Babbo Natale

10 febbraio 2006
Pubblicato da

lagioia natale.jpg

Piero Sorrentino intervista Nicola Lagioia

Da pochi mesi è in libreria Babbo Natale. Dove si racconta come la Coca-Cola ha plasmato il nostro immaginario (Fazi editore, pagg. 150, 13 euro). Qui la scheda del libro.

Cominciamo dalla fine. “Adottare Santa Claus significava anche fare proprio un messaggio sulle cose ultime di cui il portadoni stava diventando una delle più compiute incarnazioni. Questo messaggio dice: “Non morirete più”. Vuoi spiegare questo stralcio preso dall’ ultima pagina?

Santa Claus è una delle più mature incarnazioni dello spirito del capitalismo. La totalitaria distribuzione dei regali di cui l’ex San Nicola è protagonista ha in realtà il compito di oliare la più potente macchina di rimozione messa in piedi dalla nostra epoca: quella che ha a che fare con la paura di morire. Il Natale consumistico ha molti punti di contatto con le feriae precristiane, ad esempio i Saturnali, in cui lo scambio orgiastico di doni, il concetto di spreco servivano a esorcizzare la vis mortifera delle potenze invernali, che minacciavano i raccolti e quindi la stessa sopravvivenza della comunità. Il fatto di allontanare la paura di morire attraverso i doni si ritrova puntualmente nella storia. Basti pensare a Halloween, in cui i bambini, travestiti da spiriti dei morti, ricevono dai vivi-adulti un dono per ritornare ciclicamente da dove erano venuti. Con Santa Claus però questa dinamica subisce un salto in avanti. Non c’è più (sia pur nella finzione) un rapporto diretto con la morte. Il compito di avere a che fare con Thanatos, il “lavoro sporco” per così dire, viene affidato a un mediatore.

In un saggio di qualche anno fa, Fulvio Carmagnola e Mauro Ferraresi hanno studiato quella che loro chiamano l’ipermerce, la “merce di culto”: detto in due parole, una merce diventa di culto, una ipermerce appunto, quando il suo valore d’uso diventa meno importante di quello di scambio, del plusvalore simbolico di cui è fatto oggetto da parte dei consumatori. Nel caso dei due soggetti principali del tuo libro, quale dei due è una ipermerce al massimo tasso simbolico? Babbo Natale o la Coca cola?

Il semplice valore d’uso della Coca-cola non è niente rispetto alla narrazione di cui questo prodotto è riuscito a circondarsi. Io l’ho chiamato “doppio fantasmastico”, un insieme di suggestioni impalpabili quanto affascinanti che vanno a concimare il nostro immaginario in modo pervasivo. Se però la Coca-cola è l’ipermerce, Babbo Natale – pur essendo stato arruolato come testimonial dalla multinazionale di Atalanta – è anche il suo “spirito guida”. Solo per fare un esempio. L’ubiquità, la facoltà di essere contemporaneamente a disposizione di tutti i bambini del pianteta, non accarezza il sogno inconfessato di ogni merce? (essere posseduta in forma sempre identica di tutti gli abitanti del pianeta – cosa tra l’altro potenzialmente possibile – e dunque possederli).

Saccheggiando Lacan, il filosofo sloveno Zizek ha scritto che la Coca Cola è un “oggetto piccolo a” (che per Lacan è quell’oggetto che risponde alla domanda: chi è l’altro? Chi è il mio simile?), e che la Coca “rappresenta l’incarnazione diretta del puro plusgodere (…), della misteriosa e sfuggente X che noi tutti ricerchiamo nel nostro incontrollato consumo di merci”. Mi pare che siete sulla stessa lunghezza d’onda, no?

Sì, lo possiamo chiamare un saccheggio di terzo grado. La x è chiaramente quel che ci manca (o che riteniamo di non saper ritrovare in noi stessi) e che quindi cerchiamo nell’altro. In questo caso, la merce. Il lato comico della faccenda è che la x non esiste, noi siamo costituzionalmente monchi e soffriamo quasi libidicamente un’ingiustificata sindrome da arto fantasma.

Quante leggende metropolitane conosci sulla coca cola?

Qualche decina. Ma immagino che ce ne siano molte di più.

Secondo te un numero così elevato di urban legends sulla bevanda può considerarsi un segnale di inestirpabile colonizzazione del nostro immaginario?

Sì, ma perché biasmare la circostanza? Abbiamo un bisogno disperato di farci conquistare, possedere, violentare dai fantasmi. Siano la Coca-cola, Lara Croft, Elvis, il Che (siamo la Coca-cola, Lara Croft, Elvis, il Che…) E’ tutto un po’ agghiacciante, non è vero?

Tag: , , , ,



indiani