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	Commenti a: Il lavoro fa male (mobbing 1)	</title>
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		<title>
		Di: Mauro Baldrati		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/15/il-lavoro-fa-male-mobbing-1/#comment-25489</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mauro Baldrati]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Mar 2006 21:07:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Che poi sarebbe Baldrati, e non Boldrati, ma ti perdono perché so di avere un cognome problematico [probabilmente dovrei cambiarmelo, come fecero Robert Capa e Helmut Newton (che non se li filava nessuno quando andavano in giro coi loro cognomi difficili)].

Quando scrivi “Sto affermando che se quei fotografi hanno usato il bianconero lo si deve ai limiti tecnici che ha avuto il colore, soprattutto in stampa.” è una sentenza così assoluta e paradossale, rinforzata con “una volta il passaggio del laboratorio poteva risultare artisticamente devastante.” che mi trema la tastiera tash. I fotografi che ho citato (e ne ho dimenticato uno dei giorni nostri, Delgado, che lavora solo in b/n) operavano su due livelli: i lavori su commissione e quelli di ricerca. In quelli su commissione, quando le condizioni lo permettevano, usavano il b/n; nelle ricerche quasi unicamente il b/n, per scelta dichiarata, e non per difficoltà tecniche. Tanto più che molti utilizzavano fotocamere a grande formato (20 X25) che garantivano una resa del colore identica alla realtà. Non vi era nessun “passaggio artisticamente devastante”. Questa mia non è una sentenza, come invece lo è la tua, perché conosco il lavoro dei fotografi, ho letto le loro interviste e ne ho intervistato io stesso. E oggi, in era digitale, le riviste che danno particolare peso alle immagini, come quelle di moda per esempio [e tu dirai: orrore! E chi se ne frega della moda? Appunto, chi se ne frega, però attraverso la moda, quando la mediazione con la committenza lo permette, la fotografia si esprime ad alti livelli. E ci sono pagine e pagine in b/n. E pensa che ci sono i vestiti da far vedere, si rinuncia al colore dei vestiti: e sai perché? perché il b/n è altamente emotivo. Questa non è una sentenza, è una sintesi che arriva da anni di lavoro e di ricerca, mia e di altri fotografi. E tu, se mi permetti una digressione sul personale (ma sì che me lo permetti) hai una forte avversione per tutto ciò che emotivo. Quando senti odore di emotività alzi uno schermo arcigno di Super Io incorruttibile e si salvi chi può] e anche riviste di ritratto, soprattutto americane e inglesi, fanno un largo uso di b/n.

Anche “La fotografia ha de-necessitato il rapporto dell’arte con reale, come referente comune tra artista e osservatore, tra arte e pubblico (starei per dire “popolo”).” Mi lascia così. Che si può dire? Ah. Oh. Ostia.

Insomma, io la vedo così tash.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che poi sarebbe Baldrati, e non Boldrati, ma ti perdono perché so di avere un cognome problematico [probabilmente dovrei cambiarmelo, come fecero Robert Capa e Helmut Newton (che non se li filava nessuno quando andavano in giro coi loro cognomi difficili)].</p>
<p>Quando scrivi “Sto affermando che se quei fotografi hanno usato il bianconero lo si deve ai limiti tecnici che ha avuto il colore, soprattutto in stampa.” è una sentenza così assoluta e paradossale, rinforzata con “una volta il passaggio del laboratorio poteva risultare artisticamente devastante.” che mi trema la tastiera tash. I fotografi che ho citato (e ne ho dimenticato uno dei giorni nostri, Delgado, che lavora solo in b/n) operavano su due livelli: i lavori su commissione e quelli di ricerca. In quelli su commissione, quando le condizioni lo permettevano, usavano il b/n; nelle ricerche quasi unicamente il b/n, per scelta dichiarata, e non per difficoltà tecniche. Tanto più che molti utilizzavano fotocamere a grande formato (20 X25) che garantivano una resa del colore identica alla realtà. Non vi era nessun “passaggio artisticamente devastante”. Questa mia non è una sentenza, come invece lo è la tua, perché conosco il lavoro dei fotografi, ho letto le loro interviste e ne ho intervistato io stesso. E oggi, in era digitale, le riviste che danno particolare peso alle immagini, come quelle di moda per esempio [e tu dirai: orrore! E chi se ne frega della moda? Appunto, chi se ne frega, però attraverso la moda, quando la mediazione con la committenza lo permette, la fotografia si esprime ad alti livelli. E ci sono pagine e pagine in b/n. E pensa che ci sono i vestiti da far vedere, si rinuncia al colore dei vestiti: e sai perché? perché il b/n è altamente emotivo. Questa non è una sentenza, è una sintesi che arriva da anni di lavoro e di ricerca, mia e di altri fotografi. E tu, se mi permetti una digressione sul personale (ma sì che me lo permetti) hai una forte avversione per tutto ciò che emotivo. Quando senti odore di emotività alzi uno schermo arcigno di Super Io incorruttibile e si salvi chi può] e anche riviste di ritratto, soprattutto americane e inglesi, fanno un largo uso di b/n.</p>
<p>Anche “La fotografia ha de-necessitato il rapporto dell’arte con reale, come referente comune tra artista e osservatore, tra arte e pubblico (starei per dire “popolo”).” Mi lascia così. Che si può dire? Ah. Oh. Ostia.</p>
<p>Insomma, io la vedo così tash.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/15/il-lavoro-fa-male-mobbing-1/#comment-25461</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Mar 2006 14:19:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@boldrati
perché le mie sarebbero &quot;sentenze&quot; e le tue invece no?
dove sta la differenza boldrati?
non saranno invece entrambe opinioni espresse sinteticamente?
cioè in sintonia col mezzo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@boldrati<br />
perché le mie sarebbero &#8220;sentenze&#8221; e le tue invece no?<br />
dove sta la differenza boldrati?<br />
non saranno invece entrambe opinioni espresse sinteticamente?<br />
cioè in sintonia col mezzo?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Mauro Baldrati		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/15/il-lavoro-fa-male-mobbing-1/#comment-25399</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mauro Baldrati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Mar 2006 15:21:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tashtego, mi sembra che procedi per sentenze. Perché non le lasciamo ai giudici e al papa le sentenze?
Esiste un dibattito perlomeno trentennale sulla fotografia come forma di arte più o meno “pura”; io appartengo alla tendenza di chi invece la considera come un artigianato produttivo che ha come scopo quello di creare immagini, col réportage, il ritratto, il paesaggio, la pubblicità e la moda: è produttiva perché ha un committente, un veicolo di comunicazione (i giornali, i manifesti ecc.), e si esprime per mezzo di una mediazione con un mezzo tecnico – analogico o digitale, non cambia di molto – e con la realtà che è chiamata a riprodurre, o interpretare. In questa attività artigianale fa ricerca, può esprimere un’estetica, uno stile e delle emozioni. Ora, Biondillo mi sembra più informato sulla fotografia come momento di performance artistica in sé, e se vuole può informarci, può spiegarci; personalmente la cosa mi lascia un po’ tiepido. Io credo, con moltissimi fotografi che ho conosciuto e altri di cui ho letto interviste, che le ricerche fotografiche possano certamente trovare uno sbocco espositivo nelle gallerie d’arte, ma la mostra per eccellenza della fotografia resta la pagina del giornale, o di un libro (o anche lo schermo di un video, non cambia la sostanza).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tashtego, mi sembra che procedi per sentenze. Perché non le lasciamo ai giudici e al papa le sentenze?<br />
Esiste un dibattito perlomeno trentennale sulla fotografia come forma di arte più o meno “pura”; io appartengo alla tendenza di chi invece la considera come un artigianato produttivo che ha come scopo quello di creare immagini, col réportage, il ritratto, il paesaggio, la pubblicità e la moda: è produttiva perché ha un committente, un veicolo di comunicazione (i giornali, i manifesti ecc.), e si esprime per mezzo di una mediazione con un mezzo tecnico – analogico o digitale, non cambia di molto – e con la realtà che è chiamata a riprodurre, o interpretare. In questa attività artigianale fa ricerca, può esprimere un’estetica, uno stile e delle emozioni. Ora, Biondillo mi sembra più informato sulla fotografia come momento di performance artistica in sé, e se vuole può informarci, può spiegarci; personalmente la cosa mi lascia un po’ tiepido. Io credo, con moltissimi fotografi che ho conosciuto e altri di cui ho letto interviste, che le ricerche fotografiche possano certamente trovare uno sbocco espositivo nelle gallerie d’arte, ma la mostra per eccellenza della fotografia resta la pagina del giornale, o di un libro (o anche lo schermo di un video, non cambia la sostanza).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/15/il-lavoro-fa-male-mobbing-1/#comment-25381</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Mar 2006 11:23:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ gianni biondill.
La fotografia ha de-necessitato il rapporto dell’arte con reale, come referente comune tra artista e osservatore, tra arte e pubblico (starei per dire “popolo”).
Gianni.
Quando si guarda un quadro che risale ad un’epoca pre-fotografica, secondo me bisogna sempre pensare: a quel tempo questo era l’unico modo possibile di rappresentare il mondo e il super-mondo, di condividerne la percezione, trasmetterne il mito.
L’artista era prima di tutto un medium tra gli uomini e la realtà (e la sovra-realtà).
Oggi un quadro figurativo è frutto di una scelta soggettiva dell’artista, del suo progetto poetico: è insomma frutto di un’opzione personale, non di un obbligo fondamentale. 
La figura non rientra più nei compiti di statuto dell’arte.
Esistono altri mezzi più precisi e apparentemente più oggettivi.
Se la figurazione è un optional, paradossalmente il suo referente non è più la cosiddetta realtà, ma altre forme di figurazione della stessa, ivi compresi la fotografia, il cinema, eccetera (per esempio l’iperrealismo americano si chiama in realtà photorealism: riproduzione di fotografie).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ gianni biondill.<br />
La fotografia ha de-necessitato il rapporto dell’arte con reale, come referente comune tra artista e osservatore, tra arte e pubblico (starei per dire “popolo”).<br />
Gianni.<br />
Quando si guarda un quadro che risale ad un’epoca pre-fotografica, secondo me bisogna sempre pensare: a quel tempo questo era l’unico modo possibile di rappresentare il mondo e il super-mondo, di condividerne la percezione, trasmetterne il mito.<br />
L’artista era prima di tutto un medium tra gli uomini e la realtà (e la sovra-realtà).<br />
Oggi un quadro figurativo è frutto di una scelta soggettiva dell’artista, del suo progetto poetico: è insomma frutto di un’opzione personale, non di un obbligo fondamentale.<br />
La figura non rientra più nei compiti di statuto dell’arte.<br />
Esistono altri mezzi più precisi e apparentemente più oggettivi.<br />
Se la figurazione è un optional, paradossalmente il suo referente non è più la cosiddetta realtà, ma altre forme di figurazione della stessa, ivi compresi la fotografia, il cinema, eccetera (per esempio l’iperrealismo americano si chiama in realtà photorealism: riproduzione di fotografie).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/15/il-lavoro-fa-male-mobbing-1/#comment-25347</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Mar 2006 18:19:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tash,
&quot;la fotografia ha ucciso l’arte figurativa&quot;. Ne sei certo? La fotografia esiste da un secolo e mezzo, eppure non ha vietato alla pittura, al fumetto, all&#039;incisione,  etc., di continuare a fare &quot;figurativo&quot;. Potrei farti una &quot;storia dell&#039;arte figurativa&quot; del &#039;900 fatta di soli capolavori.
La fotografia non ha sradicato la pittura figurativa, semmai l&#039;ha liberata da certi obblighi formali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tash,<br />
&#8220;la fotografia ha ucciso l’arte figurativa&#8221;. Ne sei certo? La fotografia esiste da un secolo e mezzo, eppure non ha vietato alla pittura, al fumetto, all&#8217;incisione,  etc., di continuare a fare &#8220;figurativo&#8221;. Potrei farti una &#8220;storia dell&#8217;arte figurativa&#8221; del &#8216;900 fatta di soli capolavori.<br />
La fotografia non ha sradicato la pittura figurativa, semmai l&#8217;ha liberata da certi obblighi formali.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Late Comer		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/15/il-lavoro-fa-male-mobbing-1/#comment-25271</link>

		<dc:creator><![CDATA[Late Comer]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2006 17:00:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io sono d&#039;accordo con l&#039;interpretazione hegeliana di db. E anche con il fatto che  il bel racconto/scatto quello che volete di Baldrati sia tremendamente attuale. Quello che mi ha colpito è il finale, la doppia viltà di cui si parla. E&#039; il momento del riconoscimento, dello specchio. Una doppia debolezza come dice Baldrati non consente  l&#039;emancipazione del servo come nota db. Insomma, due servi, nessun padrone. Anche in ciò sta l&#039;attualità del racconto, nell&#039;invisibilità del padrone, che, pure, esiste lo stesso]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io sono d&#8217;accordo con l&#8217;interpretazione hegeliana di db. E anche con il fatto che  il bel racconto/scatto quello che volete di Baldrati sia tremendamente attuale. Quello che mi ha colpito è il finale, la doppia viltà di cui si parla. E&#8217; il momento del riconoscimento, dello specchio. Una doppia debolezza come dice Baldrati non consente  l&#8217;emancipazione del servo come nota db. Insomma, due servi, nessun padrone. Anche in ciò sta l&#8217;attualità del racconto, nell&#8217;invisibilità del padrone, che, pure, esiste lo stesso</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/15/il-lavoro-fa-male-mobbing-1/#comment-25267</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2006 16:27:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ho parlato di figura, maline.
no di pittura.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ho parlato di figura, maline.<br />
no di pittura.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: maline		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/15/il-lavoro-fa-male-mobbing-1/#comment-25258</link>

		<dc:creator><![CDATA[maline]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2006 15:38:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Si diceva che la fotografia avrebbe ucciso la pittura. In realtà si sono aperte nuove strade -anche e sopratutto alla pittura.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si diceva che la fotografia avrebbe ucciso la pittura. In realtà si sono aperte nuove strade -anche e sopratutto alla pittura.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/15/il-lavoro-fa-male-mobbing-1/#comment-25254</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2006 15:20:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[beh, gianni.
la fotografia ha ucciso l&#039;arte figurativa, per dire.
ne ha scalzato le ragioni d&#039;essere alla radice.
o no?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>beh, gianni.<br />
la fotografia ha ucciso l&#8217;arte figurativa, per dire.<br />
ne ha scalzato le ragioni d&#8217;essere alla radice.<br />
o no?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/03/15/il-lavoro-fa-male-mobbing-1/#comment-25251</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2006 14:54:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nell&#039;arte una tecnica non uccide l&#039;altra. Quindi possono convivere il colore e il B/N senza problemi alcuni. 
Detto ciò, quello che dice Tash è molto vero. E la fotografia contemporanea sta lavorando molto sul colore (e anche sulla &quot;postproduzione&quot;, uso di programmi di fotoritocco, etc.)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;arte una tecnica non uccide l&#8217;altra. Quindi possono convivere il colore e il B/N senza problemi alcuni.<br />
Detto ciò, quello che dice Tash è molto vero. E la fotografia contemporanea sta lavorando molto sul colore (e anche sulla &#8220;postproduzione&#8221;, uso di programmi di fotoritocco, etc.)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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