Federico Aldrovandi

31 gennaio 2006
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Ci sono storie vere che sono peggio degli incubi peggiori. Come quella del diciottenne Federico Aldrovandi, morto ammanettato in presenza di agenti di polizia, il 25 settembre a Ferrara. Ciò che rende ancora più crudele questa storia, è che su tale morte non è ancora stata fatta chiarezza. Non si è ancora a conoscenza della causa del decesso.Vi sono però indagini in corso. E vi è una richiesta di verità che viene dalla famiglia e da un gruppo di cittadini che hanno costituito il Comitato Verità per Aldro. È stato aperto un blog e Kataweb ha dedicato un contenitore specifico su questa vicenda, raccogliendo informazioni da diverse fonti.

13 Responses to Federico Aldrovandi

  1. andrea barbieri il 31 gennaio 2006 alle 12:53

    Andrea sei sempre attento a queste cose, infatti è giusto farle circolare per non calare la guardia. A me viene da pensare all’omicidio preterintenzionale.

  2. Iltov il 31 gennaio 2006 alle 12:56

    Una storia scioccante. Su molti blog si è scatenata una serie di discussioni che in molti casi sono arrivate a degenerazioni da regime nazzista. Brutta storia che sarebbe meglio per tutti chiarire fino in fondo. Forze dell’ordine comprese, perché il passaparola sulla rete è un mezzo formidabile e la gente (quella con idee non ancora degeneri) ha fame di verità per poter ancora credere di vivere in un paese civile.

  3. marco rovelli il 31 gennaio 2006 alle 13:45

    Questa storia l’avevo scoperta qualche giorno prima che venisse fuori sui giornali, e ho potuto seguirla anche nel suo aspetto di manifestazione della potenzialità rizomatica (più-che-democratica) della rete. La vicenda dice molto dello stato servile in cui versa il giornalismo (sic) italiano. Dal giornale locale (che si fa la pagnotta con le veline della questura) a quello nazionale (che, per dirne una, ha dovuto aspettare l’inchiesta di Gatti sul CPT per scoprire quanto già era lì, disponibile a tutti, da anni). Riporto quanto ho scritto qualche giorno fa nella mia blogstanza.

    Quando Patrizia Aldrovandi ha aperto il suo blog per dire dell’omicidio che un branco di poliziotti aveva commesso nei confronti dei suoi figlio Federico, forse era solo la risorsa della disperazione. Forse non si aspettava questo riscontro. Invece, grazie alla potenza orizzontale della rete, il caso è arrivato in Parlamento. Dove il ministro Giovanardi ha risposto a un’interpellanza con vere e proprie menzogne, affermazioni già smentite dai fatti, tese solo a coprire, per l’ennesima volta, la violenza della polizia, che gode di un’impunità totale.
    La sera stessa in cui il blog su Federico era venuto alla luce avevo telefonato a Haidi, la mamma di Carlo Giuliani, per informarla dell’accaduto. Il fatto si inscriveva in una costellazione ben precisa: la mattina seguente, a Genova, ci sarebbe stato l’ultimo appello (poi posticipato di dieci giorni) per riaprire il caso di Marcello Lonzi, massacrato nel carcere di Livorno a suon di calci e pugni – e i poliziotti hanno fatto a coprirsi l’uno con l’altro, e Marcello Lonzi è morto per una caduta. Adesso Haidi ha scritto una lettera a Patrizia. E’ bella, questa lettera, commovente. E poi scrive, tra l’altro: “I manganellatori di Genova mi hanno spesso ricordato il militare che ha ucciso Francesco Lorusso, nel ’77 a Bologna. Ad un giornalista che gli chiedeva perché avesse sparato agli studenti: «Te lo posso dire – ha risposto – tanto so che non mi faranno niente: ridevano di noi»”.

  4. fm il 31 gennaio 2006 alle 14:18

    @ Marco Rovelli

    Un grande, fraterno abbraccio. Ho letto la lettera di Haidi Giuliani e mi piacerebbe vederla pubblicata anche qui.

    @ Andrea Inglese

    Grazie, per come cerchi di tenere sveglie e vigili le coscienze, soprattutto quelle che, stando a quanto si legge anche qui su NI in certi commenti, sembrano aver definitivamente abbassato la guardia.

  5. gianni biondillo il 31 gennaio 2006 alle 14:20

    la lettera di Heidi Giuliani si può leggere qui:
    http://www.carmillaonline.com/archives/2006/01/001637.html#001637

  6. Trespolo il 1 febbraio 2006 alle 00:41

    Conosco la storia da quando la mamma ha aperto il blog: raccapricciante!

    Buona notte. Trespolo.

  7. gabriella fuschini il 1 febbraio 2006 alle 00:59

    Non si può dire nulla senza cadere in frasi ovvie. Solo ringraziare chi come Marco Rovelli, da tempo, è una voce di storie d’ombra e tenebre e Andrea Inglese per la sensibilità alla coscienza vigile.

  8. Gemma Gaetani il 1 febbraio 2006 alle 20:38

    A volte nell’ovvietà c’è verità, no, Gabriella? :0) E’ ovvio porgere le condoglianze per un lutto, ma è necessario. Si condivide un dolore, un’ingiustizia, parlando.
    E’ una storia brutta, questa, l’unica cosa “bella” è sapere che la mancata (e giusta) rassegnazione di una madre e delle possibilità offerte dalla rete possa servire a far luce su una vicenda che non doveva accadere. Come quella di Carlo Giuliani.

  9. Gemma Gaetani il 1 febbraio 2006 alle 20:39

    possaNO servire. Scusate.

  10. Gualtiero il 21 marzo 2006 alle 10:02

    Il Drago è stato evocato, risvegliato dal sonno del mito, lo si è fatto aggirare tra i gas delle metropoli affinché fiammeggianti potessero stagliarsi le immagini dei nuovi San Giorgio rilucenti d’armi e di parole.
    Il Drago di oggi si chiama Droga. Ma ovviamente, trattandosi di professionisti della menzogna, nessuno dice la verità: né i pretesi San Giorgio, né i molti untorelli, né gli specialisti d’ogni specialismo, né i terapeuti interessati, né i preti voraci d’anime, né i “liberals” illuminati dalla vanità, né, certo, i poliziotti, i giudici, gli avvocati, i giornalisti. Né i mafiosi e gli spacciatori. Nessuno dice: in verità siamo tutti amici del Drago, l’abbiamo costruito, imposto, prodotto e riprodotto, sceneggiato, è la merce per eccellenza, quella che tutte le contiene e le spiega, spiegandone i perversi meccanismi.
    Nessuno dice: abbiamo gonfiato e arricchito le mafie perché Stato e Mafia devono vivere in simbiosi mutualistica, devono presupporsi ed alimentarsi a vicenda, rappresentarsi come Società, la Seconda Natura, per la maggior gloria del Dio-Capitale, della sua Merce, del suo Spettacolo.
    Liberarsi dalla subordinazione alla droga, compresa quella ideologica e produttivistica, significa liberarsi dalla società mercantil-spettacolare. Liberarsi dalle Mafie è liberarsi dallo Stato.
    I Draghi e i San Giorgio stanno dalla stessa parte. Già solo questa ragione, e mille di più ne esistono, basterebbe per scegliere di stare dalla parte opposta: quella della liberazione.

    http://digilander.libero.it/intornoaldrago

    Un saluto da Gualtiero

  11. mirko bologna il 10 giugno 2006 alle 11:16

    Purtroppo posso solo essere dispiaciuto per cosa e’ successo e per cosa sta’ succedendo.
    Mi auguro che la storia prenda una strada chiara, limpida, e che ognuno si assuma le sue responsabilita’.

  12. nicky il 17 ottobre 2006 alle 16:42

    questo è quello che succede quando le divise vengono date a cani e porci!!!! chi ha sbagliato deve pagare e subito!!!

    giustizia per federico!!!!!

  13. Lorenzo il 22 ottobre 2006 alle 01:25

    Questa storia ha risvegliato una mia forte rabbia purtroppo repressa da molto tempo per un’altra storia a cui ho assistito dalla mia finestra. Era circa mezzanotte e mezza ed ho sentito degli spari. Mi sono affacciato ed ho assistito ad un arresto di un ragazzo (dicono avesse malmenato con un amico un ubriaco), messo faccia a terra ed ammanettato da due agenti che sul posto ed in quella posizione, hanno cominciato a pestarlo di calci sul fianco destro. Per essere breve, quel ragazzo oggi entra ed esce dal carcere ma prima, per voce di lo conosceva bene, era un ragazzo normalissimo con le normalissime vivacità che può avere un ragazzo di 17 anni. Quei poliziotti invece, di cui uno in particolare, sono molto conosciuti in città per queste loro “bravate” appoggiate tra l’altro soprattutto da chi li comanda. Io voglio credere in una giustizia vera, ma non posso avere fiducia finché certi soggetti (non voglio dire di peggio) si nascondono dentro una divisa che dovrebbe rappresentare invece una garanzia sulle persone e sullo stato. Chi infligge violenza insegna la violenza. Il risultato finale però, non sarà certo confortante.



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