Merce Scaduta

25 febbraio 2006
Pubblicato da

di Gabriella Fuschini

 [questo articolo di Gabriella Fuschini è apparso oggi in Il primo amore. gm]

Mi chiamo Vanessa, ho sedici anni, studio al liceo, faccio sesso col mio ragazzo e sono scaduta. Cioè, il mio corpo è scaduto. Non valgo più niente, perché non sono più vergine. Quindi, se per caso qualcuno mi stupra avrà diritto alla riduzione di pena. In pratica, avrà lo sconto perché l’usato vale meno. Si sa. È una legge di mercato. Chissà, magari, se succedesse a febbraio oppure in luglio, sarei persino in saldo!
Mia madre che faceva la femminista da giovane, dice che loro, quelle del movimento delle donne, avevano fatto tanta fatica per liberare la società dai pregiudizi. Quelli per cui la donna è sempre provocatrice, ammicca: un po’ puttana e un po’ colpevole. E dice, mia madre, che ora siamo tornati indietro, come una specie di medioevo. Io non lo so questo. So che la mia amica Cinzia, da quando il suo patrigno l’ ha violentata non dorme più la notte senza i tranquillanti e poi certe notti si sveglia tutta sudata e vomita. La sento piangere nel bagno, mugola e fa dei suoni strani con la voce; io allora mi alzo, vado di là e l’abbraccio forte finché non si calma. Sono due mesi che vive a casa nostra, da quando è successo e non vuole stare a casa sua. Io, per fortuna, il patrigno non ce l’ho e nemmeno il padre.
Se penso che da bambina piangevo all’idea di essere orfana, ora sono quasi contenta. Però una domanda a quel sessuologo e ai giudici della corte di cassazione vorrei proprio fargliela. Ma la mia amica Cinzia chi la rimborsa, che adesso, oltre che usata, è anche scaduta?

Vedi anche l’articolo di Giuseppe Caliceti: Corpi, merci, persone, oggetti.

45 Responses to Merce Scaduta

  1. mag il 25 febbraio 2006 alle 11:15

    e anche qui viene ripreso da littizzetto il concetto di usura:

    http://www.chetempochefa.rai.it/TE_videoteca/1,10916,36651,00.html

  2. andrea raos il 25 febbraio 2006 alle 12:21

    Brava Gabri.
    Un bacio,

  3. stefano il 25 febbraio 2006 alle 12:26

    Ho sempre un problema, con temi come questo: l’indignazione mi s’intasa, la rabbia marcisce dentro, e nessun dottore sa dirmi “che fare”.

  4. georgia il 25 febbraio 2006 alle 12:54

    gabriella sei grande
    geo

  5. emme il 25 febbraio 2006 alle 13:43

    Cosa pensare della sentenza emessa dai giudici secondo cui la violenza su una donna non piu’ illibata sarebbe una violenza meno grave?
    Quindi anche pestare a sangue un handicappato potrebbe essere un danno minore, oppure uccidere un depresso,o abusare di bambini del terzo mondo, in fondo non sarebbe come violentare un bambino occidentale…, i vecchi? l’eutanasia su un vecchio dovrebbe essere autorizzata dallo stato, tanto ormai è”peso morto”……..
    Questa concezione della persona come macchina di 1- 2- 3 ordine,questa mentalità meccanicistica del corpo, secondo cui se usato è svalutato ci dà l’idea della cultura abberrante in cui siamo immersi, siamo ingranaggi di meccanismi valutati secondo funzionalità, non secondo valore.
    La questione della violenza sulla donne è contorta e quanto di piu’ ambiguo esista.Di certo se si vuole colpire una donna lo si fà nei modi piu’ impensati, anche quando è consenziente, ovvero si tratta di carpirne il consenso iniziale e poi usarle dei trattamenti di “riguardo” quando la si ha in pugno.
    Ho battezzato questa tecnica “violenza bianca” ed è quella applicata dagli inquirenti in casi di disobbedienza, anarchia, eversione politica, reati d’opinione. esiste anche la violenza al contrario, ossia, negare il piacere sessuale ad una donna sempre per i suddetti motivi. Per questo genere di reati psicologici non esiste denuncia, specie se i mandanti sono coloro ai quali dovresti denunciare l’accaduto.
    La questione della violenza sulla donne è contorta e quanto di piu’ ambiguo esista.Di certo se si vuole colpire una donna lo si fà nei modi piu’ impensati, anche quando è consenziente, ovvero si tratta di carpirne il consenso iniziale e poi usarle dei trattamenti di “riguardo” quando la si ha in pugno. Ho battezzato questa tecnica “violenza bianca” ed è quella applicata dagli inquirenti in casi di disobbedienza, anarchia, eversione politica, reati d’opinione. esiste anche la violenza al contrario, ossia, negare il piacere sessuale ad una donna sempre per i suddetti motivi. Per questo genere di reati psicologici non esiste denuncia, specie se i mandanti sono coloro ai quali dovresti denunciare l’accaduto.
    Un altro aspetto subdolo è cio’ che la donna abusata sviluppa nei confronti del suo carnefice, ovvero la sindrome di Stoccolma. Funziona sopratutto nei casi in cui l’abuso viene perpetrato da parenti stretti, proprio perchè la vittima, non potendo pensare e accettare che chi le dovrebbe voler bene, gli stà facendo del male,sviluppa nei suoi confronti forme di giustificazione e accettazione; credo che sia il caso della ragazza in questione, che vuole tornare là dove è stata consumata la violenza che per lei non PUO essere tale evidentemente.
    Vuole rielaborare il tutto per farlo sembrare normale.
    Niente di piu’ facile che questa ragazza abbia un’idea del sesso molto vicino alla prostituzione, ovvero, confonde la sessualità con la gratificazione affettiva: se mio padre mi scopa vuol dire che mi ama e quindi anche tutti gli altri uomini.
    E’ questo il vero DANNO di tutta la questione “abuso sulle donne” :l’inaccessibilità ad una affettività normale.
    Tra poco sarà l’8 marzo, festa che non commemoro, ma mi piacerebbe in quell’occasione sentire di violenze “rosa” sulle donne, fatte di riconoscimento, stima, considerazione sia negli ambiti domestici che nelle aule dei tribunali, nelle chiese come nel lavoro, nel volontariato e nell’impegno sociale.
    Riguardo alla correttezza tecnica della sentenza emessa: certo che è una sentenza “tecnicamente” corretta, ma i tempi della maturazione giuridica hanno un divario enorme con l’evoluzione dei costumi sociali, percio’ possono essereci le sentenze migliori del mondo nelle aule dei tribunali, ma del tutto impopolari ed anacronistiche per l’opinione pubblica democratica.

  6. furlen il 25 febbraio 2006 alle 13:53

    Grabri sei forte!

    effeffe

  7. ale il 25 febbraio 2006 alle 14:09

    Gabriella è Gabriella, sì. (Ciao Gabriella.)

    O mamma, pensate il reato di rubare un libro già letto!

    O di commentare un pezzo già pubblicato su IPA.

  8. Mal il 25 febbraio 2006 alle 14:15

    Questo episodio è uno degli esempi pratici di arretratezza delle istituzioni italiane, anche rispetto alle leggi e alla società. La violenza sessuale non è più reato contro la morale ma contro la persona. In cassazione però non se ne sono accorti e continuano a far giudicare i casi di questo tipo alla sezione terza, che si occupa dei reati contro la morale ed è quella di orientamento più conservatrice. Risultato: sentenze illuminanti come questa o quella famosa dei jeans. Una situazione inammissibile, non ho idea di quali siano le cause di questa disfunzione.

    Brava Gabriella

  9. fm il 25 febbraio 2006 alle 14:17

    Grazie, Gabriella. Anche a nome di tutte le Cinzie che, per il mio lavoro, ho conosciuto negli ultimi vent’anni. Non sono poche, purtroppo (ma fosse anche una sola, ciò non sposterebbe minimamente la drammaticità dei termini del problema). E solo poche hanno avuto, tra l’altro, la fortuna di avere una Vanessa al loro fianco: capace non solo di accogliere e di amare, ma anche di scrivere una riflessione che demolisce, in un colpo solo, decenni di cazzate teoriche scritte sull’argomento e, soprattutto, quel millenario baluardo familista dietro il quale si nascondono, sempre più spesso, le pratiche più infami ed infamanti.

  10. LaGiardiniera il 25 febbraio 2006 alle 14:30

    Scusate se mi aggiungo per dire solo questo: brava Gabriella, bel pezzo, e necessario.

  11. helena janeczek il 25 febbraio 2006 alle 14:41

    Colpo di katana pulito, cara Gabri.

  12. Mia Hoffmann il 25 febbraio 2006 alle 15:05

    Un colpo di katana pulito, si, ha ragione Helena, tra l’infame sentenza e il popolo che la ospita. Un popolo fisso sui genitali, disabituato a guardarsi negli occhi.

    Brava, Gabriella.

  13. Raffaella il 25 febbraio 2006 alle 15:23

    E’ stato il mio primo motivo di riflessione questa mattina, quell’articolo. Come ho scritto anche sul mio blog, quello che penso è che il concetto di scaduto sia piuttosto calzante con la problematica sollevata e rilancio con del “marciume”…

  14. cristiano prakash dorigo il 25 febbraio 2006 alle 15:54

    lavor con ragazze da molto tempo. una di queste, abusata, rivendica come il più grande dei dolori, quello di non essere stata creduta.
    scivolare lentamente grazie ai sensi di colpa, da vittima a puttana, rischia di diventare una conseguenza scritta.
    non ho letta la sentenza, ma le ripercussioni di questa, mi sembrano fattivamente drammatiche.

  15. emme il 25 febbraio 2006 alle 16:11

    la possibilità che ha una donna, o meglio una ragazza, è lasciarsi morire lentamente sottraendosi a qualsiasi contatto fisico con un uomo, e poi con chiunque l’avvicini aggredire e allontanare con tutti i metodi qualsiasi elemento esterno alla sua persona sino ad isolarsi totalmente dalla vita.
    oppure suicidarsi subito.
    E’ questa la prospettiva di vita di una persona su cui si sono fatte ingerenze di questo genere.
    la piu’ grave non è quella fisica(che non conosco) che si puo’ paragonare ad un’aborto credo, ma quella psicologica che ti induce a perdere qualsiasi fiducia verso l’esterno dato che questi abusi sono benedetti dalle azioni della giustizia di stato e ti senti impotente di fronte alla vita stessa.

  16. gabriella fuschini il 25 febbraio 2006 alle 21:37

    Grazie a tutti. Spero solo che sentenze vergognose come queste prima o poi si esauriscano, ma la cosa più grave a mio parere, è stata la dichiarazione del sessuologo Pasini. Spero di essere fedele nel riportare le aberranti parole. Ora la teoria di questo signore è che siccome gli adolescenti usano il sesso per anestetizzarsi e arrivano ad avere una sessualità compulsiva già verso i quattordi anni, il danno che subiscono in caso di stupro non è paragonabile a quello subito da una ragazza vergine. Ora, lasciando da parte le analisi sociologiche o psicanalitiche sulla compulsione sessuale, trovo demenziale questa scala di valori/giudizi. Si giudica un atto non la persona. A questa stregua se ad essere violentata fosse una puttana, non ci sarebbe danno perché la prostituta è avezza al sesso? Quando ho letto la sentenza non ho potuto fare a meno di pensare al bellissimo saggio di Zygmunt Bauman “Vite di scarto” in cui il sociologo ci mette di fronte alla “produzione” incontrollata della nostra società di rifiuti e di esseri umani di scarto. Sempre più cresce il numero di persone private dei loro modi e mezzi di sopravvivenza. Questa sentenza ne è un illuminante esempio. Non avevo letto il bel pezzo di Caliceti sull’argomento quando ho scritto questo piccolo racconto cercando di indossare il punto di vista di una sedicenne che vede il mondo rifiutare l’evidenza della violenza. C’è da chiedersi come mai dopo tanti anni di lotte, ancora la vittima debba giustificarsi di fronte a coloro che dovrebbero difenderla. Ho un’amica che lavora come volontaria in Mangiagalli nel gruppo di accoglienza e soccorso alle donne violentate. Non ci si può immaginare quanti donne subiscono violenza, dai quindici ai sessant’anni. Una violenza sotterranea e quotidiana.

  17. mag il 26 febbraio 2006 alle 01:35

    grazie Gabri.
    lasciamo perdere la cordata Pasini-Alberoni-Morelli, sociologi e psicologi adatti alla cultura di “beutiful”; è gente anche che pubblica e viene chiamata nelle trasmissioni a diseducare e distruggere anche le poche idee sane della gente comune.
    Non so’ se avro’ mai il coraggio di mettere piede in un ambiente di primo soccorso di questo tipo……..penso di rimanerne traumatizzata a vita.
    La sentenza, tra le altre cose, è stata emessa anche da un giudice donna, la quale appunto la rivendicava come sentezza tecnicamente corretta.
    Si infatti anche lo sturpo era tecnicamente correto-
    Credo che questa ragazza, quando diventerà madre, moglie, riuscirà forse solo allora a capire cosa le è stato rubato, quale grandezza e delicatezza avrebbe potuto coltivare insieme ad una crescita normale e serena della sessualità.
    Che strazio.

  18. db il 26 febbraio 2006 alle 09:41

    Fino ai diciotto ho abitato in un’ex-filanda, e fino ai sei pensavo che filanda = stanze in fila, perché la casa era lunga e stretta (la sequenza, dalla strada: negozio, cucina, tinello, accesso alle scale, stalla – il “bagno” in cortile). Famiglia piuttosto allargata: oltre a noi cinque, tre zii, la nonna + un’amica zitella, ex-compagna di filanda appunto. Per una scelta obbligata del nonno defunto, due figli studiavano farmacia all’università, e due facevano i fruttivendoli. Mio padre rientrava nella seconda categoria, e aveva raggiunto il tetto della II media. Le medie a Bassano erano dei preti: il famoso Collegio Graziani, col famoso don Rosimbo prof. d’italiano. Non so perché, una domenica i fratelli invitarono a pranzo il loro ex-prof. Come aperitivo, don Rosimbo mi trascinò delicatamente nel tinello in penombra, e per conoscermi meglio mi prese sulle ginocchia e cominciò a lisciarmi i polpacci, dalle ginocchia in su. Mi divincolai svelto e mi buttai un po’ sconcertato sulla poenta e osei fumanti.
    Il giorno dopo, mia madre stava facendo il bucato in corte, accennai al “fatto”. Reazione sua immediata: “Ma cosa dici? Cosa ti metti in testa?”. Don Rosimbo insomma era intoccabile nella considerazione sociale e sua, mentre il ragazzino di dieci anni che ero io, fallibile. Siccome però sapevo quello che dicevo, la considerazione che avevo di mia madre calò, e a essere sincero non tornò più al livello di prima.
    Il Natale scorso ho fatto il solito brindisi coi dirimpettai cugini. Tra questi don Bepe, più anziano di me e democratico quasi quanto me. Il discorso è caduto su don Rosimbo in quanto morto da poco. Domanda mia a bruciapelo: “Gereo un reciòn?”. Risposta asettica: “Pì reciòn de tuti quanti i preti messi insieme del circondario, e anca putaniero”. Tornato in filanda, ho riferito il responso di don Bepe a mia madre. La quale s’è concentrata, e ha emesso: “Putaniero sì, ma reciòn no”.

  19. mag il 26 febbraio 2006 alle 10:48

    simiglia molto alla “mala education” di Almodovar

  20. tashtego il 26 febbraio 2006 alle 11:08

    mi verrebbe da commentare parecchio, ma non so da che parte cominciare, così come non so come interpretare il racconto di mozzi (bello) messo qui sopra: è in relazione con l’ultimo commento di db (bello)?
    quando ho letto di quella sentenza ho pensato:
    a) che era incredibibile, che doveva esserci qualche altro elemento che la stampa non ha riportato;
    b) che qualora la motivazione delle attenuanti fosse davvero tutta lì, nel non essere la ragazzina “più vergine”, ci troviamo di fronte ad un frammento di ideologia “fossile”, di quelli che la destra, cattolica e non, ci ha insegnato esistere ancora annidati nelle pieghe della mentalità di chi la dirige, la vota, la sostiene;
    c) mi è venuta in mente, per via delle medesima arcaicità, l’uscita di Fini sull’inopportunità che un omosessuale faccia l’insegnante di scuola materna, o di elementari, non ricordo bene.
    Insomma è un pacchetto completo e complesso, quello che si cerca di far passare nel paese e che ha trovato nell’astensione sulla fecondazione assistita un bel conforto e sostegno.

  21. tashtego il 26 febbraio 2006 alle 11:10

    aggiungo che il prossimo obbiettivo, come molti ci avvertono, è la legge sull’aborto.

  22. magda il 26 febbraio 2006 alle 11:24

    Mah la’ltra sera parlando con uno storico siamo finiti a discutere dei riti pagani.
    tra questi c’era appunto quello propiziatorio ineggiante alla fertilità della terra e abbondanza delle messi, secondo il quale era necessaria la consacrazione in processione di vergini che offrissero la loro veglia simbolica per la terra.
    credo che la verginità sia un cultu che migra di millenni in ogni civiltà, non penso sia ad appannaggio esclusivo dei cattolici che l’hanno dic erto mutuata da miti piu’ antichi, uno su tutti il mito del Sacrificio.
    In questo senso, sarebbe “sprecare” un dono caro agli Dei abusare di una candida vestale per i propri piaceri.
    Ecco forse è questo il punto di raccordo tra la giustizia degli uomini odierni, il senso della giustizia divina, e i riti pagani che fungono da collanti su tutti.
    Siamo noi, illuministi, che ci scandalizziamo, ma forse qualche ragione atavica c’è, anzi piu’ d’una, se dalle toghe al branko sussiste la stessa forma di legittimazione dello sturpo-sacrificio.
    Tash sono contenta di sentirti un po’ confuso…finalmente!

  23. tashtego il 26 febbraio 2006 alle 11:41

    pure tu non scherzi, magda.

  24. db il 26 febbraio 2006 alle 11:42

    Magda dice: *simiglia molto alla “mala education” di Almodovar*
    Difatti l’ho copiata (solo che non ho visto il film), e ne avrei un’altra più tosta da raccontare (solo che non ricordo il titolo).

    DB

    L’intento della mia storiella era di rubricare il post di G.F. sotto la sigla più generale “sopraffazione” .

  25. Trespolo il 26 febbraio 2006 alle 12:12

    Miseriaccia ladra Gabriella: chapeau! Buona domenica. Trespolo.

  26. fm il 26 febbraio 2006 alle 12:17

    Mag, a me tash sembra ancora più lucido del solito: sta dicendo (e la sua analisi sottotraccia la condivido in pieno) che viviamo, siamo immersi fino al collo in un regime (piaccia o meno la cosa a tante anime candide), un regime che sarà difficilissimo abbattere, tanto e tale è stato il suo radicamento negli ultimi vent’anni, con la conquista sistematica di ogni spazio sociale e civile, di ogni istanza democratica. La sentenza da cui scaturisce il racconto di Gabriella la dice lunga sul “comune sentire” delle istituzione di un paese ormai pervasivamente affondato in una melma clerico-fascista che ha le sue diramazioni anche in tanti settori della presunta opposizione. Dulcis in fundo: l’attacco alla legge sull’aborto è già in atto da parecchio…

  27. gabriella fuschini il 26 febbraio 2006 alle 13:51

    Hanno già cominciato nel sud dakota, se tanto mi da tanto…

  28. magda il 26 febbraio 2006 alle 14:22

    @ Tash sei la solita suocera, era un complimento!e smollati un attimo.
    confuso inteso come emotivamente toccato da qualche cosa, che poi questo produca maggiore lucidità, è tanto di guadagnato.
    di solito m’insulti quando ho delle intuizioni. Invidioso .-)

    @DB la realtà solitamente supera la fantasia per molti aspetti.
    ultimamente và di moda l’omoaffettività e la transaffettività: “tutto su mia madre” “la malaeducation”, “TrasAmerica” (che ho visto ieri)..non esiste piu’ la rappresentazione dell’affettività convenzionale come una storia d’amore tra un uomo e una donna che parrebbe una forma giurassica di relazione.
    Sono io che sto invecchiando.

    @ fm è un regime che dura da millenni e che il convenzionalismo capitalistico ha radicalizzato, il regime del dogma di massa istituzionalizzato dal fermarsi alla prima e piu’ elementare forma di conoscenza: la doxa.

  29. tashtego il 26 febbraio 2006 alle 15:03

    @magda
    non ti insulto mai.
    e ti apprezzo sempre.

  30. Writer il 26 febbraio 2006 alle 15:12

    Bel pezzo, incisivo e dolente. In alcuni punti tagliente come una scure ben affilata.

    “La sento piangere nel bagno, mugola e fa dei suoni strani con la voce; io allora mi alzo, vado di là e l’abbraccio forte finché non si calma. Sono due mesi che vive a casa nostra, da quando è successo e non vuole stare a casa sua. Io, per fortuna, il patrigno non ce l’ho e nemmeno il padre”.

    Il richiamo a un fatto realmente avvenuto aggiunge pathos al testo, ma il pezzo funziona anche su un piano puramente narrativo.

  31. magda il 26 febbraio 2006 alle 18:05

    Allora perdonerai, perdonerete, la scrittura “creativa”: scrivo al buio, in cantina e di fretta.

    OT stile chatt

    Oggi, per il compleanno di mia figlia, ho riscoperto la vecchia passione per il disegno a mano libera, cosi mi è toccato riprodurle tutti i personaggi di Narnia. Ho con lei un rapporto che non riesco mai ad avere con le donne: la sorellanza.

  32. Iltov il 26 febbraio 2006 alle 19:17

    Se fosse stato solo un breve racconto avrei detto “bello”, il guaio è che dietro c’è una realtà deprimente. Brutti tempi.

  33. tashtego il 26 febbraio 2006 alle 23:30

    magda, e la madranza?

  34. magda il 27 febbraio 2006 alle 04:55

    è interscambiabile con la padranza, la sorellanza, la fratellenza, insomma con tutti i semtimenti di panza.
    la madranza è quello piu’ potente, nel senso che ci si scambia un numero insuperabile di cose-carne-affetto.(chissà in tedesco una parola-concetto cosi come si direbbe)
    un perenne coito mutuato dalla spazialità transizionale .
    un figlio ti rimane sempre dentro, per questo spesso lo si preferisce ad un uomo.

  35. Luciano Freud il 27 febbraio 2006 alle 09:39

    la comunanza, l’anzia, l’ansa, la westernanza, l’alternanza, la mattanza, la renza, Mario Lanza…

  36. tashtego il 27 febbraio 2006 alle 09:51

    “un perenne coito mutuato dalla spazialità transizionale”.
    fico, ma che vuol dire?

  37. maline il 27 febbraio 2006 alle 11:49

    @ magda

    “la madranza è quello piu’ potente, nel senso che ci si scambia un numero insuperabile di cose-carne-affetto.(chissà in tedesco una parola-concetto cosi come si direbbe)”

    suggerisco: “Geborgenheit” -che richiama la sicurezza, la protezione ma anche l’essere o il venir “nascosto”.

  38. db il 27 febbraio 2006 alle 13:11

    Maline, stai heideggherando (= esagerando)! Qui col tedesco, come direbbero al paese, finiamo tutti in un veicolo cieco (ad es. Brutheit).
    A Ubicue normalmente ci si chiama “sorelli e fratelle”, i.e. a Ubicue Magda chiamerebbe sua figlia semplicemente “fratella” (e viceversa).

    Buon giornato!

  39. maline il 27 febbraio 2006 alle 13:35

    @ db

    Magda aveva posto un quesito che ho proposto di risolvere a quel modo. Null’altro. Quanto alla lingua tedesca… ne conosco poche così precise e pregnanti. (E le desinenze in -heit, -keit, vengono da certo Meister Eckart, una delle voci più poetiche dell’universo medievale tedesco -e non solo)

  40. tashtego il 27 febbraio 2006 alle 13:50

    c’è il francese “maternage”.
    può servire?

  41. magda il 27 febbraio 2006 alle 15:56

    @maline
    è bello ma manca la carnalità, cioè una parola che significhi sia carne che amore, inteso come eros- agape pathos- logos, perchè anche quando diventa grande alla mamma sebra sempre di allattarlo al seno( piu’ o meno) quindi “Geborgenheit” piu’ qualcosa di pelle o carne.
    @tash,
    gli oggetti trasizionali, sono quelli che lo psicologo Winnicot definisce tutti quei giochi che consentono al bambino di distanziarsi dalla madre in maniera graduale, che sostituiscono il lato affettivo contenutistico e rassicurante del grembo e successivamente del senso.
    Sono per esempio i peluche, le bambole, gli straccietti morbidi e tutto quello che ogni bambino da 0 a ….tot. anni si porta con se’ nei momenti coccole, per esempio prima di dormire.
    ecco tutti quegli oggetti per il bambino hanno il significato della madre, consentento a lui di sviluppare un distacco affettivo graduale.
    per questo si chiamano oggetti trasizionali, perchè sono momenti di passaggio dal legame ancestrale all’autonomia.
    c’è chi questo passaggio non lo effettua mai, oppure che sostituisce gli oggetti trasizionali del gioco, con giochi piu’ grandi ma aventi la stessa funzione: bambole gonfiabili, fruste, multisex etc etc :-).
    spaziali perchè gli oggetti consentono anche l’allontanamento fisico. come se fossero un tata in embrione.

    Maternage non so bene cosa comprenda…..so’ che Bion descrive bene una caratteristica materna che è la “reverie”

  42. mag il 27 febbraio 2006 alle 15:58

    scrivo da cani

  43. maline il 27 febbraio 2006 alle 17:24

    @ magda

    Devo darti ragione. Manca in effetti un poco l’elemento “carnale” -nel senso migliore. Del resto i tedeschi hanno questo dannato retaggio romantico…

  44. Valentino il 3 marzo 2006 alle 17:42

    Cara Gabriella,mi meravigli.Una ragazza di 16 anni che esprime i propri concetti in modo così chiaro e maturo sono una rarità.Soltanto una cosa non approvo.Non ritenerti fortunata nell’essere orfana(in fondo credo non lo pensi neppure tu veramente).Gli uomini sono tanti.Non sono tutti uguali.Come di persone come te credo ve ne siano poche.Te lo dice un ragazzo di 23 anni anni che a volte si sente un pò disilluso dal genere femminile ma che è sempre alla ricerca di un’anima gemella.Perchè pure le donne non sono tutte uguali.Cresci bene.Vale



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