Uomo

13 febbraio 2006
Pubblicato da

di Michele Monina

milano_jam

[Il trasloco di Michele Monina pare biblico. E’ per questo che, di comune accordo, abbiamo deciso di pubblicare il suo articolo uscito su Diario il 20 gennaio scorso, al posto di un pezzo scritto apposta per NI. Per, diciamo, placare i sensi di colpa nei confronti di Andrea Barbieri, che chiedeva delucidazioni sul fenomeno Mondo Marcio in un suo commento (qui); sperando così di captare la sua benevolenza. Sicuramente non riuscendoci. G.B. ;-) ]

Milano, città del fumo. L’incontro con Mondo Marcio avviene in un angolo di strada, come dentro il testo di una sua canzone. È mezzogiorno, e ci si incontra per una colazione da Spizzico. Fuori è arrivata la prima neve, a rendere più ovattato il traffico prenatalizio di Corso Buenos Aires.

Oggi la città del fumo e un po’ meno grigia del solito, mi viene da pensare, mentre dal cd player escono le note di Dentro la scatola, primo singolo di Solo un uomo, album con cui il giovane rapper milanese debutta per una major, la Virgin, dopo l’esordio avvenuto due anni fa con una piccola etichetta indipendente. Mondo Marcio arriva all’appuntamento col giornalista, cioè con me. È inconfondibile, nonostante sia imbacuccato per il freddo con una gigantesca giacca a vento nera e un cappello di lana che ne lascia a malapena intravedere gli occhi. Ho davanti questo ragazzotto di appena diciannove anni alto circa un metro e novanta dalla voce profonda che mi chiede se prendo un caffé o un pezzo di pizza, dimostrazione che artista e giornalista sono spesso regolati su fusi orari differenti, per lui la colazione è la prima colazione, per me è il pranzo.
“Uomo, tra pochi giorni parto per Los Angeles, vado a registrate il mio primo video. A Los Angeles, uomo…” Uomo. Mondo Marcio mi chiama uomo, mentre mi parla davanti a un bicchiere di carta pieno di caffè americano (una vera schifezza, sia chiaro). Ha senso, visto che ho esattamente il doppio dei suoi anni, e probabilmente sono più vecchio dei suoi genitori. Ma Mondo Marcio non mi chiama Uomo per questioni anagrafiche, né per scimmiottare lo slang dei suoi colleghi americani. Questo l’ho capito già anni fa, quando il suo nome ha cominciato a farsi largo, con violente spallate, nella schena hip-hop di Milano. Mondo Marcio, così si è sempre fatto chiamare, anche in quelle sue prime esibizioni in freestyle, era un ragazzino che si faceva notare come una mosca bianca nel marsma omologato del Chiringuito (locale dalle parti di via Farini), nelle serate Show Off, quelle organizzate da Bassi Maestro e da Rido. Lo si notava non solo per il suo essere così giovane, ma soprattutto perché dava l’aria di essere un solitario, uno che aveva trovato nel rap una via di salvezza a una vita altrimenti segnata. E in più lo si notava per le sue rime, sempre affilate, compatte come un muro, pronte a sperimentazioni verbali e stilistiche.
“L’altro giorno è uscito un pezzo sul Corriere della Sera che parla di me,” prosegue, mentre addenta una Margherita. “Mia madre ha ritagliato l’articolo e l’ha attaccato al frigo con una calamita, e anche i tipi della Virgin si sono esaltati. Peccato che da quel pezzo io esca come una specie di ragazzo difficile con la chitarra in mano. Pensa, dicono che canto la vita di strada… e poi mi chiamano per nome, anche nella foto c’è scritto il mio nome, mica Mondo Marcio…” Siamo a inizio dicembre, e già sta cominciando il lancio dell’album, Solo un uomo, che uscirà solo a fine gennaio. Potere delle major, e di un artista che è riuscito a farsi ben volere da discografici che fino a questo momento si sono sempre tenuti distanti dall’hip-hop, se si esclude la fortunata esperienza di Caparezza, artista in tutti casi sui generis. “Non posso assolutamente lamentarmi della Virgin, anzi. Lì mi stanno davvero coccolando. Non hanno assolutamente cercato di cambiare il mio modo di comporre, i temi delle mie canzoni. Ci hanno creduto sin dall’inizio e hanno addirittura scelto una canzone dura come Dentro la scatola come singolo, uno dei brani più tosti dell’album. A proposito, che ne pensi?” Che ne penso? Questa dell’essere fagocitati dalle major è da sempre la paura di chi, ancora giovane (sia anagraficamente che artisticamente) si affaccia nel mondo dei grandi. Una paura legittima, specie se si fa parte di una nicchia di mercato, o di quella che come nicchia di mercato viene vista da chi il mercato poi lo fa e lo disfa. Dentro la scatola è una canzone dura, molto dura. Lo è musicalmente, col suo incedere cupo, vagamente eminemiamo e lo è nel testo, affilato come una lama arruginita. In Dentro la scatola Mondo Marcio non fa sconti nel raccontare la propria storia, quella di un ragazzo cresciuto nella parziale assenza del padre, affidato alle “cure” degli assistenti sociali, passato attraverso difficoltà economiche, e approdato a poco edificanti situazioni di strada, non sempre ascrivibili nei marcati margini della legalità. Una ottima scelta, mi viene da pensare, un ottimo biglietto da visita, specie se si ascoltano anche le altre tracce di Solo un uomo, tutte altrettanto dirette e sincere.
“La mia paura, è che la canzone uscirà come singolo per le radio il 16 dicembre (nei negozi arriverà solo il 21 gennaio, una settimana prima dell’uscita dell’album, NDR), proprio sotto Natale. E diciamo che la mia non è proprio una canzone da cantare sotto l’albero. Però è anche vero che il fatto che sia stata scelta come primo singolo dimostra che la casa discografica vuole presentarmi per quello che sono”. Ma chi è veramente Mondo Marcio, questa è la vera domanda arrivati a questo punto. “Io sono Mondo Marcio. Infatti fatico non poco a rispondere a questa domanda. Non è che abbia scelto questo nome per interpretare un personaggio. Le canzoni di questo album, Solo un uomo, così come quelle del lavoro uscito per l’etichetta indipendente o del Mixtape (sorta di album fatto in casa, tipico del rap americano, una specie di appunti in musica messi a disposizione del pubblico…), come pure quelle dei miei freestyle, parlano della mia vita, dei marci che mi circondano, delle cose che ho visto per strada, in giro per Milano. Nessuna finzione. Nessuna posa. Io sono Mondo Marcio e canto la vita di strada…” Mondo Marcio scoppia in una fragorosa risata, mentre con le braccia finge di suonare la chitarra. Il riferimento è ancora al pezzo del Corriere della Sera, in cui, oltre a paragonarlo a Luca Carboni, lo dipingono come una sorta di cantautore esistenziale, invece che a un rapper di talento quale è. In realtà dovrà farci l’abitudine, se a due mesi dall’uscita dell’album la soglia di attenzione nei suoi confronti è già così alta, del resto il Corriere è il principale quotidiano nazionale, e non capita proprio tutti i giorni di finirci dentro. Se per la stragrande maggioranza della gente, quella che non segue la scena hip-hop, e che quindi non sa chi siano, per dire, un Fabri Fibra o i Cor Veleno (non sto qui a spiegarvi chi sono, ovviamente, ma un giro su google vi potrebbe dare una mano, in tal senso…), il rap è quello degli stacchetti “ballati” dalle veline, o intonato da Giucas Casella all’interno del reality Show Il Ristorante, non deve sorprendere che per descrivere un giovane talento come il suo si ricorra a paragoni con Luca Carboni, cantautore il cui universo, in realtà, sembra davvero distante da quello messo in scena da Mondo Marcio.
“Spero proprio che alla gente arrivi la mia musica, le mie canzoni. Solo quelle. Le canzoni devono essere al centro dell’attenzione.” Le canzoni, in effetti sono proprio le canzoni di Mondo Marcio a colpire, come un pugno sul naso. Anche se è innegabile che, specie per chi non segue l’hip-hop, il rischio grande è che uno che racconta un mondo così ben definito, possa essere confuso come un clone di Eminem. “Io ho un grande rispetto per Eminem e tutto quello che ha fatto. Anche se io ho cominciato a fare rap ascoltando più che altro 2Pac Jay-Z, ma anche perché erano altri tempi. Allora mi sono rinchiuso in casa e ho cominciato a lavorare alle mie basi e a scrivere le mie rime. Il fatto che abbia avuto una vita difficile ha sicuramente contribuito alla composizione delle mie canzoni, visto che la mia vita è dentro le mie canzoni, ma quello che racconto è il mio mondo, non quello di Eminem… anche se non mi dispiacerebbe arrivare ad avere il suo conto in banca, perché ho un grande rispetto di chi arriva ad avere un grande conto in banca, io…” L’Eminem italiano. Questo, in effetti, è l’etichetta con cui potrebbero vendere Mondo Marcio sul grande mercato, se quelli della Virgin avessero voglia e intenzione di comunicare bene l’universo complesso di questo giovanissimo artista (ha solo diciannove anni, non dimentichiamolo…). E non che essere etichettato come l’Eminem italiano sia un’offesa, è chiaro, ma le etichette servono solo a chi ha poca voglia di approfondire. A onor del vero va detto che, almeno per ora, il rischio è stato fugato da un atteggiamento piuttosto propositivo tenuto dall’etichetta di casa EMI. “Anche l’idea di girare il video a Los Angeles un po’ mi spaventa. Non perché io non voglia volare fino in California, uomo, ci mancherebbe altro, ma perché l’idea di girare con Marco Solom, che mi hanno spiegato essere uno dei migliori videomaker in circolazione, mi carica di responsabilità. Mi sembrava quasi troppo, ma se me l’hanno proposto significa che ci credono e io di loro, della Virgin, mi fido. Del resto finora si sono sempre comportati bene. Io gli ho fatto ascoltare alcune delle mie nuove canzoni, perché ne ho scritte davvero molte, e gliene ho fatte ascoltare solo una selezione. A loro sono piaciute e mi hanno affidato a un produttore esecutivo, una persona cui hanno affidato un budget per la registrazione dell’album. Allora siamo andati in uno studio di Pavia e lì sono state risuonati dal vivo gli strumenti che io avevo inciso con le macchine a casa. Poi ho registrato le voci, ho avuto alcuni ospiti, come Torme o Fish, e abbiamo finito il lavoro. Le basi le ho prodotte tutte io, tranne una che mi ha dato Fish (cortesia ricambiata dal nostro, che rappa in un brano del nuovo album dell’ex Sottotono). E in tutto questo la casa discografica si è limitata a tirare fuori i soldi, senza entrare nel merito delle canzoni, cioè senza chiedermi di cambiare le basi o di togliere alcune rime. Nessun tipo di censura, o di indicazione di stile, ma semmai incoraggiamenti e consigli, come quello di ascoltare il brano di Alberto Radius, che confesso non avevo proprio mai sentito in vita mia, che poi è diventato il motivo dominante del brano Ancora qua. In Virgin mi hanno rispettato, del resto ormai sono un loro artista, come Lenny Kravitz o Pharrel Williams…” mentre lo dice, sempre ridendo di gusto, Mondo Marcio mi fa vedere una card grigia su cui sono riportati i nomi di tutti gli artisti della casa. Anche se il suo nome è scritto tutto attaccato, inconvenienti di essere una specie di esordiente. Esordiente che invece è ben conosciuto negli ambienti dell’hip-hop, ambienti che, probabilmente, vedranno come un tradimento il suo passaggio a una major. Il solito discorso di chi si vende al mercato…
“Guarda, l’ho già detto prima, io faccio le mie cose senza interferenze, situazione non sempre possibile quando si lavora in piccole realtà. In più vengo ben pagato per farlo, e visto che questo è il mio lavoro, mi sembra più che legittimo cercare di guadagnare il più possibile senza sputtanare il mio operato. Se a qualcuno non vanno bene le mie scelte, e non piacciono le mie canzoni, perché è soprattutto alle canzoni che bisognerebbe guardare quando si tratta di album, il mercato offre altre possibilità. Io sto già guardando a domani…” Un domani che vedrà Mondo Marcio impegnato in una turnè? “Ci stiamo già pensando, anche perché è da quella che arrivano i veri soldi, più date si fanno più si guadagna. E poi, magari, in futuro non mi dispiacerebbe guardare un po’ a fuori dell’Italia. Ma qui sto proprio sognando…” L’intervista finisce con queste parole. Ci salutiamo, con quella serie di gesti delle mani che mi rimangono sempre estranei, forse per questioni anagrafiche. Esco da Spizzico che ha già smesso di nevicare. Il traffico e lo smog hanno già reso la neve una poltiglia nera e appiccicosa, benvenuti nella città del fumo, direbbe Mondo Marcio, strana figura mitologica, per metà Eminem e per metà Luca Carboni.
[La striscia a fumetti (cliccateci sopra) e tratta da questo sito.]

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69 Responses to Uomo

  1. andrea barbieri il 13 febbraio 2006 alle 15:32

    Non riesco io a captare la benevolenza di Andrea Barbieri, figuriamoci voi!
    (poi con calma leggo)

  2. Mal il 13 febbraio 2006 alle 17:02

    nel tempo che è passato dal post precedente mi sono accorto di due cose, cioè tre o quattro.

    1mondo marcio è una fottuta operazione commerciale

    2 monina, magari solo perchè gli piace, ne fa parte.

    3 tecnicamente almeno 10 rapper italiani valgono 10 volte mondo marcio

    sto pezzo l’ho già letto, deludente non poter leggerne uno scritto apposta per ni, come promesso, ma il trasloco è trasloco. Cosiccome l’hip hop è l’hip hop e non si possono sparare troppe cazzate. Qui si vuole solo vendere dei dischi. Massimo rispetto per mm e per la sua storia personale, ma mi puzza quello che gli gira intorno per ora, e tutti quei video alla tv, pfui….

    Barbieri che ne pensatre tu e breton?

    Ps: i sottotono tormento e fish, l’alba del rap commerciale in italia, doppio pfui

  3. andrea barbieri il 13 febbraio 2006 alle 17:59

    Beh, direi che “questo non è un articolo”, ma non nel senso enigmatico di Magritte e della sua pipa, che poi era un pompino.
    Quali le ragioni di questo verdetto a colpo d’ascia? Dico la verità, sono talmente evidenti che riterrei di non dover spiegare nulla e passerei direttamente a chiedere a Gianni il perché lui trova l’articolo tanto buono da pubblicarlo su Nazione Indiana (Gianni, il senso critico dov’è andato a finire?). Ma tra poco è San Valentino, la festa della gnocca, e allora devo essere buono e due parole le scrivo, giusto due. La forma di questo articolo ricalca il programma “Amici” di non so quale emittente televisiva: è puro kokoro demenziale, cioè non quello di un Kurosawa o dei grandi mangaka, bensì quello dozzinale della peggiore programmazione giovanilorientata. Un articolo targhettizzato su un pubblico acritico che si beve tutto, soprattutto le storie consolatorie e autoindulgenti. Il maledettismo cinico di Monina scivola su una buccia di banana, si infrange idealmente contro il banaltrito, contro uno stile cuoreggiante. Che orrore sentire quel ragazzo già a suonarsela e cantarsela, autopromuovere la sua autenticità come se non fosse qualcosa da raggiungere faticosamente. Che orrore non sentire l’uomo col doppio dei suoi anni fargli notare che così si diventa uomini impagliati.
    Sia chiaro, tutto ciò non è un giudizio sulla musica di Mondo Marcio (non l’ho sentito e l’articolo-intervista, nel puro stile di quelli che non hanno abbastanza immaginazione per sovvertire il mondo, parla solo di conti in banca e major), ma sulla macchina editoriale della musica, che mi fa dire: se questo è il tenore di Mucchio Selvaggio non mi capiterà mai di comprarlo.
    Chiudo dicendo che se fossi un rapper mi piacerebbe chiamarmi Tolleranza Zero, e il mio primo cd si intitolerebbe Stampaglia Pseudoaperta.

  4. andrea barbieri il 13 febbraio 2006 alle 18:05

    Ah, dimenticavo, resto in attesa di un articolo coi controcazzi.

  5. Michele Monina il 13 febbraio 2006 alle 19:44

    @ mal: in che senso faccio parte dell’operazione commerciale? spiegazioni, please.
    Quali sono i dieci rapper che valgono dieci volte mm, e in cosa consiste la tua scala di valori per cui arrivi a tale conclusione. Argomentare, please.
    @ andrea barbieri. Il pezzo è uscito su Diario, non su Mucchio Selvaggio. Lì lo hanno considerato un articolo. A te, ahimé, non ho nulla da dire, evidentemente. Mi spiace, uomo.

  6. Mal il 13 febbraio 2006 alle 20:06

    Con perchè ti piace, intendevo mondo marcio ti piace, non l’operazione commerciale in sè. Per i 10 rapper rimando a tra un po’ ora ho impegni. Però un paio di nomi o tre te li avevo già fatti in precedenza, tu probabilmente non sarai d’accordo ma non mi sottrarrò dall’argomentare.

  7. F.K. (presidente onorario del F.C.I.M.D.S (Fronte Contro Il Moralismo Da Strapazzo) il 13 febbraio 2006 alle 20:26

    E’ un buon articolo, questo, secondo me.
    Mondo Marcio ha ragione a voler fare i soldi. Perché i rapper dovrebbero essere i “figli della gallina bianca”?
    La lotta del F.C.I.M.D.S. continua.

  8. andrea barbieri il 13 febbraio 2006 alle 20:52

    Franz, ma il moralismo qui è al contrario, il conto in banca diventa un elemento consolatorio.
    Io sono d’accordo che nella vita reale possedere il conto in attivo consola parecchio, ma con l’arte cosa c’entra?
    Quando dico che Monina ricrea uno scenario da Amici o da Saranno famosi, e ci ficca dentro come personaggio il ragazzetto dal kimono d’oro, penso proprio al fetido moralismo che imbeve quelle fiction.
    La mia critica non è per il fatto di desiderare denaro, cosa che ha animato anche i più grandi artisti, il problema qui è che non si tenta di creare nessun contenuto: si propaganda il vuoto, anzi il più ammorbante moralismo.

  9. andrea barbieri il 13 febbraio 2006 alle 20:55

    Se penso a Bob Dylan che a vent’anni sfotteva i giornalisti… i giornalisti sono sempre uguali, ma almeno ridateci Bob!

  10. Michele Monina il 13 febbraio 2006 alle 21:03

    Ma quale fetido moralismo, Andrea. Dalle mie parti (Ancona) si dice “cala già da quel paiaro”, tradotto in parole povere “scendi da quel pagliaio, cioè da quel finto trono sul quale ti sei posto, che trono poi non è ma, appunto, un pagliaio”. Io ho raccontato l’incontro con un rapper di talento, Mondo Marcio. E nel farlo ho fatto il verso al linguaggio che di solito accompagna il mondo dell’hip-hop (l’immaginario hip-hop). Punto. Il resto, quello che ci vedi dietro tu, sono tue pippe mentali.

  11. andrea barbieri il 13 febbraio 2006 alle 21:15

    Tu hai dipinto una scena da “Amici” piena di stereoripi e di un ammorbante moralismo, dove l’autoindulgenza regna sovrana. Sia chiaro, se il tuo pubblico chiede questo, nulla da dire: fai bene a dare loro quello che chiedono. Non vai certo in giro a tirare bombe al fosforo, quindi non posso, moralmente, rimproverarti nulla. Certo, se il discorso passa sul piano artistico, a fare Amici si va poco in là: è un articolo che non dice nulla.

    Sicuro di non sedere tu su un banano?

  12. andrea barbieri il 13 febbraio 2006 alle 21:19

    Ridateci Cash quando faceva il dito all’industria discografica di Nashville!
    http://www.spex.de/web/pic/gallery/403b87ce261b4.jpg

  13. Michele Monina il 13 febbraio 2006 alle 21:27

    Mi spieghi in cosa consiste l’ammorbante moralismo del mio pezzo? Per curiosità. E poi, magari, mi spieghi questo parallelo con il programma della De Filippi? Quello lo conosci bene, mi sembra, nonostante il tuo iniziale prenderne le distanze (…non so in quale emittente lo trasmettono…), infatti ne parli sia utilizzando il nome attuale (Amici) che quello con cui era nato (Saranno famosi). Ti ringrazio per il fatto che non mi rimproveri nulla, davvero…

  14. Michele Monina il 13 febbraio 2006 alle 21:31

    Dimenticavo, questo articolo inaugura la mia collaborazione con Diario, quindi parlare dei lettori di quella rivista come del mio pubblico mi sembra eccessivo. Scrivo per lavoro (cash), potrai mai perdonarmi?

  15. andrea barbieri il 13 febbraio 2006 alle 21:42

    Veramente quando ho scritto “Saranno famosi” mi riferivo al telefilm americano, lo imparo da te che Amici si chiamava così.
    Quanto al moralismo, agli stereotipi, all’autoindulgenza che esprimi nel tuo pezzo, scusa ma non ho voglia di perdere tempo.
    Vedi il problema è questo, tu fai benissimo a ricreare scenette simili, io non voglio assolutamente mettere in discussione il tuo lavoro (oltretutto legato a necessità di mercato quando riprendi articoli apparsi su un giornale), siete stati tu e Gianni a chiamarmi in causa. Solo che io cerco altro, cerco del nerbo, cerco gente che scava, che si fa il mazzo, che rischia con le parole. Se tutto questo ti/vi risulta estraneo, io non sono un mago che infonde la vita in un grattacielo di parole. Sicuramente tu sai fare di più, sicuramente Gianni sa esercitare meglio il suo senso critico. Quando vi scatterà una molla dentro, quell’esercizio diventerà necessario e non dovremo spiegarci più nulla.

  16. andrea barbieri il 13 febbraio 2006 alle 21:49

    Monina, forse non l’hai capito, a me non importa niente se tu guadagni dai tuoi articoli, nemmeno se Mondo Marcio guadagna tanto dai suoi dischi, anzi spero che economicamente possiate stare sempre meglio.
    Tutti i pittori che amo di più eccetto due-tre guadagnavano cifre astronomiche. I soldi, ad averli, non sono certo un problema. Il problema sono i contenuti.
    Ives era ricco e riempiva di contenuti la sua musica.

  17. Mal il 13 febbraio 2006 alle 22:55

    La lista, e poi vi lascio perchè i toni della discussione non mi piacciono. Io non voglio insultare nessuno nè prendere per il culo. Non sono moralista, per me si possono fare i soldi e buona musica contemporaneamente e non mi spaventa nè disgusta. Però se mi si dice che questo è già il miglior rapper italiano, mi sento preso un po’ in giro, o questo mi sembra un giudizio poco competente. Se mi si dice che è giovane e potrebbe diventarlo, mi sembrerebbe già molto meglio. A me sembra che qui ci sia un giovane promettente, una casa discografica che vuole sfruttarlo e tutta una serie di attenzioni particolari rispetto agli altri della scena mi sembrano solo dovute al fatto che ci sia una major di mezzo, e a me invece di questo non me ne frega nulla. io ascolto, major o non major, e poi dico: bravo, ma al momento niente di particolare, come tanti altri. Lo stesso vale per fabri fibra.

    la lista

    kaos

    dj gruff

    13 bastardi

    la famiglia

    turi

    colle del fomento

    cor veleno

    gopher d.

    moddi

    caparezza

    10 volte meglio era una bonaria provocazione. Per me questi sono meglio o comunque allo stesso livello di mm. Buona discussione.

    Mal

  18. Mal il 13 febbraio 2006 alle 23:04

    Dimenticavo, la mia scala di valori la formo in base alla bravura nel rappare, alla qualità dei testi e delle basi e alla valutazione del cosiddetto “flow”. Principalmente. Poi c’è anche altro. Ovviamente sono tutti giudizi personali, non penso di essere in possesso di verità assolute.

  19. yara il 13 febbraio 2006 alle 23:27

    Ieri sera da un amico (Giacomo Spazio, lo nomino perché è un musicista sperimentale che si trova in rete e non gliene frega de meno), a un certo punto mi fa: silenzio e senti questo. Ho sentito: dopo 30 secondi ho capito tutto, come penso capiranno tutto tutti. Dopo 3 minuti mi ha detto che si chiamano Arctic Monkeys e sono già sui giornali e primi in England. Mi ha raccontato che hanno 19 anni, vengono da un paesino vicino a Sheffield, il loro unico contatto col mondo era la rete, che già 2 anni fa erano conosciuti in rete e questo è il loro primo CD, per un’etichetta indipendente da cui non si fanno mettere sotto. Hanno imparato a suonare per combattere la noia, in copertina davanti e dietro hanno messo 2 foto del batterista da solo (magari era per una scommessa), nei tour che fanno pongono come unica condizione una squadra di calcetto da sfidare (loro 4 + l’autista + 2 tecnici).
    Ripensando ai 4 ragazzini, ripenso al problema della coerenza di Berardinelli, ai tanti discorsi che ora non si può più pubblicare ecc. ecc.
    Quanto a Mondo Marcio, ho sentito a MTV…
    arridatece Caparezza!

  20. funiculì funiculà il 14 febbraio 2006 alle 00:01

    La mia classifica:
    1° (assoluto): Tolleranza Zero
    2° (a pari merito): Zimm & Cash (avesse fatto solo il ditino a Nashville, sarebbe già da piani alti, anche senza aver inciso niente: figuratevi con quel popo’ di roba che si ritrova in discografia).

    @ A.B.

    Tu sì che sai come accaparrarti sostenitori: muovendo le leve del sentimento (Bob & Johnny docunt!). :-)

  21. gianni biondillo il 14 febbraio 2006 alle 00:42

    Ma della vignetta nessuno mi dice nulla? ;-)

  22. funiculì funiculà il 14 febbraio 2006 alle 00:51

    Gianni, è bella, ma, data la mia ignoranza, non sono riuscito a capire se lo incensa o lo prende per il culo. Comunque, tendenzialmente, propendo per la seconda ipotesi.

  23. Michele Monina il 14 febbraio 2006 alle 08:26

    @ Mal. Apprezzo la tua lista. Non nel senso che apprezzo tutti i nomi che ci hai messo, ma il fatto che, in effetti, abbia trovato il tempo per postarla. Sinceramente non penso che i tuoi nomi siano migliori di mondo marcio (ma anche qui, lo ripeto, sono miei gusti). Il tempo, a mio modo di vedere, è stato impietoso con alcuni, la ripetitività reiterata, l’appiattimento di stile nel corso degli anni e l’anagrafe pesa sul mio giudizio finale. Ma, lo ripeto, è il mio giudizio, non un giudizio universale. Per quel che riguarada Caparezza, poi, artista che stimo assai (e per il quale mi spesi anche in tempi non sospetti, e che ha molto da dire), non credo che faccia hip-hop. O almeno, non lo fa più da tempo. La giovane età di mm, comunque sia, legata alla sua innata capacità di rimare e di prodursi le basi (e anche di tenere il palco), è un valore aggiunto mica da ridere. Io, per dire, alla sua età giocavo a Subbuteo…
    ci si legge, quindi
    M

  24. Buton il 14 febbraio 2006 alle 09:48

    A me l’articolo non sembra male. E’ una cosa leggera, certamente non è sperimentale, però il finale è emblematico: “Mondo Marcio, strana figura mitologica, per metà Eminem e per metà Luca Carboni”.
    E’ tutto leggero, perché dunque inkazzarsi così?

  25. andrea barbieri il 14 febbraio 2006 alle 11:56

    E’ un pezzo frou-frou, d’accordissimo. Io non mi incazzo, mi si tira in ballo chiedendo un giudizio e dò il giudizio. Al mondo esistono anche i froufrouofili, se si chiede un giudizio a loro sarà diverso dal mio.
    Il fumetto non l’ho visto, spero che non ci si riferisca a quella crosta che campeggia in testa al pezzo. Se è così, quello non è un fumetto. Un fumetto è per esempio “Campo di babà”, la prima lunga storia di Amanda Vahamaki, ed. Canicola (un piccolo capolavoro). E’ ora di finirla con questa tutta italiana concezione trogloditica del fumetto. Anzi, gli uomini primitivi sapevano comunicare per immagini molto molto meglio.

  26. andrea barbieri il 14 febbraio 2006 alle 12:00
  27. gianni biondillo il 14 febbraio 2006 alle 12:24

    Andrè… e datte ‘na carmata…

    (e leggi con attenzione: ho scritto “vignetta”, non “fumetto”)

    ;-)

  28. Michele Monina il 14 febbraio 2006 alle 12:47

    Andrea, se corri su Ebay puoi trovare un po’ di ironia in offerta speciale. Un vero affarone. Corri, però, perché sta per scadere l’asta…

  29. andrea barbieri il 14 febbraio 2006 alle 12:55

    @ Gianni, rileggiti con attenzione, hai scritto “La striscia a fumetti (cliccateci sopra) è tratta da questo sito.”

    @ Monina, se corri su Ebay puoi trovare un po’ di acume in offerta speciale. Un vero affarone. Corri, però, perché sta per scadere l’asta…

    @ entrambi, datevi una calmata va’.

  30. Michele Monina il 14 febbraio 2006 alle 12:59

    pfiuuu, sono arrivato giusto in tempo. Un po’ di acume per soli dieci euro… grazie per la dritta. Già che c’ero ho preso pure l’ironia. Mi spiace, dovrai continuare a farne a meno.

  31. andrea barbieri il 14 febbraio 2006 alle 13:00

    Scusate ma la prossima volta scomodatemi per cose serie, così nessuno perde tempo.

  32. Sud il 14 febbraio 2006 alle 13:11

    A barbieri
    non te va bene una. E l’articolo no, il fumetto una crosta, la musica una ciofeca. E il sesso non mi frega se non fatto con il ” nerbo, cerco gente che scava, che si fa il mazzo, che rischia”… insomma chi lo fa con il preservativo per Barbieri non è una mezza sega.
    Dimmi un po’. Che lavoro fai? Sei al caldo? Ufficio confortevole? Pc sempre in rete? Hai pranzato?

  33. Mal il 14 febbraio 2006 alle 15:35

    Uomi ! smettetela di spendere soldi su ebay per acumi e ironie. trovatele dentro di voi. Su ebay vendono anche gli occhiali a raggi x. Ma non li comprate, che a me hanno tirato un pacco. Dieci euro buttati

  34. m il 14 febbraio 2006 alle 16:53

    Gli occhiali a raggi x! Come nei fumetti da bambini! Dove li vendono, dove?

  35. gabriella fuschini il 14 febbraio 2006 alle 20:27

    Ne ho comprato uno stock (circa una cinquantina) a due euri, ve li regalo uomi! :-)
    A me questo articolo non dispiace, mica dobbiamo lacerarci le carni ogni volta che leggiamo, neh? per dire.

  36. Aldo Biscardi il 14 febbraio 2006 alle 23:58

    yara, adorabile yara.. di là a linciare Berardinelli, qui a sdilinquirsi per un gruppo (gli arctic monkeys) che più commerciale, facile, derivativo e ruffiano non si può…

    n.b. “commerciale, facile, derivativo e ruffiano” per me non è un insulto: di certo nulla che possa impedirmi di ascoltarli e di goderne divertito, come sto facendo.

    ps: barbiè, li scusi se la “scomodano” per certe nullita. Che lo mondo tutto sappia d’ora in poi che AB lo si deve scomodare solo per i massimi sistemi: dal genocidio culturale in sù. :-)

    Dai, tutti, ma che vi siete fatti ultimamente? un’orvedose di berlusconi in tivì??? camomillati uomo!

  37. andrea barbieri il 15 febbraio 2006 alle 00:45

    Gabriella chi ha mai detto che dobbiamo “lacerarci le carni ogni volta che leggiamo”. Io dico solo che dobbiamo avere senso critico, soprattutto oggi, dopo anni di ottundimento coatto da ogni parte (ma sempre mascherato con l’accusa della faziosità, della mancanza di ironia).
    Questo è un pezzo di intrattenmento, un ottimo pezzo di intrattenimento perché la forma è quella di una favoletta che fa tutti, beh diciamo quasi tutti, contenti. Un pezzo frou frou come certi programmi in certi orari del palinsesto televisivo. Basta mettersi d’accordo, io la tv la accendo pochissimo, quasi mai, e di sicuro non in certi orari, se a te piace accenderla in quegli orari, ci mancherebbe.

    Ma ritorniamo all’ironia infelice sullo stracciare le carni. Mi viene da rispondere che il pezzo di Raos-Inglese sulla poesia francese non comporta nessuna lacerazione delle carni dell’autore o del lettore, però vedi che impatto diverso rispetto al pezzo che commentiamo. Subito insorge un critico della carta stampata a dire che quelle poesie sono degenerate (secondo me è il senso di quello che Berardinelli sostiene). Mi viene in mente lo sbrego nel mantello di Spinoza. La sai no la storia? lui portò sempre con se quel mantello tagliato dalla coltellata di un fanatico. Se produci pensiero, arriva sempre qualcuno a lasciarti uno sbrego sulla pelle o sul mantello. Nota bene, non è chi pensa o entra nel pensiero altrui a lacerare le proprie carni, la lacerazione, arriva da chi non ama la produzione di pensiero. Vedi che legame forte c’è tra il pensiero che procede insieme all’amore e l’immagine di una lacerazione, di uno sbrego.

    Scomodatemi solo se sapete rispondere alla seguente domanda: perché Van Gogh passò al colore?

  38. funiculì funiculà il 15 febbraio 2006 alle 00:54

    Elementare, Andrew (Watson) Barbers: avete finito le scorte di bianco e nero. ;-)

  39. funiculì funiculà il 15 febbraio 2006 alle 01:11

    Andrew, my dear, quando fai queste domande terribili mi fai impazzire anche la tastiera: “aveva finito le scorte…”. Ma ti perdono, sono i miei quizs preferiti, mi permettono di fare sfoggio di cultura.

  40. yara il 15 febbraio 2006 alle 01:43

    @bischerardi
    qui stiamo parlando di musica normale, no? allora ti dico questo: se sento ancora adesso i sex pistols o johnny rotten da solo, mi arriva la scarica da a: se sento i clash idem. te lo dice una brasiliana che ha tutt’altre cose da ascoltare. be’, gli arctic me la danno. te, chi te la dà?
    o stiamo ad ascoltare i lagnoni che non pubblicano?
    o i mondi marci che non vendono?
    so tinha de ser com voce
    (ascoltala, e vedrai)

  41. Michele Monina il 15 febbraio 2006 alle 14:45

    @ yara. Sugli AM ognuno è libero di pensarla come vuole, ci mancherebbe, a me, personalmente, non provocano tutte queste grandi emozioni. E la loro, ti piaccia o meno, è una scelta di comunicazione del tutto integrata allo star system (per quanto la loro attitudine possa suonare ribelle e fuori dagli schemi). Di band fondamentali uscite dalle cantine inglesi se ne sono sentite migliaia, e migliaia se ne continueranno a sentire.
    I Sex Pistols sono i Sex Pistols, e su questo non ho nulla da aggiungere. Sarei invece curioso di sapere dove hai scovato musica di Johnny Rotten da solo. Per mia cultura personale.
    Per il resto, ognuno sente quel che vuole. Per la cronaca, Mondo Marcio è entrato in classifica (secondo nei singoli e decimo negli album), quindi l’affermazione “o i mondi marci che non vendono” non risponde ai fatti.
    buona musica a tutti, M

  42. yara il 15 febbraio 2006 alle 16:00

    @Monina.
    scusa, ma ieri sera ho reagito al giudizio un po’ eccessivo di biscardi *sdilinquirsi per un gruppo (gli arctic monkeys) che più commerciale, facile, derivativo e ruffiano non si può…*
    si vede che le notizie datemi da Spazio erano pompate.
    intendevo Rotten senza i sex, con i pil.
    ciao

  43. Leone d'Isernia il 15 febbraio 2006 alle 17:55

    Bho!!

  44. riccardo il 15 febbraio 2006 alle 19:24

    Forse vado fuori tema (ma la discussione è stratificata e quindi spero di essere perdonato). Parlate di hip-hop? Avete mai ascoltato i cLOUDDEAD o i Cannibal Ox? O qualsiasi disco della Anticon Records?

  45. Michele Monina il 15 febbraio 2006 alle 20:05

    @ Riccardo, no, non vai affatto fuori tema. El-P e i Cannibal Ox sono dei grandi innovatori del genere, come del resto gli Antipop Consortium o, per altri versi, Princess Superstar o Saul Williams. Gente che riesce a portare il nuovo senza sfociare nell’inascoltabile. I cLOUDDEAD pure erano grandi, estremi ma grandi. Ora però, come gli Antipop, non ci sono più, ahimé. In Italia hanno provato a seguire quella strada (della sperimentazione) gli Uoki Tochi, ma senza riuscirci, almeno a mio avviso. Nel primo articolo scritto su Mondo Marcio, del 2003, parlavo anche di loro. Se lo trovo lo giro a Gianni, così facciamo arrabbiare ancora Andrea Barbieri…

  46. andrea barbieri il 15 febbraio 2006 alle 22:18

    zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz
    Comincio a sentire nostalgia di Scaruffi…

  47. funiculì funiculà il 15 febbraio 2006 alle 22:29

    Andrew, ti consiglio un antidoto: io sto facendo andare Elmore James a tutto gas da due giorni. Nelle pause, uno Zimm d’annata: con la Rolling Thunder Revue del ’75.
    Prova.

  48. andrea barbieri il 15 febbraio 2006 alle 22:59

    Elmore James non ce l’ho mica, ma la Rolling Thunder Revue sì: musica immortale! Quando posso Dylan lo vado a sentire, conosco qualche dylaniano/a che mi ha contagiato tempo fa, per esempio Morozzi.
    Eh, il Moroz sì che sa scrivere di musica, mica come certi kritiken che si incontrano nei blogghetten…
    Mi è venuto in mente che ho anche due cd di Captain Beefheart, quasi quasi li tiro fuori, è un sacco che non li sento.
    A proposito di musica (ricordando che la musica non ha confini), a milano oggi c’era Arvo Pärt.

  49. funiculì funiculà il 15 febbraio 2006 alle 23:09

    Andrea, lascia stare il vecchio Cuoredibue, se no ti tocca rispolverare l’immortale Zappa e le Mothers e via dicendo… In ogni caso, sappi che queste “robette” sono anche nella discoteca del michelino che, ti assicuro, quando non si impunta nel volerci convertire tutti all’ipop, è un critico con i controfiocchi.

    p.s.

    In mancanza di Elmore, puoi sempre consolarti con Bitter tears o i due leggendari live nelle carceri di johnny nostro.
    Ciao, uomo. :-)

  50. F.K. il 16 febbraio 2006 alle 00:56

    Scaruffi? Quello che ha scritto sul suo sito che Elvis Costello è un bluff? Poveraccio…

    (…come soffre, non usa il callifugo in vendita in tutte le farmacie, ecc.)

  51. F.K. il 16 febbraio 2006 alle 00:59

    Il callifugo Ciccarelli, per la precisione.

  52. riccardo il 16 febbraio 2006 alle 01:17

    x andrea non dormire stiamo parlando di roba buona (parola di zappiano).

    x michele hai sentito l’ultimo disco di Why? (Elephant Eyelash)?

  53. riccardo il 16 febbraio 2006 alle 01:35

    x andrea
    Lista della spesa:

    cLOUDDEAD – cLOUDDEAD e Ten
    Cannibal Ox – The Cold Vein
    AntiPop Consortium – Tragic Epilogue e Arrhythmia
    Aesop Rock – Float e Labor Days
    Sage Francis – Personal Journals e A Healthy Distrust

  54. funiculì funiculà il 16 febbraio 2006 alle 09:24

    Tra il 1989 e il 1990, i Neville Brothers incisero due autentici capolavori: Yellow Moon e Brother’s Keeper. Non c’entrano niente (e meno male!) con l’ipop, anche se vengono violentemente saccheggiati dai “ricercatori” di basi, ma contengono almeno due pezzi “rappati” (?) che da soli valgono tutta la produzione italiana del genere: Sister Rosa e Sons and Daughters. Ascoltateli, please. Le musiche che non hanno radici nell’humus profondo di una cultura (o subcultura, in senso antropologico) non hanno nessun futuro: una fiammata intensa, brevi lampi, e poi l’oscurità, il nulla.
    E’ così, uomo, non c’è niente da fare.

    E poi, come si sposa il presunto “antagonismo” sociale con le logiche di mercato di una major (cioè con le logiche del capitale, della merce, del controllo e dell’omologazione)?

    Mah, uomo, veramente non capisco. Ed è un mio limite, s’intende: sarà una strategia di attacco dall’interno… Chi sa poi perché tutti coloro che, in tutti i campi, hanno dato l’assalto alla fortezza dall’interno, sono rimasti comodamente in quelle confortevoli stanze, omologhi alle logiche che volevano combattere.

    Salute a tutti, uomi!

  55. andrea barbieri il 16 febbraio 2006 alle 09:31

    Scaruffi nella sua enciclopedia ha scritto certe porcate che secondo me ha subito anche degli attentati alla macchina, per questo sottolineavo che addirittura mi viene nostalgia di Scaruffi.
    Però riconosciamogli anche il merito di avere recensito praticamente TUTTO lo scibile musicale umano. Anche se non sono d’accordo su tantissimi suoi giudizi (ma potrebbe essere diversamente?) l’enciclopedia che ha compilato (consultabile anche on line gratuitamente) è comunque una miniera preziosa di informazioni.

    Cuoredibue è un grandissimo (tra l’altro ultimamente si considera un pittore), e da tempo trascuro Zappa.
    Monina in altre occasioni è un bravo critico? ma sì, può darsi, però tenere alta la guardia verso il frou frou serve sempre, a mio giudizio chi scrive è più stimolato.

    qui la rece di un appassionato al Cash At San Quentin

    http://www.rocklab.it/recensioni.php?id=1179

  56. andrea barbieri il 16 febbraio 2006 alle 09:41

    “Le musiche che non hanno radici nell’humus profondo di una cultura (o subcultura, in senso antropologico) non hanno nessun futuro: una fiammata intensa, brevi lampi, e poi l’oscurità, il nulla.”
    A me pare che Funiculì Funiculà sappia dire cose molto molto interessanti, uomini.

  57. gianni biondillo il 16 febbraio 2006 alle 13:01

    Secondo me tutti quei nomi di tutti quei gruppi ve li inventate. Non esistono. Come cazzo è che non ne ho mai sentito uno, che sia uno? ;-)

  58. riccardo il 16 febbraio 2006 alle 13:26

    x gianni
    se non ci credi controlla su allmusic.com ;)
    questa era solo una discografia essenziale.

    x michele
    gli Uochi Toki (si scrive così) sono molto interessanti, ma fanno cose diverse dai gruppi di cui ti parlavo. penso che in italia roba come anticon non ci sarà mai, non ci sono i presupposti.

    x tutti
    qui c’è uno speciale di sentireascoltare (non ditemi che non conoscete questa rivista) sugli Uochi Toki:
    http://www.sentireascoltare.com/CriticaMusicale/Monografie/uochitoki.htm

    qua si può scaricare un loro EP:
    http://www.stillibuz.com/uochi/ep.asp

    ci sentiamo quando parlerete della stagione del progressive
    buona musica

  59. Maura il 16 febbraio 2006 alle 13:26

    Sarò anche ignorante, ma quando ho sentito cantare Mondo Marcio (a top of the pops, credo) mi è sembrato di sentire le stesse canzoni scritte da mio fratello e dai suoi amici in cui si celebra la bellezza di una vita difficile (“la strada è la mia casa”), dei conflitti coi genitori…insomma, a me è sembrata l’ennesima canzone aderente a questo steriotipo. Non mi è sembrato che raccontasse qualcosa di nuovo o che scrivesse in modo originale.

  60. Michele Monina il 16 febbraio 2006 alle 13:48

    @riccardo. So che gLi Ouchi Toki fanno musica diversa (ma del resto i nomi da me fatti fanno a loro volta musica diversa tra loro, Saul Williams e i cLLOUDEAD sono abbastanza distanti tra loro, direi), ma parlavo di chi utilizza (o cerca di utilizzare) i canoni di un genere musicale sperimentando (loro si definivano anti-hip-hop nell’intervista del 2003…). A me, personalmente, sembra che in loro la sperimentazione prenda il sopravvento. Starò invecchiando, ma l’inascoltabilità comincia, per me, a diventare un problema.
    @ funiculì. “Le musiche che non hanno radici nell’humus profondo di una cultura (o subcultura, in senso antropologico) non hanno nessun futuro: una fiammata intensa, brevi lampi, e poi l’oscurità, il nulla.” Cosa intendi per subculture, in senso antropologico. Nel senso, chi vive la strada (o in passato chi ha vissuto l’esperienza delle posse dei centri sociali) non rientra nella categoria. O chi fa reggae e vive in Salento? Per fare qualche esempio sommario, visto che sono un po’ di fretta.
    @Maura. Non conosco la crew di tuo fratello, ma se ha il flow e la capacità di comporre basi e rime di Mondo Marcio fagli i miei complimenti, ha un futuro davanti (che è sempr emeglio di un futuro dietro…)
    saluti. M

  61. Michele Monina il 16 febbraio 2006 alle 14:34

    @Riccardo, dimenticavo: no, non ho ascoltato il solista dei cLOUDEAD, ma mi dicono che si è lasciato del tutto quel tipo di progetto alle spalle, per darsi a una sorta di cantautorato meticcio. Appena mi sistemo, comunque sia, recupero il tempo perso.
    @Gianni, chiaramente ci stiamo inventando tutto…

  62. Trespolo il 17 febbraio 2006 alle 14:22

    Gianni, mi è partita una risata quando ho letto il tuo ultimo commento: secondo me questi nomi ve li siete inventati, ché non ne ho mai sentito uno.
    Ecco, capita anche a me con questi post e con questi commenti :-)

    Arridatece Modugno!!! ahahahah

    Buona giornata. Trespolo.

  63. riccardo il 17 febbraio 2006 alle 16:55

    scusa trespolo.

  64. Neto il 25 febbraio 2006 alle 19:15

    Ho già scritto a un altro blog x svelare l’identità del Marcio…
    Allora io sono del forum del Marcio e lo seguo da quando ha fatto MONDO MARCIO(2004);
    Lui ha avuto un’infanzia difficile(spacciava e lui e sua madre furono lasciati soli dal padre quando lui era giovanissimo);poi conobbe il rap americano e lo reinterpretò a suo modo,poi fu scoperto da Bassi Maestro(uno dei + importanti rapper underground italiani) e firmò per un etichetta indipendente(la VIBRARECORDS che a sotto contratto molti bravi rapper italiani poco famosi=underground) fece 1 cd(MONDO MARCIO)con essa e motli demo,poi firmò per la Virgi e tutto il resto,come si suoldire , è storia…
    PS il sito è del forum del Marcio visitatelo(siamo in più di 1000 utenti

  65. Neto il 25 febbraio 2006 alle 19:16

    il padre li lasciò nel senso che se ne andò di casa …

  66. Neto il 26 febbraio 2006 alle 23:02

    Mi scuso per miei precedenti interventi ma li ho scritti senza essere riuscito a leggere l’articolo e i relativi commenti (li ho scritti a tutti i blog che parlavano di Mondo Marcio per via di una voce che avevo “sentito” sul Forum in cui si diceva che era un “finto”,che il padre era un famoso avvocato e che lui,in poche parole parole era pieno di soldi e che quindi lui diceva il falso in tutti i suoi pezzi…);bene ora che l’ho fatto volevo solo,complimentarmi con Monina per l’articolo, e dire 2 parole ad Andrea Barbieri: cos’è che non va in mm ? Forse solo il fatto che ha firmato per una major ?Sinceramente anch’io all’inizio sono rimasto un po’ attonito allla notizia ma poi dopo aver sentito l’album ho sentito un nuovo(in senso positivo) Mondo Marcio che comunque non subiva molte varizioni dal b-boy di 17 anni che avevo ascoltato nell’omonimo cd del 2004 e nei demo successivi (tutti molto belli).
    Bene,io ,come tutti gli ascoltatori di hip hop underground italiano e non,non ci sogneremmo nemmeno di paragonare la storia del Marcio a quella delle storie che passano su canale 5(che a volte sento dalle mie compagne di classe); io non paragonerei questa storia a quei “bidoni” inanzitutto perchè lui non è andato a raccontarla su canale 5!
    Io l’ho scritta su molti blog per cercare di smentire la maldicenza che ho scritto sopra(una cosa posso dirla:forse suo padre ERA un avvocato,poi però se n’è ANDATO lasciando la famiglia al peggio) se avessi letto l’articolo subito non l’avrei fatto anche perchè mi sembra che la maggior parte di voi ormai la conoscono;MI SCUSO ANCORA CON TUTTI.
    PS Oltre ai Cannibal ox vi consiglio anche RJD2,EL-P,CAGE(in particolare la recente “Hell’s winter”) e HANGAR 18

  67. Neto il 26 febbraio 2006 alle 23:03

    Di rapper Italiani vi consiglio anche i Club Dogo,Joe Cassano(RIP) e il già nominato da Michele Monina nell’articolo Bassi Maestro

  68. Neto il 26 febbraio 2006 alle 23:07

    Infine vi invito a visitare il nostro forum il cui indirizzo è http://www.teamworld.it/forum/mondomarcio/index

  69. Mr distofia il 2 maggio 2006 alle 11:39

    bella raga, prima ascoltavo mm perchè davvero era bravo, poi ha fatto uscire stò cd di merda, una caduta di stile impressionante, meglio fabri fibra, nesli rice, club dogo, turi, bassi maestro, microspasmi, truceboys, inoki, lord bean, joe cassano ma anche quella minchia di tormento e quella stronza della pina se fosse per me lo metterei sotto tortura, speriamo ke nn si rovina anke fibra, ke secondo me è uno dei migliori



indiani