A Gamba Tesa/L’ Appello

30 gennaio 2006
Pubblicato da

Andrea Pazienza da
http://www.2fly.it/paz/galleria/frm_tavole.htm

Quando Lello mi ha telefonato per segnalarmi l’appello e chiedermi di metterlo su NI ero a casa, in uno stato di post sbronza metafisico e puro. Non che fossi puro, anzi, ma quei momenti di beatificazione- il cerchio alla testa- mi servivano a trascorrere una domenca torinese diversa da tutte le altre. Ecco una battaglia da fare, mi sono detto, e seppure non ne condivida les mots d’ordre del testo della petizione (in francese canna si dice pétard) e in particolare l’allusione all’alcol o alle comunità, invito tutti a sostenere la cosa.

Appello contro la Legge Fini sulle droghe
www.lellovoce.it / L’Unità

La legge sulle droghe che la maggioranza sta per far approvare alla Camera è solo un’ultima gravissima tappa nella corsa verso la barbarie di cui questo Governo si sta rendendo protagonista in quest’ultimo scorcio di legislatura. Non sarà certo una legge in punta di manganello che risolverà i problemi di quanti fanno uso di droghe pesanti, né potrà cambiare le libere scelte di chi ha deciso di utilizzare quelle leggere.


Essa, nonostante il parere contrario della quasi totalità degli operatori del settore, abolisce ogni distinzione tra spaccio e consumo di sostanze stupefacenti e – riscrivendo le tabelle – abolisce ogni differenza – pure scientificamente dimostrata – tra le cosiddette droghe leggere (haschish e marijuana) e quelle pesanti (eroina, cocaina, ecc.), con la conseguenza di criminalizzare centinaia di migliaia di giovani consumatori, condannandoli a pene spropositate (fino a 20 anni di carcere), gettandoli tra le braccia della criminalità organizzata la quale, grazie alla deriva autoritaria innescata dalla legge Fini, lucrerà guadagni immensi, come è sempre avvenuto e sempre avverrà nella società scioccamente proibizioniste. A guadagnarci saranno anche le comunità-carceri private, da San Patrignano a quelle di Don Pierino Gelmini, da sempre al centro dell’affettuoso interesse di molti ministri della Repubblica, da Castelli a Moratti.
Non bastasse tutto questo, dobbiamo notare che, in dispregio dell’eloquenza indiscutibile delle statistiche, la legge non fa nulla contro la droga pesante che in Italia miete più vittime, l’alcool.
Ci offende poi, in maniera particolare, il modo attraverso il quale questa legge viene approvata, da un Parlamento ormai in via di giubilazione, infilata surrettiziamente, con palese violazione della Carta Costituzionale, in un provvedimento che nulla ha a che fare con la problematica della droga, ma che sarebbe invece dedicato alle Olimpiadi Invernali di Torino.
Grazie a tutto ciò, migliaia di famiglie italiane rischieranno di avere i loro figli rinchiusi in carcere, o affidati a comunità ‘chiuse’, semplicemente perché hanno fumato uno spinello, o hanno scambiato qualche grammo di ‘fumo’ con un amico.
Va detto altresì che temiamo che al momento della pubblicazione delle tabelle nelle quali sarà infine svelato l’arcano che ancora copre le quantità che per la legge saranno da considerarsi per ‘uso personale’ ci troveremo di fronte a un provvedimento che premierà le sostanze più nocive (la cocaina, droga da ricchi, da adulti, da vip) mentre sarà inflessibile con quelle sostanzialmente innocue, come la marijuana.
Come intellettuali ed artisti sentiamo il bisogno di esprimere tutta la nostra indignazione e chiediamo che tutti i politici ed i partiti italiani, e in primo luogo quelli del Centro Sinistra che da sempre fanno riferimento ai valori di libertà, democrazia e tolleranza, si impegnino a lavorare per l’indizione di un referendum abrogativo di questa legge che rischia di travolgere in modo definitivo la vita e le speranze di molti giovani italiani, di far scoppiare le nostre carceri, di coinvolgere inutilmente milioni di famiglie, di offrire un nuovo lucrosissimo affare alle narcomafie di tutto il mondo.

Lello Voce & Stefania Scateni con

Nanni Balestrini
Edoardo Sanguineti
Nicola Tranfaglia
Vincenzo Cerami
Enzo Siciliano
Predrag Matvejevic’
Romano Luperini
Paolo Fabbri
Giulio Ferroni
Giacomo Marramao
Valerio Evangelisti
Francesco Furlen Forlani
Gianni Biondillo
Luigi Cancrini
Anna Maria Rivera
Maria Antonietta Danieli
Emidio Clementi
Marco Salvia
Rossana Campo
Nicola Lagioia
Luigi Di Ruscio
Sebastiano Maffettone
Domenico Pirozzi
Diego De Silva
Luca Sanzò
Donato Antoniello
Rosanna Purchia
Carla Benedetti
Carlo Bordini
Beppe Sebaste
Tiziano Scarpa
Giulia Niccolai
Igino Domanin
Ivan Della Mea
Massimo Rizzante
Gian Paolo Serino
Tommaso Pincio
Giuseppe Palumbo
Francesco Valotto
Enrico Palandri
Marco Maugeri
Milli Graffi
Giovanni Anceschi
Don Vitaliano Della Sala
Nicola Licciardello
Gabriele Pepe
Francesco Marotta
Gabriele Frasca
Marco Pasquini
Aldo Nove
Monica Mazzitelli
SparaJurij Lab.
Anna Grazia Stammati
Ginevra Bompiani
Iain Chambers
Andrea Carlo Pedrazzini
Ermanno Strinna
Elisa Strinna
Cristiana Perego
Clara Gallini
Maria Teresa Carbone
Dora Esposito
Luciana Pieraccini
Vincent Romano
Gabriella Fuschini
Massimo Ribaudo
Cetta Petrollo
Dora Esposito
Maria Teresa Carbone
Vincent Romano
Francesco Locane
Gabriella Fuschini
Massimo Ribaudo
Marco Londero
Roberto Camillo
Rocco Burtone
Vincenzo Ostuni
Luigi Bernardi
Franco Farinelli
Chiara Giunti

129 Responses to A Gamba Tesa/L’ Appello

  1. gianni biondillo il 30 gennaio 2006 alle 16:24

    Ho fumato, ci vedo doppio, o la Fusca ha firmato due volte? ;-)

  2. lello il 30 gennaio 2006 alle 17:03

    No Gianni,

    sono io che faccio casini, con tutti sti nomi….

    abbiate pazienza e grazie infini te a FF e a voi tutti per l’amichevole ospitalità

    bracci&gambe

    Lello

  3. andrea inglese il 30 gennaio 2006 alle 17:27

    ho sognato stanotte: l’italia, il mio paese, veniva invaso. L’invasore straniero penetrava con carri armati nelle nostre piazze; l’invasore straniero era svedese, credo; dai carri armati distribuiva pillole abortive e consegnava negli ospedali dosi di stupefacenti per i tossicodipendenti; ma la resistenza si era mossa in anticipo: gruppi d’azione psichedelica avevano bagnato le ostie di tutte le parrocchie del paese in liquido lisergico; cio’ avveniva la notte di sabato: la mattina dopo… mi sono svegliato bagnato, da tempo non avevo avuto polluzioni notturne

  4. mag il 30 gennaio 2006 alle 18:02

    Io non mi drogo…non posso….mi volete bene lo stesso?

  5. kristian il 30 gennaio 2006 alle 18:53

    qui ci vuole un’autodenuncia collettiva.
    parto da una zia di mia madre, la zia Lucinda, conosciuta dal parentado come ‘quella-con-la-moka-sempre-pronta-sul-gas’, la quale è vissuta più di settant’anni alla media di una quindicina di caffè al giorno. se passavi da casa sua a vedere se era ancora viva, ti toccava sorbirti almeno un paio di caffè. tossica e spacciatrice. per dire, quando negli sberluccicanti anni novanta andavo di pastiglie, ci fu il periodo che un amico farmacista me le esaminava, per verificare il contenuto di MDMA. le volte che le pastiglie eran fatte colla caffeina, la concentrazione di principio attivo non raggiungeva mai il livello ‘zia Lucinda’.

    poi faccio il delatore interessato: per me mag abusa di cacao. non posso spiegare altrimenti certi slanci emotivi della sua scrittura.

  6. Iltov il 30 gennaio 2006 alle 19:52

    Se il maggior promotore di questa legge è Fini, che ha appena confessato di essersi fatto una canna e di essere rimasto rintronato per due giorni, il giudizio può essere uno solo. Ma non posso fare a meno di chiedermi se il nostro ministro degli esteri era da ragazzo uno smidollato di prima categoria o se non avesse un fornitore di roba veramente buona.

  7. mag il 30 gennaio 2006 alle 20:24

    io credo di avere delle visioni tipo giovanna d’arco..
    ( sono contenta che mi riconosci queste caratterisitiche )
    in epoca di oscurantismo avrebbero invocato l’esorcista, adesso lo psichiatra oppure la cura piu’ vecchia del mondo contro le donne che stanno troppo tra le nuvole.

  8. ale il 30 gennaio 2006 alle 20:35

    Bene. Dove si firma?

    (Io sono un antiproibizionista convintissimo, per la legalizzazione totale che non è liberalizzazione e che è l’unico modo di combattere gli spacciatori, e anche le morti per overdose se le droghe pesanti le dessero ad esempio in farmacia. Poi detto questo non ho un bel niente contro le droghe, ognuno della propria vita fa il cazzo che gli pare.)

  9. Trespolo il 30 gennaio 2006 alle 20:36

    Non sono mai stato d’accordo con nessun proibizionismo e sono convinto, da sempre, che il modo migliore per stroncare i morti causati dal traffico di droga sia distribuire gratuitamente le droghe agli adulti che le vogliono assumere. Punto.
    Sparirebbe la spinta (economica) a procacciarsi nuovi clienti venendo meno i guadagni. Ma tant’è, come dicono dalle mie parti “tach co tate crape, tach cui tate ciape” (un bresciano o un bergamasco potranno farvi la traduzione).
    Rimane il problema dei minorenni, ma un minorenne ha meno capacità di spesa di un adulto e quindi è molto poco interessante *commercialmente* anche perché lo perderesti proprio quando potrebbe spendere di più. Quindi il costo per trasformarlo in cliente non varrebbe il fine.

    Detto questo, e sottolineato, avrei un paio di appunti da muovere al testo dell’appello.

    Il primo quando parla di droghe leggere e pesanti: sono d’accordo che una canna non è da paragonare all’eroina e ci mancherebbe, ma l’hashish che si trova in circolazione ora non ha nulla a che vedere con lo stesso di 10 anni fa ed è, mediamente – cito a memoria da un articolo apparso non molto tempo fa su Scientific American – dalle 10 alle 20 volte più potente; e della droga leggera mi pare abbia molto poco e crea pure dipendenza (così dicono gli esperti).
    Secondo punto il governo giubilato: che la legge, a mio parere, possa essere sbagliata mi trova d’accordo, ma che nel testo si ritriti la solfa che un governo già giubilato (ma da chi? già fatte le elezioni?) non possa legiferare mi pare una grande stronzata. Quando stipuli un contratto d’affitto te ne vai alla scadenza, mica due mesi prima perché “tanto fra poco scade”. E nemmeno una settimana prima.
    Non vedo il motivo di riportare un simile passaggio in un appello *serio* – a meno che non si ritenga sufficientemente serio e forte l’argomento trattato – oppure debbo pensare che per lo/gli scrivente/i dell’appello un governo, di centrodestra o centrosinistra che sia, dovrebbe smettere di legiferare e fare il suo lavoro sei mesi prima delle elezioni perché “tanto è giubilato”?

    Buona serata. Trespolo.

    PS: ma perché quando si parla di droga si semplifica sempre parlando dei “favolosi incassi” degli spacciatori? Non è che così si invoglia ad intraprendere l’attività? E se invece dei “favolosi incassi” iniziassimo a misurare l’effetto della droga in numero di morti al kg? Forse il messaggio assumerebbe un significato diverso…

  10. ale il 30 gennaio 2006 alle 20:48

    No, dai, leggi bene.
    GOVERNO giubilato, ok, non ancora. Ma “PARLAMENTO ormai IN VIA di giubilazione”!,
    e provvedimento “infilato surrettiziamente in un provvedimento che non ha nulla a che fare con la droga”,
    si può dire, no?
    Poi: non ti pare che le leggi più creative vengano fuori proprio tutte in questi ultimi mesi? Peccato per la legge sulla parcondiciounasega, che non riusciti a fare.
    (Dico davvero, peccato, perché mastrodonSilvio rimedia autopalinsestandosi in tutti i programmi tele e radio FUORI QUOTA PAR CONDICIO. O no?)

  11. lello il 30 gennaio 2006 alle 21:11

    Trespolo dai,

    non far così che di stronzate ne hai tirate giù un po’ anche tu.
    Ma davvero siccome nelle sostanze che quei buontemponi di Scientific american hanno testato c’era più principio attivo dovremmo preoccuparci? Sarà roba migliore ;-)), e poi dire che siccome c’è più principio attivo allora una canna dà assuefazione è come sostenere che un’aspirina con più acido acetilsalicilico si trasforma in un antibiotico.

    Insomma: una stronzata. Per l’appunto

    Lello

  12. mag il 30 gennaio 2006 alle 21:11

    traduco fedelmente:
    tanti culi tante chiappe, tante teste tantw menti
    la licenza poetica in realtà sottende un finissimo concetto filosofico che si riferisce alla nota dialettica tra molteplicità-unicità universalità-particolarità
    oggetto-soggetto declinata secondo raffinatissima saggezza popolare contandina( hihihi)

    Invece una traduzione piu’ matematica:
    la quantità dei culi sta alla quantità della chiappe come la quantità delle teste sta alla quantità di cervelli.
    chiappe:culi=teste:menti o anche teste:culi=menti:chiappe

    traduzione di senso comune:
    Ci sono tanti modi di pensare quante teste che lo pensano, cosi come ci sono tante specie di culi quanti le chiappe che lo formano.

    sintesi:
    ognuno è libero di pensare quello che vuole cosi come di dare via il suo culo a chi vuole

    totale: il mondo è “tanto” perchè è vario.

  13. gabriella fuschini il 30 gennaio 2006 alle 21:44

    Oh Blondel, va bene che nella mia vita ci sono due “amori” ma non sono così stranita da firmare due volte… io non fumo, non mi interessa, ho fumato da ragazza e non sono diventata dipendente. Detto questo, ho firmato non per una sorta di relativismo etico ma per difendere ad esempio il diritto di chi utilizza le droghe leggere al posto di psicofarmaci (quelli sì che danno dipendenza), tipo un amico che dopo un lutto gravissimo ha deciso di buttare nel cesso scatole di porcherie che gli ottenebravano il cervello e ha scelto di farsi una canna serale, riuscendo così a dormire senza urlare tutta notte per gli incubi che non gli davano tregua. Per dire.
    peace and love

  14. yara il 30 gennaio 2006 alle 22:17

    sono fresca:

    tot capita, tot sententiae

    Orazio aveva appena scritto un libro di satire, incontra un avvocato che lo sconsiglia di continuare perché rischia grosso a termini di legge, ma lui dopo un po’ sbotta: a me mi tira così, vai aff. e ognuno pensi come gli pare! e questa è appunto la prima satira del secondo libro.

    Fini magari tradurrebbe sententiae in tribunalese: ma immagini un po’ se lo avessero beccato col filtro in mano – 2 giorni intronato+incellato, che paranoia!

    in un’osteria in val d’Intelvi ho sentito: “il mondo è bello perché avariato”. ecco, un misto di ignoranza linguistica e creatività alcoolica che fa ben sperare: se non sfondiamo con l’istruzione, proviamo a rianimare la nazione con le canne!

    a un mio amico indiano 1 birretta chiara fa giusto l’effetto-Fini: paesi che vai… droghe e buoi…
    ma: se tutto il mondo è paese…

  15. Trespolo il 30 gennaio 2006 alle 22:32

    @Lello: di stronzate, fortunatamente, ne combino tutti i giorni e spero di continuare: che è buona cosa e fa campare a lungo.
    Poi, se quelli di Scientific American raccontano stronzate o meno non ne ho idea (quando scrivono di argomenti che non conosco o conosco poco), ma se non ti aggradano i *buontemponi* di Scientific American (poco seri? impreparati? schierati? hai informazioni che non conosco circa la loro attendibilità?) puoi sempre provare a condurre una ricerca in proprio e motivare scientificamente perché ciò che affermano è sbagliato. Oppure provare a scartabellare anche Lancet. Un semplice *buontemponi* gettato così mi pare… una stronzata. Con tutto il rispetto del caso verso il termine *buontemponi*. :-)
    Per quanto mi riguarda riportavo semplicemente un parere secondo me autorevole e come la penso circa il proibizionismo l’ho scritto. Non credo di avere altro da aggiungere.
    Se poi infastidiscono le note legate al *governo giubilato* (o come specifica ale *parlamento giubilato*), beh, che dirti: la traduzione di mag del detto bresciano è perfetta e ti rimando a quella :-)

    Vorrei sottolineare invece un aspetto evidenziato da Gabriella e che in Italia è stato oggetto di polemiche, purtroppo sopite e tenui: l’effetto curativo della cannabis (se non ricordo male se ne occupò anche la Gabanelli con una bella inchiesta che dovrebbe essere reperibile fra gli archivi di Report). Pare, lo sostengono alcuni valenti medici e basta una rapida ricerca per trovare documentazione in materia, che la cannabis abbia parecchi effetti curativi. Non ho mai capito perché in Italia non possa (o non sia?) mai prescritta a questo scopo.

    Buona serata. Trespolo.

    PS: Mag, complimenti per la traduzione del detto e relativa spiegazione. Apprezzata assai.

  16. gabriella fuschini il 30 gennaio 2006 alle 22:51

    Già Trespolo, non capisco perché in Italia sia tabù fare discorsi seri sugli effetti antidolorifici e pare ( dico pare, perché non ho letto gli studi in materia) antiepilettici della cannabis. Invece drogare i bambini affetti da sindrome da iperattività col Ritalin e schedare i bambini con disturbi neuropsichiatrici ( leggere gli illuminanti articoli su Carmilla), fa parte di un programma di igene mentale della cosidetta società civile. Anzi lo capisco benissimo e ha un nome: controllo sociale.

  17. Trespolo il 30 gennaio 2006 alle 23:02

    Gabriella, completo l’elenco (prendendo da un articolo di Scientific American): pare attenui la sintomatologia legata all’alzheimer, abbia effetti positivi per alleviare la sintomatologia del parkinson, confermano gli effetti positivi sull’epilessia, pare possa sostituire alcuni farmaci psicotropi e con MOLTI meno effetti collaterali.
    E sembra che fuori dall’Italia sia utilizzato molto più frequentemente che da noi.

    Il tema del controllo sociale invece meriterebbe, secondo me, molto più che una petizione, ma pare che non *tiri*, se non in alcuni casi e per brevi periodi. Un vero e proprio caso di *cecità sociale* oserei dire.

    Buona notte. Trespolo.

  18. gabriella fuschini il 30 gennaio 2006 alle 23:19

    ça va sans dire…
    ciao

  19. mag il 30 gennaio 2006 alle 23:29

    in ogni caso la legge Bossi Fini è quella che permette allo Stato di alimentare sistemi mafiosi: immigrazione clandestina, caporalato, carne umana spendibile tra le fila della delinquenza comune, diminuzione di soglia di tolleranza, aumento della violenza, commerci illegali di ogni genere.
    Vogliamo parlare dei centri di prima accolgienza dove il fratello del noto ministeriale si spartisce la torta?
    Quindi legalizzazione della droga ma anche della prostituzione e a questo punto, ipotizzando che cio’ sia fattibile, quali criteri di regolamentazione addottereste praticamente in moda da metabolizzare in maniera accettabile una simile evoluzione di costume e cultura?
    Consideriamo che non siamo in Olanda, e che vanno tuttelate tutte le opinioni.
    Vediamo cosa proporreste nei futuri scenari in termini di innovazione e con quali procedure….

  20. mag il 30 gennaio 2006 alle 23:33

    Cioè chi distribuisce la droga, come e dove e con quali criteri….
    Quale droghe…tutte?
    le puttane, dove le mettiamo? ognuna si gestisce in casa propria? possiamo fare una sorta di albo professionale esente da tassazione perchè funzione sociale e libera scelta? ( sono seria non scherzo)

  21. Trespolo il 30 gennaio 2006 alle 23:51

    Mag, ach… Parto dalle droghe: beh, le venderei in drogheria, a prezzo di costo ovviamente, abbiamo già anche il nome bello che pronto :-)

    Oddio, per le Puttane (la maiuscola è d’obbligo direi) non ho idea alcuna. E poi quali sono? Come identificarle? E i Puttani? Eh, no, mica si può discriminare in questo modo…

    Provando a fare il serio, ma sarà dura, un tramite potrebbero essere le farmacie. O l’ordine dei farmacisti si ribellerebbe? Non dovrebbero secondo me con tutte le *porcherie legali* che vendono.
    Criteri? Gli stessi che ci sono ora: nessuno, sei maggiorenne? nessun problema, non lo sei? mandi i genitori. Chi si vuol drogare mica va dal medico a farsi fare la ricetta, può farlo tranquillamente anche se minorenne e spesso è incoraggiato a farlo da chi poi gli vende droga. L’unica differenza apparente sarebbe che invece di gironzolare nei centri storici delle città o nelle periferie userebbero la guida del telefono e sceglierebbero la farmacia più vicina.
    Ci trovi qualche differenza? Io no e, probabilmente, sarebbe tagliata con meno porcherie.

    Poi, se devo andare ad affettare il capello in quattro, mi è piaciuto poco anche il riferimento all’alcool all’interno dell’appello. Cioé, mi protestano per le droghe e vogliono razionarmi il cognac? E no, questa è discriminazione classista bella e buona :-)

    Buona notte. Trespolo.

  22. gabriella fuschini il 31 gennaio 2006 alle 00:23

    cosa c’entra la bossifini con questa (fini) sulle droghe? non fare distinguo tra droghe leggere e pesanti, tra consumatori e spacciatori, confondere le informazioni vuol dire intervenire seriamente sul problema? ‘azz, mi sembra di tornare indietro di trent’anni…

  23. gabriella fuschini il 31 gennaio 2006 alle 00:26

    ps
    non so cosa proporre qui parlando così, ma so che posso firmare un appello contro una legge idiota, è un mio diritto di cittadina.

  24. un droghiere il 31 gennaio 2006 alle 00:44

    Trespolo, dài, confessalo, tanto qui siamo tra amici: confessalo che per tenere in piedi le tue mirabolanti elucubrazioni vieni da me ogni mattina e, praticamente, mi svuoti il negozio. Sono convinto che a quest’ora della (ex) giornata sei già rimasto a secco. Ciao, resisti ancora qualche oretta: riapro alle otto e mezza. Ti aspetto. Ho tanta “roba” buona per te. :-)

  25. claudio orlandi il 31 gennaio 2006 alle 01:44

    ..scusate ma non è il caso di tornare a far sentire la propria presenza per strada e cercare di coinvolgere tutte le persone ancora in grado di camminare ? O devo rassegnarmi a firmare continui appelli via internet ? Un saluto claudio

  26. Un drogato il 31 gennaio 2006 alle 02:36

    @ un droghiere
    Non ti credo. Trespolo spara troppe cazzate ed è troppo ignorante sull’argomento. Secondo me con le droghe non ha mai avuto un cazzo a che fare. Prende per buona la stronzata dello spinello venti volte più forte degli anni 70. Facciamo i conti anni 70 %t.h.c.=8% x20= 160%!!!!. Bravo, bella stronzata. La verità è che ora certi tipi di marijuana arrivano al 18%, ma sono solo certi tipi. E’ questa storia riguarda solo l’erba, in compenso il tasso di principio attivo dell’haschisch è calato rispetto allo stesso periodo in questione.
    L’erba che si fa in casa difficilmente arriva al 10%, quelle erbe potenti prese in questione sono olandesi e californiane, in italia rarissime dunque basta di dire cazzate. Questa legge è una vergogna, riempie di soldi muccioli e soci, intasa le procure, e il modo in cui è stata approvata è vergognoso. Tutto merito di quello stronzo di Giovanardi che avrebbe venduto la madre per fare approvare qualche articolo, forse il fratello, dopo il cpt, vuole gestire pure una comunità. Sono dei pezzi di merda.

  27. Trespolo il 31 gennaio 2006 alle 03:39

    Ops, drogato e droghiere: onore all’esperienza e al sarcasmo, vedo che ne avete parecchia e, peccato per il droghiere, sto ancora lavorando e dubito che stamattina mi sveglierò prima di mezzogiorno.

    Torno al tema e non ho alcun dubbio: per stroncare un commercio c’è solo una via: togliere i MARGINI di guadagno immettendo sul mercato prodotto a prezzi di costo. Non ne vedo altre.

    Di questo credo si debba discutere e su questo ci si dovrebbe mobilitare, magari non solo dietro alla tastiera di un computer come suggerisce Claudio.

    Personalmente ritengo appelli come questo assolutamente inutili: non li legge quasi nessuno, non hanno impatto sull’opinione pubblica, sono mascherati del perbenismo più pernicioso e servono solo a far sentire soddisfatti e contenti estensori e firmatari. Traduco e banalizzo: “Firmiamo così il nostro *bimbo* coglioncello che si fa pigliare con lo spinello non lo sbattono in galera e siamo tanto buoni e progressisti e bravi.”
    Ma se in galera fanno fatica a entrare le guardie carcerarie tanto sono piene, come cavolo farebbero a metterci tutti quelli che fumano spinelli?

    Gabriella, non volermene, fai benissimo a firmare e ‘sta stronzata di legge non piace neppure a me, ma questi appelli mi ricordano le riunioni aziendali: tutti a fare brainstorming (seghe mentali) e nessuno che lavora…

    Buona notte. Trespolo.

    PS: Drogato, se non ricordo male la maggior parte delle piante coltivate in casa (dati provenienti dall’Olanda) appartengono a quelle modificate geneticamente (e ‘sta cosa mi ha fatto ridere quando l’ho scoperta pensando alle *guerre* contro gli ogm…) e, a meno che tu non abbia parentele divine, l’erba non la fai in casa: comperi le piantine – che qualcuno ti vende – e le coltivi.

    PPS: una cosa che mi fa divertire, sempre, è la comparsa di anonimilli che distribuiscono battutine, lezioni di vita e di chimica applicata nascondendosi e regalando titoli gratuiti. Caro Drogato e caro Droghiere, per me gli *ignoranti esperti* siete voi che ancora siete convinti che il problema sia riducibile a una piantina coltivata in casa: il mercato non si fa con la piantina fatta in casa e se non siete in grado di procurarvi piantine decenti beh, fatemi un fischio; vedrò cosa posso fare per compensare questa vostra evidente incapacità commerciale :-)

  28. un droghiere il 31 gennaio 2006 alle 09:53

    Tres, caro ragazzo, mi costringi a tenere sotto ferreo controllo tutto il parco fornitori, perché credo che, a mia insaputa, mi stiano vendendo “materiali” confezionati male, e, quindi, altamente tossici, stando almeno agli effetti che hanno avuto su di te negli ultimi giorni. Io ti consiglio una pausa di meditazione in una pasticceria: davanti a un budino fumante, al massimo corri il rischio di mandare in cortocircuito il fegato e tutti gli organi viciniori. Infatti, sei capace di alternare qualche buona riflessione, con spunti degni di essere approfonditi, a delle “uscite” che definire “stronzate”, come fa Lello, è un puro esercizio di bontà. Prova a rileggerti (non la pars construens, il resto intendo), tu sostanzialmente dici: la bossifini non esiste, perché la sua applicazione pratica è impedita dallo stato delle carceri italiane, quindi, miei cari progressisti perbenisti (sic!) smettetela di lanciare e firmare appelli del cazzo, tanto i vostri figlioletti non corrono il rischio di finire dentro per uno spinello! Che acuta analisi socio-politica!: il trucido giovinardo non avrebbe nessun problema a controfirmarla, tanto è qualunquista e perfettamente in linea con il mantenimento dello status quo e delle logiche fasciste che lo sorreggono. Complimenti, caro. Perfettamente in linea con chi, da un’altra parte, ritiene improponibile riaprire il processo per l’omicidio di Pasolini perché ormai appartiene alla storia o, udite udite, è frutto della sua ansia di autodistruzione! Fantastico, miei cari ragazzi. Mi costringete, comunque, quando verrete nel mio negozio, a vendervi esclusivamente pane, prosciutto e, al massimo, una mozzarella: credo che, in questo momento, anche una minerale gasata possa procurarvi trip incontrollabili e derive senza ritorno. Io ti aspetto, comunque: il mio “cotto” non teme confronti. Ora vado, i miei clienti mi aspettano impazienti. :-))

  29. un droghiere il 31 gennaio 2006 alle 10:28

    “bossifini” è un lapsus che la dice lunga, non tanto sullo stato di salute delle mie sinapsi, quanto sul livello di fascistizzazione complessiva del contesto nel quale viviamo. Ma si era capito lo stesso, immagino, a quale merda alludessi. Intanto faccio colazione con un bel panino al prosciutto, innaffiato da un litrozzo di rosso: così, per dare un senso alla giornata.
    (altri elementi utili alla replica di Tres) :-)

  30. Trespolo il 31 gennaio 2006 alle 11:36

    Droghiere, caro bimbetto, oltre che progressista (finto), non riesci proprio a sganciarti nemmeno un attimo dal tuo negozietto.

    Vedo di sintetizzare.

    1) E’ un dato di fatto che le carceri sono strapiene e non ci entra più uno spillo
    2) E’ un dato di fatto che questa normativa è una stronzata galattica
    3) E’ un dato di fatto – almeno per me e non posso raccontare i tuoi – che questi appelli servono a sprecare tempo, sentirsi buoni e pure a fare i progressisti offesi quando qualcuno lo rimarca
    4) E’ un dato di fatto – almeno per me – che l’unica via per combattere la droga è e rimarrà quella di liberalizzarla. Tutta e indistintamente.
    5) E’ un dato di fatto che, a fronte del punto precedente, qualunque altra posizione non serve a nulla.
    6) E’ un dato di fatto che, discutendo con i Droghieri bimbetti, l’unica via che percorrono è quella di mostrare il loro sarcasmo acuto (e inutile) da dietro una tastiera.

    Quindi spengo il PC, salto in macchina e me ne vado a Milano a vedere se riesco a combinare qualcosa.
    Ché con questo appello mal costruito, che punta non al problema droga, ma si perde in rivalse pseudopolitiche puerili e infila paragoni poco eleganti fra droghe e alcool per cercare un contrappasso, ho già perso persino troppo tempo.

    Buona giornata. Trespolo.

  31. lello il 31 gennaio 2006 alle 12:17

    Caro Trespolo,

    amico che non può più fare i conti in tasca ai Wu Ming e allora, pur di esistere viene qui a sputazzare veleno non sui fascisti che stanno al governo, ma su chi si indigna su quello che fanno, qui gli unici che hanno perso tempo sono quelli che hanno letto i tuoi deliri velenosetti.
    Può darsi che un appello serva a poco, tu non fai nemmeno quel poco, ti limiti a fare la critica snob di chi è sempre ‘troppo più a sinistra’ per fare alcunchè. Di sostanze psicotrope non capisci nulla, nemmeno sai chi è Greenspoon, né hai mai letto il rapporto della commissione di indagine canadese, per te Arnao è un modo blasè per miagolare, ma devi comunque dire.

    Che ne pensa il tuo analista?

    L’appello non dice nulla a favore di una restrizione delle norme (nessuna, praticamente) che regolano la somministrazione di alcool in un paese nel quale, comunque, qualsiasi 12enne può – se vuole – procurarsi litri di whiskey e andare in coma etilico. Di che parli? L’alcool è l’arma con la quale l’Occidente ha sterminato milioni di nativi ingiro per il mondo. Ti sfuggiva? Trespolo, davvero, che nome adatto che ti sei scelto. Pfui!

    Lello Voce

  32. un droghiere il 31 gennaio 2006 alle 12:25

    Tres, grazie di cuore per il “bimbetto” che si nasconde dietro la tastiera: magari lo fossi! E poi, scusa, ai bimbetti si lascia sempre un sorriso, potevi farlo anche tu :-). Permettimi di ricordarti, papà, che il tempo speso per i bambini non è mai “tempo perso”: sei tu che, se lo pensi davvero, non sai a cosa rinunci e cosa ti perdi: io dai bambini imparo sempre un sacco di cose, ogni giorno. Il papà che preferisco, comunque, è quello che posta il punto n.4; l’altro mi sembra in crisi di astinenza, ma gli voglio bene lo stesso, sempre di mio padre si tratta. Ad ogni modo, quando torni da Milano, cerca di trovare un po’ di tempo (ne basta pochissimo) per dare un’occhiata all’articolo di Andrea Inglese qua sopra. Ne vale la pena. Dici che non c’entra niente? C’entra, c’entra, eccome! Grazie, comunque, per avermi adottato: lo sapevo che dietro i tuoi modi burberi e sbrigativi si nasconde un cuore d’oro: e che dietro un cuore d’oro c’è sempre una canna che freme: in attesa. ;-)

  33. Un drogato il 31 gennaio 2006 alle 12:30

    Tresolo fuma cicoria al 160% con rutelli e capadicazzone, quello dei radicali. Per questo dice stronzate galattiche

  34. Un drogato il 31 gennaio 2006 alle 12:32

    Trespolo fuma cicoria al 160% con rutelli e capadicazzone, quello dei radicali. Per questo dice stronzate galattiche appollaiato sulle nostre palle, estremamente ospitali a causa di norme fasciste come quella in questione.

  35. francesco forlani il 31 gennaio 2006 alle 12:43

    Agli astanti proporrei questa cancion magnifica da ascoltare ad alto volume(alta voce) come diretti a un dove come per fare un come.

    “UNA STORIA DISONESTA” – TESTO
    Testo e musica di Stefano Rosso – 1976

    Si discuteva sui problemi dello Stato
    si ando` a finire sull’ hascisc legalizzato
    e casa mia pareva quasi il parlamento
    erano in quindici ma mi parevan cento

    Io che dicevo “be’ ragazzi andiamo piano
    il vizio non e` stato mai un partito sano”
    e il piu` ribelle mi rispose un po’ stonato
    e in canzonetta lui polemizzo` cosi`:

    “Che bello, due amici una chitarra e uno spinello
    e una ragazza giusta che ci sta
    e tutto il resto, dite, che importanza ha?
    che bello, se piove porteremo anche l’ombrello
    e in giro per le vie della citta`
    per due boccate di felicita`”

    “Ma l’opinione” dissi io “non la contate
    e che repetuzione, dite un po’, vi fate
    la gente giudica voi state un po’ in campana”
    ma quello invece d’ascoltarmi continuo`:

    “Che bello, col pakistano nero e con l’ombrello
    e una ragazza giusta che ci sta
    e tutto il resto che importanza ha?”
    Cosi` di casa li cacciai senza ritegno
    senza badare a chi mi palesava sdegno
    l’ accompagnai per strada e chiuso ogni sportello
    tornai in cucina e fra i barattoli uno che…

    “Che bello, col giradischi acceso e lo spinello”
    Non sara` stato giusto, si` lo so,
    ma in quindici eravamo troppi, no?
    E questa, amici miei, e` una storia disonesta
    e puoi cambiarci i personaggi, ma quanta politica ci puoi trovar.

  36. Alberto il 31 gennaio 2006 alle 13:03

    Trespolo dice: “Ché con questo appello mal costruito, che punta non al problema droga, ma si perde in rivalse pseudopolitiche puerili e infila paragoni poco eleganti fra droghe e alcool per cercare un contrappasso, ho già perso persino troppo tempo.”

    Io dico questo: ho fatto per un po’ di tempo il volontario in una comunità e poi un anno di servizio civile in un SERT e vi posso assicurare che ne rovina più l’alcol che la droga.
    Ho visto l’alcol distruggere la vita di un giovane.
    Ho visto l’alcol distruggere la vita di un operaio.
    Ho visto l’alcol distruggere la vita di un uomo.
    Ho visto l’alcol distruggere la vita di una donna.
    Ho visto l’alcol distruggere la vita di una famiglia.
    Ho visto l’alcol distruggere la vita di un vecchio.
    Ho visto l’alcol distruggere la vita di una vecchia.
    Ho visto l’alcol distruggere la vita di un professionista.
    Ho visto l’alcol distruggere la vita di un prete.
    Ho visto l’alcol distruggere la vita di un serio funzionario.
    Ho visto l’alcol distruggere la vita di un disoccupato.
    Ho visto l’alcol distruggere la vita di un medico.
    Ho visto l’alcol distruggere la vita di una casalinga.
    Ho visto gente disperata piegarsi in due dal dolore.
    Ho visto gente piegata in due da uno che torna a casa disperato.
    Ho visto figli stravolti.
    Ho visto mogli in lacrime.
    Ho visto ematomi e sangue.
    Ho visto vomito.
    Ho visto cervelli spenti per sempre.
    E scommetto che Trespolo, di tutto questo, non ha visto niente.
    Perché l’alcol è chiuso in mobiletti di case rispettabili.
    Perché l’ubriaco per strada fa sorridere.
    Perché l’alcol si compra in supermercato per quattro soldi.
    Perché l’alcol fa allegria.
    Perché un bicchiere ti tira su e il secondo anche.
    Perchè un bicchiere non si nega a nessuno.
    Perché fa buon sangue.
    Perchè…

  37. ale il 31 gennaio 2006 alle 14:20

    Dunque, mi romperei veramente a dire. Vabè.
    LelloVoce, SI’, come dicevo io mille post fa e pochi giorni fa altrove qualcun altro mi pare Gabriella, troppo spesso ci si preoccupa di “avercelo più sinistro degli altri”, di dire la cosa geniale che scavalca gli altri a sinistra ma scavalca anche i problemi reali.
    “Drogato”, NO, cazzo, che lo tocchi a fare Capezzone che non si droga (non è merito né demerito, figurati) ma lotta anche per te? (Son retorico qui, ok, ma la verità lo è sempre, un po’. Le battute gratuite magari no.)
    Mag e Tres, lo dicevo già: farmacie! Assolutamente. E tabaccherie per le canne (questo non lo dicevo).
    Forlani, SI’: Stefano Rosso e basta.

  38. mag il 31 gennaio 2006 alle 14:35

    Allora piu’ che farmacia, che sembrerebbe una cosa un po’ meccanica e commerciale…perchè non utilizzare la ASL, i distretti sanitari dove si vanno a fare gli esami ambulatoriali, e allestire una sorta di casa-famiglia, casa-accoglienza, zona di ospitalità denominabile che so…”friendly” la sanità amica…..dove uno va e aquista a prezzi modici, o meglio pagando un ticket la chimica che preferisce, previo accertamento di dannosità controllata entro una certa soglia, e già che ci siamo, una piccola depandance dove chi ha esigenze di contatto epidermico, possa appartarsi con assistente pelvico sempre passato dalla mutua?
    dai che è una bella idea…..ci guadagna lo stato, ci guadagnano i tossici, ci guadagnano i nevrotici, gli unici che non guadagnerebbero sono i racket.

  39. gabriella fuschini il 31 gennaio 2006 alle 15:34

    Di fretta:
    pienamente d’accordo con Alberto e Lello. Scusate se parto da esperienze personali, ma ho un figlio sedicenne che va per locali dove basta pagare e vengono serviti chupiti ( non se si scrive così), misture di super alcoolici e succhi di futta, nessuno controlla l’età, i ragazzi si devastano… è il mercato baby, se paghi non gliene frega una beneamata fava a nessuno di cosa succede poi! Ovvio che è la famiglia a dover vigilare
    (questo per non sentirmi dire sciocchezze), è ovvio. E allora quando faccio la macchinata il sabato sera e ne porto a casa tre/quattro vomitanti non posso fare a meno di pensare che forse un paio di canne devasterebbero un po’ meno. O no?
    vabbè, pensieri frettolosi e anche un po’ scontati. Però da rifletterci seriamente.
    saluti

  40. kristian il 31 gennaio 2006 alle 16:09

    bar? baaaaaarrr?
    siete matti?
    ma perché cavolo la canapa non la posso tenere nell’orto o nel vaso sul balcone?

  41. un droghiere il 31 gennaio 2006 alle 16:32

    Pensieri belli e veri, M.me Fuschini, altro che frettolosi.

  42. tashtego il 31 gennaio 2006 alle 17:05

    Naturalmente non si tratta di essere pro o contro la droga.
    La questione è che si vogliono mettere IN PRIGIONE i consumatori di qualsiasi sostanza psicotropa, ivi compresa la cannabis.
    Non sono un ammiccante sostenitore della canna, farsi di cannabis non mi pare né qualificante né squalificante, ma mettere in GALERA il ragazzo che se la fa lo trovo fascista e criminale, oltre che completamente fuori della realtà.
    La destra italiana non si smentisce mai.
    Niente di lontanamente in sintonia con la realtà, nessuno in grado di comprenderla e interpretarla, sia pure con ottica reazionaria.
    Solo fascismo cattolicante: in pratica franchismo

  43. nonhocapitomamiadeguodiciamo il 31 gennaio 2006 alle 19:46

    d’accordo, l’alcol è una piaga sociale. però perchè liberalizzare la droga, che è una fetenzia?
    due stronzate al supermercato invece di una?
    fateme capì.

  44. mag il 31 gennaio 2006 alle 20:18

    Io non dico di liberalizzarla, ma di regolamentarne l’uso con una distribuzione controllata e di stato.
    Poi in galera ci sono solo i miserabili, di certo Lapo non ci va.
    Sono contenta che Fini sia anche ministro degli Esteri :-(

  45. kristian il 31 gennaio 2006 alle 20:53

    ‘l’alcol è una piaga sociale. però perchè liberalizzare la droga?’

    questa frase è stupida. che cosa cazzo è la DROGA, se non un artificio retorico utilizzato dall’autorità per imporre la propria arbitraria imbecillità?

  46. ale il 31 gennaio 2006 alle 21:45

    D’accordo con Gabriella mamma con le palle. (Scusa lo stilema fintomaschista.)

    Anche con Mag. (Che prima scherzava e poi no, giusto? Ma lei può scherzare, mi piace come lo fa. In ogni caso mica qui diciamo farmacie bar asl ecc perché poi bisogna per forza andarci!!! E’ come l’aborto: esser fondamentalmente contrari non vuol dire che non debba esistere la legge sull’aborto! Né tanto meno rinunciare a combattere la vaticanizzazione cronica dell’Italia che si traduce in tacita – ma non tanto – e costante violenza morale sulle coscienze quando si tratta di prender decisioni che i nostri politici – che si sa son le più grandi menti pensatrici filosofiche – etiche/ttano come “etiche”.)

    Issimo, qui, con Tash. (Incredibile, no?)

  47. snaporaz il 31 gennaio 2006 alle 21:48

    nessuno coglie il punto, il salto di qualità.
    il salto di qualità è la galera anche per il consumatore, perché la droga non era libera nemmeno prima di questo decreto, ma in prigione ci andava solo lo spacciatore.
    però il falso in bilancio è stato depenalizzato, per esempio.
    come al solito la “sinistra” tace.

  48. yara il 31 gennaio 2006 alle 22:41

    Un droghiere says to Trespolo:

    Complimenti, caro. Perfettamente in linea con chi, da un’altra parte, ritiene improponibile riaprire il processo per l’omicidio di Pasolini perché ormai appartiene alla storia o, udite udite, è frutto della sua ansia di autodistruzione! Fantastico, miei cari ragazzi.

    Io firmerei l’appello contro Fini e non firmerei l’appello per PPP (uso il condizionale perché non sono né intellettuale né artista). Ho da tempo una piccola coltivazione di maria dietro la vigna di un amico dei miei genitori: la pianta del vicino è sempre più legale, ma nel mio piccolo appunto quest’anno un fusto mi ha misurato 13 cm. di circonferenza. Immaginiamo esperti indiani che valutano effetti, tossicità, rischio di assuefazione ecc. del vino: questi sarebbero probabilmente analoghi a quelli rilevati da esperti italiani sulla cannabis.
    Sposto il discorso. penso di aver provato tutte le droghe, naturali e sintetiche. se prendiamo ad es. l’eroina, è evidente che distrugge e non meno evidente che si combina letalmente con la spinta autodistruttiva dell’utente. chi ci è caduto, va curato col massimo impegno dalle istituzioni (compresa la somministrazione): il mercato dell’eroina invece non va legalizzato, ma semplicemente vietato/abolito col massimo impegno dalle istituzioni.
    Chi vede il mondo come distrutto, è sul punto di autodistruggersi, e viceversa. Lucciole non ce n’eran più, i ragazzetti non erano più quelli di una volta, anzi il contrario: perché li cerchi allora? perché prendi la spider, sventoli il deca e rimorchi?
    Io non lo so perché, ma preferisco domandarmi questo che se l’hanno ucciso in due o in tre, se dietro c’era il fascio, se erano gli stessi di piazza fontana che poi si sono collegati con Marino…

  49. un droghiere il 31 gennaio 2006 alle 23:24

    Yara, detto così, senza polemiche: ho letto e riletto l’articolo/appello di Lello Voce & Stefania Scateni e non mi sembra di avervi colto nemmeno una virgola di quello che tu vi leggi e paventi. Al contrario, è detto chiaramente (almeno io lo leggo) che solo la liberalizzazione può diventare un argine al consumo di quelle droghe pesanti che rappresenta, per le narcomafie e i loro legami e tentacoli politici, una fonte di profitti (da seconda-terza industria nazionale) spendibili, tra l’altro, per irrigidire in ogni modo la cappa di controllo sociale, soprattutto della dissidenza, a qualunque livello essa si manifesti. Al di là del fascismo che sostanzia questa pratica, non ti sfuggirà, tanto per essere banali che più banali non si può, che equiparare lo spinello allo spaccio e al narcotraffico non è un modo per aggirare l’ostacolo, anzi, peggio, a mio modo di vedere: è una politica scientemente perseguita da chi ha tutto l’interesse a che le cose rimangano esattamente negli stessi termini in cui sono adesso. Quando proibizionismo, fascismo e clericalismo si saldano così come sta avvenendo in Italia, sotto lo sguardo miope di un centro-sinistra (!) i cui dirigenti giocano a chi ce l’ha più lungo, il regime è già concretamente operante, ha già pervaso tutti i territori della convivenza e della socialità. Le sacche che resistono, e per fortuna ancora ce ne sono, vanno immobilizzate, sterilizzate, messe in condizione di non nuocere: cosa c’è di meglio, ad esempio, di una bella retata in un centro sociale, galera per tutti e bonifica nazista del luogo del crimine? E il tutto in un paese oscenamente prono che assiste impotente allo spettacolo quotidiano di una xenofobia elevata a sistema di vita e di valori, allo sventolìo di vessilli nazifascisti negli stadi, all’espropriazione della scuola e dei saperi… Vuoi che continui? Fa tutto parte del gioco, del progetto di normalizzazione e di controllo. Ecco perché, a prescindere da ogni altra considerazione (basta che ci si tenga lontani da qualsivoglia sfumatura omofoba), anche la riapertura del processo per l’omicidio di Pasolini è una forma di resistenza: all’oblio imposto, alla stagnazione paludosa delle coscienze, al falso perbenismo e moralismo borghese, capace solo di coprire ogni forma di misfatto, così come di affidarsi al primo ciarlatano mafioso purché garantisca ordine, disciplina, affari. Perché, alla fin fine, il processo di normalizzazione è cominciato proprio da lì: dall’uccisione del poeta, non solo in quanto omosessuale, ma proprio in quanto capace, con tutte le sue contraddizioni, di porsi fuori dal coro, di fare nomi e cognomi, di denunciare.

  50. yara il 31 gennaio 2006 alle 23:44

    ok droghiere, non mi sono spiegata bene: io condivido al 100% l’appello qui sopra, perciò appunto lo firmerei. in più sarei per la liberalizzazione totale della cannabis (compresa la coltivazione, con tutti i campi incolti che ci ritroviamo) e la penalizzazione vera delle pesanti.
    quanto a PPP, ti culli in una favola: i cattivi che macchinano, il poeta che canta…
    e il buon vecchio Marx, che vedeva nella mercificazione del sesso l’abominio della società borghese? si rivolterà nella tomba (in più c’ha le emorroidi)!

  51. nonhocapitomamiadeguodiciamo il 31 gennaio 2006 alle 23:58

    scusa kristian, perchè è una frase stupida?
    io ho fatto un semplice calcolo matematico, e mi fa specie che intellettuali come voi non lo capiate: meglio una sola fetenzia nei supermercati (l’alcol) di due (l’alcol e la droga).
    secondo me non va liberalizzata la droga, che rincoglionisce anche gli intellettuali, semmai bisogna punire duramente gli spaccitori. solo che il potere non lo vuole fare, troppi interessi. possibile che ‘sta cosa non vi entra in testa, a voi intellettuali?

    “mamma con le palle”. che espressione brutta! fossi la signora gabriella m’inalbererei.

  52. ale il 1 febbraio 2006 alle 00:10

    Ragazzi, scusate, si posson mica metter gli smiles per dire quando sto scherzando?
    A parte che “inalberarsi” è più “fallofono” di “aver le palle”.
    “Fallofono”?!?!?!?!? Che brutta parola!!!!!
    Poi avete nominato marx e quindi me ne vado, Tash (maiuscolo) e Magda (maiuscolo) e Forlani (maiuscolo) san già perché, gli altri (a cui comunque senz’altro fregaunc) scusate ma non c’ho voglia.

  53. Trespolo il 1 febbraio 2006 alle 00:15

    Caro Lello,

    visto il tono della tua risposta, pregiudiziale e giudicante, ritengo sia il minimo, da parte mia, avvalermi della stessa opportunità. Non credi?
    Per quanto mi riguarda sei uno scrittore fra tanti, niente picchi, niente estasi. Dubito che mio nipote, quando arriverà alle superiori, ti troverà in un’antologia della letteratura italiana. E’ invece molto probabile, dovesse decidere di seguire altre strade che non siano quelle prettamente letterarie, che incappi nei testi miei (tennnici, e le tre enne ci vogliono, che sono testi tennnici seri; mica pizza e fichi). Succede caro Lello, che ti piaccia o meno e indipendentemente dalle tue reprimende squisitamente personali. Poi, se non sbaglio sei tu quello che, per esistere, ha bisogno di scrivere appelli come questo che, per giustificare un argomento forte (la stronzata combinata da questa futura legge) devono inventarsi nemici e trovare il contrappasso nell’alcool. Non citi il proibizionismo, ma lo lasci latente a giustificazione di non si sa bene cosa…

    Fra l’altro non capisco cosa c’entri il “fare i conti in tasca ai Wu Ming” con questo discorso. Che fai? Non sai dove attaccarti e mescoli pere e mele?

    Di sostanze psicotrope credo di capirne almeno tanto quanto te: cioè nulla entrambi. Ma se non sbaglio, da qualche parte, non molto tempo fa, si sosteneva che non si può lasciare la gestione di “questo mondo” solo agli esperti. O sbaglio? Quindi direi, senza dubbio alcuno, che pure due ignoranti in materia di sostanze psicotrope come me e te, possono disquisire amabilmente del tema. O anche meno amabilmente, fai tu.

    Poi ti metti a citare nomi altisonanti per giustificare argomenti che non conosci, come me, se non per sentito dire. Vorrei inoltre ricordarti che, per semplice titolo di anzianità, ho imparato a leggere e scrivere prima di te, quindi hai almeno qualche probabilità che abbia letto e pure scritto più di te.

    Per chiudere questa inutile risposta, ma mi diverte pensare alle tue reazioni se e quando la leggerai, le argomentazioni che utilizzi sono talmente puerili e stizzite, come un bambino al quale han rubato il gelato, che l’unica chiusura sensata che mi viene è un bel rutto.

    L’hai sentito? No? Peccato, mi era riuscito proprio bene :-)

    Buona serata. Trespolo.

  54. Trespolo il 1 febbraio 2006 alle 00:17

    @Droghiere; va bene, ma mettiamoci d’accordo sul grado di anzianità e parentela. Io faccio il nonno ok? :-)

    Buona serata. Trespolo.

  55. Trespolo il 1 febbraio 2006 alle 00:23

    @Gabriella: un’amica saggia ed esperta mi suggerisce che l’inciuccarsi in compagnia, a una certa età, è un rito di passaggio. Basta che rimanga un passaggio altrimenti la domanda che mi porrei, avessi un figlio, sarebbe questa: perché continua ad inciuccarsi?
    Per ora ho solo un nipote, ha sei anni, non beve, non fuma, non si fa pere, non gioca d’azzardo e, per sua fortuna, non ha un blog :-)

    Buona serata. Trespolo.

  56. Trespolo il 1 febbraio 2006 alle 00:28

    @Alberto: scivolare nel personale e dedurre, quale drammatico errore. Un vecchio proverbio cinese dice. ” La verità è infinita, l’intelligenza umana è finita. Cercare di risolvere una cosa infinita con una finita può solo creare grandi danni.”

    E comunque, alla fine della storia, tutto nasce e si chiuderà, invece che con i soliti 10 commenti o 20, con qualcuno in più perché è arrivato quello che ha detto qualcosa di diverso. Tempo 4 post e sarà tutto dimenticato, il vortice continua :-)

    Buona serata. Trespolo.

  57. un droghiere il 1 febbraio 2006 alle 00:30

    Yara, potevi dirlo subito (né la citazione decontestualizzata di Marx ti assolve, anzi è un’aggravante): Pasolini ti sta sul cazzo, in qualunque salsa, nevvero? e vuoi sapere perché: solo e unicamente perché era “ricchione”. E vedi che ho colto nel segno, qualunque sia la tua prossima mossa pseudodialettica. Eccola qui la “tua” verità: da perfetta stalinista e/o cattointegralista: in ognuna delle due ipotesi, gli effetti sulla capacità di leggere un quadro storico (omicidio compreso) che è sotto gli occhi di tutti sono devastanti. Pensa a cosa succede quando le due ipotesi diventano realtà nella stessa persona. Con tutte le mie storture e i miei limiti e le mie canne, non ti invidio per niente: anche perché nel mio mondo ognuno si sceglie la persona da amare e i modi in cui farlo. E poi, se proprio ti interessa, io sono lesbico.

  58. gabriella fuschini il 1 febbraio 2006 alle 00:33

    E perché dovrei inalberarmi ( verbo orribile)? caro nonhocapitomaecc.ecc. mi incavolo per cose importanti, non per un appellattivo spiritoso… e poi è vero che sono una mamma tosta, con “le palle” appunto. Ci entra in testa benissimo che sarebbe meglio punire gli spacciatori e non, invece, equiparare consumatori e spacciatori. Snaporaz/Tashtego l’ha spiegato molto bene nel suo sintetico ed efficace intervento: il senso dell’appello è tutto lì, in quelle sei righe qui sopra.
    Ciao Ale. :-)

  59. gabriella fuschini il 1 febbraio 2006 alle 00:35

    Caro Trespolo, una laurea in pedagogia e vent’ anni di studi psicanalitici mi hanno ben insegnato cosa sono i riti di passaggio! Non è spocchia, la mia. Solo un buon grado di consapevolezza. :-)

  60. Trespolo il 1 febbraio 2006 alle 01:02

    Gabriella, beh, mica lo sapevo. Ora lo so. Però dalle mie parti è in uso un’abitudine, che credo appartenga anche al mondo della pedagogia, quando sono io l’auditor la certificazione la fa un altro/a, quando certifico non faccio l’auditor. Dicono si chiami supervisione; o sbaglio? :-)

    Buona notte. Trespolo.

    PS: punire gli spacciatori non serve a nulla; il mercato offre un ricambio talmente alto (parlo dei piccoli) che è persino cambiato il modo di arruolare gli spacciatori.

  61. gabriella fuschini il 1 febbraio 2006 alle 01:16

    Beh, mica siamo qui a parlare di problematiche personali, oltre al fatto che mio figlio non si inciucca tutti i sabati… ho usato la mia esperienza personale per fare un esempio concreto. Tutto qui.
    ps
    traquillo, c’è anche la supervisione. Sennò che avrei studiato a fare? per dire. :-)

  62. yara il 1 febbraio 2006 alle 01:57

    o droghiere, quanto sei viscerale! io cerco di portare un piccolo ragionamento, e basta. se amo PPP? sì e no, da quello che conosco. come regista, dei vecchi è quello che mi piace di più (ho un debole per Mamma Roma), le poesie non mi entrano, gli articoli politici che ho letto abbastanza, le recensioni assai.
    la frase di Marx è facile contestualizzarla, e mi meraviglio che tu non la condivida: il capitalismo, dice più o meno, penetra dappertutto, anche dove uno non se l’aspetta e dove non dovrebbe entrare mai: nell’eros. con la prostituzione appunto. io posso solo immaginare (a differenza del capitolo droghe) quanta disperazione muove uno a prostituirsi e l’altro a pagare: più materiale quella del primo/a, più spirituale quella del secondo/a (la solitudine, la voglia di buttarsi via “godendo”…) e ciò indipendentemente dal fatto che si tratti di omosessuali, transessuali, bisessuali, eterosesssuali.
    Se non mi rassegno a una società futura in cui ci sia l’eroina in regola e la prostituzione in regola, forse è semplicemente perché sono ancora giovane (relativamente).

  63. lello il 1 febbraio 2006 alle 07:27

    Trespolo,

    il rutto mi pare una conclusione consona al tono e agli argomenti del tuo discorrere. Sulle antologie credo che un minimo di autoironia mi impedisca di risponderti. Sulla mia competenza, a livello di teoria e di prassi a proposito di sostanze, forse è meglio se ti informi in giro, prima di sparare… stronzate. Non so tu chi sia e nemmeno mi interessa, ma dieci anni di tossicodipendenza pregressa mi mettono al riparo dalla tua incompetenza. Sei solo un vecchio sciocco, e pure logorroico.

    Lello

  64. mag il 1 febbraio 2006 alle 09:52

    posso racontare una cosina un po’ ridicola sulla donna con le palle?
    allora mi faro’ riformare dalla gabri…visto che la polizia non ci riesce neanche con Mauro Mancia.

  65. mag il 1 febbraio 2006 alle 10:18

    yara se conosci un altro modo per evitare che i piaceri e le debolezze individuali, vadano ad alimentare le mafie di tutto il mondo, dimmelo.

  66. tashtego il 1 febbraio 2006 alle 11:14

    Concordo, quasi parola per parola, col desolato commento del droghiere.

  67. nonhocapitomamiadeguodiciamo il 1 febbraio 2006 alle 11:34

    sgnora grabriella, contentta lei… scusatte, ho bevuto un cicinnin (si dice così da voi milanessi?) e alora sono un po’ fuori. gravriella carissssima, lei gode nel sentoirisi dire “dona on le palle”? beh, qutso è i,rettaggio di decenni di cazate. scusi, lei èsimpaticissima, per questo non mi do’ pace che lei sat con questi qui.
    w trespolo il nonno sprint!

  68. gabriella fuschini il 1 febbraio 2006 alle 13:58

    Che noia questo trollaggio da rete! io non godo, solo non mi offendo e sorrido. Ritengo che occupare spazio in una discussione seria con argomenti stupidi, tipo che io abbia le palle o meno sia demenziale. Cmq se vuole venirmi a trovare nel dojo dove mi alleno, posso darle dimostrazione di come una gentile e delicata signora si possa trasformare in una “dona on le palle”. Saluti.

  69. ale il 1 febbraio 2006 alle 14:10

    Ma vaffanculo ragazzi.
    O mammamia, Gabriella (e ciao da un papà con le palle. Ah già, io le posso avere e tu no, capisci?!?): non star con questi qui, che gentaglia! E pure milanesi!!! (E che sarà mai esser milanesi? Io non lo so mica, son di Reggiocalabria! Ah, allora non diceva a me, forse al massimo in quanto – io – interista. Boh.)
    Trespolo,
    scendi dal trespolo, ora basta, dai.
    (Ah, scusate: molto piacere, laureainletteremoderne, non sapevo ci si presentasse così.)

  70. Trespolo il 1 febbraio 2006 alle 14:23

    Lello, ah, e così saresti pure autoironico? Non me n’ero accorto sai; però fa piacere che tu me lo ricordi.

    Buona giornata. Trespolo.

  71. Gemma Gaetani il 1 febbraio 2006 alle 16:36

    Scusa, Lello, parlo proprio spontaneamente, e mi aspetterei una risposta sensata a queste mie parole che non vogliono essere colpetti per ottenere un punteggetto da far valere nelle guerrette, perché di queste guerrette che si conducono su NI faccio ormai volentieri a meno. E’ che mi nascono proprio dal cuore, come quando in Slam la tipa di cui il protagonista si è innamorata, esordisce urlandogli in faccia qualcosa che lui, evidentemente, preso dal suo ego, non capisce (è verso la fine del film, dovresti ricordartelo, il film Slam).
    Dieci anni di tossicodipendenza, appunto, non ti hanno mai fatto incontrare spacciatori che erano innanzitutto tossicodipendenti, e che la parola “narcomafia” nemmeno potevano capire cosa significava?
    Dieci anni di tossicodipendenza, come ti sei disintossicato? Facendo meditazione buddhista? Composizione di poesia civile? Compilando appelli? O hai passato anche tu le pene dell’inferno che passa un tossico nei primi tempi in cui il suo cervello, privato di roba laccio emostatico limone e cucchiaino, non ragiona più, deruberebbe la madre e il padre pur di sottrarsi al dolore – assoluto – di quel periodo di merda della disintossicazione privata che i tossicodipendenti chiamano, a Roma, “ròta”?
    Dieci anni di tossicodipendenza non ti hanno mai fatto incontrare gente che dalle comunità è stata SALVATA?
    E’ davvero assurdo che uno che provenga DALL’ESPERIENZA DI QUALCOSA – E LO DICA LUI STESSO – DIVENTI COSI’ RETORICO, COSI’ LONTANO DALLA REALTA’ A CUI LE PAROLE DEI SUOI APPELLI SI RIVOLGEREBBERO. Ma a te succede con molte cose, evidentemente. Il significante sostituisce il significato. Ti succede con la poesia. Con gli slam. Con tutto.
    Ascoltale queste critiche, perché te le sta scrivendo una che STA TENTANDO DI PARLARE CON TE, non di accumulare punteggetto da far valere sulla lavagnetta dell’eghetto.
    E questo, a casa mia e non solo, è IL CONFRONTO VERO, non la retorica.

  72. yara il 1 febbraio 2006 alle 16:49

    cara mag, capirai se conosco un modo! in un blog però si può esprimere anche solo un’ipotesi a ruota libera. Dunque, l’unica cosa chiara per me è: cannabis libera, ma libera veramente. coltivazione e vendita allineate a ogni altro prodotto, stessa legislazione, con produttori piccoli o meno ecc.: sarebbe più come il vino che come le sigarette, cioè non sotto monopolio (l’idea che l’erba legalizzata avvicini alle pesanti vale quanto per il vino, è cioè vera e balorda allo stesso tempo).
    eroina e prostituzione. la situazione è intollerabile. ma legalizzare? provo uno scenario di legalizzazione estrema: lo stato produce e vende l’eroina; in edifici pubblici ora vuoti allestisce case di tolleranza, coi dipendenti in regola; così rimpingua le casse. E la mafia? Offrirà eroina e carne più buona, e si ripresenterà il problema di sconfiggerla. Un po’ come legalizzare le tangenti ai politici: nuove bustarelle sottobanco. Temo insomma che così rimandiamo un po’ cinicamente il problema, che è: colpire veramente le centrali mafiose; fare un’opera immensa di sensibilizzazione ecc.; aiutare veramente eroinomani, prostituti/e alla deriva ecc.
    Pelosi era un minore, e il discorso su PPP cade sotto un’altra rubrica ancora (io sarei equidistante dall’appello di IPA e dal contrappello di Ubicue, ossia dalla seriosità e dalla goliardia).

  73. Gemma Gaetani il 1 febbraio 2006 alle 16:50

    Se il testo di questo appello non fosse un’occasione per ribadire che Berlusconi è fascista (L’ABBIAMO CAPITO, LO PENSIAMO TUTTI NOI, DA SOLI, LO SAI?) e che Lello Voce che scrive sull’Unità lo vuole dire a tutti per primo, l’avrei firmato.
    Perché quello della tossicodipendenza è un problema serio. Ed è evidente che da parte di questo governo di centro-destra, come da parte di tutti i governi di centro-destra, stante l’ansia di legiferare fino all’ultimo minuto di possibilità, l’approccio nei confronti del problema TOSSICODIPENDENZA sia quello ESTREMAMENTE PUNITIVO SI’, come ogni ideologia di destra e centro-destra pensa che i problemi si possano risolvere.
    E, per dire, ma lo dico con la consapevolezza che mi verrà risposto che sono una berlusconiana, vista la capacità ormai minima di decodificare il pensiero altrui di molti frequentatori di NI, molte persone hanno smesso di fumare sigarette, hanno cioè vinto la dipendenza da nicotina quando non potevano più fumare nei locali pubblici. Molti dei dipendenti da nicotina, me compresa (che esco dai locali pubblici per fumare) smetterebbero di fumare se i Monopoli di Stato non vendessero le sigarette.
    Infine, che le droghe leggere diano assuefazione lo sanno anche i cadaveri.
    Prova a chiedere a qualcuno che, per dire, si fa venti canne al giorno da quando non si fa più le pere, se privato delle sue venti canne al giorno non presenterebbe sintomi di astinenza.
    Per il resto, io non sono per la criminalizzazione del consumatore di droghe leggere, né di quelle pesanti, ma per uno Stato in cui chi voglia drogarsi possa farlo e basta e chi voglia uscirne possa essere aiutato.
    Come accade oggi, in Italia, con l’alcool. (A chi ha scritto quegli infiniti “Ho visto”, e a chi gli fa da codazzo retorico, volevo dire che è piuttosto evidente la contraddizione logica in cui si cade chi afferma contemporaneamente che la legalizzazione delle droghe è l’unica strada percorribile per debellare il problema della tossicodipendenza, oltre a quello del commercio clandestino, e che l’alcool ne ammazza più delle droghe, visto che l’alcool E’ GIA’, e da un bel pezzo, legale).

  74. Gemma Gaetani il 1 febbraio 2006 alle 17:10

    Trespolo è una delle poche persone che in questi settanta commenti ha detto qualcosa di sensato. Come Snaporaz, che scopro con piacere essere Tashtego.

  75. Gemma Gaetani il 1 febbraio 2006 alle 17:20

    E poi voglio dire una cosa anche a Ale, perché ormai ci conosciamo.
    Il punto non è voler essere sempre più a sinistra. Il punto è essere così a sinistra (e senza stendardi appicciccati in faccia) da NON TOLLERARE UN PENSIERO E UNA RETORICA PARA-SINISTROIDI. Che vuol dire, più in generale, condurre un’operazione logica (volta cioè al raggiungimento di una verità oggettiva), e non dialettica nel senso deleterio del termine (volta cioè ad ottere ragione al di là della verità oggettiva), ragionando, da soli o con altri. Che vuol dire tenere così tanto a certe cose da non cedere, da non svendere gli ideali in cui si crede. Come fa soltanto Bertinotti oggi in Italia. Né Rutelli, né Prodi.

  76. ale il 1 febbraio 2006 alle 17:34

    Gemma bentornata, sarei anche d’accordo quasi.
    Però le canne no, non danno per niente per niente assuefazione, se non hai provato fidati.
    (Io ho anche smesso le sigarette nove anni fa, per dire da 20 oggi a zero domani e dopo aver fumato per 14 annetti, e zero anche “ripercussioni”).

    Sapete, succede che al cinquantesimo commento uno non si ricorda più chi diceva cosa, oserei dire neanche chi ha detto cosa a volte si ricorda di quel cosa. Dunque qui si finisce (troppo) spesso per impolverare e polverizzare i discorsi, o peggio semplificare mnemonicamente, X diceva bene questo e male quello, Y gli ha risposto che sull’affermazione Q va bene, ma dissente dall’argomento F introdotto per rispondere a Z che diceva che H così come detto da J va interpretato come contrapposto a G di A…
    Guardatevi il polverone che avete fatto su IPA! Alla fine l’argomento non è l’argomento ma la discussione, i centri di gravità si perdono e questo è l’unico risultato buono.

    Trespolo ha detto molto di sensato, condivisibile o no, poi ha preso un tubetto di borotalco e se l’è sbuffato addosso sotto i nostri occhi plebei.

  77. ale il 1 febbraio 2006 alle 18:16

    Ah, Gemma,
    dici benissimo sulla sinistra, sugli ideali da non svendere, e diciamo (glielo do io il nome) sul rifiuto della sofistica.
    Dici benissimo anche su Prodi e Rutelli da una parte e, soprattutto, su Bertinotti dall’altra.
    (Che è uno dei pochissimi che stimo davvero, e non essendo io comunista!, ma per riassumere un estremista bakuniniano antiparlamentare – anche se quando ho votato è ovvio abbia votato sempre solo a sinistra, ma è un altro discorso – e che non ama Marx: ma lui Fausto è un comunista molto moderno, forse mi piace apposta. Oltre che per la serietà e l’onestà.)

  78. Gemma Gaetani il 1 febbraio 2006 alle 18:57

    Volevo scusarmi per i non pochi refusi dei miei commenti. Ho un occhio bendato, fatico a rileggere ma soprattutto a vedere bene.

    Ale, ho provato, fìdati. Pur non mettendomi a stillare anafore (“Ho visto”, “Io so”), so parecchio bene di cosa parlo quando parlo di droghe leggere e di droghe pesanti. Potrei presentarti almeno dieci persone mie amiche alle quali, se togli le almeno dieci canne o le venti sigarette quotidiane, prende una crisi di astinenza. Certo (almeno quello!), incommensurabilmente più lieve di quelle che ho visto subire a dipendenti da eroina o cocaina in astinenza o in tentativo di disintossicazione autonoma e privata, con i secchi per vomitare sotto al letto (per chi non ha esperienze dirette, basta guardare film come Trainspotting o Georgia, per dirne un paio tra i molti).

    Trespolo ha espresso delle riserve (condivisibilissime) sulla connotazione retorico-politica che in molti punti forza il testo di questo appello, e che per questo motivo impedisce di firmarlo a chi come me è antiproibizionista, se non vogliamo dire intellettuale o artista (è cosa ridicola infatti anche autodefinirsi così, ponendo chi non possa riconoscersi in quella categoria nella condizione di non poter firmare seppure si trovi d’accordo in toto con quanto lì viene dichiarato).

  79. kristian il 1 febbraio 2006 alle 19:02

    gemma guarda che dipendenti lo siamo tutti, il problema non è la dipendenza, ma la tossicità. fumare è dannoso. ma mangiare? se io la canapa mi limitassi a mangiarla? o a inalarla tramite una delle tante meravigliose waterpipes fabbricate in giro per il mondo? in svizzera durante una fiera ho visto tipo delle mini-mongolfiere, dei palloncini costosissimi che si riempiono di THC e poi te li svuoti in bocca. nessun residuo da combustione. solo l’effetto psicoattivo. e manco le mafie o lo stato ci servono, solo qualche seme di qualità e tanta buona lena.
    non è solo per la canapa. prendi i funghi. io li adoro, quasi tutti. molti li mangio. alcuni di quelli che mangio, qui da noi non si possono vendere. è forse un reato mangiare funghi? perché la caffeina sì e la psilocibina invece no?

  80. Gemma Gaetani il 1 febbraio 2006 alle 19:55

    Cercherò di essere sintetica.
    L’appello è forzato quando dice che la legge è “un’ultima gravissima tappa nella corsa verso la barbarie di cui questo Governo”. E’ una delle poche leggi che non nasce per difendere in maniera evidentemente antidemocratica interessi berlusconiani o para-berlusconiani comunque privati. E’ notoriamente coerente con un’ideologia politica di (centro)destra l’idea della cura repressiva.
    Quando dice che questa legge non “risolverà i problemi di quanti fanno uso di droghe pesanti, né potrà cambiare le libere scelte di chi ha deciso di utilizzare quelle leggere”. Non è detto. Lello Voce e Stefania Scateni possono forse prevedere a priori e scientificamente gli effetti di una legge? L’avreste detto che la severità con i fumatori avrebbe fatto calare il consumo di sigarette? Io no. Eppure è successo.
    Ancora quando dice dei giovani consumatori (presumo di droghe leggere) che questa legge li getterà “tra le braccia della criminalità organizzata”. Ma perché ora i giovani consumatori tra quali braccia si trovano?
    L’appello raggiunge poi il livello dell’assoluta mistificazione quando dice che a guadagnarci “saranno le comunità-carceri private”: chiunque conosca un po’ da dentro la questione sa benissimo che le comunità non sono di certo sette sataniche finanziate dallo Stato, ma strutture in cui con l’ecccezioni di casi isolati e di certo non programmati (come l’infermiere che picchia un anziano ricoverato in un ospizio) si persegue l’obiettivo di aiutare i tossicodipendenti ad uscire dalla droga (e cioè ci si fa un culo così, insieme a loro, e alle loro famiglie). Stesso livello di mistificazione è quello dell’accusa paranoide tipica dell’antiberlusconismo di centro-sinistra (identico all’anticomunismo berlusconiano di centro-destra), quando dice che la legge è “infilata surrettiziamente (…) in un provvedimento che nulla a che a fare con la problematica della droga”, dato che si tratta per essere precisi della “conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 272, recante misure urgenti per garantire la sicurezza ed i finanziamenti per le prossime Olimpiadi invernali, nonché la funzionalità dell’Amministrazione dell’interno. Disposizioni per favorire il recupero di tossicodipendenti recidivi”. (Spesso, i disegni di legge, accorpano interventi rivolti ad ambiti tematici che non c’entrano nulla l’uno con l’altro, e in questo caso ce ne sono tre, non due).
    L’appelo fa ancora opera di mistificazione quando definisce tout court le comunità ‘chiuse’ (cosicché chi non ne sappia nulla possa immaginare sulla scia di questa suggestione spacciata per verità che le comunità siano – e soltanto – lager: ci sono le comunità diurne (spesso quelle in cui si stanzia stabilmente funzionano anche nella modalità del solo accesso diurno, esattamente come gli ospedali che forniscono anche un’assistenza definita “day hospital”, oltre ai piani di affidamento ai servizi sociali che prevedono il solo raggiungimento del SER.T. per assumere la dose di metadone quotidiana (questo per gli eroinomani, perché il recupero dei cocainomani è diverso da quello degli eroinomani, come da quello dei dipendenti da ecstasy). Non è che uno che fuma uno spinello viene preso e incarcerato e le chiavi della stanza vengono gettate.
    Poi l’appello dimostra di rincarare la dose della paranoia e della solleticazione psicagogico-retorica-sinistroide che riscuote tanto successo quando dice “temiamo che (…) ci troveremo di fronte a un provvedimento che premierà le sostanze più nocive (la cocaina, droga da ricchi, da adulti, da vip)”: quando mai un appello denuncia i timori, e non le più che probabili e documentabili conseguenze? E poi in quale paradigma, se non quello da retorica sinistroide, la cocaina è droga da vip e da ricchi e basta? Un grammo d’eroina, all’utente finale, costa quanto un grammo d’eroina o poco più, cioè cinquanta, sessanta euro, e non è di certo, mediamente, il quantitativo di un’unica dose. E, infine, con quale faccia si potrebbe in uno stessa legge proporre la criminilizzazione del consumatore di droghe leggere e alleggerire la criminalizzazione del consumatore di quelle pesanti?
    Infine l’appello ribadisce la fanta-previsione mistificatoria quando dice che questa legge offrirà “un nuovo lucrosissimo affare alle narcomafie di tutto il mondo”. QUAL E’ IL NUOVO AFFARE? Chi non si droga, con questa legge, comincerà a drogarsi?
    Il resto dell’appello, quello che ne resta, è condivisibile. Tolto l’altra falla clamorosa rappresentata dalla dichiarazione che “la legge non fa nulla contro la droga pesante che in Italia miete più vittime, cioè l’alcool”. I SER.T., e tutte le strutture di assistenza medico-sociale preposte al recupero delle tossicodipendenze, equiparano di fatto l’alcool alle droghe pesanti. L’unica differenza è costituita dalla legalità dell’alcool, e questo non testimonia altro che la legalizzazione non incide, se non in modalità imprevedibili, sul consumo. E lo stato di contraddittorietà in cui vive uno stato che legalizza una droga ma debba garantire anche la cura dei danni procurati dalla stessa.
    Ecco.

  81. Gemma Gaetani il 1 febbraio 2006 alle 20:02

    Kristian, forse non ti sei accorto che la nostra nazione è un po’ troppo vicina, e dal punto di vista storico, e dal punto di vista geografico, prescindendo dagli schieramenti che si trovino al governo, a quello che viene chiamato Stato del Vaticano.
    Certo che siamo tutti dipendenti da qualcosa e certo che qui siamo più o meno tutti antiproibizionisti.
    Io volevo soltanto tentare di spiegare che certe questioni oscillano tra i due estremi del libero arbitrio e della dipendenza insuperabile da soli.
    E che il testo di questo appello, se fosse scritto bene, cazzo, lo firmerei eccome! Perché è chiaro che questo governo ha strarotto il cazzo, mi si passi la mia di emotività ora, e che per ripristinare tutto quanto ha distrutto ci vorrebbe un governo Bertinotti per almeno cinque legislature consecutive.

  82. Gemma Gaetani il 1 febbraio 2006 alle 20:13

    Scusate per la lunghezza dei commenti. Più sintetica di così, era impossibile. Di solito la risposta a un post che si imponga di esaminare i concetti espressi da un post dall’inizio alla fine è oggetto di un altro post, ma io accedo solo ai commenti come lettrice di NI, e nonostante questo volevo per una volta tentare davvero di parlare perché l’argomento mi interessa molto. Scusate ancora per i refusi (l’occhio).

  83. Gemma Gaetani il 1 febbraio 2006 alle 20:34

    Ale, dico l’ultima cosa. A Trespolo GLI è stato tirato un tubetto di borotalco negli occhi… Col solito metodo, chi non è completamente d’accordo, è completamente attaccabile (e su questioni private, con preciso malcostume o illazioni). E meno male che saremmo, o siete, intellettuali… Quelli deputati a confrontarsi sulle idee…
    Lo dico con dispiacere, perché io mi sento di NI, vengo qui a cercare “compagni”, non cazzotti da dare o ricevere. (Come molti altri, credo).

  84. ale il 1 febbraio 2006 alle 20:41

    L’occhio, sì, ti ho vista, certo che culo però!
    No, su un governo Bertinotti che magari è pure auspicabile ora sei un po’ retorica tu, dai. Ma senti a proposito invece e fammi non esser da meno, un governo Capezzone ti spiacerebbe troppo? Certo poi il governo Ratzinger ci dichiarerebbe subito guerra.

  85. ale il 1 febbraio 2006 alle 20:49

    “alla fine della storia, tutto nasce e si chiuderà, invece che con i soliti 10 commenti o 20, con qualcuno in più perché è arrivato quello che ha detto qualcosa di diverso”
    “invece molto probabile, dovesse decidere di seguire altre strade che non siano quelle prettamente letterarie, che incappi nei testi miei (tennnici, e le tre enne ci vogliono, che sono testi tennnici seri)”
    Cioè, la supponenza, capisci?
    Il resto va bene e a volte benissimo.

    “col solito metodo, chi non è completamente d’accordo, è completamente attaccabile”
    Questa poi sei tu, e onestamente è troppo vero quel che dici, proprio come (negazione di un) principio. Qui e altrove.

  86. ale il 1 febbraio 2006 alle 20:58

    Ultima anch’io. Ma non per certo Gemma: solo da suoi spunti.
    Io non proprio mi sento di NI ma solo perché non mi sento “di”, in generale.
    Non vi cerco compagni, o meglio li cerco anch’io ma non nella condivisione, piuttosto nel confronto. A volte anche incivile addirittura. Altre volte poco serio. Altre ancora troppo (prendendosi sul) serio, che è peggio.
    Ma è bella NI, è bella e ci son tante idee diverse. C’è anche l’idea diversa di quelli che pensano che non ci sono (o non dovrebbero esserci) tante idee diverse. Idea che, per assurdo, io rispetto.

  87. ale il 1 febbraio 2006 alle 20:59

    (“Certo per”, non “per certo”. Sbaglio anch’io ogni tanto con due occhi.)

  88. Trespolo il 1 febbraio 2006 alle 21:36

    Gemma: che dire: grazie. Mi pareva di essere l’unico ad aver colto le incongruenze di questo appello. Mi pareva anche di essere l’unico ad aver colto l’attacco personale che Lello Voce ha alzato nei miei confronti, e con tutta la retorica del caso, per il semplice motivo che mi sono azzardato a scrivere qualcosa che mi pareva evidente.
    Mi fa anche piacere che Ale, sollecitato dalle tue argomentazioni, abbia scoperto che non avevo scritto solo stronzate; però non capisco perché insistesse nel volermi fa scendere dal “trespolo” prima del tuo intervento e non abbia tentato di argomentare sulle “non stronzate”.

    E’ lo stesso identico atteggiamento che spesso, da non addetto ai lavori, ritrovo all’interno di discussioni simili ed è lo stesso identico atteggiamento che vivo quando, nel mio ambiente di lavoro e per il semplice motivo che non amo conformarmi allo stile giacca e cravatta, i candidati per l’eventuale assunzione prima mi trattano come l’ultimo degli impiegati e poi, quando scoprono che dovranno sostenere il colloquio con me, non sanno più che fare. Si aspettavano l’Amministratore Delegato azzimato e col rolex al polso.

    Qui, se sostituiamo l’Amministratore Delegato con il fantomatico intellettuale di sinistra, si verifica lo stesso identico fenomeno: non si valutano le parole, ma si rincorre il nome: sai mai che possa servire.
    E’ un atteggiamento che mi infastidisce così come mi infastidisce infarcire le discussioni con argomentazioni personali per attaccare e vincere a ogni costo. Però se mi ci tirano non fuggo e devo confessare una cosa: mi diverto un sacco a vedere come gli atteggiamenti si trasformino e le persone mutino la loro posizione e le loro opinioni in funzione di chi è oggetto della querelle.

    Argomentazioni come quelle sostenute da Lello Voce in questa discussione non portano da nessuna parte, così come non porta da nessuna parte scrivere appelli di questo genere o sprecare il proprio “talento” con le tessere telefoniche di Telecom o le tazzine da caffé della Illy. No, sbaglio, le tesserine della Telecom e le tazzine della Illy sicuramente gli han fatto guadagnare qualche soldino.

    Non conoscevo Lello Voce, se non per sentito dire, e mi riprometto di conoscerlo meglio dopo questa spiacevole discussione: mi comprerò i suoi libri, andrò a leggermi qualche articolo, vedrò di mettere le mani sulle famose tesserine e sulle tazzine da caffé, mi farò spedire i suoi lavori pubblicati dalla Yale. Ma non so perché ho il ragionevole dubbio che mi rimarrà lo stesso sapore amarognolo che mi ritrovo in bocca tutte le volte che mi imbatto in persone che indossano una divisa; che poi sia una cravatta o una maglietta sdrucita poco cambia: vivono all’interno del loro esercito e tutto il resto non conta.

    E’ sintomatico che, all’interno del suo sito e con molta prosopopea, – al fatto che sia ironico non ci credo più – si autopubblichi, definendolo *biobibliografia aggiornata*, il proprio curriculum vitae.

    Buona serata. Trespolo.

  89. gianni biondillo il 1 febbraio 2006 alle 21:38

    Kristian, a quando una cenetta da te a base di funghi? ;-)

  90. Trespolo il 1 febbraio 2006 alle 21:46

    Ale, vedo che ritorni sulla storia della supponenza. Quindi o ci sei o ci fai!

    Primo: non sono stato io e non fa parte dei miei modi, argomentare all’interno di qualunque discussione gettando nell’arena argomentazioni personali.
    Secondo: mi sono limitato a rispondere, non amo il porgi l’altra guancia, a un attacco personale e assolutamente indelicato di Lello Voce.
    Terzo: la mia non è supponenza, sono semplici dati di fatto e sono disposto, con te e con chiunque, a scommettere sulla mia ipotesi.
    Quarto: mi è venuta fame ed esco a cena.
    Quinto: andare a cena lo classifichi come supponenza o borotalco?

    Buona serata. Trespolo.

    PS: anche sul fatto che Lello Voce sia uno scrittore normale sono disposto ad accettare scommesse. Si tratta di trovare un metro per definire “scrittore normale”; io uno l’avrei, ma forse se glielo spiega Bui è meglio :-)

  91. yara il 1 febbraio 2006 alle 22:12

    Ho letto i commenti, ma sono tsunami di frasi. Tanto che me n’è rimasta in mente solo una, di G.G: “Un grammo d’eroina costa quanto un grammo d’eroina o poco più” (e poi non l’ho nemmeno capita tutta).

  92. Gemma Gaetani il 1 febbraio 2006 alle 22:20

    Ho un occhio bendato a causa di un piccolo incidente, dunque fatico a rileggere e restano visibili sviste come quella, Yara, che (ti) spiego: “Un grammo di cocaina costa quanto un grammo d’eroina o poco più”…

  93. un droghiere il 1 febbraio 2006 alle 22:36

    “argomentazioni per vincere a ogni costo”!!!: ma di che cazzo state parlando? Vi si chiede di aderire a un appello per l’abolizione di una legge chiaramente fascista, e state lì a piluccare sulla struttura retorica del testo, sui termini utilizzati, sul fatto che voi ce l’avete più lungo di lello voce, che lui ce l’ha più corto di voi anche se crede di avercelo più lungo, che voi non ne fate questioni personali e poi scatenate un livore che emerge dalle righe come una marea di merda da una latrina. Sì, io sono d’accordo in linea di principio, però, se l’appello non lo presentava il lello, io lo firmavo, perché il suo stile non mi piace, perché lui non so nemmeno se è uno scrittore normale!!?? E, dulcis in fundo, la Dott. G.G. che accusa gli altri (in particolare sempre lo stesso) di fare e dare lezioni che non hanno senso, e poi ci tiene una tirata ultraretorica di duecento righe. Ma vi rileggete o no? Siete talmente presi da quello che scrivete, che non riuscite a controllare né il vostro narcisismo, né il livore personale che traspare dai vostri stomaci in fiamme. Ma fatevi una bella pera di bicarbonato; andate a cagare: era più onesto dire, come si evince dai vostri sublimi testi in puro stile masturbatorio, che l’appello vi interesserebbe anche, ma non lo firmate perché chi l’ha proposto si chiama l.v. che, per motivi che affondano le radici nei vostri io infranti, vi sta sul cazzo. Non era più onesto, mie cari compagni e compagne della domenica??

  94. Gemma Gaetani il 1 febbraio 2006 alle 22:53

    Volevo soltanto aggiungere poche cose sul discorso complessivo.

    La dipendenza da qualunque sostanza è prima psicologica e poi fisica e poi pratica.

    Non esistono i narcotrafficanti che assoldano giovini puri per condurli allo spaccio e alla delinquenza o alla dipendenza, come invece avviene molto più spesso nel caso degli importatori di donne inconsapevoli di venire in Italia a fare le prostitute.

    Per me Lapo Elkann e Paolo Calissano e Kate Moss, anche se VIP, sono esattamente come il più povero e disperato tossico napoletano che si riduce a rubare per comprarsi la droga: hanno bisogno di aiuto.

    Ale, quanto a Capezzone: purtroppo io sono, in questo momento cruciale della storia politica italiana, estrema e ottusamente irriducibile: solo un governo Bertinotti ci può salvare, solo un governo Bertinotti. Il centro sinistra mi fa poco meno schifo del centro destra. I radicali sono troppo farraginosi su non poche questioni “tennniche”. Infine, la supponenza di Trespolo: se guardi cronologia e tono dei commenti intercorsi tra Trespolo e Voce, non ce n’è in Trespolo, se non nella forma di una mera – e necessaria – difesa… E il rutto finale era, quello sì, ironico. (E mi aveva fatto parecchio ridere. A qualcuno scappa di sdrammatizzare e sottrarsi a un finto dialogo con un bel rutto.)

    Ciao, ‘notte.

  95. Gemma Gaetani il 1 febbraio 2006 alle 23:06

    Un droghiere, non credo che siamo “noi” che dobbiamo andare a cagare.
    Io non firmo niente abbagliata dalle lucine davanti agli occhietti, mi si attiva soltanto la gastrite quando sento antifascismo-noi-buoni-controlamafia-libertà-centrosinistra-intellettuali&artisti-chebuoniifunghi-Pazienzaficosifacevalepere (che c’è morto, Pazienza, insieme a migliaia di altre persone).
    E non ho perso due ore di tempo ad argomentare un (dispiaciuto) dissenso per dimostrare che ce l’avrei più lungo di Lello Voce, perché sarei felice di firmare un appello che ci rispecchi tutti unendoci sotto la cifra dell’opposizione a questa quasi-legge che non condividiamo e basta. Il mio tempo vale, anche se non viene retribuito quando i miei ruttini li non-pubblico sull’Unità. Di Voce è involontariamente comica la ricerca forsennata di un impegno sempre in prima linea benedetto dal partito, come evidenzia Trespolo. Ma che è “L’Unità”, il secondo cognome di Lello Voce? Ma che soltanto il “Centro Sinistra” difende le istanze che denominiamo libertà e democrazia? Se l’appello diventa NEUTRO io lo firmo eccome. E volentieri. Come ho firmato quello dei radicali per l’indulto e l’amnistia, pur non essendo radicale, perché non c’era pubblicità politica, né occulta né malamente occulta.

  96. Gemma Gaetani il 1 febbraio 2006 alle 23:09

    E quello per la riapertura delle indagini sull’omicidio di Pier Paolo Pasolini de IPA, pur non avendo postato nel mio blog la comunicazione ufficiale di quell’adesione.

    Ora ciao davvero. Chi vuole leggere quanto c’è davvero scritto nelle mie parole, può farlo. Chi no, peggio per lui.

  97. Gemma Gaetani il 1 febbraio 2006 alle 23:21

    Però sai “un droghiere”, la mia firma non sarebbe nemmeno bene accetta in calce a quell’appello. Sai, mi pubblica LainFazi e faccio chick lit racchiusa in una copertina rosa shocking che cita il Fiorucci Store e dunque appartiene al sistema che Lello Voce combatte, mica sono un’intellettuale e un artista di quelli che piacciono (a Lello), mica parlo di droga o faccio poesia civile nei miei scritti, mica scrivo di esperienze avendole vissute in prima persona – se non di fellatio – io, no, no.

  98. ale il 1 febbraio 2006 alle 23:36

    Trespolo,
    Uno, non avevo mai detto neanche prima che tu avessi detto cazzate.
    Due, scherzavo [scherzavo! perché poi ognuno parla come gli pare, mica mi metto a, eppoi “è bella NI, è bella e ci son tante idee diverse, c’è anche l’idea diversa di quelli che pensano che non ci sono (o non dovrebbero esserci) tante idee diverse, idea che, per assurdo, io rispetto”: qui c’era o voleva esserci, magari detto male?, ma senza supponenza, tutto il mio pensiero sull’espressione dell’altrui pensiero] solo su quella che pure un po’ impropriamente dicevo (ripeto) “supponenza” e che comunque per i miei difficili gusti hai usato. Quindi “non ci sono”, “non ci faccio”, non sono stato mutevole né incoerente. Non mi è piaciuto, semplicemente, a un certo punto, il tuo tono. (Si può?) Che poi infatti hai velatorispolverato per me. (Sì, neanche il tono di Lello, sempre a un certo punto, è stato un gran che: ma col suo rutto mi ha saputo assai meno di offensivo, tutto lì.)
    Tre, non mi conosci, non “classifico” alcunché. Buon appetito.

    Gemma,
    sono come ormai si sa un anarchico che però ritiene, “in questo momento cruciale della storia politica italiana” come tu dici e come è, bisogni andare a votare: e sinceramente non per i “sinistri” riciclaggi diccì, ma contro ogni forma di destra e anche di deideologizzazione berlusconiana. Poi,
    voto Capezzone,
    che se non altro sulLa cosa che io considero fondamentale [che è sempre, ri-ripeto, questa: “tante idee diverse, anche l’idea diversa di quelli che pensano che non ci sono (o non dovrebbero esserci) tante idee diverse, idea che, per assurdo, io rispetto”], è proprio tra i politici (compreso addirittura Pannella) l’unico che la pensa come me.

  99. un droghiere il 1 febbraio 2006 alle 23:43

    Gemma, solo una precisazione, affinché tu possa, visto che quando vuoi sei capace di analisi e di riflessioni di alto conio (purtroppo non ti capita spessissimo), leggere in modo più “corretto” i miei post, così come io ho letto i tuoi (prova a rileggerti, l’autocritica non ti dovrebbe difettare). Dunque: a me del centrosinistra non frega un cazzo, le mie scelte politiche, e non solo, le ho fatte a nove anni (sì, cara, hai letto bene: nove anni), quando sono entrato in una fabbrica per la prima volta (e ti assicuro che non ero lì in gita scolastica); quando ho visto il corpo di un mio coetaneo smembrato da una macchina graffettatrice; quando ho capito quale fosse il sistema che costringeva mio padre ad uscire di casa per lavoro alle quattro del mattino e tornare alle nove di sera; quando mi sono reso conto di chi lucrava sulla sua pelle e su quella dei suoi compagni… A te, ora, immaginare di quali scelte politiche si tratta; e ti assicuro che, da allora, non sono mai cambiate. Questo per dire che, non so quanto volontariamente, stai aggiungendo un altro tassello personale alla tua analisi, caratterizzando il percorso politico di qualcuno (nel caso l.v.) come funzionale alle direttive del (l’ex) quotidiano partito su cui scriverebbe i suoi ruttini (parole da veri compagni di merende della domenica, tue e dell’esimio esaminatore di non so che/chi dall’ alto del suo trespolo). E’ da questa piattaforma che invochi una unità sotto le insegne dell’opposizione a questa legge? In quanto poi al problema specifico delle droghe, sono trent’anni che vivo e lavoro con soggetti legati a queste problematiche, credo di conoscerle, perché ne ho visti morire tanti, intellettuali o meno che fossero: e il mio compito etico-politico è quello di non rimanere a guardare, di utilizzare ogni possibile appiglio per cercare di porre un argine al dilagare di questa devastazione: senza se e senza ma. E non me se ne frega una beata fava, nella ricerca di questi appigli, se lo ritrovo in un appello che può anche lasciare il tempo che trova (e non credo proprio in questo caso); se chi l’ha proposto non mi sta simpatico (a me invece molto, perchè onesto intellettualmente, anche in campo letterario, e capace di esporsi e pagare di persona); se l’appello è retotico; se andava scritto in altro modo (comprensivo di capezzoni, magari, quei figuri sempre pronti, in altri campi a tessere l’elogio dell’impero come il migliore dei mondi possibili). Sono stato chiaro? Ti auguro di guarire presto e bene, davvero: anche perché, con due occhi, non solo non rischi refusi (il minimo, assolutamente ininfluente), ma vedi anche più chiaramente, relegando ai margini, nelle tue analisi, questioni personali che, ti piaccia o no, emergono, e come se emergono. Ciao, cara.

  100. Trespolo il 1 febbraio 2006 alle 23:59

    Ale: mi scuso per non aver interpretato il tono scherzoso, e sono serio non sto giochicchiando, ma uno dei limiti della scrittura è che non lascia intendere, con uno sguardo o un cenno, il doppio senso di una frase così come succede in un confronto vis a vis.

    Però mi chiedo, forse con supponenza stavolta, perché nessuno abbia invitato, scherzando, Lello Voce a scendere dal trespolo.
    Posso garantire che non lo stavo ospitando io. :-)

    La cena è stata ottima: risotto coi finferli, uno stracotto esagerato e del buon chianti del ’98 (’97 oramai introvabile o quasi, miseria ladra). Che dire, non si vive solo di commenti e, dovessi mai capitare dalle mie parti, fammi un fischio, offro io e si chiacchiera di quello che vuoi.

    Buona notte. Trespolo.

  101. ale il 2 febbraio 2006 alle 00:01

    E poi succede che al centesimo commento uno non si ricorda neanche più di cosa si parlava, e la semplificazione mnemonica diventa scissione schizofrenica, e allora mi correggo, X diceva bene questo ma lo diceva male, e Y gli ha ancora risposto che Q dice invece solo stronzate ma le dice bene e meglio di Z, e H è così tanto antipatico però ha capito tutto ed è bene starlo ad ascoltare anche se ci parla schiaffandoci in faccia che lui ha preso dieci lauree mentre K lavorava in fabbrica e ha visto W con un solo tiro di siringa infilzare dieci operai che i loro figli adesso votano Prodi che ai tempi si recava in visita in fabbrica portando la borsa di De Mita il quale aveva così le mani libere impegnato a litigare ogni giorno con Craxi che patrocinava la nascita di TeleMilano mentre però andava a cena con Marco Pannella…
    Ma dobbiamo sempre per forza a quanto pare appartenere, dare un colore alle cose, anch’io lo faccio mentre non faccio altro che fingere di non farlo.
    Cosa manca? La coerenza non sarò io ad invocarla, bleah. Solo un pochino di autocritica, di aderenza ad una qualche realtà, e in certi casi di educazione. Pure.

  102. ale il 2 febbraio 2006 alle 00:15

    Grazie, non so quali siano “le tue parti”, non vicinissime alle mie di sicuro (sto in Calabria ma qui stavo scherzando e doppiosensando e si vede nella vetrina di fronte a me riflesso il ghigno a 28 denti – a quasi quarant’anni non ho mai ancora avuto i 4 del “giudizio” e certo neanche il giudizio – ), e il Chianti va benone, ma per il resto son vegetariano.

  103. un droghiere il 2 febbraio 2006 alle 00:31

    Ale, sei un manuale vivente di sofismi scolastici, di sillogismi nominalistici degni di un trattato sul sesso degli angeli. Quando scendi dal trespolo, dopo cena innaffiata con chianti del ’98, eccheccazzoquellodel97l’hannogiàfinito! (a proposito, quanto costa una bottiglia, trespolone?), passa, insieme al nespolo, nella mia drogheria, ho qualcosa che fa al caso vostro. Quando scendete dal trespolo, dicevo, oppure quando smettete di farvi le seghe (non solo mentali): io, se la cosa ti interessa, ho smesso a dodici anni, quando ho scoperto che la mia compagna di banco non era solo colei che mi passava i compiti, ma anche un essere in carne ed ossa che poteva, come poi felicemente è successo, insegnarmi/imparare delle cose sulla vita, quella vera, reale. Continui a fare ironia e a parlare per astrazioni: ma tu, nella tua vita, un operaio l’hai mai visto? La tua ironia è degna delle barzellette del nano liftato e mafioso: non vorrei che il tuo tanto sbandierato anarchismo fosse così a sinistra, ma così a sinistra, da finire di confondersi, oltre che col noto compagno capezzono, anche con i sicuri libertari cicchitti e schifati. Riguardati, ragazzo, e, almeno qui, cerca di scrivere/parlare come mangi.

  104. Gemma Gaetani il 2 febbraio 2006 alle 00:34

    Un droghiere, ascolta anche tu. Io faccio tesoro di questo tuo ultimo commento (e non solo di questo, ma quello in cui parlavi di narcisismo non lo accetto, non perché non sono narcisa, come molti, ma perché in questo caso non lo ero). Io non ho niente di personale contro Lello Voce. E’ una questione di metodo. Non posso farci niente, non sopporto la retorica, certa retorica. Amerei invece sentirmi rappresentata da Lello Voce, come da altri, perché quello in cui crediamo è spesso molto vicino, anche se lui non lo crede di me (se ricorda chi sono, eh, non penso mica che Lello stia a casa a pensare a me…). Lello non è certo un politico che ci deve rappresentare, ma, Santo Dio, nel ruolo che sceglie di portavoce, di guida, è possibile che non sappia oltrepassare quell'(infantile, permettimi) marchiatura che deve sempre ribadire? Io credo che ricorderò il dibattito Bertinotti-Berlusconi a Porta a porta come uno dei momenti in cui più forte, ma sotto la pelle proprio, ho sentito che le parole di un politico mi rappresentavano come parte di una folla numerosa e insofferente, come parte di un pensiero e di un’idea e di un’ideologia che guardavano al punto più etico a cui potevano con la disperazione e insieme la forza ultima di chi non ce la fa più, quella folla che chiede alle parole soprattutto politiche di essere FATTO ASSOLUTO, di nominare soltanto FATTI ASSOLUTI, VERIFICABILI, CONCRETI. Bertinotti MAI ha detto “Rifondazione Comunista” in quel dibattito, mai.
    Non mi sogno di chiedere che il testo dell’appello venga modificato per me, che non sono proprio nessuno, ma non riesco a firmarlo (vorrei, ma non riesco) così com’è stato scritto, perché non rappresenta l’istanza più profonda che sento dentro, quella cioè di condurre una lotta priva di retorica e fronzoli e sponsor e imprecisioni tecniche. E me ne dispiace, perché sono sensibile a questo problema, è il problema a cui sono più sensibile in assoluto, per motivi che non sto a spiegare.

  105. Trespolo il 2 febbraio 2006 alle 01:54

    @Droghiere: ma che la metti pure tu sul personale?

    Vedo di chiarire. Non mi ritengo di sinistra. Nonostante questo continuare a giocare col proibizionismo credo sia una stronzata che non porta vantaggi alla lotta contro chi VENDE droga facendo morti. Punto.

    La cena di stasera, comprensiva del chianti del ’98, mi è costata ben 32 euro. Poco più di una pizza con un paio di birre medie e caffé al contorno; quello sì un furto. Se consideri che oggi a pranzo non ho mangiato (lavoravo) direi che sono nella norma. E poi, tanto per chiarire, non gioco a fare l’anarcoide, ma, all’interno delle regole del vivere civile, mi sono scelto la mia strada; pigliando qualche craniata, ma levandomi anche qualche soddisfazione e non parlo di quelle economiche. Non che ci sputi sopra, ci mancherebbe.

    Di operai sì, ne ho visti tanti, anche se ho trascorso più tempo con i contadini, visto che quello era il lavoro di mio padre.
    E appunto stavo scrivendo di quello che ho mangiato e bevuto. Se ti infastidisce che non parli di tragedie personali, beh, che dirti: sediamoci e scriviamone una ciascuno. Si apre un blog comune e si inizia. Personalmente preferisco vedermi in positivo, ma è fattibile se ritieni che possa essere uno dei metri utilizzabili per giudicare (a che pro?) le persone. Ah, dimenticavo: ovviamente ci si firma con nome e cognome nel caso in cui ti aggradasse l’idea.

    Sai un’altra cosa Droghiere, è una vita che mi sento dire, sempre dalle stesse persone, prima che sono matto, quando gli racconto cosa intendo fare, poi che sono stato fortunato. Ed è una vita che sento discorsi come i tuoi: acidi, pieni di rivalse, inconcludenti. Francamente mi hanno annoiato. O non posso?

    Ah, dimenticavo, Trespolo non è un nick, ma il mio cognome. Di nome faccio Vincenzo e, da bravo paesano, firmo col cognome :-)

    Buona notte. Trespolo.

    PS: non affannarti a cercarmi sulla guida del telefono, sono anni che ho fatto togliere il nome e il numero dagli elenchi di Telecom.

  106. un droghiere il 2 febbraio 2006 alle 02:27

    Beh, Trespolo Vincenzo, mi aspettavo che rispondesse con qualche insulto paludato da finta ironia il tuo commensale, a cui mi stavo riferendo (non personalmente, come ti ostini a ritenere tu, anche nel tuo caso: solo a quello che scrivete, unicamente a quello: anche se, spesso e volentieri, noi siamo esattamente quello che scriviamo e il modo in cui parliamo e lo scriviamo). I miei sono “discorsi acidi, pieni di rivalse, inconcludenti”? Anche a pancia piena, così come a digiuno, lo vedi, ti riesce difficile distinguere ciò che è rabbia e senso di giustizia, da ciò che è inutile sarcasmo o invettiva personale. Ti ripeto, tu hai bisogno di una visitina urgente nel mio negozio, oltre a qualche lettura di livello leggermente superiore ai manuali di cucina e di ricette sui quali mediti compitamente, e deliberi, sulle sorti del mondo. Cioè provare a vedere la realtà con gli occhi di chi non ha mai potuto permettersi nemmeno una cena da trentadue euro nella vita. Con gli occhi di quelli a cui da sempre hanno portato via anche la speranza, edificandovi sopra i loro soprusi di classe elevati a sistema: ieri come oggi, e oggi più che mai, perché contano anche sull’appoggio di libertari da operetta, da una parte, e di borghesucci ben pasciuti e saputi, come il passero pascoliano che, in disparte, aspetta che i contadini si siano allontanati per pascersi di quello che hanno seminato e che mai raccoglieranno. Con la benedizione vaticana, perché questo è il volere di dio. Perchè tu, Vincenzo, sicuramente sarai anche un devoto cristiano, altro che quei poveracci che, persa la “fede”, si attaccano alla canna, o al cannone. Comunque, caro nonno, io mi chiamo Pasquale Cafiero e faccio il droghiere di professione. A Poggioreale, un quartiere di Napoli.

  107. Trespolo il 2 febbraio 2006 alle 03:04

    Pasquale: beh, pure del vaticanista mi rifili. Purtroppo o per fortuna, fai tu, non sono credente. Per quanto riguarda la visitina al tuo negozio credo dovrai pazientare, sono un abitudinario e ho già un droghiere ben fornito di tutto ciò che mi serve per dilettarmi con i miei futili manuali di cucina in attesa di passare a letture superiori.
    Sai, da noi, nel profondo nord, quando chiedono a qualcuno se ha studiato la frase è, traduco dal dialetto, “Hai fatto le scuole alte?”. Purtroppo non ho avuto questa fortuna, mi sono sempre ritrovato in aule al piano terra, probabilmente è per questo che mi mancano le letture superiori.

    Sarò anche cinico, ma quando parlavo di discorsi acidi non stavo giudicando – esercizio inutile – ma constatando, che è forse peggio e mi dispiace che tu perseveri nello stracciare giudizi e nel pensare di possedere la verità rivelata. Troppo complicato e ho imparato, sulla mia pelle, che le persone stronze e quelle buone sono sempre equamente divise: da qualunque parte tu le guardi e le cerchi.

    La conosci la storiella del passerotto che cade dal nido? Abbiamo questo passserotto implume che in una fredda giornata di primavera cade dal nido e rischia di morire dal freddo il poverino. Passa di lì una mucca, vede la scena e, per salvarlo e proteggerlo dal freddo, non trova niente di meglio da fare che mollargli una bella cagata sulla testa. Indecente, così pare, ma almeno è al caldo e se la madre tornasse presto potrebbe riportarlo nel nido. Così pensava la mucca. Il passerotto invece, arrabbiatissimo e per nulla contento del servizio, inizia a cinguettare come un ossesso fino a quando, da quelle parti e attirato dal cinguettare a tutto volume del passerotto, passa un lupo. Lo vede. Lo afferra delicatamente per le alucce. Lo estrae dalla merda calda e lo pulisce accuratamente, mentre il passerotto osserva il lupo estasiato da tanta gentilezza, e… se lo pappa.

    La morale? Fai tu. :-)

    Buona notte. Trespolo.

    PS: ho lavorato due anni a Napoli e mi son beccato due mesi di bidonate da ristoranti, trattorie e pizzerie prima di capire dove andare a mangiare decentemente e senza farmi massacrare. Una volta scoperto il trucco è stato un piacere, ma che fatica.

  108. un droghiere il 2 febbraio 2006 alle 11:51

    Solo una cosa, Enzuccio: se vuoi riportare il mio pensiero, o quello di chiunque altro, riportalo come si deve, visto che parli tanto di correttezza: ne va dell’intellegibilità del tutto e, soprattutto, della coerenza etica di chi cita. Dunque, io non ho parlato di “letture superiori”, ma di “letture superiori ai manuali di cucina e di ricette”: credo ci sia una gran bella differenza, non trovi? E poi, sono veramente contento che tu ti sia accorto che ho fatto “le scuole alte”: infatti la mia aula era al quinto piano.
    Un’ultima, banale considerazione: me la concedi? La tua favoletta morale, quella del passerotto, della mucca e del lupo, nel contesto in cui la utilizzi, cioè all’interno di un discorso complessivo su droga-politica-controllo sociale-coscienza di classe, ha un unico significato (prova a pensarci, vedrai che è proprio questo): pezzenti e straccioni, accontentatevi di vivere nella merda e non rompete i coglioni, tanto noi siamo buoni e, in cambio dei nostri piccoli o grandi privilegi, di tanto in tanto vi elargiamo anche la mancia (il calore e la protezione della merda: la “carità pelosa”, dei sedicenti atei stavolta). Accontentatevi, perché al di là della merda, per voi, non c’è altro che il lupo, ossia la canna, la droga, la fine…
    La tipica morale, anzi il tipico moralismo, piccolo borghese: cattopiagnona, farisaica e pelosa, anche quando si autopresenta come laicamente impostata.
    Ti saluto. Dal quinto piano (non chiedermi di buttarmi: ho da fare delle consegne ai clienti).

    p.s.

    Hai poi avuto modo di leggere il post di A. Inglese? E’ solo uno dei tanti tragici segnali di morte (guarda caso: da secoli le vittime sono sempre le stesse) degli effetti che quella legge di merda allargherà a dismisura. Oltretutto. Capisci perché parlavo di rabbia e di senso di giustizia? Una ribellione umana, etica, prima ancora che politica.

  109. Trespolo il 2 febbraio 2006 alle 12:49

    Quello che intendevo dire non è proprio quello che tu riporti, ma non importa. Una scrittrice norvegese, almeno mi pare fosse norvegese, ha scritto da qualche parte una cosa simile e che condivido in toto: “I nostri scritti ci appartengono e dicono quello che vogliamo dire fino a quando non sono letti da altri. In quel momento non comunicheranno più la nostra idea, ma quello che il lettore capirà leggendo.”

    Succede e non me ne faccio un cruccio. :-)

    Sì, ho letto il post in questione (ma ti riferisci a quello di Aldrovandi?) e conosco da tempo la storiaccia. Qui però, a mio parere, si apre un altro capitolo, sempre che si parli dello stesso post: da noi, in Italia, non esiste una separazione netta, in nessun campo, fra controllati e controllori e il rischio, in questo caso come in altri, è che chi ha commesso quell’infame azione sia nella condizione di autocontrollarsi. Condizione che non funziona mai!

    Funzionasse, la separazione netta fra controllati e controllori, avremmo probabilmente meno crac Cirio e Parmalat (evitarli tutti è impossibile), meno operazioni finanziarie balzane, meno gestioni clientelari in ambito pubblico e, forse, giudizi più netti e più rapidi.

    E’, a mio parere, un tema molto importante; purtroppo quasi sempre bistrattato e ignorato per questioni di interessi di parte.

    Buona giornata. Trespolo.

    PS: prima le consegne ai clienti, eccheccavolo e poi… non è meglio se prendi l’ascensore o le scale, che tengono in forma. Però beato te che eri al quinto piano, a me sempre piani bassi sono toccati… :-)

  110. ale il 2 febbraio 2006 alle 13:14

    Ora sì, che sto con Trespolo (ciao Vincenzo, io Alessandro, piacere).

    O droghiere: non ci hai dormito neh?

    E che fai, ti chiami Pasquale Cafiero come il secondino di De André?

    Confondersi con questo, con quello, etichettare per forza uno, con un colore, con un destraosinistra, bleah, bleah.

    Se poi ho mai visto un operaio? Io? Ma mi conosci? Ah, l’impagabile retorica italomarxiana è proprio questa. Te lo dice uno “di” sinistra. Che se te lo dice Trespolo che paga ben 32 euro (che non vien a chiedere a te) a cena, non ti va.

    Se poi ti fai le seghe o a che età te l’ha data e hai smesso (male, malissimo: bisogna andar con tutte le donne possibili, mapperò farsi anche le seghe!), questo non glienefotteuncazzo a nessuno.

    Ah, io non sono manuale vivente di nulla.

    Ah, droghiere,
    pfui.

  111. ale il 2 febbraio 2006 alle 13:24

    (O droghiere, conosci Carlo Vaca? Salutamelo.)

  112. ale il 2 febbraio 2006 alle 13:26

    (Nel caso tu non lo conoscessi, “esiste”, non è una battuta scemissima né un insulto.)

  113. ale il 2 febbraio 2006 alle 14:11

    “(…) provare a vedere la realtà con gli occhi di chi non ha mai potuto permettersi nemmeno una cena da trentadue euro nella vita. Con gli occhi di quelli a cui da sempre hanno portato via anche la speranza, edificandovi sopra i loro soprusi di classe elevati a sistema: ieri come oggi, e oggi più che mai, perché contano anche sull’appoggio di libertari da operetta, da una parte, e di borghesucci ben pasciuti e saputi (…)”

    Vuoi esser “di sinistra”? Non si può esser pungenti e spiritosi; bisogna esser piagnoni e populisti.
    La sinistra “vera”, ormai è assodato, è dei marxisti che a questo ci han abituati e non si può far più un discorso serio, e l’anarchico che proprio ci tenga a dirsi di sinistra si rechi cortesemente a far vidimare la sua bandiera rossa, chi ne fosse sprovvisto può acquistarla presso i nostri stands e riceverà anche in omaggio dieci lezioni di storia del movimento operaio e di principi delle lotta di classe e appropriazione indebita da parte dei marxisti della storia del pensiero politico di sinistra in Italia e “gestione” del dissenso.
    L’anarchico che non si “allinea”, naturalmente, verrà assegnato d’ufficio ad una delle “collocazioni” obbligatorie previste (da loro) e quindi di volta in volta bollato come “destro” o come cattolico (!) o come “borghese” vuoto e segaiolo e spiritosone comodo comodo che “non ha mai visto un operaio”.

  114. un droghiere il 2 febbraio 2006 alle 14:51

    Alessandro, lo vedi che provocarti a qualcosa è servito? Se non altro, ti ha costretto a modificare lo stile: ora sei molto più leggibile e meno fumoso, meno letterato: umanamente molto più simpatico, anche nell’incazzatura. Quindi, non rispondo alla tua ironia nei miei confronti, perché, avendola ampiamente usata nei tuoi, ritengo giusto lasciarti la replica. Permettimi solo una piccola considerazione, una curiosità se vuoi: come fa un anarchico, consapevolmente tale, ad avere qualcosa a che spartire con tutti i capezzoni di questo mondo? Così, en passant…
    Ciao, caro.

    p.s.

    Che tu ci creda o no, io mi chiamo davvero Pasquale Cafiero: e sono proprio discendente di “quel” Cafiero lì, che dovresti conoscere benissimo anche tu (sì, proprio quello!).

  115. un droghiere il 2 febbraio 2006 alle 15:03

    Sempre en passant, Ale: e se ti dicessi che i colori delle “mie” bandiere sono il rosso e il nero?; e se ti dicessi che non sto parlando di una squadra di calcio (materia della quale non me ne frega uno stracazzo)?; e se ti dicessi che non sto pensando nemmeno al romanzo di Stendhal (che pure amo moltissimo)?

    A risentirti, e al piacere di mandarci a cagare vicendevolmente la prossima volta, con la speranza che in gioco vi siano questioni meno devastanti di quella sul cui terreno il “dialogo” è spuntato.

    Tuo Pasquale.

  116. Ignorante il 2 febbraio 2006 alle 15:32

    Be`, che bello navigare su un sito di poesia e leggere `sta roba…
    Complimenti.

  117. ale il 2 febbraio 2006 alle 17:55

    Uno,
    Ho spiegato al commento 98 se e come c’entro con Capezzone.

    Due,
    “Meno letterato” non so se è un complimento.

    Tre,
    Io nerazzurro, nel calcio. In politica non c’è colore (che tenga).

    Quattro,
    “Pasquale”, va beh, tu sei un furbacchione. Anche un po’ “taralluccievin”ista, no?

  118. ale il 2 febbraio 2006 alle 17:57

    Ah, a risentirci e al piacere di mandarci ecc, senz’altro,
    però fatti riconoscere, se capita: non credo che ti rifirmerai “un droghiere”: magari, che so, suggerisco: Don Raffaé?

  119. un droghiere il 2 febbraio 2006 alle 19:14

    Alessandro, non sono un taralluccievinista, assolutamente. E’ solo la mia natura (naturans e naturata): quando incontro un’intelligenza, che comunque siede dalla parte giusta del tavolo/barricata, sarebbe un crimine lasciarla scappare, perché, oltretutto, il confronto, anche aspro, non fa che mantenere alta la mia soglia di attenzione e di analisi. Ultimamente, sarà perché invecchio (sai, il lavoro in drogheria è sempre più pesante), ma questo confronto/ricerca mi è sempre più indispensabile, soprattutto guardando l’horror vacui in cui quotidianamente ci specchiamo e annaspiamo. Ciò, però, senza rinunciare a quell’attività cominciata verso i dodici anni, e alla quale riservo sempre un posto privilegiato nella mia vita.

    Ti sembra un insulto, poi, quello riguardante le forme della comunicazione e della scrittura? Conosci molte persone che in dieci righe riescono a mettere assieme Aristotele, Anselmo e Tommaso? :-)

    Quanto al riconoscermi, non ti preoccupare, te ne accorgerai subito. Non aspettarti, comunque, un donraffaé: questo sarebbe un insulto: io sono stato, sono e sarò sempre su tutt’altre sponde rispetto a ogni tipologia di figuri del genere.

    Au revoir.
    Pasquale Cafiero
    (Ciao, l.v.)

  120. Gemma Gaetani il 2 febbraio 2006 alle 20:01

    Posso proporre la musichetta di Forza Italia come sottofondo per questa riappacificazione amorosa tra “un droghiere” e ale? :0)

    (Provocaz-provocaz-provocazionEssarcàsmo! Lo schermo del mio portatile si sta sciogliendo in lacrime con tutta questa bontà! ;0)))

    Vorrei fare questa proposta seria invece. Se Berlusconi rivince, invece di suicidarci in massa, potremmo emigrare altrove, tutti noi di NI e fondare una NI non virtuale. No, perché io al pensiero che lui possa rivincere sto pensando davvero a lasciarla, la barca che affonda. Oggi leggevo il giornale e provavo nausea.

    Sapete qual è il settore che di più Berlusconi ha umiliato? La giustizia. E su questo posso testimoniare da dentro, lavorando in un Tribunale. Sapete che vuol dire rendere INAPPELLABILI le sentenze di assoluzione? Sapete quanti casi di reale errore di giudizio in primo grado vengono rettificati al secondo, e spesso soltanto al terzo grado?

  121. ale il 2 febbraio 2006 alle 20:21

    Sulla NI non virtuale ci sto! Ripeto, dove si firma?
    A parte gli scherzi ci sto davvero, poi io sono forse uno dei pochissimi a non dare, purtroppo, per scontata la vittoria del “centrosinistra”. Gemma già lo sa che dico così.
    Sul fatto che sia la giustizia il settore (volutamente) disastrato da Berlusco, ovviamente d’accordissimo. Secondo posto, sempre ovviamente, l’economia (qui non volutamente ma per somarità di lui e dei suoi compari. Dice Paolino Rossi, l’Italia penisola bagnata da tre mari e prosciugata da Tremonti).
    Gemma, anche la musichetta di Carramba a me non dispiace, dai.

  122. mag il 2 febbraio 2006 alle 20:23

    a Silvio:
    Se sei tu l’angelo azzurro questo azzurro non mi piace…….

  123. Writer il 2 febbraio 2006 alle 22:30

    Rispetto al discorso sul principio attivo(qualcuno ha detto che l’haschish e la marijuana di oggi sarebbero 10-20 volte più potenti di quelle di 15-20 anni fa:
    “In 2004, the average THC level of Dutch home-grown marijuana (Nederwiet) (20.4% THC) was significantly higher than that of imported marijuana (7.0% THC). Hashish derived from Dutch marijuana (Nederhasj) contained 39.3% THC in 2004, compared with 18.2% THC in imported hashish.”(Pijlman FT, Rigter SM, Hoek J, Goldschmidt HM, Niesink RJ., 2005).
    Quindi, la marijuana olandese ha una quantità di pricipio attivo mediamente da due a tre volte superiore a quella importata da altri paesi.
    In genere, i cannabinoidi da strada hanno una quantità di principio attivo non superiore al 10%.
    Con un raffronto improprio c’è lo stesso rapporto tra uno xanax da 1 e uno xanax da 2,5.

    In merito alla dipendenza: non è stato realizzato nessuno studio che ha prodotto evidenze consolidate. Qualche studio sulle psicosi associate all’uso dei cannabinoidi in adolescenti, ma nessuna prova di una dipendenza fisiologica.

    Si può fare una controprova empirica: probabilmente parecchi dei frequentatori della rivista fumano. se c’è qualcuno che ha sperimentato sintomi di astinenza tra una canna e l’altra, lo dica qui e adesso… :-)

    W.

  124. kristian il 2 febbraio 2006 alle 23:56

    voi non lo sapete ancora ma casa mia è un impero millenarista fondato sul favore sessuale. sto per dichiarare guerra al vaticano. inizierò sfondando a craniate il muro che divide il soggiorno dalla cucina del vicino di casa paolotto. si accettano sudditi, purché puliti e auto-muniti. no mercenari.

  125. andrea inglese il 3 febbraio 2006 alle 00:23

    ehi tipi! qui come sta’ andando con le droghe… c’è stato il momento struggente-nostalgico… la rievocazione della prima para da acido, quando il vostro amico di fianco, con la cresta, e i tatuaggi, vi è sembrato la vostra vecchia balia travestita, che veniva a riprendervi, per portarvi nel cantuccio nero, il bagno della casa occupata di londra, dove vi aspettava il gatto parlante con la voce della bambina annegata nel Tamigi e l’omossessualità dei muri soffiava rochi inviti alla sodomia dei fagiani?

  126. Writer il 3 febbraio 2006 alle 00:27

    Non riesco a capire perché un mio commento stia aspettando la decisione del moderatore. Mi sembrava perfettamente in topic.

  127. ale il 3 febbraio 2006 alle 00:27

    Ah che bello, niente, qui facciam le scale, ora stiamo a quella, direi, di la(‘).

  128. Gemma Gaetani il 3 febbraio 2006 alle 01:07

    Vendo fumo usato.

  129. mag il 3 febbraio 2006 alle 09:57

    cmq ieri sera dopo aver sentito Giorello a modi Zelig, teatrale, una canna me la sarei anche fatta…..invece mi sono buttata sul Kebab.



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