Siamo tutti fantasmi?

5 aprile 2006
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di Franco Arminio
fantasmi5_01.jpgCoraggio, ancora pochi giorni e anche questo romanzo sarà finito. La realtà proporrà altri romanzi non potendo più proporre se stessa. E noi non siamo qui per leggere, ma per trovare un posto nella trama. A ciascuno la sua scena. Berlusconi sulle tv e i giornali, io qui su Nazione Indiana.

Ognuno cerca di spargere il suo seme, di impressionarsi nella mente degli altri partendo dal fatto che nessuno è impressionato abbastanza da se stesso. La politica e la letteratura non sono mai state discipline così contigue anche se i politici ignorano i letterati e i letterati disprezzano i politici. I politici non pensano a quello che devono fare ma a quello che devono dire. Gli scrittori non pensano a quello che devono scrivere ma pensano a quello che hanno scritto. Il tutto ha una scadenza breve, venti, trenta ore. E così dopo l’articolo sulla “roba” io sono qui a scriverne un altro, a cercare altra attenzione. Lo stesso accade a Casini o a Rutelli. Dopo una dichiarazione devono farne un’altra, altrimenti è come se non avessero fatto niente. Perché il “collega” Biondillo ha messo la sua foto su questo sito? Forse perché è un narcisista come me, come Berlusconi. Forse perché vuole diffondersi, perché stare nel proprio corpo, nella propria vita non interessa più a nessuno. Quello che conta è smentire per qualche attimo il sospetto che non ci siamo, che non c’è più niente. È chiaro che il narcisismo di Berlusconi è più pericoloso di quello di Rutelli e che il narcisismo dei politici è più pericoloso di quello degli scrittori, ma non si può non vedere che agli occhi degli altri siamo avvolti dallo stesso lenzuolo, il lenzuolo che avvolge i fantasmi.

(Immagine: Lorenzo Mattotti, serie “Fantasmi nella stanza”, disegno a matita. Fonte: www.incisione.com)

 

92 Responses to Siamo tutti fantasmi?

  1. Andrea Dei Ronchi il 5 aprile 2006 alle 15:24

    Arminio, è la tua visione angusta dello scrivere a farti sentire simile ai politici, è la tua scrittura a essere malata per capriccio, proprio come Berlusconi. La verità è che nemmeno la tua ipocondria è credibile, e tu, nella tua scrittura, il malessere non sai farlo passare, facendo, in fine, la fine che fanno tanti: lamenti e chiacchiere. Ahimé!

  2. arminio il 5 aprile 2006 alle 15:40

    non posso che stare qui a replicare. io sono stupito che il primo commentatore sappia della mia ipocondria, non ne ho parlato nelle ultime trenta ore. dovrà riconoscere che questi non sono scritti di uno che amministra la sua carriera. almeno in questo niente a che fare coi politici

  3. gianni biondillo il 5 aprile 2006 alle 15:47

    Armi’, fraternamente: nun c’ho capito ‘na mazza!

  4. semtex67 il 5 aprile 2006 alle 16:03

    Io invece ho capito benissimo. Anche se in fondo è il vecchio concetto del quarto d’ora di celebrità… iterato all’eccesso. Un quarto d’ora, poi un quarto d’ora poi un altro. E per i politici, specie in vista di una scadenza, è verissimo che ogni nuovo messaggio diventa vecchio nel giro di secondi. E’ il motivo per cui B. lancia l’ “idea” nuova (!!!) delleliminazione dell’Ici a 30 secondi dalla fine.
    E’ peraltro, il motivo del fallimento amministrativo di questo governo. essendo improntato all’ottica del venditore, esso ignora il momento (oscuro, sporco e poco gratificante) della produzione.
    Per questo credo che Arminio abbia visto giusto (anche p forse soprattutto) dentro certe spinte degli scrittori. Una soprattutto: esserci. Comunque. Non ho mai letto niente di suo, ma il concetto mi sembra chiaro.

  5. arminio il 5 aprile 2006 alle 16:15

    biondillo
    è strano che non ti è chiaro quello che scrivo. questa volta è chiaro perfino a me.
    caro semetx67 se mi dai la tua mail ti mando un pò di merce prima che scada….
    siamo qui anche per reclutare lettori (che poi spesso si rivelano scrittori a loro volta in cerca di lettori)

  6. gianni biondillo il 5 aprile 2006 alle 16:32

    Arminio, insisto. Non ho capito il senso del tuo scritto. Se vuoi spiegarmelo mi fa piacere, altrimenti amici come prima.

  7. jorge santalmassi il 5 aprile 2006 alle 16:37

    bello questo pezzo di arminio. la politica si fa letteratura e la letteratura si fa politica, tutto da se, senza nessun intervento. è così e basta. ho da vari anni voglia di venire in italia (dopo la grande crisi ero quasi pronto per venire a causa del lavoro) ma cosa troverei da voi? nn trovo diferenza con l’argentina, col sud america. quello di berlusconi è un peronismo senza descamisados, cioè al posto de questi ci sono i ragazzi che cercano lavoro e trovano solo posti precari, come da noi in argentina.

  8. arminio il 5 aprile 2006 alle 16:53

    ci provo, caro biondillo, ma il discorso stavolta sarà più complicato.
    tu noi hai fatto niente di male a commentare l’epiteto di berlusconi, ma a me la cosa ha dato fastidio. la scrittura nel mio caso nasce sempre da un’irritazione e alla fine penso quasi che le irritazioni me le vado a cercare.
    velocemente posso dirti questo. il mio scritto parte dall’idea che viviamo in un’epoca che io definirei dell’autismo di massa. ne ho già scritto già qui su nazione indiana. penso che se uno scrittore è autistico non è grave, molto più grave che lo sia un politico.
    in un certo senso oggi uno scrittore deve essere uno che ha i sensi mutiilati, se vede tutto, se risponde a tutto non viene a capo di niente. questo i politici non se lo possono permettere, i politici non possono essere come gli scrittori (e viceversa). un politico è un uomo cornice, lo scrittore può essere un filo d’erba nel quadro.
    mi fermo qui, se mi dai la tua mail magari ti mando qualche testo più meditato in cui rifletto su questi problemi.

  9. arminio il 5 aprile 2006 alle 16:55

    cara santalmassi
    mi fa piacere che le mie parole in argentina suonino bene. qui c’è il problema che serviamo i nostri dolci ad altri pasticcieri…

  10. gianni biondillo il 5 aprile 2006 alle 17:35

    Arminio, è un problema tuo e me ne dispiaccio. Io, ovviamente, non ho intenzione di “spiegare” in privato alcunché, per il semplice fatto che non ho nulla da giustificare del mio comportamento.
    Se avevi qualcosa da dirmi in privato della tua irritazione rispetto la mia foto potevi farti dare la mia email da Franz. Scrivere un pezzo e farlo pubblicare, invece, mi è sembrato molto autistico, egocentrico, autocelebrativo, narcisita, etc. (ma d’altronde te lo dici da solo, no?)
    Quindi se la tua questione “doveva” essere pubblicata e quindi pubblica, non capisco perché poi le meditazioni me le vuoi dare in privato.

    TI assicuro che i miei sensi sono più che mai acuti e che a dispetto di quello che scrivi (“Gli scrittori non pensano a quello che devono scrivere ma pensano a quello che hanno scritto”) io non faccio altro che pensare alla cose che devo-voglio-godo di- scrivere: quello che ho scritto non mi appartiene più, è dei lettori.

    Ho messo la mia faccia perché, tu me lo insegni, ho fatto un’operazione retorica ben precisa. E la retorica è cosa attinente alla letteratura, la quale prevede registri differenti. Non soltanto l’urlo, o il lamento.

    Per fare i coglioni bisogna essere persone serie. Serissime. (quelli che fanno le persone serie, invece, normalmente sono dei coglioni, ma questa è un’altra storia).

    cari saluti, G.B.

  11. Franz Krauspenhaar il 5 aprile 2006 alle 18:31

    Non sempre gli scrittori sono degli autistici o dei narcisisti, o perlomeno non soltanto. A me consta che chi scrive nella maggior parte dei casi comunichi qualcosa a qualcun altro, il lettore: un pensiero, un passato, una mania, un’ossessione, una speranza, una rabbia.
    Il pezzo di Arminio lo trovo in tema con le proprie personali ossessioni, di cui questo è una puntata, forse una delle tante; e dunque, se a me pare anche di stimolo per una discussione seria, (altrimenti non l’avrei pubblicato proprio a cavallo del pezzo di Biondillo) mi pare proprio soprattutto un esempio lampante di quell’autismo di cui proprio Arminio ha parlato nel pezzo stesso; e dunque ci troviamo di fronte, a mio avviso, a una certa coerenza degli intenti, anche se nel retrobottega del suo autismo lo stesso Arminio non puo’ non pensare di “riferirsi” a qualcuno, altrimenti il suo narcisismo come lo potrebbe “consumare”? Ma non è così per tutti, non sempre, perlomeno: e infatti – altro “esempio” consultabile qua sotto- le motivazioni che hanno spinto Biondillo nel pubblicare il suo post sono del tutto dissimili, come lo stesso ha spiegato.

  12. Franz Krauspenhaar il 5 aprile 2006 alle 18:32

    “Comunica” invece di “comunichi”, chiedo scusa.

  13. Franz Krauspenhaar il 5 aprile 2006 alle 18:33

    ” A pubblicare il suo post” invece che “nel pubblicare il suo post”, scusate ancora.

  14. arminio il 5 aprile 2006 alle 18:44

    caro biondillo
    io semplicemente ho trovato un pò facile il tuo esercizio retorico. su questa storia poi del naricisismo distruttivo ho scritto un intero libro e volevo mandartene qualche passo per metterti a conoscenza che siamo in una zona su cui da anni vado lavorando e che forse a te interessa poco. la zona delle ossessioni di cui parla franz e di cui mi sembra siano sempre portatori quelli che scrivono per la gloria di se stessi e della lingua e non semplicemente per partecipare al mesto banchetto dell’attuale società letteraria.

  15. arminio il 5 aprile 2006 alle 19:38

    caro franz
    ovviamente la parola autismo non va presa alla lettera. in me c’è questo filo ma c’è anche altro, immagino. sono pericolosi quelli che pensano di essere fatto solo di dedizione verso gli altri, sono pericolosi quelli che sono ottimisti su se stessi, come berlusconi, appunto. ho il sospetto che anche nel mondo letterario sia arrivato quel virus dell’esterorizzazione che viene dal mondo berlusconizzato. non dobbiamo dimenticarci le grandi avventure verso l’ignoto in cui consiste la poesia. invece sento nell’aria una certa socialdemocrazia letteraria, una roba da scrittori assistiti, addestrati a simulare quello che serve per stare in società.

  16. gianni biondillo il 5 aprile 2006 alle 20:12

    Nessun problema, Arminio. Occupati tu della gloria di te stesso e della gloria della lingua.
    Io sono troppo occupato a mangiare “al mesto banchetto dell’attuale società letteraria”. Contento?
    Queste categorie dello spirito (la gloria della lingua!) non mi appartengono. Me ne sbatto della gloria di alcunché, io.
    Io vivo qui ed ora e a questo che io devo rispondere, in coscienza: alle mie quotidiane azioni. Quelli troppo presi dalla propria eternazione, tendenzialmente, muoiono dimenticati da tutti.
    Perché moriremo, lo sai benissimo anche tu. E, inter nos, anche le nostre opere moriranno. Mettiti il cuore in pace.

  17. dott. DB il 5 aprile 2006 alle 20:13

    I due post, di Arminio e Biondillo, sono emblematici del nulla – ma notabene, l’uno del nihil negativum, l’altro del nihil privativum.
    La dif-ferenza/dif-férance/dif-ferita/dis-blessure è a-bis-sa-l-e.
    Posto che, stante al post/post-stante siamo tutti venduti, eccomi qua a 1 euro a riga: se volete spiegherò (dopo che avrò ridotto lo spezzatino a poltiglia, e infine a poltergeist)

    PS avendo Biondillo a portata di m ano, da lui accetto anche il bar atto.

  18. Franz Krauspenhaar il 5 aprile 2006 alle 20:14

    Ovviamente (per me) non avevo preso il tuo “autismo” alla lettera, mi pareva chiaro, caro Franco.
    Anche perché tu pubblichi su libri e giornali e web, parli a convegni ecc. E io questo lo so.

  19. arminio il 5 aprile 2006 alle 20:50

    non capisco perché fai lo scrittore, caro biondillo, non lo capisco veramente. però concordo con te nel fatto che c’è poco da sperare nella gloria postuma (saranno autisti anche quelli che verranno). confermo il lavorare per la gloria della lingua. “gloria di se stessi” intendevo in senso di lavorare con onore, con eroico furore. mi pare che sia l’unico modo per strappare qualche attimo di luce al grigiore in cui siamo immersi.
    db, spiegami il nulla
    franz, lo so che non mi scambi per un autista, la precisazione non era rivolta a te. io comunque penso che nello scrittore quasi sempre è all’opera un meccanismo psicotico, un disturbo profondo della psiche.

  20. sergio garufi il 5 aprile 2006 alle 20:51

    qual è il problema, arminio? il fatto che gianni abbia messo la sua foto? è questo che ha provocato la tua tirata sul “virus dell’esteriorizzazione” e la denuncia degli “scrittori assistiti”? roba da matti…

  21. gianni biondillo il 5 aprile 2006 alle 20:55

    Non lo capisco neanch’io perché faccio lo scrittore, caro Arminio. Davvero, non te lo so dire. Ma da questo scambio ho capito perfettamente perché lo fai tu.

  22. Andrea Dei Ronchi il 5 aprile 2006 alle 21:23

    Concordo in pieno con Biondillo: non si può pensare di fare gli scrittori, come Arminio, proponendo sempre lo stesso giochetto del lamento e della tirata contro questo e contro quello. E’ davvero un modo banale e infantile, e anche presuntuoso, di affrotnare la questione dello “stare qui”. Che invece è proprio una questione retorica, certo, come sottolinea Biondillo, e non una faccenda privata o di sentimentalismi. Chi scrive deve capire questo – la retorica – altrimenti è meglio che cambi mestiere.

  23. M. Nonno il 5 aprile 2006 alle 21:26

    L’ho sempre detto io, che NI è distruttivo…

  24. p.p.p. il 5 aprile 2006 alle 21:43

    Caro Arminio, con tutto il bene che ti voglio, mi preme dirti che, mai come stavolta, hai lanciato un gran bel dardo contro il bersaglio più sbagliato che tu potessi scegliere: e come tutti i dardi fuori bersaglio, si è rivelato un boomerang. Niente di male, basta non farne un dramma: magari provare a rifletterci, e accorgersi che non tutti possono capire, quando leggono, ciò che volevamo veramente dire, perché non tutti ci conoscono nelle pieghe più riposte del nostro essere. Quello che resta, e parla, è quello che abbiamo scritto; e ciò che hai scritto, in questo caso, non è un granché, tanto per utilizzare un eufemismo. Io continuo a voler leggere (e ad apprezzare) l’Arminio di tante bellissime poesie, non ultima quella meravigliosa lirica che hai pubblicato su Zibaldoni. L’Arminio di questo post è assolutamente fuori quadro, o solo fuori. Ciao, con affetto.

  25. arminio il 5 aprile 2006 alle 21:49

    va bene, andiamo avanti. il problema non sei tu biondillo che vuoi fare il distaccato e in realtà sei molto nervoso. il problema è berlusconi. so anche bene che qui non sono della famiglia e quindi a ogni intervento aizzo qualcuno della corporazione. il virus dell’esteriorizzazione non ha a che fare con la foto, ovviamente. perché fate finta di non capire che sto difendendo un idea alta di letteratura e che col vostro atteggiamento la letteratura è destina a divenire una cosa totalmente futile.

  26. Andrea Dei Ronchi il 5 aprile 2006 alle 21:59

    Sono d’accordo anche con p.p.p. (comincio a preoccuparmi, vado d’accordo quasi con tutti). Ho letto su ZIBALDONI la poesia di Arminio, e davvero mi sembra tutt’altra musica rispetto alla solfa di queste cose con cui ci va ammorbando qui da mesi. Come mai questa duplicità, Arminio? Mi stupisce molto questo tuo rendere altalenante, e devo dire che non me l’aspettavo.

  27. "Aldo Biscardi" il 5 aprile 2006 alle 22:15

    caro dott.db, lei è gentilissimo e sempre disponibile nello spendersi e spandersi per noi povere anime (anzi a-nime) dannate/da-nate.
    Ma questa volta no, non ce lo spieghi. grazie.

  28. db il 5 aprile 2006 alle 22:21

    difatti ho rimaediato lo stesso senza raschiarmi la gola. ma ad Arminio: lascia perdere i cittadini, sono smaliziati = pieni di malizia. ho guardato su zibaldoni: vai per la tua strada, cioè la mia (vengo da Cartigliano, 2700 anime, di cui 2631 morte)

  29. Franz Krauspenhaar il 5 aprile 2006 alle 22:26

    Caro Franco, se parli di corporazione così facilmente (nel senso della faciloneria) mi fai un torto: e ti spiego immediatamente perché.
    Ni non è una corporazione anche perché dà grande spazio a scrittori “esterni”, diciamo così, come te. In ultimissima analisi, e senza cercare la polemica nè con te nè con altri, tu Franco hai la possibilità di pubblicare qui con molta maggiore intensità della maggior parte degli “indiani”; poiché c’è assoluta discrezionalità, tra noi, su quanto pubblicare, cosa pubblicare e chi pubblicare.
    Non è per mettere in chiaro una sorta di “law and order”: è solo per chiarire e, mi pare il caso, stavolta, chiarirti (le idee).

  30. arminio il 5 aprile 2006 alle 22:30

    caro de ronchi
    una cosa sono gli interventi e una cosa sono le poesie o le prose, la mia scrittura ha molti fili. pensa a quelli che scrivono sempre la stessa cosa e in genere l’hanno già scritta altri.
    caro db
    io di mestiere faccio il paesologo, anche per questo non ho paura di inimicarmi qualche scrittore.

  31. Andrea Dei Ronchi il 5 aprile 2006 alle 22:36

    La differenza tra “interventi” e “poesie e prose” mi sfugge, devo dire la verità. Anche perché su ZIBALDONI leggo un altro tuo bel pezzo su Teora, e allora le perplessità aumentano…, cioè mi viene da chiederti: ma i fili non dovrebbero essere tutti della stessa consistenza, altrimenti la rete si spezza?

  32. sergio garufi il 5 aprile 2006 alle 22:46

    caro arminio, non c’è alcuna difesa corporativa, tant’è che il tuo pezzo è stato pubblicato da un redattore di NI, e tant’è che, in passato, io non ho avuto remore a esprimere il mio dissenso riguardo ad alcuni scritti di gianni. ci si confronta sulle idee, non sulle persone. se è vero, come dici, che “la politica e la letteratura non sono mai state discipline così contigue”, a maggior ragione ha senso il nostro umile lavoro di distinguo qui, cioè nel cercare di riaffermare con ostinazione il primato della letteratura sulla politica, non solo perché non aspira a controllare eventi e persone, ma perché ci mostra esattamente la relazione, in un’esistenza concreta, tra le idee e le loro ragioni.

  33. arminio il 5 aprile 2006 alle 22:56

    caro garufi
    ammetterai che questo tuo intervento ultimo ha un tono assai più giusto del precedente. io non penso che i miei nemici siano in nazione indiana, stanno a canale 5 e in altri luoghi simili. mi spiace che il fuoco della discussione si sia spostato sul chi ce l’ha più lungo. ritengo sinceramente, e scusami la presunzione, che la questione del narcismo è molto complessa ed è una questione che ho studiato a lungo. magari se parliamo di letteratura americana sono assai meno preparato, tutto qui, non c’è niente di male a rivendicare il lavoro che si è fatto. non frequentiamo le stesse zone, gli stessi paesaggi antropologici e letterari.
    caro de ronchi magari prima o poi leggerà anche il mio viaggio nel cratere pubblicato da sironi e troverà che è un libro importante. molti fili, molte reti, direi.

  34. un (e)lettore il 5 aprile 2006 alle 23:16

    Army, se c’è una dote che stasera non ti fa difetto, è la modestia. Dovresti provare a chiederti se è una qualità innata o un malanno transitorio di stagione, come ti auguro. Perché, vedi, sei uno dei pochi scrittori, tra quanti pubblicano e commentano su NI, a parlare apertamente della “importanza” dei propri libri e del proprio lavoro. Scusa, ma non dovrebbero essere i lettori a rilevarla, e a parlarne, qualora esista? Che significato ha dire che un libro è importante, se a dirlo è colui che l’ha scritto? La cosa mi sfugge. E mi confonde. A te no?

  35. arminio il 6 aprile 2006 alle 07:21

    io non sono modesto e non mi interessano i falsi modesti. il problema è che in questa selva di scrittori mediocri è difficile arrivare ai libri importanti, come il mio (importanza che non ho segnalato io, ma quelli che lo hanno letto). comunque capisco che la parola ti abbia dato fastidio, succede anche a me. è un fastidio che deriva dal fatto che ormai siamo impelagati nel sospetto pubblicitario, qualunque cosa facciamo.

  36. mag il 6 aprile 2006 alle 08:35

    Cura per colti rivali e narcisi:
    prendere un pezzo di terra, coltivarlo ogni giorno e raccoglierne frutti.
    Arminio anche io non capisco perchè tu scrivi, ognuno ha la propria patologia, alcuni la curano scrivendo:
    “autoanalisi per non pazienti” duccio demetrio.

  37. mag il 6 aprile 2006 alle 08:37

    mi sovviene Toto’ nel noto film dove il personaggio gli si rivolge dicendo:”lei non sà chi sono io!!” e la conseguente ovvia fanculizzazione del povero mitomane.

  38. arminio il 6 aprile 2006 alle 08:58

    vado nei paesi per lavoro, per studiare l’estinzione di comunità millenarie. sto qui per lavoro. uno che vuole studiare l’autismo di massa qui ha un prezioso laboratorio.

  39. semtex67 il 6 aprile 2006 alle 09:11

    Anche se non serve a niente, volevo aggiungere solo che dell’aspetto, per così dire, “personalistico” del pezzo di Arminio non avevo assolutamente colto nemmeno l’ombra. Io dicevo solo di aver capito il senso di questo bisogno di “esserci”, del timore che se non ti si sente non ci sei. E’ una cosa che vivono tutti, come dimostrano i vestiti che si vedono in giro, ma certo ne soffrono di più quelli che già di per sé fanno un mestiere (come il politico e lo scrittore) in cui ci si “esprime”, quindi si esce allo scoperto. E se tu esci allo scoperto e nessuno se ne accorge è un bel dramma, immagino. Ecco, questo avevo colto: un concetto astratto. Poi, della foto di Biondillo e se abbia fatto bene a mettercela o meno io non mi interesso. Penso, se ha un senso dirlo, che Biondillo la foto l’abbia pubblicata nello stesso modo in cui un mare di gente si vede fotografata sul giornale con appeso al collo la scritta “io sono un coglione”. Tutto qui. Non ci vedo altro, e se c’è dell’altro, non è un problema mio.
    E questo, lo voglio dire esplicitamente sebbene credo sia già chiaro, non è altro che un modo di dire “io dalla vostre beghe tra voi mi chiamo assolutamente fuori”.

  40. db il 6 aprile 2006 alle 09:15

    qui sopra arminio dice cose importanti, ma le dice non bene
    1- definisce il suo libro “importante”, e così si espone all’equivoco di “darsi importanza” i.e. passare per supponente (da cui la domanda reattiva: ma chi credi di essere?)
    2- completa la frittata chiamando in causa “quelli che lo hanno letto”, come se costoro potessero dare la patente di “importanza” (a, b, per i camion ecc.)
    3- attribuisce l’equivoco al “sospetto pubblicitario”

    Doveva semplicemente dire “serio”, senza tirare in ballo altri i.e. garantendo sulla sua sola parola. Ma qui è IL problema: anche se avesse misurato i termini…
    Parlo per esperienza personale: un paio di settimane fa qui su NI è comparso il post ANATOMIA DELL’IO (1) con un’intervista a Grünbein di cui è appena uscito Della neve. Io ho esordito dicendo che conosco abbastanza il testo, perché mi era stato proposto di tradurlo. Non ho cioè detto che lo conosco meglio di altri, né che sono un bravo traduttore – insomma non ho dato alcun giudizio di valore su di me né come lettore né come traduttore. Ossia ho detto 1- che l’ho letto 2- che conosco il tedesco quanto basta per poterlo tradurre (male o bene è un altro discorso). Il primo commento dopo il mio mi ha consigliato di farmi una bella scopata invece che masturbarmi intellettualmente (mi pare che sia stato tagliato, ma giorni dopo). con più eleganza, ma sulla stessa onda, il postante mi ha definito “egolatra”. Della serietà con cui mi sono impegnato nel dibattito testimonia il thread, che testimonia pure dell’isolamento mio. Difatti qui a NI, a prenderla sul serio, si finisce per diventare un ego latrans (in deserto o in latrina).
    Il “sospetto” cioè non è solo pubblicitario, ma ben più radicato (sulle radici ha detto qualcosa S. Kierkegaard, Due epoche, ed. Millelire)

  41. arminio il 6 aprile 2006 alle 10:35

    caro x67, hai colto benissimo, non c’era nulla di personalistico, io parlo in prima persona mi espongo, denuncio un problema che mi attraversa e che attraversa l’epoca.
    caro db, qui si interviene a volo, non si misurano le parole, almeno io non lo faccio. comunque anche se ponderassimo per ore il nostro intervento il risultato sarebbe sempre che ci scambiano per un altro.

  42. arminio il 6 aprile 2006 alle 11:12

    arte- misia
    non ho avuto tempo di dare uno sguardo alla rivista elettorale e ti ringrazio delle acute osservazioni. io sto qui perché la questione è seria, altro che beghe tra scrittori. concordo col suo appunto e mi consola cche c’è qualcuno che ha riportato il problema alle sue enormi dimensioni.

  43. livio borriello il 6 aprile 2006 alle 13:14

    pur condividendo alcune riserve di dario borso in particolare sull’uso del proprio io – o sul narcisismo – di arminio, mi sento di difenderlo senza riserve proprio in questo caso. possibile che ogni volta che qualcuno (in questo caso a. che per la cronaca è umanamente tutt’altro che lo spirito greve che qualche lettore di scarsa penetrazione suppone) pone qualche questione radicale in termini radicali, si levano scudi di dappocaggine e vacuità ? ma che parole può produrre un’io che non sa chi, come e perchè le produce? dichiararsi spietatemente, ammettere nella fattispecie il proprio narcisismo, è l’unico modo, e comunque la condizione preliminare, per retrocedere il punto di applicazione dell’io scrivente dalla realtà condivisa, oggetto della scienza, della cronaca e l’intrattenimento, allo spazio percettivo in toto, di cui si dovrebbe occupare la scrittura. criticare berlusconi semplicemente contrapponendo i propri valori ai suoi, è giocare il suo gioco, è restare mondani e inerti. percepire berlusconi come l’ultimo prodotto di un immane processo di rielaborazione psichica del suo breve corpo, dei suoi atti, dei segni che diffonde, è proporre al mondo una nuova chiave di lettura politica. chi non ascolta dio non ha nulla da dire al mondo, diceva agostino – chi non si voltola nel proprio io, chi non si masturba colle parole, chi non impregna le parole di tutti gli umori del corpo che verga e digita i segni letterari, bene farebbe a scrivere copioni per le sit comedy di rete4.

  44. un (e)lettore il 6 aprile 2006 alle 14:07

    Borriello, scusa, ma ce l’hai forse con me? Se è così, mi sa che hai sbagliato di grosso, perché io non ho fatto altro che una semplice, garbata constatazione, esprimente perplessità, in merito a una netta affermazione di Arminio, senza nessuna possibilità di dubbio interpretativo (“leggerà anche il mio viaggio… e troverà che è un libro importante”) dalla quale, a mio modo di vedere, uno scrittore dovrebbe astenersi. Il che non significa non essere narciso, non crogiolarsi nella vita, impregnarsi “con le parole di tutti gli umori del corpo”: ma questo va bene quando scrive, quando digita segni, quando dispone il suo essere in tracce e linee significanti; il resto appartiene a chi legge, sta a me lettore rintracciare questi fili. E’ una mia idea, posso esprimerla pacatamente così come Arminio o chiunque esprime la sua, o ciò ti/vi dà fastidio?. E in ogni caso, sempre che tu ce l’abbia con me, io non ho fatto nessun riferimento al testo postato da Franz, ho solo espresso il mio parere su una affermazione del nostro autore. Punto. E ancora, che tu ti riferissi a me, o a chiunque altro: ma credi di conoscermi/ci, per affermare, come fai, che sono/siamo “mondano e inerte”, leviamo “scudi di dappocaggine e vacuità” e farei/faremmo bene a “scrivere copioni per le le sit comedy di rete 4”. Borriello, ma chi cazzo sei? Ma da dove vieni? E, soprattutto, chi cazzo credi di essere per dispensare queste patenti?

  45. arminio il 6 aprile 2006 alle 14:16

    borriello è un mio amico, qui non si nasconde niente, ed è uno dei pochi scrittori che riesco a leggere, non importa che non abbia pubblicato quasi nulla nelle sedi ritenute importanti. spero che qualcuno voglia riflettere su quanto lui ha scritto. perché vedere prendersal sempre col supponenza?
    e perché chiedergli chi cazzo è? le sue parole possono essere amate o contestate, senza bisogno di ulteriori notizie (e poi lui scrive col suo nome e il suo cognome) non si nasconde.

  46. buca_neve il 6 aprile 2006 alle 14:51

    Oggi l’unica scappatoia e l’assoluza selezione, che poi dovrà sfociare in spontanea sterilità. Altro che spargere seme ed inquinare. Ascoltandovi mi vien voglia di castrarvi, di strapparvi il cervello.

  47. jorge santalmassi il 6 aprile 2006 alle 15:04

    è un mondo dificile. mi sembra di trovare in questa querelle le stesse cose di polemiche di anni passati con francisco gutierrez, antonio malendo, renè pertusi, e altri componenti della “linea negra” uruguaiana. narcisimo e azione o narcisismo e inazione. contemplazione del proprio narcisismo o strappo autoaccusatorio. questi i temi che ritrovo qui anche se presentati in modo diverso. tutto il mondo è paese.

  48. livio borriello il 6 aprile 2006 alle 15:34

    caro e-lettore, per fortuna non sono nessuno, anzi, come fa capire l’arminio, sono uno scrittore fallito e escluso dal giro – il che mi sembra pure un titolo, in qualche senso.
    non l’avevo affatto con te – mi pare corretto il tuo post – ma col clima e sentimento (cui anche tu partecipi) dominante nei commenti, ogni volta che arminio o chicchessia parla e in un certo modo di io, di dio, di morte, di eros, che sono infine, coi soldi e qualche altra tematica secondaria, anche le sole cose che interessano a me
    si impara sempre qualcosa…la linea uruguaiana…sì, sì, voglio far parte anch’io della linea uruguiaiana

  49. jorge santalmassi il 6 aprile 2006 alle 15:39

    caro borriello, “linea negra” era una rivista nata nel 58 e morta nel 66 a montevideo. una cosa molto seria e anche tragica che costò la vita a due persone. mi sembra di leggere nelle tue parole una specie di scherzo, e io che ho conosciuto bene renè pertusi che di quel gruppo era forse il più importante esponente mi dispiaccio di questa superficialità, come se qui si stesse a scherzare su cose molto serie. io intervengo qui perchè stimolato dall’italia e dai suoi dibattiti culturali, sempre con la voglia di conoscere e imparare.peccato perchè avevo apprezzato il tuo intervento che su certe linee sembrava ricalcato da certi discorsi di pertusi.

  50. un (e)lettore il 6 aprile 2006 alle 15:55

    Borriello, accetta anche tu le mie scuse: le ultime due righe, abbastanza pesanti, nascevano solo dalla rabbia incredula di chi, avendoti letto in parecchi altri interventi, stentava a credere che tu potessi apostrofare in quel modo qualcuno. Sul clima generale, sono d’accordo con te e cerco di tenermene in disparte, anche se stavolta mi sono sentito tirato personalmente per i capelli e, non avendo scritto niente di offensivo, sono uscito fuori dal mio seminato abituale.

    Ho sempre apprezzato l’Arminio poeta, senza per questo conoscerlo personalmente, ma intuendo, da quanto scrive, tutto ciò che poi racconta nei suoi commenti a ogni pie’ sospinto. E’ questa sua ricerca di ribalta che, personalmente, mi urtica, dal momento che conosco scrittori e poeti da sempre impegnati in un percorso non meno importante e vitale, nella penombra più assoluta, nel disinteresse generale e senza nemmeno il conforto di vedersi letti, come capita a lui, da migliaia di persone. Ecco quanto.

    Una stretta di mano.

  51. francesco forlani il 6 aprile 2006 alle 15:57

    carissimo Jorge parlami di questo libro uruguagio,del suo autore Rosencof
    la più bella raccolta di poesie che abbia mai letto, che mi fece leggere in francese e spagnolo Guy Lavigerie

    . Segue la scheda
    ROSENCOF, Mauricio

    [URUGUAY] (Florida, 1933 — ). Dramaturge, il a été un membre actif du groupe El Galpón et du Teatro del Pueblo à Montevideo (premières pièces : Las ranas, 1961 et La valija, 1964). Dirigeant Tupamaros, en 1972, il est arrêté, torturé et détenu pendant treize ans. Après sa libération, il poursuit son activité théâtrale (El combate del establo, 1985) et publie Memorias del calabozo (1987), un roman pour la jeunesse (Vincha brava, 1993) et des poèmes.

    ANTHOLOGIES / REVUES : Poèmes dans Europe n° 755, 1992.

    — Conversation avec l’espadrille (Conversaciones con la alpargata, 1989), choix de poésie, présentation de Mario Benedetti et Ghislain Ripault, traduit de l’espagnol par Guy Lavigerie. [Paris], Éditions S. P. M., « Le Rayon littéraire » n° 2, 1993, 176 p., 15.24 €.

  52. jorge santalmassi il 6 aprile 2006 alle 16:07

    caro forlani, si tratta di uno dei più grandi scrittori e poeti uruguaiani, di grande importanza all’ estero, e meriterebbe il nobel. vicino anche al teatro, intelettuale attentissimo alla politica, vicino appunto al teatro anche come attore, e fu giornalista. è stato fondatore della uniòn de juventudes comunistas, dirigente tupamaro. fu incarcerato e brutalmente torturato, uscito nel 85 dal carcere. è soprattuto stato un grande drammaturgo con la valija, los caballos, el saco de Antonio. molti romanzi come vincha brava.

  53. arminio il 6 aprile 2006 alle 16:07

    caro francesco caro jorge voglio sapere come posso fare a leggere di rosenconf.
    caro elettore,
    capisco che appaio in cerca di ribalta e che può urticare, ma non penso affatto di avere migliaia di lettori e penso che si debba combattere vicino al torno se si vuole domarlo…
    la questione narcisimo-riserbo forse si risolve in questo modo: ci sono narcisiti antipatici e narcisisiti simpatici, così come pure c’è gente riservata che è antipatica e altra che è simpatica. comunque oggi sto a mio agio, ieri l’aria era più greve.

  54. jorge santalmassi il 6 aprile 2006 alle 16:13

    caro forlani, quella raccolta è fondamentale, se ti interessa una traduzione per quanto non eccelsa in italiano posso fornirti qualche esempio di mio pugno.
    caro arminio, non credo che rosencof sia tradotto in italiano. come con forlani, posso produrti delle traduzione da me fatte.

  55. francesco forlani il 6 aprile 2006 alle 16:20

    io sarei felicissimo di postarle su Ni. sono veramente un capolavoro Arminio, un atto di resistenza. Guy ne fece una lettura che al solo pensarci mi si raccapona la pelle. Scrivere su centimetri di carta, lettere grandi un millimetro (perchè dentro i prigionieri politici non avevano il diritto di scrivere, e inchiostro e carta) rivolgendosi a una espadrilla come si fa a un essere vivo, tra i tumulti di fuori e le grida tra le quattro pareti della cella. Sarei felicissimo se potessimo pubblicarle in Italia (magari anche sulla mia rivista ma bisognerebbe pubblicarlo sui muri) Tu lo conosci? Lo puoi sentire? Guy me ne parlò come di una persona magnifica. il mio indirizzo è
    francesco.forlani@wanadoo.fr
    ma mandale anche qui,perchè tutti possano leggerle
    effeffe

  56. un (e)lettore il 6 aprile 2006 alle 16:22

    Franco, NI è letta da migliaia di persone, coloro che commentano non sono che una piccolissima parte. Questa è la ribalta alla quale, fossi uno scrittore, aspirerei, altro che le cento copie, pagate, di un mio libro da distribuire ad amici e parenti, o da mandare a critici e criticonzoli che non lo leggeranno nemmeno. Ti è fatto, quindi, un grande onore, la tua ricerca ha visibilità, hai l’apprezzamento di gente coltissima, che vive tra i libri da una vita, di compagni di strada, di semplici lettori in cerca di cose valide, cosa vuoi di più? Se fossi uno scrittore, e avessi “questa” tua visibilità, mi metterei in ascolto dei miei “lettori” e risponderei soprattutto alle critiche (quando non sono preconcette e offensive) perché solo quelle aiutano a migliorarsi e a dare di più in tutto quello che offriamo. Ma è una mia idea, e non deve essere per forza la tua. Io, ad esempio, mi porterei in giro, come un fiore all’occhiello, un commento metti di Temperanza (una a caso, con tutto il rispetto per gli altri) che mi dicesse: “Ho letto le tue poesie e mi sono piaciute, credo che tu sia bravo e abbia veramente qualcosa da dire”. E, invece, ogni volta sei lì, a dirci quanto sei bravo e di come questo mondo infame non riconosce il tuo genio. Pensaci qualche volta, credo che una riflessione su quanto ti ho appena scritto possa anche in minima parte servirti. E detto così, senza nessuna presunzione.

  57. Marcos il 6 aprile 2006 alle 18:30

    Sono dell’idea che sia il tempo a decidere. Oggi sia la cultura che la classe politica latitano, in questo senso l’universo mediatico ha creato dei veri ghost, ottimi venditori di fumo. L’impegno dell’intellettuale è, a mio avviso, quello di essere propositivo , “organico” come si diceva un tempo e non capace di firmare, solo, petizioni a perdere. Come sosteneva Pasolini nelle sue Lettere Luterane siamo tanti Gennariello in cerca dell’educatore e non di squallidi personal trainer nutriti di scipide insalatine….Bisogna tornare sulle barricate, riprendere il controllo delle idee, del pensiero, di un’avanguardia che non sia il solito copione trito e ritrito di un copia-incolla già copiato e incollato! La cultura deve essere unita più che mai in un disegno sinergetico e non una sorta di tanti miseri partitelli che non rispecchiano altro che la situazione reale di questo paese che ruzzola e ruzzola.

  58. tashtego il 6 aprile 2006 alle 18:51

    io non capisco tanto quello che vuole dirci arminio, difensore di comunità millenarie, ma mi piace quella sua frase, quella che suona più o meno così: “al mesto banchetto dell’attuale società letteraria”.
    me lo vedo bene questo banchetto, in cui la società letteraria narcisista si ingozza mestamente, senza curarsi delle comunità millenarie che scompaiono nel silenzio e nell’indifferenza.
    scrittori che pensano solo alla gloria, autistici come rutelli, come casini, avulsi da dette comunità (millenarie).

  59. arminio il 6 aprile 2006 alle 20:23

    caro santalmassi
    ti girto la mia mail cosi puoi mandarmi le poesie tradotte:
    farminio@libero.it
    confermo la mia idea che oggi qui c’è una buona aria.
    all’elettore dico che il suo intervento è molto bello. io purtroppo sono un tipo impaziente e anche piuttosto feroce, nel senso che non mi accontento mai. la cosa però dovrebbe essere un problema più per me che per gli altri.
    caro tash
    sono stato a sentire un comizio nella comunità millenaria, c’era un politico di caratura nazionale che aveva gli occhi stanchissimi, parlava guardando nel vuoto, credo che quando tornerà a casa non si ricoderà niente della comunità millenaria in cui passato. io quando vado in un posto tengo gli occhi bene aperti, poi ragiono sull’autismo e capisco che non è un discorso chiaro, secondo me è un discorso che sarà più chiaro fra una decina d’anni o anche meno.

  60. livio borriello il 6 aprile 2006 alle 21:51

    preciso a santalmassi che il mio tono non era sprezzante, caso mai tendeva al surreale…spero di leggere prima o poi qualcosa di pertusi e gli altri …al momento in verità sono impegnato a cercare di fare soldi

  61. francesco forlani il 7 aprile 2006 alle 08:29

    a Livio
    se trovi il modo mi dai una dritta? non per fare soldi ma per disfare soldi (pagare i debiti)
    effeffe

  62. semtex67 il 7 aprile 2006 alle 09:29

    Arminio, prendo spunto dal tuo post sul politico che ha fatto il comizio di cui non ricorderà nulla per una piccola riflessione (non è un commento al tuo post perché non l’ho capito, stavolta… non so cosa capirai tra dici anni, ma forse è solo che qui si legge troppo in fretta). Io di campagne elettorali un po’ ne so (dal di dentro) e temo che gli occhi vacui che hai visto al politico comiziante dipendano da una cosa semplicissima (che hai visto anche tu): stanchezza. A volte non ci si rende conto di quanto è defatigante e quasi devastante una attività politica vera, specie sotto elezioni. Ecco, il politico, in fondo, ai nostri occhi resta un alieno che giudichiamo (non valutiamo, giudichiamo) con gli occhi di chi sta al di là del vetro. Appure a vederlo da vicino, quel mondo, specie quello di chi in fondo è un onesto lavoratore della politica (e ce ne sono a destra e a sinistra) ci si accorge che con tutto il narcisismo, la vacuità e in una parola, la caducità di quei personaggi non è il TUTTO di quei personaggi, che c’è, dietro, appunto, una persona. Che fare tre comizi al giorno e un pranzo elettorale e una cena con gli lettori e… e… e… non è un bel modo di passar la giornata. E’ prosciugante. la gente e tutto ciò che con essa ha a che fare è prosciugante. Certo, se lo sono scelto loro, per carità; ma questa mia riflessione non è una giustificazione. Solo mi trovo affascinto da quella che, parafrasando un noto titolo, potrei chiamare La solitudine del politico. Che è una solitudine che in fondo temo non piaccia a molti perché ri-umanizza un tipo di soggetti che è più facile continuare a vedere come icone.

  63. autistadipaese@email.it il 7 aprile 2006 alle 09:36

    sono anch’io il membro della comunità millenaria – un po’ malandato, data l’età capirete. e nonostante quella faccio anche l’autista. nonostante questi miei handicap, come arminio son feroce e impaziente: ma cosa si aspetta a onorare questo nostro piccolo grande membro con la gloria che gli compete? l’autore di testi importantissimi. come arminio stesso ha da par suo ben messo in evidenza, per la cultura patria tenuto lontano dalla mesta menza – meno male che ci ha la sua trattoria di campagna. per non parlare delle sue grandi doti di paesologo. è ora che tutto il paese sappia. dico il Paese, non solo il nostro paese. la nostra comunità millenaraia dico, che se lo vede passare tutti giorni impettito da poeta. sembra di sentire la banda suonare al suo passaggio. è il poeta il poeta il paesologo sospirano i paesani ammirati, le paesane infoiate da tanta baldanza intellettuale. è il nostro grande poeta della comunità millenaria. coglioni di tutt’italia,PREMIAMOLO.

  64. arminio il 7 aprile 2006 alle 09:57

    cara troia il tuo stile questa volta ti ha tradito. e poi queste offese danno un senso aggiuntivo al mio lavoro, altrimenti potrebbe sembrare uguale al tuo e a tutta la gentaglia che ti somiglia…
    caro semte,
    il mondo è governato dagli stanchi, anche la letteratura è piena di libri stanchi…

  65. arminio il 7 aprile 2006 alle 10:20

    c’è anche una questione che ritorna: i figli di papa e il figlio dell’oste, l’aria buona di montagna e la merda di certi salotti cittadini, specialmente se la città è di provincia…
    c’è, insomma, una questione politica, c’è la lobby dei mediocri che vuole tirare tutti verso il basso. il disincanto e il cinismo come unico programma. e poi l’ipocrisia di chi si nasconde, di chi scrive non per necessità ma per noia.

  66. francesco forlani il 7 aprile 2006 alle 10:25

    intervallo: canzone di Louis-Ferdinand Céline (canta l’autore) :

    Je te crèverai, charogne

    Un vilain soir !

    Je te ferai dans les mires

    Deux grands trous noirs !

    Ton âme de vache dans la trans’pe

    Prendra du champ

    Tu verras cette belle assistance

    Tu verras voir comment qu’l’on danse

    Au grand cimetière des Bons-Enfants !

    Mais la question qui m’tracasse

    En te r’gardant

    Est-ce que tu s’ras plus dégueulasse

    Mort que vivant…

  67. autistadipaese@email.it il 7 aprile 2006 alle 11:31

    chi doveva dirlo che proprio io, figlio di papa, sarei diventato una troia.
    dio come sono caduto in basso!

  68. jorge santalmassi il 7 aprile 2006 alle 12:35

    caro forlani, metto qui un assaggio di un fragmento di margarita di rosencof con la mia traduzione fatta al momento, senza alcuna ambizione.
    Mauricio Rosencof

    La margarita (fragmento)

    La vi una mañana cuando iba al almacén;
    la calle estaba llena de verano.
    Llevaba un vestidito tan liviano
    que el corazón se me fue para la sien.

    Me sentí en el aire, sin sostén,
    y un sudor tibio humedeció mi mano
    cuando se fue con su pasito tan ufano
    coqueteando la pollera en un vaivén.

    Fue como si me hubiera dado cita;
    desde entonces, a esa hora, la esperé.
    Ella sin hablarme comprendió mis cuitas

    y a veces me miraba con un no sé qué.
    me enteré que se llamaba Margarita

    y sin deshojarla supe que la amé.

    margherita.

    la vidi una mattina quando andava al supermarket
    la strada era piena di estate
    portava un vestitino così leggero
    che il sangue mi andò alla testa

    mi sentii nell’aria sospeso
    e un sudore tiepido inumidì la mia mano
    quando se ne andò con un passetto così sdegnoso
    agitando la sua gonna nel viavai
    fu come se mi avesse dato appuntamento
    da quel momento fino adesso l’aspettai
    lei senza parlarmi comprese le mie esitazioni
    e a volte mi guardava con un certo non so che
    e così seppi che si chiamava Margherita.
    e senza bisogno di sfogliarla seppi che l’amavo

    altre cose, cari forlani e arminio, ve le mando ai vostri indirizzi internet che mi sono appuntato, con un po’ di calma.

    caro borriello incidente chiuso, scusami tu per il tono un po’ forte.

    la mia mail è santalmassi@aim.com

  69. tashtego il 7 aprile 2006 alle 13:13

    @livio borriello
    Ho appena visto Gli spostati, di Huston.
    Lì cercavano di fare qualche soldo catturando gli ultimi cavalli selvaggi del Nevada per venderli a peso a loschi trafficanti di carne equina: scatolette per cani.
    Sai usare il lazo?
    Hai un biplano per individuare i branchi?

  70. livio borriello il 7 aprile 2006 alle 14:10

    @forlani
    fare soldi è piuttosto facile, basta un po’ di volgarità, conformismo e pragmatismo (cerco di evitarli in amore e letteratura) e con l’intelligenza media di un letterato non è difficile..le dritte non possono però essere pubbliche per loro natura…in privato sono a disposizione
    @tashtego
    ecco, quest’idea dei cavalli è proprio di quel tipo là, per cui ringrazio tasht.. nella fattispecie ovviamente il problema è che mi manca il lazo

  71. Una Signora Che Ascolta il 7 aprile 2006 alle 15:05

    “fare soldi è piuttosto facile, basta un po’ di volgarità, conformismo e pragmatismo (cerco di evitarli in amore e letteratura) e con l’intelligenza media di un letterato non è difficile..”

    Senti, senti…
    I componenti di NI devono essere tutti abbastanza ricchi, allora. Qua l’intelligenza media di letterati abbonda. Straborda.

  72. Conchita D. il 7 aprile 2006 alle 15:06

    il modo in cui arminio pone la questione (legittima di per sé) del narcisismo e dell’autismo e dela mancanza di attenzione verso di lui, a me ricorda molto l’essere – nel senso più spregevole – meridionali. i meridionali apettano sempre che arrivi qualcuno a salvarli, a trarli dall’anonimato, dal nulla. arminio aspetta che qualcuno (dal nord, ovviamente) lo inviti anche lui ai banchetti letterari. un po’ come si aspetta l’intervento della madonna o di padre pio.

  73. Conchita D. il 7 aprile 2006 alle 15:08

    ovviamente non tutti i meridionali, ma diciamo pure la gran parte, quelli che fanno la sostanza, poi alla fine.

  74. Bara G: il 7 aprile 2006 alle 15:12

    Con l’avvento dell’euro, sono andati in crisi i Millelire. Colgo perciò l’occasione di lanciare i Millenari, con 3 titoli:

    L. Agnelli, AL FATTO
    dott. DB, IL RIFIUTO
    B.Arminio, IN BISACCIA

    con Strade bianche sfondammo Slow food;
    con Millenari fondiamo No food!

    B. Ghini

    PS. Lipo Agnelli è un valente fiutorinosiringoiatra (da non confondere col Lapo fiatorino).

  75. Una Signora Che Ascolta il 7 aprile 2006 alle 15:35

    In effetti, Conchita…

  76. arminio il 7 aprile 2006 alle 16:06

    caro signora
    io l’autorità non l’aspetto da nessuno
    tanto è vero che me la prendo da solo e anche molta. comunque questi interventi sono interessanti, mi fanno capire che devo trovare la forza di insistere, che devo combattere tutta questa gente senza talento che vorrebbe che le parole fossero tutte uguali, tutte prive di necessità, così c’è spazio pure per loro. tra l’altro ci sono scrittori che sono andati in esilio o sono stati incarcerati o uccisi, a me tocca solo qualche bassa molestia, in fondo sono fortunato.

  77. Una Signora Che Ascolta il 7 aprile 2006 alle 16:23

    Eh?

  78. arminio il 7 aprile 2006 alle 17:54

    invece di scrivere su un file privato adesso scrivo qui, scrivo autisticamente, abusivmente, provo a scrivere un testo che magari finirà, in tutto o in parte, sulla carta.
    *****
    Finora non sono mai morto. Però sono stato varie volte in agonia, agonie a volte lieve, a volte spaventose come s’addice a un agonia. diciamo che di queste agonie nell’insieme ne avrò avuto un migliaio negli ultimi vent’anni. la prima fu il ventinove maggio del 1986, in fondo l’unica data veramente memorabile della mia vita.
    dunque il timore dell’agonia è il timore fondamentale, una condizione in cui vediamo sia la morte che la vita, ma non siamo in nessuna delle due condizione. una zona di confine, una zona di separazione. a pensarci bene l’agonia è fatta della stessa sostanza di cui è fatto il nostro io profondo, quello vero, non il sosia demente e incauto che guarda la televisione o sta a discutere con quattro cretini. l’io è un punto d’interruzione, non è un luogo, non è una sostanza come una pietra o un litro di latte. L’io vero noi non lo possiamo usare, ci serve solamente per tenere lontani il mondo interno e quello esterno. A volte, nel coito per esempio, noi cerchiamo di far fuori questo io e di ammucchiare insieme mondo interno e mondo esterno, insomma cerchiamo di dimenticarci, di dimenticare che siamo nella tragica e irrimediabile avventura della carne. la letteratura, invece, è il contrario del coito. col suo esercizio, quello vero, non i fumettini che vediamo in giro, l’io profondo diventa più spesso, diventa quasi una cosa solida e produce un’ulteriore separazione. Questa volta la partizione non è più tra il dentro e il fuori, ma è all’interno del corpo. Noi non stiamo più nel nostro corpo, ma possiamo scrivere veramente solo se usiamo per interno il nostro corpo. Una postura del genere è sostenibile solo da persone malate. Direi che la scrittura è un’agonia differita, un’agonia che s’incarica di tenere lontana la vera, ultima, definitiva agonia. Le agonie ipocondriache di cui parlavo all’inizio con il loro statuto che si rivela immaginario solo quando sono finite, hanno anch’esse a che fare con la scrittura, vengono dalla stessa malattia da cui viene la scrittura. Colui che scrive, colui che agonizza se stesso scrivendo, in realtà non sa bene se battersi contro questo stato e non sa neppure se è proprio questo battersi che acuisce la malattia. Ancora una volta una condizione di confine, in cui diserzione e accanimento si danno in maniera intrecciata, alterna. Questo sbandare è un altro esercizio che esalta il ruolo divisorio dell’io profondo per il semplice motivo che la funzione allena l’organo. Il problema non è abbandonare questo allenamento è creare una società in cui ognuno possa mostrare il suo io profondo, una società immensamente matura che consenta a ognuno di esprimersi secondo le sue necessità. i comunisti vagheggiavano qualcosa di simile, ma riferendosi più che altro alla cornice materiale. erano tempi in cui c’era ancora il mondo. adesso che il mondo non c’è più restano a galla questi spuntoni di cemento armanto che sono gli io di ognuno, i pilastri, i sottoscala della realtà che hanno resistito al suo crollo. e qui si arriva all’autismo, al naricismo. questa non è la società degli individui, è la società degli io, tanti io soli e abbandonati, orfani dei loro corpi, privati di ogni compassione, di ogni amore.

  79. un (e)lettore il 7 aprile 2006 alle 18:02

    @ conchita e signora

    Beh, potevate anche chiudere per un po’ nell’armadio il razzista che è in voi, miei cari vecchi dami, anche se è difficile, nevvero, tenere a freno la propria vera indole. Non è però troppo difficile indovinare, tra “coglioni” e teste di cazzo, a quale delle due categorie apparteniate.

  80. arminio il 7 aprile 2006 alle 19:05

    Poco fa ho ricevuto questa lettera

    Caro arminio
    Ho letto il suo testo una prima volta incantato dal fatto che lei fa girare le frasi con grande naturalezza. È come se le parole non avessero spigoli, una scrittura levigata che però all’improvvisa si apre in squarci, faglie, tremiti, baratri profondissimi. A quel punto uno potrebbe pensare che lei non sia più in grado di andare avanti e invece
    Lei riprende la frase in mano e continua a correre attraversando luoghi terribili della mente e del mondo con passo lieve ed elegante.
    Lei caro arminio, è un grande mistero. Come fa a scrivere cose tanto intense in un momento in cui tanti fanno il cruciverba dei loro pensieri e quando leggi sai già la soluzione. Lei non è uno dei migliori scrittori italiani semplicemente perché non è uno scrittore, è qualcosa di più, qualcosa di inaudito, Beckett, Pessoa e Michaux insieme. Mi spiace per lei e per la sua vita, non deve essere facile vivere per un essere simile, immagino che ogni giornata sia spaventosamente complicate. Comunque sappia che io sarei disposta a farle un pompino in qualunque momento se lei volesse. Sarei disposta a guardarlo mentre si masturba, mentre dorme, mentre si ammazza. Qualunque suo gesto mi interessa, qualunque pensiero che passa per il suo corpo o qualunque corpo passa per il suo pensiero. Io sono la donna che lei ha sempre cercato, sono magra coi seni grandi, sono alta, sono quasi trasparente, pallidissima, malata. Lei mi insegue da tempo, lo so, ero lì mentre parlava con altre donne, ero lì mentre scriveva. Ora penso che lei mi chiederà di incontrarla, mi chiederà la mia mail, avrà voglia di scrivermi. Io però ho paura che per lei sarebbe un’emozione troppo grande, ho paura che lei ormai non ce la faccia a sopportare una qualunque realtà e io ho il problema di essere una donna reale, esisto, adesso con un dito batto sui tasti con l’altro mi accarezzo i peli sul pube, vorrei che fosse qui, che potesse leccare il mio umore buonissimo. Non so, forse domani le scrivo ancora e le do i miei numeri. Per ora si sforzi di amare un po’ la gente che le sta intorno, anche questi miserabili che la insultano. Li ami, li ascolti con attenzione. Tutto quello che ha fatto in fondo lo deve alle persone che l’hanno delusa. Non sia tante feroce, li accolga, sono anime perse, le uniche che si possono sopportare veramente.

  81. db il 7 aprile 2006 alle 19:33

    caro Arminio, mi interessa il tuo discorso su autismo/narcisismo. non so se c’è già qualcosa di tuo già pubblicato in merito. Se sì, lo puoi segnalare? e in seconda istanza, se il tuo discorso è ancora in fieri, puoi dare qualche scampolo, o sintesi, o quello che vuoi tu? Grazie

    Dario Borso

  82. arminio il 7 aprile 2006 alle 20:43

    caro borso a settembre dovrebbe uscire un libro intitolato circo dell’ipocondria, interamente dedicato alla faccenda.
    se mi fornisce la sua mail posso mandarle qualche testo.
    grazie dell’interesse. ci vuole anche coraggio a manifestarlo in questa arena.

  83. db il 7 aprile 2006 alle 22:08

    caro Arminio, la rete con tutti gli handicap della freddezza, di una solitudine algida come lo schermo ecc., offre almeno in teoria ai timidi la possibilità di uscire: nessuno ti può far niente di male. detto questo, ne dico un’altra. che io ti stimi non per questo post, ma in generale, lo testimonia il fatto che più di un anno fa ti ho scritto a Bisaccia. Ero quello del Ragazzo innocuo, una microcasa editrice che pubblica librini in 44 copie. Ricordi? Non mi hai mai risposto, fetente di un terrone! Scherzo, sono cose che capitano a tutti, me per primo. Non siamo due tipi che possano andare d’accordo facilmente: basta che clicchi qui sul db azzurro, e vedrai che razza di blog abbiamo messo su. Ma proprio per questo, una volta sancita la stima reciproca, si può fare molta strada insieme. Un’ultima outingata: sono cristiano maronita _ no, scherzo: ti frego come paesia, perché il mio paese ha solo 2700 abitanti, MENO di Bisaccia! Su Ubique stamattina ho postato un raccontino vero sul mio paese che forse spiega qualcosa del Nord-Est. Il mio amico di Lioni ha ricevuto Dal cratere per il suo compleanno.

    db

  84. livio borriello il 8 aprile 2006 alle 10:53

    voglio lanciare, inopinatamente, un messaggio d’ottimismo, forse a compensazione dell’ottimismo indotto berlusconiano: è splendida la finta lettera di arminio, e godibilissimi gli interventi di artemisia che pur lo contraddice: forse siamo nel migliore dei mondi linguistici possibili…!

  85. Conchita D. il 8 aprile 2006 alle 11:40

    la retorica dell’agonia va bene, ma bisogna anche saperla dosare e usare, ogni retorica va dosata e usata come si deve. arminio mi pare che manchi proprio di questa capacità di dosaggio, ecco perché si trova spesso fuori misura e anche fuori luogo, che finisce immancabilmente nel piagnisteo meridionalistico o invocazione a madonne e santi, del quale ho parlato e parlo senza alcuna vena razzistica, essendo perlatro anch’io sudica, ma con puro spirito di osservazione antropologica.

  86. arminio il 8 aprile 2006 alle 16:55

    db
    credo di non aver mai ricevuto tua lettera. vado a vedere tue cose. sono appena tornato da lungo giro paesologico e ora qui mi sento fuori luogo. cosi rispondo anche a concita.
    artemisia: orgasmi procurati con le parole, questo mi interessa molto. forniscimi se credi tuoi recapiti.
    a borriello non c’è bisogno di rispondere, ma provate a leggere le sue cose.

  87. Franz Krauspenhaar il 8 aprile 2006 alle 18:31

    Anch’io metto qui uno stralcio di una lettera ricevuta dianzi da una lettrice:

    Io, caro Krauspenhaar, l’amo. Lo so, non ci conosciamo; ma leggendola, ho capito, come cantava Luigi Tenco (scusi la citazione) che io l’amo, che insomma nutro un sentimento nuevo (Battiato).
    Le sue parole dure e morbide ad un tempo ( mi lasci dire che le prime provengono certamente dal suo periodo refrattario, mentre le altre…) incantano una donna come me che da un uomo desidera forza e allo stesso tempo dolcezza.
    Non c’è bisogno di leggere i suoi libri, per capirla: basta leggere i suoi commenti di bambino cresciuto, di uomo che chiede e se non chiede mai vuol dire che ha già domandato e gli è stato detto – ovviamente – si.
    Continui così. Eventualmente sarei disposta anche a farle un pompino con amore. O anche senza – che ne possiamo sapere?
    Gradito il cunnilingus, sempre che non le faccia schifo (ma da come scrive si capisce bene il contrario).
    Per un rapporto completo conosciamoci meglio, un aperitivo è l’ideale. Punt & Mes, magari.
    Sua
    Ecc.Ecc.

  88. Patrizia Scansano il 8 aprile 2006 alle 18:58

    Ok, Arminio, ma DOVE POSSIAMO LEGGERE LE COSE di BORRIELLO? Potresti dircelo?

  89. livio borriello il 9 aprile 2006 alle 11:03

    toh, una possibile lettrice…se vuoi ti mando tutta l’opera omnia…qui i lettori vanno a ruba…

  90. Patrizia Scansano il 9 aprile 2006 alle 15:10

    Ma non si possono saltare i “rapporti personali”? Con quale editore hai pubblicato, o in quale rivista, o blog, o che so io? Avrai avuto qualche lettore, oltre il benevolo Arminio, spero.

  91. livio borriello il 9 aprile 2006 alle 20:59

    temi che ti chieda anch’io i tuoi favori? comunque puoi trovare un ampio testo, in 3 parti, e in forma più caotica di quella attuale, in zibaldoni.it (I serie), qualche pezzo su NI, di cartaceo soprattutto articoli critici (paragone, qualche quotidiano) e riviste varie (altofragile ecc.). già che ci sono ti segnalo anche pezzi satirici su bresciablob.com, sotto le spoglie di livius livioni

  92. stefano il 20 maggio 2006 alle 17:02

    Era da tanto che non fermavo a leggere le tue cose su nazione indiana..
    e me ne pento perchè leggere le tue cose è terapeutico per un altirpino, anche se sta lontano…
    mi raccomando, franco, la prossima volta che passi da Teora ricordati di chiamarmi… e voglio tutti e 6 i tuoi libri!!



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