Il primo amore

26 gennaio 2006
Pubblicato da

E’ nato il primo amore. Grazie a: Sergio Baratto, Carla Benedetti, Benedetta Centovalli, Gabriella Fuschini, Giovanni Giovannetti, Giovanni Maderna, Antonio Moresco, Sergio Nelli, Tiziano Scarpa, Dario Voltolini.

La prima cosa che ci chiedono è una firma. Qui. Io l’ho appena fatto.

Auguri sinceri da parte di tutti i componenti di NI 2.0.

183 Responses to Il primo amore

  1. tashtego il 26 gennaio 2006 alle 19:01

    Ma sono i rifondaroli di NI.
    In pratica.
    E adesso?
    Scavalcamento a sinistra?

  2. furlen il 26 gennaio 2006 alle 19:04

    … nun se scorda mai.
    anche da me un tribù to e un in bocca al lupo.

    effeffe

  3. ale il 26 gennaio 2006 alle 20:47

    Sono quelli di NI “1.0”.
    Niente scavalcamento, né accavallamento. Ben vengano anche loro.
    Anche se una battutina, Forlani, ve la mandano a dire:

    […] necessità di uno spazio che non si limiti al virtuale ma che persegua «una coerenza che in Nazione Indiana spesso si perdeva».

    Si leggeva su Il Giornale.

  4. ale il 26 gennaio 2006 alle 20:49

    Ora:
    Tutti ma proprio tutti, i torti, comunque no, eh?
    MA:
    Perché mai dovrebbe esserci sempre e dappertutto questa cazza di coerenza?
    Però staremo a veder loro, certo.

  5. Gemma-Gaetani il 26 gennaio 2006 alle 21:36

    Perché chi sente il bisogno di perseguirla altrove, una coerenza assoluta, non dovrebbe farlo, piuttosto?

  6. ale il 27 gennaio 2006 alle 00:24

    Massì, questo senz’altro, comunque.

    Ah, “quanto a firmare”, io veramente Pasolini lo lascerei riposare, come comunque riposa, senza pace.
    E, per fortuna di chi apprezza e vuole questa fortuna, senza lasciare (aver lasciato) noi suoi ascoltatori in sterile pace.

  7. Lucio Angelini il 27 gennaio 2006 alle 06:21

    Un ampio servizio anche nel mio blog:-/

  8. andrea barbieri il 27 gennaio 2006 alle 10:42

    Su Lippertaura c’è già chi commenta ampiamente i contenuti del sito Il primo amore. E sono commenti negativi.
    Chissà quando usciranno i primi testi che farà… :-)

  9. Tiziano Scarpa il 27 gennaio 2006 alle 11:16

    Grazie a Gianni Biondillo e a Nazione Indiana per la segnalazione e a tutti quanti per gli auguri e gli incoraggiamenti.

  10. dott. Celacanth il 27 gennaio 2006 alle 14:14

    Prima o poi qualsiasi cosa de sinistra genera una cosa ancora più de sinistra.
    Dal PSI nacque il PSIUP.
    Dal PCI nacquero Rifondazione e i Comunisti Italiani.
    Eccetera.
    Naturalmente in molti casi c’è divaricazione tra fatti, prassi e auto-definizione.
    Le posizioni de Il primo amore sono “ancora più radicali”, dice Scarpa su Il Giornale (potevano scegliere un altro organo, un po’ più credibile e soprattutto non-di-berlusconi, ma le contraddizioni in cui tutti viviamo sono ferosci, si sa).
    Va bene, ma rispetto a cosa?
    Politica? Cultura? Scrittura? Editoria?
    Oppure l’IFP, cioè l’Intero Fottuto Pacchetto?

  11. Finiamola il 27 gennaio 2006 alle 14:45

    Barbieri, guarda che Lipperatura ha solo dato la notizia, precisando che non poteva seguire i commenti perchè in viaggio. Questa si chiama ossessione.

  12. andrea barbieri il 27 gennaio 2006 alle 15:12

    Caro anonimo dietro la maschera “finiamola”, se tu avessi letto con un minimo di attenzione (necessaria) quello che ho scritto, avresti capito che parlavo di “commenti”. E’ dunque nel colonnino dei commenti che puoi cercare, se ne hai voglia, il post a cui mi riferisco. Loredana non c’entra nulla, anzi, da vera giornalista culturale, quindi con l’occhio sempre alla notizia calda, ha dato la notizia calda.
    Oltretutto il mio post era scherzoso. Strano, i post scherzosi, goyescamente, generano mostri.

  13. tashtego il 27 gennaio 2006 alle 15:58

    mi piace quel “goyescamente”, sa di goyesco.

  14. georgia il 27 gennaio 2006 alle 16:16

    dott. Celacanth ma come mai interpreti automaticamente “più radicali” come più a sinistra?
    Forse sei un po’ influenzato dalla televisione e dalla banalità dei media in generale.
    Più radicali può voler dire molte più cose che essere di sinistra, a volte vuol dire andare ancora più alla radice delle cose.
    Ora per me andare alla ricerca delle radici (e le radici sono di diverso tipo) può essere di sinistra, ma non è un sinonimo, anzi
    Poi c’è chi fa il radical ed è andato così in profondità che gli manca ossigeno e voce e quindi spesso delira e ci manda dei grugniti da un tubetto dal centro della terra. C’è chi invece va dietro ad una radice rizomatica e nuota più prossimo alla splendida e vasta superficie ma c’è anche chi va alla ricerca delle radici direttamente in superficie o addirittura in volo, alla radicalità del vischio ad esempio e indossa il ramo d’oro prima di immergersi in profondità senza dimenticare le apposite bombole ;-)
    Insomma la radicalità è cosa complessa e solo i grulli o i frustrati possono fare a gara per sentirsi più sinistri di altri ;-).
    Io personalmente detesto chi gioca ad avercelo più sinistro degli altri.
    brrrrr che stupidata
    Obbiettivamente in rete le uniche cose politicamente (sempre all’interno della letteratura naturalmente) un po’ originali e anche radicali sono state dette proprio da benedetti e moresco, il resto mi sembra, salvo rare eccezioni singole, tutto crambe più volte riscaldato soprattutto da parte di quelli che usano un linguaggio roboante, presuntuoso e incomprensibile.
    geo

  15. mag il 27 gennaio 2006 alle 16:18

    se volete che non intervenga ai dibattiti, ecco, è sufficente che parliate di partiti.
    fado a fare la torta di mele…

  16. francesco forlani il 27 gennaio 2006 alle 16:26

    dopo i radical chic
    i radical shock
    effeffe

  17. mag il 27 gennaio 2006 alle 16:47

    Infattamente, qualunquemente, impressatamente, di cui, quantunque!!
    PELO!!!!
    Chiu’ PILO per Tutti!!!!!

    Antonio Albanese

  18. tashtego il 27 gennaio 2006 alle 17:37

    @georgia
    Mi pareva che Celacanth scherzasse un po’.
    Ma certamente lui è anche molto influenzato dalla banalità dei media in generale, e in particolare.
    Al punto da non sapere che “più radicale” non vuol dire necessariamente “più di sinistra”, ma anche “più alla radice”, cioè meno superficialotto della tv, per esempio, e di NI 2.0.
    Io pure, al bar, chiedo solo De Benedetti e Moresco, che tutto il resto, ne convengo, è una gran cazzata.
    Le uniche cose politicamente interessanti di tutta la Rete le dicono loro due.
    Il resto è merda.
    Sì.
    Che c. è un crambe?

  19. andrea barbieri il 27 gennaio 2006 alle 18:21

    Ah, per la cronaca, nei colonnini di Lipperatura spuntano altri commenti sui contenuti del Primo amore :-))))

  20. georgia il 27 gennaio 2006 alle 18:56

    non di tutta la rete, ma solo dell’ambito politica e letteratura, che in rete in effetti non è granchè se escludiamo NI ed Evangelisti (ma solo lui in persona)
    Sempre per quanto ne so io naturalmente, poi se tu, che frequenti i bar, puoi consigliarmi qualcosa di decente posso sempre cambiare idea;-)
    Ma sia chiaro che parlavo della politica strettametne legata alla produzione letteraria, perchè la Politica è poi anche altra cosa, ben altra cosa e benedetti e moresco forse c’entrano poco.
    Tu dici che Celacanth scherzava? Forse è vero però … non sembrava punto e allora la cosa è abbastanza grave ;-)
    Crambe? è una storia lunga, lo usa Landolfi in un suo racconto, è un gioco inglese del 700, e anche un gioco di parole usato da un poeta cattivissimo inglese, viene da un detto popolare antico romano ecc. ecc. insomma in poche parole per farla breve starebbe per cavolo riscaldato, ma vuol dire tante altre cose contemporaneamente.

  21. tashtego il 27 gennaio 2006 alle 19:00

    già.
    molte cose contemporaneamente, al solito.

  22. georgia il 27 gennaio 2006 alle 19:16

    perchè tu tash conosci molte parole che abbiano un solo, unico e univoco significato?
    Ogni parola è una costellazione, ogni parola ha mille colori e toni, ogni parola ha una storia millenaria alle spalle, ogni parola oltre a tanti significati ha pure molti significanti con cui si è presentata, scritta o orale, da un umano all’altro. Ogni parola si porta sempre tutto dietro anche se non sempre ci mostra tutto chiaramente.
    Suvvia non mi dire che ti do un dolore rivelandotelo ;-)

  23. georgia il 27 gennaio 2006 alle 19:29

    APPELLO PER RIAPERTURA PROCESSO PASOLINI
    Ho visto che c’è anche Scarpa e quindi volevo far sapere al blog Il primo amore che angela molteni che ha costruito e che gestisce il sito, ormai diventato mitico e non solo in Italia, pasolini.net ha già messo, in prima pagina, il loro appello.
    http://www.pasolini.net/

  24. georgia il 27 gennaio 2006 alle 19:43

    scusate tre messaggi a fila non è net-educato, ma se no poi me lo dimentico :-)))
    Tash ma … hai scritto De Benedetti ;-)
    ci scommetto che è non è casuale l’errore, pensi che lei sia la figlia (o la nipote) di Giacomo De Benedetti vero?… ‘sto nepotismo di merda …. :-)))

  25. ale il 27 gennaio 2006 alle 20:11

    Mammamia ragazzi! Ma siam sempre gli stessi.
    (E questo è il bello.)
    Per il resto non parlo che c’è Georgia che non so come dice quasi esattamente quello che direi io.
    Ed è bello tenersi in tasca un “quasi” di cui non frega niente a nessuno.

  26. ale il 27 gennaio 2006 alle 20:13

    Ah no ripensandoci c’è davvero il quasi: il fatto di Pasolini e blablabla.
    Lo dico questo per un fatto di “coerenza”. (Con me stesso comm. 6.)

  27. tashtego il 27 gennaio 2006 alle 20:51

    mi scuso per il de benedetti, capita di sbagliarsi.
    il nepotismo chissà cosa c’entra.

    la precisione è tutto, georgia.
    e lo è anche a scapito dei “tanti significati e dei molti significanti” delle parole.
    la lotta è quella.
    l’ennesima perorazione “pro veritate pasolini” forse è un po’ triste.
    dico forse.
    non so.

  28. mag il 27 gennaio 2006 alle 21:02

    Io riaprirei il processo riguardo l’accertamento dell’esistenza di Dio…e anche di Gesu’ Cristo….solo che il tribunale si rifiuta di riesaminare i documenti degli ultimi 2006 anni.

  29. georgia il 27 gennaio 2006 alle 21:13

    Tu vorresti pane al pane, e vino al vino, tutto ilresto è frutto del demonio (cioè della letteratura)?
    e che si fa tash, si decide per decreto un solo significato per parola?
    e, naturalmente, si butta alle ortiche tutta la letteratura?

    Ad ogni modo non prendertela mi sembra che ci stiamo avvicinando proprio a questo tuo desidero, tra poco gli umani davvero si autoconvinceranno che ogni parola ha un solo significato e per legge;-)
    Si chiama totalitarismo linguistico o …. neolingua come preferisci, e permette una precisione … della madonna!!!!! peccato che la maggior parte delle parole CERTE siano anche marziali ;-)
    geo

  30. georgia il 27 gennaio 2006 alle 21:21

    tu magda riapri il processo a ponzio pilato o a quello che vuoi, però non capisco cosa ci sia da stupirsi e da farci sopra dell’ironia se, intervenuti nuovi elementi, si chiede la riapertura di un processo che è sempre stato poco chiaro.
    E la storia di piazza fontana, bologna, ustica ecc… beh certo lo vorremmo sapere anche tutti noi cosa successe veramente e vedere i colpevoli pagare, ma non credo che l’appello per pasolini ci impedisca di chiedere la riapertura di simili processi, soprattutto se intervenissero nuovi elementi, e anche se non intervenissero, e molti lo fanno da sempre, e non certo solo sfottendo chi chiede la riapertura di un processo fondamentale come la morte di pasolini.
    Ma come mai la cosa vi da tanto fastidio e vi fa diventare così sciocchi?
    E veramente abbastanza singolare la vostra reazione
    geo

  31. andrea barbieri il 27 gennaio 2006 alle 21:25

    L’Italia è quel posto dove non si deve fare niente, soltanto chiacchierare al bar, sul lavoro degli altri, col culo su una sedia di ferro battuto (così resiste più a lungo, ché il tempo delle chiacchiere è infinito). Una grande provincia senza troppe ambizioni. E chi alza la testa, lo vedono subito. E lo smerdano.
    A proposito, Gipi ha vinto il gran prix ad Angouleme, l’ennesimo prestigiosissimo premio francese. Qui premi niente, solo il suo racconto pubblicato da Repubblica con le pagine invertite. Nella grande provincia preferiamo i videogiochi…

  32. mag il 27 gennaio 2006 alle 21:36

    Georgia, fai la brava, ho già firmato per la riapertura a Pasolini, non stavo ironizzando anche perchè esiste davvero la possibilità del processo circa l’esistenza di Gesu’ Cristo.
    Non c’è bisogno che tutti facciano proclami militanti per essere d’accordo con cose piu’ che legittime,ognuno esprime l’accordo secondo proprie modalità.
    Mi sembra che tutto si snodi sulla storia dell’italia degli ultimi 50 anni e dei relativi misteri giudiziari riconducibili all’attività dei servizi segreti…non è piu’ un segreto ormai….
    ma questo si era giò discusso nel post di Helena “pasoleen” se non ricordo male,e cmq tutto il mese di novembre qui su NI.

  33. alfo il 27 gennaio 2006 alle 23:24

    però non vale: io firmo l’appello, ma voglio il mio nome nell’elenco di PRIMOAMORE insieme a quello degli uomini famosi – altrimenti è la solita storia che abbiamo bisogno dei generali per farci vedere e valere.

  34. yara il 27 gennaio 2006 alle 23:30

    non sono della generazione Pasolini, e neanche della brigata. però mi è rimasta impressa una testimonianza di Moravia, che se non sbaglio era un amico vero, secondo cui PPP negli ultimi giorni della sua vita espresse a più riprese la VOLONTA’ DI MORIRE A MODO SUO, e cioè più o meno come morì. Gli appelli del primo amore (che poi sarebbe l’ultimo) riguardano quel più o meno, mentre penso si dovrebbe meditare su quella volontà.

    sul blog ubique.splinder ho visto una stroncatura di Scarpa, che delirava su NI di autori autorizzati e non. adesso vedo che PA accetta solo e-mail, le valuta e poi le pubblica o cestina (un lavoraccio, se tengono alla collegialità). quando torneremo al piccione, e al conseguente tiro?

  35. Tenentino il 27 gennaio 2006 alle 23:31

    Già.

  36. Tenentino il 27 gennaio 2006 alle 23:33

    Già, Alfo.

  37. tashtego il 27 gennaio 2006 alle 23:41

    @georgia
    ultimo intervento da parte mia sulla questione: le parole non sono precise, prese una per una, ma si può fare uno sforzo di precisione usandole nel discorso.
    è possibile compiere triangolazioni, più o meno iper-statiche, in modo da irrobustirne i significati.
    a meno che uno non voglia invece fare “alla francese”: lasciare che l’ambiguità costituisca/sostituisca il discorso, lasciando sempre tutto in un’ammiccante incertezza: avrò capito oppure no? eh?
    eh?

  38. andrea barbieri il 28 gennaio 2006 alle 00:36

    Scusa Yara mi potresti riassumere i termini del delirio su autori autorizzati e no?

  39. Gemma-Gaetani il 28 gennaio 2006 alle 01:12

    Ringraziando Dio la parola televisione non ha una storia millenaria alle spalle, e visto lo stato della cosa Terra, nemmeno di fronte. Lo stesso dico della parola banalità.

  40. yara il 28 gennaio 2006 alle 02:44

    Ho rintracciato su ubique il commento e lo incollo qui, ma di Scarpa conosco solo la citazione fattane, non il post intero:

    “Tutto ciò erode il mio status, il senso del mio mestiere, il mio ruolo sociale. Oggi chiunque può andare in pubblico senza dover passare attraverso il filtro dell’editore, filtro che consentiva di pubblicare soltanto agli autori autorizzati dal sistema stesso dell’editoria. Prima dei blog, l’Autore Autorizzato aveva già i guai suoi. Doveva sgomitare fra gli Autori Impostori: cantanti, giornalisti, filosofi, professori universitari… Ma adesso l’Autore Autorizzato ha a che fare con un’invasione di Autori Non Autorizzati, o meglio Autori Autolegittimati. Sedici ani fa ero anch’io un Autore Non Autorizzato: mandavo articoli ai giornali sperando che mi pubblicassero. Oggi invece non è più necessario fare gavetta: chiunque può pubblicare e farsi notare. Molto bene. Si sentono storie di bloggers che si sono fatti notare e sono stati chiamati dai giornali a collaborare: io in tredici ani da Autore Autorizzato e dopo otto libri non ho mai avuto un contratto di collaborazione. Non sto recriminando. Lo dico giusto per offrire un dato. Ci sono bloggers che sono arrivati alla pubblicazione di libri: quindi sono diventati Autori Autorizzati anche loro. L’altro giorno una blogger di Roma presentava il suo libro in una delle più grandi e scenografiche librerie di Milano. Il sottoscritto (per fortuna!) non ha mai avuto questo onore.” Gli è andato in aceto il cervello? Cos’è ‘sto Autorautorizzato? come un Fattorefatturato? un Ladroderubato? uno Stufostufato? un Arrostolessato? E l’argumentum del terzo autore? Chi autorizza l’autorizzatore? Non sa più nemmeno che autore = autoautorizzatore? che autorizzato = motorizzato? che autoautorizzato = automotorizzato?

  41. kristian il 28 gennaio 2006 alle 10:12

    un’esaustiva esplicazione di quel che intenda per blog e blogger, Scarpa la dava (chiarendo nel merito che erano discorsi un po’ triti ma valeva comunque la pena di riproporli) nel pezzo pubblicato QUI il 8/11/03 e intitolato ‘Il pianeta dei fantablog‘ – in polemica con un racconto di De Vivo e Virgilio, curatori di Zibaldone (questo a beneficio di yara, ‘ché Barbandrea già c’era).

  42. andrea barbieri il 28 gennaio 2006 alle 10:55

    Il discorso che fece Scarpa non aveva il fine di togliere valore ai blogger ma anzi di riconoscere anche a loro la qualità di intellettuale, e quindi – ma dato che siamo in Italia il discorso diventa buffo – la responsabilità di un intellettuale.
    Si collegava a tutto questo il discorso sull’esercizio della libertà di espressione abbandonando l’anonimato.
    Cioè Scarpa era per aprire e responsabilizzare, quindi per delegare, autorizzare tutti.
    Ho chiesto di riassumere i termini del supposto “delirio” non perché non li conoscessi ma perché mi pareva che chiamarlo delirio fosse una cosa veramente strana. Proprio alla luce di quello che è successo ad Anna Setari si capisce quanto Scarpa avesse ragione.

  43. Gemma-Gaetani il 28 gennaio 2006 alle 12:39

    Dirò una delle mie solite banalità.
    Quanto sta succedendo ultimamente alla scrittura è esattamente quanto è successo all’arte e al cinema. La democratizzazione assoluta dei mezzi artistici basilari (stilistici e tecnici) ha determinato un progressivo abbassamento della soglia di “artisticità”, permettendo l’inclusione in questa categoria di opere o operazioni che sono soltanto sociologicamente rilevanti. Tutto qui. E’ la parabola conclusiva dell’intero Novecento, secolo in cui il dibattito su cosa sia e cosa non sia arte è stato fondante, e sempre più ricorrente. Fino a queste gocce finali. Tutti girano corti con una videocamera, tutti scrivono poesie e le pubblicano sui loro blog, tutti fanno videoarte. Il mercato artistico è stato invaso da prodotti di bassa qualità, confezionati velocemente e in produzione massiccia. Com’è successo al mercato dell’abbigliamento, con la produzione cinese. Di questi prodotti conta la forma, non il contenuto, perché formalmente, apparentemente, quelli sono vestiti, e corti, e poesie, e opere di arte digitale. Siamo al trash artistico legittimato come arte dal pubblico. Perché come disse mi sembra Andrea Barbieri, o forse Francesco Forlani, l’orizzonte d’attesa del pubblico è il rispecchiamento immediato, e la comprensione a-problematica. Siamo alla frutta insomma. Gli Autori veri allocano istanze artistiche reali su questi mezzi, quelli che non lo sono ci diventano. E tutto, arte e non arte, Autori e non autori, si confonde.

  44. Gemma-Gaetani il 28 gennaio 2006 alle 12:48

    Scusate, ho omesso un dettaglio importante.

    “(…) l’orizzonte d’attesa del pubblico è il rispecchiamento immediato, e la comprensione a-problematica, oggi.”

    Non è un caso che Match point, il film che da un punto di vista formale è il meno alleniano di Woody Allen, l’abbiano visto – e capito, e apprezzato – tutti. Perché formalmente non appare diverso da, per dire, drammoni cinematografici tipo L’ultimo bacio o Non ti muovere. Un pubblico nazional-popolare ha preso il sopravvento, nazional-popolare nel senso che fu di Pippo Baudo, non di Gramsci. Questa, s’intenda, è la tendenza predominante.

  45. Gemma-Gaetani il 28 gennaio 2006 alle 13:01

    Vi lascio con questa domanda. La Fallaci decapitata, il quadro di Giuseppe Veneziano, l’Extra Virgin, la statuina della Madonna incappucciata da un profilattico, di Steve Rosenthal, i bambini impiccati di Cattelan, opere che la maggior parte del pubblico neanche conosce né possiede gli strumenti per problematizzare da un punto di vista estetico-artistico almeno storico, nonostante la risonanza che i mass media hanno garantito a queste opere, dicevo, sono opere e gesti d’arte O massmediatici?

  46. Gemma-Gaetani il 28 gennaio 2006 alle 13:11

    (E questi sopra citati sono artisti. Operazioni, o opere, del genere, cioè, ampliano l’orizzonte artistico o collaborano a renderne il limine sempre più vago?)

  47. ale il 28 gennaio 2006 alle 14:02

    I soliti polvero
    NI?
    Quasi m’impigrisco e mi astengo.

    Sul fatto che la democratizzazione sia un male dappertutto e di più “in” letteratura, spero solo che ci sia sempre più spesso qualcuno che lo dica.

    L’ambiguità (la polivalenza) della Parola me la tengo cara.
    Quel che è essenziale dev’essere,
    poi,
    sempre,
    “farsi capire”?
    Tash, la lotta è quella, ma da quando?
    Però è da dire che polemizzavate su due piani, tu parlavi di discutere nonambiguamente, Geo invece parlava di
    Letteratura.

    “Submit comment”, non rileggo, certe volte qui mi sto sul c pure io.

  48. yara il 28 gennaio 2006 alle 14:19

    e poi dicono che la rete non serve! in 5 m. ho trovato e letto “il pianeta dei fantablog” di Scarpa 8/11/03 (grazie a Kristian), e in altri 5 “Bloggers, siete peggio di Liala” di Scarpa 16/6/03 (sintetizzato in ubique.splinder).
    Beh, Scarpa I non è Scarpa II, sono 2 Scarpa, o 1 Scarpa e 1 Ciabatta, perché per me “Il pianeta” è chiaro e sensato, “Liala” il contrario. Per fortuna Scarpa II è precedente, ergo Scarpa è in evoluzione (ma incollo un pezzo di Scarpa I :Il Primo Amore “è una rivista vecchio stile pubblicata in rete, con un filtro redazionale chiuso; ripropone su un mezzo infinitamente più duttile modalità tecnologiche e comunicative vecchie; perpetua in rete le vecchie gerarchie tradizionali tra autore e lettore; impedisce ai suoi lettori di dire la loro senza filtri, come accade in qualunque blog”).

  49. tashtego il 28 gennaio 2006 alle 14:32

    @ale
    a prescindere (come disceva totò) dalle mie competenze specifiche, che sono di altro genere, non parlo mai di Letteratura, maiuscola o minuscola che sia la elle iniziale.
    per lo stesso motivo non parlo di Filosofia, eccetera.

    voglio dire che letteratura e filosofia, intese come discipline a se stanti hanno ormai uno statuto simile a quello dell’astrologia e dell’alchimia: roba per storici della cultura, al massimo.
    la realtà attuale ne ha svuotato specificità e significato.
    ma questa è solo la mia opinione: chiunque è padrone di pensarla diversamente, come chiunque è padrone di dipingere marine al tramonto su un cavalletto, en plein air, col cappello di paglia e il fiocco sul camicione da pittore.

    qui sopra non stavo ciaciando, in ogni caso, del “farsi capire”, ma di *linguaggio* e di come intendo la costruzione del discorso.
    la precisione non è “farsi capire”, è precisione e basta.
    ma senza precisione non c’è nulla, né scienza, né arte, né niente.

  50. tashtego il 28 gennaio 2006 alle 14:34

    poi dico che condivido le cose che disce scarpa, sui bloggers.
    anche se la realtà è in movimento rapido, purtroppo, e nessuno sa cosa stia davvero succedendo.

  51. Giuseppe D. il 28 gennaio 2006 alle 14:49

    Reincollo la citazione di Scarpa I proposta da YARA, troppo interessante e VERITIERA per essere trascurata, a maggior ragione alla luce della nascita di PRIMOAMORE, che a quanto pare, dunque, segna un passo avanti dello Scarpa medesimo: infatti, alla fine, Scarpa ha fatto la stessa cosa che criticava qualche mese fa: e cioè una rivista “tradizionale” come quella di ZIBALDONI. Come dire: il tempo dà ragione a chi aveva ragione. E forse questa dovrebbe essere per tutti gli internauti una occasione di riflessione.
    Rieccovi la citazione scarpiana proposta da YARA:
    (ZIBALDONI), diceva Scarpa, [e oggi PRIMOAMORE] “è una rivista vecchio stile pubblicata in rete, con un filtro redazionale chiuso; ripropone su un mezzo infinitamente più duttile modalità tecnologiche e comunicative vecchie; perpetua in rete le vecchie gerarchie tradizionali tra autore e lettore; impedisce ai suoi lettori di dire la loro senza filtri, come accade in qualunque blog”.

  52. kristian il 28 gennaio 2006 alle 15:00

    sì Giuseppe, però non dimenticare che i presupposti su cui si fonda tutto ‘sto discorso sono:
    1) quello di Primoamore è un lancio promozionale;
    2) la previsione del filtro redazionale in PA è una citazione da Il Giornale, che non è una fonte attendibile;
    3) in ogni caso, il sito è multi-autoriale, per cui credo che nel caso eventuale del filtro, ci sia una maggioranza qualificata all’interno del gruppo che ritenga i commenti un depotenziamento restaurativo del discorso degli autori del sito medesimo.

    poi magari finisce come in NI 2.0 in cui ogni autore autogestisce i commenti al proprio pezzo.

  53. ale il 28 gennaio 2006 alle 15:05

    “Letteratura e filosofia, intese come discipline a sé stanti, hanno ormai uno statuto simile a quello dell’astrologia e dell’alchimia: roba per storici della cultura, al massimo.
    La realtà attuale ne ha svuotato specificità e significato.”

    Son d’accordissimo!
    Evviva la Letteratura.
    Evviva le “discipline a sé stanti”, e soprattutto quelle poco disciplinate.
    Abbasso “la realtà attuale”. (Che “sembra”, oggi, farla da padrone. Ma vedremo cosa ne penseranno, domani, “gli storici della cultura”.
    Certo, però, “chiunque è padrone” di dire chissenefrega.)

    Ah, scusate,
    quasi tutto sul copincolla. Ma:
    1 l’ho detto, oggi son pigro.
    2 così ne guadagna la “precisione”.

  54. ale il 28 gennaio 2006 alle 15:16

    Scusa ancora Tash, ci ho pensato mentre attizzavo il fuoco, ho ignorato un altro degli assist, diciamo così.
    La precisione io invece direi che non è altro che farsi capire! La precisione di cui tu vorresti parlare ho l’impressione che non esista, perché non esiste “la verità”.
    Cosa è precisione se non qualcosa riferito e limitato all’espressione, alla comunicazione? Cos’è dunque se non l’aderenza di, o l’esigenza o lo sforzo di far aderire il più possibile, un concetto, un calcolo matematico, comunque un nostro modo o una nostra misura del leggere la realtà, ad una convenzione espressiva? (=farsi capire)

  55. andrea barbieri il 28 gennaio 2006 alle 17:02

    Scusate ma questa storia delle citazioni di Scarpa è surreale, prima gli si mettono in bocca parole che aveva usato per gli Zibaldoni sostituendo a “Zibaldoni” “Il primo amore”, poi, per uno leggero rigurgito di coscienza si riconosce, ma con un po’ di ambiguità, che Scarpa parlava degli Zibaldoni punto e basta, e che l’operazione di sostituzione e attualizzazione è fatta da altri.
    Gli Zibaldoni era, è, una rivista elettronica che esce a distanza di mesi. E’ una loro scelta, è sindacabile e pace.
    Il primo amore è un blog, che quindi può essere aggiornato anche quotidianamente, e, per ora, senza commenti, ma che dà la possibilità di intervenire attraverso il filtro della redazione: di intervenire subito. Quindi la differenza tra Il primo amore e una rivista elettronica continua a esistere. E l’operazione di mettere in bocca a Scarpa pensieri non suoi si dimostra di brevissimo respiro.
    Oltretutto Scarpa a causa del trollaggio pesantissimo che per due anni NI ha sopportato voleva introdurre filtri anche al tempo del suo pezzo su Zibaldoni.

  56. yara il 28 gennaio 2006 alle 17:38

    ma AB, siamo all’ABC! tu DC:
    1. “IPA è un blog, che quindi può essere aggiornato anche quotidianamente, e (…) dà la possibilità di intervenire attraverso il filtro della redazione: di intervenire subito. Quindi la differenza tra IPA e una rivista elettronica continua a esistere”. io ne deduco che IPA è un quotidiano elettronico (con commenti = lettere al direttore-orio), diverso appunto da una rivista elettronica (come un mensile poi è diverso da un settimanale ecc.)
    2. “L’operazione di mettere in bocca a Scarpa pensieri non suoi si dimostra di brevissimo respiro”. Normalmente in bocca si mettono parole, e quelle da me incollate sono di Scarpa.
    3. “Scarpa (…) voleva introdurre filtri anche al tempo del suo pezzo su Zibaldoni”. Ergo a parole era contro i filtri, ma nei pensieri…
    Insomma, mi sembra di essere in dpt. di filosofia, dove parecchi prof. dicono ora una cosa, ora un’altra (altro discorso è che a me interesserebbero più le cose di chi le dice, e così apprezzo Scarpa I e non II: ma allora non è meglio l’anonimato?)

  57. andrea barbieri il 28 gennaio 2006 alle 19:12

    Yara, tu sostiene che queste sono parole di Tiziano Scarpa:
    “Il Primo Amore è una rivista vecchio stile pubblicata in rete, con un filtro redazionale chiuso; ripropone su un mezzo infinitamente più duttile modalità tecnologiche e comunicative vecchie; perpetua in rete le vecchie gerarchie tradizionali tra autore e lettore; impedisce ai suoi lettori di dire la loro senza filtri, come accade in qualunque blog”

    Ma Scarpa diceva queste cose di Zibaldoni, non di Primo amore, anche perché sono due “cose” molto diverse.
    Quindi hai fabbricato un apocrifo, e nemmeno molto intelligente.

  58. georgia il 28 gennaio 2006 alle 19:27

    andrea perchè dici che:
    “Gli Zibaldoni era, è, una rivista elettronica che esce a distanza di mesi. E’ una loro scelta, è sindacabile e pace”

    Gli zibaldoni aggiornavano (aggiornano) anche giornalmente, quando gli pareva, diciamo che non avevano la frenesia del blogger comune
    A me sembravano proprio un blog senza commenti e un blog pure molto interessante hanno postato delle cose splendide.
    Sembrava volessero chiudere e invece, se dio vuole hanno ricominciato in questi giorni.
    Del resto anche carmilla e i miserabili sono sempre stati senza commenti, si puo dire ogni cosa ma non che non siano dei blog.
    Il blog ha possibilità di chiudere i commenti e se li chiude non per questo cambia nome:-).

    Io trovo che primo amore faccia bene a iniziare senza commenti (troppo stressante altrimenti) però credo che non dovrebbero neppure pubblicare le e-mail, sarebbe ridicolo davvero, sarebbe tipo lettere al direttore, non so se la rete lo reggerebbe. Il bello del blog con commento è proprio il commento in diretta e senza filtri.
    Ad esempio ho visto che Carmilla ha voluto fare un prova e ha pubblicato e-mail inviate dai lettori. A me è sembrata una cosa patetica (proprio perchè le e-mail erano prive dello spirito dissacrante del commento
    Molto meglio sarebbe stato avere il coraggio di aprire provvisoriamente i commenti a qualche post.
    Insomma io non credo sia obbligatorio che i blog abbiano i commenti e uno scambio con il lettore, ma se lo hanno allora deve essere diretto e senza alcuna cernita.
    Di lettere al direttore e a donna Letizia scusate ma non le potremmo più reggere, siamo cresciuti già troppo ;-)
    geo

  59. yara il 28 gennaio 2006 alle 19:28

    AB says: “Il Primo Amore è una rivista vecchio stile…
    Yara sais:Il Primo Amore “è una rivista vecchio stile…

    Le ” ” (dopo tutto il casino sugli * *!), come ha capito subito Giuseppe D. e spero altri!

    Quesito: un quotidiano è più simile a un settimanale che un settimanale a un mensile? (direi sì, perché la differenza è quantitativa)

  60. ale il 28 gennaio 2006 alle 20:15

    Ma ragazzi, avete poco da fare forse.
    Questi non hanno ancora cominciato, dai.

  61. andrea barbieri il 29 gennaio 2006 alle 01:28

    Cara Georgia, io dico quello che tu riporti perché gli Zibaldoni stessi, al tempo della zibaldoniade su NI, dissero la stessa cosa. Quindi è meglio che rivolgi direttamente a loro le tue osservazioni.
    Se invece il tuo obiettivo è contraddirmi a tutti i costi, è meglio se inventi qualcosa di un po’ più elaborato.

    Yara ora attribuisce un apocrifo anche a me, andiamo bene…

  62. andrea barbieri il 29 gennaio 2006 alle 01:32

    Voglio farlo anche io questo gioco: Yara dice che Berlusconi è bello. Yara dice che in america il caffé è più buono. Yara dice che discendiamo tutti dai semi di girasole. Yara dice che ha un amico che fa l’ufo. Yara dice…

  63. Edoardo Bennato il 29 gennaio 2006 alle 02:38

    Yara dice che io sono un rinnegato / perché ho rotto tutti i ponti col passato / andare avanti sì, ma ad una condizione / tenere sempre conto della tradizione (…)

  64. I Jalisse il 29 gennaio 2006 alle 02:46

    Visto che ci sono i blog senza commenti, noi abbiamo deciso di aprire un blog senza nemmeno i post, siamo da sempre impegnati nella lotta contro i fiumi di parole. Si chiamerà Primo posto (a Sanremo).

  65. yara il 29 gennaio 2006 alle 04:42

    Yara dice che ha giocato con bambini affetti da tumore / e tutti i genitori cercavano le colpe: / di loro perché non s’erano accorti / dei medici perché non avevano diagnosticato / della mutua che ritardava… / poi capivano che un tumore è un tumore come la vita vita. / Così mi sembra con Pasolini: / chi gli vuole bene cerca ancora i colpevoli / ma è inutile / lo fanno per sfogarsi. / Per questo non firmo / e non mi vanto.

  66. fm il 29 gennaio 2006 alle 09:32

    Yara, chiedere giustizia per ieri, e per oggi, per te significa “sfogarsi”? Anche fare l’amore, tra le mille altre sfumature e realtà che l’atto contiene, è un modo di sfogarsi: cosa fai, rinunci, visto che tanto è “inutile”? Io no. Tenere accesa la memoria di quel crimine (e di tutti gli altri), chiedere giustizia e verità, sempre, anche e soprattutto contro l’ordine apparentemente immutabile del potere e di chi lo detiene, è una forma d’amore, di rispetto per se stessi e per le cose in cui si crede. Che si firmi o meno un appello: quello è solo il contorno: la sostanza (e la posta in gioco) è ben altra.

  67. Giuseppe D. il 29 gennaio 2006 alle 10:40

    Guarda, Barbieri, tu sei uno molto impreciso nello scrivere, e chi è impreciso nello scrivere rischia di apparire disonesto intellettualmente. Io non credo che tu lo sia (disonesto), quindi ti invito a riflettere meglio su quello che dici, prima di dirlo, e di non verbigerare ad capocchiam.
    Prima di tutto la questione di VIRGOLETTE, e PARENTESI, etc. Yara docet: ci sono delle convenzioni, nella scrittura, che servono semplicemente a capirsi meglio, quindi perché non usarle? Ovvio che se tu fai finta di non vederle, poi la distorsione che si genera nei lettori più distratti provoca il casino dei commenti dei quali ormai nessuno ne può più (neanche Scarpa & co.). Tutto si può usare bene, a patto di volerlo e saperlo fare.
    E altra imprecisione dici sugli ZIBALDONI (a proposito, metto qui il loro link, per quelli che non conoscono ciò di cui stiamo parlando: http://www.zibaldoni.it). Gli ZIBALDONI non sono una “rivista elettronica che esce a distanza di mesi”, ma un blog (dico con Georgia) che si aggiorna ogni due-tre giorni con testi di tutti i tipi (alcuni belli, altri meno, altri brutti). La differenza fondamentale è che in ZIBALDONI non esiste quella cosa in cui siamo invischiati qui (e in cui erano invischiati Scarpa & co, al punto da farci delle crociate ‘contra zibaldones’ – cfr la citazione di Yara) e che si chiama COMMENTI.
    Vedi, Andrea, se tu semini imprecisione, raccoglierai casino – medita su questo pensiero biblico.
    Infine, mi soffermo su queste cose perché non credo, come “ale”, che di certe cose non possiamo parlare soltanto perché IPA non ha ancora cominciato. Se IPA c’è e se si è consumato un cambiamento di direzioni e di intenti è anche perché, in passato, ci sono state interesanti discussioni (con ZIBALDONI e altri) che non possono essere rimosse. Inutile ripempirsi la bocca di “memoria” se poi i primi a scordarsi siamo noi, non credete?

  68. georgia il 29 gennaio 2006 alle 11:16

    Il primo amore non ha commenti e quindi non è possibile neppure fare i complimenti, ma se li avesse scriverei a Moresco:
    Sorbole che gran bel pezzo hai scritto!!!!!
    E anche il saggio su Landolfi di Nelli non è per niente male.
    Beh se coloro che si rifugiarono nelle praterie dei bisonti cartacei e che oggi sono tornati volevano trovare degli argomenti validi contro tutte le bischerate dette su di loro, soprattutto in questi giorni (non qui per la verità) su lipperatura e anche su vibrisse (la scarparo), beh se a loro fosse mai interessato rispondere a critiche così stupidine e senza basi logiche, direi che hanno trovato il sistema migliore per farlo: hanno postato due pezzi da e-cult.
    Adesso la palla può tornare ai critici incontinenti: invece di giocherellare e delirare scrivete anche voi due pezzi di quel livello e poi ne riparliamo ;-).
    Magari dopo si può anche criticare il nome del blog, che all’inizio non mi piaceva, ma che ora comincia a suonarmi noto e piacevole.
    Sì, oggi Primo amore assomiglia più a Zibaldoni che agli altri lit-blog, ma non c’e nulla di strano.
    Le polemiche fra persone intelligenti (non dimentichiamo che dietro zibaldoni c’è, anche, se non direttamente, uno dei più grandi nostri scrittori: Gianni Celati, anche se lui non la polemica non c’entrava nulla e neppure credo l’abbia mai letta, ma la sua intelligenza aleggia su tutto il blog) portano sempre a interscambi fra i contendenti, è il bello della vita e della letteratura. Sono le polemiche fra imbecilli e presuntuosi in libertà che stressano e fanno andare all’indietro:-)
    geo

  69. fm il 29 gennaio 2006 alle 11:42

    Bello anche questo tuo intervento, Georgia: visto, letto, controfirmato (con un bacio: in tema di “primo amore” non può mancare). :-)

  70. Giuseppe D. il 29 gennaio 2006 alle 12:05

    Finalmente un parlare sensato, retto e preciso (e appassionato). Grazie, Georgia.

  71. andrea barbieri il 29 gennaio 2006 alle 13:21

    Giuseppe D
    1) Yara ha attribuito a Tiziano Scarpa parole non sue, questo è un fatto e sta scritto pochi post sopra di noi.
    2) Forse ora Zibaldoni aggiornano quotidianamente ma al tempo della disputa con Scarpa non era così, anzi proprio loro stessi dissero proprio su NI che la loro scelta era di pubblicare cose meditate, proprio come una rivista. Evidentemente hanno cambiato idea. Ciò non toglie che quello che ho detto è di una precisione da pennello di matrora n. 0.3.
    Stammi bene e attrezzati meglio se vuoi smerdare qualcuno.

  72. andrea barbieri il 29 gennaio 2006 alle 13:29

    Ah, ultima cosa sempre per Giuseppe D: non so dove tu possa leggere che io sostengo che l’esperienza con Zibaldoni e tutto il resto non è servita a Scarpa & co. Evidentemente appartieni alla categoria dei lettori NEL pensiero più che ai lettori DEL pensiero. E oltretutto – ma potrebbe essere diversamente date le premesse? – prendi fischi per fiaschi.

    @Georgia. Sull’intervento pubblicato ieri da Moresco parlai qui su NI nel colonnino di commenti al pezzo di Biondillo su Chisciotte. Così, per la cronaca.

  73. fm il 29 gennaio 2006 alle 16:34

    @ A.B.

    Stai parlando, per caso, di un tuo intervento del 4 dicembre scorso? Se è quello, mi aveva colpito molto allora, indipendentemente dal contesto in cui era inserito; l’ho riletto, adesso, alla luce dello scritto di Moresco, e mi sembra veramente notevole, una riflessione di altissimo livello. Sì, hai ragione, è scritto proprio nella “lingua delle origini”. Come il testo di Moresco su PA.

  74. Giuseppe D. il 29 gennaio 2006 alle 18:30

    Barbieri, guarda, non insistere a essere impreciso, anche perché io non è che ci tenga poi tanto alla tua rettitudine, che resta un fatto tuo – ragion per cui, dico, dopo questo post io non avrò più nulla da aggiungere se tu replicherai sulle/colle medesime imprecisioni.
    1) Yara non ha attribuito a Scarpa se non le sue stesse parole, utilzizando precisamente e con corretteza le virgolette, così come io stesso, dopo, ho utilizzato le parentesi quadre. Un lettore capace queste cose le capisce. Un lettore in malafede pensi pure quello che vuole.
    2) ZIBALDONI io lo leggo fin dagli esordi, e mi sembra una bellissima esperienza letteraria, come NAZIONE e IPA. Resta il fatto che Scarpa, all’epoca, redarguiva gli zibaldoniani perché facevano una rivista “vecchio stile in rete”, ossia la medesima cosa che adesso si accinge a fare lui con IPA. Tutte qui le mie osservazioni. La tua distinzione poi tra “cose meditate” e non, la lascio perdere perché mi pare davvero una cosa inutile: chi scrive “cose meditate” sarebbe allora peggio?
    “Smerdare” non appartiene al mio lessico; mi dispiace che appartenga al tuo.
    Ti saluto.

  75. fm il 29 gennaio 2006 alle 19:02

    @ Giuseppe D.

    Per onestà intellettuale, visto che sto commentando di tanto in tanto (ma in modo assolutamente decontestualizzato rispetto al tema PA sì, PA no – che francamente non mi interessa) tengo a farti sapere che tutto quanto dici sugli Zibaldoni (al # 2 del precedente post) corrisponde alla sacrosanta verità e te lo sottoscrivo in pieno.

  76. Davide e Golia il 29 gennaio 2006 alle 19:51

    “Evidentemente appartieni alla categoria dei lettori NEL pensiero più che ai lettori DEL pensiero.” (Andrea Barbieri)

    Barbieri, questa ci è piaciuta, bravo!

  77. andrea barbieri il 29 gennaio 2006 alle 20:45

    Giuseppe D. questo è il pezzo di Yara a cui mi riferisco

    incollo un pezzo di Scarpa I :Il Primo Amore “è una rivista vecchio stile pubblicata in rete, con un filtro redazionale chiuso; ripropone su un mezzo infinitamente più duttile modalità tecnologiche e comunicative vecchie; perpetua in rete le vecchie gerarchie tradizionali tra autore e lettore; impedisce ai suoi lettori di dire la loro senza filtri, come accade in qualunque blog”).

    Tu dici che la citazione di Scarpa è tra virgolette e quindi non c’è possibilità di intenderlo come un apocrifo.
    Io dico che se uno scrive “incollo un pezzo di Scarpa” e poi mette i due punti, si intende che tutto ciò che viene dopo i due punti è un pezzo di Scarpa.
    Non entro nel merito di altre cose che dici perché sinceramente non vale la pena. Stammi bene e pensa che se “smerdare” non sta nel vocabolario di qualcuno, non è escluso che sia un’attitudine: inammissibile.

  78. andrea barbieri il 29 gennaio 2006 alle 20:59

    @ fm, no, lo so benissimo, non è una riflessione, è una cazzata, scritta malissimo perché non saprei scriverla meglio, solo volevo inserire in quel discorso la riflessione di Moresco, che in quel momento non era pubblicata da nessuna parte (io l’avevo solo sentita leggere, e ho scritto quello che ricordavo aggiungendo cose mie che non c’entravano un cazzo, come faccio di solito).
    Però era nella sua ingenuità una cosa fatta con un certo amore.

  79. fm il 29 gennaio 2006 alle 22:06

    @ A.B.

    Erano dieci-dodici righe bellissime. Veramente. Poesia pura.

  80. andrea barbieri il 29 gennaio 2006 alle 22:46

    Le ho rilette: fanno pena. Però rispecchiano esattamente quello che penso. Sono tutte le allusioni a episodi reali. Davvero in Italia c’è stato un eroe che ha fatto su e giù nella galleria del Monte Bianco in fiamme per raccattare qualche sopravvissuto. Credo avesse fatto tre giri, poi è morto dentro. Il vescovo che era andato a benedire le salme delle vittime si era scordato il nome. Ho cercato di ricordarmelo per un po’ e poi a forza di non sentirlo ripetere da nessuno me lo sono scordato anch’io.
    E’ vero anche l’episodio del day hospital. Ti giuro che se ci fossi stato/a non te lo toglieresti più dalla testa. Il campo di girasoli fiorito è apparso all’improvviso a meravigliare una persona che era arrivata alla fine della vita. Significherà pure qualcosa.

  81. andrea barbieri il 29 gennaio 2006 alle 22:48

    andava su e giù per la galleria in moto

  82. fm il 29 gennaio 2006 alle 22:53

    Ci sono stato, Andrea. E non una volta sola. Ecco perché, e solo per questo, ho potuto e saputo cogliere in quelle parole scritte in fretta (e perciò ancora più autentiche e vere) quella goccia di meraviglia, di bellezza e di dolore che vi dimora. Poesia pura, come ti dicevo.

  83. yara il 29 gennaio 2006 alle 23:24

    Mi sento importante, e ci marcio. Io avevo scritto

    incollo un pezzo di Scarpa I :Il Primo Amore “è una rivista vecchio stile…

    Due righe prima avevo posto Scarpa I = “il pianeta dei fantablog” dell’8/11/03. A quella data, solo Tiresia avrebbe potuto parlare di IPA!

    AB poi ha copiato-incollato la mia citazione da Scarpa I, spostando però con la manina le virgolette: “Il Primo Amore è una rivista vecchio stille…
    Ecco, quella manina non è proprio santa!

    Per me più cose buone ci sono nella rete, meglio è (una rivista elettronica è gratis, un blog è democratico, e già questo è un bene: se poi c’è la qualità…)
    L’appello di IPA colloca la morte di PPP nella storia dello stragismo: io la collocherei nella storia del tragicismo, senza appello.

  84. andrea barbieri il 30 gennaio 2006 alle 09:22

    Be’ grazie fm. Comunque è una testimonianza appunto scritta in fretta. Sono le cose che vorrei trovare nei libri

    Yara, te lo ripeto, se uno scrive “incollo un pezzo di Scarpa” e poi mette i due punti, si intende che tutto ciò che viene dopo i due punti è un pezzo di Scarpa, anche se c’è una virgoletta che spunta tipo clausola vessatoria. Guarda Yara che non sei importante per questa cavolata su cui stiamo dibattendo, sei importante comunque, questo è il senso di quello che sosteneva Scarpa I e II sui blogger.
    E poi dai, sarà stata la maradoniana “mano de dios”.

  85. yara il 30 gennaio 2006 alle 21:50

    Drogato!
    ;)

  86. Tiziano Scarpa il 31 gennaio 2006 alle 19:14

    All’epoca di quel mio pezzo (“Il pianeta dei fantablog“) Zibaldoni usciva in rete poche volte all’anno, con dei veri e propri “numeri” di rivista, non veniva ancora aggiornato frequentemente, e quindi a mio parere non sfruttava a pieno le possibilità tecniche della rete. (Tra l’altro, si potrebbe sostenere che quel mio pezzo possa aver contribuito a far cambiare idea agli Zibaldoni, che dopo pochi mesi infatti hanno smesso di raggruppare i contenuti della rivista in “numeri” trimestrali – come una “rivista vecchio stile”, appunto, come a me sembrava), e li hanno invece disseminati nel tempo con aggiornamenti frequenti del sito.

    Quanto ai commenti, bisogna tenere conto che nessuno in rete ha subìto così numerosi attacchi (in rete e sulla carta stampata! Da parte dei sedicenti libertari della rete…) come gli ex componenti di Nazione Indiana negli ultimi dodici mesi.

    La decisione di non avere commenti dipende anche dalle vicende concrete, non solo da un’astratta teorizzazione sulla forma-blog. Se fossimo stati più piacioni, non avremmo avuto tutti quei commenti denigratori né quegli articoli vigliacchetti sui giornali. D’altra parte, l’infima qualità dei commenti denigratori, scritti a puro scopo provocatorio, genera soltanto perdite di tempo, e non è proprio il caso di perderne altro.

    Insomma, dall’inizio di novembre del 2003, epoca del mio pezzo “Il pianeta dei fantablog“, sono passati due anni e tre mesi, un’enormità per la rete. Sono successe molte cose che ci hanno portato ora alla decisione di non mettere i commenti nel sito: avremmo fatto il gioco di queste belle personcine (leggibili qui sopra, anche in questa colonna dei commenti), che non vogliono discutere ma soltanto ridicolizzare.

    Poi bisogna tenere conto che nel “Pianeta dei fantablog” io RISPONDEVO agli Zibaldoni. Erano loro ad aver detto che il blog perpetua la gerarchia scrittore-lettore. Io gli facevo notare di rimando che non erano nella condizione di poterlo dire, loro che avevano bandito da sempre i commenti nel loro sito.

    Nel frattempo sono passati anni, ognuno può aprire sempre più facilmente siti e blog. Chi vuole commentare le azioni culturali, gli articoli, le posizioni degli altri lo faccia seriamente, con pezzi articolati, sul proprio sito o blog, e non con frasette provocatorie anonime in fondo ai pezzi, o con geniali battute sui cognomi altrui (roba da scuola elementare…)

    La rete ha una storia, una vicenda, è duttile, cambia. Sono successe delle cose, nel frattempo. Troppo semplice fare il paragone secco prendendo quattro frasi da un pezzo di anni fa. Quella polemica si svolgeva dentro un tema preciso.

    Infine: è vero, è un’imprecisione giornalistica frutto di un completo equivoco quella che afferma che su “Il primo amore” si pubblicherà qualsiasi mail ricevuta dai lettori. Non ci sono “lettori”. Siamo tutti “lettori” e “scrittori”. Chi ha voglia di impegnarsi, lo faccia, apra un sito o blog e pubblichi ciò che vuole. E’ facilissimo. Lo ricordavo agli Zibaldoni due anni e quattro mesi fa, contro la loro falsificazione secondo la quale noi di Nazione Indiana volevamo perpetuare la figura dello “scrittore” superiore ai “lettori”.

  87. mag il 31 gennaio 2006 alle 20:38

    La rete è il posto meno adatto alla cristallizzazione dei ruoli, sopratutto quelli legati alla parola.
    l’unico discrimine semmai, sono le motivazioni, aggiunte al livello dei contenuti e delle capacità espressive.

  88. sergio garufi il 31 gennaio 2006 alle 22:42

    ciao tiziano, volevo dirti che ho trovato molto bello il tuo pezzo su “gli alchimisti del brutto”. bello e condivisibile. complimenti

  89. Giuseppe D. il 31 gennaio 2006 alle 23:19

    Mah, forse io non so leggere, ma a me pareva di aver capito, da quello che dicevano gli zibaldoniani anni fa, l’esatto contrario di quello che ora asserisce Scarpa, e cioè che era proprio la logica dei bloggers a perpetrare la vecchia logica di SCRITTORE o AUTORE superiore al lettore. Perciò pensavo, e penso tuttora, che sia da questa logica che in qualche maniera anche Scarpa & co. si siano voluti tirare fuori, facendo IPA – e mi sembra una cosa buona e giusta. Naturalmente, ammettere una virata del genere, mi rendo conto, significherebbe se non sconfessare almeno criticare il proprio percorso fino a oggi: e questo Scarpa non mi sembra assolutamente intenzionato a farlo. Peccato.

  90. Tiziano Scarpa il 1 febbraio 2006 alle 10:35

    Perché dovrei dichiarare il falso? Ho detto e ripeto che la decisione di non mettere i commenti deriva da motivi “storici”, non “teorici”: sarebbe bello avere i commenti, e ammiro molto i componenti di Nazione Indiana 2.0 che li mantengono, ma in “Il primo amore” non intendiamo più dare spazio a provocatori e perditempo dopo la grande mole di attacchi che abbiamo subìto dentro e fuori dalla rete negli ultimi mesi. Siamo generosi ma non fessi. Abbiamo altro da fare che rispondere alle provocazioni: se questo “altro” sarà di valore o no, lo giudicherà chi avrà voglia di leggerci. Ripeto che chiunque oggi, in pochi minuti, può aprire un sito o blog, commentare articolatamente ciò che vuole impegnandosi sul serio. Quanto alla discussione con Zibaldoni, la si trova in archivio, chi vuole può rileggerla (anziché affidarsi alle citazioni ritagliate ad arte). Io non ho alcuna intenzione di tornarci sopra. All’epoca mi sono impegnato a sufficienza. Grazie ancora a Nazione Indiana 2.0 per avere segnalato la nascita di “Il primo amore” e buon lavoro a tutti.

  91. francesco forlani il 1 febbraio 2006 alle 18:43

    Dal punto di vista grafico trovo il sito molto elegante, così come giudico geniale la successione dei pezzi non più dall’alto verso il basso ma da sinistra a destra. Dai primi testi pubblicati si sente un soffio di novità, ben al di là delle dichiarazioni secondo me un pò infelici (il Giornale, intervista a Scarpa ecc.) La sola cosa che mi spaventa un pò in questo intervento di Tiziano Scarpa è il noi.

    Che fa un pò portaparola, rappresentante, e comunque non rende giustizia a quanti di quella prima edizione, anche loro attaccati in malo modo, sono tuttora presenti nella seconda. Vorrei continuare, poi mi fermo, perchè se c’è tra le diverse cose, una cosa in particolare che unisce i componenti di NI 1 e NI 2 è forse l’esperienza dolorosa di un lutto non ancora superato.

    Sarebbe umanamente (più che politicamente) molto importante che si elaborasse quel lutto una volta e per tutte tanto più che non ci sarà nemmeno bisogno di dire, alla fine, “e adesso ognuno per la sua strada”, perchè mi sembra che quello sia già avvenuto.

    Effeffe

    ps
    Non ci vuole coraggio per aprire un blog ai commenti, ma solo desiderio di incontrare l’altro.

  92. andrea barbieri il 1 febbraio 2006 alle 19:21

    Effe effe, ma quando dici che ci vuole il desiderio di incontrare l’altro, hai presente vero il blog VMO, gli articoli di Lipperini e WuMing1, il silenzio se non i complimenti di tanti a quello sfottò quotidiano?

  93. Tiziano Scarpa il 1 febbraio 2006 alle 20:14

    Andrea, ti ringrazio, sei generosissimo come sempre. Ma come vedi, non è il caso di insistere. Qualunque cosa si faccia, si sbaglia. Se si usa il “noi” intendendo chiaramente gli attuali componenti di “Il primo amore”, si fa torto ai componenti di Nazione Indiana 2.0… (come se fossero stati gli altri a essere stati sbeffeggiati dai sedicenti libertari retaioli e giornalisti disinformatori, nelle sedi che tu ricordi, Andrea, e in molte altre).

    Qualunque cosa si fa, si sbaglia. Se si risponde cortesemente a un giornalista freelance, e quello poi va a proporre il suo pezzo al “Giornale”, ecco un altro errore: nemmeno io sono felice di quell’articolo, ma purtroppo non è dipeso da me. Io ho fatto molte altre dichiarazioni a quel giornalista, che invece ha impostato tutto sulla polemica: altrimenti non avrebbe potuto vendere il pezzo al caporedattore. Lo sapete come va, o no? Non siete mai stati intervistati, forse. Io sì, decine e decine di volte. L’unico modo per non essere distorti è rispondere per iscritto, ma allora si lascerebbero senza lavoro decine di giornalisti precari (freelance) che cercano in giro spunti per articoli da vendere alle redazioni dei giornali facendo giri di telefonate a caccia di notizie. E’ così che è andata. E’ piovuta una telefonata dal nulla, qualcuno si è lasciato scappare mezza parola, poi improvvisamente ho ricevuto anch’io una telefonata, ho cercato di schiodare il giornalista dalla sua volontà di ritirare fuori la questione della nostra (posso dire “nostra”, Forlani?) uscita da Nazione Indiana, ma lui ha impostato tutto su quello, sulla polemica. Figuratevi se a “Il primo amore” abbiamo ancora voglia di fare polemiche di quel genere! Non siamo mica matti. Ma non lo avete visto il sito? E’ propositivo, positivo, non recriminatorio. Guardate la sostanza, non il gossip dei media! Si chiama “il primo amore”, il sito. E’ un sito amorevole. Il giornalista che ha trascritto quelle frasi ha fatto un pasticcio, lo si vede anche dalla notizia completamente sballata che “Il primo amore” pubblicherebbe qualunque mail che riceve. Se quelle mie frasi ritagliate e mal contestualizzate hanno offeso qualcuno, mi dispiace di cuore, e chiedo formalmente scusa ai componenti di Nazione Indiana 2.0. Per supportare le mie scuse con una prova di buona fede, vi dico che mesi fa ho ricevuto la proposta di un’intervista da “Il Giornale” sulle pagine culturali, sul mio lavoro di scrittore, e ho risposto di no, proprio perché non volevo figurare sulle pagine del “Giornale”. Vi pare che adesso avrei scelto il “Giornale” per dare l’annuncio di un nuovo sito? E con quei toni lì? Ma siamo pazzi? In questo caso ho RISPOSTO al telefono a un giornalista freelance (che purtroppo aveva già carpito la notizia della messa in rete del sito), che poi si è rivenduto il pezzo al “Giornale”.

    Quanto al resto, non ci sembra che ci siano lutti da elaborare: non è morto nessuno, anzi, ora siamo due entità collettive. C’è da fare festa, non funerali. Non capisco a che titolo poi queste cose me le venga a dire Francesco Forlani, che mi risulta essere arrivato DOPO quei fatti “luttuosi”, ma lasciamo stare, va bene lo stesso.

    Scusa Forlani se te lo dico, ma la predica sul “desiderio di incontrare l’altro” è facile, moralistica, bigotta. Quanto io (non dico “noi”, questa volta, va bene?) abbia desiderato incontrare l’altro, è archiviato proprio in questo sito, Forlani! E’ incredibile che tu mi venga a dire una cosa simile con il ditino alzato, PROPRIO QUI. Io l’altro non solo ho desiderato incontrarlo, ma l’ho incontrato a lungo, con grande impegno (le decine di miei pezzi in home page e le CENTINAIA di miei commenti in Nazione Indiana stanno a testimoniare quel che dico). Non ti conosco a sufficienza, ma non credo che di te, quanto a “mole” di desiderio e pratica di incontro dell’altro, si possa dire altrettanto, finora: non ne faccio una considerazione di valore, sia chiaro, ma solo di quantità e perseveranza: puoi tu certificare quanto me una pratica di impegno in rete pari alla mia, tu che mi fai le prediche, Forlani? Io ho le prove, nel sito di cui ora fai parte e che hai ereditato ANCHE da me, di aver desiderato incontrare l’altro, tu un po’ meno (faccio questo confronto fra me e te solo in termini di quantità e di tempo che hai dedicato alla rete pubblicando articoli e intervenendo nei commenti, lo ripeto, non in termini di qualità o valore, ci mancherebbe).

    Ho desiderato incontrare l’altro, l’ho incontrato, mi ci sono scontrato, e fuso, e dialettizzato, per un sacco di tempo. Forse per mancanza di furbizia o di ruffianeria, ho ricevuto (non da solo, insieme ad altri, se non mi è concesso usare il “noi”) un tale ammasso di critiche provocatorie, denigratorie, ecc., che è diventato “massa critica”: ossia qualcosa che si è trasformato in qualcos’altro, non più “incontro con l’altro”, ma provocazione gratuita, che ruba troppo tempo ed energie, ed è sterile. Non ho più intenzione di sprecare il mio tempo a rispondere a commenti provocatori, perciò, dopo aver risposto per ANNI su Nazione Indiana a commenti di tutti i generi, sono felice e provo sollievo nel condividere con i miei nuovi compagni di strada la decisione di non avere i commenti nel sito.

    Ringrazio infine Francesco Forlani per gli apprezzamenti sulla grafica. E’ proprio come dici tu, l’abbiamo studiata così perché, a differenza di tutti gli altri blog esistenti in rete, mettesse in evidenza nella pagina di ingresso il maggior numero di articoli, e “rivitalizzasse” facendoli “tornare su” anche i pezzi vecchi di qualche giorno.

    Lo dico a tutti: vanno bene le critiche, ci mancherebbe. Ma forse (non tanto per “elaborare lutti”) per costruire qualcosa di buono insieme, da esseri umani di buona volontà, sarebbe ora di promuovere i risultati positivi di tutti.

  94. magda mantecca il 1 febbraio 2006 alle 20:59

    (scusate se sommessamente e sottovoce mi permetterei un piccolissssssssssssimo suggerimento che possa permettere a quanti vi apprezzano di commentarvi e a voi di gratificare i vostri articoli:
    decidete chi puo’ commentare scegliendo tra chi ritenete qualitaticamente adeguato e propositivo….)

  95. Tiziano Scarpa il 1 febbraio 2006 alle 21:25

    Magda, se il tuo è un commento sarcastico, sono contento di non avere commenti aperti su “Il primo amore” per non avere a che fare con gente come te.

    Se invece il tuo suggerimento è serio, non vedo come possa venirti in mente una cosa simile: un esame? Una selezione di qualità? Scusami, ma evidentemente con questa idea dimostri di avere una visione del mondo selezionatrice, classista, scolastica, da organizzatrice di esami attitudinali, visione selezionatrice che mi è del tutto aliena. E poi non abbiamo alcun bisogno di ricevere apprezzamenti. Siamo intellettuali e artisti attivi da anni in Italia e all’estero, abituati a scontri e polemiche e discussioni di tutti i tipi. Non abbiamo bisogno del coro di plausi.

    Chi vuole risponderci o criticarci o apprezzarci ha TUTTA LA RETE a disposizione per farlo: ci sono mille strumenti tecnici per avere notizia di un post che ribatte a un altro post.

    Senza i commenti nel sito ci risparmieremo soltanto una intollerabile mole di provocatori perditempo che hanno dimostrato una paerticolare solerzia nei nostri confronti negli ultimi mesi. Ma se non l’hai capito te lo rispiego volentieri, sono un tipo cocciuto.

  96. mag il 1 febbraio 2006 alle 23:44

    Probabilmente l’aspetto piu’ interessante, socialmente parlando, è quello dell’attacco gratuito.
    Non conosco la vostra storia, ma emerge dal tuo dire, un precedente notevole a livello di vessazioni e interventi inibitori…sempre se ho capito giusto.
    Questo risponderebbe ad un criterio diffuso verso chi puo’ attraverso la parola determinare variazioni di mentalità o rivelazioni di verità.
    Farei rientrare gli intellettuali veri in queste categorie.
    In quanto “alla gente come me”, scusami eh, ma mi fa molto piacere incontrare qualcuno che sappia come sono e che me lo spieghi anche perchè io non lo so’:-)
    Per il resto non entro in polemica, anche perchè era un suggerimento amichevole, ingenuamente amichevole.

  97. yara il 2 febbraio 2006 alle 00:55

    Io 10 giorni fa nemmeno sapevo cosa fosse NI. Ho trovato un riferimento su Ubique, che tra l’altro adesso si chiama Ubicue.splinder (sono un po’ fuori, ma almeno sono stringati), ho scritto due righe qui e sempre qui mi hanno rimandato gentilmente ai 2 post di Scarpa. Noi diciamo una scarpa e una ciabatta per dire 2 cose che non stanno insieme:
    1 “fantablog” dice giustamente che fare un sito con dei testi è come fare una normale rivista, e si perde il blog
    2 “Liala” vaneggia di autori autorizzati ecc. ecc.
    Adesso Scarpa dice che i 2 testi vanno storicizzati, e gli credo. Ma in entrambi pone delle istanze teoriche che stridono totalmente fra loro.
    Detto questo, IPA se lo ritengo interessante continuerò a leggerlo, se no pazienza: in ogni caso ringrazio, perché è gratis (come sfogliare una rivista in libreria senza l’ansia che ti guardino male perché non la compri). Ma non ha più nulla a che fare con il mondo dei blog (certo, i blog possono commentare IPA, come anche commentare qualsiasi altro file presente in rete, e cioè morto).
    Scarpa, se mi senti: mentre facevo la tesi, ho letto il tuo libro su quello che faceva la tesi su Dovstoievskj, e mi ha aiutato assai più del libretto di Eco. Complimenti! E complimenti anche per l’ultimo (non mi vengono i titoli), in versi. Invece il tuo libretto su Venezia, che ho letto prima di regalare a un’amica, non mi è piaciuto molto. Questo è quanto ho letto: che libro tuo mi consiglieresti (=consideri il migliore)?

  98. gabriella fuschini il 2 febbraio 2006 alle 01:10

    se posso dire due parole, visto che mi sento chiamata in causa come componente di NI.1, amica di persone di NI.2 e componente di IPA…
    è vero che su VMO sono stati sbeffeggiati anche Raos(soprattutto), Jan e Franz, ma mi permetto di ricordare che insulti e prese per il culo a Carla, Tiziano e Antonio hanno raggiunto un’acrimonia che raramente ho letto da altre parti. Se c’è una persona generosa e che si è spesa verso l’altro nei commenti di NI e rispondendo anche in altri blog, è proprio Tiziano. Ora non mi sembra gentile da parte di chi in quel periodo era in tutt’altre faccende affancedato, sto parlando con te Francesco, venire a parlare di una situazione che non ha vissuto in prima persona. Sta diventando un tormentone senza senso. Ognuno di noi ha sofferto per come sono andate le cose, ma dobbiamo continuare a parlarne? Come dice un mio maestro di arti marziali: quando ti soffi il naso, guarda pure nel fazzoletto sporco per analizzare il catarro ma poi mettilo in lavatrice e lavalo! O dobbiamo fare l’estetica del dolore sguazzando nel nostro narcisismo? Detto questo, due gruppi lavorano, forse possono mettere in campo diramazioni e incontri, confrontarsi con altre voci ed entrare nella prassi. Tutti insieme abbiamo deciso di non aprire i commenti per i motivi spiegati da Tiziano. Tutti abbiamo desiderio di incontrare l’altro. Per quanto mi riguarda, ne ho abbastanza di ricevere sputi dall’altro. E sappiamo benissimo che l’incontro con l’altro avviene su infiniti piani: ognuno sceglie quello che gli è più congeniale. Tutto qui.
    un saluto amoroso

  99. Tiziano Scarpa il 2 febbraio 2006 alle 08:10

    Per Magda: dunque la tua non era una proposta sarcastica? Scusami ma suonava tale. Ti ringrazio della precisazione, ma devi ammettere che proporre di selezionare (in base a quali criteri?) i commentatori sarebbe impraticabile e odioso. Come tu stessa ammetti, è una proposta un po’ ingenua (scusa se te lo dico).

    “Il pianeta dei fantablog” dice che pubblicare in rete un gruppo di testi ogni tre mesi è come fare una rivista vecchio stile.
    “Bloggers, siete peggio di Liala!” è un dei miei interventi più lucidi. Gli “autori autorizzati” sono quelli socialmente “resi autori”, cioè “autorificati”, “autorizzati” da una decisione altrui (un editore). E’ una definizione neutra, descrive un dato di fatto, uno stato di cose, non si sogna affatto di dire che chi è pubblicato su carta con un contratto editoriale che lo remunera sia migliore di chi si pubblica da sé gratis in rete: è semplicemente un concetto che coglie una realtà, è una categoria utile a svolgere un ragionamento. Quello è stato uno degli interventi più discussi dall’intero mondo dei blog, è stato ripreso da numerosi giornali, è un articolo citato negli studi sulla rete, altro che vaneggiante. Quando Yara potrà dimostrare di aver prodotto qualcosa di pari livello, forse prenderò in considerazione i suoi giudizietti sommari.

    “Il primo amore” è un blog o no? E chi lo sa? Qui siamo nella mistica dei blog. In rete ci sono molti siti senza commenti che vengono rinnovati con la cadenza di un blog, tempestivamente, a ridosso di un fatto, siti che non hanno nulla a che fare con le riviste vecchio stile, costrette a cadenze mensili, trimestrali, ecc. Sono blog o no? E che importanza ha? E i blog che quando gli pare chiudono i commenti in fondo a certi pezzi? Sono un po’ blog e un po’ no? Che cosa importa? Quel che importa è che Yara ha una concezione mortifera della rete, lo si vede dalla sua espressione rivelatrice “qualsiasi altro file presente in rete, e cioè morto”. Capito? Yara pensa che la rete sia morta, se non è blog. Ma la rete è tutta compresente! E’ una regola elementare della rete. Con Google e gli altri motori di ricerca, con i link, ecc. tutto è vivo in rete. Per Yara invece “qualsiasi file presente in rete” è “morto”. A me basta questa sua frase per non aver altro da aggiungere (neanche sui miei libri, che in questo discorso non c’entrano niente).

  100. francesco forlani il 2 febbraio 2006 alle 09:49

    Carissimo Scarpa,
    partirei dalla questione del dito – indice- da te sollevata. Innanzitutto non mi sembra che quel dito lo abbia levato- Gabriella io e te i conti li facciamo a casa poi- se non per dire la mia rispetto a una notizia che non solo ho salutato con gioia (come lettore in Generale)ma a cui coi miei connazionali abbiamo dato il rilevo che meritava. E qundo parlo di gioia non esagero e mi sembra che dalla nostra testata non sia partito alcunchè di sarcastico o cattivo nei confronti del Primo Amore.

    Trattamento che, mi permetterai, non è stato riservato alla nostra casa comune. Una casa abbandonata da tutti e da tutto e che grazie ai rimasti, e credo all’enorme lavoro dei due Andrea da Parigi, questa estate , quando un commento su tre trattava Nazione Indiana come un cimitero e gli autori presenti come degli zombie, è rimasta in piedi.Si è aperta ad altri e pian piano possiamo dirlo ora? (l’anima napoletana che è in me mi spnge a grattarmi i coglioni) Godiamo di ottima salute.

    Sempre tornando al dito, come quando si fa una domanda o per andare al cesso, pur ringraziandoti per la replica, ravviso qualche inesattezza. Ho sempre pensato, per tornare alle arti marziali che il vero confronto non sia quello del “chi ce l’ha più lungo, il curriculum,” però se si entra in quel campo, che almeno si prenda la briga di guardarsi intorno, magari anche consultare la rete. Sono quindici anni che creo, lavoro, collaboro a riviste letterarie, con una dedizione che solo la passione giustifica, e soprattutto nella gratifica che mi è venuta proprio dagli incontri. Da una anno sono di nuovo in Italia e tra qualche settimana me ne torno in Francia, dove mi sentirò più ricco, e molto lo devo a Nazione Indiana. Che ti assicuro essere una testata radicale per almeno tre ragioni:

    una per l’attenzione all’altro attraverso la pubblicazione, e traduzione di autori inediti in Italia ma non per questo meno incisivi e decisivi in una storia della letteratura contemporanea. Molti degli autori che fanno parte di nazione Indiana sono traduttori e questo mi sembra un punto fondamentale.

    Attraverso l’attenzione ad altri codici, a cominciare dalla poesia e passando per il fumetto, l’architettura, la musica, teatro, il saggio, che sono un prezioso anticorpo all’autoreferenzialità.

    Attraverso la pubblicazione di autori giovanissimi, convinti come siamo, che una traversalità anche generazionale oltre che storica- come dice Massimo Rizzante in uno degli ultimi post- sia fondamentale. Per non parlare di testi già editi e purtroppo consegnati all’oblio, che vale la pena riproporre- penso a una figura come Antonio Ghirelli, in Italia, che nei primi anni del dopoguerra scriveva cose talmente inattuali da aprire dei veri e propri paesaggi.

    Ancora il dito (medio) ovvero come e quando dire No comment.
    L’open source, l’open space, significano inanzitutto apertura. E allora o si apre a tutti senza rinunciare a dei dispositivi di controllo, ma che non siano ferrei e fascisti, molto più della digos, alla stregua di certi servizi d’ordine alle porte delle facoltà occupate, una gestione del sito che eviti cose spiacevoli e sbatta fuori gli ubriachi e i guastafeste- su nazione Indiana possiamo contare su un genio come Jan per regolare alla base il problema. E allo stesso tempo cerchiamo di fare attenzione, come autori responsabili, alle cose che diciamo. Frasi come la tua di poco fa:
    “Quando Yara potrà dimostrare di aver prodotto qualcosa di pari livello, forse prenderò in considerazione i suoi giudizietti sommari” mi sembra pura megalomania. Accade a tutti.
    Con stima

    effeffe

    ps
    Mi è piaciuto quanto detto da Gemma Gaetani in coda all’appello contro la legge Fini. Cito estrapolando e me ne scuso:
    “perché io mi sento di NI, vengo qui a cercare “compagni”, non cazzotti da dare o ricevere”

  101. mag il 2 febbraio 2006 alle 09:51

    @Tiziano: grazie per avere compreso e ritrattato.

    OT:

    “ci sono mille strumenti tecnici per avere notizia di un post che ribatte a un altro post”.
    che la rete sia organismo vivente ne sono piu’ che convinta, ne ho le prove;una enorma cassa di risonanza in cui ognuno è osservato da migliaia di occhi, tra cui gli operatori professionisti del web, ovvero i tecnici e le autorità giudiziarie preposte ai controlli;non dimentichiamoci che internet è nato per scopi militari e gestita da militari.
    La novità è l’integrazione dei mezzi di comunicazione e il loro incrocio, tan’tè che tu puoi entrare in zone “sensibili” sorvegliate ambientalmente(abitazione, bar, sale conferenziali, etc etc) e ritrovarti i contenuti di gesti e parole pubblicate sui media sia cartacei che televisivi, o ripetuti da terzi in situazioni piu’ disparate(esempio:tu in casa ripeti un testo per un esame colorandolo con teatralità,e ti ritrovi uno studente durante l’appello che ripete esattamente parole e gesti riprodotti dalla tua abituazione)
    Questo è un aspetto assolutamente da considerare per chi opera nella rete.
    Inserendosi in queste dinamiche succede anche che chi ha qualcosa da dire venga individuato dai talent scout o cacciatori di teste e indirizzato su piattaforme comunicative internazionali a sua insaputa.
    E’ la rivoluzione copernicana e dissolutiva della categorie spazio-temporali.
    Meglio optare per una carriera autoriale classica? non saprei…l’eccitazione che porduce la novità della simultaneità e interattività mi trattiene qui.
    Tempo fa’ sensibilizzai tutti media sulla questione dei controlli, con il risultato che molte trasmissioni televisive trattarono dell’argomento(Bruno Vespa:siamo tutti controllati maggio 2004) in seguito ci fu’ un interesse diffuso ai mei contenuti e alla mia persona, che impossibilitata a rivolgersi alle autorità, ha pensato di produrre un movimento d’opinione intorno al tema.
    Persone che hanno valorizzato contenuti e gesti della sottoscritta:
    Molte trasmissione di rai tre, in particolare “storie” di Corrado Augias, “che tempo che fa” di Fabio Fazio con particolare riferimento a tutta Luciana Litizzetto,poco Franco Battiato, Ciapi, poco Cornacchione, etc 8 non li ricordo tutti)Roberto Benigni in rockpolitic, qualcosa di “report”…quindi deduco che sia il direttore di rai tre a rendere “politico” un contenuto anonimo e valorizzarlo.
    In conferenze: dr. Mauro Mancia nella analisi si Silvio, ossia il surrealista della politica(da Lerner settimana scorsa)Massimo Cacciari, Giulio Giorello, Oliver Sax,(bergamoscienza).
    giornali: il corriere della sera con Angelo Panebianco quest’estate parlando dei corporativismi italiani, la repubblica con Vittorio Zucconi,parlando di NY nell’angolazione “povera” ovvero emerginata e di prima immigrazione(Ellis Island), L’eco di Bergamo moltissimo…ma quello non lo considero.
    Ma la cosa piu’ stravolgente è stata l’enciclica del papa che riprende un invito all’amore fatto mesi fà giusto per esorcizzare il timore dell’oscurantismo di un pontefice noto per il rigore.
    http://www.laretedeimovimenti.it/fucina/nomadismi/ratzinger
    http://www.bergamoblog.it/modules.php?mop=modload&name=Splatt_Forums&file=viewtopic&topic=543&forum=11

    Che un’atea, anarchica, sempre vestita di nero, induca il parlare del capo della cristianità, sempre vestito di bianco….è qualcosa di sconvolgente.
    Se tutto questo ha valore d’imbonimento e di presa per i fondelli nei mie confronti, nessuno l’ha mai fatto in maniera cosi’ magistrale, autorevole e teatralmente comica.
    Non penso esista in Italia un autore, intendo uno solo, che abbia prodotto tutto questo casino in uno spazio cosi’ breve e scavalcando completamente le burocrazie mass-mediali.
    Vivere con queste consapevolezze non è cosa da poco, anche perchè sono irreversibili, ossia la vita non rientrerà mai piu’ in una sua beatitudine d’ingnoranza, con le conseguenze di responsabiltià che cio’ comporta a chi sà di produrre ripercussioni notevoli con il suo parlare, anzi, esprimersi.

    Magda

  102. mag il 2 febbraio 2006 alle 09:56

    tutto questo grazie alla rete e ai suoi alchimistici maghi.

  103. Giuseppe D. il 2 febbraio 2006 alle 10:24

    Almeno quando si autocita, Scarpa dovrebbe autocitarsi correttamente. Dunque, giusto per rimettere un po’ le cose a posto, faccio notare che la sua seguente affermazione: “’Il pianeta dei fantablog’ dice che pubblicare in rete un gruppo di testi ogni tre mesi è come fare una rivista vecchio stile” non è assolutamente vera, perché in quel testo Scarpa a tutto fa riferimento eccetto che alla trimestralità di zibaldoni.it – che tra l’altro sarebbe stato l’unico valido argomento, tant’è vero che lo stesso Scarpa lo riprende poi nei suoi commenti al pezzo (ma, ripeto, non NEL pezzo!), quasi per caso, per ricevere però la seguente riposta molto efficace e sensata, a mio avviso, di De Vivo e Virgilio: “Quanto alla rivista trimestrale adattata a internet, le tue critiche e i tuoi consigli sono giusti e accettabili, anche se dobbiamo farti notare che la scansione trimestrale e altre quisquilie ci sembrano davvero inconsistenti per la sostanza di un discorso inerente alla letteratura. Noi non ci facciamo usare dal mezzo, noi usiamo il mezzo, e ce ne frega di tutte le questioni inerenti al dinamismo di internet, alla interattività, e blablabla. Noi internet lo usiamo con lentezza, sobrietà, quasi con disattenzione per l’aspetto tecnico. Insomma, anche da come si usa un mezzo, secondo noi, si può dedurre un’etica per opporsi alle forme e ai ritmi dominanti che vorrebbero imporci, non ti pare? Comunque, seppur con ben altre motivazioni, già da qualche tempo abbiamo provveduto a vivacizzare il sito con la creazione di una pagina (COL COLTELLO), ancora in fase sperimentale, da aggiornare con maggior frequenza. Per il resto la nostra rivista rimane trimestrale, una scansione che si adatta bene ai nostri tempi artigianali e che vogliamo mantenere, poiché siamo convinti che, a prescindere da questa scansione, la rivista-zibaldone potrà acquistare la sua vera forma solo in avvenire, quando cioè i contributi degli scrittori saranno tali da delineare la variegata e infinita forma di uno zibaldone. Noi, con tutto questo, c’entriamo ben poco, quel poco a cui si ridurrà il nostro contributo”.
    Cosa dire di più? In quel pezzo la SOSTANZA non è la trimestralità, ma ben altro: e cioè la difesa a spada tratta del blog. Scarpa propone tutta una serie di argomentazioni, sulle quali non voglio esprimere giudizi, che non è facile rilevare anche a una lettura distratta. Per i lettori che volessero verificare, qui c’è il link del pezzo di Scarpa: https://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/. Per chi non ha molto tempo, metto qui sotto alcuni (ma ce ne sono tanti alti) passaggi-chiave del pezzo, che non commento perché si commentano da soli e dicono chiaramente come stavano e come stanno le cose – cioè fanno anche capire, insomma, che con IPA c’è stato un sostanziale cambiamento di rotta ovvero, come direbbe Yara, sono entrate in gioco “istanze teoriche” completamente diverse.

    DA “Il pianeta dei fantablog”:
    “11. PREDICARE MALE E RAZZOLARE PEGGIO
    Poi c’è la solita scenetta populista, l’ammicco alla moltitudine, lo sparare benevolenza nel mucchio (tanto qualcuno lo si becca sempre): “Con questo non vogliamo demonizzare i bloggers. Tutt’altro. I loro interventi, nelle migliori occasioni, scorrono come un torrente impetuoso e guai a chi, anziché creare degli invasi per raccoglierne le acque, pensa di colmarne l’alveo, credendo con ciò di essersi sbarazzato del torrente.” Peccato che De Vivo e Virgilio abbiano trovato come risolvere la questione proprio rimuovendo dal loro sito qualsiasi finestra di commento libero e non censurato. In Nazione Indiana, come in qualsiasi blog, chiunque può venire qui a scrivere ciò che vuole.

    12. OH COME SIAMO BRAVI
    Nei brani più spassosi del loro racconto, De Vivo e Virgilio riescono anche a sbrodolarsi lodi addosso, elogiando il termine zibaldone che si sono scelti come nome del loro sito. Peccato che qualunque blog (e naturalmente anche Nazione Indiana) sia uno zibaldone: gli interventi pubblicati in home page, se letti uno dopo l’altro nel loro ordine cronologico, darebbero il senso di una libera sequenza di pensieri, riflessioni non consequenziali una rispetto all’altra, eppure complessivamente coese in un ambito di interessi comuni: uno zibaldone, appunto.
    Semmai, a essere assai poco “zibaldone” è proprio il sito zibaldoni.it, che per la sua stessa formula editoriale non permette lo stratificarsi cronologico gioioso, eruttivo, anche anarchico dei temi. Zibaldoni.it è una rivista vecchio stile pubblicata in rete, con un filtro redazionale chiuso, che esce periodicamente, proprio come le riviste su carta: ripropone su un mezzo infinitamente più duttile, come il web, modalità tecnologiche e comunicative vecchie (ma non per questo sorpassate o da buttare, sia chiaro, lo dico senza la minima ironia). Zibaldoni.it perpetua in rete le vecchie gerarchie tradizionali tra autore e lettore; gerarchie che la rete ha superato. Zibaloni.it conserva alcune caratteristiche delle riviste su carta: per esempio, quella di impedire ai suoi lettori di dire la loro senza filtri, come invece accade in qualunque blog (compreso questo).

    13. FARE LA MORALE CON I TAPPI NELLE ORECCHIE
    Sono d’accordo con De Vivo e Virgilio: “Rimuovere una modalità di scrittura significa non fare i conti con le idee che in quella modalità di scrittura hanno trovato espressione, significa fare come gli struzzi, avere paura di quello che può essere detto (in un blog) e mettere la testa sotto la sabbia.” Giusto. Peccato per la frase successiva: “E noi non vogliamo tutto questo.” Ma sì che De Vivo e Virgilio lo vogliono, dài! In zibaldioni.it nessuno può lasciare scritto alcunché, nulla che possa venire immediatamente condiviso dalla comunità, presente o a venire che sia. Siccome De Vivo e Virgilio hanno deciso che tutti quanti noi, centinaia di migliaia di persone che scrivono in rete, siamo una non-comunità, non ci permettono di dire liberamente la nostra nel loro sito. In zibaldoni.it sì che ci sono “Scrittori”, gli Scrittori di fantascienza De Vivo e Virgilio, che hanno “paura di ciò che può essere detto”. E i lettori di zibaldoni.it? Zitti! Silenzio!”

  104. Giuseppe D. il 2 febbraio 2006 alle 10:26

    ERRATA CORRIGE al mio ultimo post: “che non è facile rilevare anche a una lettura distratta” – il “non” è da eliminare.

  105. mag il 2 febbraio 2006 alle 10:44

    Quindi visto che tutti fate vedere in questa sede come siete superdotati, anche io Vi ho mostrato la mia infiammazione di prostata e relativa orchite.
    :-) qui sono sarcastica.

  106. gianni biondillo il 2 febbraio 2006 alle 10:58

    Giuseppe, scusa, ma il punto 12 non dice proprio: “è una rivista vecchio stile pubblicata in rete”? Non stiamo tetrapilectomizzando?

    Poi, “blog”. Blog, lo sapete viene da web log. Cioè “diario in rete” (Mozzi ha chiamato il suo blog Diario, infatti). Sui diari posso scrivere e farci scrivere sotto i commenti agli amici. Oppure scrivere, far leggere ma non farci scrivere nulla. Perché? Cazzi miei! Odio le grafie degli altri, le trovo disordinate, amo solo la mia, preferisco leggere i diari degli altri, una volta l’ho fatto e me l’hanno scarabocchiato tutto… non ha importanza perché. Quello che conta è che non esiste una sola formula del blog. Altrimenti si avrebbe una visione troppo rigida del mezzo, no?

    Che poi Tiziano possa aver cambiato posizione o direzione o atteggiamento, insomma, in due anni e mezzo è concesso, no? Come diceva Wilde? “La coerenza è la virtù degli imbecilli”…

    Ed ancora: che la nascita di IPA possa aver fatto scrivere sui giornali (anzi: su “il giornale”) inesattezze, alla fine, mi sembra la cosa meno importante. La cosa che reputo di mio interesse, come ho scritto anche dalla Lippa, è che non è più: “i blog che si interessano del quotidiano”, ma: “i quotidiani dei blog”.

    Se Tiz dice che l’intervista gli è stata, in un certo senso, “estorta” e “mutata di senso” io gli credo. (le virgolette non come citazione, precisini, ma come mia scrittura frettolosa).
    Anche perché, detto fra di noi, non accetto lezioni di radicalità proprio da nessuno, figuriamoci…

    Io sono felice che ci sia IPA in rete. E’ una ricchezza. E sono felice che NI2.0 goda di ottima salute. E’ una ricchezza anche questa. E sono felice di aver mangiato un paio di volte assieme a Effeffe. Si arriva ad un’età (domani compio 40 anni) che conoscere persone della tua generazione ricche di entusiasmo è miracoloso. Ti chiedi: ma dov’eri 20 anni fa? E ti rispondi, anche: meglio così. Certi cominciamenti sono sempre carichi di elettricità. Non statica, però. Dinamica.

  107. Giuseppe D. il 2 febbraio 2006 alle 11:17

    Scusa, Biondillo, io non voglio fare le pulci a nessuno, ma il mio intervento voleva semplicemente chiarire non che NON DEVONO ESSERCI CAMBIAMENTI, figuriamoci, ma che, appunto, dei cambiamenti, con IPA, ci sono stati, e in certe direzioni, etc. Scarpa liquida la faccenda dei fantablog-zibaldoni come se fosse stata una cosa legata alla “trimestralità”, e questo non è vero. Lui, in quel pezzo, deifendeva A SPADA TRATTA la logica del blog e dell’internet in una maniera, secondo quelli di zibaldoni (in parte, anche secondo me), sfegatata e acritica. Oggi vedo, con piacere, che le cose sono cambiate, tutto qui. Ma, dico, ci vuole tanto ad ammettere che in passato abbiamo potuto dire qualcosa che oggi non condividiamo più? Poi è chairo che i giornalisti ricamano e il bal bla aumenta. Se siamo prima noi a essere imprecisi, di imprecisione e di noia e di inutili diatribe moriremo tutti, prima o poi, non credi?

  108. andrea barbieri il 2 febbraio 2006 alle 11:54

    Giuseppe D., Scarpa ti dice che l’assenza di commenti non è un’esigenza teorica ma pratica: è l’impossibilità di reggere commenti che (come si è visto nei due anni di Nazione indiana e poi in sei mesi di VMO, oltre a tutto il veleno che è circolato in rete) porterebbero a usare tutte le energie per contrastare dei provocatori. A questo punto mi pare ovvio che Scarpa non ha affatto cambiato opinione: non è colpa sua o degli altri redattori di Primo amore se le cose vanno così. Gli attori di questo scempio dell’intelligenza e del lavoro di intellettuali di valore sono altri, e quasi nessuno ha avuto da ridire su di loro. Io concentrerei l’attenzione su questo dato evidente, e lascerei perdere argomenti che sembrano la continuazione del killeraggio che si è visto fino’ora.

  109. yara il 2 febbraio 2006 alle 12:08

    Mi sono data letteralmente la zappa sui piedi. L’altro giorno su NI ho
    raccontato che coltivo maria. Ieri in rete ho visto che Voce ha curato un libro di poesia concreta, e io sono una fanatica di Leminski. Sono italo-brasiliana, dopo la maturità sono venuta in Italia, ho fatto filosofia e adesso la traduttrice: Leminski lo tradurrei di corsa, ma non posso scrivere qui il mio cognome.
    Scarpa si nega come autore autorizzato (gli avevo chiesto un consiglio da cliente…), e si esalta come blogger:
    1. Liala “è stato uno degli interventi più discussi dall’intero mondo dei blog, è stato ripreso da numerosi giornali, è un articolo citato negli studi sulla rete, altro che vaneggiante”. Si può dire lo stesso delle sorelle Lecciso.
    2. Liala “è uno dei miei interventi più lucidi… Quando Yara potrà dimostrare di aver prodotto qualcosa di pari livello, forse prenderò in considerazione i suoi giudizietti sommari”. Con “dimostrare” penso intenda “mostrare”. Eccolo: La ragazza-serpente, ed. de Il Ragazzo Innocuo, Milano 2004, mia traduzione di un libretto anonimo brasiliano – nel mio ramo, è di miglior livello: niente di che, ma seria, fondata e coerente, mentre se Scarpa si degnerà di dialogare, gli di-mostrerò che in Liala fa la figura di una zitella appena scippata, o di un liala.
    3. IPA “è un blog o no? E chi lo sa? Qui siamo nella mistica dei blog.” A parte che in Liala era lucido e qui mistico, per me blog = web blog = dialogo in rete.
    4. “Con Google e gli altri motori di ricerca, con i link, ecc. tutto è vivo in rete. Per Yara invece ‘qualsiasi file presente in rete’ è ‘morto’. A me basta questa sua frase per” ecc. ecc. Con i cataloghi per soggetti, con le bibliografie ecc. tutto è vivo in biblioteca. Compilo una scheda, e quando mi arriva il libro quell’autore, morto sepolto lontano da me, è qui presente e vivo. Motori di ricerca e link velocizzano immensamente la cosa, ma la sostanza rimane la stessa (velocizzazione è per definizione un potenziamento solo quantitativo), e la sostanza è: quell’autore è vivo solo in effigie, o per metafora, e morto in realtà per il semplice e decisivo motivo che non parla-dialoga.
    5. “Yara ha una concezione mortifera della rete” significa che io avrei una concezione tale della rete, che la farebbe morire o la vorrebbe morta. Io invece penso che con motori e link, come con uno schedario, riporto metaforicamente in vita ciò ch’è morto, penso cioè e spero di essere fedele ai morti. Nei blog invece cerco di dialogare coi vivi.

    PS ne La ragazza-serpente ho usato uno pseudonimo, perciò per la maria non rischio niente. Siccome poi gli editori non mi tradiranno mai, do a Scarpa e a Voce il loro indirizzo, così potranno risalire al mio : Il Ragazzo Innocuo, via Guinizelli 14, 20127 Milano.

  110. andrea barbieri il 2 febbraio 2006 alle 12:13

    E vi risparmio un florilegio di quello che è stato scritto in rete fino a oggi, per esempio, su Moresco. Ve lo risparmio perché leggereste parole così indecenti da far vergognare anche chi non si sognerebbe mai di usarle.

  111. yara il 2 febbraio 2006 alle 12:23

    ho riletto, scusate il refuso

    per me blog = web dialog = dialogo in rete

  112. georgia il 2 febbraio 2006 alle 12:37

    Io ripeto che gli ex indiani di Primo amore hanno fatto benissimo a non mettere i commenti.
    Sarebbero stati sommersi, e gli avrebbero pure fatto saltare la banda:-))).
    Poi mi domando come mai questa discussione sui commenti non sia mai nata riguardo a I miserabii o a Carmilla.
    Io trovo i commenti una cosa bella e coraggiosa, ma trovo anche che PA non potesse, al momento, fare altre scelte.

    Addirittura qui c’è chi tira fuori vecchie polemiche ormai archiviate ;-)
    Viene addirittura riattualizzata una bella polemica fra NI e zibaldoni, chiusa e strachiusa, che oggi ha reso diversi e migliori tutti i contendenti. Primo amore ha imparato da zibaldoni e zib ha imparato da NI. Mi sembra il massimo per una intelligenza collettiva.
    Cosa volessero inizialmente gli indiani o gli zibaldoni?… ma scusate a chi frega qualcosa se colombo voleva andare veramente in India?
    Non lo sapete che la dote migliore della rete è la serendipity? uno va in cerca di qualcosa e trova qualcos’altro, EUREKA :-)
    La dote peggiore della blogsfera invece è l’accidia micragnosa e l’ira (anche se non molto diffusa in realtà) e a leggere i commenti di ieri su lipperatura c’è veramente da ridere, se non facessero paingere.
    Ma possibile che la cosa bruci ancora così tanto?
    Con la scusa di attaccare il giornalista esterno del giornale, attaccano PA con un livore che, secondo me, non ha l’eguale in rete (ricorda semmai l’attacco ai comunisti di berlusconi) .
    Addirittura si sono messi a contare (malissimo) non solo i blog che ne avrebbero parlato o che lo avrebbero linkato (COSA MAI SUCCESSA per altri blog) ma addirittura a contare il numero dei commenti ai post postati in vibrisse, lipperatura e poi anche in NI, cosa di per se ridicolissima, ma le conclusioni poi sono quasi demenziali.
    E il tutto affrontato e discusso da persone che credevo intelligenti.
    Beh ai sentimenti profondi e irrazionali forse non si comanda.
    Cose da pazzi! che non avevo mai visto in rete, veramente la cosa più ridicola e pietosa da me letta nella blogsfera.
    Anche se … leggendo la frase infelice (Quando Yara potrà dimostrare di aver prodotto qualcosa di pari livello, forse prenderò in considerazione i suoi giudizietti sommari) di Tiziano Scarpa capisco che forse le ferite non sono state solo superficiali come appaiono oggi. Spero che si renda conto di cosa ha scritto (di se stesso) e se la rimangi come sfogo incontrollato ;-).
    Quelle sono cose che possono dire gli altri, dirsele da soli …. beh … è un po’ commovente;-) NOI riuscire a giudicare se altri scrivano cose di pari livello A NOI? ah ah ah ah ah … non si è mai visto neppure fra i migliori.
    geo

  113. angela scarparo il 2 febbraio 2006 alle 13:36

    Anche io sono stata intervistata ‘un sacco di volte’, Scarpa. Forse perchè mi chiamo Scarparo. Anche su ilpostodeilibri.it in linea adesso c’è una bella intervista che mi ha fatto Gaia Cenciarelli su Leggendaria. Che non si è sognata di dire, in quanto giornalista, (come tu sottitendi di tutti i giornalisti) una cosa per un’altra. Può essere che sia andata come dici tu, ma allora la domanda è un’altra: perchè gliel’hai data l’inervista a Serino se poi devi dire, o sottindere, ‘Sapete come è, no? Il mondo della scarta stampata? Sapete che sono dei deficenti, no?’. Sei tu che fai le interviste, e a sentire come parli ne fai anche tante. Perchè non impari a gestirle, prima di farle? Non è polemica. E’ nell’interesse dei blogger.

  114. georgia il 2 febbraio 2006 alle 14:25

    Nell’interesse dei blogger????
    quali blogger?
    i lit-blogger (che non so ancora cosa cavolo siano) ?
    o solo i blogger che ama la scarparo?
    O tutti i blogger?
    e come fa a far bene a tutti i blogger, mica siamo tutti uguali (se dio vuole)?
    Ma avete idea di quanti siano i blog e quanti argomenti affrontino? cosa volete che gliene freghi di serino del giornale alla maggior parte dei blog:
    Per Il primo amore è diverso perchè, obbiettivamente, uno può pensarla come vuole, ma sono a livello alto e hanno postato già due tre cose veramente splendide (che poi dopo tre soli giorni se ne siano accorti 12 blog o 12.000 ha veramente NESSUNA importanza, cristo, ma …. mi sembra pazzesco anche solo il doverlo dire, mi sembrano polemiche da cortile delle elementari)

    Ora, angela, capirei ancora, ‘sta tua generalizzazione, se qualcuno attaccasse o denuciasse un blogger per qualcosa che ha scritto, CERTO saremmo tutti automaticamente compatti e solidali perchè la cosa ci riguarda tutti e soprattutto riguarda la libertà di opinione (grande tesoro della rete).
    Ma se qualcuno parla, su un giornale, bene o male di un blogger e di quello che scrive a me scusa , come categoria dei blogger, cosa me ne dovrebbe importare?
    Magari a serino andrebbe segnalato che in italiano non si scrive bloggers (ma quello è ancora lontano da queste cose, anche se la tira;-)
    L’unica cosa interessante l’ha detta biondillo, è interessante il fenomeno che si avverte e che fa una inversione di tendenza: i blog vanno sempre più spesso nella carta stampata (poi come ci vadano importa poco o per lo meno è dovuto ad altre cose che non riguardano il fenomeno blog) e questo vuol dire che presto cercheranno di mazzolarci, ma non come facciamo tra noi singoli, come galletti spennacchiati nel pollaio, ma proprio seriamente come mezzo in se: troppo libero e troppo, potenzialmente, intelligente per lasciarlo libero e indipendente. E qui sì che dovremmo allearci tutti fin da ora.
    geo

  115. francesco forlani il 2 febbraio 2006 alle 15:14

    Minchia Georgia! un foco! :-)
    effeffe

  116. Giuseppe D. il 2 febbraio 2006 alle 16:03

    Sono praticamente d’accordo su tutto quello che dice Georgia, soprattutto nel penultimo suo intervento, soprattutto nella parte inziale di questo, che dovrebbe essere preso come guida da tutti coloro che scrivono e agiscono in rete.
    Barbieri non capisco perché abbia sempre da intervenire a giustificare e spiegare il pensiero e le parole di altri, i quali hanno pure la loro parola, e sanno quando e come e se intervenire e spiegare etc, no? E quindi se qualche volta vogliono star zitti o non essere interpretati, perché non lasciarli in pace? Barbieri, un po’ più di discrezione! E poi basta con questa solfa del killeraggio! Siamo stufi di lamentele, basta e avanza Berlusconi.

  117. mag il 2 febbraio 2006 alle 18:59

    I blog sono il contenuto e i giornali spesso il contenitore storpiante.
    per questo è importante mantenere aree di autonomia.
    Non solo esiste una qualità alta tra i bloggers, ma un’enorme potere persuasivo, politico, sinergico mai visto prima d’ora.
    la rete potrebbe essere paragonabile, sociologicamente, alla rivoluzione apportata suo tempo dalla stampa a caratteri.

    per il discorso commenti si, commenti no, è un non problema, nel senso che personalmente ho scritto su spazi preclusi al commento selvaggio come la retedeimovimenti, e questo permetteva maggiore concentrazione da parte nostra e minore dispersione di energie.
    Su altri spazi, come bergamoblog, dove prevale la politica dell’open source dato che i webmaster sono sviluppatori di liunux, è rigoroso il contrario, ovvero chiunque puo’ postare e chiunque puo’ commentare.
    Questo comporta da parte degli amministratori notevole lavoro per la manutenzione e l’assistenza, ma è un’esperienza molto valida in cui ognuno costruisce e contribuisce con il suo “mattoncino” di senso.
    E’ bello inoltre avere l’opportunità in tempo reale di sentire le reazioni a caldo, piuttosto che diacronicamente in altre sedi.

    grazie per l’attenzione

    Magda

  118. Gemma Gaetani il 2 febbraio 2006 alle 19:00

    Vorrei precisare, per amore di verità e intolleranza all’imprecisione nell’informazione, che la frase che Gian Paolo Serino mi attribuisce, sul Giornale dell’1/2/2006, che riporta anche Lipperatura (qui: http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2006/02/concorsi_ed_equ.html) io non l’ho mai scritta, e tanto meno detta o pensata.

  119. gabriella fuschini il 2 febbraio 2006 alle 20:53

    Cara Gemma, ti assicuro che quando ho letto su Lipperatura la frase, ho pensato: non è vero. Spesso non sono d’accordo con te, ma ti stimo per le tue prese di posizione decise e soprattutto in giro per la rete non mi era sembrato di leggere tale frase attribuitati. Se poi un giornalista vuole creare un caso sul nulla, si comporta esattamente come è successo. Non tutti i giornalisti sono superficiali, ma non tutti sono fedeli alle interviste… scopriamo mica l’acqua calda!
    Gianni: pienamente d’accordo con te.
    Francesco: i conti a casa li facciamo sempre… ne abbiamo parlato tanto e continueremo a parlarne, se ne avremo voglia. :-)

  120. Giuseppe D. il 2 febbraio 2006 alle 21:43

    Rileggendo quella polemica zibaldoni-nazioneindiana, ho ritrovato certi interventi di Gianni Celati, che a tutt’oggi, a mio avviso, sono tra le idee più illuminanti e veritiere mai espresse sul mondo di internet e dei blog, delle chat, mail, etc. Vi consiglio di dargli uno sguardo. Altro che fantablog, e bloggers e liale…
    Ecco il link: http://www.zibaldoni.it/comunicato_stampa/index_frascati_b.htm

  121. gabriella fuschini il 2 febbraio 2006 alle 22:03

    Sono d’accordo con quanto dice Celati sulla comunicazione da internet, anche se per me lo scambio mail è un po’ differente dalla comunicazione veloce e autoreferenziale che scatta in un forum, ad esempio. Lo scambio di mail può ricordare certi carteggi di una volta. dipende poi da come si usa il mezzo. Lo scambio di e-mail avviene nel privato mentre le discussioni in chat, furum o altro entrano in una sfera pubblica e quindi toccano aspetti molteplici della comunicazione o pseudo tale. Grazie per aver segnalato l’articolo.

  122. Giuseppe D. il 2 febbraio 2006 alle 22:18

    Bisognerebbe leggere bene quei passaggi in relazione a tutto il contesto di quella discussione riportata in ZIBALDONI, e ci si accorgerebbe (a un certo punto lo dice De Vivo, mi pare) che quando Celati parla di “mail” parla genericamente di tutta la comunciazione internettiana, e cioè soprattutto di quelli che oggi chiamiamo appunto blog o forum, etc. La parola “mail”, voglio dire, è molto generica e forse anche sbagliata nel senso in cui la usa Celati, perché è ovvio che, come giustamente fai notare tu, Gabriella, lo scambio di mail è forse la cosa più sana e utile di tutto il comunciaziume internettiano. Ma Celati, è chiaro, si riferisce alla degenerazione verbigerante insita negli stimoli autoreferenziali che spingono il soggetto a sentirsi eccitato per le parole che gli passano per bocca/dita/occhi.

  123. Gemma Gaetani il 2 febbraio 2006 alle 22:29

    Gabriella, come ho scritto anche su Lipperatura, voglio pensare che Serino abbia voluto impepare la preparazione che portava in tavola.
    Non capirò mai perché ha scelto proprio me come personaggio a cui attribuire quella battuta, che mi sembra riassumere quel sentimento di “offesa”, quasi, che alcuni hanno provato saputa la notizia dell’apertura de IPA ed espresso in modo lieve o comunque non così acido, qui sui primi commenti a questo post.

    Non avrei mai detto un’infamia del genere. Anzi, sono piuttosto felice che finalmente si possano rileggere in rete quelle penne, soprattutto quella di Tiziano.

    Io abbaio ma non mordo, chi mi conosce di persona lo sa. Quanto dici dello stimare qualcuno anche se si è in disaccordo con le sue idee mi trova (scusa la rima) assolutamente d’accordo. Ho letto questa frase sul sito di Alessio Guzzano, critico cinematografico: “Ogni stroncatura non è che un atto d’amore tradito”. Ecco, utilizzando in senso metaforico ed estensivo la parola ‘stroncatura’, diciamo che io stronco qualcuno o qualcosa quando soffro per un mancato accordo con essi (e poi sono dello Scorpione, quindi una pazza autorizzata dalle stelle :0)).

  124. georgia il 2 febbraio 2006 alle 23:02

    giuseppe grazie, mille volte grazie di averci riproposto questa riflessione di Celati su internet, me l’ero dimenticata ed è incredibilmente intelligente, è un pezzo veramente interessante che voglio rileggere e rileggere con attenzione.
    Tra l’altro forse nel 2004 non l’avevo capita come potrei capirla oggi.
    2 anni sono diventati uno spazio di tempo enorme.
    Il finale con la forma non come puro fatto formale, ma come salvezza (liberazione) dalla prigionia indotta (e liberista) dell’io credo sia cosa su cui dovremmo riflettere tutti, proprio per uscire dalla cultura egotica e da stagno che è ormai è invasiva.

    CELATI
    Se scrivendo trovo una forma, quello che conta non sono io “che mi esprimo”, ma la cifratura, l’uso delle sillabe, dei toni. A questo devo alienare la mia soggettività, per poter guardare un po’ in lontananza

  125. georgia il 2 febbraio 2006 alle 23:03

    Gemma da quello che mi sembra di capire il serino ‘un ne ha azzeccata una ;-)
    S’è inventato tutto e … pure male :-)

  126. yara il 2 febbraio 2006 alle 23:38

    Grazie a Giuseppe D., ho letto Celati e c. Evidente che si parla più di blog che di e-mail. Io però toglierei gran cornici epocali. La gente stra-parla. La persona che sta ore al telefono, sta ore a scrivere e-mail. La persona che fa gran discussioni con gli amici, fa pistolotti sui blog ecc. Già si parla con skipe, potrebbero inventare trascrizioni immediate della voce. Lo stile, la forma, uno ce l’ha o non ce l’ha già nel parlato. La scrittura, come pratica con le sue regole, dovrebbe tuttavia frenare, ma così non è. Da ciò i fiumi di parole scritte. Nel post dell’appello sulle droghe ad es., ho abbandonato per non affogare.
    Che fare? L’esempio celatiano del sonetto non è così paradossale: è una gabbia entro cui si è costretti a cantare. E ci può essere qualcosa di analogo nei blog? Ci pensavo oggi, e dico sì. La regola ferrea, valida per tutti, è che per ogni post una persona può al giorno scrivere max:

    2 commenti di 20 righe cs.

    così chi vuole scrivere impara la concisione, impara a distribuire le forze dei suoi argomenti ecc.
    Ho pensato che uno potrebbe intervenire con nomi diversi, ma:
    – o continua un discorso con stile e contenuti palesemente legati al suo commento precedente, e allora è subito smascherato.
    – o cambia stile e contenuti, e allora è uno comunque di valore e buon per lui, passerà inosservato.
    L’autore del post s’incarica di sorvegliare i commenti (lo farebbe in ogni caso), e ogni commento che non rispetta le regole, bello o brutto, viene inesorabilmente tagliato. La regola penso sia superdemocratica, diritti e doveri uguali per tutti. E il blog funzionerebbe anche come academiuta di scrittura.

    Zibaldoni e IPA fanno esplicito riferimento al Leopardi. Speriamo che non se lo dimentichino (come fa pensare Scarpa quando disarmantemente scrive: “Si chiama ‘il primo amore’, il sito. E’ un sito amorevole.”

  127. gabriella fuschini il 2 febbraio 2006 alle 23:40

    @ Giuseppe D.
    Sì, è da leggere con attenzione e più volte. Il commento di prima era a caldo dopo una lettura veloce stimolata dal tuo intervento. A me interessa molto il discorso sulla comunicazione, sulla mutazione linguistica e formale avvenuta in così pochi anni, se ci pensi non è molto che internet è divenuto strumento di molti. Leggevo oggi sul quotidiano che la Western Union ha sospeso il servizio telegrammi dopo 155 anni, questo la dice lunga sulle trasformazioni in atto.

  128. gabriella fuschini il 2 febbraio 2006 alle 23:55

    @ Gemma:
    chissà cosa ha messo in moto il meccanismo… credo che la formula sia : prendi un nome noto, di qulcuno che ha appena pubblicato un libro per esempio, qualcuno che abbaia (e non morde), una pazza autorizzata dalle stelle, mettile sotto le dita sulla tastiera parole pepate anche un po’ cattive, scecchera (così vuole l’accademia della crusca) il tutto e voilà… la querelle eccola qua!
    Mi sei troppo simpatica, Gemma. :-)

    ps
    ora me ne vado, ché ha ragione Yara: due commenti e poi smammare… sarebbe una sana abitudine.

  129. georgia il 3 febbraio 2006 alle 00:04

    i commenti più interessanti sono quelli a caldo, gabriella.
    Tu hai ragione a dire che e-mail e comunicazione in un blog sono cose diversissime, io però credo che siano dettate un po’ dallo stesso meccanismo che celati spiega così bene: questo egotismo indotto dall’esterno, questo innamoramento del nostro io che non riusciamo più ad allontanare, per pensare con calma, e che celati vede come frutto della cultura liberista.
    Io non ci avevo pensato.
    Tra l’altro sono convinta che quando celati ha scritto il suo pezzo (che io oggi trovo una perfetta analisi della scrittura elettronica attuale) non avesse quasi nessuna esperienza di chat o blog o forum, ma solo di e-mail e che partecipasse alla discussione solo indirettamente, cioè attraverso la discussione private con i gestori di zibaldoni e … la lettura di leopardi :-). Forse sbaglio ma sarei pronta a giurarci.
    Chissà se oggi direbbe le stesse cose o se sarebbe ancora più allarmato.
    Io credo che tutti noi stiamo cambiando molto velocemente e senza riuscire a capire bene quanto stiamo cambiando. E’ chiaro che non dobbiamo (e non possiamo) fare a meno delle e-mail e di internet, ma dobbiamo almeno essere consci che non è un mezzo semplice come un cellulare o altro ma che è un mezzo che ci cambia la scrittura, e quindi il pensiero e la vita.
    La facilità del mezzo poi rischia di farci sentire singolarmente potenti o migliori, ma dobbiamo essere razionalmente consci che NON lo siamo affatto, per lo meno non lo siamo singolarmente, collettivamente forse si.
    geo

  130. Gemma Gaetani il 3 febbraio 2006 alle 00:27

    Siamo “drogati di frammenti”. Lo dice Bret (Easton Ellis). Cioè tutti completamente pazzi, ormai. Chi più, chi meno.

    Gabriella, grazie, anche tu mi sei molto simpatica. Anche se ho un debole innanzitutto per Tashtego, soprattutto quando arriva vestito da Snaporaz. :0)
    E (Georgia, anche), quanto al remix fatto da Serino, come tutte le notizie stampate presto (o forse già) starà incartando uova, o pesci morti, o pulendo vetri, quella pagina di Giornale. La consapevolezza di questo, in questo caso, può consolare. (Non scrivo al Giornale chiedendo di appuntare da qualche parte che io non ho mai scritto quella frase perché mi sembrerebbe di dare seguito a un delirio comunicativo…).

  131. andrea barbieri il 3 febbraio 2006 alle 12:24

    The day after.
    Saputo che il giornalista la recensiva su Repubblica…
    Ohhh Gian pucci tucci, sai non volevo minga farti il processino, no no nooooo, ci credo alla tua bona fede sì sì sììììì, sei cool, sei lusch, sei bello dentro fuori di fianco sopra sotto…

  132. Giuseppe D. il 3 febbraio 2006 alle 13:12

    La “forma” è tutto, nella scrittura (“e”, sarei tentato di aggiungere, “nella vita”). Senza forma, come spesso nei blog, come qui, ora, si muore, o si è già morti. Siamo tutti un po’ più morti dopo aver depositato o inventato segni che ci allontanano dall’essere naturale. Perciò la “forma” dovrebbe essere l’unico problema di uno scrittore e di un lettore, perché la cosiddetta libertà – quella che cioè stanno a venderci tutti i giorni come la quintessenza dell’esistenza umana – la libertà di “esprimerci” dappertutto ad esempio – è una stronzata (liberale, liberista, postfordista e futuristica) grossa come un grattacielo, per credere alla quale bisogna essere qualcosa di più che ingenui. Credo che sia di questo che parli Celati, che certamente capisce poco, tecnicamente, i particolari della comunciazione virtuale, ma ne ha penetrato l’essenza come pochissimi altri.
    Certo, poi, a voler essere proprio caustici, come Yara, bisognerebbe far notare a Scarpa che, oltre a essere finiti per fare una rivista a la ZIBALDONI, alla fine hanno scelto anche un nome spiccatamente leopardiano…

  133. andrea barbieri il 3 febbraio 2006 alle 13:17

    Suppongo che il nome sia un’invenzione di Moresco che scrive di Leopardi da quando gli Zibaldoni andavano alle elementari.
    Quando scrivi “Senza forma, come spesso nei blog, come qui, ora, si muore, o si è già morti.” secondo me dovresti parlare per te.

  134. db il 3 febbraio 2006 alle 13:47

    Ho guardato “blog” su wikipedia: dà l’etimo e la casistica, ma non la definizione (come dire che “galli” ce n’è di tutti i colori). A procedere classicamente per differenza specifica, direi provvisoriamente così:
    1. sito: casa chiusa

    2. sito con e-mail: casa per appuntamenti
    3. blog: casa aperta

    4. forum: mercato
    Ho saltato una riga tra 1. da 2. perché la differenza è maggiore che tra 2. e 3. In 1. infatti non c’è dialogo con gli utenti, in 2. e 3. c’è: tra padrone e ospiti in 2., tra ospiti e tra padrone e ospiti in 3.
    Ho saltato una riga tra 3. da 4. perché la differenza è maggiore che tra 2. e 3. In 2. e 3. infatti c’è un padrone, in 4. è solo nominale.

    3. non dice quanto sia o debba essere aperta la casa. Totalmente aperta in rete è la possibilità di aprire un blog. Ci sono case più o meno ospitali (più o meno anche nel senso che il più può rivelarsi un meno), ma non è scritto da nessuna parte che un blog debba essere totalmente aperto: l’importante è che ciascun blog definisca la sua regola di ospitalità.
    Fin qui arrivo. bello sarebbe se qualcuno correggesse e arricchisse.

  135. Gemma Gaetani il 3 febbraio 2006 alle 16:55

    Barbieri, guarda, sei proprio un infame, hai proprio l’animo dell’infame, e la faccia come il culo, degli infami.
    Diversamente da quanto possano fare su di te, di me parlano perché ho scritto un libro, e poiché evidentemente fingi di non saperlo, te lo ricordo.
    Infine, riporto tutti i commenti che ho scritto su Lipperatura, e quelli che Serino ha scritto a me, divertitevi anche a parlare dei miei commenti fiume, non me frega un gran bel cazzo, ma se c’è una cosa che mi sta sul cazzo è l’infamia. E, ti prego, Andrea Barbieri, di non venire più sul mio blog a lasciare commenti da mentecatto, domande come se io abbia mai scopato all’uscita da una discoteca su un tappeto di caramelle Golia. tilizza il tempo che devi avere in grossa quantità a disposizione per fare cose più utili per qualcosa che voglio definire energia cosmica, che più è positiva, meglio è si sa. E’ un consiglio da parte di una che ne sa un po’ più di te, di qualche cosa.

    Vorrei far presente, costretta dalla chiamata in causa dell’articolo di Gian Paolo Serino che Loredana Lipperini ha qui riportato, che io non ho mai scritto (né detto o pensato) la frase che Gian Paolo Serino mi attribuisce. Con questo non voglio affermare, e nemmeno pensare, che Gian Paolo Serino inventi il contenuto dei suoi articoli. Serino ha firmato l’appello per Pier Paolo Pasolini di Primo Amore, tra l’altro. Ipotizzo quindi che abbia messo un po’ di phard (o di pepe, se preferite) all’articolo per farlo risaltare di più.

    Scritto da: Gemma Gaetani | 02/02/06 a 19:07

    Cara Gemma, abbando quelle che nonm definisco polemiche ma DELIRI. RIPETO: la MAIL DI RINGRAZIAMENTI DI TIZIANO SCARPA e SMS SONO A DISPOSIZIONE DI CHI VOGLIA SERIAMENTE CAPIRE COME E’ ANDATA.
    Scrivo a te perchè leggo che citi ELLIS e il suo “drogati di frammenti”.
    Dato che mercoledì p.v. su REPUBBLICA apparirà una mia recensione al tuo libro dove parlo proprio di FRAMMENTI non vorrei che mi accusassi di averti copiato. L’ho consegnata ieri.
    grazie.

    gps

    Scritto da: gian paolo serino | 03/02/06 a 09:34

    Ciao, Gian Paolo, e piacere di conoscerti.
    Io per tutto il giorno ieri ho pensato che forse, in buona fede, hai creduto di rendere più “scoppiettante” la notizia. In fondo hai comunque parlato della cosa, e non credo che tu sia schizoide (mostri interesse per NI e IPA, parlandone, e però lo fai riferendone in modo non veritiero…). Né tiro fuori una presunta mala fede di cui non ho prove, e non mi interessa cercarle; Tiziano sostiene che c’è stata manipolazione voluta; tu sostieni che ci sono sms e mail private di Tiziano che smentiscono il dissenso che lui ha manifestato successivamente. A me non interessa partecipare a un processo pubblico, esaminare prove, esprimere un giudizio di colpevolezza dell’uno o dell’altro.
    Ci tenevo a spiegare che non avevo scritto da nessuna parte quelle parole (e nemmeno le ho pensate o dette) perché pur non condividendo alcune delle idee che furono alla base della scissione di NI (quella sul genocidio culturale, in particolare), stimo il lavoro di chi porta avanti le proprie idee con impegno, serietà e una sorta di fede. Credo di aver capito (a mie spese, da quando è uscito il mio libro) che molti giornalisti – non sto dicendo tu, perché per dirlo dovrei farti un processo che non mi interessa fare – ritengono di assolvere il loro dovere, e di farti un favore!, parlando di te, ma mai troppo bene, puntando a evidenziare (o inventare) particolari che rendono più succoso o pettegolo il riferimento. L’informazione insomma è diventata fiction, Maurizio Costanzo ha fatto scuola. Ma il motivo vero sta nello stato attuale delle cose letterarie, che sono spesso lontane dal mondo che cercano di rappresentare, quello che riempie i vagoni delle metropolitane ogni mattina, per intenderci.
    Ellis: io ho trovato complesso e perfetto il suo ultimo libro. Non credo affatto che sia il libro della fine di Bret Easton Ellis, anzi. L’esatto contrario. Solo una mente letteraria molto lucida più costruire un gioco di specchi così vertiginoso sull’identità autoriale, e il rapporto tra fonti e scrittura, confondendole continuamente. Un vero thriller sulla scissione dell’io autoriale.
    Per finire, tornando a quelle parole che mi hai attribuito, ciò che non capisco è perché, nel mare magnum dei commentatori di NI, tu abbia scelto proprio me come personaggio a cui mettere in bocca quella battuta. Che mi sembra un rimaneggiamento dell’offesa, quasi, che alcuni esprimevano nei primi commenti al post che NI 2.0 ha dedicato all’apertura del PA. Quindi comunque veritiero.
    Buon lavoro,

    GG.

    P.S. Sono curiosa di sapere come ti è sembrato il mio libro. I frammenti, lì, sono fondanti, fondamentali.

    Scritto da: Gemma Gaetani | 03/02/06 a 11:46

    Cara Gemma, volevo soltanto chiarire per poi non essere accusato di averti “Rubato” l’idea dei frammenti.
    Chiudendo, e questa volta davvero, conm Tiziano Scarpa altra asserzione falsa è che non ha mai accettato interviste con IL GIORNALE.
    La prova?
    Proprio su queste pagine Loredana aveva postato un mio articolo di ionterviste a scrittori tra i quali Tiziano Scarpa….
    Lo trovate qui.
    http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2006/01/index.html

    Scritto da: gian paolo serino | 03/02/06 a 12:10

    Gian Paolo, se facendo critica letteraria, rintracciare l’istanza compositiva di un testo è derubare l’autore, allora sì, sei davvero un ladro disonesto privo di moralità, e lo denuncio qui davanti a tutti!

    :0)

    Chiudo anch’io, si è parlato anche troppo di questa storia.

    Scritto da: Gemma Gaetani | 03/02/06 a 13:53

    Ultima cosa. Vorrei precisare che avrei scritto le stesse identiche cose anche se Gian Paolo Serino non avesse detto che ha scritto un pezzo sul mio libro. Per evitare sforzi ermeneutici ai lettori che volessero impegnarsi in essi…
    Saluti e buon lavoro a tutti.

    Scritto da: Gemma Gaetani | 03/02/06 a 13:55

  136. Gemma Gaetani il 3 febbraio 2006 alle 17:03

    Utilizza, volevo scrivere.

    “Il pubblico della poesia è un paese, nel buono e nel cattivo senso”. Questa è una delle frasi tagliate dal mio libro, da me. Era sacrosanta.

    Statti bene, Barbieri. E smettila di citarmi e di osservarmi, perché inizio ad averne piene le palle. E non mi scuso per la precisione linguistica con cui ho scelto di rivolgermi a te. Ho usato un argot romanesco, se non ci arrivi a comprendere da solo.

  137. georgia il 3 febbraio 2006 alle 17:30

    barbieri non è che moresco sia più vecchio di celati, eh? :-)))) anzi credo sia addirittura più giovane. di un anno o due quindi all elementari al massimo ci andavi tu.
    geo

  138. gianni biondillo il 3 febbraio 2006 alle 18:32

    Finitela qui con gli insulti. E non tiratemi fuori il lagnosissimo: “ha iniziato prima lui/lei.”
    Se i toni continuano ad essere questi mi arrogo il diritto di fare una cosa che odio nel profondo: vi cancello. Questa, in ogni caso, è (anche) casa mia, e a casa mia chi piscia fuori dal vaso prima chiede scusa, poi pulisce. Altrimenti lo butto fuori.

    Se dovete litigare fatelo in privato o da un’altra parte.

    Grazie.

  139. georgia il 3 febbraio 2006 alle 18:47

    ehi gianni mi levi una curiosità?
    ma chi è che sta litigando?
    (oh mica ti paga serino vero? così può parlare di blog rissosi :-))
    Te lo chiedo perchè, sul serio, non capisco, sono stati affrontati argomenti interessantissimi e … o c’è qualcosa che sfugge a me e che non conosco, o non capisco proprio perchè ti arrabbi.
    geo

  140. Giuseppe D. il 3 febbraio 2006 alle 19:56

    Gisuto per non far svaporare l’interessante discussione che pareva essersi aperta e che, puntualmente, si trova a essere assorbita e annullata da qualche blogger impenitente e appassionato della polemica tout court – giusto per non far svaporare la discussione, dicevo, voglio ricordare all’avvocato del diavolo, Signor Barbieri, che probabilmente Moresco ha comincaito a scrivere di Leopardi molto, ma molto, molto, molto dopo non solo e non tanto Celati, come ricorda giustamente Georgia, ma anche molto, moltissimo dopo Antonio Prete, che mi risulta essere una delle colonne portanti di ZIBALDONI, oltre che uno dei più grandi studiosi internazionali di Leopardi, nonché scrittore raffiantissimo, senza fisime accademiche: uno che quando parla di Leopardi ti fa rimanere incantato. Insomma, è la solita storia: si parla in maniera imprecisa e superificiale e si preferisce alzare fumo e casino laddove qualcosa di interessante comincia a emergere… E’ il blog, baby!

  141. yara il 3 febbraio 2006 alle 20:17

    Ho riletto Celati. Dice cose sensate, ma poteva dirle più semplici. Al posto del Leopardi ad es., poteva mettere un maestro elementare: già al primo compito d’italiano infatti, ci si misura con la forma: grammatica, argomento, svolgimento ecc.
    Celati vede nel passaggio all’e-mail uno scadimento della forma. Giusto, ma c’è bisogno di una filosofia negativa del liber(al)ismo attuale per inquadrarla? Penso di no. A un esame di filosofia avevo portato Due epoche di Kierkegaard, un millelire: 160 fa lui diceva che essenzialmente la sua epoca era diversa dalla prima, quella rivoluzionaria, per la perdita della forma a tutti i livelli. Quindi, se c’è una filosofia da abbracciare, è quella lì.
    Io la vedo così: con internet è più facile sia prendere sia dare. Cerco un brano, e invece di andare in biblioteca, lo prendo qui. Do un messaggio, e invece di mettere il francobollo e aspettare, lo do qui.
    Nel mondo alfabetizzato, c’è gente che non ha mai scritto una lettera né mai scriverà un e-mail; viceversa, ci sono ex-grafomani ora blogger. Quello che nota Celati è che la gente situata tra questi due estremi tende a perdere (la) forma. Difatti quello che da piccoli faceva il maestro elementare, da grandi lo faceva – prima di internet – il tempo. Se volevo scrivere una lettera, pensavo bene a cosa scriverci: adesso no, perché tanto, posso mandare subito una seconda e-mail…
    Però Celati sbaglia quando dice che l’e-mail è peggio della conversazione reale, poiché in quest’ultima c’è un rituale che blocca il dilagare. Siccome fa l’esempio di Sgarbi, è facile capire che uno Sgarbi via e-mail sarebbe più formale (=più sopportabile) che nella realtà (=in tv).
    La gente da tanto parla come mangia, e ora con internet scrive come parla (non peggio, anzi sempre almeno un filo meglio, poiché c’è un minimo di distacco). Dunque, se mangia male…

  142. andrea barbieri il 3 febbraio 2006 alle 20:24

    Quando dico “Gli Zibaldoni” mi riferisco a De Vivo e Virgilio, cioè i due che intervenivano e conducevano la polemica su NI.
    Non me ne intendo delle colonne portanti, dei Romolo e Remo della loro ex rivista elettronica ora trasformata in blog, so solo che al tempo della polemica Celati scrisse un saggetto per loro e De Vivo e Virgilio lo iperlinkarono creando delle bottoniere in ogni angolo del sito.

    for auars leiter…
    Oh, infamone, barbierone infamone, come ti permitti di trattarmi come un’ochina, buah, spik e span!, lusch! lusch! io sugno me stessa, sugno tautologica io, non è che mi prendo il virus influenzale solo perché Seri ha scritto che sono la nuova Danta, uffi! :-)
    E ti preciso che su d’un tappetto di Golia l’amore ce lo farai tu che poi ci si ti appicciccaciccano tutte alla schiena di quella stanga della tua fidanza! :-)

  143. yara il 3 febbraio 2006 alle 20:25

    scusate il refuso:

    160 anni fa

    … c’è sempre una seconda e-mail!

  144. andrea barbieri il 3 febbraio 2006 alle 20:31

    In un mio sogno, i due, li ho anche sentiti cantare: “Il carretto passava e quell’uomo gridava Celatiiii…” :-)

  145. Giuseppe D. il 3 febbraio 2006 alle 22:11

    Yara, la questione della forma, messa come la metti tu, diventa una cosa da tromboni, invece è una cosa molto più semplice e vitale, naturale: “forma” versus “informe” – Celati lo spiega bene e chiaramente. E spiega ancora meglio proprio la faccenda del “facile”, del “più facile”. Ma cosa è più facile, oggi, con internet? Comunicare? Capirsi? E’ proprio questa “facilità” (o libertà, o chiamala come ti pare) a intrappolare il meglio dell’espressione e della poesia, perché è illusoria e crea soltanto falsi bisogni, bisogni autoindotti che ti spingono solo “per interesse di mercato” verso l’altro. Da questo punto di vista, dire le cose in maneria “più facile” di come le dice Celati mi sembra davvero impossibile – uno che parli come lui, in giro, non si trova facilmente, hai voglia il Barbieri a sputare veleni e a ingrossarsi il fegato di bile: grandi scrittori si diventa con fatica e sudore, e non ci si improvvisa solo perché c’è un po’ di fama mortifera che ti corre dietro. Del resto, su ZIBALDONI io ho letto non uno, ma decine di scritti di Celati, riuscendo a seguire un filo e una coerenza di idee che nelle riviste, anche nelle più affermate e famigerate, mica è facile trovare. Ma questo, avendo la bile in circolo, è difficile vederlo, lo so – e allora buonanotte.

  146. yara il 3 febbraio 2006 alle 22:59

    Su Ubicue ho letto: “L’Italia è un paese di peti, di stinchi e di navigatori in rete”! A parte gli scherzi, Giuseppe D., non capisco la “cosa da tromboni”. Un maestro che cresca coi bambini e li impegni alla forma è una cosa umile, ma basilare: poi qualcuno andrà più avanti, fino a quasi Leopardi, ma intanto avremmo un contesto comune, ecc. Ma se nemmeno in un blog come questo di laureati si riesce!
    Adesso so che su Zibaldoni ci sono altri articoli di Celati: spero di trovarli. L’intervento di DB mi convince: ma non c’è gia netiquette?

  147. andrea barbieri il 4 febbraio 2006 alle 00:21

    Giuseppe D. dovresti cominciare a distinguere quello che esiste fuori di te da quello che proietti. Noi hai superpoteri, non leggi nel pensiero, non sei nemmeno particolarmente attento. Tu scrivi che per diventare scrittori occorre fatica come se fosse un’idea che non posso capire, che mi è lontanissima inseguendo le sirene di chissà cosa. Invece è esattamente quello che penso, e aggiungo ci vuole anche il rischio. Embe’, credi di aver fatto una grande scoperta? Il problema è che se noi continuassimo a discutere sono ragionevolmente sicuro che tu useresti questo criterio per tagliare le gambe a chi scrive oggi. Già ti dà fastidio che abbiano “profanato” il “tuo” Leopardi come se di Leopardi potessero parlare solo i leopardisti.
    E poi ti voglio ricordare una cosa, circa un annetto dopo il litigio Zibaldoni-Nazione Indiana, Voltolini scrisse per Tuttolibri un lungo articolo sul volume Best off 2004 (Minimum Fax) dando molto spazio proprio ai tuoi amati Zibaldoni. Secondo me fece bene, nonostante alcune chiusure loro (e tue) abbastanza discutibili. Quindi, come vedi, nessuno ce l’ha con loro. Sono contento che Zibaldoni esista.

  148. Giuseppe D. il 4 febbraio 2006 alle 11:23

    Caro Barbieri, io avrò tutti i difetti che dici tu, e forse anche qualcuno in più, ma dico solo che mi dà fastidio non la profanazaione di Leopardi (mai detto), ma il fatto che nel bel mezzo di una discussione si comincino a tirare in ballo parole come “killeraggio” e ora “tagliare le gambe”. Questo lessico mi fa scappare via le parole, ecco, questo volevo dirti. Per il resto, credo che le nostre rispettive posizioni siano chiare.

  149. yara il 4 febbraio 2006 alle 12:19

    Speravo che Giuseppe D. mi rispondesse, ma anche lui preferisce la polemica, con AB. Ho riflettuto ancora su Celati, e ho cambiato idea. Da una parte il dialogo in rete è meglio sì della conversazione reale (ad es. è materialmente impossibile scrivere in contemporanea, mentre parlare sì, quindi su internet c’è meno con-fusione), ma dall’altra è peggio, poiché si può lanciare il sasso ritirando la mano, e questo in 2 modi almeno:
    1- restando pseud-anonimi. Praticato in un certo modo, lo pseud-anonimato toglie le soglie del pudore, che è la forma per eccellenza del rapporto umano.
    2- buttando lì un argomento per poi sparire, cosa più che improbabile in una converazione viva.
    Faccio un esempio: se Scarpa mi sfida a esibire una cosa mia di livello pari al suo Liala ponendo ciò a condizione di un confronto tra me e lui, e io la esibisco, in una conversazione reale il confronto ci sarebbe e come, mentre su internet uno può sparire, con i risvolti etici del caso.
    Ciò su cui non ho cambiato idea, e anzi quanto detto sopra me la rafforza, è che la forma-principe su cui bisognerebbe intendersi (prima ancora cioè di affrontare la forma-scrittura) è la regola che ciascun blog dovrebbe darsi (come mi sembra trasparire dal commento di DB). O vogliamo continuare col papà-buono (qui sopra Biondillo) che deve intervenire col rabbuffo?

  150. Gemma Gaetani il 4 febbraio 2006 alle 13:05

    Per Gianni Biondillo.

    E’ piuttosto evidente che ciascuno di noi ha altro (di meglio) da fare. Ma da un mentecatto paranoide che da mesi fa di me l’oggetto della sua demenza, io ne ho strapiene le palle. La scrittura per me è una cosa seria, come tutto il resto. E non vado a parlare a vanvera in giro.
    E per completezza d’informazioni copioincollo il commento che il mentecatto è venuto a scrivere sul mio blog, ora che fa, come tutti i migliori infami, il vago, evitando di ammettere che se c’è un deficiente tra me e lui, quello è lui.
    Poi, Biondillo, ti garantisco che qui a casa tua eviterò proprio di venirci. Non è di certo Andrea Barbieri, nè nessun altro, né NI, che determina la mia esistenza nel mondo letterario, in senso etimologico ed hegeliano.
    E con questo ti e vi saluto.

    28 Gennaio 2006 – 10:05

    Gemma, lo hai mai fatto all’uscita dalla disco su un tappeto di caramelle Golia?
    andreabarbieri

    (Commento n. 18 in calce al post di giovedì, 26 gennaio 2006, intitolato “L’amore è dare qualcosa che non si ha a qualcuno che non lo vuole” (Jacques Lacan), nel mio blog).

  151. Gemma Gaetani il 4 febbraio 2006 alle 13:12

    , nessun altro.

    Fine della presenza di Gemma Gaetani su NI 2.0. E se ne sei contento, Biondillo, visto che mi sembrava di partecipare o sollevare dibattiti intorno a questioni artistiche, non fuffa da asilo, ringrazia il mentecatto Andrea Barbieri.

  152. Gemma Gaetani il 4 febbraio 2006 alle 13:28

    TERMITI PAGINIVORE

    il problema che ho trovato nella
    maggior parte dei poeti che ho conosciuto è che
    non hanno mai avuto un impiego da otto ore al giorno
    e non c’è niente
    che metta una persona
    maggiormente in contatto
    con la multiforme realtà
    di
    un impiego da otto ore al giorno.

    la maggior parte dei poeti
    che ho conosciuto
    a quanto pare
    sono vissuti di
    aria
    ma
    non dev’essere stato davvero
    così:
    dietro di loro c’era sempre
    un membro della famiglia
    di solito la moglie o la madre
    a mantenere questi
    spiriti
    e
    non c’è da stupirsi
    che abbiano scritto cose così
    striminzite:
    li hanno protetti
    dalle cose vere
    fin dal
    principio
    e non
    capiscono niente
    all’infuori dell’orlo delle loro
    unghie
    e
    della deliziosa
    scriminatura fra i loro capelli
    e
    dei loro nodi
    linfatici.

    le loro parole non sono
    vissute, non sono ammobiliate, non sono
    vere, peggio – sono così
    comatosamente
    alla moda.

    comodi e al riparo da tutto
    si danno appuntamento per
    tramare, disprezzare,
    spettegolare, tutti questi
    poeti americani
    che sgomitano e spingono il proprio
    talento
    in posa
    da genio.

    poeta (?):
    una parola che va ri-
    definita.

    quando la
    sento
    mi viene un’insurrezione nelle
    budella
    come se stessi per vomitare.

    lasciamogli pure il
    palcoscenico
    visto che
    nessuno mi obbliga a stare
    fra il
    pubblico.

    (Henri Charles Bukowski)

    (Sostituite ‘intellettuali o sedicenti tali’ a ‘poeti’, sostituite ‘italiani’ a ‘americani’, e potrete avere chiaro ciò che a molti, non solo a me, appare sia diventata NI 2.0, troppo spesso, soprattutto nei commenti. Hanno fatto BENISSIMO a non aprire i commenti su IPA. BENISSIMO.
    Fine – stavolta sul serio).

  153. Giuseppe D. il 4 febbraio 2006 alle 15:10

    Yara, innanzitutto io non faccio polemiche con nessuno, rispondo giusto per un attimo se è il caso, poi per lo più svicolo. A te non ho risposto perché non è obbligatorio rispondere sempre e a tutto. Fino a un certo punto ho seguito e apprezzato il tuo ragionamento, poi, da un certo momento in poi, ho continuato ad apprezzare e rispettare quello che dici, ma vedo che non hai colto le mie osservazioni andando su altri binari e altre strade che non capisco. Ritengo non necessario, perciò, aggiungere altro.
    (La questione della “forma”, ad esempio, è ancora posta male, per come la poni tu, perché non è una questione di regole o cose del genere, ma di disciplina della propria voce, etc)

  154. fm il 4 febbraio 2006 alle 15:14

    @ Gemma Gaetani.

    Spero vivamente tu stia scherzando, Gemma, quando parli del proposito di abbandonare queste pagine, di cui leggo nei post precedenti. Te lo dico di cuore, senza nessuna retorica o forzatura di nessun genere. Lo scazzo anche feroce, la dialettica aspra (con esiti talvolta incontrollati da parte di qualcuno) non può negare a questo sito il contributo di una presenza viva, vera e intelligente. Te lo dico pur non essendo tante volte d’accordo con te (forse proprio per questo) e sapendo di interpretare il pensiero di tante altre persone, stanche di leggere (almeno io lo sono) battutine del cazzo che lasciano il tempo che trovano, e desiderose di confrontarsi criticamente con presenze che costringono al confronto serio, serrato. E non è poco.
    Con affetto e stima (a prescindere).

  155. andrea barbieri il 4 febbraio 2006 alle 15:35

    Gemma, a me non piace il tuo blog, ci sarò venuto un decina di volte, lasciando in tutto due-tre post (che io ricordi almeno, e forse solo due).
    Una di quelle volte ho letto un tuo post, a mio modesto parere, buffo senza volerlo: “l’accidia è l’anticamera delle notti migliori che ho passato in discoteca. o a letto. che è la stessa cosa.”
    A quel punto per sdrammatizzare il dramma che spingevi a forza in quelle parole, ti ho chiesto se tu avevi mai performato sulle caramelle Golia, che secondo me è anche una cosa carina e divertente per sdrammatizzare.
    Il problema è che tu, come altri personaggi della rete, hai verso idee in contrasto con le tue un rapporto, prendo la cosa dalla psicoanalisi e non lo dico per offenderti, di espulsione anale: se uno ti contraddice è cacca. Però vedi che quella cosa simpatica delle caramelle Golia mette in luce proprio un problema serio, quello per cui tendi a imporre certi tuoi vissuti al lettore come se questi fossero assolutamente importanti, significanti, risonanti. Parlare “per” il lettore, non inculcargli tuoi vissuti arbitrariamente caricati di senso dovrebbe essere lo scopo, no?
    E finiscila di insultare, che senza dire niente di me dimostri solo una tua attitudine.

  156. mag il 4 febbraio 2006 alle 15:51

    OT
    Avrei piacere di rileggere Temperanza, Wowoka,(spero abbia risolto i problemi familiari) Gibril,e altri che non leggo piu’.
    Vorrei anche scusarmi per alcne involontarie invasioni di campo e distrazioni verso le abitudini degli indiani.
    E’ una bella casa, ogni tanto un po’ “vissuta” ma ospitale, inconsueta, trasparente.
    Gemma è scorpionica….:-)

  157. yara il 4 febbraio 2006 alle 15:53

    Caro Giuseppe D., hai ragione e mi scuso: il tuo ultimo commento ad AB, riletto, mi è risultato non una polemica, ma un modo per uscirne. Sul problema della forma, vedo che tu, sulla scorta di Celati, lo porti sul terreno poetico in senso lato. Io, che per la poesia ho un orecchio medio-cre, lo porto sul terra-terra della vita. Certo, tutti in potenza siamo poeti e pure filosofi, ma perché non lo diventiamo? Eccoci rimandati alla vita. Con “disciplina della propria voce” presumo d’intuire cosa intendi. Io, che faccio doposcuola in una realtà disgregata, la intendo ad es. così: ragazzi, non alziamo troppo la voce, oppure: ragazzi, adesso facciamo un coro. Ecco, penso che già qui c’è un problema di forma, e non così lontano dal tuo.
    E poi guardiamo qui: la Gaetani ad es., che non conosco, dilaga e poi segnala il suo blog: e se non ce l’avesse?!
    Poi arriva uno e sbotta: ha ragione IPA a chiudere i commenti!
    Io sono fresca di blog, ma comincio già a puzzare: se i blog sono così informali, e le riviste così formali, preferisco queste. Ma è proprio impossibile trovare una “via di mezzo”?

  158. Gemma Gaetani il 4 febbraio 2006 alle 16:17

    [Senti, Barbieri, il punto non è che io dissento con le tue idee e ti espungo analmente. Il punto è che io dissento, oltre che con le tue idee, con la forma mentis e col modus operandi che principia quelle idee, e col (mal)costume che essi, quando li eserciti, rappresentano. E mi dà fastidio, in particolar modo, e credo che sia abbastanza comprensibile, quando divento io l’oggetto – ormai continuamente – di quel modus operandi. Questa storia è cominciata da quando è uscito il mio libro, con le tue ricorrenti prese per il culo sul Fiorucci Store e la Fiorucci girl. Allora io ogni tanto posso fare autoironia e stare al gioco, ci mancherebbe, e l’ho anche fatto nei commenti ad altri post, ma quando questo diventa un tormentone, quando a tutti i costi vuoi farmi passare per una testa priva di cervello che farebbe la starlette e per di più adusa a dinamiche clientelari con giornalisti o critici, mi rompo il cazzo.]

    Io do significato alle parole che dico. Punto. Tu hai preso un fatto che mi riguarda, hai creduto di interpretarlo e hai fatto di una tua interpretazione un fatto, riportandolo qui. Mi riferisco al tuo commento sul modo in cui mi sono relazionata a Gian Paolo Serino. E se permetti l’unica che poteva dire qualcosa ero io, visto che a me sono state attribuite parole che non ho detto, non a te.

    Quanto al post sul mio blog a cui ti riferisci, se l’avessi letto tutto, forse avresti potuto interpretarne il senso reale, e del post, e dei miei commenti. Una che mi ha fatto un’intervista pretendeva che le facessi pubblicare due manoscritti che aveva pensato di spedirmi, dopo (io che non sono nessuno), e ha cominciato a tempestarmi di e-mail in cui mi rimproverava di non averle dato in cambio l’amore che lei aveva dato a me facendomi quell’intervista, e chiamandomi “Gemma superstar” (e sto riassumendo, perché con le mail che quella mi ha scritto potrei farci un libro sulla pazzia umana). La mia azione conseguente è stata mettere in scena – nel mio blog – una Gemma superstar stupida che nella realtà non esiste affatto, ponendo come epigrafe al post quella frase delirante sull’amore che mi era stata scritta da questa persona, che parlava di un’intervista che lei mi aveva voluto fare come elemento di uno scambio e per di più di amore, e a cui io rispondevo con quella di Lacan. Se sono abituata a una trattazione problematica dei temi che voglio (o che devo, per sfogarmi, come in quel caso) trattare nella mia scrittura, saranno pure cazzi miei. O no? Se un libro che non è di certo l’apologia del Fiorucci Store o del sistema che il Fiorucci rappresenta, ma ne è la decostruzione assoluta, decido di intitolarlo così saranno pure cazzi miei o no? O siamo ancora alla critica di quanto noi riconosciamo come contenuto? All’interpretazione dichiarativa di quanto uno scrive? Al fatto cioè che se scrivo un racconto intitolato Il nazista posso essere tacciata di filonazismo?

    [Infine. Pensi il peggio che si possa pensare di me? Fallo, non sono così infantile da pretendere che tutti possano capire (e questo è il tuo caso) o che debbano apprezzare per forza il mio libro, se non vogliono, pur avendone capito il senso. Ma smettila di ribadire continuamente il tuo infantilismo a nome mio. Perché è da mentecatti querul(ant)i. E anche perché nella vita reale, quando fai così, un vero cazzotto in faccia ti arriva prima o poi.]

  159. Gemma Gaetani il 4 febbraio 2006 alle 16:20

    Scusa, Yara, se dilago. Se si dilagasse col pensiero, prima di parlare, non dovrei dilagare scrivendo nei commenti, per difendere la mia reputazione, quella della persona seria che sono.

    Mo’ ciao davvero. Non ho tempo né voglia di stare più su questo palco, né in mezzo al pubblico.

  160. Gemma Gaetani il 4 febbraio 2006 alle 16:32

    Dimenticavo, grazie fm. Come dicevo giorni fa io mi sento di NI. L’ho vista nascere, la seguo da quando è nata. E non vengo qui a farmi pubblicità (ora devo anche giustificarmi perché, nella casella “website” che mi compare davanti quando lascio un commento metto il nome del mio sito, come fanno tutti sulla rete, pazzesco, ma lo faccio), ma a cercare di partecipare a discorsi su cose che mi appassionano. Se qualcuno, rispondendomi, si relazionasse a quanto scrivo e non a chi sarei (ribadisco, nessuno) o a chi pensi che io sia, mi farebbe un gran favore. Se tornassi, magari capita.

    Buon pomeriggio, buone letture. A questo proposito voglio dirvi che trovo Il mondo è un matrimonio, di Delmore Schwartz, uno dei libri che sto leggendo, un libro che deve essere letto. Lo conoscono in pochi, allora ve lo dico, rendo meno inutile anche questo (piccolo) fiume di parole.

  161. fm il 4 febbraio 2006 alle 16:42

    @ Magda

    Anch’io, come te, con tutto il rispetto per le altre persone che citi, e che stimo, avrei piacere di rileggere qui Temperanza: non credo di essere il solo (interpreto anche il sentire dei pochi amici che conosco e che frequentano queste pagine) ad avvertirne la mancanza come qualcosa che impoverisce, o rende meno luminosa, questa che, comunque, rimane “una bella casa, un po’ vissuta ma ospitale”. E poi credo, almeno voglio sperarlo, che i miei/nostri veri “nemici” stiano da tutt’altra parte, e che né Gemma, né Andrea, né Tashtego, tanto per citare qualcuno, possa mai esserlo: anche se su alcune questioni è “naturale” finire col fare dialetticamente a cazzotti con loro, come con chiunque: cessato lo “scontro”, se lo si intende così e se non si parte da una base di idiota presunzione di possesso di verità assolute, se ne esce, se ne può uscire, con una consapevolezza maggiore di quali siano i veri, mortali, bersagli, ieri come oggi, in tutti i campi del vivere quotidiano. E questa consapevolezza, alla fin fine, crea comunità di intenti, un fronte comune contro la barbarie. Non è questa, forse, una delle ragioni per cui NI (uno o due che sia) nasce? Basterebbe ricordarselo.
    Ciò non esclude, comunque, il post dello svacco e della sana demenza sparsa a piene mani – l’altro versante di un’intelligenza autenticamente critica e autocritica – come in qualche caso è felicemente capitato. Mi va benissimo: tutta aria pulita: per vivere abbiamo bisogno anche di momenti come quelli.

    Saluti.

  162. fm il 4 febbraio 2006 alle 16:49

    @ Gemma

    Leggo solo adesso i tuoi nuovi commenti, e ti ringrazio. Sei stata veramente chiara. Anche se, personalmente, non ne avevo bisogno: per me lo eri già abbondantemente, chiara ed intellettualmente onesta: da quando ti ho letta per la prima volta.
    Ciao.

  163. mag il 4 febbraio 2006 alle 17:54

    Osservo che qui, come su altri spazi di navigati della rete, succede che le dinamiche relazionali tendano ad autoregolamentarsi, ossia ai comportamenti poco consoni generalemtne si risponde con l’indifferenza, oppure agli interventi troppo esplosivi riguardo dati sensibili o contenuti scomodi, si risponda in maniera differita tanto per non dare sollevare troppi polveroni…
    Insomma anche io sono stata spesso corretta e non me ne lamento affatto.

  164. Giuseppe D. il 4 febbraio 2006 alle 18:09

    Yara, questa tua frase è interessante: “Certo, tutti in potenza siamo poeti e pure filosofi, ma perché non lo diventiamo? Eccoci rimandati alla vita.” Che significa “diventare” qualcosa? Significa entrare nel giro sociale delle realizzazioni, quindi, nella fattispecie della nostra odiernità, diciamo pure che significa far carriera, e bloccare così una volta per tutte ogni “divenire”. Che paradosso, no? Quando diventiamo qualcuno o qualcosa, in effetti, abbiamo già tradito il nostro destino. Ci pensi mai a queste cose, tu? Forse che non bisogna “diventare” niente per fare veramente qualcosa di buono? A te non viene mai questo dubbio? Saluti.

  165. andrea barbieri il 4 febbraio 2006 alle 18:16

    Gemma, non so bene in base a cosa scrivi quel tuo grattacielo per rispondere in qualche modo a me. Se tu ricordi, a me di te non è mai fregata un’emerita mazza, il problema fu che mi incazzai perché ancora una volta su un sito web avevo trovato delle recensioni in pillole invece di recensioni punto e basta. Siccome era anche il tuo libro a essere liofilizzato, sentisti il bisogno di interpretare la cosa come un attacco personale a te, quando io parlavo della persona che aveva scritto, affisso, la recepillola. E giù post chilometrici per scrivere che tu eri pura, purissima, e io creavo un clima di sospetto per insinuare che tu… tra l’altro allora non sapevo nulla di te, non sapevo nulla del libro, di chi c’è e chi non c’è nel libro, ma anche adesso che lo so per me è assolutamente come prima, non ho nulla da insinuare, non me ne frega niente, non mi interessa quella letteratura (e magari a te non frega nulla di cose che a me fanno impazzire). A me interessava che un libro non si può recensirlo in venticinque parole. Ecco l’inizio dei nostri rapporti. Con questo non voglio dire che hai iniziato tu, ma che molto molto probabilmente noi siamo due persone nate per non avere il minimo scambio. Basta ignorarsi. Allora tu finiscila di rivolgerti a me, spesso facendo la capetta, spesso insultando come quella volta che mi sono beccato a freddo del fascista, e vedrai che io non avrò nessun problema ad attraversare i tuoi post con la discrezione di un fantasma che attraversa i muri di un castello.

  166. andrea barbieri il 4 febbraio 2006 alle 18:25

    Ah, non avevo letto quella cosa che se fossimo nella vita reale qualcuno mi darebbe un cazzotto. Se mi dici dove, vengo a prendermelo, però ti consiglio di chiamare qualcuno di ben piazzato. Per dire, sono pur sempre uno che ha praticato per anni scherma, pallacanestro e vela agonistica, tra l’altro su un singolo olimpico che richiede molta forza e cattiveria.
    Quindi chiama due o tre amici, va.

  167. fm il 4 febbraio 2006 alle 18:41

    Ehi, giovinotti, io parlavo di “cazzotti dialettici”, vedete di non prendervela con me che, oltretutto, sono molto molto molto avanti negli anni e, in sovraggiunta, anche cagionevole di salute. :-)
    Orsù, fate i bravi: c’è ben altro, là fuori, contro cui vale la pena, anzi è doveroso politicamente ed eticamente, menare fendenti.

  168. andrea barbieri il 4 febbraio 2006 alle 18:52

    FM, non c’entri, è Gemma che ha scritto: “nella vita reale, quando fai così, un vero cazzotto in faccia ti arriva prima o poi.”
    Ha riempito il colonnino di insulti e poi ha chiuso con la promessa delle botte. Boh, a me la cosa pare surreale.

  169. yara il 4 febbraio 2006 alle 18:53

    Giuseppe D. scrive : *Yara, questa tua frase è interessante: “Certo, tutti in potenza siamo poeti e pure filosofi, ma perché non lo diventiamo? Eccoci rimandati alla vita.” Che significa “diventare” qualcosa? Significa … far carriera, e bloccare così una volta per tutte ogni “divenire”. Che paradosso, no? Forse che non bisogna “diventare” niente per fare veramente qualcosa di buono?*

    In verità io “sono” niente, e cerco di “divenire”… cosa?
    Poesia e filosofia, a differenza di altre pratiche, hanno a che fare con l’universalmente umano, quindi in potenza sono alla portata di tutti. Perché allora in realtà sono spesso così lontane? Io lo vedo nel mio piccolo coi ragazzini-e, ma lo si può vedere ovunque, anche qui. Evidentemente c’è qualcosa che non va nella vita, o più specificamente nell’educazione, intesa come approntamento di forme che aiutino a “divenire”… cosa?
    Com’è bello internet! Avevo in mente la frase famosa di Nietzsche: “Divieni ciò che sei!”, e mi seccava che fosse sua, ossia di un personaggio ambiguo come Zarathustra. Google mi ha sollevato: il crucco l’ha presa da Pindaro.
    Perciò è vero: se uno è qualcosa (carriera ecc.), gli auguro di “divenire” niente, poi di “conoscere se stesso”, e infine di “divenire”… cosa? Se stesso.

  170. Giuseppe D. il 4 febbraio 2006 alle 19:22

    Se è lecito, da che parte insegni ai ragazzini, Yara?

  171. Giuseppe D. il 4 febbraio 2006 alle 19:23

    Cioè: “da che parti”.

  172. yara il 4 febbraio 2006 alle 20:26

    Giuseppe D., fai le domande ad personam come Berlusca fa le leggi? Scherzo, ma mi sono sputtanata qui con la maria. a Scarpa sempre qui ho dato un indirizzo pulito, se vuoi…
    una cosa però te la posso dire, in codice: caffa ti dice niente?
    approfitto per aggiungere che forse nei blog è troppo esaltante azzuffarsi, blaterare ecc. per star lì a parlare di regole. qui fanno tutti i radicali contro la televisione psicotica (a prop., scarpa doveva casomai colpire alla radice, cioè Blob, non i tre dementi della Gialappa), e ieri sul giornale ho letto degli hikikomori = i rannicchiati in se stessi, che è gente sul pc, non alla tv.

  173. mag il 4 febbraio 2006 alle 21:54

    @Giuseppe
    certo che è cosi….esiste l’essere della prassi,l’utilizzabile, il maremagnum dei rimandi con i quali gli enti vengono utilizzati…poi esiste qualcosa che non è utilizzabile, è oltre, inutilizabile, qualcosa che spicca, ferisce e si scaglia in testa a tutto splendendo di senso proprio totalmente inutilizzabile da alcunchè.
    Tra questi, la parola poetica, precisa, assoluta, ab-soluta da contingenza e incisiva come diamante.
    Il poeta sceglie la parola,quella parola in quel modo, non c’è nulla di piu’ rigoroso e intaccabile.
    per questo chi coglie questo prodigio, non si confonde nella prassi dei rimandi utili, per lui inutili.

  174. mag il 5 febbraio 2006 alle 08:51

    In parole povere, chi ha la dota della verticalizzazione e nobilitazione della prassi attraverso contenuti “alti” teorici, puo’ operare sui processi pragmatici degli innalzamenti, delle ottimizzazioni, valorizzazioni del comune modo di fruire della vita di tutti i giorni.
    Emblematica è la funzione dell’Arte, che appunto, attraverso apparenti “segni” inutili, le opere d’arte, puo’ essere “usata” per vedere nei gesti di tutti i giorni nuovi significati e nuove funzioni.
    Solo che è un percorso faticoso e spesso chi detiene questa facoltà, preferisce starsene a casa con le attività onanistiche che preferisce.

  175. Giuseppe D. il 5 febbraio 2006 alle 10:57

    So di Caffa, Yara, ma non posso credere che tu abbia a che fare con essolui – o almeno non capisco come tu possa avere a che fare con essolui. Ricordo pure che hai lasciato un indirizzo da qualche parte, ma non l’ho ritrovato scorrendo tutto il colonnino qui sopra. Ora sono perplesso, diciamo così.
    Non capisco, mag, dove tu voglia andare a parare.

  176. mag il 5 febbraio 2006 alle 11:49

    Voglio descrivere il perchè uno che è un filosofo, non diventa un filosofo.
    perchè semplicemente non è necessario nè funzionale alla sua filosofia, ma sarebbe necessario agli altri per capirlo e riconoscerlo.
    Quindi il diventare filosofi affermate attiene a questioni economiche, politiche, psicologiche, nel senso che attiene al riconoscimento del se’…..non alla filosofia.
    il successo dell’artista, del teorico, dell’artista, in una parola del saggio o dell’intellettuale, non ha nulla a che vedere con la qualità della sua arte, cioè è attigua ma non sinonima, e per la verità il vero asceta sociale, colui che si distacca, non dovrebbe mai comparire sulla scena.
    vedi come fà Sivilio? ecco tutta un altra cosa.

  177. yara il 5 febbraio 2006 alle 12:02

    Incredibile internet! io dico “Caffa” a GD, e lui risponde: “essolui?”. Siccome invece è “essalei”, vado su google e trovo:
    1- in via Caffa è morto il povero Giuliani
    2- “Franc Caffa” è un libro comico su Kafka
    3- la mia Caffa.
    quindi GD, se ci vai anche tu, la troverai, e nel nome ti riserverà una sorpresa.
    poi ho digitato “Sivilio” e non mi ha dato niente: da cui desumo che Mag volesse scrivere “Silvio”, o no?

  178. Giuseppe D. il 5 febbraio 2006 alle 12:30

    Ora capisco – un quiproquo, Yara.
    Mag, capisco meglio anche te ora. Ecco, l’esatto opposto di quello che Silvio, ma non solo: che fanno in realtà anche tantissimi artisti, scrittori, etc etc etc… E’ tutto contenuto nell’idea di PROGRESSO, alla fine: progredire usque ad mortem, imperativo categorico.

  179. georgia il 5 febbraio 2006 alle 12:42

    io invece non capisco niente, ma non importa ci sono abituata in rete ;-)
    geo

  180. fm il 5 febbraio 2006 alle 14:31

    Se può consolarti, Georgia, siamo in due a non capire una fava. E pensare che non ho fumato niente di particolare: devo essere proprio grave.
    Provo a farmi una canna con le pagine della “Metacritica della gnoseologia”, sperando che sortisca qualche effetto. Se no, devo passare necessariamente alla collezione harmony.

  181. mag il 5 febbraio 2006 alle 21:53

    Giuseppe, progresso che non è innovazione…questo intendi vero? come intende Thomas Kuhn…..

  182. mag il 6 febbraio 2006 alle 09:19

    dedicato agli operatori della comunicazione, dell’ordine pubblico, ai ministeriali, ai politici, ad alcuni intellettuali e anche alle comari di tutti i borghi piu’ o meno grandi, Italia compresa: la calunnia se la conosci la eviti.

    La calunnia è un venticello
    Un’auretta assai gentile
    Che insensibile sottile
    Leggermente dolcemente
    Incomincia a sussurrar.
    Piano piano terra terra
    Sotto voce sibillando
    Va scorrendo, va ronzando,
    Nelle orecchie della gente
    S’introduce destramente,
    E le teste ed i cervelli
    Fa stordire e fa gonfiar.
    Dalla bocca fuori uscendo
    Lo schiamazzo va crescendo:
    Prende forza a poco a poco,
    Scorre già di loco in loco,
    Sembra il tuono, la tempesta
    Che nel sen della foresta,
    Va fischiando, brontolando,
    E ti fa d’orror gelar.
    Alla fin trabocca, e scoppia,
    Si propaga si raddoppia
    E produce un’esplosione
    Come un colpo di cannone,
    Un tremuoto, un temporale,
    Un tumulto generale
    Che fa l’aria rimbombar.
    E il meschino calunniato
    Avvilito, calpestato
    Sotto il pubblico flagello
    Per gran sorte va a crepar.

    Rossini – Il Barbiere di Siviglia

  183. pa s sa p aro la il 10 dicembre 2006 alle 22:50

    Un importante testimonianza raccolta alcuni mesi fa che aiuta a capire come lavorano i nemici dell’umanità

    Avendo lavorato in modo inconscio per i nemici dell’umanità più o meno so come funzionano alcuni meccanismi attraverso cui viene controllata la società. Nel caso di persone come Schietti nel momento in cui entrano in contatto con qualcuno, viene avvertito un loro uomo che agisce nel settore di esistenza che a sua volta contatta la persona in questione e gli fornisce dati ai quali non sa dare spiegazioni che lo mettono in conflitto esistenziale ( per esempio che la persona è un ex carcerato che aveva ammazzato due persone, oppure che è un truffatore che estorce denaro).
    Questo avviene perchè i nemici dell’umanità, uso il termine schiettista, non abituano ad usare il sistema scientifico esperimentale. Per esempio un insegnante a scuola trasmette la conoscenza ed insieme a migliaia di dati giusti facilmente verificabili (2+2 fa 4, poi la parola scritta “casa” che coincide con la parola intesa come suono “casa”, l’aria del triangolo base per altezza diviso due e così con migliaia di altre
    informazioni giuste) finchè ad uno studente sembra scontato che tutto quello che insegnano
    sia giusto e non mette più in discussione quello che gli viene insegnato. Verso la terza elementare cominciano a venire insegnate falsità assurde che non sono più verificabili in nessun modo. E procedendo gli studi aumentano in maniera esponenziali i dati che bisogna imparare mnemonicamente senza che possano essere verificati. Miliardi di presunte conoscenze sulle quali la mente non compie lavoro critico e che vengono accettate con il FAMOSO METODO: PAROLA DI DIO. Il metodo parola di Dio consiste in questa cosa, una persona accreditata con lauree, titoli, posizioni di prestigio, riconoscimenti internazionali e folta schiera di proseliti, afferma degli studi o dei semplici dati, a cui viene dato grande risalto senza nessun retroaccertamento. E tutti credono a cose senza senso. Per dirne una famosa di tanto tempo fa, si credeva che la terra fosse piatta, e tutti lo asserivano convinti, ma nessuno aveva una prova che fosse piatta, eppure guardando l’orizzonte al mare si vedeva chiaramente la sfericità del globo
    e sin dai tempi dei fenici, dei greci e degli egizi, si sapeva che la terra fosse rotonda ed era conosciuto il diametro della sfera terrestre, l’asse di inclinazione e la velocità di rotazione.
    Quindi ci soo due metodi di azione. In casi estremi entra in azione il loro uomo nel settore esistenziale di sua competenza, in casi più semplici agiscono attraverso schemi mentali che impartiscono a scuola o
    in televisione o nelle varie chiese di ogni parte del mondo. Gli schiettisti direbbero l’ideologia diffusa con la propaganda. Sta di fato che tantissimi in buona fede, in base a convinzioni morali di tipo dogmatico, non riescono a ragionare e capire e danno per scontato che le cose in un certo modo siano in un modo definito e non possano essere
    diversamente. Per impedire l’amore, per esempio, varie volte sono stato direttamente chiamato ad agire inculcando facilmente in donne il tarlo della pazzia intesa in senso negativo. Infatti un maschio che ama in genere si comporta da folle ed è facile far credere ad una donna che sia un pazzo e non un innamorato, impedendo in questo modo che l’amore si potesse dare per vie semplici e naturali e quindi succedesse che le donne per paura di accoppiarsi con folli malgiudicati socialmente scegliessero persone predisposte all’odio invece che all’amore, creando grandi crisi alla base sociale a livello esistenziale. Per fare questo percepivo un lauto stipendio senza però sapere per chi lavorassi effettivamente e quale fosse lo scopo reale delle mie azioni. Spesso in ambiti di riunioni mi veniva data una parola segreta attraverso la quale riconoscere altri nemici dell’umanità in modo da sostenere ed approvare qualsiasi cosa dicessero ed ostacolare invece tutti gli altri anche se le cose sostenute dai nemici dell’umanità erano evidentemente false. Pensavo di agire per il bene poi mi accorsi di lavorare per i nemici dell’umanità.



indiani