<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Voyeurismo e flânerie	</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/2006/05/13/voyeurismo-e-flanerie/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/13/voyeurismo-e-flanerie/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 15 May 2006 21:47:27 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>
		Di: cara polvere		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/13/voyeurismo-e-flanerie/#comment-28373</link>

		<dc:creator><![CDATA[cara polvere]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 May 2006 21:47:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/05/13/voyeurismo-e-flanerie/#comment-28373</guid>

					<description><![CDATA[ll flâneur come il voyeur si nutre di ebrezza dell&#039;osservazione, creandosi una dimora virtuale senza pareti. un orgasmo visivo da parte dello scrittore, poeta, dell&#039;artista in genere, nel quale prevale l&#039;egoismo della personale RICERCA innanzitutto e compensanzione/denuncia/ compiacimento/flagellazione/gemellaggio del sè negli altri 
dico questo in quanto credo che lo scrittore crei fintanto che riesce a calarsi addentro gli individui e il loro modus vivendi e  egoisticamente e opportunisticamente fagocitarli e lasciarsi fagocitare proprio per farne e farsi parte e arte. un rapporto sessuale intenso ma comunque ermafrodita perchè riguarda sempre e comunque la rielaborazione della sfera del sè 
seppure su più piani di identificazione e di de-strutturazione diversi in relazione con i vari tipi e stereotipi assunti.
per quanto mi riguarda l&#039;arte più pura è fagocitazione digestione eiezione dell&#039;approssimazione più reale della realtà e non c&#039;è niente di più vivido e reale che noi stessi. 
in chi osserva, rimbalzano, affondano, vivono, marciscono, contaminano, ambienti culture sentimenti che altro non fanno che innescare una sorta di ermafroditismo narciso nell&#039;artista che egli feconda da sè seppure stimolato trasversalmente.
possiede e si possiede.
vero è che poi il possedere (o credere di possedere) gli altri e quindi se stessi è pericoloso fino all&#039;alienazione ma credo che in quel rischio consista la vera poesia la vera scrittura in funzione del disvelamento dell&#039;origine dell&#039;umanità più sensulamente umorale che poi è quella che credo (alla fin fine) a ciascuno interessi.
(non sono una sostenitrice dell&#039;arte &quot;sociale&quot; fine a se stessa)

***m&#039;interessano molto il teatro della crudeltà di artaud e l&#039;azionismo viennese,  in cui il corpo dell&#039;artista stesso è alla mercè dello spettatore che in questo caso assume a sua voltail ruolo di voyeur assieme all&#039;artista (come in un gioco di specchi)  ma forse questa è un&#039;altra storia. 

mi scuso per l&#039;assemblazione disordinata dei concetti e di errori vari.
un saluto
paola]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ll flâneur come il voyeur si nutre di ebrezza dell&#8217;osservazione, creandosi una dimora virtuale senza pareti. un orgasmo visivo da parte dello scrittore, poeta, dell&#8217;artista in genere, nel quale prevale l&#8217;egoismo della personale RICERCA innanzitutto e compensanzione/denuncia/ compiacimento/flagellazione/gemellaggio del sè negli altri<br />
dico questo in quanto credo che lo scrittore crei fintanto che riesce a calarsi addentro gli individui e il loro modus vivendi e  egoisticamente e opportunisticamente fagocitarli e lasciarsi fagocitare proprio per farne e farsi parte e arte. un rapporto sessuale intenso ma comunque ermafrodita perchè riguarda sempre e comunque la rielaborazione della sfera del sè<br />
seppure su più piani di identificazione e di de-strutturazione diversi in relazione con i vari tipi e stereotipi assunti.<br />
per quanto mi riguarda l&#8217;arte più pura è fagocitazione digestione eiezione dell&#8217;approssimazione più reale della realtà e non c&#8217;è niente di più vivido e reale che noi stessi.<br />
in chi osserva, rimbalzano, affondano, vivono, marciscono, contaminano, ambienti culture sentimenti che altro non fanno che innescare una sorta di ermafroditismo narciso nell&#8217;artista che egli feconda da sè seppure stimolato trasversalmente.<br />
possiede e si possiede.<br />
vero è che poi il possedere (o credere di possedere) gli altri e quindi se stessi è pericoloso fino all&#8217;alienazione ma credo che in quel rischio consista la vera poesia la vera scrittura in funzione del disvelamento dell&#8217;origine dell&#8217;umanità più sensulamente umorale che poi è quella che credo (alla fin fine) a ciascuno interessi.<br />
(non sono una sostenitrice dell&#8217;arte &#8220;sociale&#8221; fine a se stessa)</p>
<p>***m&#8217;interessano molto il teatro della crudeltà di artaud e l&#8217;azionismo viennese,  in cui il corpo dell&#8217;artista stesso è alla mercè dello spettatore che in questo caso assume a sua voltail ruolo di voyeur assieme all&#8217;artista (come in un gioco di specchi)  ma forse questa è un&#8217;altra storia. </p>
<p>mi scuso per l&#8217;assemblazione disordinata dei concetti e di errori vari.<br />
un saluto<br />
paola</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sergio garufi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/13/voyeurismo-e-flanerie/#comment-28309</link>

		<dc:creator><![CDATA[sergio garufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 May 2006 00:45:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/05/13/voyeurismo-e-flanerie/#comment-28309</guid>

					<description><![CDATA[Gli spunti offerti da Paola e Baldrus sono tanti e interessanti e meriterebbero una risposta più ampia e articolata di quella di un commento. Nel pezzo cercavo di circoscrivere l&#039;argomento ai due incunaboli di quelle modalità rappresentative, curiosamente entrambi racconti scritti negli stessi anni, ambientati a Londra e opera di autori americani. Paola segnalava a ragione che &quot;non è il branco a fare l&#039;individuo, ma il contrario&quot;. Il tema collegato dei rapporti fra individuo e massa è stato al centro di una delle mostre più originali della scorsa stagione; cioè &quot;Faces in the crowd&quot;, allestita al Castello di Rivoli. Lì si evidenziava come accanto alla pulsione berkeleyana (l&#039;esse est percipi) di distinguersi, resa celebre dalla celebre frase di Warhol circa i 15 minuti di notorietà mediatica a cui tutti avrebbero diritto; esiste pure l&#039;aspirazione opposta di chi desidera annullarsi nel numero. Penso all&#039;ama nesciri dell&#039;Imitazione di Cristo, o ai versi di Biagio Marin (&quot;Lascia, o Signore, che la vita mia scora come il fiume in tel mar grando&quot;), o ancora alla volontaria marginalità esistenziale di Camillo Sbarbaro, che amava i licheni perché rappresentavano la forma di vita più negletta.

Quanto al voyeurismo, l&#039;esempio di Kafka fatto da Baldrus è molto pertinente. Gli si potrebbe affiancare pure quello di Proust, perché l&#039;essere guardato è un&#039;ossessione che percorre tutta la Recherche. O anche Sartre, in cui lo sguardo degli altri che ci osservano è centrale sia nella sua narrativa (&quot;Il muro&quot;, &quot;Le vie della libertà&quot;, &quot;A porte chiuse&quot;) che nell&#039;Essere e il nulla (il tema dell&#039;invisibilità); a tal punto da far sospettare che il cognome della sua compagna (Beauvoir, cioè &quot;bel vedere&quot;) sia quasi un segno del destino. Ma tornando a Kafka e al Processo, gli episodi in cui Josef K si sente guardato sono almeno una decina, e sono tutti connessi alla vergogna della nudità (fino alla frase finale &quot;e fu come se la vergogna dovesse sopravvivergli&quot;). E&#039; proprio quella condizione di inermità creaturale che determina i differenti rapporti di forza. Ma il desiderio di possedere l&#039;altro anche solo con lo sguardo, tipico di molti scrittori, non solo non è disinteressato, ma è pure qualcosa di pericoloso. 

Il mito di Diana e Atteone ci insegna che quest&#039;ultimo, violando la privacy della dea, finisce per essere divorato dal suo stesso desiderio (i cani che lo aiutavano nella battuta di caccia). Nessuno è davvero innocente, in questo gioco di sguardi. Nella versione eterodossa di &quot;Susanna e i vecchioni&quot; del Guercino (oggi al Prado di Madrid), uno dei due voyeur, contrariamente all&#039;iconografia tradizionale, non osserva la donna discinta ma guarda direttamente fuori dal quadro, verso lo spettatore. E ci fa segno col dito sulle labbra di fare silenzio, perché se no tutti, noi compresi, rischiamo di essere scoperti. A questo punto viene il sospetto che l&#039;integerrima Susanna, oggi in realtà si diverta a provocarci scientemente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli spunti offerti da Paola e Baldrus sono tanti e interessanti e meriterebbero una risposta più ampia e articolata di quella di un commento. Nel pezzo cercavo di circoscrivere l&#8217;argomento ai due incunaboli di quelle modalità rappresentative, curiosamente entrambi racconti scritti negli stessi anni, ambientati a Londra e opera di autori americani. Paola segnalava a ragione che &#8220;non è il branco a fare l&#8217;individuo, ma il contrario&#8221;. Il tema collegato dei rapporti fra individuo e massa è stato al centro di una delle mostre più originali della scorsa stagione; cioè &#8220;Faces in the crowd&#8221;, allestita al Castello di Rivoli. Lì si evidenziava come accanto alla pulsione berkeleyana (l&#8217;esse est percipi) di distinguersi, resa celebre dalla celebre frase di Warhol circa i 15 minuti di notorietà mediatica a cui tutti avrebbero diritto; esiste pure l&#8217;aspirazione opposta di chi desidera annullarsi nel numero. Penso all&#8217;ama nesciri dell&#8217;Imitazione di Cristo, o ai versi di Biagio Marin (&#8220;Lascia, o Signore, che la vita mia scora come il fiume in tel mar grando&#8221;), o ancora alla volontaria marginalità esistenziale di Camillo Sbarbaro, che amava i licheni perché rappresentavano la forma di vita più negletta.</p>
<p>Quanto al voyeurismo, l&#8217;esempio di Kafka fatto da Baldrus è molto pertinente. Gli si potrebbe affiancare pure quello di Proust, perché l&#8217;essere guardato è un&#8217;ossessione che percorre tutta la Recherche. O anche Sartre, in cui lo sguardo degli altri che ci osservano è centrale sia nella sua narrativa (&#8220;Il muro&#8221;, &#8220;Le vie della libertà&#8221;, &#8220;A porte chiuse&#8221;) che nell&#8217;Essere e il nulla (il tema dell&#8217;invisibilità); a tal punto da far sospettare che il cognome della sua compagna (Beauvoir, cioè &#8220;bel vedere&#8221;) sia quasi un segno del destino. Ma tornando a Kafka e al Processo, gli episodi in cui Josef K si sente guardato sono almeno una decina, e sono tutti connessi alla vergogna della nudità (fino alla frase finale &#8220;e fu come se la vergogna dovesse sopravvivergli&#8221;). E&#8217; proprio quella condizione di inermità creaturale che determina i differenti rapporti di forza. Ma il desiderio di possedere l&#8217;altro anche solo con lo sguardo, tipico di molti scrittori, non solo non è disinteressato, ma è pure qualcosa di pericoloso. </p>
<p>Il mito di Diana e Atteone ci insegna che quest&#8217;ultimo, violando la privacy della dea, finisce per essere divorato dal suo stesso desiderio (i cani che lo aiutavano nella battuta di caccia). Nessuno è davvero innocente, in questo gioco di sguardi. Nella versione eterodossa di &#8220;Susanna e i vecchioni&#8221; del Guercino (oggi al Prado di Madrid), uno dei due voyeur, contrariamente all&#8217;iconografia tradizionale, non osserva la donna discinta ma guarda direttamente fuori dal quadro, verso lo spettatore. E ci fa segno col dito sulle labbra di fare silenzio, perché se no tutti, noi compresi, rischiamo di essere scoperti. A questo punto viene il sospetto che l&#8217;integerrima Susanna, oggi in realtà si diverta a provocarci scientemente.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Baldrus		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/13/voyeurismo-e-flanerie/#comment-28306</link>

		<dc:creator><![CDATA[Baldrus]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 May 2006 22:11:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/05/13/voyeurismo-e-flanerie/#comment-28306</guid>

					<description><![CDATA[Molto stimolante, per me che da sempre mi occupo (anche) di fotografia. Qui il voyeurismo, come diceva Helmut Newton, è una componente essenziale dell&#039;autore, e chi dice di se stesso che non lo è, mente. Questo riflessione sul voyeurismo in letteratura mi ricorda un passo del Processo di Kafka, quando assistiamo alla scena dell&#039;avvocato dei poveri che riceve (a letto, che è una delle posizioni preferite di Kafka per i personaggi) un disgraziato che si inginocchia e abbaia come un cane. Quella scena ha una potenza visiva enorme, e &quot;si vede&quot;, oltre che leggerla. In Kafka poi lo sbirciare è una sorta di ossessione: come dimenticare nel Castello quando, nella sala di mescita, K sbircia da un buco nel muro e &quot;vede&quot; Klamm, con una lente dell&#039;occhiale che brilla, immobile come un enorme insetto? Mi chiedo anche quanto il guardare, lo studiare, il pedinare dello scrittore un personaggio (sia esso reale o immaginario) preluda anche una forma addirittura violenta di possesso. Infatti Susan Sontag nel fondamentale &quot;Sulla fotografia&quot; parla espressamente di fotocamera come strumento per possedere la realtà. Quasi per mangiarla, e poi digerirla. Allora mi chiedo anche quanto questa componente sia addirittura di vampirismo, il vampirismo dello scrittore che vuole succhiare la realtà, la vita, le persone, quella realtà, quella vita, quelle persone con le quali non riesce ad avere un rapporto completo, perché ha una ferita interiore mai rimarginata del tutto, lo scrittore, e cerca di porvi rimedio con la scrittura.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molto stimolante, per me che da sempre mi occupo (anche) di fotografia. Qui il voyeurismo, come diceva Helmut Newton, è una componente essenziale dell&#8217;autore, e chi dice di se stesso che non lo è, mente. Questo riflessione sul voyeurismo in letteratura mi ricorda un passo del Processo di Kafka, quando assistiamo alla scena dell&#8217;avvocato dei poveri che riceve (a letto, che è una delle posizioni preferite di Kafka per i personaggi) un disgraziato che si inginocchia e abbaia come un cane. Quella scena ha una potenza visiva enorme, e &#8220;si vede&#8221;, oltre che leggerla. In Kafka poi lo sbirciare è una sorta di ossessione: come dimenticare nel Castello quando, nella sala di mescita, K sbircia da un buco nel muro e &#8220;vede&#8221; Klamm, con una lente dell&#8217;occhiale che brilla, immobile come un enorme insetto? Mi chiedo anche quanto il guardare, lo studiare, il pedinare dello scrittore un personaggio (sia esso reale o immaginario) preluda anche una forma addirittura violenta di possesso. Infatti Susan Sontag nel fondamentale &#8220;Sulla fotografia&#8221; parla espressamente di fotocamera come strumento per possedere la realtà. Quasi per mangiarla, e poi digerirla. Allora mi chiedo anche quanto questa componente sia addirittura di vampirismo, il vampirismo dello scrittore che vuole succhiare la realtà, la vita, le persone, quella realtà, quella vita, quelle persone con le quali non riesce ad avere un rapporto completo, perché ha una ferita interiore mai rimarginata del tutto, lo scrittore, e cerca di porvi rimedio con la scrittura.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: cara polvere		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2006/05/13/voyeurismo-e-flanerie/#comment-28275</link>

		<dc:creator><![CDATA[cara polvere]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 May 2006 21:26:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/05/13/voyeurismo-e-flanerie/#comment-28275</guid>

					<description><![CDATA[forse il messaggio dei due autori da lei citati è anche un modo altro per significare che il flusso della vita non si dovrebbe riddure a mero antropocentripetismo ma forse cercare la naturale sorgiva originaria dove le nostre accese ipoteche sul futuro - ipoteca è un eufemismo- possano riacquistare la dimensione corporale estera alla massa e, in questo modo, maggiori potenziali identificativi, come accade per gli animali. insomma grattare l&#039;oro dai totem, riascoltare l&#039;erba, allevare radici.
nel regno animale (di cui noi siamo  parte, parto, anello ed errore) non è il branco che fa il soggetto, ma il contrario. credo che all&#039;uomo manchi la volontà di farsi leggere (ma non quella di farsi e-leggere) per il fatto che nessuno ha più interesse a decriptare gli altrui codici per via dell&#039;affanno che sempre di più ci lega a ritmi sociali esasperati.
impresa peraltro ardua, come far mangiare la verdura a un bambino.  meglio tirare avanti a merendine confezionate. molto volume e poca sostanza.
to be or not to be? ingrosso o dettaglio?
(uhm, non sono sicura di essermi spiegata. credo di avere preso il discorso alla larga o alla troppo bassa, mah)
un saluto
paola]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>forse il messaggio dei due autori da lei citati è anche un modo altro per significare che il flusso della vita non si dovrebbe riddure a mero antropocentripetismo ma forse cercare la naturale sorgiva originaria dove le nostre accese ipoteche sul futuro &#8211; ipoteca è un eufemismo- possano riacquistare la dimensione corporale estera alla massa e, in questo modo, maggiori potenziali identificativi, come accade per gli animali. insomma grattare l&#8217;oro dai totem, riascoltare l&#8217;erba, allevare radici.<br />
nel regno animale (di cui noi siamo  parte, parto, anello ed errore) non è il branco che fa il soggetto, ma il contrario. credo che all&#8217;uomo manchi la volontà di farsi leggere (ma non quella di farsi e-leggere) per il fatto che nessuno ha più interesse a decriptare gli altrui codici per via dell&#8217;affanno che sempre di più ci lega a ritmi sociali esasperati.<br />
impresa peraltro ardua, come far mangiare la verdura a un bambino.  meglio tirare avanti a merendine confezionate. molto volume e poca sostanza.<br />
to be or not to be? ingrosso o dettaglio?<br />
(uhm, non sono sicura di essermi spiegata. credo di avere preso il discorso alla larga o alla troppo bassa, mah)<br />
un saluto<br />
paola</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-24 23:34:32 by W3 Total Cache
-->