“Lavoro da fare” di Biagio Cepollaro

12 maggio 2006
Pubblicato da

freud_plants.jpg
E’ uscito l’ultimo libro di Biagio Cepollaro: Lavoro da fare (2002-2005) www.cepollaro.it/LavFarTe.pdf
con postfazione di Florinda Fusco.

ora ti tocca prendere
questo dolore rancido
e portartelo ovunque
con te: puzza, certo,
come ogni cosa che viva
è andata a male senza
per questo sparire
ma non hai scelta:
è roba umana comunque


pensa che ognuno c’ha
qualcosa nascosta
del genere da qualche
parte e come te è fresco
di scoperta o peggio
morirà senza averlo mai
saputo

e pensa anche che all’aria
il sapore rancido
si seccherà
e un bel giorno per via
farai finta che quella
muta non ti appartiene:
tirerai dritto
come se il verme
fosse di un altro

quello che ti tocca
ora
è tenerti una tristezza
in più
come ad un certo punto
uno accetta gli anni
che ha
e si sente la faccia
più calda e pesante
come se appunto
fosse passato del tempo
a dispetto delle ridicole
mosse che faceva
per restare in quella buca
dove una volta
era caduto

ora lo sai che se non esci
è perché hai imparato
a giocare
non importa con che
pur di restare:
hai fatto il morto
insomma
per non morire

e adesso che sei fuori
a metà
senti come normalmente
il mondo sia lontano
ed è giusto così:
ognuno parla davvero
se lo fa
dal chiodo
che un bel giorno
l’ha fissato

altrimenti è tanto per fare
altrimenti è solido teatro

¤

Sul suo sito si può anche ascoltarlo in mp3 www.cepollaro.it/LavFare/LavFar.htm Attualmente vi sono interventi critici di Andrea Inglese, Giorgio Mascitelli, Giuliano Mesa www.cepollaro.it/LavFare/LettCritiche.htm

¤

(immagine di Lucien Freud dal sito artchive.com, da guardare con la lente d’ingrandimento, poiché non riesco a ingrandirla

36 Responses to “Lavoro da fare” di Biagio Cepollaro

  1. antonio sparzani il 12 maggio 2006 alle 09:09

    grazie Andrea di questo. Ma il “solido teatro” non è un refuso per “solito”, vero?, se è così (solido) mi piace molto, e non va poi tutto sbattuto via, un bel solido teatro. O no?

  2. andrea inglese il 12 maggio 2006 alle 09:45

    è proprio “solido teatro”, anche perché, oltre al suo valore semantico specifico, è poeticamente meno “orecchiabile” di “solito teatro”

  3. Franz Krauspenhaar il 12 maggio 2006 alle 13:15

    Magnifica.
    Un caro saluto a Biagio.

  4. Andrea Raos il 12 maggio 2006 alle 13:46

    Letto (e ascoltato) d’un fiato. Complimenti Biagio – era ora!

  5. fons il 12 maggio 2006 alle 14:42

    “Ognuno parla davvero
    se lo fa
    dal chiodo
    che un bel giorno
    l’ha fissato”.

    Versi che recano l’impronta della elementare sapienza di un quotidiano che si fa storia. Gran bei versi, tratti da un gran bel libro.

  6. gianni biondillo il 12 maggio 2006 alle 15:52

    Biagio è il vino buono
    che invecchia
    nelle botti di rovere
    e s’insapora…

    ;-)

  7. db il 12 maggio 2006 alle 19:48

    *qualcosa nascosta* ?

    grazie a ceping

  8. Mapi il 12 maggio 2006 alle 22:28

    … molto “contemporanei” questi versi… belli!

  9. fons il 15 maggio 2006 alle 06:17

    Una selezione di testi tratti da quest’opera è pubblicata sul blog letterario “liberinversi” (www.liberinversi.splinder.com). Vale la pena dare un’occhiata.

  10. francesco forlani il 16 maggio 2006 alle 08:40

    al mastro Blasio
    inchino et reverencia
    car kesta pluma (il verso)
    seria come frescura et gratia
    à la dulencia

    effeffe

  11. emma il 16 maggio 2006 alle 19:05

    La lettura di queste poesie mi fa pensare a un lessico di cui di solito un po’ diffido.
    Per esempio “autentico”, o “immediato”, o “urgente”, forse anche “lirico”.
    Insomma, concetti e termini lontani (mi pare) dall’idea di poesia da cui ha preso le mosse Cepollaro (idea di poesia che si connota usualmente come “sperimentale” o “di ricerca”).
    Non conosco l’opera di Cepollaro, e a questo punto vorrei saperne di più.
    Vorrei anche leggere altri pezzi di questa raccolta, che mi sembra comunque dotata di una inusuale capacità di coinvolgere e di persuadere, benché sul piano strettamente formale possa risultare distante dal “bel” poetare (ma questa “distanza” credo sia consapevole e voluta).

  12. francesco forlani il 17 maggio 2006 alle 09:41

    carissima Emma
    il percorso di Biagio lo puoi seguire sul suo sito http://www.cepollaro.it, in cui tra le altre cose sono presenti delle registrazioni audio straordinarie. Comunque sia e a dispetto della serialità e monotematicità di molti poeti italiani (Sanguineti su tutti) quello che mi colpisce di più nella poesia di Biagio è una produzione letteraria che si pone come riflesso (nel senso di riflettere) della vita. Ogni volta che leggo una sua nuova opera ho come l’impressione di una nuova tessera che si aggiunge a un disegno più generale, a un destino. Questo scontenta naturalmente i critici alla Cortellessa che del lirismo critico sono straordinari portavoce.

    effeffe

  13. emma il 17 maggio 2006 alle 18:44

    1) Sì effeffe, conosco il sito di Cepollaro, ma in effetti non ho letto le opere che precedono “Lavoro da fare”. Ho invece “sfogliato” la rivista, ho letto e salvato qualche e-book di “Poesia italiana”.
    Dovrò rimediare.

    2) La versione audio mi sembra potenziare e arricchire il testo di “Lavoro da fare”.
    Parlo di “arricchire il testo” perché al testo ho comunque la necessità di tornare.
    Non riesco a limitarmi all’ascolto. Ho bisogno della pagina scritta, da leggere con calma e concentrazione.
    Mi succede spesso di trovare deludente l’ascolto. Per eccesso di enfasi, per troppo teatro, per la voce che non funziona, per la dizione troppo curata o troppo trascurata…
    La voce di Cepollaro funziona. L’ascolto in questo caso funziona.

    3) Quanto alla riflessione.
    Se dovessi fare una scelta secca tra espressione (lirica), narrazione (poemi, poesia che narra/descrive) e riflessione (poesia che utilizza espressione/narrazione per “riflettere”) non avrei dubbi.
    Ho un debole per la poesia che riflette o (laicamente) medita. Anche se la poesia che *resta* mi sembra un mix di molte cose diverse, raro e senza ricetta.

    4) Non ho capito il riferimento a Cortellessa (è saltato qualcosa?)

  14. fons il 17 maggio 2006 alle 21:31

    Credo che effeffe alluda all’esclusione di Biagio, che nessuno (tra quanti amano la poesia) digerirà mai tanto facilmente, da una “certa” antologia. Penso di non sbagliare e, nel caso, sono perfettamente d’accordo con lui.

  15. emma il 17 maggio 2006 alle 22:27

    @fons
    Della non inclusione in “Parola plurale” si è detto anche qui.
    Mi sembra che effeffe voglia aggiungere altro.

  16. fons il 17 maggio 2006 alle 22:56

    Bene, Emma, curioso anch’io allora. Aspettiamo con pazienza, tanto il maestro prima o poi ritorna (e risponde).

    Good night.

  17. francesco forlani il 18 maggio 2006 alle 09:30

    Maestri cari
    l’eremo laico mi impone tempi in connessione da l’alba al vespero. Ecco perchè ritardo. Ma tenterò risposta articolata.

    art. 1

    Carissima Emma per quanto riguarda il percorso ti consiglierei due libri, Uno è scribeide, l’altro luna persciente. Se questi testi li accompagni con una lettura seppure trasversale dei numeri di Baldus (prima e seconda edizione) si colgono inequivocabilmente una matrice politica (della lingua) e critica (penso soprattutto alle letture collettive- con mariano baino e lello voce, di Bachtin e dell’idioletto). In questo periodo succedono molte cose.

    art.2

    L’esperienza del Gruppo novantatre, nell’arco di tre anni sviluppa una cartografia italica veramente interessante e sicuramente più dirompente dell’antenato Gruppo 63. Su questo si legga l’eccellente resoconto di Aldo Nove da me citato in un lavoro commissionato da editore francese
    http://www.manuscrit.com/Edito/partenaires/Pages/@MarsPoes_SpecialItalie.asp. In questo periodo che finisce grosso modo con l’ultimo numero di Baldus, e prima ancora la terribile esperienza della morte di Gianni Sassi, persona fondamentale nella storia letteraria italiana, Biagio si tuffa letteralmente nei cocktails e in testi assolutamente sobri, spogli, quasi a significare da una parte una presa di distanza dai roboanti artefici e artifici del panorama avanguardistico italico e dall’altra con una domanda più precisamente politica al mondo. meditata.

    art.3

    Versi Nuovi nasce da questo tipo di esperienza. (li trovi nel sito). Biagio abbandona i cocktails per il vino rosso. La rete degli amici poeti resiste ad ogni tatticismo editoriale (biagio la chiama politica collaborazionista) o peggio ad un’ideologia festivaliera e mediatica del fare poetico. Collabora alle riviste (in Italia nelle migliori, e penso ad Akusma – il sodalizio con Giuliano Mesa è una delle più belle storie della poesia italiana – in Francia a Paso Doble , ma anche negli stati uniti, spagna, e credo con Raos in Giappone. Sempre per parlare di riviste biagio è tra i fondatori della mia rivista Sud)Con Raos, Inglese, Mascitelli, Pino Tripodi, realizziamo per quasi un decennio le divinanze ovvero letture più o meno pubbliche con molto vino. Memorabile , per riprendere quanto Emma diceva del “leggere poesie” una lettura di Biagio Cepollaro e Giuliano Mesa a Procida con Louis Sclavis a clarinetto e sax.

    art. 4
    Lavoro da fare, che solo il titolo è un “a gamba tesa” sulla questione tutt’altro che chiusa del “come narrare il lavoro”, è un passaggio ultriore, una nuova fase. tanto versi nuovi chiudeva una ricerca, tanto lavoro da fare sviluppa un segno letterario inequivocabile, e che è dell’incursione, della guerriglia (di tipo esistenziale) alle situazioni della vita. C’è una maggiore consapevolezza, unità, tra vita e letteratura, una pericolosa identità. Questa fase coincide anche con l’apertura del sito, l’attività editoriale ma soprattutto con un passaggio all’atto nell’aprire ad altri poeti spesso più giovani campi di comune sentire, ma soprattutto fare (i quaderni ne sono una prova lampante).

    art.5
    Per quanto riguarda Cortellessa la migliore risposta alla domanda di Emma è solo lui che può darla. Dubito che stia leggendo questo thread , ma chissà, e allora la domanda la giro a lui. caro Cortellessa, perchè la poesia di Cepollaro non ti convince? Che cosa non fa di Biagio un poeta da antologia? Un poeta tout court?
    Se a questo punto Cortellessa ci rispondesse, cara Emma, capirai perchè la critica italiana fa acqua da tutte le parti.
    effeffe

  18. emma il 18 maggio 2006 alle 09:41

    Grazie effeffe! :-)

  19. fons il 18 maggio 2006 alle 09:54

    Grazie “Ciccio”, sei insostituibile e la tua sintetica analisi del percorso poetico di Biagio è esemplare. Concordo con te sullo stato preagonico della critica italiana, ma credo, anche, che non sarà mai l’inserimento in un’antologia a decretare il valore, lo spessore reale di una poetica o di un percorso di scrittura. Nel caso specifico di Biagio, esso è attestato, tra i tanti, dal debito che con la sua opera complessiva hanno contratto tutti i poeti che hanno iniziato a scrivere a partire dall’incontro con i suoi testi, dall’esperienza di Baldus, o solo leggendo la sua produzione critica e saggistica. E questo basta. Ci sarà poi, almeno ce lo si augura, chi si assumerà il compito di mettere tutte le caselle al loro giusto posto con un’analisi e uno studio seri, e allora vedrai quanta celebrata spazzatura versificatoria odierna finirà, naturalmente, nel luogo più adatto ai rifiuti. Speriamo presto, ma forse già qualcosa si muove in tal senso.

    Una buona giornata.

  20. emma il 18 maggio 2006 alle 11:03

    Sto guardando il materiale segnalato da effeffe.
    L’articolo di Aldo Nove citato adesso si trova qui:

    http://www.scuolaholden.it/magazine/lezioni/contenuto.aspx?ID=11&ls=Lezioni&Return=http://www.scuolaholden.it/magazine/lezioni/Default.aspx?ls=Lezioni

  21. francesco forlani il 18 maggio 2006 alle 11:34

    @Emma
    ovviamente, sul gruppo novantatre sono state scritte cose molto approfondite in questi anni certamente più di quanto non faccia l’articolo in questione che comunque ha il merito di fare una panoramica generale molto interessante, per chi non ne sapesse nulla. Per chi ne sappia qualcosa il consiglio che do è quello di consultare gli archivi Baldus che Lello Voce ha messo on line sul suo sito e l’edizione antologizzata che sta curando il brillante Adriano Padua.
    effeffe

  22. emma il 18 maggio 2006 alle 14:20

    Sì, l’articolo di Aldo Nove mi pare interessante assai e tremendino.
    Però tremendino mi sembra anche questo pezzo della biografia di Aldo Nove (sempre sul sito della Scuola Holden): “E’ stato ospite due volte del Maurizio Costanzo Show ed è apparso in una puntata di Target e in una di Fuego!”.
    Ma più tremendo di tutto è il tempo che passa.
    Ho ascoltato di recente Sanguineti (non l’avevo mai sentito).
    Un’autocelebrazione a base di giochi sull’alfabeto, noiosa e patetica. In coda un pezzo contro Fortini, che c’entrava come i cavoli a merenda.

  23. francesco forlani il 18 maggio 2006 alle 15:35

    Per Sanguineti posterò un giorno la lettura che Cesare Pavese fece delle sue poesie.
    effeffe

  24. emma il 18 maggio 2006 alle 22:38

    @effeffe
    Ho controllato. Sanguineti aveva 20 anni nel 1950, quando Pavese è morto.
    Sanguineti è stato precoce.
    Pavese è stato un buon profeta?

  25. db il 18 maggio 2006 alle 23:12

    A. Nove: *Una cosa che mi colpì molto la disse Signe Anderson, la cantante dei Jefferson Airplane, secondo la quale il senso del rock sta nel fatto che ogni generazione improvvisamente si alza in piedi e dà uno schiaffo ai propri genitori.*

    The group was formed in January 1966 by guitarists P. Kantner and J. Kaukonen, vocalist S. Anderson, drummer S. Spence and bassist J. Casady. Shortly after the release of their moderately successful debut LP, “J. A. Takes Off”, (#128 on the Billboard Hot 200) Anderson became pregnant and was replaced by Grace Slick, already well known with her former band, the Great Society. She brought two of their songs, ‘White Rabbit’ and ‘Somebody To Love’ to the Airplane on the second influential collection, “Surrealistic Pillow”, and both became U.S. Top 10 hits. They have now achieved classic status as definitive songs from that era. Slick and Kantner became lovers and their hippie ideals and political views were a major influence on the album “Volunteers”.

  26. Jorma il 19 maggio 2006 alle 00:13

    Pour – “Quah” ci fai sanguinare così?

  27. D. Bloodineti il 19 maggio 2006 alle 03:03

    Jorma it’s all right, I’m only bleeding.

  28. Adriano Padua il 19 maggio 2006 alle 03:39

    Per la precisione, velocemente e notturnamente:

    L’edizione antologizzata la sta curando il ben più brillante (di me) Massimo Rizzante. Io gli do volentieri una mano.

    Io mi sto occupando di analizzare la “ricezione” del baldus e del gruppo 93 da parte della critica su giornali riviste antologie etc.
    Praticamente la storia di una grossa e continua incomprensione, con rare eccezioni.

    saluti a mastro ff (ultimamente mi hai visto più brillo che brillante, direi)
    e a tutti gli altri

    Adriano

  29. francesco forlani il 19 maggio 2006 alle 08:26

    Se dovessi immaginare un testo su Pavese e Sanguineti io me lo immaginerei così. Il primo, reale, quando si scrivono e Sanguineti ha meno di ventanni. Il secondo -reale anch’esso -in cui pavese ne ha ancora quarantadue e Sanguineti il doppio. La lettera “critica” di Pavese resta la stessa, e può bastare a capire. Comunque è nell’edizione einaudi dell’epistolario pavesiano.
    effeffe

  30. francesco forlani il 19 maggio 2006 alle 08:28

    @Adriano
    ei brilla di luce propria
    effeffe

  31. emma il 19 maggio 2006 alle 08:52

    @effeffe
    Mi costringi ad andare in biblioteca (però è bello come argomento di romanzo).

  32. Baron Von Tollbooth il 19 maggio 2006 alle 09:00

    @ Jorma and D. Bloodineti

    Please, have you ever seen my Chrome Nun?

  33. Anthony Door(s) il 19 maggio 2006 alle 12:36

    came on baby light my fire

  34. Moonza Nun il 19 maggio 2006 alle 12:41

    There’s a fire in the country, there’s a flame come to the land. Seven thousand loyal troops, in ranks they stretch so far with seven thousand well armed men, no one can touch the czar. Louis watch the prisons, send the goons around: is that Paris burning, is the Pastille falling down? And where are all the mercenaries – paid for by the king? Have they joined the mob you say, doesn’t money mean anything?

  35. Dragonfly il 19 maggio 2006 alle 15:13

    Hey men! tutti a bordo, vi porto a fare un giretto sulla Starship. Ho ancora le stive piene di scatoloni di surrealistic pillows!!! The Pastille’ never falling down!

  36. Leo Paolazzi il 19 maggio 2006 alle 17:30

    Nell’indagine di Nove c’è un buco: dopo il gruppo ’53 e ’63 e prima del ’93 c’è infatti il ‘730, con “La dichiarazione dei redditi” di A. Porta.



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