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	Commenti a: Chigurh	</title>
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		<title>
		Di: henry chinasky		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/05/chigurh/#comment-28276</link>

		<dc:creator><![CDATA[henry chinasky]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 May 2006 06:06:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gemma dice: &quot;pubblicare meno, non pubblicare tutti, costringere il talento e il desiderio a confrontarsi col tempo&quot;. sono più o meno le stesse parole che ho sentito dire a Vanni Scheiweiller, per anni, e le condivido in pieno.

Ma comprendo il desiderio di essere riconosciuti, accettati, apprezzati, amati come scrittori o autori, artisti o letterati. E tale desiderio, nel mondo di &quot;marche&quot; in cui viviamo, e&#039; ancor più lecito. Oggi il &quot;chi sei&quot; equivale al &quot;che fai&quot; nella vita, e la prima marca sono il nostro nome e cognome, perennemente giudicati, valutati e scelti da amanti, fratelli, amici, banche e poliziotti che ti chiedono il documento, creando un&#039;immediata classifica di valore. E tu sei Bulgari o Montebovi, in funzione di cosa fai; e non fai lo scrittore se non pubblichi, non fai il pittore se non mostri quadri, non fai l&#039;artista se non sei pagato per questo.

Quindi: se un artista non propone la sua arte, come fa oggi ad &quot;essere&quot; qualcuno nel mercato della vita?

D&#039;altra parte, la scrittura è un lavoro lento, direi quasi secolare. Bisogna quindi aver più pazienza e minore ansia di visibilità... ed inoltre, spesso il preconizzare con grande anticipo uno stile, una forma, una modalità espressiva, è la caratteristica del genio. Il quale, proprio per questa sua peculiarità, spesso viene maltrattato dai suoi contemporanei. E, quindi, non sa mai se è un fallito artista o una persona destinata a scriverne la storia, dell&#039;arte.

Alla categoria degli autori (per il mercato contemporaneo) e degli scrittori (per il mercato rionale) occorrerebbe aggiungere quella degli amanti della scrittura, che scrivono per il solo gusto di leggerla dopo averla creata, per sentirne il carezzio sottile nell&#039;anima, senza alcuna ansia di pubblicazione, di esternazione, di riconoscimento. Questi godono delle proprie creature, e di esse stesse si compiacciono a sufficienza da non desiderare altro che la propria libertà espressiva, altro che la libertà di godere della propria arte. 

Ed accade che (raramente) proprio da questa categoria ne derivi un&#039;altra, quella dei geni. E solo di questi i posteri leggeranno qualcosa. 

Ma torniamo nella discussione al pezzo di Giordano, che mi sembra più degno di considerazione rispetto a questi percorsi paralleli!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gemma dice: &#8220;pubblicare meno, non pubblicare tutti, costringere il talento e il desiderio a confrontarsi col tempo&#8221;. sono più o meno le stesse parole che ho sentito dire a Vanni Scheiweiller, per anni, e le condivido in pieno.</p>
<p>Ma comprendo il desiderio di essere riconosciuti, accettati, apprezzati, amati come scrittori o autori, artisti o letterati. E tale desiderio, nel mondo di &#8220;marche&#8221; in cui viviamo, e&#8217; ancor più lecito. Oggi il &#8220;chi sei&#8221; equivale al &#8220;che fai&#8221; nella vita, e la prima marca sono il nostro nome e cognome, perennemente giudicati, valutati e scelti da amanti, fratelli, amici, banche e poliziotti che ti chiedono il documento, creando un&#8217;immediata classifica di valore. E tu sei Bulgari o Montebovi, in funzione di cosa fai; e non fai lo scrittore se non pubblichi, non fai il pittore se non mostri quadri, non fai l&#8217;artista se non sei pagato per questo.</p>
<p>Quindi: se un artista non propone la sua arte, come fa oggi ad &#8220;essere&#8221; qualcuno nel mercato della vita?</p>
<p>D&#8217;altra parte, la scrittura è un lavoro lento, direi quasi secolare. Bisogna quindi aver più pazienza e minore ansia di visibilità&#8230; ed inoltre, spesso il preconizzare con grande anticipo uno stile, una forma, una modalità espressiva, è la caratteristica del genio. Il quale, proprio per questa sua peculiarità, spesso viene maltrattato dai suoi contemporanei. E, quindi, non sa mai se è un fallito artista o una persona destinata a scriverne la storia, dell&#8217;arte.</p>
<p>Alla categoria degli autori (per il mercato contemporaneo) e degli scrittori (per il mercato rionale) occorrerebbe aggiungere quella degli amanti della scrittura, che scrivono per il solo gusto di leggerla dopo averla creata, per sentirne il carezzio sottile nell&#8217;anima, senza alcuna ansia di pubblicazione, di esternazione, di riconoscimento. Questi godono delle proprie creature, e di esse stesse si compiacciono a sufficienza da non desiderare altro che la propria libertà espressiva, altro che la libertà di godere della propria arte. </p>
<p>Ed accade che (raramente) proprio da questa categoria ne derivi un&#8217;altra, quella dei geni. E solo di questi i posteri leggeranno qualcosa. </p>
<p>Ma torniamo nella discussione al pezzo di Giordano, che mi sembra più degno di considerazione rispetto a questi percorsi paralleli!</p>
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		<title>
		Di: Gemma Gaetani		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/05/chigurh/#comment-28267</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gemma Gaetani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 May 2006 10:21:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[(Per appuntare un&#039;altra riflessione di Busi decisamente condivisibile: a Selvaggia Lucarelli, inorridito dal fatto che la chiamassero &quot;scrittrice&quot;, Busi spiegava, incazzandosi a ragione, che se &lt;em&gt;lei&lt;/em&gt; era una scrittrice, allora lui cos&#039;era? E Shakespeare, ancora di più, cos&#039;era? Ribadiva che bisognerebbe imparare a differenziare tra &quot;autore&quot; e &quot;scrittore&quot;: l&#039;autore alla Baricco che scrive per un mercato contemporaneo e lo scrittore tradizionalmente inteso, che scrive per sopravvivere, circolando nei mercati rionali più che in quello letterario. Ero d&#039;accordissimo anche in quel caso. Più che &quot;scrivere di più, scrivere tutti&quot;, in Italia bisognerebbe &quot;pubblicare meno, non pubblicare tutti&quot;, costringere il talento e il desiderio a confrontarsi col tempo.)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Per appuntare un&#8217;altra riflessione di Busi decisamente condivisibile: a Selvaggia Lucarelli, inorridito dal fatto che la chiamassero &#8220;scrittrice&#8221;, Busi spiegava, incazzandosi a ragione, che se <em>lei</em> era una scrittrice, allora lui cos&#8217;era? E Shakespeare, ancora di più, cos&#8217;era? Ribadiva che bisognerebbe imparare a differenziare tra &#8220;autore&#8221; e &#8220;scrittore&#8221;: l&#8217;autore alla Baricco che scrive per un mercato contemporaneo e lo scrittore tradizionalmente inteso, che scrive per sopravvivere, circolando nei mercati rionali più che in quello letterario. Ero d&#8217;accordissimo anche in quel caso. Più che &#8220;scrivere di più, scrivere tutti&#8221;, in Italia bisognerebbe &#8220;pubblicare meno, non pubblicare tutti&#8221;, costringere il talento e il desiderio a confrontarsi col tempo.)</p>
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		<title>
		Di: Gemma Gaetani		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/05/chigurh/#comment-28265</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gemma Gaetani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 May 2006 10:11:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Henry

Le mie sono provocazioni, quasi sempre, ragiono per eccessi, per giustapposizioni che sembrino meno assurde di quanto appaiano, per prima a me (Baudrillard e molti altri analizzano i fenomeni che successi di marchi come quello citato semplicemente &lt;em&gt;rappresentano&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;inducono&lt;/em&gt;... Anche se credo fortemente che la moda, più di tutto, venda illusioni, sogni, inganni e ci riesca in pieno, se vedo in giro ragazzi ben contenti di avere sul posteriore la scritta &quot;RICH&quot;, ragazze ancora più contente di avere sulla t-shirt la scritta &quot;BITCH&quot;...).

Interessante il tuo discorso sul canone estetico femminile anoressico come risultato di un immaginario nemmeno maschile ma omosessuale. Credo che molti non sarebbero d&#039;accordo, ma in parte forse è vero, un corpo femminile piatto non è così dissimile da un corpo maschile. E&#039; una donna-manichino, una donna defemminilizzata. Uno dei primi sintomi dell&#039;anoressia infatti è l&#039;amennorea, spesso, cioè la rinuncia del corpo e dell&#039;inconscio alla fertilità e alla procreazione.

Su Vasco Rossi (e in generale sulla poeticità di alcune canzoni e di alcuni cantanti pop, magari in modo inconsapevole) concordo pienamente. La poesia è innanzitutto rivelazione, squarcio, è la stessa forma breve che impone un procedimento (intellettivo) siffatto. E certi versi di Vasco Rossi sono vere rivelazioni. Per quanto ieri sera abbia visto Aldo Busi in tv, alle Invasioni Barbariche, spiegare con un certo sdegno a Povia (altro &quot;poeta&quot; pop) cos&#039;è esattamente la poesia vera, perché non va confusa con quell&#039;afflatino da canzonetta pop, e pur avendo apprezzato &quot;I bambini fanno oh&quot; un anno fa - la sua canzone sui piccioni di quest&#039;anno molto meno, ero molto più in accordo con le posizioni di Busi che con quelle di Povia che ribadiva di essere un poeta popolare, di cantare la poesia delle cose semplici, e che cos&#039;era la prosodia?, non contava, ma va&#039;... Quindi sì, Vasco Rossi ha scritto decine di versi che sono innanzitutto poetici. Allo stesso tempo è male, per me, tirando le somme, che per la moltitudine la poesia contemporanea e spesso la poesia tout court sia soltanto quella che passa per Radio Dj.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Henry</p>
<p>Le mie sono provocazioni, quasi sempre, ragiono per eccessi, per giustapposizioni che sembrino meno assurde di quanto appaiano, per prima a me (Baudrillard e molti altri analizzano i fenomeni che successi di marchi come quello citato semplicemente <em>rappresentano</em> e <em>inducono</em>&#8230; Anche se credo fortemente che la moda, più di tutto, venda illusioni, sogni, inganni e ci riesca in pieno, se vedo in giro ragazzi ben contenti di avere sul posteriore la scritta &#8220;RICH&#8221;, ragazze ancora più contente di avere sulla t-shirt la scritta &#8220;BITCH&#8221;&#8230;).</p>
<p>Interessante il tuo discorso sul canone estetico femminile anoressico come risultato di un immaginario nemmeno maschile ma omosessuale. Credo che molti non sarebbero d&#8217;accordo, ma in parte forse è vero, un corpo femminile piatto non è così dissimile da un corpo maschile. E&#8217; una donna-manichino, una donna defemminilizzata. Uno dei primi sintomi dell&#8217;anoressia infatti è l&#8217;amennorea, spesso, cioè la rinuncia del corpo e dell&#8217;inconscio alla fertilità e alla procreazione.</p>
<p>Su Vasco Rossi (e in generale sulla poeticità di alcune canzoni e di alcuni cantanti pop, magari in modo inconsapevole) concordo pienamente. La poesia è innanzitutto rivelazione, squarcio, è la stessa forma breve che impone un procedimento (intellettivo) siffatto. E certi versi di Vasco Rossi sono vere rivelazioni. Per quanto ieri sera abbia visto Aldo Busi in tv, alle Invasioni Barbariche, spiegare con un certo sdegno a Povia (altro &#8220;poeta&#8221; pop) cos&#8217;è esattamente la poesia vera, perché non va confusa con quell&#8217;afflatino da canzonetta pop, e pur avendo apprezzato &#8220;I bambini fanno oh&#8221; un anno fa &#8211; la sua canzone sui piccioni di quest&#8217;anno molto meno, ero molto più in accordo con le posizioni di Busi che con quelle di Povia che ribadiva di essere un poeta popolare, di cantare la poesia delle cose semplici, e che cos&#8217;era la prosodia?, non contava, ma va&#8217;&#8230; Quindi sì, Vasco Rossi ha scritto decine di versi che sono innanzitutto poetici. Allo stesso tempo è male, per me, tirando le somme, che per la moltitudine la poesia contemporanea e spesso la poesia tout court sia soltanto quella che passa per Radio Dj.</p>
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		<title>
		Di: William		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/05/chigurh/#comment-28264</link>

		<dc:creator><![CDATA[William]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 May 2006 08:38:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Chinawsky, hai ragione: Vasco Rossi valentino molto, in poesia. In prosa un po&#039; meno.
Complimenti a Tedoldi, il suo è il miglior esordio dell&#039;anno, non c&#039;è proprio storia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chinawsky, hai ragione: Vasco Rossi valentino molto, in poesia. In prosa un po&#8217; meno.<br />
Complimenti a Tedoldi, il suo è il miglior esordio dell&#8217;anno, non c&#8217;è proprio storia.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Cristoforo Prodan		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/05/chigurh/#comment-28263</link>

		<dc:creator><![CDATA[Cristoforo Prodan]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 May 2006 00:44:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Henry

Non volevo buttarla in politica. Avevo ben compreso il senso dello scrivere, estremo, passionale, di Tedoldi. Evidenziavo semplicemente una contraddizione. L&#039;affrontare cioè un discorso assoluto, sull&#039;indecidibilità che si affida al caso, e sul senso di dolore e di sofferenza che ciò crea, cercando esempi in situazioni reali che invece sono, in una certa misura, decidibili. Possiamo prendere decisioni anche senza essere esperti di una determinata materia, cercando di convincerci sulla base di argomentazioni, storia o simpatia di un gruppo di persone &quot;tecniche&quot; di cui ci fidiamo. L&#039;incapacità di decidere del protagonista del racconto deriva dalla sua rinuncia a conoscere. Rinunciando alla conoscenza l&#039;uomo è incapace di scegliere in base all&#039;istinto. Perché l&#039;uomo non è un animale istintuale. Quindi non gli resta che affidarsi al caso. Ma la rinuncia stessa alla conoscenza è già una scelta. L&#039;essenza dell&#039;umanità sta nella conoscenza. Il discorso artistico, ammesso e non concesso che abbia a che fare con lo scrivere, col narrare, è interrogazione del mondo attraverso un linguaggio. Né più né meno di quanto non faccia la scienza. Solo che la scienza è riproducibile, mentre l&#039;arte quando viene riprodotta perde la sua &quot;aura&quot;.
Sono le contraddizioni della vita che provocano il senso di sofferenza, sempre soggettivo. Risolvere o non risolvere le contraddizioni implica già una scelta, e ogni scelta è un&#039;assunzione di responsabilità.



@ Gemma

Non esiste un reale separato dal modo in cui noi umani ci esprimiamo. Il mondo è (de)scritto dalle parole, dai vari modi di circoscrivere asintoticamente delle unità culturali. Tutti i modi espressivi di parlare di noi, o del mondo, o del nulla, o di non parlare, non sono altro che una cartografia dei concetti, delle ipotesi che la nostra mente si crea per interrogare il mondo e rilevarne le risposte. Non ha senso quindi parlare di reale, irreale, vero, falso, verosimile, in relazione all&#039;esprimersi in un linguaggio più o meno naturale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Henry</p>
<p>Non volevo buttarla in politica. Avevo ben compreso il senso dello scrivere, estremo, passionale, di Tedoldi. Evidenziavo semplicemente una contraddizione. L&#8217;affrontare cioè un discorso assoluto, sull&#8217;indecidibilità che si affida al caso, e sul senso di dolore e di sofferenza che ciò crea, cercando esempi in situazioni reali che invece sono, in una certa misura, decidibili. Possiamo prendere decisioni anche senza essere esperti di una determinata materia, cercando di convincerci sulla base di argomentazioni, storia o simpatia di un gruppo di persone &#8220;tecniche&#8221; di cui ci fidiamo. L&#8217;incapacità di decidere del protagonista del racconto deriva dalla sua rinuncia a conoscere. Rinunciando alla conoscenza l&#8217;uomo è incapace di scegliere in base all&#8217;istinto. Perché l&#8217;uomo non è un animale istintuale. Quindi non gli resta che affidarsi al caso. Ma la rinuncia stessa alla conoscenza è già una scelta. L&#8217;essenza dell&#8217;umanità sta nella conoscenza. Il discorso artistico, ammesso e non concesso che abbia a che fare con lo scrivere, col narrare, è interrogazione del mondo attraverso un linguaggio. Né più né meno di quanto non faccia la scienza. Solo che la scienza è riproducibile, mentre l&#8217;arte quando viene riprodotta perde la sua &#8220;aura&#8221;.<br />
Sono le contraddizioni della vita che provocano il senso di sofferenza, sempre soggettivo. Risolvere o non risolvere le contraddizioni implica già una scelta, e ogni scelta è un&#8217;assunzione di responsabilità.</p>
<p>@ Gemma</p>
<p>Non esiste un reale separato dal modo in cui noi umani ci esprimiamo. Il mondo è (de)scritto dalle parole, dai vari modi di circoscrivere asintoticamente delle unità culturali. Tutti i modi espressivi di parlare di noi, o del mondo, o del nulla, o di non parlare, non sono altro che una cartografia dei concetti, delle ipotesi che la nostra mente si crea per interrogare il mondo e rilevarne le risposte. Non ha senso quindi parlare di reale, irreale, vero, falso, verosimile, in relazione all&#8217;esprimersi in un linguaggio più o meno naturale.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: henry chinasky		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/05/chigurh/#comment-28262</link>

		<dc:creator><![CDATA[henry chinasky]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 May 2006 23:58:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Gemma
riguardo alla verità, sono d&#039;accordo con te.

sono d&#039;accordo sul fatto che altro è la verità per l&#039;artista, ed altro ne è la sua rappresentazione in un&#039;opera. l&#039;ho già scritto, e lo confermo.

concordo anche sul fatto che la verità per noi può essere solo tensione ad essa, e nella sua ricerca, a mio avviso, l&#039;uomo viene nobilitato ed ottiene senso e sentimento, passione ed emozione. 

In merito, a mio avviso è molto bello il pezzo di Giordano, nel rappresentare la desolazione dell&#039;uomo che non ha nessuna verità in cui credere, a cui obbedire, per cui combattere e morire (quei verbi diedero un senso a fascisti e comunisti, che tristemente e gloriosamente morirono per delle loro terribili verità, smentite dalla storia).

sulla responsabilità, apprezzo la tua analisi, che tuttavia non condivido: se sono bravo a scrivere, se sono veramente bravo, mi autolimito nel descrivere atti che considero moralmente riprovevoli, per non trovare un giorno emulatori deficienti che scannino bambini sulla suggestione della mia arte.

concordo però con te nell&#039;odio contro le censure. le migliori censure dovrebbe esercitarle l&#039;artista, non altri, giacchè quello deve essere libero.

Sul fatto che &quot;Una modella magrissima è un invito all’anoressia&quot; concordo in pieno, e ci ho scritto anche parte della mia tesi di laurea. ho anche sostenuto che gli stilisti, in quanto omosessuali, propongano un&#039;idea di donna che piace solo a loro ed a pochi altri (vedi Kate Moss adorata da Giordano e molto ben descritta nel suo &quot;Io odio John Updike&quot;, che forse avrebbe potuto titolare &quot;Io amo Kate Moss&quot;).

sull&#039;importanza delle canzonette: condivido in pieno. Ma tu, anche se dici il contrario, forse non la pensi così!. perchè hai avuto bisogno di puntualizzare la serietà del tuo intervento, &quot;giustificando&quot; il ricorso alla canzonetta, se questa pensi sia veramente &quot;seria&quot;? 

Ho litigato a suo tempo con Raboni, perchè ritengo che Vasco Rossi sia molto meglio della gran parte dei poeti del 900 italiano, che si fanno i pompini a vicenda e nessuno li capisce, tranne loro stessi nei circoli letterari. La Merini mi diede ragione in pieno. Ed infatti con i suoi testi si sono realizzate delle belle canzoni.

Ma, ripeto: l&#039;arte non è &quot;seria&quot;, per me. Semmai, è molto puttana. Seria è una violenza su una donna, un bambino, una persona fragile. seria è la vita, e non certo la sua &quot;rappresentazione&quot;. 

Infine: parafrasando Nanni Moretti in &quot;Caro Diario&quot;, ricorda che &quot;Baudrillard, in fondo, non è poi così male&quot;.

saluti 
henry]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Gemma<br />
riguardo alla verità, sono d&#8217;accordo con te.</p>
<p>sono d&#8217;accordo sul fatto che altro è la verità per l&#8217;artista, ed altro ne è la sua rappresentazione in un&#8217;opera. l&#8217;ho già scritto, e lo confermo.</p>
<p>concordo anche sul fatto che la verità per noi può essere solo tensione ad essa, e nella sua ricerca, a mio avviso, l&#8217;uomo viene nobilitato ed ottiene senso e sentimento, passione ed emozione. </p>
<p>In merito, a mio avviso è molto bello il pezzo di Giordano, nel rappresentare la desolazione dell&#8217;uomo che non ha nessuna verità in cui credere, a cui obbedire, per cui combattere e morire (quei verbi diedero un senso a fascisti e comunisti, che tristemente e gloriosamente morirono per delle loro terribili verità, smentite dalla storia).</p>
<p>sulla responsabilità, apprezzo la tua analisi, che tuttavia non condivido: se sono bravo a scrivere, se sono veramente bravo, mi autolimito nel descrivere atti che considero moralmente riprovevoli, per non trovare un giorno emulatori deficienti che scannino bambini sulla suggestione della mia arte.</p>
<p>concordo però con te nell&#8217;odio contro le censure. le migliori censure dovrebbe esercitarle l&#8217;artista, non altri, giacchè quello deve essere libero.</p>
<p>Sul fatto che &#8220;Una modella magrissima è un invito all’anoressia&#8221; concordo in pieno, e ci ho scritto anche parte della mia tesi di laurea. ho anche sostenuto che gli stilisti, in quanto omosessuali, propongano un&#8217;idea di donna che piace solo a loro ed a pochi altri (vedi Kate Moss adorata da Giordano e molto ben descritta nel suo &#8220;Io odio John Updike&#8221;, che forse avrebbe potuto titolare &#8220;Io amo Kate Moss&#8221;).</p>
<p>sull&#8217;importanza delle canzonette: condivido in pieno. Ma tu, anche se dici il contrario, forse non la pensi così!. perchè hai avuto bisogno di puntualizzare la serietà del tuo intervento, &#8220;giustificando&#8221; il ricorso alla canzonetta, se questa pensi sia veramente &#8220;seria&#8221;? </p>
<p>Ho litigato a suo tempo con Raboni, perchè ritengo che Vasco Rossi sia molto meglio della gran parte dei poeti del 900 italiano, che si fanno i pompini a vicenda e nessuno li capisce, tranne loro stessi nei circoli letterari. La Merini mi diede ragione in pieno. Ed infatti con i suoi testi si sono realizzate delle belle canzoni.</p>
<p>Ma, ripeto: l&#8217;arte non è &#8220;seria&#8221;, per me. Semmai, è molto puttana. Seria è una violenza su una donna, un bambino, una persona fragile. seria è la vita, e non certo la sua &#8220;rappresentazione&#8221;. </p>
<p>Infine: parafrasando Nanni Moretti in &#8220;Caro Diario&#8221;, ricorda che &#8220;Baudrillard, in fondo, non è poi così male&#8221;.</p>
<p>saluti<br />
henry</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Gemma Gaetani		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/05/chigurh/#comment-28245</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gemma Gaetani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 May 2006 13:28:47 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/05/05/chigurh/#comment-28245</guid>

					<description><![CDATA[@ Henry

Dimenticavo. Avevo precisato che il mio intervento era serissimo perché, premettendo la citazione del verso di una canzone, poteva non sembrarlo. Fa parte della mia poetica di scrittrice, e spesso di semplice osservatrice,  rintracciare in cose come le canzonette o altre che Barthes definì &quot;il sistema della moda&quot; (ac)cenni di &quot;verità&quot;. Sono le meno lontane dalla gente comune, è con quelle che la gente comune ha a che fare, è da quelle che si fa influenzare. Una modella magrissima è un invito all&#039;anoressia ben più di un romanzo che parli di essa, in bene o in male. Il successo di marchi come &quot;Love sex and money&quot; sintetizza lo stato di una società e i valori in cui essa crede molto più di Baudrillard.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Henry</p>
<p>Dimenticavo. Avevo precisato che il mio intervento era serissimo perché, premettendo la citazione del verso di una canzone, poteva non sembrarlo. Fa parte della mia poetica di scrittrice, e spesso di semplice osservatrice,  rintracciare in cose come le canzonette o altre che Barthes definì &#8220;il sistema della moda&#8221; (ac)cenni di &#8220;verità&#8221;. Sono le meno lontane dalla gente comune, è con quelle che la gente comune ha a che fare, è da quelle che si fa influenzare. Una modella magrissima è un invito all&#8217;anoressia ben più di un romanzo che parli di essa, in bene o in male. Il successo di marchi come &#8220;Love sex and money&#8221; sintetizza lo stato di una società e i valori in cui essa crede molto più di Baudrillard.</p>
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		<title>
		Di: Gemma Gaetani		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/05/chigurh/#comment-28244</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gemma Gaetani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 May 2006 13:07:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Henry

Riguardo alla &quot;verità&quot;, credo che soltanto nella forma del &lt;em&gt;tentativo&lt;/em&gt; si possa entrare in contatto con essa. Questo da un punto di vista concettuale: come sapeva Schopenauer il mondo è una nostra rappresentazione. Dal punto di vista più propriamente formale il &lt;em&gt;tentativo di verità &lt;/em&gt;può assumere le forme più disparate, e quella artistica è una. La più complessa.

Sulla &quot;responsabilità&quot; non mi trovo d&#039;accordo con te. La responsabilità della fruizione è affare del fruitore e non di certo del creatore. Per fortuna e purtroppo. La condivisione da parte dell&#039;artista di un contenuto ideologico o comportamentale citato o sviscerato nelle proprie creazioni è pura supposizione. L&#039;arte è una (rap)presentazione, non sempre di sé, anche quando parla di sé. L&#039;arte non è giornalismo o predicazione. E&#039; arte, cioè creazione, cioè innanzitutto forma che deve poter godere della massima libertà. 
Con una creazione artistica che fotografi una realtà (parola e concetto che preferisco a quelli di &quot;verità&quot;) io porgo un contenuto ad un pubblico. Al di là dell&#039;eventuale connotazione che posso aggiungere (assenso, dissenso), io comunque porgo un contenuto e basta, e non ho alcun modo di intervenire sulla ricezione. Purtroppo e per fortuna. Dico purtroppo perché anche l&#039;arte cosiddetta di denuncia non può contare su una fruizione influenzabile a monte. E&#039; un discorso molto complesso. &quot;Lolita&quot;, dopo che suprema opera d&#039;arte è un&#039;istigazione alla pedofilia o una denuncia della stessa? Se sono un fotografo, e fotografo vittime di torture nude e malmenate asservendo la mia arte al servizio della denuncia, ma quelle foto vengono viste da un sadico che prova un piacere estetico ed erotico la responsabilità è mia? No. E se non sollevano alcuna reazione morale, per quanto io ci abbia provato, la responsabilità è mia? Ancora no. 
Io sono contro ogni censura, per quanto ritenga che, dovendo decidere di usarne una, andrebbe adoperata contro l&#039;informazione spesso (rifletti su come le telecamere zoomano e indugiano sui dettagli di reali omicidi stupri lutti attentati eccetera) e non contro l&#039;arte. Contro la quale viene invece utilizzata o evocata spesso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Henry</p>
<p>Riguardo alla &#8220;verità&#8221;, credo che soltanto nella forma del <em>tentativo</em> si possa entrare in contatto con essa. Questo da un punto di vista concettuale: come sapeva Schopenauer il mondo è una nostra rappresentazione. Dal punto di vista più propriamente formale il <em>tentativo di verità </em>può assumere le forme più disparate, e quella artistica è una. La più complessa.</p>
<p>Sulla &#8220;responsabilità&#8221; non mi trovo d&#8217;accordo con te. La responsabilità della fruizione è affare del fruitore e non di certo del creatore. Per fortuna e purtroppo. La condivisione da parte dell&#8217;artista di un contenuto ideologico o comportamentale citato o sviscerato nelle proprie creazioni è pura supposizione. L&#8217;arte è una (rap)presentazione, non sempre di sé, anche quando parla di sé. L&#8217;arte non è giornalismo o predicazione. E&#8217; arte, cioè creazione, cioè innanzitutto forma che deve poter godere della massima libertà.<br />
Con una creazione artistica che fotografi una realtà (parola e concetto che preferisco a quelli di &#8220;verità&#8221;) io porgo un contenuto ad un pubblico. Al di là dell&#8217;eventuale connotazione che posso aggiungere (assenso, dissenso), io comunque porgo un contenuto e basta, e non ho alcun modo di intervenire sulla ricezione. Purtroppo e per fortuna. Dico purtroppo perché anche l&#8217;arte cosiddetta di denuncia non può contare su una fruizione influenzabile a monte. E&#8217; un discorso molto complesso. &#8220;Lolita&#8221;, dopo che suprema opera d&#8217;arte è un&#8217;istigazione alla pedofilia o una denuncia della stessa? Se sono un fotografo, e fotografo vittime di torture nude e malmenate asservendo la mia arte al servizio della denuncia, ma quelle foto vengono viste da un sadico che prova un piacere estetico ed erotico la responsabilità è mia? No. E se non sollevano alcuna reazione morale, per quanto io ci abbia provato, la responsabilità è mia? Ancora no.<br />
Io sono contro ogni censura, per quanto ritenga che, dovendo decidere di usarne una, andrebbe adoperata contro l&#8217;informazione spesso (rifletti su come le telecamere zoomano e indugiano sui dettagli di reali omicidi stupri lutti attentati eccetera) e non contro l&#8217;arte. Contro la quale viene invece utilizzata o evocata spesso.</p>
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		<title>
		Di: henry chinasky		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/05/chigurh/#comment-28232</link>

		<dc:creator><![CDATA[henry chinasky]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 May 2006 22:10:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sono d&#039;accordo con Gemma. che c&#039;entra la verità con l&#039;arte? posso sbudellare persone sulla carta, ed essere un cagasotto mella vita. Io, personalmente, preferirei essere il contrario.

ma il tema non è così banale, e non c&#039;entra con quanto ho scritto sopra su Tedoldi ed il suo pezzo (geniale e desolante, triste eppur vivo di speranza e dolore).

ricordati, gemma, che un artista (o un&#039;artista) ha anche una responsabilità, quando scrive. perchè, ad esempio, se esalta lo sbudellamento, trova purtroppo sempre un deficiente senza palle che ne legge il racconto, e che potrebbe imitarlo... e potrebbe diventare sbudellatore vero, non potendo emularne lo stile o la potenza letteraria.

ripeto: questo post non c&#039;entra con il testo di Giordano, ma è solo una risposta a Gemma, che mi sembra semplificare molto il discorso sulla verità, che non è proprio cosa da canzonette. 

Per dirla con Bernanos e parlando di Tedoldi, forse si potrebbe dire che &quot;chi cerca la verità dell&#039;uomo si deve impadronire del suo dolore&quot;.

Infine, ancora per Gemma: come puoi definire &quot;serissimo&quot; il tuo intervento? Seria è la vita, non certo la letteratura, che con la vita spesso non ha nulla a che fare, visto che quella ha un &quot;portafogli di verità&quot; bucato (bella immagine, complimenti).

henry chinasky]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sono d&#8217;accordo con Gemma. che c&#8217;entra la verità con l&#8217;arte? posso sbudellare persone sulla carta, ed essere un cagasotto mella vita. Io, personalmente, preferirei essere il contrario.</p>
<p>ma il tema non è così banale, e non c&#8217;entra con quanto ho scritto sopra su Tedoldi ed il suo pezzo (geniale e desolante, triste eppur vivo di speranza e dolore).</p>
<p>ricordati, gemma, che un artista (o un&#8217;artista) ha anche una responsabilità, quando scrive. perchè, ad esempio, se esalta lo sbudellamento, trova purtroppo sempre un deficiente senza palle che ne legge il racconto, e che potrebbe imitarlo&#8230; e potrebbe diventare sbudellatore vero, non potendo emularne lo stile o la potenza letteraria.</p>
<p>ripeto: questo post non c&#8217;entra con il testo di Giordano, ma è solo una risposta a Gemma, che mi sembra semplificare molto il discorso sulla verità, che non è proprio cosa da canzonette. </p>
<p>Per dirla con Bernanos e parlando di Tedoldi, forse si potrebbe dire che &#8220;chi cerca la verità dell&#8217;uomo si deve impadronire del suo dolore&#8221;.</p>
<p>Infine, ancora per Gemma: come puoi definire &#8220;serissimo&#8221; il tuo intervento? Seria è la vita, non certo la letteratura, che con la vita spesso non ha nulla a che fare, visto che quella ha un &#8220;portafogli di verità&#8221; bucato (bella immagine, complimenti).</p>
<p>henry chinasky</p>
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		<title>
		Di: Gemma Gaetani		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/05/chigurh/#comment-28230</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gemma Gaetani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 May 2006 20:06:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[(Accidenti, non ho tolto il corsivo dopo &quot;la verità&quot;... Pardon...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Accidenti, non ho tolto il corsivo dopo &#8220;la verità&#8221;&#8230; Pardon&#8230;)</p>
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