A proposito degli immigrati di destra

26 marzo 2006
Pubblicato da

di giuliomozzi

Sherif El Sebaie  ha pubblicato l’altro giorno un interessante articolo dal titolo: “Un immigrato di destra?“. Vi invito a leggerlo dal principio alla fine. Qui faccio qualche considerazione al volo, appoggiandomi a brevi citazioni. (Di Sherif El Sebaie  merita attenzione anche la campagna: “Adotta il voto di un immigrato“). 

1.

Dal mio punto di vista“, scrive Sherif El Sebaie, “un immigrato intenzionato a votare a destra o è un pazzo, o è un ignorante o è un ingrato” (ovviamente Sherif El Sebaie si riferisce non all’immigrato non in possesso di cittadinanza, che votare non può, ma all’ “immigrato naturalizzato, non più definibile come immigrato, che invece può tranquillamente votare alle politiche, come qualsiasi altro cittadino”).

E’ un ignorante, scrive Sherif El Sebaie, se non altro perché della coalizione di destra fa parte la Lega Nord: e non si può non sapere, a meno di essere “fuori dal mondo”, che la Lega Nord è un movimento razzista, anti-immigrazione eccetera (e che, quindi, votarlo o votare i suoi alleati è contro il proprio interesse).

E’ un ingrato, scrive ancora Sherif El Sebaie, anzi doppiamente ingrato: “nei confronti dei propri compatrioti neo-immigrati che oggi soffrono ogni sorta di offesa e di difficoltà”, e “nei confronti della sinistra che lo ha aiutato e sostenuto fino a farne un cittadino, ché è difficile che sia stata la destra a offrirgli sostegno in tal senso”.

Infine, è un pazzo, scrive ancora Sherif El Sebaie (e qui, devo dire, l’argomento è assai debole) perché “un immigrato sano di mente, informato sul paese in cui vive e sulle forze politiche presenti sulla scena, attento ai propri interessi in quanto immigrato o quanto meno che conservi il senso di gratitudine una volta diventato cittadino, consapevole quindi delle nuove e insormontabili difficoltà che deve affrontare chi si trova oggi in una situazione peggiore di quella in cui esso stesso si è trovato appena qualche anno fa, non può che votare a sinistra” (l’argomento è debole perché si appoggia sui primi due: pare che chi sia ignorante e ingrato sia, di conseguenza e necessariamente, anche non “sano di mente”).

Ora, io mi domando: a una persona che io ritengo essere ignorante (e sospetto di poter dire, interpretando quando ha scritto Sherif El Sebaie: ignorante per scelta), ingrata e non sana di mente, che cosa posso dire? Se è ignorante per scelta, presumo che non mi starà a sentire. Se è ingrata, qualunque vantaggio od opportunità io offra lo prenderà senza ritenersi in debito (neanche in debito di gratitudine). Se non è sano di mente, non potrà nemmeno capire quello che gli dico – o non sarà in grado di articolare un comportamento conseguente.

Peraltro, mi domando ancora: “Se a una persona do dell’ignorante, dell’ingrato e del pazzo, questa persona avrà torto se penserà che io stia agendo nei suoi confronti una forma di disprezzo? Avrà torto se penserà che io non sia disponibile a una discussione da pari a pari?”.

2.

C’è un passaggio dell’articolo di Sherif El Sebaie che mi sembra molto interessante. Stralcio (e, di nuovo, vi raccomando di andare a leggere l’articolo per intero).

[…] Uno straniero naturalizzato che vota oggi a destra è un ingrato. E’ chi ha avuto la fortuna di capitare in questo paese quando l’immigrazione era un fenomeno lontano dai riflettori, quando le leggi e le procedure erano molto più semplici e scorrevoli di oggi e i pochi immigrati rappresentavano una curiosità interessante e non un pericolo incombente. Questi individui hanno avuto la fortuna di trascorrere una vita tutto sommato tranquilla rispetto a oggi. […] Questa tranquillità ha permesso loro di non essere guardati con diffidenza, di avere meno difficoltà a trovare lavoro o casa rispetto a oggi, di essere aiutati (soprattutto dalla sinistra, da sempre aperta nei confronti degli stranieri) e di andare avanti indisturbati fino a diventare cittadini italiani. Una volta ottenuta la cittadinanza però, questi personaggi cambiano registro e sembra che siano i primi a voler sigillare le frontiere. E’ un meccanismo umano, in un certo senso comprensibile, anche se evidentemente egoista. L’immigrato che si “affranca” acquistando la cittadinanza comincia a comportarsi esattamente come alcuni cittadini autoctoni. E a volte anche peggio, considerato che ha dovuto “faticare” per ottenere la cittadinanza. Si rifiuta di aiutare i propri compatrioti o di difenderli, si oppone ai procedimenti che potrebbero rendere la loro vita più facile e spesso e volentieri contribuisce esso stesso a creare un clima di ingiustificato allarmismo e diffidenza nei confronti dei nuovi arrivati, il famoso “Ai miei tempi gli immigrati non erano così”. Non si capisce esattamente cosa tema, ma probabilmente, come alcuni autoctoni, crede che ogni nuovo immigrato che arriva gli toglie qualche privilegio acquisito e faticosamente conquistato. Il suo voto a destra è quindi un’espressione di questa fobia, comune anche ai cittadini che credono di essere “superiori” agli immigrati solo in virtù del fatto che il caso abbia voluto che nascessero in un determinato paese e non in un altro. […]

Le frasi chiave, mi pare, sono queste: “E’ un meccanismo umano, in un certo senso comprensibile, anche se evidentemente egoista”, e “Non si capisce esattamente cosa tema”.

Il punto è che, secondo me, si capisce benissimo che cosa tema l’immigrato cittadino. Se le sue chances di conservare un lavoro (o di trovarlo) dipendono (e questo è frequente) dalla sua disponibilità a orari, turni, mansioni ecc. particolarmente faticosi, accompagnata da miti pretese economiche, è evidente che l’immigrato cittadino ha molto da temere dall’arrivo in Italia di persone più disponibili di lui a farsi sfruttare (e più sfruttabili proprio perché non cittadine, invisibili).

Se l’immigrato cittadino è albanese o nigeriano o marocchino e trova i giornali pieni di cronache che parlano di papponi albanesi, prostitute nigeriane e spacciatori marocchini, ha senso che tema di essere trattato, più o meno esplicitamente, dai cittadini italiani per nascita (nonché dalle istituzioni), come un naturale o potenziale pappone, prostituta o spacciatore (secondo il principio che i pregiudizi degli altri non sono un problema per gli altri, ma lo sono per me che li subisco).

Sarà egoismo questo? Lo sarà. Ma il punto non è se questo sia o non sia egoismo. Il punto è piuttosto, mi pare, se e come si possano rimuovere (anche semplicemente con i mezzi del discorso: ri-raccontandole, re-interpretandole) le buone ragioni di questo egoismo. Non posso sperare di raccogliere consensi con una chiamata all’altruismo; posso sperare di raccogliere consensi spiegando (con tutta la persuasività necessaria) su che cosa, a proposito di che, eccetera, conviene essere egoisti; e dove conviene che un egoismo di gruppo, di comunità, di cittadiananza, di classe, di etnia, eccetera, conviene che prevalga sull’egoismo individuale o familiare.

A un giovanotto albanese che è riuscito, tanto per fare un esempio, a trovarsi una fidanzata italiana che lo vuole sposare (ed è uscito così dalla segregazione sessuale, quella per cui uno straniero in Italia si accoppia più facilmente con una straniera di altra provenienza che con un’italiana [1]), e addirittura una banca che gli concede il mutuo per la casa, non fa certo piacere che nel quotidiano locale, proprio il giorno in cui deve andare (in compagnia della fidanzata) a firmare per il mutuo, appaia un enorme articolo su una gang di albanesi che pare faccia il bello e il cattivo tempo nel mercato della prostituzione. Non gli fa piacere, anche perché il funzionario della banca, che ha una copia del quotidiano ripiegata e appoggiata su un angolo del tavolo, gli dice che gli spiace, ma ci sono stati dei problemi, l’ufficio superiore ha deciso che è meglio soprassedere, non è proprio il momento per concedere mutui agli albanesi… [2]

3.

Concludo questi appunti. Sherif El Sebaie solleva questioni serie, e fa bene a sollevarle. Ho l’impressione che ora forse bisognerebbe:

[a] rimuovere (come gesto di non belligeranza preventiva) il disprezzo per le persone con opinioni e posizioni diverse,

[b] di conseguenza, prendere seriamente in considerazione le opinioni e le posizioni diverse (cioè discuterle su un piano reale e non con argomenti ad personam del tipo: “Hai questa opinione perché ti conviene”) ,

[c] rimuovere l’idealismo (non l’idealità della serena convivenza, ma l’idealismo della serena convivenza come questione morale e non politica).

 

—-

[1] L’ho letto in una rivista. Non riesco a ritrovare l’articolo. Se qualcuno può confermare o confutare la cosa, lo ringrazio.

[2] Episodio raccontatomi dal protagonista: non dal giovanotto albanese, non dalla fidanzata italiana, ma dal funzionario di banca.

74 Responses to A proposito degli immigrati di destra

  1. marco rovelli il 26 marzo 2006 alle 16:29

    Visto che anche questa questione mi tocca da vicino, non posso fare a meno di intervenire anche qui…
    1. Da un punto di vista pedagogico, e di strategie comunicative, il tuo ragionamento è giustissimo. Nel momento in cui attribuisci all’interlocutore una condizione di inferiorità, e poni una situazione asimmetrica, ogni dialogo ne risulta impedito. Come insegnava la volta scorsa anche la psicologa a una delle mie classi (e i ragazzi stavolta sembrano aver compreso), non è dicendo “tu sei” che si pongono le basi di un dialogo. Occorre sempre partire dai propri sentimenti.
    Però è legittimo dare una lettura come quella che dà Sherif. Si tratta di un’analisi, non di un avvio di un dialogo ad personam. Parlare di “pazzia” lascia il tempo che trova, ma sicuramente parlare di ignoranza – e aggiungerei di autolesionismo – e (più problematicamente) di ingratitudine è molto sensato.
    2. Tu dici, si capisce benissimo che cosa un immigrato teme. Enumeri due buone ragioni. Ma queste due buone ragioni afferiscono esattamente a una situazione politica e culturale (la mancanza di diritti sociali e la costruzione mediatica di non-persone, come direbbe Dal Lago) che il voto a destra non fa che perpetuare. Dunque non sono buone ragioni. Sono paure, non ragioni, tantomeno buone.
    Quanto all’egoismo di classe (mi piace trovare ogni tanto nei tuoi discorsi questi spunti marxisti) condivido: ma appunto mi pare che se uno non “egoista di classe” è, per ciò stesso, autolesionista.

  2. tashtego il 26 marzo 2006 alle 16:42

    “Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza”.
    Karl Marx, 1859

  3. marco rovelli il 26 marzo 2006 alle 16:47

    Tashtego, almeno stavolta ci troviamo…;-)

  4. Girolamo Lazoppina il 26 marzo 2006 alle 17:26

    “Souffrir pour quelque chose c’est lui avoir accordé une attention extrème”
    (Paul Valery)

  5. Niko il 26 marzo 2006 alle 18:07

    L’articolo di Sherif El Sebaie è più una riflessione politica che sociale.

    Personalmente, quando arrivai in italia , io e la mia famiglia rappresentavamo una curiosità interessante per la maggior parte della persone, in molti si sono dimostrati gentili ed accoglienti.
    Penso che agli immigrati di oggi, persone che realmente desiderano migliorare le proprie condizioni di vita onestamente, si aggiungono i delinquenti che in questi ultimi anni stanno diventando una fonte di pregiudizio.
    da questo…”L’immigrato che si “affranca” acquistando la cittadinanza comincia a comportarsi esattamente come alcuni cittadini autoctoni”
    ..e questo mi pare ovvio.

  6. Trespolo il 26 marzo 2006 alle 19:35

    Concordo con Niko: l’articolo di El Sebaie è più una riflessione politica che sociale.

    I motivi possono essere molti. Provo a portare un esempio: Vladimir Shliyapnykov. Ha la mia età, vissuto e cresciuto nella ex URSS, laurea in fisica, moglie docente di chimica, figlio. E’ riuscito ad andarsene dal suo Paese 3 anni fa, ogni tanto ci torna.
    Ci sentiamo spesso e si parla anche di politica e c’è una cosa che lo meraviglia e continua meravigliarlo: che in italia esistano ancora i comunisti.
    Non si sognerebbe mai di votare centrosinistra dopo aver vissuto per trent’anni in un paese comunista.

    Non è che esiste un fondo comune tra Vladimir e Sherif? Uno ha visto il comunismo, l’alto, quando si parla di destra ha in testa il partito Baath probabilmente. Un’ipotesi la mia.

    Buona serata. Trespolo.

  7. marco rovelli il 26 marzo 2006 alle 19:55

    L’ipotesi di Trespolo non è convincente. Ieri sera ero con un’amica ungherese. Per lei il comunismo ha un sinificato ben preciso. Eppure riesce a capire benissimo che in Italia, parola e pratiche hanno tutt’altro senso.

  8. marco rovelli il 26 marzo 2006 alle 19:56

    (“sinificato” può essere un lapsus digiti interessante…)

  9. giuliomozzi il 26 marzo 2006 alle 20:23

    Per Tashtego e Marco Rovelli. Se è l’ “essere sociale” che “determina” la “coscienza” degli “uomini”, a che cosa serve parlarsi?
    Per Marco. Se gli “immigrati cittadini” ritengono che solo negando i “diritti sociali” ai “nuovi immigrati” loro potranno mantenere i “diritti sociali” che hanno faticosamente acquisiti, allora mi pare di poter dire che: [a] questi “immigrati cittadini”, quelli che noi chiamiamo “diritti” li percepiscono piuttosto come “privilegi”, [b] se li percepiscono come “privilegi”, di sicuro non ritengono di esserne debitori alla “sinistra”. (Se [a] è vero,credo che sia vero anche [b]; non sono sicuro che sia vero [a]; se qualcuno mi dice dov’è l’errore in [a], gliene sono grato).
    Ancora per Marco. Temo di essere la persona meno marxista (o marxiana) di questo mondo. (Il mio immaginario viene piuttosto dalla biologia e dall’ecologia). Se chi non ha l’ “egoismo di classe” è per ciò stesso “autolesionista”, siamo a un passo dall’affermare che chi non ha l’ “egoismo di classe” è patologico: e, di nuovo, ci precludiamo la possibilità di uno scambio alla pari. (Sto forzando le parole: ma mi preme far vedere come *sotto* le parole agisca un pregiudizio del tipo: “Poiché io ho ragione, chi non è d’accordo con me è ignorante o ingrato o pazzo”).

  10. marco rovelli il 26 marzo 2006 alle 20:49

    Giulio, nell’essere sociale c’è anche (e forse anzitutto) il linguaggio. Per questo possiamo parlarci con qualche senso. Ed è anche ovvio che quando parliamo ciascuno di noi parte da una presunzione di verità. Il punto è quanto si è disposti a metterla in gioco ogni volta. Il suo grado di relatività, insomma. Il grado di com-prensione dell’altro insomma. Così è legittimo avere un giudizio sulla prassi sociale di determinate persone credo. Faccio un esempio estremo (al limite del banale, lo so): se un ebreo nel 1933 ha votato per Hitler, posso dire con qualche verità che il suo comportamento era autolesionista? Ecco, io credo che – in maniera evidentemente non così polare – le cose stiano così, oggi. Se un immigrato che ha raggiunto una certà stabilità tende a prendere le distanze dal suo gruppo di origine, non può che farlo con dolore, facendosi una sorta di violenza. Questo dolore e questa violenza sono il tributo da pagare a una cultura chiusa – una cultura non accogliente, che teme lo scambio e la mescolanza – e alla politica che ne consegue. Ed è per questa politica che l’immigrato tende a percepire i diritti come privilegi acquisiti e da difendere. Nella più classica logica delle guerre fra poveri innescate dagli interessi della classe che detiene il potere (mi si passi questo sintagma quantomai vago). Se vi fosse un’altra politica, e l’egemonia di un altro tipo di cultura (qualcosa insomma certamente più vicino alla “sinistra”), questo immigrato non sarebbe costretto a rinchiudersi, facendosi violenza, nella sua “separatezza”, a snaturarsi, rimanendo in quel limbo traumatico (un’esperienza dolorosa che è propria degli immigrati in una società come la nostra non disposta all’integrazione ma basata sul rifiuto esulla difesa dell’identità) in cui non si è più ciò che si era prima né si sarà ciò che si desidera essere (italiani). Votare a sinistra allora per un immigrato è l’unico modo per incidere nel senso di un cambiamento verso una società aperta, in cui lui non debba pagare il tributo di violenza fatta a se stesso.

  11. Sherif El Sebaie il 26 marzo 2006 alle 21:58

    Caro Giulio,

    Innanzitutto ti ringrazio per l’analisi del mio post sull’ “immigrato di destra” e per aver segnalato la campagna “Adotta il voto di un immigrato”. Detto questo, tengo a precisare alcuni punti che tu hai giustamente sollevato nell’analisi in questione.

    Innanzittutto l’immigrato “pazzo”. Trattasi ovviamente di un espediente retorico, che ironicamente riprende le parole di Berlusconi: “Un imprenditore che sta a sinistra o è pazzo o ha scheletri nell’armadio”. In effetti le due cause su cui mi concentro sono: l’ignoranza e l’ingratitudine.

    Mi rendo conto di essere stato “duro” ma io non ho altre parole per descrivere chi, in un senso contrario ai propri interessi, vota una coalizione che perpetua un clima che è dannoso anche per l’immigrato cittadino, che rimane sempre e comunque – agli occhi dell’opinione pubblica almeno – straniero (ignoranza). Non ho parole per descrivere chi non conosce le forze politiche che concorrono sulla scena e che cosa hanno in mente in materia di integrazione (ignoranza) o, ancora, chi confonde il “comunismo sovietico” vissuto in patria con il “comunismo di Kashmire” che c’è in Italia preferendo ad esso la destra (ignoranza). Non ho parole per descrivere chi sputa sul proprio paese di origine (ingratitudine), su chi tratta i propri compatrioti come appestati (ingratitudine), su chi tenta di smarcarsi in ogni modo dalla propria identità cercando di indossare il panno del “naturalizzato” (ingratitudine)

    E in virtù di questo, io non voglio instaurare un dialogo con queste persone, io analizzo solo politicamente il loro atteggiamento, nell’augurio che un giorno si accorgano da soli che sono masochisti autolesionisti. E che se fanno del male a qualcuno lo fanno innanzitutto a sé stessi e ai propri figli, che sono e rimarranno – nonostante il passaporto italiano – stranieri o meticci per nome, colore di pelle, religione e formazione culturale (almeno in parte). L’immigrato cittadino, a differenza di quanto affermi, non ha niente da temere proprio in quanto cittadino: non teme l’espulsione e quindi non deve sottostare a un padre padrone che lo sfrutta, e dal momento che ottenere la cittadinanza significa aver stabilito definitivamente la propria vita qui ed essere “integrato”, difficilmente esso sottosta a condizioni e turni più gravosi che potrebbero essere “soffiati” da un immigrato appena arrivato.

    Se l’immigrato cittadino trova i quotidiani pieni zeppi di notizie orrende, questa non é colpa dei nuovi arrivi che includono anche criminali. E’ colpa dei giornali autoctoni che enfatizzano questi episodi, magari mettendo in quarto piano episodi non tanto dissimili compiuti da italiani doc. Penso agli stupri e alle violenze domestiche, solo per fare un esempio. E questo clima mediatico, e politico, che tende ad accendere i riflettori sui crimini “dello straniero” è un clima tipicamente alimentato dalla destra. In realtà poi, i giornali sarebbero anche ininfluenti, se la gente non avesse pregiudizi e cervelli piccoli. Nella storia da te raccontata, la colpa non né del giornale, né delle bande di albanesi, bensì di quel direttore di banca che – magari non è di destra – ma si fa certamente influenzare dal clima da essa creato.

  12. tashtego il 26 marzo 2006 alle 22:15

    “Se è l’ “essere sociale” che “determina” la “coscienza” degli “uomini”, a che cosa serve parlarsi?”.
    Che strana domanda.
    Non voglio mettermi qui a fare lezioni di marxismo a nessuno: non ne avrei i titoli, peraltro.
    Se il tuo “immaginario” deriva dalla biologia, dovresti allora arrivare da solo alla medesima conclusione di Marx: chi ottiene qualcosa lo difende.
    Tra l’altro non capisco bene qual è l’argomento del tuo post.
    Se cioè sia il disprezzo che ti sembra di percepire nella parole di El Sebaie, oppure la contro-intuitività delle sue affermazioni, cioè il fatto che da un certo momento in poi si pensa a difendere ciò che si è ottenuto e la propria sensibilità politico-sociale cambia segno.
    Per chi sta ancora salendo la scala sociale partendo dai gradini più infimi, l’atteggiamento di “destra” di chi ce l’ha fatta è spregevole.
    Per chi sta dalla parte dei primi è spregevole in egual misura.
    È una vecchia storia.
    Chi non conosce Marx non ne verrà mai a capo.
    Come dimostra il tuo post, Giulio.

  13. marco v il 27 marzo 2006 alle 01:13

    a parte l’assoluta adesione alle piccole schegge di Marx che ho letto – e che mi paiono come al solito illuminanti, per nulla invecchiate – mi permetto di dire che non ce la faccio più a stare ad ascoltare tutte queste menate sul dialogo e sulla ricerca di una neuatralità di base alla comunicazione per impedire l’eventuale cortocircuito e la negazione dell’Altro.
    Insomma, bisogna pure che qualcuno abbia ragione, non vi pare?
    La domanda, in queste drammatiche elezioni, è, dal punto della sinistra, sempre quella: ma abbiamo ragione? Se sì, perché è così difficile? C..zo ci fa Berlusconi al governo? Cosa c..zo ci fa??!!
    Ho litigato con una mia amica, stasera, a cena da lei. Viene da una famiglia conservatrice e ha votato Berlusconi nel 2001 (alle amministrative vota sempre centrosinistra, invece, perché i candidati le paioni migliori.. ma và?!). Beh, è successa una cosa strana: dopo avermi solleticato sulle solite sciocchezze (‘Prodi è una mortadella’, ‘c’avete le cooperative, fate affarucci anche voi’, ‘siete antipatici’, ‘non andate d’accordo tra di voi’…) sono scopppiato. Forse, gli dèi mi erano propizi, ma per la prima volta da molto tempo ho sintetizzato le tante, tantissime nozioni, opinioni, esperienze, conoscenze che ho sedimentate in me e che mi hanno convinto del mio orientamento politico, in una sfuriata immane: ho urlato come un pazzo, incazzatissimo, e ho raccontato in pochi minuti alla velocità di una dattilografa della banca Rasini, del riciclaggio di denaro sporco, di Mangano, di Previti, di Dell’Utri, dell’ascesa finanziaria e della discesa in campo e alla fine le ho solo detto questo: “non è più questione di destra e sinistra. l’Unione è tutta la politica che è rimasta (c’è pure la destra nel centrosinistra, non manca nulla), mentre dall’altra parte c’è questa cosa luccicosa. Ma la filiera, al suo inizio, è criminalità organizzata, è droga, è mafia, collusione con la mafia, è violenza. E’ molto semplice, scegli. O la politica, buona o cattiva che sia, o quella cosa lì. Una storia falsa, un impero costruito coi soldi della più grande impresa italiana: la mafia. Che per prima, attorno alla anni Settanta, ha intuito che la televisione poteva essere il nuovo affare. Ma il luccichio di quella televisione è la fine della filiera, l’inizio non lo vedi, lo devi cercare. Ma quando lo trovi fa schifo, è insopportabile”. Punto.
    L’ho convinta. Si è impressionata. E voterò Unione.
    E sapete perché?
    Perché credo che chi non lo fa è un pazzo, un irresponsabile, un ignorante.
    Le idee non viaggiano per forza in prima classe né sono educande.

  14. marco v il 27 marzo 2006 alle 01:16

    ho scritto, nella foga, “e voterò Unione”. Ovvio, ma intendevo dire che anche lei, la mia amica, lo farà.

  15. giuliomozzi il 27 marzo 2006 alle 07:05

    Caro Sherif El Sebaie, quando leggo che scrivi: “Io non voglio instaurare un dialogo con queste persone, io analizzo solo politicamente il loro atteggiamento, nell’augurio che un giorno si accorgano da soli che sono masochisti autolesionisti”, mi viene da risponderti: “Non basta ‘accorgersi’ di essere ‘masochista’ (vedo che puntualizzi la tua lettura patologizzante della cosa) per smettere di esserlo. E sospetto che dal recinto del ‘masochismo’ si possa uscire solo attraverso il dialogo (terapeutico) con un’altra persona. Se tu non vuoi instaurare un dialogo, sei come un medico che, avendo diagnosticata una patologia affrontabile con una certa terapia, dichiara di non volerla mettere in atto”. (E aggiungo tra parentesi: “Ci sono molti masochisti consapevoli di essere tali e felici di essere tali. Se il masochismo non procurasse una qualche forma di felicità – e potremmo discutere, appunto, sulle forme di felicità -, chi mai deciderebbe di essere masochista?”).
    Quando poi descrivi l’ “immigrato cittadino” come una persona che agisce “in un senso contrario ai propri interessi”, non ti viene il dubbio che l’ “immigrato cittadino” agisca, semplicemente, in base a interessi che tu non riconosci?

    Caro Tashtego, mi dici: “Dovresti allora arrivare da solo alla medesima conclusione di Marx: chi ottiene qualcosa lo difende”. Sono forse arrivato a una conclusione diversa da questa? Non ho per l’appunto scritto (con parole diverse dalle tue) che di questa “vecchia storia” non si può “venire a capo” senza accettare questa conclusione? Non critico l’articolo di Sherif El Sebaie appunto perché non accetta questa conclusione?
    Se poi mi sono spiegato così male, chiedo scusa.
    L’argomento del mio articolo – tu dici di non capie quale sia – è l’articolo di Sherif El Sebaie. Ho provato a mettere in discussione alcuni passaggi del suo ragionamento.

    Caro Marco V, hai scritto: “Non ce la faccio più a stare ad ascoltare tutte queste menate sul dialogo e sulla ricerca di una neutralità di base alla comunicazione per impedire l’eventuale cortocircuito e la negazione dell’Altro”. Credo che una “neutralità” della “comunicazione” sia impossibile; che chi la persegue commetta un tipico errore idealistico; che la “comunicazione” debba essere di parte, e dichiaratamente di parte; che in questo momento sia più efficace la “comunicazione” della Destra proprio in quanto è di parte e dichiaratamente di parte, mentre la “comunicazione” della Sinistra commette il tipico errore idealistico di proporsi come “neutrale”.
    Se poi la logica è di valutare gli scheletri nell’armadio di Silio Berlusconi (che tutti quelli “di sinistra” ossessivamente ricordano) e quelli di Romano Prodi (che tutti quelli “di sinistra” ossessivamente dimenticano), e votare per quello schieramento che è capitanato dal capo con meno (o meno brutti) scheletri nell’armadio: be’, mi pare che questo possa essere proposto al massimo come un comportamento di estrema emergenza (“meglio prodiani che morti”), sullo stile dell’appello di “Primum vivere” (http://primumvivere.splinder.com), che è sostanzialmente un appello a turarsi il naso, tapparsi le orecchie e coprirsi gli occhi [vedi la critica di Anna Setari, promotrice di “Primum vivere”, a “tutti coloro che si preoccupano in questi giorni di insistere sulle deficienze del centrosinistra, sulle sue contraddizioni interne, sul programma che non risponde a tutte le aspettative, su i poteri forti e le occulte presenze” ecc. (https://www.nazioneindiana.com/2006/03/17/primum-vivere/#comment-25246): è solo in un momento di estrema emergenza che può avere un qualche senso chiedere ai cosiddetti intellettuali di fare propaganda anziché lavoro critico].

  16. Aldo Biscardi il 27 marzo 2006 alle 09:12

    d’accordo con mozzi, gli consiglio questo libro:
    http://www.carmillaonline.com/archives/2004/11/001069.html
    lo consiglierei anche agli altri, a quelli che non sono d’accordo con lui, ma dubito che vorrebbero mettersi in dialogo con me…

    ps: il libro e l’articolo affrontano proprio il “mistero”, diciamo così, di come una classe possa andare apparentemente contro i propri interessi di classe.

  17. tashtego il 27 marzo 2006 alle 09:21

    @Giulio Mozzi
    “…è solo in un momento di estrema emergenza che può avere un qualche senso chiedere ai cosiddetti intellettuali di fare propaganda anziché lavoro critico”.
    A mio avviso la questione si pone in questo modo.
    Primum, siamo sotto elezioni e sotto elezioni i discorsi si semplificano, si fanno invito esplicito a votare per una certa parte politica, diventano propaganda per un partito, perché quello che conta è ottenere la maggioranza per governare al posto dell’avversario.
    In altre parole, in democrazia arriva il momento del voto e tutto ciò che si è detto prima, tutte le analisi e l’eventuale il “lavoro critico”, precipita inevitabilmente in questo imbuto elettorale, dove ogni discorso deve giocoforza semplificarsi, eccetera.
    Secondo, percepire il pericolo.
    A mio modo di vedere – cioè secondo l’ottica di uno che non si riconosce nemmeno alla lontana in nessuno dei due schieramenti in lizza e che, se la situazione fosse normale, per la prima volta in vita sua non voterebbe affatto – non si tratta di scovare scheletri nell’armadio di questo o quello, si tratta di vedere o non vedere il pericolo che Berlusconi costituisce per tutti noi e comportarsi di conseguenza.
    Dunque aderisco in pieno alla sostanza dell’appello di PRIMUM VIVERE, che sta già nel titolo del documento, di per sé non molto interessante né molto efficace, e che si riassume in questo modo: votate per il candidato che NON È Berlusconi.
    Naturalmente, Motzi, c’è molta gente che, come te, questo pericolo non lo percepisce.
    A queste persone non so cosa dire, perché è del tutto evidente che sulle loro percezioni e sulle conseguenti decisioni di voto, pesa un immaginario che non è il mio.
    Sono convinto che oggi la cultura – intesa sopratutto come immaginario trasmissibile – SIA TUTTO e determini, molto più delle condizioni reali, il destino dei gruppi umani, come si è visto negli ultimi dieci anni di storia d’Italia (e del mondo).
    Esiste una filiera ideologica che parte dall’antico sentire democristiano e finisce nel culo di sacco del sentire casinian-berlusconiano: non metterebbe conto parlarne se non ci riguardasse tutti.
    Questo sentire, che evidentemente ti appartiene, in questo momento è per me l’avversario da battere, per il semplice motivo che sostiene la candidatura di un uomo schifoso e pericoloso per tutti noi.
    Emozioni positive per la merda si possono pure provare, non è vietato ed è contemplato anche nei manuali di perversione, ma restano tuttavia incomprensibili a quelli che non ne provano.

  18. francesco forlani il 27 marzo 2006 alle 09:22

    … con l’unica fondamentale aggiunta che quella degli immigrati non è una classe.
    effeffe

  19. francesco forlani il 27 marzo 2006 alle 09:37

    mi riferivo chiaramente a Biscardi.
    effeffe

  20. giuliomozzi il 27 marzo 2006 alle 10:08

    Caro Tashtego, due sole cose, più una:
    1. Il mio voto non andrà (non è mai andato) alla coalizione di Destra. Lo preciso (pur avendo fatte numerose dichiarazioni di voto) perché da quello che tu scrivi (ma non da quello che scrivo io, ritengo) un lettore potrebbe dedurre che io sia un elettore della Destra.
    2. Tu dici: “Si tratta di vedere o non vedere il pericolo che Berlusconi costituisce per tutti noi e comportarsi di conseguenza”. Certo. Per comportarsi non solo “di conseguenza”, ma anche “con competenza”, non credo sia ozioso domandarsi se, e in quale misura, anche Prodi costituisca un pericolo.
    Più una. Emozioni positive per la merda le avrai tu.

  21. tashtego il 27 marzo 2006 alle 10:56

    Quando parlo di pericolo, intendo pericolo per la democrazia nel nostro Paese.
    Se vedi in Prodi un pericolo di questo genere, qualunque sia il tuo voto, che in quanto tale non mi interessa, dovresti quanto meno provare a dire perché.
    Se invece ci vedi pericoli di altro genere, dovresti dire quali.
    Per quanto mi riguarda ribadisco che se non si riesce a percepire la minaccia Berlusconi – e dunque non si è capaci di tracciare una netta linea di confine che separi la normale vita democratica di un paese da quello che lui vorrebbe diventasse – vuol dire che certa assuefazione alla merda c’è, eccome.

  22. kristian il 27 marzo 2006 alle 11:11

    C’è un dialogo a un certo punto de Il povero ricco, oggetto del quale è un infante incontinente, in cui Ornella Muti dice più o meno: ‘Oh, l’angioletto ha fatto la pupù’, e Pozzetto le risponde: ‘Non esattamente. Il figlio di puttana si è cagato addosso!’

  23. giuliomozzi il 27 marzo 2006 alle 12:09

    Caro Tashtego, se tu ti sei convinto che io non percepisca il sig. Silvio Berlusconi, come una “minaccia”, tiéniti pure la tua convinzione.
    Quanto alla pericolosità del sig. Romano Prodi: egli è il braccio politico di una somma di soggetti economici. Un governo guidato da Prodi sarà inevitabilmente prigioniero degli interessi di questi soggetti. E, tra questi e il sig. Silvio Berlusconi, sarà pur da fare una valutazione in termini di *pericolosità*. O dobbiamo consegnarci a occhi bendati?
    Non chiedermi di elencarti punto per punto le *azioni pericolose* di Romano Prodi, dalla seduta spiritica in cui gli venne rivelato il luogo di prigionia di Aldo Moro alla tentata (e in parte riuscita) svendita dall’industria alimentare di Stato, fino alle gloriose ri-privatizzazioni della telefonia, dell’elettricità eccetera. Non chiedermi di ricordarti che l’ing. De Benedetti, storico alleato di Prodi, controlla un impero mediatico di forza paragonabile (seppur, credo, inferiore) a quello di proprietà del sig. Berlusconi (ma aveva tentato, l’ing., di incamerare – come al solito, facendo spendere i soldi agli altri – anche Mondadori; non c’è riuscito; ma questo è o non è il segno di una strategia?); e proprio grazie a Prodi doveva acquistare sottocosto l’industria alimentare di stato (per poi rivenderla guadagnandoci tantissimo, si presume, come fece il Cragnotti con la Cirio). Non chiedermi di ricordarti in che modo l’ing. De Benedetti fece affari d’oro con le Poste, quando ministro delle Finanze era Bruno Visentini, del Pri, e pure del Pri era il ministro delle Poste: Bruno Visentini era presidente della Cir, la Cir controllava l’Olivetti, e chi informatizzò (malissimo) le Poste?
    Non chiedermi, in somma, caro Tashtego, di domandarti dov’eri quando tutto questo accadeva, e se per caso ti è mai successo di leggere giornali diversi da “Repubblica” (controllata dall’ing. De Benedetti) o “L’espresso” (idem).

    Già mi par di leggere una tua risposta: “Le ragioni di Trespolo!…”. Ebbene sì: a queste e ad altre cose accennava il Trespolo qualche giorno fa, discutendo con te e con altri, nella coda di commenti in calce all’articolo su Primum Vivere (https://www.nazioneindiana.com/2006/03/17/primum-vivere/). E tu a un certo punto hai detto: “Non riesco a parlare di politica con chi è di destra: è un mio difetto, lo so” (https://www.nazioneindiana.com/2006/03/17/primum-vivere/#comment-25452). Tiénti il tuo difetto, caro Tashtego, non parlare con “chi è di destra”; ma, ti prego, così come ti informi sulla pericolosità dell’un contendente, e giustamente agisci di conseguenza, prova a informarti sulla pericolosità dell’altro contendente: e ad agire di conseguenza.
    E’ “essere di estra”, rivolgerti questa preghiera?

  24. marco v il 27 marzo 2006 alle 13:13

    siamo alle solite: si confonde la quantità per qualità. Che la politica esercitata a questi livelli porti inevitabilmente ad errori (e orrori…) macroscopici è scontato. Non ha senso rispondere a quel che si è detto su Berlusconi parlando della seduta spiritica che vide partecipe Prodi (che buffonata! Ma perché? C’è ancora qualcuno che ci crede? E non ci vorrà mica un Genio per comprendere cosa accadde: si doveva proteggere l’informatore, che peraltro aveva dato l’informazione giusta, bellamente ignorata da chi di dovere. E non era Prodi. Basta immaginare cos’era l’Italia in quegli anni per capire come questo episodio dica soltanto come appartenere allo stesso partito, la Dc, significava ben poco: c’erano altri livelli, dei quali Prodi non faceva parte evidentemente… e per fortuna nostra, e sfortuna di Moro), del caso Cirio, di De Benedetti.
    Lo ripeterò fino allo sfiancamento: di qua c’è la politica, buona o cattiva che sia. Di là una cosa strana, neopopulista,che affonda la sua natura in qualcosa di assai più grave e inquietante del malaffare, degli interessi: l’investimento dei capitali della mafia nel nord attraverso Marcello Dell’Utri, il quale convinse gli uomini d’onore che quell’ometto sorridente aveva dei numeri e si era dimostrato capace e senza scrupoli. La banca del padre, dove lavorava anche il padre di Previti, forniva prestiti tramite un complicato giro di conversione di titoli in denaro contante (spostato in Svizzera, in parte, per corrompere partiti e giudici e ottenere alcune vittorie, vedi Ripetitori su suolo nazionale o Sme, Mondadori…), lui si impegnava ad investirli in settori ‘vergini’ come quelli della televisione e nel frattempo entrava come muratore nella P2 (lui, che era il primo costruttore d’Italia, dopo che aveva firmato Milano2).
    Il resto, è cronaca. E notissima.
    Allora, la domanda è e resta: esiste o non esiste una discriminante in tutto questo? Sapere con robusta probabilità, che Silvio Berlusconi è quell’uomo, distingue nettamente ogni possibile interpretazione o sensibilità politica dentro di noi? E’ sufficiente per erigere un muro dietro il quale ci si protegga TUTTI?? Democristiani, comunisti, radicali, socialisti, liberali? Perché in caso contrario, vorrei che coloro che si divertono tanto a fare i distinguo e a parlarmi di Cirio (?!) dichiassero formalmente:
    “Io …. nel pieno delle mie facoltà mentali, dichiaro che la diretta conoscenza della problematica natura del denaro, del successo e del potere di Silvio Berlusconi non influenza in maniera decisiva la mia opinione politica e altresì dichiaro che, se anche avessi la certezza assoluta che il presidente del consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana è l’esponente di spicco del rapporto d’affari che si instaurò alla fine degli anni Settanta tra la mafia e l’imprenditoria del nord del Paese, non cambierei opionione dato che ritengo il caso Cirio, la seduta spiritica del caso Moro e altri spregevoli episodi nei quali il diretto avversario politico del suddetto Berlusconi, Romano Prodi, è tutt’altro che un essere perfetto e candido (come vorrei che fosse per convincermi pienamente a cambiare). Dichiaro infine che il mio voto andrà a Silvio Berlusconi perché ritengo che i meridionali la mafia se la meritano e che un tanto al tanto, allora preferisco il peggio. In fede …”

    Va bene..?..

  25. tashtego il 27 marzo 2006 alle 13:33

    Devo lavorare e dunque sarò breve.
    Forse lo sarei comunque.
    Non ho nominato la parola “destra” in nessuno dei miei commenti qui.
    O almeno non mi pare.
    Tra l’altro non credo che Berlusconi e Forza Italia siano destra destra, quanto piuttosto un fenomeno nuovo-vecchio (populismo?) in versione mediatica.
    Noto una certa animosità nelle tue risposte, ma questo probabilmente fa parte del tuo carattere.
    Inoltre non sono tempi propizi per la gente nervosa, nella quale mi metto anch’io.

    Non sono così ingenuo da non sapere che le democrazie liberiste occidentali sono governate da gruppi di interesse, spesso in conflitto tra loro.
    Né sono così ingenuo da non sapere che il signor Prodi (che, ripeto, non voterei mai in altre condizioni) è legato ad alcuni di questi gruppi, che la sua politica sarà indirizzata alla rimessa in equilibrio dei poteri del paese, eccetera.
    Prodi è cattolico (io sono ateo, non ho mai votato un cattolico, né mai vorrei farlo, per ovvie ragioni: eppure mi tocca farlo), è un gran commis dei cosiddetti poteri forti e la sua coalizione è fragile, eccetera.
    In più c’è tutto il pregresso che tu nomini, che sicuramente avrebbe, in condizioni normali, decretato la fine della sua carriera politica.
    Tuttavia non siamo in condizioni normali, Mozzi.
    E il punto sta qui.
    Forse sbaglio nel concepire queste elezioni in modo ultimativo, ma come dovrei considerarle, visto che rischia di vincere un Dispositivo Di Potere che ha in mano alcune importanti leve dell’informazione e dunque tocca direttamente alla radice l’essenza della democrazia che è il Formarsi della Pubblica Opinione?
    Inoltre la sua maggioranza ha scardinato le regole costituzionali del Paese a suo uso e consumo, il capo è indagato e sotto processo per numerose malversazioni, ha origini oscure, probabilmente mafiose, e galleggia su un conflitto di interessi che ci farebbe vomitare, se nel frattempo non ci fossimo assuefatti, dal quale tuttavia ricava forti guadagni per le sue aziende, eccetera.
    Ti sembra che possiamo permetterci di valutare Prodi e Berlusconi simmetricamente?
    Ti sembra che siano fenomeni equiparabili?
    Ti sembra che siano tempi da sottili distinguo?
    Devo aggiungere che Berlusconi e la sua triste maggioranza di politici asserviti (al suo denaro e alle sue tv: un tempo avevano dei partiti anche loro, pensa) hanno talmente deformato il sistema, che, non solo uno come Prodi (ricordo che è autore, con la moglie, del libro “Insieme”, ed. Paoline, Roma) può farci la figura del salvatore della patria, ma lo stesso concetto di normale alternanza ne risulta lesionato a fondo, il che è molto pericoloso.
    Personalmente lo odio anche perché mi costringe a votare gente come Prodi-Rutelli-Fassino-Bertinotti, invece di starmene a casa, come vorrei.
    Sono stufo e arcistufo della continua emergenza democratica italiana, che mi impedisce dal disconnettermi politicamente dal paese come vorrei.
    È dal 1969 che siamo ricattati da bombe & terrorismo (spesso di Stato), da misteri, omicidi, trame nere e rosse, P2, eccetera.
    Adesso siamo ricattati dal pericolo che vinca la merda berlusconiana.
    Non finirà mai.
    (non sono riuscito ad essere breve)

  26. Aldo Biscardi il 27 marzo 2006 alle 13:40

    effeffe, hai ragione ovviamente. ma il discorso (che si sta facendo qua) mi sembra interessante anche se lo pensiamo ad altri che non siano gli immigrati.

  27. Aldo Biscardi il 27 marzo 2006 alle 13:43

    “Ti sembra che siano tempi da sottili distinguo?” Sì, certo. Da quando in qua l’esercizio dell’intelligenza è diventato un optional? E poi se non lo si fa qua, se non lo fanno gli intellettuali (me escluso ovviamente), chi lo fa?

  28. tashtego il 27 marzo 2006 alle 14:23

    distinguere non è automaticamente una cosa “intelligente”, aldo.
    non lo è se ti sta arrivando un meteorite sulla testa e tu insisti a scegliere la cravatta con la quale uscire di casa.

  29. giuliomozzi il 27 marzo 2006 alle 14:29

    Caro Tashtego, la mia “animosità” deriva dal vedermi simpatie e assuefazioni, che ritengo di non avere, nei confronti della “merda”.
    Rispondo alle domande dirette:
    “Ti sembra che possiamo permetterci di valutare Prodi e Berlusconi simmetricamente?”. Rispondo: sì. E Prodi mi sembra meno pericoloso, perché meno capace e meno dotato di potere proprio.
    “Ti sembra che siano fenomeni equiparabili?”. Rispondo: mi sembra che Berlusconi e De Benedetti siano fenomeni equiparabili (non per nulla si sono combattuti per il controllo *delle stesse cose*).
    “Ti sembra che siano tempi da sottili distinguo?”. Rispondo con le parole di “Aldo Biscardi”: sì, certo. Da quando in qua l’esercizio dell’intelligenza è diventato un optional? E poi se non lo si fa qua, se non lo fanno gli intellettuali (e tale sono io, non dico per valore, ma per ruolo pubblico – sia pur piccolo – di fatto), chi lo fa?

  30. giuliomozzi il 27 marzo 2006 alle 14:31

    Nella prima frase: “dal vedermi attribuite”.

  31. Aldo Biscardi il 27 marzo 2006 alle 14:37

    ma il non farti scegliere la cravatta non è proprio la volontà del meteorite? vabbè, l’esempio è bislacco: fuor di metafora, il passar sopra le distinzioni, il richiamo -quasi di pancia, umorale -alla gravità dei tempi per sollevarsi da qualsiasi mediazione, il superamento del momento critico (=distinguere), non è proprio la strategia di quella parte politica che paragoni al meteorite? l’invocare uno “stato d’eccezione”, non è proprio ciò che da più parti viene indicato come la caratteristica di una certa politica populistica?

  32. francesco forlani il 27 marzo 2006 alle 14:38

    Quando si è sotto elezioni- su questo ha ragione Mozzi- si ha un pò come la sindrome dei panni sporchi. Quelli si lavano in famiglia – dicono alcuni – mentre altri a sbandierare mutande e quant’altro certo non lindo e pulito come si immaginava lo fossero le mani (ma questa è un’altra storia). Anch’io ho provato un certo disagio sul post “primum vivere” e forse mi chiedo se non valga la pena “primum philosophari”. All’ultimo appello delle sinistre si presentava Rutelli come leader supremo, occorre ricordarlo?. Comunque se si è di sinistra bisogna votare a sinistra (non votavo da quando ci fu lo storico invito del PCI prima che divenisse Cosa?) e dopo aver vinto le elezioni mettere tutto alle finestre sperando che il sole di primavera asciughi in fretta il tutto.
    effeffe
    ps
    se si è di sinistra bisogna votare a sinistra. Elementare no?

  33. tashtego il 27 marzo 2006 alle 16:12

    vedete, mozzi & forlani & biscardi & cetera, il significato del post Primum vivere si può cogliere solo secondo una modalità percettiva, che vede il fenomeno berlusconi non-paragonabile con qualsiasi altro fenomeno politico.
    e ciò indipendentemente dalla qualità concettuale del manifesto che trovo bassa.
    se non si percepisce, ripeto, la differenza berlusconiana, ripeto, o si è berlusconiani oppure si è assuefatti alla merda, mozzi.
    (sotto elezioni si litiga)
    “se si è di sinistra bisogna votare a sinistra”?
    chiunque oggi si dica democratico è tenuto dallo stato di cose a votare per il centro sinistra.
    esistevano una volta queste persone oggi scomparse: benché borghesi e liberali, persino cattolici, erano disposti a condividere basici principi democratici per i quali anche si battevano.
    capivano le emergenze democratiche, non si mettevano a sottilizzare. presero persino le armi un tempo.
    ricordi mozzi?

  34. giuliomozzi il 27 marzo 2006 alle 16:19

    Caro Tashtego, vedo solo ora la battuta su meteorite e cravatta. Ne propongo un’altra: in un universo costituito da due soli punti, A e B, se sul punto A sta piombando un meteorite e sul punto B sta piombando un mattone, è “intelligente” chi, trovandosi nel punto A, decide di spostarsi nel punto B?
    Risposta: sì, se nel frattempo si procura un elmetto.
    Alla domanda se meteorite e mattone siano fenomeni comparabili, rispondo: se m’ammazzano entrambi, sì.
    Cinque minuti fa ho comunque trovata la formulazione precisa della mia posizione elettorale: per votare Prodi bisogna non solo turarsi il naso coprirsi gli occhi turarsi le orecchie, ma anche indossare le mutande di ghisa.
    Il mio invito, caro Tashtego, è a procurarsi o fabbricarsi mutande di ghisa: sin da ora, per tempo.
    (Può andare, detta così? E’ abbastanza povera di “distinzioni”? E’ abbastanza “di sinistra”?).

  35. ed il 27 marzo 2006 alle 16:26

    E’ interessante per me notare come la discussione parta da un tema concreto, com’è quello della coscienza politica degli immigrati e poi via via diventi più astratta, non perché il discorso sul voto sia astratto in sé, ma perché tutti i partecipanti sanno bene per chi votare, e i distinguo, anche se giusti (sono d’accordo con quelli di Giulio Mozzi) sono destinati ad incidere solo dopo il voto. E di passaggio dico che liberarsi di Berlusconi è la prima e urgentissima cosa da fare, cosa su cui mi sembra siamo (quasi) tutti d’accordo. Altrettanto necessario è consentire agli immigrati di rappresentarsi politicamente; gli immigrati oggi sono percepiti solo come carne da lavoro a destra come a sinistra, con l’aggravante, per la destra, che tra l’immigrato “risorsa” e l’immigrato “criminale” non sanno decidersi (vedi i Cpt) e li considerano sia risorse che criminali, ossia macchine che quando sono in soprannumero umero vanno tenute nei cpt. Finché non diventeranno soggetti politici attivi gli immigrati non potranno liberarsi da una rappresentazione che li costringe all’isolamento sociale, e saranno portati a pensare che solo con le armi dell’individualismo estremo, la mitologia del farsi da sé etc., (ovvero in piccolo con la stessa ideologia che in grande diventa l’ “individualismo proprietario” con cui B. in passato ha vinto a mani basse) potranno emanciparsi. Certo che molti sono ignoranti: ma dove trovano il tempo e la voglia di studiare, di capire, di assumere una “coscienza” nella situazione in cui vengono tenuti? Da qui inizia la responsabilità dei cittadini, o no?

  36. andrea.nobili il 27 marzo 2006 alle 16:56

    Ma siamo sicuri che la mutanda di ghisa basti a preservare la verginità anale?
    Ergo: Qualcuno di sinistra mi può gentilmente spiegare quale sia la differenza (sostanziale e non ideale) tra la destra e la sinistra?

    Seconda cosa:
    Mozzi pone l’esempio del mutuo.
    E’ un esempio inverosimile e di cattivo gusto.
    Il razzismo delle banché è un razzismo più subdolo. E’ il razzismo di Basilea, il razzismo del CAI, il razzismo del CIRF e tutti questi istituti di polizia creditizia: usurai legalizzati.
    Conosco una marea di albanesi, magrebini, stupratori presunti tali o assassini che hanno avuto mutui. Mentre giovani precari italiani… no.
    Caro Mozzi, davanti alle banche e ai banchieri (che sono quasi tutti prodiani convinti) non c’è razzismo che tenga.
    L’unico razzismo è quello delle garanzie!.

    Punto 3:
    sempre chi vota sinistra mi può spiegare che differenza c’é tra il leonkavallo e casa montag? (i secondi a dire il vero mi sembrano meno ipocriti).

  37. tashtego il 27 marzo 2006 alle 17:23

    mozzi, io non sono “di sinistra”.
    per la precisione sono un comunista interiore, cioè una cosa molto diversa.
    e sono uno che sa distinguere, al punto che distinguo persino te, nel senso che cerco, da quando ti conosco (webbicamente parlando), di farmi un’idea del tuo modo di pensare, senza riuscirci granché: ma non per questo ti vado affibbiando etichette.
    mi pare di avere seriamente provato ad argomentare, anche se molto sommariamente, la mia posizione, che si può riassumere, sì, nell’affermare l’incomparabilità prodi-berlusconi.
    nemmeno vedo prodi come un mattone.
    ne percepisco piuttosto la debolezza politica, intuisco la scarsa attitudine alla tenuta della coalizione che lo sostiene, anche se sono curioso di vedere dove andrà a parare il progetto di “partito democratico” e, infine, non ho una grande stima di lui, né come uomo, né come politico, né come intellettuale.
    detto questo siamo lontani miglia e miglia da berlusconi.
    quello che maggiormente mi esaspera di questa situazione è che sinceri democratici, come probabilmente tu sei, fatichino tanto a percepire il pericolo.
    but forgheddabaudidda.

  38. tashtego il 27 marzo 2006 alle 17:28

    aggiungo che sugli immigrati sono d’accordo con ed, anche se userei un altro linguaggio, forse più preciso, dove sia contemplato, metti, il termine “sfruttamento”.

  39. ed il 27 marzo 2006 alle 17:44

    Ma si, se vuoi, Tashtego. La situazione in cui vengono tenuti è quella di sfruttamento. La popolazione che affolla i cpt e le carceri si chiama esercito industriale di riserva. Con gli immigrati bisogna averci a che fare, essere in qualche modo con loro, il resto sono ciance.

  40. fortebraccio il 27 marzo 2006 alle 17:51

    Secondo me, i “problemi” di (g)eneral (m)onitor sono sempre gli stessi, in qualsiasi variante o veste formale si presentino (in questo caso specifico: elettorale), e sempre riconducibili, sostanzialmente, a due istanze reiterate e reiterabili, fondamentali (per lui): a) espiare in vita, in modo da guadagnarsi, se non il paradiso in prima battuta, almeno uno dei piani alti del purgatorio; b) accreditarsi come rappresentante intellettuale di una destra liberale organica e raziocinante. Nell’un caso (a), come nell’altro (b), si vive d’incenso e mirra (l’oro sta bene nei forzieri dei padroni, e sognare di accedervi, anche solo per guardarlo, non è peccato), galoppando ippogrifi e andando a caccia di chimere vaganti. Se le due istanze, poi, si fondono/confondono nello stesso soggetto, il rischio reale, o forse, e meglio, l’assoluta certezza, è quella di rimirare ogni mattina nello specchio non il proprio volto, ma l’ossimoro vivente di se stessi. A questi signori capita, non di rado, di diventare, inconsapevolmente, i protagonisti di un mio vecchio corsivo, ormai purtroppo dimenticato, pur se adattabile a parecchi contesti o personaggi. Ma qualcuno forse lo ricorderà, almeno lo spero: “Si fermò una macchina. Si aprì una portiera. Non scese nessuno. Era (g)eneral (m)onitor”.

  41. kristian betti il 27 marzo 2006 alle 18:11

    Caro Mario Melloni aka Fortebraccio, mi corre l’obbligo morale di ricordarti che in vita fosti cattolico praticante, seppur discreto e schivo, a differenza a esempio di quel Franco Rodano che a Camaldoli venne solo per ribadire ai dossettiani che non esiste cattolico che non sia integralista.

  42. fortebraccio il 27 marzo 2006 alle 18:43

    Caro kristian betti, mi corre l’obbligo morale di ricordarti che in vita fui cristiano praticante. Che poi equivale, se il citato me lo consente, ad essere un comunista interiore e un ateo convinto. Hai presente tashtego?

    post scriptum

    Rodano, Rodano, chi era costui? Immagino uno sceso dalla stessa macchina da cui uscì (g)eneral (m)onitor.

    Magno cum corde.

  43. angelo ciciriello il 27 marzo 2006 alle 19:22

    Buonasera a tutti , ho letto di merde e affini e mi sono detto che discussione interessante…non ho le stesse percezioni olfattive ed epidermiche di Tashtego e altri amici duri e puri , nè la stessa preparazione intellettuale sull’argomento ma mi chiedo e vi chiedo : rifiutereste un barattolo di merda d ‘ artista alla Manzoni ? E la Manzotin ?
    Spero che vinca il vs Prodi sperando che alla guida di un bel autospurgo
    – democraticamente – pulisca la nostra povera nazione . Almeno ci dimostri che una -dicasi una- cosa la sappia fare .
    Al concreto : berlusconi avrà rubato , come tanti altri o forse come tutta una classe industriale nata e pasciuta con i diversi governi democristiani e post-democristiani , come De Mita durante il terremoto ( oggi capolista con D’alema ) ma dio santo , ha creato imprese , lavoro a tanti rossi e neri e a tanti rossoneri…ma come posso dare i miei risparmi a Prodi che nei suoi anni da boiardo ha bruciato 100 mila miliardi delle vecchie lire contribuendo da solo al deficit della nazione peggio dei peggiori anni di governi nazionali democristiani , centrosinistra , compromessi storici ?
    Come posso dargli la mia fiducia quando la sola cosa che ha fatto è mettere tasse sui ceti medio-bassi ?
    Per i puri e i sinistrati sono chiacchiere e bruscolini ma il solo metro di giudizio intelligente è il portafoglio , l ‘argent che come diceva Scakespeare ” quando il soldo precede tutto procede ” .
    Una cosa che mi preme dire in tutta serietà è questa : leggendo tanti amici si sente l’odio , la nausea e tanto altro che cola come grasso , domanda : il vs Prodi riuscirà a cicatrizzare tanto odio , tanto risentimento ? E come lo farà : coi tribunali , con la piazza che sventolerà bandiera e programma in mano con debita copertina rossa , con gli amici intellettuali che ricominceranno la caccia alle streghe del diverso ? Tempi bui ci aspettano , altro che mutande di ghisa caro Mozzi , nell’un caso e nell’altro . Voi che odiate ci perdonerete se abbiamo osato criticare le vs/idee ?

  44. fortebraccio il 27 marzo 2006 alle 20:56

    Una macchina si fermò. Si apri una portiera. Scesero titoli, azioni, carte di credito, buoni del tesoro, partite iva, evasori fiscali, palazzinari, stallieri, faccendieri, piduisti, stragisti, mangani, provenzani, riini, leccaculi di regime, paraculi, mafiosi assortiti, eversori della costituzione, cardinali, vescovi, madonne piangenti, carità pelose, trafficanti d’armi, trafficanti di droga, ostie consacrate, mussoline, nazisti, “turisti” in brasile, “turisti” in thailandia, omofobi, leghisti, xenofobi, marroni, speroni, coglioni, concubini che si confessano, divorziati ammessi ai sacramenti, delfizorzi, unti dall’unto del signore, l’unto, il signore…: erano a.c. e le prime avanguardie del “partito dell’amore”. Figuratevi cosa c’era stipato nel bagagliaio.

  45. kristian betti il 27 marzo 2006 alle 21:32

    fortebrà, lungi da me l’intenzione benché minima di delegittimarti, è che mi sembra importante precisare, per cui cito da http://www.fortebraccio.org

    ‘Non mi risulta che Mario Melloni, in arte Fortebraccio, abbia mai scritto una critica acre o volgare. Per lui il comunismo era un modo di realizzare il cristianesimo. Da una parte i ricchi, che lui chiamava «Lor signori», dall’altra i poveri, con una particolare predilezione per i metalmeccanici. E’ stato il nostro massimo, forse unico, scrittore satirico. Non cercava la risata, ma con una battuta metteva in luce una verità. Ogni giorno sull’Unità, un corsivo; prima sul Popolo, perché era un cattolico praticante ed er stato deputato democristiano.’
    (Enzo Biagi)

    vedi fortebrà, il compromesso storico non c’è mai stato e quel che resta del catto-comunismo è l’Ulivo, magari il futuribile partito democratico, mettici pure qualche monastero benedettino, ma il sapore è amaro quando si constata come la divina provvidenza abbia brigato in modo tale che in poco più di quarant’anni si sia passati dal papa buono al papa nero.

    quanto a Franco Rodano, cito Valentino Parlato:

    ‘l’uomo Franco Rodano suscitava fascino, in verità un po’ enigmatico: questa persona coltissima e profondamente cristiana, che politicamente era comunista e non per ragioni di classe, ma piuttosto di liberazione dell’uomo. Con una scomunica ad personam, poi ritirata ai tempi di Giovanni XXIII, ma sempre cristiano e comunista, limpidamente, senza mai nessuna confusione democristiana.’

    da perfetto togliattiano, Rodano non capì una mazza del Sessantotto.

  46. fortebraccio il 27 marzo 2006 alle 22:22

    Carissimo kristian betti (nomen omen?), ho postato due corsivi più una prima (e una seconda, adesso) risposta a te. E ti chiedo, molto francescanamente: ti sembra che gli interventi fossero volgari? Non credo. La vera volgarità non è quella di chi fa l’elenco del contenuto di una valigia (o di una macchina), ma di chi quella valigia (o quella macchina) l’ha riempita, stipandovi le porcherie di cui ho abbozzato un sommario inventario. Tra le cose da te citate sul mio conto, e te ne ringrazio, ne manca una fondamentale, permettimi: una certa capacità di leggere in anticipo gli eventi. Anche se non la esercito da un bel po’ di tempo, tento una mini profezia, tanto per vedere se centro il bersaglio: dopo le elezioni, a sconfitta avvenuta e consumata dei “simpatici” passeggeri del veicolo di cui sopra, l’untoliftotrapiantato costruirà, a fronte della diaspora di tanti suoi adepti e zerbini di oggi, il famigerato “partito del nord”: base legofascista, con tanti fiorellini azzurri ad abbellire il paesaggio. Il programma? E’ già pronto: hai ascoltato il suo ultimo intervento, quello odierno? E’ tutto lì: xenofobia, razzismo, difesa dei privilegi di classe…

    Di Rodano ricordo l’estrema “sensibilità” con cui “leggeva” gli avvenimenti a cui fai riferimento. Ricordo articoli e interventi (sempre pacati, per carità! e vuoi mettere? si confessava tutte le mattine!) con cui sbrindellava, in guanti bianchi, tutto ciò che si muoveva, anche a un metro, a sinistra della sua roccaforte.

    Adesso ti saluto, vado a ripassare il libretto di istruzioni (con la copertina rossa!) per la prossima caccia alle streghe: l’organizzazione dei tribunali del popolo è stata affidata ad alcuni noti sovversivi che rispondono ai nomi di mastella, rutella, mortadella, nutella; segretario, il mitico “compagno” capocchione.

    Prima di tornare a riposare (ma solo per un po’) nel mio loculo, vi lascio come oggetto di meditazione questa massima di padre Virginio Rotondi, tratta da una puntata di “Ascolta, si fa sera” mai andata in onda (ah, la censura sui francescani atei!): “Davvero non capisco”, si chiedeva desolato il sant’uomo, “a cosa mai possano servire le mutande di ghisa a chi già da tempo si è venduto il culo”.

  47. angelo ciciriello il 28 marzo 2006 alle 09:23

    Sarà forte…il braccio non sono sicuro del resto .
    Vedi caro amico io non ho come te la pretesa di dare patenti di diverso tipo , nè lezioni di alcun tipo . Sono abbastanza vaccinato da trentanni di extraparlamentarismo ( di sinistra pura e dura , va da sè ! ) per capire oggi come avevo capito diversi anni fa che con quelli duri e puri non c’è verso di parlare . Ma non perchè sono ottusi , no , ma perchè si credono ancora il sole dell’avvenire . Ora , qui si continua a parlare di regime di destra e come fai tu , col cuore colmo di democrazia ,sputacchi sentenze , anarchia da saldi agostani e da buon prodiano hai fatto scorta a tempo debito di olio extravergine prodotto dalla Cirio da usare in futuro contro coloro che ovviamente non la pensano come te e questo futuro per te è prossimo , molto prossimo. Ancora , qualcuno di voi che voterà a sinistra , con o senza naso tappato e vi consiglio di tappare anche il resto , mi deve spiegare come mai se c’è questo presunto regime l’imprenditore berlusconi nel giro di cinque anni subisce migliaia di perquisizioni e centinaia di processi e altri imprenditori che pure hanno spolpato , depredato la nazione e le sue casse , invece nulla ? E c’erano motivi seri , concreti , davvero di fare piazza pulita di una classe industriale come la Fiat che ha fatto pagare sempre a tutti noi persino la carta igienica delle sue aziende !
    E De Mita ? E Bassolino e la camorra ? E il modello soviet delle regioni rosse ? E De Benedetti ? E Tronchetti Provera ? E io non voglio fare causa di voto come è stato costretto a fare Mozzi per poter dire come la penso cari democristiani di sinistra .
    Io mi sono convinto da diversi anni a questa parte : non eravamo e non siete meglio degli altri , politicamente ovvio . Se questo non lo riesci a riconoscere o sei un fazioso (giusto per dirtelo con termini civili ) o vivi chissà dove .
    Sul presunto schieramento democratico avrei qualche dubbio circa la partecipazione ancora di diversi partiti comunisti alla cosa…ma si sa che ognuno ha un proprio concetto di democrazia che spesso coincide coi propri bisogni o peggio coi propri sogni anche a scapito di altri .
    ps
    In quanto al vero fortebraccio non coltivare illusioni…non fai ridere e nemmeno sorridere.Sulle tue capacità di previsioni o di essere mago ( hai le stesse capacità di Vanna Marchi ? ) ti consiglio di leggerti un fumetto che è meglio.

  48. giuliomozzi il 28 marzo 2006 alle 09:59

    Caro Tashtego: due cose, più una.

    1. Scrivi: “Cerco, da quando ti conosco (webbicamente parlando), di farmi un’idea del tuo modo di pensare, senza riuscirci granché”. Mi rendo conto delle due cose (del tuo tentativo, che è generoso, e della tua difficoltà, che ha origine da me). Io tento di pensare a prescindere dal mio essere, come sono, un “democristiano genetico”; e a prescindere, in generale, dalle mie appartenenze e dalle mie passioni e dai miei sentimenti. Dirò di più: diffido delle mie appartenenze, delle mie passioni e dei miei sentimenti. Sono convinto (ma con diffidenza…) che spesso ci troviamo davanti a domande sbagliate: per questo mi interessa più andare a caccia delle domande giuste (ma prima di dichiarare “giusta” una domanda, ce ne vuole…) che rispondere a domande che mi sembrano difettose, eccetera.
    Per dirla con una parola di moda, caro Tashtego: credo di essere uno che tenta di pensare *laicamente* (non oso dire: sono uno che pensa laicamente).

    2. Poi scrivi: “Quello che maggiormente mi esaspera di questa situazione è che sinceri democratici, come probabilmente tu sei, fatichino tanto a percepire il pericolo”. E qui, per l’ultima volta, ripeto: considero il cav. Silvio Berlusconi pericolosissimo. Nel contempo, considero il prof. Romano Prodi assai pericoloso, benché meno (ma non tanto meno) del cav. Silvio Berlusconi. Se giudico “comparabile” la loro pericolosità, caro Tashtego, non è perché giudichi “poco pericoloso” il cav., ma perché considero “molto pericoloso” il prof. E nel momento in cui mi appresto a ingollare una medicina pericolosa quasi tanto quanto la malattia che mi devasta, vorrei essere consapevole di quanto, e come, tale medicina è pericolosa.

    Più una. E’ mai possibile che tu, “comunista interiore”, sottovaluti la “minaccia” costituita da quel campione di democristianità che è il prof., mentre io, “democristiano genetico”, la vedo così chiara?

  49. Bartolomeo Di Monaco il 28 marzo 2006 alle 10:11

    Nella mia abbastanza lunga esperienza di vita, nella quale ho esercitato anche incarichi sindacali nella Cisl a servizio dei lavoratori, ho avuto modo di constatare che tutte le volte che in qualche modo (compromesso storico) anche la sinistra è andata alla spartizione del potere, i lavoratori ci hanno rimediato delle solenni bastonate. “State buoni, dobbiamo dimostrare che con noi al potere in Italia le cose procedono con maggior ordine”. La regolamentazione del diritto di sciopero, la abolizione della scala mobile, per fare solo due esempi, sono il pedaggio pagato alla ascesa della sinistra al potere (alla spartizione del potere). Ricordo anche questo fatto: che appena andato al governo, Berlusconi in un incontro romano con Agnelli, ricevette da uqest’ultimo la richiesta di quella che fu conosciuta poi come legge della rottamazione. Berlusconi la negò, perché -disse – la FIAT doveva fare coi soli suoi soldi, e il governo Berlusconi cadde. La Lega fu solo l’occasione propizia, tant’è che venne poi accarezzata colpevolmente da Scalfaro e dal governo Dini, perché necessaria a reggere la maggioranza. (Quando la Lega costituì – atto gravissimo – a Mantova un parlamento della Lega alternativo a quello legittimo di Roma, nessuno si mosse della sinistra, né il governo Dini, né Scalfaro che disse che si trattava di ragazzate. Se la Lega è cresciuta e si è meglio radicata lo si deve a queste gravi omissioni.) Prodi, salito al governo, accontentò subito Agnelli e fece la legge sulla rottamazione.

    Ho sempre sostenuto a quei tempi di impegno sindacale che l’interesse dei lavoratori è quello di non avere amici al governo, perché questi per amore di potere diventano presto amici ingannevoli, e sono peggiori dei nemici autentici.

    Prodi ha tutti i crismi del politico peggiore. La sinistra avrebbe dovuto presentarsi non con un personalità equivoca come quella di Prodi, ma con un proprio candidato estratto dalle sue file. Perché non lo fa? Perché non riesce a farlo? Eppure Prodi non è che abbia dietro di sé così tanti voti da risultare appetibile.

    Da sola questa domanda, perciò, dovrebbe dare a tutti la misura di una tortuosità ipocrita che si nasconde dietro la figura del boiardo di Stato che fu Prodi, con tutto ciò che ha fatto e che è stato ricordato.

    L’altra volta, sappiamo ciò che accadde. Prodi fu una mascheratura. Dopo due anni si vide che non aveva combinato nulla e D’Alema lo mise alla porta, salendo lui al potere, e inviò in Europa il boiardo.
    Perché oggi non dovrebbe ripetersi l’operazione? Le occasioni ci saranno, più di quelle dell’altra volta: l’operazione sarà ancora più facile, perché ci sono nella coalizzazione punti di vista opposti su alcuni temi e alcuni partiti minacciano già ora l’uscita dal governo se non sarà rispettato il loro punto di vista. Ecco, dunque, che non mancherà l’occasione per disarcionare Prodi un’altra volta e prendere il suo posto. Se il primio tentativo andrà male, non mancheranno subito a breve altre occasioni insormontabili di lite.

    Lo scenario che si apre, con la vittoria della sinistra, non può che essere questo.

    Mi domando: perché D’Alema ha paura di proporsi ora, al momento delle elezioni, come leader della coalizione? Con chiarezza, davanti agli elettori. Che cosa lo impedisce? Che cosa impedisce a lui, o altri della vera sinistra di porsi come leader? Si ha paura di Castagnetti o di Rutelli? Non sono i DS il partito di maggioranza nella coalizione? Allo stesso modo che nella coalizione di destra il partito di maggioranza è Forza Italia?

    Se accadono queste cose incomprensibili, poco chiare, non si parte col piede giusto. Si manca di coraggio, di trasparenza e si inducono gli elettori al sospetto che si tratti semplicemente di mirare alla sola stanza dei bottoni, infischiandiosene, in realtà, nonostante le parole, dei problemi del Paese.

    E poi, scegliere Prodi! Il peggiore tra tutti! L’uomo che – come fece Amato -può fare una promessa e agire all’incontrario, assai peggio di Berlusconi. Sì, assai peggio di lui! Si sceglie un uomo da prima repubblica perché non si ha il coraggio da parte della sinistra di mostrare un proprio volto scoperto e trasparente!

    Queste oscurità, questi misteri, devono far riflettere. Non si tratta di turarsi il naso. Sarebbe troppo facile. Si tratta di mandare al macero il proprio cervello, rinunciare a porsi domande.

    Io, naturalmente, non voterò mai Prodi, perché so chi è e so che cosa *veramente* posso aspettarmi da lui.

    Prodi non è affatto l’alternanza che ci si aspetterebbe in un Paese democratico.

    Ho ricordato Amato. Bene Prodi è peggiore di lui, ho detto. Chi ha una certa età ricorderà di Amato due cose eclatanti.
    La lira a quel tempo traballava (era nello Sme e non reggeva il cambio). Si temeva la svalutazione. Amato (presidente del Consiglio) si presentò in tv e dichiarò che non ci sarebbe stata la svalutazione. L’indomani mattina, alle prime luci dell’alba (lavoravo in banca) tutti gli italiani appresero che da quel momento la lira era stata svalutata.
    Ancora Amato: c’era bisogno di fare cassa, come sempre in Italia. Era, mi ricordo, d’estate. Ebbene, una mattina gli italiani si svegliarono e trovarono, senza che nessuno avesse anticipato alcunché, con una sorpresa che non aveva precedenti nel nostro Paese, che quella mattina i loro depositi subivano un prelievo di tassazione, mi pare del 2°/°°.
    Ricordo: Prodi più fare assai di più.

    Tuttavia per concludere:

    – occorre che tutti si abbia rispetto per l’avversario. La demonizzazione è controproducente. Dare addosso a Berlusconi (o a chiunque altro) significa quantomeno portargli nuovi voti, come stanno facendo Il Caimano di Moretti e le vignette che si moltiplicano su di lui, anche nel web. Gli elettori sono affascinati dai personaggi che risultano vittime della demonizzazione. Io stesso dico che il troppo stroppia, anche se questa volta, per ragioni tutte lucchesi, non voterò Forza Italia;

    – occorre fare attenzione a predicare in giro (all’estero) che l’Italia vive una dittatura, perché non solo si dice il falso, ma si fa un grosso danno non solo d’immagine, ma economico al nostro Paese;

    – occorre rispettare il risultato delle elezioni, vinca la sinistra o vinca la destra, perché siamo un paese democratico (nonostante si dica che siam dentro un regime);

    – nei confronti del governo di sinistra, se vincerà, la società civile dovrà tenere lo stesso comportamento che è stato tenuto nei confronti della destra. Ossia, se le cose non andranno, se ci saranno sbagli, occorrerà criticare a voce alta, scendere in piazza. Non tacere, come si fece ai tempi del compromesso storico e come si fece in occasione del primo governo Prodi e D’Alema, durante i quali le bandiere rosse furono riposte nei magazzi delle cellule ad accumulare polvere. Solo in questo modo, a mio avviso, saremo dei cittadini onesti, che non fanno sconti a nessuno.

    Che vinca il migliore, dunque! Ossia, in democrazia (non c’è altra regola), chi piglia più voti.

    Bart

  50. andrea.nobili il 28 marzo 2006 alle 10:23

    Andiamo a vedere cosa scende dalla macchinina rossa fortebraccio?

    Agnolotti, mortadelle, banchieri corrotti, ex democristiani convertiti al marxismo, ex democristiani convertiti al capitalismo combattente, leghe antivivisezione che votano per l’aborto (chissà perché la vita degli animali è sacra e quella dei bambini no), preti (televisivamente)impegnati, preti spretati (quando sono come don Galli la chiesa diventa amica della sinistra) strilloni bastardi alla 1,10,100 Nassirya, figli di puttana che spaccano vetrine giocando alla revolucion incendiando le macchine dei pensionati, figli frustrati di sessantottini (atto II), assassini (quelli per esempio di Ramelli che anziché stare in carcere stanno a dirigere aziende arricchendosi come i loro amici di Primavalle) burocrati che si arricchiscono invece sfruttanto appalti approvati dai compagni di merenda delle regioni rosse (tutte), intellettuali impegnati che paventando il pericolo democratico salvo poi riempirsi le tasche di consulenze nelle suddette regioni di cui sono amici dei padroni, professoroni Universitari che vietano agli studenti di leggere Mishima o Direu perché “rozzi fascisti”, imprenditori-ladri alla Colaninno, Trochetti, De Benedetti cha hanno avviato la nuova stagione della finanza creativa riattualizzando il concetto di “ciò che è mio è mio ciò che è tuo è tuo”, difensori dei diritti degli immigrati di ogni razza e sorta purché votino sinistra, perché quando votano a destra diventano di colpo nemici da combattere: come dire a un filippino cristiano intransigente di votare Vladimir Luxuria.
    E poi sai chi scende ancora?
    Inserisco per correttezza nei confronti di chi ancora non sa chi votare ciò che hai faziosamente omesso:

    “titoli (Pirelli, Piaggio, Fiat, Gruppo L’Espresso, Banca Intesa, Unicredit, Rcs, Monte Paschi, Unipo per fare solo alcuni nomi) , azioni (Parmalat e Ciro per esempio, bona fatti apposta per arricchire le casse dei banchieri dei patti di sindacato rossi), carte di credito (vanno bene solo se emesse da kompagno Bazoli), buoni del tesoro (finché Prodi non li tasserà, poi arrivederci e grazie), partite iva (li chiamano i “nuovi ricchi” sono coloro che si sono arricchiti grazie agli studi di settore), evasori fiscali (ah! gli amici di Consorte? Quelli che compravano alberghi con società registrate alle Cayman? e a Panama? Come biasimarli con 800 Euro fai una società off-shore), palazzinari (Sì! Hai ragione! Ricucci per esempio: una vero fido di Berlusconi), stallieri (già è vero: la sinistra preferisce le scuderie come la Ferrari! E’ anche rossa!), faccendieri (e il loro capo Fazio), piduisti, stragisti (e brigatisti), mangani(e mozzi di bordo dello yatch di D’Alema), provenzani, riini (quelli che volevano Andreotti in gabbia?), leccaculi di regime (ah, Emilio Fede? Perché non ci metti anche quelli dell’altro regime? Annunziata, Luttazzi, Floris, Santoro, Biagi! Mi meraviglio che di Socci e di Funari non ne parli mai nessuno! Già ma quelli non sono uomini perché son di “destra”, quegli altri invece sono democratici), paraculi (beh quelli sono una categoria trasversale: ne avete parecchi in coalizione Mastella per esempio), mafiosi assortiti, eversori (qui la mia risata si perde nel cosmo più distante: andiamo a vedere che fine ha fatto la Coop Costruttori? O andiamo a vedere i conti di Telekom Italia e la loro “sussidiarietà col canone italiano alle pulizie etniche di Milosevic?) della costituzione (forse sarebbe meglio tenere a modello l’internazionale) cardinali (il cardinale progressista Martini è una costola della destra vero?), vescovi (mettici pure i diaconi già che ci sei), madonne piangenti(come nel presepe operaio di Guareschi), carità pelose (e pelosi pubi di transex), trafficanti d’armi (e infoibatori compagni alla Milosevic) trafficanti di droga (ah già la sinistra la dorga la vuole legale!), ostie consacrate (e pure i vibratori), mussoline (e luxurie), nazisti (Sieg Heil! Quelli per lo meno non mettono a ferro e fuoco le città: fanno tutt’al più ridere bardati dietro i loro fez) , “turisti” in brasile (a cuba no?), “turisti” in thailandia (già forse meglio a farsi decapitare in Afghanistan perché cristiani), omofobi (e ibridi), leghisti (e coglioni che cantano 1.10,100 Nassirya inneggiando all’antisemitismo in solidarietà di Hamas), xenofobi (delle idee degli altri), marroni agnolotti, mortadelle, grissini torinesi) speroni (e brutti), coglioni (e milioni: di consulenze pagati dalle regioni rosse), concubini che si confessano (e confessionali da GF), divorziati ammessi ai sacramenti (Dio perdona Prodi e D’Alema No), delfizorzi (e CesariBattisti, NadieDesdemoneLioce), unti dall’unto del signore (o dall’unto della mortadella Alcisa), l’unto (dei pizzoccheri di Fassino), il signore (degli Agnelli da boicottare perché film “fascista”)…: erano a.c. e le prime avanguardie del “partito dell’amore” (e del partito della pace). Figuratevi cosa c’era stipato nel bagagliaio (ecco appunto, tralasciamo il resto).”

    Cordialmente
    Andrea

  51. andrea.nobili il 28 marzo 2006 alle 10:54

    tutto questo, forse un po’ volgarmente, per dire che… da qualunque parte vada il voto… altro che mutande rinforzate e blocca-sfintere, altro che medicine. A quelli il prof. e il cav. di noialtri non interessa niente.
    Se proprio bisogna votare meglio farlo ponendosi l’interrogativo mozziano.

  52. fortebraccio il 28 marzo 2006 alle 11:46

    Si fermò una macchina. Si aprì la portiera. Scese il nulla. Erano le annate rilegate di libero, il giornale e la padania consultate da andrea.nobili per preparare una risposta che non c’è. Un’intera nottata strappata al giusto riposo da parte di chi, ormai stanco, deve lottare giorno dopo giorno contro la sua coscienza per trovare uno straccio di giustificazione al suo voto al duce di arcore. A uno che, in cinque anni, ha stravolto ogni regola del vivere civile e democratico, fatto a pezzi la costituzione riducendola a carta straccia, adattandola ai suoi interessi personali, alla difesa di un impero di origini oscure (stallieri compresi): quella stessa costituzione che permette a tutti, nobili o meno che siano, di esprimere il loro pensiero, anche quando il risultato di quell’espressione, come in questo caso, è il vacuo gemito di chi, magari, non fa altro che difendere tutto ciò che, grazie al regime, ha acquisito o consolidato per se stesso.

    p.s.

    Che acuti parallelismi, signor andrea.nobili, quanta civile accettazione della diversità nelle sue parole (luxuria e transex, per fare un esempio)! E poi Brasile/Thailandia vs Cuba: fantastico. Lei ha proprio ragione: ho visto schiere di cassintegrati, di precari, di disoccupati, di pensionati a cinquecento euro al mese imbarcarsi felici per quelle terre da sogno a portare, insieme al benessere, la democrazia e i “valori” occidentali. E poi la droga libera! vuoi mettere: mica possiamo tutti lavorare in certi ambienti dove ci arriva tutte le mattine fresca di stalla sul vassoio della colazione…

    Su una cosa comunque lei ha ragione: per me il suo duce e la mortadella sono frutti della stessa pianta, alla fin fine. Ma io non voto per la bologna, il mio voto va alla speranza di una società diversa da quella immaginata, e quasi realizzata, dal suo editore di riferimento.

    Magna cum mestitia.

  53. andrea.nobili il 28 marzo 2006 alle 11:58

    “Ma io non voto per la bologna, il mio voto va alla speranza di una società diversa da quella immaginata, e quasi realizzata, dal suo editore di riferimento.”

    Allora, mi consenta, i complimenti vanno a Lei che dal 1996 al 2001 probabilmente forse era esule su qualche spiaggia caraibica a godresi un sano “puttan-tour” con tanto di sigaro e rhum.
    Sa perché spero vinca Berlusconi? Perché spero che Eco in tal caso segua il suo esempio e si goda un meritato esilio.
    Se rimarrà, ne sono sicuro, qualcuno sarà li pronto a seviziarlo con olio di ricino e manganello.

    Hasta siempre compagno fortebraccio:)

    P.S. Di editori d riferimento guardi i suoi, io francamente mi reputo abbastanza libero da leggere anche Repubblica.

  54. Trespolo il 28 marzo 2006 alle 12:48

    Si fermò una macchina. Si aprì la portiera. Scese il solito *intellettuale* ben pasciuto e le risposte in tasca, come spiccioli, da distribuire alla bisogna. Nulla… di nuovo, purtroppo.

    Buona giornata. Trespolo.

  55. tashtego il 28 marzo 2006 alle 13:13

    Che il paese è spaccato si vede perfino qui.
    Dove non si riesce a trovare un solo terreno praticabile di confronto.
    Spaccato per spaccato, devo dire che le due cartelle del post di andrea.nobili sono piene del solito scaricaticcio fascista.
    Naturalmente Trespolo, allepratissimo, si accoda.
    Con Mozzi e con gli altri ci sarà occasione di riparlare, penso.

  56. andrea.nobili il 28 marzo 2006 alle 13:35

    Va bene dai.
    Hai ragione tashtego.
    Allora creati tu il terreno per il confronto.
    Ma scusa se te lo dico, qui nessuno si sottrae.
    Lo stai facendo tu invece tacciando come “scaricaticcio fascista” il mio post. Solo che così facendo la realtà non la cambi: la sinistra ibrida e imparentata coi “potenti” è sotto gli occhi di tutti, piena di contraddizioni almeno quanto la destra ed è scorretta almeno quanto la destra. Questo volevo dire per chi non avesse capito.
    Createlo da solo allora ‘sto terreno tastego.

    Per tua informazione però:
    a me non frega proprio nulla di votare Berlusconi.
    Pretendo però che si dica la verità.
    E proprio sulla verità mi sembra che voi stiate fuggendo il confronto liquidando il mio post, con una superiorità intellettuale che reputo, quella sì, fascista.
    E’ il solito metodo stalinista del ridicolizzare l’avversario. Qui Trespolo ci prende davvero: nulla di nuovo.
    Vorrei si parlasse di fatti e non di pugnette.

    Update please.

    Saluti

  57. redazione di cuore il 28 marzo 2006 alle 13:52

    Mi dispiace fartelo notare, caro fortebraccio, ma stai perdendo solo tempo con questi “signori”. Ti ricordi un nostro vecchio titolo?

    HANNO LA FACCIA COME IL CULO

    Ieri come oggi, tanto sono sempre gli stessi.

  58. andrea.nobili il 28 marzo 2006 alle 13:54

    Bello!
    Complimenti!
    E’ la conferma che aspettavo.
    Grazie per la lezione di democrazia.

  59. pedro il 28 marzo 2006 alle 13:59

    Questo è solo un assaggio di cosa ci aspetta se vince Prodi.

  60. marco v il 28 marzo 2006 alle 14:17

    andrea nobili, è lei che hai avuto lo stomaco di scrivere “spero vinca berlusconi perché spero che Eco si goda un meritato esilio” …
    … una frase così prepotentemente stupida io non l’avevo mai letta. mi perdoni, ma stavolta proprio non riesco a moderare l’aggettivo… ma dico ma come si fa..??!!… ma come si fa..?..a ridurre il dibattito politico sull’ascesa di Berlusconi, sulla natura del suo potere, sulle ragioni che portano molti a pensare che non possa assolutamente essere più riconfermato, con queste caz..te!! ma come si fa, nei confronti di chi si è visto sottrarre la scorta perché lavorare per la Giustizia non significa più lavorare per lo Stato? Come si fa nei confronti di un Europa scioccata dal berlusconismo, di un mercato che non vede l’ora di liberarsene (diciamolo, dai che s’è capito!), nei confronti di fenomeni di massificazione, neopopulismo impressionanti? Ma come si fa a credere di limitarsi alle battute, alle antipatie personali, allo spaccare il capello, quando viviamo in un Paese nel quale abbiamo avvocati difensori del premier indossare la toga il lunedì in tribunale e volare a Roma come parlamentari il martedì per scrivere una legge ad hoc per difenderlo meglio?
    Ma come si fa?
    Per quanto mediocri possano essere, per quanti errori (che si suppone, in quanto tali, in buona fede: dovuti al fatto che non sono perfetti, o geniali, o brillantissimi) possano aver compiuto, Fassino e Prodi non hanno nessuno da tirar fuori di galera, non danno del tu alla mafia (e questo non significa che sapranno debellarla, ma almeno NON LE DANNO DEL TU!!!!!), non posseggono un patrimonio di 12 miliardi di euro che invade il 90% dei settori economici che una qualunque riforma (seria) non potrebbe che intaccare…
    e invece ci accontentiamo di parlare di quelli e di quell’altro (il suo articolo non mi è piaciuto… sono antipatici… hanno sbagliato anche loro – confondendo, ripeto, l’errore con la malafede berlusconiana), della forma, del “modo di”… ma sì, continuiamo così: facciamoci del male.

  61. redazione di cuore il 28 marzo 2006 alle 15:12

    Che pena, pedro and co., le vostre risposte sono la prova più evidente che quel titolo è sempre attuale, un abito mai passato di moda. Pensa: voi avete inventato il fascismo, convivete con ogni forma di regime che a quel passato si richiama, ci sguazzate, fate i vostri affari, proteggete i vostri ducetti in qualsiasi veste si presentino, li allevate grazie al vostro silenzio complice, che vengano da predappio o da arcore, basta che consolidino e difendano i vostri piccoli o grandi privilegi. E chiamate tutto questo democrazia. E scambiate una battuta satirica per un “assaggio di cosa ci aspetta se vince prodi”. Piccoli borghesucci, analfabeti umani e culturali, che scambiano per “intellettuale ben pasciuto” uno che porta a casa mille e cento euro al mese (con tre figli a carico) e ha l’unico merito, forse, di saper usare la punteggiatura meglio dei trespoli e dei nobili… Ma come si fa a discutere con voi, dalle sinapsi azzerate dai sogni e dalle chimere del vostro miracolistico padrone? Di cosa cianciate quando parlate di democrazia? Di cosa che non sia la difesa del vostro squallido egoismo di classe? Che pena, signori. Sì, avete proprio la faccia come il culo.

  62. andrea.nobili il 28 marzo 2006 alle 15:43

    Vede signor marco v, lei pone dei fatti, i rispondo.
    La mia era una metafora utile a denunciare un fatto molto semplice, un ipocrisia che mi avete confermato “on air”: se Eco ha potuto dire, fare, strombazzare i suoi proclami, se Moretti ha potuto far uscire un film come il caimano a 10 giorni dalle elezioni, se la Stampa, il Corriere, Repubblica tengono la linea editoriale (e politica) di De Benedetti, se Mondadori pubblica D’Alema, se Mediaset da spazio a Costanzo e Mentana, trovo alquanto fazioso e stolto il piagnisteo di chi vorrebbe la democrazia in crisi. Dall’altra parte, però, se un Veneziani, un Cardini, un Socci avessero fatto lo stesso? Che titoloni avrebbero buttato giù i giornali?
    Se Berlusconi non esistesse, marco v, la sua analisi politica su che cosa si baserebbe? Su chi scatenerebbe la sua ira?
    Credo di essere sufficientemente adulto e vaccinato per credere che non tutta la destra sia Berlusconi e che non tutta la sinistra sia Prodi.
    Esistono una cultura di destra e una cultura di sinistra: io le trovo entrambe meritevoli di essere analizzate seriamente.
    Ma come vado ripetendo da mesi, sono stufo di chi vuole affermare un ladrocinio rispetto ad un altro.
    Destra e sinistra sono concetti inattuali.

    Quando lei dice:

    “una frase così prepotentemente stupida io non l’avevo mai letta.”

    forse non ha ben letto le frasi sottostanti, di chi, molto democraticamente liquida me e il signor Trespolo come facce da culo patentate.
    Le paiono, quelle, frasi acute e meritevoli del mio rispetto.
    La mia però era una battuta.
    Quelle di cui sopra offese belle e buone.
    Solo perché abbiamo idee diverse siamo facce da culo?
    Siamo evidentemente dei pericolosi fascisti?
    I brillanti post di redazione cuore mi confermano che il fascismo ha cambiato casa.

    Poi venendo alla sostanza di quello che lei dice (e qui davvero possiamo dibattere perché le riconosco di porre delle questioni alle quali posso dedicare attenzione):

    “ridurre il dibattito politico sull’ascesa di Berlusconi, sulla natura del suo potere, sulle ragioni che portano molti a pensare che non possa assolutamente essere più riconfermato, con queste caz..te!! ma come si fa, nei confronti di chi si è visto sottrarre la scorta perché lavorare per la Giustizia non significa più lavorare per lo Stato?”

    Quello che io sto cercando di fare è di non commettere il suo stesso errore. Non voglio infatti ridurre: non voglio ridurre però la “destra” a berlusconi. Vorrei invece capire quali sono le motivazioni che mi dovrebbero portare al voto per l’una o per l’altra parte. Ma lei converrà che se si riduce la politica a chi è pro e chi è contro berlusconi… la mia ignoranza non viene certo meno. Io invece, avrei la necessità di sapere e di credere che esista una politica “altra”, che sia un tantino più vicina ai problemi della gente e che non si risolva in un referendum pro o contro il cavaliere. Sono stato (fortunatamente) elettore di sinistra ed elettore di destra, ho conosciuto e studiato le culture dei movimenti di destra e di sinistra e ho potuto constatare che, come esiste il marcio da una parte, esiste pure dall’altra. Per questo reputo che certe facilonerie, certa sbrigatività con la quale viene liquidato l’agire politico altrui… sia piuttosto ignoranza.
    Ciò che mi resta, quando vado al voto è solo l’indipendenza del mio giudizio. Il mio giudizio è, oggi, che come la mia vita non è cambiata con Prodi, non è cambiata con Berlusconi. Entrambi hanno favorito i poteri forti, entrambi hanno assassinato vilmente e bombardato innocenti, entrambi hanno favorito lo scontro sociale, entrambi hanno arricchito i più deboli ed arricchito gli amici (e qui non mi dice che non è così e sia obbiettivo). Ma sono anche convinto che una politica di sviluppo vada sostenuta. Se voterò Berlusconi lo voterò perché vorrei uno stato meno invasivo e non vorrei dover arrivare a dichiarare quanti bot e cct tengo sotto il materasso. Non vorrei dover pagare di nuovo tasse quando i miei genitori decideranno di lasciarmi i loro risparmi, vorrei essere tutelato da chi condivide i miei valori, da chi riconosce che le comunità in cui vivamo sono diverse, hanno bisogni diversi, ma che le radici e la storia millenaria sulla quale si fondano non sono frutto di un astratta convenzione sociale ma dell’opera prima di tutto di uomini che attraverso la loro opera nel tempo questi valori hanno creduto, difeso, tramandato. Solo per questo sono tacciato di razzismo? Solo perché, cattolico praticante, sceglierò di dare il voto a chi si fa portatore di un messaggio (e certo non mi riferisco a Berlusconi)?
    La frase che mi viene in mente in questo caso è una frase di tolkien: «C’è del buono in questo mondo». Allora perché vedere il male da tutte le parti? Perché non accettare che esistono le vostre idee e le idee degli altri?
    Se dovesse vincere Berlusconi di nuovo saremmo, stando ai vostri ragionamente un paese di facce da culo. Anzi, lo saremmo già, almeno fino al 9 di Aprile.
    W quindi lo Sphalman di cui narrano le gesta Elio e le storei tese.

    Cosa ultimissima:

    “Per quanto mediocri possano essere, per quanti errori (che si suppone, in quanto tali, in buona fede: dovuti al fatto che non sono perfetti, o geniali, o brillantissimi) possano aver compiuto, Fassino e Prodi non hanno nessuno da tirar fuori di galera, non danno del tu alla mafia (e questo non significa che sapranno debellarla, ma almeno NON LE DANNO DEL TU!!!!!), non posseggono un patrimonio di 12 miliardi di euro che invade il 90% dei settori economici che una qualunque riforma (seria) non potrebbe che intaccare…”.

    Buona fede?
    Consorte, Fiorani e compagnia bella erano evidentemente in buona fede quando frodavano i conti di ignari correntisti per garantire alla sinistra il monopolio della finanza?
    Così come Colaninno era in buona fede quando finanziava coi soldi del canone le foibe di milosevic!
    E così come quando Prodi era presidente dell’IRI.
    Bella buona fede del cazzo.

    Proletari di tutto il mondo unitevi. Unitevi però solo se siete mebri di un CDA il fatturato superi abbondantemente i 1000 miliardi di vecchie lire.

  63. tashtego il 28 marzo 2006 alle 17:10

    caro nobbili la democrazia è in crisi perché un uomo tiene in mano da solo la maggior parte dei mezzi di comunicazione di massa (cioè la maggior parte di quelli più efficaci: si tenga presente che più del 70% degli italiani non legge un solo rigo in tutta la sua vita e però guarda la tv) e perché la sinistra è costretta, per campare, a lavorare per lui, dando corpo e mente alla sua azione.

  64. andrea.nobili il 28 marzo 2006 alle 17:15

    Ah! Ecco spiegato tutto!
    Il pericolo è la televisione!
    Io francamente su mediaset vedo solo fiction e grandi bordelli: il pericolo tutt’al più non è per la democrazia ma per le mie palle che sono piene.
    E… sentiamo, chi sarebbero i nemici?
    Fede o forse Rossella?
    O forse gli “amici” della De Filippi?

  65. angelo ciciriello il 28 marzo 2006 alle 17:35

    Cari redattori del cuore , dispiace un pò per i vostri continui corto circuiti
    abbastanza frequenti per la verità , quando vi si prende sempre con le mani nella marmellata .
    Quando vi si snocciola una serie di fatti sui vostri pseudo eroi che in quanto tali ne hanno combinato di cotte e di crude da far impallidire persino berlusconi sfoderate una faccia di bronzo che rasenta l’idiozia perchè ormai non è più questione di faziosità , ma si ragiona per partito preso con l’aggravante che il vs modo di ragionare finisce con la solita chiosa democratica : ” o con me o contro di me ” .
    E un terreno comune di dibattito adesso e per il proseguio potrebbe essere sulla difesa e la garanzia degli spazi democratici , cercando di evitare l’assioma che i democratici stanno tutti da una parte e gli altri sono residuati fascisti o peggio . E sapete che non è così .
    Sull’uso della satira dobbiamo capirci cari redattori di cuore : se volete continuare a preferire i marcorè che ridono e scherzono a comando contenti voi soltanto ; se preferite quella a senso unico contenti ancora soltanto voi ; se la satira di altri vi colpisce in faccia e nel cuore liberi sempre di denunciarla come ha fatto il vostro capo D’Alema e poi Prodi perchè – è lapalissiano – che la satira è solo e può , deve essere solo di sinistra e deve colpire solo e soltanto quelli di destra . Poi vi scaldate se vi ricambiano la faccia da culo o vi scandalizzate , fate gli schizzinosi e gli offesi perchè ” volevamo fare solo una battuta ” . Io credo che facciate bene la parte degli utili idioti ( senza se e senza ma ) perchè gli altri leader della sinistra vi hanno proposto un incapace e un imbroglione , accertato dalla storia di questo paese , e voi continuate a sostenere e gridare il suo slogan : ” la serietà al governo ! ” .
    “Non è serio non è serio ! ” dicono alcuni comici a zelig. Chiaro Marco ?
    Non dovete prendervela con gli altri se avete mal di stomaco per i nuovi padroni . Tutto qui . Per le rivoluzioni e i sogni dovete attrezzarvi con nuovi strumenti perchè di cagnare in piazza non ne potrete più fare , i girotondi ritornerete a farli con i vostri bambini , per sapere qualche notizia di governo sarete costretti a leggere i giornali dell’opposizione e quando aumenteranno le tasse dovete essere felici perchè state costruendo il paese dell’avvenire . Ma su tutto una cosa non riesco proprio a mandar giù : come farete ad affidare i vostri gruzzoletti , la vostra vita , i vostri sogni a prodi , d’alema , fassino , mastella , demita , diliberto , bonino , giulianoamato l’etabeta dei c/c bancari , cossutta e bertinotti , rutelli e visco/fisco , ecc.ecc.ecc.
    Non erano e non sono anche questi personaggi della prima repubblica ?
    Il nuovo che avanza ? Quali sono nel vostro programma le linee di sviluppo economico , le idee forti per far crescere questa nostra democrazia malata ? nel programma dell’unione non c’è niente , il vuoto che insieme al vecchio produrrà impasse in tutti i settori , sarà un ulteriore declino . E qui non parlo degli intellettuali che se fosse per loro qualche gulag lo riaprirebbero facendo impallidire i centri di accoglienza . Quindi meglio mandarli all’estero dove sarebbero innocui agli altri e a sè stessi.
    hasta siempre compagni e che Dio vi preservi.

  66. redazione di cuore il 28 marzo 2006 alle 18:14

    ciciriello, o egregio, qui sorge tutta una serie di nuovi problemi, gravi, se permetti, senza se e senza ma: 1) capire se tu sei alfabetizzato, cioè, in parole povere, se sai leggere; 2) capire se, oltre al portafogli, per te possa esistere un orizzonte qualsiasi che non si misura col metro dell’avere; 3) capire quali traumi ti ha provocato il fatto che da qualche mese non si fanno più condoni e sanatorie; 4) capire se ti è mai capitato, nell’articolare un pensiero di senso compiuto, di usare uno strumento diverso dalla rubrica delle lettere al direttore del giornale; 5) capire perché, ogni volta che uno ti chiede le ore, tu rispondi che è una bella giornata; 6) capire perché, per imitare il tuo padrone, continui a farti da solo, ignorando i rischi che corri; 7) capire cosa fumi di solito; 8) capire cosa ti sei fumato prima di postare il commento (?) precedente; 9) capire perchè non vuoi capire che tra un “utile idiota” e un servo il primo è sempre un po’ più libero; 10) capire perchè ti accompagni, politicamente, a una cinquantina di parlamentari condannati definitivamente per reati che sono il pane quotidiano tra le schiere di adepti del tuo dio; 11) capire come mai non ti rendi conto che le tue capacità di argomentazione sarebbero difficilmente accettate anche al bagaglino. Fatti vedere, caro.

  67. angelo ciciriello il 28 marzo 2006 alle 19:01

    ma chi vi ha messo insieme addirittura organizzare una redazione per partorire simile concettualizzazione sottoforma di quiz psicoattitudinali ?
    se conto le parole del vostro vocabolario constato che siete anche ben lontani dal piccolo zingarelli che usavo alle scuole medie…
    perchè continuate a sbrodolare insulti spacciando lo sproloquio per umorismo ? vi fa felici forse ?
    quando i rivoluzionari fanno ooohhh…che meraviglia , che meraviglia !!!
    un consiglio : rimettetevi le mani in tasca e pensate a nuove spiritosaggini
    perchè se vi mettete di buzzo potrete far parte di tutti quei comici che sputano merda contro tutti e poi si fanno gli sponsor di qualche porco capitalista .

  68. tashtego il 28 marzo 2006 alle 19:46

    mi ritiro e vi saluto.
    eia eia.

  69. Trespolo il 28 marzo 2006 alle 21:04

    Si fermò una macchina. Si aprì la portiera. Scesero IRICAV e ICLA. Nulla successe… gli “intellettuali” tutti a guardare e applaudire.

    Buona notte. Trespolo.

  70. fortebraccio il 28 marzo 2006 alle 21:24

    Che bello vedere che i miei corsivi volano di labbro in labbro, di pensiero in pensiero; ma l’effetto, caro dott. Trespolo, lei vorrà concedermelo, non è lo stesso, varia a seconda delle intenzioni e, su alcune bocche, perde la sua carica, la sua valenza, diventando nient’altro che una locuzione pleonastica (dott. Ciciriello, voglia scusare questa espressione da intellettuale). Voglio dire, signori, che comunque la frittata venga da voi amabilmente rigirata, da quella macchina usciranno sempre le stesse persone che vidi scendere la prima volta, e i loro degni eredi, cioè il medesimo nulla, cioè…

    Buona notte. fortebraccio.

  71. Trespolo il 29 marzo 2006 alle 12:17

    Si fermò una macchina. Si aprì la portiera. Scese fortebraccio. Ach… ma che ci fa lì, in mezzo a tutti quegli “intellettuali” e a quelle persone “importanti?

    Nulla.

    Buona giornata. Trespolo.

  72. angelo ciciriello il 29 marzo 2006 alle 17:52

    vedi caro fortebraccio io ho rigirato solo una domanda :
    in che misura le garanzie democratiche assenti oggi secondo l’anedottica centrosinistra anche sul versante immigrati , giusto per tornare al tema originario , saranno garantite visti non solo i trascorsi di tanti spezzaferri arcigni che con la giustizia intesa in senso lato e con i tribunali hanno sempre maneggiato contro gli altri avversari ? Se hanno osato tanto , ovvero mandare in galera e a casa una intera generazione politica a loro scomoda e mai vinta sul piano democratico ( elettorale ) quando sono stati all’opposizione permettimi di avere dubbi sul proseguio se andranno al governo ?
    Storiella illuminante . Baffino spezzaferro diversi anni fa fu indagato da un certo Maritati , uno dei primi pretori d’assalto quando queste figure furono allocate nell’immaginario collettivo come tanti Don Chisciotte che dovevano salvare l’ambiente e la natura primigenia . Di quella storia non si è saputo più niente e il pretore Maritati fu arruolato come senatore dai DS.
    Due anni fa circa,il baffino incappò nelle grinfie del PM di Bari Emiliano a proposito degli aiuti all’Albania anche di quella storia non si è saputo più niente. Il PM in questione fu arruolato dai DS è fatto sindaco della città di Bari l’anno successivo .
    Stesso discorso , fresco fresco , per D’Ambrosio a Milano .
    E poi tanti altri : da Occhetto a Greganti e tutti quelli che non trovano l’onore della cronaca perchè …la stampa e la televisione sono in mano a Berlusconi.
    Così poi per le banche : ancora qui baffino lo troviamo indaffarato con la Banca 121 e il Monte Paschi e altri risparmiatori buttati a mare come con la Parmalat ecc.ecc. E altre storie te le risparmio perchè sono sicuro le conosci già .Ti lascio al tuo stoicismo e lasciaci almeno il dubbio sui tuoi innovatori ( !!!!??? ) della politica e indefessi partigiani della giustizia e del progresso .

  73. fortebraccio il 2 aprile 2006 alle 00:06

    … e i loro degni eredi, cioè il medesimo nulla, cioè… VOI.

  74. Marco Wong il 11 aprile 2006 alle 20:51

    credo che tutti noi siamo il risultato di molte influenze.
    Per andare nello specifico e nel mio caso personale, io non sono immigrato in senso stretto perchè sono nato in Italia, ma l’essere figlio di immigrati ha molto condizionato la mia vita, è stata un’influenza primaria che per esempio mi allontana da una destra in cui si trovano partiti che traggono linfa vitale dalla promozione della diffidenza verso gli immigrati credendoli la minaccia principale al proprio sistema di vita.
    Un’altro fatto che mi ha molto influenzato è stato toccare con mano i guasti fatti in nome dell’economia pianificata, della repressione dell’individualità, ed è per questo motivo che sono profondamente liberale e liberista.
    E, a mio avviso, essere di sinistra e liberale e liberista non sono in contraddizione.



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