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	Commenti a: Sempre caro	</title>
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		<title>
		Di: Semtex		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Semtex]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2006 17:38:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gianni, grazie... vado a vedere]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gianni, grazie&#8230; vado a vedere</p>
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		Di: gianni biondillo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2006 16:36:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[semtex, sì, era una battuta.
D&#039;accordissimo quando dici: &quot;La faccenda dei pochi lettori, per me, non attiene al prezzo dell’oggetto.&quot;

Sugli italiani pessimi lettori se ne parla da un po&#039; in rete. Dalla Lipperini ci sono cose interessanti (purtroppo non ho il tempo di cercartele). Da Angelini senti cosa dice Tullio De Mauro: 
http://www.lucioangelini.splinder.com/post/7031754#comment]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>semtex, sì, era una battuta.<br />
D&#8217;accordissimo quando dici: &#8220;La faccenda dei pochi lettori, per me, non attiene al prezzo dell’oggetto.&#8221;</p>
<p>Sugli italiani pessimi lettori se ne parla da un po&#8217; in rete. Dalla Lipperini ci sono cose interessanti (purtroppo non ho il tempo di cercartele). Da Angelini senti cosa dice Tullio De Mauro:<br />
<a href="http://www.lucioangelini.splinder.com/post/7031754#comment" rel="nofollow ugc">http://www.lucioangelini.splinder.com/post/7031754#comment</a></p>
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		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-22003</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2006 16:06:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Georgia, no no, sono intervenuto sulla struttura del letto non sulla coperta. Tra l&#039;altro è facilmente lavabile. Solo ho ucciso la funzione erotica, riportando il mobile a una dimensione lirica. 
Tra l&#039;altro sono - credo - l&#039;unico al mondo ad avere un vero candido bucranio appoggiato su una cassettiera Malm in betulla. Il bucranio fa assomigliare casa mia a un quadro della O&#039;Keefee.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Georgia, no no, sono intervenuto sulla struttura del letto non sulla coperta. Tra l&#8217;altro è facilmente lavabile. Solo ho ucciso la funzione erotica, riportando il mobile a una dimensione lirica.<br />
Tra l&#8217;altro sono &#8211; credo &#8211; l&#8217;unico al mondo ad avere un vero candido bucranio appoggiato su una cassettiera Malm in betulla. Il bucranio fa assomigliare casa mia a un quadro della O&#8217;Keefee.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: semtex		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21996</link>

		<dc:creator><![CDATA[semtex]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2006 14:50:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gianni, non so, a me sembra più una battuta che altro. I due elementi (libro e cellulare) continuano ad essere intrinsecamente non paragonabili, come oggetti di consumo. Lo diventerebbero se, ad esempio, il cellulare fosse un oggetto che, una volta comprato, venisse usato una volta e (sostanzialmente) mai più. A parte la nostra passione per i cellulari (che però non è affatto tutta italiana e ha anche qualche aspetto interessante) resta il problema della non confrontabilità delle offerte relative allo stesso &quot;oggetto libro&quot; e alla non immediata percettibilità - anche per il consumatore avvertito - della relazione tra oggetto stesso e il suo prezzo.
La faccenda dei pochi lettori, per me, non attiene al prezzo dell&#039;oggetto. Almeno, io non lo credo. Il problema - per me - è che un numero limitato di persone hanno voglia di fare uno sforzo. Il che è vero in tutti i contesti. Nelle aziende del terziario, per esempio, si sa perfettamente che il lavoro vero lo fa una percentuale bassissima (non bassa, bassissima) dei lavoratori. Tutti gli altri per lo più cazzeggiano. Questo è vero ovunque, con l&#039;unica eccezione di ambienti iperspecializzati, selezionati e comunque sempre riferibili a numeri assai contenuti. 
Ho sentito molte volte ripetere che in Italia moltissime persone non leggono, ma non mi sembra un dato sufficiente. (Anzi, mi sai dire dove si possono trovare i dati su quanti leggono e soprattutto riscontrarli sui dati esteri?). Non mi sembra suffiente perché mi sembra NORMALE che sia così. Leggere comporta uno sforzo e, in coerenza con quanto dicevo sopra, è normale che la maggior parte delle persone non voglia farne, di sforzi. Poi, se da noi questa percentuale è più alta che altrove occorrerà andare a verificare altre cose (che tipo di libri si leggono, qual è lo stato dell&#039;istruzione in quel paese ecc). 
Dire &quot;Ah, se si comprassero libri come si cambiano i telefonini&quot; a me sembra - perdonami - un riflesso moralistico. Una cosa è migliore dell&#039;altra &quot;intrinsecamente&quot;... Ma a me non sembra che la faccenda sia così semplice. Perché è un discorso che ci porta a dire che leggere è automaticamente un indizio di qualcosa di positivo. O che avere un telefonino sia indizio di qualcosa di negativo. Se si osserva la cosa dalla sufficiente prospettiva, direi proprio che non è vero. E te lo dice uno che di libri ne compra... non so... un centinaio l&#039;anno? E che ha in tasca un telefono da 350€.
Al massimo si potrà sostenere che comprare libri è un buon indizio della voglia di capire qualcosa di più su... un qualche argomento (e non sono sicuro... pensa alla grande diffusione di libri come Il codice da Vinci, che al contrario diffonde falsi e banalità). Ma quello che conta, in questo contesto, per me è la voglia di capire di più. Il che, per tornare all&#039;oggetto, non ha nulla a che vedere con il fatto che non è comprensibile perché lo stesso libro (come prodotto commerciale) possa costare tra i 6 e i 30 euro e non ci fa fare alcun passo avanti nella nostra comprensione del perché questo prezzo viene percepito come troppo alto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gianni, non so, a me sembra più una battuta che altro. I due elementi (libro e cellulare) continuano ad essere intrinsecamente non paragonabili, come oggetti di consumo. Lo diventerebbero se, ad esempio, il cellulare fosse un oggetto che, una volta comprato, venisse usato una volta e (sostanzialmente) mai più. A parte la nostra passione per i cellulari (che però non è affatto tutta italiana e ha anche qualche aspetto interessante) resta il problema della non confrontabilità delle offerte relative allo stesso &#8220;oggetto libro&#8221; e alla non immediata percettibilità &#8211; anche per il consumatore avvertito &#8211; della relazione tra oggetto stesso e il suo prezzo.<br />
La faccenda dei pochi lettori, per me, non attiene al prezzo dell&#8217;oggetto. Almeno, io non lo credo. Il problema &#8211; per me &#8211; è che un numero limitato di persone hanno voglia di fare uno sforzo. Il che è vero in tutti i contesti. Nelle aziende del terziario, per esempio, si sa perfettamente che il lavoro vero lo fa una percentuale bassissima (non bassa, bassissima) dei lavoratori. Tutti gli altri per lo più cazzeggiano. Questo è vero ovunque, con l&#8217;unica eccezione di ambienti iperspecializzati, selezionati e comunque sempre riferibili a numeri assai contenuti.<br />
Ho sentito molte volte ripetere che in Italia moltissime persone non leggono, ma non mi sembra un dato sufficiente. (Anzi, mi sai dire dove si possono trovare i dati su quanti leggono e soprattutto riscontrarli sui dati esteri?). Non mi sembra suffiente perché mi sembra NORMALE che sia così. Leggere comporta uno sforzo e, in coerenza con quanto dicevo sopra, è normale che la maggior parte delle persone non voglia farne, di sforzi. Poi, se da noi questa percentuale è più alta che altrove occorrerà andare a verificare altre cose (che tipo di libri si leggono, qual è lo stato dell&#8217;istruzione in quel paese ecc).<br />
Dire &#8220;Ah, se si comprassero libri come si cambiano i telefonini&#8221; a me sembra &#8211; perdonami &#8211; un riflesso moralistico. Una cosa è migliore dell&#8217;altra &#8220;intrinsecamente&#8221;&#8230; Ma a me non sembra che la faccenda sia così semplice. Perché è un discorso che ci porta a dire che leggere è automaticamente un indizio di qualcosa di positivo. O che avere un telefonino sia indizio di qualcosa di negativo. Se si osserva la cosa dalla sufficiente prospettiva, direi proprio che non è vero. E te lo dice uno che di libri ne compra&#8230; non so&#8230; un centinaio l&#8217;anno? E che ha in tasca un telefono da 350€.<br />
Al massimo si potrà sostenere che comprare libri è un buon indizio della voglia di capire qualcosa di più su&#8230; un qualche argomento (e non sono sicuro&#8230; pensa alla grande diffusione di libri come Il codice da Vinci, che al contrario diffonde falsi e banalità). Ma quello che conta, in questo contesto, per me è la voglia di capire di più. Il che, per tornare all&#8217;oggetto, non ha nulla a che vedere con il fatto che non è comprensibile perché lo stesso libro (come prodotto commerciale) possa costare tra i 6 e i 30 euro e non ci fa fare alcun passo avanti nella nostra comprensione del perché questo prezzo viene percepito come troppo alto.</p>
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		<title>
		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21956</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2006 22:18:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Semtex, solo una cosa: se tutti gli italiani comprassero un solo libro tutte le volte che cambiano il cellulare avremmo un mercato editoriale estremamente florido, te lo assicuro. Più della metà dei nostri connazionali non legge neppure un libro l&#039;anno, non so se mi spiego...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Semtex, solo una cosa: se tutti gli italiani comprassero un solo libro tutte le volte che cambiano il cellulare avremmo un mercato editoriale estremamente florido, te lo assicuro. Più della metà dei nostri connazionali non legge neppure un libro l&#8217;anno, non so se mi spiego&#8230;</p>
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		<title>
		Di: semtex		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21937</link>

		<dc:creator><![CDATA[semtex]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2006 18:10:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Posso tornare (salve, sono un nuovo venuto) sul tema del prezzo dei libri?  Premetto che di mestiere io mi occupo di faccende industriali e sono quasi costretto a tenere conto della realtà produttiva degli oggetti e dei servizi, sempre. Però quando poi mi trovo davanti al bancone del supermercato o allo scaffale della libreria (e l&#039;assimilazione tra le due cose, per triste che ad alcuni possa sembrare, a me viene spontanea) valuto &quot;di pancia&quot;. E&#039; questo tipo di valutazione che fa dire - a molti, e anche a me - che i libri costano troppo. E cade a fagiuolo il paragone con il cocktail da 15€. Perché anche lì, secondo me, nella mente scatta il pensiero &quot;è troppo&quot;. E in quel momento non ti viene in mente il costo orario del cameriere e l&#039;affitto del locale e le spese di gestione più di quanto, davanti a un libro, non pensi all&#039;aumento del prezzo della carta. Non pensi: senti. Senti che una correlazione comprensibile manca. E non è mai la qualità del contenuto quella che ti fa fare questa valutazione. Anzi, un&#039;opera celebre e che hai apprezzato, magari da studente in edizione economica, te la ricompri in edizione rilegata, ben contento di spenderci dei soldi. Ma le due questioni non vanno sovrapposte, perché si sta valutando cose diverse. Quando, cioè, compri l&#039;edizione rilegata dell&#039;opera in questione sospendi il giudizio sul costo dell&#039;oggetto, perché miri a un obiettivo diverso. Tant&#039;è che se trovassi quella stessa edizione di pregio a un prezzo minore non è che lo riterresti un affronto all&#039;autore.
E&#039; stato detto che, se si vuole, di libri a basso costo se ne trovano. Ecco, questo è verissimo ed è, mi pare, una delle peggiori aggravanti alla sensazione di straniamento davanti al prezzo di certi libri. E&#039; ovvio che esista una differenza di prezzo tra una Fiat Panda e una Audi A8, ma perché esistono delle evidenti differenze tra le due macchine. Poi, si può discutere se i loro prezzi siano industrialmente congrui, ma questo è un altro problema. Quello che genera una sensazione di straniamento con i libri è che non è assolutamente riconducibile all&#039;ambito delle personale esperienza quotidiana quale sia il motivo della disparità di certi prezzi. Se non in casi limite, dove è evidente, per esempio, la differente qualità della carta utilizzata, o la rilegatura, in linea di massima non è facilissimo capire perché mai due libri stampati su carta simile, dalla foliazione paragonabile, di autore coevo, possano presentare variazioni di prezzo superiori al cento percento.
E allora succede che mi trovo in mano un libro di 200 pagine, &quot;normalissimo&quot;, al prezzo di 17 euro e dico &quot;ma perché&quot;?
Poi, come con il cocktail, non ho scelta: se lo voglio me lo compro. Ma - almeno qui a Milano - la maggior parte delle persone se lo compra durante l&#039;happy hour e nei posti dove, insieme, gli danno un&#039;abbondante quantità di cibarie. E i libri se li compra una volta ogni tanto.
Un&#039;altra cosa che mi è venuta in mente leggendo i vostri commenti è che tendiamo a ignorare completamente il problema della ripetizione. Qualunque tipo di associazione tra un libro e un prodotto come un telefonino non ha senso per una semplice ragione: l&#039;aquisto di un telefonino non è - normalmente - ripetitivo. Cioè, di telefonini ne compro uno all&#039;anno (se sono un maniaco... io ne cambio uno ogni 4 anni, circa). Il paradosso, dunque, è che il prezzo relativamente alto sembra esprimere proprio l&#039;intima (e forse inconscia) convinzione dell&#039;industria libraria, che il libro sia un oggetto di cui si vendono pochi pezzi, e quindi su quelli occorre caricare. Al contrario, la sensazione viscerale che i libri costino troppo, secondo me esprime anche un (infondato, spesso, ma ugualmente interessante) punto di vista &quot;sociale&quot; che dice che una cosa come un libro dovrebbe costare poco ed essere alla portata di tutti, anche se in realtà poi ci si accontenta di questo e di libri se ne leggono effettivamente pochi. Il libro, come il pane, dovrebbe stare nel &quot;paniere dei prezzi amministrati&quot;, che tutti quanti abbiamo anchora da qualche parte dentro di noi, anche se non esiste più (credo). Il libro insomma fa parte di quelle cose che &quot;non devono&quot; costare tanto. 
Ammazza che sproloquio... come disse qualcuno, non avevo il tempo di essere più breve.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Posso tornare (salve, sono un nuovo venuto) sul tema del prezzo dei libri?  Premetto che di mestiere io mi occupo di faccende industriali e sono quasi costretto a tenere conto della realtà produttiva degli oggetti e dei servizi, sempre. Però quando poi mi trovo davanti al bancone del supermercato o allo scaffale della libreria (e l&#8217;assimilazione tra le due cose, per triste che ad alcuni possa sembrare, a me viene spontanea) valuto &#8220;di pancia&#8221;. E&#8217; questo tipo di valutazione che fa dire &#8211; a molti, e anche a me &#8211; che i libri costano troppo. E cade a fagiuolo il paragone con il cocktail da 15€. Perché anche lì, secondo me, nella mente scatta il pensiero &#8220;è troppo&#8221;. E in quel momento non ti viene in mente il costo orario del cameriere e l&#8217;affitto del locale e le spese di gestione più di quanto, davanti a un libro, non pensi all&#8217;aumento del prezzo della carta. Non pensi: senti. Senti che una correlazione comprensibile manca. E non è mai la qualità del contenuto quella che ti fa fare questa valutazione. Anzi, un&#8217;opera celebre e che hai apprezzato, magari da studente in edizione economica, te la ricompri in edizione rilegata, ben contento di spenderci dei soldi. Ma le due questioni non vanno sovrapposte, perché si sta valutando cose diverse. Quando, cioè, compri l&#8217;edizione rilegata dell&#8217;opera in questione sospendi il giudizio sul costo dell&#8217;oggetto, perché miri a un obiettivo diverso. Tant&#8217;è che se trovassi quella stessa edizione di pregio a un prezzo minore non è che lo riterresti un affronto all&#8217;autore.<br />
E&#8217; stato detto che, se si vuole, di libri a basso costo se ne trovano. Ecco, questo è verissimo ed è, mi pare, una delle peggiori aggravanti alla sensazione di straniamento davanti al prezzo di certi libri. E&#8217; ovvio che esista una differenza di prezzo tra una Fiat Panda e una Audi A8, ma perché esistono delle evidenti differenze tra le due macchine. Poi, si può discutere se i loro prezzi siano industrialmente congrui, ma questo è un altro problema. Quello che genera una sensazione di straniamento con i libri è che non è assolutamente riconducibile all&#8217;ambito delle personale esperienza quotidiana quale sia il motivo della disparità di certi prezzi. Se non in casi limite, dove è evidente, per esempio, la differente qualità della carta utilizzata, o la rilegatura, in linea di massima non è facilissimo capire perché mai due libri stampati su carta simile, dalla foliazione paragonabile, di autore coevo, possano presentare variazioni di prezzo superiori al cento percento.<br />
E allora succede che mi trovo in mano un libro di 200 pagine, &#8220;normalissimo&#8221;, al prezzo di 17 euro e dico &#8220;ma perché&#8221;?<br />
Poi, come con il cocktail, non ho scelta: se lo voglio me lo compro. Ma &#8211; almeno qui a Milano &#8211; la maggior parte delle persone se lo compra durante l&#8217;happy hour e nei posti dove, insieme, gli danno un&#8217;abbondante quantità di cibarie. E i libri se li compra una volta ogni tanto.<br />
Un&#8217;altra cosa che mi è venuta in mente leggendo i vostri commenti è che tendiamo a ignorare completamente il problema della ripetizione. Qualunque tipo di associazione tra un libro e un prodotto come un telefonino non ha senso per una semplice ragione: l&#8217;aquisto di un telefonino non è &#8211; normalmente &#8211; ripetitivo. Cioè, di telefonini ne compro uno all&#8217;anno (se sono un maniaco&#8230; io ne cambio uno ogni 4 anni, circa). Il paradosso, dunque, è che il prezzo relativamente alto sembra esprimere proprio l&#8217;intima (e forse inconscia) convinzione dell&#8217;industria libraria, che il libro sia un oggetto di cui si vendono pochi pezzi, e quindi su quelli occorre caricare. Al contrario, la sensazione viscerale che i libri costino troppo, secondo me esprime anche un (infondato, spesso, ma ugualmente interessante) punto di vista &#8220;sociale&#8221; che dice che una cosa come un libro dovrebbe costare poco ed essere alla portata di tutti, anche se in realtà poi ci si accontenta di questo e di libri se ne leggono effettivamente pochi. Il libro, come il pane, dovrebbe stare nel &#8220;paniere dei prezzi amministrati&#8221;, che tutti quanti abbiamo anchora da qualche parte dentro di noi, anche se non esiste più (credo). Il libro insomma fa parte di quelle cose che &#8220;non devono&#8221; costare tanto.<br />
Ammazza che sproloquio&#8230; come disse qualcuno, non avevo il tempo di essere più breve.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21921</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2006 13:49:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho letto Berardinelli sul tuo blog e qui, gEorgia.
Qui misteriosamente non si possono postare commenti.
Bene, sono affari dei mastri di porta: che si gestiscano questo posto come vogliono.
Berardinelli non risponde alla domanda su come puoi seguitare ad essere te stesso marciando nei drappelli dei tuoi nemici.
O meglio, risponde: duemila euro, dice.
Ora l&#039;argomentazione &quot;duemila euro&quot; può essere anche molto seria e convincente e non sto facendo dell&#039;ironia.
Piuttosto rifletto: questi duemila euro di Berardinelli vengono, per via indiretta, ma manco troppo (il giornale se non sbaglio è della moglie di Silvio), dalle tasche di Berlusconi.
Non è questione di essere di destra o di sinistra (cheppalle), ma di essere pagati o no da Berlusconi per fare il proprio lavoro intellettuale.
Se hai bisogno di soldi li prendi da dove arrivano e te ne stai zitto in attesa di tempi migliori.
Ma non reagisci chiedendo “chi è qui che può dire di avere un lavoro di sinistra?” perché è una domanda non pertinente.
Piuttosto mi chiedo: quanti saranno in Italia gli intellettuali direttamente o indirettamente al soldo di Berlusconi?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto Berardinelli sul tuo blog e qui, gEorgia.<br />
Qui misteriosamente non si possono postare commenti.<br />
Bene, sono affari dei mastri di porta: che si gestiscano questo posto come vogliono.<br />
Berardinelli non risponde alla domanda su come puoi seguitare ad essere te stesso marciando nei drappelli dei tuoi nemici.<br />
O meglio, risponde: duemila euro, dice.<br />
Ora l&#8217;argomentazione &#8220;duemila euro&#8221; può essere anche molto seria e convincente e non sto facendo dell&#8217;ironia.<br />
Piuttosto rifletto: questi duemila euro di Berardinelli vengono, per via indiretta, ma manco troppo (il giornale se non sbaglio è della moglie di Silvio), dalle tasche di Berlusconi.<br />
Non è questione di essere di destra o di sinistra (cheppalle), ma di essere pagati o no da Berlusconi per fare il proprio lavoro intellettuale.<br />
Se hai bisogno di soldi li prendi da dove arrivano e te ne stai zitto in attesa di tempi migliori.<br />
Ma non reagisci chiedendo “chi è qui che può dire di avere un lavoro di sinistra?” perché è una domanda non pertinente.<br />
Piuttosto mi chiedo: quanti saranno in Italia gli intellettuali direttamente o indirettamente al soldo di Berlusconi?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: georgia		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21916</link>

		<dc:creator><![CDATA[georgia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2006 12:56:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@andrea ti invidio il comò:-)
la coperta no bleah ....

@gemma
ci posti la recensione di sorino sulla repubblica?
georgia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@andrea ti invidio il comò:-)<br />
la coperta no bleah &#8230;.</p>
<p>@gemma<br />
ci posti la recensione di sorino sulla repubblica?<br />
georgia</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21891</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2006 22:49:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma sì, ovviamente, il riciclo. Io ho riciclato un comò tagliandogli le gambe per sostituirle con rotelloni, e - questa è la parte forte - l&#039;ho dipinto con una miscela di gesso, vinavil e bianco di titanio (una specie di caolino pieromanzoniano): ho creato il &quot;comò sgrutulut&quot;, bellissimo e soprattutto uguale al muro.
Poi il mio letto riciclato: ho coperto la struttura di rettangolini di stoffa calcificati con vinavil e imbiancati col titanio, un capolavoro dell&#039;arte dormiaria. (Lo so, un letto assolutamente bianco non è erotico, me l&#039;hanno già fatto notare.)
Però senza Ikea dagli incastri perfetti sarebbe inconcepibile vivere. Ah, sacra impialliciatura di betulla...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma sì, ovviamente, il riciclo. Io ho riciclato un comò tagliandogli le gambe per sostituirle con rotelloni, e &#8211; questa è la parte forte &#8211; l&#8217;ho dipinto con una miscela di gesso, vinavil e bianco di titanio (una specie di caolino pieromanzoniano): ho creato il &#8220;comò sgrutulut&#8221;, bellissimo e soprattutto uguale al muro.<br />
Poi il mio letto riciclato: ho coperto la struttura di rettangolini di stoffa calcificati con vinavil e imbiancati col titanio, un capolavoro dell&#8217;arte dormiaria. (Lo so, un letto assolutamente bianco non è erotico, me l&#8217;hanno già fatto notare.)<br />
Però senza Ikea dagli incastri perfetti sarebbe inconcepibile vivere. Ah, sacra impialliciatura di betulla&#8230;</p>
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		Di: tashtego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21881</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2006 20:38:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@barbieri andrea
mi era sfuggito il tuo ottimo inno al pavimento ikea effetto ontano.
per te e per gemma c&#039;è questa indicazione: qualche cartella spesa dal sottoscritto sul sublime argomento ikea, in due riprese.
http://www.tashtego.splinder.com/archive/2006-01?from=10

per gemma aggiungo che la feltrinelli di viale giulio cesare è sullo standard da me descritto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@barbieri andrea<br />
mi era sfuggito il tuo ottimo inno al pavimento ikea effetto ontano.<br />
per te e per gemma c&#8217;è questa indicazione: qualche cartella spesa dal sottoscritto sul sublime argomento ikea, in due riprese.<br />
<a href="http://www.tashtego.splinder.com/archive/2006-01?from=10" rel="nofollow ugc">http://www.tashtego.splinder.com/archive/2006-01?from=10</a></p>
<p>per gemma aggiungo che la feltrinelli di viale giulio cesare è sullo standard da me descritto.</p>
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