Gli standards di Marco Mantello

19 maggio 2006
Pubblicato da

Una vecchia e il suo pezzo di ferro
camminavano in mezzo alla strada
le sue gambe giuravano il falso
ogni volta che il passo mancava.
Lo studente saliva le scale
con un’aria un po’ troppo severa
le sue mani stringevano il ferro
era quasi venuta la sera.

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Lunedì 22 maggio alle 18 Edoardo Albinati e Christian Raimo presentano “Standards” di Marco Mantello, Zona Editrice, alla libreria Odradek a Roma, via dei Banchi Vecchi 57.

13 Responses to Gli standards di Marco Mantello

  1. stefano petrocchi il 20 maggio 2006 alle 12:41

    Sarà che conosco il proprietario della faccia da adolescente esacerbato incastonata nella foto segnaletica dell’autore, sulla quarta di Standards, sarà che conoscevo l’adolescente a cui gli Standards sono dedicati, e lui non si è lasciato esacerbare, sarà che negli Standards c’è, credo, il verso-manifesto di questi anni – “ho paura della luce, certe sere” – più una cospicua serie di epigrammi teneri e disarticolati, di un Sandro Penna senza eros; già, sarà… il fatto è che leggi i versi di Mantello e pensi che starebbero bene sui manifesti elettorali, al posto degli slogan insulsi che ci inquinano da tre mesi a questa parte.

    ho paura delle croci dei crociati
    delle ostie circolari
    e di cosa ci mettono dentro
    ho paura che il nostro
    sia un amore di centro

    (M.M., Rocco ’78)

  2. amistad il 20 maggio 2006 alle 23:09

    sarà miei prodi mai lecito partecipar a siffatte vostre intarprese fuor de la nazional capitale?

    !USCITE DA ROMA VI PREGO
    ESITONO TANTE BELLE CITTA’ ITALIANE.. CHE SO……………… CATANIA, BOLOGNA, CAGLIARI……….. credo d’aver finito quelle di mio ehm diretto interesse, ma via..!

  3. Marco Mantello il 21 maggio 2006 alle 16:58

    Caro Amistad, il fatto è che i soldi per viaggiare non sono tanti….comunque
    dopo l’estate, se riesco a organizzare, ci dovrebbe essere una ‘presentazione’ a Messina. Per il resto, se mi ospiti, vengo volentieri a leggere in una delle città da te indicate. Un saluto.

  4. Bartolomeo Di Monaco il 22 maggio 2006 alle 08:04

    Approfitto per chiedere se qualcuno vuole scrivere sulla propria città o sul proprio paese, o su di un luogo che gli è particolarmente caro.
    In vibrisse c’è una sezione denominata “Giro d’Italia con vibrisse” che ha già percorso varie tappe.

    Se ne può avere un’idea andando qui:
    http://www.vibrissebollettino.net/archives/giro_ditalia/index.html

    L’articolo può essere inviato direttamente a: bartolomeo.dimonaco/chiocciola/tin.it, con allegate 3/4 foto possibilmente in jpg.

    Grazie.

    Bart

  5. amistad il 22 maggio 2006 alle 13:52

    ..hehe, tu pure hai ragione Marco a parte i fraintendimenti di genere………..

    di qui due alternative: trovate i biglietti per un low cost verso catania ed io vi ospito veramente

    oppure ci s’avvicinerà a roma, non appena le finanze mie pure lo consentiranno.

    L’idea per cui scrivo questo è che una proposta così tra le persone com’è la vostra merita a mio parere un accenno almeno di nomadismo.
    Anche per curiosare culture che magari si distanziano dal pubblico indiColtoMinumfaxiano di roma che già vi conosce………. cosa penserebbe il giovin sardo, abituato alla cultura del jazz ma forse meno a quella della parola condivisa, di una lettura come la vostra?

    Certo, piccoli sogni come creare momenti di cultura sparsi per l’Italia devono ogni mattina negoziare con i ritmi diversi della vita
    ma sono varelianamente “i miei sogni,
    quei piccoli sogni che mi aiutano anche loro a vivere”

    sorriso

  6. una che c'era il 23 maggio 2006 alle 10:09

    “…ma questa rima…”
    :D
    complimenti davvero per le poesie. le tue a me hanno commosso.

  7. marco mantello il 23 maggio 2006 alle 12:47

    Cara Amsitad se ci ospiti veramente, ne possiamo parlare dopo l’estate, davvero. Tramite nazione indiana, o tramite mail, Raimo lo ‘riassoldo’ volentieri anche se non so come starà messo, magari si organizza una lettura collettiva e se siamo troppi si dorme in ostello. Grazie.

    Ieri la presentazione si è svolta alla presenza di sei o sette persone. Si è discusso anche animatamente (sulle rime in particolare….). Una che c’eri, sono felice di averti commosso. Spero anche di farti ridere, invero Un saluto. marco

  8. una che c'era il 23 maggio 2006 alle 19:24

    marco, per me commuovermi è uno dei modi più belli per ridere nel profondo, davvero. non volevo dire che ho il cappio al collo, dico proprio che mi sono commossa per certe cose che hai scritto. se solo albinati non si fosse concentrato così tanto sulle rime e sui bronzi di riace, magari riusciva anche a lasciarti un po’ più la parola. ma la tua poesia ha parlato a sufficienza comunque!
    e grazie a christian, sempre.

  9. marco mantello il 23 maggio 2006 alle 21:28

    Una che c’eri sono d’accordo (e credo lo sia anche Edoardo, conoscendolo un po’) sul fatto che è molto meglio leggere poesie che parlarne. Uno dei motivi per cui sono intervenuto poco è che si era creata un’atmosfera ‘familiare’, in qualche modo e la lunga discussione intrapresa da Edoardo e Christian, che alla fine ha tirato fuori Eminem e non so come ci sia arrivato, mi divertiva molto. Sembravano entrambi animati da un interesse sincero per il libro. Ho scoperto cose sulla mia scrittura che non avrei mai lontanamente immaginato di attribuirmi, per come la vedo io da dentro e questo credo sia bello, perchè ti dà l’idea di quanto siano diverse le letture ‘esterne’ del tuo lavoro. In genere ho poche occasioni per ‘sentire da fuori’ gli effetti di una poesia (di solito leggo ad alta voce a casa, magari ai miei due cani) e allora, vista la presenza di esseri umani, fra l’altro particolarmente sensibili e combattivi, ne ho approfittato e sono rimasto a lungo zitto.

  10. una che ci sarà il 24 maggio 2006 alle 10:40

    ti invidio! deve essere stranissimo e bello ‘vedersi’ dipinto da fuori!
    un saluto, alla prossima allora

  11. l'uomo che non c'era il 25 maggio 2006 alle 02:01

    Anch’io ci sarò se ci sarà di nuovo quello che c’è stato! – Per ora sono solo l’uomo che non c’era. – Penso sarà bellissimo incontrare la ragazza che era lì, sempre che non abbia un secolo scarso. – Come minimo sarà una ragazza del secolo scorso: la ragazza che non era lei.

  12. amistad il 29 maggio 2006 alle 14:03

    Perfetto Marco: aspetto le vostre disponibilità per il postestivo, e nel frattempo si riflette su associazioni-circoli che potrebbero essere interessati ad ospitarvi..

    ..A meno che non vogliate -e sarebbe meraviglioso- piazzarvi nei bar tra ignari avventori come usava un certo gruppo di poesia nella strada in quel di verona.

    a presto,

    Marcella

  13. Jane il 5 settembre 2006 alle 22:21

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