facciamo un’ipotesi

11 aprile 2006
Pubblicato da

di giuliomozzi

Facciamo un’ipotesi.
Le italiane e gli italiani hanno votato responsabilmente. Non è vero che chi ha votato per il centrosinistra è o un coglione masochista che vota contro il proprio interesse o un comunista mangiabambini che si nasconde dietro il faccione cattolico del mordadella Prodi. Non è vero che chi ha votato per il centrodestra è o un rincoglionito teledipendente che vota secondo quel che gli dice la pubblicità o un neo-teo-con assetato di sangue che si nasconde dietro il sorriso liftato dell’unto dal signore Berlusconi.
No: gli italiani e le italiane hanno votato responsabilmente. Ciascuno ha fatte le sue due brave croci votando per quella coalizione (e, dentro la coalizione, per quel raggruppamento politico) che effettivamente più gli assicura la tutela dei suoi interessi, l’avvicinamento ai suoi ideali, la soddisfazione dei suoi desideri, dei suoi sogni, delle sue speranze. Tutti hanno votato, e nessuno si è sbagliato. Chi non ha votato, sia che ritenesse lasciare ad altri il disbrigo di un compito per il quale, al momento, non provava interesse o disposizione, sia che ritenesse dichiarare la sua complessiva scarsa o nulla fiducia nel sistema, ha ugualmente agito con senso di responsabilità e convinto, in tal modo, di tutelare i propri interessi, l’avvicinamento ai suoi ideali, la soddisfazione dei propri desideri, dei propri sogni, delle proprie speranze.
In somma: tutte le cittadine e tutti i cittadini italiani sono intelligenti, responsabili, liberi e autonomi. 

Il risultato di questo voto è una parità quasi perfetta. Al di là dei meccanismi elettorali che potranno assegnare a una parte o all’altra una maggioranza formale, il risultato di questo voto è una parità quasi perfetta. Possiamo anche augurarci che una qualche maggioranza venga assegnata a una parte o all’altra (magari con il lancio della monetina, come nelle partite di calcio), se non altro per garantire il mero funzionamento delle istituzioni, eventualmente per organizzare una partita di spareggio (magari con regole cambiate, tanto per vedere se il risultato cambia): fattostà che il risultato di questo voto è una parità quasi perfetta. 

L’ipotesi è: ciò che gli italiani e le italiane hanno votato, è vero. E’ vero, è proprio vero, che la coalizione di destra è bene per metà della popolazione; ed è vero, è proprio vero, che la coalizione di centrosinistra è bene per l’altra metà: dove, dicendo “è bene“, intendo dire: che effettivamente assicura la tutela degli interessi, l’avvicinamento agli ideali, la soddisfazione di desideri, sogni e speranze. 

A che cosa serve questa ipotesi? 

Serve a considerare le italiani e gli italiani come persone libere e in grado di esercitare con piena consapevolezza e capacità di giudizio il fondamentale diritto del voto. Serve, in somma, a rimuovere la categoria del disprezzo e il razzismo ideologico. 

Serve poi a pensare che la divisione in due della popolazione non è una divisione meramente elettorale: è una divisione, come oggi è di moda dire, antropologica. E non è sulle differenze nei voti espressi che dobbiamo interrogarci, ma sulle differenze profonde, e vere (“vere“, cioè: non rimovibili con mezzi retorici) tra questa e quella metà della popolazione. 

Serve poi a pensare che sia utile a tutti, se non addirittura necessario, tentar di comprendere quali siano i veri interessi, i veri ideali, i veri desideri, i veri sogni, le vere speranze di questa e di quella metà della popolazione. E questo è possibile solo se tali interessi, ideali, desideri, sogni, speranze, vengono considerati veri

In campagna elettorale, la retorica è tutto. Ma il voto, poi, è una cosa vera. 

Se sto dicendo cose insensate, avvertìtemi. 

Questo pezzo si trova anche su vibrisse ma io- scusate- non sono capace di mettere il link…..h.j.

(Helena, lo faccio io: andate qui. G.B.)

110 Responses to facciamo un’ipotesi

  1. rigoni il 11 aprile 2006 alle 18:02

    stai dicendo cose insensate.

  2. Angelo Crespi il 11 aprile 2006 alle 18:13

    Gentile Giulio Mozzi,
    passando casualmente su Nazione Indiana leggo inaspettatamente il suo commento trovandolo uno dei migliori degli ultimi tempi. Da qui forse si può iniziare per un serio confronto anche tra opposti.

  3. Omar Busoli il 11 aprile 2006 alle 18:43

    Sono cose bellissime, non insentate. Spero che non restino solo le idee di una mente oltremodo aperta.

  4. Cristoforo Prodan il 11 aprile 2006 alle 18:58

    Sostiene Giulio Mozzi: “In somma: tutte le cittadine e tutti i cittadini italiani sono intelligenti, responsabili, liberi e autonomi.”

    … ma sì, siamo tutti fratelli. Facciamo tutti un bel girotondo e… tutti giù (col culo) per terra!

    Proprio come nella famosa barzelletta dei bambini in gita che litigano sul pullmann. Un bambino bianco urla a un bambino nero: “Sporco negro!”. Il prete li divide e dice “Bambini, non si dicono queste cose! Non ci sono né bianchi né neri. Siamo tutti fratelli! Anzi, facciamo finta che siamo tutti grigi. Allora… i grigi chiari da una parte e i grigi scuri dall’altra!”.

  5. Marco Saya il 11 aprile 2006 alle 19:37

    Non sono molto d’accordo sulla responsabilità del votante.Penso invece che la sinistra dovrà,ora, governare con fermezza e chiarezza di fronte a tutti gli italiani. E’ vero che non esistono solo i buoni e/o solo i cattivi, ma è altresì vero che dobbiamo stare attenti e possibilmente neutralizzare politicamente tutti i “potenziali dittatorelli mascherati” con le brave pecorelle-elettori-elettrici clonate stile grande fratello & C. Caro Mozzi, bisogna ,al contrario, iniziare a educare le persone ad essere veramente libere,autonome, democratiche. Un augurio affinchè la cultura inizi a respirare e a produrre “idee”. Non siamo un popolo libero, pensiamo di esserlo! Siamo controllati e osservati da miliardi di telecamere disseminate per le metropoli. Come mai potremmo esserlo (liberi)?

  6. tashtego il 11 aprile 2006 alle 19:48

    “E questo è possibile solo se tali interessi, ideali, desideri, sogni, speranze, vengono considerati veri.”
    Cosa significa “veri”?

  7. dan il 11 aprile 2006 alle 19:53

    “è proprio vero, che la coalizione di destra è bene per metà della popolazione dicendo “è bene“, intendo dire: che effettivamente assicura la tutela degli interessi, l’avvicinamento agli ideali, la soddisfazione di desideri, sogni e speranze.”
    Io posso credere che la cdl (facendo però, per un istante, l’enorme sforzo di sorvolare sul pesonaggio Berlusconi) possa rappresentare valori o risposte a paure di una buona parte degli italiani, ma ciò che non arrivo a spiegarmi è come sia possibile che in questa parte ci siano pensionati/e, casalinghe, disoccupati/e e operai/e. E’ palese che in questi 5 anni li abbiano ridotti in ginocchio, allora perchè? Sono la base, il primo interlocutore della sinistra (in teoria). E’ davvero difficile pensare che tutti gli italiani abbiano votato in libertà e autonomia, che in libertà e autonomia qualcuno al sud voti una coalizione che comprenda la lega nord o uno studente il partito della Moratti… Poi mi ricordo della deriva dell’informazione italiana, e un piccolo spiraglio lo trovo, ma non credo basti a spiegare ogni cosa, quando l’esperienza, se pure si guarda solo l’aspetto più immediato del proprio portafogli, è sotto gli occhi di tutti.
    Abbiamo vinto, sì, non dobbiamo piangerci addosso, pure… però io ci sono rimasta secca!

  8. marco rovelli il 11 aprile 2006 alle 19:53

    E’ vero, gli italiani sono perfettamente consapevoli: nel senso che “metà degli italiani – costitutivamente fasciste e “familisticamente amorali” – hanno la piena consapevolezza che il Capo non è nient’altro che un gangster, ed è proprio per questo che lo votano – perché ci si riconoscono, e perché il suo è un “tutto è permesso” (ampliamento del classico enrichissez-vous – laddove il permesso si oppone al possibile, va da sé).” (mi cito per risparmiare tempo, sono spossato).

  9. marco v il 11 aprile 2006 alle 20:09

    Sta dicendo cose insensatissime. Democrazia è (anche) ‘diritto’ di massa a cibarsi di porcate: alimentari, culturali. In una statisticamente rilevante ‘metà’ ci può tranquillamente essere tutto lo spazio occupato dal cretinismo naturale. E irreale: non c’è NULLA di meno vero (di altrettanto falso) dei desideri, delle aspirazioni, degli orizzonti ideologici della massa critica (intesa come peso, cioè come massa a-critica nel senso invece di mancanza di senso critico) degli elettori di Forza Italia. Il loro mondo NON è vero, come NON è vero quello che hanno appiccicato addosso a quelli di sinistra, che in questo Paese sembra che debbano pagare per colpe di qualcun altro, per errori mai commessi. A me sembra che in Italia essere di sinistra sia come essere afroamericani, o donne… ci sentiamo come se dovessimo sempre mostrare qualcosa in più degli altri; ci obbligano a sentirci debitori delle opportunità che ci vengono concesse, dobbiamo sempre dimostrare di meritare una fiducia che verso gli altri è praticamente scontata (noi scriviamo 280 pagine di programma che la Cdl spulcia fino all’ultima riga e poi ci facciamo mettere in un angolo sulle tasse da parte di chi si è limitato a buttar giù dieci righe; a Prodi i giornalisti fanno 150 domande, di media, a Berlusconi 10 quando va bene…). Lungo i tanti anni nei quali siamo stati ghettizzati (fino alla caduta del Muro) abbiamo sviluppato una sorta di complesso: fatichiamo, ci spieghiamo, corriamo in soccorso del perdente (nel quale sempre e comunque ci riconosciamo: avete sentito ieri sera Angius a ‘Porta a porta’? Ancora un po’ e avrebbe abbracciato Schifani dicendogli: ‘ma sì, vogliamoci bene!’). Siamo stati costretti in una realtà, in una visione TOTALMENTE IRREALE [e perciò falsa, se consideriamo la politica una prassi] nella quale è normale parlare di Mao Tse Tung e si glissa sui problemi giudiziari del premier.
    E tutto questo porterebbe a pensare che, visto che ‘serve’ – bello, l’utilitarismo…;( – entrambe le parti sono reali, vere..?.. la verità contenuta nella mente di un elettore granitico della Cdl?… mah, fate voi…

  10. fm il 11 aprile 2006 alle 20:21

    Un po’ di domande banali, anzi banalissime, senza pretesa di risposta: quale è stata la considerazione, negli ultimi cinque anni, dell’altra metà del paese da parte del governo? Quale sua legittima aspettativa è stata presa anche minimamente in considerazione? Perché queste analisi antropologiche vegono fuori solo adesso? E proprio nel momento in cui il capo, il duce, dell’opposizione uscita dalle urne getta ombre inquietanti sulla volontà politica espressa dal voto? Perché questa metà “rispettabile” del paese non ha mosso un dito nel momento in cui i suoi rappresentanti istituzionali facevano a pezzi le regole della convivenza comune, della democrazia sostanziale, del buon senso? Quali erano gli ideali di questa “nobile” metà del paese negli ultimi anni, al di là dell’aspettativa di fare affari, avere condoni, continuare nella pratica della coltivazione del proprio egoismo? Dove erano questi idealisti quando i loro rappresentanti dichiaravano che con la mafia bisogna convivere? che assistevano impassibili a una marea di decreti e di leggi fatti ad uso della salvaguardia degli interessi di una sola persona? che non alzavano un dito quando i loro rappresentanti mandavano truppe a fare guerra umanitaria all’Iraq? quando facevano a pezzi la scuola pubblica e la sanità?

    p.s.

    Rigoni, sei stato anche troppo buono: altro che cose insensate, qui siamo alla presa per il culo spacciata per tentativo di discussione. E su che cosa, poi? Semplice, continuare a fare confusione, a gettare fumo, così come stanno facendo da ieri alle quindici pomeridiane.

  11. maline il 11 aprile 2006 alle 21:23

    Ragazzi qui bisogna farsi una dormita. Altro che chiaccherare e vaneggiare perchè non si digerisce una sconfitta… Ora improvvisamente sono tutti responsabili. Ora hanno votato bene anche quelli che due giorni fa erano dei coglioni…
    Non si possono sorbire insulti per settimane (e strappi al tessuto democratico del paese per 5 anni, compresa una legge elettorale ad hoc all’ultimo momento) e poi nel giro di un paio di ore sentirsi proporre la Grande Coalizione -tanto per tenere il culo sulla poltrona e le leve del potere ancora in mano. Ma come: adesso dovremmo convertirci alla necessità di una Grande Coalizione (Berlusconi che abbraccia ora oltre a Prodi, l’utile idiota, Luxuria, Bertinotti, D’Alema, Bonino e tutti noi coglioni… ve lo vedete?) per la salvezza del paese, s’intende, perchè questo è spaccato a metà e lui ha il senso della responsabilità e dello Stato… ? E chi lo ha spaccato a metà? Ma non bastava ancora ieri sera lo O,1% per dichiararsi vincitore? Non voglio sostenere che chi ha votato a destra non abbia votato per i propri interessi (ma il punto è questo: anche i loro non sono gli interessi di tutti) quindi, come dice Mozzi, dal loro punto di vista “bene” (e ci mancherebbe: ma allora anche i tedeschi che votarono Hitler votarono bene perchè per i propri interessi -scusate il paragone eccessivo). Ma il punto è che Berlusconi non accetterà mai (lo ha ripetutamente dimostrato) delle regole che valgano per lui come per tutti: semplicemente per questo se ne deve ora andare. Punto. Poi potremo cominciare a discutere ed analizzare.

  12. dan il 11 aprile 2006 alle 21:31

    Io credo invece nella buona fede di Mozzi, sarebbe molto più facile andare a dormire pensando che gli elettori della cdl non hanno capito nulla, il problema, secondo me, è che hanno capito “altro” rispetto a noi, “altro” che per quanto mi sforzi io non riesco a vedere. Non vedo la facciata presentabile del vecchio governo, non ne vedo i meriti, tantomeno la buonafede, ma una parte di questo 50% sì, una parte che non è massa acritica, né accozzaglia di fascisti, e lo stupore è tutto lì…

  13. fm il 11 aprile 2006 alle 22:00

    Dan, una domanda banalissima anche a te, se me lo permetti. Secondo te, se domani uno qualsiasi degli eletti del centro sinistra viene a dirmi che devo imparare a convivere con la mafia, io me ne sto zitto? Se Prodi, o chi per lui, domani dichiara pubblicamente che non pagare le tasse è un atto morale, cosa succede tra coloro che l’hanno votato? Devo continuare? Sì, hai ragione, una parte di quel cinquanta per cento non è affatto massa acritica, forgiata dalle televisioni, analfabeta, rincoglionita dal grande fratello, è proprio qualcosa d’altro: una massa che, consapevolmente, disprezza ogni regola democratica, non concepisce nemmeno per scherzo il bene pubblico come valore fondante, vede le istituzioni, piccole o grandi, come strumenti orientati e finalizzati al soddisfacimento degli interessi personali, sguazza nell’illegalità e nel sottobosco…: in definitiva, vota chi viene a porgergli tutto questo su un piatto d’argento. Non credo proprio che tu ed io avremo mai voglia di considerare questa gente la nostra controparte. E il problema non è nemmeno la buonafede di Mozzi, che per me è fuori discussione. Il problema sta proprio in quella “massa” di cui sopra, le cui presunte ragioni sono il vero ostacolo al dialogo e alla democrazia.

  14. db il 11 aprile 2006 alle 22:05

    Mozzi fa più di un’ipotesi, il discorso qua e là scricchiola, ma il tema è fondamentale (a differenza del post di Biondillo, che se va avanti così diventa un coglionologo ;-)).
    Come prima cosa sgombrerei il campo dai giudizi sulla democrazia: cioè teniamo per buono che è la forma politica meno peggio. Se vale questo, basta 1 voto di scarto per determinare il vincitore (poi a seconda dei marchingegni, al vincitore spetterà un tot di rappresentanti).
    Per la democrazia è essenziale (o alla democrazia è consostanziale) che il cittadino sia supposto libero e responsabile. Se non si tiene fermo questo, bisogna cassare il punto precedente e determinare che la democrazia non è la forma politica meno peggio, ma al contrario che tutte le forme si equivalgono.
    Dopo Marx e dopo Freud, in sè è difficilissimo pensare che chi si presume libero lo sia effetivamente…

    (continua?)

  15. tashtego il 11 aprile 2006 alle 22:28

    Eh caro Mozzi, la metto giù alla grossa, come è mio costume.
    La lotta politica ha certe regole.
    Carl Schmitt sostiene che la specificità del “politico”, vale a dire di tutto ciò che attiene alla modalità del manifestarsi politico come prassi, azione, sentire, disciplina, eccetera, è nel binomio “amico nemico”.
    Si può non essere d’accordo, forse esistono definizioni migliori, ma non si può negare la concretezza fattuale di una proposizione di questo genere.
    Voglio dire che la politica è lotta per il potere – cioè per l’ottenimento di denaro, roba, prevalenza, sesso, eccetera, cioè per il soddisfacimento di quelli che molti chiamano “interessi” – la posta in gioco è questa, anche in democrazia, e l’immagine dell’avversario è facile che venga distorta.
    Tu dici, in fondo: guardate che chi vota centro-destra sono umani come voi, le loro sono idee come lo sono le vostre, sogni, eccetera, occorre riconoscerlo.
    Bene. E allora?
    Una volta riconosciuto, qual è il passo successivo?
    Mia sorella ha votato per il centro destra, ha detto che lei “è contro lo statalismo”, che “nel centro sinistra ci sono i comunisti che sono statalisti”, che è contro “l’utero in affitto”, eccetera.
    Nessuna percezione della pericolosità di Berlusconi, ha votato tranquillamente il candidato dei vescovi, cioè Casini.
    Mia sorella ha votato Casini, capisci?
    Certo non voglio affermare che non ne avesse pieno diritto.
    Ho pensato per un attimo di obiettare qualcosa, di argomentare, di convincerla, ma mi sono reso conto subito che parlare era del tutto inutile: troppa distanza, troppo diverse le percezioni di quello che accade.
    Conosco la storia personale di mia sorella, ovviamente, e so che in lei non c’è nessuna mutazione antropologica, ma, più semplicemente, ha acquisito una posizione sociale che detta gli imperativi alla sua coscienza, insomma teme per la sua roba.
    Oppure dovevo pensare che le sue motivazioni di voto corrispondono ai suoi “sogni”?
    So che non tutti gli elettori di Silvio sono come lei.
    Infatti alcuni sono pure peggio.
    Però io non faccio testo: sono troppo ideologico.

  16. dan il 11 aprile 2006 alle 22:39

    Sicuramente io e chi vota cdl abbiamo un’idea diversa del rispetto delle istituzioni, credo che gli attacchi alla giustizia ad esempio siano pericolosissimi, mi fanno sudare freddo, ma passano senza scandalizzare. Berlusconi resuscita l’ideale del furbo, di quello che gira e rigira se la cava sempre e al posto dell’indignazione ha folle di simpatizzanti che quando non applaudono sorvolano come nulla fosse, mi ricordo un “… a parte le leggi ad personam…” , eppure i suoi elettori non sono tutti in malafede, lo votassero solo i fascisti, gli xenofobi, gli arrivisti, etc… lo capirei, parliamo due lingue diverse, ma gli altri? Perchè ha voti che storicamente e non solo appartengono alla sinistra? Perchè ha i voti di chi parla la mia lingua? Perchè non è visibile a tutti l’enorme degradazione subita dalle istituzioni? Hanno un retrogusto amaro queste elezioni, o si bolla la metà del proprio paese come incapace di intendere e di volere e non credo sia il caso o non si riesce davvero a trovare una risposta…

  17. andrea inglese il 12 aprile 2006 alle 00:45

    Giulio Mozzi scrive:

    “Serve poi a pensare che sia utile a tutti, se non addirittura necessario, tentar di comprendere quali siano i veri interessi, i veri ideali, i veri desideri, i veri sogni, le vere speranze di questa e di quella metà della popolazione. E questo è possibile solo se tali interessi, ideali, desideri, sogni, speranze, vengono considerati veri.”

    Questa riflessione è da un lato sensatissima. E su di essa quasi tutti ci troviamo. Si potrebbe tradurre cosi: chi ha votato a destra, come a sinistra, lo ha fatto per dei motivi, e non senza motivo come sotto ipnosi. Quindi vale la pena di conoscere questi motivi. (Ma chi fa accurate indagini sul voto in rapporto al ceto, tipo quelle che abbozzava Sylos Labini nel sui “Saggio sulle classi sociali” del ’75?)

    Da un altro lato questa riflessione richiama una posizione profondamente conservatrice, quella che in poche parole si potrebbe definire “fine della critica dell’ideologia”. Magari si tratta di un’impressione sbagliata, che nulla ha che vedere con l’intenzione dell’autore. Ma l’insistenza sull’aggettivo “veri”, messo in corsivo, mi fa pensare a questo. Tutto quello che una persona pensa, sente e crede è “vero” per il semplice fatto che lo ha “veramente” pensato, sentito e creduto.
    Accettare questo principio significa voler ignorare una parte della realtà. Significa ignorare il grado di manipolazione della realtà che puo’ essere perpetrato attraverso canali diversi. Non solo, ma significa voler ignorare, che tutti noi possiamo sbagliarci, quanto ai nostri desideri e ai nostri bisogni principali.

    Esprimere una preferenza politica, significa delegare a qualcuno deliberazioni che riguardano i destini generali. Per prendere delle decisioni è necessario conoscere il più possibile la realtà “generale” nella quale si giocano i nostri destini. Fintantoché colui che agisce per delega fa in modo di occultare una parte di quella realtà generale, sulla quale pretende agire in nome dei deleganti, si ha una forma di manipolazione. Da questo punto di vista, la manipolazione è presente tanto a sinistra quanto a destra. A destra è pero’ più sistematica ed esasperata, per il potere che Berlusconi ha nei confronti dei media e per la sua radicale mancanza di scrupoli.

    Detto questo, è del tutto assurdo pensare che Berlusconi manipoli “tutto” il suo elettorato. Egli ne manipola quella parte (una minoranza, probabilmente, ma decisiva dal punto di vista elettorale), che conoscendo meglio come stanno le cose, non lo voterebbe, in quanto si renderebbe conto che sarebbe controproducente.

    Per tanti altri è più importante non pagare la tassa di proprietà sulla casa, che dare priorità al “diritto” alla casa. E questo è un motivo chiaro. Non c’è manipolazione. Al massimo c’è un generale concorso all’acciecamento nei confronti di certe contraddizioni. Indebolire il diritto alla casa significa aumentare la povertà dei già poveri. L’aumento di povertà porta come conseguenza un’aumento della violenza sociale. L’aumento della violenza sociale mette a rischio il “tranquillo” godimento delle proprie proprietà. Allora, il calcolo era davvero cosi giusto? La scommessa “politica” era davvero a lungo termine?

  18. tashtego il 12 aprile 2006 alle 05:45

    d’accordo con inglès, nella sostanza.

  19. "Aldo Biscardi" il 12 aprile 2006 alle 08:12

    Inglès, il tuo discorso non fa una piega.
    …certo, poi se vogliamo applicare la critica dell’ideologia fino in fondo dobbiamo anche pensare che una parte di chi ha votato centro sinistra se avesse conosciuto meglio le cose fino in fondo non avrebbe votato come ha votato. no?

  20. alessandra il 12 aprile 2006 alle 08:58

    “In somma: tutte le cittadine e tutti i cittadini italiani sono intelligenti, responsabili, liberi e autonomi.”

    Bravo Giulio. Finalmente. Solo a partire da qui è possibile un dialogo. Se non è chiaro questo, non c’è da stupirsi se qualcuno dice che preferisce giocare a golf piuttosto che ‘discutere’ di politica. Farei una modifica: tutti gli esseri umani lo sono (o meglio, possono scegliere di esserlo). E secondo me in questa frase c’è tanto tanto tanto. C’è la differenza sostanziale di visione del mondo fra destra e sinistra, oserei dire. Dove la sinistra pensa che siamo tutti sostanzialmente prigionieri, incapaci e influenzabili ‘a meno che non veniamo educati alla libertà’ come ha detto qualcuno qui sopra. Di conseguenza ci sarebbe bisogno estremo di assistenza continua e di supporto per questo essere umano debole, incapace, influenzabile, ignorante. C’è bisogno di assistenzialismo, di ‘Stato’ con la ‘S’ maiuscola. Mentre per la destra l’uomo è e deve essere in grado di cavarsela sostanzialmente da solo, perché gli strumenti li ha dalla nascita ed è necessario soltanto che non gli venga negata (non imposta, anche questo fa parte della libertà, la vita è una scelta continua) la possibilità di informarsi, studiare, conoscere. Ovviamente con tutte le posizioni moderate intermedie che vedono il ruolo dello stato, con la ‘s’ minuscola, come necessario per garantire la libertà e il suo rispetto. Io ora esco dal buco e dico che il mio pensiero è di destra nel senso sopra descritto. Ed esco dal buco con nome e cognome e link, perché sono stufa di stare zitta. Il fatto che gli exit-poll siano stati così diversi dai risultati effettivi dovrebbe farci riflettere. La gente non si vergogna di dire che ha votato centrodestra. La gente, mi sembra, magari mi sbaglio, ha un pochino paura di dirlo. E questo non è bellissimo, credo che chiunque ne possa convenire. Per finire, una frase di mio fratello, che adoro ma che da mesi mi manda e-mail cercando inutilmente di farmi rinsavire: ‘ma com’è possibile che tu, con la tua cultura, voti centrodestra?’. Roba da matti, ha detto proprio così. ‘Con la tua cultura’. Come se la cultura, oltre che la voglia di pace a quanto pare, fossero esclusive della sinistra. E ora, signori, sono qui. Tiratemi tutta la frutta e la verdura che volete tranne i peperoni. Quelli non li digerisco.

  21. bart il 12 aprile 2006 alle 09:50

    riporto un post di riccardo paccosi dal forum rekombinant perché mi sembra pertinente:

    Ora, pare tutti
    concordino che Berlusconi abbia vinto – di sicuro sul piano morale, poi
    su quello politico staremo a vedere – perché ha incarnato l’anti-
    politica. Lo stesso motivo, d’altronde, che fu alla base delle sue
    vittorie precedenti.
    Bene, il punto è: che tipo di approccio bisogna
    avere rispetto all’anti-politica?
    La mentalità di sinistra considera
    quasi sempre l’anti-politica come populismo, circonvenzione d’incapaci,
    qualcosa che va arginato con i nobili ed apollinei ragionamenti della
    Politica.
    Ora – se consideriamo che c’era una coalizione che partiva
    fortissimamente svantaggiata – la gente ha invece preferito l’anti-
    politica. Allora: perché? Provo a buttare là due ragioni:

    a)
    All’inizio dei ’90, in Italia, c’è stata la “crisi della
    rappresentanza”. Fino ad oggi, non è successo nulla che abbia risolto
    tale crisi. I movimenti erano sembrati per un breve momento una
    risposta alle nuove esigenze. Ma essi mantennero e sclerotizzarono un
    piano d’enunciazione totalmente politico, anche più esoterico di quello
    istituzionale (per capire le “manovre di corridoio” d’un social forum
    bisognava aver fatto un master in decriptazione di messaggi in
    codice!). Nessuno si era reso conto del fatto che alle centinaia di
    migliaia in piazza non corrispondeva affatto una ri-politicizzazione
    giovanile. Dopodiché, dinanzi all’incapacità dei movimenti di incidere
    – salvo determinati contesti locali -sulla vita quotidiana delle
    persone, i partiti hanno riassunto la tradizionale centralità. Ma si
    trattava pur sempre dell’atto di riempimento d’un vuoto. Anch’essi
    potevano essere, in qualsiasi momento, scalzati da qualcosa di più
    forte.

    b) E cosa vuol dire qualcosa di più forte? Per rispondere, si
    potrebbe fare un’altra domanda: perché la gente guarda i reality show?
    Affermare “per voyeurismo” è soltanto una tautologia. I reality vengono
    guardati perché – così come vi è abitudine al mescolamento di tempo di
    vita e tempo di lavoro – si ha propensione a mescolare il tempo
    codificato della rappresentazione con quello aleatorio della nuda vita.
    Si tratta, cioè, di biopolitica applicata ai linguaggi culturali.
    Quest’aleatorietà vitale, questa forza vibrante del bìos che eccede i
    codici, Berlusconi l’ha utilizzata in pieno: con il suo corpo, le sue
    euforie, le sue visibilissime depressioni, la sua sessualità
    perennemente esternata. Berlusconi, come aveva già teorizzato Aldo
    Bonomi nel 2001, fa biopolitica.
    Il punto è che la biopolitica
    racchiude più affetti che concetti. Non si cercano in essa
    ragionamenti, ma esperienze sensibili. La biopolitica, insomma, ha un
    rapporto di intimità con l’anti-politica.

    Ebbene, io mi chiedo: perché
    mai noi dovremmo respingere l’anti-politica? O, almeno, perché
    respingerla in toto?
    Io di dibattiti sulla precarietà ne ho fatti
    tanti: c’è un ceto politico di sinistra che non sa affatto che cos’è e
    com’è composto il precariato. Tra gli attivisti di movimento le cose
    stanno un po’ meglio. Ma quanti di loro ancora affermano – per dire –
    che i lavoratori dipendenti sono poveri e quelli autonomi sono ricchi?
    Quanti, cioè, non conoscono di cosa parlano? Voglio dire che la
    politica – tutta la politica – sta funzionando male anche sul piano che
    le dovrebbe esser proprio: quello dell’analisi e del ragionamento.
    Inoltre, si potrà mai avere un rapporto quotidiano con la composizione
    del precariato a partire soltanto da dei ragionamenti? Io penso di no.
    Ogni giovane è solo nel rapporto col lavoro e con il reddito. Solo.
    Solo sul cuor della terra senza neanche un raggio di sole. Una
    solitudine immensa, che nessun corteo od occupazione può lenire. Il
    linguaggio delle emozioni, degli affetti, se unito a rimandi alla vita
    quotidiana, invece, può restituire la speranza di nuovi legami umani e,
    quindi, la speranza di minor precarietà. La retorica e gli slogan –
    tipici della politica – non sono linguaggio delle emozioni, bensì
    simulacri, espressioni di rapporti umani mediati. E poi i legami di cui
    la gente ha bisogno sono quelli gratuiti, desideranti, non quelli
    collegati ai bisogni.
    Infatti Berlusconi ha acceso desideri, non
    astrazioni: dire di abolire l’Ici significa parlare ai desideri
    quotidiani di ciascuno, non fare astruse astrazioni sui “diritti”.
    Berlusconi ha acceso desideri ma altresì creato un concatenamento
    biopolitico esponendo i suoi entusiasmi e le sue tristezze. Con la
    trasparenza piena della propria volubilità emotiva e, talvolta, della
    propria debolezza. Non ha comunicato ad un blocco sociale (che, secondo
    molti, non ha mai avuto, almeno non nel senso tecnico di
    quest’espressione), bensì a persone sole, a precarizzati della vita. Ha
    usato la retorica, certo, ma dando atto a stati affettivi autentici che
    hanno traspirato palpabilmente dal suo sguardo, dal suo corpo.
    I suoi
    avversari hanno svolto, invece, una comunicazione logo-centrica rivolta
    ai benestanti, ai benpensanti, ai Nanni Moretti, al ceto intellettuale.
    Peggio ancora, hanno parlato a delle masse indistinte anziché a degli
    individui.

    Perché si crei soggettività, abbiamo bisogno di spezzare la
    solitudine. Per spezzare la solitudine della precarietà, abbiamo
    bisogno d’un aumento enorme, smisurato, di relazioni umane quotidiane.
    Abbiamo bisogno di anti-politica.

  22. maline il 12 aprile 2006 alle 09:50

    @ alessandra

    Nessuno ti tira della verdura (con quel che costa!). Solo questo: hai votato uno che ha accusato chi non lo vota di essere un coglione, di essere uno che vota contro i propri interessi (che ne sa lui quali sono i miei interessi?). Quanto rispetto c’è in questo per la persona, per colui che la pensa diversamente?
    Si alessandra, purtroppo in Italia (in altri paesi è diverso), spiace dirlo, ma la cultura e una certa moralità stanno a sinistra.
    Ora che la destra ha perso è divenuta all’improvviso aperta al dialogo, rivendica il proprio diritto ad aver scelto come ha scelto (ci mancherebbe!), vuole giustificarsi, tendere la mano: io non la rifiuto di certo, ma cominciate a riconoscervi nella democrazia e nel rispetto delle regole. Altro non chiedo. Nemmeno la DC dopo 40 anni era riuscita ad occupare il potere con tanta protervia come Silvio e la sua banda (sempre uniti perchè si sono rimangiati via via le cose dette e fatte, poichè solo Lui decideva, forte del troppo potere concentrato nelle sue mani)…
    E se puoi, fatti un giro qui all’estero per vedere l’immagine dell’Italia che l’ultimo governo ha lasciato dietro di sè. Sulle tasse ci si può incazzare, ma doversi vergognare per certe sortite è davvero peggio.

  23. maline il 12 aprile 2006 alle 09:55

    @ bart

    biopolitica?
    E sì che di cazzate ne avevo sentite tante sinora…

  24. bart il 12 aprile 2006 alle 10:02

    @ maline

    lo s-puttanamento è l’eredità bio-politica (in negativo, ovvio) che la sinistra dura ha ereditato dal fascismo (“non hai le palle”)… Berlusconi lo usa alla grande (“sei un poveraccio”) (e fa i sondaggi tra le signorine dei telefoni porno)…

    il post scritto da un giovane precario di sinistra cerca di ragionare sull’appeal di Berlusconi e sui talk show della De Filippi a partire dal codice di una generazione che su queste cose ci ha le antenne

  25. bart il 12 aprile 2006 alle 10:03

    La provocazione secondo me era questa “B. è paradossalmente più capace di parlare sul registro della bio-politica di una sinistra retorica, stanca e priva di visionarietà”

  26. andrea inglese il 12 aprile 2006 alle 10:07

    A “Biscardi”, hai colto nel segno. Qualcuno dice con ironia che l’unico programma del centro sinistra è “far fuori berlusconi” e i suoi alleati (non dimentichiamoci la lega, per favore…). Io in effetti ho votato a sinistra confidando che ALMENO questo programma potrebbero realizzarlo. (Programma minimo, d’accordo, ma degno di un voto.) Ma forse anche su questo mi sono sbagliato.

    Sono poi d’accordo con l’analisi di Paccosi, riportata da Bart. Infatti, anche il centrosinistra manipola bellamente, quando parla di precariato a spanne, senza sollecitare ricerche e analisi della realtà, e senza offrire al pubblico i risultati di queste analisi, in una forma anche “passionale”.

  27. angelo il 12 aprile 2006 alle 10:15

    Una delle solfe più pregiate nel carniere , o nell’armamentario giusto per ricordare Occhetto , agitato a tambur battente dall’allegra (ora non più )compagnia dell’armata brancaleone del centrosinistra , in cima a tutte le analisi , a giustificare programmi e uomini , il presunto nuovo che doveva avanzare ( ma tutti da prima repubblica ) è stata questa : “la stragrande maggioranza del paese …” e poi sul finire ” …condanna ormai il malgoverno di B. ecc.ecc.” . Poi si aggiungeva o si pregava perchè si aggiungessero al can can , la stampa estera amica , redazioni di televisioni , giornali a iosa tutti schierati , sondaggisti pagati per mentire , tutti a fare da cassa di risonanza a questo unico grande concetto , il grande fratello dello spot , per convincere che davvero le cose stavano così . Poi la sorpresa : ma tutta vostra !!! E’ stato
    Il popolo della sinistra che si è fatto imbonire , imbrogliare dalla disinformazia messa in campo dalla solita sinistra , pensava veramente che un popolo dalle tradizioni moderate all’improvviso fosse stato catturato dalle ” primavere ” di Ventola , dai girotondi , dai caimani , da una sinistra che ancora oggi se la canta e se la suona perchè nel dna , e nemmeno nella educazione famigliare o sociale e culturale di una nazione , fosse davvero il sole dell’avvenire . Non c’è niente di antropologico da spiegare ,nè accusare gli exit poll di questo .
    B. ne aveva fatto solo uno serio , vero , reale , commisionato agli americani che avevano fotografato al millesimo la situazione . E voi ridevate ! Io ,cara Alessandra ,sono un liberale e sono d’accordo con la tua analisi ,meno sul finale , perchè rivela ancora una soggezione di tipo ideologica a posizioni che ancora cercano a noi di spiegare e capire quali siano le ragioni per le quali metà popolo elettorale vota B. Come a significare ,anche se qualcuno non lo nasconde tra le righe parlando di noi come se fossimo lobomotizzati dalla Tv e dai giornali che abbiamo visto B. non ha avuto modo di usare . Anzi la par condicio , con la diserzione agli incontri di Prodi è diventata una ulteriore arma da usare contro B . E io continuo a stupirmi del vostro stupore ( o è qualcosa veramente di antropologico ? ) e quindi esco da sotto la lente del microscopio , del vostro microscopio , che ha lenti offuscate e incapaci di leggere avvenimenti o il reale comun sentire della gente . E mi meraviglia ancora che qualcuno di voi si scandalizza quando si trova di fronte qualcuno che non condivide le vostre idee o che non si lascia convincere . Ma chi siete ? Cosa volete ? Con inglese non sono d’accordo quando pretende di forzare ogni volta le situazioni a danno del centrodestra , tipo : si lo fa anche la sinistra ma il centrodestra è peggio !!! Queste sono supposizioni personali non supportate da niente se non da preconcetti ideologici . Anzi un metro di misura che ti consiglio di usare , reale , sono le amministrazioni comunali . Quindi è una cosa che tutti possono fare . Le sinistre quando governano non sono migliori o peggiori degli altri (salvo casi sporadici , tipo , quando uomini si uniscono attorno a disinteressi più che a interessi personali o di cricca ) . Anzi , c’è di più e stavolta lo accentuo io , la gestione del potere a sinistra è molto più ferrea , in senso positivo e negativo del termine ,nel concreto si cerca di evitare la reale partecipazione alla gestione della cosa pubblica e si chiama il popolo ma solo come ” massa ” .
    Quindi contesto il fatto o l’analisi che a destra se c’è adesione è perchè sono manipolati o fessi ; contesto l’analisi che B. in quanto abile manipolatore è anche signore dei sogni , di aspettative vere che sono comuni a tutti i cittadini e non solo a quelli della sinistra . Anzi dal punto di vista della rappresentazione sociale e della realizzazione delle aspettative generali ( lavoro , economia , riforme…) B. avrebbe avuto minore difficoltà a rappresentare tutto il popolo italiano di quanto ne avrà Prodi non solo verso la metà di B. ma anche verso i suoi elettori , vista la compagine composita con cui si troverà a governare . Anzi siamo noi che dovremmo preoccuparci di questo governo , visto il peso specifico della sinistra estrema sul governo , che è una minoranza nel paese e mai potrà guardare agli interessi generali se non partendo dai suoi bisogni per poi farli accettare agli altri , pena l’andare a casa . Già , da questa parte siamo preoccupati e meravigliati , quanto voi , alla stessa maniera e delle stesse cose : non è paradossale e sorprendente da parte dell’altra metà della ” specie ” italiana ?

  28. tashtego il 12 aprile 2006 alle 12:27

    @angelo
    “Io, cara Alessandra, sono un liberale…”.
    Ecco.
    Queste sono le affermazioni che uno che vota Berlusconi non dovrebbe fare.
    Perché sono ridicole e in malafede.
    La cultura liberale classica (forse non è il caso italiano: qui i liberali sono fascisti con altro nome) è una cultura di garanzia democratica, innanzi tutto.
    Un liberale, un borghese coi suoi bravi valori, in linea teorica NON vota uno come Berlusconi, che detiene quasi l’intero sistema dei media italiani – a meno che non sia un “liberale italiano”, cioè un fascista con altro nome – perché si ACCORGE da sé del pericolo per la democrazia.
    Il PENSIERO LIBERALE non contempla la presa del potere di un solo individuo nel campo della comunicazione, perché impedisce e/o deforma la formazione della pubblica opinione, che è il sale delle democrazie, liberali e non.
    Dunque rivediti un po’ i fondamentali, angelo, prima di fare queste dichiarazioni.
    Nessuno ti obbliga ad essere liberale, o a dire di esserlo, non vergognarti di essere quello che sei. Puoi tranquillamente dire che sei berlusconiano e che lo sei perché pensi che così vengano tutelati i tuoi interessi, oppure perché LUI INCARNA I TUOI SOGNI, come disce il sempre sorprendente Mozzi.
    Però la cazzata del liberale raccontala altrove, per favore.

  29. LM il 12 aprile 2006 alle 13:39

    oh ma che peso siete?

  30. ARGH! il 12 aprile 2006 alle 14:09

    guardatevi attorno metà di quelli che vi stanno vicino in questo momento statisicamente tengono per gli altri.

  31. NOTIZIA BOMBA il 12 aprile 2006 alle 14:13

    ATTENZIONE NOTIZIA SERIA
    SECONDO ULTIME ANSA LA RICONTA DEI VOTI FAVORIREBBE IL CENTRODESTRA ALLA CAMERA DI 8.200 VOTI. RESTA INVARIATO IL RISULTATO AL SENATO.
    http://today.reuters.it

  32. "Aldo Biscardi" il 12 aprile 2006 alle 15:10

    anch’io trovo l’intervento postato da bart, quello preso da rekombinant, molto interessante.. mi ricorda, magari sbaglio di brutto, alla lontana quello che diceva zizek, nel suo solito modo trasversale e provocatorio: che la sinistra deve “allearsi” con i populisti di destra “contro” i liberal-liberisti, o qualcosa del genere…
    qui i riferimenti:
    http://www.carmillaonline.com/archives/2004/11/001069.html
    Mi piacerebbe sentire su quest’argomento (il post rekombinantiano in particolare) Azione Parallela, uno che vede zizek (giustamente, dal suo punto di vista) come fumo negli occhi.
    giuliomozzi, tu che sei in confindenza col filoblog :) gli fai un fischio?

  33. giuliomozzi il 12 aprile 2006 alle 16:36

    Ho la febbre a trentanove e mezzo. Se deliro più del solito, portate pazienza.

    – Per Marco Saya. Scrivi: “Bisogna, al contrario, iniziare a educare le persone ad essere veramente libere, autonome, democratiche”. Un momento dopo scrivi: “Non siamo un popolo libero”. Se solo si ipotizzasse che l’essere “veramente liberi e autonomi” potrebbe essere un problema comune, sarebbe già un bel passo.

    – Per Tashtego: “veri” (c’è scritto nell’articolo) significa: “non rimovibili con mezzi retorici”. Poi dici: “Tu dici, in fondo: guardate che chi vota centro-destra sono umani come voi, le loro sono idee come lo sono le vostre, sogni, eccetera, occorre riconoscerlo. Bene. E allora? Una volta riconosciuto, qual è il passo successivo?”. Il passo successivo è capire come tali “idee, sogni eccetera” siano “veri” per queste persone.

    – Per Dan. Scrivi: “Sarebbe molto più facile andare a dormire pensando che gli elettori della cdl non hanno capito nulla, il problema, secondo me, è che hanno capito ‘altro’ rispetto a noi”. Perfetto.

    – Per fm. Scrivi: “Perché queste analisi antropologiche vengono fuori solo adesso?”. Non vengono fuori solo adesso: c’è tutta una bibliografia, da anni.

    – Per Andrea Inglese: “Accettare questo principio significa voler ignorare una parte della realtà. Significa ignorare il grado di manipolazione della realtà che puo’ essere perpetrato attraverso canali diversi”. Certo che è così. E’ per questo che ho intitolato questo pezzo “Facciamo un’ipotesi”. Le ipotesi sono strumenti, mica altro.
    D’altra parte, se accetto il principio che l’elettorato di centrodestra è tale perché è manipolato, ignoro un’altra parte della realtà (per dire: che ciascuno di noi è libero).
    E infatti tu scrivi: “Detto questo, è del tutto assurdo pensare che Berlusconi manipoli ‘tutto’ il suo elettorato. Egli ne manipola quella parte (una minoranza, probabilmente, ma decisiva dal punto di vista elettorale), che conoscendo meglio come stanno le cose, non lo voterebbe, in quanto si renderebbe conto che sarebbe controproducente”. Qui però, mi pare, altre parti di realtà vengono ignorate: si dà per scontato che il voto sia un gesto puramente razionale (e che quindi basti essere informati per votare bene), si assume che “sapere” sia uguale a “volere” (“Se conosco la virtù, non posso non essere virtuoso”), si ignora bellamente la capacità del sig. Berlusconi di fornire soddisfazioni simboliche, affettive ecc.
    Poi potremmo perderci in discussioni sulla differenza tra “convince”, “persuadere”, “manipolare” ecc.

    – Per Aldo Biscardi: “Se vogliamo applicare la critica dell’ideologia fino in fondo dobbiamo anche pensare che una parte di chi ha votato centro sinistra se avesse conosciuto meglio le cose fino in fondo non avrebbe votato come ha votato. no?”. Tant’è che, ad esempio, chi, in queste settimane, ha cercato di ricordare che il sig. Prodi è portavoce degli interessi di gruppi industriali e finanziari e in quanto tale forse meno, ma non diversamente pericoloso del sig. Berlusconi, è stato fortemente criticato (“Ma come! In questo momento in cui dobbiamo essere tutti uniti, vieni fuori con queste cose! Il solito intellettuale che spacca il capello in quattro!”).
    Per finire: è evidente che solo un’alleanza tra sinistra e “destra sociale” può mettere nell’angolo i “liberal-liberisti”. E’ lo stesso meccanismo che permette l’alleanza tra sinistra e “cattolicesimo sociale”: certo, più forzato.

  34. b.georg il 12 aprile 2006 alle 16:43

    io invece mi alleerei con i liberal di sinistra contro i populisti di destra e di sinistra, guarda un po’
    :)

  35. Bartolomeo Di Monaco il 12 aprile 2006 alle 16:49

    Vedo che c’è un bart (con la lettera minuscola). Non sono io, Bart, che ha la lettera maiuscola (il mio nome intero è Bartolomeo, non so se mi dia qualche diritto in più a mantenere il mio Bart…).

    Sto intervenendo nella discussione, animatissima, su vibrisse sullo stesso post di Mozzi. Vi rimando a quella:

    http://www.vibrissebollettino.net/archives/2006/04/facciamo_unipot.html#comments

    Bart

  36. Matteo il 12 aprile 2006 alle 17:27

    Il dramma è votare una coalizione o l’altra con l’idea che così facendo si tutelano i propri interessi, di singola persona. Che dramma! La politica si deve occupare dell’interesse comune e non di quello particolare.

  37. angelo il 12 aprile 2006 alle 17:47

    @ tashyego

    ridicolo e in malafade ? e perchè di grazia ? tenuto fermi alcuni principi basilari ,come il libero mercato ,la persona ,poco statalismo ecc. chi oggi rappresenta meglio di B questi valori , che non sono assoluti ? Tu sostieni che i liberali oggi sono fascisti camuffati e fai la solita operazione ideologica quando invece per un verso o per l’altro in ambedue gli schieramenti , giusto per semplificare , ormai sono più i liberali che altro o quantomeno dicono di esserlo perchè a conti fatti quei valori poi se li mangiano come cavoli a merenda . Liberali nelle accezioni di riformisti , modernisti , moderati o perchè fa trend o per acchiappare voti soltanto. Tu continui a vedere il pensiero unico dapperttutto mentre abbiamo potuto constatare la potenza di fuoco della sinistra in quanto a divieti , pericoli e pensieri unici dominanti. Credo che non ti sarà passata sotto il naso la vicenda della redazione di canale 5 quando l’Ordine diramò l’ordine della diserzione da qualsiasi confronto . Ecco quelli sono atteggiamenti da soviet , illiberali anche se spuntati dal contesto . Chissà perchè poi le anime belle della sinistra che si battono il petto ogni giorno della settimana per la libertà non ha mai rinunciato alla rete 3 che da cinquantanni è suo appannaggio , come le altre reti di altre forze politiche .La cosa per te è meno grave ? Morale della favola , mai a nessuno di questi gli è convenuto mettere in discussione lo status quo e tu questo come lo definisci ? Non ti racconto poi delle assunzioni clientelari e di potere ecc ecc . Dove lo hai visto questa potenza di fuoco di sei televisioni tashtego e non so quanti giornali ? fammi un esempio concreto e non la solita minestra da grande fratello . E poi perchè non spari a zero sugli imprenditori della sinistra che non sono meno di B. in quanto a giornali o a potenza economica e capaci veramente di fare i governi ,come oggi con prodi ? Continuate a raccontare la favoletta come quella della ” stragrande maggioranza degli italiani ” contraria a berlusconi .
    Il risultato elettorale ti dice niente o credi come anche altri che io non so scegliermi la rappresentanza anche se sono figlio di emigrati e che i figli di emigrati non possono stare con B. perchè è un riccone e pure corrotto ? E dammi una ragione valida perchè dovrei farmi rappresentare da debenedetti , da mieli , dalla fiat-vampira , dai tanti banchieri , che fanno solo i loro legittimi interessi come li fa B e come corrotti non sono da meno ? Nella passata campagna elettorale chi ha minacciato la democrazia : chi voleva il confronto o chi lo negava ? qual’è il senso della partecipazione e della rappresentanza da oggi in avanti ? perchè devi spiegarmi le migliaia di scioperi sindacali contro il governo passato e durante il governo prodi che metteva solo tasse tre o quattro giusto per non farsi rimproverare .
    B. nelle sue cose migliori è un uomo che ispira fiducia perchè le cose che dice le fa , perchè si confronta , perchè è un uomo pratico non politico e quindi non soggetto a estenuanti mediazioni . Tanti campioni della sinistra non hanno mai lavorato se non nei partiti , non hanno prodotto mai niente anzi spesso solo fatto danni e io dovrei prenderli ad esempio perchè si sciacquano la bocca di pluralità , democrazia , pace quando il governare vuole decisioni ? E il governo durato cinque anni che cosa ti ispira caro tashtego ? ma fosse stato anche solo per i punti sulla patente o l’abolizione della leva per dire le cose più piccole , quando mai le hanno fatte i precedenti governi ? La sinistra che dice ora che governerà cinque anni sapendo che oggi sta peggio per il tipo di compagine governativa uscita dalle urne ; o quella che ha cambiato 3 presidenti di consiglio in cinque anni che garanzia può dare sullo sviluppo , quale futuro ai nostri figli ,
    e quanti di voi staranno lì ogni mattina col blog spianato a parlare di loro ? E’ da ammirare Mozzi , non solo per il coraggio di dire le sue idee ,
    ma di chiedervi una bella riflessione e farvi uscire dall’incubo narcisiano e dal rovello sociologico. Scegliere un rappresentante è anche questo : di fronte al fumo della sinistra io scelgo l’arrosto di B. fossero anche i punti sulla patente o il divieto di fumo nei luoghi pubblici , per voi grandi menti , cazzate ma le decisioni di grande civiltà finora le ha prese solo B. nei suoi cinque anni di governo . Chi si contenta gode caro Tashtego e la felicità sta anche in queste piccole cose che Prodi non riuscirà nemmeno a concepire .

  38. semtex67 il 12 aprile 2006 alle 18:23

    CARA NAZIONE INDIANA, volevamo un’idea di quello che pensa una parte consistente dell’elettorato di centrodestra? Abbiamo i post di ANGELO a spiegarcelo. Non liquidiamoli con fastidio. E’ chiaro che una persona minimamente accorta può smontare le sue argomentazioni con la mano sinistra (poi, ANGELO, ti rispondo su alcuni punti), ma quello che lui dice è ESATTAMENTE quello che pensa l’elettore berlusconiano viscerale. Devo dire che è scoraggiante, perché nonostnte che discutere sia il mio mestiere, per discutere ci vuole una controparte. Però, da un punto di vista della mera analisi della realtà che ci circonda, leggere questa roba è interessante.
    ANGELO, non dispiacerti se faccio questo discorso come se tu fossi una cavia. Qui sei un po’ in minoranza, quindi finisci per esserlo, tuttavia onore al coraggio di aver parlato.
    Per rispetto, provo ad entrare almeno in alcune tue considerazioni. Partiamo da una cosa folkloristica… Rai3 50 anni fa non esisteva, semplicemente, quindi è impossibile che la sinistra non ci rinunci da 50 anni :-). Inoltre, la logica per cui dovrebbe rinunciarci (cos’è, dovrebbe dare il buon esempio?) a fronte di una schiacciante maggioranza di TV avversarie mi sfugge.
    Veniamo poi a un punto che mi sta a cuore. Tu scrivi “il libero mercato ,la persona ,poco statalismo ecc. chi oggi rappresenta meglio di B questi valori?”. Ecco, senza spendere tante parole: durante i 5 anni di governo di centrosinistra ci sono state, così a memoria, la riforma del commercio, la riforma del mercato elettrico, la riforma del mercato del gas, la riforma del mercato dei carburanti, la riforma delle assicurazioni, la riforma della pubblica amministrazione. Quei comunistoni del centrosinistra hanno fatto una sfilza incredibile di liberalizzazioni. Se adesso non ci vuole più la licenza per aprire un negozio, lo devi al centrosinistra. Se puoi fare un’autocertificazione all’anagrafe, lo devi al centrosinistra. Quante liberalizzazioni e riforme ha fatto il centrodestra? Zero. Semplicemente.
    Il centrosinistra ha cancellato il divieto di società professionali risalente alle leggi razziali. Era il primo passo per la liberalizzazione delle professioni e la riforma degli ordini professionali. Il centrodestra cosa ha fatto? Nulla: o meglio, ha introdotto una sfilza di nuovi ordini professionali (per dire, quello dei fisioterapisti.. insispensabile!!) … cioè corporazioni, cioè limiti al libero mercato.
    Facciamo il caso delle televisioni. Qual è il risultato del duopolio televisivo? Che se TU, o IO o chiunque trovasse i soldi per fare una televisione non potrebbe. Mercato chiuso, libertà imprenditoriale ZERO :-)

    Potrei fare decine di altri esempi di inazione, di chiusura, ma è inutile perderci tempo. Le tue, purtroppo, non sono argomentazioni, ma sentimenti viscerali ammantati di razionalità. Resti tuttavia un esempio fulgido di questa metà del paese incomprensibile. Non è incomprensibile, è semplicemente composta da una gran quatità di persone vittime di quella che si chiama “saggezza convenzionale” e che è di solito clamorosamente sbagliata. Un imprenditore al governo farà l’interesse degli imprenditori. Saggezza convenzionale, ma scema. Un imprenditore fa il SUO interesse. Si tratta di pura razionalità, mica di mistica :-)

    Questo è un grosso pezzo del centrodestra, cara la mia NAZIONE INDIANA TUTTA. Volevate delle spiegazioni? Eccovele!

  39. tashtego il 12 aprile 2006 alle 18:26

    @angelo
    ribadisco, oh liberale-non-statalista, qui non è questione di destra o sinistra, di maggioranze o minoranze.
    è questione di garanzie democratiche, di pluralismo, di regole, eccetera: cose basilari e lapalissiane altrove, ma non qui da noi, dov’è sempre in agguato questa orrenda e sempiterna melma sociale, che non cambierà mai, pronta a buttarsi in braccio del primo albertosordi che sia abbastanza volgare da potercisi agevolmente rispecchiare.
    la questione è chiara e sotto gli occhi di chi VUOLE vederla.
    il resto sono chiacchiere.
    pensa a Montanelli.
    gran destrone, come te, ma uno come berlusconi lo faceva vomitare.
    mica era comunista, sai.
    però era liberale, capisci?
    no?
    fa niente.
    (le virgole, perdio, non vanno dopo lo spazio: prima la parola, poi la virgola senza spazio, poi lo spazio, capisci?)

  40. GiusCo il 12 aprile 2006 alle 18:42

    Be’, abbiate pazienza, soprattutto abbia pazienza Angelo, i soli che hanno fatto qualcosa di decisivo per il paese, negli ultimi trent’anni, sono stati i radicali (anni ’70) e i governi che ci hanno portato in Europa (primi ’90). Per il resto abbiamo avuto grande deficit spending (anni ’80), un accenno di novità antipolitica (Polo ’94), un accenno di socializzazione (Ulivo ’96) e un mare di populismo (dal ’98 ad oggi) che è figlio diretto di Tangentopoli e della deriva degenere dei particulari che, aprile 2006, si ritrovano esattamente e specularmente rappresentati nel Paese, cinquanta di un colore, cinquanta dell’altro. A questo punto la soluzione meno drammatica sarebbe IMHO una grande coalizione senza Prodi & Berlusconi o, meglio ancora, un governo tecnico di raddrizzamento-modernizzazione: molti degli indicatori economici, sociali e culturali danno l’Italia in netto declino e non me ne sbatte più alcunché di trovare i colpevoli o di rinfacciare le reciproche impresentabilità (fasci & no global, ducetto & comunisti, baciapile & baciapile), voglio solo tirarmene fuori prima che la mia qualità della vita giunga ad un punto di non ritorno (traduco: prima di emigrare e lavare i piatti in Inghilterra).

  41. Marco Saya il 12 aprile 2006 alle 21:34

    L’unica ipotesi che regge è che la gente torni ad essere libera. Se vi sentite tali, spiegatemi dove,come e perchè.

  42. Trespolo il 12 aprile 2006 alle 22:23

    @Semtex: e tu saresti quello che gli industriali chiamano per scambiare pareri? Ma dove cazzo le hai viste le “liberalizzazioni” del centrosinistra? Chiami liberalizzazione la svendita di Telecom a un gruppo di speculatori (che ben conosco e non da dietro il palco) e il mancato utilizzo della Golden Share quando l’indebitato d’oro d’Italia (leggi Tronchetti) acquisì, con la benedizione del centrosinistra (mica di mio nonno) e senza l’ombra di un piano industriale, il pacchetto di controllo di Telecom?
    Chiami liberalizzazione la legge sulla rottamazione per tamponare FIAT o i 4600 miliardi di vecchie lirette concessi a fondo perduto (dal centrosinistra non da mio nonno) sempre a FIAT per mantenere i guadagni della Famiglia Agnelli?
    Vogliamo parlare di Cirio e delle Centrali del latte PUBBLICHE cedute a un BIDONE (poi condannato e leggi Cragnotti) dalle giunte di centrosinistra (non da mio nonno) e col beneplacito dell’allora governo di centrosinistra? Parliamone, ma parliamone sul serio però.
    Vogliamo parlare delle concessioni edilizie, senza piano regolatore, del Sindaco Rutelli (non di mio nonno) e di come sono nati i palazzinari romani che tanto hanno turbato i sonni gentili della sinistra italiana e degli intellettuali benpensanti, ma malvedenti, l’estate scorsa?
    Vogliamo parlare del Piano Regolatore Generale appena approvato dal bravissimo (??) Sindaco Veltroni (non da mio nonno) che prevede 50 MILIONI di metri cubi edificabili a Roma e nemmeno un metro cubo di case popolari? Parliamone, perché tradotti in soldoni questi numeri fanno 75.000 MILIARDI delle vecchie lirette regalati ai soliti palazzinari che davano scandalo l’este scorsa.
    Poi la chiusura del tuo coerentissimo intervento è bellissima: prima li sponsorizzi (i centrosinistri) e poi “liquidi” sinistri e destri con la solita sigla che tutto dice e nulla risolve. Pare una scenetta dei fratelli De Rege quella che racconti.
    Per i miei gusti spari troppe sentenze definitive e sei troppo ammantato di certezze (incerte) per poter contestare alcunché ad Angelo e non sei nemmeno spiritoso quando riprendi la forzatura dei 50 anni di RAI 3: che solo un ottuso può utilizzare una forzatura, voluta, spacciandola per una mancata verità.

    E smettila di utilizzare il nome di un esplosivo; prima o poi finirai per crederci :-)

    Buona serata. Trespolo.

  43. Trespolo il 12 aprile 2006 alle 22:34

    @Semtex: non eri tu che chiudeva l’intervento liquidando i politici tutti e che citavo nel passaggio “Poi la chiusura del tuo coerentissimo intervento è bellissima: prima li sponsorizzi (i centrosinistri) e poi “liquidi” sinistri e destri con la solita sigla che tutto dice e nulla risolve. Pare una scenetta dei fratelli De Rege quella che racconti.”, mi confondevo con l’intervento di GiusCo. Me ne scuso, ma la considerazione fatta vale per GiusCo a questo punto.

    Torno alle privatizzazioni del centrosinistra: e di Autostrade REGALATE ai Benetton sull’orlo della bancarotta? Dovresti conoscerli i numeri, ma, se non hai il coraggio di renderli pubblici e scriverli QUI in modo che tutti li possano leggere mi rimangono solo due considerazioni:
    1) o sei il solito rivoluzionario in giacca e cravatta che cura il suo “male nero” scaricando fiele nel piatto che gli dà da mangiare oppure
    2) non sei né l’esperto che racconti, né l’onesto votante di centrosinistra che stai vendendo a noi tutti.

    Fuori i numeri e raccontaci come il governo di centrosinistra regalò Autostrade ai Benetton: basta opinioni camuffate!

    Buona notte. Trespolo.

    PS: se non li farai tu i numeri li farò io, ma dalle mie parti e stai tranquillo: non ci sarà NESSUNO che mi querelerà; faranno le solite telefonatine ai loro avvocati e la risposta sarà: “Beh, i numeri sono corretti, se lo quereliamo non si spaventa e poi… sarebbe pubblicità negativa. Noi siamo i buoni, non dimentichiamolo”.

  44. Massimo Villivà il 13 aprile 2006 alle 01:25

    “Aprile è il più crudele dei mesi”.
    Non so. Aprile 2006. Mi si è definitivamente svelato l’abisso del relativismo (alla faccia di Ratzinger) inteso come interscambiabilità incontrollabile dei punti di vista. Destra e sinistra ormai si equivalgono, tranne che per i reciproci estremismi che sono invisi a entrambe le parti Sopra e sotto dipende dalle coordinate bancarie. Bello e brutto sono concetti culturali. Onesto e disonesto sono parametri obsoleti. Quello che ha fatto Tizio l’ha fatto anche Caio nel ’96 o ’88 o ’52 o 2003 o nel 1789 o 1848 o 1917 o… avanti così a rinfacciarselo nei secoli dei secoli.
    “Aprile è il più crudele dei mesi”
    E’ il mese della rivelazione, il giorno del giudizio, lo scontro feroce tra due concezioni di civiltà inconciliabili… che finisce praticamente pari.
    Ambiguità, il tuo nome è Italia.
    Patria della coincidenza degli opposti, patria che posi le tue fondamenta su vecchie aule polverose e crocifissi immobili, terra di carabinieri, di poveri ricchi e di ricchi poveri, terra dei Ricchi & Poveri, terra di mafiosi simpatici e mafiosi antipatici, terra che piange ricchi bambini morti ammazzati e terra indifferente ai bambini bombardati. Terra dei diecimila pesi per diecimila misure tutte diverse e inconcepibili. Terra della quadratura del cerchio. Terra di popolani fascisti e ricchi comunisti, di intellettuali beceri proni alla paghetta di turno, terra di gente senza palle capace di guizzi di eroismo spurio. Terra di ex contadini e proprietari delle ferriere evoluti al bon ton di inizio millennio che vanno in giro col Mercedes metallizzato e le troie di regime al fianco. Terra di imprenditori, migliaia di imprenditori, torme di imprenditori con le loro giacchette feriali e le tute da ginnastica la domenica. Terra di gente che sta bene anche quando sta male e male anche quando sta bene. Terra arrogante con l’umiltà di un santino, terra di superstiziosi, terra di gente che ne capisce sempre di più degli altri e fa di tutto per dimostrarselo a vicenda. Terra del peggiore fascismo del pensiero, terra della peggiore spocchia della sinistra. Terra di eterno provincialismo che non sa veramente mai perchè fa una cosa o ne fa un’altra, o forse lo sa anche troppo bene. La tua furbizia è animalesca e innata e va al di là di ogni possibile previsione geopolitica, geofisica, metafisica e patafisica.
    Che strano destino esserti figlio, cara Italia.
    Sono stanco, stanco di lottare per sopravvivere in mezzo a tanta desolazione. Stanco di urlare in mezzo al niente.
    Stanco dei vaffanculo alla cultura, al pensiero, alla bellezza.
    Stanco di tanta grossolana praticità che ha portato tutto sull’orlo del collasso.
    Affanculo vacci tu cara Italia, e portati la tua mesta furbizia, Padre Pio e i contratti a progetto.
    Affanculo le privatizzazioni di destra e sinistra: sono giochetti che a qualcuno procurano Porsche, ville al mare e la possibilità di scannarsi qualche troione d’alto bordo, alla maggioranza solo un gran mal di testa, le corna che crescono. Quelli col Porsche ti fanno passando il gesto dell’albertosordi che fa tanto simpatico e tu rosichi. E’ così italiano.
    Affanculo l’albertosordismo.
    Affanculo anche il sistema sei-stato-tu-no-tu-no-l’hai-fatto-anche-tu, il grido delle verginelle trovate a masturbarsi a vicenda con dildo di svariati colori e dimensioni.
    In un sistema in cui tutti sono colpevoli, tutti sono innocenti.
    In un sistema in cui tutti sono innocenti, tutti sono colpevoli.
    Voilà l’Italie.
    Mi verrebbe da gridare assieme a un tuo illustre figlio, al quale non hai mai reso vita facile: “Proprio perché sei esistita, ora non esisti/ proprio perchè fosti cosciente, sei incosciente./ E solo perché sei cattolica, non puoi pensare/ che il tuo male è tutto il male: colpa di ogni male. / Sprofonda nel tuo bel mare, libera il mondo.”

    Eppure bisogna sopravivere, lottare, continuare, cambiare: anche con affitti arretrati, lavori malpagati e tanta rottura di coglioni.
    Anche qui, dall’orlo della Fossa Sociale creata grazie alla tua lungimiranza, politica, umana e sociale, voglio pensare che sia possibile cambiarti, magari anche solo un po’, vecchia troia Italia.
    L’illusione del moscerino che vola intorno allo stronzo.
    Lottiamo: anche solo per illudersi di essere ancora umani e non macchine desideranti affetti da schizofrenia delirante di deleuziana memoria.

    Massimo Villivà

  45. tashtego il 13 aprile 2006 alle 05:27

    @ trespolo
    sul nuovo piano regolatore di roma sei male informato.

  46. abraxas il 13 aprile 2006 alle 09:11

    il tema è “italiani persone intelligenti che votano in maniera intelligente”?
    Autolegittimiamoci, destra/sinistra?
    Si diceva “non è possibile votare berlusconz per due volte di seguito”.
    La dc quante volte ha avuto la maggioranza?
    Gli italiani, come il resto degli abitanti del mondo, sono mediamente stupidi.

  47. Trespolo il 13 aprile 2006 alle 09:46

    @tash: se sono male informato e hai numeri diversi, perché non li racconti? Personalmente non mi crea problemi essere smentito e/o ottenere informazioni più dettagliate :-)

    Buona giornata. Trespolo.

  48. Nonno for president il 13 aprile 2006 alle 09:49

    “Per prendere delle decisioni è necessario conoscere il più possibile la realtà “generale” nella quale si giocano i nostri destini.”
    Se fosse necessario, il voto di un muratore non dovrebbe valere quanto quello di un professore universitario.
    E poi io non ho un’idea cosi’ alta della politica: i miei destini cerco di giocarmeli altrove, al di fuori della logica materiale della realta’, anche politica; in questo senso, piu’ la politica si tiene lontano dal mio destino, piu’ sono contento.

    “la manipolazione è presente tanto a sinistra quanto a destra. A destra è però più sistematica ed esasperata, per il potere che Berlusconi ha nei confronti dei media e per la sua radicale mancanza di scrupoli.”
    Non sono d’accordo, ma lo divento se mi giuri che tutto cio’lo senti vero.

    “Per tanti altri è più importante non pagare la tassa di proprietà sulla casa, che dare priorità al “diritto” alla casa.”
    Magari c’e’ anche gente che pensa che la casa non sia “un diritto”.

    “Indebolire il diritto alla casa significa aumentare la povertà dei già poveri.”
    Azzardo “un’ipotesi di lavoro”: e se significasse invece qualcos’altro?

    (posso credere che quello che penso sia vero?)

  49. angelo il 13 aprile 2006 alle 09:52

    @semtex,
    buongiorno innanzi tutto, per tutto il giorno e per tutti del blog.
    Ho dormito lo stesso bene nonostante non sia all’altezza di una possibile discussione, non adeguato ad essere una controparte…bontà tua.Non mi offendo per una semplice ragione: dopo trentanni di sinistra extraparlamentare conosco nelle viscere profonde gli ex compagni,i loro modi squisiti (e al limite dell’odio) quando qualcuno si sfila dal loro modo di pensare improntato alla separazione e ai distinguo attenti sempre a non sporcarsi la propria verginità da crociato del futuro. Non sono un intellettuale ma credo che ragionando sui fatti, dando dei giudizi generali ma univoci sull’azione di governo, sugli atti in itinere, si possa capire dove si vada a parare e conseguentemente trarre delle conclusioni,positive o negative, al tempo anche ideologiche se servono a demarcare ancora di più teorie messe a confronto nelle loro applicazioni concrete, perchè così almeno possiamo ricavarne giudizi veri, di comportamento in campi compresi nel raggio di azione di un governo. Non sono poi “L’esemplare “, la cavia su cui dimostrare le tue teorie e proposizioni sbagliate, le tue informazioni che tu nascondi ma che noi conosciamo ( Trespolo ha fatto bene a ricordarteli ). Nè voglio immedesimarmi in Villivà perchè comunque bisogna pensare, agire, giudicare e prendere alla fine posizione. Si hanno dei figli, delle idee, una terra, per le bollette o le tasse che comunque al di là del mio/vostro stato d’animo arrivano puntuali da pagare.La cloaca va ripulita e qui siamo a discutere come, con chi,per fare cosa ecc.Uscire fuori allo scoperto col cuore in mano che in estrema sintesi vuol dire non fare i soloni con tante certezze in tasca o con la prosopopea di essere sempre i migliori appunto dimenticando tante altre cose. Vedi caro, la mia non è saggezza convenzionale quindi sbagliata perchè nel tuo argomentare se la tua analisi fosse giusta non avresti sottaciuto quanto con estrema sintesi ti ha ricordato Trespolo.Non sei saggio, fai il furbo e perdippiù anche a tuo danno.Prodi ha danneggiato lo Stato, e quindi tutti noi, per migliaia e migliaia di miliardi durante la sua gestione ovvero come mettere di nuovo un ladro a guardia della propria cassaforte.Prodi non è un rappresentante del popolo seppur eletto con i vostri voti ma burattino della grande industria quella di sempre che ha spogliato l’Italia per anni.Ora dimmi: B ha fatto gli stessi danni? Comodo fare il liberale tutore del mercato con una spruzzata di statalismo a favore degli amici, comodo.Per paradosso, a parità di danni, è molto meglio B. Tutti auspichiamo una migliore classe dirigente, non soggetta ai vari gruppi di potere economico, ma questo lo si decide al momento del voto. E dunque perchè avete votato turandovi il naso? Vi sentite forse meglio con la coscienza? Dunque specularmente ci assomigliamo se il fine è identico. Non sei migliore di me e non serve arricciare il nasino perchè voi di sinistra nel dna siete cresciuti con pane e libertà. Siete purtroppo anche voi incomprensibili se permettete che tutto ciò avvenga e ancor più grave, al contrario di noi che siamo non solo ottusi ma anche lobomotizzati, voi lo avete votato in piena lucidità. Poi spiegami chi è più lucido tra noi due.
    O più fesso.Nonostante la vostra pervicacia paraocchiata ho visto segnali buoni: per esempio il ritorno di alcune regioni nell’ambito del centrodestra,l’Italia produttiva, e soprattutto il quasi sgretolamento del potere mafioso di Bassolino in Campania.Quando questo processo comincerà in altre regioni rosse, anomalie democratiche, potremo dire che la democrazia in Italia si sta rafforzando grazie a B. e grazie all’intelligenza degli italiani.(Poi spiegami semtex la diffferenza tra la mafia siciliana che appoggia B e la camorra che appoggia B in campania,
    come denunciò la rifondarola ersilia salvato e decine di comuni del salernitano commissariati e retti dal centrosinistra.E non dirmi che poi sono tutti uguali perchè non ho mai visto prendere provvedimenti dei comunisti puri e duri non solo con Bassolino ma anche contro il sindaco di salerno candidato di nuovo da d’alema o subire centinaia di processi sui sentito dire). Inutile poi fare una sottolineatura sulla rai 3: so anch’io che non sono cinquantanni, era una forzatura voluta come diceva bene Trespolo,che non cambia la questione. Se B. deve lasciare le tv anche gli altri partiti lo devono fare…e a volte ci vuole il buon esempio e poi si può fare la morale !
    @tashtego
    Guarda sono contento per voi che avete il vostro specchio che vi dice la verità, quella che volete sentire naturalmente,quella che vi fa star bene, quella che nonostante tutto continua a suggerirvi che tutti gli altri sono degli stronzi.L’avevo detto nel mio intervento: bisogna anche sapersi accontentare, a volte.Io questo non lo giudico, nè mi permetterei di fare la morale: ma su queste cose non ci sono due pesi e due misure.
    Quella su Montanelli te la potevi risparmiare:non è la prima volta che vi appropriate di cose d’altri spacciandole per vostre ricchezze.Come è successo con le candidature delle mogli o sorelle di gente cadute per mafia, arruolate a viva forza come a dire che solo noi siamo il baluardo democratico.Lasciate a casa naturalmente la moglie di Biagi,quello che fu minacciato da Cofferati e soci e poi ucciso dai ” compagni che sbagliano! “. Anche questa è cultura.Per chi VUOLE capire.

  50. Baldrus il 13 aprile 2006 alle 09:53

    Tashtego, tu sei di Roma? Perché su questa storia del Prg ho letto vari attacchi che secondo me sono all’insegna della imprecisione più assoluta. Si dice che non sono previsti alloggi popolari. Per quanto ne so il Prg suddivide le aree, stabilisce le modalità e le classificazioni, i Piani di Recupero, le aree di espansione ecc. ecc. Poi è all’interno dei singoli comparti che, attraverso l’Urbanistica concertata, vengono previsti gli alloggi a edilizia convenzionata, coi prezzi calmierati ecc. ecc. Insomma, non voglio difendere nulla e nessuno alla cieca, ma neanche attaccare come torelli che vedono rosso (appunto) ha senso.

  51. Baldrus il 13 aprile 2006 alle 09:54

    Ma: NI non si è mai adeguata all’ora legale? Siamo di un’ora indietro!

  52. andrea inglese il 13 aprile 2006 alle 10:11

    L’ultima cosa che mi interessa fare è discutere sulle malefatte e gli errori della sinistra di governo con i votanti della destra. Mi troverei spesso d’accordo con loro. E il problema non è far capire a chi non lo ha capito perché, nonostante le tare del centrosinistra, era urgente bloccare i danni del gangster capo del Governo e della sua maggioranza che mette assieme papalismo, razzismo e autoritarismo. Il punto è un altro: perché il liberalismo/liberismo moderato e professionale di un Prodi, che rassicura anche la grande industria, non rassicura una parte di gente che ha i conti dissestati E che comunque non trae diretto vantaggio dall’Azienda Italia in mano a Berlusconi? La questione è: hanno ragione queste persone di votare ancora Berlusconi? Nessun ragionamento mi convincerà che hanno ragione. Il fatto che il voto non sia solo una decisione razionale non rende meno dannoso il fatto che io mi lasci convincere ad appoggiare chi agisce contro il mio interesse. E questo fatto puo’ essere analizzato in termini di manipolazione. Ma. Se quei votanti Berlusconi di cui parlo hanno torto, non ha per nulla ragione il centro sinistra che, senza poter concorrere con la manipolazione berlusconiana, non è pero’ riuscito a muovere degli affetti, delle passioni, toccando il quotidiano delle persone.
    E qui trovo un punto d’incontro tra la riflessione di Mozzi e l’analisi di Paccosi, segnalata da Bart.

  53. andrea inglese il 13 aprile 2006 alle 10:36

    Rispondo a nonno

    ““Per prendere delle decisioni è necessario conoscere il più possibile la realtà “generale” nella quale si giocano i nostri destini.”
    Se fosse necessario, il voto di un muratore non dovrebbe valere quanto quello di un professore universitario.”

    Chiarisco: “è necessario”, significa che è compito del politico presentare un ordine del giorno di problemi, con relative analisi delle cause, e proposte di soluzioni. Certo, la politica puo’ anche fare altro. Far ridere e vendere sogni. E la tua vita che credi al riparo della politica, se la magnano quei poteri economici che già la politica non riesce più a controllare.

    “(posso credere che quello che penso sia vero?)”
    Certo mio caro, puoi anche credere di saper volare. Ma se provi a farlo dall’ottavo piano, ne resterai alquanto deluso.

  54. p.p.p. il 13 aprile 2006 alle 10:45

    Angelo, come tutti i folgorati sulla via di Arcore (la nuova Damasco?), sei l’unico le cui parole sprizzano odio da tutte le sillabe. Rileggiti, se ti va, e considera lo specchio da cui attingi a piene mani non riflessioni ma spruzzi di infamia spacciati per pensiero. “Conosco nelle viscere profonde gli ex compagni”: tu non conosci nemmeno te stesso, in quel caso un po’ di pudore terrebbe a freno la tua mano quando digiti cazzate.

  55. GiusCo il 13 aprile 2006 alle 10:57

    Trespolo: scenette da fratelli De Rege vai a dirlo a tua sorella o all’impolitico eversore che si è messo sulla strada di mandare tutto all’aria.

  56. Michele il 13 aprile 2006 alle 11:17

    Boh, dubito della responsabilità dell’elettorato e vi dico perchè.
    Sul pericoloso quotidiano comunista “Il Sole 24 ore” sono stati presi in esame i programmi dei due schieramenti in materia economico-fiscale (ricordate il tormentone delle ultime settimane di campagna elettorale: “ma i soldi per fare quel che c’è scritto nel programma dove li prendete?”).
    Ebbene il programma dell’Unione richiedeva indicativamente tra i 20 e i 24 mld di euro con un’incidenza sul PIL tra l’1,3 e l’1,7, di cui Prodi in campagna è riuscito con le sue dichiarazioni a giustificare solo per 7 mld di euro.
    Il programma della Cdl richiedeva tra i 35 e i 100 mld di euro con un’incidenza sul PIL tra 2,4 e 7,5 punti di cui Berlusconi non ha dato alcuna spiegazione.
    Il programma Cdl, sotto questo profilo è qualcosa di assolutamente sconsiderato e folle: chi ha votato essendo a conoscenza di questi dati deve secondo me essere considerato sconsiderato oppure folle, chi ha votato senza sapere questi dati deve essere considerato disinformato e quindi irresponsabile.

  57. angelo il 13 aprile 2006 alle 11:27

    puntualizzo alcune cosette:
    -non sono un folgorato, sto cercando di scegliere il meno peggio,come voi che lo fate senza accorgervene o celandovi dietro a ragionamenti astrusi, o a distinguo altrettanto fumosi, secondo me !
    -le mie mani distillano odio ? solo una impressione, sono in piena fase di disincanto e racconto delle semplici storie vissute. Se la cosa ti può consolare sto nella terra di mezzo, e oggi riesco a parlare con gli uni e gli altri avendone conquistato il rispetto politico, personale, ideologico.
    Piuttosto non riesco a digerire l’ipocrisia a palate che nutre la falsità anche di fronte a fatti concreti, atti non ragionamenti da tifoserie. Faccio anche iniziative con tanti amici sinistrorsi,anarchici e quant’altro quando la cosa serve un obiettivo comune e generale…il colore non mi interessa più.
    Ma per voi siamo tutti berluscones, per un principio di identificazione che vale e non vale. In una piccola città quando un progetto vale non ha colore di destra o sinistra, lo si fa e basta. L’ideologia attecchisce fino ad un certo punto ovvero quando entra in gioco la politica delle parti, inevitabile se vogliamo ma che dovrebbe trovare un suo limite di fronte alle esigenze reali della comunità governata. Ma se qualcuno mi dice che sono stati tagliati i fondi ai comuni, alle città in misura tale da dover chiudere gli asili, da dover spegnere i lampioni delle città, da far cessare servizi essenziali e poi gli stessi spendono miliardi per iniziative notturne, creando una pletora di assessorati anche doppi di sè stessi, municipalizzate, svendita di beni dello stato al peggior acquirente, sedi internazionali in europa e nel mondo doppioni di ambasciate, in una parola spreco di risorse pubbliche, ecco quegli amministratori siano di destra o di sinistra mi fanno incazzare. Chiara l’antifona ?
    Questo è il contesto. Quindi come interlocutore non avete un destrone, un berlusconiano yes man, nemmeno un fideista di sinistra: per gli anni di politica attiva buttati (troppi) mi sono voluto ripagare con la libertà di giudizio.

  58. tashtego il 13 aprile 2006 alle 11:34

    @trespolo
    consentimi di non dilungarmi sul piano regolatore di roma.
    non mi va.
    però posso dirti due cose.
    primo: è prevista una quota di edlizia sociale.
    due: i numeri non significano nulla, di per sé, è quello che ci fai che conta.
    indicano solo della quantità.
    quelle che contano sono le qualità.

  59. Baldrus il 13 aprile 2006 alle 12:12

    Mi sento di sottoscrivere in piano l’intervento di Andrea Inglese (postato alle ore 10.11). Soggiungo che molte, moltissime persone votano a destra perché sospinte da un terrore-odio atavico, emotivo, per tutto ciò che evoca la sinistra. Io ho un paio di amici col cuore di sinistra, con ideali di sinistra, ma che per una sorta di violenta idiosincrasia che affonda chissà dove votano a Dx. Però uno era talmente disgustato per l’Indecente Caimano che non ha votato affatto. Ora queste persone beneficieranno – ed è giusto che lo sia – dello scampato pericolo per la non-vittoria della DX. In particolare, al di là delle questioni economiche, beneficieranno della salvaguardia di ciò che resta della Costituzione Italiana nata dalla Resistenza al fascismo. Infatti la nostra Costituzione, già vilipesa, calpestata e ferita da cinque anni di Indecenza caimanesca al potere, sarebbe stata definitivamente rovinata da altri cinque anni di caimanesca predazione.

  60. Semtex67 il 13 aprile 2006 alle 12:20

    Trespolo, io ho l’impressione che tu mescoli un sacco di cose. Inoltre, se pensi che io sostenga che TUTTO quello che ha fatto il centrosinistra è giusto, che tutto quello che ha fatto il centrosinistra non è inquinato da alcun interesse… beh, questa è una opinione tua, che però non è suffragata dai fatti.
    Cerco di spiegarti: io ho citato una serie di operazioni (tra cui, e non è un caso, non quelle che hai citato tu) e ho detto che ad esse il centrodestra non può contrapporre niente perché niente ha fatto. Quindi, se – per dire – il centrosinistra ha fatto dieci cose, di cui cinque bene, ha vinto comunque, perché il centrodestra di liberalizzazioni e operazioni di apertura dei mercati, di crescita del sistema paese non ne ha fatta nessuna. Se tu sei capace di dirmi solo quello che ha fatto male il centrosinistra non andiamo lontano, devi dirmi cosa ha fatto bene il centrodestra.

    A differenza di te, io non penso di sapere tutto di tutto, quindi, sul piano regolatore di Veltroni non mi esprimo, non l’ho letto e con la gente di Veltroni non ci parlo da un po’ (mi sa che tra un po’ mi toccherà, peraltro). Forse tu hai ragione, forse no.
    Però altre cose le so. Quelle che ho citato. Sulle quali credo proprio tu non possa opporre nulla. Parlo, ovviamente di liberalizzazioni.
    Delle operazioni, e non delle liberalizzazioni, che citi tu, io dall’interno ne conosco solo due. 1) La rottamazione: è stata fatta per alzare il PIL, perché stavamo rischiando di andare in recessione. Infatti se ne sono avvantaggiati tutti e non solo, né in grande misura, la Fiat… inoltre, che se ne avvantaggi comunque un’impresa nazionale non fa schifo a nessuno che non sia semplicemente un moralistino… non è che il fatto che la Fiat abbia goduto di eccessivi vantaggi un tempo sia una buona ragione per mandarla da culo oggi; chi governa non PUO’ fare questi sciocchi ragionamenti sul passato, perché deve guardare agli interessi di OGGI e di domani, non gli errori di ieri per farli pagare oggi. Inoltre, la rottamazione, in forme diverse e tempi diversi, l’hanno fatta un po’ tutti, in Europa. E, cosa non irrilevante, è stata una misura a costo zero, perché ripagata dall’Iva. Anzi, le casse ci hanno leggermente guadagnato.
    Il caso Telecom è diverso: lì si è prima privatizzato e poi liberalizzato, che è – per usare un tecnicismo – una grandissima cazzata. Il nucleo di Telecom era in mano a gente cui era stato (altro grosso errore) REGALATO e che non lo voleva nonostante tutto. Adesso ti pongo un quesito: arriva uno, in una situazione del genere, che si è accollato l’onere di una Olivetti che nessuno in Italia voleva sentir nominare – nonostante avesse in pancia Omnitel – per puro provincialismo e miopia italiane, uno che l’Olivetti l’ha ripresa ed è riuscita a farla diventare appetibile dai tedeschi, che glie l’hanno pagata una barcata di soldi (i tedeschi, non l’Iri, che tra parentesi il centrosinistra ha chiuso); questo qui arriva con dei soldi veri e dice l’Azienda è contendibile, io faccio un’Opa e tu che cosa fai, glielo impedisci in qualche modo? E come? E perché? E con queli ricadute sull’affidabilità del paese all’estero? In quel momento lì, con un’Italia sempre vista come un paese in cui le operazioni vere non si possono fare e nessuno le fa, in un momento in cui al governo c’è della gente che ha sulle spalle il fardello di essere ex comunisti, queli bocciano un’Opa trasparente? (o tu fantastichi che qualcuno abbia chiesto al nocciolo duro di vendere? Il nocciolo duro ha venduto da sé, immediatamente. Lo so perché c’ero, mi dispiace per te).
    Il caso Tronchetti, invece, non l’ho seguito. Quello mi è sembrato una fregatura. Ma io non difendo un baluardo. Io parlo di cose che conosco. Non a caso, a certe operazioni io non ho partecipato. Vedi tu.

    Caro Trespolo, non c’è dubbio che tu sia bravissimo a fare dei conticini. Ma qui si discute di questioni strategiche. E quelle coi tuoi conticini non le puoi gestire. Servono conti veri, molto più complessi, che contemplano costi e vantaggi che coi tuoi conticini della serva non vedrai mai. Infatti tu che dici? Che fare l’elica dell’A400 va benissimo. E non capisci il problema strategico che c’è dietro. L’ho visitato il tuo sito, è tutto così. Conticini.
    Forse è per questo che qualcuno paga per parlare con me. Perché io ho imparato (puoi riuscirci anche tu) a guardare oltre i conticini.

  61. maline il 13 aprile 2006 alle 12:27

    Una cosa non riesco a capire. L’insofferenza (e la negazione) per quello che la destra chiama “superiorità morale e/o culturale” della sinistra. La presunzione (il presumere) che sia così in realtà nasce però a destra: da sempre la parola “intellettuale” è viene infatti vista (dalla destra) come sinonimo di sinistra ed usata in senso spregiativo.

    @ inglese

    concordo nella sostanza. Uno dei problemi risiede credo nel fatto che storicamente le idee socialiste di stampo marxista entrarono in Italia dalle cattedre e che troppo spesso è stato usato il termine “elevamento” come sinonimo di “cambiamento”.

  62. rigoni il 13 aprile 2006 alle 12:50

    angelo Says:

    “B. nelle sue cose migliori è un uomo che ispira fiducia perchè le cose che dice le fa , perchè si confronta , perchè è un uomo pratico non politico e quindi non soggetto a estenuanti mediazioni .”

    Questa frase va incorniciata, è il compendio perfetto dell’elettore medio di FI. Proviamo a scomporla: “nelle sue cose migliori”: quali? Nessuna risposta.
    Angelo dice che B. “si confronta” e contemporaneamente “non [è] soggetto a estenuanti mediazioni” elementi che sono naturalmente in contraddizione: o ci si confronta e si media o ci si impone.
    Ma andiamo oltre il punto vero è che: B. “le cose che dice le fa”, “è un uomo pratico non politico”. Perché c’è contraddizione tra essere politici e pratici. Andreotti, homo politicus per eccellenza, ha sempre avuto nella “praticità” il suo elemento più caratteristico.
    Se facciamo la somma: ciò che si cerca è qualcuno a cui abbandonare, non delegare, la politica che è cosa sporca. E se è uno che le mani le ha già sporche ancora meglio. Questo è il fascino del populismo, è il fascino plebeo dello sputare sul palazzo senza capire che è, o dovrebbe essere anche nostro.
    D’altro canto in Italia la politica, a partire dall’800, è sempre stata vissuta come un problema, un fastidio. Di qui il paternalismo delle élite liberali, il fascino verso gli interventisti prima e i fascisti poi, l’accettazione della DC come di quella cosa che ci permetteva di sottrarsi all’impegno verso la cosa pubblica. E ora, cadute tutte le barriere e le mediazioni, via verso un uomo che usa tutte le parole e le consuma nel profondo.
    Solo due punti infine 1. alleanza di populisti di destra e la sinistra contro i liberal-liberisti: andatevi a rileggere cosa scriveva Gramsci a inizio secolo. Ancora oggi una dose di liberismo controllato (albi professionali, assicurazioni, banche, comunicazioni, etc. etc.) sarebbero un buon strumento di giustizia sociale. Chi sono poi i populisti di destra: Bossi? Storace??? I nazisti di Forza Nuova. Vi siete completamente bevuti il cervello.
    2. Sul piano regolatore di Roma, approvato anche dall’opposizione: le case popolari sono una quota delle nuove abitazioni, in modo da evitare di creare nuovi quartieri ghetto. Punto e stop. Andiamo a vedere Milano? Come mail continua a perdere colpi?

  63. tashtego il 13 aprile 2006 alle 13:37

    @angelo
    Calma.
    Ripeto che non voglio discutere con te di politica, ma di democrazia, cioè delle regole della politica.
    Non entro nel merito del binomio verità-menzogna e nemmeno nel “raggruppamento amico-nemico” e nemmeno voglio cianciare di “destra” e di “sinistra” (parole il cui senso sbiadisce un po’ di più ogni volta che le pronunciamo).
    Mi riferivo alle regole e al fatto che Berlusconi è un’anomalia pericolosa e all’altro fatto che questa cosa dovrebbe essere percepita anche dalla destra democratica, se ne esistesse una.
    Non voglio “appropriarmi di Montanelli”: te lo lascio tutto, sgranocchiatelo a tuo piacimento.
    Montanelli non mi è mai piaciuto, lo trovavo approssimativo e volgare.
    Lo citavo solo come esempio di uomo di destra, ma democratico.

    (Vedo che con le virgole va un po’ meglio, Angelo. Ricorda: dopo la parola niente spazio, dopo la virgola sì, sempre.)

  64. tashtego il 13 aprile 2006 alle 13:41

    “B. NELLE SUE COSE MIGLIORI È UN UOMO CHE ISPIRA FIDUCIA PERCHÈ LE COSE CHE DICE LE FA, PERCHÈ SI CONFRONTA, PERCHÈ È UN UOMO PRATICO NON POLITICO E QUINDI NON SOGGETTO A ESTENUANTI MEDIAZIONI”.

    E’ vero, bisogna incorniciarla, ma non per dileggio.
    Per pro-memoria.

  65. andrea inglese il 13 aprile 2006 alle 13:44

    Sull’anticomunismo viscerale. Ne esistono tre grandi tipi.

    Il primo è quello di coloro che hanno buone ragioni di temere tutto quanto assomigli al comunismo. I capitalisti e i loro difensori. Questo tipo di anticomunismo viscerale era molto in voga in USA negli anni Cinquanta, ma anche dopo. Hanno scambiato anche Allende per un comunista. Dopo la fine della guerra fredda, è un anticomunismo assai in calo.

    Il secondo è di quelli che hanno conosciuto il comunismo nella sua versione sovietica. Sia quelli che hanno subito le persecuzioni politiche, sia quelli che hanno solo subito la miseria e la mancanza di libertà. Di questo anticomunismo viscerale l’Europa dell’est ovviamente abbonda. E con ragione.

    Poi c’è l’anticomunismo versione italiana. Il più misterioso. Il comunismo italiano nella sua versione massimalista e filosovietica ha fatto male sopratutto a se stesso e ai suoi sostenitori. Ma ha costituito anche un’alternativa fondamentale di valori per le classi più deboli, per le quali in Italia non c’era posto che nello spazio angusto dell’ideologia cattolica della famiglia e del sacrificio. Alcuni principi dell’agire democratico sono entrati in Italia (sparito il Partito d’Azione) proprio grazie al PCI, che al suo interno di democrazia, paradossalmente, ne conosceva poca.
    Poi il PCI ha iniziato a abbandonare il suo massimalismo ed è divenuto, alla fine, un portavoce della democrazia liberale classica, con l’ipotesi mai verificata (perché mai ha governato a lungo) di introdurre importanti riforme sociali nella cosidetta “democrazia formale”. Nel frattempo c’è stata tutta l’esperienza variegata della sinistra extraparlamentare. Di essa, ben poco è sopravvissuto nelle forze dell’odierna sinistra istituzionale (qualcosa la si trova nei verdi e un po’ di più in rifondazione). Ma l’anticomunismo viscerale italiano non va per il sottile e proietta sull’odierna sinistra istituzionale una disparato fantasma di stalinismo, movimentismo inizio anni ’70 e perché no, anche un po’ di terrorismo rosso, senza pero’ privarsi dei casi di corruzione “rossa”, e di un’invidia generica dell’intellettuale (come se non ce ne fossero di destra).

    Cio’ che quindi sorprende non è che Berluscono evochi l’incubo “rosso”, cio’ che sorprende è che esista una tale predisposizione in una larga parte degli italiani. Quegli stessi italiani che hanno visto l’intera parabola del potere dc, di quello craxiano e parte di quello berlusconiano.

  66. Trespolo il 13 aprile 2006 alle 14:21

    @Semtex: mi piacerebbe che, oltre a citarle genericamente – le liberalizzazioni fatte dal centrosinistra -, facessi nome e cognome di queste liberalizzazioni fantasmagoriche. Sai, ho sempre la vaga impressione, quando si fanno citazioni generiche e ammantate di strategia, che dietro ci sia qualcosa da nascondere.
    Quali sono queste liberalizzazioni strategiche (e vantaggiose) fatte dal centrosinistra? Illuminaci!

    Non serve che fai conticini, quelli mi arrangio da me.

    Poi la stai ancora menando con l’elica dell’A400 e il consorzio Airbus dal quale se ne sta qualcuno degli investitori iniziali (facendo cassa per investire in opportunità migliori; credo tu lo sappia…) lasciandolo a francesi e tedeschi e limitandosi, se francesi e tedeschi vorranno e avranno i soldi, a rivendergli tecnologia.
    Non so perché, ma ho l’impressione che la strategicità stia da un’altra parte non lì e, non so perché, ma ho l’impressione che chi fa strategia stia solo attendendo che il centrosinistra vada al governo per rifilargli una quota :-)

    Ah, dimenticavo: di Autostrade non dici nulla? Anche quello era un disegno strategico? Ci racconti come e in che modo è stata privatizzata l’IRI? E dei disegni strategici dietro Enimont cosa ci racconti? E delle Ferrovie? IRICAV, ICLA e company? Non hai informazioni strategiche da passare a noi umani?
    Dovresti essere parecchio informato, perché non ci illumini che poi, non preoccuparti, mi arrangio io a fare i conticini.

    Buona serata. Trespolo.

  67. Lorenzo Galbiati il 13 aprile 2006 alle 14:21

    Non ci troviamo più da tempo in uno stato di democrazia reale, sostanziale(forse non lo siamo mai stati, ma non mi inoltro in questo complesso discorso). Ci troviamo in uno stato di Regime dovuto al controllo del Quarto potere dello stato, i media televisivi, da parte di uno solo dei due contendenti.
    L’ipotesi di Mozzi, per quanto mi riguarda, crolla quindi in partenza, nella sostanza. Ciò non toglie che ci sia una parte minoritaria dell’elettorato di Destra che abbia votato il Polo delle Sue Libertà perché “gli assicura la tutela dei suoi interessi, l’avvicinamento ai suoi ideali, la soddisfazione dei suoi desideri, dei suoi sogni, delle sue speranze…”: si tratta di ben precise categorie sociali, che vanno dai piccoli imprenditori onesti a chi fa abusivismo edilizio e via via fino ai mafiosi.
    La mia opinione sulle elezioni la trovate su http://www.primumvivere.splinder.com

  68. tashtego il 13 aprile 2006 alle 14:58

    trespolo leggi troppi giornali.
    sarò greve.
    chissà perché le privatizzazioni adesso si chiamano liberalizzazioni.
    mi insospettisce la sostituzione del concetto di privato con quello di libertà.
    oppure, meglio, mi insospettisce la percezione molto diffusa che i due concetti siano in qualche modo coincidenti.
    allora sospetto che siamo alle solite: attraverso l’economicismo – di cui trespolo, per esempio, fa molto uso – attraverso l’apparente oggettività e razionalità dell’economicismo, passa una buona quantità di ideologia liberista.
    aggiungo che attraverso questa ideologia passano e si legittimano concetti come quelli recentemente espressi da berlusconio, che nella sostanza suonano: massì, mettiamola nel culo dei più poveri, che si dovessero credere che sono come noi.
    contemporaneamente avviena un fenomeno sorprendente: si punta a convincere anche i poveri che prenderla nel culo dai ricchi è bello e giusto, perché così l’economia “tira de più”.
    li si convince che è meglio che i ricchi si arricchiscano, perché qualche briciola dal loro desco cascherà anche nelle loro tasche.
    io sono della vecchia scuola, penso che la politica viene prima dell’economia, penso che l’economia deve essere guidata nell’interesse comune e che quindi la disciplina relativa sia da usare come strumento piuttosto che come continua arma de ricatto.
    a noi della vecchia scuola il liberismo come fine non ci piace.
    crediamo all’uomo come fine e vediamo nel liberismo economico una forza selvaggia e cieca, che va imbrigliata e condotta a più miti consigli.
    (è l’ABC del più ordinario dei pensieri socialdemocratisci, questa)
    call it statalism, if you want.

  69. Trespolo il 13 aprile 2006 alle 15:12

    @Tashtego, ufffff, e scusa lo sbuffo. Ho utilizzato il termine liberalizzazione perché riprendevo lo stesso termine utilizzato da semtex (stavo rispondendo a lui).

    La mia idea delle “privatizzazioni o liberalizzazioni” (chiamale come ti pare) fatte dal centrosinistra, è una sola: un ammasso di porcate mal congegnate e senza un disegno preciso a reggerle. In pratica: come appllicare male una buona idea.

    La politica ha sicuramente un suo peso, come l’economia, ma entrambe sono importanti: senza politica non cambi, ma senza soldi muori di fame. La metto in questi termini: la politica deve guidare le scelte economiche generali (tutelare gli interessi di tutti), senza scendere nel particolare (fare gli interessi suoi o di pochi) e inventarsi imprenditrice. Messa in questi termini potrebbe svolgere il ruolo di controllore (per evitare abusi) e guida che spetta alla politica.

    Buona serata. Trespolo.

  70. maline il 13 aprile 2006 alle 15:19

    @ tashtego

    “a noi della vecchia scuola il liberismo come fine non ci piace.”

    questa mi piace -si vede che eravamo compagni di scuola. ;-)

  71. Trespolo il 13 aprile 2006 alle 15:41

    @maline, avevo risposto alla tua battua, ma… è scomparso il commento. Ach… Non ho voglia di riscriverlo quindi mi limito a un… Buona Pasqua a te e a tutti.

    Trespolo.

    PS: ora vado a farmi un gelato, meglio va ;-)

  72. maline il 13 aprile 2006 alle 16:40

    ma sì, buona pasqua… speriamo di risorgere (è un’ipotesi), si sa mai ;-)

  73. Mark il 13 aprile 2006 alle 17:31

    Berlusconi è vincente in una coalizione perdente.
    Prodi è perdente in una coalizione vincente.
    Se era per Margherita e DS non si vinceva.
    I DS poi è dieci anni che non propongono nulla!
    Bisognava vincere meglio, in definitiva è una sconfitta.

  74. Mark il 13 aprile 2006 alle 18:05

    Il governo Berlusconi (governo moderato) aveva contro soprattutto i verdi e i comunisti, i dipietristi, i massimalisti di Micromega, dunque i Furio Colombo, i Tabucchi, i Travaglio, i comici, i Moretti, i girotondini, i no global, gli avversatori della Legge Biagi e di ogni grande opera pubblica; nota: il governo Berlusconi rappresentava metà del Paese. Poi. Un governo Prodi (che i più auspicano moderato) avrebbe contro soprattutto i verdi e i comunisti, i dipietristi, i massimalisti di Micromega, dunque i Furio Colombo, i Tabucchi, i Travaglio, i comici, i Moretti, i girotondini, i no global, gli avversatori della Legge Biagi e di ogni grande opera pubblica; nota: un governo Prodi rappresenterebbe l’altra metà del Paese. Poi. Un governo di coalizione Prodi-Berlusconi o simili (governo moderato) avrebbe contro soprattutto i verdi e i comunisti, i dipietristi, i giustizialisti e i massimalisti di Micromega, dunque i Furio Colombo, i Tabucchi, i Travaglio, i comici, i Moretti, i girotondini, i no global, gli avversatori della Legge Biagi e di ogni grande opera pubblica; nota: un governo di coalizione Prodi-Berlusconi o simili rappresenterebbe la quasi totalità del Paese. Ne consegue (equazione finale) che il Paese (tutto il Paese) ha un grande problema: i verdi e i comunisti, i dipietristi, i massimalisti di Micromega hanno rotto la minchia.

  75. p.p.p. il 13 aprile 2006 alle 18:32

    Mark, ti sei chiesto, per caso, a chi hai rotto la minchia, tu, con le tue analisi da opinionista di “Chi” e “Sorrisi e Canzoni TV”?

  76. Lorenzo Galbiati il 13 aprile 2006 alle 19:40

    Mark mi fa piacere sapere di rompere la minchia a te, a berlusconi e un po’ anche a prodi. e ho tutta l’intenzione di continuare a farlo, come del resto prescrivono le regole democratiche e costituzionali.

  77. Lorenzo Galbiati il 13 aprile 2006 alle 20:11

    @trespolo
    la sinistra ha applicato male la buona norma delle privatizzazioni, bene, però come al solito non rispondi nel merito a semtex che ti chiede che ha fatto il centrodestra in tal senso.
    sembri davvero berlusconi; mai dare risposte, solo squalificare l’avversario e rilanciare sempre nuove accuse, anche di fronte all’evidenza.
    mai il sospetto di non essere onnisciente? mai il sospetto che se i veri liberisti e liberali (economist, radicali in italia) preferiscono un governo con all’interno dei comunisti ostili alle privatizzazioni significa che dall’altra parte in fatto di liberismo e liberalismo siam proprio sotto zero?
    La politica non deve farsi imprenditrice, dici. Ma se abbiamo un imprenditore a capo del governo che considera l’italia una azienda e tu stai dalla sua parte…
    La politica ha bisogno di soldi dici, bene.. evidentemente per te la politica è solo politica economica. ti dice niente la parola cultura? la parola diritti civili? la parola ricerca scientifica? la parola guerra?
    è forse la politica economica a decidere in quei campi, è forse il voler mettere le tasse o tagliare le spese che decide in quei campi o c’è dell’altro?
    Mi spiace ma semtex ha ragione, ha scritto esattamente ciò che ho pensato anch’io del tuo modo di ragionare: miopia da contabile a cui sfugge il quadro generale che non è fatto di numeri ma di persone, idee, ideologie, comportamenti, appartenenze.
    E se lo pensano un analista di strategie finanziarie e un docente di scienze, è una coincidenza da non sottovalutare.
    E infine, scusa ma è ora di fare chiarezza, sulla differenza tra porcherie e porcate, potresti leggere ciò che ha scritto sul corriere un liberale di destra come Sartori, per farti un’idea di ciò che è regime e ciò che è democrazia; e per capire la differenza tra un governo illiberale che per sua natura non ha fatto che porcate (e vorrebbe farne ora un’ultima che si chiama golpe bianco) e governo liberale che ha prodotto purtroppo anche molte porcherie.

  78. Semtex67 il 13 aprile 2006 alle 20:23

    Trespolo, io non ho alcuna voglia di ripetere quello che ho già scritto solo perché tu leggi e non recepisci quello che leggi. Le liberalizzazioni che ho citato le trovi nel primo post. Cosa vuoi che ti scriva? DECRETO LEGISLATIVO 16 marzo 1999, n. 79 Attuazione della direttiva 96/92/CE recante norme comuni per il mercato interno dell’energia elettrica eccetera eccetera? Io alcune liberalizzazioni fatte dal centronistra le ho citate, quindi di genericità mi pare tu non possa parlare. A questo punto, vedi un po’ se vuoi leggertele. Quando avrai capito di cosa parlo, potremo discutere se quelle liberalizzazioni hanno sortito gli effetti sperati, in quale misura e perché.
    Ma francamente, ci spero poco. Vedi, che TASH dica che liberalizzazioni e privatizzazioni sono la stessa cosa lo posso capire. Lui legge la cosa in una lente ideologica (peraltro rispettabilissima, sebbene io non la condivida affatto) e quindi lui teme che certe operazioni siano fatte in buona sostanza per “fregare i poveri”. Però non si mette a speculare sul contenuto. In questo, è trasparente e onesto. Secondo me gli sfuggono elementi importanti di quello che è un’azione “per i poveri” possibile nei nostri tempi, ma la sua posizione è rispettabile.
    Se lo dici tu, che le due cose sono uguali, e che hai usato liberalizzazione solo perché l’ho usato io, temo proprio che questo sia inaccettabile. Se tu pretendi di entrare nella sostanza di alcuni problemi e poi per te liberalizzazione e privatizzazione sono la stessa cosa… beh… direi che mancano le basi per discutere alcunché.
    Per non offrirti il destro di blaterare ancora sulla genericità, ti faccio notare che ho esplicitamente detto che sulla faccenda Autostrade non so nulla. Sul problema Ferrovie non ho capito cosa vorresti sapere. Quello che vedo io è che con la gestione Cimoli sotto il Centrosinistra c’era stati dei vaghi barlumi di miglioramento (ah, ecco, il centrosinistra ha liberalizzato anche il trasporto su rotaia), mentre mi risulta che la gestione Catania (centrodestra) sia stata talmente fallimentare che alcune regioni hanno cominciato a chiedere i danni. Io lo so perché. Ma mi spieghi perché dovrei perdere tempo a spiegarlo a te? Ah, se poi guardi la fallimentare Gestione Cimoli in Alitalia, prova a chiederti chi l’ha nominato e a chi deve sottostare :-)

  79. p.p.p. il 13 aprile 2006 alle 21:13

    Galbiati, mi fa sempre enormemente piacere constatare che in rete, e soprattutto fuori, nella vita reale, esistono ancora persone come te. Non ti conosco personalmente, ma ti stimo moltissimo. Non so cosa significa, o a cosa serve, scrivere quello che ho scritto, ma ci tenevo a fartelo sapere.

  80. tashtego il 13 aprile 2006 alle 21:15

    io non sostengo che le “liberalizzazioni” si fanno per fregare i poveri.
    sostengo che il liberismo è un’ideologia oggettivamente contro i poveri che considera colpevoli della proprie condizioni.
    aggiungo che chiunque si sente immune da ideologie è scemo oppure è un illuso.

  81. rigoni il 13 aprile 2006 alle 22:21

    tashtego spesso mi trovo d’accordo con te (molto spesso).
    Aggiungo soltanto che il liberismo crea con la forza delle legge una realtà che ritiene “naturale”. Maggie T. sosteneva che la società non esiste, ci sono solo gli individui. Trespolo che ne pensi?

  82. giuliomozzi il 13 aprile 2006 alle 22:37

    Per Lorenzo Galbiati. Scrivi: “Non ci troviamo più da tempo in uno stato di democrazia reale, sostanziale (forse non lo siamo mai stati, ma non mi inoltro in questo complesso discorso). Ci troviamo in uno stato di Regime dovuto al controllo del Quarto potere dello stato, i media televisivi, da parte di uno solo dei due contendenti. L’ipotesi di Mozzi, per quanto mi riguarda, crolla quindi in partenza, nella sostanza”.

    Non è vero che grazie agli argomenti che tu porti l’ipotesi che ho propsta “crolla in partenza, nella sostanza”: perché l’ipotesi che ho proposta non ha nulla che fare con gli argomenti che tu porti.

  83. Giusbertino il 13 aprile 2006 alle 23:04

    Tutto molto bello.Bella questa analisi, belle le conclusioni. Mi ricordano le teorie economiche di stampo neoclassico, che più o meno dicevano, se tutti fanno il meglio per se stessi, sicuramente si farà il bene per tutti. Peccato che questa analisi, come le teorie neoclassiche siano molto belle sul piano teorico ma sul piano reale dicano ben poco.
    Torniamo alla realtà. Perchè le due coalizioni sono molto diverse, con programmi di azione profondamente diversi. Quindi votare l’una o l’altra avrà delle conseguenze ben precise…altro che siamo tutti belli e bravi volemose bbene.

  84. Lorenzo Galbiati il 13 aprile 2006 alle 23:39

    Caro Mozzi,

    innanzi tutto una premessa: non vorrei che lei mi considerasse in alcun modo preventivamente ostile a ciò che scrive. Lo preciso dato che abbiamo appena vivacemente dibattuto commentando altri suoi post. In passato ricordo almeno due suoi articoli molto analitici e molto equilibrati che mi hanno interessato (il post sulla classificazione in 12 categorie delle opere prime che si trova a leggere per lavoro) o che ho molto apprezzato (il post sulla morte di Wojtyla e la possibilità di intitolargli stazioni o strade).
    Insomma, credo di attenermi sempre ai contenuti nel fare le mie osservazioni. Precisazione forse dispensabile ma che m’è venuta da fare… e l’ho fatta.

    Detto questo, il passaggio logico che non ho esplicitato nel mio breve commento e che a me sembra alquanto evidente è questo: se si vive in un regime di fatto, e nel nostro caso in un regime costruito soprattutto con il controllo dei media televisivi, non si può sostenere che “Le italiane e gli italiani hanno votato responsabilmente. […]. Non è vero che chi ha votato per il centrodestra è o un rincoglionito teledipendente…”.
    Se c’è un regime di stampo “televisivo”, allora ci sarà una massa non trascurabile di persone “rincoglionite e teledipendenti”, e non perchè le persone in questione siano stupide, ma perché utilizzano quasi esclusivamente la tivù per farsi le loro idee politiche, e lo fanno senza aver affinato (per impossibilità, per malavoglia, per carenza di istruzione, per qualsivoglia motivo) strumenti che permettano loro di recepire in modo critico le informazioni televisive.
    Credo quindi che l’esistenza di un siffatto Regime escluda la sua ipotesi, che resta valida, come avevo già detto, per una minoranza di elettori del Centrodestra. E mi rendo conto di agire in modo del tutto arbitrario nello stabilire che la sua ipotesi valga per una minoranza di elettori e non per una maggioranza. Certo è che non parlerei di Regime se la sua influenza riguardasse un numero esiguo di persone.
    Del resto, lei non ha fatto alcuna distinzione nella sua ipotesi: ha raggruppato TUTTI gli elettori italiani nel gran calderone delle persone”libere e in grado di esercitare con piena consapevolezza e capacità di giudizio il fondamentale diritto del voto.”, considerazione, questa, che mi sembra assolutamente infondata e priva di ogni contatto con la realtà. Fantascientifica, se preferisce.

  85. db il 14 aprile 2006 alle 01:02

    purtroppo ha ragione mozzi. se noi ipotizziamo un soggetto succube della tv, dovremo ipotizzarne uno succube della fica (ad es. uno vota FI ergo è succube della TV, uno vota I.Staller ergo ecc.), e non è più finita. ad es. quando berlusca dice che la cultura è in mano alla sinistra dice una cosa vera: gli intellettuali sono normalmente di sinistra (vorrei ben vedere), perciò uno che vota a sinistra è succube della cultura. Noi diciamo che cultura è libertà, ma loro dicono che tv è libertà, ed è difficile non vedere che zapping=libertà di cambiare canale. In Veneto tutti i posti parastatali erano filtrati dalla DC, in Emilia dal PCI: purtroppo.
    Se per regime s’intende una coagulazione forte di sudditanza, il concetto diventa interessante ma fluido, e al limite inservibile. Se vogliamo pensare/praticare la democrazia, bisogna ipotizzare ciascun individuo come libero/responsabile. La lotta politica sarà allora un tentativo di convincere l’avversario che lui crede di essere libero/avere ragione, ma… tutti cioè pensano di essere liberi, fuorché rari masochisti; tanti poi sono effettivamente masochisti. Il soggetto è cioè (e deve essere) supposto libero, ma in realtà (e al contempo) è l’incrocio oscuro di pulsioni, interessi ecc. Cultura e democrazia insieme dovrebbero pian piano alzare il tasso collettivo di libertà individuale. Per fare ciò, la prima cosa da evitare è dire succube all’avversario, che immancabilmente e giustamente risponderà: succube sarai tu.

    (continua?)

  86. tashtego il 14 aprile 2006 alle 07:51

    @db
    per regime, in questo caso, si intende un filtraggio alla fonte della materia prima dell’informazione (non mi inoltro ner solito discorzo della cultura televisiva, che pure è corposo), vale a dire delle notizie che servono agli individui responsabili per costruirsi l’opinione che sarà alla base del voto.
    ci sono regimi espliciti che non ti fanno votare e regimi impliciti che modificano il tuo voto a loro vantaggio per così dire “alla fonte”.
    poi esistono anche quelli succubi della fica, ma che c’entra?

  87. semtex67 il 14 aprile 2006 alle 08:50

    TASH, io credo che tu confonda due idee solo apparentemente simili. L’ipotesi che i poveri siano poveri per colpa loro è il concentrato del cosiddetto “capitalismo compassionevole”, che se ne fa scudo per proclamare il suo inviolabile diritto a fare quello che vuole. Se tu leggi certi discorsi della Tatcher c’è da rabbrividire, ma per quanto sono cretini. Un tempo – tuonava la vecchia signora – i ricchi del paese donavano loro le scuole al paese stesso: era la loro moralità a farlo, non c’era bisogno di imporre le tasse per i servizi pubblici; venivano donate scuole e ospedali. Un concetto interessantissimo. Sarebbe come dire che se al piano più alto del mio palazzo c’è un riccone e quel riccone vuole arrivare a casa attraverso scale pulite, lui provvederà a farle pulire e ne beneficerò anche io. Geniale.
    Si chiama teoria del “goccia a goccia”, lascia liberi i ricchi di fare quello che vogliono e la loro ricchezza filtrerà in basso. Qui, bastano i conticini di Trespolo per verificare che è un’idiozia.
    Il liberalismo, al di là delle definizioni di scuola, ma per quello che viene concretamente praticato (o almeno, tentato) dal pezzo di centrosinistra che conosco io e da quel pezzo di centrodestra che frequento per lavoro, invece, è in sostanza questo: se in una strada ci sono tre fruttivendoli, ma gli abitanti di quella strada non mangiano abbastanza frutta, uno dei tre fruttivendoli chiude. Se invece in quella strada ci sono tre avvocati, ma ne basterebbero due, l’ordine degli avvocati alza le tariffe minime e tu sei costretto a pagare di più un servizio non perché vale di più ma perché un accordo di categoria te lo impone. L’idea sarebbe di cominciare a trattare gli avvocati – almeno in questo – come i fruttivendoli: niente più tariffe minime, niente più trincee categoriali, niente più (inoltre) fare lo schiavo per anni in uno studio perché se non lo vuoi fare, in Italia non PUOI lavorare. Vado a comprare la verdura da chi me la vende a meno, pago l’avvocato quanto merita e non quanto ha imposto l’ordine. D’altra parte, si pone subito la domanda: ma l’avvocato e il fruttivendolo in eccesso che fine fanno? Ci sono varie risposte possibili. La prima, statalista, dice “a tutti deve essere garantito il lavoro e ci deve pensare lo stato”. Credo sia ovvio che non c’è modo di farlo e che con questa logica non si fa che estendere la protezione corporativa ai fruttivendoli invece che toglierla agli avvocati. Il liberismo puro dice Cazzi loro, si arrangiassero. Il liberalismo dice Lavoriamo per costruire OPPORTUNITA’, perché tutti possano provarci. Questo, in realtà, è enormemente complicato: come tutte le soluzioni non demagogiche, direi. E’ estremamente complicato. Nel primo caso si dice che la siepe può crescere selvaggiamente, nel secondo che la siepe si taglia e basta, nel terzo che occorre lavorare su TUTTI i rami.
    In realtà il discorso è estremamente ampio e secondo me estremamente interessante, ma è ben difficile farlo qui.

    LORENZO GALBIATI Credo tu abbia colto, nella tua risposta a Trespolo un elemento fondamentale nella questione berlusconiana: il rilancio automatico, il “e allora quest’altro?” elevato a metodo dialettico. Il non dare mai risposte ma fare solo domande. Inoltre, però, c’è un altro elemento interessante: l’idea che tutti siano cretini (tranne ovviamente loro). Uscendo dall’ufficio ieri sera mi è tornato in mente una frase cui non avevo reputato utile rispondere perché sui sospetti c’è poco da dire. Ma poi l’ho trovata interessante per altro verso. Trespolo scrive, sulla vicenda Airbus, che si aspetta che adesso ci sia qualcuno pronto a rifilare la sua parte di azioni al centrosinistra non appena ritornerà al governo. Il sottinteso è: arrivano gli scemi, corriamo a tirargli il pacco. Ora, è evidente che questa è una convinzione viscerale, indiscutibile. Per cui quello che sto per dire non servirà a niente a Trespolo, però lo scrivo lo stesso perché mi pare interessante forse per qualcuno che prova a pensare e non ad ammantare la sua visceralità di numeretti. Il tentativo di accordo con Airbus lo stavano facendo, ai tempi, Bersani prima e Letta poi. Io conosco personalmente entrambi e Letta mi sembra leggermente meno preparato, più politico puro, ma certo non mi sembra un cretino. Però queste sarebbero solo le mie impressioni. Fatto sta che ho sentito personalmente più di una volta Berlusconi chiedere a Bersani di entrare nella sua “squadra” (e non l’ho sentito solo io, a volte glielo ha detto in pubblico “peccato che sia comunista”). Allora, se Bersani è il tipico cretino di sinistra che qualcuno aspetta ansiosamente per rifilargli il pacco, dobbiamo dedurne che Berlusconi -che voleva portaselo dalla sua parte- è ancora più cretino. La realtà è che Bersani sa amministrare, ha una visione strategica, sa trattare e fare compromessi al rialzo. E’ un ottimo politico e amministratore. Il piccolo problema è che ha un’idea liberale e non liberista. Vuole costruire opportunità e non mettere il timbro sul Fai come ti pare.
    Io conosco un po’ di politici di entrambi gli schieramenti. Che ce ne siano parecchi che non sanno nemmeno dove stanno di casa è indubbio, ma che a destra ce ne siano un po’ di più mi pare altrettanto indubbio. Ogni tanto sto a sentire Tabacci e penso Ma questo che c’ha a che fare con la CdL, che ha a che vedere Tabacci con, che ne so, Lunardi?

  88. giuliomozzi il 14 aprile 2006 alle 10:03

    Caro Galbiati, il fatto è che io non *sostengo* nulla nel mio articolo. Ho proposta un’ipotesi, che ritengo utile prendere in considerazione perché, adottandola provvisoriamente – come si fa per tutte le ipotesi – consente un nuovo punto di vista.
    Avrà notato che non ho portato alcun argomento in favore dell’ipotesi proposta. In realtà uno ne avrei, ma è impresentabile (credo, per dirla tutta, nel libero arbitrio: ma di una *credenza* non si può fare buon uso in un ragionamento che tenti di essere nei limiti del possibile scientifico). Non ho portato alcun argomento perché non mi interessa sapere se l’ipotesi è vera ma controllare se, putacaso, questa ipotesi può servire a qualcosa.

  89. Radicale il 14 aprile 2006 alle 11:32

    E’ vero che qui in Italia regna l’illegalità, ma è un’illegalità che non si “sente” semplicemente vivendoci, è proprio un’illegalità certificata (prigioni troppo piccole e vecchie, processi troppo lunghi, assenze in luoghi chiave come la Corte Costituzionale, lottizzazione della Rai, il conflitto di interessi non solo di Berlusconi) che è comune al centrodestra come al centrosinistra. Però i Compagni, quando si tratta di cacciare via il caudillo, tralasciano questi problemi che di politico non hanno niente in superficie e si buttano su altre cose, che puzzano di anni 70 e di un misto di Pasolini/RenatoCurcio/WuMing che fanno letteralmente cagare.
    Smettiamola con i modelli di 30 anni fa. Guardiamo Blair e Zapatero e non storciamo il naso perché non sono Marxisti. Grazie a dio, non sono marxisti!

  90. db il 14 aprile 2006 alle 12:16

    @tashtego. la faccenda del regime è terminologica: se s’intende politico, allora i regimi sono fondamentalmente 3 con le rispettive degenerazioni o variazioni. se s’intende sociologico (costituzione materiale), è simile all’egemonia gramsciana, ed è certamente un concetto essenziale. in questo senso io e penso anche tu e tanti altri si parla/va di regime democristiano, ora di regime berlusconiano.
    Il discorso che cerco di fare si può calibrare sul singolo individuo: fin dove arriva il condizionamento e dove comincia l’autonomia? in che senso ad es. un voto è libero? è chiaro che non basta opporre cultura a incultura (e chi decide il significato o il contenuto dei 2 termini?). ad es. un marxista può essere un coatto e un analfabeta un libero (un heideggeriano idem – pappagalli ce n’è ovunque).
    in democrazia il problema fondamentale è convincere la maggioranza delle tue idee = dialogo, in cui si deve prevedere/dichiarare che ognuno può cambiare. questo POTER cambiare forse è l’unica libertà definibile.
    ad es. quel marpione di D’Alema ieri ha detto: assegnare 1 presidente del senato all’opposizione non è la premessa per un dialogo, ma l’eventuale conseguenza. questa è intelligenza (per quanto antipatica)
    cultura, lo saprai meglio di me, in tedesco è Bildung = costruzione. ci si costruisce/decostruisce e si costruiscono/decostruiscono gli altri col dialogo. per questo sarà così importante la scuola nel programma di governo, e importante la distinzione di semtex tra liberista e liberale (peccato non avere una decina di quarantenni tipo Letta, tecnici/politici pensanti da mettere nei ministeri: se lo dice un anarchico, è davvero il colmo…)

  91. rossella il 14 aprile 2006 alle 12:45

    L’ipotesi è che la democrazia italiana sia come le altre democrazie europee, dove l’alternanza è un’abitudine consolidata? In passato non è stato così, a causa della nostra storia: la DC ha governato per 40 anni perché il suo antagonista era il più grande partito comunista occidentale. Che oggi le cose non stiano così, mi sembra evidente dagli ultimi preoccupanti fatti circa l’esito delle elezioni. La cosa rientrerà, però i veleni restano. Credo che questa peculiarità italiana stia alla base della differenza antropologica di cui si parla.

    Se l’ipotesi è che si sia votato liberamente, sono d’accordo. La rimonta sorprendente di Berlusconi non è dovuta a quello che i suoi elettori non hanno visto (perché manipolati, perché inconsapevoli dei propri veri interessi ecc.), ma purtroppo, a mio avviso, agli errori che Prodi ha fatto in questa campagna elettorale. Consiglio a questo proposito la lettura dell’articolo di Santomassimo sul Manifesto di ieri (“Destra profonda”).

  92. sergio garufi il 14 aprile 2006 alle 13:36

    A proposito di retorica (“che in campagna elettorale è tutto”) e di differenze antropologiche, io vorrei porre l’accento su un termine che viene inteso con accezioni molto diverse dagli elettorati dei due schieramenti (o da una loro buona parte). La parola è “interesse”. “La tutela dei miei interessi”, “il conflitto d’interessi” ecc. Nella ormai celebre sparata di Berlusconi sui “coglioni che votano contro il proprio interesse” a me non ha scandalizzato tanto l’insulto, quanto il fatto che nessuno abbia colto il senso che veniva attribuito al termine “interesse”. Berlusconi pronunciò quella frase nella sede della Confcommercio, e, pur senza dirlo esplicitamente, fece capire che votare per la Casa delle libertà significava per quella categoria ottenere in cambio una politica fiscale più accondiscendente (o meno rigorosa) rispetto a quella dell’Unione. Segnali in questo senso ne aveva dati diversi in precedenza: ricordo il consiglio, all’inizio del suo mandato, rivolto ai cassintegrati della Fiat, di arrotondare con qualche lavoretto in nero. Più o meno la stessa cosa ribadì ai pensionati in altra occasione; e si potrebbe aggiungere la sparata sul fatto che una pressione fiscale oppressiva e iniqua come quella attuale renda moralmente giusta e comprensibile l’evasione fiscale. Insomma, in definitiva si suggeriva che con lui al governo, e diversamente dall’Unione, quelle specifiche categorie (liberi professionisti, commercianti e piccole imprese) e quegli specifici reati avrebbero goduto di un occhio di riguardo, o perlomeno di una legislazione più comprensiva (vedi la legge sulla depenalizzazione sul falso in bilancio, i vari condoni ecc). Ora, è fin troppo evidente che il tipo di “interessi” che Berlusconi si proponeva di garantire è un interesse particolare (corporativo), ed è altrettanto chiaro che la tutela di interessi particolari è in contraddizione con la tutela degli interessi generali. Per esempio, se non conduci una stenua lotta all’evasione fiscale, che nel nostro paese ha dimensioni gigantesche, non puoi non penalizzare chi, come gli impiegati e i pensionati, le tasse è costretto a pagarle tutte fino all’ultimo euro. Promettere contemporaneamente aumenti agli stipendi degli statali e alle retribuzioni dei pensionati non riequilibra il danno, va solo a scapito di qualche altra voce (maggior indebitamento dello Stato o minori servizi sociali). E qui si innesta un’altra considerazione che affonda le radici in un luogo comune molto diffuso, cioè quello sull’incoerenza di coloro che appartengono a una classe sociale abbiente e votano a sinistra. Lungi dall’essere degli ipocriti, in realtà questo tipo di persone auspica, col proprio voto, una maggior redistribuzione del reddito, ossia fa una cosa che in qualche modo li penalizza a vantaggio dei più bisognosi. Esprime quindi una scelta che non tutela i propri interessi particolari ma privilegia quelli più generali. Nella visione pragmatica e utilitarista (per non dire egoista) di certo elettorato di destra, questi idealisti possono apparire dei “coglioni”, quando invece sono delle persone che sanno, in concreto, quanto la tutela dell’interesse generale comporti inevitabilmente dei benefici per tutti. A mio avviso lo sfascio del paese, il suo mostruoso indebitamento, nasce proprio da questa cultura del privilegio particolare, che oggi Berlusconi incarna perfettamente ma che non ha generato lui. Ha radici più lontane e profonde. Il compito dell’intellettuale è quello di denunciare il tumore quando la metastasi non è ancora diffusa. Ecco perché ho amato “Ginger e Fred” di Fellini e non ho amato “Il Caimano”. Perché l’italietta cialtrona e briatorizzata esisteva già prima, e Berlusconi gli ha solo dato l’opportunità di non vergognarsi, l’ha portata alla luce (e al governo). Quando rimproverarono a Fellini di aver sprecato un film come “Ginger e Fred” per denunciare un fenomeno tutto sommato marginale e irrilevante (eravamo nell’86), lui rispose dicendo che quello era il cancro dei prossimi vent’anni.

  93. tashtego il 14 aprile 2006 alle 13:38

    C’è sempre troppa carne al fuoco, i discorsi sono sempre troppo complicati, implicati, connessi con altro ed altro ancora.
    Quindi bisogna tagliare con l’accetta.
    Quello che volevo sommessamente dire è che il “povero”, è considerato dalle ideologie liberal-liberiste (non vedo gran differenza tra il praticare una politica liberale dall’auspicarla e teorizzarla) un perdente nella lotta per l’accaparramento delle risorse.
    Questa lotta – si teorizza la competizione, dunque di lotta si tratta – è vista come generatrice di ricchezza. E lo è.
    Il punto è che genera anche diseguaglianze tremende, povertà, emarginazione, sfruttamento del lavoro – oggi tutti dicono “plus-valenza”, ma si tratta pur sempre di “plus-valore”, eh – super-sfruttamento delle risorse naturali ed energetiche, spreco indiscriminato legato al *necessario* consumismo.
    In definitiva sto parlando di una cosa che in pochi decenni, non più di due o tre, o si cambia o distrugge il pianeta (Diamond, Collasso).
    La cosa interessante è che oggi abbiamo una tale abbondanza di risorse e di tecnologia da poter abolire per sempre il concetto stesso di povertà: ma per far questo dobbiamo almeno avere un efficiente sistema di re-distribuzione della ricchezza, connesso con l’idea di “giustizia sociale”.
    Non si pretende di abolire la ricchezza (per ora), ma di abolire la povertà.
    Eccetera.
    L’altra cosa interessante è che quella che nel Novecento fu un’utopia che si realizzò drammaticamente in alcuni paesi, oggi, anche se non va di moda nemmeno tra le persone più avvertite, sembra essere diventata una futura necessità a tempi brevi: non più l’Avvenire ma il Presente.
    Insomma è il principio di realtà e di auto-conservazione che condurrà alla riconsiderazione del socialismo come sistema politico, stavolta su scala mondiale.
    Il pianeta è ormai sulla soglia di conflitti non prima immaginabili, ma che sono già nettamente alle viste: in confronto al XXI secolo, le atrocità del Novecento faranno ridere.
    Talvolta le grandi onde oceaniche non sono ben percepibili, mentre si vedono bene le increspature di superficie, che spesso vanno nella direzione opposta a quella dell’onda grossa. La grande onda sulla quale galleggiamo, che ha origine nella Rivoluzione Industriale, sta sollevandosi sempre più e tra poco comincerà a frangere.
    Oggi è più vero che mai: socialismo o barbarie.

  94. Mark il 14 aprile 2006 alle 13:43

    Il governo Berlusconi (governo moderato) aveva contro soprattutto i verdi e i comunisti, i dipietristi, i massimalisti di Micromega, dunque i Furio Colombo, i Tabucchi, i Travaglio, i comici, i Moretti, i girotondini, i no global, gli avversatori della Legge Biagi e di ogni grande opera pubblica; nota: il governo Berlusconi rappresentava metà del Paese. Poi. Un governo Prodi (che i più auspicano moderato) avrebbe contro soprattutto i verdi e i comunisti, i dipietristi, i massimalisti di Micromega, dunque i Furio Colombo, i Tabucchi, i Travaglio, i comici, i Moretti, i girotondini, i no global, gli avversatori della Legge Biagi e di ogni grande opera pubblica; nota: un governo Prodi rappresenterebbe l’altra metà del Paese. Poi. Un governo di coalizione Prodi-Berlusconi o simili (governo moderato) avrebbe contro soprattutto i verdi e i comunisti, i dipietristi, i giustizialisti e i massimalisti di Micromega, dunque i Furio Colombo, i Tabucchi, i Travaglio, i comici, i Moretti, i girotondini, i no global, gli avversatori della Legge Biagi e di ogni grande opera pubblica; nota: un governo di coalizione Prodi-Berlusconi o simili rappresenterebbe la quasi totalità del Paese. Ne consegue (equazione finale) che il Paese (tutto il Paese) ha un grande problema: i verdi e i comunisti, i dipietristi, i massimalisti di Micromega hanno rotto la minchia.

  95. bart il 14 aprile 2006 alle 13:48

    re: “succubi”/incrocio oscuro di pulsioni

    … Dipanare (politicamente) l’intreccio tra il bíos delle appartenenze/dipendenze, sovente complessuale, che ci avviluppa in una rete contingente comune (pratityasamutpada secondo il buddismo) che è anche “nuda vita”… esposta ai pericoli della totalizzazione in balia dei paradossi e dagli arbitri della sovranità (a prescindere dalle sue forme)…

    elaborare politicamente quanto scriveva Antelme (ripreso da Agamben):
    i campi di concentramento avevano insegnato che “la messa in questione della qualità di uomo provoca una rivendicazione quasi biologica dell’appartenenza alla specie umana”…

  96. Lorenzo Galbiati il 14 aprile 2006 alle 14:25

    @ GESTORI DI NI:
    vedo che a quanto pare tollerate LO SPAM, a giudicare dal post di Mark, immesso sia ieri che oggi. che faccio, gli rispondo nello stesso modo di ieri?

    Per ora invece riporto questo, chissà se sia da comunista farlo sapere.

    IL MINISTERO DELL’INTERNO:

    ERRORINO, C’ERANO 5266 SCHEDE CONTESTATE E NE AVEVAMO CONTATE 82850…

    “Il numero delle schede contestate si riduce da 43.028 a 2.131 per la Camera dei deputati, e da 39.822 a 3.135 per il Senato della Repubblica”. Lo rende noto il Viminale, spiegando che “il primo, provvisorio calcolo delle schede contestate è frutto di un errore materiale”.

    Dal televideo, un’ora fa circa.

  97. tashtego il 14 aprile 2006 alle 14:37

    @mark
    ma non l’avevi postata sopra questa tua minchiata?
    lo sai che uno che definisce “massimalisti” quelli di Micromega, o non sa cosa vuol dire la parola “massimalismo”, oppure è un minchione?

  98. Trespolo il 14 aprile 2006 alle 15:33

    @Lorenzo: l’unica cosa saggia che poteva fare il centrodestra, e che è stata fatta provocando la reazione delle prime file di confindustria, è stata quella di smetterla di REGALARE Aziende Pubbliche agli amici degli amici e obbligare, per esempio, una società come ENEL a rifocalizzarsi sul suo core business invece di andare a inquinare il mercato con operazioni collaterali che NULLA avevano a che fare con una società come ENEL.
    Le PRIVATIZZAZIONI (che liberalizzare è un’altra cosa caro Semtex) fatte dal centrosinistra sono state una PORCATA IMMONDA che è costata all’Italia una montagna di soldi e che ancora costa una montagna di soldi.
    Qui si continuano a fare discorsi strategici (??) che non hanno significato alcuno se poi non si entra nella sostanza e non si cerca di capire se la strategia era giusta o sbagliata.
    Perché non basta fare le strategie: si deve anche VERIFICARE che funzionino, altrimenti c’è qualcosa che non mi quadra.

    Poi insisti nel continuare a parlare di regime. In Italia, da quando è nata la Repubblica, non è più esistito un regime e la controprova è data dal fatto che il centrosinistra ha VINTO le elezioni senza che scendessero in piazza i carrarmati. Quelli sono regimi. Da noi il Viminale ha dichiarato stamattina, dopo i dovuti controlli, che c’era stato un errore nel conteggio delle schede contestate, risolvendo in questo modo la querelle. Ma di che golpe bianco parli? E’ il comportamento di un regime questo? Nel 2001 il centrosinistra recuperò 36.000 voti dopo le verifiche. Qualcuno disse qualcosa o paventò “golpe bianchi”? Per favore: un simile atteggiamento è PUERILE e crea un’immagine dell’Italia che non esiste da dopo la seconda guerra mondiale.
    Che esista una differente visione fra chi vota centrodestra e chi vota centrosinistra mi pare scontato, ma in nessuno dei due casi in Italia si può parlare di regime; continueremo a votare e a scegliere i politici che più ci piacciono.
    Personalmente non avrei nemmeno imbastito questa storia delle verifiche, o almeno avrei cercato di fare i dovuti controlli con più eleganza, ma con i comportamenti ineleganti di entrambe le parti, potremmo scrivere un’enciclopedia.
    Per quanto mi riguarda il centrosinistra ha vinto, i miei complimenti e, come scrivevo dalle mie parti: che la smettano di fare campagna elettorale, si chiudano in una stanza e pensino a come governare e non a rilasciare dichiarazioni inutili a giornali e televisioni.
    Sono anche convinto che questo governo durerà MOLTO poco e che l’anno prossimo ci ritroveremo a votare, ma è una mia opinione, quindi opinabile :-)

    @Semtex: mi pare strano, molto strano, che uno “stratega” d’alto livello come te non conosca, almeno a grandi linee, la sostanza delle più importanti SVENDITE “strategiche” messe in campo da quell’accozzaglia di dilettanti che gestirono le Aziende Pubbliche (e la loro privatizzazione) durante il governo del centrosinistra.
    Se non conosci il contesto delle principali operazioni finanziarie italiane, mi spieghi su cosa le fai le strategie? Non ho sicuramente lavorato con tutte quelle porcate, ma in alcune ho messo il naso ed è NECESSARIO, appunto perché si tratta di attività strategiche, avere almeno un’idea del contesto economico complessivo nel quale sono collocate e dei principali attori coinvolti (che poi sono sempre gli stessi, purtroppo) per poter dire e fare alcunché. In caso contrario si parla di scelte tattiche, gestite sul breve periodo e sganciate dal contesto: speculazioni, traducendo in soldoni.
    Semtex, tanto per chiarire: tu finora non hai spiegato nulla, né a me, né a nessun altro. Ti sei limitato a esporre delle opinioni personali e come tali opinabili. Strategia? Può essere, tutto può essere a questo mondo.

    Buona serata e Buona Pasqua. Trespolo.

  99. Trespolo il 14 aprile 2006 alle 15:55

    @Semtex: leggo solamente ora delle argomentazioni che riporti all’interno della risposta a Galbiati e, per sostenerle, continui a sbandierare conoscenze e appartenenze. Posso dire che ti lascio conoscenze personali e appartenenze? Lo faccio con piacere: ho la fortuna di non dover “conoscere” nessuno :-)

    Dovresti comunque sapere che non esiste mai un’unica scelta da fare (tattica o strategica che sia), così come dovresti sapere che chi sa e chi non sa è sempre equamente distribuito. Bersani in gamba? E chi ha mai detto il contrario? E’ per questo motivo che mi pare MOLTO strano che il centrosinistra abbia riproposto, per la seconda volta, il “buon ex boiardo di stato” Prodi, nonché “ex tappabuchi di Andreatta”.
    Perché non ci spieghi qual era la strategia alle spalle di una scelta simile (Prodi intendo)? Dovresti saperlo, la conosco pure io che non “conosco” nessuno.
    Forse, se provassi a spiegarla, qualche elettore del centrosinistra avrebbe qualche elemento in più per capire come mai ha dovuto votare turandosi il naso.

    Buona serata. Trespolo.

  100. Mark il 14 aprile 2006 alle 16:18

    dall’Economist:
    “Mr Prodi capisce che l’Italia ha bisogno di cambiamenti. Ma non è un liberista orientato verso il libero mercato, e la sua coalizione a 13 gruppi comprende due partiti comunisti che sono visceralmente contro le riforme. Sotto la loro influenza, una delle prossime sicurezze garantite dal centrosinistra è il ribaltamento della legge Biagi fatta dal centrodestra che ha permesso un boom nel lavoro interinale e part time”

  101. Mark il 14 aprile 2006 alle 16:20

    Roma. Ci sono gli alleati-soci diessini che un po’ sghignazzano e un po’ s’incazzano: “Un partito di plastica. Se si fossero dati un po’ più da fare, mezzo punto, un punto in più, non avremmo perso il Senato nel Lazio”. Loro, quelli della Margherita, un po’ replicano (“pure i Ds, a Roma, si aspettavano il 26 per cento”) e ovviamente ammettono, come fa Roberto Giachetti, il segretario cittadino: “Un risultato chiaramente insoddisfacente”. Brucia, sotto la pelle dell’universo rutelliano, il risultato nella capitale, che appunto Rutelli per otto anni da sindaco ha guidato: appena il 9 per cento, sotto Rifondazione che ha il 9,5, parecchio meno della metà dei Ds, al 21,5. Insomma, a Roma la Margherita, se si tiene conto sull’altro fronte dei risultati di Forza Italia e An, è il quinto partito. Vero che le stesse previsioni davano la Margherita tra il 9 e l’11 per cento, “e non potevamo certo prendere i voti del 2001, con Rutelli candidato premier, e rispetto alle ultime provinciali siamo passati da 72 a 147 mila voti: non è una catastrofe nucleare”, insiste Giachetti, ma tutti i dirigenti hanno lo stesso l’amaro in bocca. Soprattutto, ha impressionato lo scatto in avanti del Prc, che ha così spedito, nella capitale d’Italia, i moderati del centrosinistra al terzo posto. Del resto, da gran tempo per la Margherita le cose non sono facili. Un partito diviso in componenti, con i prodiani ulivisti guidati dal presidente della Provincia, Enrico Gasbarra, mentre il rutelliano Giachetti guida il partito in città, e Giorgio Pasetto quello laziale. Personalità e sensibilità che s’incontrano e (più spesso) si scontrano. Nelle cronache di questi giorni, le polemiche sono esplose. L’assessore regionale Silvia Costa ha accusato i candidati del partito alle prossime elezioni comunali di “strabismo politico”: “E’ sembrato che questa campagna elettorale, per le politiche, non li riguardasse”. Gasbarra, pubblicamente, si è lamentato: “Mi sento trattato come un semplice militante”. E la polemica è ancora più feroce sulle candidature volute da Rutelli e da Franco Marini. Spiegano gli (interessati) alleati diessini: “Le hanno imposte scontentando il gruppo dirigente locale, aprendo conflitti. Così, tutte le componenti e le correnti erano insoddisfatte”. Non sarà una matassa facile da sbrogliare, quella romana. C’è appunto l’insoddisfazione di Gasbarra, che racconta: “Per tre anni, a Roma, tutta l’area ulivista, più del 35 per cento del partito – quella che ha organizzato la cena con duemila persone con Prodi al Palaeur – non ha avuto patria. Il partito è chiuso in se stesso, neanche un conflitto”. Replica Giachetti ricordando che al tempo del congresso, quando fu eletto segretario, “Gasbarra scelse la strada dell’Aventino con i suoi amici, preferendo non partecipare. Noi abbiamo lavorato per ricostruire l’unità in tutti i municipi. E’ ingeneroso dire che non c’è una gestione unitaria”. In realtà, Gasbarra non ce l’ha tanto con Giachetti, quanto con Pasetto, il segretario regionale, “ultimo segretario della Dc, primo segretario del Ppi, primo segretario della Margherita”. Accusa il presidente della Provincia: “Il partito ha un messaggio forte, il progetto di Rutelli è accattivante, ma non siamo attrezzati, né dal punto di vista della gestione unitaria né da quello dell’utilizzo degli uomini che fanno opinione. E’ come avere a disposizione una macchina da Formula Uno e andare in giro con una 126”. Lamenta anche, Gasbarra, di “non essere utilizzato dal partito”. Ha fatto notare, nelle ore successive all’apertura delle urne: “Non è colpa mia se quando Rutelli andava a Genzano io venivo dirottato ad Amatrice. Insieme avremmo ottenuto un effetto maggiore”. E Giorgio Pasetto, che dice? Mantiene il profilo basso, il coordinatore regionale, e si lamenta molto del voto sul litorale (provincia, non a caso, romana e dunque gasbarriana). E il rutelliano Mario Di Carlo ha maliziosamente annotato che “la Margherita ha preso pochi voti perché ha una responsabilità di governo forte senza avere la visibilità”. Replica Gasbarra: “Nella provincia il centrosinistra è cresciuto: fui eletto con un milione di voti, oggi siamo a un milione e 370 mila”. Poi rilancia la sua critica alla gestione del partito: “E’ dal 2002 che leggo sui giornali i nomi dei nostri candidati. Nessuno mi ha mai chiesto un consiglio, che avrei dato ben volentieri”. Giachetti prova a smussare: “E’ evidente che qualcosa non è andato, che non abbiamo fatto il botto, ma anche che il risultato è caduto addosso a tutti, pure ai nostri alleati”. I quali sono apertamente in attesa di “una resa dei conti” nel partito rutelliano. Fanno già sapere i Ds: “Deve essere chiaro che nel partito democratico che andiamo a costruire non devono portare logiche del genere”. Ammette Giachetti: “Ci sono dei problemi del partito che non voglio trattare sulla stampa, ma nelle sedi interne”. Di solito, a primavera, le margherite se la passano meglio.

  102. Mark il 14 aprile 2006 alle 16:21

    ANNULLERANNO QUASI CERTAMENTE I VOTI DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO.
    ANCORA UN PO’ DI STRIZZA….

  103. Lorenzo Galbiati il 14 aprile 2006 alle 16:50

    Trespolo, per quanto mi riguarda non si dialogare quando uno dei due interlocutori parla ma non ci sente o, peggio, non vuole sentire.

  104. Trespolo il 14 aprile 2006 alle 17:15

    @Lorenzo: ok, va tutto bene; faccio il riassunto/compitino:
    1) il centrosinistra non ha mai commesso errori (quelli li fanno gli “altri”),
    2) aveva e ha un disegno strategico perfetto,
    3) i suoi consulenti strategici sono i migliori e dei geni,
    4) ha sempre operato correttamente,
    5) non è implicato in nessuna lobby,
    6) non è impastoiato con nessun potere forte,
    7) è pervaso da un senso morale ed etico senza eguali al mondo,
    8) è guidato da un futuro Capo del Governo irreprensibile e senza macchia,
    9) eletto dal miglior elettorato del mondo,
    10) e, soprattutto, opera sempre a favore dei cittadini :-)

    Buona Pasqua. Trespolo.

    PS: dimenticavo, nel 2007 rivoteremo, forse ancora in autunno e, a fronte delle scelte strategiche che si appresta a fare e che farà con grande coerenza, questo governo, senza macchia e senza paura, sarà asfaltato, senza alcuna possibilità di replica, dagli elettori; quelli cattivi ovviamente.

  105. Lorenzo Galbiati il 14 aprile 2006 alle 17:47

    CONT.
    @trespolo
    che tu infatti non abbia ancora capito cosa io, come ogni liberale serio, intenda oggi per regime, dopo tutto quello che ti ho scritto, è indicativo di quanto tu sia sordo e non ti voglia confrontare su nulla che non siano le tue fonti e i tuoi conti…

    e infine, è impossibile dialogare con chi non risponde mai a domande ben precise – che ti ho fatto non solo su NI – continuando solamente a rilanciare, e capisco bene questo comportamento perchè pur con tutti gli errori e i difetti, il Centrosinistra è assolutamente preferibile, per la democrazia, al Centrodestra, da qualsiasi pdv lo si guardi: è chiaro quindi che chiunque cerchi di nascondere questo fatto eviterà di fare distinguo su ciò che è democratico e ciò che non lo è e preferirà dedicarsi ad altro, tipo fare i conti in tasca a Prodi e criticare semtex per gli argomenti che secondo te non porta, come se tu fossi riuscito a spiegare e a convincere qualcuno su quanto sia stato bravo l’economista Tremonti, colui che ha portato l’Italia a crescita zero, il nostro uomo dei condoni, che voleva vendere ancora un po’ tutto il patrimonio artistico e paesaggistico dell’Italia, spiagge comprese.
    Prova a spiegarcelo, a noi e a comunisti come quelli dell’Economist, scrivi un bel saggio senza troppi numeri né tecnicismi e spediscilo a qualche rivista, anche online, così magari capiremo bene le tue opinioni sul perchè dal pdv economico l’Italia a crescita zero è stata salvata da Tremonti e quella entrata nell’Euro è stata distrutta da Prodi.
    Mi piacerebbe leggere un tuo bel saggio così in un rivista di politica e vedere poi che ne pensano gente come semtex e giornalisti esteri esperti in economia.
    Mi piacerebbe davvero.

    Altro non ho da dirti, dato che tu sul resto, su tutto ciò che non sia economia, hai deciso di non intendere ciò che ti ho profusamente scritto. In altre parole ritengo inutile continuare a dialogare con un interlocutore che non riconosce la differenza di cultura democratica tra un esponenete qualunque del centrosinistra e un berlusconi cha da settimane grida ai brogli, che dichiara che la sinistra li ha sempre fatti anche in passato e in modo “professionale” e che dice, come ha detto ieri, che con il riconteggio delle schede il risultato elettorale “DEVE” cambiare.

    Ti faccio inoltre notare che Berlusconi ha fatto credere a tutti di aver chiesto lui il riconteggio delle schede contestate, come fosse una sua iniziativa, quando avviene ogni volta, dato che è previsto per legge.
    Quindi, è inutile che dici che “personalmente non avrei nemmeno imbastito questa storia delle verifiche…”.
    Questa storia Berlusconi l’ha imbastita con un chiaro intento politico-mediatico: far credere ai suoi elettori che i risultati delle elezioni sono dubbi, che la vittoria di Prodi è sospetta, e continuerà a dirlo anche a fine della conta (purtroppo per lui, pare che di più non si possa fare per fare in modo che il suo DEVE cambiare, riferito al risultato elettorale, si trasformi in E’ CAMBIATO, grazie a Dio, l’italia è sì un regime ma ha ancora delle strutture democratiche che tengono, che berlusconi non è riuscito a distruggere in 5 anni, ma forse in 10 chissà cosa avrebbe fatto…).
    E’ agire politico questo, agire antidemocratico, per la precisione: è la tanta parte dell’agire politico di Berlusconi il cui significato in termini di rispetto delle regole democratiche, a me pare ti sfugga o tu voglia farti sfuggire.
    Quindi, nessun giudizio da parte mia su di te come persona (solo su ciò che scrivi), ma meglio evitare, per entrambi, di perdere altro tempo sulla tastiera a risponderci.

  106. Lorenzo Galbiati il 14 aprile 2006 alle 17:57

    @trespolo,
    vedo ora che hai fatto un riassuntino, di che cosa, dato che io non ho mai scritto nulla di simile,nè qui su NI nè a te, e ti sfido a provare il contrario?

    Immagino quindi che hai riassunto cose scritte da altri, ma rivolgendoti a me – chissà perché – oppure che hai scritto un commento intellettualmente disonesto se il riassuntino è su (presunte) cose scritte da me.

    Ci tengo a dirlo, perchè essendo un commento pubblico io devo difendere ciò che scrivo e non posso far passare per mie cose che non ho mai sostenuto in nessuna forma simile a quella che tu hai riportato nel riassuntino – compitino.
    Chiunque legga ciò che scrivo qui su NI e in particolare ciò che rivolgo a te può ben vedere che il mio scrivere è imperniato su altro.
    Chi poi voglia approfondire ciò che penso in campo politico
    può leggere su
    http://www.primumvivere.splinder.com
    http://www.pistorius.splinder.com

  107. Trespolo il 14 aprile 2006 alle 18:15

    @Lorenzo: ultimo riassunto/compitino e chiudo:
    1) i liberali seri sono solo nel centrosinistra,
    2) quelli del centrodestra non rispondono mai alle domande,
    3) il centrosinistra è democratico, il centrodestra no,
    4) quelli del centrodestra ignorano la democrazia e si limitano a fare conti,
    5) devono scrivere saggi economici per chiarire la loro posizione,
    6) la cultura democratica sta solo nel centrosinistra,
    7) qualunque affermazione di uno del centrodestra è inutile,
    8) gli elettori del centrodestra sono degli stupidi e credono a tutto,
    9) gli scienziati e i consulenti strategici sono solo del centrosinistra (ripreso da un commento precedente),
    10) fatte queste premesse: non si riesce mai a dialogare con quelli del centrodestra.

    Sorriso :-)

    Buona serata. Trespolo.

    PS: nonostante il riassunto, nel 2007 rivoteremo, forse ancora in autunno e, a fronte delle scelte strategiche che si appresta a fare e che farà con grande coerenza, questo governo senza macchia e senza paura, sarà asfaltato, senza alcuna possibilità di replica, dagli elettori; quelli cattivi ovviamente.

  108. tashtego il 14 aprile 2006 alle 22:34

    “6) la cultura democratica sta solo nel centrosinistra”.
    esatto, trespolo.
    qui sta il problema.

  109. Sarah il 26 agosto 2006 alle 09:53

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