A Gamba Tesa/ Piero Cademartori

6 febbraio 2006
Pubblicato da

Altan per Rivista SUD

Lavoro, dolore e carne appesa

– hanno di che derubricare il sonno, deliberare il monno, che è il nostro sonno, il nostro monno, di rubricare il sogno, varcare il monno, sturare il giorno, virare il sonno

– hanno di che maliarci l’occhi, maliare carne, maliare il cuore, l’occhi, il sangue, mangiarci l’occhi

– hanno di che ‘mmalare sogni, ‘mmalare carne, l’occhi, sanare sonni, sveltire i gesti, i passi, sgranare d’occhi

– hanno di che disancorare carni, vestire segni, gestire l’occhi, di che giostrare l’anni, lenire pegni, hanno di suscitare sonni, gestire pegni, hanno l’impegni, i semprepregni

– hanno di che metterci ‘n giostra, venirci apposta, i giustapposti, sopra li sogni, l’orrendi sonni, in carne avara, appesa, scarna, in carne cava, amara, avara, d’orrendi monni

– hanno del bene ch’arpiona il sonno, del vasto scempio, del vasto monno, hanno quel sale che brucia carne, che svelle i sogni, che ammorba sonni, hanno bei loculi e tabernari, hanno gli zuccheri postribolari, hanno il già tutto, il verbo, il pane, hanno dei segni tentacolari

2 Responses to A Gamba Tesa/ Piero Cademartori

  1. antonio sparzani il 7 febbraio 2006 alle 22:38

    ottimo, Cipputi, in una vignetta mezzo Capitale.
    antonello

    Assieme alle mie pietre,
    nutrite con il pianto
    dietro le sbarre,

    mi strascinarono
    al centro del mercato,
    là dove
    si dispiega la bandiera
    cui io non prestai giuramento … …
    [Paul Celan]

  2. francesco forlani il 8 febbraio 2006 alle 08:33

    non la conoscevo questa di Celan. Dentro c’è l’altra metà, del capitale.
    effeffe



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