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	Commenti a: Bocca di rosa	</title>
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		Di: Renzo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Renzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Sep 2006 18:03:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Credo che i meriti del libro di Bocca siano altri. Rappresenta una terra distrutta (sicuramente meglio descritta da Saviano!) come la conosciamo, ma aggiunge un elemento nuovo: Napoli in Italia è l&#039;&quot;avanguardia&quot;, il modello a cui tutto il Paese tende. Una riflessione non da poco,che pone in secondo piano i pur gravi errori evidenziati nel libro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che i meriti del libro di Bocca siano altri. Rappresenta una terra distrutta (sicuramente meglio descritta da Saviano!) come la conosciamo, ma aggiunge un elemento nuovo: Napoli in Italia è l'&#8221;avanguardia&#8221;, il modello a cui tutto il Paese tende. Una riflessione non da poco,che pone in secondo piano i pur gravi errori evidenziati nel libro.</p>
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		Di: Alfonso		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/01/18/bocca-di-rosa/#comment-34546</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alfonso]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Aug 2006 14:40:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono d&#039;accordo con Luigi.
Bocca vuole sfruttare Napoli per far soldi
Terroni sono tutti i razzisti specie del nord che non hanno idee e argomenti di cui vantarsi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo con Luigi.<br />
Bocca vuole sfruttare Napoli per far soldi<br />
Terroni sono tutti i razzisti specie del nord che non hanno idee e argomenti di cui vantarsi.</p>
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		Di: Simone		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/01/18/bocca-di-rosa/#comment-30442</link>

		<dc:creator><![CDATA[Simone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jun 2006 07:39:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[D&#039;accordo che evidenziare il barbarico contesto socio-culturale napoletano è come sparare sulla croce rossa, potremmo fare la stessa operazione di Bocca con qualsiasi altra grande metropoli mondiale, Bombei, New York, Mosca, Milano, potremmo narrare facilmente e senza esserci mai stai di rapine sanguinarie fatte per pochi soldini ai danni di una vecchietta indifesa, della vittima innocente di una sparatoria tra bande criminali, di corruzione e connivenze a tutti i livelli. Diciamo che sotto questo punto di vista tutto il mondo è paese. Altra cosa, secondo, me sono le vere inchieste giornalistiche che vanno a toccare certi nervi scoperti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>D&#8217;accordo che evidenziare il barbarico contesto socio-culturale napoletano è come sparare sulla croce rossa, potremmo fare la stessa operazione di Bocca con qualsiasi altra grande metropoli mondiale, Bombei, New York, Mosca, Milano, potremmo narrare facilmente e senza esserci mai stai di rapine sanguinarie fatte per pochi soldini ai danni di una vecchietta indifesa, della vittima innocente di una sparatoria tra bande criminali, di corruzione e connivenze a tutti i livelli. Diciamo che sotto questo punto di vista tutto il mondo è paese. Altra cosa, secondo, me sono le vere inchieste giornalistiche che vanno a toccare certi nervi scoperti.</p>
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		<title>
		Di: luigi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/01/18/bocca-di-rosa/#comment-22152</link>

		<dc:creator><![CDATA[luigi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Feb 2006 21:43:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[cavolo siete ancora a questo ci chiamate terroni avete finito gli argomenti
il signor bocca vuole sfruttare napoli e i napoletani x arricchirsi  io non so sia normale fare affermazioni di quel genere ...sono d&#039;accordo napoli è una città difficile ma nessuno e dico nessuno puo permettersi di parlarne male]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>cavolo siete ancora a questo ci chiamate terroni avete finito gli argomenti<br />
il signor bocca vuole sfruttare napoli e i napoletani x arricchirsi  io non so sia normale fare affermazioni di quel genere &#8230;sono d&#8217;accordo napoli è una città difficile ma nessuno e dico nessuno puo permettersi di parlarne male</p>
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		Di: francesco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/01/18/bocca-di-rosa/#comment-20624</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jan 2006 22:19:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Beh tashtego, se non si discute di contenuti è perchè il post chiaramente voleva segnalare qualcos&#039;altro.
Sono errori abbastanza gravi quelli di Bocca e su questo non ci piove. Non si ammazzano così quattro carabinieri, e comunque non dovrebbe farlo una firma come la sua, nè si fa passare Annalisa come omicidio per uno sguardo (quello era Francesco Estatico casomai).
La storia dei napoletani ecc. beh luoghi comuni (che la mozzarella qui in campania sia la migliore non ci piove, comunque).
Basta vedere come ne ha parlato il corriere del mezzogiorno che, tra l&#039;altro, usa il pezzo di Piero per confermare le idee del direttore (pro Bocca). 
E poi su Napoli ci stanno mangiando in tanti. O ci si informa o è meglio che si parli d&#039;altro. Solo allora possiamo veramente cominciare a discutere seriamente e senza stereotipi di quello che succede (come fanno i vari Saviano, Morganti, e tanti piccoli e piccolissimi giornalisti locali che il culo se lo fanno sul serio e da prima della storia degli &quot;spagnoli&quot;).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Beh tashtego, se non si discute di contenuti è perchè il post chiaramente voleva segnalare qualcos&#8217;altro.<br />
Sono errori abbastanza gravi quelli di Bocca e su questo non ci piove. Non si ammazzano così quattro carabinieri, e comunque non dovrebbe farlo una firma come la sua, nè si fa passare Annalisa come omicidio per uno sguardo (quello era Francesco Estatico casomai).<br />
La storia dei napoletani ecc. beh luoghi comuni (che la mozzarella qui in campania sia la migliore non ci piove, comunque).<br />
Basta vedere come ne ha parlato il corriere del mezzogiorno che, tra l&#8217;altro, usa il pezzo di Piero per confermare le idee del direttore (pro Bocca).<br />
E poi su Napoli ci stanno mangiando in tanti. O ci si informa o è meglio che si parli d&#8217;altro. Solo allora possiamo veramente cominciare a discutere seriamente e senza stereotipi di quello che succede (come fanno i vari Saviano, Morganti, e tanti piccoli e piccolissimi giornalisti locali che il culo se lo fanno sul serio e da prima della storia degli &#8220;spagnoli&#8221;).</p>
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		<title>
		Di: Casalese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/01/18/bocca-di-rosa/#comment-20593</link>

		<dc:creator><![CDATA[Casalese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jan 2006 12:19:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come non hai insultato Italia roto party...e come cavolo ti chiami. Rileggi il tuo commentino. Comunque facciamo così, se vuoi vieni a ripetermelo vis a vis. Son villano io, sai? Gioco di mano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come non hai insultato Italia roto party&#8230;e come cavolo ti chiami. Rileggi il tuo commentino. Comunque facciamo così, se vuoi vieni a ripetermelo vis a vis. Son villano io, sai? Gioco di mano.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: italia roto party		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/01/18/bocca-di-rosa/#comment-20589</link>

		<dc:creator><![CDATA[italia roto party]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jan 2006 09:47:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cioè io avevo fatto solo un commento educato che non conteneva insulti. la mia idea o ideologia era quella che non si può dire napoli siamo noi perchè non tutti sono napoletani. Chiaramente questo non è intolleranza o razzismo ma solo un fatto logico. perchè senò dovremmo dire anche milano siamo noi. Almeno secondo me. Grazie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cioè io avevo fatto solo un commento educato che non conteneva insulti. la mia idea o ideologia era quella che non si può dire napoli siamo noi perchè non tutti sono napoletani. Chiaramente questo non è intolleranza o razzismo ma solo un fatto logico. perchè senò dovremmo dire anche milano siamo noi. Almeno secondo me. Grazie.</p>
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		<title>
		Di: italia roto party		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/01/18/bocca-di-rosa/#comment-20588</link>

		<dc:creator><![CDATA[italia roto party]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jan 2006 09:36:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[però non mi cancellate dai!!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>però non mi cancellate dai!!</p>
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		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/01/18/bocca-di-rosa/#comment-20584</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jan 2006 07:08:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[interessante questa pubblica lapidazione di Bocca, cui quasi tutti i nanetti del bosco si uniscono con entusiasmo, ironizzando, come d&#039;obbligo, su rincoglionimenti senili e dentiere: siete pre-vedibili come un branco di piranas.
sui contenuti del libro, manco una parola, pare, da parte di nessuno.
si conferma inoltre la prassi che vieta al non napoletano di percepire correttamente napule.
&#039;a mozzarella come la facimme nuie, non la fa nessuno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>interessante questa pubblica lapidazione di Bocca, cui quasi tutti i nanetti del bosco si uniscono con entusiasmo, ironizzando, come d&#8217;obbligo, su rincoglionimenti senili e dentiere: siete pre-vedibili come un branco di piranas.<br />
sui contenuti del libro, manco una parola, pare, da parte di nessuno.<br />
si conferma inoltre la prassi che vieta al non napoletano di percepire correttamente napule.<br />
&#8216;a mozzarella come la facimme nuie, non la fa nessuno.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Carlo Capone		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/01/18/bocca-di-rosa/#comment-20579</link>

		<dc:creator><![CDATA[Carlo Capone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jan 2006 22:43:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Giorgio Bocca è il degno esponente di quella tradizione di civil servant piemontesi quale Caselli, Dalla Chiesa, Don Ciotti e altri. Ma tant&#039;è, è un isolato. Di lui segnalo, più dell&#039;ultimo, non ancora acquistato, L&#039;Inferno, del 93, un&#039;odissea giornalistica - ma anche sentimentale, perchè Bocca da bravo piemontese al suo Paese ci tiene, lo disprezzi o meno- nelle 4 regioni sotto il tallone mafioso. Quel libro è il padre elettivo del presente. Quando lo lessi, e lo rilessi, da un lato ne riemersi intorpidito, dall&#039;altro non potetti che assentire. Bocca appartiene a quella razza pregiata che da un frammento  ricava l&#039;universo, grazie a straordinario istinto percettivo. Chi non lo comprende - ed è facile, inutile girarci - rileva in queste indagini del pressapochismo. In realta il suo scandaglio è frutto di  una scuola in 
estinzione,  che impone al cronachista non di trarre notizie da un monitor ma di uscire  in strada  e domandare. Da qui gli equivoci sul particolarissimo  interpretare. Quanto ai refusi,  che per castronaggine fanno perdere di vista la sostanza di un dramma, vanno evidenziati. Specie al cospetto di un osservatore attento come lui.  
Una cosa però la voglio dire, in merito a quest&#039;ultima sua fatica, e riguarda il titolo: Napoli siamo noi. Che ovviamente non va inteso come estensione agli italiani (certi chierichetti!) di quei luoghi comuni  quali delinquente, mafioso, mandolinaro, furbastro, ladruncolo, incivile e fancazzista (Napoli insomma come propulsore del Peggio) che ancora infestano certe fantasie antimeridionali. No, e meno male, equivarrebbe al delirio  hitleriano sugli stenti del dopo Weimar da imputare agli ebrei. Il titolo sta a dimostrare  che quella magica e sciagurata città (meta a Natale di 70000 impavidi visitatori, quorum ego, tutti muniti di casco da safari e  schioppo ) è lo specchio ingranditore di ciò che altrove occhieggia, è tra le pieghe. Questo va specificato.   Come altrettanto mi induce a una riflessione il frammento di mia  vita  napoletana nella settimana di Natale. 
 Intanto una premessa di carattere personale: me ne scuso, ma è funzionale al resto della storia.  Sono nato a Napoli e vivo in Piemonte da parecchio, però a Napoli ci tengo,  una volta all&#039;anno devo andarci, come a rivivere un amore.   E devo aggiungere, per paradosso di sorte,  che giusto nel momento di partire  riscopro i segni di un  nuovo appartenere. Diversi amici  autoctoni, sia con lo sguardo che a  parole,  
difatti danno  a  intendere di restarci male, per quella che ritengono  una fuga. &quot;Ma come, te ne vai?&quot;, capisco da quegli occhi, o assaggio come retrogusto emotivo di formalismi tipo &#039;fai buon viaggio, salutaci la tua Napoli&#039;. Il che non può che farmi legittimo piacere. 
Si alloggiava alle Rampe Brancaccio, a due passi da quella vena di edifici  umbertini e liberty, preziosissimi, che è Via Dei Mille, di un gioiello quale  Piazza dei Martiri, e di una Via Calabritto che nulla ha da invidiare a Montenapoli in Milano: per  maestà di costruzioni e lucentezze. Ora un posto del genere, non  dissimile al centro di una qualunque capitale, in un tesoro di arte, storia, spazi pedonali cinti da palazzi, le cui linee brillano a prima sera per i filari di luci su archi e costoni, in questo  stagno di delizie - non nell&#039;inferno dei martiri di Scampia, dunque-  trovo grottesco  che si abbia paura. Non mi riferisco alle vie o piazze citati ma appunto a quelle Rampe Brancaccio, un tempo indice di appartatezza e vivere gentile, ad esse contigue. I palazzi, splendidi - taluni culminati con torrette a merli, altri dai terrazzi piantumati a cotto - e la stradina a tornanti sono quelli di sempre, come identica è la vicinanza con piazzetta Mondragone e via Nicotera. Dove fermenta il marcio. Via Nicotera e Piazzetta Mondragone sono il limite di rispetto, un Acheronte dove termina la cosiddeta città bene e c&#039;è l&#039;inferno. Una ripida discesa le collega ai famigerati Quartieri Spagnoli, regno del Male, assoluto, da cui emergono subumani brunofacciuti, gli occhi lumeggianti come lupi, in groppa a motorini il cui scoppiettare è insieme monito e provocazione. La gente delle Rampe li teme, paventa nell&#039;uscire di esserne depredata. Quando è giorno, o al tramonto, lasciando  perdere la notte, non ci cammina nessuno, per le Rampe. Ogni momento - ogni!- un&#039;ora vale l&#039;altra per essere scippati: di tutto, a cominciare dalla borsa, il portafogli, per non parlare di una bijoutterie qualunque o del più infimo laccetto. Una amica mi riferiva che quando visita i parenti su alle Rampe copre la borsa col  cappotto ( e di estate? a primavera? ) e se ha un anello, l&#039;orologetto, insomma  quanto di smerciabile si permetta, che cosa fa? ha predisposto una bustina in stoffa in cui gettare quegli oggetti,  che dopo comiche contorsioni fissa con una spilla al reggiseno. E tutto questo per andare da parenti. Alle Rampe Brancaccio. 
L&#039;impatto di questi racconti e  dell&#039;effettiva sperdutezza del posto  sul mio breve soggiorno è presto detto. Io me ne sono sbattuto, un antico amore impone dazi,  pur rabbrividendo il pomeriggio di Vigilia   quando, dopo il tornantino, una motoretta mi ha scorreggiato indietro, e perciò  ho guardato, e visto due occhi diritti dentro i miei, prima che il cervello malato che li aziona decidesse che non ero carne di scelta e sterzasse. Me ne sono fregato,  ma mia moglie, che a Napoli non vuole più tornare, foss&#039;anche mezza volta l&#039;anno - della figlia piemontese taccio per intuibili ragioni - mia moglie un giorno l&#039;ho sorpresa  trafficare a un sacchetto. Era di plastica, del GS, e vi infilava  la borsa. &quot;Così pensano che c&#039;ho dentro la spesa&quot;, mi ha detto nell&#039;uscire.
Stanno mangiandosi tutto, tutta la città, sotto gli occhi allibiti della buona gente. A via dei Mille come a Scampia, ai Cristallini, Materdei, dentro i Granili, al Conte di Acerra, a Mezzocannone, in Fuorigrotta, Antignano,Bagnoli, da  Chiaia a Barra, il Chiatamone, San Ferdinando, i Gradoni, all&#039;Ascenzione. Tutto, ogni carne è buona. Alle armi, napoletani, alle armi della ragione,  come nel 99, nel 48, nel 43. Che non sono un terno al lotto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giorgio Bocca è il degno esponente di quella tradizione di civil servant piemontesi quale Caselli, Dalla Chiesa, Don Ciotti e altri. Ma tant&#8217;è, è un isolato. Di lui segnalo, più dell&#8217;ultimo, non ancora acquistato, L&#8217;Inferno, del 93, un&#8217;odissea giornalistica &#8211; ma anche sentimentale, perchè Bocca da bravo piemontese al suo Paese ci tiene, lo disprezzi o meno- nelle 4 regioni sotto il tallone mafioso. Quel libro è il padre elettivo del presente. Quando lo lessi, e lo rilessi, da un lato ne riemersi intorpidito, dall&#8217;altro non potetti che assentire. Bocca appartiene a quella razza pregiata che da un frammento  ricava l&#8217;universo, grazie a straordinario istinto percettivo. Chi non lo comprende &#8211; ed è facile, inutile girarci &#8211; rileva in queste indagini del pressapochismo. In realta il suo scandaglio è frutto di  una scuola in<br />
estinzione,  che impone al cronachista non di trarre notizie da un monitor ma di uscire  in strada  e domandare. Da qui gli equivoci sul particolarissimo  interpretare. Quanto ai refusi,  che per castronaggine fanno perdere di vista la sostanza di un dramma, vanno evidenziati. Specie al cospetto di un osservatore attento come lui.<br />
Una cosa però la voglio dire, in merito a quest&#8217;ultima sua fatica, e riguarda il titolo: Napoli siamo noi. Che ovviamente non va inteso come estensione agli italiani (certi chierichetti!) di quei luoghi comuni  quali delinquente, mafioso, mandolinaro, furbastro, ladruncolo, incivile e fancazzista (Napoli insomma come propulsore del Peggio) che ancora infestano certe fantasie antimeridionali. No, e meno male, equivarrebbe al delirio  hitleriano sugli stenti del dopo Weimar da imputare agli ebrei. Il titolo sta a dimostrare  che quella magica e sciagurata città (meta a Natale di 70000 impavidi visitatori, quorum ego, tutti muniti di casco da safari e  schioppo ) è lo specchio ingranditore di ciò che altrove occhieggia, è tra le pieghe. Questo va specificato.   Come altrettanto mi induce a una riflessione il frammento di mia  vita  napoletana nella settimana di Natale.<br />
 Intanto una premessa di carattere personale: me ne scuso, ma è funzionale al resto della storia.  Sono nato a Napoli e vivo in Piemonte da parecchio, però a Napoli ci tengo,  una volta all&#8217;anno devo andarci, come a rivivere un amore.   E devo aggiungere, per paradosso di sorte,  che giusto nel momento di partire  riscopro i segni di un  nuovo appartenere. Diversi amici  autoctoni, sia con lo sguardo che a  parole,<br />
difatti danno  a  intendere di restarci male, per quella che ritengono  una fuga. &#8220;Ma come, te ne vai?&#8221;, capisco da quegli occhi, o assaggio come retrogusto emotivo di formalismi tipo &#8216;fai buon viaggio, salutaci la tua Napoli&#8217;. Il che non può che farmi legittimo piacere.<br />
Si alloggiava alle Rampe Brancaccio, a due passi da quella vena di edifici  umbertini e liberty, preziosissimi, che è Via Dei Mille, di un gioiello quale  Piazza dei Martiri, e di una Via Calabritto che nulla ha da invidiare a Montenapoli in Milano: per  maestà di costruzioni e lucentezze. Ora un posto del genere, non  dissimile al centro di una qualunque capitale, in un tesoro di arte, storia, spazi pedonali cinti da palazzi, le cui linee brillano a prima sera per i filari di luci su archi e costoni, in questo  stagno di delizie &#8211; non nell&#8217;inferno dei martiri di Scampia, dunque-  trovo grottesco  che si abbia paura. Non mi riferisco alle vie o piazze citati ma appunto a quelle Rampe Brancaccio, un tempo indice di appartatezza e vivere gentile, ad esse contigue. I palazzi, splendidi &#8211; taluni culminati con torrette a merli, altri dai terrazzi piantumati a cotto &#8211; e la stradina a tornanti sono quelli di sempre, come identica è la vicinanza con piazzetta Mondragone e via Nicotera. Dove fermenta il marcio. Via Nicotera e Piazzetta Mondragone sono il limite di rispetto, un Acheronte dove termina la cosiddeta città bene e c&#8217;è l&#8217;inferno. Una ripida discesa le collega ai famigerati Quartieri Spagnoli, regno del Male, assoluto, da cui emergono subumani brunofacciuti, gli occhi lumeggianti come lupi, in groppa a motorini il cui scoppiettare è insieme monito e provocazione. La gente delle Rampe li teme, paventa nell&#8217;uscire di esserne depredata. Quando è giorno, o al tramonto, lasciando  perdere la notte, non ci cammina nessuno, per le Rampe. Ogni momento &#8211; ogni!- un&#8217;ora vale l&#8217;altra per essere scippati: di tutto, a cominciare dalla borsa, il portafogli, per non parlare di una bijoutterie qualunque o del più infimo laccetto. Una amica mi riferiva che quando visita i parenti su alle Rampe copre la borsa col  cappotto ( e di estate? a primavera? ) e se ha un anello, l&#8217;orologetto, insomma  quanto di smerciabile si permetta, che cosa fa? ha predisposto una bustina in stoffa in cui gettare quegli oggetti,  che dopo comiche contorsioni fissa con una spilla al reggiseno. E tutto questo per andare da parenti. Alle Rampe Brancaccio.<br />
L&#8217;impatto di questi racconti e  dell&#8217;effettiva sperdutezza del posto  sul mio breve soggiorno è presto detto. Io me ne sono sbattuto, un antico amore impone dazi,  pur rabbrividendo il pomeriggio di Vigilia   quando, dopo il tornantino, una motoretta mi ha scorreggiato indietro, e perciò  ho guardato, e visto due occhi diritti dentro i miei, prima che il cervello malato che li aziona decidesse che non ero carne di scelta e sterzasse. Me ne sono fregato,  ma mia moglie, che a Napoli non vuole più tornare, foss&#8217;anche mezza volta l&#8217;anno &#8211; della figlia piemontese taccio per intuibili ragioni &#8211; mia moglie un giorno l&#8217;ho sorpresa  trafficare a un sacchetto. Era di plastica, del GS, e vi infilava  la borsa. &#8220;Così pensano che c&#8217;ho dentro la spesa&#8221;, mi ha detto nell&#8217;uscire.<br />
Stanno mangiandosi tutto, tutta la città, sotto gli occhi allibiti della buona gente. A via dei Mille come a Scampia, ai Cristallini, Materdei, dentro i Granili, al Conte di Acerra, a Mezzocannone, in Fuorigrotta, Antignano,Bagnoli, da  Chiaia a Barra, il Chiatamone, San Ferdinando, i Gradoni, all&#8217;Ascenzione. Tutto, ogni carne è buona. Alle armi, napoletani, alle armi della ragione,  come nel 99, nel 48, nel 43. Che non sono un terno al lotto.</p>
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