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	Commenti a: Cooperazione sociale italiana	</title>
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		<title>
		Di: cristiano prakash dorigo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/02/cooperazione-sociale-italiana/#comment-28040</link>

		<dc:creator><![CDATA[cristiano prakash dorigo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 May 2006 18:53:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao, lavoro da più di una decade in ambito sociale, e precisamente, in questo momento, per una coop sociale part time e per un grosso ente pubblico come co co pro. 
In passato il lavoro sociale era svolto da appartenenti alle due grandi fedi imperanti: quella cattolica e quella di sinistra di area comunista: cecità fideiste.
Adesso mi pare ci sia una sorta di cappa di conformismo che tutto permea e che azzera le differenze, inventando quelle categorie sociologiche che si esprimono con termini monosillabici da creativi del marketing.
Sto generalizzando, lo so.
Ma mi trovo a &quot;lavorare&quot; con giovani che vivono un mondo che, ai loro occhi, non ha più una forma, significato, e meno ancora, sostanza.
Non so com&#039;era il gap generazionale un tempo; quel che so è che adesso siamo di fronte a forme di analfabetismo di ritorno che  accelerano a tal punto, da rendere l’incomprensione classica tra genitori e figli, un’incomprensione incolmabile: non solo moralmente o ideologicamente, ma proprio di linguaggio e modalità comunicative.

Sono perciò un lavoratore che si deve occupare di questioni complicate, e dico questo non con vanagloria, ma piuttosto con una certa preoccupazione.
Preoccupazione derivante dal fatto che, appunto, lavoro per una cooperativa sociale, che è quel che diceva Cristian, ma, per fortuna, non solo quello.
Sì perché tutto sommato, la parte di lavoro precaria, quella con l’ente pubblico, è anche la meglio retribuita e attiene ad una forma di precarietà più teorica che pratica. Non credo infatti che ci sia interesse, da parte di questo, di disfarsi di me. 
Insomma, bestemmia, sono quasi un precario felice. 
Lo so che sembra un ossimorico slogan anti plitically correct, ma è vero.
È vero, perché questo è un lavoro bello!
È un lavoro che ti rompe il culo, intendiamoci: personalmente mi occupo di ragazzini e ragazze che hanno le storie terribili che ogni giorno leggiamo sui giornali e che ci fanno accapponare la pelle. E che ti usura e corrode pian piano, fino a farti correre il rischio di ritrovarti in condizioni psichiche precarie così, all’improvviso, senza essere riuscito a rendertene conto prima.
È successo a colleghe e colleghi, con una regolarità disarmante, tale da diventare casistica: ogni tot lavoratori, una piccola percentuale paga, scompensando. Non so se sia ufficiale: ma è quel che ho veduto io nel corso degli anni.
E per quanti fanno il mio mestiere, ci sono delle precondizioni che non si possono ignorare: supervisione, formazione, riunioni d’équipe, incontri tra le figure professionali che gravitano attorno ai casi, ecc.
Almeno qui a Venezia.
Almeno per chi, come me, svolge un ruolo più sul versante educativo che su quello assistenziale.

Per quanto concerne il lavoro assistenziale, il discorso è un po’ diverso, ma non troppo.
Quando ad esempio si dice che “si pulisce il culo ad una persona disabile non autosufficiente”, si sostiene anche che questo comporta intrinsecamente una relazione. Quando si dice che quando il ragazzo dorme, si sta con i genitori, e questi litigano, si dice anche che si consente a persone sfiancate da un terribile lutto – chi ha figli normodotati e soffre per le più sottili cazzate che il proprio figlio compie, come ad esempio, tanto per banalizzare, scaccolarsi in pubblico o parlare ad alta voce in chiesa -, potrà immaginare quanto sia annichilente mettere al mondo una creatura così tanto imperfetta, e quanto sia di sollievo, veicolare il proprio disagio, essere visti e ascoltati, seppur anche in un momento scomodo.
Quel che voglio dire, è che se un Cristian qualunque – e quindi non un Raimo che ha la sensibilità e la consapevolezza di dirsi, e dirlo, che non ce la fa - , precario e quasinullafacente suo malgrado, viene mandato a svolgere un compito così delicato, senza essere formato e probabilmente nemmeno informato, il minimo che gli può succedere è, appunto, di non farcela a farcela.

Per quanto riguarda le cooperative sociali, il discorso è ancor più complesso e difficile.
A dire la verità non sono informato sulla situazione a livello nazionale.
Secondo quelle che sono le mie informazioni, oramai, non si lavora più se non si hanno almeno degli attestati, o diplomi, o lauree. Nella peggiore delle ipotesi, ci si deve dichiarare disponibili a partecipare ad un qualche corso di formazione professionale ad hoc. 
Che poi si possa trovare da discutere anche su questi, non discuto. 
Ma sempre per rimanere nell’ambito assistenziale, sono corsi che spiegano almeno le differenze tra una piaga da decubito e una scottatura, tra una emiparesi e una tetraparesi, tra una depressione e una diagnosi psichiatrica importante. Il tutto grossolanamente, ma in maniera funzionale al proprio incarico.
E credo che questo ci metta tutti a nostro agio, in particolare se si hanno parenti o amici affetti da una qualche forma, permanente o temporanea, di malattia o disablità o danno; ma anche solo pensando alle case di riposo, dove si è soltanto vecchi.

Insomma, chi lavora in una cooperativa sociale, al giorno d’oggi, fa un mestiere.
Ma dicendo questo, dichiarandomi soddisfatto e quasi felice, non vorrei indurre a pensare che sono un’eccezione, o che sono un idiota, o che sono uno che ha bisogno di indorare un’amara realtà lavorativa, sociale, ed esistenziale, in quanto, altrimenti, dovrebbe ammettere di essere un fallito. O, ancor peggio, uno che antepone l’etica, il proprio afflato fideista, la propria vocazione.
Se dovessi definirmi in quanto lavoratore, direi che ho trovato un modo che mi si addice per riuscire a pagare il mutuo.
 E aggiungerei che questo lavoro mi consente di non scappare da me stesso, dalla diretta responsabilità che ho nei confronti delle altre persone, di riuscire a coltivare piccole utopie quotidiane, di sentirmi utile, anche se non indispensabile e/o onnipotente.
Insomma, la relazione d’aiuto, quella educativa, o quella assistenziale che dir si voglia, consentono un contatto diretto con la parte fragile di quella società che molti di noi vorrebbero cambiare e trasformare.

Ma mi rendo conto di aver parlato molto di più della professione, e molto meno dell’aspetto politico ed economico che ruota attorno al sistema cooperative.
Forse perché, pur riconoscendo alcune ingenuità – non so, potrei citare il passaggio sui “furbetti e fricchettoni”, vecchia immagine che ormai poco si addice a quei manager del sociale abituati a ragionare in termini di milioni di euro - , mi trovo in larga parte d’accordo sul ragionamento di fondo.
Questo settore è ormai parte integrante e importante del sistema economico e, in quanto tale, più che all’etica bada al sodo, al soldo. 
O forse ancora perché di economia ci capisco un cazzo.
O forse perché sono consapevole che se si opera in termini di prevenzione anziché di danno conclamato, si riducono le possibilità che un potenziale utente cronicizzato viva totalmente alle dipendenze dello Stato, e che magari, già che c’è, sia per quel che può, parte attiva della società che ben vede i soggetti quali potenziali lavoratori-consumatori. 
O forse perché, anch’io, concluderei dicendo che “le cose si trasformano, ma le persone restano persone”

Cristiano prakash dorigo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao, lavoro da più di una decade in ambito sociale, e precisamente, in questo momento, per una coop sociale part time e per un grosso ente pubblico come co co pro.<br />
In passato il lavoro sociale era svolto da appartenenti alle due grandi fedi imperanti: quella cattolica e quella di sinistra di area comunista: cecità fideiste.<br />
Adesso mi pare ci sia una sorta di cappa di conformismo che tutto permea e che azzera le differenze, inventando quelle categorie sociologiche che si esprimono con termini monosillabici da creativi del marketing.<br />
Sto generalizzando, lo so.<br />
Ma mi trovo a &#8220;lavorare&#8221; con giovani che vivono un mondo che, ai loro occhi, non ha più una forma, significato, e meno ancora, sostanza.<br />
Non so com&#8217;era il gap generazionale un tempo; quel che so è che adesso siamo di fronte a forme di analfabetismo di ritorno che  accelerano a tal punto, da rendere l’incomprensione classica tra genitori e figli, un’incomprensione incolmabile: non solo moralmente o ideologicamente, ma proprio di linguaggio e modalità comunicative.</p>
<p>Sono perciò un lavoratore che si deve occupare di questioni complicate, e dico questo non con vanagloria, ma piuttosto con una certa preoccupazione.<br />
Preoccupazione derivante dal fatto che, appunto, lavoro per una cooperativa sociale, che è quel che diceva Cristian, ma, per fortuna, non solo quello.<br />
Sì perché tutto sommato, la parte di lavoro precaria, quella con l’ente pubblico, è anche la meglio retribuita e attiene ad una forma di precarietà più teorica che pratica. Non credo infatti che ci sia interesse, da parte di questo, di disfarsi di me.<br />
Insomma, bestemmia, sono quasi un precario felice.<br />
Lo so che sembra un ossimorico slogan anti plitically correct, ma è vero.<br />
È vero, perché questo è un lavoro bello!<br />
È un lavoro che ti rompe il culo, intendiamoci: personalmente mi occupo di ragazzini e ragazze che hanno le storie terribili che ogni giorno leggiamo sui giornali e che ci fanno accapponare la pelle. E che ti usura e corrode pian piano, fino a farti correre il rischio di ritrovarti in condizioni psichiche precarie così, all’improvviso, senza essere riuscito a rendertene conto prima.<br />
È successo a colleghe e colleghi, con una regolarità disarmante, tale da diventare casistica: ogni tot lavoratori, una piccola percentuale paga, scompensando. Non so se sia ufficiale: ma è quel che ho veduto io nel corso degli anni.<br />
E per quanti fanno il mio mestiere, ci sono delle precondizioni che non si possono ignorare: supervisione, formazione, riunioni d’équipe, incontri tra le figure professionali che gravitano attorno ai casi, ecc.<br />
Almeno qui a Venezia.<br />
Almeno per chi, come me, svolge un ruolo più sul versante educativo che su quello assistenziale.</p>
<p>Per quanto concerne il lavoro assistenziale, il discorso è un po’ diverso, ma non troppo.<br />
Quando ad esempio si dice che “si pulisce il culo ad una persona disabile non autosufficiente”, si sostiene anche che questo comporta intrinsecamente una relazione. Quando si dice che quando il ragazzo dorme, si sta con i genitori, e questi litigano, si dice anche che si consente a persone sfiancate da un terribile lutto – chi ha figli normodotati e soffre per le più sottili cazzate che il proprio figlio compie, come ad esempio, tanto per banalizzare, scaccolarsi in pubblico o parlare ad alta voce in chiesa -, potrà immaginare quanto sia annichilente mettere al mondo una creatura così tanto imperfetta, e quanto sia di sollievo, veicolare il proprio disagio, essere visti e ascoltati, seppur anche in un momento scomodo.<br />
Quel che voglio dire, è che se un Cristian qualunque – e quindi non un Raimo che ha la sensibilità e la consapevolezza di dirsi, e dirlo, che non ce la fa &#8211; , precario e quasinullafacente suo malgrado, viene mandato a svolgere un compito così delicato, senza essere formato e probabilmente nemmeno informato, il minimo che gli può succedere è, appunto, di non farcela a farcela.</p>
<p>Per quanto riguarda le cooperative sociali, il discorso è ancor più complesso e difficile.<br />
A dire la verità non sono informato sulla situazione a livello nazionale.<br />
Secondo quelle che sono le mie informazioni, oramai, non si lavora più se non si hanno almeno degli attestati, o diplomi, o lauree. Nella peggiore delle ipotesi, ci si deve dichiarare disponibili a partecipare ad un qualche corso di formazione professionale ad hoc.<br />
Che poi si possa trovare da discutere anche su questi, non discuto.<br />
Ma sempre per rimanere nell’ambito assistenziale, sono corsi che spiegano almeno le differenze tra una piaga da decubito e una scottatura, tra una emiparesi e una tetraparesi, tra una depressione e una diagnosi psichiatrica importante. Il tutto grossolanamente, ma in maniera funzionale al proprio incarico.<br />
E credo che questo ci metta tutti a nostro agio, in particolare se si hanno parenti o amici affetti da una qualche forma, permanente o temporanea, di malattia o disablità o danno; ma anche solo pensando alle case di riposo, dove si è soltanto vecchi.</p>
<p>Insomma, chi lavora in una cooperativa sociale, al giorno d’oggi, fa un mestiere.<br />
Ma dicendo questo, dichiarandomi soddisfatto e quasi felice, non vorrei indurre a pensare che sono un’eccezione, o che sono un idiota, o che sono uno che ha bisogno di indorare un’amara realtà lavorativa, sociale, ed esistenziale, in quanto, altrimenti, dovrebbe ammettere di essere un fallito. O, ancor peggio, uno che antepone l’etica, il proprio afflato fideista, la propria vocazione.<br />
Se dovessi definirmi in quanto lavoratore, direi che ho trovato un modo che mi si addice per riuscire a pagare il mutuo.<br />
 E aggiungerei che questo lavoro mi consente di non scappare da me stesso, dalla diretta responsabilità che ho nei confronti delle altre persone, di riuscire a coltivare piccole utopie quotidiane, di sentirmi utile, anche se non indispensabile e/o onnipotente.<br />
Insomma, la relazione d’aiuto, quella educativa, o quella assistenziale che dir si voglia, consentono un contatto diretto con la parte fragile di quella società che molti di noi vorrebbero cambiare e trasformare.</p>
<p>Ma mi rendo conto di aver parlato molto di più della professione, e molto meno dell’aspetto politico ed economico che ruota attorno al sistema cooperative.<br />
Forse perché, pur riconoscendo alcune ingenuità – non so, potrei citare il passaggio sui “furbetti e fricchettoni”, vecchia immagine che ormai poco si addice a quei manager del sociale abituati a ragionare in termini di milioni di euro &#8211; , mi trovo in larga parte d’accordo sul ragionamento di fondo.<br />
Questo settore è ormai parte integrante e importante del sistema economico e, in quanto tale, più che all’etica bada al sodo, al soldo.<br />
O forse ancora perché di economia ci capisco un cazzo.<br />
O forse perché sono consapevole che se si opera in termini di prevenzione anziché di danno conclamato, si riducono le possibilità che un potenziale utente cronicizzato viva totalmente alle dipendenze dello Stato, e che magari, già che c’è, sia per quel che può, parte attiva della società che ben vede i soggetti quali potenziali lavoratori-consumatori.<br />
O forse perché, anch’io, concluderei dicendo che “le cose si trasformano, ma le persone restano persone”</p>
<p>Cristiano prakash dorigo</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/02/cooperazione-sociale-italiana/#comment-27898</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 May 2006 08:05:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi pare si confondano un po’ i due temi: si parla genericamente di cooperative, oppure più specificamente di cooperative che operano nel “sociale”?
Ovvio che un supermercato Coop è pure una cooperativa.

Per formazione sono portato a vedere le cose sub specie politica, soprattutto da quando il “sociale” pare si sia staccato dal “politico”.
Soprattutto, cioè, da quando la separazione cristista tra etica e politica, tra ciò che dobbiamo a dio e ciò che dobbiamo a cesare, sembra aver vinto anche nelle coscienze de sinistra.
Ho sempre pensato che i problemi del “sociale” si affrontano innanzi tutto nel “politico”, che debbano stare in buona evidenza nei programmi elettorali dei partiti, che debbano crearsi allo scopo apposite istituzioni, che debbano operarsi apposite strategie, eccetera.
Resterebbe (e resta) tuttavia un gap, una terra di nessuno, tra “sociale” e “politico”, che nessuno sembra interessato più a tenere, gestire.
Ed è lì, suppongo, che volontariato e cooperative hanno senso e spazio di operare.
Ma è un operare politicamente neutro, appunto cristiano, ormai non più legato alla forza alternativa/identificativa di movimenti e partiti capaci di contrastare con convinzione, efficacia, la pervasività ideologica e fattuale delle logiche padronali: profitto, competizione, classismo, sfruttamento, eccetera: chi ce la fà c’è, chi non ce la fa si fotta.
È un lavoro come un altro, ormai.
E le Coop, anche quelle che operano nel “sociale”, sono solo società di servizi.
Restano le associazioni come la Caritas, che non a caso sono oggi, almeno come immagine, vincenti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi pare si confondano un po’ i due temi: si parla genericamente di cooperative, oppure più specificamente di cooperative che operano nel “sociale”?<br />
Ovvio che un supermercato Coop è pure una cooperativa.</p>
<p>Per formazione sono portato a vedere le cose sub specie politica, soprattutto da quando il “sociale” pare si sia staccato dal “politico”.<br />
Soprattutto, cioè, da quando la separazione cristista tra etica e politica, tra ciò che dobbiamo a dio e ciò che dobbiamo a cesare, sembra aver vinto anche nelle coscienze de sinistra.<br />
Ho sempre pensato che i problemi del “sociale” si affrontano innanzi tutto nel “politico”, che debbano stare in buona evidenza nei programmi elettorali dei partiti, che debbano crearsi allo scopo apposite istituzioni, che debbano operarsi apposite strategie, eccetera.<br />
Resterebbe (e resta) tuttavia un gap, una terra di nessuno, tra “sociale” e “politico”, che nessuno sembra interessato più a tenere, gestire.<br />
Ed è lì, suppongo, che volontariato e cooperative hanno senso e spazio di operare.<br />
Ma è un operare politicamente neutro, appunto cristiano, ormai non più legato alla forza alternativa/identificativa di movimenti e partiti capaci di contrastare con convinzione, efficacia, la pervasività ideologica e fattuale delle logiche padronali: profitto, competizione, classismo, sfruttamento, eccetera: chi ce la fà c’è, chi non ce la fa si fotta.<br />
È un lavoro come un altro, ormai.<br />
E le Coop, anche quelle che operano nel “sociale”, sono solo società di servizi.<br />
Restano le associazioni come la Caritas, che non a caso sono oggi, almeno come immagine, vincenti.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: cristiano prakash dorigo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/02/cooperazione-sociale-italiana/#comment-27896</link>

		<dc:creator><![CDATA[cristiano prakash dorigo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 May 2006 06:52:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/05/02/cooperazione-sociale-italiana/#comment-27896</guid>

					<description><![CDATA[mi piacciono i post di raimo.
questo tra l&#039;altro l&#039;ho letto con maggior curiosità perchè parla di quel che conosco: il lavoro nel sociale. 
lavoro in quest&#039;ambito dal 94 ed è un settore che conosco. 
attualmente mi occupo di:
sostegno educativo domiciliare con i minori, in qualità di dipendente di cooperativa sociale;
un gruppo appartamento per giovani adulte, e di un gruppetto di appartamentini di sgancio, come cococo per un grosso ente pubblico.
ho letto una sola volta l&#039;articolo e prima di dirne qualcosa vorrei rivederlo, almeno.
nel frattempo, se può interessare, sul mio blog ho ripostato un pezzo che avevo scritto l&#039;anno scorso e che parla, appunto, di questo lavoro.
saluti,
cristiano prakash dorigo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mi piacciono i post di raimo.<br />
questo tra l&#8217;altro l&#8217;ho letto con maggior curiosità perchè parla di quel che conosco: il lavoro nel sociale.<br />
lavoro in quest&#8217;ambito dal 94 ed è un settore che conosco.<br />
attualmente mi occupo di:<br />
sostegno educativo domiciliare con i minori, in qualità di dipendente di cooperativa sociale;<br />
un gruppo appartamento per giovani adulte, e di un gruppetto di appartamentini di sgancio, come cococo per un grosso ente pubblico.<br />
ho letto una sola volta l&#8217;articolo e prima di dirne qualcosa vorrei rivederlo, almeno.<br />
nel frattempo, se può interessare, sul mio blog ho ripostato un pezzo che avevo scritto l&#8217;anno scorso e che parla, appunto, di questo lavoro.<br />
saluti,<br />
cristiano prakash dorigo</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: claudio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/02/cooperazione-sociale-italiana/#comment-27854</link>

		<dc:creator><![CDATA[claudio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 May 2006 16:53:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao Christian, grazie per l&#039;articolo ed il lavoro che dedichi a certe tematiche.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Christian, grazie per l&#8217;articolo ed il lavoro che dedichi a certe tematiche.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Daniele Ventre		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/02/cooperazione-sociale-italiana/#comment-27816</link>

		<dc:creator><![CDATA[Daniele Ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 May 2006 11:27:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come è complesso il potere dei più buoni di gaberiana memoria! (Molta legislazione invasiva e costrittiva, niente soldi per operare in concreto? Tipico della nostra fase tardo-antica, per altro...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come è complesso il potere dei più buoni di gaberiana memoria! (Molta legislazione invasiva e costrittiva, niente soldi per operare in concreto? Tipico della nostra fase tardo-antica, per altro&#8230;)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Mango		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/02/cooperazione-sociale-italiana/#comment-27815</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mango]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 May 2006 11:16:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E chi dice il contrario! Consiglio solo a raimo di non desistere, di cercarsi un nuovo lavoro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E chi dice il contrario! Consiglio solo a raimo di non desistere, di cercarsi un nuovo lavoro.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/02/cooperazione-sociale-italiana/#comment-27814</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 May 2006 10:58:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Direi, Mango, che questo pezzo di Raimo è scritto più che bene.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Direi, Mango, che questo pezzo di Raimo è scritto più che bene.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: diderot		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/02/cooperazione-sociale-italiana/#comment-27801</link>

		<dc:creator><![CDATA[diderot]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 May 2006 08:58:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[quindi su internazionale fanno scrivere melissa p e beppe grillo e luca sofri e non, invece, christian raimo??]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>quindi su internazionale fanno scrivere melissa p e beppe grillo e luca sofri e non, invece, christian raimo??</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: blau		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/02/cooperazione-sociale-italiana/#comment-27799</link>

		<dc:creator><![CDATA[blau]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 May 2006 08:50:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bravo Cristian, grazie per questo articolo. Quanti dei lettori hanno lavorato in o per una cooperativa? o conoscono bene persone che ci lavorano?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bravo Cristian, grazie per questo articolo. Quanti dei lettori hanno lavorato in o per una cooperativa? o conoscono bene persone che ci lavorano?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Mango		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/02/cooperazione-sociale-italiana/#comment-27798</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mango]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 May 2006 07:58:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Raimo, allora vai a fare un altro lavoro. Ce ne sono tanti, di quelli umili che farebbero tanto bene alla tua scrittura.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Raimo, allora vai a fare un altro lavoro. Ce ne sono tanti, di quelli umili che farebbero tanto bene alla tua scrittura.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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