A Gamba Tesa / Massimo Rizzante

21 marzo 2006
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Princesse, di Philippe Schlienger
LA METAMORFOSI DI HOMO SAPIENS

Nuovi primati
Chi è vissuto, anche per un breve periodo, nel XX secolo, ha conosciuto direttamente o indirettamente il controllo che il potere politico ha esercitato sull’individuo. Bisogna tuttavia constatare che se il secolo dei totalitarismi, come gli storici hanno spesso definito il secolo passato, è finito, il margine di manovra dell’individuo non ha finito di restringersi. La forza che ha permesso di sequestrare la vita degli individui – il loro corpo come il loro pensiero – non è scomparsa con il XX secolo, ma, al contrario, è sempre all’opera. Concepisce il mondo come un laboratorio e l’uomo come un esperimento.
Da dove viene questa forza? Lo ignoro.

Quello che so è che il suo scopo è l’animalizzazione artificiale della natura umana: attraverso tecnologie sempre più sofisticate essa erode il pudore, il senso della vergogna, la responsabilità, il senso del tempo, la dimensione privata dell’uomo per lasciargli un solo grande desiderio: quello di ritornare alla violenza di Homo sapiens. O all’innocenza dell’Eden, quando l’uomo non era ancora uomo.

Siamo di fronte a una versione altamente tecnologizzata del primate dell’età della pietra o di un nuovo Adamo spogliato di ogni nostalgia per ciò che ha abbandonato?
Tuttavia lo scenario odierno non è più né la foresta vergine né il paesaggio idilliaco del Paradiso terrestre, ma il mondo dell’uomo-cavia che, nella nostra epoca dell’emancipazione planetaria, non riesce più a sperimentare la capacità di immaginare e perciò di condividere l’essere dell’altro, foss’anche quello di un animale morente.

Il sorriso dell’entomologo

Dicembre 2003. Gli Stati Uniti hanno deciso che tutti i cittadini stranieri che entreranno nel paese dovranno essere schedati e fotografati dalla polizia e dovranno registrare le loro impronte digitali alla frontiera. Tutti. Non soltanto i criminali. Del resto: come riconoscere un criminale se non schedando e fotografando tutti i non criminali del globo? Come proteggere un individuo, ovvero la sua libertà di possedere un corpo di cui è il solo legittimo proprietario, se egli si rifiuta di dare ciò che possiede di più fisicamente personale, ovvero le sue impronte digitali?

Il governo americano, inoltre, obbligherà le compagnie aeree a trasmettergli tutte le coordinate dei passeggeri (nome, indirizzo, numero di telefono, data di nascita) che hanno prenotato un biglietto per gli Stati Uniti. Quelli che transiteranno in un aeroporto americano saranno, attraverso questo sistema di controllo, identificati grazie a un codice numerico (screening program) e a un colore, secondo il loro grado di pericolosità. Verde: passeggero che prima dell’imbarco deve subire una perquisizione corporale normale, ossia su tutto il corpo, ano escluso; giallo: passeggero che deve subire una perquisizione corporale su tutto il corpo, ano compreso; rosso: passeggero che, una volta perquisito su tutto il corpo, ano compreso, non potrà imbarcarsi.
Non è tutto.

Gennaio 2004. Un professore del Centro di Criminologia dell’Università di Sheffield è riuscito durante una delle sue ultime ricerche a censire 4.285.000 cineprese disseminate sull’intero territorio britannico. Nel 2001 erano meno di un milione. Oggi nel Regno Unito c’è un CCTV (closed circuit television) ogni quattordici abitanti. Il professore ha dimostrato nel suo studio che Mr Smith, in una sola giornata, viene filmato almeno trecento volte. Ci sono cineprese ovunque: in ascensore, nel parcheggio, al bar, in ufficio, al ristorante, alla posta, al cinema. La cosa interessante è che, la maggior parte del tempo Mr Smith non lo sa. La sua vita intera è un esperimento nella misura in cui è osservata e analizzata da qualcuno che lui non conosce. D’altra parte: che ne sa l’insetto, che agita ancora vivo le zampette sul vetrino del sorriso dell’entomologo chino sul microscopio?

La vita di Mr Smith è un film che probabilmente egli non vedrà mai, ma che molto probabilmente verrà manipolato e presentato come una prova contro di lui, contro il suo comportamento sociale, contro la sua vita sessuale. Le immagini che avrebbero dovuto difenderlo dai criminali, criminalizzeranno la sua vita, ingrandiranno di mille volte, per mezzo del microscopio della morale tecnica, i dettagli del suo corpo affinché egli non dimentichi neppure per un istante che non ne è l’unico proprietario, che in ogni momento il suo corpo può essere oggetto di un esperimento, o ridotto a un scarto biologico.

Immagino Mr Smith e Mrs Smith nell’atto di accoppiarsi durante un volo Londra–New York, mentre tutti i passeggeri della business-class – dall’ano non perquisito – riprendono con la videocamera portatile la scena, ripresi a loro volta dalle videocamere dei passeggeri della classe economica – dall’ano correttamente perquisito –, ripresi a loro volta dalle videocamere installate nell’aereo, piccolo insetto che si agita sullo schermo del controllore di volo, controllato a sua volta dalle videocamere satellitari che ingrandiscono di mille volte tutti quei piccoli insetti dalle vite criminalizzate e dai corpi correttamente perquisiti che agitano le loro zampette sulla Terra… Cavie che controllano altre cavie. Ad libitum.

Circa sessant’anni fa, prima che Michel Foucault parlasse di «bio-politica» e negli stessi anni in cui Primo Levi scriveva su Auschwitz, Alexandre Kojève, il grande esegeta di Hegel, studiando lo stile di vita negli Stati Uniti profetizzava la probabile fine dell’uomo:

Lo stile di vita americano è il tipo di vita specifico del periodo post-storico e la presenza degli Stati Uniti nel mondo prefigura l’avvenire ‘eternamente presente’ dell’umanità intera. In questo modo, il ritorno dell’uomo allo stato animale non appare più come una possibilità a venire, ma una certezza già presente.

Pietà per la vita di Gregor Samsa
Una volta che la nostra epoca ha superato la frontiera della riproducibilità tecnica degli esseri umani, che cosa resta dell’uomo?
Ho l’impressione che ciò che resta della natura umana sia legato alla nostra relazione con gli animali, questi esseri che né i teologi né i filosofi hanno un tempo dotato di un’anima e il cui corpo, allevato e condotto al macello, oggi non è considerato che una merce deliziosa. L’uomo si avvicina a grandi passi all’istante in cui si spoglierà della propria anima. Lo fa per comprendere meglio le altre specie? O per vendere ancora più cara la propria pelle?
Un mattino Gregor Samsa si sveglia e si ritrova trasformato in «un insetto mostruoso».

Che mi è successo? pensò. Non era un sogno. La sua camera, la camera normale da essere umano, sebbene un po’ troppo piccola, (Sein Zimmer, ein richtiges, nur etwas zu kleines Menschenzimmer), aveva lo stesso aspetto fra le solite quattro mura.

La tecnica romanzesca di Kafka consiste nel ridurre, grazie al metodo dell’inversione, il potere della meraviglia di fronte alle situazioni dell’esistenza, affinché il mondo conservi la tonalità quotidiana di sempre. Ciò che rende la lettura della Metamorfosi così pregna di orrore non è il fatto che Gregor Samsa si svegli un mattino trasformato in «un insetto mostruoso», ma il fatto che ciò accade in una «camera normale da essere umano» e che Gregor Samsa non vi veda niente di mostruoso. Questa tecnica dell’inversione, secondo la quale tutto ciò che è considerato come normale diventa mostruoso e tutto ciò che è mostruoso diventa normale, provoca, inoltre, due effetti che sono, a mio avviso, legati tra loro.

Primo: l’empatia (come non provare compassione per le mille zampette che al risveglio si agitano davanti agli occhi di Gregor?) del romanziere e del lettore con il monstrum, ossia letteralmente con l’eccezione-Gregor Samsa che, diventato un grosso insetto, non dimentica neppure per un istante il suo passato di essere umano. Secondo: il comico che nasce da una situazione di orrore. Gregor esce dalla sua camera e incrocia le immense suole del padre, diventato nel frattempo, grazie alla metamorfosi del figlio, un uomo felice e pieno di energie. Che fare? Gregor comincia a correre. Dopo molti giri intorno al tavolo della sala da pranzo, Gregor, che a causa dello sforzo è rimasto senza fiato, si vede sfiorare da un oggetto «lanciato con negligenza». È una mela. Immediatamente ne segue una seconda:

Gregor irrigidito per lo spavento, restò sul posto; era inutile continuare la corsa poiché il padre aveva deciso di bombardarlo.

Una delle mele rosse lanciate dalla mano del padre colpisce il dorso di Gregor, che sviene. È soltanto grazie alla madre, che inciampando sulle sue stesse sottane raggiunge la sala da pranzo e, per non cadere definitivamente, si aggrappa alla nuca del padre chiedendogli pietà per la vita di Gregor, che il figlio verrà salvato.

Immaginare l’essere di un altro

J. M. Coetzee, ne La vita degli animali (1999), una sorta di saggio in forma di novella, fa pronunciare alla protagonista, una scrittrice che sta tenendo una conferenza su I filosofi e gli animali, che l’uomo possiede una facoltà, l’empatia, che «talvolta ci permette di condividere l’essere di un’altra persona». Secondo Elizabeth Costello, la protagonista, «non vi sono limiti alla nostra capacità di entrare con il pensiero nell’essere di un altro. L’immaginazione e l’empatia non hanno confini». E ancora:

Se riesco a immaginarmi l’esistenza di un essere che non è mai esistito, allora posso immaginarmi l’esistenza di un pipistrello, di uno scimpanzé o di un’ostrica, di qualsiasi essere con il quale condivido il sostrato della vita.

L’opinione di Elizabeth Costello, il personaggio di Coetzee, è radicale. Ma come spiegare diversamente la tenerezza che suscitano in me le zampette di Gregor Samsa? Come spiegare diversamente il mio riso davanti alla sua corsa disperata per sfuggire al bombardamento di mele rosse lanciate dall’energica mano del padre?
Come spiegare diversamente l’arte di Kafka? Perché l’arte di un romanziere è letterale: se scrive di un grosso insetto dalle mille zampette sottili e fragili significa che ha condiviso o immaginato il suo essere.

2 Responses to A Gamba Tesa / Massimo Rizzante

  1. andrea raos il 21 marzo 2006 alle 15:57
  2. fm il 21 marzo 2006 alle 23:33

    Un testo drammaticamente bello, importante, da leggere e rileggere, da meditare. Dall’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, all’umano nell’epoca della riproducibilità tecnica degli esseri: una serie di riflessioni condotte e controllate da uno stile capace di tradurre il potere fascinatorio dell’orrore in tensione etica che alimenta, sottotraccia, barlumi di rifiuto dell’esistente e, contemporaneamente, la ricerca di sensi altri per ridefinire ciò che nel profondo, in quanto uomini, ci è più proprio e irrinunciabile.

    Ti ringrazio, anche per la “meditazione sull’esilio” letta qualche tempo fa: mi sembrano due “segni” su una mappa che cerca di definire un “verso dove”, due capitoli dal diario di bordo di un esploratore di rovine che sogna di imbattersi nel sentiero da cui si origina una “geografia” altra.

    E’ bello sapere che anche altri sono impegnati nella stessa ricerca che ci dimora e ci affatica.

    Un caro saluto, e l’augurio di altre tappe del genere nel viaggio di esplorazione.



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