Sanatorio-politica

21 marzo 2006
Pubblicato da

di Franco Arminio

0IWC3O7C--130x150.jpgSembra di stare in un incubo. Ci muoviamo nella scontentezza che ci gira in testa e in quella che vediamo intorno a noi. Sembra un sanatorio. Adesso si è ammalato anche quello che ostentava felicità e ottimismo. Ha preso a zoppicare, male momentaneo, ha preso il nervosismo, male nazionale. Il guaio è che molti hanno un nervosismo inerme, rassegnato.

Mi viene da pensare che viviamo in una piega della storia purulenta. Piaghe da decubito. La società basata sul binomio produzione-consumo nessuno la mette in discussione e questo impedisce di pensare altri modi di stare al mondo e ci fa sentire prigionieri in un mondo che marcisce. La campagna elettorale di questi giorni è veramente una spaventosa esibizione di miserie. La compagine che ha governato il paese negli ultimi cinque anni ormai è un campionario di casi clinici. Ed è incredibile che i sondaggi diano solo un lieve vantaggio per l’Unione di centrosinistra. È incredibile che la partita non sia già chiusa. E c’è la sensazione che l’incubo non cesserà neppure quando arriverà il responso delle urne. Il Parlamento sarà meno indecente del precedente, ma l’Italia sembra destinata a rimanere la stessa. Per l’Italia i palazzi della politica ormai hanno la stessa pericolosità di una centrale nucleare guasta. Ci vorrà una profonda opera di decontaminazione. Altro che rallegrarsi dei cento euro in più o preoccuparsi dei cento euro in meno nel portafoglio. Vorrei sentire qualcuno dell’Unione che queste cose le dicesse già adesso. Vorrei sentire che qualcuno la smettesse di dire che Mediaset è un patrimonio della nazione. L’Italia della televisione e dei telefonini deve essere letteralmente sfasciata, fatta a pezzi in un impeto rivoluzionario che sia allo stesso tempo furente e tranquillo. Chi non avverte questa cappa insopportabile, chi pensa che basta semplicemente rimettere in gioco la vecchia politica al posto dell’incidente Berlusconi fa un grave errore e ci lascia sostanzialmente nel posto in cui siamo.

(Foto: Berlusconi in Confindustria. Fonte: www.corriere.it )

32 Responses to Sanatorio-politica

  1. Trespolo il 21 marzo 2006 alle 12:18

    Franco, quello che scrivi ha senso, ma: quante sono le persone disposte a mettere in discussioe i propri provilegi (pochi o tanti che siano non ha importanza) per cercare di fondare una società diversa? quante sono le persone disposte a buttare a mare la tv? quante sono le persone disposte a partecipare direttamente alla vita politica e ad esporsi col potente di turno?

    Poche mi pare e molte, invece, disposte a chinare la testa alla bisogna e aggregarsi di volta in volta al carro del vincente di turno.

    Buona gionrata. Trespolo.

  2. maline il 21 marzo 2006 alle 12:25

    Quello che si sta vivendo in Italia è una sorta di grande sonno, della ragione innanzitutto -che, per dirla con Brecht, genera mostri- ma anche dei sentimenti. È un paese sempre più piatto, rassegnato, incapace di reagire se non con esplosioni momentanee che tutto lasciano com’era. Un paese ormai senza alcuna creatività, la cui intelligenza è finita sul banco del pesce. Non vi è alcun sguardo in avanti, al massimo una “speranza” di stampo cristiano-cattolico, sempre in attesa di miracoli; non vi è alcun progetto. È vero: il poroblema non è, non saranno i cento euro in più o in meno (per che cosa? un nuovo decoder? un iPod? un cellulare? una shirt firmata?…); ma oggi tutto viene commisurato al denaro, la possibilità di essere felici in prima linea. Ciò che manca non sono le radicalità politiche, ma le radicalità interiori, le radicalità culturali in grado di vivere e di diffondere già nell’oggi una diversa concezione della vita.
    Berlusconi non è un incidente di percorso, come un incidente di percorso non fu il fascismo. Il problema Berlusconi non è mai stato tanto politico quanto (e profondamente) culturale. Ma su questo troppo poche sono state le parole spese -dagli intellettuali in prima linea, di coloro che avrebbero il compito di offrire letture diverse delle cose, di impedire, per dirla con Proust, che sia l’immobilità del nostro pensiero a rendere immobili le cose intorno a noi: è un caso se ancor oggi a trenta anni dalla sua morte siamo ancora a rimpiangere una figura come quella di Pasolini, a chiederci che cosa avrebbe detto o scritto?
    (E la mai risolta questione vaticana poi… Ancora oggi in nome di qualche voto o della speranza della sua neutralità… -vien da ridere-… si parla sempre con grande rispetto della Chiesa, si sta sempre attenti a misurare le parole, a trattarla con rispetto -fingendo di non vedere come questa Italia sia anche figlia di quelle continue intrusioni, delle concezioni retrive, della doppiezza, sopratutto di ordine morale, che da sempre la contraddistinguono).

  3. Cristina il 21 marzo 2006 alle 13:08

    Trespolo immagino tu parli per te. Forse tu non sei disposto a fare nessuna delle cose di cui parli. Del resto perchè dovresti desiderare di farle? Ho letto i tuoi numerosi interventi nel post sul manifesto del blog di Anna Setari e Lorenzo Galbiati, Primumvivere. So già come la pensi su parecchie questioni. Il problema non ti tocca. Tu hai le tue certezze, la tua fiducia ben riposta, i numeri e le cifre a cui ti appoggi diligentemente. Che te ne frega del discorso di Arminio? Perchè intervieni con quel commento intriso di qualunquismo? Il discorso “tanto nessuno è disposto a cambiare” trovo che sia non solo povero di argomentazioni, ma soprattutto vergognoso e privo di rispetto per tutti coloro che, caro Trespolo, ogni giorno si alzano dal letto con un’idea di convivenza sociale alternativa e che per quella idea si danno da fare. E si danno da fare anche per te che quel sogno di mutamento lo liquidi con il più tetro dei ritornelli.
    Sono stanca di sentire ripetere in giro che quella che stiamo vivendo è una situazione del tutto normale e pienamente entro i confini della normale vita democratica. Sabato, dopo le esternazioni del premier al vertice di Confindustria, per la prima volta dopo anni che Berlusconi è in circolazione, ho provato una sensazione mai provata prima. Non sdegno, non rabbia, non rassegnazione, non divertimento di fronte alla performance ridicola, anzi grottesca. Per la prima volta ho provato paura.
    Trespolo ti consiglio di guardare il dvd realizzato da Deaglio “Quando c’era Silvio”. Io l’ho visto domenica. Ti do una dritta: guarda anche solo la parte in cui c’è il video della seduta al parlamento europeo, durante la quale Berlusconi diede del “Kapò” a Martin Schultz. Io ho pianto davanti a quel video. Per la vergogna di sentire il nome del mio paese in bocca a un individuo non solo e non tanto ignorante e paranoico, ma soprattutto un individuo che è ormai del tutto al di là di qualunque idea di stato democratico e che tu e molti altri continuate a votare serenamente. Non venirmi a fare paternali sul fatto che è la gente che l’ha votato e che questi discorsi presuppongono che l’elettorato di destra sbagli per principio. Ti rispondo in anticipo.
    1. Nel 1933 Hitler venne democraticamente eletto. I tedeschi lo sostenevano in massa
    2. Il paese attraversa una crisi morale gravissima. Il risultato delle elezioni parlerà anche della fisionomia degli elettori. Chi oggi decide di votare a destra vota un modello sociale e ancora di più un modello antropologico deviato. Di questo sono fermamente convinta e mi trovo perfettamente d’accordo con Arminio. Quindi sì: votare a destra è sbagliato per principio. Non ho alcuna paura ad affermarlo

  4. maline il 21 marzo 2006 alle 13:46

    Quello che si sta vivendo in Italia è una sorta di grande sonno, della ragione innanzitutto -che, per dirla con Brecht, genera mostri- ma anche dei sentimenti. È un paese sempre più piatto, rassegnato, incapace di reagire se non con esplosioni momentanee che tutto lasciano com’era. Un paese ormai senza alcuna creatività, la cui intelligenza è finita sul banco del pesce. Non vi è alcun sguardo in avanti, al massimo una “speranza” di stampo cristiano-cattolico, sempre in attesa di miracoli; non vi è alcun progetto. È vero: il poroblema non è, non saranno i cento euro in più o in meno (per che cosa? un nuovo decoder? un iPod? un cellulare? una shirt firmata?…); ma oggi tutto viene commisurato al denaro, la possibilità di essere felici in prima linea. Ciò che manca non sono le radicalità politiche, ma le radicalità interiori, le radicalità culturali in grado di vivere e di diffondere già nell’oggi una diversa concezione della vita.
    Berlusconi non è un incidente di percorso, come un incidente di percorso non fu il fascismo. Il problema Berlusconi non è mai stato tanto politico quanto (e profondamente) culturale. Ma su questo troppo poche sono state le parole spese -dagli intellettuali in prima linea, di coloro che avrebbero il compito di offrire letture diverse delle cose, di impedire, per dirla con Proust, che sia l’immobilità del nostro pensiero a rendere immobili le cose intorno a noi: è un caso se ancor oggi a trenta anni dalla sua morte siamo ancora a rimpiangere una figura come quella di Pasolini, a chiederci che cosa avrebbe detto o scritto?
    (E la mai risolta questione vaticana poi… Ancora oggi in nome di qualche voto o della speranza della sua neutralità… -vien da ridere-… si parla sempre con grande rispetto della Chiesa, si sta sempre attenti a misurare le parole, a trattarla con rispetto -fingendo di non vedere come questa Italia sia anche figlia di quelle continue intrusioni, delle concezioni retrive, della doppiezza, sopratutto di ordine morale, che da sempre la contraddistinguono).

  5. franz krauspenhaar il 21 marzo 2006 alle 13:52

    Per non so quale ragione, il post è “apparso” ad un certo punto “duplicato”. Me ne scuso con i lettori e commentatori.

  6. maline il 21 marzo 2006 alle 13:53

    due volte lo stesso post? senza dire nulla di nuovo???
    ;-)

  7. F.K. il 21 marzo 2006 alle 14:00

    Già, Maline, una specie di replica.
    Sono del tutto d’accordo con Cristina. Quella che stiamo vivendo è una situazione del tutto anormale, e la vita che siamo costretti a fare è contro natura. Non mi si venga a dire dell’Africa, però, per esempio dicendo: “beh, amico, intanto tu mangi tutti i giorni e sei sano”; perchè mangiare tutti i giorni significa sopravvivere e basta. Noi vogliamo VIVERE.

  8. GiusCo il 21 marzo 2006 alle 14:24

    OT – Non equiparerei il nostro stato, che dipende dalle persone, ad una centrale nucleare guasta: le centrali del 2006 sono ragionevolmente sicure.

  9. Trespolo il 21 marzo 2006 alle 14:38

    @Cristina, il discorso di Franco per me ha senso non perché di destra o di sinistra, ma perché pone un problema: è possibile una società sganciata dal binomio produzione/consumo? Secondo me sì, ma una simile via presuppone scelte che colpiranno tutti noi. Solo questo scrivevo.
    Come diretta conseguenza, e scendendo dal piedestallo dell’utopia, mi chiedevo (e chiedevo) quante persone siano coscienti degli effetti di una simile scelta e quante siano disposte a rinunciare ai privilegi attuali a fronte di una probabile società migliore.
    Nulla di più, nulla di meno. Se questo basta per fortificare la tua morale di sinistra (ma a sinistra di cosa?) e sganciarmi un “qualunquista” per strada come benservito, beh, chissenefrega. Mi fa sorridere e poco più.
    Come mi fa sorridere l’invito a guardare un dvd, come se alcuni filmati fossero la verità rivelata. Filmati simili potrebbero essere realizzati e diffusi anche per il centrosinistra e non è detto che, all’interno, troveremmo “cose” più edificanti e se ritieni di essere in grado di poter tracciare sempre una linea a demarcazione del bene e del male e senza certezze, che dirti: quella che naviga con certezze inequivocabili mi pare sia tu e non io.

    Ripeto l’intervento di Franco pone un argomento nuovo che non è né di destra, né di sinistra: è possibile una via diversa?

    Su questo intervenivo e non su dati e numeri: due cose ben diverse. Se poi intendi mescolare pere e mele per sostenere le tue certezze, liberissima di farlo. Non vedo alcun problema.

    Buona giornata. Trespolo.

  10. claudio il 21 marzo 2006 alle 14:52

    Trespolo sei davvero un gran chirurgo, uso sapientemente forbici e bisturi.. ma è proprio in questo modo che alcune persone stanno trasformando il paese in una gigantesca e nauseabonda sala operatoria..
    [rinnovo l’adesione all’appello “Primum vivere”]
    buona giornata

  11. claudio il 21 marzo 2006 alle 14:57

    Scusate “usi”, non uso.

  12. enrico de lea il 21 marzo 2006 alle 15:16

    il vero scandalo continua ad essere quel 20 per cento di connazionali che voterà Forza Italia (cioè Publitalia, cioè l’incarnazione della P2, cioè …) – l’idea che un italiano su cinque si riconosca in una persona con il quale dal punto di vista dell’interesse non avrà mai nulla a che vedere è una di quelle “meraviglie” feroci dell’ideologia – d’altronde, negli anni venti i più penalizzati (economicamente) dal Duce erano tra i più fanatici suoi sostenitori.

  13. enrico de lea il 21 marzo 2006 alle 15:18

    dimenticavo, come dice il buon Severino, anche la democrazia, il suffragio universale, etc., sono un mito – ergo, anche con metodi formalmente democrati si possono creare dei regimi…

  14. enrico de lea il 21 marzo 2006 alle 15:20

    perdonate alcuni errori nei precedenti commenti

  15. Edwige Infermiera ex CoCoCO il 21 marzo 2006 alle 15:44

    …basta con questi argomenti triti e banalissimi come Berlusconi. Siamo in campagna elettorale, va bene, ma sappiamo tutti cosa pensa l’Italia dell’attuale presidente del Consiglio. Sottolineo sempre che tutti lo odiano e nessuno l’ha votato. Come mai sta lì? Misteri.

    Altro punto: tutti a criticare e nessuno a proporre soluzioni. Sempre a dire di no alle idee altrui, ma nessuno ne ha di nuove e proprie.

  16. maline il 21 marzo 2006 alle 15:55

    Trespolo…
    il problema è che arriva sempre il giorno della battaglia, di una battaglia. Oggi possiamo (e dobbiamo) condurla con una scheda -molto altro non c’è, ma c’è chi ha sconfitto grandi eserciti con i soli forconi. Quel giorno occorre schierarsi, non stare a guardare sostenendo che di qui e di là sono uguali. A me pare sii tu quello sempre pronto a saltare sul carro del vincitore. Ti consiglio di allargare gli orizzonti, di leggere la stampa straniera (in Francia, Germania, Inghilterra -paesi, si sa, comunisti…) e di guardare l’immagine che attualmente abbiamo all’estero -ora è arrivata anche la ciliegina di Giovanardi… Io all’estero ci vivo e, retorica o meno, comprendo benissimo quanto Cristina scrive, perchè il senso di vergogna (e di paura, dice bene Cristina) attanaglia anche me.
    Tu vuoi atteggiarti a superdemocratico, a persona aperta, che non si lascia sfuggire le marachelle di nessuno, che bacchetta tutto e tutti perchè tutti hanno qualcosa da nascondere; uno che non si lascia abbindolare… In realtà scegli solo di non scegliere, di non dire una parola sbagliata, di tenerti pronto per servire (ti prego di non prenderlo troppo alla lettera…) quello che verrà. Purtroppo in certi momenti -al contrario di quanto dici- ci sono solo argomenti di destra o di sinistra: o forse la democrazia, la libertà, la difesa di certi valori civili è stata in Italia, nella sua storia, una prerogativa della destra?
    Una via diversa non sarebbe né di destra né di sinistra? Hai un senso della storia?

  17. Cristina il 21 marzo 2006 alle 16:33

    Forza Trespolo, proponimi un filmato in cui Prodi urla forsennato “Kapò” a un deputato tedesco con l’intero parlamento europeo che gli ride dietro. Sono qui che aspetto. Mostrami il numero della tessera della p2 di tutti gli esponenti del centrosinistra. Fammi vedere gli atti processuali in cui si parla dei contatti tra Fassino e la cupola siciliana, in particolare la requisitoria finale pronunziata da Antonio Ingroia al processo che vedeva accusata l’imputata Alba Parietti di essere il tramite dello sbarco della mafia a Torino. Fammi vedere il fatturato del gruppo editoriale a capo del quale stanno Pecoraro Scanio e la Melandri. Sicuramente mi potrai anche fornire la lista di tutti i processi caduti in prescrizione in cui D’Alema era il deputato numero uno. Potrai anche allegare con serenità le immagini delle manifestazioni xenofobe e razziste capeggiate da Bertinotti in camicia verde-nera.
    La mia morale ti fa ridere? Buon per te, perchè a me la tua mi fa solo paura.

  18. Trespolo il 21 marzo 2006 alle 16:48

    @Cristina: va bene, hai ragione.

    Buona serata. Trespolo.

  19. Matrix il 21 marzo 2006 alle 17:08

    Cristina e Maline,

    Mi spiace dovermi ripetere, ma parlare con trespolo significa buttare via il proprio tempo.
    Lasciatelo cuocere nel suo brodo, non ne vale la pena.

  20. maline il 21 marzo 2006 alle 17:28

    @ matrix

    … e allora gli rivolgeremo (a trespolo) le parole di Andrea Pazienza: “Nel libro del calzino è scritto, cadrai nel tuo passato come uno ziffo nella polenta” (Le straordinarie avventure di Penthotal).

  21. Edwige Infermiera ex CoCoCO il 21 marzo 2006 alle 18:17

    ..si maline..continua a citare..chi vive citando muore..defecando ( ho ingentilito la mia prosa..) Ed in questo partecipo al tuo dolore..trespolo che deve esser sempre contro ..per vincere il telegatto…!!!….Siete degli intelletuali..dite in modo sintetico e semplice cose nuove e proposte intelligenti…mentre io vado a cambiare i miei pazienti..!!

  22. claudio il 21 marzo 2006 alle 18:47

    “Siete degli intelletuali..dite in modo sintetico e semplice cose nuove e proposte intelligenti…”, ciao Edwige, scusami ma la formula usata mi fa un po’ sorridere.. Si rischia di scambiare gli intellettuali per dei pubblicitari!
    Comunque un interessante spunto di riflessione, soprattutto se collegato al dibattito intorno a pubblicità e politica (Cfr. Il primo amore)

  23. claudio il 21 marzo 2006 alle 19:00

    Riguardo al furente Franco Arminio, mi sento di aderire al suo sfogo rivoluzionario.. tuttavia bisogna anche saper accettare con calma e ragione la realtà. La “cappa insopportabile” si chiama Capitalismo. Quando si perde in storia è molto difficile ottenere rivincite.
    buona serata

  24. arminio il 21 marzo 2006 alle 19:22

    carissimi
    ho letto tutti i vostri interventi. mi pare giusto che si parli di queste cose e che non ci limitiamo a fare gli spettatori. ieri sera guardavo una discussione tra rutelli e tremonti. pensavo: ma questi hanno scambiato l’Italia per un ufficio di ragioneria. Veramente è una pena tutto questo discutere di soldi. che dovrebbero dire quelli che non soffrono della nostra “antica” corruzione made in clero, ma di fame e di sete?

  25. tashtego il 22 marzo 2006 alle 08:18

    @trespolo
    effettivamente cristina ha ragione.
    per dire.

  26. Donato il 22 marzo 2006 alle 09:53

    «La società basata sul binomio produzione-consumo». Tutte le società sinora esistite e quelle che, probabilmente, esisteranno in futuro sono basate sul binomio “produzione-consumo”.
    La produzione rappresenta, come sosteneva un certo barbone di Treviri, “il ricambio organico fra l’uomo e la natura”.
    E mentre si produce si consuma. Così tu per produrre il tuo pezzo, hai consumato un po’ di chip, un po’ d’inchiostro della stampante, un po’ di energia elettrica, un po’ di tempo della tua vita, un po’ di neuroni, ecc. ecc.
    Volendo stare sulle astrazioni generali, la società che va messa in discussione o, per lo meno, criticata, non accettata come dogma o come il migliore dei mondi possibili, è quella della “produzione per la produzione” e del “consumo per il consumo”.
    E’ la società che fa la TAV non perché serva, ma perché così per quindici anni si tengono aperti i cantieri e si produce-consuma. Sai meglio di me cosa è stato il post-terremoto (un’inutile produzione di case) e quante cattedrali nel deserto ci sono in molte parti d’Italia.
    «Per l’Italia i palazzi della politica ormai hanno la stessa pericolosità di una centrale nucleare guasta.» Vero. Ma io sarei più preciso. Se non sbaglio, non vedo in nessun luogo del tuo articolo il termine “partito”. Bisognerebbe distinguere la politica che fanno nei “palazzi della politica” i partiti da quella che altri si sforzano di fare nella società. La politica degli attuali partiti è antipolitica, è politica-spettacolo, è politica di un ceto di professionisti che ha come scopo principale la conservazione dei propri privilegi e la riproduzione di se stesso. E’ politica “personalizzata” (non dimenticare che 16 milioni di persone hanno assistito al derby Prodi-Berlusconi…). Detto questo, distinguerei comunque fra partiti-padroni o partiti-azienda di destra e partiti dei centrosinistra o dell’Unione. In politica fare d’ogni erba un fascio non serve a nessuno. I partiti di centro-sinistra manifestano mali che li minano obiettivamente, ma non hanno della democrazia e dello Stato la concezione proprietaria che ne ha Berlusconi.
    «L’Italia della televisione e dei telefonini deve essere letteralmente sfasciata». Non so se sia questo il problema principale. Certo televisione e telefonini rappresentano un certo modo di produrre cultura (in senso antropologico) e di assicurare la comunicazione sociale. Abbiamo bisogno di una comunicazione forse più “faccia a faccia”, più legata al “fare locale”, agire qui ed ora per migliorare ciò che è migliorabile.
    Vuoi parlare al cuore, lo capisco. Vorresti liberarti dall’incubo, dalla “cappa insopportabile”…Ma forse servono meno ululati di sirene e allarmi letterari e più un fare operoso nelle condizioni date.
    Fraterni saluti.
    Donato

  27. magda il 22 marzo 2006 alle 11:06

    Scusate, non ho letto tutto perchè ho poco tempo.
    Il capitalismo classico è alla deriva, si evince da qualsiasi analisi effettuata su micro o macro sistemi economici.
    Metodi per garantire benessere e incentivazione economica saranno i traguardi dei nuovi pensatori.
    Marx cosa avrebbe prefigurato in questi tempi?

  28. arminio il 22 marzo 2006 alle 13:09

    non ci siamo, evidentemente. io volevo solo comunicare un senso di dolore. e vorrei capire chi sente la stessa cosa. le anlisi, le proposte sono un’altra cosa. prendo atto che ognuno resta col suo di dolore. il parodosso che tanti ormai sono morti e pur tuttavia restano doloranti.

  29. Writer il 22 marzo 2006 alle 23:17

    guarda, Arminio. Io, più che dolore provo un senso di disgusto e inquietitudine. E anche un pizzico di timore, non lo nego. Quando sento Berlusconi parlare di “eversione” e di squadrismo organizzato dalla sinistra perché un ragazzo a Genova gli ha gridato contro “viva Mangano!” (lo stalliere mafioso di Arcore) o quando assisto a questa vergognosa campagna che attribuisce all’Unione la volontà di tassare Bot e CCT, col risultato di spaventare magari per davvero i mercati e provocare un’effettiva fuga di capitali dall’Italia, fino ad adesso solo invocata, provo un’angoscia mista a rabbia che mi scuote nel profondo
    Non è una questione economica – almeno non è solo economica- è una questione antropologica e di civiltà. E’ come se vedessi un film già visto altrove, nel Messico degli anni ’80 dove il partido Revolucionario Institucional si manteneva nel potere con demagogia, retorica patriottica, controllo dell’apparato statale e brogli.
    Qui il broglio non è in sé elettorale, ma mediatico. Ovviamente il broglio mediatico ha ripercussioni sull’esito elettorale.
    Mi disgusta la disinvoltura con cui questa gente mente, invade gli spazi di comunicazione (85% sui telegiornali di rete4 e italia 1), piange per supposte ingiustizie ricevute, ti prende per il culo con la faccia felice di chi, a forza di raccontare le stesse bugie, vede che si trasformano in realtà.

    Ormai Prodi lo guardo con affetto, anche non mi è mai piaciuto granché,
    maledico le sue pause, le sue esitazioni, esulto quando dice una frase incisiva.
    Ho pensato di fare uno sciopero della televisione, magari di uscire di più,
    di sfuggire a questa campagna elettorale che sembra traboccare dagli schermi come un blog vischioso, ma mi riesce difficile.

    Tu dici “Vorrei sentire che qualcuno la smettesse di dire che Mediaset è un patrimonio della nazione. L’Italia della televisione e dei telefonini deve essere letteralmente sfasciata, fatta a pezzi in un impeto rivoluzionario che sia allo stesso tempo furente e tranquillo”.

    Certo, e sarebbe anche bello vedere un sacco di gente, innamorarsi, progettare viaggi in luoghi incontaminati, vedere che i tuoi progetti trovano agganci e riscontri.

    Però, al momento, mi accontenterei di vedere cacciati dalle stanze del potere la manica di delinquenti che le ha invase.

  30. arminio il 23 marzo 2006 alle 02:15

    io immaginavo di poter fare qualcosa contro berlusconi. immaginavo che qualche partito mi avrebbe invitato a parlare da qualche parte. niente, non sanno che farsene di gente come me. vogliono il voto e basta. avranno il voto ma il dolore e il disgusto restano

  31. maline il 23 marzo 2006 alle 09:18

    @ arminio

    E così pensi di non aver fatto nulla contro Berlusconi, perchè “qualche partito” (sic) non ti ha invitato… Ohibò!
    Hai bisogno di inviti per fare una battaglia? Si fanno queste solo dai palchi o davanti alle TV o ai microfoni di qualche radio? Solo sui giornali? Io credevo che anche questo protagonismo fosse da cambiare, da “decontaminare”…
    Avevi scritto un pezzo col cuore (così mi è parso) -ora il mondo è divenuto ingrato per il piatto di lenticchie non dato?

  32. arminio il 23 marzo 2006 alle 10:35

    scusami, non fraintendere. intendevo occasioni di lavoro insieme ad altri scrittori. immaginavo di fare battagie insieme a loro. poi, io sono uno che le cose le fa. sono il presidente di un tribunale per i diritti del malato e sabato organizzio insieme ad altri una grande manifestazione contro un oltraggio ambientale. forse mi sono espresso male, ma tu subito hai pensato a male. e questo non va bene. alla fine ci facciamo male tra di noi ed è un classico….



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