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	Commenti a: Libertà d&#8217;informazione in Italia	</title>
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		<title>
		Di: mag		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/04/liberta-dinformazione-in-italia/#comment-24837</link>

		<dc:creator><![CDATA[mag]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Mar 2006 09:53:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ecco perchè possiamo sostenere che L&#039;Italia non è un paese democratico,
ecco perchè emergono giustamente in questi giorni gli scandali delle interconnessioni tra sistemi di intercettazione comunicativa finalizzata a pilotare consensi politici, risultati elettorali, coalizioni sotterranee.
Non è piu&#039; comprensibile nè identificabili chi detenga oggi il potere di controllo delle comunicazioni ma sopratutto la gestione di questi dati.
Fuori dall&#039;ambito istituzionale, che per altro è stato ampiamente contaminato dalla criminalità, diventa una giungla di nuovi barbari telematici costituita da interessi e connivenze di svariato profilo.
Il collante è il mercato dell&#039;informazione, reale, invetata, cospirativa, l&#039;informazione è il business del 3 millenio, le guerre sono mediatiche( 11 settembre, i processi televisivi( Cogne) la politica uno show da lavandaie(prodi berlusconi).
Non se ne esce se non rompendo alla radice la mentalità che del fittizio e del clamore si nutre: il culto del falso basato sull&#039;allenza potente tra ingoranza e criminalità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco perchè possiamo sostenere che L&#8217;Italia non è un paese democratico,<br />
ecco perchè emergono giustamente in questi giorni gli scandali delle interconnessioni tra sistemi di intercettazione comunicativa finalizzata a pilotare consensi politici, risultati elettorali, coalizioni sotterranee.<br />
Non è piu&#8217; comprensibile nè identificabili chi detenga oggi il potere di controllo delle comunicazioni ma sopratutto la gestione di questi dati.<br />
Fuori dall&#8217;ambito istituzionale, che per altro è stato ampiamente contaminato dalla criminalità, diventa una giungla di nuovi barbari telematici costituita da interessi e connivenze di svariato profilo.<br />
Il collante è il mercato dell&#8217;informazione, reale, invetata, cospirativa, l&#8217;informazione è il business del 3 millenio, le guerre sono mediatiche( 11 settembre, i processi televisivi( Cogne) la politica uno show da lavandaie(prodi berlusconi).<br />
Non se ne esce se non rompendo alla radice la mentalità che del fittizio e del clamore si nutre: il culto del falso basato sull&#8217;allenza potente tra ingoranza e criminalità.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: claudio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/04/liberta-dinformazione-in-italia/#comment-24242</link>

		<dc:creator><![CDATA[claudio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Mar 2006 17:39:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il probelma è che a molti non è ancora del tutto chiaro come la libertà di informazione rappresenti un dato intimamente connesso alla qualità di una democrazia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il probelma è che a molti non è ancora del tutto chiaro come la libertà di informazione rappresenti un dato intimamente connesso alla qualità di una democrazia.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Lorenzo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/04/liberta-dinformazione-in-italia/#comment-24202</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Mar 2006 15:12:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Concordo con Trespolo. Aggiungo che il giornalismo della carta stampata troppo spesso si traduce in una scialba cronaca la dove testate estere tendono a svolgere un maggiore e più accurato lavoro d&#039;indagine.
Per quanto riguarda i ducumenti presi in esame, nel loro insieme costituiscono un punto di vista &quot;esterno&quot; sulla situazione italiana e da questo punto di vista ciò che cattura l&#039;attenzione è lo stato in cui gravano i media televisivi che viene visto come ANOMALO in un assetto democratico e percepito come qualcosa di &quot;scandaloso&quot;.
L&#039;analisi dedicata alla stampa viene relegata in secondo piano. In alcuni casi la si giudica, a torto o a ragione, meno problematica semplicemente per via di un relativamente alto numero di testate giornalistiche nazionali.
In altri casi si accenna al problema (sempre con un occhi di riguardo al aspetto &quot;concentrazione&quot;) ma pur rilevandone una certa problematicità non si ha l&#039;impressione di trovarsi di fronte a una sostanziale incrinatura dell&#039;assetto democratito. Lo slogan &quot;primo ministro proprietario  o eminenza grigia di tutti i media televisivi italiani&quot; (che poi solo uno slogan non è) evoca qualcosa di più profondo, minaccioso e anomalo che all&#039;estero fa decisamente presa nella sua &quot;inconcepibilità&quot;.
Aggiungo che, se alla stampa è tradizionalmente riservato un ruolo di approfondimento, la televisione è il mezzo a più vasta diffusione che raggiunge un po&#039; tutti (in Italia e latrove). Questo può contribuire a spiegare la maggior attenzione ad essa riservata in queste analisi.
A parte ogni considerazione, una lettura anche sommaria, degli originali è un&#039;esperienza che non lascia delusi:-)

Ciao,
Lorenzo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo con Trespolo. Aggiungo che il giornalismo della carta stampata troppo spesso si traduce in una scialba cronaca la dove testate estere tendono a svolgere un maggiore e più accurato lavoro d&#8217;indagine.<br />
Per quanto riguarda i ducumenti presi in esame, nel loro insieme costituiscono un punto di vista &#8220;esterno&#8221; sulla situazione italiana e da questo punto di vista ciò che cattura l&#8217;attenzione è lo stato in cui gravano i media televisivi che viene visto come ANOMALO in un assetto democratico e percepito come qualcosa di &#8220;scandaloso&#8221;.<br />
L&#8217;analisi dedicata alla stampa viene relegata in secondo piano. In alcuni casi la si giudica, a torto o a ragione, meno problematica semplicemente per via di un relativamente alto numero di testate giornalistiche nazionali.<br />
In altri casi si accenna al problema (sempre con un occhi di riguardo al aspetto &#8220;concentrazione&#8221;) ma pur rilevandone una certa problematicità non si ha l&#8217;impressione di trovarsi di fronte a una sostanziale incrinatura dell&#8217;assetto democratito. Lo slogan &#8220;primo ministro proprietario  o eminenza grigia di tutti i media televisivi italiani&#8221; (che poi solo uno slogan non è) evoca qualcosa di più profondo, minaccioso e anomalo che all&#8217;estero fa decisamente presa nella sua &#8220;inconcepibilità&#8221;.<br />
Aggiungo che, se alla stampa è tradizionalmente riservato un ruolo di approfondimento, la televisione è il mezzo a più vasta diffusione che raggiunge un po&#8217; tutti (in Italia e latrove). Questo può contribuire a spiegare la maggior attenzione ad essa riservata in queste analisi.<br />
A parte ogni considerazione, una lettura anche sommaria, degli originali è un&#8217;esperienza che non lascia delusi:-)</p>
<p>Ciao,<br />
Lorenzo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Luigi Lusenti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/04/liberta-dinformazione-in-italia/#comment-24161</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luigi Lusenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Mar 2006 11:09:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;annosa questione della libertà di stampa ci rimanda all&#039;altra annosa questione: che fare?
Sembra ormai quasi frutto di impotenza riportare le continue denunce che escono, tutte giuste e sacrosante.
Dobbiamo ragionare su come uscirne. Io credo che non solo necessiti ristabilire regole e comportamenti decorosi sui giornali e sulle televisioni, sapendo bene che il &quot;fenomeno Berlusconi&quot; ha estremizzato, e volgarizzato, un problema già esistente, quello della manipolazione dell&#039;informazione, ma  misurasi con i nuovi strumenti che ci permetteno di comunicare: web, digitale, free press.
Ad esempio con pochi euro mi sono comprato un decoder e vedo alcune ottime televisioni, in primis RaiNews24, ottima non perchè dice quello che penso ma perchè fa il lavoro di informazione senza condizionamenti esterni. 
Ne faccio un altro di esempio: io compro il mio giornale tutte le mattine,anche se lo leggo sempre meno perchè ricevo molte notizie in tempo reale fra TV e Web. Il giornale mi piace completo e con articoli appronfonditi. E poi ho un senso di rifiuto a sapere che la gente non compra il giornale perchè deve pagarlo e poi invece prende quelli gratuiti (con la maleducazione di lasciarli in giro, specialmente sul metro).
Eppure credo che dobbiamo superare una certa forma di snobbismo che ci segna. Nei free press passa molta informazione, rapida, a spot come in televisione, ma passa. E molti, penso a Metro a Milano, non sono poi così indecorosi. Vogliamo allora raccogliere questa sfida.
Perchè non fare un free press popolare, tipo Paese Sera per chi se lo ricorda. Magari, visto i grandi investimenti che servono, pensarlo settimanale. Certo anche in questo caso deve essere garantita la libertà, l&#039;indipendenza e la professionalità dei giornalisti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;annosa questione della libertà di stampa ci rimanda all&#8217;altra annosa questione: che fare?<br />
Sembra ormai quasi frutto di impotenza riportare le continue denunce che escono, tutte giuste e sacrosante.<br />
Dobbiamo ragionare su come uscirne. Io credo che non solo necessiti ristabilire regole e comportamenti decorosi sui giornali e sulle televisioni, sapendo bene che il &#8220;fenomeno Berlusconi&#8221; ha estremizzato, e volgarizzato, un problema già esistente, quello della manipolazione dell&#8217;informazione, ma  misurasi con i nuovi strumenti che ci permetteno di comunicare: web, digitale, free press.<br />
Ad esempio con pochi euro mi sono comprato un decoder e vedo alcune ottime televisioni, in primis RaiNews24, ottima non perchè dice quello che penso ma perchè fa il lavoro di informazione senza condizionamenti esterni.<br />
Ne faccio un altro di esempio: io compro il mio giornale tutte le mattine,anche se lo leggo sempre meno perchè ricevo molte notizie in tempo reale fra TV e Web. Il giornale mi piace completo e con articoli appronfonditi. E poi ho un senso di rifiuto a sapere che la gente non compra il giornale perchè deve pagarlo e poi invece prende quelli gratuiti (con la maleducazione di lasciarli in giro, specialmente sul metro).<br />
Eppure credo che dobbiamo superare una certa forma di snobbismo che ci segna. Nei free press passa molta informazione, rapida, a spot come in televisione, ma passa. E molti, penso a Metro a Milano, non sono poi così indecorosi. Vogliamo allora raccogliere questa sfida.<br />
Perchè non fare un free press popolare, tipo Paese Sera per chi se lo ricorda. Magari, visto i grandi investimenti che servono, pensarlo settimanale. Certo anche in questo caso deve essere garantita la libertà, l&#8217;indipendenza e la professionalità dei giornalisti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: temperanza		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/04/liberta-dinformazione-in-italia/#comment-24150</link>

		<dc:creator><![CDATA[temperanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Mar 2006 19:06:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come diceva il compagno Lenin:


L&#039;opportunismo non è più un effetto del caso, né un errore, né una svista, né il tradimento di individui isolati, ma il prodotto sociale di tutta un&#039;epoca storica.

E il compagno Mao aggiungeva qualche annetto dopo:

Per rovesciare un potere politico, è sempre necessario in primo luogo creare un&#039;opinione pubblica, svolgere il lavoro nel settore ideologico. Ciò è vero sia per le classi rivoluzionarie che per quelle controrivoluzionarie.

Però diceva anche:

Tutte le idee sbagliate debbono essere sottoposte a critica, in nessuna circostanza si deve permettere che esse si diffondano incontrallate.
(la rete non gli sarebbe piaciuta, e non piace neppure ai suoi successori)

Grazie LA]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come diceva il compagno Lenin:</p>
<p>L&#8217;opportunismo non è più un effetto del caso, né un errore, né una svista, né il tradimento di individui isolati, ma il prodotto sociale di tutta un&#8217;epoca storica.</p>
<p>E il compagno Mao aggiungeva qualche annetto dopo:</p>
<p>Per rovesciare un potere politico, è sempre necessario in primo luogo creare un&#8217;opinione pubblica, svolgere il lavoro nel settore ideologico. Ciò è vero sia per le classi rivoluzionarie che per quelle controrivoluzionarie.</p>
<p>Però diceva anche:</p>
<p>Tutte le idee sbagliate debbono essere sottoposte a critica, in nessuna circostanza si deve permettere che esse si diffondano incontrallate.<br />
(la rete non gli sarebbe piaciuta, e non piace neppure ai suoi successori)</p>
<p>Grazie LA</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: mag		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/04/liberta-dinformazione-in-italia/#comment-24148</link>

		<dc:creator><![CDATA[mag]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Mar 2006 17:42:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E&#039; improbabile che esista una qualche forma di libertà d&#039;informazione in uno Stato il cui primo ministro è in questi giorni a sorridere all&#039;assassino di Nicola Calipari.
Berlusconi è l&#039;uomo che ha allontanato l&#039;Italia dall&#039;Europa, segregandola all&#039;ultima ruota del carro a stelle e striscie.
Siamo un problema per l&#039;Europa, questo dice tutta la stampa libera internazionale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; improbabile che esista una qualche forma di libertà d&#8217;informazione in uno Stato il cui primo ministro è in questi giorni a sorridere all&#8217;assassino di Nicola Calipari.<br />
Berlusconi è l&#8217;uomo che ha allontanato l&#8217;Italia dall&#8217;Europa, segregandola all&#8217;ultima ruota del carro a stelle e striscie.<br />
Siamo un problema per l&#8217;Europa, questo dice tutta la stampa libera internazionale.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Adriano Padua		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/04/liberta-dinformazione-in-italia/#comment-24140</link>

		<dc:creator><![CDATA[Adriano Padua]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Mar 2006 14:48:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Trespolo cogli nel segno. Quella dell&#039;editoria impura è una delle principali cause dello stato penoso in cui versa l&#039;informazione giornalistica in italia, ed è pre-berlusconiana.  Da sempre i proprietari dei giornali italiani non fanno l&#039;editore di mestiere ma sono impegnati in ben altri campi economici ed usano il giornale all&#039;occorrenza come strumento di sostegno, pressione o pubblicità occulta. Mattei ne creò uno per l&#039;eni (il giorno), poichè gli serviva uno strumento di pressione per le politiche energetiche (ed estere, ovviamente) Poi ci sarebbe da parlare anche del sistema dei finanziamenti pubblici e della raccolta pubblicitaria, entrambi infatti non funzionano. Per ora mi fermo però. Saluti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trespolo cogli nel segno. Quella dell&#8217;editoria impura è una delle principali cause dello stato penoso in cui versa l&#8217;informazione giornalistica in italia, ed è pre-berlusconiana.  Da sempre i proprietari dei giornali italiani non fanno l&#8217;editore di mestiere ma sono impegnati in ben altri campi economici ed usano il giornale all&#8217;occorrenza come strumento di sostegno, pressione o pubblicità occulta. Mattei ne creò uno per l&#8217;eni (il giorno), poichè gli serviva uno strumento di pressione per le politiche energetiche (ed estere, ovviamente) Poi ci sarebbe da parlare anche del sistema dei finanziamenti pubblici e della raccolta pubblicitaria, entrambi infatti non funzionano. Per ora mi fermo però. Saluti</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Trespolo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/04/liberta-dinformazione-in-italia/#comment-24121</link>

		<dc:creator><![CDATA[Trespolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Mar 2006 10:42:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sul tema della raccolta pubblicitaria, fondamentale perché diminuisce le risorse disponibili sul mercato e necessarie per far crescere qualunque azienda, sarebbe poi interessante andare a raffrontare le tariffe pubblicitarie di giornali esteri equivalenti, come dimensione ponderata, ai corrispondenti italiani e che vantano tirature ben più consistenti.
Potremmo scoprire che i costi pubblicitari dei giornali italiani sono fra i più alti e persino sproporzionati rispetto ai corrispondenti esteri (se si considera la sola tiratura come elemento qualificante per determinare il costo pubblicitario). Quando mi trovo di fronte a situazioni simili mi viene sempre da chiedermi: perché in Italia la gente (traduci in società) è così stupida da spendere in comunicazione pubblicitaria più che all&#039;estero?
E perché la raccolta pubblicitaria per i quotidiani segue (con qualche piccola variante in più) lo stesso schema delle TV? (Corriere/Repubblica a farla da padroni con la variante Gazzetta dello Sport, ma sempre gruppo RCS).

Butto lì un esempio: non ho trovato un quotidiano uno che, programmi alla mano, abbia abbozzato un confronto paritetico fra i programmi presentati dalle due coalizioni analizzandone il contenuto e ricorrendo, se necessario, ai suoi esperti (quelli del quotidiano), per confutare, numeri alla mano, le tesi esposte nei due programmi. Nulla di tutto questo: riportano il solito ammasso informe di opinioni (opinabili) appese ai soliti slogan e delle quali, senza nessun rimpianto, potremmo fare tranquillamente a meno.

Forse vale veramente la pena allargare lo scenario e provare a guardare oltre il duopolio televisivo; che rimane comunque un nodo da affrontare e risolvere e, personalmente, non sono così convinto che possa essere risolto SOLO da una legge in materia.

Buona giornata. Trespolo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul tema della raccolta pubblicitaria, fondamentale perché diminuisce le risorse disponibili sul mercato e necessarie per far crescere qualunque azienda, sarebbe poi interessante andare a raffrontare le tariffe pubblicitarie di giornali esteri equivalenti, come dimensione ponderata, ai corrispondenti italiani e che vantano tirature ben più consistenti.<br />
Potremmo scoprire che i costi pubblicitari dei giornali italiani sono fra i più alti e persino sproporzionati rispetto ai corrispondenti esteri (se si considera la sola tiratura come elemento qualificante per determinare il costo pubblicitario). Quando mi trovo di fronte a situazioni simili mi viene sempre da chiedermi: perché in Italia la gente (traduci in società) è così stupida da spendere in comunicazione pubblicitaria più che all&#8217;estero?<br />
E perché la raccolta pubblicitaria per i quotidiani segue (con qualche piccola variante in più) lo stesso schema delle TV? (Corriere/Repubblica a farla da padroni con la variante Gazzetta dello Sport, ma sempre gruppo RCS).</p>
<p>Butto lì un esempio: non ho trovato un quotidiano uno che, programmi alla mano, abbia abbozzato un confronto paritetico fra i programmi presentati dalle due coalizioni analizzandone il contenuto e ricorrendo, se necessario, ai suoi esperti (quelli del quotidiano), per confutare, numeri alla mano, le tesi esposte nei due programmi. Nulla di tutto questo: riportano il solito ammasso informe di opinioni (opinabili) appese ai soliti slogan e delle quali, senza nessun rimpianto, potremmo fare tranquillamente a meno.</p>
<p>Forse vale veramente la pena allargare lo scenario e provare a guardare oltre il duopolio televisivo; che rimane comunque un nodo da affrontare e risolvere e, personalmente, non sono così convinto che possa essere risolto SOLO da una legge in materia.</p>
<p>Buona giornata. Trespolo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Trespolo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/04/liberta-dinformazione-in-italia/#comment-24120</link>

		<dc:creator><![CDATA[Trespolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Mar 2006 10:24:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Molto interessante, però mi pare che manchi, in tutti questi stralci - forse è presente nelle relazioni - un&#039;analisi relativa non solo alla TV, ma al mondo della stampa. E&#039; un&#039;altra grnade anomalia italiana che vede le principali testate (Repubblica, Corriere, Stampa, Giornale) di proprietà non di imprenditori editoriali, ma di importanti Gruppi Finanziari e Industriali tutti con legami molto stretti con il mondo politico e che non hanno alcun interesse nel comunicare le informazioni oltre certi limiti.
Se la TV può sfruttare una larga diffusione (e l&#039;attuale duopolio, del quale si dovrebbero capire le fondamenta industriali e i passi che hanno portato alla nascita di questo duopolio), i giornali, la carta stampata, rimangono comunque il mezzo che cementa l&#039;opinione: il mezzzo più credibile.

D&#039;accordo che il tema TV deve essere risolto, ma ritengo personalmente più dannoso, al fine di una informazione coerente, affidabile, puntuale, il condizionamento &quot;implicito&quot; che la maggior parte delle testate giornalistiche italiane si porta appresso dalle fondamenta.

Chi ha interesse a riportare la notizia dell&#039;equity swap &quot;anomalo&quot; se coinvolge la proprietà? Chi ha interesse a stigmatizzare balzani annunci estivi di fusioni finanziarie, poi andate a male, e la relativa speculazione scatenata, se la proprietà è coinvolta? E l&#039;elenco potrebbe continuare...

Amplierei il tema, interessantissimo, focalizzandolo anche sulla carta stampata e non solo sulle TV.

Buona giornata. Trespolo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molto interessante, però mi pare che manchi, in tutti questi stralci &#8211; forse è presente nelle relazioni &#8211; un&#8217;analisi relativa non solo alla TV, ma al mondo della stampa. E&#8217; un&#8217;altra grnade anomalia italiana che vede le principali testate (Repubblica, Corriere, Stampa, Giornale) di proprietà non di imprenditori editoriali, ma di importanti Gruppi Finanziari e Industriali tutti con legami molto stretti con il mondo politico e che non hanno alcun interesse nel comunicare le informazioni oltre certi limiti.<br />
Se la TV può sfruttare una larga diffusione (e l&#8217;attuale duopolio, del quale si dovrebbero capire le fondamenta industriali e i passi che hanno portato alla nascita di questo duopolio), i giornali, la carta stampata, rimangono comunque il mezzo che cementa l&#8217;opinione: il mezzzo più credibile.</p>
<p>D&#8217;accordo che il tema TV deve essere risolto, ma ritengo personalmente più dannoso, al fine di una informazione coerente, affidabile, puntuale, il condizionamento &#8220;implicito&#8221; che la maggior parte delle testate giornalistiche italiane si porta appresso dalle fondamenta.</p>
<p>Chi ha interesse a riportare la notizia dell&#8217;equity swap &#8220;anomalo&#8221; se coinvolge la proprietà? Chi ha interesse a stigmatizzare balzani annunci estivi di fusioni finanziarie, poi andate a male, e la relativa speculazione scatenata, se la proprietà è coinvolta? E l&#8217;elenco potrebbe continuare&#8230;</p>
<p>Amplierei il tema, interessantissimo, focalizzandolo anche sulla carta stampata e non solo sulle TV.</p>
<p>Buona giornata. Trespolo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Adriano Padua		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/04/liberta-dinformazione-in-italia/#comment-24115</link>

		<dc:creator><![CDATA[Adriano Padua]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Mar 2006 09:16:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ricognizione esaustiva e preziosa. Ottimo lavoro davvero. Ci passerò un po&#039; di tempo. Grazie

A.P.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricognizione esaustiva e preziosa. Ottimo lavoro davvero. Ci passerò un po&#8217; di tempo. Grazie</p>
<p>A.P.</p>
]]></content:encoded>
		
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