cepollaro

Poesia da fare, Numero Tre
http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/rivista/pf003.pdf

Ci sarà qualcuno, forse in una notte insonne, o al contrario, in un’ilare mattinata d’estate, che avrà voglia di parole nuove.
Quel qualcuno avrà lasciato alle spalle molte complicità e avrà cominciato a guardare in faccia alla sua paura di essere nessuno…

Allora con un piede fuori da questa paura e da queste complicità, comincerà a leggere. Leggere avrà la consistenza di un’azione e la poesia avrà realizzato il suo corpo nascosto, la sua praticità.
Come alzando la testa senza aver bisogno di andare impettiti.

7 Responses to A Gamba Tesa/ Con Brio

  1. gabriella fuschini il 5 gennaio 2006 alle 10:20

    Eh già, “come alzando la testa senza aver bidogno di andare impettiti”: zen.

  2. gabriella fuschini il 5 gennaio 2006 alle 10:21

    bisogno.

  3. rotowash il 5 gennaio 2006 alle 10:36

    io la capisco così che tu sei una persona non coraggiosa e quindi speri che anche le tue parole possono essere considerate azioni. Però secondo me le azioni e le parole sono cose molto diverse, a meno che per esempio non sono le paroledi una denuncia scritta e non di un testo poetico anche con versi.

  4. gabriella fuschini il 5 gennaio 2006 alle 10:57

    roto, parli perché hai lo sportello aperto.

  5. matteo il 5 gennaio 2006 alle 12:51

    Per me è più semplice di quel che dice Rotowash. Io la vedo che capire la Poesia significa capire il “corpo nascosto” dell’ uomo, ovvero l’essere, tra tutte le cose, nessuno. E quindi non avere più paura. Ma non saprei ancora dire se la cancellazione della paura avvenga attraverso la poesia o se in altro modo, con altre azioni e altri pensamenti, perdere la paura consenta di raggiungere, della poesia, quel corpo nascosto, quell’azione che è della poesia solo perché è già dell’uomo.

  6. mal il 5 gennaio 2006 alle 18:00

    Roto noto miglioramenti. Hai usato una virgola. Ancora non è molto ma è un buon segno. Hai cambiato le batterie per caso?

    Leggere è un’azione. Scrivere è un’azione. Tutte e due queste azioni possono innescare re-azioni a catena. A volte pericolose, a volte meno

  7. Carlo Capone il 6 gennaio 2006 alle 11:25

    La poesia è cucirsi. Quando le parole sono muffa – ed è insostenibile sdoppiarsi, e alimentare l’infernale trama del rimosso- quando svanisce quest’orrore, l’intimità con l’Io è un’azione. Come entrare in chiesa e inginocchiarsi.



indiani