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	Commenti a: Poesie	</title>
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		<title>
		Di: emma		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Mar 2006 17:27:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dici cose che fanno pensare, Tash.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dici cose che fanno pensare, Tash.</p>
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		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/09/poesie-3/#comment-24951</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Mar 2006 09:06:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi sono espresso male, Emma.
Non sto parlando di “ideologia americana”, o almeno non in senso diretto.
Non mi riferisco alle operazioni strumentali di intenzionale emanazione ideologica degli states, che pure ci sono.
Mi riferisco invece al trasferimento dell’immaginario da qui a lì, avvenuto nel corso degli ultimi decenni, ma iniziato nel primo dopoguerra.
È un fenomeno che investe l’Italia in modo particolare e già dal primissimo dopoguerra. 
Non occorre che ne elenchi i dati salienti, che risalgono già, nella versione “alta” e cosciente, a Pavese e Vittorini, nella versione “bassa” e popolare, a Nando Moriconi.
È il mondo americano che semplicemente si impone, sia nella versione iper-urbana che in quella iper-rurale et western, sia in tutti i possibili passaggi intermedi tra le due.
Non sto esprimendo giudizi di valore, che vorrei proprio tenere fuori dal discorso.
Anche se spesso produce ottima letteratura, il mondo americano viaggia in modalità audio-visiva, cinema, musica, televisione, arti visive, eccetera: emozioni che costruiscono solidamente il nostro “altrove” e che contribuiscono tra gli altri fattori all’incessante processo italico di auto-deprezzamento permanente. 
Mi fermo qui, ma prima voglio citare un piccolo esempio di quello che sto discendo: anni fa seguii un corso di scrittura organizzato da una casa editrice: il primo testo che ci fu sottoposto come esempio concreto da esaminare fu il racconto di Carver che si intitola Cattedrale: si trattava cioè di un racconto scritto in lingua inglese e poi tradotto: mi sono domandato quanti corsi di scrittura americani cominciano con l’esame di un racconto scritto in italiano e poi tradotto.
I giovani docenti, benché molto svegli, non erano in grado di cogliere la stranezza della cosa: avevano completamente interiorizzato un senso di appartenenza, sicuramente autentico, ad una cultura letteraria diversa, riferita ad un mondo diverso, ma sentita ugualmente come assolutamente famigliare. 
Si sanno più cose su come vive un americano del midwest, che su un abruzzese della provincia di Chieti, che infatti si svuota e muore.
Tutto ciò è assolutamente normale, oggi.
Ma totalmente asimmetrico.
Insomma almeno essere consapevoli della debolezza di questa situazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono espresso male, Emma.<br />
Non sto parlando di “ideologia americana”, o almeno non in senso diretto.<br />
Non mi riferisco alle operazioni strumentali di intenzionale emanazione ideologica degli states, che pure ci sono.<br />
Mi riferisco invece al trasferimento dell’immaginario da qui a lì, avvenuto nel corso degli ultimi decenni, ma iniziato nel primo dopoguerra.<br />
È un fenomeno che investe l’Italia in modo particolare e già dal primissimo dopoguerra.<br />
Non occorre che ne elenchi i dati salienti, che risalgono già, nella versione “alta” e cosciente, a Pavese e Vittorini, nella versione “bassa” e popolare, a Nando Moriconi.<br />
È il mondo americano che semplicemente si impone, sia nella versione iper-urbana che in quella iper-rurale et western, sia in tutti i possibili passaggi intermedi tra le due.<br />
Non sto esprimendo giudizi di valore, che vorrei proprio tenere fuori dal discorso.<br />
Anche se spesso produce ottima letteratura, il mondo americano viaggia in modalità audio-visiva, cinema, musica, televisione, arti visive, eccetera: emozioni che costruiscono solidamente il nostro “altrove” e che contribuiscono tra gli altri fattori all’incessante processo italico di auto-deprezzamento permanente.<br />
Mi fermo qui, ma prima voglio citare un piccolo esempio di quello che sto discendo: anni fa seguii un corso di scrittura organizzato da una casa editrice: il primo testo che ci fu sottoposto come esempio concreto da esaminare fu il racconto di Carver che si intitola Cattedrale: si trattava cioè di un racconto scritto in lingua inglese e poi tradotto: mi sono domandato quanti corsi di scrittura americani cominciano con l’esame di un racconto scritto in italiano e poi tradotto.<br />
I giovani docenti, benché molto svegli, non erano in grado di cogliere la stranezza della cosa: avevano completamente interiorizzato un senso di appartenenza, sicuramente autentico, ad una cultura letteraria diversa, riferita ad un mondo diverso, ma sentita ugualmente come assolutamente famigliare.<br />
Si sanno più cose su come vive un americano del midwest, che su un abruzzese della provincia di Chieti, che infatti si svuota e muore.<br />
Tutto ciò è assolutamente normale, oggi.<br />
Ma totalmente asimmetrico.<br />
Insomma almeno essere consapevoli della debolezza di questa situazione.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: emma		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/09/poesie-3/#comment-24942</link>

		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Mar 2006 07:29:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sì Tash, penso sia così. Ma penso anche sia uno schema, un modello di carattere generale da vagliare empiricamente.
Penso poi che la cultura americana sia un universo ricco e contradditorio, fatto non solo di ideologia strumentale ma anche di proposte innovative e alternative. E che al proprio interno abbia materiale per nutrire tutte le proprie contraddizioni, dunque sia per chi è pro sia per chi è contro l’ideologia americana in senso stretto.
Non so fino a che punto possa ancora funzionare l’argomento dell’Europa “piena di cultura e civiltà secolare”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì Tash, penso sia così. Ma penso anche sia uno schema, un modello di carattere generale da vagliare empiricamente.<br />
Penso poi che la cultura americana sia un universo ricco e contradditorio, fatto non solo di ideologia strumentale ma anche di proposte innovative e alternative. E che al proprio interno abbia materiale per nutrire tutte le proprie contraddizioni, dunque sia per chi è pro sia per chi è contro l’ideologia americana in senso stretto.<br />
Non so fino a che punto possa ancora funzionare l’argomento dell’Europa “piena di cultura e civiltà secolare”.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/09/poesie-3/#comment-24935</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Mar 2006 22:46:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@emma
“Il mito e l’immaginario americani non sono aggirabili”, mi riferivo a questa frase, Emma, a quell’altra sulla familiarità dei temi di queste poesie.
La periferia dell’impero ha lo sguardo costantemente rivolto al centro.
I dominati sono assorti nella contemplazione del Dominante, del quale appaiono loro attraenti anche le scorie, le deformazioni, i palesi fallimenti.
Il Dominante riesce a trasformare in centro anche la sua più remota e desolante periferia interna, costruendone un mito esportabile e l’impone.
Riesce a rendere affascinante il vuoto e la desolazione e la degradazione e il non senso del suo nulla più profondo, anche lì dove c’è invece un pieno di cultura e civiltà secolare.
L’Europa e il mondo si innamorano degli stracci dell’America e li indossano da decenni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@emma<br />
“Il mito e l’immaginario americani non sono aggirabili”, mi riferivo a questa frase, Emma, a quell’altra sulla familiarità dei temi di queste poesie.<br />
La periferia dell’impero ha lo sguardo costantemente rivolto al centro.<br />
I dominati sono assorti nella contemplazione del Dominante, del quale appaiono loro attraenti anche le scorie, le deformazioni, i palesi fallimenti.<br />
Il Dominante riesce a trasformare in centro anche la sua più remota e desolante periferia interna, costruendone un mito esportabile e l’impone.<br />
Riesce a rendere affascinante il vuoto e la desolazione e la degradazione e il non senso del suo nulla più profondo, anche lì dove c’è invece un pieno di cultura e civiltà secolare.<br />
L’Europa e il mondo si innamorano degli stracci dell’America e li indossano da decenni.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: emma		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/09/poesie-3/#comment-24932</link>

		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Mar 2006 21:57:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Beh Tash, ti ho semplicemente dato ragione.
Certo, uno non può rovinarsi l’esistenza a chiedersi ogni volta perché una cosa (una poesia) gli piace o non gli piace.
Però ogni tanto magari sì.
Potrei chiedermi ad es. perché le poesie dei poeti francesi pubblicati da Andrea Inglese e Andrea Raos su N.A. mi sembrano meno gradevoli, e meno accattivanti, e meno cinematografiche di queste.
Che sia anche perché vedo meno film francesi, leggo meno libri francesi, ascolto meno musica francese, ecc.?
O perché anche in Francia i format davvero dominanti (nonostante un certo tradizionale nazionalismo) sono quelli americani?
Lo so, sto semplificando e sto esagerando. Però…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Beh Tash, ti ho semplicemente dato ragione.<br />
Certo, uno non può rovinarsi l’esistenza a chiedersi ogni volta perché una cosa (una poesia) gli piace o non gli piace.<br />
Però ogni tanto magari sì.<br />
Potrei chiedermi ad es. perché le poesie dei poeti francesi pubblicati da Andrea Inglese e Andrea Raos su N.A. mi sembrano meno gradevoli, e meno accattivanti, e meno cinematografiche di queste.<br />
Che sia anche perché vedo meno film francesi, leggo meno libri francesi, ascolto meno musica francese, ecc.?<br />
O perché anche in Francia i format davvero dominanti (nonostante un certo tradizionale nazionalismo) sono quelli americani?<br />
Lo so, sto semplificando e sto esagerando. Però…</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/09/poesie-3/#comment-24897</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Mar 2006 13:11:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[emma.
acuta.
precisa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>emma.<br />
acuta.<br />
precisa.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: emma		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/09/poesie-3/#comment-24889</link>

		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Mar 2006 11:09:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le poesie sono interessanti, però le osservazioni di Tash pure.
Evidentemente il mito e l’immaginario americani non sono aggirabili. Sia quando li si condivide sia quando ci si pone contro.
E anche per le forme forse si possono fare discorsi analoghi.
Qui mi sembra di avvertire l’eco della Beat Generation e qualcosa di Carver.
Mi chiedo quanto conta, nella mia “accettazione” (nel “gradimento”) di queste poesie, il sentimento di relativa familiarità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le poesie sono interessanti, però le osservazioni di Tash pure.<br />
Evidentemente il mito e l’immaginario americani non sono aggirabili. Sia quando li si condivide sia quando ci si pone contro.<br />
E anche per le forme forse si possono fare discorsi analoghi.<br />
Qui mi sembra di avvertire l’eco della Beat Generation e qualcosa di Carver.<br />
Mi chiedo quanto conta, nella mia “accettazione” (nel “gradimento”) di queste poesie, il sentimento di relativa familiarità.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: superficia lotta		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/09/poesie-3/#comment-24888</link>

		<dc:creator><![CDATA[superficia lotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Mar 2006 11:07:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Wenders è uno scoppiato
von Trier è uno scoppio
manderlai, manderlai!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Wenders è uno scoppiato<br />
von Trier è uno scoppio<br />
manderlai, manderlai!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/09/poesie-3/#comment-24883</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Mar 2006 10:19:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L’America ha colonizzato l’inconscio di tutti noi e da molto tempo. 
Non solo quello “sclerotico” di Wim.
È un fenomeno di trasferimento culturale che dura da almeno sessant’anni e che per intensità, forza e costanza non ha avuto precedenti nella storia. 
L’America si rivolge direttamente alle masse di tutto il mondo ricostruendone inconscio, valori, desideri, cultura, “identità”, eccetera.
Gli intellettuali vengono saltati a piè pari: non si tratta solo di una semplice corrente di “influenza” culturale come ce ne sono state tante tra le diverse culture, si tratta di una vera a propria sostituzione, di un trapianto.
L’America ci ha disinstallato dall’inconscio il software di default nazionale e l’ha sostituito con un altro, il suo.
Non l’ha fatto di proposito, è stata una conseguenza, la più rilevante, della sua forza “fisica” che ne ha determinato la mostruosa capacità di “emanazione”.
Il vento americano è incessante e violentissimo.
L’unico paese nella storia dell’umanità che è riuscito ad imporre come moda a tutto il mondo (Cina compresa) il modo di vestire dei suoi bovari.
Un poeta spagnolo che scrive versi situati nello spazio immaginario della provincia americana.
Esisteranno poeti americani che scrivono versi situati nello spazio immaginario della provincia spagnola?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’America ha colonizzato l’inconscio di tutti noi e da molto tempo.<br />
Non solo quello “sclerotico” di Wim.<br />
È un fenomeno di trasferimento culturale che dura da almeno sessant’anni e che per intensità, forza e costanza non ha avuto precedenti nella storia.<br />
L’America si rivolge direttamente alle masse di tutto il mondo ricostruendone inconscio, valori, desideri, cultura, “identità”, eccetera.<br />
Gli intellettuali vengono saltati a piè pari: non si tratta solo di una semplice corrente di “influenza” culturale come ce ne sono state tante tra le diverse culture, si tratta di una vera a propria sostituzione, di un trapianto.<br />
L’America ci ha disinstallato dall’inconscio il software di default nazionale e l’ha sostituito con un altro, il suo.<br />
Non l’ha fatto di proposito, è stata una conseguenza, la più rilevante, della sua forza “fisica” che ne ha determinato la mostruosa capacità di “emanazione”.<br />
Il vento americano è incessante e violentissimo.<br />
L’unico paese nella storia dell’umanità che è riuscito ad imporre come moda a tutto il mondo (Cina compresa) il modo di vestire dei suoi bovari.<br />
Un poeta spagnolo che scrive versi situati nello spazio immaginario della provincia americana.<br />
Esisteranno poeti americani che scrivono versi situati nello spazio immaginario della provincia spagnola?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/09/poesie-3/#comment-24870</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Mar 2006 23:10:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[che l&#039;america abbia colonizzato l&#039;inconscio di wim weneders è certo, il  mio pure, ma in porzioni meno arteriosclerotiche ( wenders e l&#039;arteriosclerosi USA: ne verrebbe fuori un bel saggio)
anch&#039;io comunque sento aleggiare nel bravo poeta spagnolo certa aria da Sam Shepard (sbadiglio), ma malgrado tutti i rischi, mi sembra prevalga una reale &quot;freschezza&quot; e agilità di sguardo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>che l&#8217;america abbia colonizzato l&#8217;inconscio di wim weneders è certo, il  mio pure, ma in porzioni meno arteriosclerotiche ( wenders e l&#8217;arteriosclerosi USA: ne verrebbe fuori un bel saggio)<br />
anch&#8217;io comunque sento aleggiare nel bravo poeta spagnolo certa aria da Sam Shepard (sbadiglio), ma malgrado tutti i rischi, mi sembra prevalga una reale &#8220;freschezza&#8221; e agilità di sguardo</p>
]]></content:encoded>
		
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