Pane e Quotidiani

18 febbraio 2006
Pubblicato da

Gigi Moncalvo, il giustiziere della rete querela i blog
di Adriano Padua

E’ dovere di ogni buon giornalista la difesa della libertà d’espressione. Gigi Moncalvo,capostruttura di Raidue ed ex direttore del quotidiano “La Padania”, ha un modo alquanto singolare di adempiere a questo dovere. Si prende la libertà di ostentare e maneggiare un’arma, seppur finta, durante la stessa trasmissione televisiva che apre e chiude facendosi il segno della croce. Ha firmato prontamente l’appello dell’associazione Articolo 21 per ricandidare Giuseppe Giulietti, noto per le sue battaglie contro la censura. Chiunque però scriva su uno delle migliaia di blog presenti nella rete internet, ed abbia ultimamente parlato di lui, in questi giorni comincia a temere l’arrivo a casa delle forze dell’ordine, per recapitargli una querela per “diffamazione a mezzo sistema informatico”.

Lo spiacevole episodio è finora capitato a due persone, entrambi titolari di un blog personale, Anna Setari di “solotesto” e Nick di “Te Le Visiono”. Il motivo di queste querele va ricercato in alcuni articoli che recensivano il programma del quale Moncalvo è il conduttore, con tono critico, ma senza ricorrere ad insulti di alcun tipo.

Addirittura nel primo dei due casi, come la Setari ha potuto raccontare sul proprio blog, Moncalvo si sarebbe anche reso autore di una telefonata anonima, nella quale informava la signora di aver sporto querela contro di lei, senza specificare il motivo né la propria identità. Solo dopo alla Setari è stata notificata la querela, ed essa ha potuto apprendere chi fosse il misterioso autore della chiamata.

Negli stessi giorni Moncalvo, piuttosto sensibile alle critiche, ha scritto anche una lettera al quotidiano “Il Foglio”, nella quale palesava la sua irritazione verso Luca Sofri, definito intollerante e reo di aver scritto che sarebbe stato più spettacolare poter vedere “Rula Jebreal inginocchiarsi verso La Mecca” al posto dell’ormai famoso segno della croce del giornalista di Raidue .

Un’altra lettera a suo nome è arrivata a “Vanity Fair”. In quest’ultima erano contenute pesanti allusioni sulle abitudini della soubrette Simona Ventura, che, si dice, in passato abbia voluto l’allontanamento del giornalista dal programma “Quelli che il calcio”. Ma è risultata un falso ed è stata smentita dopo qualche giorno da un’altra lettera di Moncalvo ad un quotidiano, curiosamente vergata sul retro di una richiesta di danni, riguardante probabilmente un terzo blogger. Poca dimestichezza con la stampante? Chissà.

Nick ha 35 anni e fa il copywriter pubblicitario. Le sue competenze e la passione per la critica televisiva lo hanno portato ad aprire un blog, Te Le Visiono; successivamente è entrato a far parte della redazione di TvBlog.it. Con chiarezza afferma: “noi siamo tranquilli. Riteniamo non ci siano gli estremi per una diffamazione poiché abbiamo agito in buona fede e con coscienza, esponendoci unicamente nell’ambito della lecita e libera critica ad una trasmissione nazionale e al linguaggio adottato da un personaggio televisivo pubblico, quindi esposto per definizione al giudizio popolare, potenzialmente severo e non indulgente. I nostri lettori, magari pochini ma fedeli, si attendono proprio questo tipo di recensioni. Vogliamo sottolineare con forza – se ce ne fosse ancora bisogno – che un’opinione contraria, una critica articolata, non è da ritenersi un’offesa “ad personam”: sostenere il contrario significa attendersi unicamente dal proprio pubblico un’accettazione passiva, priva di libero arbitrio e di espressività, verificatisi storicamente solo nei periodi di diffusione di propaganda politica e di regime. Ma parliamo di altri tempi e di altri linguaggi. Io, nello specifico, ho usato una chiara metafora, specificandone le diverse proporzioni, Anna un acuto sarcasmo, senza comunque mai offendere nessuno: sono questi elementi sufficienti ad una denuncia, in uno stato liberale?”.

E aggiunge: “Noi non abbiamo mai perso di vista il rispetto delle regole e della netiquette (una sorta di galateo della rete), condizioni necessarie e sufficienti perché proprio il mondo dei blogger rimanga affidabile, attendibile, ammirevole. Regole alle quali sia io che Anna Setari ci siamo sempre sottoposti, permeando della massima educazione e senso dell’opportunità qualsiasi intervento pubblicato. Anzi, per me il mondo-Blog è stata una piacevole esperienza: nato sulle miserrime paginette di televisiono.blogspot.com, è proseguito alla grande su TvBlog.it. Ho avuto modo di confrontarmi con navigatori competenti e puntuali e con illustri operatori del settore. A tutt’oggi rimango in attesa di sapere le motivazioni della denuncia, ma assieme ai miei legali ci siamo già confrontati per affrontare con la massima serenità la valutazione del magistrato”.

Nick ha una famiglia e una figlia nata da poco e, scosso dalle ripercussioni che potrebbe avere la vicenda, ha comunque già fatto sapere dal suo sito di non voler mai più scrivere sul blog. Una vittoria “ai punti” per chi vede nella denuncia la possibilità dell’intimidazione?

Questi episodi rimandano a discussioni cruciali, già note agli operatori del web. I blog offrono la possibilità a tutti di comunicazione (con un’enorme utenza potenziale, anche se la maggior parte dei blog raramente supera i 100 contatti giornalieri) a costi molto bassi e senza alcun filtro. La “cultura ufficiale” tende a sottolineare la pericolosità di questo processo, delegittimando il dibattito che avviene in rete, in primo luogo per la possibilità di lasciare nei blog commenti anonimi.

Questa è una posizione molto diffusa tra gli intellettuali, anche se in questi giorni la polemica riguardante alcuni autori francesi tra Alfonso Berardinelli, noto critico letterario de “Il Foglio”, e alcuni redattori del famoso blog culturale Nazione Indiana 2.0, rimbalza da internet alla carta stampata, a dimostrazione che questi sono soltanto dei pregiudizi, inutili generalizzazioni delle quali si può fare a meno quando ci sono i presupposti per un confronto corretto anche se aspro.

Babsi Jones è una delle scrittrici più conosciute della rete, scrivendo sul suo blog, è arrivata da poco a pubblicare su importanti riviste. Secondo Babsi questi eventi giudiziari “sono tutti segnali di nervosismo acuto. La rete inquieta, e ne sono felice; chi dice che Internet non ha nessun peso politico e culturale è completamente fuori strada. Il fenomeno blog, che sembrava destinato a rimanere negli squallidi confini del “diario adolescenziale” (forse perché a molti faceva comodo che venisse etichettato come “effimero”), ha dato prova di avere un peso informativo e culturale non indifferente. Dal caso Calipari alla difesa di Cesare Battisti, la rete ha mostrato più volte e con coraggio la nudità del re, dei baroni e di certi cortigiani. Ha mostrato quello che la televisione non avrebbe mostrato (che è stata costretta a mostrare per “colpa” di Internet). Ha dato prova di saper adoperare l’intelligenza e l’ironia, di avere la volontà di verificare le informazioni ufficiali e, se necessario, di sbugiardare le “veline”. Io sono innamorata della rete e delle possibilità che offre a tutti in questo momento: è necessario, però, che questa generazione, la nostra, che è di fatto una generazione di pionieri, si renda conto dell’importanza della questione Internet. Le querele aumenteranno, aumenteranno le intimidazioni, e aumenteranno i tentativi di gettar fango sui blog accusandoli, ingiustamente, di “scarsa responsabilità”, di mancata credibilità. Credo sia sempre più necessario che chi scrive in rete si coalizzi, che nascano campagne di aggregazione continua, di solidarietà nei confronti di chi subisce tentativi di censura, e senza operare cernite di tipo politico: i blogger vanno difesi, se qualcuno tenta di zittirli.

“Sul mio blog c’è da sempre – continua -, come unico manifesto, l’articolo diciannove della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo: sembra banale, ma dovrebbe essere il manifesto di chiunque stia in Internet. Abbiamo la possibilità di realizzare in concreto uno dei diritti vitali dell’uomo – la libertà di espressione, il diritto di “cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”. Altrove questo diritto è stato spesso affossato”.

Il popolo dei blogger ha dimostrato la massima solidarietà ai due “colleghi” raggiunti dalle querele. Molti blog riportano la notizia. Le reazioni nei commenti sono state numerose e spesso dure, i termini più usati sono “censura” e “intimidazione”. A volte si trova qualche insulto, a conferma del fatto che non tutti in rete rispettano le regole del confronto civile, ma questo non è certo il caso di Anna e Nick, e non autorizza ad ignorare quello che di buono il mondo dei blog offre allo sviluppo della democrazia, e alla possibilità di confronto diretto e di libera informazione, un contributo non indifferente. Rimane da capire cosa spinge un giornalista ad intentare vie giudiziare nei confronti di cittadini che hanno semplicemente espresso le proprie opinioni in un luogo pubblico, per di più poco frequentato, senza insultarlo. Quando saranno pubblici i dettagli della querela, forse, anche questo nodo potrà essere sciolto.

Articolo pubblicato su L’Unità il 18/2/2006

91 Responses to Pane e Quotidiani

  1. mag il 18 febbraio 2006 alle 17:05

    E’ l’unico modo che hanno di farsi sentire, dato che i contenuti ormai sono in via d’estinzione.
    Potrebbe anche essere giunto il momento di non rispondere agli attacchi bassi e invece mantenersi con una qualità e quantità di argomentazioni tali, da vanificare qualsiasi attacco.
    Personalmente ho subito di tutto, dai provvedimenti disciplinari (multe) alle pressioni su amici e parenti(se non la smetti ti isoliamo) alla negazione del lavoro, al plagio e infine allo sfratto, praticamente tutto.
    Sono abusi di potere che minano qualsiasi libertà individuale e ci danno la misura dell’ingerenza della dittatura informativa in corso.
    Ma se scelte di principio devono essere, che lo siano fino in fondo e a qualsiasi costo:-)

  2. Il Figlio Ribelle il 18 febbraio 2006 alle 19:51

    Facciamoci querelare tutti….ripetiamo in ogni blog lo stesso identico messaggio dei querelati….scrivendoci sotto che rispettiamo la loro opinione e che nel rispetto della libertà di espressione riteniamo doveroso ri-pubblicarla…per diritto di cronaca e perchè tutti possano capire…

  3. fm il 18 febbraio 2006 alle 22:32

    Un gran bell’articolo, Adriano, che oltretutto tiene vivo un dibattito che non deve essere fatto cadere. Forse, come dice Babsi Jones (grazie per avermela fatta conoscere) la rete inizia a dar fastidio davvero.

  4. andrea barbieri il 19 febbraio 2006 alle 09:56

    Ma è un’articolo pubblicato sull’Unità, non è un frutto della rete. La reazione della rete a questa vicenda è stata blandissima, specialmente quella dei blog letterari. Siamo sicuri che il web sia così disposto a difendere la libertà, a denunciare, a cercare verità?
    Io direi che non è così, direi che ce la suoniamo e ce la cantiamo, che è lo sport nazionale italiano ancora prima del calcio.

  5. mag il 19 febbraio 2006 alle 10:51

    il web è strumento nato dagli ambienti militari per comunicare tra di loro e poi per il controllo sociale.
    Ora, data la potenzialità enorme, è chiaro che il suo diffondersi su larga scala ad appannaggio anche dei civili, sarebbe una grande bella conquista.
    Al momento è molto usato per truffare, millantare, strumetalizzare.
    scusatemi se intervengo in modo accorato, ma è argomento che mi tocca.

  6. borg55 il 19 febbraio 2006 alle 14:12

    Una (lunga?) notte sul… moncalvo?
    “(…) sempre più necessario che chi scrive in rete si coalizzi, che nascano campagne di aggregazione continua, di solidarietà nei confronti di chi subisce tentativi di censura”: l’alba.
    “(…) senza operare cernite di tipo politico”: un po’ di nebbia…

  7. ale il 19 febbraio 2006 alle 20:15

    Sì, con Andrea son però d’accordo, eh.

    Moncalvo è un coglione, un diccino riciclato (uno dei troppi e anche se a centrosinistra cambia nulla), moralista e ristretto, intollerante, ed è pure antipatico, supponente e juventino.
    Ora mi querela, brrr!

  8. Trespolo il 20 febbraio 2006 alle 00:09

    Sono d’accordo con Barbieri: in rete quella storia (mi riferisco ad Anna) ha girato poco e conosco solo ora quella di Nick.

    Buona notte. Trespolo.

  9. georgia il 20 febbraio 2006 alle 00:18

    trespolo la storia di anna ha girato moltissimo (la blog sfera è enorme e non esistono solo quelli che voi chiamate lit-blog anche se c’è chi crede di avere tutto sotto controllo ;-) e ha girato anche nelle liste di discussione e in moltissimi luoghi dove voi non mettete mai piede ;-).
    Quella di nick invece è vero non ha circolato, ma non è un caso, io ad esempio non l’ho fatta girare, perchè era stato ipotizzato che moncalvo denunciasse solo perchè si parlasse di lui e della sua trasmissione.
    Beh, in effetti, alla fin fine, qualche telespettatore in più lo ha sicuramente acquistato ;-)
    geo

  10. ale il 20 febbraio 2006 alle 01:28

    Ah beh, io non lo guardavo prima e non lo guardo ora.
    Luoghi dove non mettiamo mai piede dicceli, che ci si va.
    Ciao Georgia, vengo a trovarti, ma correggi il tuo link.

  11. andrea barbieri il 20 febbraio 2006 alle 09:20

    Georgia, la notizia circola in rete ma in forma molto molto più blanda di questo articolo dell’Unità. Vabe’, dirai tu che un po’ di cautela è necessaria per non trovarsi coinvolti con una querela. Però, in generale, tutta questa ansia di libertà e verità non la trovo, perlomeno non la trovo nei blog più noti.
    Trovo invece una esagerata cautela, giudizi dissimulati fino a essere irriconoscibili/inutili, paura di farsi nemici.
    Pensaci un po’, Anna proprio su Nazione Indiana ha detto due cose importanti:
    – non siamo in una dittatura,
    – occorre esercitare la libertà di critica,
    e infatti lei l’ha esercitata, ma tanti altri lo fanno? (se vuoi mi ci metto anch’io nel calderone di quelli che non lo fanno abbastanza).

  12. georgia il 20 febbraio 2006 alle 09:38

    io per l’episodio di anna l’ho fatto (per quello di nick no, e ho spiegato il motivo) e molti altri lo hanno fatto, anche nazione indiana, mi sembra di ricordare che franz ne abbia parlato.
    Quelli che tu chiami blog più noti sono quelli noti a te e non i *più noti* ;-).
    L’articolo dell’Unità certo è enfatico e un po’ …. insomma dà uno spaccato dei blog di qualche anno fa, dei blog di prima generazione e non quello di oggi, diciamo che è un po’ … conservatore, ma insomma meglio di niente. è chiaro che una cronaca dei blog sulla carta stampata ci si arriva con uno scarto di tempo e quindi (in base alla velicità della rete) la descrizione non può mai essere in tempo reale che è fluidissima, per narrarla è fatta indurire come la calce, e a chi legge appare come qualcosa di nuovo ma a noi, che ci siamo dentro, appare ormai datata. E’cosa naturale;-)
    geo

  13. andrea barbieri il 20 febbraio 2006 alle 09:44

    Anche Carmilla riprende l’articolo dell’Unità. Appunto: riprende.

  14. georgia il 20 febbraio 2006 alle 09:45

    grazie ale ho corretto il link
    Strano, era stato manomesso, divertente la cosa ;-)
    g.

  15. georgia il 20 febbraio 2006 alle 09:54

    beh che lo riprenda carmilla mi sembra naturale
    Quando successe il fatto di anna, carmilla non ne parlò per niente, oggi riprende larticolo dell’unità e mi sembra normale e scontato;-).
    In fondo la rete non è altro che il mondo on line e non ancora *un altro mondo*
    Guarda che il fatto di anna, a suo tempo, ha circolato parecchio, tra l’altro ne parlò anche il blog di luca sofri e ne nacque una polemica con me, perchè sofri aveva infingardamente scritto: La signora *sostiene* di aver ricevuto una denuncia.
    E quel sostiene era abbastanza offensivo nei confronti di anna e del mondo dei blog
    geo

  16. francesco forlani il 20 febbraio 2006 alle 09:57

    @Andrea e Georgia.
    L’articolo me l’ha mandato Adriano via mail una settimana fa. Adriano l’ho conosciuto attraverso un altro blog cui collaboriamo entrambi, absolute poetry . La domanda è: l’articolo di Adriano su NI è il risultato di una politica/dinamica blog o secondo quanto dice Andrea di un flusso di informazioni (che va nei due sensi) tra stampa su carta e blog? I blog sono liberi, vero, ma non dispongono della stessa forza di diffusione di un quotidiano o settimanale a grande tiratura. In altri termini la meno libertà di un giornale come, cazzo non mi viene in mente una testata quasi libera, però diciamolo, l’espresso, serve alla causa (quale?) più di un blog che si attesti su una piccola-media visibilità. L’unica eccezione credo che sia il blog di Beppe Grillo…
    effeffe
    à suivre

  17. andrea barbieri il 20 febbraio 2006 alle 09:59

    Copio e incollo le parole di Anna che mi sembrano molto acute e coinvolgono anche una grande parte della rete:

    “Questa cosa del “procedere larvato” in genere piace molto agli intellettuali “veri”.
    Io che invece, pur essendo vera forse non sono intellettuale, dico che se in tempi di regimi totalitari anche FORMALMENTE tali è opportuno fare i carbonari, in questo tempo nostro, in cui formalmente le libertà esistono, la prima cosa da fare è NON procedere larvati.
    Esprimere le proprie opinioni apertamente, con nome e cognome, è un modo di esercitare la libertà (la quale, come la memoria – e il paragone mi sembra suggestivo – se non si esercita svanisce e si perde).”

  18. andrea barbieri il 20 febbraio 2006 alle 10:08

    Effe Effe, quello che voglio dire è che la rete deve fare parecchia strada prima di poter affermare che mostra il re nudo, perché dirlo ora è un suonarsela-cantarsela; inoltre non mi pare che si sia innescata una interrogazione seria sul procedere larvati o sull’autocensura critica, quindi non so se quella strada la farà (generalizzo, per alcuni quell’interrogazione è cruciale).
    Dovremmo tutti quanti chiederci quanta porzione di quella libertà di espressione e di critica che ancora abbiamo viene da noi, da ogni singolo, realmente usata.

  19. georgia il 20 febbraio 2006 alle 10:27

    effeffe il passaggio del cartaceo al blog è immensamente più alto che viceversa questo è sicuro e non c’è storia.
    Sulla forza di diffusione invece ho i mei dubbi. Certamente il cartaceo ha più affidabilità, dignità, prestigio ecc. ma sul numero di persone che una informazione raggiunge ho i miei dubbi, io credo che la rete sia immensamente superiore in questo. Non devi calcolare il blog singolo (i lit blog poi quasi non esistono), che di per sè, sia che abbia 300 accessi o 5000 giornalieri, non conta nulla, a parte grillo (come hai detto tu).
    I blog però vanno considerati non singolarmente, ma come un fenomeno collettivo. Da soli sono solo un giochetto idiota, insieme, all’interno della rete, sono una bomba. E per rete non intendo solo la blogsfera, ma proprio quell’intreccio di blog, siti, liste di discussione, mail personali, forum, anche chat, e soprattutto singoli individui che da soli, con un solo click, sono capaci di raggiungere, in pochissimo tempo, più persone di un blog famosissimo e se ogni persona raggiunta fa lo stesso click si raggiungono più persone di tutti i giornali messi inseme.
    In questo gioco, che nessuno può controllare o calcolare, una informazione ritenuta valida (e non solo meramente pubblicitaria a scopo personale) gira alla velocità della luce e raggiunge un tale numero di persone che nessun giornale cartaceo raggiungerebbe mai.
    E guarda è proprio questo collettivismo (anonimo) che è importante e positivo perchè un singolo blog da solo fa poco e se ha troppo successo, come quello di grillo, può avere anche derive populistiche e tendenze fastidiose al leaderismo (a me grillo al momento ricorda un bellissimo film di elia kazan: Un volto tra la folla).
    Mentre migliaia di piccoli blog, liste ecc. anonimi fanno miracoli imprevedibili.
    geo

  20. gianni biondillo il 20 febbraio 2006 alle 10:28

    Be’, noi ne parlammo:

    https://www.nazioneindiana.com/2006/01/20/una-querela-non-si-nega-a-nessuno/

    e non solo noi (fa bene Georgia a ricordarlo). C’è anche da capire che certe volte bisogna sapere quando occorre fermarsi. Se il diretto interessato mi fa capire (ho un esempio me non ve lo faccio, per ovvie ragioni) che preferirebbe stemperare i toni, a me di fare la parte del salvatore della patria, mentre il diretto interessato se la sta cagando sotto, be’, non mi interessa affatto.

    Sono comunque d’accordo con Francesco: Questo pezzo è sinergico, fonde la cultura dei blog con quella dei quotidiani. Non a caso io lo “conoscevo” in alcune sue parti prima che venisse pubblicato, perché alcuni stralci sono girati privatamente in email.

  21. georgia il 20 febbraio 2006 alle 10:30

    rispondo anche ad andrea, anna ha ragione ed è donna molto profonda e intelligente, ed è sempre un grande piacere leggerla, ma sulla storia dell’identità io non ci insisterei troppo, se non per piacere personale, perchè il grande potere NUOVO della rete non è individuale, ma proprio anonimo e collettivo.
    geo

  22. francesco forlani il 20 febbraio 2006 alle 10:34

    Andrea, quando ho postato il pezzo di Adriano volevo fare una piccola introduzione in cui dicevo sostanzialmente. Fatti recenti ci fanno ben sperare sull’Attenzione della carta stampata ai blog, e l’articolo affronta la questione in modo interessante. E lo fa su un giornale. E da un giornale passa sul blog. Insomma flussi, rizoma, passaggi, e qualcosa vedrai che succederà…
    effeffe

  23. georgia il 20 febbraio 2006 alle 10:40

    pezzo sinergico?????
    fonde la cultura dei blog con i quotidiani?????
    boh ….
    secondo me voi scambiate il nostro stagno con l’oceano, ma va bene anche così, sono tempi di localismi ;-)
    geo

  24. francesco forlani il 20 febbraio 2006 alle 10:41

    @ Georgia
    vorrei chiedere a Paolo Virno che è tra i più brillanti filosofi in Italia di fare qualcosa per NI. Magari lo intervisto. I suoi testi sulla moltitudine sono illuminanti anche se l’uso – la vulgata- che ne è stato fatto pecca di semplificazione e banalizzazione. Io poi devo dire che credo alla Pocketude, insomma pochi (e piccoli, tascabili) ma buoni. nel senso meridionale, dove pochi, per parafrasare Troisi, significa famiglia numerosa.
    effeffe

  25. gianni biondillo il 20 febbraio 2006 alle 10:50

    Voi chi, Georgia? Io, semmai. ;-)

  26. georgia il 20 febbraio 2006 alle 11:49

    @ gianni io do sempre del voi (fa andare in bestia mozzi)
    sarà perchè leggevo molti libri gialli da ragazzina, anche quelli vecchi mondadori ;-)

    @effeffe
    pochi ma buoni ok, nulla da obbiettare, ma che il piccolo sia una goccia di oceano dove c’è tutto l’oceano (un aleph borgesiano) e non uno stagno di conoscenti che si sponsorizzano fra loro nel cortile ;-).
    Che sia un approccio olistico e non familistico ;-)
    “Un approccio olistico vuol dire che tu prendi un pezzo di realtà (storica politica fisica ecc.) e leggendolo tutto (olos in greco vuol dire tutto, completo) leggi il mondo in ogni pezzo di realtà considerata” (lidia menapace)
    Un tipico approccio olistico è stata la battagla del movimento a napoli contro la privatizzazione dell’acqua. Non era una battaglia localistica era olistica: nella goccia d’acqua di napoli c’era tutta l’acqua del mondo che non deve essere neppure più nazionalizzata, figuriamoci privatizzata.
    geo

  27. andrea barbieri il 20 febbraio 2006 alle 11:50

    Gianni, scrivi “noi ne parlammo” ma il pezzo è firmato F.K.
    Un pezzo breve, dovuto alla sensibilità dell’ottimo Franz, ma a mio parere la cosa richiedeva una mobilitazione maggiore.
    Certo, nel panorama dei superblog di letteratura almeno NI figurava con qualcosa. Lipperatura ha dedicato una riga, Carmilla nulla, Vibrisse la notizia con un commento minimo (se ben ricordo), inoltre mi aspettavo un artico sull’Unità dal solerte WuMing1, invece nulla: aveva creato più attenzione il blog immondo dei VMO, sarà perché permetteva di ridere di altri, pratica che in Italia è sempre apprezzata.

  28. georgia il 20 febbraio 2006 alle 12:02

    beh veramente più che alla sensibiltà d franz fu dovuta alla mia insistenza di segnalarlo in ben tre posti in NI, può anche essere che franz non lo avesse neppure notato, ma mi resta difficile crederlo, ad ogni modo ho apprezzato che lo avesse postato, anna del resto credo sia una sua amica , una volta postò anche alcune sue belle poesie (come arden);-).
    geo

  29. andrea barbieri il 20 febbraio 2006 alle 12:04

    Un’altra cosa, il pregio dell’articolo dell’Unità è che dice chiaramente le cose (nessuna strategia di pensiero larvato) e esprime una certa incazzatura. Il pezzo però contiene il solito pressapochismo da stampa, per esempio qualcuno mi può spiegare che ci azzecca Babsi Jones con questa vicenda?
    E’ davvero la scrittrice più nota del web?
    Qualcuno mi può fornire il link del suo pezzo in cui denuncia a chiare lettere la cosa?
    Chi ha letto prima della pubblicazione questi stralci ha fatto presente il pressapochismo al giornalista?
    E ancora, il discorso di Anna sull’esercizio della libertà non può essere preso parzialmente: per lei il nome è fondamentale, non ritenetevi suoi seguaci e estimatori se non pensate altrettanto (un rotowash che scrive da un internet point non rischia nulla, e non esercita nessuna libertà, perché la libertà non si esercita nell’ombra).

  30. georgia il 20 febbraio 2006 alle 12:15

    la libertà individuale si esercita in prima persona, oggi come ieri, in rete e fuori dalla rete, hai ragione andrea
    Ma la libertà collettiva della rete se ne fotte dei nomi e cognomi, anche quelli veri sono solo dei nick ;-)
    Poi chiaro ognuno di noi è anche una persona singola e come tale si comporta, ma non è questo il grande potenziale della rete.
    geo

  31. estovest il 20 febbraio 2006 alle 12:19

    Non è strettamente pertinente comunque suggerisco di leggere questo preoccupante articolo:
    http://www.ikaro.net/articoli/cnt/direttiva_frattini-00249.html

  32. francesco forlani il 20 febbraio 2006 alle 12:19

    @Georgia
    Lo stagno dei conoscenti è persona non grata da queste parti. Già la parola conoscenti ha su di me lo stesso effetto della parola Leghista. le cordate servono solo per impiccare le buone intenzioni.
    Olistico d’accordo ma che sia vergine e non di fritto e rifritto
    effeffe
    ps
    L a n z i c h e n e c c a!!!! :-)
    @Andrea
    Su NI ne abbiamo parlato eccome. Certo che ci ritorneremo!

  33. georgia il 20 febbraio 2006 alle 12:25

    No babsi segnalò la cosa addirittura dopo franz (ed era già circolata parecchio) però in cambio è stata molto solerte (credo sia stata la prima) a linkare le vignette razziste nel suo blog ;-). Ha poi avuto una polemica, secondo me abbastanza bruttina con lia di haramlik (su macchianera)
    Per me ha vinto lia 10 a 0, ma io non faccio testo, perchè io penso come Lia in quel campo.
    Babsi ad ogni modo scrive bene.
    geo

  34. georgia il 20 febbraio 2006 alle 12:35

    @ estovest
    che sia in atto un vasto programma per mettere sotto controllo la rete è ormai chiaro per tutti, grillo lo chiama goolag parla della cina, ma … la cina ha solo fatto da apripista ;-)

  35. andrea barbieri il 20 febbraio 2006 alle 12:36

    Ma guarda, pensavo che per essere stata eletta opinionista dal giornalista dell’Unità avesse fatto di questa vicenda una battaglia personale piantando ovunque vessilli in favore della libertà…
    Riusciresti a linkare la discussione con Lia a cui ti riferisci, mi interesserebbe approfondire.

  36. georgia il 20 febbraio 2006 alle 12:49

    E dai effeffe parli di vergini di fritto e rifritto solo perche ho fatto il nome di lidia menapace (ex partigiana anni 80 superati, fra le fondatrici del manifesto) se non la citavo pensavi lo avessi detto io e stavi zitto ;-)
    Ma il discorso che lidia menapace fece all’assemblea organizzata dal manifesto il 15 gennaio 2005 fu molto interessante, parlò proprio dei rapporti difficili tra Partiti, necessariamente generalisti e Movimenti con approccio olistico alla realtà, un rapporto difficile tra diversi pensieri e diversi approcci alla realtà, diversi modi di fare politica, di due generazioni diverse. Diverse non solo come da sempre sono le generazioni, ma in maniera nuova.
    Dietro c’è una generazione che, bene o male, (con scontri o senza scontri) ha molte cose in comune con le generazioni passate (padri, nonni e forse bisnonni) e davanti una generazione (dai trent’enni n giù) che pensa in maniera del tutto diversa, analizza la realtà in maniera del tutto diversa, beh se non si prende atto di quest fenomeno indubbamente nuovo sarà difficile uscirne. E sia chiaro che o se ne esce tutti insieme o si sprofonda tutti insieme. Quindi non parlare di fritti e rifritti ;-)
    geo

  37. mag il 20 febbraio 2006 alle 12:56

    Non ho ancora capito la vostra opinione sui giornali e i giornalisti.

    “visione olistica della realtà” chissà chi ha coniato questo modo di dire…

  38. mag il 20 febbraio 2006 alle 13:02

    Georgia, segnalami tra i tuoi innumerevoli post , intendo scritti da te, quelli che ritieni piu’ interessanti.
    Grazie
    ciao

  39. georgia il 20 febbraio 2006 alle 13:06

    ma la polemica fu su vignette e libertà di espressione e non sulle querele :-)
    Purtroppo non ho conservato i link e ricercarli è un po difficile, puoi provare su haramlik .la discussione mi sembra iniziasse da questo post di lia bamboccioni superficiali (poi postato anche su macchianera dove nei commenti ci deve essere anche una prima risposta di babsi che poi però passa in home.
    Qui un post di risposta di lia ma ce ne sono stati molti altri che, se ti interessa, puoi facilmente ritrovare saltando da macchianera a haramlik
    geo

  40. andrea barbieri il 20 febbraio 2006 alle 13:19

    Sì avevo capito che era sulle vignette, ma è una cosa che mi interessa, in parte ho già trovato qualcosa. E poi così non penso che ci ho un virus che mi fa vomitare tutto quello che mangio.

  41. Babsi Jones il 20 febbraio 2006 alle 13:43

    Barbieri, le ragioni per cui Adriano Padua ha chiesto a me cosa pensassi della libertà di opinione e Internet le devi domandare a Padua: è persona squisita e sono certa che potrà risponderti. Forse nel *tuo* sistema di cose le interviste sono marchette concordate, nel mio NO, e so che Padua la pensa come me. Io non conosco Adriano, mi ha scritto una email chiedendomi un parere e gliel’ho offerto più che volentieri, e lo ringrazio: per l’importanza dell’argomento, non per la “visibilità”. Nel mio mondo non si ragiona in termini di “visibilità”, sono pratiche che lascio ad altri. Sul mio weblog, se hai il tempo di leggere invece di passare *tutto* il tuo tempo ad attaccare me e Loredana Lipperini arrampicandoti su tutti gli specchi disponibili, ci sono parecchi interventi sulla questione, che non partono dal caso Moncalvo, ma dalle censure di IndyMedia del 2001, per non parlare del lavoro di ridiffusione e denuncia che ho fatto dal ’98 sulla censura in merito alle questioni balcaniche. Io trovo la tua faziosità perniciosa, al limite del buon gusto: *qualsiasi* cosa venga scritta da un gruppo di persone che tu hai eletto a Nemico Perpetuo, gruppo che – nella tua testa – include me, Loredana Lipperini, Wu Ming, Genna, tu attacchi con la logica del kamikaze: non leggi, non conosci, attacchi solo in base ai nomi. Come un pitbull, un kamikaze dell’opinione pregiudiziale e faziosa. Che tristezza, davvero.

  42. francesco forlani il 20 febbraio 2006 alle 14:27

    @Babsi
    a proposito della visibilità. credo di aver scelto una parola “infelice”. Nel mio discorso intendevo fruibilità. “per l’importanza dell’argomento” a cui aggiungo, necessità delle cose da dire, concordo con te sul fatto che qualsiasi luogo, spazio, o anche non luogo, non spazio, non parola, sia importante. La visibilità fruibilità riguardava ” la cosa” e non certo l’autore ma mi sembrava chiaro. Comunque sia non capisco le querelles personali che a volte corrono sui blog e me ne duole. Non seguo Andrea in certi attacchi ad personam soprattutto quando si cerca di approfondire un tema che a me sembra importante- necessario.
    amen
    effeffe

  43. Adriano Padua il 20 febbraio 2006 alle 14:28

    @ geo: “L’articolo dell’Unità certo è enfatico e un po’ …. insomma dà uno spaccato dei blog di qualche anno fa, dei blog di prima generazione e non quello di oggi, diciamo che è un po’ … conservatore, ma insomma meglio di niente.”. Dimmi quali sono i passaggi che ti hanno dato questa impressione.

    @ barbieri:
    “Un’altra cosa, il pregio dell’articolo dell’Unità è che dice chiaramente le cose (nessuna strategia di pensiero larvato) e esprime una certa incazzatura. Il pezzo però contiene il solito pressapochismo da stampa, per esempio qualcuno mi può spiegare che ci azzecca Babsi Jones con questa vicenda?
    E’ davvero la scrittrice più nota del web?”

    Potevo intervistare molte persone al posto di Babsi, ho un blog e conosco centinaia di persone che ne hanno uno, ma ho preferito non rivolgermi ad un amico ma ad una persona scelta per le seguenti caratteristiche:

    -ha un blog da tempo

    -scrive bene

    -ha le idee chiare sulle questioni che l’articolo tira in ballo

    -infine, non ho scritto la più conosciuta ma una delle più conosciute

    chi dovevo intervistare? Beppe Grillo?

    Oltre a Babsi avevo chiesto una dichiarazione a Luca Sofri (motivo: sia giornalista che blogger) ma mi ha risposto picche. Che si sappia.

    insomma spiegatemi cosa non va, fermo restando che io ho proposto al giornale questo pezzo, io non conosco Babsi, io ho un blog e mi sento abbastanza aggiornato sul tema, non credo di aver espresso info e posizioni datate.

    A.P.

  44. Babsi Jones il 20 febbraio 2006 alle 14:36

    Francesco, quel che *tu* intendevi si capiva benissimo. E ti ringrazio per aver riportato il pezzo così come altri lo hanno riportato e linkato: era importante il tema, i nomi contenuti erano marginali, Adriano ha fatto un ottimo lavoro. Nel mio commento non c’è nessunissima critica al tuo operato, tutt’altro. E’ un appunto a chi, come Barbieri, sfrutta qualsiasi chance per scendere in querelle personali (per altro immaginarie), sicché la questione importante (Moncalvo, ma anche la censura in Cina, i sequestri dei server di Indymedia, il caso Calipari, Battisti, ecc.) passa in secondo piano e diventa occasione di diffamazione e attacco, di piccoli veleni e frecciatine gratuite e puerili. E’ una pessima abitudine, che io rifiuto. Mi associo al tuo “amen” e ti abbraccio.

  45. Trespolo il 20 febbraio 2006 alle 14:38

    Per conoscenza e postato anche da me.

    “Ho scoperto stanotte che il Sig. Gigi Moncalvo, conduttore di una trasmissione RAI, non pago di aver querelato mesi fa una blogger (http://solotesto.splinder.com) per un post a suo dire diffamatorio, ha deciso di proseguire nella sua opera di autodifesa a “querela sguainata” rivolgendo la sua attenzione a un altro blogger (http://televisiono.blogspot.it).

    Se nel primo caso, rileggendo il post di Anna Setari di solotesto, mi era sorto qualche dubbio sulle parole utilizzate e le avevo espresso le mie considerazioni sul fatto che il Sig. Gigi Moncalvo potesse avere anche qualche ragione, in questo secondo caso proprio non riesco a capire dove il Sig. Gigi Moncalvo e i suoi Legali abbiano trovato gli estremi per una querela.
    Lo so, sono gnucco, paesano, di destra (quella liberale vecchio stampo please) e pure ricco di spirito. Difetto quest’ultimo imperdonabile, ma che concede qualche piccolo vantaggio.

    E’ nata così, a fronte delle semplici considerazioni precedentemente espresse e rileggendo il post di Nick oggetto della querela di Moncalvo, la decisione, per me GRAVISSIMA, di violare uno dei miei tabù (roba da far tremare i polsi e levarmi il sonno): mi comprerò, dopo 15 anni 15, una TV e pagherò il canone RAI!
    Con quale obiettivo? Semplice: quando mi sarà possibile, lavoro permettendo, guarderò le trasmissioni del Sig. Gigi Moncalvo e, con l’assistenza degli Studi Legali che mi seguono da anni per la gestione delle mie “banali” attività professionali, criticherò aspramente, dovesse meritarlo, le trasmissioni del Sig. Gigi Moncalvo che non dovessero eventualmente soddisfare i miei personalissimi e poco allenati criteri di gradimento televisivo.

    Rimarrò poi in attesa delle sue eventuali querele e senza lasciarmi prendere dallo sconforto: non sarebbe né la prima, né l’ultima questione legale con la quale mi trovo a dover convivere e, come mi insegna il Sig. Gigi Moncalvo, non c’è arma migliore della conoscenza per dormire sonni tranquilli. Querela o non querela.

    E poi ‘sta menata che uno non possa scrivere liberamente su un blog che ritiene un programma televisivo un “programma di cacca” senza vedersi recapitare a casa una querela, proprio non mi piace. E’ sempre esistito un luogo nel quale noi, il popolino, eravamo liberi di esprimere in forma più o meno anonima tutto il nostro dissenso nei confronti dei potenti. A Brescia ricordano una statua chiamata “El mostassù dele Cossere” o anche “Lodoìga dela Lòsa”.
    Esiste anche un’associazione di “Amici del mostassù” e così raccontano: “La Lodovica fu la prima voce libera e di libertà del popolo negli anni in cui a Brescia comandavano francesi e austriaci. Roma aveva il suo Pasquino, Milano il suo Uomo di Pietra; noi la nostra Lodoìga”. E alla Lodoìga erano appiccicati i peggiori improperi indirizzati ai potenti di turno. E se li tenevano.

    E’ anacronistico e antistorico che ora questo diritto non possa più essere esercitato per la paura di una querela e mi arrogo il diritto di rimettere in circolazione “El mostassù” dell’era moderna a nome e per conto di tutto il popolino.
    Sig. Gigi Moncalvo, a risentirla con piacere e buon “mostassù”.

    Come sempre Buona giornata. Trespolo.”

  46. georgia il 20 febbraio 2006 alle 14:40

    beh babsi (ora non so con te in particolare e con genna, infatti non sapevo proprio che andrea ce l’avesse con voi, di wu ming ne parla quasi sempre bene) ma se ce l’ha con lipperatura non è che sia proprio solo colpa sua :-) gli estremi ci sono eccome, e sgradevolissimi pure, posso testimoniarlo, anche se con andrea non è che io vada d’accordissimo.
    Ad ogni modo hai ragione meglio lasciar perdere gli attacchi ad personam e affrontare solo i problemi che sono tanti e saranno ancora di più.

  47. gianni biondillo il 20 febbraio 2006 alle 14:54

    Di cosa stiamo parlando, scusate?
    Di chi è arrivato prima? Di chi ne ha parlato meglio? Di chi non ne ha parlato? Dei blog versus i quotidiani? Di chi ce l’ha più lungo? Non siamo tutti OT?
    Vi prego (sono io che vi prego, io: Gianni Biondillo, prendetevela con me, nel caso): finiamola con le beghe da cortiluccio, dimostriamoci tutti migliori di quello che appariamo nei commenti.
    Questo articolo di Padua (che non conosco, che non sapevo neppure avesse un blog) è un articolo che su un quotidiano nazionale discute di una questione che implica:
    a) i blog
    b) la tv nazionale
    c) la libertà di espressione
    d) la censura
    Chiede opinioni, a riguardo, a chi di queste cose ne ha parlato diffusamente. A me basta per reputarlo un pezzo corretto e non gridato. Se qualcuno ci vede qualcos’altro dietro probabilmente è in malafede.

    saluti, G.B.

  48. georgia il 20 febbraio 2006 alle 15:26

    SEMIconcordo con biondillo: l’articolo è, nell’insieme, corretto e infatti tutti lo abbiamo da subito postato nei blog (l’unità, intelligentemente, lo ha messo on-line)
    quindi, scusami, alberto ma non ti dirò le cose che ho trovato datate perchè scatenerebbe altre polemiche e non ne vale assolutamente la pena, l’articolo quindi è ottimo per far conoscere l’episodio. stop ;-).
    Se poi a qualcuno, alcune cose non tornassero, non vuol dire essere in malafede come dice biondillo ;-), io ad ogni modo me le tengo per me perchè la libertà d’espressione in questo momento mi fa venire un po’ l’orticaria (come la parola democrazia dopo i bombardamenti di bagdad e falluja), per il momento non la voglio esercitare;-)
    E ci credo che sofri ti ha risposto picche, credo non ne possa più di questa storia :-))))))) voi arrivate ora, ma anna fu querelata ufficialmente il 19 gennaio, ma gia parecchio prima aveva avuto le telefonate anonime che l’avvisavano della cosa. E Sofri si era trovato nella rete di moncalvo ancora prima. Un mese in rete è come tre anni nel cartaceo ;-)

  49. georgia il 20 febbraio 2006 alle 15:34

    Scusatemi ma non avevo letto questo:

    tu attacchi con la logica del kamikaze???????

    O questa?
    ma siamo impazziti letteralmente????!!!!????
    cose da non crederci, infatti all’nizio non ci avevo creduto, ho dovuto rileggerlo per afferrare bene

  50. francesco forlani il 20 febbraio 2006 alle 16:07

    Georgia, resta in tema please
    effeffe

  51. Adriano Padua il 20 febbraio 2006 alle 16:31

    Georgia trovo triste che tu mi dica di aver scritto cose datate e poi non mi dica quali. Non voglio polemizzare, voglio solo sapere se è vero che ho commesso qualche errore o imprecisione poichè a me il rilievo che hai mosso non sembra esatto o corrispondente alla realtà. Da osservatore inoltre mi pare che qualcuno, non solo tu, sia troppo facilone e pontifichi a vanvera. E che gli piaccia molto andare fuori tema e sull’attacco personale.

    A G.B. Io effettivamente non ho un blog, è un blog collettivo di poesia che gestisco insieme ad altre due persone. absolutepoetry. pure forlani e inglese sono redattori, un po’ indiano anche quello, insomma. c’è pure il link qui.

  52. mag il 20 febbraio 2006 alle 16:34

    Io vi ho fatto una domanda qualche commento fà pero’—
    mi rispondete e vengo a prendervi a casa con le fiamme gialle? .-)

  53. Adriano Padua il 20 febbraio 2006 alle 16:36

    Dimenticavo georgia, l’articolo è uscito sabato ma il pezzo l’avevano in redazione (della quale non faccio parte, sono un collaboratore). Chiedi però ad anna setari quanti giorni sono passati da quando l’hanno querelata a quando l’ho contattata. Non più di due o tre. poi è successo il fatto di nick e allora, se permetti, ho dovuto riscrivere tutto. Anche Sofri è stato contattato subito e ha risposto picche perchè non ne ha voluto parlare, ma non di certo per la tempistica sbagliata. Insomma non è come dici tu, e non capisco come fai ad essere così certa e sbrigativa.

  54. Adriano Padua il 20 febbraio 2006 alle 16:38

    e.c.
    l’avevano in redazione dalla domenica precedente

  55. georgia il 20 febbraio 2006 alle 16:42

    bene adriano se sono una facilona e pontifico a vanvera non vedo perchè tu poi trovi triste che io mi rifiuti al momento di fare ulteriori polemiche, dovrsti esserne sollevato ;-)
    A me non piace andare sull’attacco personale … se il *personale* non ha già attaccato per primo.
    Io di solito attacco i comportamenti e le idee, se poi chi è portatore di queste posizioni e comportamenti lo vede anche come attacco alla sua persona, me ne dispiace.
    Ad ogni modo non mi sembra di avere attaccato la tua persona.
    Ho detto si che alcune cose del tuo articolo mi avevano dato l’impressione di essere molto datate. Mi hai chiesto quali. Ho quindi riletto l’articolo e ho capito che riaffrontare la cosa avrebbe suscitato polemiche, finamola qui per favore.
    Magari ne riparliamo più in là.
    geo
    geo

  56. georgia il 20 febbraio 2006 alle 16:51

    ma io non ti ho accusato di tempistica sbagliata.
    Senti adriano il tuo articolo è perfetto io l’ho postato subito nel mio blog, non appena l’ho letto sull’Unità. Stop.

  57. gianni biondillo il 20 febbraio 2006 alle 16:59

    Ooppss, Adriano, goo ciapà ona topica!
    Non ho collegato le due cose (unità, absolutepoetry). Mi vuoi bene lo stesso? ;-)

  58. Adriano Padua il 20 febbraio 2006 alle 17:02

    Non mi hai accusato di tempistica sbagliata ma hai detto “E ci credo che sofri ti ha risposto picche, credo non ne possa più di questa storia :-))))))) voi arrivate ora, ma anna fu querelata ufficialmente il 19 gennaio” se ho capito male scusami ma non mi sembra.

    Se permetti quando leggo “solito pressappochismo della stampa” (barbieri) “conservatore ma meglio di niente” (tu) chiedo spiegazioni, o mi sembra che si pontifichi. Mi sbaglio anche a fare questo?

    Poi preferisco un insulto a “conservatore” ma questo un problema mio.

    Io volevo solo capire perchè pressappochista e conservatore. Ti giuro non voglio scontrarmi con nessuno. Un saluto

    A.P.

    Ps. non sono un giornalista, ma non ditelo a nessuno che sennò perdo punteggio :-)

    A.P.

  59. Adriano Padua il 20 febbraio 2006 alle 17:03

    Biondì, sapessi quante volte ti ho già detto che ti voglio bene sotto mentite spoglie.

  60. georgia il 20 febbraio 2006 alle 17:16

    la battuta su sofri mi è scappata perchè aveva avuto un battibecco anche con me, nel mio blog perchè io avevo scritto … ora non ricordo cosa, ma penso non te ne freghi nulla.
    Il *datato* uffa rileggendo l’articolo mi sono accorta che non era diretto a te ma alle parole di babsi, quando si legge un articolo rimane tutto in blocco e non si distingue tra testo del giornalista e virgolettato, me ne sono accorta solo ad una seconda lettura, e a quel punto non volevo più dirlo, perchè mi sembrava l’atmosfera fosse diventata troppo bollente.
    Ma vedo che altriment il bollente si diffonde a macchia d’occhio.
    geo

  61. georgia il 20 febbraio 2006 alle 17:23

    a macchia d’olio
    a vista d’occhio
    e mi è venuto fuori
    a macchia d’cchio :-)))))

  62. francesco forlani il 20 febbraio 2006 alle 17:48

    Adriano, goo ciapà ona topica!

    Blondil k’el diz?
    effeffe

  63. Adriano Padua il 20 febbraio 2006 alle 17:50

    Beh, se è così ti posso dire che non concordo. per me le sue dichiarazioni sono attuali e lucide, ma almeno ho capito a che parte del pezzo ti riferisci. Anche Barbieri criticava in merito all’intervista a babsi, dunque è con lei che avte da ridire, io non posso dirvi altro .

    “Il bollente si diffonde a macchia d’occhio”? o a vista d’olio?!? Boh….

  64. francesco forlani il 20 febbraio 2006 alle 17:59

    Adriano Padua e Babsi per me sono valori sicuri. E di questi tempi…
    effeffe

  65. andrea barbieri il 20 febbraio 2006 alle 18:02

    @ Adriano Padua, la logica vorrebbe che un giornalista intervistasse qualcuno che si è impegnato a fondo, in rete, sulla faccenda (Georgia era molto più indicata), evidentemente per cause contingenti non è stato così, pace.
    Comunque nel complesso lo trovo un articolo coraggioso e necessario, proprio perché meno blando delle risposte in rete. Ma questo lo avevo già detto.
    Saluti.

  66. andrea barbieri il 20 febbraio 2006 alle 18:08

    @ Gianni, ma come fai a sostenere serenamente e irenicamente che “Chiede opinioni, a riguardo, a chi di queste cose ne ha parlato diffusamente.”
    Dài, un po’ di senso della misura!

  67. georgia il 20 febbraio 2006 alle 18:15

    andrea:
    Georgia era molto più indicata

    georgia:
    ma andrea che sei fuori di testa????
    non mi usare :-(
    che cavolo c’entro io che sono nata ieri?
    e poi io odio ogni forma d’intervista a me piace solo navigare a vanvera, è una gioia enorme e non accetterei mai un ruolo da *affidabile*;-)

  68. gianni biondillo il 20 febbraio 2006 alle 18:17

    ANDREA, lo sostengo perché leggo il blog di Babsi tutti i giorni. Tutto qui. E non mi sembra di essere fuori di misura dicendo questo, e neppure irenico.
    Puoi dimostrarmi che degli argomenti sopra indicati da me, Babsi non ne parla da sempre?
    Certo hai il sacrosanto diritto di non essere d’accordo con lei (non lo so, non l’ho capito) ma di certo non puoi negare che Babsi di questo parla da anni. E’ “persona informata dei fatti”. C’è di meglio? C’è di peggio? Forse. Non mi interessa, ora, parlare di questo. Ma negare la sua passione e la sua partecipazione al dibattito mi pare scorretto.

  69. Adriano Padua il 20 febbraio 2006 alle 18:18

    @Andrea, ti ringrazio e ti rispondo perchè mi piace confrontarmi.

    L’intervista l’ho fatta a babsi perchè quello che mi interessava dopo aver parlato del caso singolo e specifico era uno sguardo più “generale” su libertà d’espressione e rete, e ritengo che babsi abbia spesso e con competenza e passione trattato queste tematiche in quello che scrive (molto bene, secondo me). Dunque non mi interessava una persona che si era spesa nel caso specifico. A luca sofri volevo invece chiedere cosa ne pensasse un suo collega del comportamento di moncalvo.

    grazie a effeeffe, reciprocamente parlando

  70. gianni biondillo il 20 febbraio 2006 alle 18:19

    p.s. Ovvio, anche Georgia è “persona informata dei fatti”, e se avessi letto una sua dichiarazione nell’articolo di Padua non avrei discusso affatto. Ma aver intervistato Babsi al posto di Georgia non significa nulla (e perché, allora, Georgia e non Babsi?). A meno che non si voglia dimostrare qualcosa che, per me, non c’è.

  71. georgia il 20 febbraio 2006 alle 18:57

    Biondillo abbozzala
    PER FAVORE NON TIRATEMI IN BALLO, non tiratemi la giacchetta ;-)
    io sono solo di passaggio se dio vuole.
    Però giuro che stavolta mi sto divertendo, ‘sto poppolo dei blog incomincia a divertirmi
    “Poppolo bue compri uno e paghi due”
    geo

  72. andrea barbieri il 20 febbraio 2006 alle 19:04

    Mi pare di avere messo in luce come le cose dette da Babsi sono di un ottimismo imbarazzante, tra l’altro trovo assolutamente irragionevole che tu Gianni chieda “perchè Georgia e non Babsi?”, la risposta sta sopra di te:

    “beh veramente più che alla sensibiltà d franz fu dovuta alla mia insistenza di segnalarlo in ben tre posti in NI, può anche essere che franz non lo avesse neppure notato, ma mi resta difficile crederlo, ad ogni modo ho apprezzato che lo avesse postato, anna del resto credo sia una sua amica , una volta postò anche alcune sue belle poesie (come arden);-).”

    “No babsi segnalò la cosa addirittura dopo franz (ed era già circolata parecchio) però in cambio è stata molto solerte (credo sia stata la prima) a linkare le vignette razziste nel suo blog ;-).” [tutto postato da Georgia].

    Però io penso che abbiamo già messo sul colonnino tutto quello che si doveva e chi legge deciderà se io ragiono o se sono un kamikaze.

    Per il futuro sarebbe bello cercare di sintetizzare in rete il coraggio di Padua con la precisione critica che la partecipazione di tante persone ai blog consente (almeno potenzialmente).
    L’articolo su carta stampata ha bisogno per sostenersi di “fiction” (ti ricordi ne parlammo circa l’erticolo di Monina), cioè di elementi che retoricamente confezionino il pensiero (quello che tu chiami articolo professionale). Sono elementi che in realtà lo fanno scarrocciare, e che in rete non servono: in rete si possono pubblicare anche cose rigorosissime, iperapprofondite, si può anche (ma non in questo caso) prendere tempo e non lavorare sulla notizia calda.
    Questo nuovo tipo di testo che alcuni in NI praticano, e che è il motore principale del blog Il primo amore, è una rivoluzione vicina e possibile.
    A patto di non suonarsela e cantarsela.

    p.s. Babsi su afferma che ce l’ho con Genna. Non capisco questa leggenda metropolitana, credo che mi confonda con qualche altra persona (a meno che non si riferisca al periodo società delle menti). Trovo la scrittura di Genna interessantissima e coraggiosa (infatti non fa sfracelli di vendita). Oltretutto fu lui due anni fa a scrivermi per complimentarsi per un post su Moresco (ancora leggibile su NI) e a chiedermi di scrivere qualcosa sul fumetto. Ma sono una persona modesta e come al solito ho detto che non me la sentivo, non ritengo di scrivere bene.
    Certo il fatto che Babsi accusi con tanta leggerezza fa pensare…

  73. Babsi Jones il 20 febbraio 2006 alle 20:20

    “Agire in base alla logica del kamikaze”, ovvero del fanatico, cfr. Amos Oz se serve. E’ figurata, mi auguro si comprenda: Barbieri non critica l’idea, ma il nome, quando il nome è Babsi Jones o Loredana Lipperini – lo fa acritricamente, sistematicamente, “non fa prigionieri”, quello che gli preme è screditare l’autore, non analizzare i contenuti. E va detto che a Lipperini Barbieri ne ha dette tali e tante, e tanto gratuite e offensive, da non necessitare neppure un ripasso: ci si rileggano gli archivi di Lipperatura e di Nazione Indiana. In confronto, le battutine che ha riservato a me (ed altri, per quanto abbia la memoria corta) sono ben poca cosa. Un’ultimo appunto: Padua mi ha chiesto un commento sulla faccenda Moncalvo; gli ho risposto avvisandolo che, per quanto io avessi segnalato (come moltissimi altri: da Franz a Puliafito) l’accaduto, non avevo avuto il tempo di leggere a sufficienza il materiale, e potevo offrirgli un commento più generale sul rapporto fra rete e informazione, fra Internet e censura, fra Internet e televisione. Gli ho mandato una paginetta che comprendeva tutti gli eventi degli ultimi 4/5 anni, dicendogli di prendere liberamente quello che riteneva più opportuno: ho citato Calipari (sul quale ho scritto un lunghissimo pezzo), Indymedia (ho partecipato a tutte e tre le campagne in difesa di Indy Italia), il caso Battisti, ho parlato del rapporto fra giornalisti “tesserati” e blogger, del quale ho scritto parecchio nel periodo 2002-2003: è tutto materiale che sta online, Google sta lì per questo. Una settimana prima avevo scritto, riprendendo un pezzo di Lello Voce, del caso Matvejevic. Avrei potuto anche menzionare il lavoro fatto con Grimaldi sulla censura in tempo di guerra (Iraq e Serbia, nella fattispecie), poi riportato da Infoguerrilla, o quello fatto con Corrado Veneziano, Gallo e Remondino – sempre sullo stesso tema, nel 2003. Il fatto di dover essere costretta a venire qui a esibire la mia “credibilità” è UMILIANTE, ma questo l’ho già spiegato privatamente a Gianni Biondillo e Helena Janeczek, che stimo molto e che suppongo capiscano la mia umiliazione. E’ un’umiliazione che a loro, sul mio weblog, risparmierei. Evidentemente c’è un solo modo per evitare di essere trattati come deficienti dai vari Barbieri & co.: consegnar loro i commenti di Nazione Indiana che resterà sempre più isolata, perché – posso garantirlo – il mio stato d’animo è condiviso da parecchi, che si limitano a mandare commenti di apprezzamento in mail ai singoli autori per evitare di scendere nell’arena e venir sfottuti e insultati dai soliti quattro avvelenati. Venire a commentare qui, o veder ripubblicato qui un proprio pezzo, se non si ha il supporto di una certa claque, significa venir presi di mira. Voi questa la chiamate “critica letteraria” e “cultura”: io lo chiamo linciaggio, e non mi ci adatto. Mi dispiace, e molto, per Adriano che ha fatto un ottimo lavoro, e per Francesco che ha ridiffuso il pezzo. Li ringrazio entrambi, ma prendo atto che la logica di Nazione Indiana *non* è la mia, sicché sarebbe molto gradito se i miei pezzi venissero ignorati. La licenza Creative Commons dovrebbe includere una postilla “ridiffusione libera, a patto che i gestori del weblog si facciano carico di difendere gli autori riportati in caso di maldicenze, linciaggio e sfottò”. La visibilità non mi interessa, per dirlo terra terra me ne strafotto, e quello che voi chiamate dibattito per me ha un altro nome. Detto questo, buona continuazione e a NON rileggerci.

  74. andrea barbieri il 20 febbraio 2006 alle 20:59

    La questione da me posta era questa:
    “è un’articolo pubblicato sull’Unità, non è un frutto della rete. La reazione della rete a questa vicenda è stata blandissima, specialmente quella dei blog letterari. Siamo sicuri che il web sia così disposto a difendere la libertà, a denunciare, a cercare verità?”
    ho risposto insieme ad altri a questa domanda. Mi pare ne sia uscito un quadro abbastanza vicino alla mia ipotesi.
    Questi sono contenuti, non insulti.
    Gli insulti Babsi sono tuoi.

  75. Trespolo il 20 febbraio 2006 alle 21:46

    Posso dire, da paesano, che sono perplesso dalla deviazione che ha preso la discussione? Ma non si parlava delle querele di Moncalvo? Non si parlava della censura? Che cavolo c’entra Babsi e tutta ‘sta menata?

    Bohh: “tach cò tate crape, tach cùi tate ciape”. E la traduzione dal bresciano era già stata fatta qualche post fa.

    Buona serata. Trespolo.

  76. jan il 20 febbraio 2006 alle 21:55

    Trespolo, con la storia del mostassù tocchi un tema per me centrale, l’importanza dell’anonimato nella democrazia.

    Il caso specifico di Nick e Anna, che l’articolo di Padua porta a un pubblico più vasto o diverso, mi fa pensare:

    – abbiamo più strumenti per la libertà di espressione: web, mailing list…
    – la legge italiana è, nella pratica, abbastanza restrittiva di queste libertà, (legge sull’editoria, antiterrorismo, copyright)
    – in un confronto legale che abbia a oggetto la libertà di espressione (come in queste querele), le condizioni della Giustizia in Italia (complessità del corpus legislativo, tempi lunghissimi, numerosi gradi di giudizio) privilegiano la parte più potente e benestante.

    Occorre quindi lavorare sulla libertà di espressione e sui suoi strumenti: strumenti legali e organizzativi, ma anche strumenti tecnici per renderla possibile, nei fatti.

  77. gabriella fuschini il 21 febbraio 2006 alle 00:42

    Devo essere proprio tonta, ché non capisco la deriva che ha preso l’articolo di Adriano. Adriano naviga in rete, fa parte di un blog collettivo e scrive ogni tanto pezzi sull’Unità, ergo Adriano conosce la rete e quindi le critiche che gli sono state mosse sono incomprensibili per me. Non frequento spesso la rete ma quando ho letto nel suo articolo le domande poste a Babsi l’ho trovato “normale”, ha scelto, tra tante, una delle persone più acute e attente a certi fatti e dov’è il problema? Il pezzo ha posto un problema riportando fatti e informazioni inerenti ai fatti. Che poi il pezzo sia uscito dopo un po’ è altrettanto normale, ci vuole tempo per contattare le persone, aspettare le risposte e costruire un articolo. O siamo nella logica bulimica della notizia mangiata, masticata e vomitata? Critichiamo tanto il consumo delle merci usa e getta e poi abbiamo da dire che una notizia è scaduta… cioè fatemi capire, dopo un tot di tempo l’argomento scade e dobbiamo passare ad altro? Ma che logica è? Le riflessioni non scadono come il latte, i quesiti che pone Jan sono da meditare e un articolo che pone il problema della libertà d’espressione, soprattutto di questi tempi, ha il pregio di tenere deste le coscienze di più persone possibili e si spera per un periodo più lungo di una settimana.

  78. andrea barbieri il 21 febbraio 2006 alle 08:38

    Gabri ma chi ha parlato di “notizia è scaduta”?
    Io mi sono chiesto solo se non è una visione consolatoria una rete che difende la libertà e la verità.
    Quante persone si sentirebbero di condividere, di mettere in pratica queste parole di Anna Setari:
    *Questa cosa del “procedere larvato” in genere piace molto agli intellettuali “veri”.
    Io che invece, pur essendo vera forse non sono intellettuale, dico che se in tempi di regimi totalitari anche FORMALMENTE tali è opportuno fare i carbonari, in questo tempo nostro, in cui formalmente le libertà esistono, la prima cosa da fare è NON procedere larvati.
    Esprimere le proprie opinioni apertamente, con nome e cognome, è un modo di esercitare la libertà (la quale, come la memoria – e il paragone mi sembra suggestivo – se non si esercita svanisce e si perde).*
    [te le ho copiate e incollate di nuovo perché mi pare che tu non abbia letto tutti i post sopra]

  79. mag il 21 febbraio 2006 alle 08:43

    *Questa cosa del “procedere larvato” in genere piace molto agli intellettuali “veri”.
    è una mia frase perchè scambiate gli autori?
    sopratutto è un cosndiglio che ho ricevuto io in maniera trasversale da un docente di filosofia durante una conferenza.
    lui sostiene, mutuando Cartesio, che oggi siamo ancora in clima oscurantista.
    in effetti, esporsi, significa esporre il fianco agli attacchi e permettere a questi che distraggano dal nostro compito fondamentale.
    é un’ingenuità.

  80. andrea barbieri il 21 febbraio 2006 alle 09:01

    Sì, hai ragione, mi ero confuso con le virgolette. Comunque mi pare che da lì parta Anna. Sono parole molto belle, nel senso che toccano una faccenda viva. Scusami.

  81. andrea barbieri il 21 febbraio 2006 alle 09:03

    @ Gabriella Fuschini, hai una mail? vorrei scriverti. La mia è titonco@hotmail.com

  82. georgia il 21 febbraio 2006 alle 09:15

    notizia datata
    Cara gabriella nessuno ha parlato di notizia datata, c’è stato il solito equivoco.
    1) io detto che capivo sofri perche non voleva più parlare della storia perchè di moncalvo ne aveva le tasche piene. e grosso modo ho detto ad alberto Tu arrivi ora ma sofri è più di un mese che ha che fare con moncalvo.
    Quel tu arrivi ora è stato interpretato come mancato tempismo, ma non è così, lho spiegato ma si vede che la prima versione è quella preferita.

    ” Il datato si riferisce invece ad una visone dei blog di prima generazione, ma qui è una legittima mia opinone che può essere condivisa o meno ma pur sempre legittima da esprimere.
    il fatto è che la rete non è solo delizie, il virtuale stressa e quindi diventa sempre più difficile accettare critiche e attacchi. Lo capisco ma … insomma pretendere di scrivere, e circolare, in rete senza subire attacchi è come voler scrivere senza avere mai stroncature.
    Peccato perchè l’argomento in sè era molto interessante, ma la rete ormai troppo spesso è solo un pianto e un lamento smelenso su se stessi ei torti subiti.
    E poi, almeno per me, c’era anche, sullo sfondo, la storia delle vignette e della libertà di espressione strombazzata in eccesso per poter far circolare 4 vignette raziste, cosa che sinceramente mi ha mpedito di essere obbiettiva.
    Siamo macchine qui, ma dietro il monitor ci sono persone che soffrono e che detestano ogni forma di razzismo nei confront di tutti, mentre ce ne sono altre che fanno delle concessioni in campi particolare.
    geo

  83. andrea barbieri il 21 febbraio 2006 alle 09:38

    Naturalmente non conosco tutta la rete, ma mi pare che la risposta alla questione delle vignette sia stata in tantissimi casi addirittura la replica di comportamenti che poi drammaticamente attraverso Calderoli si sono rivelati per quello che erano, cioè l’opposto della difesa della verità e libertà (intendendo che non si può esercitare una libertà che non rispetta l’altro e addirittura lo connota in razzista).
    Evangelisti mi pare sia stato uno dei più lucidi.

  84. gianni biondillo il 21 febbraio 2006 alle 10:17

    Mi sono rotto le palle. Sono sinceramente stanco di tutta questa dietrologia demenziale che attenta al normale corso dei commenti e sposta l’attenzione, sempre, su qualcos’altro. Abbiamo superto gli 80 commenti e non si è mai parlato dei contenuti veri dell’articolo. Questa è tecnica da troll. Non mi interessano i troll.

    Fare a gara a chi ha postato per primo una notizia è infantile. Se il web è uno spazio di libertà non mi interessa che diventi una gara a chi ce l’ha più lungo, o a chi è più bravo o più radicale.

    Dire che è grazie a Georgia che su NI Franz abbia postato il pezzo a difesa di Anna Setari, è assurdo. Anna è amica di Franz, Franz lo avrebbe fatto appena possibile (abbiamo una vita noi, non stiamo davanti al computer tutto il giorno). E se non l’avesse fatto lui l’avei fatto io, etc. etc.

    Per come la vedo io, Andrea, la reazione della rete non è stata affatto blanda sul caso Setari. Per come la vedo io la solidarietà espressa è stata netta. Per come la vedo io bisogna rispettare le richieste legittime della parte in causa che ha esplicitamente richiesto di non soffiare sul fuoco. Non faccio la guerra in nome di chi mi ha chiesto di non farla. Se servirà sarò in tribunale al suo fianco.

    Sono stanco che se io scrivo una cosa sulla Patagonia, subito qualcun dice: e l’Amazzonia? E il deserto dei Gobi?
    Sono stanco di veder spagliuzzare l’occhio di persone come Padua mentre i quotidiani nazionali sono pieni di orbi intravati.

    Trovo demenziale che una delle migliori penne (non solo del web, tra l’altro) nazionali debba mostrare il suo Curriculum vitae. Babsi è una mia amica, sappiatelo. Ma lo è diventata proprio perché ho voluto conoscere una penna di tale qualità. Prima ho apprezzato l’intellettuale poi ho avuto la fortuna di apprezzare la persona. Non è cosa da poco. Qui non si fa ghenga, non si fa camarilla, non si fa clan. Non ci guadagno niente, non ho nessun interesse personale a dire una cosa del genere, non ho bisogno di “fregiarmi” per chissà quale calcolo utilitaristico di questa amicizia. Questo la rende pura e scevra da malizia.

    E proprio per questo, se NI è sempre più un luogo di incompetenti, di gente che non sa scrivere, che ospita giornalisti incapaci, etc… be’, come dice Tiziano Scarpa: apritevi un blog, e scriveteci quello che vi pare. Nessuno vi obbliga a restare. Molti ex troll sono diventati ottimi blogger.

    Io ho ricevuto insulti di tutte le maniere da quando scrivo e mi prodigo in rete. Basta googlizzare e troverete le cattiverie più immonde (e ingiustificate). Me li prendo tutti, ho le spalle larghe. Ma NON sopporto l’idea che persone della qualità di Babsi, o altre di pari levatura (che mi scrivono in privato spaventate da tanta aggressività), abbiano deciso di evitare la zona commenti di NI perché, vuoi in modo blando, vuoi in modo becero, vengono sistematicamente insultate.

    Ho già “perso” Raul Montanari così. Perdere la sua penna è stata un’idiozia per NI, per la rete e per la cultura nazionale.

    Non venitemi adesso a spiegare come delle maestrine dalla penna rossa cos’è il web, come funziona, quali sono le dinamiche di un blog, etc. LO SO GIA’, grazie. Sono fra quelli che su NI ha cercato, sempre, di mantenere alto il dialogo con tutti, senza piegarmi a nessun principio di autorità. Se uno scrive cose valide (nei post, nei commenti) avrà sempre la mia attenzione e il mio rispetto. Ma non basta. Se c’è un atteggiamento costantemente polemico, se si ritrova, costantemente dentro a polemiche… be’, una volta ci può stare, due volte è perché è uno spirito libero, tre perché ha un carattere esuberante, quattro, cinque, sei… be’, mi viene da pensare perché lo fa apposta. E se non lo fa apposta che se ne renda conto che, oltre a spaccare il capello in quattro, spacca la minchia!

    (Andrea, fuori dai denti: ti ho visto litigare con persone diversissime fra loro: con WM1, con la Lippa, con Angelini, con Gemmagaetani, con Babsi, con Iannox, con Ivan, con Monina, etc. però, tranne rari casi, non ho mai visto queste persone litigare fra loro. O hanno sempre tutti torto o forse c’è in te qualcosa che fa scatenare il litigio. Io, al tuo posto ci farei un ragionamento).

    (e ti prego, Georgia, non sentirti in obbligo di dirmi la tua su Barbieri tappezzandola di emoticon)

    Queste cose le dico IO, non NOI, IO, Gianni Biondillo. In un blog di un singolo la cosa sarebbe facilmente gestibile, in uno collettivo come NI le maglie sono inevitabilmente più larghe e questo ha permesso una maggiore penetrazione di spiriti polemici. Per quanto mi riguarda proporrò una strategia agli amici di NI da attuare nei commenti, perché così, ormai, sento che non ha senso andare avanti. Avevamo la possibilità di parlare di cose importanti, partendo dal pezzo di Padua, ci siamo ritrovati a contarci i peli del culo. Non ha senso. Ho una vita sola e la voglio usare facendo cose che mi interessano, non a litigare sui peli del culo. L’ho fatto quando avevo 20 anni, ho già dato, grazie.

    Ci sono altri blog letterari. NI è un piccolo blog fatto da un gruppo di amici (che sono diventati amici proprio perché si sono cercati in quanto persone pensanti che condividono un progetto culturale). Andate in pace, andate a leggervi i vostri scrittori preferiti da un’altra parte. Se venite qui sarete ben accolti (sto, insisto, parlando per me), ma se qualcuno inizia a buttare benzina sul fuoco, a mio insindacabile giudizio, sui miei pezzi, lo cancello. Datemi del poliziotto, dello sbirro, del fascista, del coglione. Me ne sbatto.

    Qui non si tratta di pastorizzare i commenti. Ma di mantenere un tono che rimanga sempre civile. Qui si confonde la libertà d’espressione col rutto. Quando la critica diventa, in realtà, insulto privato e personale ad un ospite non sono interessato ad ascoltarla. A me dite pure quello che vi pare. Una volta mi hanno pure augurato la morte, figuratevi.

  85. andrea barbieri il 21 febbraio 2006 alle 11:29

    Gianni giuro che il tuo ragionamento: hai litigato “con WM1, con la Lippa, con Angelini, con Gemmagaetani, con Babsi, con Iannox, con Ivan, con Monina, etc. però, tranne rari casi, non ho mai visto queste persone litigare fra loro. O hanno sempre tutti torto o forse c’è in te qualcosa che fa scatenare il litigio. Io, al tuo posto ci farei un ragionamento).”

    non riesco davvero a capirlo (a parte il fatto che non mi risulta di aver litigato con Iannozzi). Tutte le volte che si è discusso anche animatamente con queste persone portavo dei contenuti o delle istanze che mi parevano importanti.
    Certo, a mettere a fuoco le cose, non ti ho mai visto litigare con nessuno, nemmeno con quelli che ti stanno sulle balle, tra i quali alcune delle persone che nomini sopra. Credo che questo comportamento sia il procedere “larvato” di cui si è parlato in questo colonnino. Vedi che i contenuti c’erano.

    Comunque il tuo messaggio è chiaro, questa è casa tua e si fa come vuoi tu. Io non ho intenzione di fare come vuoi tu, quindi ti saluto.

  86. lilia il 21 febbraio 2006 alle 11:38

    @ Gianni Biondillo

    Un abbraccio grande quanto una casa per tutto quello che scrivi. Era ora che qualcuno lo dicesse, esattamente nei toni e nelle forme che hai usato.

  87. Trespolo il 21 febbraio 2006 alle 12:28

    @Jan: le osservazioni che fai sono assolutamente pertinenti e toccano tre temi fondamentali: anonimato, controllo e rapporti con la giustizia. Ad esempio: sono convinto che, spesso, la querela sia utilizzata come una scure da parte di chi ha i mezzi per gestirla e finalizzarla all’obiettivo di zittire la controparte.
    Trovarsi all’interno delle maglie di una causa civile è, per chi non è abituato, per chi non ha risorse economiche sufficienti, per chi non ha tempo, per chi non ha l’appoggio di uno studio legale serio, una vera e propria rovina: spaventa!
    E questo è ben noto a chi utilizza le querele. E’ una deviazione del nostro *sistema democratico* che dovrebbe essere rivista (ricordi la querela di D’Alema a Forattini per le vignette sullo sbianchettamento delle liste Mitrokin?) e riportata a livelli normali.
    Poi il problema degli spazi di protesta: mancano, non ci sono, non esistono più e sono rimaste solo le chiacchiere al bar come punto di sfogo: poco, troppo poco! Sarebbe interessante se questi temi, fossero approfonditi e divulgati; potrebbe forse aiutare chi si ritrova, all’improvviso, all’interno del perverso meccanismo di una querela e, magari, una migliore conoscenza potrebbe consentire di raccontare chiaramente ciò che si pensa senza correre il rischio di essere querelati.
    Alla fine anche questa è una *forma di letteratura*. O no?

    Buona giornata. Trespolo.

  88. francesco forlani il 21 febbraio 2006 alle 12:39

    @Gianni
    Pensa che, reduce da un passaggio da intellettuale organico- trasportavo rifiuti organici su un camion dell’Amiat per liberare una strada di Piazza Solferino- da uno di quegli uffici avevo scritto un mega commento sulla situazione. E come accade spesso in questi casi, mi è saltato via tutto alla fine per il login. mannaggia o’ login
    In sostanza dicevo cose del genere:
    – questa discussione sull’insulto è perfettamente in tema ma non risparmia le incazzature. In altri termini, tutto sommato, il bog insulto (georgia) scatena il blog (supporto cartaceo) di Berardinelli. A quel punto parte l’insulto supporto cartaceo Corriere Grasso cui rispode l’insulto supporto cartaceo Berardinelli- Foglio.
    A riprova del fatto che l’insulto non è solo una prerogativa dei blog.
    – Il problema sollevato da babsi e che sinceramente sta coinvolgendo tutti noi indiani esiste ma non vedo particolarmente responsabili Georgia e Barbieri. Il linciaggio sistematico dei pezzi mi ha fatto in più di un’occasione- in questa sicuramente nei confronti del giovane Adriano- sentire un profondo disagio di fronte alle aggressioni agli autori- in molti casi amici carissimi- il più delle volte ingiustificate.
    Mi ricordo di quando chiesi a Peppino Montesano di pubblicare un pezzo letto sul diario e lui mi disse nella sua eleganza bazleniana, ” a condizione che mi difendi”. Ad ogni modo non condivido la “resa” di Babsi, anzi. Ritenendola come una delle voci più interessanti in Italia, posterò dei suoi pezzi su NI, perchè per un lettore che commenta ce ne sono mille che non lo fanno e sono spesso tra i più attenti. magari a commenti chiusi, se lo desidera. Vero è che tra i commenti succedono il più delle volte cose magnifiche altre, molto meno. Io sarei per un cartellino giallo, o rosso. per esempio Georgia e Andrea hanno pisciato fuori dal vaso, in questa occasione- accade anche alle donne- così per un paio di giorni non potranno più accedere a NI. Noi però si continua, e magari anche più farouchement perchè i soldati blu sono alle porte, ma non sanno che in passato già troppa gente è uscita da qui. Noi si sta dentro- qui uso il noi Scarpiano- al caldo.
    effeffe

  89. mag il 21 febbraio 2006 alle 14:09

    Una voce in piu’: finalmente!
    credo sia in atto da tempo una guerra massmediale basata sul terrore, che sfocia nelle ben note intemperanze agite su tutti i fronti: geopolitiche, informatiche, giornalistiche, economiche, culturali. culturali? forse culturali non del tutto, perchè provocare disastri in questo ambito richiederebbe tempi piu’ lunghi che fomentare ignoranze e violenze già in fieri.
    (Antonio Albanese nel suo ultimo spettacolo porta in scena un personaggio nuovo: il ministro della paura, che tra le altre cose, si fotte i divani, le poltrone , i salotti, ovvero la nostra tranquillità).
    Quello che succede in questi vespai di polemica rispecchia l’allineamento verso il basso di ogni convivenza, con il conseguente imbarbarimento delle relazioni e sopratutto svuotamento di contenuti.
    lo vediamo anche nelle attuali campagne elettorali. Sembra che gli spiriti meno dotati psicologicamente, siano i primi a cadere in questa rete, e farsi condizionare di volta in volta o dalle lusinghe del palcoscenico o al contrario da fallimenti sul consenso; succede anche ai giornalisti o agli operatori della comunicazione.
    Per conto mio,Gianni, con questo intervento, si pone su una piattaforma operativa decisamente superiore.
    grazie

    Magda

  90. georgia il 21 febbraio 2006 alle 14:15

    bello magda questo tuo intervento mi piace, il personaggio di albanese, il ministro della paura, è una genialata.
    Mi rubo il tuo intervento
    geo

  91. mag il 21 febbraio 2006 alle 14:19

    si ma se lo metti sul tuo blog, citami, che c’è già il papa che mi ruba i diritti d’autore.



indiani