Guerriero

7 gennaio 2006
Pubblicato da

di Piero Sorrentino

Il paradiso spunta da un imballaggio di cartone e scotch. Fialette di vetro che sembrano piccoli termometri tozzi, pieni di liquido chiaro e punteggiato da granelli bianchi, corpuscoli galleggianti e storti come quelli dei fermenti lattici. Lì dentro c’è l’Olimpo, l’Obiettivo, il Sogno, lì svetta la punta più acuminata del processo di accumulazione muscolare che tutti i giorni – in sottoscala fetenti o in lussuose beauty farm da 90 euro al mese – si ripete immutato da anni. Annidato in confezioni che sembrano progettate da un designer minimalista, in boccette panciute, in blister con vesciche di plastica trasparente che fungono da accogliente utero per pillole e pasticche colorate.

Sui giornali si è parlato molto della morte improvvisa del wrestler Eddie Guerrero, 38 anni e un cuore probabilmente esploso a causa della lunga frequentazione che l’atleta intratteneva con steroidi, anabolizzanti e ormoni (oltre che con droga e alcol).
Cerco in rubrica e chiamo il Pelato.
Fissiamo un appuntamento. Quando arrivo, sulle prime non lo riconosco. Quest’uomo di mezza età – molto curato nell’aspetto, i peli appena un po’ grigi sul pizzetto scolpito – seduto al tavolino di un bar del centro mi squaderna sotto gli occhi, con la dolorosa evidenza che solo la visione diretta delle cose regala, il ritratto di un corpo in sfacelo, rosicchiato dal tempo e dalla mancanza di allenamento, alla deriva ingovernabile nella burrasca dell’età che avanza, ricattato da fibre muscolari che colano irreparabilmente, trattenute a fatica nel budello di pelle slabbrata che una volta le fasciava con la perfezione di un abito su misura.
Il Pelato ha chiuso con le gare e i bilancieri da almeno quattro anni. Prima, a Napoli era tra i più forti: coppe, medaglie, sempre sul podio. Adesso allena body builders dilettanti in una palestra sotto al Vesuvio.
“Nessuno vuole faticare più – sbotta – nessuno vuole più tornare a casa con le ossa ammollate dal sudore. Oggi per esempio vedo due clienti per queste, domani altri tre”.

Queste sono fialette di Gh, un potentissimo ormone della crescita – fino a non moltissimi anni fa ricavato dal cervello dei cadaveri, oggi sintetizzato in laboratorio con Dna ricombinante – usato per la cura del nanismo. Un uso immotivato e senza stretto controllo medico comporta ingrossamento degli organi interni, aumento del volume della scatola cranica, tumori grossi quanto una palla da tennis. In questa infallibile progressione di sventure, medici corrotti e farmacisti disonesti – diretti responsabili dello smercio folle e illegale – escono quasi sempre immacolati da blitz, sequestri e inchieste, nascondendosi nelle pieghe di una fittissima rete di distributori civetta che a loro volta si servono di personal trainer e allenatori compiacenti, che vendono sottobanco i prodotti direttamente nelle palestre (dove vige una impenetrabile cortina di omertà e mutua solidarietà, e dove nemmeno gli infiltrati dell’antidroga o dei Nas di solito possono nulla: bisogna trovare agenti con un corpo e una conoscenza del sottobosco marcio delle palestre tali da non destare alcun sospetto in soggetti che dell’applicazione indiscriminata del sospetto fanno una regola, come nel film di Donaldson con Al Pacino ).
Con queste forniture Il Pelato arrotonda lo stipendio da tornitore.
“Adesso va molto il synthol – dice frugando nello zaino sdrucito che tiene ai piedi della sedia come un cucciolo addormentato – lo vendo come il pane”.
E appoggia sul tavolo una confezione nera, molto elegante nel lettering ricercato della marca. Mi muovo inquieto sulla sedia, mi guardo intorno. Il Pelato intercetta il mio disagio. “Non ti preoccupare, è legale. Si vende pure senza ricetta. Ufficialmente viene venduto come un olio da gara, cioè uno di quegli unguenti che usano i bodybuilder prima di salire sul palco per una gara. Spalmati sulla pelle la rendono lucida ed evidenziano le masse muscolari. Solo che ultimamente se ne fa un uso un po’ diverso. Che è quello di iniettarselo direttamente. Funziona più o meno così: l’olio entra in circolo, e grazie alla sua viscosità – e ad altri elementi chimici di cui è composto – provoca uno stiramento della fascia esterna del muscolo. Questa ha lo scopo di costituire una sorta di involucro del muscolo, di confine, ne definisce la forma, dice: il muscolo finisce qui, e però costituisce anche un limite alla crescita massima dello stesso. Quindi, stirando la fascia esterna, è come se il confine venisse cancellato, il muscolo è libero di crescere praticamente senza freni. Inoltre l’olio iniettato viene subito assorbito dal corpo e finisce per svanire non lasciando più traccia nelle urine o nel sangue. Ma non si conoscono gli effetti a medio e lungo termine”.
Il Pelato a poco a poco si trasforma in un fiume in piena. Passa dalla spiegazione dell’ azione del dinitrofenolo (“Serve a bruciare i grassi, ma basta sbagliare di un milligrammo la dose e il corpo comincia letteralmente a cuocere dall’interno. È usato nell’industria chimica per produrre gli spray per insetti perché li brucia dentro, svuotandoli”) al racconto delle diete folli a cui si sottopongono gli atleti (“18-20 uova al giorno, senza che nessuna dica loro di togliere almeno il tuorlo per non giocarsi il fegato a 20 anni”), fino alle vere e proprie leggende metropolitane che a lungo andare provocano danni fisici irreparabili (“non urinare per almeno 24 ore perché l’urina contiene eritropoietina”, “non bere acqua per giorni per consentire alle fibre muscolari di staccarsi parzialmente dalle ossa e consentire un rilievo migliore alle masse muscolari sottopelle”).

La strada s’è riempita di gente, il va e vieni provoca piccoli ingorghi di teste e corpi e voci e vestiti all’altezza delle vetrine e delle entrate dei negozi. Il Pelato rifiuta una chiamata, scrive un sms e si caccia in tasca il telefonino. Poi saluta e se ne va con lo zaino su una spalla. Per tutto il tempo, parlando del campione di wrestling morto, ha sbagliato la pronuncia e l’ha chiamato Guerriero.

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12 Responses to Guerriero

  1. Casalese il 7 gennaio 2006 alle 11:24

    Bello assai assai. Reportage veramente tosto, ben scritto. Bravo Pierì, ottimo!!! Era necessario mettere il naso nel mondo degli anabolizzanti e tra le follie di palestra.

  2. andrea barbieri il 7 gennaio 2006 alle 13:30

    E poi c’è lo sport. Anche sport impensabili, come la vela. A Cervia c’era un ragazzo, Simone Bianchetti, che faceva regate oceaniche in solitario. Lo hanno ritrovato a bordo di una barca di amici “morto improvvisamente dopo un malore”. Viene da pensare che per stare sveglio molte ore oltre il normale occorrono sostanze e a forza di abusarne il corpo non regge più niente.
    Del resto chi organizza regate oceaniche come la Vendée Globe o l’Around Alone aspetta solo qualche evento spettacolare, come ha ricordato recentemente Soldini.

  3. gabriella fuschini il 7 gennaio 2006 alle 16:09

    Bravo Piero. Quella delle iniezioni di olio non la sapevo, funziona proprio così?
    ps
    però le lussuose beaty farm saranno da 90 euro al giorno, non al mese…
    :-)

  4. gabriella fuschini il 7 gennaio 2006 alle 16:10

    beauty

  5. cf05103025 il 7 gennaio 2006 alle 18:10

    Molto buono.
    Ma che testa hanno ‘sti tipi che frequentano certe palestre,
    che si sparano cotesti schifi dentro?
    Sono gli stessi che poi si arruolano in agenzie private per l’Iraq, che scoppiano nel doppio petto blù, si guardano in giro ingrugnati dietro il loro pizzetto l’occhiale nero e la tasca gonfia del 357magnum?
    MarioB.

  6. piero sorrentino il 8 gennaio 2006 alle 10:07

    grazie a tutti per la lettura e i commenti.
    per Gabriella: hai ragione, nelle beauty farm chic assai gli euro da sganciare sono 90 AL GIORNO, mammamia…
    per Mario B. : direi di sì, sono gli stessi armadi vestiti da Armani che girano attorno a Berlusconi e che vanno in Iraq a intascarsi 25-30 mila euro al mese; ma per ragguagli più definiti girerei senz’altro la domanda al casalese qui su, quello del primo commento… :-)

    ciao

  7. Trespolo il 8 gennaio 2006 alle 14:31

    Non mi meraviglia questo bellissimo resoconto se penso che il doping girava persino nelle gare di… biliardo! Beta bloccanti per diminuire il battito cardiaco e allentare la tensione, micro iniezioni di alccol per cancellare i tremori naturali e migliorare la precisione, stimolanti per riuscire a reggere finali che durano 16 ore e con 512 finalisti che ruotano su decine di tavoli. Ovviamente nessun controllo medico: chi volete che controlli un giocatore di biliardo, anche se magari ha meno di vent’anni?
    Bah, a volte mi vien da pensare che l’unica soluzione sia la liberalizzazione del doping: almeno spenderebbero di meno e ci sarebbe meno spazio per il mercato nero. O no?

    Buona giornata. Trespolo.

  8. davide racca il 9 gennaio 2006 alle 14:07

    allo stadio Pinto di Caserta, al liceo, mi allenavo… facevo atletica leggera: d’inverno le fangose campestri provinciali, in primavera gare su pista: salto in lungo e giro della morte (400 m). i tifosi della casertana-calcio, che ormai anche con l’argentino Pasculli non riusciva a entrare in una serie che non fosse un limbo di squadrette regionali!, ci scambiavano per i calciatori e certe volte ci aspettava fuori… bei tempi! per me quello sport era puro… per me che non promettevo, che non vedevo un futuro nella corsa, era pulito. non per un amico, però, matto e pieno di entusiasmo per quello che faceva e per i suoi tempi al cronometro… poi io abbandonai. quando ritornai una volta allo stadio lo rincontrai allo stadio. aveva gambe muscolosissime, muscoli cresciuti fuori misura: bombe che esplodevano dalla pelle! più tardi seppi che aveva abbandonato l’atletica… che non poteva più correre… mille microfratture muscolari non gli permisero più di cavalcare quelle gambe.

  9. davide racca il 9 gennaio 2006 alle 14:24

    la fretta mi ha fatto scrivere qualche ripetizione e con qualche errore… chiedo scusa, e faccio i complimenti a piero per la sua prosa elegante

  10. Laura Sica il 9 gennaio 2006 alle 16:14

    Ciao, Piero. Complimenti, specie per il finale.
    Salut

  11. s/z il 9 gennaio 2006 alle 17:07

    A me invece il finale è sembrato un po’ più debole rispetto a tutto il resto; ma il pezzo, nel suo piccolo complesso, è notevole, una riuscita miscela di cronaca e qualità verbale.

    Mi piace, infine, che la chiave per capire il fenomeno descritto sia tutta in quella luminosa frasucola centrale, peraltro perfettamente estendibile ad ogni ambito dell’umano agire contemporaneo:

    “Nessuno vuole faticare più”

  12. fabio caiazzo il 30 settembre 2006 alle 19:37

    Prosa scorrevole e piacevole. Insieme riusciremo a mostrare e dimostrare cosa vuol dire veramente “Doping”…. i pericoli, la disonestà, la malavita.
    Buon lavoro



indiani