questa è la vita

27 aprile 2006
Pubblicato da

di Christian Raimo

questa volta mi sono seduta sul letto, mi hai detto,
eri stanca persino di uscire, vieni a farti un giretto?,
e andare dove?, mi hai chiesto, son rientrata adesso,
sono le nove e devo ancora farmi una doccia e cenare.
ho insistito, esci ti aspetto, ci prendiamo una cosa, parliamo.
ma parlare di cosa, mi hai detto, un’altra serata a parlare di affitto?
con tu che mi dici che il prossimo mese ti fanno un contratto
e ti danno quattrocento euro al mese escluse le spese di pranzo e benzina,
o a lamentarsi in gruppetto dell’impossibilità condivisa di fare un progetto
che duri due giorni, di accendere un mutuo, a fare la gara a chi più insicuro,
a chi ha meno idea di cosa fare in futuro, ma anche tu non sei stufo?
scusami ho sonno e devo andare in cantina, mi riprendo la rete
che avevo buttato, quest’altra che ho messo è peggio dell’altra,
ci dormo malissimo e da due settimane mi sveglio con la schiena attrappita.
ci sentiamo domani, magari per pranzo, se ti sta bene, questa è la vita.

25 Responses to questa è la vita

  1. panza il 27 aprile 2006 alle 10:30

    Dio mio, e cosa sarebbe questa?

  2. Franz Krauspenhaar il 27 aprile 2006 alle 10:32

    Brutta situazione. E’ anche vero che il lavoro fisso, sempre nello stesso posto, sempre con lo stesso stronzo che ti controlla e ti rompe i coglioni, magari per anni, puo’ anche essere peggio.
    Bisognerebbe essere flessibili in un posto fisso. Vale a dire, bisognerebbe fare il lavoro che si è scelto.
    Alcuni ci riescono, in Italia.
    Alcuni di questi (quanti?) tramite una bella raccomandazione…

  3. nanook il 27 aprile 2006 alle 10:42

    mi riprendo la rete che avevo buttato, quest’altra che ho messo è peggio dell’altra

    Simone gli rispose: «Maestro, tutta la notte ci siamo affaticati, e non abbiamo preso nulla; però, secondo la tua parola, getterò le *reti*».

  4. stefano borgarelli il 27 aprile 2006 alle 10:42

    già, “flessibili in un posto fisso”… d’Altan l’intuizione primigenia (v. ur-strip, la vignetta del tizio che si volta: “che fa?”, e l’altro con l’ombrello, che gli predica la flessibilità, con la palpebra pesante, l’occhio da maiale).

  5. killer il 27 aprile 2006 alle 10:59

    a me sembra una sciocchezza!

  6. Raffi il 27 aprile 2006 alle 11:35

    Con la rete mi hai ricordato il letto della mia infanzia.
    Con tutto il resto la mia adultità…
    e mi sto ancora domandando francamente cosa sia peggio :-)

  7. Evalu il 27 aprile 2006 alle 12:05

    bisogna rivedere anche i motti:
    rogito ergo sum

  8. killer il 27 aprile 2006 alle 12:23

    raimo non scrive molto bene, tutt’altro…

  9. "Aldo Biscardi" il 27 aprile 2006 alle 14:29

    grande raimo! veramente non ne possiamo più di questa colata melmosa di romanzi, romanzetti, racconti, saggetti, interviste, reportage su precari e compagnia! baaaaaaaaaaaaaaaaaaaaasta!!! è ormai un vero e proprio sottegenere totalmente codificato buono soltanto a dar lavoro a quelli che ne scrivono.
    perchè, poi, diciamolo: posto che letterariamente hanno poco o nulla da dire, a quale effettualità “politica” o “sociale” puntano? cosa si cerca nella spastica ripetizione dello stesso motivo? soltanto che ne siamo sempre più anestetizzati, annoiati, prevenuti. e amen.
    “con tu che mi dici che il prossimo mese ti fanno un contratto
    e ti danno quattrocento euro al mese escluse le spese di pranzo e benzina,
    o a lamentarsi in gruppetto dell’impossibilità condivisa di fare un progetto
    che duri due giorni, di accendere un mutuo, a fare la gara a chi più insicuro, a chi ha meno idea di cosa fare in futuro, ma anche tu non sei stufo?” Sì, sono stufo. Se continuano così torno a leggere il signore degli anelli…

  10. maria luisa venuta il 27 aprile 2006 alle 14:31

    Bella descrizione del malessere serale, quando anche le velleità di sopravvivere al giorno dopo sono seppellite sotto la stanchezza e il chiedersi se sarà così per tutta la vita. Comunque usare il futon è il primo passo per uscirne. andare a vedere il mare e non parlare sempre di affitti anche. un buon bicchiere di vino o di pernod, pure. insomma al precariato e alla mancanza di progetti si risponde solo con una posizione zen dell’animo: l’oggi per l’oggi.

  11. Mapi il 27 aprile 2006 alle 14:52

    … terribile vita… se questa è la vita (mi pare di capire che si tratti di un inedito) o sbaglio? Mapi

  12. Florestano il 27 aprile 2006 alle 15:06

    Metricamente coinvolgente. Il ritmo che s/c-ostituisce il contenuto? Vaghe influenze gemmagaetaniane, forse… Molto interessante comunque l’esercizio di stile.

  13. tashtego il 27 aprile 2006 alle 15:29

    Delle poesie con troppo contenuto
    Meglio: come questa
    Con un contenuto così prevalente
    Oggettivo, fattuale
    Non-sublimato del tutto
    Non del tutto fatto-verso
    Penso che sono troppo una via-di-mezzo
    E sospendo ogni adesione
    Che pure vorrei dare alla ragazza
    Che passa la sua vita
    Sulla soglia sorvegliata
    Dal Guardiano della Legge.

  14. elogodelleccedenza il 27 aprile 2006 alle 16:39

    Ancora Raimo con queste sciocchezze?

  15. elogiodelleccedenza il 27 aprile 2006 alle 16:39

    elogio non elogo

  16. daniele il 27 aprile 2006 alle 17:54

    pavese, carver, bukowsky…e cristian raimo
    piaciuta!!!

  17. nameless il 27 aprile 2006 alle 18:56

    bella bella :)

  18. andrea.nobili il 28 aprile 2006 alle 07:42

    Sì, concordo pienamente con Aldo Biscardi e Killer….
    Io al Signore degli Anelli ci sono tornato da tempo:

    Non tutto l’oro luccica
    né i viandanti sono perduti
    il vecchio che è forte non s’aggrinza
    le radici profonde non gelano
    dalle ceneri rinascerà un fuoco
    nuova sarà la lama ora rotta
    e Re quei che è senza corona

    Il guaio è che scrivere di precariato fa molto trendly: anche quando si scrivono cagate… “l’audience” è assicurato.

  19. "Aldo Biscardi" il 28 aprile 2006 alle 08:30

    chiarisco: il mio non era un commento contro il pezzo di raimo, sarcastico o ironico. Era un dargli ragione: io ho letto questo intervento come una presa di posizione poetica vs. il mainstream sociologiese e antiletterario di questi tempi. Poi magari ho preso una cantonata io, eh!

  20. killer il 28 aprile 2006 alle 08:31

    Io Raimo lo manderei a lavorare, ma lavorare davvero, in un grande magazzino, come commesso tuttofare. Si stancherebbe e scriverebbe meno vaccate!

  21. Button il 28 aprile 2006 alle 09:11

    Il Biscardi e il Nobili non sono mica dei precari, no, hanno il lavoro fisso loro, si scocciano se qualcuno parla di precariato, ma sì, che ognuno si guardi al proprio orticello privato e mandi al diavolo il prossimo. Massì, chiudetevi in casa col vostro signore degli anelli che è meglio, e onorateci con un po’ di silenzio!

  22. andrea.nobili il 28 aprile 2006 alle 09:37

    Button
    precario lo sei dentro, non fuori.
    Poi io non ho il lavoro fisso per la cronaca…

  23. "Aldo Biscardi" il 28 aprile 2006 alle 11:08

    button, il precariato e mazzi vari è un problema, non temere che non lo sappia. se amassi indulgere nell’iperbole ti direi che è un genocidio (simbolico) generazionale. ma non stiamo parlando di questo! perchè resta da vedere se la *letteratura* debba umiliare se stessa andando dietro a un sindacalismo, tra l’altro all’acqua di rose, o non debba fare altro: chè magari sarebbe forse ben più scomoda di questo prevedibile e previsto piagnisteo generalizzato.
    ho detto che torno a leggere il sda per paradosso, perchè a forza di imitare i giornali o le inchieste sociologiche la letteratura consuma se stessa.
    vedila in altri termini: per sapere che il precariato è una tragedia umana, esistenziale, oltre che economica e politica, non ho bisogno di leggerlo su un libro da parte di uno scrittore che si improvvisa giornalista d’inchiesta, basta guardarmi in giro. dalla letteratura ho il diritto ad aspettarmi qualcosa di più, no?

  24. tashtego il 28 aprile 2006 alle 13:07

    @aldobisca
    il sindacalismo all’acqua di rose, la letteratura che umilia se stessa, il piagnisteo generalizzato, la letteratura che consuma se stessa, dalla letteratura di aspettarmi di più ho il diritto.
    la parola “letteratura” usata più volte.
    in senso alto s’intende, che mica è sindacalismo, mica è piagnisteo: è altro, anzi: ALTRO.

  25. labellaestate il 14 maggio 2006 alle 20:44

    Raimo va capito, ha un suo stile contrariamente a molti altri. Il precariato è una triste realtà acui non riusciamo ad opporci.



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